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Houthis reivindicam última série de ataques na Arábia Saudita

22 October 2026 at 16:42

Os Houthis do Iêmen, alinhados ao Irã, afirmaram nesta quinta-feira (22) que lançaram ataques contra o Ministério da Defesa da Arábia Saudita em Riade, instalações da Saudi Aramco em Yanbu e o Aeroporto Internacional Rei Fahd em Dammam — local onde, segundo as autoridades sauditas, duas pessoas morreram.

“As Forças Armadas (Houthis) realizaram, com o apoio de Deus, quatro operações militares de grande relevância nas últimas 48 horas, utilizando diversos mísseis balísticos e drones. A primeira (operação) teve como alvo o edifício do Ministério da Defesa na capital do inimigo saudita, Riade, e atingiu o objetivo diretamente, graças a Deus”, disse o porta-voz militar Houthi, Yahya Saree.

Ataque a aeroporto na Arábia Saudita deixa dois mortos e oito feridos

O número de mortos em um ataque ao Aeroporto Internacional King Fahd, em Dammam, na noite de quarta-feira (21), subiu para dois, segundo a Autoridade de Aviação Civil da Arábia Saudita.

Entre as vítimas está um cidadão indiano. A embaixada da Índia em Riade informou, em comunicado, que foi notificada da morte pelas autoridades sauditas e que estava “apurando mais detalhes e entrando em contato com as famílias afetadas”.

Oito pessoas também ficaram feridas no ataque, segundo a autoridade de aviação. Os ferimentos variam de “leves a graves”.

O aeroporto, localizado no leste do país, também sofreu danos, cuja extensão ainda está sendo avaliada.

O ataque ocorreu após o Departamento de Estado dos Estados Unidos emitir um alerta de segurança na quarta-feira, recomendando que cidadãos americanos ficassem atentos a possíveis ataques contra aeroportos e a interrupções nas viagens pelo país.

Uma série de ataques fatais dos houthis nas últimas semanas teve como alvos o Aeroporto Internacional King Khalid, em Riade, instalações militares sauditas, infraestrutura petrolífera e o tráfego marítimo.

Quem são os Houthis, grupo do Iêmen apoiado pelo Irã?

ASSTRA, Gibelli: “Investire nel trasporto pubblico significa agire su energia, ambiente, economia e società”

22 October 2026 at 15:47

Si chiude a Roma il 20° Convegno Nazionale di ASSTRA, dal titolo “Mobilità di valore, valore alla mobilità”, con un messaggio chiaro sul futuro del trasporto pubblico locale: servono risorse certe, regole stabili e contratti adeguati per sostenere gli investimenti e garantire la continuità dei servizi.

Alla plenaria conclusiva, il presidente di ASSTRA Andrea Gibelli ha indicato le priorità per il prossimo ciclo di investimenti, sottolineando il ruolo strategico che il trasporto pubblico può avere non soltanto sul fronte della mobilità, ma anche su quello energetico, ambientale, economico e sociale.

Gibelli: “Serve un piano ambizioso per il trasporto pubblico”

“Il PSNMS e il PNRR ci hanno permesso, in questi anni, di rinnovare i servizi di trasporto pubblico all’insegna della programmazione, sperimentando un metodo per trasferire valore ai territori basato su finanziamenti certi, scadenze stringenti, milestone e rendicontazione. È stata un’esperienza da non disperdere, perché ha dato molti frutti”, ha spiegato Gibelli. Per il presidente di ASSTRA, però, il percorso deve proseguire. “Nell’attuale contesto socioeconomico nazionale e geopolitico mondiale, garantire continuità a quanto fatto e continuare ad investire sul trasporto pubblico locale significa agire al tempo stesso sulla politica energetica, ambientale, economica e sociale del Paese”.

Da qui la necessità di “definire, per il Paese, un piano ambizioso per lo sviluppo del trasporto pubblico”. Un piano che, secondo Gibelli, deve poggiare su risorse certe per programmare nuove infrastrutture, nuovi veicoli e nuovi servizi, oltre che per assorbire eventuali shock inflattivi. Servono inoltre regole chiare e omogenee rispetto al quadro regolatorio europeo e contratti di servizio capaci di valorizzare la natura industriale e commerciale della gestione.

Un settore da 12 miliardi di euro e 113mila dipendenti

I numeri richiamati nella relazione del presidente ASSTRA restituiscono il peso del comparto nell’economia italiana. Il trasporto pubblico locale vale circa 12 miliardi di euro di fatturato, occupa 113mila dipendenti e garantisce gli spostamenti di circa 15 milioni di passeggeri ogni giorno. Gli investimenti complessivi previsti nel periodo 2015-2033 ammontano a circa 40 miliardi di euro. Secondo le elaborazioni ASSTRA, inoltre, l’effetto del settore sull’economia va oltre il suo valore diretto: per ogni euro generato dal trasporto pubblico locale se ne attivano altri quattro nell’economia.

