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João Leão alerta para queda dos fundos europeus em Portugal

13 October 2026 at 22:52
João Leão, membro português do Tribunal de Contas Europeu, avisou o Parlamento: fim do PRR e novo orçamento da UE (2028-2034) vão reduzir verbas para Portugal.

© ANTÓNIO PEDRO SANTOS/LUSA

João Leão alertou para a ausência de uma estratégia europeia de médio e longo prazo para assegurar o pagamento e a amortização da dívida contraída pela União Europeia

La Russia sta raggiungendo gli obiettivi strategici dell’Operazione Militare Speciale?

By: A A
13 October 2026 at 22:38

Nel dicembre 2021, la Russia presentò agli Stati Uniti e alla NATO due bozze di accordi formali per ottenere garanzie di sicurezza legalmente vincolanti, facendo intendere che se non fossero state accolte ci sarebbero state delle conseguenze.

Segue nostro Telegram.

In effetti, dopo il rifiuto di Washington di prenderle in considerazione, il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa intraprese l’Operazione Militare Speciale in Ucraina, ancora in corso.

Tra le richieste avanzate allora da Mosca sottolineiamo:

  • Blocco dell’allargamento della NATO: l’impegno formale a impedire ulteriori espansioni dell’Alleanza Atlantica, escludendo esplicitamente l’adesione dell’Ucraina.
  • Limitazioni alle Forze Militari: il divieto per la NATO di dispiegare truppe o armamenti nei Paesi entrati a far parte dell’Alleanza Atlantica dopo il maggio 1997.
  • Basi negli ex Stati sovietici: il divieto per gli Stati Uniti di stabilire basi militari o sviluppare cooperazione bilaterale nei Paesi dell’ex URSS che non fanno parte della NATO.
  • Missili a raggio intermedio e corto: il divieto reciproco di dispiegare missili a raggio intermedio e corto in aree da cui possano colpire il territorio dell’altra parte.
  • Attività militari: la limitazione delle esercitazioni e delle attività militari della NATO in Europa orientale, nel Caucaso e in Asia centrale.

Stati Uniti e NATO nel 2021 rifiutarono le richieste principali (in particolare il veto sull’allargamento della NATO e il ritiro delle infrastrutture militari ai confini del 1997), offrendo invece di negoziare su temi specifici come il controllo degli armamenti e la trasparenza delle esercitazioni.

Perciò, il 17 febbraio 2022 Mosca consegnò una contro-risposta formale agli Stati Uniti, lamentando la mancanza di disponibilità a fornire garanzie vincolanti e preannunciando la necessità di adottare misure ‘tecnico-militari’: pochi giorni dopo ci fu l’invasione dell’Ucraina.

La Russia aveva fondati motivi per ritenere che Kiev stesse per entrare nella NATO e uno dei bersagli inziali dei suoi missili balistici (13 marzo e 17 maggio 2022) furono proprio i centri di addestramento ucraini di Yavoriv (nella zona di Leopoli, vicino al confine polacco ma all’interno dei confini ucraini), a tutti gli effetti infrastrutture della NATO, come visibile nelle mappe della stessa Alleanza Atlantica (1).

Tralasciando le questioni diplomatiche e l’auspicata volontà comune di riaffermare i principi delle Nazioni Unite che venivano espressi nel documento presentato da Mosca e sui quali l’Amministrazione Trump ha tirato oggi una riga definitiva, è interessante capire se siano stati compiuti dei passi da parte dell’attuale presidenza statunitense per venire incontro alle richieste russe (2).

All’art. 1: Russia e U.S.A. non intraprenderanno azioni né parteciperanno o sosterranno attività che pregiudichino la sicurezza dell’altra Parte; non attueranno misure di sicurezza – adottate da ciascuna Parte individualmente o nell’ambito di un’organizzazione internazionale, di un’alleanza militare o di una coalizione – che possano compromettere gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Sul supporto decisivo dell’intelligence USA e dei grandi gruppi tecnologici statunitensi (da Starlink a Palantir, entrambi vicini all’Amministrazione Trump) all’Ucraina al fine di colpire il territorio della Federazione Russa ho già ampiamente scritto in precedenza e perciò non mi soffermo (3).

Articolo 2

Le Parti si adopereranno affinché tutte le organizzazioni internazionali, le alleanze militari e le coalizioni a cui partecipa almeno una delle Parti si attengano ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.

Abbiamo assistito recentemente alla doppia aggressione condotta dalla “Coalizione Epstein” all’Iran, senza alcun fondamento nel diritto internazionale e senza alcuna considerazione dei “principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite”. Per non parlare del supporto statunitense ai bombardamenti israeliani su Siria, Libano e Yemen (aggressione alla quale contribuisce in gran parte l’Arabia Saudita) o del rapimento illegittimo del Presidente venezuelano Maduro.

Articolo 3

Le Parti non utilizzeranno i territori di altri Stati allo scopo di preparare o compiere un attacco armato contro l’altra Parte o altre azioni che pregiudichino gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Naturalmente, la violazione di questo articolo non avviene solo utilizzando il territorio ucraino per colpire la Russia; recentemente, sul sito del Ministero della Difesa di Mosca è comparso un elenco di venti aziende europee accusate di essere parte integrante dell’apparato militare-industriale ucraino. Quattro hanno sede in Italia, tre in Germania, due in Gran Bretagna, due in Polonia, due in Turchia, due in Repubblica Ceca, poi sono rappresentate anche imprese con basi in Israele, Spagna, Paesi Bassi, Lituania e Lettonia. Tutto ciò avviene con il consenso implicito degli Stati Uniti. Anche le infrastrutture della NATO e le basi militari statunitensi in Europa (Sigonella ad esempio in Italia nel 2022) contribuiscono così ad alimentare questo conflitto (4).

Articolo 4

Gli Stati Uniti d’America si impegneranno a impedire un’ulteriore espansione verso Est dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e a negare l’adesione all’Alleanza agli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Gli Stati Uniti d’America non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che non siano membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, né utilizzeranno le loro infrastrutture per attività militari di alcun tipo, né svilupperanno con essi una cooperazione militare bilaterale.

Senza trascurare l’immediato ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO all’inizio dell’Operazione Militare Speciale, l’attuale Amministrazione a Washington ha annunciato l’invio di ulteriori 5.000 soldati statunitensi in Polonia e l’istituzione di una nuova base militare permanente nel Paese (ridenominata “Fort Trump”). Ma gli U.S.A. non si sono fermati qui; in Armenia, nazione che fa ancora formalmente parte dell’Organizzazione per il Trattato di Sicurezza Collettiva e dell’Unione Economica Eurasiatica, lo scorso settembre Washington e Erevan hanno tenuto un nuovo ciclo di consultazioni bilaterali sulla difesa e firmato un verbale congiunto d’intesa (jointly agreed minutes) per dare seguito alla Charter on Comprehensive Strategic Partnership sottoscritta nel maggio 2026. Gli accordi discussi riguardano:

Supporto alla trasformazione e riforma delle Forze Armate armene.

