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Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore”

“Non sono più disposta e a sciare con il dolore“. In poche parole Federica Brignone chiarisce la sua posizione, aprendo anche all’ipotesi del ritiro. La campionessa di sci, vincitrice di due medaglie d’oro alle ultime Olimpiadi di Milano-Cortina, non sarà al via della stagione di Coppa del Mondo a Soelden. È ancora alle prese con la riabilitazione e il ritorno in pista in questo momento resta un punto interrogativo. Ieri, mercoledì 21 ottobre, era sul red carpet della Festa del Cinema di Roma, insieme al fidanzato James Mbaye (nella foto, ndr) per presentare il documentario “Federica – L’ultima Olimpiade“.

Un film per raccontare l’impresa di Brignone, riuscita miracolosamente a rientrare per i Giochi in casa e poi a vincere due ori. I dolori dovuti all’infortunio però non sono mai passati: “Non sono più disposta e a sciare con il dolore, cioè a dover combattere contro il mio corpo, contro i segnali che mi dà il mio corpo, combattere tutti i giorni anche solo per appoggiarti a una gamba”, ha dichiarato in un’intervista a Francesca Marsaglia per Eurosport. “Quindi – ha chiarito Brignone – o starò bene o per me la mia vita da sciatrice può anche finire qua“.

Una dichiarazione forte, che chiarisce però quanto sia stato grave l’infortunio e difficile il recupero. “Sto ancora cercando qualche senso. Probabilmente avevo bisogno di una sfida nuova, ancora più impossibile, perché avevo raggiunto o passato tutte le sfide che avevo in testa. Però così è stato un po’ ‘too much‘, nel senso così grave. Non ho ancora capito il perché e non so se lo capirò mai”, ha detto Brignone all’Ansa. La speranza di vederla di nuovo in pista è ancora presente, ma non è l’unica ipotesi possibile.

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Trump attacca LeBron James: “Non vale nulla, è una vergogna totale. Dovrebbe chiedere scusa”. Che cosa è successo

Donald Trump torna ad attaccare LeBron James. Il rapporto tra il presidente Usa e la star della Nba è sempre stato a dir poco teso. Questa volta Trump ha criticato James sul suo social Truth: “È una vergogna. Dovrebbe chiedere scusa”. Il motivo? Il comportamento del cestista durante l’inno nazionale americano suonato prima del match al Madison Square Garden tra i New York Knicks e Philadelphia 76ers, poi vinta dai Sixers 106 a 100, con James che ha messo a segno 14 punti.

Un video mostra LeBron James che durante l’inno prima sembra mimare con le mani il gesto del golf e poi un tiro a canestro. Trump ha subito colto l’occasione per attaccarlo: “Mentre ascolta il nostro inno nazionale, LeBron James manca di rispetto al nostro Paese”, ha scritto. Per poi insultare: “L’ho detto fin dall’inizio: non vale nulla, è una vergogna totale. LeBron James dovrebbe chiedere scusa a tutti quei grandi guerrieri ed eroi americani che sono morti per la bandiera americana e per tutto ciò che il nostro Paese rappresenta”.

LeBron James già dieci anni fa fu tra le prime star dello sport americano a criticare Trump, durante la campagna elettorale, in particolare per le sue frasi sulle donne e poi per aver fatto tornare “di moda” l’odio in America. Nel 2017 difese la scelta di Stephen Curry di rifiutare l’invito di Trump, scrivendo: “Andare alla Casa Bianca era un grande onore finché non sei arrivato tu”. Nel 2018 arrivò il primo affondo di Trump, che dopo un’intervista di James commentò: “”Lo hanno fatto sembrare intelligente, non facile”. L’ostilità è proseguita anche nel secondo mandato: il 24 luglio scorso, rispondendo a una domanda sul confronto tra James e Jordan, Trump ha definito LeBron “razzista“.

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Scontri Milano, suor Anna Alfieri: “Se la politica vive di insulti, perché ci stupiamo delle violenze? Ecco come fermare la spirale”

Scontri a Milano, suor Anna Alfieri: “Per fermare la spirale della violenza stop al telefono ai giovani e più ‘no’. Famiglia e scuola tornino alleate”

Ricostruire l’alleanza tra scuola e famiglia, limitare lo smartphone nell’infanzia e nell’adolescenza, tornare a parlare di doveri e imparare a dire di no. Lo dice ad Affaritaliani suor Anna Monia Alfieri – esperta di politiche scolastiche – sugli scontri che hanno devastato Milano. L’intervista.

Proteste a Milano, giovani che scendono in piazza e devastano i centri. Che cosa spinge questi ragazzi a fare gesti simili? Non si sentono davvero ascoltati? 

Io non credo che i fatti accaduti a Milano e in altre città siano legati alla mancanza di ascolto dei giovani da parte delle Istituzioni. Chiaramente, la politica tenuta negli ultimi decenni nei confronti degli stranieri – spesso ridotta alla semplice accoglienza al momento dell’arrivo nel nostro Paese, senza poi pensare e progettare una reale integrazione – ha certamente determinato squilibri nel tessuto sociale delle nostre città. Tuttavia, accanto a questa situazione inveterata negli anni, si è creato un altro tipo di abbandono che è quello educativo. Chi si è preso cura di questi giovani? Da sempre sono convinta sostenitrice della necessità che si instaurino alleanze educative tra famiglia e scuola. Le due istituzioni, però, devono essere presenti entrambe.

