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EUA mandam diplomatas deixarem Arábia Saudita em meio a ataques dos Houthis

O Departamento de Estado dos Estados Unidos ordenou que alguns diplomatas e seus familiares deixem suas missões na Arábia Saudita, informaram autoridades norte-americanas à Reuters.

Além disso, o governo de Donald Trump planeja retirar familiares de várias outras missões norte-americanas no Golfo Pérsico, ainda de acordo com as fontes.

O porta-voz do Departamento de Estado, Tommy Pigott, afirmou em uma postagem no X que o departamento ordenou a saída de “funcionários não essenciais do governo dos EUA e seus familiares apenas na Arábia Saudita”, em meio aos ataques dos Houthis, um grupo apoiado pelo Irã, do Iêmen contra alvos civis no país.

O governo Trump havia enviado de volta alguns integrantes do corpo diplomático à região nos últimos meses, depois que muitos haviam sido retirados quando o Irã lançou ataques de retaliação contra instalações norte-americanas após o início da guerra dos EUA e de Israel contra o Irã, no final de fevereiro.

“Os Houthis, apoiados pelo Irã, têm se envolvido cada vez mais em hostilidades contra a Arábia Saudita, incluindo ataques a aeroportos civis e outras infraestruturas críticas, resultando em vítimas civis e graves interrupções nas viagens”, justificou Pigott.

Quatro autoridades norte-americanas disseram à Reuters que as missões dos EUA em outros países do Golfo Pérsico também estariam ordenando que familiares deixassem o local.

Pigott não se pronunciou sobre mudanças em outras missões fora da Arábia Saudita.

A embaixada dos EUA em Riade emitiu um alerta de segurança nesta quarta-feira (21) sobre possíveis novos ataques dos houthis à Arábia Saudita, após recentes ataques mortais, incluindo um ao aeroporto de Riade.

Quem são os Houthis, grupo do Iêmen apoiado pelo Irã?

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Macron garante gasóleo do Golfo para França

Emmanuel Macron viajou até à Arábia Saudita para uma visita não anunciada onde garantiu um fornecimento adicional de 200 mil toneladas mensais proveniente dos Emirados Árabes Unidos.

© BENOIT TESSIER / POOL/EPA

O Presidente francês já se tinha deslocado ao Kuwait, aos Emirados Árabes Unidos, ao Bahrein e ao Qatar
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A2A, in Calabria 45 milioni di valore distribuito. Investiti 19,4 milioni per la transizione ecologica

A2A rafforza la propria presenza in Calabria, dove nel 2025 ha generato circa 45 milioni di euro di valore economico, con una crescita del 14% rispetto all’anno precedente. È uno dei dati contenuti nella quinta edizione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale della Calabria, presentato oggi a Catanzaro dal presidente di A2A Roberto Tasca e dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini.

Il documento fotografa le performance ambientali, economiche e sociali del Gruppo sul territorio nel 2025 e fa il punto sugli investimenti previsti nei prossimi anni. Alla presentazione è seguito un confronto sulle prospettive dello sviluppo sostenibile e sulle principali sfide sociali del territorio, con la partecipazione del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto e dell’amministratore delegato di Amarelli Srl Fortunato Amarelli.

“Contribuire allo sviluppo dei territori significa saper ascoltare e sostenere imprese e comunità locali”, ha spiegato Roberto Tasca, sottolineando come il confronto con gli stakeholder rappresenti per il Gruppo uno strumento per costruire progetti capaci di generare valore per la collettività e per le generazioni future.

A2A, ordini alle micro e piccole imprese in crescita del 140%

La crescita del valore prodotto sul territorio si riflette anche sulla filiera locale. Nel 2025 gli ordini ai fornitori hanno raggiunto 18 milioni di euro, il 33% in più rispetto al 2024. A registrare l’incremento più significativo sono state le micro e piccole imprese con meno di 50 dipendenti, alle quali sono stati affidati ordini per 16,8 milioni di euro, in aumento del 140% rispetto all’anno precedente. “La Calabria occupa un ruolo strategico per A2A”, ha dichiarato Renato Mazzoncini, ricordando che il Piano Industriale al 2035 prevede nella regione circa 400 milioni di euro di investimenti, con oltre 140 milioni destinati al polo di economia circolare di Crotone.

Quasi 20 milioni investiti in impianti e infrastrutture

Nel corso del 2025 A2A ha investito in Calabria 19,4 milioni di euro per impianti e infrastrutture legati alla transizione ecologica. Di questi, 12 milioni di euro sono stati destinati alla manutenzione straordinaria degli impianti idroelettrici e allo sviluppo delle rinnovabili, mentre altri 7 milioni hanno riguardato gli interventi nel polo di economia circolare di Crotone.

La presenza del Gruppo nella regione comprende oggi la generazione e vendita di energia, il trattamento e la termovalorizzazione dei rifiuti, l’illuminazione pubblica e i servizi per le smart city. Nel 2025 si è aggiunto anche il ciclo idrico integrato attraverso Novito Acque, con la gestione operativa di impianti di depurazione e reti fognarie in sette Comuni della Locride, per circa 50mila abitanti serviti. È stato inoltre avviato lo sviluppo dei servizi per la mobilità elettrica.

Idroelettrico, prodotti 415 GWh di energia

Un ruolo centrale è svolto dal nucleo idroelettrico di A2A, che in Calabria conta 10 centrali per 563,2 MW di potenza installata. Nel 2025 gli impianti hanno prodotto 415 GWh di energia, evitando l’emissione di circa 177mila tonnellate di CO₂. Sul fronte dell’innovazione prosegue la sperimentazione di Teti, il robot subacqueo sviluppato per rimuovere i sedimenti dagli invasi senza doverli svuotare. Dopo la presentazione alla Diga di Cancano, in Valtellina, la tecnologia viene ora valutata per una possibile applicazione anche agli altri nuclei idroelettrici del Gruppo.

In Calabria sono state inoltre utilizzate telecamere LiDAR per la ricostruzione digitale degli asset. Prosegue anche il progetto di Apicoltura Urbana presso le dighe di Poverella e Passante, dove circa 240mila api vengono impiegate per il biomonitoraggio ambientale.

Rinnovabili, nuovi impianti per oltre 260 MW

A2A punta anche sullo sviluppo delle fonti rinnovabili. Nel 2025 è stata ottenuta l’autorizzazione per un impianto fotovoltaico da 8 MW a Cutro, mentre nel 2026 è arrivato il via libera per un secondo impianto della stessa potenza nello stesso Comune. Sono inoltre allo studio tre impianti agrivoltaici per oltre 260 MW complessivi nelle province di Crotone e Cosenza. Avviati anche gli iter autorizzativi per un sistema di accumulo BESS da 95 MW a Maida e per un impianto eolico da 24 MW in provincia di Cosenza.

“L’innovazione è una leva per una gestione degli impianti più efficiente e sostenibile”, ha sottolineato Mazzoncini, evidenziando in particolare il potenziale delle nuove tecnologie applicate alla produzione idroelettrica.

Crotone, il termovalorizzatore tratta 33mila tonnellate di rifiuti

Nel polo di economia circolare di Crotone, il termovalorizzatore ha trattato nel 2025 circa 33mila tonnellate di rifiuti, producendo 6,5 GWh di energia elettrica netta, equivalente al fabbisogno di circa 2.400 famiglie. Nel sito sono in corso diversi interventi di ammodernamento, tra cui quelli sull’impianto di trattamento dei liquidi, la realizzazione dell’area di pre-trattamento per l’impianto di inertizzazione e l’ampliamento della rete di aspirazione. L’obiettivo è migliorare ulteriormente il sistema di abbattimento delle emissioni. Nel complesso, il Piano Industriale di A2A prevede oltre 140 milioni di euro di investimenti nel polo di Crotone.

