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David Rossi, le ombre nel vicolo già segnalate nel 2014: la Procura parlava di passanti, il RIS smentisce. I documenti integrali

Le luci e le possibili presenze all’imbocco di vicolo Monte Pio erano state segnalate alla magistratura già nel marzo 2014. È quanto emerge dai documenti consultati da Affaritaliani, tra cui un esposto depositato dal consulente della famiglia di David Rossi e la successiva risposta della Procura di Siena, che ipotizzava la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Dodici anni dopo, il RIS dei Carabinieri ha individuato nei filmati dodici sequenze di ombre compatibili con la presenza di una o più persone nella stessa zona.

Le ombre segnalate dal consulente della famiglia nel 2014 e la risposta della Procura di Siena

Dodici anni prima dei nuovi accertamenti del RIS, luci, ombre e possibili presenze nel vicolo dove morì David Rossi erano già state segnalate agli investigatori. A documentarlo sono una tabella cronologica, una ricevuta di deposito del 25 marzo 2014 e una risposta della Procura di Siena del 23 giugno dello stesso anno, tutti documenti visionati da Affaritaliani.

Al centro della ricostruzione c’è vicolo Monte Pio, a Siena, dove il 6 marzo 2013 David Rossi, responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, rimase a terra dopo essere precipitato dalla finestra del proprio ufficio a Rocca Salimbeni. L’esposto del 2014 era stato presentato dall’ingegner Luca Scarselli, consulente tecnico della famiglia Rossi. Il deposito risulta dalla ricevuta dei Carabinieri del 25 marzo. Tra le carte consultate da Affaritaliani figura anche una tabella cronologica riconducibile agli accertamenti tecnici svolti per la famiglia in quel periodo, nella quale vengono elencati numerosi eventi osservati nelle registrazioni della videosorveglianza.

Le annotazioni sono particolarmente interessanti alla luce delle nuove analisi. Alle 20:05:12 viene indicata una possibile persona in via dei Rossi, sul lato destro del vicolo. Alle 20:05:44 la tabella segnala un’altra presenza all’imboccatura, mentre alle 20:06:44 compare un’ombra. Alle 20:07:33 è annotata una sagoma che sembrerebbe affacciarsi e alle 20:13:11 un’ulteriore possibile presenza all’ingresso del vicolo.

Si tratta delle interpretazioni contenute nel documento del 2014, non di persone identificate. Gli orari riportati sono quelli associati alle registrazioni della telecamera e devono essere distinti dall’orario effettivo della precipitazione.

La risposta della Procura del 2014: “Passanti, attratti probabilmente dall’accaduto”

Il particolare più significativo emerge dalla risposta della Procura di Siena del 23 giugno 2014, indirizzata al giudice per le indagini preliminari.

L’atto ricorda espressamente l’esposto di Scarselli, nel quale venivano rappresentate la presenza di luci all’ingresso del vicolo, quella di persone, la possibile caduta di un piccolo oggetto e alcune discrepanze temporali tra il contatore del video e l’orario della telecamera. La Procura, tuttavia, considerava questi elementi insufficienti per giustificare nuove indagini, richiamando anche la precedente archiviazione.

“Altresì che non possono peraltro essere ritenuti elementi nuovi o comunque influenti quelli evidenziati dall’Ing. SCARSELLI nella integrazione di C.T., posto che si evidenzia la presenza di alcune persone e di luci che nessuna relazione causale hanno con l’evento mortale verificatosi, ben spiegabile con la circostanza che, pur trattandosi di un vicolo, era pur sempre una via pubblica e, quindi, frequentata da passanti, attratti probabilmente dall’accaduto. Lo stesso è a dirsi sia per quanto riguarda le luci che per un momento hanno illuminato il vicolo, sia per la traccia lasciata dalla caduta di un piccolo oggetto non meglio definito, mentre sugli scostamenti temporali già si è pronunciato codesto Giudice”.

La posizione espressa allora dai magistrati era dunque precisa: le presenze e le luci segnalate non venivano considerate elementi nuovi o influenti sull’accertamento della morte di Rossi, perché ritenute prive di relazione causale con l’evento. La frequentazione del vicolo da parte di possibili passanti incuriositi veniva indicata come spiegazione plausibile. Ma proprio questa interpretazione solleva un ulteriore interrogativo. Se si fosse davvero trattato di passanti incuriositi dall’accaduto e questi avessero visto Rossi a terra, ancora vivo e in pericolo, senza prestargli assistenza né avvisare immediatamente le autorità, non sarebbe stato necessario valutare anche un’eventuale omissione di soccorso? L’articolo 593 del Codice penale prevede infatti l’obbligo di prestare l’assistenza occorrente o dare immediato avviso all’autorità quando ci si imbatte in una persona ferita o altrimenti in pericolo.

Naturalmente, per ipotizzare concretamente tale responsabilità occorrerebbe stabilire chi fosse eventualmente presente nel vicolo, cosa avesse visto e come si fosse comportato. La sola rilevazione delle ombre non consente di accertarlo. Nel 2014 la Procura riteneva che quelle segnalazioni non giustificassero ulteriori attività investigative e trasmetteva gli atti integrati al giudice per le indagini preliminari per conoscenza ed eventuali valutazioni.

Le nuove analisi del RIS: dodici sequenze e le corrispondenze con il 2014

Il 12 ottobre 2026, alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, sono stati illustrati i nuovi accertamenti del RIS dei Carabinieri di Roma sulle registrazioni di vicolo Monte Pio. La presentazione tecnica di 75 pagine, consultata da Affaritaliani, ricostruisce l’analisi dei filmati e gli esperimenti condotti il 22 giugno 2026, attraverso rilievi tridimensionali, simulazioni dei transiti automobilistici e verifiche sulle ombre proiettate dai fari sulla parete di Palazzo Salimbeni.

I Carabinieri hanno individuato dodici macro-eventi tra le 20:04:01 e le 20:14:28, con variazioni luminose compatibili con la presenza di uno o più corpi umani nella zona non direttamente inquadrata dalla telecamera.

Ed è proprio confrontando gli orari che emerge l’aspetto più interessante.

La tabella attribuita a Scarselli indicava un possibile soggetto alle 20:05:12. Il RIS individua il terzo macro-evento tra le 20:05:12 e le 20:05:18. L’annotazione del 2014 delle 20:05:44 coincide con l’inizio del quarto macro-evento; quella delle 20:06:44 con la conclusione del quinto. Lo stesso accade alle 20:07:33, orario finale del sesto evento, e alle 20:13:11, conclusione dell’undicesimo. Cinque riferimenti temporali presenti nella tabella del 2014 coincidono dunque con l’inizio o la fine di sequenze individuate dal RIS nel 2026. È un riscontro documentale rilevante, anche se non dimostra che ogni interpretazione formulata dodici anni prima fosse corretta o che le ombre appartenessero a persone diverse.

