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Vinhos Verdes procuram mais apreciadores no Japão e Coreia do Sul

22 October 2026 at 15:54

A Comissão de Viticultura da Região dos Vinhos Verdes (CVRVV) promove, entre esta sexta-feira e 30 de outubro, um conjunto de ações de promoção na Ásia, levando 15 produtores da Região Demarcada dos Vinhos Verdes a Seul (Coreia do Sul), Tóquio e Osaka (Japão) para provas, ‘masterclasses’ e uma “maior proximidade com diferentes públicos naquele mercado de exportação”.

Esta sexta-feira, em Seul, a Prova Anual dos Vinhos Verdes decorre no Ambassador Pullman Seoul e será dirigida por Sangmi Kim, com mais de 200 profissionais a participar no seminário e na prova dirigida a importadores e profissionais do setor, incluindo ainda um momento de prova para o consumidor. 

O segundo destino será Tóquio, a 27 de outubro, no Hotel Prince Sakura Tower: uma plateia de mais de 150 profissionais do setor tem lugar reservado no seminário e na prova destinada também ao ‘trade’, sendo os dois momentos conduzidos por Yoko Obara, antes da habitual prova ao consumidor. 

O Hotel Nikko Osaka é o último ponto de paragem do plano de acções de promoção da Região Demarcada dos Vinhos Verdes no mercado asiático: a 30 de Outubro, uma ‘masterclass’ orientada por Yoko Obara e dirigida ao ‘on-trade’, contará com cerca de 40 profissionais para descobrir e conhecer os 14 vinhos em prova. 

“O mercado asiático é, desde há alguns anos, uma importante aposta dos Vinhos Verdes, uma vez que regista grandes oportunidades de crescimento. Os diferentes perfis dos vinhos correspondem às tendências de consumo e harmonizam perfeitamente com a gastronomia asiática, mantendo-se um mercado estratégico para a promoção da Região”, refere Carla Cunha, diretora de marketing da CVRVV.  

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Un contribuyente paga a Hacienda cuatro céntimos menos de lo que debía al abonar una deuda de 23.417,47 euros y recibe una reclamación con un recargo del 20%

22 October 2026 at 15:45

Un error de apenas unos céntimos puede complicar una gestión con Hacienda y acabar teniendo consecuencias económicas mucho mayores de lo esperado. Pagar una deuda fuera de plazo ya puede acarrear recargos, pero la situación se complica cuando el contribuyente intenta regularizarla por su cuenta y se equivoca al introducir el importe.

Dani, experto en IRPF, ha explicado el caso de una persona que abonó cuatro céntimos menos de lo que debía y terminó recibiendo una reclamación con un recargo del 20%.

El contribuyente tenía pendiente una deuda de 23.417,47 euros y, al no poder pagarla dentro del plazo establecido, decidió ingresarla voluntariamente antes de recibir un requerimiento de Hacienda. Sin embargo, al realizar el pago escribió 23.417,43 euros, por lo que dejó cuatro céntimos pendientes.

Según relata Dani, la Administración consideró que la deuda no se había abonado por completo y reclamó el importe pendiente junto con un recargo que podía elevar considerablemente la cantidad exigida.

Un pago de 23.417,43 euros dejó cuatro céntimos pendientes y Hacienda reclamó la deuda con un recargo

El experto utiliza este ejemplo para explicar por qué es importante comprobar con precisión las cantidades al realizar pagos tributarios. La intención del contribuyente era saldar la deuda antes de que Hacienda se pusiera en contacto con él, pero el pequeño error en el importe impidió que el pago cubriera la totalidad de lo exigido.

Dani advierte de que, en estos procedimientos, pagar casi toda la deuda no equivale necesariamente a haberla satisfecho por completo. La diferencia entre el importe que se debía y el que finalmente se ingresó fue mínima, pero bastó para que la Administración reclamara el dinero pendiente y aplicara el recargo correspondiente, según explica en su vídeo.

Qué recargos puede aplicar Hacienda cuando una deuda tributaria no se paga dentro del plazo establecido

La normativa tributaria contempla distintos recargos en función del momento en el que se abona una deuda pendiente en periodo ejecutivo. De acuerdo con la Agencia Tributaria, el recargo puede ser del 5 % si se paga la totalidad de la deuda antes de recibir la providencia de apremio, del 10 % si se cumplen los requisitos para el recargo reducido tras esa notificación y del 20 % cuando no se cumplen las condiciones anteriores.