Formazione, circa 10mila studenti e docenti coinvolti

La transizione ecologica passa anche dalle competenze. Nel 2025 il personale operativo degli impianti idroelettrici calabresi è stato coinvolto in percorsi di upskilling, con attività dedicate sia agli aspetti tecnici sia alla digitalizzazione e all’utilizzo di strumenti avanzati. Parallelamente, A2A ha rafforzato le iniziative rivolte alle nuove generazioni. Sono stati circa 10mila tra studenti e docenti a partecipare ai progetti educativi realizzati sul territorio. Tra le iniziative figura “Futuro in Circolo”, giunta alla terza edizione e dedicata alla biodiversità, oltre alla formazione scuola-lavoro: un percorso online di 40 ore dedicato ai temi dell’energia, della sostenibilità e dell’orientamento al mondo del lavoro.

Banco dell’Energia, oltre 200 famiglie sostenute

L’impegno sul territorio riguarda anche il contrasto alla povertà energetica. Nel 2025, attraverso i progetti del Banco dell’Energia, sono stati stanziati in Calabria oltre 100mila euro per sostenere più di 200 famiglie in condizioni di vulnerabilità. Gli interventi hanno riguardato il pagamento delle bollette, l’efficientamento energetico e le attività di educazione a un utilizzo consapevole dell’energia.

“Alla nostra presenza industriale affianchiamo un impegno concreto verso le persone, con iniziative di formazione e inclusione”, ha spiegato Tasca. Per il presidente di A2A, il lavoro con gli studenti e quello a sostegno delle famiglie fragili rappresentano due ambiti distinti ma complementari, all’interno di una transizione ecologica che deve tenere conto anche della dimensione sociale.

A2A, in Calabria una nuova tappa del programma di engagement

La presentazione del Bilancio di Sostenibilità Territoriale rientra nel programma di Forum Multistakeholder di A2A “Transizione giusta: un’impresa comune”, che nel 2026 prevede 15 tappe in tutta Italia. Dieci appuntamenti sono dedicati al rafforzamento della competitività delle PMI, in collaborazione con TEHA e con le associazioni territoriali di Confindustria. In Calabria la presentazione del Bilancio è stata preceduta da un tavolo di lavoro sulle sfide sociali che frenano la competitività delle imprese e sulle possibili soluzioni per trasformare la sostenibilità in una leva strategica.

Quattro forum sono invece dedicati alle giovani generazioni, con l’obiettivo di favorire il confronto intergenerazionale. Un ulteriore incontro è stato dedicato alla biodiversità, per raccogliere il punto di vista degli stakeholder locali nella definizione del Piano d’Azione Biodiversità e Natura del Gruppo. Dopo le tappe di Mantova, Piemonte, Friuli-Venezia Giulia, Bergamo, Puglia, Brescia, Cremona, Valtellina-Valchiavenna, Milano e Calabria, il programma proseguirà con gli appuntamenti in Campania, Liguria, Monza e Brianza, Sicilia e Abruzzo.

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Sciopero tir al Sud, Urso: “Il Viminale sta identificando i camionisti per rimuovere i presidi”

Il governo punta a far rimuovere i presidi degli autotrasportatori che stanno rallentando il trasporto delle merci nel Mezzogiorno. A ribadirlo è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un question time alla Camera, annunciando che il Viminale sta procedendo all’identificazione dei camionisti coinvolti nei blocchi.

Secondo Urso, impedire il passaggio dei soli camion, consentendo invece alle automobili di circolare, può configurare un blocco stradale con conseguenze penali, comprese quelle detentive. Il ministro ha inoltre riferito che le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno chiesto al governo di intervenire per rimuovere i presidi.

Nel frattempo, si moltiplicano le segnalazioni di episodi di intimidazione. Alcuni camionisti denunciano pneumatici tagliati e copertoni collocati al centro della carreggiata per costringere i mezzi a fermarsi. Altri sostengono di essere stati obbligati a interrompere i viaggi.

Organizzazioni autotrasportatori chiedono la rimozione dei blocchi

Urso ha spiegato che le misure annunciate il giorno precedente sono state accolte positivamente dalle associazioni di categoria, che hanno dichiarato sospese le proteste. Restano tuttavia alcuni presidi e blocchi sporadici. Le stesse organizzazioni degli autotrasportatori, attraverso un comunicato congiunto, hanno chiesto di rimuoverli, sostenendo che non sia più giustificato paralizzare il Paese dopo la ripresa del dialogo con il governo, giudicata positiva. Alla richiesta di ripristinare la circolazione si sono unite anche le associazioni industriali del Mezzogiorno e quelle dei consumatori.

Salvini: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”

Le proteste continuano nonostante le risorse annunciate dall’esecutivo per sostenere il settore, colpito dall’aumento dei costi del carburante. Il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che i primi pagamenti degli aiuti sono partiti il 21 ottobre, mentre ulteriori interventi saranno inseriti in un decreto legge. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di oltre un miliardo di euro di risorse complessive, destinate sia a compensare i maggiori costi del gasolio sia a incentivare il rinnovo dei veicoli. “Abbiamo sbloccato un miliardo di euro di risorse e da oggi partono i pagamenti per duemila aziende al giorno: soldi veri, veloci”, ha dichiarato, aggiungendo che il governo è disponibile a discutere anche l’introduzione di un tetto al prezzo del gasolio.

Salvini ha però escluso qualsiasi tolleranza nei confronti di eventuali comportamenti criminali: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”.

Disagi negli aeroporti e scaffali vuoi nei supermercati

Le conseguenze della protesta degli autotrasportatori si fanno sentire al Sud, dove le difficoltà nei trasporti stanno coinvolgendo sia il settore aereo sia la distribuzione dei beni di prima necessità.

Negli scali di Crotone e Reggio Calabria le scorte di carburante per gli aerei risultano esaurite, mentre l’aeroporto di Lamezia Terme non segnala criticità e continua a garantire la normale operatività. La situazione è stata comunicata da Enav tramite un Notam, l’avviso rivolto a piloti e personale aeronautico, che raccomanda agli equipaggi di fare rifornimento nello scalo di partenza.

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“Carovita, università pubblica definanziata e investimenti in armi sono frutto di scelte politiche precise”: a Napoli gli studenti occupano la Federico II

I focolai della protesta si espandono e si alimentano l’uno con l’altro. Alle mobilitazioni di autotrasportatori e agricoltori, ai presidi degli studenti in decine di scuole in tutta Italia e alle manifestazioni violente nelle piazze milanesi si aggiunge il fronte di Napoli, dove è stata occupata l’università Federico II. La goccia che ha fatto traboccare il vaso, scrive il Collettivo autorganizzato universitario (Cau), è stata la comunicazione arrivata agli studenti dall’Ateneo, sulla necessità di interrompere la didattica in presenza. “Scaffali vuoti nei supermercati, benzina diventata un bene di lusso, affitti triplicati, pomodori a 10 euro al chilo, trasporti pubblici fermi e oggi la Federico II scrive a tutti che da domani riparte la dad, per ‘mitigare i disagi per la comunità universitaria’”. Disagi che però, sottolineano gli studenti, “non iniziano oggi e non sono il frutto di una situazione straordinaria, ma il prodotto di precise scelte politiche: il definanziamento dell’università pubblica a favore della guerra, con almeno quattro miliardi di euro alle armi nella prossima finanziaria”. Così, proseguono, “il diritto allo studio diventa un privilegio in città mangiate dalla speculazione dei grandi privati. In un Paese dove i salari sono fermi da trent’anni e dove tutto costa sempre di più, persino il pane”.