Rincari e investimenti: le risorse necessarie

Tra i principali nodi indicati dall’Associazione c’è quello delle risorse. Con la conclusione della spinta del PNRR e il progressivo esaurimento del Piano strategico per la mobilità sostenibile (PSNMS), destinato a terminare nel 2033, il settore ha bisogno di una nuova programmazione finanziaria per sostenere sia gli investimenti sia la spesa corrente.

Per rispettare gli obblighi europei legati alla transizione energetica, secondo il modello elaborato da ASSTRA, sono necessari circa 740 milioni di euro l’anno di investimenti e ulteriori 300 milioni di costi operativi. A questo si aggiunge la perdita di potere d’acquisto del Fondo nazionale trasporti, quantificata in circa 800 milioni di euro rispetto all’inflazione, oltre al passaggio dal 2027 alla compartecipazione IRPEF regionale. Restano inoltre 1,25 miliardi di euro di risorse già stanziate ma ancora in attesa di essere erogate alle aziende.

Dal gasolio all’elettricità: aumentano i costi

A pesare sui bilanci delle aziende sono anche i rincari energetici. Nel corso del convegno sono stati evidenziati aumenti del 52% per il gasolio, del 48% per il metano e del 40% per l’energia elettrica. A questi si aggiunge il costo del lavoro: il rinnovo del CCNL 2024-2026, secondo quanto indicato da ASSTRA, risulta coperto dal 2027 soltanto per il 54%. Crescono inoltre i premi assicurativi, con aumenti che arrivano fino al 150%. Proprio per affrontare l’impatto dei costi energetici, Gibelli ha rilanciato la proposta di collegare l’andamento dei carburanti alle tariffe del trasporto pubblico. “Abbiamo avanzato delle proposte, tra cui quella di legare in maniera coerente il costo dei carburanti alle tariffe perché consente di continuare a fornire un servizio come quello previsto dai contratti“, ha affermato il presidente di ASSTRA.

Regole più semplici e contratti adeguati

Il secondo pilastro indicato dall’Associazione riguarda le regole. ASSTRA chiede un quadro normativo più semplice, stabile e coerente con il Regolamento europeo 1370/2007, capace di riconoscere la specificità del settore e di ridurre la stratificazione normativa e i vincoli a carico delle imprese pubbliche, soprattutto quando operano in concorrenza. Il terzo elemento riguarda invece i contratti di servizio, che dovrebbero avere una durata compatibile con gli investimenti e tenere conto delle dinamiche esterne, garantendo l’equilibrio economico-finanziario delle aziende in vista della prossima stagione degli affidamenti.

Gibelli: “Le aziende di trasporto hanno cambiato pelle”

Il presidente di ASSTRA ha poi sottolineato i cambiamenti che hanno interessato il settore negli ultimi anni. “La formula innovativa di convegno interattivo ha fatto emergere un’Asstra molto pragmatica. Il messaggio che vogliamo lasciare è che le aziende di trasporto hanno cambiato pelle: sono più tecnologiche e molto più energivore; quindi, meritano uno status giuridico che riconosca questo ruolo”, ha dichiarato Gibelli. Il cambiamento riguarda anche le professionalità richieste. “Noi offriamo posti di lavoro in settori che vengono ancora molto identificati soltanto con gli autisti. Oggi essere dipendente di una società di trasporto vuol dire avere competenze nel settore energetico e in quello digitale. E questo, perché no, significa anche un modo di viaggiare per l’autista molto diverso rispetto al passato”, ha concluso.

Zaccheo: “Servono investimenti per la sostenibilità ambientale”

Nel corso della plenaria conclusiva sono intervenuti anche il presidente dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, Nicola Zaccheo, e il direttore di ANSFISA, Domenico Capomolla. Zaccheo ha sottolineato il ruolo centrale del trasporto pubblico per la mobilità quotidiana e per la transizione ambientale. “Il trasporto pubblico locale è uno dei settori più importanti e cruciali per il nostro Paese: è proprio con i mezzi del trasporto pubblico che si muovono quotidianamente milioni di persone. In questo momento abbiamo bisogno di investimenti nel settore per far sì che la sostenibilità ambientale si concretizzi effettivamente”. Secondo il presidente dell’Autorità, il trasporto pubblico locale potrebbe contribuire ulteriormente alla sostenibilità ambientale aumentando il numero di utenti e le proprie quote modali.

Sicurezza, prevenzione e manutenzione

In chiusura di convegno, Domenico Capomolla, direttore di ANSFISA, ha posto l’accento sulla necessità di rafforzare prevenzione, manutenzione e vigilanza basata sul rischio per garantire la sicurezza delle infrastrutture. Tra gli elementi indicati da Capomolla anche il rafforzamento dell’autonomia dell’Agenzia e il dialogo tra istituzioni e operatori, considerati due strumenti per consolidare il sistema dei trasporti.