Por otro lado, Dani también relata el caso de un cliente que contactó con él en julio porque no se le había cargado el primer pago fraccionado de la declaración de la renta. A partir de ahí, le recomendó abonar el importe completo antes de recibir una notificación de Hacienda para evitar que la deuda entrara en una fase más avanzada del procedimiento de recaudación.

El cliente siguió su consejo, aunque posteriormente recibió una notificación con un recargo. El experto presentó entonces el correspondiente recurso y consiguió que el recargo quedara reducido al 5 %.

© Europa Press

Un contribuyente paga a Hacienda cuatro céntimos menos de lo que debía al abonar una deuda de 23.417,47 euros y recibe una reclamación con un recargo del 20%

© Agencia Tributaria/@taxingplanner

Así se aplica una deducción de 340 euros en el borrador de la declaración de la Renta, según Dani, el experto en IRPF

Proteste di camionisti e agricoltori, il cdm stanzia sostegni per il caro gasolio. 105 milioni per l’autotrasporto, 60 per l’agricoltura e 10 per la pesca

22 October 2026 at 15:15

Sessanta milioni di euro per gli agricoltori, 10 milioni per la pesca e 105,2 milioni di nuove risorse per l’autotrasporto. Il Consiglio dei ministri ha approvato l’annunciato decreto legge con misure di sostegno per i comparti in protesta a causa del caro gasolio determinato dalla guerra in Iran. Per i tir che nei giorni scorsi hanno bloccato mezza Italia, il provvedimento arriva a due giorni dal vertice con le associazioni di categoria in Prefettura a Milano, quando il ministro Matteo Salvini e il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi avevano annunciato lo sblocco di oltre un miliardo di euro. Una cifra che comprendeva però anche risorse già stanziate e rimaste finora in attesa di essere erogate. Ora il governo garantisce di aver accelerato sulla messa a disposizione dei crediti d’imposta e di essere intervenuto anche per andare incontro alle imprese più piccole. Le associazioni nazionali dell’albo autotrasporto “apprezzano” l’approvazione immediata del decreto, dice Paolo Uggè, presidente Fai e Unatras. Ma le 11 grandi sigle non controllano la protesta e i provvedimenti non convincono tutti: in alcune zone della Campania restano i blocchi.

“Entro la prossima settimana i crediti sul cassetto fiscale”

Il Mit “da ieri ha iniziato a fare i pagamenti e oggi ce li certifica l’Agenzia delle Entrate, quindi entro la prossima settimana le prime 2.000 imprese mandate ieri avranno i crediti di imposta sul cassetto fiscale delle Entrate”, ha detto Rixi. Si tratta dei crediti a compensazione del 70% dei maggiori costi per il carburante sostenuti tra marzo e agosto rispetto a febbraio, prima dell’esplosione dei rincari. Si tratta di contributi attesi da mesi. Per il periodo marzo-agosto, per cui erano giù stati stanziati 480 milioni, sono arrivate oltre 30mila domande che ora vanno smaltite. “I controlli si faranno dopo perché chi lavora non può restare fermo ad aspettare la burocrazia”, ha chiosato Giorgia Meloni in un video diffuso dopo il Consiglio dei ministri, annunciando anche il rifinanziamento del credito d’imposta per settembre e ottobre con ulteriori 106 milioni di euro”. Si tratta di 45,2 milioni aggiuntivi per il credito d’imposta relativo alle spese di gasolio da marzo ad agosto 2026, che portano la dotazione complessiva da circa 430 a circa 480 milioni, e circa 60 milioni per le spese sostenute dal 1° settembre al 5 ottobre. In aggiunta “diamo più tempo, cioè fino al 31 marzo 2027, per utilizzare questi crediti”.

Meloni ha anche annunciato che da novembre saranno sbloccati i pagamenti arretrati per il trasporto via mare, attraverso le cosiddette Autostrade del mare. Anche in questo caso le imprese attendono contributi relativi alle annualità precedenti.

