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Itália. Manifestantes e polícia em confrontos

17 October 2026 at 21:30
Milhares de italianos saíram à rua este sábado. Em algumas cidades, como Milão, houve confrontos entre os manifestantes e a polícia. Em Bolonha, pelo menos sete pessoas foram detidas.

© AFP via Getty Images

Em Milão, houve confrontos entre a polícia e os manifestantes na Piazza Duomo, com arremesso de objetos

Meteo, l’Italia travolta dal maltempo: attesa una settimana di piogge e freddo

17 October 2026 at 15:15

Meteo, addio all’anticiclone: da domenica piogge diffuse e calo delle temperature

L’anticiclone che ha garantito tempo stabile sull’Italia si sta ritirando, lasciando spazio a un deciso cambio di scenario. Da domenica 18 ottobre una perturbazione di origine atlantica, alimentata da aria fresca in discesa dal Mare del Nord, farà il suo ingresso sul territorio nazionale portando piogge diffuse, un abbassamento delle temperature e un’ondata di instabilità destinata a proseguire per quasi tutta la settimana, almeno fino a venerdì 23 ottobre.

Come spiega Lorenzo Tedici, meteorologo de iLMeteo.it, il peggioramento comincerà a farsi sentire già dalla serata di sabato al Nord-Ovest, per poi entrare nel vivo domenica. Le regioni più colpite nelle prime fasi saranno Piemonte, Liguria e Toscana, con accumuli abbondanti che potranno raggiungere i 40-50 mm nelle 24 ore, ma il maltempo coinvolgerà anche la Lombardia, l’Emilia, le coste laziali e i settori ionici di Sicilia, Calabria e Sardegna.

Con il passare dei giorni, il sistema perturbato muoverà verso la Spagna per poi fare perno verso est, aprendo un vero e proprio corridoio umido sull’Italia. Questo garantirà precipitazioni estese e insistenti su gran parte del Paese per diversi giorni. Le temperature subiranno una generale flessione, riallineandosi ai valori tipici del periodo (tra i 18°C e i 21°C). Si tratta tuttavia di una buona notizia per l’ambiente: le piogge in arrivo contribuiranno infatti a mitigare il deficit idrico che da circa un anno penalizza in modo particolare i bacini del Piemonte, come segnalato da Arpa e dal CNR.

Le previsioni nel dettaglio

  • Sabato 17: Copertura nuvolosa in graduale aumento al Nord-Ovest a partire dalla serata. Tempo ancora in prevalenza stabile altrove, ad eccezione di isolati piovaschi tra la Bassa Calabria e la Sicilia orientale.
  • Domenica 18: Fase acuta del maltempo con precipitazioni battenti su Piemonte, Liguria, Lombardia e Toscana. Rovesci sparsi interesseranno anche il versante tirrenico del Centro, la Sardegna meridionale, la Sicilia e la Calabria ionica. Più asciutto a Nord-Est.
  • Lunedì 19: Instabilità diffusa su gran parte della Penisola, con rovesci più frequenti e intensi lungo le regioni tirreniche e sulle isole maggiori.

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Forza Italia, l’avvocato dei Berlusconi è sbarcato in Parlamento: il partito lo manda dritto in commissione Giustizia

17 October 2026 at 14:13

Martedì 6 ottobre era stato oggetto di qualche ilarità tra i colleghi perché si era presentato di buon mattino al suo nuovo scranno di Montecitorio durante la discussione generale sulla legge elettorale a cui avevano partecipato solo una decina di deputati. Il tesoriere di Forza Italia Fabio Roscioli sta prendendo il nuovo e inedito ruolo di deputato molto sul serio: da quando si è insediato alla Camera dopo la vittoria alle suppletive di Reggio Calabria, il partito gli ha assegnato la commissione Giustizia. E nelle prime due settimane non si è perso una seduta, oltre ai lavori d’aula. Una scelta significativa alla luce del fatto che Roscioli è anche avvocato ed è stato legale della famiglia Berlusconi.

Roscioli è considerato l’uomo di Marina Berlusconi nei palazzi romani ed è un noto avvocato civilista. È storico legale di Fininvest in diverse cause note alle cronache: ha curato il ricorso (perso) in Cassazione di Silvio Berlusconi costretto a pagare 50 mila euro all’ex pm di Milano Guido Robledo per averlo attaccato nel 2006 sul processo Mills, ma anche il ricorso (anche questo perso) di Fininvest nei confronti del giornalista Ferruccio Pinotti e del magistrato Luca Tescaroli sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia riportate in un libro. Roscioli è stato anche il liquidatore del Popolo delle Libertà nel 2013, gruppo politico durato pochi mesi tra l’allora Forza Italia e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. E avrà un ruolo fondamentale in Forza Italia nei prossimi mesi: da tesoriere dovrà essere lui a mettere la firma, e quindi la certificazione, sulle liste elettorali del partito.

La decisione di inserirlo in commissione Giustizia è legata sia alla sua professione, ma anche al fatto che nelle ultime settimane si era liberato un posto da ricoprire in commissione: quello di Tommaso Calderone, nel frattempo passato a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. La maggioranza, insomma, aveva un parlamentare in meno in una commissione chiave e quindi doveva scegliere qualcuno per sostituire Calderone che, nel frattempo, ha mantenuto il suo posto di vicepresidente della Commissione nonostante sia dell’opposizione. La commissione Giustizia è tra quelle più importanti e in cui la maggioranza è più risicata in termini numerici, dunque serviva un rinforzo.

Roscioli comunque sarà presto chiamato a discutere e votare su provvedimenti importanti sul fronte della Giustizia: alla Camera, infatti, è in discussione il disegno di legge che limita il sequestro degli smartphone da parte dei magistrati, il disegno di legge sulla geografia giudiziaria oltre al decreto Giustizia che arriverà in commissione la prossima settimana. Se dovesse essere approvata al Senato, la commissione Giustizia di Montecitorio sarà chiamata anche ad esprimersi sulla riforma della prescrizione.

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Bollette, intesa Ue-Italia sul tetto al gas sul modello spagnolo: cosa cambia

17 October 2026 at 09:40

Italia e Commissione europea hanno raggiunto un’intesa preliminare sulle misure del decreto Bollette per contenere il costo dell’elettricità per famiglie e imprese. L’accordo, maturato il 16 ottobre dopo un confronto tecnico tra Roma e Bruxelles, apre la strada a un intervento sul prezzo dell’energia senza modificare le regole europee sulle emissioni.

