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CATL, il business delle batterie a noleggio: la scommessa finanziaria sui camion elettrici

21 October 2026 at 05:03

La novità annunciata da CATL per i camion elettrici non riguarda soltanto una batteria che si cambia in circa cinque minuti. La scommessa più interessante è finanziaria: trasformare una parte del costo iniziale del veicolo in un servizio pagato nel tempo.

Il colosso cinese delle batterie vuole estendere il modello del battery swapping ai mezzi pesanti. Il pacco principale, montato sul telaio, può essere preso in leasing e sostituito nelle stazioni QIJI. Una seconda batteria resta, invece, sul camion per fornire autonomia di supporto. In questo modo la flotta può pagare per l’uso dell’accumulatore senza doverne acquistare subito uno di grande capacità.

Per chi gestisce camion, il vantaggio potenziale è sulla liquidità: meno capitale da immobilizzare all’inizio e una spesa più legata all’attività del mezzo. Il leasing non cancella il costo: lo distribuisce nel tempo. La convenienza dipenderà dai canoni, dal prezzo dell’energia, dai chilometri percorsi e dalla disponibilità delle stazioni lungo le tratte.

Il modello: la batteria diventa un servizio

CATL sostiene che il proprio sistema Battery-as-a-Service addebiti l’energia netta caricata, anziché quella consumata dal veicolo. Per i clienti del piano base, l’azienda indica una riduzione fino al 20% del costo di noleggio della batteria. Sono condizioni comunicate da CATL: non equivalgono a una riduzione del 20% del costo totale del camion o dell’intera attività di trasporto.

La flessibilità può essere utile anche alle imprese con volumi stagionali. CATL afferma che la batteria principale può essere noleggiata per periodi diversi, così da contenere le spese quando la domanda di trasporto è più bassa. Per un autotrasportatore, però, la domanda decisiva resta: il risparmio sul capitale iniziale compensa le rate e gli altri costi operativi durante tutta la vita del mezzo?

È una questione concreta per le imprese di trasporto italiane: la protesta degli autotrasportatori siciliani ha riportato al centro il caro carburante e i ritardi nei fondi. QuiFinanza ha ricostruito il confronto sul caro carburante e sui fondi per gli autotrasportatori. Il passaggio all’elettrico cambia la voce di spesa, ma non elimina l’esigenza di far quadrare i conti.

La rete ha bisogno di camion e di capitali

CATL punta a 900 stazioni di cambio batteria per camion in Cina entro la fine del 2026, 2.000 nel 2027 e 10.000 nel lungo periodo. Al lancio del nuovo sistema ha dichiarato di aver firmato accordi per 13.000 unità. La cifra indica accordi annunciati dall’azienda, non camion già consegnati né ricavi già incassati.

Qui si apre il secondo lato finanziario della storia. Il leasing può alleggerire l’investimento iniziale di chi compra o utilizza il camion, ma CATL e i suoi partner devono sostenere i costi delle batterie e dell’infrastruttura. Queste spese rientrano nel CAPEX aziendale: investimenti di capitale da sostenere prima che la rete possa generare ricavi. Una stazione poco utilizzata rischia di non generare abbastanza attività per ripagare il capitale investito; una rete capillare, invece, può rendere il servizio più utile e favorire nuovi clienti.

Aspetto Possibile beneficio Punto da verificare
Batteria in leasing Minore esborso iniziale per la flotta Canoni e costo complessivo nel tempo
Noleggio flessibile Spesa più adattabile ai periodi di lavoro Quanto varia davvero la domanda stagionale
Stazioni di scambio Meno tempi di fermo rispetto alla ricarica Utilizzo sufficiente a coprire gli investimenti
Accordi per 13.000 unità Segnale di interesse commerciale Quante diventeranno consegne e ricavi

Il banco di prova europeo: il costo totale

Il modello interessa anche l’Europa, ma con una cautela importante: il piano di 900 stazioni riguarda la Cina. CATL ha già annunciato collaborazioni europee con operatori della logistica, tra cui Kuehne+Nagel, mentre il progetto di battery swapping per camion previsto nell’accordo con quest’ultima è indicato in Cina. Non c’è, quindi, un calendario ufficiale per una rete CATL di stazioni in Italia.

In Europa, CATL e Octopus Energy hanno annunciato la joint venture Swaptopus per sviluppare una rete di cambio batteria per camion. Le società hanno parlato di un potenziale di oltre 300.000 mezzi serviti e di più di 30 miliardi di sterline di investimenti privati attivabili quando la rete sarà a regime.

La convenienza per le flotte non si giudica dal solo prezzo d’acquisto. Contano energia, pedaggi, manutenzione, finanziamento e tempo in cui il camion resta fermo. Un’analisi di Transport & Environment rileva che, in sei dei nove principali mercati europei considerati, i camion elettrici sono già la scelta economicamente più conveniente nell’arco di cinque anni. Il risultato varia in base al Paese e alle condizioni operative e non riguarda specificamente il sistema CATL.

Per l’Italia, quindi, il tema non è stabilire se il battery swap sostituirà subito il diesel o la ricarica. È capire chi finanzierà le batterie e le stazioni, quanto costerà il servizio alle imprese e quanta strada dovranno percorrere i mezzi perché il modello funzioni. CATL sta provando a spostare la competizione dalla vendita di un camion alla gestione continuativa della sua energia. La tecnologia è già sul tavolo; i conti, per ora, sono ancora da dimostrare.

Ryanair apre una nuova base in Italia e attiva nuove rotte, gli aeroporti interessati

21 October 2026 at 04:00

Ryanair rafforza la propria presenza in Italia con una nuova base per l’estate 2027 e un ampliamento dei collegamenti già a partire dalla stagione invernale 2026. La compagnia aerea low cost punta ad aumentare il numero di passeggeri, ampliare le destinazioni raggiungibili e sostenere il turismo attraverso un incremento della capacità operativa e nuovi investimenti sul territorio.

La nuova base Ryanair per l’estate 2027

L’apertura della nuova base Ryanair riguarda l’aeroporto di Rimini, dove la compagnia ha fatto sapere che posizionerà due aeromobili il prossimo anno, grazie a un investimento dichiarato di 200 milioni di dollari. Il progetto è stato presentato il 15 ottobre 2026, durante il Ttg Travel experience di Rimini, e punta a raddoppiare l’offerta di posti rispetto all’estate 2025 con:

  • 17 rotte, di cui cinque nuove;
  • oltre 600.000 posti disponibili;
  • 114 voli settimanali complessivi.

L’ampliamento delle possibilità di collegamento con destinazioni internazionali, secondo le stime, sosterrà oltre 500 posti di lavoro locali e contribuirà ad attrarre nuovi visitatori in Emilia Romagna, soprattutto quelli internazionali durante la stagione del turismo balneare.

Questa espansione è stata inoltre giustificata come una conseguenza diretta dell’abolizione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco decisa dalla regione. Ryanair sostiene infatti che la riduzione dei costi applicati al trasporto aereo abbia contribuito a creare condizioni più favorevoli per ampliare l’offerta e destinare nuovi aeromobili agli aeroporti interessati. Per le compagnie aeree rappresenta infatti una componente dei costi legati al trasporto e può incidere sulle valutazioni economiche relative all’apertura di nuove rotte o all’assegnazione di aeromobili a uno scalo.

Dove aumentano i voli Ryanair: gli aeroporti italiani interessati

L’intervento di Ryanair a Rimini si affianca al potenziamento delle operazioni in Lombardia. Il 1° ottobre 2026, infatti, la compagnia ha presentato il programma invernale per Milano, spiegando che il suo obiettivo è quello di raggiungere 21 milioni di passeggeri annui tra gli aeroporti di Bergamo e Malpensa.

Per l’inverno 2026, l’offerta complessiva arriverà a 8,7 milioni di posti, con un incremento dell’11%. Il programma comprende:

  • 125 rotte, dieci delle quali nuove (sei in partenza da Malpensa e quattro da Bergamo);
  • l’aumento della flotta basata nell’area milanese, che salirà a 33 aeromobili, grazie a un investimento complessivo di 3,3 miliardi di dollari;
  • due nuovi aerei assegnati a Bergamo, con un investimento aggiuntivo di 200 milioni di dollari.
  • l’aggiunta di oltre 640.000 posti a Malpensa, incrementando del 27% la capacità dell’aeroporto rispetto alla programmazione precedente.

Secondo le stime diffuse dal vettore, l’operazione complessiva contribuirà a sostenere oltre 16.200 posti di lavoro locali, con effetti sull’attrattività turistica della regione.

Quali sono le nuove rotte

Le cinque nuove destinazioni annunciate per l’estate 2027 da e per Rimini sono:

  • Dublino, in Irlanda;
  • Memmingen, in Germania;
  • Stoccolma, in Svezia;
  • Tirana, in Albania;
  • Varsavia, in Polonia.

La scelta delle destinazioni è significativa anche dal punto di vista commerciale. I collegamenti con queste mete europee possono intercettare differenti segmenti di domanda, dai viaggi turistici per piacere alle visite a parenti e amici, fino agli spostamenti per ragioni professionali.

Per quanto riguarda i nuovi collegamenti tra Bergamo e Malpensa, invece, le destinazioni indicate nel programma invernale 2026 di Ryanair comprendono:

  • Liverpool;
  • Paphos;
  • Rabat;
  • Reggio Calabria;
  • Agadir;
  • Crotone;
  • Edimburgo;
  • Danzica;
  • Funchal;
  • Tirana.

Sei rotte saranno operate da Malpensa e quattro da Bergamo.

Esenzione IMU per coniugi con residenze separate nello stesso edificio, l’imposta non si paga

21 October 2026 at 04:00

Pagare le tasse sulla casa è da sempre uno dei temi più caldi e sentiti dalle famiglie italiane, specialmente quando si parla di abitazione principale e agevolazioni fiscali. Negli ultimi anni, la normativa attorno all’esenzione IMU per coniugi ha vissuto vere e proprie montagne russe, intrappolando molte coppie tra cavilli burocratici, avvisi di accertamento comunali e timori di dover versare somme non dovute.

A mettere un punto fermo e a fare chiarezza su uno dei casi più spinosi in assoluto – quello dei coniugi che vivono in due appartamenti distinti ma situati nello stesso edificio – è intervenuta la Corte di Cassazione. Con l’ordinanza n. 25004 del 4 settembre 2026, la Suprema Corte ha stabilito un principio che regala grande respiro a molte famiglie: la presenza di due residenze separate all’interno dello stesso stabile non fa decadere il diritto al beneficio fiscale, anche di fronte a collegamenti fisici tra le due proprietà.

Ma come si è arrivati a questa pronuncia? Quali sono le condizioni concrete che i nuclei familiari devono rispettare per non rischiare sanzioni dal proprio Comune? Ripercorriamo l’evoluzione della norma e analizziamo cosa stabilisce la decisione dei giudici di legittimità.

Esenzione IMU per coniugi: un po’ di storia

Per comprendere l’impatto dell’ordinanza di settembre 2026, bisogna fare un piccolo passo indietro e ricordare come la materia fosse regolata fino a poco tempo fa. Per anni, i Comuni hanno applicato in maniera estremamente rigida il concetto di nucleo familiare. La regola generale prevedeva che l’agevolazione per l’abitazione principale spettasse a un solo immobile per famiglia. Se marito e moglie decidevano, per motivi personali o lavorativi, di fissare la propria residenza in due abitazioni diverse, il Fisco tendeva a concedere l’esenzione a una sola delle due case, bollando la seconda come immobile soggetto a IMU ordinaria.