Le misure per i piccoli

Il decreto interviene anche, rivendica il governo, per le imprese di dimensioni ridotte, spesso con pochi mezzi e camion più vecchi, che restano escluse dal credito d’imposta riservato ai veicoli Euro 5 e superiori con massa oltre le 7,5 tonnellate. “Abbiamo dato la possibilità di sospendere per 7 mesi i leasing sugli automezzi in modo da conservare liquidità”, ha spiegato Rixi. Salvini ha parlato di 5 mesi. E ha confermato “la spalmatura del costo del carburante anche sui committenti” attraverso il meccanismo del fuel surcharge che entrerà obbligatoriamente nei contratti, stando agli annunci.

Il contributo per il gasolio agricolo e per la pesca

Per quanto riguarda agricoltori e pescatori, vengono stanziati 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo, che “nei fatti si tradurrà in uno sconto fino a 0,45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri”, ha detto Meloni, e 10 milioni di euro per la pesca. Il ministro degli Affari europei Tommaso Foti, e chi gli chiedeva se le risorse fossero sufficienti, ha risposto: “Per ora dovrebbero bastare, un po’ di ottimismo non guasta”. Per il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, quei soldi “danno finalmente un pò di respiro a un comparto in totale apnea da crisi di liquidità”. Ma adesso “auspichiamo che tempi e metodo di erogazioni arrivino subito a compensare queste lunghe settimane di agonia” e “chiediamo subito la costruzione di un piano nazionale straordinario per l’agroalimentare che coinvolga tutta la filiera – produzione, trasformazione, Gdo – per affrontare in modo più organico tutte le difficoltà in campo”. Coldiretti parla di “segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese” e Confagricoltura di “un segnale importante in un momento di grave difficoltà per il settore primario”.

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El presidente de la petrolera saudí Aramco prevé un apetito voraz de tres millones de barriles diarios de petróleo en cuanto se reabra Ormuz

22 October 2026 at 15:15

El presidente ejecutivo de la petrolera saudí Aramco, Amin al Naser, ha vaticinado un aumento en la demanda mundial de petróleo en tres millones de barriles diarios si termina la guerra entre Estados Unidos e Irán y vuelve la situación a la normalidad en la zona del golfo Pérsico y el estrecho de Ormuz.

"Se espera un incremento en la demanda en tres millones de barriles diarios si vuelve la situación a la normalidad, solo para compensar las cantidades que han sido retiradas de las reservas y responder al aumento requerido en los mercados", dijo Naser en una entrevista con la cadena Al Arabiya Business, de propiedad saudí, difundida este jueves.

Estimó en 3.000 millones de barriles la pérdida en los mercados desde el inicio del conflicto en el Golfo, el 28 de febrero, que calificó de "crisis sin precedentes para los mercados del petróleo y el gas natural", y advirtió de que los precios podrían haber alcanzado niveles superiores a los actuales.

"Cuando comenzó la crisis, los inventarios eran inferiores a los de los cinco años anteriores. Los precios podrían haber sido incluso más altos de sus niveles actuales", dijo el máximo responsable de la mayor petrolera del mundo.

Atribuyó el control de los precios a que "la Agencia Internacional de Energía envió a los mercados unos 420 millones de barriles diarios para paliar la crisis, mientras que China, que importa a través del mar unos 11 millones de barriles diarios, redujo sus exportaciones en 5 millones en junio".

Un factor que también consideró importante es el oleoducto Este-Oeste de Arabia Saudí, que transporta siete millones de barriles diarios de petroleo desde los yacimientos orientales para su exportación a través del mar Rojo, evitando así las restricciones en el estrecho de Ormuz.

Al Naser afirmó que su país trabaja para aumentar la producción de ese oleoducto a diez millones de barriles diarios, y construir nuevas vías para la exportación de sus productos de energía, y ampliar las existentes, además de incrementar los almacenes en el extranjero para hacer frente a posibles crisis en el futuro.

"Actualmente tenemos tres vías de exportación; el golfo Arábigo (Pérsico), a través de Ormuz; el mar Rojo, a través del estrecho de Bab al Mandeb; y el Mediterráneo desde la terminal de Sidi Kreir", a través del oleoducto SUMED, señaló.

"Desde que comenzó la crisis empezamos los estudios técnicos para ampliar (el oleoducto) Este-Oeste y otras vías, además de las reservas fuera del reino, en Asia, donde está el mayor mercado de Aramco", añadió.

El oleoducto Este-Oeste, con el que el reino exporta petróleo a través del puerto de Yanbu es la alternativa principal saudí para evitar Ormuz, pero actualmente no está al 100 % de su capacidad máxima tras un ataque el pasado 11 de septiembre atribuido a las milicias iraquíes proiraníes.

