16h. Lula e Flávio Bolsonaro debatem hoje pela 1º vez


“Ognuno porta la sua croce, la mia si chiama Miriam. Aveva solo cinque anni”. Antonella Massaro è in testa al corteo partito sabato pomeriggio da piazzale Democrate, a Taranto. La manifestazione, promossa dalla rete Onda del Futuro insieme all’associazione Genitori Tarantini, chiede la chiusura dell’ex Ilva. Antonella solleva sopra la testa una croce di legno con il nome della figlia, morta nel febbraio 2008 per un neuroblastoma. Altre croci portano i nomi di chi non c’è più: Maria, Tina, Giulia, Grazia, Antonio. Le stringono tra le mani madri, padri e volontari. Dietro avanzano migliaia di persone, arrivate anche da fuori Taranto.
Ci sono attivisti, giovani e famiglie. “Taranto libera”, gridano. Libera dalle polveri, dal “mostro”, come chiamano tutti l’industria. Le voci si mescolano alle canzoni, agli applausi e alle lacrime. Tra i manifestanti, molti bambini camminano accanto ai genitori. “Protesto per lui, per tutti i bambini di Taranto e per un futuro senza l’Ilva e senza inquinamento“, dice Rosaria, indicando il figlio di sette anni e mezzo. “Dobbiamo dimostrare ai più piccoli che, manifestando uniti, possiamo raggiungere un obiettivo comune: una Taranto libera dai ricatti occupazionali e dai veleni. Ci sono alternative sicuramente migliori alla fabbrica” dice un’altra mamma col figlio di 11 anni. L’eterno nodo di Taranto sta tutto qui: salute e lavoro. “Dobbiamo trovare un’alternativa per i lavoratori. Bisogna garantire la salute a tutti, ma pensare anche a chi potrebbe perdere il lavoro. Secondo me, è possibile fare entrambe le cose”, racconta Mattia, elettricista di San Giorgio Ionico. Un’altra manifestante ricorda che il marito, ex operaio dell’indotto, aveva lasciato il posto molti anni fa per reinventarsi professionalmente. Oggi svolge un altro lavoro. “Si può fare. È fattibile”, afferma con disperazione.
Poco più in là, una tarantina tiene tra le mani una fotografia. Nello scatto, la folla regge uno striscione: “Ne sono morti troppi, adesso basta”. È della storica manifestazione del 2012. Quattordici anni fa, la gip Patrizia Todisco dispose il sequestro dell’area a caldo dell’Ilva nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento ambientale. In strada scesero operai e cittadini preoccupati per le conseguenze dello stabilimento sulla salute. Sabato alcuni sono tornati a manifestare, i tarantini tutti si sono incontrati ancora una volta nelle stesse strade. «”Adesso c’è più fiducia nella magistratura. Sono fiduciosa sulla scelta della Cassazione del 20 ottobre, non ho il minimo dubbio»” Si riferisce all’udienza delle Sezioni unite chiamate a esaminare i ricorsi contro il provvedimento della Corte d’Appello di Milano relativo alla sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo. Una decisione cruciale per il futuro dello stabilimento, dei suoi lavoratori e per la città. Poi guarda le persone che continuano a sfilare. “Oggi vedere tutti questi cittadini è veramente un’emozione profonda. Sono molto, molto contenta. C’è ancora speranza. Taranto merita di tornare a vivere”.
L'articolo Ex Ilva, migliaia di persone in corteo a Taranto con le croci coi nomi dei morti: “Lo stabilimento va chiuso ma vanno tutelati i lavoratori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Renato da Silva (Team BMX Quarteira) e Rita Xufre (Núcleo Bicross de Setúbal/VSPublicidade), estiveram em destaque na sétima prova pontuável da Taça de Portugal de BMX Race ao vencerem as provas das categorias principais.
Na primeira de duas jornadas no Parque Verde da Bela Vista, em Setúbal, Renato da Silva voltou a mostrar-se o mais forte em competição ao vencer Leonardo Carmo (Team BMX Quarteira) e Bernardo Rocha (Team BMX Quarteira), que completaram o pódio.
Nas atletas femininas, por sua vez, Rita Xufre foi a mais rápida, tendo superado a algarvia Íris Moraru (Clube Bicross de Portimão), segunda classificada, e Maria Pinto (Casa do Povo do Alqueidão), que foi terceira.
