O Reino Unido enviará caças da RAF (Força Aérea Real) para missões defensivas, visando ajudar a proteger a Arábia Saudita contra a intensificação dos ataques dos Houthis, informou a Bloomberg nesta terça-feira (20), citando autoridades britânicas a par do assunto.
Caças Typhoon da RAF ajudarão a defender cidades e infraestruturas sauditas contra ataques aéreos realizados pelo grupo apoiado pelo Irã.
O Ministério da Defesa do Reino Unido não respondeu de imediato a um pedido de comentário.
Por que bilhões em defesa não protegem a Arábia Saudita de ataques Houthi
A Arábia Saudita gasta dezenas de bilhões de dólares em defesa todos os anos, mas enfrenta dificuldades para proteger como aeroportos, refinarias e oleodutos contra mísseis e drones disparados por militantes Houthis do Iêmen.
Apesar de adquirir sistemas de armas de última geração dos Estados Unidos e da Europa e de contar com defesas aéreas em múltiplas camadas, o reino sofreu ataques letais ao principal aeroporto que atende a capital, Riade, nas últimas semanas.
A Arábia Saudita gastou US$ 83 bilhões (cerca de R$ 423 bilhões) em defesa no ano passado, segundo o SIPRI (Instituto Internacional de Pesquisa para a Paz de Estocolmo), posicionando-se firmemente entre os dez países que mais investem em defesa no mundo.
O país adquiriu caças americanos, sistemas de defesa aérea Patriot e THAAD, além de uma variedade de armamentos avançados da França e do Reino Unido.
No entanto, os sauditas têm muito a defender: um país com cerca de um quinto do tamanho dos EUA e ameaças em três frentes.
Do leste, o Irã disparou cerca de mil mísseis e drones contra alvos sauditas durante a fase mais intensa do conflito neste ano.
Do norte, milícias apoiadas pelo Irã no Iraque enviaram drones para atacar o oleoduto Leste-Oeste, uma infraestrutura crítica do país.
E, do sul, os rebeldes Houthis — apoiados pelo Teerã — disparam mísseis contra o reino a partir de abrigos e lançadores móveis nas montanhas do Iêmen.
Defender a Arábia Saudita significa proteger uma vasta rede de alvos, e não apenas Riade ou uma única refinaria.
Seus sistemas de defesa precisam detectar ameaças em aproximação, decidir quais interceptar e alertar a população civil — tudo isso em questão de instantes —, segundo o Vision2030.ai, um site independente que analisa a transformação econômica do reino.
O Ministério da Defesa enfrenta decisões difíceis quanto à distribuição dos sistemas existentes, dada a grande quantidade de instalações vulneráveis a ataques, segundo uma fonte saudita.
O número de mortos em um ataque ao Aeroporto Internacional King Fahd, em Dammam, na noite de quarta-feira (21), subiu para dois, segundo a Autoridade de Aviação Civil da Arábia Saudita.
Entre as vítimas está um cidadão indiano. A embaixada da Índia em Riade informou, em comunicado, que foi notificada da morte pelas autoridades sauditas e que estava “apurando mais detalhes e entrando em contato com as famílias afetadas”.
Oito pessoas também ficaram feridas no ataque, segundo a autoridade de aviação. Os ferimentos variam de “leves a graves”.
O ataque ocorreu após o Departamento de Estado dos Estados Unidos emitir um alerta de segurança na quarta-feira, recomendando que cidadãos americanos ficassem atentos a possíveis ataques contra aeroportos e a interrupções nas viagens pelo país.
Uma série de ataques fatais dos houthis nas últimas semanas teve como alvos o Aeroporto Internacional King Khalid, em Riade, instalações militares sauditas, infraestrutura petrolífera e o tráfego marítimo.
Influenza in Italia, andamento e casi settimanali per regione e età
Nella settimana dal 29 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute (ARI) in Italia è pari a 14,07 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 14,85 della settimana precedente. I bambini fino a quattro anni continuano a registrare i valori più elevati. Le ARI comprendono infezioni causate da diversi virus respiratori e non coincidono con i soli casi di influenza.
Riassunto della settimana: casi totali
I casi di infezione respiratoria acuta stimati nella popolazione italiana sono 802.879 nella settimana, rispetto agli 840.005 della precedente. Dall’inizio della stagione, il totale stimato raggiunge 7.556.424 casi.
La diminuzione va interpretata con cautela: durante le festività natalizie si sono ridotti sia le visite sia i dati trasmessi dai medici sentinella. Anche la chiusura delle scuole contribuisce a limitare la trasmissione nelle fasce d’età con maggiore circolazione virale. Questi fattori non consentono di considerare il calo come una conferma del superamento del picco stagionale.
Nella settimana hanno trasmesso dati 1.009 medici sentinella, con una popolazione osservata di 1.354.048 assistiti e 19.058 casi di ARI rilevati. Questi casi osservati sono distinti dalle stime riferite all’intera popolazione italiana.
Per l’influenza, la positività dei campioni è del 17% nella comunità e del 40,5% nel flusso ospedaliero. Considerando insieme i diversi flussi della sorveglianza virologica, sono stati identificati 1.357 campioni positivi all’influenza su 3.472 campioni segnalati, pari al 39,1%, tutti di tipo A. Le percentuali si riferiscono ai campioni analizzati e non alla popolazione generale.
Distribuzione per fascia d’età
La fascia 0-4 anni presenta l’incidenza più elevata, con 36,85 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 39,37 della settimana precedente. La distribuzione delle ARI per età è la seguente:
0-4 anni: 2.612 casi osservati, incidenza di 36,85 per 1.000 assistiti.
5-14 anni: 2.573 casi osservati, incidenza di 14,82 per 1.000.
15-24 anni: 2.011 casi osservati, incidenza di 16,10 per 1.000.
25-44 anni: 4.072 casi osservati, incidenza di 14,84 per 1.000.
45-64 anni: 4.696 casi osservati, incidenza di 12,22 per 1.000.
65 anni e oltre: 3.094 casi osservati, incidenza di 9,49 per 1.000.
Rispetto alla settimana precedente, l’incidenza diminuisce nelle fasce sotto i 45 anni, mentre aumenta tra i 45-64 anni, da 12,00 a 12,22, e tra le persone di almeno 65 anni, da 8,93 a 9,49. I confronti risentono della partecipazione variabile dei medici durante le festività.
Influenza: casi per regione
I dati regionali descrivono le infezioni respiratorie acute complessive, non esclusivamente l’influenza. Tra le regioni con dati disponibili, le incidenze più elevate si registrano in Campania, con 20,53 casi per 1.000 assistiti, Sicilia, con 19,41, e Marche, con 18,52. Seguono Abruzzo con 17,37 e Puglia con 17,26.
I valori più contenuti si osservano in Valle d’Aosta, con 8,90 casi per 1.000 assistiti, Friuli-Venezia Giulia, con 9,20, e Liguria, con 9,77. Per Calabria e Molise non sono disponibili dati settimanali: l’assenza di rilevazioni non indica assenza di infezioni.
In termini di casi osservati dai medici sentinella, i numeri maggiori riguardano Lombardia, con 3.477 casi, Lazio, con 3.453, e Puglia, con 2.561. Questi conteggi dipendono anche dalla popolazione coperta dalla sorveglianza e non rappresentano stime del totale dei casi regionali. Le differenze nella copertura richiedono cautela anche nel confronto delle incidenze, soprattutto dove partecipano pochi medici.
Confronto con gli anni precedenti
Il confronto diretto con le stagioni precedenti è limitato dal passaggio dalla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali (ILI) a quella delle infezioni respiratorie acute (ARI). Anche le soglie di intensità, calcolate sui dati storici delle ILI, devono essere interpretate tenendo conto di questo cambiamento.
