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La diplomazia energetica di Trump non cambia gli obiettivi imperiali di Putin

Il 17 ottobre The New York Times ha riferito che gli inviati del presidente Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno esortato Kyjiv e le capitali europee a prendere in considerazione la ripresa del transito del gas russo attraverso la vasta rete di gasdotti ucraini nell’ambito di un accordo di pace. La logica alla base della proposta è semplice: poiché sia Mosca sia Kyjiv ne trarrebbero vantaggi economici, questa cooperazione potrebbe spianare la strada a un cessate il fuoco. Secondo l’articolo, i rappresentanti americani e russi avrebbero discusso anche della riattivazione del tratto ancora funzionante del gasdotto Nord Stream 2, che attraversa il Mar Baltico – un’ipotesi che la Casa Bianca nega. La proposta sul gas segue un altro incentivo avanzato durante i colloqui a Miami all’inizio di ottobre: un piano statunitense per sbloccare parte dei beni congelati della Banca centrale russa e porli sotto il controllo di Washington, respinto dai funzionari europei.

Si tratta di un accordo ragionevole o di un calice avvelenato? La risposta dipende molto meno da Kyjiv che da Mosca. Se un accordo economico di questo tipo potesse portare a un cessate il fuoco, Kyjiv acconsentirebbe con ogni probabilità a riprendere il transito del gas russo attraverso il proprio territorio e potrebbe non opporsi nemmeno alla ripresa dei flussi attraverso il Mar Baltico. Dall’inizio del 2025, il presidente Volodymyr Zelensky ha ripetutamente sostenuto sia un cessate il fuoco completo sia una moratoria parziale sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e sulle ostilità nel Mar Nero. L’11 marzo 2025, a Gedda, l’Ucraina ha accettato una proposta statunitense per una tregua immediata di trenta giorni. La Russia, invece, no. Nel giugno 2026, Zelensky ha affermato che il congelamento dell’attuale linea del fronte nell’Ucraina orientale e meridionale avrebbe rappresentato «il modo più rapido» per porre fine alla guerra.

Negli ultimi due anni, l’interesse dell’Ucraina a porre fine ai combattimenti è cresciuto al punto che Kyjiv ha rinunciato alle condizioni preliminari che aveva posto per una tregua totale o parziale. Accetterebbe l’attuale linea del fronte come linea di contatto per un cessate il fuoco e probabilmente tollererebbe una nuova forma di cooperazione economica con la Russia nel trasporto del gas. Gli introiti derivanti dai diritti di transito versati dalla Russia sarebbero certamente graditi, ma rivestirebbero un’importanza secondaria. In base al contratto di transito 2019–2024, Naftogaz ha registrato oltre un miliardo di dollari di ricavi grazie alla clausola «ship-or-pay», che prevede il pagamento anche in caso di mancato utilizzo della capacità di trasporto concordata. Una somma significativa, ma modesta rispetto ai costi della ricostruzione postbellica dell’Ucraina e al sostegno finanziario occidentale da cui attualmente dipende il suo bilancio.

Del resto, Kyjiv ha consentito il transito del gas russo anche in tempo di guerra. Le forniture verso l’Ue e la Moldavia attraverso i gasdotti ucraini sono proseguite sia dopo la prima incursione di Mosca in Ucraina, nel 2014, sia dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala, il 24 febbraio 2022. Il flusso si è interrotto soltanto il 1° gennaio 2025. Nel solo 2024 erano transitati circa 15–16 miliardi di metri cubi di gas. L’Ucraina, alle prese con gravi difficoltà finanziarie, aveva bisogno di quelle entrate. Inoltre, interrompere il transito non avrebbe fatto altro che dirottare le esportazioni russe verso altre rotte, come il TurkStream, che attraversa il Mar Nero e la Turchia.

A porre fine al transito, quasi tre anni dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala, non è stata dunque la guerra in sé, ma una combinazione delle sue conseguenze e di altri fattori. Tra questi figuravano la scadenza dell’ultimo contratto quinquennale di transito, le controversie sugli obblighi «ship-or-pay» di Gazprom, l’insistenza di Kyjiv affinché il gas fosse effettivamente di origine non russa e non semplicemente rietichettato, nonché la politica di graduale eliminazione delle importazioni energetiche russe adottata dall’Ue in risposta alla crescente aggressività di Mosca. Se l’Ucraina ha consentito il transito del gas russo durante una guerra su vasta scala, è probabile che lo faccia anche in caso di cessate il fuoco.

In linea di principio, l’accordo proposto da Kushner e Witkoff dovrebbe essere ancora più redditizio per Mosca che per Kyjiv. Una rapida ripresa delle esportazioni di gas verso Occidente, su larga scala e a costi relativamente contenuti, farebbe affluire nuove risorse nelle casse dello Stato russo, già sottoposte a forti pressioni. Nel 2025, le entrate russe derivanti dal petrolio e dal gas sono diminuite del 23,8 per cento, attestandosi a 8,48 trilioni di rubli. La loro incidenza sulle entrate federali è scesa sotto il 23 per cento, il livello più basso dal 2020, mentre il deficit di bilancio ha raggiunto i 5,6 trilioni di rubli. Il calo è proseguito nel 2026: nei primi nove mesi dell’anno, le entrate derivanti da petrolio e gas si sono ridotte di un ulteriore 17,2 per cento su base annua. La sola interruzione del transito attraverso l’Ucraina è costata a Gazprom circa il 16 per cento dei volumi di esportazione previsti per il 2025, per un valore fino a 4,5 miliardi di dollari all’anno.

Ciononostante, l’idea americana appare destinata a fallire, perché si basa su una lettura errata della strategia, dell’ideologia e della logica interna del regime di Vladimir Putin. Il comportamento della Russia in Ucraina è guidato da miti storici, risentimento politico, ultranazionalismo panrusso e fantasie di grande potenza ed espansione territoriale. L’interesse economico rappresenta soltanto una parte del quadro. È quindi probabile che Putin respinga la proposta come base per la pace. Ai suoi occhi, un accordo sul gas sarebbe tutt’al più la ciliegina sulla torta di una capitolazione parziale – o, meglio ancora, totale – dell’Ucraina.

Gli avvenimenti recenti lo dimostrano. Le esportazioni di gas russo verso l’Ue attraverso il Nord Stream non si sono interrotte nel 2022 a causa di un attacco ucraino ai gasdotti sottomarini, come spesso si sostiene. Era stata la stessa Mosca a sospendere le forniture settimane prima, alla fine di agosto del 2022, sacrificando il suo principale cliente per ottenere un vantaggio politico. Quando, il 26 settembre 2022, i gasdotti ormai inattivi furono fatti saltare in aria – un’operazione che i pubblici ministeri tedeschi attribuiscono a una squadra ucraina, il cui presunto capo è comparso a processo ad Amburgo il 14 ottobre 2026 –, una delle quattro condutture rimase intatta.

Putin si offrì di far transitare il gas attraverso quella conduttura, ma Berlino rifiutò. Quello che il Cremlino proponeva era un accordo che avrebbe aiutato la Russia a finanziare la propria guerra, non un cambiamento di rotta. Mosca ha preferito rinunciare a gran parte del suo mercato di esportazione più redditizio piuttosto che ridimensionare i propri obiettivi in Ucraina. Il Cremlino accoglierebbe certamente con favore maggiori entrate derivanti dal commercio energetico con l’Europa. Nel complesso, però, per la leadership revanscista russa si tratta di una questione secondaria.

Nel frattempo, è emerso un ostacolo molto concreto al ripristino sia del tratto rimasto intatto del Nord Stream 2 sia di qualsiasi altra rotta per il trasporto del gas russo verso l’Ue. Il 26 gennaio 2026, il Consiglio dell’Ue ha adottato formalmente un regolamento che prevede la graduale eliminazione di tutte le importazioni di gas russo. Il divieto totale per il gas naturale liquefatto (Gnl) russo entrerà in vigore all’inizio del 2027, mentre quello relativo al gas trasportato via gasdotto scatterà nell’autunno dello stesso anno. Ripristinare il transito richiederebbe quindi una revisione sostanziale della normativa europea vigente.

L’idea di portare la pace nell’Europa orientale attraverso una rinnovata cooperazione energetica è ingenua e si fonda su presupposti sbagliati. Di certo, l’Ucraina non rappresenta un ostacolo. Kyjiv accetterebbe molto probabilmente la ripresa del transito del gas russo attraverso il proprio territorio nell’ambito di un vero cessate il fuoco, proprio come ne ha consentito il passaggio durante la prima fase della guerra russo-ucraina, dal 2014 al 2021, e nei primi tre anni dell’invasione su vasta scala, dal 2022 alla fine del 2024.