Spesso la scuola è lasciata da sola, spesso i docenti non hanno la possibilità di interfacciarsi con le famiglie. Pertanto i primi a doversi rendere conto del loro compito educativo sono i genitori. Chi compra il cellulare al proprio figlio? Chi è chiamato a controllarne l’utilizzo? Chi mette in tasca ai propri figli il denaro da spendere con gli amici?

Pertanto, la prima causa di quanto è accaduto è l’abbandono educativo che ha ingenerato la realtà delle periferie, che ora si spostano in modo violento verso il centro delle città. Non chiamiamo in causa responsabilità degli altri, delle Istituzioni o della politica. Ognuno ha le proprie responsabilità in quanto è avvenuto: l’importante è che ora non ci si abbandoni allo scarico e al gioco del capro espiatorio. Ora è tempo di recuperare ed intervenire: il primo intervento deve avvenire all’interno di ogni famiglia in una efficace alleanza con la scuola.

Questi gesti rischiano di oscurare invece chi scende in piazza per chiedere più uguaglianza, diritti e affitti più bassi. Come rispondere a tali esigenze reali? 

Guardi, questioni complesse richiedono soluzioni complesse. Viviamo un’epoca quanto mai complicata, in cui è richiesto alla politica grande equilibrio e grande responsabilità. Abbiamo bisogno di soluzioni ottenute con il consenso trasversale di tutti i partiti, abbiamo bisogno di una prassi politica che sia di esempio per i cittadini: un esempio positivo, di un agire moderato e rispettoso della persona che ha idee diverse dalle mie. Se il dibattito politico è costruito sull’insulto, sull’accusa, sulla denigrazione dell’altro, ci stupiamo della violenza della piazza? Ci stupiamo delle violenze fra i giovani? Occorre essere consapevoli e responsabili di quanto facciamo e di quanto diciamo. Mi auguro che dalla violenza dei giorni scorsi nasca una maggior consapevolezza all’interno della classe politica affinchè, davanti al contesto delicato, nazionale e internazionale, si trovi un nuovo modo di agire a tutto favore dei cittadini.

In piazza abbiamo visto tanti minorenni e ragazzi tanto piccoli. La responsabilità è solo delle istituzioni, o va anche ricercata nelle famiglie, nella scuola ecc?

Occorre che ognuno si assuma le proprie responsabilità. Troppo facile addossare la responsabilità alle Istituzioni, allo Stato: troppo vago, troppo facile. Le Istituzioni sono formate dai singoli cittadini che devono percepire l’importanza della responsabilità che esercitano per sé e per gli altri. Occorre, invece, avere tanto coraggio e tanto desiderio di incidere sulla realtà.

Quelle realtà buone del mondo giovanile, se si va a conoscere le storie dei singoli, sono sempre il frutto di un’educazione improntata al rispetto e alla responsabilità: dietro c’è la famiglia, una buona scuola, la parrocchia, un’associazione di volontariato, un sodalizio politico. Il denominatore comune di tutte queste realtà buone è dunque il rifiuto dell’egoismo, è l’apertura all’altro, ai suoi bisogni, qualsiasi essi siano. Il mondo dei giovani ha bisogno di questa apertura, ha bisogno di persone in grado di far percepire e sperimentare misure alte del vivere. Se l’unica alternativa alla noia è il cellulare, ciò significa che la nostra società ha abdicato al proprio compito di cura nei confronti dei giovani.

Le Istituzioni locali e nazionali devono, invece, sostenere l’operato della scuola, delle famiglie (riconoscendo loro innanzitutto il diritto alla libertà di scelta educativa per mettere in campo tutte le forze buone della societas), delle diverse realtà che operano nel campo giovanile. Invito tutte le realtà buone che gravitano attorno al mondo giovanile ad emergere, a far sentire la propria voce, così da offrire una prospettiva diversa al grigiore con il quale spesso si vuole deliberatamente dipingere il mondo dei giovani. Il cuore dell’alleanza è la responsabilità, per sé e per gli altri. Tutti dobbiamo tornare alle radici di una nuova consapevolezza del nostro ruolo educativo, a livello di singoli e di società. E’ necessario che la società civile, ciascuno di noi scenda in campo in modo intelligente e generoso.

Tra proteste, scioperi e tensioni sociali, siamo di fronte a una crisi più ampia di fiducia nelle istituzioni?

No, non parlerei di crisi delle Istituzioni; parlerei piuttosto di crisi degli adulti, una crisi che si protrae da almeno due decenni: crisi degli adulti nelle famiglie, nelle professioni, in fabbrica, nelle Istituzioni locali e nazionali. Io ritengo che la società di oggi sia caratterizzata da tendenze contrastanti: da una parte esempi di grande impegno e coraggio, dall’altra esempi aberranti di violenza e nichilismo. Se si guarda al secondo aspetto, io credo che si tratti di un disagio che è generato solo ed esclusivamente dalla vuotezza dei nostri giovani, che spesso sono privi di idee e di valori.