All’interno della stagione in corso, l’incidenza è salita da 7,15 casi per 1.000 assistiti nella settimana 42 del 2025 a 17,45 nella settimana 51, per poi scendere a 14,85 nella settimana 52 e a 14,07 nella prima settimana del 2026. Le rilevazioni successive alle festività saranno importanti per valutare l’evoluzione della circolazione virale.
Per gli accessi al pronto soccorso, i dati disponibili fino alla settimana 52 del 2025 nelle nove regioni monitorate indicano un numero di accessi per sindromi respiratorie inferiore alla stessa settimana della stagione precedente. Le forme gravi e complicate di influenza risultano invece numericamente simili; il sottotipo più frequente tra queste è A(H1N1)pdm09 e la maggior parte dei casi riguarda persone non vaccinate.
Nel complesso della stagione, tra i virus influenzali A sottotipizzati prevale A(H3N2), con il 65,8%, mentre A(H1N1)pdm09 rappresenta il 34,2%. Tra i ceppi A(H3N2) sequenziati prevale il subclade K.
La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.
Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.
Sicilia e Calabria sospendono la protesta
La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.
Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:
Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.
Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.
Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:
contributi straordinari sul gasolio;
sospensione dei versamenti contributivi;
finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
maggiori tutele per i piccoli trasportatori.
In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:
Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.
L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.
Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.
Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto
Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.
Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.
Tra gli interventi già individuati figurano:
ristori per il caro gasolio;
sospensione dei canoni di leasing;
digitalizzazione della lettera di vettura.
In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.
A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.
Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.
Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.
Linea dura sui blocchi
Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.
Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.
Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.
Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.
Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.
Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.
Supermercati, carburante e prezzi: che succede
Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.
Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.
Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.
Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.
Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione
La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:
Crotone;
Reggio Calabria;
Napoli;
Catania.
Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.
Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:
Calabria;
Sicilia;
Campania;
Puglia.
A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.
A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.
I danni ad agricoltura e industria
Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:
si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.
Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.
Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.
Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.
Cosa succede ora
Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.
Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.
Si preannuncia un venerdì nero quello del prossimo 30 ottobre 2026, con lo sciopero generale nazionale proclamato da USB, l’Unione Sindacale di Base, che coinvolge i lavoratori delle categorie pubbliche e private. Alla mobilitazione si affianca quella indetta da USI-CIT, con l’adesione di USI Educazione e USIS e modalità differenti per alcuni settori. La giornata di protesta porterà al centro del dibattito temi come il potere d’acquisto dei salari, l’aumento del costo della vita e le condizioni di lavoro, ma potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione dei servizi pubblici e sugli spostamenti.
Tra i comparti interessati figurano scuola, sanità e trasporto ferroviario, mentre per gli altri servizi occorre distinguere le singole proclamazioni e verificare le disposizioni applicabili. Non è infatti detto che tutti i lavoratori di un settore aderiscano allo sciopero né che le attività vengano sospese integralmente.
Sciopero 30 ottobre 2026, le differenze tra USB e USI-CIT
La mobilitazione di USB è proclamata per l’intera giornata di venerdì 30 ottobre e riguarda, secondo le modalità previste per ciascun comparto, il personale delle categorie pubbliche e private. All’iniziativa si aggiunge quella di USI-CIT, alla quale aderiscono USI Educazione e USIS, anch’essa prevista per l’intera giornata lavorativa.
La distinzione tra le due iniziative è importante soprattutto per comprendere quali servizi potrebbero essere coinvolti. La proclamazione USI-CIT esclude il trasporto pubblico locale, quello ferroviario, aereo e marittimo. Lo sciopero USB, invece, interessa anche il comparto ferroviario, con una fascia oraria che comincia la sera precedente. Le due mobilitazioni devono quindi essere considerate separatamente, senza estendere automaticamente le esclusioni previste da una proclamazione all’altra. Per conoscere le conseguenze concrete occorrerà fare riferimento agli avvisi delle singole amministrazioni e aziende, oltre che alle comunicazioni delle autorità competenti.
Perché si sciopera: salari, inflazione e povertà
Al centro delle rivendicazioni di USB c’è la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. Nel comunicato diffuso in vista della mobilitazione, il sindacato denuncia un progressivo impoverimento delle famiglie, legato alla crescita dei prezzi e alla difficoltà delle retribuzioni di tenere il passo con il costo della vita.
Tra le spese che pesano maggiormente sui bilanci familiari figurano energia, carburanti, alimentari e affitti. Quando queste voci aumentano più rapidamente degli stipendi, diminuisce la quota di reddito disponibile per risparmiare, affrontare spese impreviste o sostenere altri consumi.
USB richiama i dati sulla povertà assoluta, indicando 5,4 milioni di persone in questa condizione e sottolineando la particolare esposizione delle famiglie con un operaio come persona di riferimento. Nel messaggio sindacale viene citata anche una perdita del 9,4% del potere d’acquisto delle retribuzioni reali dal 2021. Secondo il sindacato, questi numeri mostrano come avere un’occupazione non sia sempre sufficiente a garantire condizioni economiche adeguate. La questione riguarda non soltanto i lavoratori con redditi più bassi, ma anche chi dispone di un impiego stabile e deve destinare una quota crescente dello stipendio alle spese essenziali.
Per USB, la protesta del 30 ottobre serve a riportare al centro del confronto pubblico la distribuzione della ricchezza e il valore economico e sociale del lavoro. Il sindacato critica inoltre le priorità della spesa pubblica, chiedendo di destinare maggiori risorse al recupero dei salari e al miglioramento delle condizioni di vita.
Le richieste di USB: aumenti salariali e riduzione del costo della vita
Tra le principali rivendicazioni della mobilitazione figurano aumenti salariali, ripristino della scala mobile, blocco dei prezzi dei beni essenziali e riduzione dell’Iva sui consumi fondamentali. La scala mobile era un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione, progressivamente superato attraverso gli interventi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. La richiesta di ripristinarla riapre il confronto sugli strumenti con cui proteggere i salari dalla perdita di potere d’acquisto.
Le altre proposte puntano a intervenire sia sulle entrate sia sulle spese delle famiglie. Da una parte, aumentare le retribuzioni dovrebbe rafforzare il reddito disponibile; dall’altra, contenere il prezzo dei beni essenziali e ridurre l’Iva potrebbe alleggerire il costo dei consumi quotidiani. L’eventuale applicazione di queste misure richiederebbe comunque valutazioni sugli effetti per i conti pubblici, le imprese e i prezzi. Si tratta di proposte avanzate dal sindacato nell’ambito di un confronto più ampio sulle politiche salariali e sulla distribuzione del reddito.
Sciopero treni 29 e 30 ottobre, gli orari e i collegamenti a rischio
Una delle principali conseguenze pratiche della mobilitazione riguarda il trasporto ferroviario. Nell’ambito dello sciopero USB, l’astensione del personale è programmata dalle 21:00 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre 2026.
La fascia comprende i collegamenti notturni e gran parte dei servizi del venerdì. In caso di adesione, potrebbero verificarsi cancellazioni, ritardi e variazioni alla circolazione, con conseguenze per pendolari e viaggiatori a media e lunga percorrenza.
Per il trasporto ferroviario regionale, nei giorni feriali sono previste fasce di garanzia generalmente comprese tra le 6:00 e le 9:00 e tra le 18:00 e le 21:00. La presenza di queste finestre, tuttavia, non significa che tutti i treni programmati debbano necessariamente circolare: i collegamenti effettivamente garantiti sono individuati dalle imprese ferroviarie secondo la normativa applicabile.
Per i servizi a lunga percorrenza valgono inoltre specifiche disposizioni sui collegamenti da assicurare. Prima di partire sarà quindi opportuno controllare gli aggiornamenti di Trenitalia, Italo e degli altri operatori interessati, verificando il numero del treno e l’eventuale presenza negli elenchi ufficiali dei servizi garantiti.
Autobus, metropolitane e voli: attenzione alle singole proclamazioni
Per il trasporto pubblico locale non è possibile indicare un unico orario valido su tutto il territorio nazionale. Le fasce di garanzia di autobus, tram e metropolitane dipendono dalle disposizioni applicabili alle singole aziende e dai rispettivi accordi territoriali.