L’occupazione per il momento coinvolge la sede di porta di Massa della Federico II ed è gestita dal Cau e da Ecologia politica Napoli (Ecopol). Tutte le attività sono state interrotte e all’ingresso è stato esposto lo striscione che dice: “Per una vita degna, per una vita bella: Federico II occupata verso lo sciopero generale del 30 ottobre”. Gli studenti annunciano per domani una conferenza stampa a porta di Massa. “Sappiamo cosa vogliamo, sappiamo come prendercelo e sappiamo chi sono i responsabili – proseguono -. Siamo una generazione che cresce nella mobilitazione ed è sempre più consapevole della propria forza. Mandiamo a casa il governo Meloni: contro il carovita, per una vita degna, per una vita bella, per tutti”.

Poche ore prima era arrivata la comunicazione da parte dell’università: dal 22 ottobre, per limitare eventuali disagi e difficoltà per il raggiungimento delle sedi a causa delle agitazioni e per le difficoltà di approvvigionamento di carburante, la didattica sarà a distanza, per tutte le lezioni e le attività formative. Le attività didattiche proseguiranno online secondo gli orari già previsti dai calendari. Le attività che richiedono necessariamente la presenza, come laboratori, tirocini e altre esercitazioni pratiche, saranno disciplinate dai presidenti delle Scuole in base alle specifiche esigenze dei singoli corsi di studio. Per quanto riguarda gli esami programmati potranno invece svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e la disponibilità dei docenti, e per gli studenti impossibilitati a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte, in tempi rapidi, sedute straordinarie di recupero, con modalità e date che verranno comunicate successivamente. Le sedute di laurea già calendarizzate si svolgeranno regolarmente in presenza. Le misure resteranno in vigore fino a nuove disposizioni. L’Ateneo – in una nota – spiega che continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione “con l’obiettivo di garantire la continuità delle attività universitarie, riducendo al minimo i disagi per studenti e personale”.

Immagine in evidenza d’archivio

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Federico II, lezioni a distanza da giovedì per la crisi dei carburanti: cosa cambia per esami e lauree

L’Università Federico II di Napoli passa alle lezioni a distanza da giovedì 22 ottobre 2026 e fino a nuova comunicazione. La decisione è legata alle agitazioni in corso e alle difficoltà di approvvigionamento del carburante, che rischiano di compromettere gli spostamenti di studenti e personale universitario.

Le lezioni e le attività formative ordinarie proseguiranno online, rispettando gli orari già stabiliti dai calendari accademici. L’obiettivo è garantire la continuità della didattica e limitare i disagi provocati dalla situazione, senza interrompere il regolare svolgimento dell’anno universitario.

Esami e lauree, cosa cambia

Il passaggio alla modalità online non riguarda necessariamente tutte le attività universitarie. Gli esami di profitto già programmati potranno infatti svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e con la disponibilità dei docenti.

Per gli studenti che non riusciranno a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte sedute straordinarie di recupero. Le date e le modalità saranno comunicate successivamente dall’Ateneo, così da consentire agli interessati di sostenere gli esami senza essere penalizzati dalle difficoltà negli spostamenti.

Le sedute di laurea già inserite in calendario, invece, si svolgeranno regolarmente in presenza. Una scelta che permette di mantenere gli appuntamenti già fissati, nonostante le misure straordinarie adottate per le lezioni ordinarie.

Laboratori e tirocini, le regole per le attività in presenza

Una disciplina specifica è prevista per le attività formative che non possono essere svolte interamente online. È il caso dei laboratori, dei tirocini e delle esercitazioni pratiche, per i quali la presenza fisica può risultare indispensabile. In queste situazioni saranno i presidenti delle Scuole universitarie a definire le modalità di svolgimento, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli corsi di studio e delle esigenze organizzative. Le indicazioni potranno quindi variare in base al tipo di attività e alle necessità formative degli studenti.

Nel bel mezzo degli scioperi generali, la misura adottata dalla Federico II rappresenta una risposta temporanea alle difficoltà legate alle agitazioni e alla disponibilità di carburante. L’Università continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti sulle modalità di svolgimento delle attività accademiche.

Per studenti e docenti sarà quindi importante consultare gli avvisi ufficiali dell’Ateneo, soprattutto per verificare eventuali cambiamenti relativi agli esami, alle attività pratiche e agli appuntamenti già programmati. Al momento, il provvedimento resterà in vigore fino a nuove disposizioni. La ripresa delle lezioni in presenza dipenderà dall’evoluzione delle condizioni che hanno reso necessario il ricorso alla didattica a distanza.

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Trump elogia guinada conservadora na América do Sul, mas não cita Brasil

O presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, elogiou que os países da América do Sul estejam se voltando à direita após um período “pendendo fortemente à esquerda”.

“A América do Sul está se tornando um lugar completamente diferente e prosperando”, disse o republicano em um encontro com jornalistas no Salão Oval da Casa Branca nesta terça-feira (20).

Ele foi perguntado se apoiaria a candidata de direita à presidência da França Marine Le Pen, mas tangenciou para o continente ao mencionar a vitória de aliados na América Latina.

“Se vocês observarem o que está acontecendo na América do Sul, não vão acreditar. Em um curto período, os países estão se tornando extremamente conservadores, de uma maneira muito positiva, em muitos aspectos.”

Segundo Trump, todos os candidatos apoiados por ele foram eleitos. Ele citou o novo presidente da Colômbia, Abelardo de La Espriella. “Vocês sabem que o chamam de El Tigre por um motivo, certo? Porque ele é durão. Sempre foi um grande apoiador meu. Eu não o conhecia, mas gostei dele.”

Além do colombiano, políticos alinhados ideologicamente ao governo Trump venceram as eleições em locais como Chile e Peru.

O presidente americano não citou outros países, como o Brasil. O governo americano tem tido cautela em comentários públicos sobre as eleições brasileiras, e seus membros têm evitado declarar apoio ao senador Flávio Bolsonaro (PL), segundo a imprensa internacional.

Trump afirmou na quinta-feira (1º), antes do primeiro turno, que a eleição no Brasil é “muito importante” e que acompanha seu andamento de perto. “O Brasil é um país muito importante, um grande país, as pessoas no Brasil são fantásticas, é uma eleição muito importante.”

Afirmação parecida foi feita pelo secretário de Estado Marco Rubio após os resultados do primeiro turno.

O Departamento de Estado, chefiado por ele, chegou a dizer que apoia “o direito do povo brasileiro a um processo eleitoral livre e justo” em resposta a acusações de interferência no pleito.

A declaração foi feita em resposta a uma carta de congressistas, de 24 de setembro, direcionada a Rubio, na qual os políticos questionavam, por exemplo, se o país reconhecerá o resultado da votação presidencial brasileira.

“Continuaremos interagindo com o povo brasileiro, o setor privado e o governo eleito para promover a segurança, o comércio recíproco, os investimentos e a prosperidade em ambos os países”, pontuou o Departamento de Estado no documento assinado por Katherine Bowles, secretária-assistente do Departamento de Assuntos Legislativos.

*Com informações de Mariana Janjácomo e Tiago Tortella, da CNN Brasil

“Escudo das Américas”: Entenda aliança contra o crime organizado

 

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Bereaved civil service families could face ‘unjust’ tax bills due to pension scheme delays

MPs say ‘chaos’ at Capita-run scheme could mean some claims miss tax-free time limit on lump sum payments

Bereaved families could face “unconscionable” tax bills because of “chaos” in the civil service pension scheme, the government has been warned.

Some lump sum pension payments to families are only tax-free if made within two years of a scheme being told of the member’s death.

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© Photograph: Ian Davidson/Alamy Stock Photo/Alamy Live News.

© Photograph: Ian Davidson/Alamy Stock Photo/Alamy Live News.

© Photograph: Ian Davidson/Alamy Stock Photo/Alamy Live News.