Eppure, per riprendere un’espressione cara al Cremlino, la «causa principale» dell’insicurezza dell’Europa orientale non è di natura economica. È l’imperialismo radicale della Russia, il suo fervore espansionistico e la sua virulenta ucrainofobia. Di fronte a simili impulsi, anche le iniziative commerciali più redditizie si rivelano inutili. La storia zarista e quella sovietica insegnano che a frenare l’avventurismo estero di Mosca e a riportare l’attenzione della Russia sui problemi interni sono le sconfitte sul campo di battaglia, non le vittorie diplomatiche, e le difficoltà economiche, non i successi commerciali.

I risultati più duraturi si ottengono quando il fallimento militare e la crisi economica coincidono. Alla fine degli anni Ottanta, l’Unione Sovietica si ritirò dall’Afghanistan, perse la guerra fredda e sprofondò in una grave crisi socioeconomica. L’impero sovietico si disgregò e lo Stato russo che ne emerse divenne, per un certo periodo, una democrazia ancora embrionale, con ambizioni di politica estera relativamente contenute. Qualcosa di simile dovrebbe accadere oggi per porre fine all’attuale avventura militare della Russia all’estero.

Nella migliore delle ipotesi, il difetto dell’approccio di Kushner e Witkoff riguarda la sequenza delle iniziative. Se proposta prima di una tregua, la ripresa del commercio del gas equivarrebbe a un allentamento delle sanzioni che premia l’aggressione, senza riuscire a ottenere ciò che Mosca non è disposta a concedere. La Germania ha già sperimentato questa strategia con la sua fallimentare politica del Wandel durch Handel, ovvero «cambiamento attraverso il commercio», e soprattutto con i suoi due progetti Nord Stream, che hanno contribuito a incoraggiare il Cremlino prima delle escalation del 2014 e del 2022.

Se la cooperazione energetica deve svolgere un ruolo nella soluzione del conflitto, dovrebbe arrivare dopo, non prima, di un cessate il fuoco verificato e duraturo, sostenuto da garanzie di sicurezza credibili per l’Ucraina. Il gas russo che transita attraverso l’Ucraina e sotto il Mar Baltico potrebbe contribuire a consolidare la pace. Ma non può crearla.

Questo articolo si basa su un commento dell’EPIK.

Andreas Umland è ricercatore presso l’European Policy Institute in Kyjiv (EPIK) e analista presso lo Stockholm Centre for Eastern European Studies (SCEEUS), parte dello Swedish Institute of International Affairs (UI).

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I camionisti, e lo scontento che Meloni non ha visto arrivare

Le proteste degli autotrasportatori sono la punta dell’iceberg di un Paese che si riscopre più povero e che si sente tradito dal governo Meloni, secondo il commento di Mario Lavia

«Qu’ils mangent de la brioche!». Storicamente, non la pronunciò mai la celebre risposta, Maria Antonietta, a chi la informava che il popolo non aveva il pane. Forse era stata detta qualche anno prima da un’altra nobildonna, citata da Rousseau, ma passò comunque alla storia come l’emblema definitivo della separatezza del sovrano dal popolo.

Che è un problema sempre immanente quando la distanza che separa chi governa da chi è governato, il Palazzo dalla strada, la contabilità del potere dalla contabilità della vita assume proporzioni preoccupanti. Una distanza che non appartiene soltanto all’ancien régime e che, in questi giorni, sembra essersi riaperta sotto i nostri occhi.

L’impressione è che le proteste degli autotrasportatori nascondano dietro la loro impellente materialità qualcosa di più generale, come se fossero la classica punta dell’iceberg di un Paese che si scopre improvvisamente povero, o almeno più povero di prima. La gente ammonticchia, se ce l’ha, quattro risparmi sui conti correnti, nessuno investe più, nessuno compra e molti vendono. E chi non ha un euro da parte si arrabatta come può, in un’Italia tornata in bianco e nero e che si alza presto la mattina, accende il furgone e non ha i soldi per fare il pieno. In questa situazione, basta un’improvvisa Hormuz (thank you, mister Trump) e i conti non tornano più. I nostri governanti tutto questo non lo avevano visto arrivare. Tuttora non lo capiscono. 

Dov’è il governo dinanzi alla rivolta degli autotrasportatori, che non sono “il popolo” ma pure sono decisivi per la “Nazzione” con due zeta come pronuncia la presidente del Consiglio? Ieri hanno stanziato dieci milioni per i pescatori: più che la brioche sono briciole: d’altronde l’etimo è lo stesso. E qualche altra decina di milioni per tutti quelli che stanno bloccando il Mezzogiorno e non solo.

A occhio paiono insufficienti per risolvere il problema. Anche se il Tg Uno del principale seguace di Giorgia Meloni in Rai, Gianmarco Chiocci, apre con titoli fuorvianti per cui i blocchi sono stati tolti grazie al governo, la realtà è quella degli scaffali vuoti e dei benzinai a secco. Diversi giorni fa le organizzazioni dei manifestanti sono state convocate per il 27: con comodo, che fretta c’è?

Descrivono la premier più nervosa del solito, alza la voce, pretende soluzioni, intima ai ministri di non parlare «di quello che ci diciamo qui dentro», nel bunker di Palazzo Chigi dove si susseguono vertici su vertici con ministri e cardinali – Alfredo Mantovano, Giovanbattista Fazzolari – celebrando l’angosciante rito di trovare i soldi che non ci sono mai quando servono, e i tecnici di via Venti Settembre devono rompere i salvadanai che, come si ripete con frase trita, Giancarlo Giorgetti ha tenuto in ordine.

Bell’ordine, verrebbe da dire: quattro anni dopo – la mitica longevità, che buffonata – questi non hanno un euro in cassa, complimenti, sicché davanti a un’emergenza sanno trovare briciole, bruscolini, brioche. Il punto diventa ovviamente politico. Fino a lambire una vera e propria questione democratica. Perché quando pezzi di popolazione soffrono e addirittura si rivoltano e il governo della Repubblica non sa bene cosa fare, allora si esce dalla normale dialettica tra società e potere e si entra in quella della consunzione della politica, che, come sappiamo, è l’anticamera dello sfascio.

La crisi di un Paese comincia spesso così: quando i cittadini smettono di aspettarsi una risposta dalla politica e cercano di farsi ascoltare bloccando ciò che possono bloccare. Il camion diventa allora qualcosa di più di un mezzo di trasporto: una metafora di una democrazia incrinata.

Per una volta, l’abusato richiamo delle opposizioni a «venire in Parlamento» per riferire sulla situazione è fondatissimo perché il Paese è effettivamente allo sbando, dai violenti di Milano alla penuria di cibo al Sud. Altro che brioche. Qui non ci sarà la Grande Rivoluzione. Ma una politica che brancola nel buio, questo sì.

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Carta de bispos pede voto por 'valores humanitários' e vê Flávio como ameaça à democracia

Uma carta assinada por 35 bispos católicos de diferentes dioceses brasileiras aponta divergências entre a candidatura de Flávio Bolsonaro (PL) e os ensinamentos sociais da Igreja Católica. O documento manifesta preocupação com os rumos políticos do país e pede que os fiéis considerem questões democráticas e sociais na escolha eleitoral.Os religiosos classificam o cenário das eleições como "muito grave" e afirmam que a candidatura do senador representa uma ameaça à "existência da democracia, a soberania nacional e a prática do bem comum".Ao defenderem seu posicionamento, os bispos ressaltam que a disputa não se limita à escolha de representantes, mas envolve os caminhos que o Brasil poderá seguir. O texto também convoca os católicos a votar "em defesa da democracia, dos valores humanitários, dos pobres"."Não se trata apenas de uma escolha eleitoral, tantas vezes já praticada no Brasil,mas da possibilidade de uma mudança profunda nos rumos da nação, cujos exemplos na históriado século XX deixaram cruéis e amargas lembrança", diz a carta.Trabalho, armas e meio ambienteEmbora não mencionem diretamente o nome de Flávio Bolsonaro em suas críticas, os signatários apontam temas que, segundo eles, entram em conflito com as orientações da Igreja. Entre os exemplos está a escala de trabalho 6x1.Os bispos afirmam que "a candidatura que sempre foi contra o fim da escala 6x1 (...) não reconhece a dignidade do trabalhador e poderá voltar a este tema".A política de acesso às armas também é citada como uma pauta contrária às orientações religiosas. O documento menciona ainda questões ambientais e o combate à pobreza. Na área internacional, os religiosos criticam o que descrevem como uma promessa de alinhamento aos Estados Unidos. Segundo a carta, um dos candidatos "promete submissão aos Estados Unidos" e "fez parte de uma conspiração para taxar produtos brasileiros", em referência ao tarifaço determinado pelo presidente americano Donald Trump.Críticas à democracia e ao CongressoO documento também faz referência ao histórico político e familiar de um dos candidatos, sem identificá-lo nominalmente. Os bispos descrevem o político como "filho do presidente que foi condenado e preso por atentar contra a democracia".Na avaliação dos religiosos, o candidato fez declarações de "ameaça à ordem constitucional". A carta também questiona a possibilidade de concentração de poder caso ele seja eleito, ao afirmar que "governará com maioria absoluta no Congresso Nacional e no STF".Referência indireta a LulaSem citar expressamente o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), os bispos apresentam uma avaliação favorável à outra candidatura na disputa, embora reconheçam que ela também está sujeita a críticas."Temos outra candidatura que, embora também esteja sujeita a críticas, sempremanifestou responsabilidade com os pobres e com a Casa Comum e atuou dentro dos limites daordem democrática, respeitando a Constituição. Gostar ou não do atual Governo não pode serrazão para entregar o país nas mãos de quem manifesta tamanha contradição com osensinamentos de nossa Igreja".Quem assina a cartaEntre os religiosos que assinam o documento estão dom Evaristo Pascoal Spengler, da Diocese de Roraima; dom Adolfo Pereira, da Diocese do Alto Solimões; e dom Joaquim Hudson de Souaza Ribeira, de Manaus. Ao todo, são 35 bispos de diferentes dioceses do país.