Il confronto si è sviluppato nell’arco di due giornate. Dopo le sessioni tematiche parallele del 21 ottobre, dedicate a economia, lavoro, regolazione e innovazione, il 22 ottobre la plenaria conclusiva ha ospitato due tavole rotonde, “Economia e Regolazione” e “Lavoro e Tecnologie”, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee, delle Regioni, dei Comuni e degli operatori del settore. I contributi emersi confluiranno nel documento di sintesi strategica dell’Associazione.

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Saudi Aramco orienta funcionários a saírem de sede na Arábia Saudita

22 October 2026 at 15:34

A Saudi Aramco, estatal petrolífera da Arábia Saudita, orientou seus funcionários a se retirarem da sede da empresa em Dhahran e a trabalharem remotamente, informaram seis pessoas a par do assunto nesta quinta-feira (22) — um dia após duas pessoas morrerem em um ataque a um aeroporto nas proximidades.

Essa medida marca a primeira vez que a Aramco solicita a retirada de sua sede desde o início do conflito envolvendo o Irã.

A Aramco não respondeu prontamente a um pedido de comentário.

O grupo Houthi, do Iêmen — alinhado ao Irã —, causou danos extensos à sede da empresa no início deste mês ao atingir o edifício, provocando um incêndio que se espalhou por vários andares, relataram à agência de notícias Reuters três pessoas com conhecimento direto da situação.

O local abriga um centro de operações que auxilia a maior empresa de petróleo do mundo a supervisionar plataformas de petróleo (em terra e no mar), refinarias, terminais de exportação e milhares de quilômetros de oleodutos e gasodutos.

Não ficou claro qual foi o motivo específico da retirada.

Duas pessoas morreram e oito ficaram feridas em um ataque ao Aeroporto Internacional Rei Fahd, em Dammam — polo petrolífero na região leste da Arábia Saudita —, na noite de quarta-feira (21), informou a Autoridade Geral de Aviação Civil do país nesta quinta-feira.

Em um episódio separado, duas pessoas morreram na quarta-feira após as defesas aéreas sauditas interceptarem um drone que tentava atingir uma instalação no campo petrolífero de Shaybah, pertencente à Aramco e localizado a centenas de quilômetros a sudeste, informou o Ministério de Energia.

A Arábia Saudita tem respondido aos ataques dos Houthis com uma série de investidas contra locais de lançamento de mísseis, reafirmando seu compromisso de proteger o reino; o país afirma, ainda, ter interceptado diversos mísseis balísticos disparados pelo grupo.

O reino tem buscado um apoio mais amplo de seus aliados para a campanha contra os Houthis, visando conter os ataques com mísseis e drones realizados pelo grupo.

Washington — principal aliado da Arábia Saudita e, há muito tempo, garantidor de sua segurança — tem, até o momento, resistido aos esforços sauditas para envolver os Estados Unidos diretamente na guerra contra os Houthis.

O Departamento de Estado dos EUA determinou que alguns diplomatas e seus familiares deixassem as missões diplomáticas no país, além de planejar a retirada de familiares de funcionários lotados em outras missões americanas na região, informaram autoridades dos EUA à agência de notícias Reuters na quarta-feira.

Washington havia levado de volta parte de seu pessoal diplomático à região nos últimos meses, após a retirada de muitos deles quando Teerã lançou ataques contra instalações dos EUA — episódios ocorridos depois do início da guerra entre EUA e Israel contra o Irã, no final de fevereiro.

Quem são os Houthis, grupo do Iêmen apoiado pelo Irã?

 

Studenti svantaggiati a scuola di resilienza

22 October 2026 at 08:59

Gli studenti “resilienti” sono quelli che partendo da situazioni di svantaggio raggiungono buoni livelli di competenze. Contano le risorse personali, ma anche ambienti scolastici capaci di valorizzarle. Una politica di inclusione efficace lavora su entrambi.

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Eurofighter Typhoon: Reino Unido enviará jatos para Arábia Saudita

22 October 2026 at 11:17

O Reino Unido enviará caças da RAF (Força Aérea Real) para missões defensivas, visando ajudar a proteger a Arábia Saudita contra a intensificação dos ataques dos Houthis, informou a Bloomberg nesta terça-feira (20), citando autoridades britânicas a par do assunto.

Caças Typhoon da RAF ajudarão a defender cidades e infraestruturas sauditas contra ataques aéreos realizados pelo grupo apoiado pelo Irã.

O Reino Unido também fornecerá uma aeronave de transporte Atlas A400M e assessores militares, segundo a reportagem.

O Ministério da Defesa do Reino Unido não respondeu de imediato a um pedido de comentário.