Inoltre, l’esclusione del trasporto pubblico locale prevista dalla proclamazione USI-CIT non può essere automaticamente estesa allo sciopero USB. Per sapere se i mezzi urbani saranno interessati occorre quindi consultare le comunicazioni delle aziende locali e verificare eventuali aggiornamenti. Anche per il trasporto aereo è necessario distinguere tra le diverse iniziative sindacali. La presenza di una proclamazione relativa a una categoria aeroportuale non implica necessariamente una sospensione generalizzata dei voli. L’operatività dei collegamenti dipenderà dalle regole applicabili, dalle eventuali franchigie previste e dalle comunicazioni di ENAC e delle compagnie aeree.
Per le autostrade, la proclamazione USB indica l’inizio dell’astensione alle 22:00 del 29 ottobre. Anche in questo comparto devono essere rispettate le disposizioni previste per garantire le attività indispensabili.
Scuola e sanità, quali disagi aspettarsi
Il comparto dell’istruzione rientra tra quelli interessati dalla mobilitazione. L’eventuale adesione di insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario potrebbe comportare cambiamenti nell’organizzazione delle lezioni, nell’accoglienza degli alunni e nello svolgimento delle attività scolastiche. Non è prevista automaticamente la chiusura di tutte le scuole italiane. Le conseguenze dipenderanno dal numero di adesioni e dalla possibilità di garantire i servizi necessari. Le famiglie dovranno quindi fare riferimento agli avvisi pubblicati dai singoli istituti.
Anche la sanità pubblica è coinvolta. La protesta potrebbe incidere sulle prestazioni programmate, sugli ambulatori e su alcune attività non urgenti. Restano comunque in vigore le disposizioni che tutelano i servizi essenziali, comprese le prestazioni di emergenza e urgenza. Per gli appuntamenti già fissati, il consiglio è verificare eventuali comunicazioni dell’azienda sanitaria o della struttura ospedaliera di riferimento prima di recarsi sul posto.
Uffici pubblici, Comuni e Vigili del Fuoco
Lo sciopero potrebbe interessare anche le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, con possibili rallentamenti negli sportelli e nelle attività amministrative. Non è tuttavia possibile prevedere una chiusura generalizzata degli uffici: l’impatto dipenderà dalle adesioni e dalle disposizioni applicabili ai servizi essenziali.
Per i Vigili del Fuoco, le modalità indicate nelle diverse proclamazioni non coincidono necessariamente. Prima della pubblicazione delle indicazioni operative definitive è quindi importante verificare la scheda ufficiale relativa alla specifica iniziativa sindacale. Chi ha appuntamenti presso uffici pubblici o deve usufruire di servizi amministrativi dovrebbe consultare gli avvisi dell’ente interessato, così da conoscere eventuali variazioni di orario o modalità di accesso.
Goiânia está entre as 10 cidades com mais estudantes aprovados na primeira fase do vestibular do Instituto Tecnológico de Aeronáutica (ITA), um dos mais difíceis do Brasil. A capital goiana teve 21 candidatos classificados para a segunda etapa, posicionando-a em oitavo lugar entre as 25 cidades onde a prova foi aplicada, nesta quarta-feira (21/10). O número se refere àqueles que fizeram o vestibular na cidade, não significando que sejam moradores dela.
No total, o vestibular do ITA teve 9.531 inscritos. Desse total, 1.119 não compareceram. Dos 8.412 que fizeram a prova na primeira fase, apenas 792 se classificaram para a segunda. O ranking das cidades com as maiores quantidades de aprovados foi: Fortaleza (281), São José dos Campos (150), São Paulo (84), Rio de Janeiro (58), Brasília (56), Recife (27), Belo Horizonte (23), Goiânia (21), Curitiba (15) e Salvador (12).
Sobre o desempenho regional, no Centro-Oeste o número de aprovados de Goiânia ficou abaixo apenas do de Brasília, embora o número de inscritos na capital federal tenha sido 47% maior. Nenhum dos 108 estudantes que se inscreveram para fazer o exame em Campo Grande e dos 75 de Cuiabá foram classificados para a segunda fase. Em relação à quantidade de inscritos, Goiânia foi a 12ª cidade com o maior número, com 284 candidatos.
A prova da primeira fase foi realizada no dia 27 de setembro e incluiu questões de múltipla escolha de Matemática, Física, Química e Inglês. A segunda fase está sendo aplicada desde terça-feira (20/10) até a próxima sexta-feira (23/10), abrangendo questões dissertativas de matemática, química, física e português, cada uma avaliada em um dia.
O ITA oferece vários cursos de Engenharia. Segundo o instituto, neste ano os mais pesquisados pelos estudantes, como primeira opção, foram: Engenharia Aeroespacial (33,6%), Engenharia de Computação (26,3%), Engenharia Aeronáutica (18,5%), Engenharia Mecânica-Aeronáutica (9,9%), Engenharia Eletrônica (5,7%), Engenharia Civil-Aeronáutica (3,3%), Engenharia de Energia (2,5%) e Engenharia de Sistemas (2,2%).
De acordo com o ITA, 70% dos candidatos são oriundos de colégios particulares; 19% de estaduais; 11% de estaduais e 1% de municipais. De todos os inscritos, 35% fizeram cursos preparatórios para o exame.
Cerca de 500 mil pessoas foram às ruas em protestos na França nos últimos dias, em atos que começaram pedindo reformas no sistema educacional e evoluíram para reivindicações sociais mais amplas, que já influenciam outros países da Europa.
Os protestos começaram em setembro, quando estudantes bloquearam o acesso a uma escola na região de Paris para exigir mais recursos para a educação. Rapidamente, alunos de outras escolas aderiram, e as manifestações se espalharam pelo país, reivindicando mais professores, mais recursos e a melhora da estrutura dos prédios. A demanda escalou, e se transformou na manifestação de uma insatisfação generalizada com o alto custo de vida, a queda na qualidade dos serviços públicos e com o governo.
O governo tem falado em atos de violência, depredação de patrimônio e incêndios. As autoridades francesas detiveram mais de 6,8 mil pessoas – mais de 5 mil menores de idade.
As manifestações inspiraram levantes na Itália, Albânia e Portugal.
Na Grécia, os estudantes reclamam do custo de vida e do aumento de mensalidades e taxas. Na Espanha, professores exigem melhores salários. Na Albânia, estudantes protestam contra as condições nas universidades, os custos do ensino superior e a falta de apoio financeiro. Em Portugal, a demanda é também por custos mais baixos de taxas nas universidades.
Na Argentina, milhares de estudantes e professores foram às ruas na última quinta-feira, 15 de outubro, em protesto contra o governo de Javier Milei.
Essa onda de protestos também tem sua contrapartida no Brasil. “Estamos na rua contra a extrema direita e, sobretudo, contra o que ela representa de retrocesso no nosso país” me disse em entrevista no último Pauta Pública o vice-presidente da União Nacional dos Estudantes, Gutemberg Rodrigues, sobre os atos e assembleias que têm sido organizados de forma espontânea por todo o país desde o dia 5 de outubro, sobretudo em apoio à reeleição de Lula, e que têm levado milhares de pessoas às ruas.
É sempre muito bonito ver os estudantes ocuparem os espaços públicos, e o Brasil tem momentos históricos importantes nesse sentido – seja na época da ditadura militar, com a Passeata dos Cem Mil em 1968, o movimento pelo Passe Livre em 2013, ou quando os secundaristas ocuparam as escolas de São Paulo em 2015.
Neste momento, em que tanto está em jogo no futuro do país dependendo do resultado das eleições que acontecem em poucos dias, e que ouvimos apenas que a juventude tem se radicalizado à direita, que há uma apatia na GenZ, que o elo de rebeldia com a esquerda se desfez e que não há mais pensamento crítico ou pautas coletivas, esse levante jovem no mundo é um alívio para nossos corações cansados.