Noi adulti siamo i responsabili di questo vuoto dal momento che abbiamo smesso di educare, abbiamo smesso di avere il coraggio di opporci e di dire di no, soprattutto abbiamo lasciato i nostri giovani da soli e in balia del cellulare. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. La rottura dell’alleanza tra famiglia e scuola, il venir meno dell’audacia educativa da ambo le parti, l’accontentarsi della forma priva di sostanza sono le cause della crisi educativa.

Ecco, dunque, che avverto l’assoluta necessità della ricostituzione dell’alleanza tra scuola e famiglia, un’alleanza costruita sul rispetto dei ruoli e delle posizioni ma fondata sul desiderio di offrire un’alternativa ai nostri giovani. Non voglio demonizzare il cellulare o i social: tuttavia occorre avere il coraggio di togliere il telefono ai nostri giovani, soprattutto nell’età dei bambini e degli adolescenti. Ultimo: cerchiamo di interrompere quella assuefazione alla violenza, al linguaggio volgare di cui i nostri giovani sono in balia a motivo di certi cantanti e di certi influencer. Anche questi ultimi sono responsabili dell’emergenza educativa del nostro tempo. Le famiglie hanno difficoltà a comprendere il mondo dei figli solo perché non passano tempo con loro. La scuola deve dunque intervenire facendosi promotrice di alleanze educative, innanzitutto con i genitori, primi responsabili dell’educazione dei figli. La famiglia è infatti l’agenzia socializzante primaria, la scuola è l’agenzia socializzante secondaria.

Molti giovani fermati sono extracomunitari: lei cosa pensa in merito alla seconda generazione?

L’Italia per la prima volta si misura con la questione “seconda generazione”. Alcuni Paesi europei hanno fatto i conti già da anni. Il fenomeno migratorio in Italia è venuto in seguito, e così la seconda generazione. In questi giorni, a fronte del saccheggio di negozi che vendono marche del lusso, alcuni hanno raccontato il disagio che questi ragazzi vivono, la frustrazione nel doversi misurare con i compagni che hanno molto più di loro.

Ho trovato poco produttivi alcuni dibattiti in cui politici e opinionisti si schieravano fra la giustificazione e la condanna. La violenza va condannata, senza se e senza ma. I nostri giovani hanno bisogno di adulti che, in modo coraggioso e forte, sappiano schierarsi dalla parte giusta per indicare loro la strada. Inoltre occorre anche ritornare a parlare ai giovani di doveri. Non ci sono diritti senza doveri.

Ritorniamo a dire loro che la vita è difficile e che domanda impegno, studio, sacrificio, resilienza, senso del reale. I loro genitori hanno fatto e fanno mille sacrifici. Noi abbiamo tradito questi giovani, togliendo loro le difficoltà, raccontandogli un mondo che non esiste fatto di successo facile, complici alcuni programmi televisivi; abbiamo fatto credere che tutto è dovuto, anche senza lavorare, complici alcune politiche assistenzialistiche.

Insomma, abbiamo abbassato l’asticella delle nostre aspettative, abbiamo chiesto sempre di meno. Ora la scuola, grazie alle attuali riforme, è tornata a parlare di disciplina, comportamento, rendimento, conoscenze, nonostante le critiche. Insomma occorrono azioni congiunte e diverse: al decreto ultimo che punta su una dimensione securitaria, si affianca una scuola che ritorna a formare con rigore, una famiglia che ritorna a dire dei no, sapendoli spiegare.

Per anni i meridionali hanno vissuto l’onta di essere considerati ladri, mafiosi, non si affittavano loro le case a Milano perché inaffidabili e troppo rumorosi, una certa classe politica li etichettava. Bene, io sono meridionale e non ho mai sentito la mia famiglia sentirsi in diritto di sfasciare, rubare, distruggere per avere ciò che non le spettava o gridare al razzismo e sentirsi in diritto di andare in giro con un coltello. Io ho visto la fierezza dei meridionali perbene che si sono smarcati da quel giudizio, studiando, lavorando sodo, occupando i posti alla guida del paese e delle Istituzioni.

Ora l’Italia, forse a differenza di altri Paesi, ha una marcia in più, può rispolverare quelle buone prassi che le hanno consentito di risolvere la questione meridionale, integrando e riscattando con un processo che coinvolgeva istituzioni, politica, giornali, scuole, famiglie e cittadini e così gestire con intelligenza anche il disagio di questi ragazzi. Per quanto può servire, a me ha aiutato l’insegnamento dei miei genitori, con lo studio e il lavoro sodo ci si può riscattare, sapendo che non tutto ciò che si desidera è un dovere degli altri dartelo e un tuo diritto pretenderlo. Ora è il tempo per ognuno di fare la propria parte, a livello di singoli e di Istituzioni. Buon lavoro a tutti!

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“Ennesimo traffico di armi nel porto di Livorno”: bloccata una nave diretta alla base militare di Sigonella

Attivisti della Global sumud flotilla Italia, insieme a lavoratori del sindacato Usb e del Gap, hanno bloccato l’accesso a porto di Livorno alla nave Sunaid X, che garantisce i rifornimenti alla base americana di Sigonella. Diverse barche della Flotilla Italia hanno fatto delle operazioni di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si sono radunati all’ingresso del Terminal Darsena Toscana per protestare. “Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato sciopero in tutte le ditte coinvolte” comunicano. “La DLA – scrive l’Usb in un comunicato – l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso”.