Addestramento di sottufficiali (NCO), istruttori, comandanti junior e personale per il mantenimento della pace (peacekeeping).

Istruzione militare ed esercitazioni congiunte.

Sviluppo delle capacità industriali della difesa e potenziale fornitura di equipaggiamenti tramite il programma Foreign Military Sales (FMS) e programmi educativi come l’IMET, orientando l’Armenia verso una progressiva modernizzazione degli standard militari occidentali.

Articolo 5

Le Parti si asterranno dallo schierare le proprie Forze Armate e i propri armamenti – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree in cui tale schieramento potrebbe essere percepito dall’altra Parte come una minaccia alla propria sicurezza nazionale, fatta eccezione per lo schieramento all’interno dei territori nazionali delle Parti stesse. Le Parti si asterranno dal far volare bombardieri pesanti equipaggiati con armamenti nucleari o non nucleari, o dallo schierare navi da guerra di superficie di qualsiasi tipo – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree situate rispettivamente al di fuori dello spazio aereo nazionale e delle acque territoriali nazionali, dalle quali sia possibile colpire obiettivi nel territorio dell’altra Parte.

Poco più di un mese fa, si è tenuta un’esercitazione aerea della NATO nel nord-est della Polonia, nelle vicinanze di Kaliningrad con alcune decine di velivoli. All’esercitazione hanno partecipato caccia statunitensi e norvegesi, un aereo di sorveglianza NATO E-3A Sentry AWACS, velivoli per il rifornimento in volo e un aereo statunitense EA-37B per la guerra elettronica: Mosca teme che si tratti di manovre preparatorie all’isolamento dell’enclave russa dal resto della Federazione e ha risposto duramente ma soltanto sul piano diplomatico.  Inoltre, la NATO Ballistic Missile Defence (BMD), la difesa antimissile balistica dell’Alleanza Atlantica, è una rete costituita da sensori e da sistemi missilistici che i Paesi Membri offrono quale contributo nazionale alla struttura, i cui punti di riferimento in Europa sono lo European Phased Adaptive Approach (EPAA), statunitense, con il sistema americano Aegis Ashore schierato in Romania e Polonia e le navi Aegis per la BMD, stazionate nelle acque spagnole. Il sistema radar della IAMD si trova in Turchia, mentre l’infrastruttura di comando e controllo in Germania (5). Nel 2016 (grazie all’annullamento del Trattato ABM deciso da Trump) gli Stati Uniti hanno prima messo in funzione una base ABM in Romania, un sistema che utilizza lanciamissili Aegis potenzialmente in grado di lanciare Tomahawk con testata nucleare ad oltre 2400 chilometri di distanza, successivamente nel 2022 hanno costruito un sito Aegis in Polonia, ancora più vicino ai confini russi. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto che i siti ABM hanno lo scopo di fermare le testate puntate sull’Europa dall’Iran o dalla Corea del Nord. Mosca ovviamente non la pensa così; François Geleznikoff, direttore delle applicazioni militari presso la Commissione per l’energia atomica e le energie alternative, intervenne nel marzo 2019 in audizione presso l’Assemblea Nazionale francese sull’argomento contraddicendo Washington: “Negli Stati Uniti, la Nuclear Posture Review (NPR) non si rivolge realmente alla Corea del Nord (gli americani hanno armi che permetterebbero loro di vetrificare il Paese più volte) ma piuttosto alla Russia, in risposta alle dichiarazioni del presidente Putin” (6).

Articolo 6

Le Parti si impegnano a non dislocare missili a raggio intermedio e a corto raggio lanciabili da terra al di fuori dei propri territori nazionali, né in aree dei propri territori nazionali dalle quali tali armi possano colpire obiettivi situati nel territorio nazionale dell’altra Parte.

Il 22 settembre 2026, Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato a New York un accordo di sicurezza trilaterale che prevede l’apertura e la gestione di due nuove basi militari americane e la modernizzazione di quella esistente. Gli Stati Uniti ottengono ampie libertà di movimento (aria, terra e mare) per collegare le basi e la possibilità di utilizzare l’isola per il sistema di difesa missilistica (la Pituffik Space Base – ex Thule Air Base – nel nord-ovest dell’isola, ospita sistemi radar d’allerta precoce per i missili balistici). Il sistema difensivo pensato dagli Stati Uniti si evolverà da una presenza concentrata in un unico punto a una rete di strutture distribuite su tutta l’isola. Anche perché le due nuove basi non saranno le uniche installazioni militari che si insedieranno sull’isola (7).

Articolo 7

Le Parti si asterranno dal dislocare armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali e riporteranno nei propri territori nazionali le armi già dislocate all’estero al momento dell’entrata in vigore del Trattato. Le Parti elimineranno tutte le infrastrutture esistenti per il dislocamento di armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali. Le Parti non addestreranno personale militare o civile proveniente da Paesi non dotati di armi nucleari all’uso di tali armi. Le Parti non condurranno esercitazioni o attività di addestramento per forze convenzionali che prevedano scenari di impiego di armi nucleari.

A partire dal 13 ottobre 2026, si svolgerà in Italia Steadfast Noon, ‘Mezzogiorno risoluto’, l’esercitazione che l’Alleanza atlantica svolge ogni anno e che coinvolgerà le basi aeree di Aviano, in provincia di Pordenone, e Ghedi, nel Bresciano, oltre a diverse località in tutta l’area di responsabilità ben oltre il Nord del Paese. “È necessario il contributo congiunto di tutti gli Alleati: si tratta di un’iniziativa che non può limitarsi a un singolo Paese”, ha riferito il colonnello David Bull, capo delle operazioni nucleari della Nato, facendo riferimento al fatto che anche lo spazio aereo dei Paesi limitrofi potrebbe essere coinvolto. Vi parteciperanno velivoli in grado di svolgere missioni convenzionali e nucleari, anche se l’esercitazione non prevede l’impiego di armi atomiche. “Ma siamo in sintonia con Roma sul fatto che si tratti di un’esercitazione nucleare”, ha poi precisato Barrows. Gli Stati Uniti saranno presenti con equipaggi di volo e personale addetto alla manutenzione. Secondo gli stessi documenti del Pentagono, in Italia sarebbero dislocate circa 80 ordigni nucleari sotto controllo statunitense nelle basi militare italiane a Ghedi e Aviano (8).

Conclusioni

Il sintetico panorama offerto da questo articolo vuole dimostrare che la Russia non potrà cantare vittoria nemmeno dopo aver completato la conquista del Donbass, perché l’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina è legato a considerazioni di sicurezza geopolitica tuttora irrisolte se non addirittura aggravatesi rispetto al 2022.

Se qualcuno al Cremlino crede che dopo un eventuale accordo con l’attuale Amministrazione U.S.A., la Russia verrà lasciata stare si sbaglia di grosso, perché l’Occidente collettivo si sta già preparando non solo al dopo Putin ma anche al dopo Trump.