© EUROPAPRESS

Economía.- Reponer las existencias de petróleo tardará hasta 2 años tras la reapertura de Ormuz, según el CEO de Aramco

Sebastián Ramírez, abogado laboralista: "Si alguno de tus hijos es menor de 12 años, tienes derecho a pedir una reducción de jornada"

22 October 2026 at 15:15

La hora de salida del trabajo puede coincidir con la recogida de los niños o impedir atenderlos en casa, una situación ante la que la legislación laboral ofrece varias opciones para organizar los cuidados sin abandonar el empleo.

Una de ellas permite trabajar menos horas al día si se tiene a cargo directo a un menor de 12 años, aunque esa reducción lleva aparejada una disminución proporcional del salario y no debe confundirse con un simple cambio de turno. También se puede solicitar una distribución distinta del tiempo de trabajo o plantear la prestación a distancia, pero el alcance de esas peticiones depende de las necesidades familiares, de la organización de la empresa y de las reglas aplicables a cada medida.

Trabajar menos horas para cuidar

Sebastián Ramírez, abogado laboralista que publica vídeos divulgativos en la cuenta de TikTok LeyesConSebas, recuerda que, "si alguno de los hijos es menor de 12 años", se puede pedir una reducción de jornada, una posibilidad prevista para quien tiene a su cuidado directo a un menor por razones de guarda legal.

El artículo 37.6 del Estatuto de los Trabajadores fija para este supuesto una reducción de la jornada diaria de, como mínimo, un octavo y, como máximo, la mitad, acompañada de una rebaja salarial en la misma proporción. El ejemplo del abogado consiste en pasar de ocho a seis horas de trabajo al día para disponer de más tiempo de cuidado, una cuarta parte menos de jornada que conlleva la correspondiente disminución del sueldo, según explica en el vídeo.

La concreción horaria corresponde a la persona trabajadora dentro de su jornada ordinaria, conforme al artículo 37.7, aunque los convenios colectivos pueden establecer criterios para aplicarla y las discrepancias con la empresa se resuelven ante la jurisdicción social. La ley también exige indicar la fecha de inicio y finalización de la reducción con un preaviso de quince días, salvo fuerza mayor o un plazo diferente fijado en el convenio colectivo, por lo que conviene distinguir la solicitud del momento en que comenzaría a aplicarse.

Cambiar el horario o pedir teletrabajo

Ramírez menciona además la adaptación de jornada, que puede consistir en un horario flexible, un cambio de turno o una mayor flexibilidad en la entrada y la salida, sin que esa petición suponga por sí misma recortar horas de trabajo o salario. El artículo 34.8 reconoce el derecho a solicitar estos ajustes para conciliar la vida familiar y laboral hasta que los hijos cumplen 12 años, así como en otras situaciones de cuidado previstas en la norma, siempre mediante propuestas razonables y proporcionadas a las necesidades de ambas partes.

Si el convenio no regula el procedimiento, la empresa debe abrir una negociación de un máximo de quince días y responder por escrito con la aceptación, una alternativa o una negativa motivada; la petición se presume concedida si no existe oposición motivada expresa dentro de ese plazo.

El teletrabajo también puede formar parte de una solicitud de adaptación, pero no nace automáticamente por tener hijos: la Ley 10/2021 establece que el trabajo a distancia es voluntario para ambas partes y exige un acuerdo por escrito, sin perjuicio de los derechos que reconozcan otras normas o el convenio. En el vídeo, el abogado sostiene que las empresas cuyas tareas permitan trabajar a distancia deben facilitar esa vía "en la medida de lo posible", una formulación que remite al examen de cada caso y que no convierte la compatibilidad técnica del puesto en una concesión obligatoria sin valorar las necesidades organizativas.

© EP

Imagen de archivo de personas paseando con niños

Comer el menú del día, un esfuerzo cada vez mayor: su precio sube un 3,5% en un año y ya cuesta 14,70 euros

22 October 2026 at 15:11

La inflación desbocada ha afectado a todos los aspectos del día a día de los españoles, incluso en aspectos tan cotidianos y simples como poder comer un menú del día. En el último año el precio de esta opción en los restaurantes aumentó un 3,5%, situándose, de media en los 14,70 euros en el territorio español, según un estudio elaborado por Hostelería de España y Edenred.