Il risultato rappresenta un passaggio importante per il governo guidato da Giorgia Meloni, che da tempo chiede maggiore flessibilità per affrontare il caro energia. Il punto centrale riguarda la possibilità di ridurre l’impatto del prezzo del gas sulla formazione del prezzo dell’elettricità, attraverso un meccanismo di compensazione dei costi sostenuti dalle centrali elettriche.

L’intesa, tuttavia, non equivale ancora all’approvazione definitiva del provvedimento. L’Italia dovrà notificare formalmente alla Commissione europea il testo aggiornato del piano, che sarà esaminato alla luce delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato e sulla concorrenza. Bruxelles ha annunciato l’intenzione di procedere rapidamente con la valutazione una volta ricevuta la documentazione.

Come funziona il meccanismo per abbassare le bollette

Per capire la portata dell’accordo bisogna partire dal funzionamento del mercato elettrico. In Italia l’elettricità viene prodotta attraverso diverse fonti, tra cui solare, eolico, idroelettrico e gas naturale. Il prezzo all’ingrosso, però, è generalmente determinato dall’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda in un determinato momento.

Spesso si tratta di una centrale a gas, soprattutto quando le fonti rinnovabili non sono sufficienti a coprire il fabbisogno. Di conseguenza, un aumento del costo del combustibile può far salire il prezzo dell’elettricità sul mercato, influenzando anche l’energia prodotta da impianti solari ed eolici, che non devono acquistare gas per funzionare. È questo il meccanismo sul quale il governo vuole intervenire. L’ipotesi è introdurre un tetto convenzionale al costo del gas utilizzato per produrre elettricità, così da ridurre il peso dei rincari nella determinazione del prezzo finale dell’energia.

In concreto, il sistema dovrebbe prevedere un livello di riferimento per il costo del combustibile. Se il prezzo effettivo del gas supera tale soglia, la differenza verrebbe compensata attraverso un apposito meccanismo. Il costo riconosciuto per la produzione elettrica risulterebbe così più contenuto e potrebbe contribuire a ridurre il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso. La misura non consiste quindi nell’imporre un tetto generalizzato al prezzo del gas per tutti gli utilizzi, ma nell’intervenire sul costo del combustibile impiegato dalle centrali elettriche. Le modalità operative, la soglia di riferimento e il sistema di finanziamento dovranno essere precisati nel testo definitivo del decreto.

Chi pagherà la differenza tra il prezzo reale e il tetto

Uno degli aspetti centrali del piano riguarda il finanziamento delle compensazioni. Secondo il meccanismo descritto dal governo, lo Stato dovrebbe coprire la differenza tra il costo effettivo del gas e quello convenzionale riconosciuto ai fini della produzione elettrica.

L’obiettivo è evitare che il prezzo elevato del combustibile continui a trasferirsi integralmente sul mercato dell’elettricità. In questo modo, il sistema dovrebbe contribuire a contenere i costi sostenuti dagli operatori e, attraverso la riduzione dei prezzi all’ingrosso, favorire un alleggerimento delle bollette. La Commissione europea ha fissato però alcuni paletti: l’intervento dovrà essere temporaneo, non dovrà alterare in modo significativo la concorrenza e dovrà garantire che i benefici arrivino integralmente ai consumatori.

Il precedente del modello iberico

Il riferimento è l’esperienza di Spagna e Portogallo, che nel 2022 ottennero dalla Commissione europea l’autorizzazione a introdurre un meccanismo straordinario per contenere l’impatto del gas sui prezzi elettrici. Il cosiddetto modello iberico interveniva sui costi di approvvigionamento delle centrali alimentate da combustibili fossili, con l’obiettivo di ridurre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità durante la crisi energetica.

La soluzione italiana si ispira a quella esperienza, ma dovrà rispettare le condizioni concordate con Bruxelles e le caratteristiche del mercato nazionale. Il precedente dimostra che è possibile introdurre misure temporanee sul funzionamento del mercato elettrico, purché siano compatibili con le regole europee e non compromettano la concorrenza.

Quando arriverà il via libera definitivo

Dopo l’intesa preliminare, il prossimo passaggio spetta al governo italiano, che dovrà presentare formalmente il piano alla Commissione europea. L’esecutivo comunitario procederà quindi a verificare la compatibilità del provvedimento con il diritto europeo e con il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato predisposto per affrontare le conseguenze della crisi in Medio Oriente.

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato che la notifica del nuovo testo dovrebbe arrivare a breve. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto positivamente il risultato della trattativa, considerandolo un passo avanti nella strategia del governo contro il caro energia.

L’accordo segna quindi un avanzamento nel confronto tra Italia e Unione europea. Il governo ottiene la possibilità di intervenire sul costo del gas utilizzato per produrre elettricità, mentre Bruxelles mantiene i vincoli sulla concorrenza e sulla politica climatica. La riduzione delle bollette resta l’obiettivo del piano, ma la sua portata concreta dipenderà dalle condizioni definitive del provvedimento e dalla sua applicazione.

Sondaggi elettorali, Meloni avanza ancora e Vannacci arretra: entra in gioco Marattin

17 October 2026 at 09:18

Gli ultimi sondaggi elettorali mostrano come Fratelli d’Italia (27,2%) continui a mantenere il proprio consenso ed anzi torni a crescere (+0,4%) pur essendo al quarto anno di legislatura e di governo.

Sensibile calo, invece, per il Partito Democratico (20,1% / -0,3%) e per il Movimento 5 Stelle (12,4% / -0,4%).

Gli ultimi sondaggi elettorali

Qui sotto la Supermedia Youtrend per Agi dei sondaggi sulle intenzioni di voto diffusa giorno 15 ottobre (fra parentesi si inserisce la variazione rispetto al 1° ottobre):

  • Fratelli d’Italia – 27,2% (+0,4%);
  • Partito Democratico – 20,1% (-0,3%);
  • Movimento 5 Stelle – 12,4% (-0,4%);
  • Forza Italia – 7,4% (=);
  • Futuro Nazionale – 7,2% (-0,5%);
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,4% (+0,1%);
  • Lega – 6% (+0,3%);
  • Azione – 3,2% (=);
  • Italia Viva – 2,4% (+0,2%);
  • +Europa – 1,7% (=);
  • Partito Liberaldemocratico – 1,4% (+0,1%);
  • Noi Moderati – 1,2% (+0,1%);*
  • Sud chiama Nord – 1,1% (np).**

* Non rilevato da Eumetra, Noto, Only Numbers e Swg.
** Non rilevato da Emg, Eumetra, Only Numbers e Youtrend.