Por que bilhões em defesa não protegem a Arábia Saudita de ataques Houthi

A Arábia Saudita gasta dezenas de bilhões de dólares em defesa todos os anos, mas enfrenta dificuldades para proteger como aeroportos, refinarias e oleodutos contra mísseis e drones disparados por militantes Houthis do Iêmen.

Apesar de adquirir sistemas de armas de última geração dos Estados Unidos e da Europa e de contar com defesas aéreas em múltiplas camadas, o reino sofreu ataques letais ao principal aeroporto que atende a capital, Riade, nas últimas semanas.

A Arábia Saudita gastou US$ 83 bilhões (cerca de R$ 423 bilhões) em defesa no ano passado, segundo o SIPRI (Instituto Internacional de Pesquisa para a Paz de Estocolmo), posicionando-se firmemente entre os dez países que mais investem em defesa no mundo.

O país adquiriu caças americanos, sistemas de defesa aérea Patriot e THAAD, além de uma variedade de armamentos avançados da França e do Reino Unido.

No entanto, os sauditas têm muito a defender: um país com cerca de um quinto do tamanho dos EUA e ameaças em três frentes.

Do leste, o Irã disparou cerca de mil mísseis e drones contra alvos sauditas durante a fase mais intensa do conflito neste ano.

Do norte, milícias apoiadas pelo Irã no Iraque enviaram drones para atacar o oleoduto Leste-Oeste, uma infraestrutura crítica do país.

E, do sul, os rebeldes Houthis — apoiados pelo Teerã — disparam mísseis contra o reino a partir de abrigos e lançadores móveis nas montanhas do Iêmen.

Defender a Arábia Saudita significa proteger uma vasta rede de alvos, e não apenas Riade ou uma única refinaria.

Seus sistemas de defesa precisam detectar ameaças em aproximação, decidir quais interceptar e alertar a população civil — tudo isso em questão de instantes —, segundo o Vision2030.ai, um site independente que analisa a transformação econômica do reino.

Os sauditas estão interceptando muitos dos mísseis e drones disparados pelos Houthis. No entanto, alguns conseguem passar.

O Ministério da Defesa enfrenta decisões difíceis quanto à distribuição dos sistemas existentes, dada a grande quantidade de instalações vulneráveis ​​a ataques, segundo uma fonte saudita.

Entenda impactos do bloqueio dos Houthis à Arábia Saudita no Mar Vermelho

 

Ataque a aeroporto na Arábia Saudita deixa dois mortos e oito feridos

22 October 2026 at 10:19

O número de mortos em um ataque ao Aeroporto Internacional King Fahd, em Dammam, na noite de quarta-feira (21), subiu para dois, segundo a Autoridade de Aviação Civil da Arábia Saudita.

Entre as vítimas está um cidadão indiano. A embaixada da Índia em Riade informou, em comunicado, que foi notificada da morte pelas autoridades sauditas e que estava “apurando mais detalhes e entrando em contato com as famílias afetadas”.

Oito pessoas também ficaram feridas no ataque, segundo a autoridade de aviação. Os ferimentos variam de “leves a graves”.

O aeroporto, localizado no leste do país, também sofreu danos, cuja extensão ainda está sendo avaliada.

O ataque ocorreu após o Departamento de Estado dos Estados Unidos emitir um alerta de segurança na quarta-feira, recomendando que cidadãos americanos ficassem atentos a possíveis ataques contra aeroportos e a interrupções nas viagens pelo país.

Uma série de ataques fatais dos houthis nas últimas semanas teve como alvos o Aeroporto Internacional King Khalid, em Riade, instalações militares sauditas, infraestrutura petrolífera e o tráfego marítimo.

Entenda impactos do bloqueio dos Houthis à Arábia Saudita no Mar Vermelho

 

Influenza in Italia, i numeri della nuova ondata: bambini i più colpiti e incidenza ancora alta

22 October 2026 at 10:01

Influenza in Italia, andamento e casi settimanali per regione e età

Nella settimana dal 29 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute (ARI) in Italia è pari a 14,07 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 14,85 della settimana precedente. I bambini fino a quattro anni continuano a registrare i valori più elevati. Le ARI comprendono infezioni causate da diversi virus respiratori e non coincidono con i soli casi di influenza.

Riassunto della settimana: casi totali

I casi di infezione respiratoria acuta stimati nella popolazione italiana sono 802.879 nella settimana, rispetto agli 840.005 della precedente. Dall’inizio della stagione, il totale stimato raggiunge 7.556.424 casi.
La diminuzione va interpretata con cautela: durante le festività natalizie si sono ridotti sia le visite sia i dati trasmessi dai medici sentinella. Anche la chiusura delle scuole contribuisce a limitare la trasmissione nelle fasce d’età con maggiore circolazione virale. Questi fattori non consentono di considerare il calo come una conferma del superamento del picco stagionale.
Nella settimana hanno trasmesso dati 1.009 medici sentinella, con una popolazione osservata di 1.354.048 assistiti e 19.058 casi di ARI rilevati. Questi casi osservati sono distinti dalle stime riferite all’intera popolazione italiana.
Per l’influenza, la positività dei campioni è del 17% nella comunità e del 40,5% nel flusso ospedaliero. Considerando insieme i diversi flussi della sorveglianza virologica, sono stati identificati 1.357 campioni positivi all’influenza su 3.472 campioni segnalati, pari al 39,1%, tutti di tipo A. Le percentuali si riferiscono ai campioni analizzati e non alla popolazione generale.