Este avance se debe a la escalada del IPC que se ha ido registrando durante todo el año, desde el estallido del conflicto en Oriente Medio. Concretamente, en septiembre se situó en el 4,9% interanual, por encima de los precios de restauración, que aumentaron un 4,3%. A esto hay que sumarle el encarecimiento de la energía, un 21,7%, principal empuje inflacionario y el aumento de los costes laborales del sector, un 1,5%.

Una situación que "continúa estrechando los márgenes de los establecimientos" ya que, aunque la facturación de la restauración creció un 2,7 % de media hasta julio, la evolución de la actividad tras eliminar el efecto de los precios mostró "una caída del 1,6 %".

Murcia y Canarias, los más baratos

El precio medio por comunidades autónomas está entre los 13,50 y los 16,30 euros. Así, las regiones que registran el precio más bajo de la lista son Canarias y Murcia, empatadas en la primera posición.

Muy cerca se encuentran tres territorios. Es el caso de Extremadura, Asturias y Andalucía, con un precio compartido de 14 euros, uno de los más económicos de todo el país.

En cambio, en el otro extremo de la tabla se encuentra el País Vasco, con un coste medio para el menú del día de 16,30 euros. Le siguen Baleares y Cataluña, con 16 euros y 15,70 euros, respectivamente.

El precio cerrado, el principal motivo para elegirlo

El menú del día siempre ha sido una de las opciones más demandadas en los restaurantes españoles. Entre las razones para elegirlo, el precio cerrado y previsible es el principal motivo para un 34,5% de los establecimientos, seguido de la comida casera o tradicional para un 21,8% y la rapidez durante la jornada laboral para un 19,3%, además de la mejor relación calidad-precio frente a pedir a la carta en el 13,4% de las respuestas.

Por otro lado, la cocina tradicional continúa teniendo un peso central, ya que el 84,9% de los establecimientos incorpora platos españoles o regionales "al menos un día a la semana", mientras el 50,4% lo hace todos los días.

Cada vez son más los que se adaptan a las nuevas necesidades de sus clientes. El 47,1 % de los restaurantes ya ofrece medio menú y la opción "para llevar" está implantada en el 68,7 % de los establecimientos.

El presidente de Hostelería de España, José Luis Álvarez Almeida, ha explicado que el menú en los últimos años se está adaptando a las necesidades del mercado con la incorporación de opciones menos calóricas o para personas con necesidades especiales, "sin dejar de ser garante de nuestro acervo culinario y gastronomía típica de cada zona".

© Europa Press

Cataluña es la tercera autonomía con el menú del día más caro

Carlos Melio, abogado laboralista: "Que estés de baja médica no significa que tu empresa no pueda despedirte (...) tiene que alegar una causa totalmentemente distinta"

22 October 2026 at 14:17

Recibir una misiva de despido durante una incapacidad temporal suscita una duda inmediata sobre la posibilidad de extinguir el contrato mientras el trabajador se recupera, una decisión cuya validez depende del motivo aducido y de las pruebas disponibles, porque la baja y el despido pueden coincidir sin que exista un vínculo entre ambos.

La Ley 15/2022 veda la discriminación por enfermedad o condición de salud y amplía esa protección al empleo, incluido el despido, aunque la prohibición no torna nula toda extinción notificada durante una baja, pues para alcanzar esa conclusión hay que probar que la enfermedad incidió en la decisión empresarial. La nulidad debe diferenciarse de la improcedencia cuando una empresa comunica un motivo ajeno a la salud del trabajador y no logra probarlo, ya que esa ausencia de justificación puede hacer que el despido sea improcedente sin demostrar por sí sola que el verdadero móvil fuera discriminatorio.

La protección frente a la discriminación

El letrado laboralista Carlos Melio trata esta diferencia en un vídeo difundido en su cuenta de TikTok, donde afirma que "por el simple hecho de estar de baja médica no estás blindado" y alerta de que la empresa debe justificar la extinción por un motivo que no guarde relación con la incapacidad temporal.

Melio propone como ejemplo una causa económica y mantiene que a la empresa puede resultarle complicado separar el despido de la baja cuando alega supuestos incumplimientos previos, entre los que cita una caída del rendimiento, faltas de horario o una transgresión de la buena fe contractual, motivos cuya realidad tendría que analizarse en cada caso.