Nas categorias mais jovens, Martim Reis (Linda a Pastora Sporting Clube) venceu em sub-17, Guilherme Carolino (Clube Bicross de Portimão) e Mafalda Piedade (Team BMX Quarteira) em sub-15, Tomás Cardoso (Linda a Pastora Sporting Clube) e Adélia Pereira (Clube Bicross de Portimão) em sub-13, Francisco Gil (Clube Bicross de Portimão) em sub-11, Vicente Cardoso (Linda a Pastora Sporting Clube) e Luna Alves (Team BMX Quarteira) em sub-9 e Lourenço Bento (Linda a Pastora Sporting Clube) em sub-7.
Nota ainda para os triunfos de Carlos Rosado (Clube Bicross de Portimão) em Cruiser 40+ e Michelle Smith (Clube Bicross de Portimão) em Cruiser feminina.
A Taça de Portugal de BMX prossegue este domingo, com a oitava e última prova pontuável. A ação terá lugar a partir das 10h30, novamente no Parque Verde da Bela Vista, em Setúbal.
Para aceder à classificação completa clique aqui, para aceder ao ranking da Tala de Portugal clique aqui.
João Diogo Silva, dos Bombeiros de Portimão, conquistou o 1.º lugar da classificação geral e o 1.º lugar no escalão M2 no Challenge 2026 – Só para Bravos, realizado no Entroncamento.
O conteúdo Bombeiro de Portimão conquista o primeiro lugar no “Só para Bravos” aparece primeiro em Algarve Marafado.
Acciaierie d’Italia (Adi) vuole aumentare il numero dei lavoratori ex Ilva in Cassa integrazione straordinaria (Cigs) dagli attuali 4.450 fino a 8.622 (quasi il doppio) fino al 28 febbraio 2027, ma non si escludono le proroghe. Lo ha comunicato l’azienda in amministrazione straordinaria ai ministeri del Lavoro, delle Imprese e ai sindacati. E’ quanto si apprende dalle organizzazioni dei lavoratori. Questi ultimi sono impiegati in vari siti produttivi, dal nord al sud Italia: si prevedono fino a 6.964 lavoratori in cig a Taranto (su un totale di 7.875); 870 a Genova (su un totale di 917); 515 a Novi (su un totale di 542). Attualmente i dipendenti totali di Adi sono 9.626. La cassa integrazione straordinaria tocca quasi 9 lavoratori su 10: l’89,57%. Un piano “imposto”, secondo Adi, dall’ordine della magistratura sulla sospensione dell’area a caldo. Cgil e Uil sono d’accordo: una richiesta “inaccettabile”. Uil sottolinea la portata “drammatica e senza precedenti” della crisi industriale. Per il sindacato Cisl, la batosta non è un fulmine a ciel sereno: “Fondamentale ribadire che le lettere di avvio della nuova Cigs non rappresentano una sorpresa”, ha dichiarato il segretario nazionale della Fim, Valerio D’Alò. Intanto, a Taranto nel pomeriggio scenderà in piazza la rete di associazioni e cittadini ‘Onda del futuro’.
“Inaccettabile sia nel merito sia rispetto ai tempi visti i prossimi incontri e le scadenze”, ha commentato in una nota Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, bollando la richiesta di Adi come “una provocazione“. “Ieri in tarda serata abbiamo ricevuto la nuova istanza di cassa integrazione con numeri pressoché raddoppiati, lavoratrici e lavoratori coinvolti – prosegue il documento sindacale – I lavoratori hanno lottato con scioperi e manifestazioni, nell’ultima settimana per garantirsi il lavoro, la continuità produttiva degli stabilimenti e le manutenzioni e per aprire una vera discussione sul proprio futuro e per un ex Ilva decarbonizzata. Questa cassa integrazione non tiene conto di quanto ottenuto dai lavoratori nell’ultima settimana nei numeri e nelle modalità”. La nota elenca le prossime tappe: “Il 20 ottobre abbiamo un incontro al Ministero del Lavoro per discutere le misure straordinarie per i lavoratori e chiedere modifiche al decreto del Consiglio dei Ministri del 14 ottobre scorso e, per il 27 ottobre abbiamo ottenuto, grazie alla lotta dei lavoratori, un nuovo confronto a Palazzo Chigi“. All’appuntamento previsto presso la presidenza del Consiglio dei ministri, “chiederemo conto ai commissari straordinari di queste scelte visto che è dall’esplosione dell’Altoforno 1 a maggio del 2025 che non accettiamo e non condividiamo più l’uso della cassa integrazione”, conclude Loris Scarpa.
Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm e responsabile del settore siderurgico, punta il dito sulla “drammaticità dei numeri” e “la portata della crisi dell’ex Ilva: quasi 9mila lavoratori sospesi contemporaneamente dal lavoro. Una situazione senza precedenti per dimensioni nella storia industriale del nostro Paese”. La nuova cassa integrazione “è inaccettabile e vergognosa“, mentre è “responsabilità del Governo accompagnare questo processo con strumenti concreti, risorse adeguate e garanzie per le persone”. Anche Gambardella ricorda l’incontro del 20 ottobre al ministero del Lavoro, dove “ribadiremo la necessità di introdurre strumenti straordinari che riconoscano la particolare gravosità e l’usura delle lavorazioni del ciclo siderurgico integrale, insieme a misure di prepensionamento e incentivi all’esodo volontario, accessibili a tutti i dipendenti dell’ex Ilva che ne abbiano i requisiti. La transizione industriale e ambientale non può essere realizzata scaricandone il costo sociale sui lavoratori”.
Acciaierie d’Italia spiega la sua richiesta con “il non dilazionabile adempimento dell’ordine giudiziale“, nel comunicato inviato ai ministeri, sindacati e Regioni dove hanno sede gli stabilimenti. La sospensione dell’attività nell’area a caldo nell’impianto ex Ilva di Taranto, prosegue l’azienda, “risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della Società. La sospensione della produzione di manufatti in acciaio mediante l’esercizio” di quell’area “impone di porre in essere ed attuare tempestivamente un diverso piano operativo”. Secondo Adi è l’ordine della magistratura ad obbligare l’aumento dei lavoratori in cassa integrazione straordinaria. L’azienda in amministrazione straordinaria sottolinea di mantenere “in servizio 1004 unità al fine di garantire la guardiania degli asset e la salvaguardia degli impianti produttivi, oltre all’adempimento degli obblighi amministrativi, ambientali e la continuità produttiva”. “La Società ha provveduto – tra le altre – alla revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime precedentemente pianificati, non più compatibili con il sopraggiunto fermo delle attività del ciclo integrale, anche al fine di salvaguardare l’equilibrio economico della gestione”, concludono i commissari.
Questo pomeriggio a Taranto si svolgerà la manifestazione promossa dalla rete di associazioni e cittadini ‘Onda del futuro’, che invoca la chiusura del polo siderurgico, la bonifica del Sito di interesse nazionale, la tutela della salute e la costruzione di alternative economiche e occupazionali. Il concentramento è previsto alle 16 in piazzale Democrate, con partenza del corteo alle 17 e arrivo in piazza Maria Immacolata.
L'articolo Ex Ilva, cassa integrazione per 9 lavoratori su 10: la richiesta di Acciaierie d’Italia a governo e sindacati. Fiom: “Numeri raddoppiati, provocazione inaccettabile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’ex Ilva allarga la cassa integrazione. L’azienda ha chiesto di aggiungere 4.172 lavoratori ai 4.450 già autorizzati, per un totale di 8.622 sospensioni. Solo 1.004 dipendenti resteranno in servizio, per sorvegliare gli impianti, proteggere gli asset e garantire gli adempimenti amministrativi e ambientali. La richiesta è contenuta in una comunicazione dei commissari Giancarlo Quaranta, Giovanni Fiori e Davide Tabarelli, inviata ai sindacati nazionali e territoriali, alle Regioni coinvolte e ai ministeri del Lavoro e delle Imprese. Vale dalla data dell’autorizzazione fino al 28 febbraio 2027, salvo proroghe o rinnovi. A Taranto la notizia è arrivata a ridosso della fine di cinque giorni di sciopero, nell’ex Ilva e nell’indotto, con il blocco delle principali strade statali da e per la città.
L’azienda precisa che 8.622 è il numero medio massimo di sospensioni contemporanee. Al 30 luglio i dipendenti erano 9.626: 7.875 a Taranto, 917 a Genova, 542 a Novi Ligure, 127 a Milano, più quelli degli altri siti. La nuova richiesta riguarda 6.964 persone a Taranto, 870 a Genova, 515 a Novi Ligure e 117 a Milano, con un impatto simile sulle altre sedi. A Taranto la cassa è oggi in corso per circa 3.500 persone, con un tetto autorizzato di 3.800 all’interno del contingente di 4.450. Con la nuova richiesta i cassintegrati sfiorerebbero quota 7mila: 4.667 operai, 1.564 impiegati e 733 intermedi. Le aree più colpite sono quelle di fusione, con 2.660 persone, e di staff e servizi, con 3.225. Per la laminazione si parla di 1.079 lavoratori.