La prima grande rivoluzione è arrivata con la sentenza n. 209 del 2022 della Corte Costituzionale. La Consulta ha dichiarato illegittima la norma che condizionava l’agevolazione alla coabitazione di tutto il nucleo familiare, stabilendo che il diritto alla detrazione o all’esenzione ha natura individuale. In altre parole: ogni cittadino possessore di un immobile ha diritto all’esenzione se in quella casa ha sia la residenza anagrafica sia la dimora abituale, a prescindere da dove risieda il partner.

Nonostante questo chiarimento, molti enti locali hanno continuato a contestare le situazioni al limite, in particolare quelle in cui i coniugi risultano residenti in appartamenti contigui o situati nel medesimo condominio, sospettando manovre elusive dirette unicamente a risparmiare sull’imposta.

Il caso concreto: due appartamenti vicini e collegati

L’ordinanza n. 25004/2026 nasce proprio da un contenzioso di questo tipo, originato da un avviso di accertamento con cui un Comune richiedeva il pagamento dell’IMU arretrata.

I protagonisti della vicenda erano due coniugi proprietari di due appartamenti contigui, situati allo stesso piano dello stesso edificio residenziale e identificati al Catasto con due subalterni distinti. Ciascun coniuge era titolare di uno dei due immobili e ne richiedeva l’esenzione come prima casa. Negli anni, tuttavia, la coppia aveva effettuato alcuni lavori di collegamento interno (tra cui la realizzazione di una scala e l’utilizzo di un’unica cucina situata in una delle due porzioni).

Di fronte a questa situazione, il Comune ha disconosciuto la doppia esenzione IMU per coniugi: secondo la tesi dell’ente locale, l’unione di fatto degli spazi e la presenza del vincolo matrimoniale dimostravano che i due immobili venivano usati come un’unica abitazione familiare. Di conseguenza, il Comune pretendeva di applicare l’esenzione su un solo immobile, chiedendo il pagamento dell’imposta ordinaria sul secondo appartamento come se fosse una seconda casa.

Cosa ha stabilito la Cassazione: prevale il dato catastale e personale

La Cassazione ha respinto con decisione la tesi del Comune, dando ragione al contribuente e confermando un principio fondamentale di tutela per le famiglie: la contiguità fisica o la presenza di interventi di collegamento non cancellano l’autonomia fiscale dei due appartamenti.

I giudici della Sezione Tributaria hanno chiarito tre punti cardine:

  • autonomia del singolo possessore. Il diritto a non pagare l’imposta si misura sul singolo proprietario. Se ciascun coniuge risiede anagraficamente e dimora stabilmente nel proprio immobile, il fatto che l’altro partner viva nella porta accanto o al piano di sopra non inficia il beneficio;
  • importanza del subalterno catastale. Finché i due immobili mantengono due identificativi catastali distinti e separati, l’esenzione si valuta singolarmente per ciascun subalterno. Se invece i proprietari dovessero procedere a una fusione catastale formale (unificando i due subalterni in uno solo), l’immobile diventerebbe uno solo e l’esenzione spetterebbe inevitabilmente per una sola casa;
  • inapplicabilità del vincolo di coabitazione coatta. La vicinanza strutturale tra le abitazioni non può essere usata dai Comuni come presunzione automatica di elusione fiscale.

Come dimostrare la dimora abituale: le prove richieste alle famiglie

Se da un lato la Cassazione protegge le famiglie da accertamenti ingiustificati, dall’altro non lascia spazio ai furbetti. Per beneficiare dell’esenzione IMU per coniugi in caso di appartamenti nello stesso palazzo o vicini, non basta esibire il semplice certificato di residenza anagrafica. È indispensabile dimostrare la dimora abituale effettiva, ossia che l’immobile sia davvero vissuto su base quotidiana.

Per difendersi da eventuali controlli o contestazioni del Comune, le famiglie devono assicurarsi di poter esibire una documentazione solida:

  • i consumi delle utenze domestiche rappresentano la prova regina. I rendiconti di energia elettrica, gas e acqua devono mostrare consumi reali, costanti e compatibili con la vita di tutti i giorni in entrambe le unità. Consumi azzerati o estremamente bassi in uno dei due appartamenti faranno scattare immediatamente il sospetto che l’immobile sia usato solo come estensione o deposito, portando alla perdita dell’agevolazione;
  • corrispondenza e servizi territoriali. La ricezione di posta personale, le bollette intestate, l’indicazione della sede lavorativa e, soprattutto, la scelta del medico di medicina generale legata a quel preciso indirizzo sono elementi valutati con grande attenzione dai giudici in sede di contenzioso;
  • separazione degli ambienti. Sebbene piccoli collegamenti funzionali non annullino il diritto, le due abitazioni devono conservare la propria indipendenza strutturale e la propria classificazione catastale distinta.

Consigli pratici per la gestione della casa e dei rimborsi

Per le coppie che si trovano in una situazione analoga o che stanno valutando come gestire le proprietà di famiglia, ecco alcune indicazioni utili.

Valutare con attenzione le fusioni catastali

Prima di unire formalmente due appartamenti vicini dal punto di vista catastale, occorre considerare le conseguenze fiscali. L’unificazione comporta il passaggio a un’unica abitazione principale (con un solo beneficio IMU) e potrebbe far salire la categoria catastale dell’immobile, magari sfociando nelle categorie di lusso (A/1, A/8, A/9) che non godono di alcuna esenzione.

Conservare le fatture dei consumi

È buona norma archiviare con cura le bollette delle utenze degli ultimi cinque anni per entrambi gli appartamenti, così da poter rispondere prontamente a eventuali questioni sollevate dagli uffici tributi comunali.

Richiesta di rimborso per il passato

I nuclei familiari che negli anni passati hanno versato l’IMU su una delle due abitazioni pur possedendo tutti i requisiti di residenza e dimora effettiva stabiliti dalla giurisprudenza, possono valutare la presentazione di un’istanza di rimborso al Comune. Il termine di decadenza per richiedere la restituzione delle somme versate e non dovute è di 5 anni dalla data del pagamento.

Sciopero dei tir, in Sicilia il Comitato revoca la protesta: sbloccati 480 milioni per il gasolio

20 October 2026 at 17:52

La paralisi dei trasporti nell’isola è stata sventata in extremis. In Sicilia le associazioni di categoria hanno disposto la revoca del fermo dei tir, mettendo in salvo la catena della distribuzione alimentare e l’approvvigionamento dei carburanti.

La svolta è arrivata al termine di un serrato confronto con le istituzioni, culminato con lo sblocco di risorse finanziarie decisive per il comparto logistico della regione.

Perché i tir ricominciano a circolare in Sicilia

A disinnescare la protesta è stato il via libera definitivo ai fondi di compensazione. Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi, ha confermato l’immediata disponibilità di 480 milioni di euro destinati ad abbattere i costi di insularità e a mitigare l’impatto dei rincari sulla movimentazione delle merci.

Preso atto dell’accoglimento di quasi tutte le istanze presentate nella piattaforma rivendicativa, il Comitato trasportatori siciliani ha sospeso il blocco dei camion per dare un segnale di apertura al ministro Matteo Salvini, pur mantenendo lo stato di agitazione fino all’attuazione completa delle misure.

A stretto giro è arrivata anche la fermata del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha promesso di affiancare alle risorse nazionali ulteriori interventi regionali a tutela della continuità territoriale e della competitività delle imprese locali.

La protesta del caro carburante continua nel resto del Sud

Se in Sicilia si evita il peggio, nel resto del Mezzogiorno la morsa della protesta non accenna a flettere. La combinazione tra l’esplosione dei costi del gasolio e i ritardi negli interventi statali sta spingendo autotrasportatori e agricoltori a bloccare i principali snodi viari del Sud:

  • in Campania la mobilitazione ha congelato la viabilità con presidi a oltranza e blocchi notturni ai caselli di Nola sulla A30, Avellino Est e lungo gli svincoli della A2 nel Vallo di Diano;
  • in Puglia i cortei di tir e trattori hanno invaso la viabilità ordinaria tra Bari e Bitonto, paralizzando il traffico per denunciare margini di profitto ormai azzerati;
  • in Molise i presidi dei camionisti stanno già provocando i primi ritardi nelle consegne dei prodotti freschi e rallentamenti nelle catene di produzione industriale.

Dopo i fornai anche i pescherecci pronti al blocco nazionale

A rendere il quadro ancora più critico è l’effetto contagio che sta travolgendo gli altri settori energivori. Dopo i fornai, anche le marinerie italiane sono pronte a spegnere i motori e a incrociare le braccia contro i rincari energetici innescati dalle tensioni geopolitiche internazionali.

In prima fila c’è la flotta del Molise: gli armatori della marineria di Termoli hanno confermato che i motopesca resteranno ormeggiati nei porti. Tra le richieste urgenti indirizzate al Governo spiccano la proroga del credito d’imposta sul carburante fino al 31 dicembre, il saldo dei ristori arretrati e un’immediata sburocratizzazione per il comparto della blue economy.

Classifica città smart d’Italia: Bologna si conferma prima ma cresce il divario col Sud

20 October 2026 at 17:23

Bologna si conferma la città più smart d’Italia per il secondo anno consecutivo. A completare il podio della settima edizione del City Vision Score 2026-27 ci sono Pordenone, che compie un salto in avanti passando dall’ottavo al secondo posto, e Casalecchio di Reno, comune alle porte del capoluogo emiliano.

Il verdetto della graduatoria, presentata a Padova durante gli Stati generali delle città intelligenti, incorona nuovamente il Nord e traccia una mappa dell’innovazione nei territori italiani che riflette le croniche condizioni territoriali.

Cos’è City Vision Score

L’indice, curato dalle società Blum e Prokalos, misura il grado di intelligenza dei comuni italiani analizzando la totalità delle 7.896 realtà amministrative presenti sul territorio nazionale.

I tre centri urbani che guidano la graduatoria hanno ottenuto punteggi ai vertici della scala di valutazione (da 10 a 100): Bologna ha conquistato il punteggio pieno di 100 punti, seguita a brevissima distanza da Pordenone con 99,96 punti e da Casalecchio di Reno a quota 99.

I sei criteri di valutazione

La misurazione del livello di digitalizzazione e innovazione si basa su 30 indicatori analitici, ripartiti su sei dimensioni cardine della trasformazione urbana:

  • l’efficienza amministrativa, la digitalizzazione dei servizi pubblici e la trasparenza;
  • la vitalità del tessuto imprenditoriale, l’innovazione e la capacità di attrarre investimenti;
  • sostenibilità ambientale, gestione dei rifiuti e politiche energetiche;
  • qualità della vita, sicurezza, offerta culturale e inclusione sociale;
  • infrastrutture di trasporto sostenibile, mobilità elettrica e connessioni stradali;
  • competenze digitali dei cittadini, istruzione e capitale umano.

