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Diego Maradona’s Debut: 50 Years Since Football Changed Forever

21 October 2026 at 03:56
(FILE) "From Comunicaciones Stadium, where we trained, I ran to tell my parents that the next day it was my debut. I told Tota (his mother) and two seconds later in Fiorito everyone already knew", remembered Diego Maradona about that day. Photo: El Grafico.

Fifty years ago today, on October 20, 1976, a 15-year-old Diego Armando Maradona played his first professional match for Argentinos Juniors, coming on at halftime against Talleres de Córdoba and beginning a career that would reshape world football.


The date is described in the report as a milestone in the history of international sport. The young talent from a popular neighborhood like Villa Fiorito stepped onto the pitch to play the second half of the match, which Argentinos lost 1-0 at its stadium in La Paternal, Buenos Aires.

Diego Maradona was 15 years, 11 months and 20 days old, ten days short of his 16th birthday, which made him the youngest player to debut in Argentine football.

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Other accounts of the day, including a longer retrospective published in Argentina, put the crowd at between 7,000 and 8,000 people and say Maradona nutmegged defender Juan Domingo Patricio Cabrera on his first touch of the ball, a detail that comes from Maradona’s own memoirs.

A Debut Full of Promise

Although the result went against his team, Maradona’s arrival offered immediate signs of his technical quality. His control of the ball stood out, as did his nerve in running at defenders despite his age. Nobody in the stadium that afternoon could have measured the scale of what they were witnessing, but the signs were already visible.

Coach Juan Carlos Montes brought on the teenager in place of midfielder Rubén Giacobetti at the start of the second half. Diego Maradona wore the number 16 shirt. Montes told him to play as he knew how and to nutmeg the first opponent he faced. Maradona later wrote that he did exactly that, passing the ball between the legs of defender Juan Domingo Patricio Cabrera. The crowd responded with “olés,” according to his memoirs.

Un día como hoy debutaba Diego Armando Maradona en primera pic.twitter.com/3PJUMDi7ME

— Expe (@Expefutbol) October 20, 2026

Text reads: “On a day like today, Diego Armando Maradona made his debut at First Division.”

From Cebollitas to Legend

Diego Maradona came through the club’s youth ranks, including the famous children’s side known as “Los Cebollitas”, and had been building great expectations through his performances at junior level. His entry into the top category was the start of a professional career that would later bring him numerous domestic and international titles and turn him into an emblematic figure and a popular reference point in global sport.

His career would later shine brightest on the world stage, particularly in the 1986 World Cup triumph in Mexico, where his talent and control of the ball defined an entire tournament.

Maradona’s first match ended in defeat, and by his own later account he knew he was beginning something important. In the following weeks he moved from the bench to a regular place in the starting lineup, according to the longer retrospective, and went on to become the league’s top scorer in several consecutive tournaments.

But the first page had been written. A 15-year-old walked onto the pitch in the red of Argentinos Juniors, replaced a teammate at the break, and began a story that still commands attention five decades on.

On this day, 20 October 1976

Exactly 50 years ago, a 15 year old Diego Armando Maradona made his professional debut for Argentinos Juniors against Talleres.

He came on at half-time wearing the No. 16 shirt.

He was still 10 days away from his 16th birthday.

And with the first… pic.twitter.com/HNUXh24OqP

— Common Man Files (@CommonManFiles) October 20, 2026

The date is recalled not for the result, but for what it announced. It was the moment a career began that would reshape the dynamics of football and reaffirm the importance of youth development in the sport across the region.

The work done in the club’s academy, the patience of those who formed him, and the talent that needed no introduction all converged on October 20, 1976. A modest afternoon in La Paternal, in a game lost, became the first step in one of the most celebrated careers in the history of the football around the world.

