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- Il concorso per la scuola di formazione dei medici di famiglia in Lombardia è di nuovo un flop. Il sindacato: “C’è incertezza sul futuro della professione”
Il concorso per la scuola di formazione dei medici di famiglia in Lombardia è di nuovo un flop. Il sindacato: “C’è incertezza sul futuro della professione”
Anche quest’anno, al concorso per accedere al corso triennale di Medicina generale in Lombardia si sono presentati circa la metà dei candidati previsti. Erano arrivate oltre 600 domande, ma hanno fatto la selezione solo in 310. L’ennesimo flop: come successo nel 2025, non verranno coperti neanche i posti messi a bando, che quest’anno erano stati aumentati a 481 – 91 in più rispetto a 12 mesi fa – per provare a tamponare la carenza di professionisti. Ma la tendenza, in atto ormai da tempo nella regione amministrata da Attilio Fontana, non riesce a essere invertita. La Lombardia, infatti, è la regione italiana in cui la situazione è più critica: mancano oltre 1500 medici di famiglia. E quelli che ci sono assistono in media almeno 300 pazienti in più rispetto al limite consigliato, con disagi crescenti e potenziali rischi per la salute. Con questo nuovo fiasco, sarà impossibile coprire il fabbisogno di camici bianchi calcolato per i prossimi tre anni. Anche perché sullo sfondo resta concreta la possibilità che, tra gli aspiranti che hanno partecipato al concorso, ci possano essere delle defezioni nelle prossime settimane.
Qualche mese fa le premesse erano state accolte come “incoraggianti” dalla Federazione italiana medici di medicina generale. Poi è arrivata “la doccia fredda” che ha spento gli entusiasmi del sindacato. La Fimmg Lombardia si interroga sul perché di così tante defezioni il giorno delle prove, di tutti questi ripensamenti all’ultimo minuto. “Una riflessione è doverosa: sulla scelta pesa l’incertezza che avvolge la professione nei prossimi anni, in uno scenario che sembra privilegiare attività sempre più spersonalizzate e in cui manca qualsiasi valorizzazione del medico di famiglia libero professionista, dotato di un proprio studio organizzato con personale amministrativo, infermieri e strumenti diagnostici, quale primo riferimento per la popolazione”, commentano i rappresentanti di categoria.
Pur riconoscendo l’importanza del collegamento e della presenza dei professionisti nelle Case di comunità, per la Fimmg le discussioni degli ultimi mesi attorno al ruolo dei medici di famiglia nelle nuove strutture territoriali, previste dal Pnrr, hanno allontanato i giovani da questo percorso di carriera. Il messaggio che è passato “è quello di una progressiva assimilazione nell’area sempre più spersonalizzata del pubblico impiego”. Per questo chiedono un confronto con la Regione: “Bisogna potenziare l’attività degli studi medici diffusi nei quartieri delle città e in tutto il territorio, o la fine della figura del medico di famiglia sarà inevitabile”, commenta Anna Pozzi, segretaria regionale della Fimmg Lombardia. Ora, spiega, “stiamo analizzando, non senza preoccupazione, le proposte provenienti dalla Direzione generale Welfare in vista di un incontro di trattativa programmato per il 27 ottobre, e stiamo raccogliendo le osservazioni provenienti da tutte le nostre sezioni provinciali”.
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- Vale Rossi celebra Antonelli: “Ha tutto sotto controllo. Lo conosco da quando era piccolo, giravamo insieme col kart”
Vale Rossi celebra Antonelli: “Ha tutto sotto controllo. Lo conosco da quando era piccolo, giravamo insieme col kart”
L’Italia del motorsport, ma non solo, è pronta ad esplodere di gioia per Kimi Antonelli. Dopo 73 anni di attesa, un pilota italiano è pronto a diventare campione del mondo di Formula 1. Potrà succedere già questa domenica ad Austin, più verosimilmente tra una decina di giorni nel Gp del Messico. In ogni caso, è partito il conto alla rovescia. Un’attesa ben descritta da Valentino Rossi: “Per i tifosi italiani di motori è un sogno, perché non abbiamo mai avuto in Formula 1 un pilota italiano così forte”, ha dichiarato ai microfoni di Sky.
C’è un filo rosso che collega Rossi e Antonelli. La leggenda delle moto, capace di incollare alla tv milioni di italiani per seguire la MotoGp, e il ragazzo prodigio che porta l’Italia sul trono della F1, al posto della Ferrari. L’origine è comune, in quella terra dei motori che va proprio da Bologna a Pesaro. Infatti, Valentino Rossi racconta di aver conosciuto Antonelli quando era ancora bambino: “Lo conosco da quando era piccolo piccolo, giravamo insieme con il kart, e quindi vederlo che può vincere è una grande soddisfazione“, ha raccontato a Vera Spadini.
Rossi celebra colui che in qualche modo ne sta raccogliendo l’eredità, almeno nell’immaginario collettivo. E spiega: “Penso che, per come è andata quest’anno, abbia la situazione sotto controllo“. Domenica, nella serata italiana, arriverà il primo match point per il titolo: “Lo sentirò, lo sentirò. Sì, però non penso che abbia bisogno dei miei consigli“, scherza Rossi. Che incita anche Marco Bezzecchi, nonostante per il pilota Aprilia ora il sogno mondiale sia più lontano, visti i 46 punti di distacco dalla vetta della classifica: “È difficile, però, perché no? Ci sono tante gare. Secondo me Bez quest’anno ha dimostrato di essere il più veloce. 46 punti sono tanti, anche perché i piloti davanti sono due, quindi è difficile, però bisogna provare a vincere”.