Il sindacato denuncia il coinvolgimento di Sigonella “nelle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e del genocidio Palestinese. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra Ue sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere – è la richiesta dell’Usb di Livorno – dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città”.

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Manager, rapporto fiduciario e nuove regole del lavoro: quando cambia la strategia dell’impresa

Manager e imprese, l’equilibrio fragile tra autonomia, riorganizzazioni e contenziosi

Il rapporto tra impresa e manager è diventato negli ultimi anni più complesso e, in parallelo, più esposto al contenzioso. Non perché siano aumentati i conflitti in sé, ma perché è cambiata la natura stessa delle responsabilità affidate ai dirigenti. Il manager oggi opera in contesti caratterizzati da trasformazioni rapide, riorganizzazioni frequenti, obiettivi economici più stringenti e una crescente esposizione personale, anche reputazionale. Ne deriva un equilibrio sempre più delicato tra autonomia decisionale, responsabilità e rapporto fiduciario.

Il tema riguarda in particolare i cambiamenti di strategia aziendale. Un’impresa può modificare assetti, organizzazione, mercati di riferimento e leadership per rispondere a nuove esigenze. Ma fino a che punto un cambio di strategia può incidere sul rapporto con il manager? E quando una diversa visione del futuro dell’azienda può tradursi legittimamente nella cessazione del rapporto?

Un caso particolarmente significativo, per quanto riferito a un contesto diverso da quello manageriale, è quello di Sigfrido Ranucci e della Rai. Il giornalista era stato rimosso il 28 agosto 2026 dalla conduzione di Report nell’ambito di una riorganizzazione aziendale; egli aveva contestato la decisione rivolgendosi, in via cautelare e urgente, al Tribunale di Roma, sostenendo, tra l’altro, la natura discriminatoria del provvedimento e un suo sostanziale demansionamento. La Rai aveva invece ricondotto la scelta a esigenze organizzative e alla necessità di intervenire sulle tensioni interne alla redazione.

Assunte sommarie informazioni dai testi indicati dalle parti, il Tribunale ha respinto il ricorso di Ranucci. La motivazione è interessante sotto il profilo giuslavoristico: secondo il giudice, la riorganizzazione della redazione, accompagnata dall’avvicendamento nella conduzione e nelle responsabilità autorali, appariva, a un esame sommario, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e finalizzata a risolvere una situazione di tensione interna, costituendo uno strumento di tutela del “sereno operare” della redazione. Il giudice ha inoltre considerato l’individuazione del conduttore, come scelta riconducibile alle prerogative dell’impresa editoriale.

Il caso mostra quanto sia importante, quando un’azienda modifica il proprio assetto organizzativo, documentare le reali ragioni della scelta e mantenerle distinte da eventuali profili disciplinari. È una questione che riguarda anche il mondo manageriale. Per un dirigente, infatti, la domanda centrale diventa: quanto è protetto il ruolo quando cambia la strategia dell’azienda? La risposta dipende anzitutto dal contratto, dalla posizione ricoperta, dalle deleghe, dagli obiettivi assegnati e dalla concreta struttura dei poteri. Ma anche dalla capacità dell’azienda di motivare e documentare le proprie scelte.

In verità, i contratti dei top manager spesso vengono costruiti pensando soprattutto alla remunerazione, ai bonus, agli incentivi e agli strumenti di retention, mentre meriterebbero maggiore attenzione proprio le clausole relative alle modifiche dell’incarico, alle riorganizzazioni, alle deleghe, alla cessazione del rapporto e alle conseguenze economiche di un cambiamento di ruolo.

È un aspetto destinato ad assumere crescente importanza. Il manager oggi è infatti più autonomo rispetto a ieri, ma proprio per questo è anche più esposto. Gli vengono attribuiti maggiori poteri decisionali, ma anche maggiori responsabilità sui risultati, sulla compliance, sulla reputazione e sulle conseguenze delle proprie decisioni. L’autonomia, quindi, non coincide necessariamente con una maggiore protezione: spesso significa maggiore accountability.

li caso Lovaglio, nel mondo bancario, rappresenta sotto questo profilo un altro esempio utile per interrogarsi sul rapporto tra vertice aziendale, strategia e fiducia. In situazioni di cambiamento profondo, la domanda non è soltanto se il manager abbia raggiunto gli obiettivi assegnati, ma se esista ancora una sufficiente convergenza sulla direzione strategica dell’impresa: insomma, il diritto del lavoro incontra la governance societaria. 

Un manager può essere professionalmente valido e, nello stesso tempo, non essere più ritenuto funzionale alla nuova strategia dell’azienda. Il punto giuridico diventa allora distinguere questa situazione da una decisione arbitraria, ritorsiva o discriminatoria.

La prevenzione del contenzioso passa quindi anche attraverso una maggiore qualità della contrattualistica. Per i ruoli apicali non basta definire retribuzione e benefit: occorre disciplinare con chiarezza responsabilità, deleghe, obiettivi, possibilità di modifica dell’incarico e conseguenze di una riorganizzazione. Quanto più il ruolo è strategico, tanto più è importante che il contratto individui correttamente poteri e responsabilità effettivi.