La top 10 delle città più smart d’Italia

Nove dei primi dieci comuni appartengono al Nord Italia, evidenziando una marcata concentrazione geografica dei centri ad alta tecnologia. Di seguito la classifica dei primi dieci comuni italiani:

  • Bologna, con 100 punti;
  • Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia, con 99,96 punti;
  • Casalecchio di Reno, in Emilia-Romagna, con 99,00 punti;
  • Bergamo (Lombardia);
  • Brescia (Lombardia);
  • Rovereto (Trentino-Alto Adige);
  • Agrate Brianza (Lombardia);
  • Firenze;
  • Milano (Lombardia);
  • Udine (Friuli-Venezia Giulia).

Le città del Centro e del Sud Italia dove sono?

Dietro i successi dei primi dieci centri emerge una verità ormai cronica: il Centro e il Mezzogiorno restano completamente esclusi da qualsiasi caratterizzazione delle smart city. Nelle prime cento posizioni figurano 91 comuni del Nord e 9 del Centro, nessun comune del Sud o delle Isole.

Per trovare la prima realtà meridionale occorre scendere fino alla 301esima posizione, occupata da Pescara, che risulta anche l’unico comune di tutto il Sud a rientrare tra i primi 500. Per trovare la prima città insulare si deve arrivare all’865esimo posto con Cagliari, seguita da Bari al 1.456esimo posto, Avellino al 1.671esimo e Lecce al 1.688esimo.

Un’Italia a due velocità

Anche la media dei punteggi evidenzia la spaccatura. Mentre il Nord viaggia a una media di 63,2 punti, con il Nord-Est in vetta a 67,7, e le città del Centro si attestano a 57,1, il Sud si ferma a 37,8 punti.

L’Italia continua ad andare a due velocità, e senza un rafforzamento della capacità amministrativa e investimenti mirati al Mezzogiorno, i progetti di transizione digitale, energetica e ambientale rischiano di essere una realtà solo per una parte del Paese.

Lotto e SuperEnalotto, estrazioni di Oggi martedì 20 ottobre 2026: numeri e combinazione vincente

20 October 2026 at 17:12

Come ogni martedì, giovedì, venerdì e sabato tornano le estrazioni di Lotto, SuperEnalotto e 10eLotto.

Il jackpot del superenalotto è di € 42.800.000,00 milioni di euro.

Scopriamo i numeri vincenti dell’estrazione di oggi 20 ottobre 2026:

Estrazioni del SuperEnalotto

Sestina vincente:

13 25 37 45 50 72
Jolly: 3
Superstar: 49

Quote SuperEnalotto
• 6 punti: vincitori
• 5 punti + Jolly: vincitori
• 5 punti: 2 vincitori totalizzano € 82.510,21
• 4 punti: 558 vincitori totalizzano € 302,57
• 3 punti: 18206 vincitori totalizzano € 27,83
• 2 punti: 281575 vincitori totalizzano € 5,58

Quote SuperStar
• 5 punti più SuperStar: vincitori
• 4 punti più SuperStar: 6 vincitori totalizzano € 30.257,00
• 3 punti più SuperStar: 79 vincitori totalizzano € 2.783,00
• 2 punti più SuperStar: 1659 vincitori totalizzano € 100,00
• 1 punti più SuperStar: 11496 vincitori totalizzano € 10,00
• 0 punti più SuperStar: 28044 vincitori totalizzano € 5,00

Estrazioni del Lotto

Ruota 1° estr. 2° estr. 3° estr. 4° estr. 5° estr.
Bari: 54 19 90 65 23
Cagliari: 7 78 44 23 64
Firenze: 85 52 78 37 21
Genova: 14 88 68 18 29
Milano: 69 16 29 53 22
Napoli: 1 76 64 21 31
Palermo: 14 18 47 37 51
Roma: 86 88 64 26 34
Torino: 21 64 52 62 40
Venezia: 29 87 64 40 50
Nazionale: 3 52 85 23 42

Estrazione del 10eLotto serale

1 7 14 16 18 19 21 29 44 52
54 64 69 76 78 85 86 87 88 90
Numero oro: 54
Doppio oro: 54 19

Prossima estrazione

La prossima estrazione del Lotto, SuperEnalotto e 10eLotto serale sarà alle 20:00 del giovedì 22 ottobre 2026. Puoi giocare fino alle 19:30 del giorno dell’estrazione. Il jackpot del SuperEnalotto è di € 42.800.000,00 milioni e il montepremi complessivo è di 42,8 milioni di euro.

Estrazione precedente

Nell’ estrazione precedente di sabato 17 ottobre 2026, non ci sono stati né 6 né 5+.

Estrazioni del mese

Verifica tutte le estrazioni del mese del SuperEnalotto e del Lotto

Voli low cost a rischio nel 2027, Ryanair avverte: in arrivo aumenti fino al 20%

20 October 2026 at 16:13

L’era dei voli low cost potrebbe essere finita. Nel 2027 le tariffe aeree in Europa potrebbero registrare rincari record fino al 20%, mettendo a segno uno degli aumenti più marcati della loro storia recente.

A lanciare l’allarme è Michael O’Leary, ceo di Ryanair, secondo cui le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il conseguente caro-petrolio rischiano di travolgere i margini operativi di tutto il comparto.

Le dichiarazioni del ceo di Ryanair

Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Bruxelles nella giornata di oggi, il numero uno del primo vettore low cost europeo ha tracciato uno scenario di forte rincaro per i prossimi dodici mesi:

vedremo, a mio avviso, il più grande aumento delle tariffe aeree mai registrato in Europa

ha dichiarato O’Leary, sottolineando come neanche un incremento così marcato dei prezzi dei biglietti e degli eventuali supplementi carburante possa bastare a compensare la violenta impennata dei costi energetici.

Perché le compagnie aeree low cost rischiano perdite

Il fattore di maggiore vulnerabilità per le compagnie risiede nella gestione delle coperture finanziarie contro le oscillazioni del carburante. Ryanair e tutti gli altri vettori europei che finora hanno permesso a una generazione intera di volare a prezzi contenuti si trovano ad affrontare questo periodo ampiamente scoperti rispetto al rincaro del greggio.

O’Leary ha spiegato che Ryanair è coperta soltanto per il 15% del fabbisogno del prossimo anno. Questo significa che l‘85% del carburante necessario per garantire il servizio resta esposto alle oscillazioni del mercato.

A complicare il quadro c’è anche il cambio delle abitudini dei viaggiatori, che tendono a posticipare sempre di più l’acquisto dei biglietti, rendendo complessa e imprevedibile la pianificazione operativa dei voli.

La combinazione tra caro-carburante e pressione fiscale porterà il vettore a ridurre la propria presenza in Francia e Belgio in risposta all’aumento delle imposte locali, mentre sul fronte industriale si attende per gennaio la consegna del primo Boeing 737 Max 10 (con altri 16 aeromobili previsti entro aprile) per cercare di efficientare i consumi.

Il tramonto del low cost

I titoli del settore riflettono già la gravità della crisi: Ryanair ha ceduto fino al 2,1% in borsa, con una flessione del 25% da inizio anno che rischia di rendere il 2026 l’anno peggiore per il titolo dal 2018.

Secondo O’Leary, questa morsa tra caro-petrolio, fisco e vincoli operativi ridisegnerà il mercato, spingendo fuori le compagnie più fragili.

Il settore mostra già i primi segnali di riassestamento. Vettori come Air Baltic e la spagnola Volotea sono impegnati in complessi processi di ristrutturazione aziendale. Lufthansa ha superato Air France-Klm nell’acquisizione di una quota della portoghese Tap, mentre il fondo Apollo Global Management valuta il rilevamento di EasyJet.

Concorso Agenzia delle Entrate da 622 posti, bando riaperto agli stranieri: nuove scadenze

20 October 2026 at 15:20

Nuovo sviluppo per la selezione pubblica indetta dall’Agenzia delle Entrate per la copertura a tempo indeterminato di 622 posti per Assistente Gestionale, riservata alle persone con disabilità iscritte al collocamento mirato (Legge 68/1999).

A seguito dell’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale di Milano, che ha dichiarato discriminatoria la clausola della sola cittadinanza italiana con la sentenza n. 4273/2026, l’Agenzia ha disposto l’atto di modifica del bando con la riapertura dei termini di candidatura per i cittadini comunitari ed extra-Ue.

Chi può candidarsi con la riapertura dei termini

La nuova finestra temporale per l’invio delle domande è rivolta esclusivamente ai soggetti precedentemente esclusi dalla clausola sulla cittadinanza, purché in possesso di tutti gli altri requisiti previsti dal bando originario:

  • cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea;
  • familiari di cittadini Ue titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • cittadini di Paesi terzi titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo;
  • cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria.

Per i candidati stranieri che non sono rifugiati né titolari di protezione sussidiaria, il godimento dei diritti civili e politici si riferisce al Paese di cittadinanza.

Requisiti generali e collocamento mirato

I candidati che presentano domanda tramite la riapertura dei termini dovevano possedere i seguenti requisiti già il 17 giugno 2026:

  • iscrizione negli elenchi del collocamento mirato (art. 8, Legge 68/1999) della provincia per cui si concorre e stato di disoccupazione;
  • diploma di scuola secondaria di secondo grado o titolo equipollente;
  • età non inferiore ai 18 anni e posizione regolare nei confronti degli obblighi di leva (se dovuti);
  • idoneità fisica allo svolgimento delle mansioni proprie della famiglia professionale di destinazione, compatibilmente con la disabilità posseduta.

Ciascun candidato può presentare domanda per una sola provincia, corrispondente a quella del servizio di collocamento mirato presso cui risulta iscritto.

Prove d’esame e nuove date per le istruzioni

L’iter selettivo prevede un’unica prova scritta della durata di 60 minuti, consistente in 50 quesiti a risposta multipla su elementi di diritto amministrativo, fini istituzionali dell’Agenzia delle Entrate, normativa sul pubblico impiego, informatica e lingua inglese. La prova si intende superata con una votazione minima di 18 su 30.

L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che le indicazioni di dettaglio relative alla data, le sedi e la modalità di svolgimento della prova scritta saranno pubblicate sul sito istituzionale e sul Portale inPA il 15 dicembre 2026.

Modalità e nuova scadenza per le domande

Le nuove istanze di partecipazione devono essere inviate esclusivamente online attraverso il Portale unico del reclutamento inPA, autenticandosi tramite Spid, Cie, Cns o eIDAS e indicando un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.

La finestra temporale si chiude inderogabilmente alle ore 23:59 del 18 novembre 2026.

Altri concorsi attivi

Per chi è interessato alle opportunità d’inserimento nel settore pubblico a tempo pieno e indeterminato, resta aperta la possibilità di partecipare a diversi concorsi in scadenza ad ottobre, tra cui si menziona quello in Marina Militare.

Nuovo bonus mamme 2026 Inps: via alle domande, come fare e requisiti

20 October 2026 at 14:42

L’Inps ha aperto da oggi il canale telematizzato per l’invio delle domande relative al Nuovo bonus mamme 2026.

Con la pubblicazione del messaggio numero 3343, l’Istituto dà ufficialmente il via alle richieste per accedere al contributo economico erogato in un’unica soluzione con la mensilità di dicembre 2026.

