“Genes saltitantes”: porque os cães grandes vivem menos

Classes A e A+ chegam aos 435 mil euros e já representam 34,9% da oferta, mais 3,3 pontos percentuais do que em 2025. A classificação energética está associada a diferenças expressivas nos preços dos imóveis disponíveis para venda. Entre janeiro e setembro de 2026, os apartamentos e moradias anunciados no Imovirtual com classe energética A […]
Carichiamo due lavatrici identiche, con lo stesso programma e gli stessi panni. La prima parte alle 19.30, quando mezza Italia rientra a casa, accende il forno e la rete elettrica lavora al massimo. La seconda alle 14.00 di una giornata di sole, con il fotovoltaico del Paese che produce a pieno ritmo e la domanda ancora bassa. Il bucato viene identico ma il costo dell’energia che le ha alimentate non è lo stesso.
Capire quando conviene consumare energia elettrica è diventato uno dei modi più semplici per alleggerire la bolletta, e una delle trasformazioni più importanti in corso nel mercato dell’energia. Non ci viene chiesto di consumare meno, né di più ma di farlo nel momento giusto. Un’idea elementare, che però ribalta un’abitudine vecchia di decenni che considera l’elettricità una risorsa sempre identica a se stessa, a qualsiasi ora del giorno.
L’energia, nel corso della giornata, non è mai disponibile nella stessa misura. Il sole produce quando c’è, il vento quando soffia: la generazione da fonti rinnovabili segue i suoi ritmi, che non coincidono quasi mai con quelli delle nostre abitudini domestiche. Allo stesso tempo, la domanda ha i suoi picchi la mattina presto, e soprattutto la sera, quando tutti rientrano e accendono tutto insieme.
Il mercato quindi oscilla parecchio, e sempre di più. Nelle ore centrali delle giornate soleggiate, con tanta produzione rinnovabile e poca richiesta, il prezzo dell’energia all’ingrosso scende in modo netto. Nelle ore di punta serali succede l’opposto perché la rete è sotto pressione ed entrano in gioco gli impianti più costosi e più inquinanti.
Secondo il report trimestrale sul mercato elettrico di ITALIA SOLARE, nel secondo trimestre del 2026 le zone Sud, Calabria e Sicilia hanno messo insieme 106 ore con prezzo zonale pari a zero, la Sardegna 74. Il 12 maggio 2026, in Sud e Sicilia, il prezzo dell’energia è rimasto azzerato per nove ore consecutive, dalle 10 alle 18.
Tutte le ore con prezzi pari o inferiori a 20 €/MWh si sono concentrate fra le 10 e le 18, con il picco nella fascia di massimo irraggiamento, tra mezzogiorno e le 16. Nelle ore notturne, nemmeno una.
In mezzo a queste due curve – quella della produzione pulita e quella dei nostri consumi – c’è uno spazio enorme, e in gran parte ancora inutilizzato. Riempirlo significa, molto concretamente, spostare qualche consumo da un’ora all’altra.

Chi cerca di capire quando costa meno la corrente parte quasi sempre dalle fasce orarie che compaiono in bolletta, definite da ARERA: la F1 copre i giorni feriali dalle 8 alle 19, la F2 le ore di spalla (dalle 7 alle 8 e dalle 19 alle 23 nei feriali, più il sabato diurno), la F3 le notti, le domeniche e i festivi. La regola che tutti conoscono è che la F3 è la fascia più economica e la F1 la più cara.
Quella regola deriva però da una delibera del 2006, scritta in un Paese in cui il fotovoltaico era marginale. Vent’anni dopo, il sole ha spostato il baricentro perché oggi, soprattutto in molte giornate di primavera ed estate, le ore meno care sono ormai quelle centrali della giornata, che la F1 classifica come ore di punta.