Il nuovo lavoro tecnico ha inoltre individuato cinque possibili posizioni all’imbocco del vicolo, contrassegnate dalle lettere A, B, C, D ed E. Dalle prime due sarebbe stato possibile vedere direttamente parti del corpo di Rossi a terra; dalla posizione E la visuale sarebbe stata limitata ai piedi. Dalle posizioni C e D, invece, gli edifici avrebbero impedito di vedere la vittima.

Secondo la presentazione RIS, dall’esame dei filmati emergerebbero inoltre movimenti degli arti superiori e della testa di Rossi fino alle 20:17:36, mentre l’ultimo movimento respiratorio percepibile viene collocato alle 20:20:13.

Su questi elementi si è espresso anche Gianluca Vinci, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, che dopo la presentazione dei nuovi accertamenti ha dichiarato: “La novità più dirompente di oggi è che non era un passante”. Secondo Vinci, una o più persone avrebbero avuto un ruolo attivo nel presidiare il vicolo e nell’ostacolare i soccorsi mentre Rossi si trovava ancora a terra. Il presidente della Commissione ha inoltre prospettato una ricostruzione che coinvolgerebbe almeno quattro o cinque persone, con verosimilmente due soggetti incaricati di bloccare l’accesso al vicolo e altri presenti nell’ufficio di Rossi prima della precipitazione. Vinci ha indicato anche una possibile pista legata alla criminalità organizzata, facendo riferimento ad ambienti della Bassa Mantovana e della Bassa Reggiana e a possibili collegamenti con la ‘ndrangheta. Il presidente ha descritto l’ipotesi di un’azione compiuta da un’organizzazione strutturata, anziché da singoli individui mossi da un impulso improvviso.

Questi accertamenti pongono ulteriori interrogativi sulla possibilità che qualcuno si trovasse nei pressi del vicolo mentre Rossi era ancora vivo. Lo stesso Vinci aveva già illustrato ad Affaritaliani l’ipotesi di un’aggressione inizialmente finalizzata a intimidire Rossi e successivamente degenerata.

I documenti del 2014 e le nuove verifiche: che cosa cambia dopo dodici anni

Il confronto tra gli atti consultati da Affaritaliani e gli ultimi accertamenti evidenzia una differenza fondamentale.

Nel 2014 la Procura di Siena era già stata informata delle osservazioni su luci e possibili presenze nel vicolo, ma le aveva considerate non influenti ai fini dell’indagine, prospettando la presenza di passanti attratti dall’accaduto. Nel 2026 il RIS ha invece svolto una nuova verifica tecnico-scientifica, individuando dodici sequenze di ombre antropomorfe, studiandone la possibile origine e ricostruendo le posizioni dalle quali sarebbe stato possibile vedere Rossi a terra.

La conclusione del RIS riguarda la compatibilità delle ombre con presenze umane, non l’identificazione dei soggetti né l’attribuzione di responsabilità. Il nuovo esame, tuttavia, consente oggi di tornare su alcune delle segnalazioni che erano state sottoposte alla magistratura oltre dodici anni prima.

La documentazione del RIS si aggiunge inoltre alla relazione di 217 pagine di Edoardo Genovese e Robbi Manghi, pubblicata integralmente da Affaritaliani, nella quale i consulenti hanno giudicato l’ipotesi suicidaria tecnicamente e scientificamente insostenibile.

Spetterà all’autorità giudiziaria valutare quale rilievo attribuire alle nuove risultanze e se siano necessari ulteriori accertamenti.

David Rossi, i documenti sulle ombre nel vicolo

Affaritaliani mette a disposizione dei lettori la presentazione tecnica RIS illustrata alla Commissione parlamentare d’inchiesta, insieme alla documentazione del 2014 nelle versioni predisposte per la pubblicazione.

Presentazione RIS sulle ombre nel vicolo Monte Pio – 75 pagine

Tabella cronologica attribuita a Luca Scarselli – 2014

Ricevuta di deposito dell’esposto – 25 marzo 2014

Risposta della Procura di Siena – 23 giugno 2014

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”Mi dispiace per la decisione di Diego di lasciare questa avventura cominciata insieme più di 40 anni fa. Cos’è successo? Lui non ve lo dirà, lo faccio io”: il post di Vasco Rossi sull’addio del suo storico manager del palco

Si chiude un sodalizio musicale lungo più di quarant’anni. Diego Spagnoli, storico manager di palco di Vasco Rossi, ha deciso di lasciare il team del rocker di Zocca alla vigilia di uno degli appuntamenti più attesi della sua carriera: i dieci concerti di giugno 2027 a Roma, per i cinquant’anni di musica del cantautore, presentati come la più grande residency mai realizzata in Italia. Il Giubileo di Vasco.

A rendere pubblica la separazione è stato lo stesso Rossi, con un messaggio in cui si dice dispiaciuto per la scelta. Ha ringraziato Spagnoli per “la gioia, la professionalità” e gli anni condivisi, definendolo “il mio complice sul palco” e ricordando di averlo voluto al suo fianco dal primo giorno: “Guido si occupò dell’assunzione, io della scelta”.

Sulle ragioni dell’addio, Vasco ha parlato apertamente: durante le prove ci sarebbe stata una discussione sul palco, davanti a due persone: “Ero nervoso e teso, ma non è una giustificazione. Gli ho detto quello che pensavo e lui si è sentito offeso. Mi dispiace“. Spagnoli, ha aggiunto, ha comunque portato a termine il tour con grande professionalità e, dopo l’ultima data, gli ha inviato un video per spiegare le proprie ragioni. “Diego non è sostituibile. Diego è Diego”, ha concluso Rossi, assicurando però che si troverà una soluzione per proseguire: “La rotta continua… E ci vediamo a Roma!”.

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“Sono arrabbiato, triste e spaventato. Mi fa malissimo pensare che tutto possa essere cambiato in un istante”: lo sfogo di Luca Duffrè dopo l’incidente

“Psicologicamente sono a terra”. A rivelarlo è Luca Duffrè, che si mostra su Instragram direttamente dal letto di ospedale in cui si trova in seguito a un incidente fatto in motorino. A raccontare cosa gli è successo e come sta affrontando ora questa situazione è proprio l’ex corteggiatore di “Uomini e Donne”, che nel 2022 partecipò anche a “L’Isola dei Famosi”.

“Una macchina mi ha urtato improvvisamente mentre ero in motorino. Un attimo. È bastato un attimo perché tutto quello che stavo vivendo, costruendo e sognando si fermasse” ha spiegato nel suo post Duffrè.

L’incidente, che ha comportato la rottura del tendine rotuleo e la necessità di ricucire la gamba, costringe ora l’ex protagonista di “Uomini e Donne” a prendere una pausa dagli allenamenti di Hyrox, la disciplina che combina corsa e prove funzionali, che stava conducendo negli ultimi tempi.

Duffrè sente di aver perso non solo una serie di allenamenti che lo tenevano in forma fisicamente, ma anche un punto di equilibrio importante nella sua vita: “Stavo imparando a conoscermi in un modo diverso. A mettermi alla prova, a superare i miei limiti, a essere costante anche quando era difficile. Avevo iniziato a sognare in grande, a pormi obiettivi che fino a poco tempo prima mi sarebbero sembrati impossibili”.