L’obiettivo degli Stati Uniti non è altro che prendere tempo in attesa del verificarsi di almeno una delle due condizioni: l’allontanamento di Mosca dalla partnership strategica con Pechino e il conseguente rallentamento della dedollarizzazione – gli Stati Uniti non pagheranno di certo il diesel russo in rubli – e la fine della preparazione da parte della NATO ad un conflitto diretto contro la Russia – termine individuato nel 2030, quando sicuramente Trump non sarà più alla Casa Bianca.

Dal punto di vista occidentale la considerazione della Russia non è cambiata molto da quando il direttore della rivista “Foreign Policy”, l’israelo-statunitense John Feffer, la definì una “Nigeria con le armi nucleari”; secondo questa visione, Mosca deve tornare ad essere una sorta di ‘colonia estrattiva’ o ‘appendice di materie prime’ a esclusivo vantaggio delle industrie euro-statunitensi. A maggior ragione nel momento in cui la competizione tecnologica con la Cina necessita da parte degli Stati Uniti di quelle risorse strategiche di cui la Federazione Russa è ricca.

Pochi giorni fa, i 32 membri del Comitato Militare della NATO (quello statunitense in primis), erano a Kiev per ribadire il loro sostegno incondizionato all’Ucraina “rimasta costantemente al centro delle valutazioni, delle decisioni e della pianificazione futura dell’Alleanza”. Prima di fare qualsiasi altra concessione a Washington, Vladimir Putin dovrebbe pensarci bene: passare da una vittoria tattica ad una sconfitta strategica potrebbe essere più semplice di quanto sembra.

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(1) https://www.nato.int/structur/nmlo/links/yavoriv-training-centre.pdf. Il sito internet è oggi irraggiungibile (forse per mascherare le prove?), ma la sua presenza come infrastruttura dell’Alleanza Atlantica era rintracciabile ancora nel giugno 2024. Come ammise anche il “Corriere della Sera”, i morti furono più di 300 e tra di essi numerosi soldati e addestratori della NATO: Giulia Fasano, Nella base militare di Yavoriv i morti sono stati trecento, 26 marzo 2022. Anche secondo il quotidiano “Repubblica”: “Il ‘Centro internazionale per la pace e la sicurezza’ di Yavoriv ospitava istruttori occidentali, come conferma il Ministro della Difesa di Kiev”.

(2) Il documento completo è stato pubblicato sul sito internet del Ministero degli Esteri della Federazione Russa: Treaty between The United States of America and the Russian Federation on security guarantees, 17 dicembre 2021.

(3) Ad esempio, cfr. Le basi della CIA in Ucraina: chiave del contenimento anti-russo in Europa, “Strategic Culture Foundation”, 11 aprile 2026.

(4) Nel contesto del conflitto in Ucraina e della postura di deterrenza della NATO, le basi militari presenti sul territorio italiano (gestite sia dalle Forze Armate italiane che dagli Stati Uniti) svolgono funzioni chiave di sorveglianza aerea, intelligence, logistica e comando, cfr. ad esempio Federico Petrangeli, Supporting Kyiv: Italy’s Military Assistance between Strategic Continuity and Political Division, IAI, 11 giugno 2026.

(5) Senato della Repubblica italiana, Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 32/2025, relativo all’ammodernamento, al rinnovamento e al potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica a protezione del territorio nazionale e dell’Alleanza Atlantica, alla protezione di teatro delle forze schierate in aree di operazione, inclusa la componente navale (n. 377), Resoconto sommario del 4 febbraio 2026.

(6) Stefano Vernole, La forza di dissuasione nucleare francese, Focus CeSEM, 3 maggio 2022.

(7) Stefano Vernole, Gli Stati Uniti hanno messo le mani sulla Groenlandia dimostrando la totale irrilevanza dell’Unione Europea, “Strategic Culture Foundation”, 5 ottobre 2026.

(8) Redazione Peacelink, L’esercitazione nucleare della NATO Steadfast Noon 2026 comincerà sui cieli italiani il 13 ottobre.

Além da liderança em setembro, Ford Ranger registra recorde de participação no segmento

13 October 2026 at 20:00

A Ford Ranger reassumiu a liderança das picapes médias em setembro, com 3.465 unidades e um novo recorde histórico de participação no Brasil, com 27,2% das vendas. Comparado a agosto esse volume representa um crescimento de 10,7%, destacando-se dentro do segmento que manteve praticamente o mesmo patamar, com uma queda de 0,2%.

O resultado da picape da Ford chama a atenção também no acumulado de 2026, com um crescimento de 8,7% (26.972 unidades), enquanto o segmento avançou só 3,5%. Com esse desempenho, a Ranger reforçou a sua posição como carro-chefe e ajudou a Ford a crescer 4,6% no mês, (com 4.982 unidades), o dobro dos 2,3% da indústria. No acumulado do ano, o avanço da marca foi de 8,6% (42.319 unidades).

Setembro foi o segundo mês de liderança da Ranger no ano, conquistada também em julho, consolidando um crescimento que vem ganhando força desde o lançamento da nova geração da picape em 2023. Além de já ter demarcado terreno como líder de vendas das versões de topo e intermediárias, ela agora começa a avançar também no segmento de entrada, com as novas versões XL que emplacaram mais de 700 unidades em setembro.

“Mesmo com a agressividade da concorrência nos últimos meses e a chegada de novos modelos, a Ranger continua a ser a referência em tecnologia, desempenho, estilo e modernidade das picapes médias”, diz Pedro Tadeu Resende, diretor de Operações da Ford Brasil. “Essa liderança é um reconhecimento à superioridade da Ranger, que junto com todos os atributos de engenharia conta também com uma estratégia adequada de conteúdo e preço, e ao trabalho das nossas concessionárias oferecendo as melhores condições para as necessidades de cada cliente.”

A variedade de opções é um dos fatores do sucesso da Ranger, com modelos que vão desde as versões XL para uso uso profissional, da Ford Pro, até a esportiva Ranger Raptor inspirada em veículos de competição no deserto, além das intermediárias XLS e Black e as topo de linha XLT e Limited.

Construída com uma plataforma totalmente nova, a Ranger surpreende pela robustez, versatilidade, conforto e excepcional dirigibilidade em todo tipo de terreno. Seu motor V6 3.0 diesel tem o maior torque da categoria (600 Nm), acompanhado de transmissão automática de 10 velocidades e tração 4WD, além da opção do robusto e eficiente 2.0 Diesel.

O seu projeto incorpora toda a experiência e o DNA Raça Forte de picapes da Ford, trazendo tecnologias como piloto automático adaptativo com stop & go, assistente de frenagem de ré, monitoramento de ponto cego com cobertura de reboque e câmeras 360°, além de atualizações over-the-air e conectividade embarcada de série.

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Solférias disponibiliza programação para a Tunísia com reservas a partir de 50 euros

By: TNews
13 October 2026 at 17:42
Djerba, TunísiaO operador turístico disponibiliza voos especiais para Djerba e Monastir na Páscoa e no verão de 2027, com partidas de Lisboa e do Porto. A campanha de lançamento decorre até 9 de novembro e permite reservar com uma sinalização de 50 euros por reserva, não reembolsável.