Come fare domanda sul portale Inps passo dopo passo

La procedura per richiedere l’assegno si svolge interamente online sul sito dell’Istituto tramite i seguenti passaggi:

  • accedere al portale ufficiale Inps autenticandosi con Spid di livello 2, Carta d’identità elettronica, Carta nazionale dei servizi o eIdas;
  • entrare nella sezione dedicata alle prestazioni a sostegno del reddito e selezionare il punto d’accesso per le prestazioni non pensionistiche;
  • spuntare l’opzione del Nuovo bonus mamme 2026 e compilare il modulo con i dati del rapporto di lavoro e i codici fiscali dei figli;
  • verificare la correttezza dei dati inseriti, inoltrare la richiesta e scaricare la ricevuta con il numero di protocollo.

Sarà possibile consultare lo stato di avanzamento dell’istanza direttamente dall’area riservata MyInps o rivolgendosi a un patronato.

Entro quando si può fare richiesta

Le lavoratrici interessate hanno tempo fino al 31 dicembre 2026 per trasmettere la domanda. Il termine slitta al 31 gennaio 2027 solo per chi perfeziona i requisiti d’accesso nel corso del mese di dicembre 2026.

Le differenze con il precedente Bonus mamme

Il nuovo incentivo presenta modifiche sostanziali rispetto al vecchio Bonus mamme. Mentre il vecchio strumento si configurava come uno sgravio del 100% dei contributi previdenziali Ivs a carico della lavoratrice, la misura attuale consiste in un contributo economico diretto erogato dall’Inps.

Con la decontribuzione si poteva cumulare un beneficio di 3.000 euro l’anno, percepiti durante l’anno in busta paga. Il nuovo bonus accredita un importo fisso di 60 euro al mese, per un tetto massimo di 720 euro annui, che viene liquidato in un’unica soluzione a fine anno.

In passato il diritto spettava esclusivamente alle lavoratrici dipendenti con contratto a tempo indeterminato. La nuova disciplina estende invece l’accesso alla prestazione sia alle lavoratrici dipendenti sia alle lavoratrici autonome e alle libere professioniste.

Infine, se con il vecchio beneficio fiscale non era prevista alcuna soglia Isee o reddituale, la nuova misura introduce un tetto al reddito annuo individuale da lavoro, fissato entro il limite massimo di 40.000 euro.

Bonus 500 euro respinto nonostante Naspi e disoccupazione, il chiarimento dell’Inps

20 October 2026 at 12:15

Circa 350 giovani che hanno chiesto il contributo da 500 euro al mese per l’autoimpiego hanno presentato un esposto alle autorità europee e all’Anac contro i rigetti delle loro domande. Dopo che la vicenda è arrivata sui giornali, l’Inps è intervenuto con un comunicato stampa il 20 ottobre 2026. Nella nota l’Istituto esclude che le domande siano decise da algoritmi e indica nel Ministero del Lavoro l’unico soggetto che può certificare lo stato di disoccupazione. Proprio su questo requisito, infatti, si sono bloccate molte pratiche, comprese quelle di chi, al momento di aprire l’attività, percepiva la Naspi.

Il contributo è previsto dall’articolo 21, comma 3, del decreto Coesione e vale 500 euro mensili per un massimo di 3 anni, al massimo fino al 31 dicembre 2028. Spetta a chi aveva meno di 35 anni ed era disoccupato quando ha avviato un’impresa o aperto la partita Iva tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025, nei settori delle nuove tecnologie e della transizione digitale ed ecologica. L’Inps ha chiuso l’istruttoria a giugno, aprendo la fase dei riesami per le domande respinte.

Cosa contestano i richiedenti

Come riportato da Fanpage, l’esposto è stato inviato all’Olaf (l’Ufficio europeo per la lotta antifrode), alla Procura europea e all’Autorità nazionale anticorruzione da circa 350 richiedenti e da un comitato civico. Le contestazioni principali riguardano:

  • rigetti che sarebbero stati decisi da procedure automatizzate senza un adeguato controllo umano, in contrasto con l’articolo 22 del Gdpr;
  • lo stato di disoccupazione, la cui verifica sarebbe all’origine di oltre 3.000 delle circa 5.000 richieste di riesame;
  • pratiche ferme da mesi;
  • difficoltà nell’accesso agli atti che motivano i rigetti.

Il coinvolgimento delle autorità europee si spiega con il finanziamento. La misura rientra infatti nel Programma nazionale Giovani, donne e lavoro 2021-2027, cofinanziato dal Fondo sociale europeo Plus.

I chiarimenti dell’Inps sulle verifiche

La nota non cita l’esposto ma solo gli articoli usciti in questi giorni. Sul punto delle decisioni automatizzate spiega che:

L’istruttoria automatizzata non è basata su algoritmi decisionali ma sulla consultazione e sul riscontro delle informazioni certificate presenti nelle banche dati disponibili.

L’Istituto controlla nei propri archivi i dati dell’impresa o la data di apertura della partita Iva per i liberi professionisti, l’appartenenza dell’attività alle categorie ammesse e i dati anagrafici del richiedente. Su queste voci i funzionari stanno riesaminando le pratiche caso per caso.

Chi certifica lo stato di disoccupazione

Come previsto dalla circolare 148 del 28 novembre 2025, lo stato di disoccupazione viene attestato con una dichiarazione sostitutiva al momento della domanda. L’Inps verifica che sia presente consultando la banca dati del Ministero del Lavoro, che definisce

unico soggetto competente a certificare lo stato di disoccupazione.

Se nel sistema non risulta la posizione, la domanda viene respinta anche quando il richiedente ha documenti che dicono il contrario. Le posizioni corredate da documentazione idonea, precisa l’Inps, sono state sottoposte alla valutazione del Ministero.

Perché ci sono ritardi

L’Istituto ha riconosciuto un rallentamento nella conclusione delle pratiche, soprattutto nei casi in cui è servita la valutazione di un’altra amministrazione.

Il pagamento, comunque, parte quando arrivano le informazioni mancanti e vengono confermati tutti i requisiti, compreso il Durc, il Documento unico di regolarità contributiva.

Il nodo della Naspi

L’articolo 21, comma 1, del Dlgs 150/2015 stabilisce che la domanda di Naspi presentata all’Inps, che viene trasmessa ai fini dell’inserimento nel sistema informativo unitario delle politiche del lavoro, equivale alla dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did), il passaggio da cui dipende lo stato di disoccupazione.

Sulla carta, quindi, chi ha chiesto la Naspi dovrebbe risultare disoccupato. Quando non succede, il problema riguarda i dati presenti nel sistema. Su questi casi si concentrano i riesami trasmessi al Ministero.

Cosa fare se la domanda è ancora bloccata

Se si è tra i richiedenti del bonus da 500 euro al mese del decreto Coesione, i passaggi da seguire sono:

  1. verificare nel servizio Incentivo decreto Coesione del portale Inps, con identità digitale, il motivo del rigetto;
  2. se il rigetto riguarda la disoccupazione, controllare che nel sistema risultino la Did e lo stato di disoccupazione alla data di avvio e, se mancano, chiederne l’aggiornamento, dato che in riesame l’Inps si basa su queste risultanze;
  3. allegare al riesame tutta la documentazione che prova il requisito, come la domanda di Naspi e il relativo provvedimento;
  4. verificare di essere in regola con i versamenti contributivi, perché senza Durc regolare il pagamento non parte.

Sciopero autotrasportatori, viceministro Rixi: “Sbloccato 1 miliardo di euro”

20 October 2026 at 11:56

Al termine del vertice in Prefettura a Milano per lo sciopero degli autotrasportatori, il viceministro Edoardo Rixi ha illustrato le misure economiche concordate per sostenere le imprese.

“Abbiamo sbloccato circa un miliardo di euro: 480 milioni per quanto riguarda tutte le domande che sono arrivate fino ad agosto e poi mettiamo nuove risorse su settembre-ottobre, però il credito d’imposta sarà ovviamente nel ’27”

ha dichiarato Rixi. Il viceministro ha precisato che le procedure di pagamento sono state avviate per soddisfare le richieste presentate fino al 30 agosto.

“Da oggi iniziamo a erogare i contributi sui 430, che ora sono diventati 480 milioni circa, per azzerare tutte le domande che sono pervenute fino al 30 di agosto, che è l’ultima finestra che è stata aperta”.

Le somme sono destinate a compensare parte dei maggiori costi del gasolio sostenuti dalle aziende durante i mesi di aumento dei prezzi.

Crediti d’imposta sul gasolio, quando arrivano i pagamenti

Secondo quanto riferito dalle associazioni presenti all’incontro, il Governo ha presentato un calendario per l’erogazione dei contributi relativi al periodo compreso tra il 1° marzo e il 31 agosto 2026. La prima tranche dovrebbe essere pari a circa 306 milioni di euro, corrispondenti al 70% delle risorse inizialmente previste, con pagamenti in partenza dal 21 ottobre. Le somme residue, fino a raggiungere circa 437 milioni di euro, dovrebbero essere liquidate entro la fine di novembre.

Durante il confronto è stato inoltre annunciato lo stanziamento di 60 milioni di euro aggiuntivi per settembre e ottobre 2026. Per accedere a queste nuove risorse, la piattaforma dedicata alle richieste riaprirà il 5 novembre per un periodo di 15 giorni. I relativi pagamenti sono previsti tra gennaio e febbraio 2027. Il Governo sta anche preparando una norma da inserire nel prossimo decreto Infrastrutture per rendere più automatico l’adeguamento dei costi di trasporto alle variazioni dei prezzi del carburante, rafforzando il meccanismo del fuel surcharge.

Marebonus, sbloccati anche gli incentivi al trasporto marittimo

Tra le misure discusse durante l’incontro figura anche il Marebonus, il programma che sostiene economicamente le imprese di autotrasporto che utilizzano le navi per trasferire veicoli e merci, riducendo i chilometri percorsi su strada. Salvini ha assicurato che “ci sarà cassa disponibile anche per il cosiddetto mare bonus”. Il programma dispone di uno stanziamento pluriennale complessivo di 125 milioni di euro fino al 2026.

Secondo quanto riferito dal viceministro Rixi, il Governo si è impegnato a liquidare le annualità pregresse entro i primi dieci giorni di novembre. Per il 2026 sono inoltre attesi circa 50 milioni di euro, attraverso il decreto di riparto previsto entro la fine dell’anno. Un altro intervento riguarda lo sblocco del fondo da 590 milioni di euro per il rinnovo del parco veicolare, con decorrenza dal 1° gennaio 2027.

Quando torneranno pieni scaffali dei supermercati

La protesta degli autotrasportatori ha provocato rallentamenti nella distribuzione delle merci, con conseguenze soprattutto per i supermercati e per le attività commerciali delle regioni meridionali. Tra i prodotti maggiormente esposti ai ritardi figurano frutta, verdura, latte e altri alimenti freschi che richiedono rifornimenti frequenti.

Secondo il presidente di Federdistribuzione, Carlo Alberto Buttarelli, se le proteste dovessero cessare, il ritorno alla normalità nella distribuzione potrebbe richiedere due o tre giorni. La ripresa regolare delle consegne dipenderà tuttavia dalle decisioni dei comitati che partecipano alla mobilitazione e dall’effettiva rimozione dei presidi ancora attivi. Il prossimo confronto tra Governo e associazioni è fissato per il 27 ottobre, con l’obiettivo di verificare l’erogazione delle risorse annunciate e l’attuazione delle altre misure previste per il settore.