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- Affaritaliani.it
- David Rossi, parla il fratello Ranieri: “Stupito dall’inattività delle Procure. Cosa aspettano a riaprire le indagini per omicidio?”
David Rossi, parla il fratello Ranieri: “Stupito dall’inattività delle Procure. Cosa aspettano a riaprire le indagini per omicidio?”
Ranieri Rossi, fratello di David, intervistato da Affaritaliani, ripercorre le anomalie delle indagini, il lavoro svolto dalla famiglia e l’ultimo pranzo con il fratello. Dalle ferite sul corpo all’orologio, dalle ombre nel vicolo ai bigliettini ritrovati nell’ufficio, torna a chiedere risposte alla magistratura: “Che cosa si sta aspettando?”.
Ranieri Rossi ad Affaritaliani: le prove contestate, la ricostruzione della caduta e l’ultimo pranzo
“Direi che è arrivato il momento di riaprire le indagini. Per omicidio stavolta”. È la richiesta con cui Ranieri Rossi, fratello di David Rossi, conclude l’intervista rilasciata ad Affaritaliani. Da anni impegnato nella ricostruzione della morte dell’ex responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, precipitato dalla finestra del proprio ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013, Ranieri ha raccolto documenti, studiato perizie, analizzato fotografie e dedicato alla vicenda il libro David Rossi. I fatti. La verità è di tutti, non solo della famiglia.
La sua testimonianza arriva dopo mesi di nuovi accertamenti della Commissione parlamentare d’inchiesta, dalle simulazioni sulla dinamica della caduta alle analisi delle ombre nel vicolo. Affaritaliani ha pubblicato integralmente la relazione di 217 pagine dei consulenti Genovese e Manghi e ricostruito, attraverso documenti del 2014, come le possibili presenze nel vicolo fossero già state segnalate alla Procura di Siena.
Negli ultimi giorni il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha indicato i nomi dei presunti responsabili nell’ambito di una nuova ipotesi investigativa, mentre Antonella Tognazzi e Carolina Orlandi hanno chiesto che ogni pista venga sottoposta a un rigoroso vaglio giudiziario. Ranieri ha scelto di non commentare le indicazioni sui presunti responsabili, concentrandosi sul lavoro di ricostruzione compiuto negli anni e sugli accertamenti tecnici. Un argomento sul quale anche l’avvocato Carmelo Miceli era intervenuto in un’intervista ad Affaritaliani.
David Rossi, l’intervista al fratello Ranieri
Partiamo dalle indagini e dai risultati della commissione parlamentare d’inchiesta sulla caduta e sullo studio delle telecamere. Lei e la famiglia avete denunciato per anni numerose lacune. Tra tutti gli elementi esaminati, quale ritiene sia stato maggiormente trascurato?
“Quello che mi sembra assurdo è che siano state trascurate cose che erano evidenti fin dall’inizio. C’erano delle ferite nella parte anteriore del corpo che non erano riferibili alla caduta. Quello che mi stupisce di più è che queste cose siano già state dette e appurate anche dai medici legali della prima Commissione e che la magistratura non si sia mossa. Non abbiamo ricevuto neanche una risposta su questo.
Poi c’è tutta la dinamica della caduta, perché anche lì ci sono delle lacune clamorose. All’inizio non era stata ricostruita per niente. Quando sono state riaperte le indagini è intervenuto il RIS, che ha fatto una ricostruzione prendendo un vigile del fuoco, peraltro di statura molto diversa da David, legato a un’imbragatura. Gli è stato chiesto di uscire dalla finestra e rimanere appeso alla sbarra. A me pare una cosa assurda.
Con quella prova hanno concluso che David si fosse appeso volontariamente alla finestra, restando attaccato alla sbarra, non si sa per quale motivo, e che poi, per un ripensamento o dibattendosi e strisciando sul davanzale, si fosse provocato tutte quelle ferite. Io ci ho scritto un libro sopra, ho messo tutte le fotografie e ho detto: guardatele e ditemi voi se è spiegabile una cosa del genere. Per me è assurdo che non si sia andati ad approfondire quello che era evidente. Anche una persona senza una preparazione scientifica o medica può guardare quelle immagini e porsi delle domande.
Penso anche al segno sul braccio, nella zona dell’orologio. Non può essere stato provocato dall’orologio durante la caduta. Può essere stato provocato soltanto da una stretta, come poi ha sostenuto la seconda Commissione. Mi chiedo perché queste indagini siano state fatte in quel modo. Perché siamo arrivati soltanto adesso a utilizzare una tecnologia adeguata? La seconda Commissione ha ricostruito la finestra con la stampa 3D e si è affidata a un esperto nell’analisi dei filmati. Attraverso quelle immagini è stato possibile osservare anche il cinturino dell’orologio e ricostruire la sua separazione dal corpo di David.
È stato evidenziato che la cassa dell’orologio e il cinturino sono caduti separatamente. Per me questo è fondamentale, perché è coerente con l’ipotesi che David sia stato trattenuto mentre si trovava fuori dalla finestra e che a un certo punto sia venuta meno la presa. In quell’azione l’orologio e il cinturino si sarebbero staccati. Sono stati poi ritrovati a terra separatamente. Era l’ipotesi più ovvia. E allora mi domando perché non siano state fatte prima verifiche adeguate. Era difficilissimo ricostruire la finestra? Forse costava, ma la vita di una persona costa molto di più”.