Il tema, in definitiva, non è rendere il manager inattaccabile, né attribuire all’impresa una libertà assoluta di riorganizzazione: è raggiungere un equilibrio. L‘impresa deve poter cambiare per adattarsi al mercato; il manager deve poter conoscere con sufficiente chiarezza le regole del rapporto e quali rischi derivano dall’esercizio delle proprie responsabilità.

Il futuro del rapporto tra aziende e dirigenti passerà sempre più da qui: meno rigidità nelle formule contrattuali ma maggiore precisione nella definizione dei ruoli; più autonomia manageriale, ma anche più accountability; maggiore capacità dell’impresa di cambiare, ma anche maggiore attenzione a motivazioni, procedure e documentazione.

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Google abbatte 250mila alberi in Finlandia per costruire un data center da 13 miliardi

Duecentocinquantamila alberi in meno e un data center in più, dal valore di 13 miliardi di euro. Google ha fatto abbattere in Finlandia una foresta di 330 ettari e, al suo posto, verrà costruito un centro di elaborazione dati per il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’Autorità finlandese per le licenze e la vigilanza, a inizio ottobre, ha ordinato a Google di sospendere temporaneamente i lavori a Muhos e in un altro sito nel villaggio di Otanmaki per il mancato completamento delle necessarie valutazioni di impatto ambientale, prima del disboscamento totale dell’area. La notizia ha suscitato un’ampia ondata di proteste e il responsabile di Google per la Finlandia, Antti Jarvinen, si è scusato per i disboscamenti, sostenendo però che l’azienda ha agito “in base alla migliore interpretazione della normativa di cui disponeva all’epoca”.

Al centro del dibattito nazionale c’è anche il ruolo che il Paese dovrebbe ricoprire nella corsa globale alla costruzione di data center. Come riporta Agi, nel paese scandinavo ci sono 145 nuove strutture in varie fasi di pianificazione ed è per questo in prima linea nell’offensiva delle aziende tecnologiche. La posizione geologica e geopolitica della Finlandia garantisce una relativa stabilità; in più, il Paese è particolarmente attraente per l’abbondanza di terre e per il clima freddo, che consentirebbe ai data center un notevole risparmio sui costi energetici.

Nella cittadina di Muhos, nel nord della Finlandia, la foresta acquistata da Google, a 400 metri di distanza dal fiume Oulujoki, è già stata abbattuta – 3km in lunghezza e 2km in larghezza – e ora gli escavatori stanno sgomberando il suolo. Il progetto di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, a Muhos e Otanmaki, ha suscitato anche le critiche di Donald Trump. Il presidente, infatti, avrebbe preferito che Google scegliesse gli Stati Uniti per realizzare il progetto da 13 miliardi, arrivando a chiedere pubblicamente all’azienda di riconsiderare la propria scelta.

Il governo finlandese ha puntato molto su questo progetto, il più grande mai realizzato nel Paese, facendo anche profondi tagli alla spesa pubblica. Il primo ministro Petteri Orpo ha dichiarato che attrarre investimenti rappresenta una “priorità assoluta”, aggiungendo che “il valore dell’economia dei dati va ben oltre l’investimento diretto”. Secondo il premier, l’accordo con Google “porterà benefici duraturi a entrambe le parti”. Ma la preoccupazione dell’opinione pubblica per le conseguenze sulle comunità locali, per i prezzi dell’energia e per l’ambiente naturale del Paese, sono adesso al centro del dibattito, e probabilmente il tema rimarrà centrale anche per le elezioni di aprile.

Poiché l’abbattimento è avvenuto illegalmente, il legname non può essere venduto agli stabilimenti di trasformazione del legno. La vicenda ha sollevato anche alcuni interrogativi sul perché le fonti di energia rinnovabile della Finlandia vengano utilizzate per alimentare le multinazionali straniere. Più di 93mila persone hanno firmato una petizione che chiede una maggiore regolamentazione dei data center e l’introduzione di un contributo per risarcire le comunità locali dei danni ambientali subiti.

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Prelievo di solidarietà temporaneo sugli extraprofitti del settore energetico: per l’Avvocatura Ue è legittimo

Secondo Athanasios Rantos, avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, il prelievo di solidarietà temporaneo sugli extra-profitti del settore energetico è legittimo. Era stato introdotto nel 2022 in risposta alla crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina. Secondo l’Avvocatura della Corte di Giustizia Ue, il prelievo di solidarietà del 2022-2023 era “conforme al diritto dell’Unione“. Incideva sugli utili straordinari, ovvero eccedenti del 20% rispetto agli utili prodotti nei quattro esercizi precedenti, realizzati nei due anni interessati dalle imprese dei settori di petrolio, gas naturale, carbone e raffinazione.

Nelle sue conclusioni, Rantos sostiene che la misura economica era “urgente, temporanea e proporzionata“, oltre a sottolinearne il “carattere eccezionale e temporaneo“. Giustificata anche la restrizione ad alcuni operatori, in quanto “fondata su criteri oggettivi e riguardante le imprese più importanti in termini di quote di mercato”, che perciò non costituisce né una differenza di trattamento selettiva né un aiuto di Stato.