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Campanha de Lula define estratégia para confronto decisivo com Flávio Bolsonaro

O presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) vai usar o dia que antecede o debate da TV Globo, marcado para sexta-feira, para ajustar sua estratégia no último confronto com Flávio Bolsonaro (PL) antes do segundo turno, no domingo. A orientação da campanha é evitar embates pessoais, priorizar a apresentação de propostas e destacar as realizações do governo petista.A preparação é conduzida pelo ministro da Secretaria de Comunicação Social (Secom), Sidônio Palmeira, com a participação de aliados próximos do presidente, entre eles o governador do Piauí, Rafael Fonteles, e o senador Camilo Santana. A equipe pretende apresentar "Lula calmo e à vontade" durante o encontro, enquanto os estrategistas trabalham para que o petista não desperdice seu tempo de fala respondendo às ironias e provocações do adversário.Campanha quer destacar realizações e propostasA estratégia dos auxiliares de Lula é direcionar o presidente para uma comparação entre os resultados de seus governos e as propostas para um eventual quarto mandato. O objetivo é mostrar quem entregou mais ao país e evitar um debate marcado por bate-boca.Apesar dessa orientação, aliados defendem que Lula adote uma postura mais incisiva ao abordar as relações de Flávio Bolsonaro com milicianos e com o advogado Willer Tomaz, amigo do senador e investigado no escândalo do INSS.O presidente também está sendo preparado para tratar das suspeitas envolvendo Tomaz. Segundo aliados, porém, Lula tem dificuldade de "fulanizar" suas declarações e costuma concentrar as críticas no adversário direto.Caso seja novamente questionado sobre Roberta Luchsinger, amiga de Fábio Luís Lula da Silva, o Lulinha, a orientação é afirmar que a atuação dela está sendo investigada pela Polícia Federal, sem aprofundar o assunto.Regras do debate limitam movimentação no estúdioOutro ponto da preparação envolve a movimentação dos candidatos no cenário da TV Globo. A campanha petista se irritou com a postura de Flávio no debate da Band, realizado no último domingo, quando o senador ficou atrás de Lula diante das câmeras.Na avaliação da equipe do presidente, as regras do próximo confronto devem impedir a repetição da cena. Lula está sendo orientado a permanecer principalmente atrás do púlpito, com possibilidade de circular pelo cenário no quarto bloco, reservado a temas livres. O regulamento estabelece que apenas o candidato com a palavra poderá se movimentar pelo estúdio. Sidônio Palmeira comentou a estratégia na quarta-feira."Lula vai ficar no púlpito se necessário. Essa estratégia da extrema direita (de ficar atrás do candidato) é usada no mundo inteiro e não vai acontecer neste debate (TV Globo)", afirmou Sidônio na quarta-feira.A preparação também contará com a jornalista Olga Curado, que já auxiliou Lula em outros debates. O método utilizado por ela reúne princípios do aikido, arte marcial japonesa, psicologia Gestalt, budismo e meditação.Debate terá quatro blocos e mediação de César TralliO confronto será mediado pelo jornalista César Tralli e terá quatro blocos de perguntas e respostas, além das considerações finais. Três etapas serão dedicadas a temas determinados, enquanto a última será reservada a assuntos livres.No primeiro bloco, os candidatos participarão de seis rodadas com questões relacionadas às diferentes regiões do país e a um tema prioritário de âmbito nacional. A proposta é ampliar a exposição dos programas de governo. Em cada rodada, os presidenciáveis terão três minutos, distribuídos entre pergunta e réplica ou resposta e tréplica.No segundo e no terceiro blocos, Lula e Flávio escolherão, entre os temas exibidos no telão, os assuntos que pretendem abordar nas perguntas. A dinâmica de tempo será mantida. Nessas três primeiras etapas, quem estiver falando poderá circular livremente pelo cenário, enquanto o adversário deverá permanecer no púlpito até sua vez.Já no quarto bloco, dedicado a temas livres, cada candidato terá oito minutos de fala, sem limite de intervenções. A movimentação será permitida livremente dentro do respectivo lado do cenário.Ao fim do encontro, os dois presidenciáveis poderão conceder entrevistas coletivas na sala de imprensa. Cada um terá dez minutos para responder aos jornalistas.

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Lula participa de live do “exército” e estimula ida de idosos às urnas

Logo Agência Brasil

O candidato do PT, Luiz Inácio Lula da Silva, passou esta quinta-feira (22) no Palácio da Alvorada se preparando para o debate desta sexta-feira (23), na TV Globo. À noite, ele participou de uma live com o deputado federal André Janones (Rede-MG).

Na transmissão ao vivo, Lula mandou um recado para todos que não foram votar no primeiro turno porque não quiseram ou porque não gostavam de nenhum dos candidatos. Ele falou, sobretudo, com os mais velhos, que não têm mais obrigação de votar por terem mais de 70 anos.

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“Agora você tem que pensar no Brasil, na sua pátria. No país que você trabalhou 60 anos para construir. Naquele país que você viu nascer seu filho, seu neto. É como se a gente fosse uma árvore, a gente vai ficando mais velho e dando frutos, e esses frutos dão sementes que dão novas árvores. Você é isso, você precisa cuidar das árvores que colocou no mundo”.

O candidato à reeleição defendeu as políticas sociais e reiterou a promessa de ampliar o programa Pé-de-Meia para os universitários. A versão escolar do programa Pé-de-Meia foi criada em 2024. Trata-se de um incentivo financeiro-educacional pago pelo governo federal para promover a permanência e a conclusão escolar de pessoas matriculadas no ensino médio público.

Janones conduz um canal no WhatsApp chamado Exército do Lula para organizar uma militância espontânea e aumentar o apoio ao candidato do PT nas redes sociais. O canal já conta com 8,5 milhões de pessoas. Na esteira dessa mobilização, Lula e Janones fizeram a live, ouvindo artistas de várias áreas.

A atriz Marieta Severo participou da live e também fez um chamamento para que os idosos se motivem a votar no domingo (25), dia do segundo turno das eleições. Ela lembrou que ir votar serve como prova de vida para continuidade do recebimento dos benefícios do Instituto Nacional do Seguro Social (INSS).

Lula e Janones também conversaram com o cantor Jão, que incentivou os jovens a votar. A live ainda teve as participações da youtuber Nath Finanças, da atriz Camila Pitanga, do apresentador Serginho Groismann e da atriz Leandra Leal.

Flávio Bolsonaro

O candidato Flávio Bolsonaro (PL) não teve agenda pública de campanha nesta quinta-feira. Estava prevista a realização de uma live no YouTube, mas o candidato não participou.

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Lula e Flávio chegam empatados à última chance de convencer em debate

Todo mundo já sabe que Flávio Bolsonaro (PL) e Lula (PT) conseguem brigar. Agora, será que conseguem governar o Brasil? É o que os dois precisam demonstrar no debate da Globo nesta sexta-feira (23). O Datafolha aumentou a responsabilidade de ambos ao registrar 50% dos votos válidos para cada um. Na semana passada, eram 51% para Flávio e 49% para Lula. A eleição continua aberta, e os candidatos chegam ao último confronto com uma obrigação que parece incomodá-los bastante que é a de explicar o que pretendem fazer com o poder que tanto disputam. Um precisa provar que tem futuro e o outro precisa provar que tem postura. Foi o principal problema, respectivamente, de Lula e de Flávio no debate anterior, da Band.

Empate

Nos votos totais do Datafolha, Flávio manteve 47%, enquanto Lula passou de 45% para 46%. Brancos e nulos somam 5%, e os indecisos, 2%. Com margem de erro de dois pontos, a oscilação não autoriza anunciar uma arrancada do presidente nem um desmoronamento do adversário. Autoriza, porém, cobrar alguma prudência de quem imaginou que o resultado estava encaminhado. Flávio não conseguiu abrir uma distância segura. Lula permanece competitivo, mas ainda precisa convencer uma parcela do eleitorado que conhece muito bem seu governo e continua sem querer "renovar o contrato".

