❌

Normal view

Francia movilizará a 70.000 policías para impedir disturbios y saqueos en una nueva jornada de protestas

23 October 2026 at 10:20

Sobrepasado en las últimas semanas por las protestas estudiantiles, la falta de respuestas, la crisis de deuda y la debilidad de su propio mandato, Emmanuel Macron intenta retomar el control de la situación en Francia. Recién regresado de una gira de tres días por el golfo Pérsico, el presidente de la República reconoció que el 17 de octubre se habían producido “fallos de previsión y efectos sorpresa”. Ahora, sindicatos y juristas de corte progresista avisan del daño que la reciente prohibición de manifestaciones pueden causar sobre el Estado de derecho.

Seguir leyendo

© Abdul Saboor (REUTERS)

Dos manifestantes, este jueves frente a la policía en una manifestación convocada en París.

Los pillos actúan en Francia

23 October 2026 at 04:30

Las movilizaciones del sábado en Francia desencadenaron una violencia brutal. Los ayuntamientos de Marsella, Lille, Rennes, Grenoble o Limoges —este último terminó en llamas— fueron atacados; en Lyon los manifestantes quemaron una oficina de turismo; en Burdeos prefirieron romper los cristales de la Cámara de Comercio e Industria y asaltar la residencia del delegado del Gobierno; en Normandía la fachada y el tejado de la Universidad de Rouen quedaron parcialmente quemados; en París, en fin, ardieron contenedores, motos, coches y mobiliario urbano, los grupos más fanatizados asaltaron comercios, arrasaron cuanto encontraron a su alcance y estuvieron a punto de entrar en las Galerías Lafayette.

Seguir leyendo

© Jack Taylor (REUTERS)

Un manifestante pasa delante de una barricada en llamas con una bandera francesa, en París el pasado sábado.

“Interrompa subito la diretta”: in Ue scoppia il caso della consigliera dei Patrioti che trasmetteva all’esterno informazioni riservate sul bilancio

22 October 2026 at 16:22

Mentre la Plenaria di Strasburgo iniziava a svuotarsi, con europarlamentari, staff e assistenti che prendono la strada di Bruxelles o dei rispettivi Paesi d’origine, nelle stanze dell’Eurocamera, giovedì mattina, si continua a lavorare. Uno degli incontri in corso, però, si interrompe bruscamente: “Fermi immediatamente quella registrazione o videocall“. A pronunciare queste parole, come hanno raccontato a Ilfattoquotidiano.it due diverse fonti presenti all’incontro, è l’eurodeputato bulgaro del Ppe, Andrey Novakov. La destinataria del messaggio è invece Tamara Volokhova, consulente per gli Affari parlamentari per il gruppo dei Patrioti, di nazionalità franco-russa e legata al Rassemblement National di Marine Le Pen.

L’accusa implicita è grave: trasferire informazioni riservate al di fuori di un ristretto gruppo di politici e funzionari deputati a discuterle. Perché in quel meeting si stavano prendendo decisioni fondamentali sul prossimo, molto discusso bilancio settennale 2028-2034 dell’Unione europea. Si tratta, per la precisione, della riunione congiunta di relatori e relatori ombra delle tre commissioni Bilancio, Sviluppo Regionale e Agricoltura sul Piano Nazionale e Regionale di Partenariato (Nrpp), lo strumento proposto per il prossimo QFP che ha lo scopo di accorpare decine di programmi fino a oggi divisi, come i fondi di sviluppo regionale, di coesione, Pac o sviluppo rurale, per un totale di circa 800 miliardi di euro: quasi la metà dell’ultima proposta di bilancio avanzata dalla presidenza di turno irlandese.