“Il non dilazionabile adempimento dell’ordine giudiziale risulta essere incompatibile, allo stato, con il layout della società. La sospensione della produzione di manufatti in acciaio mediante l’esercizio dell’area ‘a caldo’ impone di porre in essere ed attuare tempestivamente un diverso piano operativo”, fanno sapere i commissari di Acciaierie. “In esecuzione del provvedimento giudiziale di spegnimento dell’area a caldo, la società ha provveduto alla revoca degli ordini di approvvigionamento delle materie prime precedentemente pianificati, non più compatibili con il sopraggiunto fermo delle attività del ciclo integrale, anche al fine di salvaguardare l’equilibrio economico della gestione”, si legge nella comunicazione rivolta a ministeri, sindacati e Regioni interessate.
“Infatti – si prosegue -, dalla temporanea sospensione dell’esercizio di tutti gli impianti di produzione funzionali all’out put di bramme e coils, già a decorrere dal 09.10.2026, consegue l’improcrastinabile necessità della rimodulazione degli assetti aziendali. Questo determinerà gradualmente, ricadute sulle lavorazioni in essere in tutti gli stabilimenti del gruppo, di potenziale variabile entità nel tempo, in relazione al progressivo ripristino di condizioni di esercizio, funzionali a garantire le condizioni di cedibilità degli asset, mediante il potenziale ricorso a fonti di approvvigionamento esterne o, nel medio termine, al ripristino di autonoma capacità produttiva”.
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As Brazil heads into the October 25 runoff election between President Luiz Inácio Lula da Silva and Flávio Bolsonaro, the country stands as a crucial battleground in Washington’s strategy to contain China, as well as global geopolitics.
What does this election mean for the future of China-Brazil ties, the BRICS alliance, and independent technological sovereignty across the Global South?
Tings Chak – researcher, writer, and art director for the Tricontinental: Institute for Social Research – joins Amanda Yee to break down the two competing paths for Brazil represented by Lula and Bolsonaro.
Read Chak’s article: “How Brazil’s election could reshape relations with China”
Forest clearance at smallest total since records began in 1988 in success for Lula ahead of presidential run-off
Deforestation in the Brazilian Amazon has fallen to its lowest level since records began, new government data shows.
But whether this globally important success is maintained or reversed is on a knife edge ahead of a presidential election run-off on 25 October between two candidates with sharply different visions for the future of the rainforest and how that affects relations with the US under Donald Trump.
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© Photograph: Edmar Barros/AP

© Photograph: Edmar Barros/AP

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Lula reverses position on age of responsibility for ‘heinous’ crimes in what many see as a desperate electoral gambit
Brazil’s president, Luiz Inácio Lula da Silva, has announced that he now supports lowering the age of criminal responsibility for “heinous” crimes from 18 to 16, reversing a longstanding policy in what is widely seen as a desperate electoral gambit.
The U-turn, which Lula announced during a Thursday night interview with TV Globo, comes with the presidential runoff in just over a week. The incumbent faces an uphill battle to overturn the first-round victory of his opponent, the far-right senator Flávio Bolsonaro, who remains slightly ahead at the polls.
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© Photograph: Ton Molina/Getty Images

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On Friday, President Luiz Inacio Lula da Silva attended a ceremony at the Brazilian Congress to promulgate the constitutional amendment reducing the workweek in the country.
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During his speech, Lula defended dialogue between institutions and stressed that the reduction of the workweek was made possible through negotiations between the executive branch and Parliament, an institution in which his Workers’ Party holds just 70 out of 513 seats in the Chamber of Deputies and 9 out of 81 seats in the Senate.
“Without democracy, there is no way out. It is dictatorship,” Lula said, stressing that although the Workers’ Party does not have a parliamentary majority, it has managed to advance initiatives with the support of other political forces because “there are no good or bad votes; it is the people who are voting.”
The progressive leader reiterated that reducing the workweek — from 44 to 40 hours, with two paid days off — is a measure intended to improve workers’ living conditions. He rejected arguments that the change could harm businesses.
O dia de hoje mostra que a democracia vale a pena.
— Lula (@LulaOficial) October 16, 2026
O fim da escala 6 x 1 é uma conquista civilizatória.