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Mario Draghi: “C’è un problema comune sotto le proteste: Europa offre poche possibilità”

Mario Draghi richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche dei giovani europei, collegando le proteste degli ultimi giorni alla mancanza di crescita e alle disuguaglianze tra generazioni. L’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano è intervenuto durante una conferenza di Citadel Securities, rispondendo alle domande della giornalista di Bloomberg Lisa Abramowicz. Secondo Mario Draghi, alla base delle proteste che hanno interessato diverse città europee c’è una difficoltà strutturale legata alle prospettive economiche delle nuove generazioni.

Draghi sulle proteste dei giovani: “Aspettative bloccate”

L’ex premier ha parlato di “aspettative bloccate”, spiegando che molti giovani “hanno la sensazione che nessuno li ascolti”. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di trovare un’occupazione stabile, migliorare la propria condizione economica e affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro.

“La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla”, ha dichiarato Draghi. L’ex presidente della Bce ha sottolineato che i giovani “faticano a trovare un impiego” e devono confrontarsi con “una società in rapidissima trasformazione tecnologica”. La mancanza di prospettive economiche, secondo Draghi, “genera ansia” e contribuisce ad alimentare il malcontento sociale.

La stagnazione economica in Europa

Nel corso dell’intervista Mario Draghi ha individuato nella stagnazione economica uno dei principali problemi strutturali dell’Unione europea. “Tutta l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di crescita che manca”, ha affermato. Nonostante alcune revisioni al rialzo delle previsioni economiche, l’ex premier ritiene che il continente continui a confrontarsi con le difficoltà di “una società ricca, certamente, anziana e che non cresce”.

La crescita insufficiente rischia di accentuare le differenze tra chi occupa già una posizione lavorativa consolidata e chi cerca di entrare nel mercato del lavoro. “Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani”, ha spiegato Draghi.

Riferendosi alle manifestazioni e agli scontri registrati a Parigi e Milano, l’ex premier ha precisato che la violenza “va condannata in ogni circostanza”. Le dinamiche politiche e gli episodi di disordine rappresentano, nella sua analisi, fattori che amplificano un problema economico e sociale già presente.

Le due condizioni necessarie per un intervento della Bce

Nell’analisi di Mario Draghi sono due gli elementi principali che potrebbero rendere necessario un intervento della Banca centrale europea. Il primo riguarda il contagio finanziario, ossia la diffusione della crisi di un Paese agli altri Stati dell’area euro. “Francamente, non vediamo un contagio sostanziale in Europa”, ha dichiarato, precisando che l’aumento dei rendimenti registrato in diversi mercati è diverso dalla situazione osservata durante le precedenti crisi finanziarie.

Il secondo elemento riguarda il funzionamento del credito e la capacità delle decisioni della Bce di raggiungere famiglie e imprese attraverso il sistema bancario. Un intervento potrebbe diventare necessario in presenza di difficoltà nei mercati del credito o di problemi nella trasmissione della politica monetaria. Secondo Mario Draghi, questi segnali attualmente non emergono. Anzi, “gli ultimi dati mostrano che i prestiti bancari sono aumentati”.

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Suco de beterraba com limão: por que beber e quais são os benefícios

Misturar alimentos e frutas no liquidificador pode gerar combinações nutritivas e com muitos benefícios para a saúde. No caso da beterraba e do limão, alimentos que já possuem qualidades nutricionais se consumidos sozinhos, formam uma dupla poderosa quando misturados.

A beterraba combina fibras que são boas para a digestão, nutrientes e compostos com ação antioxidante e anti-inflamatória, como nitratos, convertidos em óxido nítrico pelo organismo. Já o limão é uma fruta rica em fibras e vitaminas, além de promover a saúde cardiovascular e fortalecer a resposta imunológica contra infecções e doenças.

De acordo com um vídeo da nutricionista Helma Veloso, esses alimentos são ricos em nitrato, melhoram a circulação sanguínea e diminuem a retenção de líquidos no organismo. A combinação gera efeitos anti-inflamatórios, possui baixa carga glicêmica, melhora a performance ao realizar exercícios físicos e diminui a inflamação de quem sofre com lipedema.

Para preparar a receita, basta misturar 50g de beterraba crua, 1/2 limão e água no liquidificador. A profissional aconselha adicionar adoçante e 3g de creatina caso o suco seja consumido antes do treino.

Suco de pitaya: veja benefícios e como preparar combinações saudáveis

 

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Sanità, solo quattro infermieri (e nessun operatore sanitario) per 36 letti: condannato il Niguarda: “Rischi gravi per la salute dei pazienti”

Di notte erano in quattro. Trentasei posti letto, dodici dei quali ad alta intensità, e quattro infermieri a coprirli. L’operatore socio-sanitario, nel turno notturno, non c’era mai: a lavare i pazienti, rifare i letti, gestire sacche e drenaggi erano loro. Non per un’emergenza, non ogni tanto: “In modo costante e sistematico“, scrive il giudice. Siamo alla Cardiologia 1-2 del Niguarda di Milano, e questa non è la denuncia di un sindacato: è la sentenza 4493 del 2026, depositata il 30 settembre dal giudice del lavoro Luigi Pazienza, che condanna l’Azienda socio-sanitaria territoriale Grande Ospedale Metropolitano Niguarda. Nove infermieri hanno fatto causa, nove hanno vinto.

La fotografia del reparto sta a pagina 5: trentasei posti letto, dodici ad alta intensità, e “a dispetto di tale impianto strutturale” una presenza ordinaria di “circa cinque infermieri al mattino e quattro nei turni pomeridiani e notturni”. A confermarlo non è solo chi ha fatto causa, ma la responsabile organizzativa del personale del Dipartimento cardiovascolare, testimone portata in aula dall’azienda. La stessa che ha riconosciuto l’assenza dell’Oss (operatori socio-sanitari) di notte e ha dichiarato “di avere personalmente visto i ricorrenti occuparsi dell’igiene dei pazienti“.

Poi i turni. Il reparto adottava il “turno di decima“, una rotazione rigida: due mattine, due pomeriggi, riposo, due notti, due giorni di riposo. Sulla carta. Nella realtà “non veniva rispettata quasi mai“, ha testimoniato un’infermiera; un’altra ha riferito della soppressione sistematica del riposo prima delle notti. Le timbrature dell’intero 2024, depositate agli atti, dicono il resto: riposi saltati, “turni notturni consecutivi sino a cinque“, giorni di lavoro in fila senza stacco. I cambi arrivavano il giorno prima, per telefono o via WhatsApp, quando il contratto imporrebbe di programmare i turni entro il 20 del mese precedente.

Il resto è il catalogo di un reparto tenuto in piedi con lo sputo. Un’infermiera arrivata dal Centro Ustioni a tappare un buco in Cardiologia, priva perfino dell’accesso al portale della terapia: risultato, una delle ricorrenti si è ritrovata da sola a gestire la terapia di ventiquattro pazienti. E nei periodi peggiori, 2023 e 2024, “la formazione dei neoassunti durava appena due giorni“. Due giorni, in un reparto ad alta intensità.

La parte che brucia, però, è un’altra: l’azienda sapeva tutto. Lo dicono le segnalazioni degli eventi sentinella, quelle dei pazienti, quelle del personale. Lo dice soprattutto una mail della responsabile della comunicazione, che “riconosce espressamente che la situazione era nota alla direzione e che la carenza di personale costituiva un tema attuale”. Sapeva, e non ha fatto nulla: “Nonostante tale consapevolezza, non risultano all’attualità adottate misure adeguate”. I documenti depositati dopo l’avvio della causa provano che le stesse modalità “sono proseguite nel tempo e proseguono ancora oggi“.