Lo shadow meeting, al quale partecipano parlamentari, loro assistenti, adviser dei gruppi e delle commissioni, è poi proseguito come da programma, con la consigliera dei Patrioti che ha mantenuto il suo posto in sala, come confermano le due fonti, ma la storia si è velocemente sparsa tra europarlamentari e membri dello staff intenti a raggiungere la stazione ferroviaria di Strasburgo o gli aeroporti della città alsaziana o di Francoforte. Non è chiaro a chi la registrazione o videocall fosse destinata. Secondo alcune versioni non confermate, dall’altra parte dello schermo si trovavano giornalisti in ascolto per avere in esclusiva informazioni rilevanti sul dossier riguardante il prossimo bilancio settennale. Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare Volokhova per chiedere un chiarimento anche su questo punto ma, nel momento in cui si scrive, la funzionaria non ha risposto alla richiesta recapitata via mail. Lo stesso è stato fatto con l’eurodeputato Novakov che, ha spiegato un suo assistente, si trovava in viaggio e quindi impossibilitato, al momento, a rispondere.

Le speculazioni sulle motivazioni che hanno spinto la consigliera a trasmettere all’esterno di una riunione a porte chiuse informazioni riservate si rincorrono. E ad alimentarle c’è anche il passato della donna, noto a molti addetti ai lavori a Bruxelles. La consigliera ed ex modella nata a Rostov, nell’allora Unione Sovietica, era finita al centro delle cronache francesi nel 2024, quando il candidato di Renaissance poi diventato primo ministro, Gabriel Attal, nel corso del dibattito per le legislative mise in difficoltà Jordan Bardella (Rassemblement National) ricordandogli che, nonostante il suo partito proponesse di vietare incarichi rilevanti ai cittadini con doppia cittadinanza, allo stesso tempo la sua consigliera nell’allora gruppo europeo Identità e Democrazia era la franco-russa Tamara Volokhova.

Già nel 2019, un’inchiesta di Mediapart aveva rivelato che il nome di Volokhova figurava in una nota della Direzione Generale per la Sicurezza Interna (DGSI) francese sui “centri d’influenza” utilizzati dalla Russia per orientare le elezioni europee, insieme ad altri tre membri (o ex) del partito di Le Pen. Il portale francese ha così ricostruito la vita e la carriera della donna soffermandosi sulla sua assunzione, nel 2014, come assistente parlamentare a Bruxelles. Un incarico che ha destato perplessità nella DGSI, dato che è arrivato nel pieno delle intense attività di lobbying di Mosca in Europa in seguito all’annessione della Crimea. “Nel suo nuovo incarico – scrive Mediapart – Tamara Volokhova accompagna diversi eurodeputati in viaggi in Russia e Crimea e organizza alcuni viaggi per l’eurodeputato Aymeric Chauprade (che compare accanto a lei nella nota della DGSI)”. Senza dimenticare i presunti rapporti economici tra il partito di Le Pen e la Russia che risalgono proprio a quegli anni. Volokhova, scrive ancora Mediapart, era anche in contatto con la segreteria di Alexander Babakov, consigliere di Putin responsabile della cooperazione con le organizzazioni russe all’estero e intermediario per il prestito russo all’allora Front National, e con Alexei Kovalski, all’epoca consigliere politico dell’ambasciatore russo a Parigi ma considerato dalla DGSI un “ufficiale dell’SVR“, i servizi segreti russi all’estero.

Da lì è iniziata la lunga carriera di Volokhova all’interno delle istituzioni europee che oggi la vedono ancora nel ruolo di consigliere politico per il gruppo dei Patrioti, del quale fa parte la formazione di Le Pen. Con il suo nome che, a due anni di distanza dal dibattito interno francese scatenato dalle dichiarazioni di Attal, torna d’attualità per i suoi presunti rapporti fuori dai palazzi di Bruxelles.

X: @GianniRosini

L'articolo “Interrompa subito la diretta”: in Ue scoppia il caso della consigliera dei Patrioti che trasmetteva all’esterno informazioni riservate sul bilancio proviene da Il Fatto Quotidiano.