Le fasce orarie restano utili per leggere la bolletta e scegliere tra tariffa monoraria, bioraria e multioraria. Ma raccontano la giornata con tre blocchi disegnati vent’anni fa, mentre il sistema elettrico oggi cambia ora per ora. Ed è esattamente lo spazio in cui si inserisce l’idea di spostare i consumi: non più seguire tre fasce fisse, ma muoversi sui momenti in cui l’energia è davvero abbondante e pulita.
Il primo binario è quello del sistema. Ogni kilowattora consumato quando c’è abbondanza di rinnovabili è una risorsa che non viene chiesta a una centrale a gas nelle ore serali, quando il sole cala. Spostare i consumi riduce le tensioni sulla rete, limita il ricorso agli impianti di riserva e permette di sfruttare energia pulita che, altrimenti, in certi momenti rischierebbe semplicemente di andare sprecata.
Il secondo binario, quello che interessa più da vicino chi guarda la bolletta, è economico. Se l’energia nelle ore favorevoli costa meno, chi riesce a concentrare lì una parte dei propri consumi ha tutto da guadagnare. Non serve rinunciare a nulla: la lavatrice, l’asciugatrice, la lavastoviglie, il forno, la ricarica dell’auto elettrica sono consumi che, nella maggior parte dei casi, possono tranquillamente slittare di qualche ora senza che nessuno in casa se ne accorga. È una logica che il mercato italiano sta iniziando a scoprire adesso.
Octopus Energy, compagnia energetica attiva nel settore delle rinnovabili, in Italia dal 2022 e arrivato a un milione di utenze in gestione, ha costruito su questo principio due iniziative speculari, aperte ai propri clienti e strutturate come “sessioni”: finestre di poche ore, annunciate in anticipo, in cui viene chiesto di fare una cosa molto precisa.
Con i Power Up la richiesta è di consumare di più. Durante la finestra indicata – tipicamente nelle ore in cui la produzione rinnovabile è abbondante – l’energia consumata oltre i livelli abituali viene regalata. Tradotto in pratica: è il momento di far partire la lavatrice e la lavastoviglie insieme, infornare la teglia che si rimandava da giorni, accendere il condizionatore o mettere in carica tutto ciò che si può. Le prime sessioni raccontano quanto la cosa abbia preso: 160.000 iscritti, 150.000 famiglie che hanno effettivamente aumentato i consumi beneficiando di energia gratuita, e un incremento complessivo di 201 MWh concentrato in cinque sessioni, per un totale di sette ore.
Gli Energy Break fanno l’esatto contrario, e intervengono nei momenti di maggiore pressione sulla rete: per un’ora si riducono temporaneamente i consumi, rimandando ciò che può essere rimandato, e in cambio arriva uno sconto in bolletta. Lo scorso agosto i clienti coinvolti sono stati oltre 95.000, con un risparmio complessivo di 21,3 MWh in una sola ora: l’equivalente di quasi 20.000 condizionatori spenti tutti insieme.
Due direzioni opposte ma con la stessa logica di fondo: nessuno chiede di consumare meno nell’arco del mese, si chiede di scegliere meglio il quando.
Bisogna però ricordarsi l’orario, segnarsi la finestra, far partire l’elettrodomestico al momento giusto. Funziona, come dimostrano i numeri delle sessioni, ma richiede un minimo di attenzione.
Il livello successivo è quello in cui a occuparsene è la tecnologia. È il caso di Intelligent Octopus, il servizio che gestisce in automatico la ricarica domestica dell’auto elettrica. Il meccanismo è semplice da raccontare: il sistema dialoga con il veicolo o con la wallbox, legge quando l’energia sulla rete è più pulita e più conveniente, e distribuisce la ricarica in quelle finestre. All’utente resta una sola cosa da fare: indicare a che ora vuole trovare l’auto pronta.
Il resto accade senza che nessuno debba cambiare abitudini. La ricarica viene ottimizzata da sola, l’auto è carica all’orario richiesto, e sull’energia utilizzata in modalità Intelligent si applica uno sconto del 30% sulla componente energia fino al 31 ottobre 2026. Nel frattempo, migliaia di ricariche che si spostano nelle ore giuste diventano un contributo reale alla stabilità della rete e a un uso migliore delle rinnovabili.