O empate impõe tarefas diferentes. Flávio precisa explicar por que a mudança que oferece merece confiança. Lula precisa dizer por que continuar com ele pode produzir resultados melhores do que os que entregou até agora. Para o presidente, a pergunta da abertura vem acompanhada de uma cobrança adicional. Ele já governa. Se há tanta resistência à sua permanência, alguma coisa em seu desempenho precisa ser revista. Falar do passado dos governos do PT como se a insatisfação fosse resultado exclusivo de desinformação é uma maneira eficiente de continuar sem entender o eleitor. E ser derrotado.

Aprovação

Lula recebeu uma notícia favorável nessa pesquisa. A aprovação do seu trabalho passou de 48% para 49%, enquanto a desaprovação recuou de 50% para 48%. A aprovação voltou a ficar numericamente acima da desaprovação como não ficava desde o meio do ano. Há espaço para o presidente disputar uma avaliação melhor, mas também há resistência suficiente para impedir qualquer comemoração antecipada.

Aprovar o trabalho de um presidente e desejar mais quatro anos dele são decisões diferentes. Lula precisa apresentar alguma perspectiva de futuro para quem reconhece realizações, mas está cansado do governo. Recitar o próprio currículo pode animar a militância. E só isso.

Confiança

Flávio enfrenta a outra metade dessa cobrança. O desgaste de Lula oferece uma oportunidade, mas não torna automaticamente confiável quem se apresenta para substituí-lo. O eleitor pode querer mudança e, ao mesmo tempo, temer a instabilidade de um governo Bolsonaro. Cabe ao senador reduzir essa insegurança. Cada vez que prefere uma provocação a uma resposta sobre como pretende governar, desperdiça tempo com um público que já está convencido e deixa sem resposta justamente quem poderia ampliar sua votação.

A rejeição ajuda a entender o tamanho do obstáculo. Considerando quem rejeita ambos, os dois chegam a 48%. Quase metade do eleitorado resiste a cada candidato. Nesse ambiente, um ataque capaz de render aplausos entre aliados também pode confirmar a má impressão de quem está do lado de fora.

Escolha

O último debate ainda pode pesar numa disputa tão apertada. Os 5% de brancos e nulos e os 2% de indecisos merecem atenção, embora não sejam apenas um estoque de votos esperando uma boa frase para mudar de destino. Há também a tarefa de mobilizar quem já escolheu, mas precisa sair de casa para votar. Outra sessão de insultos como a do último domingo pode reforçar o desânimo. Quem ainda está em dúvida precisa de um motivo para escolher um presidente. Motivos para desistir dos dois já há de sobra.

© Charles Vieira/Divulgação e Ricardo Stuckert/Divulgação

Flávio Bolsonaro (PL) e Lula (PT) disputam a presidência da República no segundo turno, que acontece neste domingo (25)
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Justiça determina ônibus gratuitos no 2º turno em Ilhéus e Jacobina

Eleitores de Ilhéus e Jacobina terão direito a transporte coletivo gratuito no segundo turno das eleições, neste domingo, 25. Decisões da Justiça Eleitoral estabeleceram medidas para assegurar a circulação dos ônibus e evitar que dificuldades operacionais comprometam o deslocamento dos eleitores até os locais de votação.As determinações foram tomadas após ações movidas por partidos políticos. Nos dois municípios, as ordens judiciais incluem a manutenção do serviço com frequência equivalente à dos dias úteis, além de medidas para garantir que a operação seja efetivamente realizada.Multa pode chegar a R$ 100 mil por hora em IlhéusEm Ilhéus, o prefeito Valderico Reis Júnior tentou reverter a decisão que determinou a gratuidade do transporte público e a circulação dos veículos com frota e frequência dos dias úteis. O pedido, no entanto, foi rejeitado pela juíza Wilma Alves Santos Vivas.A magistrada também aumentou a multa por descumprimento para R$ 100 mil por hora. A penalidade poderá ser aplicada individualmente ao prefeito, ao município e às concessionárias que desrespeitarem a determinação. Outro ponto analisado pela Justiça foi o decreto municipal que previa a gratuidade somente até as 18h. A decisão exige que os ônibus sejam gratuitos das 6h até o retorno seguro dos passageiros, abrangendo todas as linhas urbanas, distritais e rurais.Jacobina deverá manter veículos e equipes de reservaEm Jacobina, a determinação partiu do juiz Marley Cunha Medeiros, após provocação da Federação Brasil da Esperança, composta por PT, PCdoB e PV.Em caráter preventivo e na esfera administrativa, o magistrado estabeleceu que a prefeitura garanta a disponibilidade e a regularidade dos veículos requisitados pela Justiça Eleitoral. A medida também prevê a manutenção de veículos e equipes de reserva para assegurar a operação.A decisão reafirma ainda a obrigação de disponibilizar transporte coletivo urbano gratuito, com frequência equivalente à praticada nos dias úteis.

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1h. Pinto Luz lamenta declarações do presidente do IHRU

Pinto Luz critica Benjamim Pereira por ter sugerido que os jovens não têm o mesmo espírito de sacrifício das gerações anteriores. Ainda, o Benfica venceu no Chipre por 4-1 para a Liga Europa.

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Datafolha mostra empate absoluto entre Lula e Flávio Bolsonaro a três dias da eleição

A corrida pela Presidência da República alcançou um cenário de igualdade numérica na reta final do segundo turno. Pesquisa Datafolha divulgada nesta quinta-feira (22/10) atribuiu 50% dos votos válidos ao presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e 50% ao senador Flávio Bolsonaro (PL). A eleição ocorrerá no domingo (25/10).

O levantamento confirmou a redução da diferença entre os candidatos ao longo das últimas semanas. Na primeira rodada do segundo turno, Flávio registrou 52% dos votos válidos, contra 48% de Lula. Na pesquisa seguinte, os percentuais passaram para 51% e 49%, respectivamente. Agora, ambos aparecem com 50%.

A margem de erro é de dois pontos percentuais, para mais ou para menos. O instituto ouviu 2.520 eleitores em 154 municípios, entre terça-feira (20/10) e quinta-feira (22/10). O levantamento foi encomendado pela Folha de S.Paulo e pela TV Globo e registrado no Tribunal Superior Eleitoral (TSE) sob o número BR-09709/2026.

O presidente alcançou 46% das intenções de voto no cenário que considera todos os entrevistados, um ponto acima dos 45% registrados na semana anterior. Flávio permaneceu com 47%, enquanto os votos brancos e nulos recuaram de 6% para 5%. Os indecisos continuaram em 2%.

As oscilações ocorreram dentro da margem de erro e não permitem afirmar que houve mudança efetiva na preferência do eleitorado. A pesquisa representa o comportamento dos entrevistados no período da coleta, sem antecipar o resultado das urnas.

Entre os entrevistados que declararam participação na votação de 4 de outubro, Flávio alcançou 51% dos votos válidos, enquanto Lula registrou 49%.

O recorte destacou a importância da participação eleitoral no segundo turno, após uma abstenção superior a 21% na primeira etapa da disputa. A capacidade de atrair eleitores ausentes poderá alterar a composição do eleitorado que comparecerá às urnas.

Na modalidade espontânea, sem apresentação prévia dos nomes dos concorrentes, Flávio obteve 47% das intenções de voto, ante 46% de Lula. Os percentuais repetiram os resultados da semana anterior.

O número de entrevistados sem candidato definido nessa modalidade passou de 3% para 4%. Apesar disso, 94% dos participantes afirmaram que já decidiram em quem votar.

Entre os eleitores de Lula, esse índice chegou a 96%. No grupo de apoiadores de Flávio, alcançou 95%.

Embora as intenções de voto estejam numericamente empatadas, a percepção sobre o desfecho da eleição apresentou diferença expressiva.

Segundo o Datafolha, 53% dos entrevistados acreditam na vitória de Flávio Bolsonaro, enquanto 39% esperam a reeleição de Lula. Outros 8% não souberam responder.

A expectativa dos entrevistados sobre quem vencerá não corresponde à intenção de voto nem constitui previsão estatística do resultado eleitoral.

A pesquisa também investigou as razões que orientam o voto. Para 73% dos entrevistados, a decisão decorre da preferência pelo candidato escolhido. Outros 18% afirmaram que pretendem votar principalmente para impedir a vitória do adversário.

Entre os eleitores de Lula, 81% apontaram a preferência pelo presidente como principal motivação, contra 13% que declararam voto de oposição a Flávio.

No eleitorado do senador, 65% afirmaram escolher o candidato por considerá-lo a melhor opção, enquanto 23% indicaram a intenção de derrotar Lula.