Da qui la frase che vale l’intera sentenza: “La carenza di personale è stata fronteggiata attraverso il ricorso a modalità organizzative che hanno trasferito sui lavoratori una parte significativa del costo dell’organizzazione del servizio”.

Il giudice non si ferma al diritto del lavoro: arriva ai pazienti. “Dalla qualità della prestazione dell’infermiere dipende la salute di un’altra persona: una distrazione, una valutazione non adeguata o un errore dell’infermiere possono avere conseguenze anche gravi sulla salute del paziente“. E non serve che l’errore accada, perché è sempre presente “la pressione psicologica derivante dalla consapevolezza che, nonostante la stanchezza e il carico di lavoro, non è possibile abbassare il livello di attenzione”. Un sistema che si regge comprimendo i riposi e scaricando sui dipendenti le proprie carenze “produce conseguenze che non si esauriscono nella sfera individuale di questi ultimi, ma incidono anche sulle modalità di erogazione e sulla qualità del servizio“.

Poi i quattro paletti, uno dietro l’altro, che suonano come un avvertimento a tutta la sanità pubblica italiana: “La carenza organizzativa non può essere stabilmente trasferita sui lavoratori. Il diritto al riposo non può essere trattato come una variabile liberamente sacrificabile. La professionalità dell’infermiere non può diventare lo strumento ordinario per compensare la carenza di personale di supporto. La continuità del servizio sanitario non può essere garantita attraverso il sacrificio sistematico delle condizioni di lavoro degli operatori”.

Per Domenico Tambasco, avvocato giuslavorista del foro di Milano, “la sentenza segna un punto d’arrivo nella tutela della salute sul lavoro e afferma due importanti principi: in primo luogo, che la cronica carenza di organico non è una giustificazione, ma un inadempimento del datore di lavoro, e che il suo costo non può essere scaricato sugli infermieri – con riposi soppressi, turni cambiati all’ultimo e mansioni dequalificanti – né, di riflesso, sui pazienti. In secondo luogo, che il parametro con cui si misura l’efficienza di un’organizzazione non è il profitto né la performance, ma il rispetto della persona che vi lavora“.

Il verdetto è secco: la situazione in Cardiologia è “estremamente grave“. L’azienda è condannata ad adeguarsi al contratto nazionale sul numero di infermieri per turno e sul rispetto dei riposi, e a risarcire 500 euro netti al mese per il primo anno e 800 per gli anni successivi, a testa, dal gennaio 2021 al marzo 2025, più 22 mila euro di spese legali. Il passaggio da 500 a 800, annota il giudice, è giustificato dal fatto che lo stress “ha una evoluzione peggiorativa con il passare del tempo”. Più resti, più ti logora.

Il dispositivo non scrive una cifra complessiva, ma il conto si fa da sé: applicando i parametri del giudice alle nove posizioni, il risarcimento supera i 206 mila euro, ai quali vanno aggiunti i 22 mila di spese legali oltre accessori. Per un reparto solo. Moltiplicate per ogni reparto d’Italia dove si lavora così e avrete il conto vero: quello economico, quello sociale e quello del diritto alle cure che si assottiglia turno dopo turno. Il Niguarda, più che un’eccezione, è la punta dell’iceberg: è emerso soltanto perché nove persone hanno avuto il fegato di fare causa al proprio ospedale.

Tempismo perfetto. La sentenza arriva mentre gli assessori regionali alla Salute chiedono al governo 6,8 miliardi in più per il 2027, di cui 1,1 per gli infermieri, e il Documento programmatico di bilancio si ferma a 2,4 miliardi: soldi che copriranno energia, dispositivi e farmaci, non assunzioni. Intanto al Niguarda sessanta posti letto restano chiusi, perché gli infermieri non si trovano. All’ultimo concorso si sono presentati in meno di quaranta.

La morale la scrive il giudice: l’articolo 2087 del codice civile obbliga il datore di lavoro “non solo a predisporre strumenti idonei a garantire la tutela della salute psico-fisica dei lavoratori, ma anche a verificarne l’effettiva attuazione“. Verificare. Non fare finta di non sapere.

L'articolo Sanità, solo quattro infermieri (e nessun operatore sanitario) per 36 letti: condannato il Niguarda: “Rischi gravi per la salute dei pazienti” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Estado encaixa mais 2,9 mil milhões

O Governo estima arrecadar, no próximo ano, 70.672 milhões de euros em impostos, mais 2.864 milhões (4,2%) essencialmente devido aos impostos indiretos. O IVA e o ISP são os impostos que mais contribuem para o aumento da receita com acréscimos de 1.526 milhões e 186 milhões, respetivamente. Para este ano, o nível de receita ultrapassa em 3.571 milhões o montante previsto no OE2026 que era 64.237 milhões de euros e é agora revisto para 67.808 milhões. Os impostos indiretos vão pesar 57% da receita fiscal.

De acordo com o documento, o aumento de receita em 2027 resulta da evolução positiva tanto dos impostos diretos, cujo encaixe deverá aumentar 751 milhões (2,5%), quanto dos impostos indiretos, para os quais se prevê um acréscimo de 2.113 milhões de euros (5,5%).

Só o IVA dará um contributo de 30.283 milhões, mais 5,3% (1.526 milhões) para a receita fiscal do Estado, representando 43% da variação total (no OE2026 contribuí com 41%). Segundo o Executivo, “o crescimento da receita do IVA reflete o crescimento do consumo privado nominal”.

No que respeita ao IRC, o Executivo estima que a receita fiscal, em 2027, diminua em 99 milhões, situando-se em 9.605 milhões. Menos 1%, refletindo o corte de 1 p.p. da taxa de IRC.

No IRS, a receita aumenta 3,4% para 20.385 milhões, mais 679 milhões que refletem sobretudo a evolução favorável esperada do emprego e da remuneração por trabalhador. Também este ano a receita do imposto que recai sobre as famílias deverá ficar 1.147 milhões de euros acima face ao inicialmente previsto no OE2026 (18.559 milhões), refletindo o alívio do IRS já sentido este ano as mexidas do Orçamento em vigor.

IVA, ISP e Selo representam
mais de metade da receita
A receita do IVA, ISP e Selo vai contribuir com 52% da receita de impostos que irá entrar nos cofres do Estado num total de 36.564 milhões, com a grande fatia a caber ao IVA (30.283 milhões). No que respeita aos Impostos Especiais de Consumo, prevê-se que, em 2027, a receita do ISP aumente em 186 milhões de euros, o que corresponde a uma subida de 5,2% para 3.796 milhões. Este aumento decorre do crescimento esperado no consumo privado. E no Selo, a receita ascenderá a 2.485 milhões (mais 6,1%).

O Executivo estima ainda que a receita do Imposto sobre o Tabaco aumente em 139 milhões de euros (8,1%) e que a receita do Imposto sobre o álcool, as bebidas alcoólicas e as bebidas adicionadas de açúcar ou outros edulcorantes (IABA) aumente 27 milhões de euros (7,5%), atingindo 392 milhões.

Já a receita de ISV deverá ascender a 486 milhões de euros, mais 22 milhões (4,7%) que, segundo o Executivo, decorre do aumento esperado no consumo privado. No Selo, estima-se que a receita venha a crescer em 126 milhões (5,4%) para 2.485 milhões. Também no IUC se prevê um efeito positivo na receita, decorrente da evolução do mercado automóvel. São mais 23 milhões com a receita a totalizar 611 milhões.

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Milano, 1 milione di euro di danni per le manifestazioni: quali sono le tutele per i commercianti

L’ondata di proteste e gli scontri che hanno interessato soprattutto il centro di Milano per il caro vita hanno aperto il dibattito sui costi economici delle manifestazioni.