Volkswagen verso il blocco degli stipendi di tutti i 660mila dipendenti fino al 2030

20 October 2026 at 11:15

Tegola per i dipendenti Volkswagen di tutto il mondo: per loro quattro anni senza aumenti di stipendio, e proprio mentre l’inflazione continua a rosicchiare il potere d’acquisto.

È lo scenario che potrebbe attendere circa 660mila dipendenti di Volkswagen in tutto il mondo, dopo l’indicazione del consiglio di amministrazione di congelare le retribuzioni ai livelli del 2026 fino al 2030.

Volkswagen, stipendi bloccati fino al 2030

Il piano, riportato dalla stampa tedesca, ha infervorato i sindacati, già in allarme per la crisi del Gruppo Volkswagen.

La richiesta sarebbe stata trasmessa ai responsabili delle risorse umane nei diversi Paesi e, secondo le ricostruzioni, le nuove linee guida sarebbero operative dal quarto trimestre del 2026.

Volkswagen non ha commentato l’indiscrezione, ma ha annunciato che avvierà a breve le trattative per il contratto collettivo con IG Metall, il principale sindacato metalmeccanico tedesco.

Secondo le stime riportate dal quotidiano Süddeutsche Zeitung, il potere d’acquisto dei dipendenti potrebbe diminuire fino al -10% nei prossimi anni a causa dell’inflazione.

Volkswagen verso la ristrutturazione

Il congelamento delle retribuzioni sarebbe solo una delle misure sul tavolo. Secondo la stampa tedesca sarebbero in fase di valutazione anche (alcune iniziative sono già note per la verità):

  • la riduzione della retribuzione variabile legata a risultati e obiettivi;
  • il taglio dei benefit;
  • orientamento alla maggiore produttività aumentando l’efficienza sul lavoro;
  • più flessibilità negli orari di lavoro;
  • riduzione degli straordinari;
  • tagli al personale.

Il Global Works Council di Volkswagen (il Consiglio mondiale dei rappresentanti dei lavoratori del Gruppo Volkswagen) ha contestato l’idea che il consiglio di amministrazione possa imporre dall’alto anni di perdite salariali reali a centinaia di migliaia di lavoratori. E c’è poi una contestazione relativa alla sostanza: secondo i calcoli del Consiglio, persino un dimezzamento del tutto irrealistico della scala salariale interna ridurrebbe il costo di un veicolo soltanto del 5%.

Lo scontro si preannuncia durissimo, anche in considerazione del fatto che IG Metall punta invece a chiedere aumenti salariali del 5% per l’intera categoria dei metalmeccanici.

Volkswagen, licenziamenti e chiusure: le ipotesi

A settembre il Gruppo ha concordato con i rappresentanti dei lavoratori il raddoppio dei tagli occupazionali previsti, portando l’obiettivo a 100mila posti di lavoro, pari a circa il 15% della forza lavoro.

Il piano si accompagna alla possibile chiusura di quattro stabilimenti tedeschi:

  • Emden;
  • Hannover;
  • Zwickau;
  • Neckarsulm.

Le decisioni sulle fabbriche sono attese nel 2027, mentre per il sito di Osnabrück è stata raggiunta un’intesa preliminare con il fondo israeliano Aurelius Capital per una riconversione in un polo tecnologico dedicato alla sicurezza e alla difesa.

L’obiettivo è ottenere risparmi per miliardi di euro. Il Gruppo vuole inoltre tornare a un rendimento operativo di almeno l’8% entro il 2030.

Nel terzo trimestre, le consegne globali del Gruppo sono diminuite del -14,3%. Il calo ha raggiunto il -38,5% in Cina, mentre in Nord America la flessione è stata del -5,8% e in Europa occidentale del -2,8%. Ad agosto, l’amministratore delegato Oliver Blume aveva definito la situazione “più che critica”. In Europa la domanda è in diminuzione e gli impianti del Gruppo presentano una sovraccapacità stimata in circa 500mila veicoli all’anno.

A pesare sono diversi fattori:

  • la domanda più debole in Cina;
  • i dazi statunitensi;
  • la crescente concorrenza nel mercato europeo.

Ma la difficoltà non riguarda soltanto Volkswagen: secondo l’Ifo (Istituto per la ricerca economica di Monaco), l’industria automobilistica tedesca, considerando costruttori e indotto, ha già perso 123mila posti di lavoro dal 2019.

Manovra 2027, Urso annuncia incentivi e aiuti contro caro gasolio: cosa cambia per Zes Unica

20 October 2026 at 11:00

La Legge di Bilancio 2027 punterà sugli incentivi alle imprese, sull’innovazione digitale e su nuovi interventi per contrastare il caro gasolio. A indicare le priorità del Governo è il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che in un’intervista al Mattino ha affrontato anche il futuro della Zes Unica e la possibilità di estendere alcune agevolazioni alle regioni del Centro-Nord. Tra le misure annunciate figurano la proroga di Transizione 5.0 oltre il 2028, nuovi incentivi per il cloud e interventi economici destinati agli autotrasportatori, agli agricoltori e ai pescatori.

Cosa ha detto il Ministro Urso sulla Manovra 2027

La prossima Manovra 2027 prende forma in un contesto caratterizzato dal caro energia, dall’inflazione e da risorse pubbliche limitate. Il Governo è impegnato a individuare le coperture economiche necessarie per finanziare gli interventi destinati al sistema produttivo. Interpellato sulle priorità della Legge di Bilancio, Urso ha dichiarato: “Questa è la settimana decisiva. Le risorse dipendono, ovviamente, dalle coperture disponibili e quindi dalle entrate. Per quanto ci riguarda, le priorità dovranno essere innovazione, investimenti e crescita dimensionale, insieme al sostegno ai giovani che intendano avviare nuove imprese e, più in generale, alle startup e alle imprese innovative”.

Uno dei principali interventi riguarda il futuro del programma Transizione 5.0, destinato a sostenere gli investimenti delle aziende in innovazione tecnologica ed efficientamento energetico. Il ministro ha annunciato l’intenzione di prolungare le agevolazioni e introdurre ulteriori strumenti per la digitalizzazione.

Zes Unica, le richieste del Centro Nord

Un altro tema affrontato dal ministro riguarda la Zes Unica, la Zona economica speciale che prevede semplificazioni amministrative e agevolazioni per gli investimenti nelle regioni del Mezzogiorno. Lo strumento è stato introdotto per favorire nuovi insediamenti produttivi, sostenere l’occupazione e attrarre capitali nelle aree interessate. La possibilità di estendere il modello anche al Centro-Nord è entrata nel confronto politico ed economico, soprattutto per quanto riguarda la riduzione dei tempi necessari a ottenere le autorizzazioni.

Urso ha però chiarito che l’eventuale ampliamento non comprenderà i medesimi benefici fiscali e finanziari riconosciuti agli investimenti nel Sud. “Stavolta è il Sud a essere portato a modello, grazie al grande successo della Zes unica, al punto che le Regioni del Nord chiedono di estendere anche ai loro territori questo modello. È questo il vero segno del cambiamento che il governo Meloni è riuscito ad imprimere. Non sarà possibile estendere al Nord gli stessi incentivi che vengono destinati agli investimenti nel Mezzogiorno, perché non lo consente il regime degli aiuti di Stato dell’Unione europea”.

Sciopero dei tir e caro gasolio, nuovi interventi in arrivo

Il terzo fronte riguarda l’aumento dei prezzi dei carburanti e le proteste degli autotrasportatori, che stanno provocando difficoltà nella distribuzione delle merci in diverse regioni italiane. La mobilitazione interessa soprattutto il Sud, dove i presidi dei camionisti hanno rallentato i collegamenti logistici e i rifornimenti di alcuni prodotti. Le imprese del settore denunciano l’aumento dei costi operativi legato al prezzo del gasolio, che secondo le rilevazioni più recenti ha raggiunto livelli vicini ai 2,30 euro al litro. Il Governo sta cercando ulteriori risorse per sostenere le categorie maggiormente esposte ai rincari. Urso ha confermato che l’esecutivo intende intervenire anche oltre le misure già adottate: “Stiamo reperendo le risorse per fare altri interventi per gli autotrasportatori, gli agricoltori e i pescatori, oltre quelli già in vigore. Al momento comunque in gran parte dei distributori italiani si applicano sconti, con la benzina sotto i 2 euro e il gasolio a circa 2,25 euro al litro. E stiamo lavorando perché questo sistema sia esteso e prorogato per il tempo necessario”.

Il ministro ha quindi indicato due possibili direzioni: nuovi aiuti economici per le categorie produttive e prolungamento del sistema di contenimento dei prezzi dei carburanti. Il price cap richiamato da Urso si basa sulle iniziative di riduzione dei prezzi adottate dalle compagnie petrolifere su impulso del Governo. Restano da definire le risorse aggiuntive da destinare agli autotrasportatori e le modalità attraverso le quali saranno erogati gli eventuali nuovi sostegni. La questione riguarda direttamente anche i consumatori perché l’aumento dei costi di trasporto può incidere sulla distribuzione delle merci e, in parte, sui prezzi finali dei prodotti venduti nei supermercati.

Ets, le modifiche chieste all’Europa

Nell’intervista il ministro Adolfo Urso ha affrontato anche il confronto con l’Unione europea sul costo dell’energia, tema collegato alla competitività delle imprese italiane. Il capo del dicastero ha rivendicato i risultati ottenuti sul gas durante i negoziati europei, sottolineando però la necessità di proseguire il confronto sul sistema di scambio delle quote di emissione. “Sul fronte del gas si è ottenuto più di quanto in molti pensassero, con significativi benefici attesi sulla bolletta. Un risultato riconosciuto anche da Confindustria, che ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento. Ma non basta, dobbiamo perseverare su altri fronti, a partire dalla revisione del sistema ETS. Noi non molliamo”.

Il sistema Ets stabilisce un costo per le emissioni di anidride carbonica prodotte da determinate attività economiche. La sua evoluzione è al centro del confronto europeo anche per le conseguenze che le nuove regole potrebbero avere sui costi energetici e sul trasporto delle merci. Sul piano industriale, Urso ha inoltre individuato nella Blue Economy, nella Space Economy, nelle tecnologie digitali e green, nella farmaceutica e nel turismo alcuni dei comparti sui quali puntare per sostenere la crescita economica del Mezzogiorno.

Flat tax a 100mila euro e ipotesi Iva dagli 85mila, cosa può cambiare con la Manovra 2027

20 October 2026 at 10:04

La flat tax per autonomi e ditte individuali potrebbe arrivare fino a 100mila euro, ma con una precisazione: l’obbligo di applicare l’Iva a partire da 85mila euro.

È una delle ipotesi allo studio in vista della legge di Bilancio 2027 che deve ancora arrivare in Consiglio dei ministri.

Flat tax fino a 100mila euro, come funziona l’ipotesi

L’obiettivo è conciliare l’aumento del limite del regime forfettario, sostenuto con forza dalla Lega, con la direttiva europea che fissa a 85mila euro la soglia di riferimento per le agevolazioni Iva.

Oggi il regime forfettario prevede una soglia ordinaria di 85mila euro di ricavi o compensi. Chi rispetta i requisiti può beneficiare di un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per le nuove attività nei casi previsti dalla normativa. Il sistema consente inoltre di determinare il reddito imponibile applicando ai ricavi o compensi un coefficiente di redditività legato al codice Ateco dell’attività.