Di recente Italia, Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia hanno inviato una lettera al ministro delle Finanze irlandese che presiede l’Ecofin auspicando un nuovo quadro comune per la tassazione delle grandi aziende che traggono profitto dalla crisi causata dal conflitto in Medio Oriente. Alla richiesta era seguita la promessa di dar fondo a nuove analisi di fattibilità.

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Marco Mengoni, quanto guadagna e a quanto ammonta il suo patrimonio

Marco Mengoni è tra i cantanti italiani con un’attività economica più rilevante, grazie ai ricavi legati alla musica, ai concerti e agli investimenti immobiliari. Il patrimonio personale dell’artista non è noto con precisione, ma i bilanci delle società a lui riconducibili permettono di ricostruire parte dei suoi interessi economici. La società No Comment Opificio Musicale Srl ha registrato nel 2024 ricavi per 3,294 milioni di euro, in calo rispetto ai 4,32 milioni dell’anno precedente. Nonostante la diminuzione del fatturato, l’utile netto è aumentato sensibilmente, raggiungendo 360.407 euro. Oltre all’attività musicale, Mengoni ha investito nel settore immobiliare, acquistando diverse proprietà a Milano e partecipando attraverso una società dedicata alla gestione di immobili.

Quanto guadagna Marco Mengoni: il fatturato della società musicale

Il principale indicatore economico dell’attività imprenditoriale di Marco Mengoni è rappresentato dai conti della No Comment Opificio Musicale Srl. Secondo il bilancio relativo al 2024, la società ha registrato ricavi per 3,294 milioni di euro, con una riduzione del 23,7% rispetto al 2023. Il risultato economico finale è stato però superiore a quello dell’anno precedente. L’utile netto è passato da 16.675 euro nel 2023 a 360.407 euro nel 2024, aumentando di oltre venti volte.

Il miglioramento è legato soprattutto alla riduzione dei costi sostenuti per servizi e collaborazioni esterne, scesi da circa 4,1 milioni a 2,66 milioni di euro. Gli utili realizzati nel 2024 non sono stati distribuiti al cantante, ma accantonati a riserva dalla società. Il fatturato aziendale non corrisponde quindi al guadagno personale di Mengoni, perché comprende ricavi destinati anche a coprire i costi di produzione e gestione dell’attività musicale.

Quanto vale il patrimonio di Marco Mengoni

Nel corso della carriera, Marco Mengoni ha destinato parte dei propri guadagni all’acquisto di immobili. Il primo investimento documentato risale all’ottobre 2013, quando il cantante acquistò una casa a Milano, anche attraverso un mutuo decennale da 380mila euro. Il finanziamento venne estinto anticipatamente nel 2019 e l’immobile fu successivamente conferito alla società Akisifio Real Estate.

Il cantautore vincitore di due edizioni del Festival di Sanremo ha poi acquistato altre due abitazioni nel capoluogo lombardo, rispettivamente nel dicembre 2018 e nel giugno 2023. Anche No Comment Opificio Musicale ha effettuato investimenti immobiliari, acquistando nel 2014 una sede a Milano destinata alle attività professionali e alla realizzazione di uno studio di registrazione. Nel giugno 2023 la società ha inoltre acquistato una quota del 50% di un altro immobile, del valore indicato di 240mila euro, e una pertinenza della propria sede.

Al patrimonio immobiliare riconducibile all’artista si aggiungono anche i beni ereditati dalla madre Nadia Ferrari, scomparsa nel settembre 2024. L’eredità comprende quote di proprietà immobiliari a Ronciglione, in provincia di Viterbo, tra cui appartamenti, negozi e magazzini, oltre a un villino i cui diritti sono stati ripartiti tra il cantante e il padre Maurizio.

Akisifio Real Estate, i conti della società immobiliare

L’attività immobiliare di Marco Mengoni è gestita anche attraverso Akisifio Real Estate, società che nel 2024 ha registrato risultati economici differenti rispetto a quelli dell’impresa musicale. Il fatturato è stato pari a 20.314 euro, derivante da un canone di locazione, mentre l’esercizio si è chiuso con una perdita di 12.019 euro.

L’anno precedente la società aveva registrato ricavi per 17.601 euro e una perdita di 18.135 euro. Secondo i dati riportati nei bilanci, Akisifio dispone comunque di riserve superiori a mezzo milione di euro. L’amministratrice unica Claudia Carboni ha svolto il proprio incarico senza percepire compenso.

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Conte dà il via ai cronisti prima di iniziare il suo intervento al punto stampa: Uno, due, tre

(Agenzia Vista) Roma, 22 ottobre 2026
Il Presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha iniziato il suo punto stampa a Montecitorio. Prima di cominciare ha dato il via ai giornalisti: uno, due, tre.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhangiev

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Meloni: Da notai oltre 90 per cento segnalazioni di operazioni sospette

(Agenzia Vista) Roma, 22 ottobre 2026
“Dai notai proviene oltre il 90 per cento delle segnalazioni di operazioni sospette inviate dai professionisti e dagli altri operatori dei settori finanziari. Il notaio è un alleato prezioso dello Stato nel contrasto dei reati che riguardano frodi e riciclaggio”. Lo ha detto la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al Congresso del notariato in corso a Roma.
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Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Meloni: Notai alleati preziosi nel contrasto di frodi e riciclaggio

(Agenzia Vista) Roma, 22 ottobre 2026
“Dai notai proviene oltre il 90 per cento delle segnalazioni di operazioni sospette inviate dai professionisti e dagli altri operatori dei settori finanziari. Il notaio è un alleato prezioso dello Stato nel contrasto dei reati che riguardano frodi e riciclaggio”. Lo ha detto la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenendo al Congresso del notariato in corso a Roma.
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Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Fincantieri assume nel Nord Italia, le posizioni aperte: per alcuni profili basta il diploma

Fincantieri sta portando avanti un importante piano di potenziamento industriale sul territorio del Friuli Venezia Giulia che ha come conseguenza l’inserimento di almeno 157 risorse entro il 2028.