Confragri: OE2027 não responde aos desafios da agriculutura

13 October 2026 at 17:47
Cooperativas agrícolas alertam que o orçamento não reduz custos de produção nem reforça investimento. Setor agroalimentar representa 3.700 milhões de euros em negócios.

© PEDRO SARMENTO COSTA/LUSA

Portugal não pode continuar a tratar a agricultura como uma prioridade no discurso sem lhe dar condições efetivas para o ser na prática", defende a Confragi

O Oriente Médio 3 anos depois da Operação Dilúvio Al-Aqsa

By: A A
13 October 2026 at 16:10

Hamas mudou completamente o mapa do Oriente Médio, impediu a causa palestina de cair no esquecimento e dificultou a normalização de relações entre Israel e os países muçulmanos.

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Em 7 de outubro de 2023 iniciou-se, a partir de Gaza, uma memorável operação militar, na qual aproximadamente 4 mil homens armados das unidades de elite dos vários movimentos da resistência palestina local (Jihad Islâmica Palestina, FPLP, FDLP, Comitês de Resistência Popular, etc., liderados pelo Hamas) lançaram-se como um copo transbordando sobre os assentamentos sionistas dos arredores.

A ação era, simultaneamente, resposta à intensificação das expropriações de famílias palestinas na Cisjordânia, à pressão crescente sobre a Mesquita Al-Aqsa e à política de apaziguamento dos países árabes, e visava através da captura de militares (ativos e reservas) israelenses forçar a entidade sionista a uma guerra de atrito que pudesse conduzir a um desgaste significativo de Israel, internamente e externamente, e a uma reproposição da questão do Estado Palestino.

Ao que tudo indica, uma das expectativas da liderança do Hamas era de que o Hezbollah e o Irã e, talvez, as organizações militares da Cisjordânia se engajariam, também, brevemente e de forma sustentada, no conflito com Israel. Por uma série de motivos – totalmente diferentes para cada um dos atores – isso não aconteceu, exceto no caso do Hezbollah, e de forma limitada até a invasão terrestre do Líbano e, no caso do Irã, também de forma limitada durante a Guerra dos 12 Dias.

O evento levou a transformações cataclísmicas no Oriente Médio que podemos já descrever e a um panorama que, talvez, seja desconcertante para muitos que previram um cenário de vitória total sionista.

Não é nossa pretensão fazer uma descrição minuciosa dos processos que foram iniciados a partir da Guerra de Gaza, de modo que apenas tentaremos resumir cada um dos cenários em seus principais eventos e panorama atual.

Quanto à Gaza em si, a sua população foi vítima de limpeza étnica. Os números de mortes, se somarmos todas as causas, talvez chegue a 200 mil, ou seja, 10% da população a Faixa de Gaza. Uma parte significativa da liderança do Hamas, por sua vez, foi assassinada durante a guerra. Israel, porém, foi derrotada no conflito, considerando que não conseguiu alcançar os seus objetivos de destruir o Hamas, ocupar permanentemente toda a Faixa de Gaza e deslocar a população palestina. Os danos materiais e sociais para Israel, por sua vez, foram imensos. 60 bilhões de dólares em perdas econômicas gerais, aumento das tensões sociais internas e destruição total – talvez irreversível – da imagem internacional de Israel. Ademais, incapaz de derrotar o Hamas, Israel foi obrigada a aceitar um acordo de paz imposto pelos EUA. Enquanto isso, o Hamas segue com aproximadamente 12 mil soldados ativos e mais 15 mil recrutas jovens em treinamento, de modo que em breve retornará a aproximadamente o mesmo nível de força que antes de 7 de outubro de 2023.

Na frente libanesa, o conflito levou ao deslocamento de mais de 1 milhão de libaneses de suas casas, ao assassinato de Hassan Nasrallah, líder do Hezbollah, e de alguns outros líderes do movimento, à desestabilização política do Líbano, e envolveu a invasão por terra do país por parte do Estado de Israel, que, porém, não conseguiu também alcançar seus objetivos de forçar o governo libanês a desarmar o Hezbollah. O Hezbollah, por sua vez, que foi degradado de forma significativa entre 2023 e 2024 por tentar operar como forças armadas regulares, retornou à guerra de insurgência e com o aumento no uso de drones e novas ferramentas tecnológicas, bloqueou o avanço de Israel em 2026.

Quanto à Síria, testemunhamos o colapso do governo de Bashar Al-Assad e a tomada do país pelas milícias terroristas ligadas à Al-Qaeda, ao ISIS e outros grupos extremistas, os quais levaram à presidência Ahmed Sharrah. Israel se aproveitou do momento para destruir a maior parte do hardware militar sírio e ocupar uma faixa de segurança no entorno das Colinas de Golã, estabelecendo uma tênue aliança com as tribos e milícias druzas da região. A Queda de Assad impôs dificuldade para a logística do Hezbollah, que contava com a Síria para o trânsito de equipamento vindo do Irã. Se Israel esperava ter passagem livre pela Síria, porém, a situação é tornada mais complexa pelo fato de que a região é disputada, enquanto área de influência, com a Turquia, de modo que as tensões entre ambos países segue aumentando.

Os cenários palestino, libanês e sírio permitiam dizer, no início de 2025, por exemplo, que Israel estaria avançando significativamente em seus objetivos delineados no Plano Oded Yinon de desestabilizar e fragmentar os países vizinhos para facilitar a construção da Grande Israel. Teríamos aqui, naquele momento, a derrocada da estratégia do Crescente Xiita e do projeto geopolítico de Qassem Soleimani. Quando acrescentamos os cenários iraquiano e iraniano, bem como o contexto geral do Oriente Médio, a situação muda significativamente.

Porque no espaço entre a Guerra dos 12 Dias e a Guerra do Irã vimos o colapso do poder regional dos EUA no Oriente Médio, a ascensão do Irã a principal pretendente à hegemonia regional e o recuo de Israel para uma posição mais defensiva e de retaguarda.

Sinais de que o projeto israelense era mais frágil do que parecia à primeira vista apareceram já no conflito com o Irã em 2025. Incapaz de derrotar o Irã, que fustigava as defesas e infraestruturas israelenses com enxames de drones e mísseis, Israel teve que apelar por ajuda aos EUA, que realizaram um ataque aéreo majoritariamente simbólico contra instalações nucleares vazias no Irã. Isso não passou despercebido.

A nova rodada de conflito em 2026, iniciando-se no final de fevereiro, apesar de iniciar com o assassinato do Aiatolá Ali Khamenei, levou à eliminação de boa parte das bases dos EUA no Oriente Médio, ao bloqueio do Estreito de Ormuz, à destruição das capacidades antiaéreas israelenses, à evacuação das tropas estadunidenses no Iraque e à destruição do mito da superioridade militar incontestável dos EUA.