Francia solo autorizará las manifestaciones convocadas por los sindicatos para prevenir nuevos disturbios

22 October 2026 at 14:31

Tras el 17-O, como ya se ha bautizado la jornada del sábado pasado, una de las más violentas que ha vivido Francia en décadas, el país teme un 24-O este sábado, pues hay convocadas nuevas protestas en todo el territorio nacional. El presidente francés, Emmanuel Macron, anunció que, para prevenir nuevos disturbios en todo el país, sólo se autorizarán las manifestaciones convocadas por los sindicatos y se prohibirán las propuestas por otras organizaciones o movimientos “que no tienen legitimidad”, en referencia por ejemplo a los chalecos amarillos.

Seguir leyendo

© Jack Taylor (REUTERS)

Un manifestante ondea una bandera francesa ante una barricada en llamas, el 17 de octubre en París.

In Wake of Riots, French Authorities Ban Some Protests

22 October 2026 at 13:54
President Emmanuel Macron said the move was necessary “so that calm prevails.”

© Simon Wohlfahrt/Agence France-Presse — Getty Images

Police officers in Paris on Tuesday during a partial curfew put in place after last weekend’s demonstrations.

Francia, dopo le proteste Le Pen cresce nei sondaggi: si rafforza l’ipotesi di un ballottaggio con Mélenchon

22 October 2026 at 09:09

Se si votasse oggi in Francia per l’Eliseo, Marine Le Pen sarebbe presidente. È il risultato del sondaggio Ifop-Fiducial realizzato per Le Figaro dopo le violenze e i saccheggi che si sono verificati sabato scorso a Parigi e in altre città a margine della mobilitazione dei Gilet gialli per il carovita. La leader del Rassemblement national otterrebbe tra il 34% e il 38% dei voti al primo turno (+ 2 punti) e vincerebbe al ballottaggio chiunque fosse il suo avversario: con il 56% in un confronto con il centrista Édouard Philippe, con il 57% contro il socialdemocratico Raphaël Glucksmann, mentre arriverebbe al 68% contro Jean-Luc Mélenchon, candidato La France Insoumise. Che si arrivi al 2 maggio 2027 con un ballottaggio Le Pen-Mélenchon sembra l’ipotesi sempre più probabile: Mélenchon raccoglierebbe tra il 18% e il 20% dei voti al primo turno, più di tutti gli altri candidati, di centro e della sinistra. Dalla crisi di questi ultimi giorni è dunque l’estrema destra a uscire più forte. “Il governo ha perso il controllo di tutto”, ha dichiarato ieri Marine Le Pen a France Info.

Per la leader Rn la campagna entra davvero nel vivo il prossimo fine settimana, a Orléans, con il Congresso del partito (in cui Jordan Bardella dovrebbe essere rieletto presidente senza troppe difficoltà, malgrado le rivelazioni sul passato antisemita) e il primo grande meeting in vista del voto del 2027. Sono attesi a Orléans 10mila militanti. Sul posto le autorità si aspettano anche l’organizzazione di una contro-manifestazione con l’arrivo di “diverse decine di migliaia” di persone opposte all’estrema destra. Marine Le Pen si presenterà al meeting come la candidata dell’ordine, mentre il governo deve rendere conto delle falle nella gestione della sicurezza.