Si è dato una spiegazione del perché queste anomalie non siano state approfondite adeguatamente?
“È una bella domanda. Una risposta sinceramente ancora non me la sono data, anche perché non vorrei cadere nel complottismo. Forse la cosa più logica è che, quando si fanno delle indagini fatte male, tante persone non vogliano andare a smentire quello che è stato fatto. Dicono: vabbè, hanno trovato questo, non andiamo a smentire tutto il lavoro precedente perché ci facciamo una figuraccia. E quindi la tendenza è quella, quando possibile, di giustificare ciò che è stato fatto. Questo credo che sia un’offesa sia alla famiglia sia a chiunque abbia voglia di giustizia”.
Quindi ritiene che sia difficile, anche per chi è chiamato a riesaminare il lavoro svolto da altri, ammettere un eventuale errore?
“Sì, certo. Chi è chiamato dallo Stato a riguardare quello che è stato fatto, magari anche da colleghi, può trovare difficile smentire una persona che conosce. E allora si tende a passarci sopra, con l’idea di dire: è andata così, non tiriamo fuori tutto quello che è stato fatto. Io ringrazio sempre i giornalisti che se ne sono occupati con competenza. Per fortuna, alla fine, molte cose sono venute fuori. Bastava guardare, bastava parlarne, come ho sempre fatto io.
Parliamone, ragioniamoci sopra. Sono le fotografie, i filmati, le immagini della Scientifica e quelle dell’autopsia a dirci qualcosa. Per il resto, se andiamo a cercare il movente, a chiederci chi possa essere stato o quale fosse lo stato d’animo di David, rischiamo di fermarci alle supposizioni. Solo i fatti ci dicono qualcosa. Quando ci daranno una spiegazione logica di quelle ferite, di come siano state provocate e da che cosa, allora va bene, accetteremo tutto.
Però ricordiamoci che per dieci anni ci hanno raccontato delle emerite scemenze, che non erano accettabili. E non soltanto da noi. Io non sono mai stato di parte e non sopporto quelli che dicono che la famiglia non accetta che David si sia suicidato. Si accetta tutto. Basta che i fatti e le prove non siano in contrasto con quello che si dice. Se le prove sono in contrasto, si trovi una spiegazione. È questo che chiediamo”.
Già nel 2014 l’ingegner Luca Scarselli, consulente della famiglia, aveva segnalato luci e possibili presenze nel vicolo. Anche noi di Affaritaliani abbiamo confrontato quelle segnalazioni con i nuovi accertamenti del RIS, riscontrando diverse corrispondenze temporali. Quanto avevate approfondito quelle immagini e perché, secondo lei, gli elementi presentati allora non hanno portato a ulteriori verifiche?
“Alla magistratura di Siena, durante le indagini e attraverso le opposizioni alle archiviazioni, abbiamo fornito tutto quello che avevamo trovato. Il problema è che, come è evidente, la magistratura di Siena non ha preso adeguatamente in considerazione quel materiale. Noi abbiamo fatto, come ha fatto poi la Commissione, una ricostruzione del vicolo utilizzando la tecnologia del laser scanner. Abbiamo fatto moltissimo lavoro, e una parte era stata già mostrata anche in diverse trasmissioni televisive. Abbiamo ricostruito le immagini, abbiamo individuato la posizione della persona che entrava nel vicolo e la visuale che quella persona poteva avere. Quindi la magistratura ha ricevuto quasi tutto il nostro lavoro, che ci è costato sia in termini di tempo sia in termini economici.
La magistratura non è neanche un muro di gomma, non so come definirla. Semplicemente, a mio giudizio, non prende in considerazione quello che abbiamo presentato. Naturalmente la magistratura è indipendente e può prendere le decisioni che ritiene opportune. Il giudice valuta ciò che gli viene fornito dal pubblico ministero, dai RIS e dalle parti, poi decide. Nel nostro caso ci sono state due archiviazioni. Non è che possiamo fare molto: possiamo soltanto continuare a raccontare quello che è successo.
Pensi alla porta dell’ufficio di David. Una persona passa davanti all’ufficio intorno alle 20:05, quando David era già caduto dalla finestra, trova la porta aperta, guarda dentro, vede che non c’è nessuno e se ne va. Quindi la porta è aperta.
Quando arrivano Filippone (amico e collega di David) e Carolina (figlia acquisita di David), quella porta è chiusa. Qualcuno l’ha chiusa nel frattempo. E questa è una cosa gravissima. Significa che qualcuno poteva essere stato lì e aver chiuso quella porta. Invece di approfondire chi potesse essere e quale importanza avesse questo elemento, il GIP ha scritto che la porta era stata chiusa dal vento. Ora io invito chiunque a provare. L’ho detto anche in Commissione e a tutti quelli che hanno investigato su questo caso: lasciate una porta aperta in casa e una finestra aperta, in una giornata che peraltro non sia nemmeno ventosa, e vedete se quella porta si chiude da sola.
Parliamo di una porta interna molto pesante. Come sappiamo tutti, quando c’è vento e ci sono aperture che creano una corrente d’aria, può verificarsi il famoso riscontro che fa chiudere le porte. Ma con una sola finestra aperta non succede quello che è stato ipotizzato.
Chiunque può fare questa prova. Possono provarci una sera, oppure una settimana, e vedere se un alito di vento riesce a chiudere una porta interna di vetro molto pesante. Però questa verifica non è stata fatta. Questo è soltanto un esempio. Ce ne sono tanti altri”.