Que esse levante dos estudantes, no Brasil e pelo mundo, nos sirva de inspiração e nos dê energia nestes poucos dias que faltam para o segundo turno, em que nossas cabeças estão cheias, nossos corações estão pesados e parece que a energia vai acabar a qualquer momento.
Mas que nos inspire também para além destas eleições, porque a luta não acaba com a apuração de votos, seja qual for o resultado.
Tem aquela frase bonita que o artista mexicano Enrique Cedillo criou para o Partido Comunista Mexicano e que eu gosto de lembrar sempre: “Que a injustiça não te entristeça, que te radicalize”.
O Departamento de Estado dos Estados Unidos ordenou que alguns diplomatas e seus familiares deixem suas missões na Arábia Saudita, informaram autoridades norte-americanas à Reuters.
Além disso, o governo de Donald Trump planeja retirar familiares de várias outras missões norte-americanas no Golfo Pérsico, ainda de acordo com as fontes.
O porta-voz do Departamento de Estado, Tommy Pigott, afirmou em uma postagem no X que o departamento ordenou a saída de “funcionários não essenciais do governo dos EUA e seus familiares apenas na Arábia Saudita”, em meio aos ataques dos Houthis, um grupo apoiado pelo Irã, do Iêmen contra alvos civis no país.
O governo Trump havia enviado de volta alguns integrantes do corpo diplomático à região nos últimos meses, depois que muitos haviam sido retirados quando o Irã lançou ataques de retaliação contra instalações norte-americanas após o início da guerra dos EUA e de Israel contra o Irã, no final de fevereiro.
“Os Houthis, apoiados pelo Irã, têm se envolvido cada vez mais em hostilidades contra a Arábia Saudita, incluindo ataques a aeroportos civis e outras infraestruturas críticas, resultando em vítimas civis e graves interrupções nas viagens”, justificou Pigott.
Quatro autoridades norte-americanas disseram à Reuters que as missões dos EUA em outros países do Golfo Pérsico também estariam ordenando que familiares deixassem o local.
Pigott não se pronunciou sobre mudanças em outras missões fora da Arábia Saudita.
A embaixada dos EUA em Riade emitiu um alerta de segurança nesta quarta-feira (21) sobre possíveis novos ataques dos houthis à Arábia Saudita, após recentes ataques mortais, incluindo um ao aeroporto de Riade.
Emmanuel Macron viajou até à Arábia Saudita para uma visita não anunciada onde garantiu um fornecimento adicional de 200 mil toneladas mensais proveniente dos Emirados Árabes Unidos.
A2A rafforza la propria presenza in Calabria, dove nel 2025 ha generato circa 45 milioni di euro di valore economico, con una crescita del 14% rispetto all’anno precedente. È uno dei dati contenuti nella quinta edizione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale della Calabria, presentato oggi a Catanzaro dal presidente di A2A Roberto Tasca e dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini.
Il documento fotografa le performance ambientali, economiche e sociali del Gruppo sul territorio nel 2025 e fa il punto sugli investimenti previsti nei prossimi anni. Alla presentazione è seguito un confronto sulle prospettive dello sviluppo sostenibile e sulle principali sfide sociali del territorio, con la partecipazione del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e dell’amministratore delegato di Amarelli Srl Fortunato Amarelli.
“Contribuire allo sviluppo dei territori significa saper ascoltare e sostenere imprese e comunità locali”, ha spiegato Roberto Tasca, sottolineando come il confronto con gli stakeholder rappresenti per il Gruppo uno strumento per costruire progetti capaci di generare valore per la collettività e per le generazioni future.
A2A, ordini alle micro e piccole imprese in crescita del 140%
La crescita del valore prodotto sul territorio si riflette anche sulla filiera locale. Nel 2025 gli ordini ai fornitori hanno raggiunto 18 milioni di euro, il 33% in più rispetto al 2024. A registrare l’incremento più significativo sono state le micro e piccole imprese con meno di 50 dipendenti, alle quali sono stati affidati ordini per 16,8 milioni di euro, in aumento del 140% rispetto all’anno precedente. “La Calabria occupa un ruolo strategico per A2A”, ha dichiarato Renato Mazzoncini, ricordando che il Piano Industriale al 2035 prevede nella regione circa 400 milioni di euro di investimenti, con oltre 140 milioni destinati al polo di economia circolare di Crotone.
Quasi 20 milioni investiti in impianti e infrastrutture
Nel corso del 2025 A2A ha investito in Calabria 19,4 milioni di euro per impianti e infrastrutture legati alla transizione ecologica. Di questi, 12 milioni di euro sono stati destinati alla manutenzione straordinaria degli impianti idroelettrici e allo sviluppo delle rinnovabili, mentre altri 7 milioni hanno riguardato gli interventi nel polo di economia circolare di Crotone.
La presenza del Gruppo nella regione comprende oggi la generazione e vendita di energia, il trattamento e la termovalorizzazione dei rifiuti, l’illuminazione pubblica e i servizi per le smart city. Nel 2025 si è aggiunto anche il ciclo idrico integrato attraverso Novito Acque, con la gestione operativa di impianti di depurazione e reti fognarie in sette Comuni della Locride, per circa 50mila abitanti serviti. È stato inoltre avviato lo sviluppo dei servizi per la mobilità elettrica.
Idroelettrico, prodotti 415 GWh di energia
Un ruolo centrale è svolto dal nucleo idroelettrico di A2A, che in Calabria conta 10 centrali per 563,2 MW di potenza installata. Nel 2025 gli impianti hanno prodotto 415 GWh di energia, evitando l’emissione di circa 177mila tonnellate di CO₂. Sul fronte dell’innovazione prosegue la sperimentazione di Teti, il robot subacqueo sviluppato per rimuovere i sedimenti dagli invasi senza doverli svuotare. Dopo la presentazione alla Diga di Cancano, in Valtellina, la tecnologia viene ora valutata per una possibile applicazione anche agli altri nuclei idroelettrici del Gruppo.
In Calabria sono state inoltre utilizzate telecamere LiDAR per la ricostruzione digitale degli asset. Prosegue anche il progetto di Apicoltura Urbana presso le dighe di Poverella e Passante, dove circa 240mila api vengono impiegate per il biomonitoraggio ambientale.
Rinnovabili, nuovi impianti per oltre 260 MW
A2A punta anche sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Nel 2025 è stata ottenuta l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico da 8 MW a Cutro, mentre nel 2026 è arrivato il via libera per un secondo impianto della stessa potenza nello stesso Comune. Sono inoltre allo studio tre impianti agrivoltaici per oltre 260 MW complessivi nelle province di Crotone e Cosenza. Avviati anche gli iter autorizzativi per un sistema di accumulo BESS da 95 MW a Maida e per un impianto eolico da 24 MW in provincia di Cosenza.
“L’innovazione è una leva per una gestione degli impianti più efficiente e sostenibile”, ha sottolineato Mazzoncini, evidenziando in particolare il potenziale delle nuove tecnologie applicate alla produzione idroelettrica.
Crotone, il termovalorizzatore tratta 33mila tonnellate di rifiuti
Nel polo di economia circolare di Crotone, il termovalorizzatore ha trattato nel 2025 circa 33mila tonnellate di rifiuti, producendo 6,5 GWh di energia elettrica netta, equivalente al fabbisogno di circa 2.400 famiglie. Nel sito sono in corso diversi interventi di ammodernamento, tra cui quelli sull’impianto di trattamento dei liquidi, la realizzazione dell’area di pre-trattamento per l’impianto di inertizzazione e l’ampliamento della rete di aspirazione. L’obiettivo è migliorare ulteriormente il sistema di abbattimento delle emissioni. Nel complesso, il Piano Industriale di A2A prevede oltre 140 milioni di euro di investimenti nel polo di Crotone.