Tra vetrine infrante, arredi urbani danneggiati e giornate di chiusura precauzionale, le stime provvisorie delle associazioni di categoria parlano di danni diretti e indiretti che superano il milione di euro.

La geografia dei danni

A essere state prese di mira sono state soprattutto le vetrine e le serrande delle vie dello shopping e del Quadrilatero della moda di Milano. Un perimetro urbano caratterizzato da una forte concentrazione di boutique del lusso, flagship store di grandi maison e catene in franchising ad alto fatturato, dove i blocchi della circolazione e i disordini impattano su volumi d’affari e flussi turistici danarosi particolarmente elevati.

La reazione della politica

I disordini hanno innescato un acceso scontro politico sulla gestione dell’ordine pubblico nelle grandi città. Il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è intervenuto con toni perentori definendo le scene di Milano inaccettabili e invocando la necessità di limitare l’uso delle piazze simbolo alle manifestazioni, chiedendo apertamente di blindare piazza Duomo per i cortei a rischio.

Sul fronte legislativo ed economico, il leader della Lega e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno ribadito la necessità di applicare con fermezza il principio chi rompe paga:

Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori.

L’obiettivo del disegno di legge è far ricadere la responsabilità civile e finanziaria dei danneggiamenti direttamente sugli autori dei reati o sulle organizzazioni dei cortei non autorizzati. Una linea che punterebbe ad accelerare le procedure di rivalsa economica, visto il reale funzionamento dei meccanismi assicurativi, ma lascia comunque aperto il problema dell’identificazione e della reale capacità finanziaria di chi è già stato individuato come responsabile.

Le prime risposte del Governo

A margine degli eventi del capoluogo lombardo, l’Esecutivo ha approvato in Consiglio dei Ministri il nuovo Decreto Sicurezza, introducendo misure stringenti e un focus specifico sul coinvolgimento dei giovanissimi nei disordini di piazza, un fenomeno commentato dalla stessa Meloni con preoccupazione:

Il più piccolo dei fermati a Milano ha 11 anni. Fa male e fa paura. Faremo tutto quello che possiamo per impedire che quello che abbiamo visto diventi la normalità.

Tra le principali novità contenute nel testo figurano:

  • il reato di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche;
  • l’estensione della durata del fermo preventivo fino a 24 ore, applicabile anche ai soggetti minorenni fermati con oggetti atti a offendere o travisati;
  • l’estensione della presunzione d’imputabilità alla fascia d’età compresa tra i 14 e i 16 anni;
  • l’introduzione di sanzioni amministrative da 500 a 1.000 euro a carico dei genitori dei minorenni comprovati autori di atti vandalici.

Chi risponde dei danni materiali e dei mancati guadagni

La copertura economica per i punti vendita e le catene retail si articola oggi su due binari principali:

  • i contratti stipulati dai grandi marchi internazionali con le polizze assicurative includono generalmente clausole per atti vandalici, sommosse e fermo d’attività (Business Interruption), la cui effettiva liquidazione dipende dalle franchigie e dalle perizie sui mancati incassi contabili;
  • l’azione di rivalsa diretta a individuare la responsabilità civile e penale dei manifestanti fermati richiede tempi processuali lunghi e presenta tassi di recupero effettivo tradizionalmente contenuti.

Proprio perché i tempi della giustizia sono quelli che sono, le associazioni di categoria stanno sollecitando l’intervento delle istituzioni locali e nazionali per valutare misure straordinarie a tutela del proprio indotto e dell’immagine commerciale della città.

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Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti

Giorgia Meloni

Dopo gli scontri di Milano, il governo ha approvato un altro decreto sicurezza. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, estende alcune misure preventive ai minorenni e prevede sanzioni per i genitori dei ragazzi coinvolti nelle violenze. È il sesto decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni. La risposta è ancora una volta affidata al diritto penale, con nuove fattispecie e pene più severe, mentre restano da chiarire le cause delle violenze e le falle nella gestione dell’ordine pubblico.

Tra le novità c’è un nuovo reato per chi partecipa a manifestazioni violente in gruppo, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a ventimila euro. Per chi organizza o promuove gruppi con l’obiettivo di compiere violenze, anche attraverso strumenti informatici, la pena può arrivare a dodici anni. Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita e introduce aggravanti per danneggiamenti e saccheggi. Per i genitori dei minorenni responsabili di violenze sono previste multe da cinquecento a mille euro, raddoppiabili in caso di recidiva.

La miusra riguarda direttamente anche gli under-18. Il fermo preventivo viene esteso ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone e può applicarsi ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Per i minori sopra i 14 anni viene inoltre introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, che consente di procedere penalmente senza doverla accertare caso per caso. Sono misure che rendono più semplice l’intervento repressivo, ma aprono interrogativi sulla proporzionalità delle risposte e sulle conseguenze per la giustizia minorile.

La linea della premier è quella del «chi rompe paga». «Nessuna idea politica o disagio sociale» può giustificare le devastazioni, ha dichiarato Giorgia Meloni, chiedendo alle forze politiche di stare «dalla parte della legalità». Ma il punto è proprio distinguere tra la responsabilità individuale di chi commette reati e le ragioni di un disagio sociale che non si esaurisce negli episodi di violenza. Punire i responsabili è necessario; considerare l’inasprimento delle pene una risposta sufficiente è un’altra cosa.

Il decreto, intanto, interviene anche sulla presenza dei militari a Milano. Arriveranno cinquecento soldati in più, con una spesa di 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre, ma non potranno esercitare funzioni di polizia giudiziaria né arrestare direttamente i sospetti. Su questo punto, come riferisce Repubblica, il governo ha rinunciato alla previsione iniziale dopo le osservazioni del Quirinale e le divergenze interne alla maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha contestato i limiti del loro impiego; il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che i militari devono agire in funzione complementare rispetto alle forze di polizia.

Resta infine da capire che cosa abbia prodotto gli scontri. Crosetto ha evocato una possibile «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini ha respinto l’ipotesi di una regia russa. Piantedosi ha parlato di una dinamica che merita approfondimenti, pur riferendo che i primi accertamenti escluderebbero legami strutturati con gruppi antagonisti. L’indagine è ancora in corso.

È qui che il populismo penale mostra il suo limite. Il diritto penale è uno strumento indispensabile, ma dovrebbe essere una risorsa da usare con precisione, non la risposta automatica a ogni emergenza. Moltiplicare i reati e aumentare le pene può offrire un segnale politico immediato. Non sostituisce però il lavoro sulle cause del disagio, la prevenzione delle violenze e la capacità delle istituzioni di gestire le manifestazioni. Né risolve, da solo, le carenze che hanno permesso agli scontri di degenerare.

L'articolo Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti proviene da Linkiesta.it.

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Félix voltou a disfarçar outra noite para esquecer de CR7

Al Nassr somou terceira vitória consecutiva na receção ao Neom, com Félix a ser decisivo para manter equipa de Riade no grupo da frente. Tudo correu mal a Ronaldo, que falhou mesmo um penálti (1-0).

© FAYEZ NURELDINE

Cristiano Ronaldo ficou por três ocasiões muito perto do 982.º golo da carreira mas falhou sempre o alvo apesar do triunfo do Al Nassr
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Sciopero dei tir, in Sicilia il Comitato revoca la protesta: sbloccati 480 milioni per il gasolio

La paralisi dei trasporti nell’isola è stata sventata in extremis. In Sicilia le associazioni di categoria hanno disposto la revoca del fermo dei tir, mettendo in salvo la catena della distribuzione alimentare e l’approvvigionamento dei carburanti.

La svolta è arrivata al termine di un serrato confronto con le istituzioni, culminato con lo sblocco di risorse finanziarie decisive per il comparto logistico della regione.