Un’altra questione riguarda i bigliettini ritrovati nel cestino dell’ufficio di David e le email inviate all’allora amministratore delegato Fabrizio Viola nei giorni precedenti la morte. Lei ha studiato a lungo quei documenti. Quali sono i dubbi che ritiene ancora irrisolti?
“Proprio recentemente mi è capitato di vedere una trasmissione su Garlasco in cui si parlava di come fossero stati repertati alcuni oggetti all’interno di un cestino. Si discuteva del fatto che il cestino fosse stato maneggiato male, perché durante l’operazione era stato inclinato e il materiale al suo interno si era spostato.
Però almeno quell’operazione era stata filmata. Nel nostro caso parliamo di un cestino nel quale sono stati trovati dei bigliettini importantissimi e, dopo tredici anni, non sappiamo ancora con precisione chi abbia trovato quei biglietti, dove fossero e, soprattutto, chi abbia svuotato il cestino. Qualcuno è arrivato, non sappiamo se fosse un carabiniere, un poliziotto o un magistrato, ha preso il cestino e ne ha svuotato il contenuto sulla scrivania.
Ma come prima cosa bisognava sapere chi avesse trovato quei fogli e dove fossero esattamente. Anche perché era un cestino della carta riciclata, che non veniva svuotato tutti i giorni. Infatti conteneva molto materiale. Quindi non possiamo neanche stabilire con certezza quando quei bigliettini siano stati scritti e gettati lì. Erano fogli strappati e buttati nel cestino.
Poi c’è la questione dell’interpretazione. Io ne ho parlato anche nel libro, perché quegli scritti possono avere interpretazioni diverse. Qualcuno dice: sono biglietti d’addio. Ma davvero David avrebbe lasciato dei biglietti d’addio scritti in quel modo? Conoscendo David, che scrive quelle cose alla moglie? Bah. Io non ci credo particolarmente. Secondo me potevano voler dire un’altra cosa, potevano essere un modo per manifestare la sua angoscia in quel momento.
David parlava spesso delle difficoltà che stava vivendo sul lavoro. Aveva anche detto che voleva dimettersi, perché quel lavoro era diventato difficile da gestire. Diceva che gli facevano scrivere cose, spesso contro la vecchia gestione della banca, nella quale c’erano anche persone che considerava suoi amici. Non era una situazione facile per lui. Era cambiato tutto e David non si trovava più così bene.
Quindi, probabilmente cercava di comunicare alla moglie, attraverso quei biglietti, quello che stava vivendo e magari anche le sue intenzioni rispetto al lavoro. Io non credo che fosse un biglietto d’addio scritto così. Poi, per carità, una persona può trovarsi in un momento di depressione e scrivere qualcosa del genere. Però non mi sembrava il suo stato d’animo. Io penso che potesse voler dire qualcos’altro e che andasse interpretato nel contesto.
E poi ci sono le email. Ma chi è che scrive una cosa del genere al proprio capo? Tra l’altro a un amministratore delegato, Fabrizio Viola, che era arrivato da poco e con il quale non aveva neppure una particolare confidenza. Uno scrive che quella sera si suiciderà e intanto lavora normalmente, manda decine di altre email, si occupa di comunicazione, di questioni aziendali, di tutte le cose che doveva fare. David in quei giorni scambiava continuamente email con Viola. In mezzo a tutte queste comunicazioni compare quella in cui scrive, tra l’altro rivolgendosi al plurale: “Aiutatemi, stasera mi suicido”.
Viola ha detto che non l’aveva letta. Però qualcuno deve averla letta, perché il messaggio risultava letto. Quindi probabilmente è stato visto anche da altre persone. E allora io mi domando come vada interpretato. Era uno scherzo? Era una provocazione? Non l’ha scritto lui? Non lo so. Non mi sembra una cosa logica che una persona scriva una frase del genere al proprio capo, continuando normalmente a lavorare e a scambiare tutte quelle altre email.
Quindi anche questo elemento va preso con le molle. E poi, indipendentemente da tutto, non dobbiamo dimenticare le ferite sul corpo. Che cosa c’entrano quelle ferite con quello che può aver scritto in un’email o su un bigliettino? Se oggi si chiedesse a chiunque, guardando le fotografie, se David sia stato picchiato o meno, io credo che la risposta sarebbe sì. Cominciamo da questo. Invece la magistratura ha escluso questa ricostruzione, e quindi non siamo neppure al primo passo”.
Vorrei tornare, se se la sente, al 6 marzo 2013, quando incontrò David per pranzo, poche ore prima della sua morte. Che cosa ricorda di quel giorno? E, al di là della vicenda giudiziaria, che persona era suo fratello?
“Io non parlo volentieri di queste cose, perché in questa vicenda mi sono occupato soprattutto degli aspetti tecnici. Ho dovuto guardare tutte le immagini, ho lavorato moltissimo sui documenti e quindi il mio ruolo non deve essere soltanto quello del fratello. Spesso nelle interviste mi chiedono come si sente il fratello. Ma io in questa storia me ne sono occupato più da tecnico. Potrei dire che David non l’avrebbe mai fatto, che era una persona tranquilla, riflessiva, che non si faceva prendere da certe cose. Ma un discorso del genere non dimostra niente.
Quello che posso raccontare, perché può avere un interesse concreto, è com’era David quel giorno. Io ho pranzato con lui. L’ho detto tante volte: era preoccupato. Probabilmente temeva che qualcuno lo stesse osservando o seguendo. Quando eravamo in macchina guardava gli specchietti. Quando eravamo al ristorante continuava a chiedermi di parlare piano, nonostante la sala fosse completamente vuota.