Formazione, circa 10mila studenti e docenti coinvolti
La transizione ecologica passa anche dalle competenze. Nel 2025 il personale operativo degli impianti idroelettrici calabresi è stato coinvolto in percorsi di upskilling, con attività dedicate sia agli aspetti tecnici sia alla digitalizzazione e all’utilizzo di strumenti avanzati. Parallelamente, A2A ha rafforzato le iniziative rivolte alle nuove generazioni. Sono stati circa 10mila tra studenti e docenti a partecipare ai progetti educativi realizzati sul territorio. Tra le iniziative figura “Futuro in Circolo”, giunta alla terza edizione e dedicata alla biodiversità, oltre alla formazione scuola-lavoro: un percorso online di 40 ore dedicato ai temi dell’energia, della sostenibilità e dell’orientamento al mondo del lavoro.
Banco dell’Energia, oltre 200 famiglie sostenute
L’impegno sul territorio riguarda anche il contrasto alla povertà energetica. Nel 2025, attraverso i progetti del Banco dell’Energia, sono stati stanziati in Calabria oltre 100mila euro per sostenere più di 200 famiglie in condizioni di vulnerabilità. Gli interventi hanno riguardato il pagamento delle bollette, l’efficientamento energetico e le attività di educazione a un utilizzo consapevole dell’energia.
“Alla nostra presenza industriale affianchiamo un impegno concreto verso le persone, con iniziative di formazione e inclusione”, ha spiegato Tasca. Per il presidente di A2A, il lavoro con gli studenti e quello a sostegno delle famiglie fragili rappresentano due ambiti distinti ma complementari, all’interno di una transizione ecologica che deve tenere conto anche della dimensione sociale.
A2A, in Calabria una nuova tappa del programma di engagement
La presentazione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale rientra nel programma di Forum Multistakeholder di A2A “Transizione giusta: un’impresa comune”, che nel 2026 prevede 15 tappe in tutta Italia. Dieci appuntamenti sono dedicati al rafforzamento della competitività delle PMI, in collaborazione con TEHA e con le associazioni territoriali di Confindustria. In Calabria la presentazione del Bilancio è stata preceduta da un tavolo di lavoro sulle sfide sociali che frenano la competitività delle imprese e sulle possibili soluzioni per trasformare la sostenibilità in una leva strategica.
Quattro forum sono invece dedicati alle giovani generazioni, con l’obiettivo di favorire il confronto intergenerazionale. Un ulteriore incontro è stato dedicato alla biodiversità, per raccogliere il punto di vista degli stakeholder locali nella definizione del Piano d’Azione Biodiversità e Natura del Gruppo. Dopo le tappe di Mantova, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Bergamo, Puglia, Brescia, Cremona, Valtellina-Valchiavenna, Milano e Calabria, il programma proseguirà con gli appuntamenti in Campania, Liguria, Monza e Brianza, Sicilia e Abruzzo.
Il governo punta a far rimuovere i presidi degli autotrasportatori che stanno rallentando il trasporto delle merci nel Mezzogiorno. A ribadirlo è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un question time alla Camera, annunciando che il Viminale sta procedendo all’identificazione dei camionisti coinvolti nei blocchi.
Secondo Urso, impedire il passaggio dei soli camion, consentendo invece alle automobili di circolare, può configurare un blocco stradale con conseguenze penali, comprese quelle detentive. Il ministro ha inoltre riferito che le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno chiesto al governo di intervenire per rimuovere i presidi.
Nel frattempo, si moltiplicano le segnalazioni di episodi di intimidazione. Alcuni camionisti denunciano pneumatici tagliati e copertoni collocati al centro della carreggiata per costringere i mezzi a fermarsi. Altri sostengono di essere stati obbligati a interrompere i viaggi.
Organizzazioni autotrasportatori chiedono la rimozione dei blocchi
Urso ha spiegato che le misure annunciate il giorno precedente sono state accolte positivamente dalle associazioni di categoria, che hanno dichiarato sospese le proteste. Restano tuttavia alcuni presidi e blocchi sporadici. Le stesse organizzazioni degli autotrasportatori, attraverso un comunicato congiunto, hanno chiesto di rimuoverli, sostenendo che non sia più giustificato paralizzare il Paese dopo la ripresa del dialogo con il governo, giudicata positiva. Alla richiesta di ripristinare la circolazione si sono unite anche le associazioni industriali del Mezzogiorno e quelle dei consumatori.
Salvini: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”
Le proteste continuano nonostante le risorse annunciate dall’esecutivo per sostenere il settore, colpito dall’aumento dei costi del carburante. Il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che i primi pagamenti degli aiuti sono partiti il 21 ottobre, mentre ulteriori interventi saranno inseriti in un decreto legge. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di oltre un miliardo di euro di risorse complessive, destinate sia a compensare i maggiori costi del gasolio sia a incentivare il rinnovo dei veicoli. “Abbiamo sbloccato un miliardo di euro di risorse e da oggi partono i pagamenti per duemila aziende al giorno: soldi veri, veloci”, ha dichiarato, aggiungendo che il governo è disponibile a discutere anche l’introduzione di un tetto al prezzo del gasolio.
Salvini ha però escluso qualsiasi tolleranza nei confronti di eventuali comportamenti criminali: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”.
Disagi negli aeroporti e scaffali vuoi nei supermercati
Le conseguenze della protesta degli autotrasportatori si fanno sentire al Sud, dove le difficoltà nei trasporti stanno coinvolgendo sia il settore aereo sia la distribuzione dei beni di prima necessità.
Negli scali di Crotone e Reggio Calabria le scorte di carburante per gli aerei risultano esaurite, mentre l’aeroporto di Lamezia Terme non segnala criticità e continua a garantire la normale operatività. La situazione è stata comunicata da Enav tramite un Notam, l’avviso rivolto a piloti e personale aeronautico, che raccomanda agli equipaggi di fare rifornimento nello scalo di partenza.
I focolai della protesta si espandono e si alimentano l’uno con l’altro. Alle mobilitazioni di autotrasportatori e agricoltori,ai presidi degli studenti in decine di scuole in tutta Italia e alle manifestazioni violente nelle piazze milanesi si aggiunge il fronte di Napoli, dove è stata occupata l’università Federico II. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, scrive il Collettivo autorganizzato universitario (Cau), è stata la comunicazione arrivata agli studenti dall’Ateneo, sulla necessità di interrompere la didattica in presenza. “Scaffali vuoti nei supermercati, benzina diventata un bene di lusso, affitti triplicati, pomodori a 10 euro al chilo, trasporti pubblici fermi e oggi la Federico II scrive a tutti che da domani riparte la dad, per ‘mitigare i disagi per la comunità universitaria’”. Disagi che però, sottolineano gli studenti, “non iniziano oggi e non sono il frutto di una situazione straordinaria, ma il prodotto di precise scelte politiche: il definanziamento dell’università pubblica a favore della guerra, con almeno quattro miliardi di euro alle armi nella prossima finanziaria”. Così, proseguono, “il diritto allo studio diventa un privilegio in città mangiate dalla speculazione dei grandi privati. In un Paese dove i salari sono fermi da trent’anni e dove tutto costa sempre di più, persino il pane”.
L’occupazione per il momento coinvolge la sede di porta di Massa della Federico II ed è gestita dal Cau e da Ecologia politica Napoli (Ecopol). Tutte le attività sono state interrotte e all’ingresso è stato esposto lo striscione che dice: “Per una vita degna, per una vita bella: Federico II occupata verso lo sciopero generale del 30 ottobre”. Gli studenti annunciano per domani una conferenza stampa a porta di Massa. “Sappiamo cosa vogliamo, sappiamo come prendercelo e sappiamo chi sono i responsabili – proseguono -. Siamo una generazione che cresce nella mobilitazione ed è sempre più consapevole della propria forza. Mandiamo a casa il governo Meloni: contro il carovita, per una vita degna, per una vita bella, per tutti”.