In questo modo, i costi non vengono dedotti analiticamente uno per uno, come avviene nel regime ordinario, ma sono riconosciuti in misura forfettaria. Uno dei vantaggi riguarda anche l’Iva. Chi opera nel regime forfettario, infatti, normalmente non la applica in fattura e non è tenuto ai relativi adempimenti ordinari, come i versamenti periodici, la dichiarazione annuale e le comunicazioni delle liquidazioni periodiche.

Con l’ipotesi allo studio, il tetto dei ricavi o compensi potrebbe salire a 100mila euro senza estendere fino a quella cifra tutte le agevolazioni oggi collegate al regime. Il contribuente continuerebbe a pagare l’imposta sostitutiva sui redditi, ma sarebbe tenuto ad applicare l’Iva sulle operazioni a partire dalla soglia di 85mila euro, con i relativi adempimenti. La flat tax e il trattamento agevolato ai fini dell’Iva verrebbero quindi separati.

Per chi lavora prevalentemente con altre imprese, l’Iva potrebbe risultare sostanzialmente neutrale per il cliente, quando detraibile secondo le regole applicabili. Diverso il caso di un professionista che fattura a persone fisiche che potrebbe trovarsi a dover scegliere tra aumentare il prezzo finale del 22% e assorbire il costo dell’imposta riducendo il proprio margine.

Cosa cambia con la flat tax

In sintesi, se passa la riforma:

  • fino a 85mila euro si resta nel regime forfettario con le agevolazioni previste e senza applicazione dell’Iva in fattura;
  • oltre 85mila e fino a 100mila euro si resta nel regime forfettario fino alla fine del periodo d’imposta e si passa al regime ordinario dall’anno successivo;
  • oltre 100mila euro si esce immediatamente dal regime agevolato con applicazione dell’Iva secondo le regole previste.

Tirando le somme: la fascia compresa tra 85mila e 100mila euro diventerebbe una fascia nella quale continuare a beneficiare della tassazione agevolata sui redditi applicando, però, l’Iva.

Verso il Cdm di fine ottobre

Quanto detto però, in vista della Manovra 2027, dovrà affrontare quel bagno di realtà chiamato “coperture”. Entro la fine di ottobre il nodo dovrebbe essere sciolto. E mentre il Governo ragiona, c’è una scadenza importantissima in avvicinamento: alla fine del 2026 scade l’innalzamento da 30mila a 35mila euro della soglia di reddito da lavoro dipendente o pensione che consente di accedere al regime forfettario quando si svolge anche un’attività con partita Iva. Se non verrà prorogato, il limite tornerà a 30mila euro, restringendo le possibilità per chi vuole affiancare un secondo lavoro allo stipendio o alla pensione.

Sciopero dei tir fino al 27 ottobre senza accordo: incontro con Salvini e revoca del fermo in Sicilia

20 October 2026 at 09:39

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti potrebbe proseguire fino al 27 ottobre 2026 se non arriveranno risposte concrete dal Governo. La mobilitazione, iniziata in Puglia l’11 ottobre e successivamente estesa ad altre regioni del Sud Italia, sta provocando rallentamenti nella distribuzione delle merci, difficoltà nei rifornimenti e carenze di prodotti freschi nei supermercati. Al centro della trattativa ci sono anche 534 milioni di euro tra arretrati e crediti d’imposta richiesti dagli autotrasportatori.

La cifra comprende circa 104 milioni di contributi arretrati legati agli incentivi per il trasporto marittimo e 430 milioni di crediti d’imposta sul carburante. Non si tratta di nuovi finanziamenti già approvati, ma di somme di cui le associazioni chiedono lo sblocco o l’effettiva disponibilità. Il confronto decisivo è previsto per oggi martedì 20 ottobre alla Prefettura di Milano, dove il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini incontrerà i rappresentanti del settore.

Autotrasportatori, il Comitato siciliano revoca il fermo

Il Comitato trasportatori siciliani ha revocato il fermo dei servizi al termine dell’incontro di martedì 20 ottobre con il ministro Matteo Salvini alla Prefettura di Milano. Secondo quanto riferito dal Comitato, sono state accolte quasi tutte le richieste contenute nella piattaforma presentata al Governo.

La decisione punta a sbloccare la situazione logistica nell’isola e a dare un segnale di apertura all’esecutivo. Le imprese restano però in stato di agitazione fino alla soluzione completa dei punti ancora aperti.

Ecco alcuni degli impegni ottenuti:

  • lo sblocco immediato degli arretrati del Sea Modal Shift per le annualità 2023/2024 e 2025/2026;
  • ulteriori 50 milioni di euro per gli incentivi marittimi del 2026/2027;
  • il rilascio immediato dei 430 milioni di euro di crediti d’imposta sul gasolio;
  • la presenza della categoria nei tavoli istituzionali su trasporti e mobilità e nei gruppi di lavoro dedicati al Mezzogiorno.

Per gli incentivi marittimi del prossimo anno la cifra ottenuta resta inferiore ai 70 milioni chiesti. Restano inoltre da definire la proroga di 4 mesi del credito d’imposta sul gasolio. Per questa se ne dovrebbe parlare in un comitato permanente per il Sud. Spazio poi agli sconti sui biglietti dei traghetti per l’attraversamento dello Stretto di Messina.

Il coordinatore Salvatore Bella ha spiegato che le imprese vogliono tornare al lavoro senza penalizzare ulteriormente il territorio. La revoca, ha precisato, non è però una delega in bianco. Il Comitato vigilerà sul rispetto dei tempi e sull’avvio del comitato per il Sud.

Protesta dei tir, l’incontro con Salvini

Dal governo arriva una prima risposta alle richieste degli autotrasportatori. Il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi ha annunciato che per il settore sono disponibili 480 milioni di euro. Una cifra che si avvicina in maniera netta, per quanto sia chiaramente inferiore, ai 534 milioni chiesti tra arretrati e crediti d’imposta.

Durante l’incontro di Milano con il ministro Matteo Salvini l’esecutivo si è inoltre impegnato a stanziare altre risorse per i mesi di settembre e ottobre. Al tempo stesso porte aperte per definire un modello di prezzo del carburante seguendo l’esempio spagnolo.

Intanto i presidi continuano. Ai caselli e agli svincoli autostradali di Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, anche lungo l’A2 e l’A30, i blocchi restano attivi. Gli effetti sono già evidenti, con scaffali vuoti di prodotti freschi nei supermercati del Sud, carburante scarso a Ischia e Procida con il rischio di stop per i traghetti, raccolta dei rifiuti ferma in oltre 15 comuni siciliani e circa 100 mezzi pesanti fermi all’ingresso di Palermo.

Il Comitato Trasporto Siciliano rivendica una protesta pacifica e limitata alle aree portuali. Resta da capire se le misure annunciate basteranno a far revocare il fermo o se la mobilitazione andrà avanti fino al 27 ottobre.

Sciopero dei tir fino al 27 ottobre, cosa chiedono gli autotrasportatori

La possibilità di prolungare il fermo è stata avanzata dal Comitato Trasporto Siciliano, tra i principali protagonisti della mobilitazione. Il coordinatore Salvatore Bella ha subordinato la sospensione della protesta alla sottoscrizione di impegni precisi da parte del Governo. “Se il ministro Salvini accetta di firmare il protocollo d’impegni e incontrarci il 20 ottobre revochiamo il fermo. Diversamente rimane fino al 27 ottobre”, ha dichiarato Bella.

La protesta, inizialmente programmata fino al 20 ottobre, potrebbe quindi continuare per un’altra settimana se l’incontro non dovesse portare a un’intesa. La richiesta dei comitati non riguarda soltanto l’individuazione di nuove risorse economiche, ma anche la definizione di tempi certi per l’erogazione dei sostegni già previsti. Il fermo fino al 27 ottobre rappresenta al momento una possibilità annunciata dagli organizzatori e non una proroga generalizzata già confermata su tutto il territorio nazionale.

Accordo da 534 milioni di euro, quali sono i fondi richiesti

Uno dei principali punti della vertenza riguarda le risorse economiche destinate alle imprese di autotrasporto. Il Comitato Trasporto Siciliano chiede lo sblocco di due importi:

  • 104 milioni di euro di arretrati relativi agli incentivi per il trasporto marittimo delle merci, collegati al programma Sea Modal Shift;
  • 430 milioni di euro di crediti d’imposta sul carburante relativi alle richieste già presentate dalle imprese.

Gli incentivi marittimi servono a sostenere le imprese che scelgono di trasportare le merci via nave anziché percorrere interamente le tratte su strada. Il credito d’imposta sul gasolio è invece uno strumento destinato a compensare parte dei maggiori costi sostenuti dalle aziende per l’acquisto del carburante. Secondo le associazioni, i ritardi nell’erogazione delle risorse stanno contribuendo alle difficoltà di liquidità delle imprese.

Il Comitato Siciliano chiede inoltre 70 milioni di euro per gli incentivi marittimi relativi all’annualità 2026-2027 e ulteriori 400 milioni per la copertura dei costi del carburante nei mesi non ancora adeguatamente sostenuti. Queste ultime richieste sono aggiuntive rispetto ai 534 milioni indicati come principale oggetto della trattativa.

Caro gasolio, quanto costa un pieno ai camionisti

Alla base della mobilitazione c’è l’aumento del prezzo del gasolio, che ha fatto crescere sensibilmente i costi operativi delle imprese di trasporto. Secondo le rilevazioni del Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 17 ottobre, il diesel aveva raggiunto una media di 2,257 euro al litro sulla rete stradale e 2,296 euro in autostrada. Confartigianato Trasporti ha calcolato che, per un camion con un serbatoio da 900 litri, il costo di un pieno è passato da 1.503,78 euro a febbraio a 1.971,61 euro a metà settembre.

La differenza è di quasi 468 euro per rifornimento. Considerando quattro pieni mensili, il maggior costo arriva a circa 1.871 euro al mese per ogni mezzo. Le imprese segnalano inoltre difficoltà nel trasferire gli aumenti del carburante sulle tariffe applicate ai clienti, soprattutto quando i contratti di trasporto prevedono condizioni economiche già definite.

Pensioni di novembre, cedolino e date del pagamento: perché il netto può scendere

20 October 2026 at 09:05

Le pensioni di novembre 2026 saranno pagate lunedì 2, sia per chi riceve l’accredito sul conto corrente bancario sia per chi riscuote l’assegno alle Poste. Il cedolino Inps contiene le ultime rate delle addizionali Irpef regionali e comunali, oltre al secondo o unico acconto Irpef per chi ha presentato il Modello 730 e indicato l’Istituto come sostituto d’imposta.

Il risultato può essere un assegno netto più basso rispetto alle mensilità precedenti. L’effetto cambia da pensionato a pensionato, perché dipende da imposte, conguagli e trattenute.

Perché la pensione di novembre è pagata giorno 2

La pensione di novembre 2026 viene pagata giorno 2 perché è il primo giorno bancabile del mese. Il 1° novembre cade infatti di domenica ed è la festa di Ognissanti. La data è indicata nel calendario dei pagamenti Inps allegato alla circolare n. 153 del 19 dicembre 2025.

La regola generale stabilisce infatti che le pensioni siano pagate il primo giorno bancabile di ogni mese, con l’eccezione di gennaio.