Questa è una cosa che mi colpì. Per il resto l’ho trovato assolutamente presente, consapevole di quello che faceva. Tanto è vero che non ho dato l’allarme. Avevo detto ai miei colleghi che sarei andato a pranzo con mio fratello perché sua moglie era preoccupata. Dopo averlo incontrato ho cercato di rassicurare Antonella e i miei colleghi. Era preoccupato, sì, ma niente che mi facesse pensare a un pericolo imminente. Chi poteva pensare che sarebbe successo qualcosa del genere?”.
Prima di salutarci, c’è qualcosa che vorrebbe aggiungere?
“Voglio aggiungere il fatto che mi stupisco dell’inattività totale delle varie Procure, specialmente quella di Siena. La Commissione sta lavorando, ha fatto vedere una serie di prove molto rilevanti. Com’è che ancora non si apre un’inchiesta per omicidio? Questo l’ho detto diverse volte. Non sono un esperto di legge, faccio un altro mestiere, per carità. Però il mio avvocato mi ha spiegato che un’inchiesta può essere riaperta quando emergono nuovi elementi. E di elementi ne sono emersi tanti, indipendentemente dagli ultimi comunicati, che c’entrano poco con quello di cui stiamo parlando.
E quindi che cosa si sta aspettando? Si sta aspettando che tutto si dimentichi? L’omicidio non va mai in prescrizione, quindi la cosa può essere riaperta in ogni momento. Direi che è arrivato il momento di riaprire. Per omicidio stavolta”.
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- Ministero Giustizia, concorso da 450 posti per Viceispettori Penitenziari: requisiti e scadenze
Ministero Giustizia, concorso da 450 posti per Viceispettori Penitenziari: requisiti e scadenze
Il Ministero della Giustizia, nella fattispecie il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha indetto un concorso pubblico, per esami, finalizzato al reclutamento di 450 Allievi Viceispettori da inserire a tempo pieno e indeterminato nel Corpo di Polizia Penitenziaria.
La selezione rappresenta un’occasione per diplomati universitari e laureati che desiderano accedere al ruolo degli ispettori, assumendo funzioni di carattere operativo e di coordinamento negli istituti penitenziari di tutta Italia. Per garantire una copertura più rapida dei posti in organico, la procedura concorsuale è stata semplificata attraverso l’eliminazione della prova pre-selettiva.
Riserve di posti e categorie tutelate
Della dote complessiva di 450 posti messi a bando, una quota pari a un sesto (75 posti) è riservata al personale già appartenente ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria con almeno tre anni di effettivo servizio, per il quale si prescinde dal limite di età anagrafica.
All’interno dei posti concorsuali sono inoltre previste le seguenti riserve di legge:
- 22 posti in favore del coniuge, dei figli superstiti o dei parenti in linea collaterale di secondo grado del personale appartenente alle Forze di polizia o alle Forze armate deceduto in servizio e per causa di servizio;
- 9 posti riservati agli Ufficiali che hanno completato senza demerito la ferma biennale nelle Forze armate;
- 1 posto riservato ai candidati in possesso dell’attestato di bilinguismo per l’assegnazione agli istituti penitenziari della provincia di Bolzano.
I posti riservati che non dovessero essere coperti per assenza di vincitori saranno riassegnati agli altri candidati idonei secondo l’ordine della graduatoria finale di merito.
Quali sono i requisiti di partecipazione
Per essere ammessi al concorso per Allievi Viceispettori è necessario possedere i seguenti requisiti generali e specifici alla data di scadenza del bando:
- cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici;
- età non superiore ai 32 anni non compiuti, limite elevabile fino a un massimo di tre anni in relazione al servizio militare svolto;
- possesso del diploma di laurea triennale o di livello superiore idoneo a garantire i crediti per le lauree magistrali di ambito giuridico-economico o delle scienze politiche e sociali;
- possesso delle qualità morali e di condotta previste per l’accesso ai ruoli delle Forze di polizia;
- idoneità fisica, psichica e attitudinale allo svolgimento delle mansioni.
Si sottolinea che il titolo di studio universitario richiesto può essere conseguito anche entro la data di svolgimento della prima prova d’esame.
Come si svolge l’iter selettivo
La procedura di selezione si articola in diverse fasi successive:
- una prova scritta, che consisterà nella somministrazione di un questionario con quesiti a risposta multipla vertenti su elementi di diritto penale, diritto processuale penale e diritto penitenziario, che si intenderà superata con una votazione minima di 7 su 10;
- i candidati ammessi sosterranno i test di efficienza fisica;
- chi avrà superato la prova fisica, sarà sottoposto ad accertamenti sanitari e psico-attitudinali;
- colloquio sulle materie della prova scritta integrato da elementi di ordinamento dell’amministrazione penitenziaria, diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto civile e lingua straniera.
Modalità di candidatura e scadenze
La domanda di partecipazione deve essere compilata e inviata esclusivamente online tramite il portale del reclutamento inPA oppure dal sito istituzionale del Ministero della Giustizia.
Per l’accesso alla procedura telematica è necessario disporre di un’identità digitale a scelta tra Spid, Cie o Cns e di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.
Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre il 29 ottobre alle ore 23:59. Al termine dell’invio, la piattaforma rilascerà la ricevuta dotata di codice identificativo che il candidato dovrà stampare ed esibire il giorno della prova scritta.