Distribuzione per fascia d’età

La fascia 0-4 anni presenta l’incidenza più elevata, con 36,85 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 39,37 della settimana precedente. La distribuzione delle ARI per età è la seguente:

  • 0-4 anni: 2.612 casi osservati, incidenza di 36,85 per 1.000 assistiti.
  • 5-14 anni: 2.573 casi osservati, incidenza di 14,82 per 1.000.
  • 15-24 anni: 2.011 casi osservati, incidenza di 16,10 per 1.000.
  • 25-44 anni: 4.072 casi osservati, incidenza di 14,84 per 1.000.
  • 45-64 anni: 4.696 casi osservati, incidenza di 12,22 per 1.000.
  • 65 anni e oltre: 3.094 casi osservati, incidenza di 9,49 per 1.000.

Rispetto alla settimana precedente, l’incidenza diminuisce nelle fasce sotto i 45 anni, mentre aumenta tra i 45-64 anni, da 12,00 a 12,22, e tra le persone di almeno 65 anni, da 8,93 a 9,49. I confronti risentono della partecipazione variabile dei medici durante le festività.

Influenza: casi per regione

I dati regionali descrivono le infezioni respiratorie acute complessive, non esclusivamente l’influenza. Tra le regioni con dati disponibili, le incidenze più elevate si registrano in Campania, con 20,53 casi per 1.000 assistiti, Sicilia, con 19,41, e Marche, con 18,52. Seguono Abruzzo con 17,37 e Puglia con 17,26.
I valori più contenuti si osservano in Valle d’Aosta, con 8,90 casi per 1.000 assistiti, Friuli-Venezia Giulia, con 9,20, e Liguria, con 9,77. Per Calabria e Molise non sono disponibili dati settimanali: l’assenza di rilevazioni non indica assenza di infezioni.
In termini di casi osservati dai medici sentinella, i numeri maggiori riguardano Lombardia, con 3.477 casi, Lazio, con 3.453, e Puglia, con 2.561. Questi conteggi dipendono anche dalla popolazione coperta dalla sorveglianza e non rappresentano stime del totale dei casi regionali. Le differenze nella copertura richiedono cautela anche nel confronto delle incidenze, soprattutto dove partecipano pochi medici.

Confronto con gli anni precedenti

Il confronto diretto con le stagioni precedenti è limitato dal passaggio dalla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali (ILI) a quella delle infezioni respiratorie acute (ARI). Anche le soglie di intensità, calcolate sui dati storici delle ILI, devono essere interpretate tenendo conto di questo cambiamento.
All’interno della stagione in corso, l’incidenza è salita da 7,15 casi per 1.000 assistiti nella settimana 42 del 2025 a 17,45 nella settimana 51, per poi scendere a 14,85 nella settimana 52 e a 14,07 nella prima settimana del 2026. Le rilevazioni successive alle festività saranno importanti per valutare l’evoluzione della circolazione virale.
Per gli accessi al pronto soccorso, i dati disponibili fino alla settimana 52 del 2025 nelle nove regioni monitorate indicano un numero di accessi per sindromi respiratorie inferiore alla stessa settimana della stagione precedente. Le forme gravi e complicate di influenza risultano invece numericamente simili; il sottotipo più frequente tra queste è A(H1N1)pdm09 e la maggior parte dei casi riguarda persone non vaccinate.
Nel complesso della stagione, tra i virus influenzali A sottotipizzati prevale A(H3N2), con il 65,8%, mentre A(H1N1)pdm09 rappresenta il 34,2%. Tra i ceppi A(H3N2) sequenziati prevale il subclade K.

Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

22 October 2026 at 04:00

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

Sciopero generale 30 ottobre 2026: treni, scuola, sanità e uffici pubblici si fermano

22 October 2026 at 04:00

Si preannuncia un venerdì nero quello del prossimo 30 ottobre 2026, con lo sciopero generale nazionale proclamato da USB, l’Unione Sindacale di Base, che coinvolge i lavoratori delle categorie pubbliche e private. Alla mobilitazione si affianca quella indetta da USI-CIT, con l’adesione di USI Educazione e USIS e modalità differenti per alcuni settori. La giornata di protesta porterà al centro del dibattito temi come il potere d’acquisto dei salari, l’aumento del costo della vita e le condizioni di lavoro, ma potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione dei servizi pubblici e sugli spostamenti.