Prelevare la pensione in contanti

Avviso per chi decide di riscuotere la pensione in contanti: il ritiro è consentito soltanto per importi complessivi fino a 1.000 euro netti. Chi percepisce una somma superiore deve indicare un conto o un libretto e comunicare le coordinate per l’accredito attraverso i servizi Inps.

I titolari di libretto di risparmio, conto BancoPosta o Postepay Evolution con accredito della pensione possono invece prelevare dagli Atm Postamat a partire dal 2 novembre, senza recarsi allo sportello.

Ultime rate delle addizionali Irpef

Una delle principali voci da controllare nel cedolino di novembre riguarda le addizionali Irpef.

L’Inps trattiene infatti l’ultima delle 11 rate delle addizionali regionali e comunali a saldo 2025, insieme alla nona e ultima rata dell’acconto comunale 2026. Le trattenute sono quindi tre:

  • addizionale Irpef regionale a debito del pensionato 2025;
  • addizionale Irpef comunale a debito del pensionato 2025;
  • acconto addizionale Irpef comunale 2026.

Le addizionali sono calcolate sull’imponibile Irpef relativo alla pensione erogata dall’Inps, senza considerare eventuali altri redditi del contribuente. L’acconto comunale, invece, è pari al 30% dell’addizionale determinata applicando l’aliquota comunale dell’anno precedente. Le aliquote dipendono dalle decisioni delle Regioni e dei Comuni e sono consultabili sul portale del Dipartimento delle Finanze. Anche le soglie di esenzione possono cambiare da un territorio all’altro: per il 2026, per esempio, Roma ha portato la soglia a 14.000 euro. Chi rientra nella soglia di esenzione deliberata dal proprio ente non subisce le relative trattenute. Non sono inoltre soggette a queste ritenute fiscali le prestazioni di invalidità civile e le pensioni e gli assegni sociali.

Il saldo delle addizionali ripartirà a gennaio 2027, mentre l’acconto comunale tornerà da marzo.

Secondo acconto Irpef, perché la pensione può scendere

Sul rateo di novembre può comparire anche il secondo o unico acconto Irpef previsto dalla dichiarazione dei redditi. La trattenuta riguarda i pensionati che hanno indicato l’Inps come sostituto d’imposta. Lo stesso meccanismo può interessare l’acconto della cedolare secca. L’importo è quello risultante dal Modello 730/4 e viene trattenuto direttamente sulla pensione.

Conguagli da Modello 730

Il cedolino di novembre chiude anche la rateazione dei debiti derivanti dal Modello 730. La regola riguarda le trattenute fiscali distribuite nel corso dell’anno: le rate si concludono entro novembre, anche se il contribuente aveva inizialmente scelto un numero maggiore di pagamenti. Per i Modelli 730/4 arrivati all’Inps dopo giugno, l’Istituto ha ridotto il numero delle rate selezionate dal dichiarante. Di conseguenza, le trattenute mensili possono essere state più alte. Dalla seconda rata si applica un interesse dello 0,33% mensile.

A novembre termina inoltre la rateazione del conguaglio fiscale 2025 per i pensionati che rientrano nella specifica disciplina prevista dalla legge. In particolare, chi percepisce trattamenti fino a 18.000 euro annui e deve versare un conguaglio a debito superiore a 100 euro paga l’ultima rata del recupero fiscale in questo mese.

Cedolino pensione, come vederlo

Per verificare l’importo della pensione di novembre 2026 è possibile consultare il cedolino nell’area MyInps oppure nell’app Inps Mobile. Si entra con Spid, Cie o Cns. La procedura:

  • accedere al sito Inps o all’app Inps Mobile;
  • selezionare il servizio “Cedolino della pensione”;
  • scegliere la mensilità di novembre 2026;
  • consultare il documento online oppure scaricarlo in Pdf.

Lo spread si mantiene stabile a 111 punti base, ma sui Btp c’è ancora pressione

By: matrun
20 October 2026 at 08:19

Apertura stabile i 20 ottobre per i Btp, che si sono mantenuti su rendimenti e spread del tutto simili a quelli di ieri. Si tratta comunque di risultati critici, 111 punti di differenziale e rendimenti oltre il 4,55%, che testimoniano una certa pressione dei mercati finanziari verso i titoli di Stato.

Ieri si è conclusa la prima giornata dell’emissione dei Btp Valore, i nuovi titoli di Stato destinati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto 4,5 miliardi, grazie a cedole molto generose che lo Stato può permettersi per la tendenza dei privati italiani a non vendere i propri titoli di Stato prima della scadenza.

Spread stabile, ma i rendimenti rimangono alti

Giornata di stabilità per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. L’apertura ha confermato i livelli di ieri, con il differenziale che per tutta la giornata è rimasto attorno a quota 111 punti base. I rendimenti sono però ancora piuttosto alti, al 4,55%, a confermare che c’è ancora molta pressione sui titoli di Stato.

Petrolio i gas mantengono alti i rendimenti

Negli ultimi gironi prezzi di petrolio e gas hanno ricominciato ad aumentare. Per quanto riguarda il greggio, il problema rimane il Medio Oriente. La situazione tesa a Hormuz e gli attacchi sempre più frequenti degli Houthi contro l’Arabia Saudita agitano i mercati e fanno alzare i prezzi.

Per quanto riguarda il gas invece, l’aumento dei prezzi è dovuto a una crescita della domanda. Molti Paesi europei sono rimasti indietro sulle scorte e stanno correndo ai ripari proprio nei mesi prima del periodo invernale. L’Italia ha riempito gli stoccaggi all’88%, un buon risultato ma più basso rispetto al passato.

L’aumento dei prezzi dell’energia è una delle cause principali dell’inflazione, che a sua volta è una delle metriche più osservate per determinare l’andamento dei tassi di interesse e dei titoli di Stato. Questa situazione, quindi, impedisce ai Btp di tornare ai rendimenti di qualche mese fa.

Buona partenza per i Btp Valore

Nella giornata di ieri si è tenuta la prima parte dell’emissione dei Btp Valore, dedicati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto circa 4,5 miliardi di euro. Gli strumenti a disposizione sono due:

  • un Btp Valore con cedole trimestrali step-up;
  • un Btp Valore Insieme, con cedola unica alla scadenza.

I rendimenti di questi Btp, che durano 7 anni, sono tendenzialmente più alti della media dei titoli di durata simile sul mercato. Il Tesoro può permettersi questo tipo di offerta perché, tendenzialmente, i privati non vendono i propri titoli di Stato se non in rare occasioni. Il debito pubblico di proprietà dei cittadini tende quindi a essere più stabile. L’emissione dei Btp Valore continuerà fino al 23 ottobre.

A fine mese si terranno invece le aste dei titoli di Stato regolari. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

Manovra, il Governo rinvia il Cdm: stallo sul ceto medio e pacchetto per le imprese

20 October 2026 at 08:08

La coperta è sempre più corta e la legge di Bilancio 2027 rallenta così il suo percorso verso il Consiglio dei ministri.

Il testo avrebbe dovuto arrivare in Cdm entro il 23 ottobre, ma tutto sarà rimandato probabilmente al 28 ottobre.

Verso la Manovra 2027

Il traguardo verso alcune delle proposte più attese (in primis il taglio dell’Irpef per il ceto medio) appare sempre più in salita. Ora la massima urgenza è calmierare il costo dell’energia.

La decisione è maturata dopo oltre due ore di confronto tra la premier Giorgia Meloni e gli altri leader dell’alleanza di governo: Antonio Tajani (Forza Italia), Matteo Salvini (Lega) e Maurizio Lupi (Noi Moderati). Con loro, anche il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

La premier e il suo timoniere Giorgetti si trovano a navigare in acque agitate: da una parte devono capire l’entità delle coperture, che potrà essere quantificata solo al termine del negoziato con l’Unione europea sulla flessibilità e al termine della trattativa con le banche e le assicurazioni per ottenere un plus di 5 miliardi. Sulla questione banche, Meloni e Tajani sono più morbidi mentre Salvini è irremovibile.

Dall’altra parte, quantificate le coperture effettive, scatterà la trattativa interna fra i partiti della maggioranza, con la classica corsa agli emendamenti.

La dotazione complessiva della legge di Bilancio 2027 è pari a 23,4 miliardi di euro. Di questi, 14,4 miliardi derivano dall’extradeficit autorizzato per le spese legate all’energia e alla difesa.

Le priorità della Manovra 2027

Diverse le priorità della Manovra 2027. Il nodo sicurezza e trattamento delle Forze dell’Ordine è in primissimo piano in questi giorni di rivolte nelle grandi città del Nord. Si parla di risorse per nuove assunzioni, nuove dotazioni e di un potenziale intervento sulle pensioni anticipate per gli appartenenti alla categoria.

Attenzione rivolta poi a giovani, anziani, sanità, sostegno alle famiglie e contrasto al caro energia.

Per il settore casa, c’è l’ipotesi di un’aliquota al 5% per la cedolare secca sugli affitti a lungo termine e a canone concordato. La proposta è particolarmente cara a Noi Moderati e Fratelli d’Italia. Si punta a incoraggiare il passaggio dagli affitti brevi a quelli lunghi per mettere sul mercato più immobili, sottraendoli al turismo. Così da calmierare, per quanto possibile, la corsa del mattone.

C’è poi il capitolo imprese e transizione ecologica: previsto un pacchetto per le Pmi con voucher per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e inclusione del cloud nella Transizione 5.0. L’obiettivo è rendere il tutto strutturale.

Mistero Irpef, Ecobonus e pensioni

Nei desiderata del Governo c’era anche il taglio dell’Irpef al 33% per i redditi fino a 60mila euro. Ma l’argomento, al momento, potrebbe essere messo in pausa.

E si valuta la fattibilità anche di un’altra iniziativa, quella che riguarda l’Ecobonus al 65%. Per il 2026, per gli interventi agevolati, è prevista una detrazione ordinaria del 36%, elevata al 50% per gli interventi realizzati sull’abitazione principale dai titolari di proprietà o di altro diritto reale di godimento. Alla prova delle coperture, si vedrà se la detrazione potrà effettivamente essere alzata.

C’è poi il capitolo pensioni, con la Lega che spinge forte sulla possibilità di uscire a 64 anni con il solo metodo contributivo.

Autotrasportatori, non solo sciopero: con l’Ets2 rischio aumento diesel. La scelta dell’Ue e dell’Italia

20 October 2026 at 07:20

Il prezzo del diesel potrebbe aumentare fino a 40 centesimi al litro con l’introduzione dell’Ets2, il nuovo sistema europeo che estenderà il mercato delle emissioni di CO2 anche ai carburanti utilizzati nel trasporto stradale. Il meccanismo dovrebbe entrare pienamente in funzione dal 1° gennaio 2028, ma il Governo italiano e diversi Paesi europei chiedono di rivederne le condizioni per limitare le conseguenze economiche su imprese e famiglie. L’allarme arriva soprattutto dal settore dell’autotrasporto, già alle prese con il caro gasolio. Secondo Conftrasporto-Confcommercio, l’applicazione dell’Ets2 potrebbe comportare ulteriori rincari compresi tra 30 e 40 centesimi al litro, con il rischio di portare il prezzo del diesel oltre i 2,50 euro. Al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, i leader dell’Unione hanno raggiunto un compromesso sulla necessità di valutare gli effetti del nuovo sistema, senza però approvare un ulteriore rinvio della sua entrata in vigore.