Altri concorsi attivi
Nel mese di ottobre ci sono anche altre opportunità di carriera nelle Forze Armate. Sono attualmente aperte le candidature per diverse procedure di reclutamento nel comparto difesa e sicurezza. Si consiglia di consultare con regolarità la piattaforma inPA per rimanere aggiornati sui bandi in scadenza e sulle relative date delle prove.
- La Dépêche du Midi
- Disparition de Medhi Narjissi : le voyagiste mandaté par la FFR pour l'organisation du séjour du XV de France U18 en Afrique du Sud va être entendu par la justice
Disparition de Medhi Narjissi : le voyagiste mandaté par la FFR pour l'organisation du séjour du XV de France U18 en Afrique du Sud va être entendu par la justice

- Il Fatto Quotidiano
- Devastazioni Milano, anche un undicenne “casseur”. Identificato a scuola era stato ripreso durante i saccheggi
Devastazioni Milano, anche un undicenne “casseur”. Identificato a scuola era stato ripreso durante i saccheggi
Due minorenni – di cui uno poco più di un bambino visto che ha 11 anni – sono stati identificati dai carabinieri nell’ambito degli accertamenti sui disordini dello scorso fine settimana a Milano con devastazioni e saccheggi in particolare in piazza Duomo. L’11enne casseur è rintracciato nella sua scuola alla Barona, nella periferia sud-occidentale della città. Mentre l’altro è un 16enne individuato a Desio, in Brianza. Entrambi erano comparsi in alcuni video diventati virali sui social network durante i saccheggi e gli episodi di violenza nel capoluogo lombardo.
Il più giovane, che frequenta la seconda media, sarebbe entrato domenica nel negozio di abbigliamento Fusaro, in centro, durante i saccheggi. In un filmato pubblicato su Instagram lo si vede uscire dall’esercizio commerciale con diverse cinture. La sua identificazione è avvenuta dopo il riconoscimento delle immagini e il successivo rintracciamento all’interno dell’istituto scolastico frequentato dal bambino.
Il sedicenne, invece, era stato ripreso sabato mentre indossava un cappello dell’Arma dei carabinieri. Nei suoi confronti vengono contestati i reati di devastazione, saccheggio, furto e vilipendio delle Forze armate. La vicenda è stata richiamata anche dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al termine del Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, convocato dal prefetto Claudio Sgaraglia dopo gli scontri del fine settimana.
Per il ministro dell’interno Matteo Piantedosi quanto accaduto a Milano può essere stato mutuato dalle devastazioni in Francia, “perché gli appelli” a partecipare ai disordini sono stati molti, “ma non c’è a ora nessuna evidenza che dietro ci siano le stesse menti”.
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- Il Fatto Quotidiano
- Vertice in prefettura dopo gli scontri di Milano. Sala: “Serve repressione, bene i 500 militari in città”. Piantedosi: “Nessuna evidenza che i giovani fossero manovrati dall’esterno”
Vertice in prefettura dopo gli scontri di Milano. Sala: “Serve repressione, bene i 500 militari in città”. Piantedosi: “Nessuna evidenza che i giovani fossero manovrati dall’esterno”
Saranno 500 i militari in più che Matteo Piantedosi manderà a Milano, dopo gli scontri dello scorso fine settimana. Lo ha confermato il ministro dell’Interno durante la riunione del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica in prefettura. I soldati, ha spiegato Piantedosi, “avranno la massima mobilità sul territorio, come già avviene” in altre città come Roma. Per quanto riguarda le dichiarazioni di martedì del ministro della Difesa Guido Crosetto, sul fatto che dietro gli scontri ci possa essere una mano estera che compie azioni di “guerra ibrida sui social”, Piantedosi ha risposto che “non c’è alcuna evidenza” che i giovani protagonisti delle violenze “siano manovrati” dell’esterno: la “spontaneità di questi ragazzi” contrasta con l’organizzazione via social delle violenze, ha detto il capo del Viminale. Con il sindaco Giuseppe Sala, conclude, “c’è stata massima condivisione”. Come conferma il primo cittadino: “La priorità è la repressione di questi fenomeni, bene l’arrivo dei soldati. Il prossimo weekend è a rischio, ci saranno anche gli anarchici”.
“Voglio dire senza ambiguità che prima di tutto in questa fase critica viene il controllo“, ha detto Sala, dopo la riunione in prefettura. “Non voglio rischiare di essere ambiguo – ha aggiunto -, non sono per niente contrario al fatto che arrivino 500 militari, avranno un ruolo anche dinamico. Poi bisogna cercare tutti insieme di capire come porre mano a un problema generazionale che è molto evidente”. Per sabato a Milano “c’è preoccupazione. Si teme che in piazza ci possano essere gli stessi soggetti dello scorso weekend, qualcuno che combatterà questa presenza e poi gli anarchici”. “Io non è che voglio fare inviti ai cittadini e dire state tutti a casa – aggiunge – però sabato può essere una giornata delicata“. Inoltre “sarà il primo test per capire se riusciremo a gestire in maniera diversa le cose“. E conclude: “Io non mi sono pentito, come ho detto a tutti i colleghi, di aver detto che a mio giudizio c’erano poche forze dell’ordine in campo, ma non è un’accusa, è una constatazione”.