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Comuni da manicomio: si sfilano e rinunciano ad assumere i vincitori del “loro” concorso. “Pensavamo gli stipendi li coprisse il Pnrr”

La scena è difficile da immaginare, tanto è fantozziana. Partecipi a un concorso pubblico da funzionario, sostieni la prova a fine luglio, nel pieno della calura estiva, magari facendo centinaia di chilometri per arrivare alla sede indicata. Lo vinci e procedi a indicare il Comune che dovrebbe assumerti, solo che, a un metro dal traguardo, o anche poco prima, il Comune si sfila e sostiene che si era sbagliato, in realtà non ha le risorse per pagarti e quindi non se ne fa nulla. Sembra una barzelletta ma è quello che sta accadendo al concorso Ripam per funzionari nei piccoli comuni, quelli cioè sotto i 5mila abitanti.

Parliamo di personale da inquadrare tra quelli “a elevata qualificazione”, con quattro profili: giuridico, economico, digitale e tecnico. E’ ovviamente richiesta la laurea. Al bando, che è nazionale, rispondono un certo numero di Comuni e i posti a disposizione arrivano a poco meno di 180. Il procedimento parte ma a quel punto inizia una corsa al contrario, alcuni Comuni si sfilano perché , anche se avrebbero estremo bisogno di personale, non hanno i soldi per assumere. La fuga riguarda quasi un terzo del totale, alcuni peraltro lo fanno a pochi giorni dalle prove selettive di fine luglio. I posti a bando quindi calano a 124. Alle prove si presentano migliaia di persone, con un’età media, pare, tra i 30 e i 35 anni con punte minime e massime che vanno dai 25 a gli oltre 50 anni. Alla fine gli “idonei” saranno oltre 1700. A metà settembre finiscono anche le prove asincrone, cioè quelle per chi aveva ottenuto un rinvio per motivi di salute. Si può quindi procedere con le chiamate e le assunzioni, e invece inizia la tragicommedia.

Diversi Comuni, infatti, scrivono al ministero della Pubblica amministrazione per dire che non possono procedere alle assunzioni perché non hanno i soldi. Il Comune di Alimena (Palermo), per dire, scrive di aver prima “manifestato il proprio fabbisogno di personale e richiesto l’inserimento dei relativi profili professionali. Successivamente, tuttavia, sono intervenute condizioni di natura finanziaria e contabile che non consentono allo Stato attuale all’Ente di procedere alle conseguenti assunzioni”.Un altro comune dell’area, Trappeto, parla di “sopravvenute e mutate esigenze organizzative, nonché delle valtuazioni interne relative alla sostenibilità economico-finanziaria”. Le assunzioni sono pochissime. Nei giorni scorsi la Fp Cgil – che aveva già segnalato il problema a settembre – ha inviato una nuova lettera allarmata al ministero guidato da Paolo Zangrillo (FI) chiedendo di verificare subito la situazione, garantire che nessun vincitore perda l’assegnazione e “assumere le iniziative conseguenti nei confronti degli enti inadempienti”, visto che si erano formalmente impegnati ad assumere e “una rinuncia può trovare giustificazione in un impedimento concreto, sopravvenuto e documentato”. Il sindacato segnala almeno quattro amministrazioni comunali (una delle quali addirittura commissariata) che avrebbero formalizzato la rinuncia a procedere con le assunzioni, altre due che avrebbero l’avrebbero comunicata direttamente al vincitore e altrettante che l’avrebbero fatto “informalmente”.

Com’è possibile che un Comune si impegni per mettere a bando dei posti da funzionario e poi scopra di non avere i soldi per poagarlo? Nessuno si azzarda a metterlo per iscritto, ma da quanto filtra buona parte delle amministrazioni avrebbe, per così dire, mal interpretato i termini del bando, nella convinzione che i fondi stanziati dal Pnrr non coprissero solo i costi delle procedure ma pure gli stipendi, magari a vita, qualcosa che non si è mai visto con nessuna risorsa proveniente da fondi europei. E infatti una situazione del genere non si era mai verificata.

Dal ministero fanno sapere che nel bando era scritto chiaramente che il costo degli stipendi era a carico del Comune e assicurano di star cercando una soluzione, magari dirottando altrove le assunzioni. Al momento risultano 14 comuni rinunciatari su 57 aderenti al bando, sparsi tra Campania, Calabria, Sicilia, Sardegna e Marche, per un totale di 36 posti saltati, ma i numeri sembrano destinati a crescere visto che le assunzioni procedono a lumicino. “E’ incredibile quello che sta accadendo – spiega Danilo Colacino, del comitato dei partecipanti al concorso – il bando era chiaro e i Comuni non possono tirarsi indietro come se nulla forse. Molti dovranno sostenere spese legali e attendere chissà quanto per versi riconosciute le proprie ragioni. E questo senza considerare migliaia di idonei”. “La vicenda è surreale, parliamo di piccole amministrazioni che hanno un bisogno disperato di personale, posti dove magari non c’è più la Posta, la banca e i presidi territoriali dello Stato. Comuni con una manciata di funzionali che senza nuove assunzioni farebbero fatica a operare – spiega Tatiana Cazzaniga, responsabile Funzioni locali della Fp Cgil – Il ministero deve intervenire, dirottare altrove le graduatorie non può bastare se vìola i diritti diei vincitori”.

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Spread del 16 ottobre in calo a 107 punti, Btp sotto il 4,50% di rendimento

Torna a diminuire in apertura del 16 ottobre lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. Il differenziale si è ridotto arrivando a 107 punti. Segnali positivi dai rendimenti, che sono scesi sotto la soglia del 4,50% arrivando al 4,47% e determinando l’avvicinamento dei Buoni del Tesoro ai titoli di Berlino.

Il mercato obbligazionario continua a oscillare, ma nella giornata di ieri l’ex presidente della Bce Mario Draghi sembra aver escluso un intervento di Francoforte per ridurre i tassi di interesse sul debito di diversi Paesi, in particolare della Francia, come invece era avvenuto in passato.

Lo spread torna a scendere

Continua il periodo di volatilità dello spread. Il differenziale non sembra riuscire a impostarsi su una traiettoria prevedibile, continuando ad alternare aumenti improvvisi a cali altrettanto repentini. Il ritorno sotto i 110 punti base, dopo l’apertura difficile di ieri, rimane positivo, così come il calo dei rendimenti sotto la soglia del 4,50%.

La Bce non ha intenzione di intervenire

L’apertura dello spread italiano è ancora più significativa alla luce delle parole di Mario Draghi di ieri. L’ex presidente della Bce ha infatti spiegato che la situazione dei titoli di stato europei, pur critica, non richiede un intervento dell’Eurotower.

In passato, la Bce aveva fatto infatti ampio utilizzo dello strumento del quantitative easing per ridurre l’esposizione ai mercati di alcuni titoli, tra cui quelli italiani. Il contesto economico è però cambiato e un intervento simile sarebbe molto più complesso ora.