Una commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sulle violenze e i saccheggi di sabato e domenica scorsi è stata nominata ieri. I giudici hanno già emesso per direttissima 174 condanne di prigione. Ieri la prefettura di Parigi ha confermato la terza notte di coprifuoco tra la place de la République e Les Halles. I cortei degli studenti previsti per oggi sono stati vietati “di fronte ai rischi seri di turbativa dell’ordine pubblico”. Lo stesso divieto è stato preso anche dalla prefettura di Lione. Il 24, sabato prossimo, Parigi e numerose altre città francesi accoglieranno la seconda mobilitazione dei Gilet gialli contro il carovita e il carocarburante. Questa volta il governo dispiegherà anche i soldati della forza Sentinelle – creata nel 2015 dopo l’attentato terroristico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo – per proteggere i luoghi più a rischio, come municipi e prefettura. Da Doha, in Qatar, dove ha concluso un breve tour nei Paesi del Golfo per negoziare l’approvvigionamento di carburante e gas alla Francia, Emmanuel Macron ha fatto sapere che oggi riunirà all’Eliseo i servizi di intelligence, insieme al premier Sébastien Lecornu e ai ministri interessati. Sulle ipotesi di ingerenze russe nell’organizzazione delle rivolte per destabilizzare l’Europa e i prossimi scrutini, evocate da alcuni responsabili politici (compreso il ministro della Difesa Guido Crosetto in Italia), il presidente francese ha invece smentito. Per Macron non è stata rilevata “alcuna ingerenza diretta straniera visibile”. Ha invece denunciato la “manipolazione straniera dell’informazione” e criticato dirigenti di altri Paesi che rilanciano falsi video e fake news: “Ci sono persone che fanno campagna elettorale sulle spalle della Francia -ha detto Macron -, che parlano di orde di migranti e di islamisti. È totalmente falso”.

L'articolo Francia, dopo le proteste Le Pen cresce nei sondaggi: si rafforza l’ipotesi di un ballottaggio con Mélenchon proviene da Il Fatto Quotidiano.

Europe’s far right seizes on protest violence to push authoritarian anti-immigration agenda

Nationalist leaders are framing unrest as consequence of failed liberal governance and open borders

Europe’s far-right leaders have jumped on the violence that rocked numerous cities last weekend, framing it as the inevitable consequence of failed liberal governance and open-border policies and insisting only they can restore law and order.

Months away from key elections in Spain, France and Italy, authoritarian nationalists are eager to weaponise the wave of street unrest, originating in peaceful protests over the cost of living and deteriorating public services but hijacked by violent rioters.

Continue reading...

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

Europe’s far right seizes on protest violence to push authoritarian anti-immigration agenda

Nationalist leaders are framing unrest as consequence of failed liberal governance and open borders

Europe’s far-right leaders have jumped on the violence that rocked numerous cities last weekend, framing it as the inevitable consequence of failed liberal governance and open-border policies and insisting only they can restore law and order.

Months away from key elections in Spain, France and Italy, authoritarian nationalists are eager to weaponise the wave of street unrest, originating in peaceful protests over the cost of living and deteriorating public services but hijacked by violent rioters.

Continue reading...

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

The debt crisis leaves the French government with no room to respond to social demands

21 October 2026 at 09:45

A little over a month ago, at a high school on the outskirts of Paris, a group of students blocked their school to protest the condition of the facilities and the lack of teachers. Within days, students from other schools joined in, first in Paris and then across the country, complaining of leaks in classrooms and even cockroaches, and of walls that are cracking. They are cold in the winter and hot in the spring. That image of public schools — long considered a pillar of the French Republic, but gradually falling apart — also illustrates the economic decline of recent years.

Seguir leyendo

© Christophe Ena (AP Photo/Christophe Ena)

A man walks past a car that was destroyed during the riots in Paris on Tuesday.

From strife-torn France to the UK, rightwing populists win when they stir chaos while promising order | Rafael Behr

21 October 2026 at 06:00

Marine Le Pen and Donald Trump are arsonists who play at being firefighters. Nigel Farage is finding that act harder to pull off in Andy Burnham’s Britain

An election where one side represents chaos will nearly always be won by the party that promises order instead. Public fatigue after years of turbulent Tory rule accounted for Labour’s 2024 landslide victory more than any policy in Keir Starmer’s manifesto. Across the Channel, Marine Le Pen, leader of the far-right National Rally (RN), is currently on course to win next year’s presidential poll with a pledge of “restored authority and security” for a country that has spent years cycling between enervating stasis and explosive crisis.

Le Pen has been boosted in recent days by scenes of city centres ablaze and shops being looted as student demonstrations mutated into riots. Street confrontation is a more standard feature of the political repertoire in France than in most settled democracies, but the destruction was disturbing by any measure.

