❌

Reading view

Trescientas versiones de una imagen: la fotografía del pasaporte del padre

Una fotografía de pasaporte está hecha para identificar a una persona, no para contar quién es. Diminuta y sobre un fondo blanco, verifica y aspira a eliminar cualquier ambigüedad. Sin embargo, es precisamente de esa paradoja, la distancia entre lo que muestra una imagen y lo que puede llegar a narrar, de donde parte Passports, el último libro de Keisha Scarville, (Nueva York, 1975) en el que el retrato de su padre, tomado a los dieciséis años, da pie a una exploración que desborda los límites de la fotografía original.

Seguir leyendo

© KEISHA SCARVILLE (EL PAÍS)

Imagen perteneciente a ‘Passports’ (MACK, 2026). Cortesía de la artista y MACK.

© KEISHA SCARVILLE

Imagen perteneciente a ‘Passports’ (MACK, 2026). Cortesía de la artista y MACK.

© KEISHA SCARVILLE

Imagen perteneciente a ‘Passports’ (MACK, 2026). Cortesía de la artista y MACK.

© KEISHA SCARVILLE

Imagen perteneciente a ‘Passports’ (MACK, 2026). Cortesía de la artista y MACK.

© KEISHA SCARVILLE

Imagen perteneciente a ‘Passports’ (MACK, 2026). Cortesía de la artista y MACK.

© Keisha Scarville

Imagen perteneciente a 'Passports'

© KEISHA SCARVILLE

Imagen perteneciente a ‘Passports’ (MACK, 2026). Cortesía de la artista y MACK.
  •  

L’altro volto della trasformazione urbana, negli scatti di Sirkka-Liisa Konttinen

Che cosa resta di una comunità di cittadini quando le strade del suo quartiere vengono rase al suolo? Alla domanda prova a rispondere Under Development: What Happens When Cities Change?, la mostra visitabile fino al 29 novembre alla Newcastle Contemporary Art e che riunisce oltre mezzo secolo di fotografia documentaria dalla AmberSide Collection e dal Four Corners Archive. Accanto a nomi come Chris Killip e Henri Cartier-Bresson, l’esposizione racconta i grandi piani di demolizione e ricostruzione avviati in Gran Bretagna nel secondo dopoguerra, e le conseguenze che questi cambiamenti hanno avuto sui suoi abitanti.

Al centro del percorso c’è il lavoro della fotografa finlandese Sirkka-Liisa Konttinen, che per dodici anni ha documentato la vita delle comunità operaie residenti nell’area di Byker, un quartiere storico situato nella zona est di Newcastle upon Tyne, in Inghilterra. Nell’Ottocento l’area si è sviluppata come quartiere operaio legato alle industrie locali, e alla fine degli anni Sessanta era composto da case a schiera vittoriane sovraffollate e in cattive condizioni, dove abitavano circa diciassettemila persone.

Il Comune di Newcastle decise di demolirlo e ricostruirlo, all’interno di un progetto di sventramento e risanamento di quartieri considerati degradati. L’incarico venne dato all’architetto inglese Ralph Erskine, che prese spunto dal modello socialdemocratico svedese. Ne nacque il Byker Estate, insieme al Byker Wall: un edificio residenziale dal design innovativo che fungeva da barriera verso nord, proteggendo un interno di case basse, giardini e percorsi pedonali. A seguito dei lavori, gran parte della comunità originaria però non rientrò nello stabile: i lunghi tempi di costruzione e i trasferimenti temporanei spinsero molte persone a non tornare più.

Kendal Street in Snow, Byker, 1969 © Sirkka-Liisa Konttinen. Courtesy of the artist

Nel 1969 la fotografa Sirkka-Liisa Konttinen si trasferisce nel quartiere, vivendo tra i suoi abitanti, fotografando le case a schiera e la vita di strada, prima della demolizione degli immobili. Dopo anni, è tornata a fotografare un quartiere oggi conosciuto come Erskine’s Byker Wall, sorto sulle macerie del quartiere operaio. Oggi è composto da milleottocento unità abitative che ospitano novemilacinquecento persone.