La Bce sta infatti attuando una politica monetaria restrittiva, aumentando i tassi di interesse per contrastare l’inflazione. Acquistare titoli di Stato significherebbe immettere euro sul mercato, diluendo in parte l’effetto dell’aumento dei tassi di interesse e rischiando di far accelerare l’aumento dei prezzi.

Lo spread cala in tutta Europa

Anche i titoli di Stato degli altri Paesi europei hanno reagito bene alle parole di Draghi, che hanno ridimensionato la pressione sui debiti continentali. In Spagna i Bonos si sono mantenuti a 60 punti di distanza dai Bund, con un rendimento del 4,00%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 16 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,47% 107
Oat francesi 4,78% 1138
Bonos spagnoli 4,00% 60

La Francia continua a essere il Paese in maggiore difficoltà. Lo spread degli Oat è pari a 138 punti base, anche se i rendimenti si stanno progressivamente allontanando dai picchi delle scorse settimane.

Le prossime aste dei titoli di Stato

A partire dall’ultima settimana di ottobre torneranno le aste dei titoli di Stato italiani. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Tra il 19 e il 23 ottobre si terrà anche l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore Insieme, titoli di Stato riservati agli investitori retail, cioè ai privati.

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Che cos’è il comunitarismo e perché è l’alternativa al liberalismo

AP

Da Aristotele a Fabrizio Fratus: l’idea che l’uomo nasca dentro un legame e non da solo. E che famiglia, lavoro e Patria vengano prima del mercato.

Che cos’è il comunitarismo e perché è l’alternativa al liberalismo

Riassunto dell’articolo

Il comunitarismo è la corrente di pensiero secondo cui la persona si forma dentro legami che non ha scelto: famiglia, lingua, territorio, lavoro, Nazione. Nasce dalla filosofia di Aristotele, passa per la distinzione di Tönnies tra comunità e società e per la critica di Sandel, MacIntyre e Taylor al liberalismo di Rawls. In Italia ha radici in Adriano Olivetti, nella dottrina sociale cattolica e in Costanzo Preve, e trova oggi il suo interprete più coerente nel sociologo Fabrizio Fratus, autore di “Patria” e “La riscoperta comunitaria”. Sul piano politico si traduce in primato della politica sull’economia, partecipazione dei lavoratori, Stato sociale, tutela della famiglia e sovranità. Al liberalismo contesta l’idea di un individuo senza radici e di una società ridotta a mercato.

Punti chiave
  • Treccani – Comunitarismo (Enciclopedia delle scienze sociali)
  • Passaggio al Bosco – Patria. Di padre in figlio, per il comunitarismo
  • Passaggio al Bosco – La riscoperta comunitaria
  • Fabrizio Fratus – Il Comunitarista

Per capire cos’è il comunitarismo bisogna partire da una domanda semplice: l’uomo viene prima della comunità, o la comunità viene prima dell’uomo? Il pensiero liberale risponde che esiste anzitutto l’individuo, con i suoi diritti e i suoi interessi. Il comunitarismo risponde il contrario: nessuno nasce da solo.

Si nasce in una famiglia, dentro una lingua, su una terra, in una storia già cominciata. Questi legami non sono una gabbia da cui liberarsi. Sono ciò che fa di un individuo una persona.

Da questa differenza discendono due idee opposte di economia, di Stato, di lavoro e di libertà. In Italia c’è un autore che su questa differenza ha costruito un progetto intero: il sociologo Fabrizio Fratus.

Cos’è il comunitarismo: una definizione

Il comunitarismo è la corrente di pensiero che afferma il primato dei legami sull’individuo isolato. Sostiene che l’identità di ciascuno si formi dentro appartenenze concrete: famiglia, vicinato, mestiere, fede, Nazione.

Non è una nostalgia e non è un collettivismo. Il collettivismo scioglie la persona nella massa. Il comunitarismo la colloca in una rete di rapporti che le danno un nome, un compito e un posto.

La comunità, in questa visione, non si sceglie come si sceglie un abbonamento. Si riceve e si trasmette. È un patto tra i morti, i vivi e i non ancora nati.

Le radici antiche: l’uomo come animale politico

La prima formulazione è di Aristotele. Nella Politica l’uomo è definito animale politico: un essere che realizza la propria natura solo nella città. Chi vive fuori dalla comunità, scrive il filosofo, o è una bestia o è un dio.

Per il mondo classico la città viene logicamente prima del singolo, come il corpo viene prima della mano. Roma tradusse lo stesso principio in istituzioni: la gens, la familia, il mos maiorum, la pietas verso i padri e verso la Patria.

Il cristianesimo aggiunse l’idea di persona, unica e irripetibile, ma sempre in relazione. La civiltà europea è cresciuta su questo doppio fondamento. Lo abbiamo raccontato parlando del rapporto tra l’eroe e la comunità nella storia d’Europa.

Comunità e società: la lezione di Tönnies

Nel 1887 il sociologo tedesco Ferdinand Tönnies fissò la distinzione che regge ancora oggi tutto il dibattito. Da una parte la comunità, Gemeinschaft. Dall’altra la società, Gesellschaft.

Nella comunità gli uomini restano uniti nonostante ciò che li separa. Nella società restano separati nonostante ciò che li unisce. La prima vive di consuetudine, memoria e fiducia. La seconda vive di contratto, calcolo e scambio.

La modernità industriale ha spostato l’Europa dalla prima alla seconda. Il comunitarismo nasce come coscienza di questa perdita, e come volontà di porvi rimedio.

Il liberalismo e l’individuo senza radici

Il pensiero liberale muove da un’immagine precisa: individui liberi ed eguali che stipulano un contratto. Lo Stato nasce dopo, come garante di diritti che ciascuno possiede già per conto proprio. È lo schema di Locke.

Nel Novecento John Rawls lo ha portato al massimo rigore. In Una teoria della giustizia, del 1971, chiede di immaginare uomini che scelgono le regole comuni dietro un velo d’ignoranza: senza sapere chi sono, da dove vengono, in che cosa credono.

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Trump intenta quitar la ciudadanía a la congresista Ilhan Omar antes de las elecciones

La investigación federal busca revocar la ciudadanía a la congresista bajo el alegato de presuntas inconsistencias en su edad al momento de ingresar como refugiada somalí.
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Garlasco, Sempio: “Vorrei chiudere tutto in udienza preliminare”. E sull’impronta 33: “Non è attribuibile a me, né a nessuno”

“Mi auguro di non arrivare al vero e proprio processo”. Andrea Sempio – che la procura di Pavia ritiene l’assassino di Chiara Poggi – guarda al prossimo passaggio dell’inchiesta sul delitto di Garlasco per cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi e, intervistato da Sky TG24, dice di sperare che la vicenda possa chiudersi già in udienza preliminare. Il 38enne si aspetta una richiesta di rinvio a giudizio: “Dopo che è cambiata l’accusa, è ovvio che non si andrà verso un’archiviazione, sembra scontato”. L’obiettivo, spiega, è arrivare rapidamente davanti al giudice e poter discutere gli elementi raccolti, senza trascinare la vicenda per altri anni.