Rafael Behr is a Guardian columnist

Continue reading...

© Composite: Guardian Design/Getty Images

© Composite: Guardian Design/Getty Images

© Composite: Guardian Design/Getty Images

Trump Refrains from Endorsing Le Pen for the French 2027 Election

20 October 2026 at 20:58

He linked protests in France to immigration policy and reiterates warnings to European leaders.

On Tuesday, U.S. President Donald Trump declined to express his electoral support for Marine Le Pen, the French far-right candidate for the 2027 presidential election.

RELATED:

France Reports 855 Arrests in Paris After Protests

“Well, I don’t know her. I’ve never met her personally. But I thought they treated her badly,” he responded when asked in the Oval Office about a possible endorsement of the National Rally (RN) candidate.

The U.S. president criticized Le Pen’s conviction for embezzling European public funds, which resulted in an electoral ban that was later reduced following an appeal, allowing her to regain the possibility of running for president.

“I would consider that political weaponization. When they did what they did, I thought that, you know, she was leading. But after this, she’s definitely the conservative voice,” Trump said and credited his electoral endorsements with contributing to the rightward shift in several Latin American countries, including Abelardo de la Espriella’s victory in Colombia.

Marine Le Pen would win any runoff in France’s 2027 presidential race, poll finds pic.twitter.com/bMGRxRDRbo

— NewsWire (@NewsWire_US) October 20, 2026

The Republican leader again linked the protests in France to immigration policy and accused the French government of encouraging immigration. He said he had conveyed his warnings to French President Emmanuel Macron, with whom he said he had a good relationship.

“I said, if you don’t stop the immigration problem, you’re not going to have a country left. And I said it to Germany, and I said it to the United Kingdom,” Trump said.

On Oct. 17, thousands of French people took to the streets to protest inflation, the loss of purchasing power and support for U.S.-promoted wars. The protests led to violent clashes with police and property damage in several cities.

teleSUR/ JF

Source: EFE

Los partidos de Francia se unen para culpar al izquierdista Mélenchon de la violencia

20 October 2026 at 17:28

Francia está asediada por las protestas y el vandalismo desatado tras las manifestaciones de las últimas semanas. Unas 800.000 personas salieron en unas 110 marchas a la calle el sábado. Después llegaron los saqueos y los incendios. Murió una persona, y los ayuntamientos de Limoges, Marsella y Lille sufrieron gravísimos daños. Hay más de 2.000 detenidos, y las grandes ciudades de Francia decretaron toques de queda por las noches. El Ejecutivo ha admitido haber perdido el control de la situación, el ministro del Interior presentó su dimisión, aunque fue rechazada por el presidente de la República, Emmanuel Macron. Pero antes de que se apagaran los primeros incendios, la clase política ya tenía un culpable: Jean-Luc Mélenchon.

Seguir leyendo

💾

©

Un mujer observa los coches calcinados en una calle de París, este martes.

Le Pen Will Win

20 October 2026 at 15:00

Marine Le Pen is only around 50% likely to win the French Presidency next spring, according to bookmakers' odds. But Mark Littlewood reckons it's much more likely than that and is well worth a flutter.

The post Le Pen Will Win appeared first on The Daily Sceptic.

After the violence and chaos in France, there’s only one beneficiary: Marine Le Pen | Paul Taylor

20 October 2026 at 10:59

The far-right leader’s promise to restore order will appeal to many ahead of next year’s presidential elections – the stakes are suddenly much higher

There is only one clear winner so far from France’s chaos: Marine Le Pen. The violence and rioting that engulfed towns and cities across the country over the weekend, six months before a pivotal presidential election, is a godsend for the hard-right, Eurosceptical, anti-immigration candidate. As buildings burned, shops were looted and police attacked, the rioting largely drowned out peaceful mass protests over the dilapidated state of schools , fuel prices and the cost of living.