Tra i comparti interessati figurano scuola, sanità e trasporto ferroviario, mentre per gli altri servizi occorre distinguere le singole proclamazioni e verificare le disposizioni applicabili. Non è infatti detto che tutti i lavoratori di un settore aderiscano allo sciopero né che le attività vengano sospese integralmente.

Sciopero 30 ottobre 2026, le differenze tra USB e USI-CIT

La mobilitazione di USB è proclamata per l’intera giornata di venerdì 30 ottobre e riguarda, secondo le modalità previste per ciascun comparto, il personale delle categorie pubbliche e private. All’iniziativa si aggiunge quella di USI-CIT, alla quale aderiscono USI Educazione e USIS, anch’essa prevista per l’intera giornata lavorativa.

La distinzione tra le due iniziative è importante soprattutto per comprendere quali servizi potrebbero essere coinvolti. La proclamazione USI-CIT esclude il trasporto pubblico locale, quello ferroviario, aereo e marittimo. Lo sciopero USB, invece, interessa anche il comparto ferroviario, con una fascia oraria che comincia la sera precedente. Le due mobilitazioni devono quindi essere considerate separatamente, senza estendere automaticamente le esclusioni previste da una proclamazione all’altra. Per conoscere le conseguenze concrete occorrerà fare riferimento agli avvisi delle singole amministrazioni e aziende, oltre che alle comunicazioni delle autorità competenti.

Perché si sciopera: salari, inflazione e povertà

Al centro delle rivendicazioni di USB c’è la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. Nel comunicato diffuso in vista della mobilitazione, il sindacato denuncia un progressivo impoverimento delle famiglie, legato alla crescita dei prezzi e alla difficoltà delle retribuzioni di tenere il passo con il costo della vita.

Tra le spese che pesano maggiormente sui bilanci familiari figurano energia, carburanti, alimentari e affitti. Quando queste voci aumentano più rapidamente degli stipendi, diminuisce la quota di reddito disponibile per risparmiare, affrontare spese impreviste o sostenere altri consumi.

USB richiama i dati sulla povertà assoluta, indicando 5,4 milioni di persone in questa condizione e sottolineando la particolare esposizione delle famiglie con un operaio come persona di riferimento. Nel messaggio sindacale viene citata anche una perdita del 9,4% del potere d’acquisto delle retribuzioni reali dal 2021. Secondo il sindacato, questi numeri mostrano come avere un’occupazione non sia sempre sufficiente a garantire condizioni economiche adeguate. La questione riguarda non soltanto i lavoratori con redditi più bassi, ma anche chi dispone di un impiego stabile e deve destinare una quota crescente dello stipendio alle spese essenziali.

Per USB, la protesta del 30 ottobre serve a riportare al centro del confronto pubblico la distribuzione della ricchezza e il valore economico e sociale del lavoro. Il sindacato critica inoltre le priorità della spesa pubblica, chiedendo di destinare maggiori risorse al recupero dei salari e al miglioramento delle condizioni di vita.

Le richieste di USB: aumenti salariali e riduzione del costo della vita

Tra le principali rivendicazioni della mobilitazione figurano aumenti salariali, ripristino della scala mobile, blocco dei prezzi dei beni essenziali e riduzione dell’Iva sui consumi fondamentali. La scala mobile era un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione, progressivamente superato attraverso gli interventi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. La richiesta di ripristinarla riapre il confronto sugli strumenti con cui proteggere i salari dalla perdita di potere d’acquisto.

Le altre proposte puntano a intervenire sia sulle entrate sia sulle spese delle famiglie. Da una parte, aumentare le retribuzioni dovrebbe rafforzare il reddito disponibile; dall’altra, contenere il prezzo dei beni essenziali e ridurre l’Iva potrebbe alleggerire il costo dei consumi quotidiani. L’eventuale applicazione di queste misure richiederebbe comunque valutazioni sugli effetti per i conti pubblici, le imprese e i prezzi. Si tratta di proposte avanzate dal sindacato nell’ambito di un confronto più ampio sulle politiche salariali e sulla distribuzione del reddito.

Sciopero treni 29 e 30 ottobre, gli orari e i collegamenti a rischio

Una delle principali conseguenze pratiche della mobilitazione riguarda il trasporto ferroviario. Nell’ambito dello sciopero USB, l’astensione del personale è programmata dalle 21:00 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre 2026.

La fascia comprende i collegamenti notturni e gran parte dei servizi del venerdì. In caso di adesione, potrebbero verificarsi cancellazioni, ritardi e variazioni alla circolazione, con conseguenze per pendolari e viaggiatori a media e lunga percorrenza.