All’interno del percorso espositivo sono affiancate due serie che raccontano il prima e il dopo la trasformazione, e che evidenziano lo scarto tra le ambizioni dell’urbanistica e lo stravolgimento della vita quotidiana di chi è stato travolto da quei cambiamenti. Mentre casa, rigenerazione urbana e futuro delle comunità tornano al centro del dibattito pubblico, abbiamo chiesto a Konttinen che cosa si perde e che cosa rimane nella memoria di una comunità, quando un quartiere cambia volto.

Kids with Collected Junk Near Byker Bridge, Byker, 1971 © Sirkka-Liisa Konttinen. Courtesy of the artist

Sirkka-Liisa Konttinen, lei non si è limitata a fotografare Byker, ci ha vissuto. Che cosa significava abitare in quelle case a schiera?
Le case a schiera, disposte lungo la griglia delle strade, facevano sì che ogni giorno si passasse davanti alla porta dei vicini, e così si finiva per conoscerli. La maggior parte delle case era abbastanza solida da durare ben oltre il destino che le attendeva e avrebbe potuto essere ristrutturate, con bagni interni e riscaldamento centralizzato: è ciò che la maggior parte degli abitanti di Byker avrebbe preferito, se avesse potuto scegliere. Io, come gli altri, usavo i bagni pubblici e il lavatoio comunale, che tra le donne creavano chiacchiere, battute condivise e legami sociali. Le strade, i pub e i negozi erano luoghi d’incontro, salotti comuni.

Le case che lei ha fotografato erano state classificate come inadeguate. I residenti condividevano questo giudizio?
I piani per demolire e ricostruire il quartiere erano noti da molti anni, e per questo alcune case in affitto erano state deliberatamente trascurate e lasciate andare in rovina dai proprietari. Gli abitanti non si sono mai considerati residenti di uno “slum”, un termine offensivo per una comunità orgogliosa delle proprie case e delle proprie strade. Senza dubbio gli ultimi nuclei familiari rimasti vivevano in condizioni disperate e nell’angoscia, in attesa di essere trasferiti mentre la demolizione avanzava.

A distanza di decenni, che cosa l’ha sorpresa di più della vita nel nuovo Byker Estate?
Sono stata invitata a tornare per fotografare il nuovo Byker venticinque anni dopo essere stata costretta a lasciare il vecchio. Era il 2003, quando Byker era diventato sede di un centro di accoglienza governativo per richiedenti asilo e rifugiati. La popolazione, prima bianca, era diventata visibilmente variegata quasi da un giorno all’altro. In circa ottanta ettari, racchiusi dalla “fortezza” del Byker Wall, un perimetro lungo oltre due chilometri, si parlavano ormai ventotto lingue, da persone provenienti da trentuno Paesi.

Mrs Potter in Mason Street, Byker, 1975 © Sirkka-Liisa Konttinen. Courtesy of the artist

Gli abitanti del nuovo complesso avevano storie molto lontane da quelle dei residenti originari. Che cosa ci dice questo cambiamento sul modo in cui la città assegna e ridistribuisce le case?
L’impossibile promessa di ricollocare la comunità storica di Byker nel nuovo complesso, evidentemente, non poteva essere mantenuta. Col tempo vi fece ritorno un quinto dei residenti, ma la comunità di un tempo, fatta di fitte interdipendenze, fu dispersa e distrutta. La popolazione del nuovo Byker divenne più transitoria, e gli abitanti vivevano in piccole sacche, ciascuno all’interno della propria comunità.

La fotografia documentaria rischia di raccontare queste storie in una nostalgia estetica. Come evitare questo rischio?
La fotografia documentaria ha molte forme estetiche e molti atteggiamenti diversi, sia da parte del fotografo sia da parte di chi guarda. L’estetica, qualunque essa sia, non è sinonimo di nostalgia. La nostalgia per ciò che viene rappresentata, provata dalle persone fotografate o da chi osserva la fotografia, arriva dopo (la parola nostalgia significa “desiderio struggente del passato”). Un momento catturato in una fotografia appartiene a quel momento, non è una forma di senno di poi.