O que fizemos hoje foi obedecer. Obedecer à vontade de um povo que foi para as ruas e cobrou de nós: mulheres, homens, trabalhadores, adolescentes e estudantes exigiram essa… pic.twitter.com/QEdFV6I4j7
President Lula da Silva’s text reads: “Today proves that democracy is worth it. Ending the 6×1 work schedule is a civilizational achievement. What we have done today is heed a call—the will of a people who took to the streets and made a demand of us: women, men, workers, teenagers, and students all called for this measure. You have written an important chapter in our Constitution. It is now a Constitution that better reflects its citizens. Two days of rest each week mean greater dignity. Congratulations to everyone!”
In this regard, he recalled the criticism that accompanied the introduction of the year-end bonus in the early 1970s, when some conservative sectors alarmed the public by claiming that the measure would drive companies into bankruptcy.
Under Brazilian law, 60 days after the amendment’s promulgation, the five-day workweek and two-day rest period will take effect, with a maximum workweek of 42 hours. The reduction to 40 hours will be completed after another 12 months.
The measure was promulgated by Parliament President Davi Alcolumbre, with the parliamentary headquarters packed to capacity, nine days before the presidential runoff, in which Lula will face far-right Sen. Flavio Bolsonaro.
The approval of the initiative is seen as a political victory for Lula, who secured a key electoral boost in the final stretch before the runoff against his rival, who won the first round with 47% of the vote.
The measure, promoted during the campaign and strategically pushed through one week before the runoff election, had strong popular appeal because it benefits more than 37 million workers with formal employment contracts.
The results of the strategy began to emerge in polls released this week, which showed Lula narrowing the gap with Bolsonaro, who now leads him by two percentage points, although the two are technically tied.
teleSUR/JF
Source: EFE
With just over a week to go until Brazil’s closely contested presidential election, the picture remains much the same as it has for months: a dead heat.

© Amanda Perobelli (REUTERS)
Quinto giorno di sciopero e di mobilitazione all’ex Ilva di Taranto dei lavoratori dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia, sia quelli diretti che dell’indotto, nell’ambito delle proteste per l’avvio dello spegnimento dell’area a caldo e conseguente blocco della produzione. Dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso ieri con Regione, Comune e Provincia di Taranto, questa mattina si è tenuta un’assemblea sulla statale 7 Appia Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm Uil e Usb hanno proclamato lo sciopero fino a questa sera alle 23. Allo stesso tempo hanno deciso di rimuovere i blocchi sulla statale 106 davanti alla raffineria Eni e quello sulla statale 7, senza attendere la fine dello sciopero.
Dopo il documento comune con la Regione Puglia di ieri, l’appuntamento è quindi per la convocazione a Palazzo Chigi del 27 ottobre. “Dobbiamo pensare a riempire gli autobus – ha detto all’assemblea Biagio Prisciano, segretario territoriale della Fim Cisl Taranto-Brindisi – perché la tappa di Roma del 27 ottobre sarà importante. Se il governo non vorrà addivenire a quelle che sono le nostre rivendicazioni, dobbiamo continuare a far sentire la nostra voce”.
Rimane però il caos in gran parte del sud Italia. Poco fa è stato messo in atto un blocco degli autotrasportatori contro il prezzo della benzina sulla tangenziale di Andria all’altezza di una rotatoria nei pressi di un distributore di carburanti. La sindaca di Andria Giovanna Bruno si è recata sul posto e ha incontrato i manifestanti. Oggi sulla statale 96 in direzione Bari si procede regolarmente, mentre code si registrano in direzione Altamura. I mezzi pesanti sono parcheggiati su una corsia laterale. Proteste degli olivicoltori a Corato, dove ieri sera un corteo di trattori e camion ha attraversato l’estramurale e il corso, fino al Comune. La mobilitazione è ripresa alle prime ore di questa mattina all’ingresso della città.
Proteste contro il caro carburante anche in Calabria dove la Fedralog, la Federazione regionale della logistica, ha promosso la mobilitazione degli autotrasportatori a partire da oggi e fino al 20 ottobre, insieme alle federazioni omologhe di Puglia, Sicilia e Basilicata. Dalle prime ore del mattino sono circa 20 i presìdi dei tir attivi in tutte le province della Calabria: tra gli altri, lo svincolo autostradale di Falerna, l’area dell’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, la raffineria di Vibo Valentia, Pizzo, Sant’Onofrio, Passovecchio, nel Crotonese, il porto di Gioia Tauro, vari punti della Ss 18 lungo il Tirreno cosentino, gli svincoli di Sibari, Frascineto, Castrovillari, San Marco Argentano.