Per il trasporto ferroviario regionale, nei giorni feriali sono previste fasce di garanzia generalmente comprese tra le 6:00 e le 9:00 e tra le 18:00 e le 21:00. La presenza di queste finestre, tuttavia, non significa che tutti i treni programmati debbano necessariamente circolare: i collegamenti effettivamente garantiti sono individuati dalle imprese ferroviarie secondo la normativa applicabile.

Per i servizi a lunga percorrenza valgono inoltre specifiche disposizioni sui collegamenti da assicurare. Prima di partire sarà quindi opportuno controllare gli aggiornamenti di Trenitalia, Italo e degli altri operatori interessati, verificando il numero del treno e l’eventuale presenza negli elenchi ufficiali dei servizi garantiti.

Autobus, metropolitane e voli: attenzione alle singole proclamazioni

Per il trasporto pubblico locale non è possibile indicare un unico orario valido su tutto il territorio nazionale. Le fasce di garanzia di autobus, tram e metropolitane dipendono dalle disposizioni applicabili alle singole aziende e dai rispettivi accordi territoriali.

Inoltre, l’esclusione del trasporto pubblico locale prevista dalla proclamazione USI-CIT non può essere automaticamente estesa allo sciopero USB. Per sapere se i mezzi urbani saranno interessati occorre quindi consultare le comunicazioni delle aziende locali e verificare eventuali aggiornamenti. Anche per il trasporto aereo è necessario distinguere tra le diverse iniziative sindacali. La presenza di una proclamazione relativa a una categoria aeroportuale non implica necessariamente una sospensione generalizzata dei voli. L’operatività dei collegamenti dipenderà dalle regole applicabili, dalle eventuali franchigie previste e dalle comunicazioni di ENAC e delle compagnie aeree.

Per le autostrade, la proclamazione USB indica l’inizio dell’astensione alle 22:00 del 29 ottobre. Anche in questo comparto devono essere rispettate le disposizioni previste per garantire le attività indispensabili.

Scuola e sanità, quali disagi aspettarsi

Il comparto dell’istruzione rientra tra quelli interessati dalla mobilitazione. L’eventuale adesione di insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario potrebbe comportare cambiamenti nell’organizzazione delle lezioni, nell’accoglienza degli alunni e nello svolgimento delle attività scolastiche. Non è prevista automaticamente la chiusura di tutte le scuole italiane. Le conseguenze dipenderanno dal numero di adesioni e dalla possibilità di garantire i servizi necessari. Le famiglie dovranno quindi fare riferimento agli avvisi pubblicati dai singoli istituti.

Anche la sanità pubblica è coinvolta. La protesta potrebbe incidere sulle prestazioni programmate, sugli ambulatori e su alcune attività non urgenti. Restano comunque in vigore le disposizioni che tutelano i servizi essenziali, comprese le prestazioni di emergenza e urgenza. Per gli appuntamenti già fissati, il consiglio è verificare eventuali comunicazioni dell’azienda sanitaria o della struttura ospedaliera di riferimento prima di recarsi sul posto.

Uffici pubblici, Comuni e Vigili del Fuoco

Lo sciopero potrebbe interessare anche le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, con possibili rallentamenti negli sportelli e nelle attività amministrative. Non è tuttavia possibile prevedere una chiusura generalizzata degli uffici: l’impatto dipenderà dalle adesioni e dalle disposizioni applicabili ai servizi essenziali.

Per i Vigili del Fuoco, le modalità indicate nelle diverse proclamazioni non coincidono necessariamente. Prima della pubblicazione delle indicazioni operative definitive è quindi importante verificare la scheda ufficiale relativa alla specifica iniziativa sindacale. Chi ha appuntamenti presso uffici pubblici o deve usufruire di servizi amministrativi dovrebbe consultare gli avvisi dell’ente interessato, così da conoscere eventuali variazioni di orario o modalità di accesso.

Goiânia fica entre as 10 cidades com mais aprovados na 1ª fase do ITA

22 October 2026 at 03:14

Goiânia está entre as 10 cidades com mais estudantes aprovados na primeira fase do vestibular do Instituto Tecnológico de Aeronáutica (ITA), um dos mais difíceis do Brasil. A capital goiana teve 21 candidatos classificados para a segunda etapa, posicionando-a em oitavo lugar entre as 25 cidades onde a prova foi aplicada, nesta quarta-feira (21/10). O número se refere àqueles que fizeram o vestibular na cidade, não significando que sejam moradores dela.

No total, o vestibular do ITA teve 9.531 inscritos. Desse total, 1.119 não compareceram. Dos 8.412 que fizeram a prova na primeira fase, apenas 792 se classificaram para a segunda. O ranking das cidades com as maiores quantidades de aprovados foi: Fortaleza (281), São José dos Campos (150), São Paulo (84), Rio de Janeiro (58), Brasília (56), Recife (27), Belo Horizonte (23), Goiânia (21), Curitiba (15) e Salvador (12).