 Jeremy Seabrook scrive del libro BYKER su New Society, settembre 1983: «In queste immagini è racchiusa un’intera epoca di storia sociale: riflettono le conseguenze per una comunità mentre la sua stessa ragion d’essere – le officine meccaniche e i cantieri navali – viene lentamente smantellata. Non ha nulla a che vedere con la nostalgia: le condizioni di vita erano troppo dure per questo. Ma l’attaccamento a luoghi che sono stati teatro di lotte, di amore e di sofferenza non è amore per i mattoni, la pietra e la povertà: è la misura dell’intensità di ciò che le persone, qui, provavano l’una per l’altra».

Oggi, di fronte alla crisi abitativa, alla gentrificazione e agli sfratti, che cosa possono dirci queste fotografie che il dibattito politico non riesce a dire?
Raccontano l’esperienza degli esseri umani travolti da questi sconvolgimenti.

Se dovesse scegliere una sola immagine che racconti il costo umano della trasformazione urbana, quale sceglierebbe?
Uomo che gesticola in una strada demolita, Byker 1971. Penso che la foto parli da sé.

Man gesturing in a demolished street, Byker, 1971© Sirkka-Liisa Konttinen. Courtesy of the artist

L'articolo L’altro volto della trasformazione urbana, negli scatti di Sirkka-Liisa Konttinen proviene da Linkiesta.it.

  •  

Imagem de gotas de tinta dentro de uma impressora ganhou o primeiro prêmio do concurso de fotografia Small World da Nikon de 2026

Uma imagem de gotas de tinta dentro de uma impressora ganhou o primeiro prêmio no concurso de fotomicrografia Nikon Small World, que se concentra em imagens capturadas por meio de um microscópio.

Ole Bielfeldt, um estudante e fotógrafo experimental da Alemanha, tirou a foto usando um equipamento de imagem que ele mesmo construiu, de acordo com um comunicado dos organizadores publicado na quarta-feira.

Bielfeldt, que reside em Colônia, na Alemanha, disse que se inspirou no mistério de como as impressoras a jato de tinta transferem imagens para o papel com tanta precisão.

“Achei superinteressante porque eu não sabia exatamente como funcionava”, disse Bielfeldt no comunicado.

“É como se fosse mágica, e eu não entendia, mas agora entendo.”

O trabalho de Bielfeldt lhe rendeu a 52ª edição do concurso, e Eric Flem, da Nikon Instruments, afirmou que sua imagem “incorpora o que torna o Nikon Small World tão poderoso: a interseção entre microscopia, engenhosidade e arte”.

“Ao usar uma objetiva de microscópio de uma maneira diferente, ele transformou um objeto familiar em algo totalmente novo e nunca antes visto”, disse Flem no comunicado.

“É uma lembrança de que o microscópio não é apenas uma ferramenta científica, mas também criativa, capaz de expandir a forma como vemos e imaginamos o mundo ao nosso redor.”

O segundo lugar foi para John-Oliver Dum, por uma imagem de uma aranha-saltadora com pólen, e o terceiro foi concedido a Kaelin Wulf e Rachel Flannery, por uma foto de neurônios dentro de um cérebro de rato expandido.

A Nikon também organiza o concurso anual de vídeos Small World in Motion, que este ano esteve envolvido em controvérsia.

Em meados de outubro, a empresa anunciou que o vencedor havia sido desclassificado depois que os organizadores concluíram que seu uso de IA generativa infringiu as regras.

  •  

Huelga de profesores en Madrid, disturbios en París y el mundo en las imágenes del día

<![CDATA[

La huelga indefinida de docentes en la Comunidad de Madrid protagoniza una jornada de movilizaciones en defensa de la educación pública. Cientos de profesores se han concentrado frente al Museo Reina Sofía, mientras que en Alcalá de Henares unos 300 docentes del Corredor del Henares han reclamado a la Consejería de Educación que se siente a negociar con el comité de huelga. Las protestas, que cumplen su sexta jornada, reflejan el creciente malestar del profesorado y sus reivindicaciones para mejorar las condiciones de la enseñanza pública.