De fato, a incapacidade dos EUA de alcançar seus objetivos políticos militarmente no Oriente Médio (após o fracasso da tentativa de revolução colorida de janeiro), mesmo usando 2 porta-aviões (1 dos quais pode ter sido seriamente danificado nas operações), sua incapacidade de proteger seus aliados árabes, a própria incapacidade dos aliados árabes de defenderem a si mesmos, o esgotamento parcial dos estoques de mísseis dos inimigos do Irã, e a capacidade iraniana de rapidamente repor sua liderança e de agir militarmente de forma descentralizada, bem como sua demonstração de que sua capacidade industrial-militar permanecia ativa, mudaram o mapa geopolítico no Oriente Médio.

Em alguma medida, hoje, é o Irã quem dá as cartas. A evacuação do Iraque pelos EUA reabre o país para a penetração da influência iraniana, o que põe em risco até mesmo o domínio da Síria por Ahmed Sharrah.

Para contornar o controle iraniano de Ormuz, os sauditas têm experimentado com usar o Mar Vermelho e rotas terrestres. Se esses esforços fossem bem-sucedidos, a importância de Ormuz diminuiria e, com isso, o poder de barganha do Irã. O problema é que, exatamente quando isso começou a acontecer, o Ansarullah iemenita entrou no tabuleiro, iniciando uma operação militar em larga escala para derrotar os rebeldes apoiados por Riad. A resposta saudita aos avanços houthis levou ao fechamento parcial do Estreito de Bab-el-Mandeb e a ataques não apenas contra as instalações da ARAMCO, mas até mesmo contra poços de petróleo sauditas.

Se retornamos ao panorama geopolítico israelense, enfim, o país se encontra ainda com um problema palestino em Gaza, o Hezbollah ativo no Líbano, sem poder avançar na Síria por causa da ameaça turca e com suas capacidades militares defensivas bastante reduzidas.

Longe da “Pax Judaica” e da “Grande Israel” estamos vendo o reposicionamento dos atores geopolíticos e o ator na posição mais vantajosa é, hoje, o Irã. As negociações recentes entre Israel e os países árabes sunitas não muda significativamente o cenário.

3 anos depois da Operação Dilúvio Al-Aqsa, portanto, não nos é possível dizer se os objetivos de Ismail Hanyeh e Yahya Sinwar foram alcançados, mas é impossível negar que a ousadia do Hamas mudou completamente o mapa do Oriente Médio, impediu a causa palestina de cair no esquecimento e dificultou a normalização de relações entre Israel e os países muçulmanos.

Renault Master ganha nova versão Minibus VIP by Raytec

13 October 2026 at 15:54

A Renault amplia a gama do Master com a chegada da nova versão Minibus VIP by Raytec, desenvolvida para clientes que buscam níveis superiores de conforto, acabamento e funcionalidade no transporte de passageiros. Com capacidade para 15 passageiros mais o motorista, a novidade passa a integrar o portfólio de soluções da linha Master oferecendo uma configuração voltada para aplicações como transporte executivo, receptivo corporativo, hotelaria, turismo e fretamento premium.

Desenvolvida em parceria com a Raytec, especialista em transformações veiculares, a nova versão VIP chega ao mercado integrada à oferta da Renault como uma solução homologada e pronta para operação. O lançamento do Minibus VIP by Raytec simplifica o processo de aquisição para empresas e operadores que desejam um veículo com padrão superior de acabamento e conforto.

Baseada no Renault Master Minibus L3H2, a nova versão foi desenvolvida para oferecer uma experiência de viagem diferenciada, aliando conforto, praticidade e refinamento. O compartimento de passageiros conta com isolamento termoacústico nas laterais e no teto, além de revestimentos exclusivos em ABS de acabamento bicolor, que proporcionam um ambiente mais agradável e sofisticado.

 A versão também incorpora uma central multimídia de 7 polegadas compatível com Android Auto e Apple CarPlay, ampliando a conectividade e a praticidade para o condutor durante a operação.

A configuração interna inclui 13 poltronas individuais reclináveis para os passageiros, equipadas com apoios de braço e de cabeça, além de portas-objetos e pontos de carregamento USB e USB-C distribuídos por todas as fileiras.

O arranjo dos bancos foi projetado para aumentar o conforto durante as viagens, com fileiras alinhadas ao nível da cabine na parte dianteira e disposição elevada na região traseira, contribuindo para melhor visibilidade dos ocupantes.

O Master Minibus VIP by Raytec incorpora uma série de elementos voltados à valorização do ambiente interno. O modelo dispõe de iluminação em LED no compartimento traseiro e iluminação indireta integrada à área de circulação dos passageiros, criando uma atmosfera moderna e acolhedora.

O acabamento do piso utiliza revestimento com textura amadeirada, reforçando a sensação de requinte do interior. Cortinas laterais complementam o conforto dos ocupantes durante os deslocamentos. Além disso, a configuração contempla soluções que facilitam a operação diária, como carpete removível nas entradas e sistema de apoio para movimentação de bagagens.

A nova versão mantém os atributos que fizeram do Master a líder de vendas do segmento no Brasil durante 12 anos consecutivos, combinando robustez, versatilidade e baixo custo total de propriedade para os clientes profissionais.

Entre os equipamentos voltados à operação e segurança estão tacógrafo digital homologado, câmera traseira, sensores de estacionamento, aviso sonoro de ré, extintor de incêndio, martelos de emergência nas janelas laterais, sinalização luminosa das saídas de emergência e película de proteção solar em conformidade com a regulamentação vigente.

Com 6.225 mm de comprimento total e amplo compartimento para bagagens, o Master Minibus VIP combina capacidade de transporte, conforto e eficiência para diferentes perfis de operação.

Master Minibus VIP by Raytec – R$ 375.000,00

Diferenciais da versão:
Transformação homologada pela Renault desenvolvida em parceria com a Raytec
13 poltronas individuais reclináveis com apoio de braço e cabeça
Tomadas USB e USB-C distribuídas em todas as fileiras
Multimidia de 7” com Android Auto e Apple Carplay
Isolamento termoacústico nas laterais e no teto
Revestimentos internos em ABS bicolor (cinza claro e escuro)
Iluminação em LED no compartimento de passageiros
Iluminação indireta integrada ao corredor e aos degraus de acesso
Piso com acabamento de textura amadeirada
Cortinas laterais no compartimento de passageiros
Porta-objetos em rede integrados às poltronas
Compartimento traseiro para bagagens
Haste auxiliar para movimentação de malas
Tacógrafo digital homologado
Câmera de ré e sensores de estacionamento traseiros
Sinalização luminosa e adesivos de saída de emergência
Martelos de emergência nas janelas laterais
Equipamentos de série do Master Minibus
Ar-condicionado com saída traseira
Computador de bordo
Banco do motorista com regulagem de altura e profundidade
Direção eletro-hidráulica com regulagem de profundidade
Retrovisores elétricos com dupla visão
Travas e vidros elétricos
Airbag duplo
Freios ABS com BAS
Indicador de troca de marcha
Controles de estabilidade (ESP) e tração (TCS)
Assistente de partida em rampa (HSA)

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UE. Eurodeputada adverte para momento decisivo do orçamento

13 October 2026 at 14:48
Eurodeputada Carla Tavares disse que proposta apresentada pela presidência irlandesa está "muito longe" daquilo que é a posição do parlamento e alertou que este é um "momento de negociações decisivo".