Poche ore prima era arrivata la comunicazione da parte dell’università: dal 22 ottobre, per limitare eventuali disagi e difficoltà per il raggiungimento delle sedi a causa delle agitazioni e per le difficoltà di approvvigionamento di carburante, la didattica sarà a distanza, per tutte le lezioni e le attività formative. Le attività didattiche proseguiranno online secondo gli orari già previsti dai calendari. Le attività che richiedono necessariamente la presenza, come laboratori, tirocini e altre esercitazioni pratiche, saranno disciplinate dai presidenti delle Scuole in base alle specifiche esigenze dei singoli corsi di studio. Per quanto riguarda gli esami programmati potranno invece svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e la disponibilità dei docenti, e per gli studenti impossibilitati a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte, in tempi rapidi, sedute straordinarie di recupero, con modalità e date che verranno comunicate successivamente. Le sedute di laurea già calendarizzate si svolgeranno regolarmente in presenza. Le misure resteranno in vigore fino a nuove disposizioni. L’Ateneo – in una nota – spiega che continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione “con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività universitarie, riducendo al minimo i disagi per studenti e personale”.
L’Università Federico II di Napoli passa alle lezioni a distanza da giovedì 22 ottobre 2026 e fino a nuova comunicazione. La decisione è legata alle agitazioni in corso e alle difficoltà di approvvigionamento del carburante, che rischiano di compromettere gli spostamenti di studenti e personale universitario.
Le lezioni e le attività formative ordinarie proseguiranno online, rispettando gli orari già stabiliti dai calendari accademici. L’obiettivo è garantire la continuità della didattica e limitare i disagi provocati dalla situazione, senza interrompere il regolare svolgimento dell’anno universitario.
Esami e lauree, cosa cambia
Il passaggio alla modalità online non riguarda necessariamente tutte le attività universitarie. Gli esami di profitto già programmati potranno infatti svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e con la disponibilità dei docenti.
Per gli studenti che non riusciranno a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte sedute straordinarie di recupero. Le date e le modalità saranno comunicate successivamente dall’Ateneo, così da consentire agli interessati di sostenere gli esami senza essere penalizzati dalle difficoltà negli spostamenti.
Le sedute di laurea già inserite in calendario, invece, si svolgeranno regolarmente in presenza. Una scelta che permette di mantenere gli appuntamenti già fissati, nonostante le misure straordinarie adottate per le lezioni ordinarie.
Laboratori e tirocini, le regole per le attività in presenza
Una disciplina specifica è prevista per le attività formative che non possono essere svolte interamente online. È il caso dei laboratori, dei tirocini e delle esercitazioni pratiche, per i quali la presenza fisica può risultare indispensabile. In queste situazioni saranno i presidenti delle Scuole universitarie a definire le modalità di svolgimento, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli corsi di studio e delle esigenze organizzative. Le indicazioni potranno quindi variare in base al tipo di attività e alle necessità formative degli studenti.
Nel bel mezzo degli scioperi generali, la misura adottata dalla Federico II rappresenta una risposta temporanea alle difficoltà legate alle agitazioni e alla disponibilità di carburante. L’Università continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti sulle modalità di svolgimento delle attività accademiche.
Per studenti e docenti sarà quindi importante consultare gli avvisi ufficiali dell’Ateneo, soprattutto per verificare eventuali cambiamenti relativi agli esami, alle attività pratiche e agli appuntamenti già programmati. Al momento, il provvedimento resterà in vigore fino a nuove disposizioni. La ripresa delle lezioni in presenza dipenderà dall’evoluzione delle condizioni che hanno reso necessario il ricorso alla didattica a distanza.
O presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, elogiou que os países da América do Sul estejam se voltando à direita após um período “pendendo fortemente à esquerda”.
“A América do Sul está se tornando um lugar completamente diferente e prosperando”, disse o republicano em um encontro com jornalistas no Salão Oval da Casa Branca nesta terça-feira (20).
Ele foi perguntado se apoiaria a candidata de direita à presidência da França Marine Le Pen, mas tangenciou para o continente ao mencionar a vitória de aliados na América Latina.
“Se vocês observarem o que está acontecendo na América do Sul, não vão acreditar. Em um curto período, os países estão se tornando extremamente conservadores, de uma maneira muito positiva, em muitos aspectos.”
Segundo Trump, todos os candidatos apoiados por ele foram eleitos. Ele citou o novo presidente da Colômbia, Abelardo de La Espriella. “Vocês sabem que o chamam de El Tigre por um motivo, certo? Porque ele é durão. Sempre foi um grande apoiador meu. Eu não o conhecia, mas gostei dele.”
Além do colombiano, políticos alinhados ideologicamente ao governo Trump venceram as eleições em locais como Chile e Peru.
O presidente americano não citou outros países, como o Brasil. O governo americano tem tido cautela em comentários públicos sobre as eleições brasileiras, e seus membros têm evitado declarar apoio ao senador Flávio Bolsonaro (PL), segundo a imprensa internacional.
Trump afirmou na quinta-feira (1º), antes do primeiro turno, que a eleição no Brasil é “muito importante” e que acompanha seu andamento de perto. “O Brasil é um país muito importante, um grande país, as pessoas no Brasil são fantásticas, é uma eleição muito importante.”
O Departamento de Estado, chefiado por ele, chegou a dizer que apoia “o direito do povo brasileiro a um processo eleitoral livre e justo” em resposta a acusações de interferência no pleito.
A declaração foi feita em resposta a uma carta de congressistas, de 24 de setembro, direcionada a Rubio, na qual os políticos questionavam, por exemplo, se o país reconhecerá o resultado da votação presidencial brasileira.
“Continuaremos interagindo com o povo brasileiro, o setor privado e o governo eleito para promover a segurança, o comércio recíproco, os investimentos e a prosperidade em ambos os países”, pontuou o Departamento de Estado no documento assinado por Katherine Bowles, secretária-assistente do Departamento de Assuntos Legislativos.
*Com informações de Mariana Janjácomo e Tiago Tortella, da CNN Brasil
Mario Draghi richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche dei giovani europei, collegando le proteste degli ultimi giorni alla mancanza di crescita e alle disuguaglianze tra generazioni. L’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano è intervenuto durante una conferenza di Citadel Securities, rispondendo alle domande della giornalista di Bloomberg Lisa Abramowicz. Secondo Mario Draghi, alla base delle proteste che hanno interessato diverse città europee c’è una difficoltà strutturale legata alle prospettive economiche delle nuove generazioni.
Draghi sulle proteste dei giovani: “Aspettative bloccate”
L’ex premier ha parlato di “aspettative bloccate”, spiegando che molti giovani “hanno la sensazione che nessuno li ascolti”. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di trovare un’occupazione stabile, migliorare la propria condizione economica e affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro.
“La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla”, ha dichiarato Draghi. L’ex presidente della Bce ha sottolineato che i giovani “faticano a trovare un impiego” e devono confrontarsi con “una società in rapidissima trasformazione tecnologica”. La mancanza di prospettive economiche, secondo Draghi, “genera ansia” e contribuisce ad alimentare il malcontento sociale.
La stagnazione economica in Europa
Nel corso dell’intervista Mario Draghi ha individuato nella stagnazione economica uno dei principali problemi strutturali dell’Unione europea. “Tutta l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di crescita che manca”, ha affermato. Nonostante alcune revisioni al rialzo delle previsioni economiche, l’ex premier ritiene che il continente continui a confrontarsi con le difficoltà di “una società ricca, certamente, anziana e che non cresce”.
La crescita insufficiente rischia di accentuare le differenze tra chi occupa già una posizione lavorativa consolidata e chi cerca di entrare nel mercato del lavoro. “Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani”, ha spiegato Draghi.
Riferendosi alle manifestazioni e agli scontri registrati a Parigi e Milano, l’ex premier ha precisato che la violenza “va condannata in ogni circostanza”. Le dinamiche politiche e gli episodi di disordine rappresentano, nella sua analisi, fattori che amplificano un problema economico e sociale già presente.