Nota metodologica

La Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna include sondaggi realizzati dal 1° al 14 ottobre ed è stata effettuata il 15 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Emg (data di pubblicazione 8 ottobre), Eumetra (8 ottobre), Noto (6 ottobre), Only Numbers (2 e 10 ottobre), Piepoli (9 ottobre), Swg (5 e 12 ottobre) e Youtrend (8 ottobre). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica

Della situazione dei primi tre partiti si è già detto. Lo ripetiamo brevemente: Meloni (Fratelli d’Italia) cresce mentre Schlein (Partito Democratico)  e Conte (Movimento 5 Stelle) calano.

Per il resto, Vannacci (Futuro Nazionale) sembra essersi definitivamente assestato attorno al suo perno elettorale che vale più o meno il 7%: la corsa elettorale del generale si è arrestata ed è in fase di ritracciamento. Oggi FN perde il -0,5% e cala al 7,2%, dietro FI, diventando così il quinto partito d’Italia.

Lieve crescita per la Lega (6,0% / +0,3%), da quando il segretario Salvini ha annunciato le dimissioni (salvo aggiungere l’intenzione di ricandidarsi al congresso per ottenere un nuovo consenso).

Per il resto, ci sono due importanti movimenti al centro.

Il primo: Sud chiama Nord (1,1%) di Cateno De Luca ha annunciato che su base nazionale intende allearsi con il centrodestra, mentre su base regionale tiene le mani libere.

Il secondo: il Partito Liberaldemocratico (1,4%) di Luigi Marattin apre al centrodestra. “Se siamo interessanti lo dovrebbe chiedere al centrodestra. Noi siamo qui, abbiamo una identità liberale e parliamo con chi ci vuole parlare, anche col centrosinistra. Lo ripeto, se son rose fioriranno”, ha detto. C’è una sola condizione: Vannacci deve restare fuori dalla coalizione.

Il quotidiano La Stampa riporta un retroscena elettorale: i tre leader del centrodestra (Meloni, Tajani, Salvini) non hanno un’idea unica su quando sia meglio votare nel 2027: aprile, maggio, giugno o settembre? A pesare sulla scelta c’è il fattore Vannacci: se il generale cala nei consensi, la compagine di governo tirerà avanti ancora. Se il generale dovesse ricominciare a correre, si potrebbe andare al voto anticipato per azzopparlo.

Chi è in vantaggio nei sondaggi: le coalizioni

Qui lo stato della coalizione conservatrice:

  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM, ScN) senza Vannacci – 42,9%;
  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM, ScN) con Vannacci – 50,1%;
  • centrodestra (FdI, FI, Lega, NM, ScN) con Marattin e senza Vannacci  – 44,3%.

Qui lo stato della coalizione progressista:

  • campo largo (PD, M5S, AVS) – 38,9%;
  • campo largo (PD, M5S, AVS) con Renzi e Magi – 43%.

Perché gli Stati Uniti hanno chiesto di inviare uova dall’Italia

17 October 2026 at 07:17

Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Italia di fornire uova per far fronte all’aumento dei prezzi che, dopo la crisi nel 2025, hanno registrato un’impennata senza precedenti. Alla base dell’emergenza americana soprattutto i focolai di influenza aviaria, che avevano provocato la perdita di milioni di galline ovaiole, riducendo l’offerta proprio mentre le famiglie continuavano ad acquistare un alimento fondamentale nella loro dieta.

A chi si sono rivolti gli Usa in Italia per superare la crisi delle uova (e perché l’hanno fatto)

Nel marzo 2025, l’amministrazione statunitense ha contattato diversi Paesi per aumentare le forniture di uova e contenere l’aumento dei prezzi sul mercato interno. Tra i territori interpellati figuravano il Veneto e la Danimarca, mentre altri accordi o iniziative di importazione hanno coinvolto Paesi come la Turchia e la Corea del Sud.

La richiesta rivolta al Veneto non è stata casuale, poiché si tratta della prima regione in Italia per produzione di uova, con circa 2 miliardi di esemplari all’anno, pari al 26% del totale nazionale. La richiesta americana è arrivata in un momento politicamente delicato. Donald Trump era tornato alla Casa Bianca da meno di due mesi, dopo aver promesso durante la campagna elettorale di ridurre il costo della vita e dei generi alimentari, e proprio le uova, diventate progressivamente più care, erano state utilizzate anche come argomento di scontro politico con la precedente amministrazione di Joe Biden.

Quando i prezzi hanno continuato a salire, quindi, il tema si è trasformato in un problema anche per il nuovo governo.
La crisi aveva raggiunto dimensioni tali che alcuni supermercati americani avevano introdotto limiti agli acquisti, mentre la catena di ristoranti Waffle House aveva applicato un supplemento di 50 centesimi per ogni uovo servito. La ricerca di fornitori esteri risponde quindi all’esigenza di aumentare la disponibilità di prodotto per provare a ridurre la pressione sui prezzi.

Cosa è successo negli Stati Uniti

La causa principale della crisi americana è stata l’influenza aviaria, un’infezione virale che ha colpito duramente gli allevamenti, imponendo l’abbattimento di milioni di galline ovaiole. Dal 2022, l’epidemia ha provocato perdite enormi nel patrimonio avicolo statunitense e ha ridotto la capacità produttiva proprio in un mercato caratterizzato da consumi elevati.

E come in ogni altro mercato, quello che succede è che quando un bene diminuisce drasticamente, se la domanda rimane elevata, il prezzo tende a salire, soprattutto quando non esistono scorte sufficienti per compensare rapidamente il calo dell’offerta.

La reperibilità è stata fin da subito un problema, ma il fenomeno è diventato particolarmente evidente nei primi mesi del 2025. Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, il prezzo medio di una dozzina di uova è passato da 4,25 dollari nel dicembre 2022 a 4,82 dollari nel gennaio 2023, fino a raggiungere il picco di 6,23 dollari nel marzo 2025. In alcune situazioni, una confezione da dodici è arrivata a costare circa 8 dollari.