El artículo 30 de la Ley 15/2022 dispone que, si quien demanda presenta indicios fundados de discriminación, incumbe a la empresa ofrecer una justificación objetiva y razonable, suficientemente probada, de su decisión, de manera que la coincidencia temporal entre el despido y la baja no basta por sí sola para dar por probado el móvil discriminatorio.

Melio alerta de que, si la causa real es la enfermedad y la empresa no consigue desvirtuar los indicios, "el despido sería nulo", calificación que el Estatuto de los Trabajadores reserva para los despidos motivados por causas de discriminación prohibidas o que lesionen derechos fundamentales, mientras que una decisión sin causa probada puede terminar declarada improcedente.

El plazo para recurrir la decisión

Ante una misiva de despido, Melio recomienda guardar tanto ese documento como el finiquito o la liquidación entregada por la empresa y reclamar, una recomendación vinculada a la obligación de comunicar por escrito, en el despido disciplinario, los hechos que lo motivan y la fecha en que tendrá efectos. La acción contra el despido caduca a los 20 días hábiles siguientes a aquel en que se produjo, según el apartado tercero del artículo 59 del Estatuto de los Trabajadores, y la presentación de la solicitud de conciliación ante el órgano competente interrumpe ese plazo, por lo que dejar transcurrir los días mientras se reúne documentación puede cerrar la vía de impugnación.

Si un juzgado declara nulo el despido tras apreciar los hechos probados en el procedimiento, incluida la posible relación entre la enfermedad y la decisión de la empresa, la Ley reguladora de la jurisdicción social ordena la readmisión inmediata y el pago de los salarios dejados de percibir.

© PEXELS

Imagen de archivo de una persona hospitalizada

Los multipropietarios suben el alquiler casi el doble que los caseros con un solo piso

22 October 2026 at 11:39
Miles de personas se manifiestan en Madrid por una vivienda digna, el pasado 3 de octubre.

La brecha en el mercado del alquiler en España no solo se mide por barrios o por metros cuadrados; también importa el perfil del casero. Entre 2019 y 2023, los propietarios con cinco o más viviendas en alquiler encarecieron sus rentas un 13,5% de media, casi el doble que el incremento del 7,2% registrado por los pequeños propietarios con un solo piso en el mercado. La conclusión se extrae de un análisis publicado este jueves por el centro de investigación EsadeEcPol, que ha examinado los datos de Hacienda de más de 780.000 alquileres declarados por personas físicas en España.

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Maldonado cambia mapa turístico en Uruguay

22 October 2026 at 15:47

Montevideo, 22 oct (Prensa Latina) El mapa turístico uruguayo cambia hoy con el ascenso del departamento de Maldonado como el más visitado y donde más gastan los turistas.

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Batterie cinesi, la pacchia è finita. L’Europa alza le difese

22 October 2026 at 15:45

Stessa storia, solo che al posto delle auto ci sono le batterie. Da quando l’Europa ha imparato a difendersi dalla Cina, molte cose sono cambiate nel Dragone. I costruttori di auto della Repubblica popolare, per esempio, hanno cominciato a girare al largo dal Vecchio continente, complici le regole sempre più stringenti messe in piedi da Bruxelles, a cominciare dall’accordo bilaterale che dimezza i veicoli ibridi cinesi da piazzare sul mercato dell’Unione. Adesso sembra essere arrivato il turno delle batterie, settore direttamente connesso alla mobilità elettrica e di cui la Cina, nemmeno a dirlo è monopolista. Colossi come Catl, Gotion e Sungrow stanno infatti continuando a rafforzare la propria presenza all’estero, anche per espressa richiesta del governo cinese.

Ma, ed è questa la novità, calcolando molto bene le proprie mosse. Non bisogna mai dimenticare che la Cina è orfana da tempo dei propri cavalli di Troia nel Vecchio continente. Vale su tutti il caso dell’Ungheria che all’indomani della caduta di Viktor Orban, che al contrario al Dragone aveva aperto le braccia, ha improvvisamente voltato le spalle ai produttori di batterie cinesi. Il fatto è che le barriere occidentali aumentano e di questo la concorrenza sleale cinese non può non tenere conto. Ora, se è vero come ha scritto il centro studi Climate Energy Finance che le aziende della Cina hanno annunciato 12 miliardi di dollari in investimenti all’estero spalmati su 14 accordi quest’anno e circa 90 miliardi di dollari dal 2023 è altrettanto vero che le autorità di regolamentazione occidentali stanno diventando più severe.