Tra i punti su cui la difesa intende insistere c’è l’impronta 33, rinvenuta sulle scale della villetta di via Pascoli. “Secondo me non è attribuibile né a me né a nessuno”, afferma Sempio, sostenendo che in quel punto fosse normale appoggiarsi con la mano scendendo le scale. Dice inoltre di ritenere possibile dimostrare che non si trattasse di un’impronta insanguinata. A sostegno della propria posizione cita le analisi di due esperti, che avrebbero lavorato separatamente e sarebbero arrivati allo stesso risultato. Sempio contesta anche la compatibilità della traccia con la propria calzatura, ricordando di portare il numero 44 fin da quando aveva 17-18 anni.

Quanto alla cantina, racconta di esserci stato tre o quattro volte, come avrebbero confermato anche altri ragazzi del gruppo. La presenza di una sua impronta in un punto frequentato, sostiene, non sarebbe di per sé un elemento decisivo. Nell’intervista affronta anche la questione dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi: dice di non averli mai visti e di aver appreso della loro esistenza soltanto attraverso i media. “Tra noi amici Chiara era una figura distante, non facevamo parte della sua vita e non si è mai parlato di lei”, afferma. Proprio Alberto Stasi, sentito dai pm di Pavia, esclude che Chiara gli abbia mai parlato di Sempio.

Sui messaggi a sfondo sessuale, in particolare quelli relativi allo stupro, Sempio respinge l’interpretazione secondo cui avrebbe celebrato la violenza. “In nessuno di quei messaggi io glorifico lo stupro o ne parlo come di qualcosa di positivo”, dichiara, riconoscendo tuttavia che il linguaggio utilizzato era forte e che gli stessi temi avrebbero potuto essere affrontati in modo diverso. Alcuni messaggi, aggiunge, sarebbero stati recuperati da un vecchio hard disk del 2014.

Il peso dell’inchiesta, racconta, si riflette anche sulla vita quotidiana. “La parte più brutta è l’attesa“, dice, spiegando di non lavorare al momento e di temere le difficoltà nel ricominciare con un procedimento giudiziario ancora aperto. Sempio afferma inoltre di non sapere se sia indagato anche per la vicenda legata a una presunta corruzione: la richiesta di chiarimenti presentata dai suoi legali, riferisce, non ha ancora ricevuto risposta. A Brescia è stato archiviato l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, che era indagato in concorso con il padre di Sempio e gli atti sono stati trasmessi alla procura di Pavia per competenza. Sul contatto avuto nel 2017, dice di aver avvisato subito il proprio avvocato e di aver lasciato a lui ogni seguito.

Non individua, almeno per ora, errori nella nuova indagine, ma precisa che eventuali criticità saranno contestate se dovessero emergere. Quanto alla famiglia Poggi, dice che gli sarebbe piaciuto incontrarla, pur comprendendo che non sia il momento: “Hanno affrontato anni e anni di processi e hanno perso una figlia“.

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Il “caso Julio Iglesias” non è chiuso: la procura spagnola cambia criterio e riapre la partita sulle accuse di abusi sessuali. Il cantante continua a negare tutto

La Procura spagnola ha modificato la propria posizione, riconoscendo ora la competenza del tribunale dell’Audiencia Nacional ad indagare sulla denuncia presentata contro Julio Iglesias. Il celebre cantante è accusato di presunte molestie e aggressioni sessuali ai danni di due ex dipendenti, episodi che si sarebbero verificati nelle sue residenze situate nella Repubblica Dominicana e alle Bahamas. La notizia è stata riportata dal quotidiano online elDiario.es e dall’agenzia di stampa Efe, entrambi in base a fonti interne alla Procura. La decisione finale sull’apertura di un’indagine formale spetterà ora al giudice istruttore del tribunale competente.

Il caso nasce da un’inchiesta di elDiario.es e Univision Noticias, durata tre anni, che ha raccolto le testimonianze di un’ex collaboratrice domestica e di una fisioterapista, che hanno accusato la celebre pop star spagnola di presunti abusi sessuali, di tratta ai fini di sfruttamento e violazione dei diritti dei lavoratori per fatti che risalgono al 2021, quando Iglesias aveva 78 anni.

Le due donne, rappresentate dall’organizzazione internazionale per i diritti umani Women’s Link, identificate con i nomi fittizi di Rebeca e Laura, avevano presentato alla Procura dell’Audiencia Nacional spagnola una denuncia il 4 gennaio 2026, in cui raccontavano presunte aggressioni sessuali e abusi sul lavoro. Azioni configurabili come “reato di tratta di esseri umani finalizzata al lavoro forzato e alla servitù”, e reati “contro la libertà e l’integrità sessuale, come le molestie sessuali”.

Iglesias ha sempre negato le accuse e la sua difesa ha chiesto l’archiviazione, ottenuta nello stesso gennaio scorso per “carenza di giurisdizione” e non competenza dei tribunali spagnoli, indicata dalla procura generale, poiché non erano stati riscontrati vincoli territoriali né personali delle denuncianti con la Spagna, necessati perché la giustizia spagnola potesse indagare.

La procura si è ora espressa in merito a una seconda querela presentata dalle due presunte vittime ai primi di settembre presso la Sezione istruttoria dell’Audiencia Nacional. Il documento include anche il presunto reato di “trattamento degradante”, configurabile come violazione dei diritti umani, che — secondo l’organizzazione Women’s Link — potrebbe attribuire ai tribunali spagnoli la giurisdizione e la competenza necessarie per avviare le indagini sul caso. In questo senso, la procura avrebbe trasmesso una relazione favorevole al magistrato dell’Audiencia Nacional, al quale spetterà ora la decisione definitiva sull’apertura di un’istruttoria.

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Shin Beth accusa Netaniahu: l’avevamo avvertito

L’ex capo dei servizi segreti interni israeliani, lo Shin Bet, porta Netanyahu in tribunale. Nella causa per diffamazione Ronen Bar lo accusa di aver ignorato più di 20 avvertimenti su Hamas prima del 7 ottobre e di voler scaricare su di lui la colpa dell’attacco. La causa arriva a meno di due settimane dalle elezioni del 27 ottobre. Al centro c’è un post pubblicato da Netanyahu su X il 28 settembre, in cui il premier accusa Bar di “fallimenti e reati penali” e di aver nascosto informazioni di intelligence ricevute prima dell’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo Netanyahu, quella notte Bar “ha deciso di non chiamare o informare il primo ministro, di non allertare le squadre di sicurezza civili o le forze dell’IDF sul campo e di non evacuare il festival musicale Nova”. #netanyahu #israel

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Church delegations participate in celebrations marking 1,700 years of Christianity in Georgia

The jubilee is being marked by large-scale ecclesiastical, state, and academic events, with the main proceedings taking place in the capital, Tbilisi, from October 12 to 15, attended by representatives from a number of local Orthodox churches. Following a meeting with the Georgian Catholicos-Patriarch Shio III, representatives of the local Orthodox churches met with the […]

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Concorso da 1.640 posti per Allievi della Guardia di Finanza, tra i requisiti il diploma: come partecipare

La macchina delle selezioni per le Forze dell’Ordine si prepara a lanciare una delle procedure più attese dell’anno. La Guardia di Finanza sarebbe in procinto di pubblicare il bando per il 26° Corso Allievi Finanzieri, che metterà a disposizione circa 1.640 posti a tempo indeterminato.