Cos’è l’Ets2 e come funziona la nuova normativa europea

L’Ets2, acronimo di Emission Trading System 2, è il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, introdotto nell’ambito delle politiche dell’Unione per ridurre i gas serra. A differenza del sistema Ets già applicato a grandi industrie e altri settori, l’Ets2 coinvolgerà anche il trasporto stradale, gli edifici e alcune attività produttive.

Il meccanismo prevede che i fornitori di combustibili acquistino quote corrispondenti alle emissioni di CO2 generate dai carburanti immessi sul mercato. Il numero complessivo delle quote disponibili diminuirà progressivamente, con l’obiettivo di incentivare la riduzione dei consumi di combustibili fossili.

L’obbligo di acquistare le quote ricadrà sui distributori di combustibili e non direttamente sui singoli automobilisti. Ovviamente i maggiori costi sostenuti dalle aziende potrebbero essere trasferiti, almeno in parte, sui prezzi finali di benzina, gasolio e combustibili utilizzati per il riscaldamento. L’avvio del nuovo sistema era stato inizialmente previsto per il 2027, prima dello slittamento al 2028.

Diesel fino a 40 centesimi in più al litro: quanto costerebbe un pieno

Secondo le stime di Conftrasporto, l’introduzione dell’Ets2 potrebbe determinare un aumento del gasolio compreso tra 30 e 40 centesimi al litro. Si tratta di una previsione elaborata dall’associazione di categoria, non di un incremento già stabilito dalle istituzioni europee. L’effetto effettivo dipenderà dal prezzo delle quote di emissione e dalla parte dei costi che verrà trasferita ai consumatori. Per gli automobilisti, un rincaro di questa entità avrebbe conseguenze dirette sul costo dei rifornimenti. Un pieno da 50 litri costerebbe 20 euro in più rispetto al prezzo senza tale rincaro.

Gli effetti dell’Ets2 potrebbero estendersi oltre il prezzo del carburante pagato dagli automobilisti. In Italia, secondo le stime richiamate da Conftrasporto, circa il 90% delle merci viene movimentato su strada. Un aumento dei costi del trasporto potrebbe quindi influire sulle spese sostenute dalle aziende per la distribuzione dei prodotti. Le imprese alimentari, agricole e commerciali potrebbero trovarsi a sostenere costi logistici maggiori, con possibili ripercussioni sui prezzi finali di alcuni beni.

La posizione del Governo Meloni

Il tema dell’Ets2 è stato affrontato durante il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, in un contesto segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle difficoltà economiche delle imprese. L‘Italia ha sostenuto, insieme ad altri Paesi europei, la necessità di intervenire sul nuovo sistema per contenere il rischio di ulteriori rincari energetici.

Nelle conclusioni del vertice, i leader hanno chiesto alla Commissione europea di aggiornare la valutazione degli effetti dell’Ets2, con particolare attenzione al funzionamento del meccanismo e alle misure di salvaguardia contro aumenti eccessivi dei prezzi. Non è stato invece approvato un rinvio dell’Ets2 al 2030, soluzione sostenuta da diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale.

Il Governo italiano punta anche a ottenere maggiori margini di intervento nazionale per sostenere i settori più esposti alla crisi energetica. Il confronto rimane aperto, mentre Bruxelles è chiamata a valutare ulteriori strumenti per contenere i costi dell’energia senza modificare gli obiettivi generali di riduzione delle emissioni.

Autotrasportatori contro l’Ets2

A contestare gli effetti economici della nuova normativa è Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, secondo il quale il sistema rischia di aggravare una situazione già difficile per le imprese di trasporto. “L’Ets2 darebbe il colpo di grazia all’autotrasporto italiano”, ha dichiarato Russo, sottolineando che il prezzo del gasolio potrebbe superare i 2,50 euro al litro.

Secondo l’associazione, il carburante rappresenta ormai oltre il 40% dei costi complessivi delle imprese di autotrasporto, mentre il prezzo del gasolio sarebbe aumentato di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Conftrasporto segnala inoltre che un’impresa di autotrasporto su cinque rischierebbe il fallimento entro la fine dell’anno a causa delle attuali difficoltà economiche. Per affrontare l’emergenza, il settore chiede lo sblocco degli aiuti già annunciati e ulteriori risorse per coprire gli aumenti dei costi negli ultimi mesi del 2026.

Gestione rifiuti edili: un servizio “chiavi in mano” per lo smaltimento

20 October 2026 at 06:48

Le attività di nuova costruzione, ristrutturazione edilizia, riqualificazione urbana e adeguamento infrastrutturale generano quotidianamente ingenti quantitativi di materiali di scarto.

Tradizionalmente, la gestione di questi residui veniva considerata una fase marginale o puramente accessoria dell’opera edilizia, da affrontare in modo estemporaneo solo nelle fasi conclusive del cantiere. Tuttavia, la crescente complessità delle normative ambientali, unita alla necessità di ottimizzare tempi e costi di gestione, ha radicalmente trasformato questo paradigma.

Oggi la gestione dei rifiuti edili rappresenta una vera e propria variabile strategica, in grado di condizionare direttamente la redditività delle imprese, la sicurezza dei lavoratori, la sostenibilità ecologica e la conformità legale dell’intera filiera produttiva.

L’impatto complessivo del comparto delle costruzioni sul sistema nazionale dei rifiuti è imponente: gli ultimi dati statistici mostrano che le attività di costruzione e demolizione in Italia generano ogni anno circa 83,3 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, cifra che rappresenta ben il 50,6% del totale nazionale dei rifiuti speciali prodotti.

Di questa rilevante massa di materiali, oltre 80 milioni di tonnellate vengono utilmente avviate a operazioni di recupero di materia.

L’approccio integrato “chiavi in mano”

Cosa significa concretamente adottare un servizio integrato e “chiavi in mano” per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti edili? Significa affidare ad un unico partner professionale l’intero ciclo di vita dei materiali di scarto, sollevando la committenza e i responsabili di cantiere da ogni complessità operativa e burocratica.

Affidare le varie fasi di gestione a soggetti differenti e non coordinati tra loro (come una ditta per il carico, un trasportatore terzo per la movimentazione e un impianto esterno per lo smaltimento) crea una pericolosa frammentazione delle responsabilità, dilata i tempi di cantiere e moltiplica il rischio di errori formali o sanzioni. Al contrario, un servizio completo ed integrato presidia in modo rigoroso ogni singolo passaggio dell’intera catena del valore:

  • Caratterizzazione iniziale e identificazione del rifiuto: Ogni intervento prende il via da un’accurata analisi chimico-fisica e merceologica dei materiali da rimuovere. Questa fase è fondamentale per classificare correttamente il rifiuto mediante i codici dell’Elenco Europeo dei Rifiuti (EER/CER), distinguendo tempestivamente le frazioni inerti non pericolose dai residui che richiedono trattamenti specifici. Una caratterizzazione preventiva ed eseguita a regola d’arte elimina le incertezze e previene blocco dei lavori o contestazioni in fase di controllo.
  • Organizzazione del deposito temporaneo in cantiere: In conformità con le prescrizioni del Decreto Legislativo 152/2006 e dei Criteri Ambientali Minimi (CAM Edilizia), i rifiuti prodotti devono essere stoccati in cantiere in modo ordinato e differenziato per omogeneità di categoria. Separare alla fonte laterizi, conglomerati cementizi, miscele bituminose, metalli, legno e plastiche impedisce la contaminazione reciproca dei materiali e massimizza la quota destinabile al successivo riciclaggio.
  • Carico e trasporto autorizzato con parco mezzi idoneo: La movimentazione dal sito di cantiere avviene tramite un parco veicolare idoneo e adeguatamente attrezzato, iscritto all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. Ogni viaggio è scortato dalla corretta compilazione e gestione del Formulario di Identificazione dei Rifiuti (FIR), documento indispensabile che attesta la tracciabilità del flusso dal luogo di produzione all’impianto di destinazione.
  • Conferimento finale e tracciabilità documentale: Il ciclo si chiude con l’ingresso del rifiuto presso l’impianto di trattamento autorizzato, dove vengono effettuate le verifiche ponderali e la presa in carico ufficiale, rilasciando al produttore del rifiuto la quarta copia del FIR che assolve pienamente gli obblighi di legge.

Massima efficienza e riduzione dei costi

Uno dei fattori chiave che determinano il successo operativo e l’economicità della gestione dei rifiuti edili è la disponibilità di infrastrutture autorizzate e direttamente gestite sul territorio.

In questo ambito, la realtà di riferimento in Basilicata è rappresentata da SO.CO. Ecologica, impresa attiva sul mercato dal 2001 con sede operativa situata a Tito Scalo, in provincia di Potenza. L’azienda dispone di un centro di raccolta ed impianto proprio completamente autorizzato, strutturato per la gestione, lo stoccaggio, il trattamento e il recupero dei rifiuti inerti e dei materiali provenienti da scavi e demolizioni.

so co ecologica smaltimento materiali di risulta

Economia circolare e valorizzazione delle macerie

La vera svolta nella moderna gestione dei residui edili risiede nella capacità di convertire un costo aziendale e un potenziale problema ambientale in un’opportunità di sviluppo economico attraverso i principi dell’economia circolare. I materiali provenienti da demolizioni e scavi non devono essere considerati semplici scarti da smaltire in discarica, ma veri e propri giacimenti di materie prime secondarie.

Il processo di valorizzazione e recupero degli inerti condotto da SO.CO. Ecologica si articola attraverso precise fasi tecnologiche avanzate:

  • Frantumazione primaria e secondaria: I blocchi di calcestruzzo, le strutture in muratura, i laterizi e gli asfalti vengono sottoposti a trattamenti meccanici di frantumazione idraulica che riducono volumetricamente il materiale.
  • Separazione magnetica e pulizia: Durante il processo, speciali deferrizzatori magnetici estraggono la frazione metallica (tondini in acciaio e armature), mentre opportuni sistemi di cernita rimuovono le eventuali frazioni leggere o estranee.
  • Vagliatura e classificazione granulometrica: I granulati ottenuti vengono selezionati attraverso vagli vibranti per produrre diverse pezzature merceologiche omogenee, pronte per essere reintrodotte nel ciclo delle costruzioni.

SO.CO. Ecologica, il partner strategico per l’edilizia del futuro in Basilicata

In un mercato delle costruzioni in rapida evoluzione, dove la sostenibilità, la conformità normativa e l’efficienza dei costi rappresentano i fattori determinanti per il successo aziendale, SO.CO. Ecologica si conferma un punto di riferimento imprescindibile per lo smaltimento rifiuti edili nella città di Potenza e per tutta la Basilicata.

Con oltre vent’anni di esperienza sul campo, un centro aziendale autorizzato a Tito Scalo, un parco macchine d’avanguardia per interventi in-situ ed ex-situ e una filiera interamente certificata dall’Istituto Giordano, SO.CO. Ecologica offre alle imprese, agli artigiani e ai professionisti delle costruzioni un vero servizio “chiavi in mano”.

Un modello operativo capace di coniugare rigore normativo, efficienza economica e rispetto dell’ambiente, trasformando i rifiuti edili da problema di cantiere a risorsa per lo sviluppo sostenibile del territorio.

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