Un esempio? Il Regno Unito ha bloccato le turbine Ming Yang lo scorso marzo, la Germania ha bloccato poche settimane fa un’acquisizione da parte di imprese cinesi nei suoi porti. Non è allora una caso se, tornando alle batterie, le azioni di Catl negli ultimi giorni sono crollate di oltre l’8% dopo risultati del terzo trimestre, ben inferiori alle attese. Mentre Sungrow è sì in trattative con importanti aziende statunitensi di intelligenza artificiale per quanto riguarda lo storage, ma Ubs altre banche d’affari dubitano della possibilità di accesso al mercato statunitense del colosso cinese a causa di dazi e divieti imposti dall’amministrazione Trump.

Tutto questo mentre le restrizioni previste dall’intesa preliminare tra Unione europea e Cina sulle importazioni di auto ibride potrebbero rendere nuovamente interessanti per gli investitori i titoli dei costruttori automobilistici europei. Un messaggio chiaro che emerge da un’analisi di Citi, secondo cui il contenimento della crescita delle quote di mercato dei marchi cinesi potrebbe favorire una rivalutazione del settore, penalizzato negli ultimi anni dalla pressione competitiva asiatica. L’intesa tra Bruxelles e Pechino prevede, giova ricordarlo, un tetto iniziale di 350mila vetture ibride prodotte in Cina importabili nell’Ue nel 2027, a fronte di un volume atteso di circa 800mila unità nel 2026.

C’è però il caso inverso. Yes-Eu, società europea specializzata nell’assistenza alle batterie ad alta tensione, ha inaugurato nell’area di Oslo, in Norvegia, quello che definisce il più grande centro europeo di assistenza per batterie, con una superficie di oltre 10mila metri quadrati. L’iniziativa nasce dalla partnership con Ning Service, il marchio del gruppo cinese Catl dedicato ai servizi post-vendita.Il nuovo polo offrirà servizi di diagnostica, riparazione certificata e gestione dell’intero ciclo di vita delle batterie destinate ad auto, autobus, camion elettrici e sistemi di accumulo energetico. L’obiettivo è ridurre i costi di manutenzione intervenendo, quando possibile, sui singoli moduli difettosi anziché sostituire l’intero pacco batteria.

 

Lucro da sueca Spotify cai 42% no 3.º trimestre para 518 milhões

22 October 2026 at 15:45

A Spotify registou um lucro líquido atribuído de 518 milhões de euros no terceiro trimestre, uma redução de 42% em comparação com o mesmo período do ano anterior, divulgou, esta quinta-feira, a plataforma de ‘streaming’ musical.

Entre julho e setembro, as receitas da empresa sueca atingiram os 4.969 milhões de euros, um aumento de 16% em relação ao ano anterior, enquanto o lucro operacional cresceu para 967 milhões de euros, mais 25%.

Do total da faturação, 4.487 milhões de euros correspondem a subscrições ‘premium’, enquanto 482 milhões de euros a receitas de publicidade.

O total de utilizadores mensais ativos cresceu 11% em relação ao ano anterior, situando-se nos 788 milhões.

Já os assinantes ‘premium’ atingiram os 306 milhões de utilizadores, um aumento de 9%.

A Spotify estima atingir um total de 818 milhões de utilizadores mensais ativos até ao final do exercício e 316 milhões de assinantes ‘premium’.

No plano económico, a empresa prevê receitas de 5.200 milhões de euros no quarto trimestre e 820 milhões de euros de lucro operacional.

Judite Mota e João Madeira assumem liderança do CCP. “Queremos continuar a ser a referência da criatividade nacional”

22 October 2026 at 15:29
A nova Direção do Clube da Criatividade de Portugal, liderada por Judite Mota, chief creative officer da Publicis, e João Madeira, chief creative officer da Fuel, quer consolidar o trabalho desenvolvido nos últimos anos, reforçar a descentralização e preparar a comunidade criativa para os desafios da indústria.

Judite Mota e João Madeira assumem liderança do CCP. “Queremos continuar a ser a referência da criatividade nacional”

22 October 2026 at 15:29
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Judite Mota e João Madeira assumem liderança do CCP. “Queremos continuar a ser a referência da criatividade nacional”

22 October 2026 at 15:29
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