L’iniziativa si inserisce nell’ambito di un accordo di sviluppo siglato tra la Regione, il Mimit, Invitalia e il gruppo cantieristico, che prevede un investimento complessivo pari a 194,8 milioni di euro. Il programma punta ad ampliare il cantiere di Monfalcone per la costruzione di grandi navi da crociera, con effetti diretti anche sul polo di Trieste.

Quali sono i dettagli dell’accordo

Il progetto industriale prevede l’erogazione di agevolazioni pubbliche per un ammontare pari a 24,245 milioni di euro. Le risorse sono così ripartite:

  • 22,06 milioni di euro stanziati direttamente dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy;
  • 2,185 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Friuli Venezia Giulia.

L’intesa istituzionale mira a coniugare la crescita della capacità produttiva cantieristica con la creazione di nuovi posti di lavoro sul territorio locale, consolidando la centralità strategica dei poli produttivi di Trieste e Monfalcone nell’ambito della Blue Economy.

Quali sono i profili professionali ricercati

Gli inserimenti previsti dal piano di sviluppo andranno a coprire sia le esigenze legate all’operatività di cantiere sia i progetti di innovazione tecnologica. Le ricerche di personale riguardano varie categorie operative:

  • operai motoristi e specializzati destinati alle attività di allestimento dell’apparato motore e alla costruzione navale;
  • tecnici e supervisori di produzione per il coordinamento delle officine e la gestione degli impianti;
  • ingegneri e specialisti di area, con particolare attenzione alla sicurezza in mare e alla ricerca tecnologica;
  • planner di commessa, project controller e figure impiegatizie per l’area finance, ICT e risorse umane.

Dove avvengono le assunzioni

Ecco una sintesi dei profili operativi attualmente ricercati:

Sede di lavoro Profili ricercati Ambito operativo
Monfalcone HR Generalist Risorse umane
Monfalcone Operaio/a motorista (allestimento apparato motore) Progettazione e produzione
Monfalcone Impiegato/a ufficio tecnico impianti Ingegneria e design
Monfalcone Supervisore/a di produzione officina apparato motore Progettazione e produzione
Trieste Ingegnere – Specialista Area Sicurezza in Mare Innovazione, ricerca e sviluppo
Trieste Digital Transformation Analyst Informatica e telecomunicazioni
Trieste Planner di Commessa, Project Controller e Procurement Coordinator Project Management

Come presentare la candidatura online

Per accedere alle selezioni attive o inviare il proprio profilo per le future assunzioni legate al piano di sviluppo, occorre collegarsi al portale ufficiale dell’azienda nella sezione Lavora con noi. Attraverso la piattaforma è possibile selezionare le offerte d’interesse in base alla regione o all’area funzionale e inviare il modulo di candidatura, avendo cura di caricare il proprio Curriculum Vitae aggiornato.

Rimane sempre attiva anche la possibilità di inviare una candidatura spontanea per i diversi ambiti aziendali.

Altri annunci per tecnici e impiegati nel settore industriale

Le opportunità promosse da Fincantieri si affiancano ad altre iniziative d’inserimento nel comparto produttivo e dei servizi. Si segnalano i reclutamenti curati da Aruba Group per professionisti in ambito IT, le ricerche di personale aperte da Marriott Group nell’ambito dell’accoglienza turistica e quelle di Poste Italiane.

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Marta Bassino, un anno dopo l’infortunio e 10 anni dopo il primo podio: dall’amicizia con Pirovano al ritorno in pista. “Non so bene cosa aspettarmi”

Il 22 ottobre è una data speciale per Marta Bassino. Esattamente un anno fa, la caduta e l’infortunio al ginocchio sinistro che ha compromesso l’intera stagione, comprese le Olimpiadi di Milano-Cortina. Esattamente 10 anni fa, però, nello stesso giorno otteneva il suo primo podio in Coppa del Mondo, a Soelden. Il destino che si intreccia, perché ora proprio da Soelden riparte la carriera di Bassino, dopo un anno di stop forzato. Solo in questi giorni ha sciolto le riserve, confermando la sua presenza: “Non so bene cosa aspettarmi. Voglio prenderla come viene“, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport. L’Italsci la aspetta, perché oggi Bassino è un punto di riferimento (viste le assenze di Brignone e Goggia) insieme alla sua amica Laura Pirovano, con cui sta condividendo questo avvicinamento al debutto stagionale, come testimoniato sui social.