Seguir leyendo...

  •  

Lo que cuenta el agua en los paisajes de Sebastião Salgado

Cascadas atronadoras. Glaciares inquebrantables. Nubes más colosales que las montañas que envuelven. Los paisajes desmesurados de Sebastião Salgado (1944-2025), en rotundo blanco y negro, son de un pasado mucho más cercano de lo que pueda parecer. Y de gran actualidad en un mundo que afronta los efectos del cambio climático. En las series Aqua Mater y Glaciares, el agua es la protagonista absoluta. La comisaria Lélia Wanick Salgado, viuda del fotógrafo brasileño y figura fundamental en su vida y obra, cuenta que Salgado no buscaba el agua, la encontraba. Rastreando el archivo, aparecía una y otra vez en todas sus formas: nubes, nieve, hielo, lagos, océanos.

Seguir leyendo

© Sebastião Salgado (EL PAÍS)

Iceberg en las islas Sandwich del Sur, en el Atlántico, en 2009.
  •  

Os primeiros “deepfakes” apareceram quase ao mesmo tempo que a Fotografia

William H. Mumler vendia fotografias de “fantasmas”. Foi julgado por fraude, mas ilibado: não se provou que existiam fantasmas, mas também ninguém sabia como o norte-americano punha mortos ao lado dos vivos nas imagens. Recuemos, durante cerca de três minutos, a 1862. Estamos com William H. Mumler no seu estúdio em Boston, EUA, onde o gravador de joias e fotógrafo amador revela um autorretrato quando repara numa figura inesperada atrás de si. Na fotografia aparecia uma jovem de vestido comprido, com o rosto desfocado, como um fantasma. Mumler corre para mostrar a imagem a um amigo. Até porque a mulher

  •  

“O Porto é nosso”: 2.500 pessoas mostram força pela habitação. Nova pernoita após violência

Cerca de 2500 pessoas na Praça D. João I, após madrugada de violência, dirigiram-se à Câmara Municipal na noite desta quinta-feira. Pediu-se a demissão de Pedro Duarte, “menos bastão e mais habitação”. Terão sido cerca de 2.500 pessoas a acorrer, esta quinta-feira, ao protesto convocado pelos organizadores da acampada do Porto pela habitação, após uma madrugada em que foram alvo de carga policial, da que resultaram 39 feridos (dois deles graves, segundo contabilização da organização) e um polícia ferido, comunicado pela PSP. Os manifestantes pelo direito à habitação voltaram a concentrar na Praça D. João I, mas desta vez acabaram

  •  

Braga tem mais de 2.000 euros para premiar as melhores fotografias de natureza

O Município de Braga promove a 6.ª edição do Concurso de Fotografia “Braga Natural”, uma iniciativa que convida todos os apaixonados pela natureza a descobrir e registar a biodiversidade do concelho.

Em comunicado, a autarquia explica que “o concurso pretende valorizar o património natural de Braga e sensibilizar a população para a importância da sua conservação, nomeadamente dos ecossistemas, habitats e formas de vida que os integram”.

O concurso está organizado em três categorias: Habitats Naturais, Fauna Selvagem e Flora e Fungos. Cada participante pode apresentar até dez fotografias, sendo obrigatório que todas as imagens sejam captadas no concelho de Braga.

As inscrições decorrem de 15 de outubro a 15 de dezembro de 2026, através do formulário online (aqui).

As normas de participação podem ser consultadas aqui.

Em cada categoria, será atribuído um prémio de 400 euros ao primeiro classificado, 150 euros ao segundo e 75 euros ao terceiro.

A melhor fotografia receberá ainda um prémio suplementar de 200 euros. Ou seja, no total, 2.075 euros atribuídos em prémios.

“O concurso dará também origem a uma exposição fotográfica, que permitirá dar a conhecer os trabalhos selecionados e destacar a riqueza da biodiversidade do concelho”, conclui a autarquia.