Il servizio conta oggi quasi 500.000 dispositivi connessi nel mondo e circa 4.300 in Italia: numeri ancora piccoli sul totale del parco auto, ma che descrivono bene la direzione. È la stessa logica che, negli anni, arriverà a pompe di calore, sistemi di accumulo e impianti fotovoltaici domestici.
Per anni il risparmio energetico è stato raccontato come una sottrazione: spegnere, abbassare, rinunciare. Questa è una storia diversa. Qui non si tratta di fare a meno di qualcosa, ma di collocare gli stessi consumi in un punto diverso della giornata, quello in cui l’energia è più pulita, più abbondante e meno cara.
Il beneficio è doppio e non entra in conflitto con se stesso: la rete respira e la bolletta si alleggerisce. E più sono le famiglie che si muovono, più l’effetto diventa visibile sull’intero sistema elettrico nazionale.

Il tema del gas russo torna nel dibattito economico italiano dopo le parole del presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. A margine dell’assemblea di Assolombarda a Milano, Orsini ha evitato di entrare direttamente nel merito di un eventuale ritorno delle forniture russe, ma ha posto una questione più ampia: il costo dell’energia per le imprese. “Io non entro nel tema gas russo o non gas russo, non è di mia competenza”, ha detto. Poi ha aggiunto che sull’energia “non ci può essere ideologia”. Per Confindustria, la competitività del sistema produttivo è centrale. Orsini ha indicato in particolare settori come ceramica, carta e vetro, colpiti dall’impatto dell’Ets, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione.
Negli Stati Uniti, Donald Trump ha annunciato un’intesa con Vladimir Putin per la fornitura di gasolio russo ai mercati americano e globale, con una sospensione temporanea delle sanzioni Usa sul diesel russo. L’accordo prevede, secondo quanto dichiarato da Trump, forniture iniziali per oltre 300mila tonnellate, seguite da ulteriori quantità nei mesi successivi.
La scelta è stata presentata dalla Casa Bianca come un modo per ridurre i prezzi dell’energia. Diversi analisti citati dalla fonte, però, hanno espresso dubbi sull’effetto concreto dell’operazione sui prezzi del diesel, definendo i volumi annunciati limitati rispetto ai consumi statunitensi e al mercato globale.
L’intesa ha anche un impatto politico. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha criticato la decisione, definendola un vantaggio per Mosca. Secondo alcune ricostruzioni, l’accordo sarebbe maturato anche dopo le tensioni sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che avrebbero contribuito ad aumentare la pressione sui prezzi energetici.
Per l’Italia, il ritorno diretto al gas o ai prodotti energetici russi resta un tema politicamente e diplomaticamente complesso. Sul piano europeo, i Paesi Ue non hanno rimosso le sanzioni sull’import dei prodotti petroliferi russi. Per questo le forniture promesse da Mosca agli Stati Uniti non avrebbero un effetto diretto sui prezzi del diesel in Italia. Un eventuale impatto potrebbe arrivare solo in modo indiretto, attraverso le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati.
Nel governo italiano il tema divide le sensibilità politiche. La Lega di Matteo Salvini spinge da tempo per una riapertura dei canali commerciali con Mosca, sostenendo che l’acquisto diretto di gas e petrolio russo potrebbe ridurre i costi per famiglie e imprese.
Fratelli d’Italia, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha finora mantenuto una linea atlantista e di sostegno all’Ucraina, cercando al tempo stesso di evitare posizioni più estreme nel dibattito europeo. Forza Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani, resta invece ancorata alla linea europea sulle sanzioni e sul sostegno a Kiev.