“A ognuno il suo stile”, ha scritto Pirovano, pubblicando il video di un tuffo in piscina insieme a Bassino. Vale anche sulla pista: una discesista, l’altra amante soprattutto del gigante. La trentina viene da un’annata magica, in cui ha trovato la prima vittoria e ha poi conquistato la Coppa del Mondo di discesa libera grazie a tre successi complessivi. Bassino ha dovuto soffrire da casa, senza mai smettere di tifare per la collega: “Sono molto contenta per lei. In realtà siamo sempre state amiche, anche prima dei suoi risultati dell’anno scorso. Siamo state in vacanza insieme e siamo anche in camera insieme“, ha raccontato Bassino.

Con Pirovano ha vissuto anche questi ” giorni particolari” prima del ritorno in pista: “Sono un po’ turbata -ha confessato sempre alla Gazzetta – ricorre un anno dall’infortunio e sono qui, in Val Senales, dove mi sono fatta male“. Il rientro sulle nevi dell’Austria servirà quindi soprattutto a rompere il ghiaccio: “Ritrovare l’aria delle gare, mettere il pettorale e rivivere quelle sensazioni sarà già qualcosa di nuovo. Voglio affrontarlo con serenità“.

Bassino, giustamente, non vuole pressioni. Anche se vuole recuperare quello che l’infortunio le ha tolto, lei che vanta 7 vittorie e 30 podi in Coppa del Mondo, oltre alla Sfera di Cristallo di slalom gigante conquista nel 2021. Da quel primo podio di un decennio fa è cambiato tutto: “Se penso a dieci anni fa, mi vedo piccolissima, con molta meno consapevolezza. Ho fatto tante esperienze, ho viaggiato, sono cresciuta. Oggi affronto le cose in modo diverso”. Oggi è anche una veterana del gruppo azzurro, pronta a fare da guida: “Se penso ad Anna Trocker, classe 2008, e alla mia prima volta a Soelden, nel 2014, mi rendo conto di quanto tempo sia passato. Quando io ero al debutto, Anna aveva sei anni! Sono contenta che arrivino ragazze giovani. C’è bisogno di nuove generazioni e di ricambio: è giusto che sia così“. Intanto, però, Bassino ha ancora molto da dare.

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Per un TikTok europeo in stile Usa. Ecco l’idea di Mathias Döpfner

Lo scorso gennaio Mathias Döpfner, amministratore delegato e comproprietario del gruppo editoriale tedesco Axel Springer, ha ospitato nel suo studio di Berlino Charles Kushner. Dall’ambasciatore statunitense in Francia, nonché padre di Jared, genero di Donald Trump, voleva sapere qualche dettaglio del piano pensato dall’amministrazione americana per TikTok. Anche Döpfner aveva in mente qualcosa di simile, così da fugare le preoccupazioni di sicurezza che circondano la piattaforma cinese, per cui una chiacchierata non avrebbe fatto male. A raccontare l’incontro è il Financial Times, secondo cui il magnate dei media vorrebbe arrivare a un accordo per scorporare il social network e diventare titolare della sezione europea.

La questione è tutta in divenire. Sia Byte Dance, proprietaria di TikTok, sia funzionari della Commissione europea che hanno discusso della proposta con Döpfner hanno chiuso la porta, definendola una suggestione irrealizzabile. La questione è problematica soprattutto per Bruxelles. Le sue regole sulla sicurezza valgono per tutti gli operatori, dentro e fuori l’Ue, e sono stringenti. Forse non così tanto, come ha sottolineato il vicepresidente del Parlamento europeo Martin Hojsík: “Non stiamo applicando sufficientemente il Digital Services Act e il Digital Markets Act. Dobbiamo chiamare le piattaforme a rispondere delle loro responsabilità”. Döpfner però non perde le speranze.

TikTok, affermava in una intervista a Dpa a inizio settembre, “dovrebbe essere venduto ad azionisti democratici o bandito. Non capisco ancora perché noi in Europa non stiamo agendo. Gli americani hanno dimostrato che si può fare”. Non è un caso che le aziende che amministra siano da poco sbarcare su TikTok. Axel Springer, Bild e Welt hanno di recente aperto un loro profilo sulla piattaforma. Politico e Telegraph, sempre di proprietà di Döpfner, già ne hanno uno. Ed è proprio Axel Springer a uscire allo scoperto: “Come risulta chiaro dalle sue dichiarazioni pubbliche, Mathias Döpfner ha sempre sostenuto una soluzione europea per TikTok sulla falsariga del modello americano. Se tale soluzione si fosse concretizzata, avremmo accolto con favore l’opportunità di farne parte in quanto importante operatore mediatico europeo”.

Dietro c’è anche dell’altro. La strategia di Döpfner è larga e punta a inglobare altri interessi. Politico è uno dei media che sono stati bannati dalla Casa Bianca su ordine di Trump. Per cercare di riportare i suoi giornalisti all’interno delle sale istituzionali americane, Döpfner ha avviato una capillare opera di persuasione. Non soltanto con Kushner. A febbraio, quindi un mese dopo averlo incontrato, si è visto con Susie Wiles, l’importantissima capa di gabinetto di Trump, che la considera centrale per il suo lavoro. A settembre, invece, ha premiato di persona Peter Thiel, altra figura fondamentale nell’alveo del presidente. Un modo elegante per cercare di rientrare nella sua cerchia.

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