O conteúdo Braga tem mais de 2.000 euros para premiar as melhores fotografias de natureza aparece primeiro em O MINHO.

  •  

Ciò che rimane di una vita a bordo, nelle fotografie di Max Cavallari

«L’ultima volta che abbiamo provato ad attraversare, il telefono satellitare che il trafficante ci aveva dato per le emergenze era scarico e senza credito, il carburante del motore era completamente esaurito e l’acqua stava entrando nella barca […]. La cosa più confortante per me ora è che, per la prima volta in anni, non ho paura. Posso dormire profondamente senza preoccuparmi per le mie figlie».

Fidaa è siriana. Nel luglio del 2012 è fuggita da un sobborgo di Damasco con i suoi cinque figli, il più piccolo di appena otto giorni. Ha vissuto dieci anni in Giordania, poi è partita per la Libia: un anno chiusa nei “magazzini” dei trafficanti, poi otto tentativi di traversata. È stata soccorsa dalla Humanity 1 nel 2024. La sua è una delle tante testimonianze raccolte a bordo.

Storie come questa attraversano ogni giorno il ponte delle navi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Alcune di queste sono state raccontate dal fotografo Max Cavallari nel progetto Acquaintance, esposto al Festival di Fotografia Etica di Lodi, aperta fino al 25 ottobre. Per Cavallari, nato in un piccolo paese in provincia di Cremona, il Festival è stato il primo incontro con il fotogiornalismo, all’età di sedici anni.

 Foto di Max Cavallari per SOS Humanity

Acquaintance è un progetto che nasce dalla sua prima missione a bordo di una nave umanitaria di ricerca e soccorso dell’Ong SOS Humanity nell’autunno del 2022, poco prima dell’insediamento del governo Meloni. Tra il 22 e il 24 ottobre la nave effettua diversi salvataggi, ritrovandosi con 179 persone a bordo, resta bloccata per oltre una settimana in attesa di ricevere l’assegnazione di un porto sicuro. Sono servite 21 richieste prima di attraccare, finalmente, a Catania.  «A un certo punto a bordo non si sapeva più come spiegare alle persone quando sarebbero sbarcate», racconta Cavallari.

Nello stesso periodo la Geo Barents di Medici Senza Frontiere e la Ocean Viking di SOS Mediterranée  si trovavano nella stessa situazione. In totale erano più di mille le persone ad attendere, su quattro navi. A Catania, dopo gli sbarchi, circa quaranta persone vengono lasciate a bordo perché la loro condizione viene considerata “non emergenziale”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi le definì “carico residuale”. Restarono ferme in banchina per tre o quattro giorni prima di essere fatte sbarcare.  Fu l’ultima missione prima del decreto-legge Piantedosi sulle Ong e sui flussi migratori, entrato in vigore il 2 gennaio 2023, che introduce l’obbligo a raggiungere subito il porto assegnato, spesso lontano.

Acquaintance significa “conoscenza”, inteso come legame intenso e allo stesso tempo superficiale  «perché è quello poi che rimane di di quello che che vivi su su una nave. Non riesci mai ad entrare completamente all’interno, anche se ti sembra di farlo nel momento in cui sei in questo ambiente chiuso. In verità sono conoscenze che stimolano sentimenti molto forti, ma che rimangono sulla superficie». In due giorni le persone a bordo della missione si moltiplicano, dalle trenta persone dell’equipaggio si arriva presto a duecento. Molte delle persone a bordo sono appena sfuggite a una tempesta. Ognuno arriva con la propria storia, le proprie fragilità, la propria scala di valori.

Foto di Max Cavallari per SOS Humanity

Quello che Cavallari ha cercato di osservare sono le interazioni sulla nave. Spiega come in un contesto così compresso sentimenti, sensazioni e rapporti umani, nel bene e nel male, si amplificano a livelli che non avevo mai visto altrove. Ogni persona è diversa, ognuno reagisce in maniera diversa, ci sono persone che sono più abituate a quella stanza, altre persone che come me ci sono entrate per la prima volta. Acquaintance è una conoscenza superficiale, è quello che poi rimane di quello che vivi su una nave. È ciò che rimane di una vita a bordo».