Rubén Giacobetti, l’uomo che 50 anni fa uscì per far debuttare Maradona: “Tutti aspettavano quel ragazzo, era come avere avere accanto un futuro Premio Nobel”

20 October 2026 at 05:45

Per fare esordire a nemmeno 16 anni quello che sarebbe diventato il calciatore più rilevante di sempre, serviva un compagno che si fermasse negli spogliatoi dopo aver giocato i primi 45 minuti di Argentinos Juniors–Talleres de Córdoba. L’allenatore Juan Carlos Montes mise dentro Diego Armando Maradona per Rubén Anibal Giacobetti. Successe il 20 ottobre 1976, un mercoledì pomeriggio di cinquant’anni fa. Giacobetti allora aveva 20 anni, era anche lui un prodotto del settore giovanile dell’Argentinos Juniors e uscendo dal campo entrò involontariamente nella storia del calcio. Giocò ancora qualche stagione in Argentina, prima di un passaggio nel campionato americano e di una stagione non memorabile in Italia, dove disputò un torneo nella Serie D sarda. Tornato a Buenos Aires, aprì un’agenzia immobiliare, dove tuttora lavora.

Giacobetti, che ricordi ha di quella giornata?
Per me il ricordo si è trasformato nel tempo. Quel giorno in cui debuttò Diego io uscii nell’intervallo e ovviamente non ero felice, a nessuno piace essere sostituito. Ma con il tempo è diventato un pensiero meraviglioso che il calcio ha dato a un appassionato come me.

Lei aveva debuttato qualche mese prima a 19 anni, ma Maradona ne aveva quattro anni in meno.
La gente già conosceva Diego e andava a vederlo negli allenamenti settimanali sapendo che da un momento all’altro avrebbe debuttato, ed è toccato proprio quel giorno. La mia rabbia non era per lui, ma per il fatto di dover uscire. Poi sono andato in tribuna e mi sono visto quel debutto.

Si arrabbiò con l’allenatore?
Tieni conto che quando c’è un cambio del genere, a rimetterci è sempre il più giovane, e in quel momento in campo il più giovane ero io. Credo di sì, che quella fosse la decisione che doveva prendere. Nessuno si sarebbe preoccupato perché avevo giocato poche partite, non ero una figura chiave della squadra e tutti stavano aspettando che debuttasse quel ragazzo di 15 anni.

Giocavate nello stesso ruolo?
Io e Diego non giocavamo nello stesso ruolo. Io sono sempre stato un “numero cinque”, un centrocampista centrale. Ma quel giorno giocai come centrocampista di sinistra, proprio il ruolo di Diego, per coprire un po’ il centrocampo visto che quello del Talleres de Cordoba che era forte. L’idea era di essere più difensivi e non avere in campo un altro centrocampista d’attacco. Il tecnico fece una formazione abbastanza difensiva e così io mi spostai a sinistra. Quindi quel giorno sarebbe toccato comunque a me uscire per via della posizione. Nel secondo tempo l’Argentinos Juniors, giocando in casa, doveva vincere e nel primo tempo non avevamo creato molto, l’ingresso di Diego era logico.

Ha avuto la fortuna di giocare ancora con Diego?
Ho giocato circa 30 partite in prima squadra con l’Argentinos Juniors e circa 20 al fianco di Diego, spesso io con il numero cinque e lui con il dieci.

Qual è stata la primissima volta che ha visto Maradona e cosa ha pensato?
Quando giocavo nelle giovanili, il nostro allenatore ci raccomandò di andare a vedere “Los Cebollitas”, la squadra dei ragazzi di 13 anni dove giocava Diego. Noi pensavamo che tutti quei ragazzini sarebbero arrivati in prima squadra perché erano dei fenomeni, ma Diego spiccava su tutti. Vinsero il campionato ed erano famosi in quella categoria. Ma di quella formazione praticamente solo Diego è arrivato in prima squadra. Quella fu la prima volta che vedemmo quel piccoletto scuro di pelle distinguersi così: sembrava andasse sui pattini e ubriacava tutti. Diego non ha mai perso quelle abilità fino al debutto in prima squadra. Quando lo aggregarono agli allenamenti, i giocatori più anziani rimanevano sorpresi e chiedevano al tecnico di farlo giocare. Si allenò pochissimo con noi, due o tre settimane, e alla fine debuttò. Era chiaro che sarebbe diventato il più forte di tutti: io dicevo a mio padre che c’era un ragazzo che era un fenomeno meraviglioso.

E lui cosa rispondeva?
Che di giocatori così poi non ne arriva nessuno, ricordando al contrario i veri fenomeni come Di Stefano o Sívori. Invece giocò bene, lo comprò il Boca, poi andò al Barcellona e iniziò quella straordinaria carriera. Noi già negli allenamenti ci rendevamo conto che era diverso. Faceva cose che noi avremmo potuto provare mattina, pomeriggio e sera senza mai riuscirci. Faceva cose impossibili, aveva un guanto al posto del piede. A meno di un grave infortunio, le sue qualità erano quelle di un fuoriclasse.