Across France and the rest of Europe, people are in shock at scenes of arson and pillage in city centres, the wrecking of symbols of the republic such as the 19th-century town hall in peaceful provincial Limoges and the bust of Marianne in Marseille’s city hall, and the looting of more than 2,000 shops.

Paul Taylor is a senior visiting fellow at the European Policy Centre

Continue reading...

© Photograph: Firas Abdullah/Anadolu/Getty Images

© Photograph: Firas Abdullah/Anadolu/Getty Images

© Photograph: Firas Abdullah/Anadolu/Getty Images

Francia: la crisi terminale del macronismo e la battaglia per l’Eliseo

By: A A
20 October 2026 at 10:10

Le mobilitazioni del 17 ottobre e le violenze che ne hanno accompagnato la fase finale mostrano una Francia attraversata da una crisi sociale e politica profonda. Mentre il macronismo entra nel suo ultimo semestre, Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon incarnano due risposte radicalmente opposte alla domanda di rottura.

Segue nostro Telegram.

Le immagini degli incendi, delle barricate e degli scontri che hanno attraversato la Francia nelle giornate del 17 e 18 ottobre rischiano di nascondere il dato politicamente più importante: centinaia di migliaia di francesi sono scesi in strada contro il carovita, la crisi dei servizi pubblici e il progressivo deterioramento delle condizioni materiali di vita. Il ministero dell’Interno ha contato circa 550.000 partecipanti alla giornata nazionale del 17 ottobre, mentre gli organizzatori ne hanno rivendicati circa 800.000. Una mobilitazione di dimensioni tali da costituire la più importante esplosione di protesta sociale dai tempi della battaglia contro la riforma delle pensioni del 2023.

Il fenomeno sarebbe tuttavia incomprensibile se venisse ridotto ai disordini che hanno segnato la conclusione di numerosi cortei. Lungi dall’essere nata il 17 ottobre, la protesta rappresenta il risultato di un processo cominciato settimane prima nelle scuole e nelle università, quando studenti e liceali hanno iniziato a denunciare classi sovraffollate, carenza di personale, precarietà e progressivo impoverimento dell’istruzione pubblica. Alle mobilitazioni giovanili si sono poi aggiunti sindacati, lavoratori, pensionati e settori del movimento dei gilets jaunes, mentre il rincaro dei carburanti ha agito da detonatore di un malessere sociale molto più ampio.

Tale convergenza conferisce agli avvenimenti un significato politico ben superiore a quello di un’ennesima fiammata di protesta francese. L’Humanité ha descritto il corteo parigino come l’incontro tra generazioni differenti accomunate dalle rivendicazioni sui salari, sul futuro della gioventù e sulla difesa dei servizi pubblici, ma soprattutto dal rifiuto delle politiche seguite dal 2017. In questo senso appare particolarmente significativa l’immagine proposta dal quotidiano della sinistra francese: il macronismo rischia di terminare così come era cominciato, in mezzo ai lacrimogeni e a un conflitto sociale che il potere politico sembra incapace di ricomporre.

Nel tentativo di distogliere l’opinione pubblica dalle ragioni concrete delle proteste, il primo ministro Sébastien Lecornu ha accusato gruppi dell’ultrasinistra di avere deliberatamente organizzato gli incidenti, arrivando a contrapporre il “campo della Repubblica” a quello dei “casseurs” e indirizzando buona parte delle proprie accuse contro La France Insoumise (LFI), nonostante lo stesso leader Jean-Luc Mélenchon avesse invitato esplicitamente i propri sostenitori a non partecipare a saccheggi e devastazioni. Il Rassemblement National (RN), dal canto suo, ha rapidamente trasformato le immagini dei disordini in materiale di propaganda, cercando di associare la protesta sociale a una crisi dell’autorità e alla necessità di restaurare l’ordine.