Acquaintance è anche una scelta di campo sul modo di raccontare. «Si cerca in qualche modo di dare un punto di vista diverso, un po’ anche per un’utilità perché alla gente non interessano le immagini drammatiche, non stimolano più l’empatia. E quindi ce lo sta chiedendo anche il pubblico stesso che che frequenta, che legge i nostri articoli o che guarda le nostre fotografie. E dall’altro credo che sia fondamentale ad un certo punto trovare una scala diversa di raccontare di raccontare un’immagine al di là della persona che fugge in mare», spiega Cavallari. Fa riferimento all’ “ennesima foto del bambino in braccio o della donna piangente”, che “buca lo schermo”, senza chiedersi se la persona ritratta sarebbe d’accordo a mostrarsi così.

Nel lavoro sul campo, spiega, si fotografa, si scrive, si fa. Il taglio si decide dopo, quando si sistema il materiale e si sceglie come parlare al pubblico. Una riflessione che rischia talvolta di portare all’autocensura, spiega il fotoreporter, che sottolinea come la verità, spesso, stia nel mezzo. Si tratta di capire quando un’immagine è davvero essenziale e quando invece aggiunge soltanto altro dolore.

Foto di Max Cavallari per SOS Humanity

Allo stesso tempo, Cavallari rifiuta la romanticizzazione del lavoro di giornalista. Sottolinea come il suo compito sia quello di documentare, essere sul posto e raccontare con i propri occhi. Ricorda un’esperienza personale. Nell’agosto 2025 si trovava a bordo della Ocean Viking quando una motovedetta libica ha sparato contro la nave. Lui si trovava sul ponte mentre i vetri andavano in frantumi. «Il rischio per chi lavora in mare c’è. E sul campo ci sono sempre pochi giornalisti, spesso freelance che pagano tutto di tasca propria».

Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) dal 2014 a oggi sono oltre 26.800 le persone annegate nel Mediterraneo centrale. Ma il bilancio generale potrebbe essere superiore, considerando i naufragi che sfuggono a ogni registrazione. Nel 2026 sono stati almeno mille i morti e i dispersi tra Libia, Tunisia, Italia e Malta: l’inizio d’anno più letale dal 2014. Nel 2025, secondo i dati raccolti da Missing Migrant Project sarebbero almeno 1.340 le persone che hanno perso la vita lungo questa rotta. 

SOS Humanity è un’organizzazione non governativa di ricerca e soccorso che lavora perché nessuno muoia mentre fugge. Con la Humanity 1, operativa da agosto 2022, ha soccorso 5.105 persone in 91 operazioni, quasi un terzo delle quali minori (1.451). Dalla sua fondazione nel 2015 come SOS
MEDITERRANEE Germania,  l’organizzazione ha salvato in tutto 39.736 persone.

Cavallari ha continuato a imbarcarsi: quattro missioni in tre anni, e ancora oggi si occupa di ricerca e soccorso, in mare e sulla terraferma. A chi fa il suo mestiere consiglia di fare questa esperienza almeno una volta nella vita «perché qualcuno deve raccontare ciò che si cerca di tenere nascosto».

L'articolo Ciò che rimane di una vita a bordo, nelle fotografie di Max Cavallari proviene da Linkiesta.it.

  •  

‘Olhão antes e depois’ revela a transformação da cidade através da fotografia

Exposição percorre quatro espaços do concelho e coloca imagens históricas lado a lado com recriações feitas por jovens olhanenses.

A exposição fotográfica ‘Olhão antes e depois’ é inaugurada no próximo sábado, 10 de outubro, pelas 10:30, nos Mercados Municipais de Olhão, dando-se aí início a um percurso por quatro espaços do concelho — Mercados Municipais, Ria Shopping, Escola Secundária Dr. Francisco Fernandes Lopes e Casa Municipal da Juventude de Olhão Hugo Charrão —, onde estará patente até 13 de novembro.