O levantamento identificou diferenças regionais importantes. No Sudeste, região que concentra 42% do eleitorado nacional, Flávio registrou 51% das intenções de voto totais, contra 41% de Lula.

No Sul, o senador alcançou 58%, enquanto o presidente apareceu com 33%. Entre os evangélicos, os percentuais foram de 69% para Flávio e 26% para Lula.

O presidente manteve vantagem no Nordeste, com 65% das intenções de voto, ante 30% do adversário. Entre os eleitores de menor renda, Lula registrou 54%, contra 39% de Flávio. No segmento de menor escolaridade, os índices foram de 53% e 40%, respectivamente.

Flávio ampliou sua presença entre as mulheres, grupo que representa 51% do eleitorado. O senador passou de 40% para 44% das intenções de voto, enquanto Lula permaneceu com 49%.

Entre os homens, que correspondem a 49% dos eleitores, o presidente avançou de 40% para 44%. Flávio oscilou de 52% para 50%.

Os resultados indicaram aproximação numérica entre os candidatos nos dois segmentos, embora as variações isoladas não comprovem mudanças fora da margem de erro.

A rodada do Datafolha ocorreu após uma sequência de acontecimentos políticos que marcaram a campanha presidencial.

Lula intensificou a divulgação de medidas governamentais, entre elas a antecipação do Bolsa Família. A aprovação do fim da escala de trabalho 6×1 pelo Senado também integrou o debate político da reta final.

Flávio concentrou parte de sua estratégia na campanha eleitoral, nas críticas ao governo e nas mobilizações de rua associadas ao deputado federal Nikolas Ferreira (PL-MG).

Os dois candidatos participaram do debate promovido pela Band no domingo (18/10), marcado por confrontos diretos e acusações recíprocas.

Lula e Flávio chegaram à disputa decisiva após um primeiro turno de diferença reduzida. O senador conquistou 47,03% dos votos válidos em 4 de outubro, enquanto o presidente recebeu 45,16%.

A igualdade numérica identificada pelo Datafolha nesta quinta-feira reforçou o cenário de disputa equilibrada a três dias da votação. O resultado definitivo dependerá dos votos depositados nas urnas no domingo (25/10).

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El “mapa electorero” de Netanyahu que delata su irredentismo del “Gran Israel” – Por Alfredo Jalife-Rahme

Por Alfredo Jalife-Rahme El atribulado Netanyahu, frente a su competidor general Gadi Eisenkot, con ventaja en cuatro sondeos (https://bit.ly/48bCAQB), ha recurrido a todas las artimañas para perpetuarse en el poder…
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PGR defende manter sigilo de visitas de Vorcaro e Viviane Moraes ao Senado

O procurador-geral da República, Paulo Gonet, defendeu ao STF (Supremo Tribunal Federal) que os dados sobre visitas de Daniel Vorcaro e de Viviane Barci de Moraes, esposa do ministro Alexandre de Moraes, ao Senado sejam mantidos em sigilo.

Segundo o parecer de Gonet, encaminhado ao ministro Luiz Fux – relator do pedido de acesso na Corte – a ação não deveria ser de competência para análise do STF e o autor do processo não conseguiu justificar sua legitimidade para receber as informações de visitas.

“Nos termos da jurisprudência do Supremo Tribunal Federal, afasta sua legitimidade ativa e, por conseguinte, o cabimento do mandado de segurança. O parecer é por que a ordem seja denegada”, defendeu Gonet em sua manifestação ao Supremo.

 

O caso chegou ao STF após um pedido feito pelo vereador de Curitiba Guilherme Kilter (Novo-PR), que solicita acesso aos registros de entrada no Senado Federal de várias pessoas, incluindo, além de Vorcaro e Viviane de Moraes, nomes como Fábio Luís Lula da Silva, o Lulinha, e Antônio Carlos Camilo Antunes, o Careca do INSS.

A ação foi inicialmente movida por Kilter na Justiça Federal do Paraná, após o Senado negar o acesso aos dados via LAI (Lei de Acesso à Informação). No entanto, como o vereador apontou o presidente da Casa, Davi Alcolumbre (União-AP), como o responsável no processo judicial, o caso foi enviado ao STF.

No parecer da PGR, Gonet defendeu que o vereador não conseguiu justificar seu direito e necessidade de acessar os dados. Além disso, segundo o procurador-geral, o impetrado na ação – no caso, o senador Davi Alcolumbre – não teve “conduta atribuída” em relação ao pedido.

No início de outubro, o Senado já havia defendido para o relator Luiz Fux que o sigilo sobre as visitas fosse mantido. A Casa pediu ainda que Fux extingua o processo sem nem analisar o mérito, por considerar que Kilter não tem legitimidade para o pedido e que os dados são “sensíveis” e exigem “especial cautela”.

A Advocacia do Senado solicitou também que, caso Fux analise o mérito do processo, rejeite o pedido de acesso às informações.

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La nueva generación de escritores españoles: "La literatura que triunfa hoy es la que da voz a los márgenes, y eso es ya es un logro"

¿Cómo es ser escritor joven en España? Los treintañeros Jorge Begega, Raquel Zas, Luis Mario, Paula Hoyos, Belén Soto y Julen Azcona comparten su visión generacional sobre las nuevas voces, la libertad creativa y las incertidumbres empresariales del mundo literario contemporáneo Leer

¿Cómo es ser escritor joven en España? Los treintañeros Jorge Begega, Raquel Zas, Luis Mario, Paula Hoyos, Belén Soto y Julen Azcona comparten su visión generacional sobre las nuevas voces, la libertad creativa y las incertidumbres empresariales del mundo literario contemporáneo
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Flávio cancela transmissão enquanto Lula estreia em live com 1,5 milhão de views

A coincidência de horário entre duas transmissões políticas marcou a noite desta quinta-feira, 22, quando o presidente Lula (PT) participou de uma live organizada pelo deputado André Janones (Rede-MG) que passou de 1,5 milhão de visualizações simultâneas, enquanto Flávio Bolsonaro (PL) cancelou a transmissão que faria no mesmo horário.A equipe do senador informou que a decisão de suspender a tradicional live de quinta-feira foi motivada pelo aniversário de sua esposa, Fernanda Bolsonaro.A transmissão de Flávio estava prevista para as 19h e seria o único compromisso de sua agenda nesta quinta. O senador costuma utilizar o espaço no YouTube para conversar com apoiadores e comentar temas políticos, como parte de sua estratégia de comunicação direta pelas redes sociais. Com o cancelamento, o candidato ficou sem compromissos de campanha até o fim de semana, quando tem previstos atos em Belo Horizonte e no Rio de Janeiro.Já a transmissão de Lula alcançou 1,5 milhão de espectadores simultâneos. A participação marcou a primeira vez que o presidente esteve em uma live desse formato. No segundo turno, a campanha petista tem buscado ampliar a presença do candidato nas redes sociais e aproximá-lo dos eleitores por meio de conversas diretas.

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Tentativa e erro

Lee Iacocca, gestor, antigo líder da Ford e da Chrysler, diz que votava democrata ou republicano, dependendo do objetivo. Votava nuns se achasse que era necessário mudar, noutros se fosse para manter a tendência.

Claro que as ideologias contam. Iacocca lembra, também, que só conseguiu salvar o terceiro maior construtor automóvel norte-americano com um empréstimo estatal porque eram os democratas que, nessa altura, estavam no poder. Teria sido impossível com os republicanos. Mesmo assim, a alternância no poder servia para mudar o rumo. Se a situação não tinha a dinâmica necessária, escolhia um lado, se era preciso continuar na mesma direção, porque estava a correr bem, preferia o outro.

Hoje, é mais difícil fazer uma escolha deste tipo. A ideologia pesa mais, as posições estão mais extremadas. Ou um lado ou outro. Mas a sensação que temos é de que, mesmo mudando de protagonistas, parece não acontecer nada de relevante. Escolhida a alternativa, não notamos diferença no dia a dia.

Nadim Habib, professor da Nova SBE, diz que nos esforçamos muito para manter tudo na mesma. Tentamos resolver problemas novos com as mesmas soluções que vêm de trás. Recusamos a transformação. Confundimos agitação com movimento. O horizonte de uma legislatura ou de um mandato também é redutor, não ajuda.

Olhando para a atual efervescência social, generalizada, estamos mesmo à procura de mudança. Mesmo não sabendo para onde. Renovam-se escolhas, opta-se por novidades para tentar encontrar alternativas, quando as procuramos. Acreditamos que vamos lá por tentativa e erro. Com o risco imenso de o fazer sem referências e, muitas vezes, sem perceber que as decisões têm custos. A mudança também pode ser para pior.