"É necessário continuar a investir na política europeia tradicional, nas áreas da coesão, da agricultura", afirma Carla Tavares

Bombeiros de Mogadouro lançam concurso para nova unidade de formação

13 October 2026 at 14:01

VTM

A Associação Humanitária de Bombeiros de Mogadouro lançou hoje o concurso público para a construção da Unidade Local de Formação para Agentes de Proteção Civil, com um valor base estimado em 1,2 milhões de euros. Em declarações à agência Lusa, o presidente desta associação, João Gouveia, disse que as empresas interessadas têm um período de 14 dias para apresentar as suas propostas.

João Gouveia expressou a esperança de que o concurso não fique deserto devido à escassez de mão-de-obra e que as propostas sejam apresentadas para uma empreitada com um prazo de execução previsto de um ano. “Esperemos que haja propostas para a construção deste equipamento, e que no espaço de cerca de um ano a Unidade Local de Formação para Agentes da Proteção Civil seja uma realidade e estamos otimistas”, sublinhou.

O projeto consultado revela que esta nova unidade surge da necessidade dos bombeiros de Mogadouro terem acesso a uma estrutura moderna e funcional, ajustada às exigências atuais do treino operacional. O espaço incluirá um edifício destinado à formação, campos de treino interiores e exteriores, uma torre escola e contentores técnicos, permitindo a realização tanto da formação teórica como prática em condições realistas e seguras.

De acordo com João Gouveia, este novo equipamento estará disponível para todas as corporações de bombeiros da região e do país que desejem realizar exercícios e treinos relacionados com as missões no combate a incêndios urbanos e florestais.

O autarca António Pimentel revelou que o município disponibilizou cerca de 800 mil euros provenientes do orçamento destinado à Proteção Civil, que será utilizado pelos bombeiros na construção do campo de treinos. Em janeiro de 2025, foi assinado um contrato entre o município e a Associação Humanitária dos Bombeiros locais para a cedência de um terreno com 2,5 hectares na zona de Vale Calheiros, em Mogadouro, onde será instalada esta nova unidade.

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Bancada indígena diminui no Congresso e lideranças se preparam para desmonte e retrocesso

13 October 2026 at 08:00

Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.

Os cinco partidos com políticos que mais atuaram em pautas consideradas contrárias aos povos indígenas, segundo a plataforma do Conselho Indigenista Missionário (Cimi), vão ocupar 53 cadeiras no Senado Federal a partir de 2027. São eles o PL, o PP, o Republicanos, o União Brasil e o MDB. O PL conseguiu ocupar a maior bancada do Congresso Nacional, com 121 deputados e 28 senadores eleitos pelo partido. 

Como a Agência Pública já noticiou, entre 2019 e 2026, o PL foi o partido que mais votou e propôs propostas legislativas que ameaçavam os direitos dos povos originários, segundo levantamento do Cimi. Luis Ventura, secretário-executivo do Conselho, vê a nova formação do Congresso Nacional como um perigo direto aos povos indígenas. 

Na avaliação de Ventura, no Senado, cinco partidos vão poder aprovar sozinhos alterações da Constituição que podem afetar diretamente os indígenas. Na Câmara dos Deputados, entretanto, mesmo em menor número, ainda se espera um campo de resistência, ainda que minoritário. “Há muitos outros parlamentares não indígenas que já aderiram, de forma sistemática, às pautas indígenas. Existe uma frente parlamentar mista de defesa dos direitos dos povos indígenas desde 2019 […] era uma frente parlamentar mista de mais de 150 parlamentares entre senadores e deputados”, explica Luís Ventura.

No Senado, nenhum dos 54 senadores eleitos se autodenomina indígena. Atualmente, na Casa, só dois parlamentares se identificam como indígenas: Wellington Dias (PT-PI) e o ex-vice-presidente de Jair Bolsonaro, Hamilton Mourão (Republicanos-RS), que adotou essa identidade nas eleições de 2022. 

Ventura explica que a presença de indígenas no Senado sempre foi mais difícil. “O Senado sempre foi uma Casa totalmente hermética para os povos indígenas e isso porque o sistema eleitoral no Brasil torna muito difícil conquistar uma vaga nesse lugar. As formas de colonialismo político nos estados são muito herméticas e, se você perceber, dos 54 [senadores eleitos], salvando algumas exceções do campo da esquerda, estamos falando de pessoas que pertencem a um espectro político reacionário, conservador, fundamentalista, militarizado”, acrescenta o secretário. 

Um Senado com baixa representatividade de povos indígenas, na visão do secretário executivo da Cimi, reforça um movimento que deve retroceder nas pautas centrais para essa população. “O objetivo deles vai ser impedir as demarcações, impor o Marco Temporal e abrir os territórios para a exploração econômica de terceiros. Esses são os grandes três objetivos dessa grande bancada reacionária que entrou no Senado”, prevê.

Indígenas ocuparão menos do 1% do Congresso Nacional

Ex-ministra dos povos indígenas do governo Lula, Sônia Guajajara se reelegeu deputada federal pelo PSOL
Ex-ministra dos povos indígenas do governo Lula, Sônia Guajajara se reelegeu deputada federal pelo PSOL

Os resultados do primeiro turno mostram que a presença de povos indígenas no Congresso Nacional ficará abaixo de 1% em 2027. Apenas duas das 45 candidaturas indígenas lançadas pela “Bancada do Cocar” foram eleitas no primeiro turno. 

A bancada é um movimento iniciado no Acampamento Terra Livre em 2017 e tentou eleger deputados e senadores indígenas para defender suas pautas. Para a Pública, a deputada federal Célia Xakriabá (PSOL-MG), que não retornará à Câmara para novo um mandato em 2027, afirma que o objetivo era eleger entre seis a oito parlamentares federais. Entre os 45 candidatos, apenas Sônia Guajajara (PSOL-SP), com 54.207 votos, e Juliana Cardoso (PT-SP), com 111.904 votos, conseguiram uma cadeira na Câmara. 

Outros 21 nomes, de vários locais do país e que participaram do projeto, conseguiram cargos de suplente. Entre todas as candidaturas, o único candidato da bancada do cocar que disputou um cargo majoritário, Isael Munduruku (Rede-AM), não conseguiu se eleger a governador do Amazonas. Ismael (Rede-AM), único candidato a senador do projeto, também não foi eleito.

Isael Munduruku fez parte do movimento Aldear a Política como candidato ao governo do Amazonas, mas não se elegeu
Isael Munduruku fez parte do movimento Aldear a Política como candidato ao governo do Amazonas, mas não se elegeu

Sônia Guajajara entende que o Projeto Aldear a Política ajudou a ampliar candidaturas, formar lideranças e colocar as pautas indígenas no debate eleitoral. Entretanto, para ela, as eleições foram muito desiguais para indígenas. “Muitas candidaturas indígenas tiveram poucos recursos, pouco tempo de televisão, estruturas partidárias insuficientes e enfrentaram racismo, violência política e dificuldades territoriais”, denuncia.