Com curadoria de Luís Torres e integrada na programação cultural do Bicentenário da Câmara Municipal de Olhão, a exposição coloca lado a lado imagens históricas da cidade e recriações fotográficas realizadas por jovens olhanenses, propondo um olhar sobre a evolução urbana de Olhão e convidando a comunidade a percorrer a cidade através do tempo.

A mostra nasceu do desafio lançado a alunos do 10.º ano da área de Multimédia da Escola Secundária Dr. Francisco Fernandes Lopes para recriarem, nos dias de hoje e nos mesmos locais, uma seleção de cerca de 50 fotografias históricas de Olhão. Participaram no projeto os alunos Miguel Sousa, Samuel Ventura e Maria Moniz, bem como Charline Fournier, elemento do Clube de Fotografia da Casa Municipal da Juventude Hugo Charrão.

Para concretizar o trabalho, foram utilizadas fotografias com cerca de 70 a 80 anos, pertencentes ao Arquivo Municipal de Olhão, e imagens com 40 a 50 anos, provenientes do arquivo pessoal de Luís Torres. Depois de um processo de pesquisa e levantamento, os participantes percorreram as ruas da cidade e procuraram reproduzir os enquadramentos originais, recriando as imagens nos mesmos locais e permitindo uma comparação direta entre diferentes épocas.

O resultado é uma exposição distribuída por quatro núcleos expositivos, que propõe um percurso pela cidade através das suas transformações e permanências. O confronto entre as fotografias históricas e as imagens atuais permite observar a evolução urbana de Olhão, mas também recuperar lugares, edifícios e espaços que fazem parte da memória coletiva da cidade.

No dia da inauguração, o percurso pelos quatro núcleos começa nos Mercados Municipais, às 10:30, seguindo para o Ria Shopping, às 11:15, para a Escola Secundária Dr. Francisco Fernandes Lopes, às 11:45, e terminando na Casa Municipal da Juventude de Olhão Hugo Charrão, às 12:15. A exposição poderá ser visitada até 13 de novembro, nos quatro espaços, de acordo com os respetivos horários de funcionamento.

Com esta iniciativa, o Município de Olhão pretende valorizar a criatividade e o envolvimento dos jovens olhanenses e, simultaneamente, promover junto da comunidade um maior conhecimento da história contemporânea e da evolução urbana da cidade. O projeto terá ainda continuidade, estando prevista a sua passagem pelas várias freguesias do concelho.

Integrada no programa comemorativo dos 200 anos da Câmara Municipal de Olhão, ‘Olhão antes e depois’ aproxima diferentes gerações através da fotografia e proporciona uma viagem visual entre o Olhão de ontem e o Olhão de hoje.

  •  

“Festival elétrico” sobre o mar de Vila Praia de Âncora

Pedro Almeida fotografou a trovoada, na madrugada desta terça-feira, em Vila Praia de Âncora, no concelho de Caminha.

“Festival elétrico sobre o Atlântico”, descreve o fotógrafo, descrevendo que as imagens foram captadas pelas 03:54.

"Festival elétrico" sobre o mar de Vila Praia de Âncora
Foto: Pedro Almeida
"Festival elétrico" sobre o mar de Vila Praia de Âncora
Foto: Pedro Almeida

Recorde-se que os distritos de Braga e Viana do Castelo, bem como outros 11 do território continental, estão sob aviso amarelo até às 18:00 de hoje devido à trovoada.

O IPMA alerta para “condições favoráveis para ocorrência de fenómenos meteorológicos localizados, como trovoada; precipitação localmente forte, com acumulação entre 10 a 20 mm numa hora, granizo com diâmetro inferior a dois centímetros e rajadas entre 70 e 90 km/h”.

O aviso amarelo é o menos grave de uma escala de três e é emitido sempre que existe uma situação de risco para determinadas atividades dependentes da situação meteorológica.

O conteúdo “Festival elétrico” sobre o mar de Vila Praia de Âncora aparece primeiro em O MINHO.

  •  
❌