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‘Leilão às avessas’: vitória de Flávio consolidaria interferência dos EUA no Brasil

A duas semanas do segundo turno das eleições brasileiras, o norte-americano Robert Kennedy Jr., secretário de Saúde dos Estados Unidos e expoente do movimento antivacina, esteve no Rio de Janeiro para casar seu filho, Conor Kennedy. A noiva era a cantora Giulia Be, que, apesar de ter declarado voto em Luiz Inácio Lula da Silva em 2022, é membro de outro clã da direita, a família Marinho, ligada aos Bolsonaro. Seu pai, Paulo Marinho, foi um dos principais nomes da campanha de Jair em 2018 e é suplente de Flávio no Senado. 

A cerimônia religiosa foi na Igreja Nossa Senhora do Carmo da Antiga Sé, no centro do Rio de Janeiro, onde Dom Pedro I e Dom Pedro II foram coroados. Com pompa e circunstância, a celebração ganhou cobertura internacional. 

Apenas uma semana depois do casamento, em São Paulo, apoiadores de Flávio Bolsonaro carregaram um míssil inflável com os dizeres “Trump nuke Brazil” (Trump, faça um ataque nuclear ao Brasil), em mais uma demonstração de subserviência ao governo de Donald Trump.

Casamento de direita reúne André Marinho (ao centro) e Robert Kennedy Jr. (à esquerda) no Rio de Janeiro, duas semanas antes das eleições

Os dois eventos revelam a crescente proximidade da extrema direita brasileira com a norte-americana. Uma eventual vitória de Flávio representaria a consolidação do projeto por trás da Doutrina Donroe, que promove o retorno do domínio norte-americano sobre a América Latina, na opinião do cientista político Guilherme Casarões, da Florida International University.

“A Doutrina Monroe, a original do século 19, tinha como ideia básica proteger o hemisfério americano dos interesses europeus e consolidar a hegemonia dos EUA. O que o Trump tenta fazer agora é justamente revitalizá-la com características novas, que se baseiam não só na imposição de um certo poderio militar e de relações econômicas, mas também envolvem a construção de uma aliança ideológica nas Américas”.

Terras raras: do fundo do poço para o bolso de Trump Jr.

No início de abril, André Marinho, o irmão da noiva do casamento no Rio, esteve nos EUA, onde se encontrou com o vice-presidente americano, J.D. Vance. O encontro foi articulado por Robert Kennedy Jr.. Na ocasião, Marinho disse ter tratado com Vance da expansão do crime organizado no Rio de Janeiro e das conexões de facções criminosas com redes internacionais.

De lá pra cá, uma profusão de digitais dos EUA apareceu nas articulações do bolsonarismo para as eleições de 2026, da abertura de uma filial brasileira da Rockbridge, rede de financiadores da extrema direita criada por Vence, ao financiamento do filme “Dark Horse”, realizado por meio de um fundo estabelecido no Texas.

Na frente econômica, chamou atenção o documento produzido por André Marinho com as possíveis vantagens de uma administração de Flávio Bolsonaro para o governo e os negócios da família Trump. O “Prosperity Partnership”, de autoria do irmão da noiva, mostra como os EUA explorariam terras raras – elementos químicos essenciais para a produção de ímãs de alta potência em turbinas, eletrônicos e armamento – em mais um governo de extrema direita no Brasil.

Revelado pelo jornalista Guilherme Amado, o plano foi elaborado em março deste ano, cerca de duas semanas antes de Marinho viajar aos EUA para se reunir com Vance. Marinho negou que o documento, com a capa “Flávio Bolsonaro | 2026 Campaign”, tivesse relação com a campanha bolsonarista.

Segundo o “Prosperity Partnership”, um novo governo Bolsonaro “posicionará o Brasil como o principal fornecedor e polo de processamento de minerais críticos alinhado ao Ocidente no Hemisfério Ocidental”; não tornará o país “dependente” de cadeias de processamento chinesas; e, por fim, “se alinhará com os Estados Unidos na construção de um sistema de abastecimento paralelo”. O documento também fala em “aceleração no processo regulatório”, em consonância com o programa de governo de Flávio Bolsonaro, que, ao tratar do tema, promete “licenciamento ágil e técnico”.

Procurado pela reportagem, Marinho afirmou que o “assunto é superado exatamente por não haver qualquer consequência prática na realidade”. Em seguida, mandou nota em que disse que “o estudo foi elaborado por iniciativa exclusivamente pessoal, como um exercício hipotético de análise de cenários. Não se tratava de proposta oficial nem foi produzida a pedido de qualquer campanha, autoridade ou organização.”

Marinho disse ainda que não enviou o material à “campanha de Flávio Bolsonaro, a autoridades ou organizações americanas, nem foi objeto de qualquer reunião ou tratativa”. Completou que seu encontro com Vance, em abril de 2026, “não teve qualquer relação com esse estudo”.

Acesso facilitado a recursos naturais

As ideias do apoiador de Flávio e mais novo integrante da família de Robert Kennedy Jr. se alinham aos pilares econômicos da Doutrina Donroe, fundamentados no acesso facilitado dos EUA a recursos naturais de países latino-americanos.

A doutrina vem sendo aplicada com êxito por Trump na Venezuela. Após intervir militarmente no país vizinho, multinacionais americanas e empresários alinhados a Trump já conseguiram contratos para exploração de petróleo e, em agosto, o governo dos EUA anunciou um acordo que garante ao país a concessão, por 100 anos, para extrair barris de 17 campos de petróleo venezuelanos.

Já na Argentina, um decreto do presidente Javier Milei revogou a lei que impunha restrições à compra de terras por estrangeiros. Apesar da resistência popular e nos tribunais, a Suprema Corte do país primeiro confirmou a decisão de Milei, mas agora reverteu o entendimento.

O desequilíbrio de poder entre os EUA e os países latino-americanos levanta dúvidas sobre o futuro da exploração de terras e recursos naturais com o fortalecimento da Doutrina Donroe. Casarões destaca que, em um cenário de “subserviência ao governo norte-americano”, caso Flávio vença a eleição, “pode ser que os países da América do Sul, sobretudo Brasil e Argentina, mas também Colômbia e Chile, entrem numa espécie de corrida para o fundo do poço. Um leilão às avessas, com uma dinâmica de quem cede mais [aos EUA]”.

O fundo 1789 Capital, que tem como sócio Donald Trump Jr., filho mais velho do presidente, já investiu na norte-americana Vulcan Elements, que, por sua vez, faz parte de uma cadeia de empresas envolvidas no Projeto Caldeira, de exploração de terras raras no sul de Minas Gerais.

A Pública mostrou que outra empresa envolvida no projeto, a australiana Meteoric, responsável pela extração de minério, assinou um memorando com a canadense Ucore, que garantiu investimentos do Departamento de Defesa dos EUA para desenvolvimento de uma planta de separação de terras raras.

Milícia e mortes de crianças 

Não menos importante para o governo Trump é a afinidade com a abordagem bolsonarista ao combate ao tráfico de drogas. Em maio de 2026, dias depois do encontro de Flávio Bolsonaro com Trump na Casa Branca, o governo dos EUA designou o Primeiro Comando da Capital (PCC) e o Comando Vermelho como organizações terroristas. Esta é considerada uma das principais vitórias de Flávio Bolsonaro, que atribuiu a si a reivindicação.

Por outro lado, as conexões de Flávio com a milícia e o caso da menina Ana Clara, morta por um tiro de fuzil de um policial em Niterói (RJ), em 2021, por enquanto passam ao largo das discussões sobre segurança entre a extrema direita. Além de defender o policial autor da morte da menina em Niterói, em 2021, Flávio também já justificou o assassinato de outra criança, dessa vez nos EUA. Tamir Rice, de 12 anos, brincava com uma arma de brinquedo num parque de Cleveland, em 2014, quando foi morto pela polícia.

“Os policiais chegaram para abordar esse menor, que estava com a arma na cintura, e disseram: ‘Mãos ao alto!’ O menino meteu a mão na arma e a puxou apontando para os policiais. Ele foi alvejado na hora, como tem que ser”, disse em 2007, em discurso na Assembleia Legislativa do Rio de Janeiro, quando era deputado estadual.

“A imprensa brasileira ou grande parte dela trata isso como um erro grave porque morreu uma criança. O fato é, sim, lamentável. Quem não se incomoda com isso? E se fosse uma arma de verdade?”, completou.

O Brasil faz parte do Escudo das Américas, que reúne pelo menos 13 países da região, sob liderança dos EUA. O grupo foi criado em março de 2026 e reúne governos aliados de Trump, com o propósito de se tornar uma espécie de Otan da região para enfrentar o crime organizado.

Em outubro, o The New York Times revelou que os EUA já estão enviando centenas de soldados para treinar e realizar exercícios com forças locais na América Latina, com o argumento de combater o narcotráfico na região. Há presença militar americana no território de países signatários da aliança, como Panamá, Colômbia e Equador.