Considerando anche la centralità che le uova hanno nella dieta americana, l’impatto sui consumatori è stato evidente, tanto che a risentirne è stato prima di tutto il budget delle famiglie destinato alla spesa alimentare. L’impossibilità di riportare rapidamente i prezzi a livelli più bassi ha quindi reso necessario cercare soluzioni alternative, comprese le importazioni.

Quali sono le regioni con più scorte di vino in Italia, la classifica: chi vince tra Nord e Sud

17 October 2026 at 06:13

Nelle cantine italiane risultano a oggi presenti oltre 41 milioni di ettolitri di vino, il 14,2% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Lo confermano i dati del report Cantina Italia, pubblicati dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf) il 9 ottobre 2026.

Tuttavia, dall’analisi emerge una distribuzione delle giacenze tutt’altro che equilibrata. Nonostante i circa 23.600 operatori sparsi in tutta la penisola, infatti, oltre il 57% delle scorte di vino si concentra solo in alcune regioni.

La classifica delle regioni italiane con più scorte di vino

Al 30 settembre 2026, il Veneto è la regione italiana con il maggior quantitativo di vino in giacenza. Con oltre 10,2 milioni di ettolitri, questo territorio beneficia del peso delle produzioni legate al Prosecco e di altre importanti denominazioni. Le cantine qui primeggiano in quanto a scorte soprattutto se si considera la distanza rispetto alle altre regioni. Basti pensare che la Toscana, seconda in classifica, si ferma a circa 5,1 milioni di ettolitri. Le sue scorte sono per la maggior parte dei casi produzioni a denominazione di origine protetta. I vini Dop nelle cantine – tra cui Chianti e Chianti Classico – raggiungono infatti i 3.228.140 ettolitri, mentre quelli a indicazione geografica protetta (Igp) risultano essere in quantità pari a 1.498.107 ettolitri.

A seguire, in graduatoria, si posizionano:

  • Emilia-Romagna, con 3.914.062 ettolitri;
  • Puglia, con 3.913.879 ettolitri;
  • Piemonte, con 3.731.848 ettolitri;
  • Sicilia, con 2.717.353 ettolitri;
  • Abruzzo, con 2.137.462 ettolitri;
  • Lombardia, con 2.076.504 ettolitri;
  • Trentino Alto Adige, con 2.056.085 ettolitri;
  • Friuli Venezia Giulia, con 1.609.827 ettolitri;
  • Campania, con 907.804 ettolitri;
  • Marche, con 756.033 ettolitri;
  • Lazio, con 610.229 ettolitri.

Chiudono la classifica:

  • Sardegna, con 443.844 ettolitri;
  • Umbria, con 428.210 ettolitri;
  • Calabria, con 138.369 ettolitri;
  • Basilicata, con 125.935 ettolitri;
  • Molise, con 103.111 ettolitri;
  • Liguria, con 43.036 ettolitri;
  • Valle d’Aosta, con 26.797 ettolitri.

Nord vs Sud: dove si concentra il vino italiano?

Nel complesso:

  • il Nord detiene 23.669.334 ettolitri di vino, pari al 57,7% delle giacenze nazionali;
  • il Sud Italia custodisce invece 7.326.560 ettolitri, pari al 17,9% del totale (una quota sostenuta soprattutto dalla Puglia, dalla Sicilia e dall’Abruzzo);
  • il Centro raggiunge 6.883.017 ettolitri, equivalenti al 16,8%, grazie soprattutto alla Toscana;
  • le Isole, considerate separatamente, totalizzano 3.161.198 ettolitri, pari al 7,7%, con la Sicilia davanti alla Sardegna.

Le province con più giacenze

Il primato del Veneto è confermato anche dall’analisi provinciale. Infatti:

  • Treviso è la provincia con le maggiori scorte, con 4.603.697 ettolitri (l’11,2% delle giacenze nazionali);
  • segue Verona, con 3.498.991 ettolitri (l’8,5% delle giacenze nazionali).

Le due province, da sole, superano gli 8,1 milioni di ettolitri, una parte determinante delle giacenze regionali. Treviso è particolarmente rilevante per la filiera del Prosecco, mentre Verona ospita importanti produzioni, tra cui quelle della Valpolicella.

A completare la top 10 delle province con più vino in cantina troviamo:

  • Cuneo, con 2.049.103 ettolitri (5,0%);
  • Siena, con 2.006.479 ettolitri (4,9%);
  • Chieti, con 1.692.443 ettolitri (4,1%);
  • Trento, con 1.573.382 ettolitri (3,8%);
  • Firenze, con 1.446.390 ettolitri (3,5%);
  • Trapani, con 1.287.099 ettolitri (3,1%);
  • Ravenna, con 1.066.414 ettolitri (2,6%);
  • Brescia, con 967.984 ettolitri (2,4%).

Quali vini sono più presenti nelle cantine italiane

Oltre alla distribuzione geografica, il report permette di comprendere quali tipologie di vino costituiscono la maggior parte delle giacenze nazionali. E in questo caso:

  • la componente più consistente è rappresentata dai vini Dop, con 23.292.160 ettolitri, pari al 56,8% del totale;
  • seguono i vini Igp, con 10.384.623 ettolitri, equivalenti al 25,3%;
  • i vini da tavola e gli altri vini raggiungono 6.665.192 ettolitri, ossia il 16,2%, mentre i vini varietali rappresentano una quota marginale, pari all’1,7%, con 698.135 ettolitri.

Anche all’interno delle singole categorie:

  • tra i vini Dop, i rossi raggiungono 12.133.807 ettolitri, i bianchi 10.435.195 ettolitri e i rosati 723.158 ettolitri;
  • per i vini Igp, i rossi ammontano a 5.872.466 ettolitri, i bianchi a 4.098.514 ettolitri e i rosati a 413.642 ettolitri.

Cosa succede se il vino in cantina non viene venduto?

Un accumulo di vino nelle cantine non è necessariamente una cattiva notizia in assoluto, ma rappresenta un campanello d’allarme. Numeri a confronto, se si tiene conto del fatto che al 30 settembre 2025 le giacenze di vino in Italia ammontavano a 35.952.457 ettolitri, rispetto ai 41.040.109 ettolitri di quest’anno l’incremento delle scorte è stato oltre 5 milioni di ettolitri (+14,2%) nel 2026.