Ve lo siete goduto, insomma.
Certo. Ci sfidava a calciare i calci d’angoli sul secondo palo e a colpirne l’incrocio. Lui andava e colpiva l’incrocio, mentre noi la mandavamo alta o di lato. Lì capivi che era diverso, come quando a scuola hai seduto vicino a te un futuro Premio Nobel. Vedevi che era un genio che sapeva tutto, anche se poi non puoi essere mai sicuro di quello che sarebbe diventato nel mondo.

Com’era la vostra squadra?
All’Argentinos Juniors era tutto molto povero. Era una squadra da metà classifica in giù. All’epoca si sentiva molto il divario con i grandi club come River, Boca, Racing o Independiente. Era una buona squadra per i suoi standard, ma cercava soprattutto di non retrocedere. Ciò che ottenne Diego da quel momento in poi fu non solo far lottare la squadra per i primi posti, ma dare vera importanza alle giovanili. Prima i giocatori uscivano per necessità e non per un lavoro strutturato. Dopo che Diego se ne andò, il club iniziò a generare tantissimi giocatori, ed è per questo che oggi l’Argentinos Juniors è chiamato “il vivaio del mondo”. Un altro Diego non è stato possibile tirarlo fuori, ma comunque sono usciti fuori giocatori da Nazionale come Batista, Sorín, Redondo. Si resero conto che bisognava puntare sul settore giovanile. La genetica fa sì che un giocatore del genere nasca ogni tanto, non è semplice. L’Argentina c’è riuscita poi con Messi, è una bacchetta magica che fa uscire un talento ogni tanto.

Quale è stato il contatto per il trasferimento in Italia?
Nel 1980 sono andato negli Stati Uniti, a Rochester, nel 1981 sono tornato nella provincia de La Pampa. E nel 1982 con Oscar Nichiarelli in Belgio, portati dall’intermediario José Rubulotta. Non siamo rimasti, lì ci hanno chiamato dalla Sicilia e siamo andati a fare un provino. Durante il Mondiale dell’82 abbiamo conosciuto una persona che ci ha portato a Trapani, ma poi ci hanno fatto il contratto per la Sardegna. A Sennori ho giocato una stagione. A 28 anni ho lasciato il calcio, sono tornato qui e ho aperto l’agenzia immobiliare.

Le è piaciuto giocare in Italia o no?
Non mi è piaciuto granché. Avevo già un’età, bisognava aspettare per poter passare di categoria. Quindi ho giocato una stagione, sempre da centrocampista centrale, e sono tornato. Ricordo che come allenatore di una squadra avversaria c’era uno famoso, il brasiliano Amarildo.

Si è ritirato giovane dal calcio, ha qualche rimpianto? Sente che avrebbe potuto ottenere di più con il pallone?
Probabilmente sì, ma questi sono i destini di ciascuno. Era un’epoca più difficile senza procuratori che ti costruissero la carriera. Mi sarebbe piaciuto giocare fino a 34 o 35 anni e vivere di calcio, ma la passione di aver giocato e la fortuna di essere stato al fianco di Diego è stato un sogno.

Chi era il suo idolo quando era piccolo?
Da piccolo ero tifoso del River Plate. Mi piacevano Amadeo Carrizo, Beto Alonso e Bochini, ma Diego è stato superiore a tutti. Nel mio ruolo mi è sempre piaciuto Fernando Redondo, un volante squisito.

Quante volte vi siete rivisti e parlati con Diego dopo quel 20 ottobre?
Nel 1978 me ne andai dall’Argentinos Juniors e nel 1982 è stata l’ultima volta che l’ho visto. Io ero in Spagna per il Mondiale ’82 a cercare squadra e siamo andati con l’altro ragazzo argentino nel ritiro della Nazionale argentina a Villajoyosa. Diego ci fece entrare.

Cosa le disse Diego?
Diego si ricordava perfettamente di tutto. Chiedemmo se c’era possibilità di entrare per salutarlo e Diego ci fece subito passare.