L’uscita del bando sul portale inPA e sul sito ufficiale del Corpo è prevista per il giorno 20 novembre 2026, in linea con le finestre di pubblicazione delle precedenti edizioni. La selezione si svilupperà lungo tutto il 2027, per poi far partire l’incorporamento dei vincitori all’inizio del 2028.

Cosa cambia rispetto agli altri concorsi

Tra le novità principali emerse dalle anticipazioni figura una modifica logistica di grande impatto per i candidati. Le prove scritte di preselezione dovrebbero svolgersi in sedi delocalizzate direttamente nelle regioni di provenienza dei concorrenti, evitando le tradizionali e onerose trasferte verso la Capitale nelle fasi iniziali dell’iter.

Quali sono i requisiti stimati per la partecipazione

In attesa del testo ufficiale, i parametri d’accesso dovrebbero ricalcare la struttura dei bandi precedenti:

Titolo di Studio Diploma di scuola secondaria di secondo grado
Limiti di età A partire da 18 anni e indicativamente fino a 24 anni non compiuti (con estensioni per i volontari FF.AA.)
Cittadinanza Cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici

I dettagli sulla ripartizione dei posti tra civile, contingente di mare e quote riservate ai Volontari in Ferma Prefissata saranno noti solo in seguito alla pubblicazione del bando, al quale occorrerà fare esclusivo riferimento per la conferma dei requisiti di partecipazione.

Cosa studiare per arrivare preparati al concorso

Ovviamente, l’ideale sarà aspettare l’uscita del bando per evitare di acquistare libri di testo inutili alla preparazione effettiva. Però, ci si può iniziare a orientare basandosi sulla struttura delle ultime edizioni del concorso.

La prova scritta di preselezione sarà un test a risposta multipla da 90 quesiti da completare in un lasso di tempo contenuto, generalmente intorno a un’ora. In assenza di una banca dati ufficiale pubblicata in anticipo prima della prova, una preparazione efficace richiede un allenamento costante e mirato fin dalle settimane precedenti l’uscita del bando.

I quiz delle edizioni passate si sono articolati su cinque macro-aree ben definite:

  • 35 quesiti che testano le abilità logico-matematiche, che rappresentano il blocco numericamente più consistente e che generalmente preoccupa maggiormente i candidati;
  • 25 quesiti volti a verificare la conoscenza orto-grammaticale, la sintassi, il lessico e le competenze morfologiche della lingua italiana, per i quali sarà utile ripassare le regole grammaticali di base e svolgere simulazioni su sinonimi, contrari e analisi logico-verbale.
  • 10 quesiti di Storia Contemporanea, con un focus sulle vicende italiane a partire dall’Unità d’Italia fino alle tappe d’integrazione dell’Unione Europea;
  • 10 quesiti di Educazione civica, che riguardano i principi della Costituzione e le nozioni chiave relative alle relazioni tra Stato e Istituzioni europee;
  • 10 quesiti di Geografia, con domande che riguarderanno le caratteristiche fisico-politiche ed economiche dell’Italia e dei Paesi dell’Unione Europea.

Come allenarsi per la prova fisica

Chi riuscirà a superare la preselettiva, sarà sottoposto a prove fisiche, un passaggio fondamentale ed eliminatorio dell’iter selettivo. Le sfide atletiche saranno differenziate in base al contingente di destinazione scelto in fase di candidatura.

Contingente Prove obbligatorie Prova facoltativa
Ordinario Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, piegamenti sulle braccia Corsa piana 100 metri oppure nuoto 25 metri stile libero
Di Mare Salto in alto, corsa piana 1.000 metri, nuoto 25 metri stile libero Corsa piana 100 metri oppure piegamenti sulle braccia

Il mancato raggiungimento della prestazione minima anche in una sola delle discipline obbligatorie comporta l’esclusione immediata dal concorso. Al contrario, la prova facoltativa non determina l’inidoneità in caso di mancato superamento, ma costituisce una risorsa strategica per posizionarsi più in alto nella graduatoria di merito.

Per essere ammessi alle prove fisiche è obbligatorio presentare un certificato medico di idoneità all’attività sportiva agonistica in corso di validità. Il consiglio è quello di strutturare un piano di allenamento graduale e progressivo, simulando i tempi di corsa e le tecniche di esecuzione richieste dai parametri ufficiali del Corpo.

Come rimanere aggiornati sul bando

Dal momento che il bando di concorso non uscirà nel mese di ottobre, ma a novembre, si consiglia di monitorare spesso il portale inPA per non perdere il momento esatto di pubblicazione della selezione.

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Piratage de Élysée par l’israël et pseudo alerte russe : qui est vraiment la menace ?

Le Libre Penseur

Vendredi 18 septembre 2026, Emmanuel macron réunit à l’Élysée chefs de partis et candidats à la présidentielle de 2027. Les patrons de la DGSE et de la DGSI sont là, la situation est grave ! Il affirme que la menace hybride russe s’intensifie : drones, cyberattaques, sabotages… La fin du monde ! Il cite Leipzig, où un drone chargé d’explosifs a été trouvé près d’un avion-cargo. Il ordonne un plan de protection des infrastructures critiques. Le message est clair, le pays doit se tendre. Cette mise en scène de tension sert à éviter le bilan et à peser sur le climat électoral. Point.

Georges Malbrunot va par contre citer un agent du renseignement français (DGSI). La menace existe oui, mais macron la surestime largement, c’est du vent. Aucun nouvel épisode n’aurait été détecté ces dernières semaines. Pourquoi sortir cela maintenant ? Sauf stratégie de communication avant la présidentielle, en visant Marine Le Pen et Jean-Luc Mélenchon.

L’agent ajoute autre chose. Poutine serait acculé en Ukraine, il perd beaucoup d’hommes. Des renforts nord-coréens arrivent et en Afrique, la logistique russe coince. Selon lui, mieux vaudrait frapper les télécoms russes que multiplier les discours. Il décrit aussi une offensive des services vers les médias pour appuyer la communication de l’Élysée. De la pure propagande bidon et grossière comme on en a l’habitude depuis 9 ans de macronisme dégénéré.

D’autant que ce n’est pas la première fois que macron ment concernant la menace russe, c’est un multi récidiviste. Il nous avait déjà fait le coup des cyberattaques des hôpitaux ! Pourtant les médias complices corrompus continuent de diffuser ses fake news sans aucun regard critique ou analyse sérieuse !

Malbrunot et la GDSI sur la menace russe

Le même jour, Poutine répète que la Russie n’a aucune intention agressive envers l’Europe. Aucun fondement, dit-il. Moscou serait prêt à rétablir des relations. Il ajoute : laissez-nous vivre en paix, sinon nous réagirons. On entend pourtant depuis des années que Poutine est mourant : multi cancers, tremblements, rumeurs de décès… Il a 73 ans certes mais il apparaît encore, il est allé en Inde. Rien de public ne prouve une mort imminente.