Per il settore vitivinicolo, un aumento delle giacenze richiede attenzione perché può influire sull’equilibrio tra disponibilità di prodotto, domanda e prezzi. Questi dati, da soli, non sono però sufficienti per concludere che esista un eccesso strutturale di offerta. Tutto dipende infatti anche dalle vendite, le esportazioni, i prezzi medi, i volumi della nuova produzione e le prospettive dei diversi segmenti di mercato.

Quando il vino non riesce a trovare sbocchi commerciali e le bottiglie o i grandi contenitori restano pieni, la filiera si trova a fronteggiare criticità come costi di gestione e una conseguente erosione dei margini di guadagno che spesso costringe i produttori a svendere il prodotto per fare cassa, con il rischio di svalutare l’intera denominazione.

Estudiantes italianos protestan contra políticas educativas y climáticas de Meloni

16 October 2026 at 15:00
Los colectivos estudiantiles denunciaron el deterioro progresivo de la infraestructura escolar y exigieron reorientar los 13.000 millones de euros del gasto militar hacia la enseñanza.

Bankitalia: “Con forti rincari delle materie prime e aumento dell’inflazione nel 2027 e 2028 sarà recessione”

16 October 2026 at 14:30

La Banca d’Italia conferma le stime sul Pil diffuse nei giorni scorsi in Parlamento, riviste al rialzo rispetto a giugno, ma avvisa della forte incertezza che in caso di scenario avverso e un nuovo balzo del greggio potrebbe ridurre la crescita a zero quest’anno e portarla in negativo nei due successivi. Nelle proiezioni macroeconomiche per l’Italia nel triennio 2026-28 la crescita del pil prevista per il 2026 è a +1%, che si ferma a +0,9% tenendo conto delle variazioni stimate su dati trimestrali destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative. Per il 2027 la previsione è di +0,7 e 0,8%. Ma, spiega il bollettino economico, in caso di “rincari particolarmente marcati delle materie prime” e di un aumento dell’inflazione la recessione sarebbe alle porte, con il pil in calo di 0,3% in entrambi gli anni.

Rispetto alle proiezioni di giugno di Palazzo Koch le stime di crescita sono riviste al rialzo per 0,4 punti percentuali nel 2026 e 0,3 punti nel 2027. La revisione per l’anno in corso è riconducibile a un impatto della crisi energetica meno marcato delle attese e al buon andamento degli investimenti connessi con la transizione digitale ed energetica e, nel trimestre estivo, del turismo. All’andamento del pil nel 2027 contribuiscono anche le ipotizzate misure di aumento di spesa per la difesa e la sicurezza energetica. I maggiori tassi di interesse agiscono in direzione opposta, frenando l’attività e compensando gli impulsi espansivi nel 2028. Le proiezioni di inflazione sono riviste al rialzo nel 2026 e 2027, rispettivamente per 0,1 e 0,4 punti percentuali, e al ribasso nel 2028, per 0,2 punti percentuali. Dipende soprattutto dal nuovo profilo ipotizzato per i prezzi dei beni energetici, più elevato in particolare per il gas.

”L’andamento dell’attività economica e dell’inflazione dipenderà in misura rilevante dagli sviluppi del conflitto in Medio Oriente e dalle conseguenti ripercussioni sui prezzi delle materie prime energetiche: il perdurare di quotazioni elevate potrebbe determinare un’inflazione ancora più alta e persistente e comprimere la crescita”, sottolinea Via Nazionale. Che ha esaminato una serie di scenari ipotetici sull’evoluzione della crisi mediorientale, caratterizzati da andamenti diversi dei prezzi delle materie prime, definiti in linea con la metodologia utilizzata dalla Bce per gli scenari riferiti all’area dell’euro. In uno scenario “severo”, con “rincari particolarmente marcati delle materie prime, la crescita del Pil è inferiore a quella dello scenario di base per quasi 2 punti percentuali cumulativamente nel triennio di previsione” mentre “l’inflazione è più elevata per oltre 3 punti percentuali, concentrati soprattutto nel 2027”.

In uno scenario avverso ma meno estremo, “gli effetti sull’attività economica e l’inflazione sarebbero qualitativamente analoghi, ma più contenuti” mentre in un’ipotesi più favorevole, “in cui l’andamento dei prezzi energetici sarebbe più moderato che nello scenario di base, la crescita è più elevata, per 0,4 punti percentuali cumulativamente nel triennio” e “l’inflazione scendere di circa mezzo punto percentuale”.

“L’attività economica globale ha mostrato una tenuta superiore alle attese, nonostante il protrarsi delle tensioni geopolitiche”, si legge. “La crescita ha continuato a beneficiare degli investimenti connessi con l’intelligenza artificiale (IA), che hanno contribuito ad attenuare gli effetti del rincaro dei prodotti energetici, seppure in misura diversa tra i principali paesi. La domanda interna rimane robusta negli Stati Uniti, mentre in Cina la crescita è sostenuta dagli scambi con l’estero. Al netto dei prodotti energetici la dinamica del commercio si sarebbe mantenuta solida, alimentata dalla domanda di beni per l’IA”.

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Papa está a recuperar bem e celebra missa no hospital

16 October 2026 at 14:24
Santa Sé confirma "melhoria constante" do Papa, operado na terça-feira a um adenocarcinoma pulmonar. Durante missa celebrada no hospital, pontífice agradeceu à equipa médica pelo que fizeram por ele.

© Vaticano News

Leão XIV, de 71 anos, foi operado na terça-feira no Hospital Gemelli, em Roma, para retirar um nódulo cancerígeno

Inflazione al 4,2%, quali prezzi al consumo sono in aumento e di quanto

16 October 2026 at 10:24

L’inflazione accelera in Italia e passa dal 3,3% di agosto al 4,2% di settembre 2026. Lo conferma l’Istat, con la rilevazione relativa ai dati definitivi sui prezzi al consumo.

La variazione congiunturale è pari al +0,7%. A pesare soprattutto l’aumento dei costi dell’energia e degli alimentari freschi. Il rialzo riguarda anche il carrello della spesa in generale, la cui crescita annua passa dallo 0,9% all’1,5%.

Aumenta l’inflazione in Italia

Entrando nello specifico, i beni energetici regolamentati passano dal +18,6% al +25,8%, mentre quelli non regolamentati vanno dal +17% al +22,5%.