La questione energetica incide direttamente sui costi di produzione, sulle bollette e sulla competitività delle imprese. Per Confindustria, la priorità è ridurre il divario con gli altri Paesi, soprattutto nei settori più energivori. Da qui la richiesta di intervenire sull’Ets e di proseguire con misure capaci di sostenere gli investimenti.
Orsini ha ricordato anche il ruolo dell’iperammortamento, misura che secondo il presidente di Confindustria ha contribuito alla crescita degli investimenti e del Pil. Il punto politico ed economico resta quindi aperto: da una parte la necessità di mantenere coerenza con la linea europea sulle sanzioni, dall’altra il bisogno di contenere il costo dell’energia per industria, famiglie e sistema produttivo.
A fine settembre, nella cornice dello Soteu, Ursula von der Leyen ha messo in evidenza il legame inscindibile tra sicurezza energetica e costi economici. Per un insieme di Paesi privo di materie prime, una crisi geopolitica come quella scatenata dalle tensioni nel Golfo Persico fa emergere con forza questa interdipendenza.
Agli Stati membri si chiede di elettrificare il più possibile per ridurre la dipendenza da gas e combustibili fossili, ma l’assenza di strumenti vincolanti porta il sistema energetico nazionale italiano ad accusare storture peculiari.
Con la Manovra di Bilancio 2027, grazie alla clausola di salvaguardia, l’esecutivo si appresta a mettere in campo circa 14 miliardi di euro in bonus energia e misure di contenimento. Un’imponente dote finanziaria che, tuttavia, non si tradurrà in un reale calo delle bollette per le famiglie e le imprese.
La Commissione ha legato a più riprese la sicurezza energetica ai costi economici delle importazioni, ricordando come gli shock geopolitici siano costati all’Unione oltre 90 miliardi di euro in acquisti di fonti fossili. Per affrancarsi da questa dipendenza, Bruxelles ha fissato l’obiettivo di raddoppiarne la quota nel mix energetico entro il 2040, stimando un risparmio di 260 miliardi di euro all’anno.
Tuttavia, queste ambizioni non sono state accompagnate da alcuna dotazione finanziaria di bilancio né da atti vincolanti a sostegno dei consumatori. A complicare il quadro si aggiunge la recente revisione al ribasso degli obiettivi Net Zero e del calendario sulle emissioni: una mossa politica che concede ossigeno ai produttori di auto a combustione interna, ma che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti sull’elettrico.
In parallelo, il meccanismo europeo di carbon pricing (Ets) fa gravare i costi della CO2 sull’energia elettrica, esentando ancora per gran parte i combustibili tradizionali e rendendo il vettore pulito paradossalmente più caro.
Se l’Europa offre un quadro normativo frammentato, la struttura tariffaria italiana accentua la distorsione. Come evidenziato dalle analisi di ECCO, che riportiamo per semplicità in tabella, in Italia l’energia elettrica paga tasse e oneri sproporzionati rispetto al gas e ai carburanti tradizionali.
| Ambito d’uso | Vettore Elettrico | Vettore fossile | Impatto dell’imposizione |
|---|---|---|---|
| Utenze domestiche | Fino a 0,0873 euro al kWh (fisco e oneri) | 0,0231 euro al kWh sul gas naturale | L’elettricità paga 3-4 volte più del gas |
| Pmi e industria | Fino a 0,1119 euro al kWh in bassa tensione | 0,0057 euro al kWh sul gas naturale | L’elettricità paga fino a 20 volte più del gas |
| Trasporti e ricariche | Da 0,141 a 0,398 euro al kWh per ricarica pubblica | 0,089 euro al kWh per la benzina | L’elettrico paga fino a 4 volte più dei fossili |
Questo fenomeno deriva dalla scelta di continuare a scaricare oltre l’80% degli oneri di sistema per il finanziamento delle fonti rinnovabili unicamente sulle bollette elettriche, nonostante l’Ue consigli di andare in direzione opposta. Di conseguenza, tecnologie ad altissima efficienza come le pompe di calore o i veicoli elettrici vedono azzerato gran parte del risparmio economico potenziale a causa del peso fiscale applicato al kilowattora.