La mobilitazione degli autotrasportatori si aggiunge a quella degli agricoltori, che va avanti da oltre dieci giorni. “Dal mese di marzo a oggi abbiamo speso in media duemila euro in più di gasolio per mezzo di trasporto – spiega all’Adnkronos Domenico Notaro, portavoce per la Calabria della Fedralog – Moltiplicando questa cifra per il numero di mezzi complessivo di ciascuna ditta, si può ben comprende come le aziende abbiano subìto perdite di fatturato drastiche, che non sono state compensate in altro modo”. La Fedralog lamenta, inoltre, il mancato ascolto da parte del governo centrale e delle associazioni di categoria. Anche la Regione Calabria, pur avendo aperto uno spiraglio minimo al dialogo, non avrebbe fatto abbastanza per fronteggiare la crisi: a parere della Federazione, i 15 milioni di euro stanziati contro il caro carburanti, di cui 5 per le imprese del comparto agricolo e 10 per il settore dell’autotrasporto trasporto, sono un intervento ‘tamponè, che “non risolve il problema, lo rimanda soltanto”.
Insieme ai lavoratori del settore della logistica, si fermano e si aggiungono ai presìdi anche agricoltori, allevatori e pescatori calabresi: “Ci siamo uniti per avere un appoggio maggiore e far arrivare le nostre istanze al governo centrale, da cui aspettiamo un cenno da più di due settimane – dichiara Matteo Talarico, referente del Movimento Territorio e Agricoltura -. Chiediamo una misura straordinaria e un ristoro imminente per fronteggiare la crisi ma, in generale, chiediamo una riforma complessiva del comparto agricolo per il prezzo minimo e per risolvere i problemi strutturali che ci portiamo dietro dal 2022. I costi di produzione sono arrivati alle stelle e noi non possiamo più permetterci di lavorare sotto costo”, aggiunge Talarico.
In Sicilia tir e camion sono fermi nei porti e non scaricano le navi e nei piazzali delle ditte. Alla protesta non aderiscono le imprese di Confindustria Catania che in un primo momento aveva annunciato lo sciopero dei tir dal 16 al 22 ottobre. “L’adesione è totale – dice Salvatore Bella, coordinatore del comitato che stamane terrà una conferenza stampa – In Sicilia non circolano mezzi pesanti. Non capiamo perché il ministro Salvini abbia convocato le sigle che non scioperano lasciando fuori dal confronto quelle che scioperano. E’ inaudito lasciare fuori gli autotrasportatori siciliani”. Intanto da ieri notte, a Gela (Caltanissetta), al presidio allestito dagli agricoltori per protestare sui prezzi dei carburanti, sono fermi anche decine di tir e camion. Gli autotrasportatori che hanno fermato i loro mezzi lungo la rotonda stradale di ingresso a Gela dicono di non riuscire più a sostenere i rincari, “Ottomila euro in più all’anno per ogni veicolo che percorre 100 mila chilometri e un prezzo del gasolio salito a oltre 2,16 euro al litro, con un rincaro di 0,35 euro rispetto a febbraio”, dicono. Questa mattina, un nuovo corteo di mezzi agricoli e trattori ha percorso un tratto della strada statale Gela-Catania.
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VTM
Noel Afonso, comandante Sub-Regional de Emergência e Proteção Civil das Terras de Trás-os-Montes, disse à VTM que quando os meios chegaram ao local, o armazém estava “tomado pelas chamas e os prejuízos são muito elevados”.
Acrescentou ainda que não se registaram feridos na sequência da ocorrência.
Dentro do armazém estavam diversas “máquinas agrícolas, tratores, feno, rações e ficou tudo destruído”, sublinhou o comandante.
Devido aos prejuízos elevados, o agricultor afetado, Celso Martins precisa de ajudar para recomeçar, já que só conseguiu salvar os animais e um trator agrícola, o restante ardeu por completo.
O prejuízo “é enorme” e o seguro só cobre uma pequena parte do que se perdeu. “Não chega para retomar a atividade, e é um processo que ainda vai demorar. O Celso, de um dia para o outro, ficou sem as máquinas, sem alimento para os animais e sem armazém, mesmo à entrada do inverno”, pode ler-se na página de Facebook Cultiva, que está a angariar fundos para ajudar este agricultor.
Pode ajudar através de: IBAN: PT50 0045 2260 4025 8897 3415 6 (TITULAR: CELSO MARTINS)
Crowdfunding: WWW. GOFUNDME.COM/F/VAMOSAJUDAR-A-RECONSTRUIR-OQUE-O-FOGO-DESTRUIU
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© Globo/ Manoella Mello