L’inflazione di fondo si porta a +1,6% (da +1,5%) e la variazione media annua, acquisita a settembre, a +3,1%. Per inflazione di fondo si intende una misura dei prezzi al consumo che esclude le componenti più volatili, ovvero l’energia e i beni alimentari non lavorati. Questo lo stato dell’inflazione al netto dei soli beni energetici: da +1,7% a +2%.

L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1% per l’indice generale e a +1,9% per la componente di fondo.

Per quanto riguarda l’inflazione nel suo complesso, viene così confermata la stima preliminare.

L’energia

I prezzi, in generale, sono spinti dalla nuova accelerazione dei prezzi dei beni energetici. Quando aumenta l’energia, infatti, costa di più produrre le merci ed anche distribuirle. E le aziende hanno meno soldi da investire in innovazione e personale. E, a cascata, interi settori vedono aumentare i prezzi.

Servizi, beni e trasporti

Aumentano anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6% a + 2,9%), mentre anche i trasporti registrano una crescita più sostenuta su base annua (da +0,8% a + 1,6%).

La crescita dei prezzi dei beni passa dal +4,1% al +5,4%. Supera, dunque, la crescita dei prezzi relativa ai servizi (da +2,4% a +2,6%). Il differenziale tra il comparto passa così da -1,7 a -2,8 punti percentuali.

Questo l’andamento dei prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona: da +0,9% a +1,5%. E qui si mostra l’andamento dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto: da +4,3% a +5,2%.

Qui sotto l’andamento degli indici dei prezzi al consumo Nic per divisione di spesa a settembre 2026 (Nic sta per l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività):

Divisione di Spesa Inflazione (%)
Prodotti alimentari e bevande analcoliche +2,1
Bevande alcoliche e tabacchi +2,5
Abbigliamento e calzature +0,8
Abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili +6,2
Arredamenti, apparecchi per uso domestico e manutenzione corrente dell’abitazione +1,8
Sanità +1,1
Trasporti +4,8
Informazione e comunicazione -0,2
Ricreazione, sport e cultura +1,3
Servizi di istruzione +1,4
Servizi di ristorazione e servizi di alloggio +4,2
Servizi finanziari e assicurativi +2,9
Assistenza alla persona, protezione sociale e beni e servizi vari +3,1
Indice generale +3,1

Come viene evidenziato, aumenta tutto con un’unica eccezione: quella che riguarda i servizi relativi all’informazione e alla comunicazione (-0,2%). È possibile ipotizzare che, di fronte all’aumento del costo della vita, famiglie e imprese prestino maggiore attenzione a queste spese anche se il dato sui prezzi, da solo, non consente di stabilire se sia effettivamente diminuita la domanda.

Il peso per le famiglie

E per quanto riguarda le famiglie? Nel terzo trimestre del 2026, l’aumento dei prezzi misurato dall’indice armonizzato IPCA è stato più elevato per i nuclei con livelli di spesa più bassi (+4,4%) rispetto a quelli con livelli di spesa più alti (+2,9%). Traduzione: chi stava male, ora sta anche peggio.

Si ricorda, per concludere, che negli ultimi 25 anni i prezzi sono aumentati fino al +120%.

Sul nucleare siamo solo all’inizio

16 October 2026 at 09:22

L’approvazione della legge delega non significa l’adozione automatica e immediata del nucleare. È l’atto con cui il Parlamento chiede al governo di scrivere le regole del gioco. Due le grandi decisioni da prendere: il tipo di reattori e dove localizzarli.

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Riscaldamento, quanto costa un grado in più e quali interventi convengono davvero

16 October 2026 at 09:58

A partire dal 15 ottobre in diverse città italiane è possibile accendere il riscaldamento. Alcune amministrazioni cittadine, considerata la qualità dell’aria e le temperature relativamente miti, stanno ordinando riduzioni degli orari o stanno direttamente posticipando l’accensione del riscaldamento.

Il tema è comunque caldissimo, considerato il caro energia. Vediamo, dunque, come è possibile risparmiare sul riscaldamento della casa con semplici accorgimenti.

Come risparmiare sul riscaldamento

Con le attuali tariffe del mercato libero a prezzo bloccato, solo per riscaldare casa il costo medio può arrivare a 1.016 euro. A parità di consumi rispetto all’anno passato, ciò si traduce in una spesa superiore del +26%.

La stima è stata effettuata dagli esperti di Facile.it su dati Enea e Arera considerando un prezzo del gas nel mercato libero pari a 1,57 euro/Smc.

Il portale, leader fra i comparatori di prezzi e tariffe, ha stilato un sintetico vademecum per ridurre i consumi.

Quanto costa un grado in più

Partiamo dalla temperatura ottimale della casa: gli esperti puntualizzano che abbassare il riscaldamento di un solo grado permette di ottenere un risparmio in bolletta che può arrivare a quasi 95 euro.

E ridurre il tempo di accensione dei termosifoni, anche solo di un’ora al giorno, consente di ridurre la spesa circa 32 euro all’anno.

Ma quale sarebbe la temperatura ideale a casa? Nel settembre del 2022 il quotidiano Il Messaggero intervistò Alfredo Pontecorvi, professore ordinario di endocrinologia alla Cattolica del Sacro Cuore e primario al Policlinico Gemelli. “La temperatura ideale per il nostro benessere è di 19 gradi, quindi non è un dramma e ci farà perdere qualche chilo di troppo”, spiegò.

Quali interventi convengono davvero

Chi riscalda casa con una caldaia deve osservare uno stretto regime di controlli. Non si tratta di un’opzione, ma di un obbligo relativo alla sicurezza e alla salubrità degli ambienti domestici. La revisione della caldaia deve essere almeno annuale. Una caldaia non controllata a norma di legge può comportare (oltre ai rischi per la sicurezza) anche multe salatissime: fino a 3.000 euro.

Il secondo consiglio è quello di installare valvole termostatiche. Attualmente sono obbligatorie solo per gli immobili con riscaldamento centralizzato. Ma le valvole termostatiche sono consigliate ai fini del risparmio anche a chi ha il riscaldamento autonomo.

Passiamo alla domotica: un termostato smart attivabile a distanza può aiutare a tenere sotto controllo il riscaldamento di casa in base ai propri orari.

Altri consigli

Facile.it consiglia poi di fare attentamente la propria tariffa, confrontandola con le altre presenti sul mercato. Gli esperti del portale stimano che sia possibile risparmiare fino al 27% passando dalla tariffa meno vantaggiosa a quella migliore.