Perché i tir ricominciano a circolare in Sicilia

A disinnescare la protesta è stato il via libera definitivo ai fondi di compensazione. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha confermato l’immediata disponibilità di 480 milioni di euro destinati ad abbattere i costi di insularità e a mitigare l’impatto dei rincari sulla movimentazione delle merci.

Preso atto dell’accoglimento di quasi tutte le istanze presentate nella piattaforma rivendicativa, il Comitato trasportatori siciliani ha sospeso il blocco dei camion per dare un segnale di apertura al ministro Matteo Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione fino all’attuazione completa delle misure.

A stretto giro è arrivata anche la fermata del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha promesso di affiancare alle risorse nazionali ulteriori interventi regionali a tutela della continuità territoriale e della competitività delle imprese locali.

La protesta del caro carburante continua nel resto del Sud

Se in Sicilia si evita il peggio, nel resto del Mezzogiorno la morsa della protesta non accenna a flettere. La combinazione tra l’esplosione dei costi del gasolio e i ritardi negli interventi statali sta spingendo autotrasportatori e agricoltori a bloccare i principali snodi viari del Sud:

  • in Campania la mobilitazione ha congelato la viabilità con presidi a oltranza e blocchi notturni ai caselli di Nola sulla A30, Avellino Est e lungo gli svincoli della A2 nel Vallo di Diano;
  • in Puglia i cortei di tir e trattori hanno invaso la viabilità ordinaria tra Bari e Bitonto, paralizzando il traffico per denunciare margini di profitto ormai azzerati;
  • in Molise i presidi dei camionisti stanno già provocando i primi ritardi nelle consegne dei prodotti freschi e rallentamenti nelle catene di produzione industriale.

Dopo i fornai anche i pescherecci pronti al blocco nazionale

A rendere il quadro ancora più critico è l’effetto contagio che sta travolgendo gli altri settori energivori. Dopo i fornai, anche le marinerie italiane sono pronte a spegnere i motori e a incrociare le braccia contro i rincari energetici innescati dalle tensioni geopolitiche internazionali.

In prima fila c’è la flotta del Molise: gli armatori della marineria di Termoli hanno confermato che i motopesca resteranno ormeggiati nei porti. Tra le richieste urgenti indirizzate al Governo spiccano la proroga del credito d’imposta sul carburante fino al 31 dicembre, il saldo dei ristori arretrati e un’immediata sburocratizzazione per il comparto della blue economy.

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Sanità, Schillaci: “Obiettivo di fine mandato chiudere il nuovo Piano sanitario nazionale”

Sanità, il ministro punta a completare entro la legislatura il nuovo Piano sanitario nazionale, assente dal 2008

Il ministro della Salute Orazio Schillaci punta a concludere entro la fine della legislatura il nuovo Piano sanitario nazionale, assente dal 2008 e attualmente in fase di elaborazione insieme ai tecnici del ministero e alle Regioni.

“Vorrei concludere, prima della fine di questa legislatura, il nuovo Piano sanitario nazionale, che manca dal 2008 e che stiamo portando avanti con i tecnici del ministero e con le Regioni. Uno strumento che sicuramente può dare tante risposte in sanità”, ha dichiarato Schillaci intervenendo al Welfare Italia Forum in corso a Roma.

Il ministro ha sottolineato la necessità di aggiornare il Servizio sanitario nazionale, evidenziando come, dopo quasi cinquant’anni, siano necessari diversi interventi di ammodernamento.“C’è la necessità, dopo quasi cinquant’anni, di tanti ammodernamenti per il Servizio sanitario nazionale per stare al passo con la ricerca e per stare vicino alle persone”, ha aggiunto.

Nel suo intervento, Schillaci ha richiamato anche i risultati già raggiunti, indicando come motivo di particolare soddisfazione il conseguimento del target europeo delle Case di comunità.“Sono state una sfida nello scetticismo globale, con qualcuno che tifava perché non ce la facessimo”, ha affermato il ministro. Secondo Schillaci, le Case di comunità stanno ora entrando nella fase operativa e rappresenteranno un cambiamento concreto per i cittadini.“Cominciano a funzionare e saranno la vera rivoluzione di cui i cittadini si accorgeranno e cominciano già ad accorgersi”, ha concluso.

L'articolo Sanità, Schillaci: “Obiettivo di fine mandato chiudere il nuovo Piano sanitario nazionale” proviene da Affaritaliani.it.

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Sciopero autotrasportatori, viceministro Rixi: “Sbloccato 1 miliardo di euro”

Al termine del vertice in Prefettura a Milano per lo sciopero degli autotrasportatori, il viceministro Edoardo Rixi ha illustrato le misure economiche concordate per sostenere le imprese.

“Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per quanto riguarda tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, però il credito d’imposta sarà ovviamente nel ’27”

ha dichiarato Rixi. Il viceministro ha precisato che le procedure di pagamento sono state avviate per soddisfare le richieste presentate fino al 30 agosto.

“Da oggi iniziamo a erogare i contributi sui 430, che ora sono diventati 480 milioni circa, per azzerare tutte le domande che sono pervenute fino al 30 di agosto, che è l’ultima finestra che è stata aperta”.

Le somme sono destinate a compensare parte dei maggiori costi del gasolio sostenuti dalle aziende durante i mesi di aumento dei prezzi.

Crediti d’imposta sul gasolio, quando arrivano i pagamenti

Secondo quanto riferito dalle associazioni presenti all’incontro, il Governo ha presentato un calendario per l’erogazione dei contributi relativi al periodo compreso tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026. La prima tranche dovrebbe essere pari a circa 306 milioni di euro, corrispondenti al 70% delle risorse inizialmente previste, con pagamenti in partenza dal 21 ottobre. Le somme residue, fino a raggiungere circa 437 milioni di euro, dovrebbero essere liquidate entro la fine di novembre.

Durante il confronto è stato inoltre annunciato lo stanziamento di 60 milioni di euro aggiuntivi per settembre e ottobre 2026. Per accedere a queste nuove risorse, la piattaforma dedicata alle richieste riaprirà il 5 novembre per un periodo di 15 giorni. I relativi pagamenti sono previsti tra gennaio e febbraio 2027. Il Governo sta anche preparando una norma da inserire nel prossimo decreto Infrastrutture per rendere più automatico l’adeguamento dei costi di trasporto alle variazioni dei prezzi del carburante, rafforzando il meccanismo del fuel surcharge.

Marebonus, sbloccati anche gli incentivi al trasporto marittimo

Tra le misure discusse durante l’incontro figura anche il Marebonus, il programma che sostiene economicamente le imprese di autotrasporto che utilizzano le navi per trasferire veicoli e merci, riducendo i chilometri percorsi su strada. Salvini ha assicurato che “ci sarà cassa disponibile anche per il cosiddetto mare bonus”. Il programma dispone di uno stanziamento pluriennale complessivo di 125 milioni di euro fino al 2026.

Secondo quanto riferito dal viceministro Rixi, il Governo si è impegnato a liquidare le annualità pregresse entro i primi dieci giorni di novembre. Per il 2026 sono inoltre attesi circa 50 milioni di euro, attraverso il decreto di riparto previsto entro la fine dell’anno. Un altro intervento riguarda lo sblocco del fondo da 590 milioni di euro per il rinnovo del parco veicolare, con decorrenza dal 1° gennaio 2027.

Quando torneranno pieni scaffali dei supermercati

La protesta degli autotrasportatori ha provocato rallentamenti nella distribuzione delle merci, con conseguenze soprattutto per i supermercati e per le attività commerciali delle regioni meridionali. Tra i prodotti maggiormente esposti ai ritardi figurano frutta, verdura, latte e altri alimenti freschi che richiedono rifornimenti frequenti.