“O resultado acende um sinal de alerta, mas não representa um recuo da nossa mobilização. Essa força não desaparece quando termina a eleição. É dela que precisamos para combater o desmanche das políticas ambientais e mostrar à sociedade que direitos indígenas e demarcações estão diretamente ligados à preservação das nossas florestas e combate à crise climática”, ressalta.

Para Guajajara, diante de um Congresso majoritariamente anti-indígena, é necessário fortalecer o diálogo, não só com os partidos de esquerda, mas com parlamentares comprometidos com a existência dos povos originários e com a defesa da Constituição. Fora do Congresso, a deputada afirma que é preciso consolidar as organizações indígenas, a comunicação dos territórios e a formação de novas lideranças.

“Precisamos acompanhar as comissões, disputar relatorias, impedir votações apressadas e apresentar projetos que tornem permanentes as políticas construídas nos últimos anos. Quando uma proposta violar direitos constitucionais, devemos acionar os instrumentos jurídicos cabíveis e as instituições de proteção”, conclui. 

A possibilidade de alteração na Constituição Federal

“Se na legislatura passada houve um aumento de proposições legislativas contrárias aos povos indígenas, nos últimos quatro anos foram 83 [proposições feitas], o que cabe esperar, nos próximos quatro anos, é que muitas dessas, ou várias dessas, concluam o ciclo legislativo”, diz Ventura. 

Ele teme não apenas a sanção de propostas com impacto negativo aos indígenas, mas também o aumento de proposições legislativas no mesmo sentido. Entre todos os prejuízos, o que mais se espera é que haja tentativas e processos para mudar a Constituição Federal de 1988, que protege os direitos fundamentais dos povos originários e comunidades tradicionais.  

A alteração da Constituição Federal não é um perigo ilusório. Durante um evento em Goiânia, nesta terça-feira, 6 de outubro, o candidato Flávio Bolsonaro (PL-RJ) decretou que pretende atuar junto com a maioria no Senado e na Câmara dos Deputados para eleger um novo Presidente da Câmara e “mudar a Constituição e redemocratizar o país”.

O Artigo 231 da Constituição Federal de 1988 regula as terras de povos indígenas, proibindo a remoção de suas terras, determina que a posse e o usufruto das riquezas extraídas do território é dos indígenas, além de determinar a competência da demarcação de terras à União.

Ricardo Terena, diretor jurídico da Articulação dos Povos Indígenas do Brasil (Apib), explica que, hoje, o Supremo Tribunal Federal (STF) já entende o artigo 231 como cláusula pétrea, dispositivo imutável da Constituição Federal de 1988, mesmo com emendas parlamentares. No entanto, mesmo que a discussão, juridicamente, não seja válida, a atuação do STF acerca dos direitos indígenas é uma preocupação para Terena. 

“Nós temos o Supremo criando alguns entraves no processo de demarcação, aumentando a possibilidade de indenizações nos processos de demarcação das terras indígenas, colocando certas limitações para o que a gente chama de redimensionamento das terras indígenas”, explica.

Advogado Ricardo Terena, da Apib, preocupa-se com a possível guinada à direita no STF
Advogado Ricardo Terena, da Apib, preocupa-se com a possível guinada à direita no STF

Desde a explosão do Caso Master e a divulgação de conversas entre Daniel Vorcaro e o ministro Alexandre de Moraes, que ocasionou uma crise institucional na Corte, a reforma do STF é um dos principais tópicos da campanha de Flávio Bolsonaro à Presidência da República. O senador do PL do Rio de Janeiro, inclusive, já anunciou que, se eleito, apresentará uma proposta de reforma no Judiciário. 

Para Ventura, uma reestruturação do STF significa um caminho tortuoso aos povos indígenas. “Se o Flávio Bolsonaro utilizar suas prerrogativas para transformar o Supremo Tribunal Federal numa corte também reacionária nós estaremos diante de um período que podemos chamar de autoritário dentro de uma forma democrática. E, num período autoritário, os direitos dos povos indígenas não estão, evidentemente, garantidos”, conclui. 

Terena entende que não seria necessário uma reforma no Judiciário para gerar um impacto aos povos originários. “O próximo presidente vai ter a indicação de quatro ministros e, dependendo de como é o posicionamento desses ministros, vamos ter muitos problemas com relação ao debate sobre direitos indígenas no Supremo”, avalia. 

Em uma possível eleição de Bolsonaro, Terena prevê ministros sem comprometimento direto com os direitos indígenas. Já em um cenário onde Lula é reeleito, o advogado vê mais possibilidades de pessoas comprometidas com os direitos indígenas no STF.

Mesmo assim, as Propostas de Emenda à Constituição (PEC) que tramitam no Congresso Nacional hoje mostram um cenário que coloca a integridade do Artigo 231 em risco. A PEC 48/2023, que muda o Artigo 231 para instaurar o Marco Temporal foi aprovada pelo Senado e tramita agora na Comissão de Constituição e Justiça e de Cidadania (CCJC) da Câmara dos Deputados. 

A proposta prevê entraves administrativos para a demarcação de terras, como a limitação de terras apenas para aqueles que já estavam nela e usufruindo do ambiente em 5 de outubro de 1988; também institui indenização a não-indígena. Terena explica que por tramitar como uma emenda constitucional, ela não passa por sanção ou veto do presidente da República.

Pelo menos quatro outras PECs que tramitam no Congresso Nacional, atualmente, propõem que o Artigo 231 seja alterado para determinar a competência da demarcação de terras ao Congresso Nacional, ao invés da União. Para Ricardo Terena, uma mudança para o legislativo ocasionaria um prejuízo ao processo de homologação de terras, que hoje já passa por um processo complexo de estudos. 

“Quando a gente chega no momento de homologação, que é o ato do presidente da República, basicamente todo o processo já está feito [e] o Ministério da Justiça já validou. Quando a gente transfere essas competências para outros órgãos, como o legislativo, está sujeitando o direito das comunidades indígenas a certas dinâmicas políticas que prejudicam muito o processo de demarcação”, alega.

Um Congresso com baixa representação indígena, transformaria a demarcação de territórios em um acordo político, onde os movimentos indígenas não alcançariam maioria, analisa o advogado. 

Órgãos de defesa aos indígenas em perigo

Além dos direitos descritos por lei, órgãos que são ferramentas para a proteção dos povos indígenas também podem ser afetados pelo aumento da bancada da direita e até por uma eventual mudança na presidência da República. Ainda sem resultados para presidente, o que Ventura vê são dois caminhos, ambos tortuosos, para as entidades como a Fundação Nacional dos Povos Indígenas (Funai).