Casarões aponta a contradição entre a postura bolsonarista receptiva ao intervencionismo norte-americano e o pensamento militar que a família sempre disse defender, que, paradoxalmente, defende a mesma soberania que se tornou bandeira de Lula nesta eleição:

“Depois do golpe de 1964, mesmo os militares tinham muitos problemas em aceitar qualquer tipo de presença ou ingerência militar norte-americana no Brasil. Os novos tempos têm convidado a família Bolsonaro a fazer uma coisa muito distinta daquilo que eles supostamente defendem, que é o legado dos militares no Brasil.” 

Agendas espelhadas no Legislativo

No novo Congresso brasileiro, eleito no primeiro turno, algumas das figuras mais votadas também emulam pautas trumpistas e de candidatos que concorrem nas eleições de meio de mandato dos EUA, marcadas para 3 de novembro, menos de dez dias depois do segundo turno brasileiro. O pleito vai renovar toda a Câmara dos Deputados e 35% do Senado norte-americano.

Anúncio do Partido Republicano acusa candidato democrata do estado de Ohio de apoiar mudança de sexo para menores de idade

Eduarda Campopiano (PL), a deputada estadual mais votada de São Paulo, não acredita em feminicídio. Lucas Pavanato (PL), o mais votado para a Câmara Federal pelo mesmo estado, apostou no pânico moral dos banheiros trans, assim como Nikolas Ferreira (PL), reeleito para a Casa com recorde de mais de 3 milhões de votos.

Nos EUA, as discussões sobre atletas trans e tratamento para transição de gênero em menores fazem parte da agenda moral de vários candidatos conservadores. Pesquisa do FactCheck.org, ONG ligada à Universidade da Pensilvânia, identificou mais de US$ 100 milhões em gastos pelo Partido Republicano com pelo menos 200 anúncios desde 1º de agosto, com as palavras “mudança de sexo”. Somente nas eleições para o Senado, os gastos superaram US$ 77 milhões.

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Deputado detido após atingir jornalista com um tiro defendeu liberação de armas em 2017

O deputado estadual Marcelo Aguiar (PL-SP), detido por disparar uma arma durante uma festa, no Itaim Bibi, região nobre de São Paulo, na última segunda-feira, 19 de outubro, defende há quase uma década a liberação da posse e da venda de armas de fogo para maiores de 21 anos. Aguiar foi candidato à reeleição na Assembleia Legislativa de São Paulo (Alesp) este ano, mas não se elegeu. Ele recebeu 37.585 votos e será o 12.º suplente do parlamento estadual.

Quando era deputado federal, em 2017, Marcelo Aguiar apresentou o Projeto de Lei 7.075, que pretendia revogar o Estatuto do Desarmamento, atual legislação que regula a circulação de armamento no país. O PL, que foi arquivado em 2019,  com o fim da legislatura de Aguiar na Câmara dos Deputados, propunha o uso das armas para “defesa pessoal, uso desportivo e colecionamento em território brasileiro”.

A justificativa para a mudança, segundo o então deputado, era enfrentar o “quadro geral de insegurança pelo qual passa o Brasil”, dando aos cidadãos a possibilidade do “exercício legítimo da defesa de sua vida, de suas famílias e de seu patrimônio”. O projeto também tinha a intenção de descriminalizar as armas de fogo, “endurecendo a punição de condutas humanas prejudiciais à sociedade”.

As condições de quem pode adquirir armas de fogo e munição estavam entre as principais mudanças propostas pelo PL de Aguiar na comparação com o Estatuto do Desarmamento. A legislação atual determina que para a aquisição de arma, o interessado, além de declarar efetiva necessidade, deve comprovar certidões negativas de antecedentes criminais fornecidas pela Justiça Federal, Estadual, Militar e Eleitoral e, inclusive, não estar respondendo a inquérito policial ou a processo criminal. Já o  PL 7.075 apresentava como condição de idoneidade, a ausência de “condenações por crimes dolosos contra a vida, integridade física de terceiros, hediondos ou a estes equiparados”.

A comercialização de armas também seria alterada caso a proposta de Aguiar se tornasse lei. No Estatuto, o responsável pela fiscalização do comércio de armas de fogo é o Comando do Exército. O PL previa que o comércio de armas para defesa pessoal, uso desportivo e colecionamento poderia ocorrer em estabelecimentos exclusivamente com esse fim e a fiscalização e autorização para funcionamento desses locais de comércio seriam competência do Sistema Nacional de Armas (SINARM), gerenciado pela Polícia Federal.

Artigos dos Código Penal, como os 157°, 158°, 288°, 288-A e o 351°, que falam, respectivamente,  sobre roubo, extorsão, associação criminosa, constituição de milícia e promoção de fuga de presos, também seriam alterados. Segundo a proposta, os crimes relacionados ao Código Penal e em leis especiais, teriam suas penas aumentadas em 50% caso fossem cometidos com “armas de fogo ou simulacro”, “exceto quando isto já for situação agravante ou de aumento de pena.” Atualmente, o crime de associação criminosa já prevê um acréscimo de 50% na pena quando ocorre o uso de arma de fogo. Na proposta de Aguiar, esse aumento seria de 100%.

Na justificativa do PL, Marcelo Aguiar afirma que o Estatuto do Desarmamento é “um poderoso e totalitário instrumento de controle social, uma vez que desarma a população civil e a deixa em um Estado reconhecidamente incapaz de oferecer as mais elementares condições de segurança aos cidadãos, à mercê da criminalidade”.

Disparo e suspeita de importunação sexual serão investigados

Foi na madrugada de domingo para segunda-feira, 19 de outubro que Marcelo Aguiar foi detido em uma casa noturna pela Polícia Militar (PM) de São Paulo após um tiro de raspão atingir o apresentador e youtuber Fred Bruno. Na ocasião, o deputado estadual chegou a ser levado para o 14º Distrito Policial, no bairro de Pinheiros, onde o boletim foi registrado como “disparo de arma de fogo”.

Vídeos mostram Aguiar chegando à delegacia com a ajuda da PM e sinais de embriaguez. Na delegacia, a arma que carregava, uma Glock modelo G40 do calibre 380, foi apreendida e o deputado, por ter imunidade parlamentar, foi liberado após prestar depoimento.

A Polícia Civil ainda investiga acusações contra Aguiar, feitas por testemunhas, de importunação sexual durante a festa. O comportamento do deputado também será avaliado para apurar se durante a confusão ele tentou pegar sua arma, ocasionando o disparo que atingiu o jornalista Fred Bruno.

Em nota à Agência Pública, a Secretaria de Segurança Pública de São Paulo informou que a advogada do jornalista Fred Bruno compareceu à delegacia para prestar esclarecimentos e que foi requisitado exame pericial ao IML. “Por envolver parlamentar, o caso foi encaminhado ao Tribunal de Justiça de São Paulo, e a Polícia Civil aguarda autorização para dar início à investigação”, explica o posicionamento. A Alesp também abriu uma apuração para investigar o carro usado por  Aguiar naquela noite, uma vez que apresentava uma placa da Alesp, mas não faz parte da frota.

Estatuto do Desarmamento é alvo de outros parlamentares do PL

Marcelo Aguiar não é o único parlamentar do PL que manifesta interesse em revogar o Estatuto do Desarmamento, que regula a posse, venda e comércio de armas no Brasil desde 2003, quando foi aprovado durante o primeiro mandato do presidente Lula.

Durante o governo de Jair Bolsonaro, mesmo sem a revogação do estatuto, diversos decretos foram elaborados para flexibilizar a compra e o porte de armas. O decreto 9.845/2019, por exemplo, liberou aquisição de até seis armas para profissionais com direito de porte. O senador e candidato à presidência, Flávio Bolsonaro (PL-RJ), já mencionou em entrevista à Folha de São Paulo a intenção de voltar com a política armamentista do pai, caso seja eleito.

No Congresso Nacional, o deputado reeleito Paulo Bilynskyj (PL-SP) já declarou que quando tomar posse, vai propor a revogação de “todos os decretos de Lula sobre tiros”, como o decreto 11.615/2023, que limita o número de compra e porte de armas, proíbe  o funcionamento de clubes de tiro por  24 horas e regula o porte de armas em trânsito para CAC (Caçadores, Atiradores e Colecionadores). A promessa de Bilynskyj é de voltar a permitir a posse de armas de 9mm para civis, o porte em trânsito de CAC 24 horas, retirar o limite de armas e a exigência de necessidade efetiva.

Outro deputado do PL, Marcos Pollon (MT), também reeleito em 2026, e escolhido por Flávio Bolsonaro para ser o coordenador da política de armas em um possível governo, também fez declarações a favor do fim do Estatuto do Desarmamento. Durante uma live feita em agosto, Pollon, junto com o ex-deputado federal, Eduardo Bolsonaro, afirmou que pretende consolidar uma espécie de Carteira Nacional de Habilitação (CNH) para armas e que o rascunho do projeto já “está praticamente todo mapeado”.