Sobre o desempenho regional, no Centro-Oeste o número de aprovados de Goiânia ficou abaixo apenas do de Brasília, embora o número de inscritos na capital federal tenha sido 47% maior. Nenhum dos 108 estudantes que se inscreveram para fazer o exame em Campo Grande e dos 75 de Cuiabá foram classificados para a segunda fase. Em relação à quantidade de inscritos, Goiânia foi a 12ª cidade com o maior número, com 284 candidatos.

A prova da primeira fase foi realizada no dia 27 de setembro e incluiu questões de múltipla escolha de Matemática, Física, Química e Inglês. A segunda fase está sendo aplicada desde terça-feira (20/10) até a próxima sexta-feira (23/10), abrangendo questões dissertativas de matemática, química, física e português, cada uma avaliada em um dia.

O ITA oferece vários cursos de Engenharia. Segundo o instituto, neste ano os mais pesquisados pelos estudantes, como primeira opção, foram: Engenharia Aeroespacial (33,6%), Engenharia de Computação (26,3%), Engenharia Aeronáutica (18,5%), Engenharia Mecânica-Aeronáutica (9,9%), Engenharia Eletrônica (5,7%), Engenharia Civil-Aeronáutica (3,3%), Engenharia de Energia (2,5%) e Engenharia de Sistemas (2,2%).

De acordo com o ITA, 70% dos candidatos são oriundos de colégios particulares; 19% de estaduais; 11% de estaduais e 1% de municipais. De todos os inscritos, 35% fizeram cursos preparatórios para o exame.

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Que a injustiça não te entristeça, que te radicalize

21 October 2026 at 21:45

Cerca de 500 mil pessoas foram às ruas em protestos na França nos últimos dias, em atos que começaram pedindo reformas no sistema educacional e evoluíram para reivindicações sociais mais amplas, que já influenciam outros países da Europa.

Os protestos começaram em setembro, quando estudantes bloquearam o acesso a uma escola na região de Paris para exigir mais recursos para a educação. Rapidamente, alunos de outras escolas aderiram, e as manifestações se espalharam pelo país, reivindicando mais professores, mais recursos e a melhora da estrutura dos prédios. A demanda escalou, e se transformou na manifestação de uma insatisfação generalizada com o alto custo de vida, a queda na qualidade dos serviços públicos e com o governo.

O governo tem falado em atos de violência, depredação de patrimônio e incêndios. As autoridades francesas detiveram mais de 6,8 mil pessoas – mais de 5 mil menores de idade.

As manifestações inspiraram levantes na Itália, Albânia e Portugal.

Na Grécia, os estudantes reclamam do custo de vida e do aumento de mensalidades e taxas. Na Espanha, professores exigem melhores salários. Na Albânia, estudantes protestam contra as condições nas universidades, os custos do ensino superior e a falta de apoio financeiro. Em Portugal, a demanda é também por custos mais baixos de taxas nas universidades. 

Na Argentina, milhares de estudantes e professores foram às ruas na última quinta-feira, 15 de outubro, em protesto contra o governo de Javier Milei.

Essa onda de protestos também tem sua contrapartida no Brasil. “Estamos na rua contra a extrema direita e, sobretudo, contra o que ela representa de retrocesso no nosso país” me disse em entrevista no último Pauta Pública o vice-presidente da União Nacional dos Estudantes, Gutemberg Rodrigues, sobre os atos e assembleias que têm sido organizados de forma espontânea por todo o país desde o dia 5 de outubro, sobretudo em apoio à reeleição de Lula, e que têm levado milhares de pessoas às ruas.

É sempre muito bonito ver os estudantes ocuparem os espaços públicos, e o Brasil tem momentos históricos importantes nesse sentido – seja na época da ditadura militar, com a Passeata dos Cem Mil em 1968, o movimento pelo Passe Livre em 2013, ou quando os secundaristas ocuparam as escolas de São Paulo em 2015.

Neste momento, em que tanto está em jogo no futuro do país dependendo do resultado das eleições que acontecem em poucos dias, e que ouvimos apenas que a juventude tem se radicalizado à direita, que há uma apatia na GenZ, que o elo de rebeldia com a esquerda se desfez e que não há mais pensamento crítico ou pautas coletivas, esse levante jovem no mundo é um alívio para nossos corações cansados.

Que esse levante dos estudantes, no Brasil e pelo mundo, nos sirva de inspiração  e nos dê energia nestes poucos dias que faltam para o segundo turno, em que nossas cabeças estão cheias, nossos corações estão pesados e parece que a energia vai acabar a qualquer momento. 

Mas que nos inspire também para além destas eleições, porque a luta não acaba com a apuração de votos, seja qual for o resultado.

Tem aquela frase bonita que o artista mexicano Enrique Cedillo criou para o Partido Comunista Mexicano e que eu gosto de lembrar sempre: “Que a injustiça não te entristeça, que te radicalize”.

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