On dit aussi qu’il perd la guerre. En septembre 2026, c’est une guerre d’usure. La Russie avance peu et cher. L’Ukraine frappe Moscou et des raffineries. Ni effondrement russe ni victoire nette. Imaginer une attaque des 27 pays de l’UE est d’une grande absurdité et totalement contradictoire avec le discours dominant.

Deux jours plus tôt, Challenges révèle un autre fait. Le téléphone de Dora Cattuti, conseillère Afrique du Nord et Moyen-Orient à la cellule diplomatique de l’Élysée, aurait été piraté ; l’opération est attribuée au Mossad. Le logiciel espion a été mis en place via un faux mail de l’Autorité palestinienne. Découvert lors d’un contrôle de sécurité. L’Élysée parle d’inexactitudes et ne confirme pas. Le Quai d’Orsay se tait car il n peut pas sanctionner Tel-Aviv. Ce n’est pas une première : Pegasus, outil israélien, a déjà ciblé des responsables français. Paris avait même étudié son achat avant d’y renoncer.

Cette nouvelle affaire est d’autant plus grave qu’elle n’est pas une première et que l’Élysée ne fera absolument rien. Pas de sanctions, pas de convocation de l’ambassadeur israélien… walou ! Telles des serpillères, les membres de l’exécutif vont encore ramper.

Alors qui menace vraiment ? Mettre en scène une seule alerte et taire l’autre n’éclaire personne. Au contraire il est question de propagande et de tromperie. C’est aussi un joli écran de fumée pour camoufler 10 années de carnage de la macronie, 10 années de sabotage, 10 années de suicide français sans avoir besoin ni des Russes, ni des Iraniens, ni des fréristes…

Et ce n’est pas le risible air martial très théâtralisé de ce nain insignifiant qui va rendre réel un mensonge aussi pathétique.

Publié à l’origine par Reseau International
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Più attenzione ai territori nelle raccomandazioni dell’Europa

Si possono fare alcuni passi per rendere più efficaci le raccomandazioni del semestre europeo a livello regionale. A patto di non dimenticare che in zone diverse gli effetti sono diversi e che il territorio non coincide con le regioni amministrative.

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Braccio destro di Netanyahu in TV: poteva salvare gli ostaggi, non ha voluto. G@z@, 7 Ottobre

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Marco Tosatti

Cari amici e nemici di Stilum Curiae, offriamo alla vostra attenzione questo post pubblicato su Facebook da Francesco Agnoli, a cui va il nostro grazie. Buona lettura e condivisione. Non dimentichiamo che  la maggioranza che ci governa, con l’aiuto di qualche frangia dell’opposizione, sta per far passare una legge in difesa di Netanyahu e Israele sotto la maschera della lotta all’antisemitismo. Povero Paese nostro. Buona lettura e diffusione.

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BOOM! La verità viene a galla, ogni giorno di più.

  1. Finanziava Hamas;
  2. sapeva dell’ attentato;
  3. poteva salvare molti ostaggi ma ha preferito non farlo;
  4. per questi motivi vuole continuare le guerre e impedire ogni indagine sui fatti.

“L’uomo che ha ricoperto il ruolo di segretario militare di Benjamin Netanyahu il 7 ottobre 2023 ha accusato il primo ministro di aver perso chiare opportunità per riportare a casa vivi altri ostaggi da Gaza perché ciò avrebbe messo a rischio la sua carriera politica.

Parlando delle riunioni di gabinetto durante la guerra, Avi Gil ha dichiarato giovedì sera al Canale 12 che ci sono stati momenti in cui Netanyahu ha scelto di preservare il suo governo piuttosto che accettare un accordo che avrebbe riportato gli ostaggi in Israele, alcuni dei quali sono poi morti in prigionia, ma che avrebbe potuto far cadere la sua coalizione.

Gil ha riconosciuto che la leadership richiede di avere una visione d’insieme e che “anche le considerazioni politiche fanno parte della questione”.

Poi ha aggiunto: “Pensavo all’epoca che fosse un errore? Pensavo fosse giusto dare la priorità al rilascio degli ostaggi? La risposta è sì.”

Nella lunga intervista, Gil ha formulato una serie di accuse esplosive, molte delle quali toccavano questioni cruciali come cosa sapesse Netanyahu prima del 7 ottobre, come si sia comportato durante l’offensiva guidata da Hamas e come abbia preso decisioni nei mesi successivi.

L’ex collaboratore militare, che ha ricoperto tale incarico da luglio 2021 a maggio 2024, ha anche affermato che il capo di gabinetto di Netanyahu avrebbe manomesso i suoi tabulati telefonici a partire dal 7 ottobre. Ha sostenuto che la versione dei fatti fornita da Netanyahu in merito agli eventi che hanno preceduto il devastante attacco, anche in una dichiarazione formale presentata all’inchiesta del revisore dei conti statale, omette dettagli cruciali. Ha inoltre affermato che nelle settimane e nei mesi precedenti all’attacco, Netanyahu era stato ripetutamente avvertito da tutti i suoi capi della sicurezza dell’imminente scoppio di una guerra…Le affermazioni di Gil hanno suscitato anche un’indignazione di tutt’altro genere tra gli avversari politici di Netanyahu: Gadi Eisenkot, il favorito alle elezioni, ha chiesto un’inchiesta penale sulle presunte menzogne ​​del premier. Avigdor Liberman, presidente del partito falco Yisrael Beytenu, ha accusato Netanyahu di tradimento.

«Mentre i nostri fratelli e sorelle nella regione di confine venivano massacrati da Hamas, Netanyahu si è adoperato per cambiare i protocolli invece di salvarli», ha scritto Eisenkot su X. «Nulla lo salverà dalla commissione d’inchiesta statale che istituiremo dopo le elezioni».

‘Avrebbero potuto tornare prima’

Dei 251 ostaggi presi durante l’attacco del 7 ottobre, 46 furono rapiti vivi e morirono in prigionia. Quando giovedì gli è stato chiesto se alcuni di loro avrebbero potuto essere riportati indietro vivi e se alcuni dei sopravvissuti avrebbero potuto essere liberati prima, Gil ha risposto semplicemente..

Gil ha indicato che Netanyahu ha ceduto alle pressioni dei ministri di estrema destra della sua coalizione, i quali volevano intensificare la guerra contro Hamas a Gaza e si opponevano agli accordi sugli ostaggi e ai cessate il fuoco. Uno di questi ministri, Itamar Ben Gvir, si è vantato di aver bloccato gli accordi sugli ostaggi durante la guerra.

A Gil è stato chiesto se ci fossero stati momenti in cui Netanyahu aveva preso una decisione, salvo poi sentirsi dire dai ministri di estrema destra: “Non c’è accordo”, e Netanyahu era costretto a cambiare idea. “Sì”, ha risposto….