A soffrirne maggiormente è il tessuto produttivo nazionale. Come già denunciato dai rappresentanti di Confindustria a giugno in un convegno sugli Ets, la competitività delle industrie che scelgono di rimanere in Italia e di non delocalizzare riesce a mantenere performance accettabili pur sostenendo una doppia tassazione energetica: quella sulla corrente elettrica e quella sulle quote di carbonio necessarie alla produzione.
Lo stato delle finanze pubbliche italiane rende ancora più difficile la gestione dell’emergenza. Con il rapporto deficit/Pil che ha di nuovo superato la soglia del 3%, l’esecutivo punta a sfruttare l’ipotesi di uno scostamento di bilancio fino allo 0,3% del Pil, facendo perno sui margini di flessibilità concessi dalla clausola di salvaguardia nazionale per la difesa e la sicurezza energetica.
Finanziare in deficit 14 miliardi di euro per tamponare il rialzo delle bollette sarà una misura necessaria per evitare il collasso sociale, ma è inutile negarlo: è un intervento di breve respiro. C’è bisogno di una maggiore trasparenza nella gestione della liquidità derivata dagli Ets, da cui perdiamo quasi 9 miliardi; serve una riforma organica della fiscalità energetica che riequilibri il carico fiscale tra fonti fossili ed elettricità, rendendo l’uso dei fossili davvero svantaggioso.
Impiegare risorse pubbliche per congelare temporaneamente i prezzi rischia solo di appesantire il debito, senza risolvere il nodo della dipendenza dalle materie prime esterne e senza garantire reali ribassi in per cittadini e imprese.
VTM
O coordenador do BE visitou Covas do Barroso ouviu a população para perceber o ponto de situação sobre o projeto de exploração de lítio.
À chegada, o coordenador do BE assumiu que o processo coloca em causa a relação da população com o território. Para José Manuel Pureza, a transição energética não deve ser feita à custa das comunidades locais. “Não pode haver regeneração ambiental contra as pessoas. As pessoas estão primeiro”, afirmou, acrescentando que “neste caso, o que temos tido é um poder político forte com os fracos e muito fraco com os fortes”.
O coordenador do Bloco de Esquerda criticou igualmente aquilo que considera ser uma utilização desadequada das forças de segurança no contexto do projeto. “O poder político tem-se comportado com as pessoas de Covas do Barroso de uma maneira autoritária”, disse José Manuel Pureza aos jornalistas, apontando que um outro “pormenor que acrescenta escândalo a isto”, é que a “Guarda Nacional Republicana tenha prestado serviços a uma empresa para policiar aquilo que é um perímetro de atuação da servidão administrativa que vai muito para lá daquilo que alguma vez foi”.
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A programação inclui ainda projetos e talentos emergentes, propostas alternativas, música eletrónica, jazz e diferentes expressões da música contemporânea, reforçando a diversidade e a identidade do festival.
Entre os destaques estão também Ricardo Ribeiro & Orquestra de Jazz do Algarve, Carmimho & Orquestra do Algarve, Algarve Jazz Collective, João Tiago Neto, Ana Teresa, Rita Cortezão, Joana Almeirante, Sofia Rodrigues, entre muitos outros nomes que prometem fazer de Faro o ponto de encontro da música nacional durante este verão.
Com uma programação que atravessa diferentes estilos e gerações, o Festival F volta a afirmar-se como um dos grandes eventos culturais do Algarve, convidando o público a viver três dias de música, encontros e experiências únicas.
Faro – Algarve
3, 4 e 5 de setembro de 2026
11.ª edição do Festival F
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Al di là dei proclami, tassare gli extraprofitti non è un compito semplice. Già è difficile definire esattamente cosa siano e altrettanto è stabilire come attuare la loro tassazione. Forse sarebbe meglio pensare a un contributo di solidarietà.
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