Le due condizioni necessarie per un intervento della Bce
Nell’analisi di Mario Draghi sono due gli elementi principali che potrebbero rendere necessario un intervento della Banca centrale europea. Il primo riguarda il contagio finanziario, ossia la diffusione della crisi di un Paese agli altri Stati dell’area euro. “Francamente, non vediamo un contagio sostanziale in Europa”, ha dichiarato, precisando che l’aumento dei rendimenti registrato in diversi mercati è diverso dalla situazione osservata durante le precedenti crisi finanziarie.
Il secondo elemento riguarda il funzionamento del credito e la capacità delle decisioni della Bce di raggiungere famiglie e imprese attraverso il sistema bancario. Un intervento potrebbe diventare necessario in presenza di difficoltà nei mercati del credito o di problemi nella trasmissione della politica monetaria. Secondo Mario Draghi, questi segnali attualmente non emergono. Anzi, “gli ultimi dati mostrano che i prestiti bancari sono aumentati”.
Misturar alimentos e frutas no liquidificador pode gerar combinações nutritivas e com muitos benefícios para a saúde. No caso da beterraba e do limão, alimentos que já possuem qualidades nutricionais se consumidos sozinhos, formam uma dupla poderosa quando misturados.
Abeterraba combina fibras que são boas para a digestão, nutrientes e compostos com ação antioxidante e anti-inflamatória, como nitratos, convertidos em óxido nítrico pelo organismo. Já o limão é uma fruta rica em fibras e vitaminas, além de promover a saúde cardiovascular e fortalecer a resposta imunológica contra infecções e doenças.
De acordo com um vídeo da nutricionista Helma Veloso, esses alimentos são ricos em nitrato, melhoram a circulação sanguínea e diminuem a retenção de líquidos no organismo. A combinação gera efeitos anti-inflamatórios, possui baixa carga glicêmica, melhora a performance ao realizar exercícios físicos e diminui a inflamação de quem sofre com lipedema.
Para preparar a receita, basta misturar 50g de beterraba crua, 1/2 limão e água no liquidificador. A profissional aconselha adicionar adoçante e 3g de creatina caso o suco seja consumido antes do treino.
Di notte erano in quattro. Trentasei posti letto, dodici dei quali ad alta intensità, e quattro infermieri a coprirli. L’operatore socio-sanitario, nel turno notturno, non c’era mai: a lavare i pazienti, rifare i letti, gestire sacche e drenaggi erano loro. Non per un’emergenza, non ogni tanto: “In modo costante e sistematico“, scrive il giudice. Siamo alla Cardiologia 1-2 del Niguarda di Milano, e questa non è la denuncia di un sindacato: è la sentenza 4493 del 2026, depositata il 30 settembre dal giudice del lavoro Luigi Pazienza, che condanna l’Azienda socio-sanitaria territoriale Grande Ospedale Metropolitano Niguarda. Nove infermieri hanno fatto causa, nove hanno vinto.
La fotografia del reparto sta a pagina 5: trentasei posti letto, dodici ad alta intensità, e “a dispetto di tale impianto strutturale” una presenza ordinaria di “circa cinque infermieri al mattino e quattro nei turni pomeridiani e notturni”. A confermarlo non è solo chi ha fatto causa, ma la responsabile organizzativa del personale del Dipartimento cardiovascolare, testimone portata in aula dall’azienda. La stessa che ha riconosciuto l’assenza dell’Oss (operatori socio-sanitari) di notte e ha dichiarato “di avere personalmente visto i ricorrenti occuparsi dell’igiene dei pazienti“.
Poi i turni. Il reparto adottava il “turno di decima“, una rotazione rigida: due mattine, due pomeriggi, riposo, due notti, due giorni di riposo. Sulla carta. Nella realtà “non veniva rispettata quasi mai“, ha testimoniato un’infermiera; un’altra ha riferito della soppressione sistematica del riposo prima delle notti. Le timbrature dell’intero 2024, depositate agli atti, dicono il resto: riposi saltati, “turni notturni consecutivi sino a cinque“, giorni di lavoro in fila senza stacco. I cambi arrivavano il giorno prima, per telefono o via WhatsApp, quando il contratto imporrebbe di programmare i turni entro il 20 del mese precedente.
Il resto è il catalogo di un reparto tenuto in piedi con lo sputo. Un’infermiera arrivata dal Centro Ustioni a tappare un buco in Cardiologia, priva perfino dell’accesso al portale della terapia: risultato, una delle ricorrenti si è ritrovata da sola a gestire la terapia di ventiquattro pazienti. E nei periodi peggiori, 2023 e 2024, “la formazione dei neoassunti durava appena due giorni“. Due giorni, in un reparto ad alta intensità.
La parte che brucia, però, è un’altra: l’azienda sapeva tutto. Lo dicono le segnalazioni degli eventi sentinella, quelle dei pazienti, quelle del personale. Lo dice soprattutto una mail della responsabile della comunicazione, che “riconosce espressamente che la situazione era nota alla direzione e che la carenza di personale costituiva un tema attuale”. Sapeva, e non ha fatto nulla: “Nonostante tale consapevolezza, non risultano all’attualità adottate misure adeguate”. I documenti depositati dopo l’avvio della causa provano che le stesse modalità “sono proseguite nel tempo e proseguono ancora oggi“.
Da qui la frase che vale l’intera sentenza: “La carenza di personale è stata fronteggiata attraverso il ricorso a modalità organizzative che hanno trasferito sui lavoratori una parte significativa del costo dell’organizzazione del servizio”.
Il giudice non si ferma al diritto del lavoro: arriva ai pazienti. “Dalla qualità della prestazione dell’infermiere dipende la salute di un’altra persona: una distrazione, una valutazione non adeguata o un errore dell’infermiere possono avere conseguenze anche gravi sulla salute del paziente“. E non serve che l’errore accada, perché è sempre presente “la pressione psicologica derivante dalla consapevolezza che, nonostante la stanchezza e il carico di lavoro, non è possibile abbassare il livello di attenzione”. Un sistema che si regge comprimendo i riposi e scaricando sui dipendenti le proprie carenze “produce conseguenze che non si esauriscono nella sfera individuale di questi ultimi, ma incidono anche sulle modalità di erogazione e sulla qualità del servizio“.
Poi i quattro paletti, uno dietro l’altro, che suonano come un avvertimento a tutta la sanità pubblica italiana: “La carenza organizzativa non può essere stabilmente trasferita sui lavoratori. Il diritto al riposo non può essere trattato come una variabile liberamente sacrificabile. La professionalità dell’infermiere non può diventare lo strumento ordinario per compensare la carenza di personale di supporto. La continuità del servizio sanitario non può essere garantita attraverso il sacrificio sistematico delle condizioni di lavoro degli operatori”.
Per Domenico Tambasco, avvocato giuslavorista del foro di Milano, “la sentenza segna un punto d’arrivo nella tutela della salute sul lavoro e afferma due importanti principi: in primo luogo, che la cronica carenza di organico non è una giustificazione, ma un inadempimento del datore di lavoro, e che il suo costo non può essere scaricato sugli infermieri – con riposi soppressi, turni cambiati all’ultimo e mansioni dequalificanti – né, di riflesso, sui pazienti. In secondo luogo, che il parametro con cui si misura l’efficienza di un’organizzazione non è il profitto né la performance, ma il rispetto della persona che vi lavora“.
Il verdetto è secco: la situazione in Cardiologia è “estremamente grave“. L’azienda è condannata ad adeguarsi al contratto nazionale sul numero di infermieri per turno e sul rispetto dei riposi, e a risarcire 500 euro netti al mese per il primo anno e 800 per gli anni successivi, a testa, dal gennaio 2021 al marzo 2025, più 22 mila euro di spese legali. Il passaggio da 500 a 800, annota il giudice, è giustificato dal fatto che lo stress “ha una evoluzione peggiorativa con il passare del tempo”. Più resti, più ti logora.