È una dinamica che rischia di favorire l’estrema destra, ma che non deve far perdere di vista l’origine della crisi. L’aumento del costo della vita, la stagnazione dei salari, il deterioramento dei servizi pubblici e la nuova impostazione austeritaria del bilancio per il 2027 rappresentano il terreno materiale sul quale la protesta è cresciuta.

La risposta televisiva di Emmanuel Macron del 18 ottobre ha mostrato una volta ancora la difficoltà dell’Eliseo a uscire dalla contraddizione che accompagna ormai l’ultimo periodo della sua presidenza. Il capo dello Stato ha riconosciuto la legittimità delle preoccupazioni espresse dai manifestanti, ma ha a sua volta concentrato una parte importante del proprio intervento sulla condanna delle violenze e sulle questioni di ordine pubblico. Ha annunciato consultazioni con studenti, insegnanti, sindacati, parlamentari e rappresentanti delle imprese, senza però indicare immediatamente una svolta economica capace di rispondere alle cause sociali della protesta.

Messi insieme, tutti questi elementi fanno emergere in modo chiaro la dimensione strutturale della crisi del macronismo. Quando Emmanuel Macron conquistò l’Eliseo nel 2017, promise di superare la tradizionale divisione tra destra e sinistra. La sua formula politica avrebbe dovuto sostituire il conflitto ideologico con una gestione pragmatica, europea e modernizzatrice della società francese. Quasi dieci anni dopo, il risultato appare paradossalmente opposto: la Francia non è meno polarizzata, anzi risulta essere molto più polarizzata di quanto fosse all’inizio della presidenza Macron.

La dissoluzione dell’Assemblée nationale nel 2024 aveva già distrutto l’illusione di una maggioranza presidenziale stabile. Da allora la Francia è entrata in una lunga sequenza di governi minoritari, crisi parlamentari e negoziati sul bilancio. Il governo Lecornu resta privo di una maggioranza autonoma, mentre il progetto finanziario per il 2027 è stato accolto con ostilità dalle opposizioni e con crescente nervosismo dai mercati. All’inizio di ottobre i rendimenti del debito francese avevano raggiunto livelli che non si vedevano dai primi anni Duemila, mentre il debito pubblico ha superato il 119% del prodotto interno lordo e la crescita resta debole.

Ma sarebbe riduttivo interpretare questa situazione come una semplice “crisi del debito”. Il problema fondamentale riguarda piuttosto la distribuzione dei costi della crisi. Il governo continua a presentare l’austerità come una necessità tecnica, mentre la sinistra francese sottolinea come essa rappresenti piuttosto una scelta politica precisa: ridurre la spesa sociale e comprimere i servizi pubblici anziché intervenire sulle grandi fortune, sui profitti e sulle ingenti sovvenzioni concesse alle imprese. Da qui nasce la domanda che attraversa una parte consistente delle piazze francesi: chi deve pagare la crisi?

La risposta del RN è radicalmente diversa. Marine Le Pen tenta di trasformare la crisi del macronismo in una crisi dello Stato, dell’immigrazione e dell’ordine pubblico. Il suo partito cerca di intercettare lo stesso malcontento che alimenta le proteste, ma di orientarlo verso una soluzione nazionalista e securitaria. Sul terreno economico, inoltre, il RN sta tentando di rassicurare i mercati: Le Pen ha recentemente promesso forti riduzioni della spesa pubblica qualora conquistasse l’Eliseo, mentre Jordan Bardella ha difeso un piano volto a tagliare circa 140 miliardi di euro di spesa e a ridurre rapidamente deficit e debito. La pretesa dell’estrema destra di rappresentare una rottura sociale con il macronismo entra quindi in contraddizione con un programma economico che contiene anch’esso una pesante componente austeritaria.