“C’è in campo l’ipotesi di un pattugliamento misto, con un poliziotto accanto ad un soldato“, ha detto Matilde Siracusano, sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento e deputata di Forza Italia, intervenendo a L’aria che tira, su La7. “Il ministro dell’Interno Piantedosi ha parlato di adattamento alla contingenza, e quindi si sta ragionando in questa direzione. Ovviamente, a prescindere da chi abbia i compiti di polizia giudiziaria, anche la sola presenza di un soldato ha una funzione di deterrenza enorme. Di fronte ad un soldato, un cittadino si sente più sicuro e magari un maranza, senza pensare al codice penale, si sente comunque intimorito”.
Al vertice hanno partecipato, oltre al sindaco e al ministro dell’Interno, il prefetto Claudio Sgaraglia, il capo della polizia Vittorio Pisani e i vertici delle forze dell’ordine. Al tavolo anche il procuratore capo di Milano Marcello Viola, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, Luca Villa, il questore Bruno Megale, il comandante della Polizia locale di Milano Gianluca Mirabelli, il comandante di Strade Sicure Francesco Lamura. Anche il vicepremier e ministro di Infrastrutture e Trasporti Matteo Salvini era presente in prefettura a Milano, per partecipare alla riunione del Comitato sull’ordine e la sicurezza pubblica.
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In arrivo a Milano il soldato peripatetico | il commento
I soldati che saranno a Milano per rassicurare la città e presidiarla contro ogni rischio, annuncia il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, assumeranno funzioni più “dinamiche” rispetto al passato. Finora i militari hanno l’obbligo di osservare ma in silenzio, guardare senza toccare, non sparare per nessuna ragione né manganellare alcuno. Gli è concesso di stare fermi, nella modalità statica, come rievoca il ministro, all’interno del gazebo: mitra in pugno e occhi bene aperti. Statici ma vigili, statici ed efficienti, in guardia senza eccedere. Mutando la situazione, cambia inesorabilmente il compito delle forze armate.
Negati dal Quirinale la concessione dei poteri di polizia, si stanno valutando aspetti, come dichiara il ministro, “innovativi” per i cinquecento militi in arrivo. Il primo dei quali, è l’assunto di Piantedosi, si propone di concedere più “dinamicità” alla loro azione. Più dinamici, se abbiamo inteso bene, permetterà di vederli spaziare da slargo a slargo, da angolo ad angolo del palazzo, magari intorno al monumento. Passeggiando, correndo, supervigilando. L’attività dinamica, escludendo le pistole, si sviluppa così in una condizione peripatetica: passeggio seguendo le direttrici est-ovest, nord-sud, e così provando con lo sforzo fisico a sopperire alla revoca dei poteri di manganellare e – nei casi più gravi – di fermo e di arresto.
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- Blondet & Friends
- “Stanno distruggendo tutto” – Il proprietario di un negozio parigino sui disordini
“Stanno distruggendo tutto” – Il proprietario di un negozio parigino sui disordini
Devastazione nel cuore di Parigi
Nel fine settimana la Francia è stata colpita dalla peggiore ondata di vandalismo e saccheggio dall’inizio della pandemia, in relazione alle proteste a livello nazionale. A Parigi, numerosi commercianti hanno assistito impotenti al grave danneggiamento dei propri negozi.

Un’auto bruciata presso il monumento di Porte Saint-Denis a Parigi il 18 ottobre 2026, un giorno dopo le violente proteste e le diffuse distruzioni nella capitale francese.
Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times
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In breve:
- Durante le violente proteste che si sono svolte in Francia nel fine settimana, numerosi negozi sono stati saccheggiati e vandalizzati .
- A livello nazionale, entro la sera del 18 ottobre erano state arrestate 2.397 persone .
- 997 tra agenti di polizia, gendarmi e vigili del fuoco sono rimasti feriti.
- Associazione di categoria: circa 1.500 aziende sono state colpite, subendo danni per diverse centinaia di milioni di euro .
- Il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze e ha promesso sostegno agli imprenditori colpiti .
«Ci aspettavamo qualcosa di simile e abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere il negozio. Ma qui non c’era niente da rubare, solo cose da distruggere», ha detto.
Farmacia saccheggiata: danni a sei cifre.
“Questo ha paralizzato la mia piccola impresa per molto tempo.”
“Abbiamo ricevuto messaggi d’odio e siamo stati minacciati con gesti che facevano pensare che ci avrebbero tagliato la gola”, ha riferito.

Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come “Morte ai fascisti” e “Antifa”.
Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times
I negozi sono stati svuotati in pochi secondi.

Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald’s devastato a Parigi, un giorno dopo le violente proteste dell’estrema sinistra.
Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times
Attacco incendiario contro lo storico municipio di Limoges
“Si è trattato di un incendio doloso. Un tentato omicidio dei rappresentanti eletti della Repubblica”, ha dichiarato Guérin.
Quasi 2.400 arresti a livello nazionale.
Macron condanna la violenza – scontro tra governo e opposizione
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Egypt Offers Saudi Arabia Support Against Houthis as Turkey and Pakistan Go MIA
The Egyptian National Defense Council announced that it had agreed to offer "all necessary and possible forms of support to Saudi Arabia" against the Iran-backed Houthi terrorists of Yemen.
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- QuiFinanza
- Concorso Agenzia delle Entrate da 622 posti, bando riaperto agli stranieri: nuove scadenze
Concorso Agenzia delle Entrate da 622 posti, bando riaperto agli stranieri: nuove scadenze
Nuovo sviluppo per la selezione pubblica indetta dall’Agenzia delle Entrate per la copertura a tempo indeterminato di 622 posti per Assistente Gestionale, riservata alle persone con disabilità iscritte al collocamento mirato (Legge 68/1999).