Il dispositivo non scrive una cifra complessiva, ma il conto si fa da sé: applicando i parametri del giudice alle nove posizioni, il risarcimento supera i 206 mila euro, ai quali vanno aggiunti i 22 mila di spese legali oltre accessori. Per un reparto solo. Moltiplicate per ogni reparto d’Italia dove si lavora così e avrete il conto vero: quello economico, quello sociale e quello del diritto alle cure che si assottiglia turno dopo turno. Il Niguarda, più che un’eccezione, è la punta dell’iceberg: è emerso soltanto perché nove persone hanno avuto il fegato di fare causa al proprio ospedale.
Tempismo perfetto. La sentenza arriva mentre gli assessori regionali alla Salute chiedono al governo 6,8 miliardi in più per il 2027, di cui 1,1 per gli infermieri, e il Documento programmatico di bilancio si ferma a 2,4 miliardi: soldi che copriranno energia, dispositivi e farmaci, non assunzioni. Intanto al Niguarda sessanta posti letto restano chiusi, perché gli infermieri non si trovano. All’ultimo concorso si sono presentati in meno di quaranta.
La morale la scrive il giudice: l’articolo 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro “non solo a predisporre strumenti idonei a garantire la tutela della salute psico-fisica dei lavoratori, ma anche a verificarne l’effettiva attuazione“. Verificare. Non fare finta di non sapere.
O Governo estima arrecadar, no próximo ano, 70.672 milhões de euros em impostos, mais 2.864 milhões (4,2%) essencialmente devido aos impostos indiretos. O IVA e o ISP são os impostos que mais contribuem para o aumento da receita com acréscimos de 1.526 milhões e 186 milhões, respetivamente. Para este ano, o nível de receita ultrapassa em 3.571 milhões o montante previsto no OE2026 que era 64.237 milhões de euros e é agora revisto para 67.808 milhões. Os impostos indiretos vão pesar 57% da receita fiscal.
De acordo com o documento, o aumento de receita em 2027 resulta da evolução positiva tanto dos impostos diretos, cujo encaixe deverá aumentar 751 milhões (2,5%), quanto dos impostos indiretos, para os quais se prevê um acréscimo de 2.113 milhões de euros (5,5%).
Só o IVA dará um contributo de 30.283 milhões, mais 5,3% (1.526 milhões) para a receita fiscal do Estado, representando 43% da variação total (no OE2026 contribuí com 41%). Segundo o Executivo, “o crescimento da receita do IVA reflete o crescimento do consumo privado nominal”.
No que respeita ao IRC, o Executivo estima que a receita fiscal, em 2027, diminua em 99 milhões, situando-se em 9.605 milhões. Menos 1%, refletindo o corte de 1 p.p. da taxa de IRC.
No IRS, a receita aumenta 3,4% para 20.385 milhões, mais 679 milhões que refletem sobretudo a evolução favorável esperada do emprego e da remuneração por trabalhador. Também este ano a receita do imposto que recai sobre as famílias deverá ficar 1.147 milhões de euros acima face ao inicialmente previsto no OE2026 (18.559 milhões), refletindo o alívio do IRS já sentido este ano as mexidas do Orçamento em vigor.
IVA, ISP e Selo representam mais de metade da receita
A receita do IVA, ISP e Selo vai contribuir com 52% da receita de impostos que irá entrar nos cofres do Estado num total de 36.564 milhões, com a grande fatia a caber ao IVA (30.283 milhões). No que respeita aos Impostos Especiais de Consumo, prevê-se que, em 2027, a receita do ISP aumente em 186 milhões de euros, o que corresponde a uma subida de 5,2% para 3.796 milhões. Este aumento decorre do crescimento esperado no consumo privado. E no Selo, a receita ascenderá a 2.485 milhões (mais 6,1%).
O Executivo estima ainda que a receita do Imposto sobre o Tabaco aumente em 139 milhões de euros (8,1%) e que a receita do Imposto sobre o álcool, as bebidas alcoólicas e as bebidas adicionadas de açúcar ou outros edulcorantes (IABA) aumente 27 milhões de euros (7,5%), atingindo 392 milhões.
Já a receita de ISV deverá ascender a 486 milhões de euros, mais 22 milhões (4,7%) que, segundo o Executivo, decorre do aumento esperado no consumo privado. No Selo, estima-se que a receita venha a crescer em 126 milhões (5,4%) para 2.485 milhões. Também no IUC se prevê um efeito positivo na receita, decorrente da evolução do mercado automóvel. São mais 23 milhões com a receita a totalizar 611 milhões.
L’ondata di proteste e gli scontri che hanno interessato soprattutto il centro di Milano per il caro vita hanno aperto il dibattito sui costi economici delle manifestazioni.
Tra vetrine infrante, arredi urbani danneggiati e giornate di chiusura precauzionale, le stime provvisorie delle associazioni di categoria parlano di danni diretti e indiretti che superano il milione di euro.
La geografia dei danni
A essere state prese di mira sono state soprattutto le vetrine e le serrande delle vie dello shopping e del Quadrilatero della moda di Milano. Un perimetro urbano caratterizzato da una forte concentrazione di boutique del lusso, flagship store di grandi maison e catene in franchising ad alto fatturato, dove i blocchi della circolazione e i disordini impattano su volumi d’affari e flussi turistici danarosi particolarmente elevati.
La reazione della politica
I disordini hanno innescato un acceso scontro politico sulla gestione dell’ordine pubblico nelle grandi città. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto con toni perentori definendo le scene di Milano inaccettabili e invocando la necessità di limitare l’uso delle piazze simbolo alle manifestazioni, chiedendo apertamente di blindare piazza Duomo per i cortei a rischio.
Sul fronte legislativo ed economico, il leader della Lega e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno ribadito la necessità di applicare con fermezza il principio chi rompe paga:
Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori.
L’obiettivo del disegno di legge è far ricadere la responsabilità civile e finanziaria dei danneggiamenti direttamente sugli autori dei reati o sulle organizzazioni dei cortei non autorizzati. Una linea che punterebbe ad accelerare le procedure di rivalsa economica, visto il reale funzionamento dei meccanismi assicurativi, ma lascia comunque aperto il problema dell’identificazione e della reale capacità finanziaria di chi è già stato individuato come responsabile.
Le prime risposte del Governo
A margine degli eventi del capoluogo lombardo, l’Esecutivo ha approvato in Consiglio dei Ministri il nuovo Decreto Sicurezza, introducendo misure stringenti e un focus specifico sul coinvolgimento dei giovanissimi nei disordini di piazza, un fenomeno commentato dalla stessa Meloni con preoccupazione:
Il più piccolo dei fermati a Milano ha 11 anni. Fa male e fa paura. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto diventi la normalità.
Tra le principali novità contenute nel testo figurano:
il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche;
l’estensione della durata del fermo preventivo fino a 24 ore, applicabile anche ai soggetti minorenni fermati con oggetti atti a offendere o travisati;
l’estensione della presunzione d’imputabilità alla fascia d’età compresa tra i 14 e i 16 anni;
l’introduzione di sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro a carico dei genitori dei minorenni comprovati autori di atti vandalici.
Chi risponde dei danni materiali e dei mancati guadagni
La copertura economica per i punti vendita e le catene retail si articola oggi su due binari principali:
i contratti stipulati dai grandi marchi internazionali con le polizze assicurative includono generalmente clausole per atti vandalici, sommosse e fermo d’attività (Business Interruption), la cui effettiva liquidazione dipende dalle franchigie e dalle perizie sui mancati incassi contabili;
l’azione di rivalsa diretta a individuare la responsabilità civile e penale dei manifestanti fermati richiede tempi processuali lunghi e presenta tassi di recupero effettivo tradizionalmente contenuti.
Proprio perché i tempi della giustizia sono quelli che sono, le associazioni di categoria stanno sollecitando l’intervento delle istituzioni locali e nazionali per valutare misure straordinarie a tutela del proprio indotto e dell’immagine commerciale della città.