Ad ogni modo, i dati demoscopici mostrano quanto questa contrapposizione stia modificando la politica francese. Le rilevazioni pubblicate nelle ultime settimane indicano Marine Le Pen come candidata nettamente più forte al primo turno, ma contemporaneamente mostrano una crescita di Mélenchon e soprattutto una straordinaria solidità della sua base. Un’indagine Ipsos BVA-Cevipof attribuiva in settembre al candidato di LFI tra il 15,5 e il 17% delle intenzioni di voto, ma con livelli molto più alti tra i giovani: fra i 18 e i 24 anni Mélenchon raggiungeva addirittura il 40%. Un sondaggio successivo, riportato da Reuters, ha delineato perfino scenari nei quali Le Pen e Mélenchon si qualificherebbero insieme per il ballottaggio, estromettendo completamente i candidati dell’area centrista.

Naturalmente manca ancora molto alla primavera del 2027 e ogni previsione resta fragile. Marine Le Pen deve inoltre affrontare ancora l’incognita del proprio contenzioso giudiziario, mentre a sinistra rimangono divisioni profonde tra LFI, socialisti, comunisti ed ecologisti. Ma il dato politico è già evidente: il successore di Macron non sembra destinato a provenire dal blocco che ha governato la Francia nell’ultimo decennio.

La battaglia per l’Eliseo sarà quindi molto più di una competizione tra candidati. Sarà uno scontro attorno all’interpretazione stessa del fallimento macronista. L’estrema destra sostiene che la Francia soffra soprattutto per un deficit di autorità, sovranità e controllo. La sinistra radicale individua invece il problema nella crescente disuguaglianza, nell’austerità, nell’indebolimento dei servizi pubblici e nella subordinazione delle scelte economiche agli interessi del grande capitale. Il campo macronista, nel frattempo, fatica sempre più a convincere che la continuazione delle politiche degli ultimi dieci anni possa rappresentare una risposta alla crisi prodotta proprio durante quel decennio.

Déficit, polarización política y falta de reformas: ¿Por qué la prima de riesgo de Francia se dispara?

20 October 2026 at 04:25

Francia afronta su particular otoño caliente, marcado por una fractura política y social, un elevado déficit y un coste de financiación que se encarece día a día. El país afronta la próxima primavera unas elecciones presidenciales, que según los sondeos ganará en primera vuelta la ultraderechista Marine Le Pen. Para entonces, el actual Ejecutivo de Sébastien Lecornu aspira a tener aprobados unos presupuestos de 2027 que incorporan recortes por 54.000 millones de euros y que acaban de llegar a una Asamblea Nacional más dividida que nunca. Una fractura que ya se ha instalado en las calles de decenas de ciudades, donde a las movilizaciones contra el encarecimiento del coste de la vida y la pérdida de poder adquisitivo se han sumado las protestas estudiantiles.

Seguir leyendo

© Stephanie Lecocq (REUTERS)

Manifestación en París contra el coste de vida y la subida de los carburantes de este fin de semana.

The Guardian view on France’s protests: a polarised country is in a perilous political moment | Editorial

19 October 2026 at 18:30

The scenes of social unrest and violence at the weekend are an ominous portent, ahead of elections which may deliver a far-right presidency

In Emmanuel Macron’s book Revolution, published ahead of the 2017 presidential election that he went on to win, he promised to restore hope to a country that was losing faith in its future. As Mr Macron’s lame-duck second term enters its last phase against a quasi-insurrectionary backdrop of torched public buildings and looted shops, the failure of that political project appears total.

The worst scenes of urban violence for years overshadowed a weekend of protest that gravely undermined what is left of the French president’s authority. As police lost control of the streets, more than 2,000 shops were ransacked. Far-left groups targeted town halls and local buildings, and engaged in pitched battles with the police, whose disastrously heavy-handed response to last week’s high school protests has succeeded only in escalating tensions.

Do you have an opinion on the issues raised in this article? If you would like to submit a response of up to 300 words by email to be considered for publication in our letters section, please click here.

Continue reading...

© Photograph: Thibault Camus/AP

© Photograph: Thibault Camus/AP

© Photograph: Thibault Camus/AP

❌