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Aluno da UFRN espancado em protesto envolvendo Girão: “Não tem alternativa senão a luta”

Quando chegou na Universidade Federal do Rio Grande do Norte (UFRN) no fim da tarde da segunda-feira (19), Henrique Neiva não sabia que terminaria o dia em um exame de corpo e delito, com hematomas pelo corpo e um dente fraturado. O estudante de 28 anos fez parte do grupo que tentou resistir ao avanço de um protesto organizado pelo perfil “Endireita RN” no grupo de WhatsApp “UFRN Anti Lula”, administrado pelo secretário do gabinete do deputado federal General Girão (PL-RN), Allison Lobato. O parlamentar Girão esteve envolvido na ação junto à vereadora de Natal recentemente eleita deputada estadual Camila Araújo (PL-RN).

“Era pra ter quebrado mais uns três”, dizia uma mensagem no grupo, após o fim do protesto. “Apanhou pouco”, completava outro integrante, após as notícias de agressões começarem a se popularizar na Grande Natal. A Agência Pública teve acesso a mensagens trocadas no grupo administrado pelo secretário de gabinete do deputado da extrema direita. O caso foi registrado na 1ª Delegacia de Plantão da Polícia Civil.

A noite que não terminou

Henrique Neiva ainda estava em casa quando começou a ouvir um paredão automotivo reproduzindo: “Um caminho novo pra gente seguir. Agora é Flávio presidente”, parte da letra de um dos jingles do candidato à presidência pelo PL. Por volta das 17h, o universitário chegou à unidade de ensino, onde foi avisado que as aulas estavam sendo interrompidas e os estudantes, liberados, devido à aglomeração que se formava em frente à UFRN.

“Quando eu cheguei, já estava tendo violência, né? Eles já estavam xingando e instigando as pessoas a irem pra cima”, conta o estudante que disse ter acompanhado quando as ofensas passaram de verbais à físicas. “O que a gente tava fazendo era uma corrente humana, dizendo que daquele lado eles não passavam”, disse o estudante.

“Recua, fascista, recua”, gritavam alunos, como pode ser visto em vídeos divulgados nas redes sociais. Em outros registros, o deputado General Girão (PL), cercado por seguranças privados, aparece dizendo: “Avança, avança. Esse ambiente é meu também” e “muitos de vocês ficam na vadiagem vendendo drogas aqui dentro”, acusava.

Henrique conta que o portão do campus estava sendo fechado quando as agressões tiveram início. “Fui segurar o portão. E aí do outro lado a galera estava gritando, xingando e chamando para a violência. Quando eu saio com o meu celular para gravar quem é que estava fazendo isso eu levo um chute na perna. É nesse momento que eu vou atrás de quem me chutou e quando eu vou para cima sou agredido”, narrou o estudante que recebeu chutes e pontapés ao cair no chão, momento registrado em vídeos por colegas.

Após ser submetido por um exame de corpo de delito, Neiva foi para casa, mas não conseguiu dormir direito. “Eu estava sentindo dores e fiquei com uma angústia muito grande do que tinha acontecido, que eu tinha ido pra lá para ser agredido. Fiquei pensando que não vale de nada, né? Nada vai tirar as agressões que eu sofri”, conta. “É necessário ter responsabilização para que isso não volte a acontecer”, opina.

Estou me recuperando física e mentalmente, também temendo pela segurança, mas não tenho deixado esse medo me paralisar. Mesmo eu recebendo esses comentários de ódio nas minhas redes sociais, eu continuo seguindo a minha vida. […] Não acho que é o momento de parar. Eu acho que é na verdade um momento de intensificar, de a gente ocupar mais as ruas, de a gente disputar a consciência das pessoas, de a gente mostrar que não tem outra alternativa senão a luta política”
Henrique Neiva
estudante universitário.

Os lados da moeda

Em sua curta jornada política, Henrique Neiva já vivenciou lados opostos do espectro político e disse ter votado em Jair Bolsonaro em 2018, motivado pelo sentimento antipetista. Foi com a efervescência política de junho de 2013 que Neiva começou a se interessar por política. O jovem contou que começou a buscar na internet informações sobre o cenário político brasileiro, e foi quando teve contato com o pensamento liberal. Foi no MBL que Henrique começou sua trajetória na militância, e chegou a se candidatar a vereador de Natal pelo Novo, mas diz que o sentimento mudou durante o mandato de Bolsonaro.

“Eu vi que não era um governo que tava sendo feito para governar para todas as pessoas, era um governo feito de atacar as instituições públicas e aí essa desesperança começa e se amplifica em 2020”, avalia o jovem, que disse ter sentido na pandemia o divisor de águas de sua visão política, em especial, devido à recusa do governo federal em comprar imunizantes.

Jovem negro e periférico, estudante universitário desde 2021, Neiva disse ter repensado a própria existência em contato com o rap. No ano de 2023, já se considerava de esquerda, e a experiência de um episódio de violência policial o fez sentir como o ódio pode ser força motriz da política, nas redes e nas ruas. “Eu não recebi solidariedade daquelas pessoas que antes diziam estar comigo. Tive, na verdade, apoio de muitas que antes eu tinha como inimigo. Porque a direita faz com que você enxergue pessoas de esquerda como inimigo explícito. Uma mentalidade autoritária. Você pensa diferente de mim e automaticamente você odeia o Brasil, você odeia a família”, contou, refletindo sobre o episódio sofrido na UFRN com pessoas de extrema direita, mesmo grupo que já se viu apoiador.

Crime sem castigo

Na segunda-feira (19), após o protesto, o deputado federal General Girão participou de uma entrevista na rádio Mix FM Natal. Quando perguntado se imaginava que o ato pudesse escalar para a violência, o parlamentar disse que “esperava”. Girão também afirmou que pessoas da equipe dele também foram agredidas, e que “meu pessoal tava todo pacificamente lá”. Além disso, criticou a segurança do campus: “Lamento profundamente e vou entregar um documento ao reitor Daniel [Diniz Melo], de que a ‘polícia’ do campus foi fraca, omissa e talvez até conivente”, disse o parlamentar.

A deputada estadual eleita Camila Araújo (PL) também esteve no ato e fez falas públicas antes do confronto físico iniciar. Em um vídeo ela lamentou a violência contra estudantes e o dano causado ao boneco inflável de Lula como presidiário: “Não é possível que dentro de uma Universidade Federal estudantes que pensam diferente sejam chamados de fascistas e sejam expulsos de lá. Política não se faz com soco, com violência, muito menos com faca furando o boneco ‘pixuleco’”, falou.

O reitor Daniel Diniz também se manifestou por vídeo, e afirmou que a manifestação foi acompanhada e registrada pela Diretoria de Segurança Patrimonial (DSP), e que a UFRN abriu um processo para apurar o ocorrido. “Encaminharei documentos ao Ministério Público Federal, à Procuradoria Federal e ao Tribunal Regional Eleitoral, narrando os acontecimentos e informando as providências adotadas”, disse o reitor.

Ainda na terça-feira (20) a UFRN emitiu uma nota repudiando a violência ocorrida e afirmou que a atividade com carros de som e fogos de artifício não tinha autorização institucional: “A divergência de ideias, inerente à vida universitária e ao exercício democrático, não pode, sob qualquer circunstância, servir de justificativa para atos de intimidação, ameaças, violência ou desrespeito”, diz a nota.

Com a repercussão do caso pelo país, ainda na segunda-feira (19) a deputada federal reeleita Duda Salabert (Psol/MG), fez uma publicação se solidarizando com os estudantes e disse que acionou o Comitê de Ética da Câmara dos Deputados contra o deputado Girão.

Após o caso, o Tribunal Regional Eleitoral (TRE/RN) determinou que o deputado Girão e a vereadora Camila Araújo não podem fazer propaganda eleitoral a menos de 200 metros de espaços educacionais em funcionamento, e em caso de descumprimento, cada um deverá pagar multa de R$ 15 mil por ação realizada.

O Artigo 243 do Código Eleitoral também afirma que não será tolerada propaganda que “perturbe o sossego público, com algazarra ou abusos de instrumentos sonoros ou sinais acústicos”. Em vídeos divulgados pelos manifestantes é possível ver um desses carros com a placa coberta por um adesivo da campanha do presidenciável, o que também pode ser considerado crime, segundo a Lei Nº 14.562/2023.

Ao longo da semana, a Pública procurou duas vezes, por e-mail e via assessoria, os parlamentares Girão e Camila Araújo para questionar sobre a participação no protesto. Também procuramos o secretário de Girão, Allison Lobato, por mensagem em diferentes redes sociais. O secretário preferiu não responder e bloqueou a reportagem em uma das redes após as tentativas de comunicação. O espaço segue aberto e será atualizado caso haja manifestação.

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