Em um cenário em que Lula é eleito, Ventura prevê um movimento de resistência dos órgãos públicos, que esbarrarão com um Congresso Nacional que dificultará suas ações. Já em um cenário em que Flávio Bolsonaro seja eleito, o secretário espera um desmonte absoluto da Funai. “Não cabe esperar por uma questão especulativa, o que nós pensamos que poderia acontecer, porque isso já aconteceu no governo Jair Bolsonaro”, alerta.

Durante o Governo de Jair Bolsonaro, a Funai foi transformada em uma ferramenta anti-indígena. O órgão foi militarizado, houve abertura de processos administrativos disciplinares contra servidores de carreira, além de paralisação de processos de demarcação de terras. Com Flávio, Ventura vê um caminho parecido, de desmantelamento e reconfiguração de órgãos indigenistas. 

A questão orçamentária também pode ser um entrave. Como o Congresso Nacional é quem decide o orçamento de cada instituição, Terena prevê a incapacidade de agir por motivos financeiros. “Nos últimos tempos, a gente também tem lidado muito com uma circunstância de projetos, de decretos legislativos que, de alguma maneira, suspendem atos, às vezes, do presidente da República. São instrumentos utilizados para tentar, de alguma maneira, atacar a demarcação das terras indígenas”, conclui.

Associação alerta sobre alterações do preço dos genéricos

13 October 2026 at 09:46
Posição de associação de utentes surge depois de a Associação Portuguesa de Medicamentos pela Equidade em Saúde ter pedido ao Governo medidas para evitar risco de ruturas de medicamentos essenciais.

© FRED TANNEAU/AFP/Getty Images

Equalmed alegou que a sustentabilidade do setor exige uma intervenção do Governo, num contexto marcado pelo aumento dos custos energéticos e logísticos, pela inflação e pelas dificuldades nas cadeias de produção e abastecimento

Mariana Candeias “Piky” analisa discografia da Legião Urbana pelo viés da astrologia

13 October 2026 at 00:36

Marcus Vinícius Beck

Morto há três décadas, aos 36 anos, o cantor Renato Russo volta a ter sua trajetória artística examinada. Dessa vez, a obra legionária é objeto do livro “Renato Manfredini ‘Júpiter’ – As Revoluções Solares do Líder Legionário”, da jornalista e astróloga Mariana Candeias “Piky”.

No texto, editado pela Garota FM Books, Piky diz que Renato era ariano com ascendente no signo de Peixes. Quando a Legião Urbana lançou seu primeiro disco, em 85, o artista vivia um tipo de “renascimento”, porque estava em seu segundo retorno de Júpiter. Ao pôr para rodar “A Tempestade ou O Livro dos Dias”, em 96, começava seu terceiro ciclo jupiteriano.

Em 135 páginas, a autora investiga a discografia da Legião e também fatos a respeito de seu vocalista. A pesquisa, conforme o jornalista e astrólogo Bruno Yutaka Saito, parte do mapa astral de Renato Manfredini Júnior. Piky salienta que o compositor se mostrava atento aos mistérios da vida, com referências aos astros e signos de forma abundante nas suas canções.

Para a escritora, Renato Russo foi um entusiasta desse tema. “Dá para dizer que a astrologia atravessava a trajetória do cantor e compositor da Legião, que citava conceitos astrológicos algumas vezes, tanto em entrevistas como em suas letras, utilizando seus termos técnicos para ilustrar situações ou personagens. Há vários exemplos”, sustenta a autora, ex-MTV.

Renato, em “Perdidos no Espaço”, vocalizou: “Anotei seu telefone num pedaço de papel/ E calculei seu ascendente no recibo do aluguel.” Só rindo mesmo — e de identificação, claro. No disco “Dois”, de 1986, o cantor fala do fato de ela ser leonina e ele ter 16 anos, revelando quem de fato mandava na tal relação. No entanto, Eduardo e Mônica se encontraram.

Já em “Faroeste Caboclo”, de “Que País é Este?”, a astrologia aparece quando João de Santo Cristo se posiciona: “Não boto bomba em banca de jornal, nem em colégio de criança isso eu não faço não/ E não protejo general de 10 estrelas que fica atrás da mesa com o cu na mão.” O narrador, então, sapeca: “Nunca brinque com um Peixes de ascendente em Escorpião.”

Piky analisa outra composição. Em “Vinte Nove”, de “O Descobrimento do Brasil”, de 93, Renato utiliza a metáfora do retorno de Saturno como um renascimento, em uma possível referência aos 29 dias que ficou internado: “Passei vinte nove meses num navio/ E vinte e nove dias na prisão/ E aos vinte e nove, com retorno de Saturno, decidi começar a viver.”

Obra associa trajetória artística de Renato com a astrologia: artista deixou uma legião de fãs ao morrer há 30 anos

A astrologia é, nas palavras de Piky, uma linguagem simbólica, complexa em seus detalhes técnicos. “Fala também sobre o trivial, sobre o que vemos naquele dia, como enxergamos e, sobretudo, sobre o ‘humor do mundo’, como diz João Acuio, astrólogo e fundador da escola de astrologia tradicional Saturnália”, assinala a autora de “Renato Manfredini Júpiter”.

Ao pesquisar o mapa astral dos filmes “Lavoura Arcaica”, de Luiz Fernando Carvalho, e “O Invasor”, de Beto Brant, a escritora-astróloga encafifou-se: “Se tem mapa astral de filme, dá para ter mapa astral de disco.” Com a facilidade dos dias de hoje, diz ela, fez um estudo de “Matriz”, de Pitty, e de “Nó na Orelha”, de Criolo. Seus comentários estão no Instagram.

O legionário, no entanto, era um caso sério. Piky queria investigar se no mapa de Renato havia algo referente à data de lançamento de Legião Urbana, que saiu em 2 de janeiro de 85 sob a produção de José Emilio Rondeau. Ou se encontraria elementos astrológicos que lhe permitissem compreender a natureza do LP — seja em matéria de sonoridade ou temática.

“Quem conhece os álbuns, as canções e a vida de Renato Russo certamente vai se encantar com as informações que este livro tem”, sublinha a autora, acrescentando que a obra traz análises acerca dos álbuns com passagens entrelaçadas aos mapas anuais. “Quem conhece essa discografia provavelmente irá ouvir de um jeito inteiramente novo a partir deste livro.”

Conforme a escritora-astróloga, a “conversa” entre os signos de Peixes e Capricórnio no mapa astral de Renato diz muito a respeito de suas composições. A pesquisadora cita, em “Renato Manfredini ‘Júpiter’ – As Revoluções Solares do Líder Legionário”, uma entrevista publicada no livro “Música e Outras Conversas”, lançado em 1995 pelo músico Leoni.

Nela, Renato dá uma pista sobre os personagens de suas músicas: “É um jovem que acredita na virtude, em fazer as coisas corretamente, de acordo com as regras e fica batendo contra a parede porque esse mundo não funciona.” “Andrea Dória”, diz o artista, colocaria bem “a questão de ter um sonho” e “esbarrar” na mentira e no capitalismo. Ler é, sim, uma boa opção.

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