Occhio poi alle stufette elettriche, che devono però essere usate con parsimonia, altrimenti rischiano di costare fino a 2 euro al giorno.

Altro consiglio: se il ricambio d’aria è indispensabile per questioni di salubrità, meglio limitarlo quando i riscaldamenti sono accesi. Abbassare le tapparelle o le persiane la sera può poi aiutare a ridurre la dispersione di calore. I radiatori, poi, (che devono essere regolarmente spurgati) non vanno coperti con mobili, tende pesanti o altro. Questo ostacolo alla circolazione del calore può far salire la bolletta anche del +5%.

Economia non osservata, oltre 218 miliardi tra sommerso e illegale: aumenta il lavoro nero

16 October 2026 at 09:20

È di 218 miliardi il valore dell’economia non osservata nel solo 2024. Si tratta di un dato in aumento rispetto al 2023 (+0,3%) a fronte di una crescita del Pil del 3,2%. L’incidenza di questo valore rimane inferiore rispetto allo scorso anno (dal 10,2% al 9,9%). Mentre l’economia sommersa si attesta intorno ai 198,4 miliardi, con le attività illegali che scendono a 19,8 miliardi, il lavoro irregolare è di 3.277.000 unità, in aumento rispetto al 2023.

Sono questi i dati dell’ultimo report sull’Economia non osservata nei conti nazionali per gli anni 2021-2024, pubblicati dall’Istat il 16 ottobre 2026.

Economia non osservata: oltre 218 miliardi nel 2024

L’Istat ha pubblicato il report su “Economia non osservata nei conti nazionali”, ovvero tutte quelle attività produttive di mercato che sfuggono all’osservazione diretta. Si parla di economia sommersa ed economia illegale, che insieme raggiungono un valore di 218,2 miliardi di euro, in aumento dello 0,3% rispetto all’anno precedente (217,6 miliardi).

Un valore a fronte di una crescita del Pil a prezzi correnti del 3,2%, sul quale l’economia non osservata incide per il 9,9%, in diminuzione rispetto al 10,2% del 2023.

La dinamica dell’economia non osservata viene sostenuta dalla crescita del valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare, che aumenta del 3,9%. Nel 2024 cambia la composizione delle componenti dell’economia non osservata:

  • sale al 36,8% la quota del valore aggiunto generato dall’impiego di lavoro irregolare;
  • scende il valore delle sotto-dichiarazioni al 49,3%.

Per gli anni 2021-2024, la tabella:

Tabella economia non osservata Istat
Istat
Tabella economia non osservata Istat

Aumenta il sommerso

Il valore dell’economia sommersa si attesta intorno ai 198,4 miliardi di euro, in aumento rispetto all’anno precedente (+0,4%). Incide sul Pil per il 9%, tornando ai livelli del 2021 e interrompendo la tendenza mostrata nel biennio precedente. La componente delle sotto-dichiarazioni è pari a 107,6 miliardi di euro, mentre quella connessa all’impiego di lavoro irregolare raggiunge gli 80,3 miliardi di euro.

La diffusione del sommerso, spiega l’Istat, è legata al tipo di mercato di riferimento e non alla tipologia di bene o servizio prodotto. Nel complesso il peso del sommerso sul valore aggiunto è più elevato:

  • negli altri servizi alle persone (30,7%);
  • nel commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (18,5%);
  • nelle costruzioni (17,7%);
  • negli altri servizi all’impresa (5%);
  • nella produzione di beni di investimento (4%);
  • nella produzione di beni intermedi (1,4%).

Cresce il lavoro irregolare: i settori

Aumenta anche il lavoro irregolare, ovvero le posizioni lavorative per le quali non viene rispettata la normativa in materia fiscale e contributiva, relative ad attività illegali e quindi non osservabili direttamente attraverso le fonti amministrative. Di queste unità di lavoro, nel 2024 se ne contano oltre 3 milioni (nello specifico 3.277.000) e di queste 2.396.000 sono occupate come dipendenti, ma con contratti irregolari.

L’incremento del tasso di irregolarità è dovuto alla crescita del lavoro non regolare (+4,6%) e si conferma più elevato tra i dipendenti rispetto agli indipendenti.

Il lavoro irregolare è aumentato in numerosi settori; gli unici comparti in controtendenza sono l’istruzione, la sanità e l’assistenza sociale. Mentre i comparti dove si osserva l’aumento più consistente sono:

  • altri servizi alle persone (+0,9%);
  • agricoltura, silvicoltura, pesca e costruzioni (+0,8%);
  • commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (+0,5%);
  • produzione di beni di investimento (+0,5%);
  • produzione di beni intermedi, energia e rifiuti (+0,3%);
  • produzione di beni alimentari e di consumo (+0,2%);
  • servizi professionali (+0,1%).

In generale, l’incidenza del lavoro irregolare pesa di più nel terziario e raggiunge livelli particolarmente elevati nel comparto degli “altri servizi alle persone”. Ma risulta significativa anche la presenza di lavoratori irregolari nell’agricoltura, nel commercio, nei trasporti, negli alloggi e nella ristorazione.

Economia illegale in lieve calo

Un dato positivo è quello riferito all’economia illegale, che nel 2024 è stimata a 19,8 miliardi di euro. Si tratta di un dato in diminuzione di 0,2 miliardi di euro. Tra questi risalta il traffico di stupefacenti, che registra una lieve diminuzione, mentre si confermano marginali l’attività di contrabbando di sigarette e le irregolarità nel settore dei trasporti e del magazzinaggio.

Deputati “in prestito” da FdI a Cateno De Luca: Meloni regala al neo-alleato lo sconto sulle firme per correre alle elezioni

16 October 2026 at 07:07

Obiettivo 42% per raggiungere il premio di maggioranza. In vista delle elezioni 2026, Fratelli d’Italia ha chiuso nei giorni scorsi un accordo elettorale con Sud chiama Nord, la formazione politica guidata da Cateno De Luca. Accordo che ha portato il partitino a formare una componente parlamentare nel gruppo Misto alla Camera, grazie a due deputati “in prestito” dal partito di Giorgia Meloni: in questo modo Sud Chiama Nord potrà raccogliere solo 1.500 firme per collegio, anziché le seimila previste dalla nuova legge elettorale. Un escamotage del tutto lecito. In base al regolamento, infatti, per dar vita a una componente servono tre parlamentari, ma Sud Chiama Nord finora ne aveva uno solo: Francesco Gallo. Ed ecco che sono arrivati i ‘prestiti’: Luca Sbardella, commissario di FdI in Sicilia e fedelissimo della premier, e l’ex deputato meloniano Manlio Messina. I due si sono aggiunti a Gallo, eletto nel 2022 nel collegio di Messina.