Negli ultimi tre anni, ha aggiunto, “si è creato un divario tra i fatti, la verità, tra ciò che è accaduto, tra ciò che è stato detto e ciò che viene presentato oggi al pubblico”.

Gil ha affermato che il documento di 55 pagine che Netanyahu ha consegnato al revisore dei conti statale nell’ambito dell’indagine del difensore civico a febbraio e che è stato reso pubblico “non rispecchia ciò che ho visto, ciò che ho sentito e le deliberazioni a cui ho partecipato”.

“In parte lo riflette”, ha detto Gil, quando gli è stato chiesto se il materiale fosse falso e quindi potenzialmente criminale. Ma sarebbe un eufemismo dire che il materiale è stato “estrapolato dal contesto”.

Gil ha affermato di aver riempito 16 quaderni con appunti scritti a mano su ciò che ha visto e sentito durante il suo incarico.

Netanyahu insiste sul fatto che Gil “ha scelto di non svegliare il Primo Ministro in tempo”.

In risposta all’intervista, Netanyahu ha affermato che Gil sapeva “come tutti gli altri” dell’imminente attacco “e ha scelto di non svegliare il primo ministro in tempo”.

Le dichiarazioni di Gil ai media sono state “un tentativo di oscurare la semplice e dolorosa verità sul suo fallimento”, ha aggiunto Netanyahu.

Il premier ha poi condiviso su X un segmento di due minuti del canale filogovernativo Channel 14, che pretendeva di controbattere alla lunga intervista di Channel 12.

Il servizio di Canale 14 ha riproposto notizie precedenti sulle informazioni ricevute da Gil nelle ore precedenti al risveglio di Netanyahu all’inizio dell’attacco, tra cui il fatto che decine di combattenti di Hamas avessero attivato schede SIM israeliane per comunicare durante l’attacco e che i leader del gruppo terroristico si fossero rifugiati nella loro rete di tunnel sotterranei.

Eisenkot sollecita un’inchiesta penale; Liberman: Tradimento

Il partito Yashar dell’ex capo delle Forze di Difesa Israeliane Gadi Eisenkot ha dichiarato, in risposta all’intervista, di aver chiesto al Procuratore Generale Gali Baharav-Miara di indagare se Netanyahu abbia mentito al revisore dei conti dello Stato in merito agli eventi che hanno preceduto l’attentato del 7 ottobre, sulla base delle affermazioni di Gil secondo cui il premier avrebbe fornito una versione fuorviante dei fatti.

Eisenkot ha inoltre criticato Netanyahu in merito all’accusa di Gil secondo cui Braverman avrebbe tentato di falsificare i tabulati telefonici.

«Mentre i nostri fratelli e sorelle nella regione di confine venivano massacrati da Hamas, Netanyahu si è adoperato per cambiare i protocolli invece di salvarli», afferma Eisenkot su X. «Nulla lo salverà dalla commissione d’inchiesta statale che istituiremo dopo le elezioni».

Gadi Eisenkot, 5 ottobre 2026. (DH / Times of Israel)

In una dichiarazione video, Liberman ha affermato che Baharav-Miara dovrebbe “ordinare l’immediata apertura di un’indagine contro il primo ministro e i suoi collaboratori con l’accusa di tradimento e cospirazione”.

Liberman ha inoltre esortato il capo di stato maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), il tenente generale Eyal Zamir, a “impedire qualsiasi tentativo di utilizzare le IDF per scopi politici al solo scopo di modificare l’agenda pubblica un attimo prima delle elezioni” del 27 ottobre.

Gil: Mi chiedo ‘ogni giorno’ come sia potuto succedere a noi

Quando incontra le famiglie degli ostaggi morti a Gaza, o gli ex ostaggi che hanno trascorso un periodo di prigionia più lungo di quanto si sarebbe potuto evitare, a Gil viene chiesto cosa dica loro.

«Hanno ragione», ha risposto. Ha detto di sedersi con «persone che sono tornate da quell’inferno, e sì, sai che alcune di loro avrebbero potuto tornare prima».

Il 7 ottobre 2026, presso il sito del festival musicale Nova, vicino al kibbutz Re’im, nel sud di Israele, si è tenuta una commemorazione per il terzo anniversario dell’attacco guidato da Hamas contro Israele, in cui centinaia di partecipanti furono uccisi e rapiti. (Foto AP/Ohad Zwigenberg)

Interrogato, a posteriori, su cosa avrebbe potuto fare diversamente, Gil ha osservato di essere stato un soldato in uniforme nello Stato di Israele per 35 anni, “per tutta la mia vita adulta”, e di aver ricoperto un ruolo di alto livello come segretario militare del primo ministro.

“Questo non me lo possono portare via. Lo porto sempre con me. Vedo le ferite. Incontro le persone che sono tornate dalla prigionia di Hamas. E questo è con me. È dentro di me”, ha detto.

Interrogato sulla “responsabilità” del primo ministro per gli eventi del 7 ottobre, Gil ha risposto “sì”, aggiungendo: “Non capisco in che mondo si possa separare il concetto di leadership da quello di responsabilità”. In qualità di comandante dell’unità d’élite sotto copertura Duvdevan delle Forze di Difesa Israeliane, ha affermato, “ero responsabile” del successo o del fallimento di un’operazione da lui ordinata, e che “non c’è leadership senza responsabilità”.

Gil non ha risposto quando gli è stato chiesto come la storia giudicherà Netanyahu. Ma riguardo a come la storia giudicherà lui, ha detto: “Non lo so. Spero di basarmi su fatti veri, e su quelli mi giudicheranno”.

A Gil è stato chiesto se a volte si domanda “come sia potuto succedere a noi, alla grande IDF?”.

«A volte?» ribatté lui, amaramente. «Ogni giorno.»

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‘Choosin’ Texas’: The music phenomenon that has conquered (most of) the world

The music phenomenon of the moment is called Choosin’ Texas, an apparently innocuous country-pop song performed by Ella Langley, a 27-year-old artist from Alabama. The track, which tells the story of a love triangle in which someone inevitably gets hurt, has spent 24 weeks as the best-selling song in the United States. No song has stayed that long at number one on the Billboard Hot 100, the country’s official chart, which is calculated using a formula that incorporates streaming, download sales, and radio airplay.

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© Taylor Hill (FilmMagic)

Ella Langley at a concert in Nashville, Tennessee, on June 4.
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Egypt steps up persecution of independent media with arrest and alleged torture of six journalists from an investigative outlet

In a new escalation against the media, Egyptian authorities have arrested and pressed terrorism charges against six journalists who make up the editorial staff of Matsaddash, the country’s leading fact-checking platform. Since their arrest in late September, some of them have allegedly been tortured, the outlet and its legal team said. Human rights groups and press freedom advocates described the events as unprecedented and as an example of the limits on information in Egypt.

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© Matsadaash via AP

Egyptian journalists, clockwise from top left: Mohamed Ashraf, Omar Helal, Islam Barakat, Mohamed Adel, Mohamed Mahmoud and Abdallah Qadry.
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