Quando Diego è morto, per lei è stato un duro colpo?
Sì, ho provato molta tristezza vedendo come lo esponevano quando allenava il Gimnasia. Si stavano approfittando di una persona malata, il finale è stato molto triste.

Ha una foto con lui?
Qui in ufficio no, ma a casa mia ne ho una con Diego nel ritiro di Ezeiza.

L'articolo Rubén Giacobetti, l’uomo che 50 anni fa uscì per far debuttare Maradona: “Tutti aspettavano quel ragazzo, era come avere avere accanto un futuro Premio Nobel” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Hijas de Maradona piden hasta 15 años de prisión para los imputados por su muerte

15 October 2026 at 20:11
Durante la fase de alegatos de cierre, la representación legal solicitó penas de cárcel e inhabilitación profesional para el equipo médico por homicidio simple con dolo eventual y homicidio culposo.

Promotoria diz que equipe médica deixou Maradona à própria sorte antes da morte

8 October 2026 at 19:48

A Promotoria que atua no julgamento da morte de Diego Maradona afirmou nesta quinta-feira (8) que o atendimento médico prestado ao ex-jogador em seus últimos dias de vida foi marcado por desorganização e falhas graves. Para os acusadores, a equipe responsável pelo tratamento colocou o ídolo argentino em uma situação de abandono e não cumpriu medidas consideradas necessárias para preservar sua vida.

Durante a apresentação dos argumentos finais, o promotor Patricio Ferrari classificou a internação domiciliar como uma operação caótica. Segundo ele, os profissionais envolvidos deixaram de cumprir obrigações médicas e adotaram condutas incompatíveis com o quadro de um paciente considerado vulnerável e complexo.

Sete profissionais de saúde são julgados no processo, entre eles médicos, uma psiquiatra, um psicólogo e um enfermeiro. Eles são acusados de homicídio com dolo eventual, modalidade em que a acusação sustenta que os envolvidos tinham consciência de que suas ações ou omissões poderiam levar à morte.

O julgamento ocorre desde abril em um tribunal de San Isidro, na região metropolitana de Buenos Aires. Ao longo de quase 45 audiências, mais de cem testemunhas e réus prestaram depoimentos.

Ferrari afirmou que, apesar da extensão do processo, os elementos centrais da acusação permanecem sustentados pelas provas apresentadas durante o julgamento.

Morte após cirurgia

Maradona morreu aos 60 anos, em 25 de novembro de 2020, durante uma internação domiciliar em Tigre, na região metropolitana de Buenos Aires. A causa apontada foi edema pulmonar seguido de parada cardiorrespiratória.

Dias antes, o ex-jogador havia passado por uma cirurgia para tratar um hematoma subdural na cabeça. O procedimento foi considerado bem-sucedido.

Para a Promotoria, porém, o quadro posterior exigia acompanhamento médico adequado e medidas que, segundo a acusação, não foram tomadas.

O promotor Cosme Iribarren afirmou que a morte poderia ter sido evitada e classificou o atendimento como inadequado. Segundo ele, a sequência dos acontecimentos demonstra que o agravamento do estado de saúde não foi tratado de maneira compatível com a gravidade do caso.

Julgamento entra na fase final

A etapa de alegações finais deve continuar pelas próximas duas semanas. Os sete acusados podem receber penas de até 25 anos de prisão caso sejam condenados pelos crimes atribuídos pela Promotoria.

A defesa ainda terá espaço para apresentar seus argumentos antes da decisão judicial.

O processo busca determinar se houve responsabilidade criminal dos profissionais que participaram do atendimento de Maradona e se as condutas adotadas nos últimos dias de vida contribuíram diretamente para a morte do ex-jogador.

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Leo Messi’s final appearance: Argentina bids farewell to its all-time record scorer

6 October 2026 at 13:17

The story coming to an end had it all: surprise and hope, sadness and dismay, the bitterest defeats and the triumphs that brought joy to an entire nation. Twenty-one years ago, Lionel Messi began writing the first page of his story with the Argentina national team, and on Tuesday, October 6, 2026, he will write the last. Between that ill-fated debut against Hungary on August 17, 2005 — when he was sent off 43 seconds after stepping onto the pitch — and the match with Benin that will close his international career, Messi has already become a legend of assured immortality.

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© Icon Sportswire (Icon Sportswire via Getty Images)

Lionel Messi with Argentina in Atlanta, July 7, 2026.
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