L’obiettivo dichiarato di Sud chiama Nord è di mettere un argine a Roberto Vannacci. E davanti Montecitorio Cateno De Luca, accompagnato da Gallo e dall’ex 5 stelle Laura Castelli (presidente di ScN) ha ironizzato sul leader di Futuro nazionale. “Credo che Vannacci si candiderà alle primarie del ‘Campo Largo’, così gli dà il colpo secco e diventa il campo santo”. Poi attacca il generale: “Meloni ha scelto un piccolo leader di periferia rispetto al cazzaro. Magari avrà preferito la concretezza della buona amministrazione”.

Mentre si stava per svolgere il punto stampa convocato da De Luca, è arrivata la truppa di parlamentari di Futuro Nazionale, per un sit-in in favore dell’accordo Trump-Putin sul gas russo. E si è creato un involontario affollamento con i ‘futuristi’ costretti a dover attendere che De Luca terminasse, così da permettere alle telecamere e cronisti di riuscire a riprendere entrambi gli appuntamenti. “E chi è il presidente della Repubblica?” ha chiesto Edoardo Ziello, riferendosi a Cateno De Luca.

Resta il tema di una legge elettorale appena varata, con vari voti di fiducia, con alcune norme subito abilmente aggirate. “Lei antepone i tecnicismi alla politica” afferma Luca Sbardella, che la legge elettorale l’ha votata. Sui deputati in prestito “non è il calciomercato” assicura Sbardella “questa è politica, la notizia è che Cateno De Luca si è avvicinato al centrodestra. “Mi sembra che sia la cosa più rilevante, aggiunge il commissario Sicilia di Fratelli d’Italia, De Luca era già presente in Parlamento dall’inizio della legislatura, poi evidentemente, c’era bisogno del gruppo per aggiustare”. Aggiustare. “Io continuerò il mio impegno in Fratelli d’Italia” assicura il deputato in prestito in Sud Chiama Nord.

“È un sostegno a un movimento civico che credo abbia dimostrato di avere grandi capacità ed ha anche un bel bacino di voti” sottolinea Manlio Messina, ex Fratelli d’Italia e fino a ieri deputato del gruppo Misto. “Fatto il gruppo trovato l’inganno” sorride Messina. Per l’approdo di Sud Chiama Nord nel centrodestra “ci sono state mesi e mesi di trattative” conclude.

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Blocchi e rabbia al Sud, gli autotrasportatori: “Fermiamo tutto”. Il governo li convoca per il 27 ottobre

16 October 2026 at 06:56

Circa cento tir stanno bloccando dalla notte il traffico pesante lungo la statale 106 ionica, all’altezza dello svincolo con la Fondovalle dell’Agri, a Scanzano Jonico, nel Materano, nell’ambito della protesta contro il caro carburanti e il carovita che coinvolge autotrasportatori, agricoltori e cittadini della Basilicata. La mobilitazione, destinata a proseguire fino al 20 ottobre, interessa diversi snodi strategici della viabilità regionale. I presidi sono stati organizzati in particolare in corrispondenza degli incroci tra la Statale 106 e la Statale 598 Val d’Agri, a Scanzano Jonico, e tra la Ionica e la Statale 653 Sinnica, nell’area tra Rotondella e Policoro. Il blocco riguarda camion e autoarticolati, mentre viene garantito, 24 ore su 24, il transito di auto private, autobus di linea, scuolabus e mezzi di soccorso.

“Ci troviamo sull’orlo del collasso, senza risposte siamo pronti al fermo nazionale“. Il caro carburanti rischia di far esplodere la protesta dell’autotrasporto. Unatras, Assotir, Conftrasporto, le sigle che rappresentano gli autotrasportatori, circa 100 mila imprese, sono sulle barricate. La convocazione arriva nella serata di ieri: il 27 ottobre al ministero dei Trasporti. «Un passo in avanti — dice Uggè, presidente Unatras — ma vediamo nel frattempo cosa succederà”. Perché la tensione non si scioglie. In molte città del Sud la protesta è già scoppiata con fermi spontanei dei camion e blocchi autonomi dalla Puglia alla Calabria.

Giornata di mobilitazione oggi in Calabria per la protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante. Sono previsti 17 punti distribuiti nelle cinque province calabresi, di cui cinque nel Cosentino. Nel territorio di Cosenza vengono indicati il nodo Sibari-Frascineto-Villapiana, la statale 18 tra Santa Maria del Cedro e Tortora, l’area Montalto Uffugo-Cosenza Nord-Rende, San Lucido e Guardia Piemontese. Possibili disagi per la circolazione dei mezzi. Dalla mezzanotte al 20 ottobre stop ai Tir. Nessun blocco stradale, ma rimarranno nei rispettivi piazzali e le navi con i prodotti ortofrutticoli e gli alimentari per i supermercati non saranno scaricate. Lo annuncia Salvatore Bella, rappresentante del Comitato trasporto siciliano. Il rischio è che i banchi dei supermercati rimangano vuoti.

Ma la posta in palio è altissima, secondo il rappresentante della categoria, a causa dell’impennata dei prezzi del carburante: “Abbiamo costituito il Comitato trasporto siciliano perché non ci sentiamo più rappresentati dalle organizzazioni sindacali nazionali, colpevoli di aver smesso di fare i nostri interessi. Dobbiamo fermare l’effetto domino che si va a innescare: l’impennata del carrello della spesa e il rincaro di tutte le materie prime che trasportiamo finiscono per abbattersi direttamente sull’utente finale, ovvero il cittadino”. In Sicilia gli autotrasportatori stimano perdite fra 700 e 900 euro al giorno per ogni mezzo. E il 22 ottobre toccherà ai pescherecci.

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Vaticano. Secretário de Estado preocupado com saúde do Papa

15 October 2026 at 20:57
O secretário de Estado do Vaticano admite que o nódulo cancerígeno removido pode condicionar a viagem à América Latina prevista para novembro.

© Mario Guzman/EPA

O pontífice norte-americano está a recuperar e já retomou algum trabalho no quarto do hospital
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