Secondo il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, se le proteste dovessero cessare, il ritorno alla normalità nella distribuzione potrebbe richiedere due o tre giorni. La ripresa regolare delle consegne dipenderà tuttavia dalle decisioni dei comitati che partecipano alla mobilitazione e dall’effettiva rimozione dei presidi ancora attivi. Il prossimo confronto tra Governo e associazioni è fissato per il 27 ottobre, con l’obiettivo di verificare l’erogazione delle risorse annunciate e l’attuazione delle altre misure previste per il settore.

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Sciopero dei tir fino al 27 ottobre senza accordo: incontro con Salvini e revoca del fermo in Sicilia

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti potrebbe proseguire fino al 27 ottobre 2026 se non arriveranno risposte concrete dal Governo. La mobilitazione, iniziata in Puglia l’11 ottobre e successivamente estesa ad altre regioni del Sud Italia, sta provocando rallentamenti nella distribuzione delle merci, difficoltà nei rifornimenti e carenze di prodotti freschi nei supermercati. Al centro della trattativa ci sono anche 534 milioni di euro tra arretrati e crediti d’imposta richiesti dagli autotrasportatori.

La cifra comprende circa 104 milioni di contributi arretrati legati agli incentivi per il trasporto marittimo e 430 milioni di crediti d’imposta sul carburante. Non si tratta di nuovi finanziamenti già approvati, ma di somme di cui le associazioni chiedono lo sblocco o l’effettiva disponibilità. Il confronto decisivo è previsto per oggi martedì 20 ottobre alla Prefettura di Milano, dove il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà i rappresentanti del settore.

Autotrasportatori, il Comitato siciliano revoca il fermo

Il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei servizi al termine dell’incontro di martedì 20 ottobre con il ministro Matteo Salvini alla Prefettura di Milano. Secondo quanto riferito dal Comitato, sono state accolte quasi tutte le richieste contenute nella piattaforma presentata al Governo.

La decisione punta a sbloccare la situazione logistica nell’isola e a dare un segnale di apertura all’esecutivo. Le imprese restano però in stato di agitazione fino alla soluzione completa dei punti ancora aperti.

Ecco alcuni degli impegni ottenuti:

  • lo sblocco immediato degli arretrati del Sea Modal Shift per le annualità 2023/2024 e 2025/2026;
  • ulteriori 50 milioni di euro per gli incentivi marittimi del 2026/2027;
  • il rilascio immediato dei 430 milioni di euro di crediti d’imposta sul gasolio;
  • la presenza della categoria nei tavoli istituzionali su trasporti e mobilità e nei gruppi di lavoro dedicati al Mezzogiorno.

Per gli incentivi marittimi del prossimo anno la cifra ottenuta resta inferiore ai 70 milioni chiesti. Restano inoltre da definire la proroga di 4 mesi del credito d’imposta sul gasolio. Per questa se ne dovrebbe parlare in un comitato permanente per il Sud. Spazio poi agli sconti sui biglietti dei traghetti per l’attraversamento dello Stretto di Messina.

Il coordinatore Salvatore Bella ha spiegato che le imprese vogliono tornare al lavoro senza penalizzare ulteriormente il territorio. La revoca, ha precisato, non è però una delega in bianco. Il Comitato vigilerà sul rispetto dei tempi e sull’avvio del comitato per il Sud.

Protesta dei tir, l’incontro con Salvini

Dal governo arriva una prima risposta alle richieste degli autotrasportatori. Il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi ha annunciato che per il settore sono disponibili 480 milioni di euro. Una cifra che si avvicina in maniera netta, per quanto sia chiaramente inferiore, ai 534 milioni chiesti tra arretrati e crediti d’imposta.

Durante l’incontro di Milano con il ministro Matteo Salvini l’esecutivo si è inoltre impegnato a stanziare altre risorse per i mesi di settembre e ottobre. Al tempo stesso porte aperte per definire un modello di prezzo del carburante seguendo l’esempio spagnolo.

Intanto i presidi continuano. Ai caselli e agli svincoli autostradali di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, anche lungo l’A2 e l’A30, i blocchi restano attivi. Gli effetti sono già evidenti, con scaffali vuoti di prodotti freschi nei supermercati del Sud, carburante scarso a Ischia e Procida con il rischio di stop per i traghetti, raccolta dei rifiuti ferma in oltre 15 comuni siciliani e circa 100 mezzi pesanti fermi all’ingresso di Palermo.

Il Comitato Trasporto Siciliano rivendica una protesta pacifica e limitata alle aree portuali. Resta da capire se le misure annunciate basteranno a far revocare il fermo o se la mobilitazione andrà avanti fino al 27 ottobre.

Sciopero dei tir fino al 27 ottobre, cosa chiedono gli autotrasportatori

La possibilità di prolungare il fermo è stata avanzata dal Comitato Trasporto Siciliano, tra i principali protagonisti della mobilitazione. Il coordinatore Salvatore Bella ha subordinato la sospensione della protesta alla sottoscrizione di impegni precisi da parte del Governo. “Se il ministro Salvini accetta di firmare il protocollo d’impegni e incontrarci il 20 ottobre revochiamo il fermo. Diversamente rimane fino al 27 ottobre”, ha dichiarato Bella.

La protesta, inizialmente programmata fino al 20 ottobre, potrebbe quindi continuare per un’altra settimana se l’incontro non dovesse portare a un’intesa. La richiesta dei comitati non riguarda soltanto l’individuazione di nuove risorse economiche, ma anche la definizione di tempi certi per l’erogazione dei sostegni già previsti. Il fermo fino al 27 ottobre rappresenta al momento una possibilità annunciata dagli organizzatori e non una proroga generalizzata già confermata su tutto il territorio nazionale.

Accordo da 534 milioni di euro, quali sono i fondi richiesti

Uno dei principali punti della vertenza riguarda le risorse economiche destinate alle imprese di autotrasporto. Il Comitato Trasporto Siciliano chiede lo sblocco di due importi:

  • 104 milioni di euro di arretrati relativi agli incentivi per il trasporto marittimo delle merci, collegati al programma Sea Modal Shift;
  • 430 milioni di euro di crediti d’imposta sul carburante relativi alle richieste già presentate dalle imprese.

Gli incentivi marittimi servono a sostenere le imprese che scelgono di trasportare le merci via nave anziché percorrere interamente le tratte su strada. Il credito d’imposta sul gasolio è invece uno strumento destinato a compensare parte dei maggiori costi sostenuti dalle aziende per l’acquisto del carburante. Secondo le associazioni, i ritardi nell’erogazione delle risorse stanno contribuendo alle difficoltà di liquidità delle imprese.

Il Comitato Siciliano chiede inoltre 70 milioni di euro per gli incentivi marittimi relativi all’annualità 2026-2027 e ulteriori 400 milioni per la copertura dei costi del carburante nei mesi non ancora adeguatamente sostenuti. Queste ultime richieste sono aggiuntive rispetto ai 534 milioni indicati come principale oggetto della trattativa.

Caro gasolio, quanto costa un pieno ai camionisti

Alla base della mobilitazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio, che ha fatto crescere sensibilmente i costi operativi delle imprese di trasporto. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 17 ottobre, il diesel aveva raggiunto una media di 2,257 euro al litro sulla rete stradale e 2,296 euro in autostrada. Confartigianato Trasporti ha calcolato che, per un camion con un serbatoio da 900 litri, il costo di un pieno è passato da 1.503,78 euro a febbraio a 1.971,61 euro a metà settembre.

La differenza è di quasi 468 euro per rifornimento. Considerando quattro pieni mensili, il maggior costo arriva a circa 1.871 euro al mese per ogni mezzo. Le imprese segnalano inoltre difficoltà nel trasferire gli aumenti del carburante sulle tariffe applicate ai clienti, soprattutto quando i contratti di trasporto prevedono condizioni economiche già definite.

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