A seguito dell’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale di Milano, che ha dichiarato discriminatoria la clausola della sola cittadinanza italiana con la sentenza n. 4273/2026, l’Agenzia ha disposto l’atto di modifica del bando con la riapertura dei termini di candidatura per i cittadini comunitari ed extra-Ue.
Chi può candidarsi con la riapertura dei termini
La nuova finestra temporale per l’invio delle domande è rivolta esclusivamente ai soggetti precedentemente esclusi dalla clausola sulla cittadinanza, purché in possesso di tutti gli altri requisiti previsti dal bando originario:
- cittadini di uno Stato membro dell’Unione Europea;
- familiari di cittadini Ue titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
- cittadini di Paesi terzi titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo;
- cittadini di Paesi terzi titolari dello status di rifugiato o di protezione sussidiaria.
Per i candidati stranieri che non sono rifugiati né titolari di protezione sussidiaria, il godimento dei diritti civili e politici si riferisce al Paese di cittadinanza.
Requisiti generali e collocamento mirato
I candidati che presentano domanda tramite la riapertura dei termini dovevano possedere i seguenti requisiti già il 17 giugno 2026:
- iscrizione negli elenchi del collocamento mirato (art. 8, Legge 68/1999) della provincia per cui si concorre e stato di disoccupazione;
- diploma di scuola secondaria di secondo grado o titolo equipollente;
- età non inferiore ai 18 anni e posizione regolare nei confronti degli obblighi di leva (se dovuti);
- idoneità fisica allo svolgimento delle mansioni proprie della famiglia professionale di destinazione, compatibilmente con la disabilità posseduta.
Ciascun candidato può presentare domanda per una sola provincia, corrispondente a quella del servizio di collocamento mirato presso cui risulta iscritto.
Prove d’esame e nuove date per le istruzioni
L’iter selettivo prevede un’unica prova scritta della durata di 60 minuti, consistente in 50 quesiti a risposta multipla su elementi di diritto amministrativo, fini istituzionali dell’Agenzia delle Entrate, normativa sul pubblico impiego, informatica e lingua inglese. La prova si intende superata con una votazione minima di 18 su 30.
L’Agenzia delle Entrate ha comunicato che le indicazioni di dettaglio relative alla data, le sedi e la modalità di svolgimento della prova scritta saranno pubblicate sul sito istituzionale e sul Portale inPA il 15 dicembre 2026.
Modalità e nuova scadenza per le domande
Le nuove istanze di partecipazione devono essere inviate esclusivamente online attraverso il Portale unico del reclutamento inPA, autenticandosi tramite Spid, Cie, Cns o eIDAS e indicando un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.
La finestra temporale si chiude inderogabilmente alle ore 23:59 del 18 novembre 2026.
Altri concorsi attivi
Per chi è interessato alle opportunità d’inserimento nel settore pubblico a tempo pieno e indeterminato, resta aperta la possibilità di partecipare a diversi concorsi in scadenza ad ottobre, tra cui si menziona quello in Marina Militare.
PSI contraria Europa e regista ganhos a meio da sessão
A bolsa de Lisboa negoceia em terreno positivo esta terça-feira, com uma valorização de 0,09% para 9.401,66 pontos.
A Sonae sobe 1,41% para 2,1550 euros, a NOS ganha 0,96% para 5,280 euros, os CTT aumentam 0,45% para 5,53 euros, a REN soma 0,43% para 3,555 euros e a Galp avança 0,44$ para 22,90 euros.
Em contraciclo, a Semapa perde 1,21% para 19,66 euros, a Teixeira Duarte desce 0,67% para 0,4450 euros, o BCP derrapa 0,63% para 1,0990 euros, a EDP desliza 0,42% para 4,741 euros e a Navigator recua 0,13% para 3,066 euros.
As principais praças europeias seguem no ‘vermelho’, com o DAX a descer 0,69% para 25.247,00 pontos, o CAC40 perde 0,85% para 7.801,54 pontos e o Ibex35 derrapa 0,56% para 18.932,98 pontos.
O analista de mercados do Millennium Investment Banking, Ramiro Loureiro, afirma que “as bolsas europeias seguem globalmente em baixa esta terça-feira, com o PSI a ser a principal exceção, ao seguir com ganho ligeiro. Uma nova escalada dos preços do petróleo alia-se à revelação de que os preços no produtor na Alemanha registaram uma subida mais acentuada que o previsto em setembro, adicionando pressões inflacionistas e sobre a política monetária do BCE no que respeita a subida de juros. Isto numa altura em que a Europa atravessa instabilidade política e social em várias geografias, com França a ser a mais preocupante”.
“Os investidores estão claramente a jogar à defesa, optando por setores como farmacêutico, bens pessoais, alimentação e utilities, em detrimento de cíclicos como o tecnológico e de recursos naturais. Isto enquanto aguardam pela aceleração na divulgação de contas, em especial nos EUA, onde nos próximos dias chegam números de cotadas como SpaceX, Meta, Tesla, Netflix e IBM, que podem ditar o sentimento em setores muito ligados ao futuro da Inteligência Artificial”, refere.
No mercado do petróleo o texano WTI sobe 2,04%, fixando o preço do barril nos 100,56 dólares e o Brent ganha 1,60% para 111,30 dólares. O gás natural perde 1,37% para 3,016 dólares.
No mercado cambial o euro deprecia 0,04% face ao dólar, fixando-se nos 1,1208 dólares.
- Il Fatto Quotidiano
- “Sono stato l’ultimo a sapere del mio ritiro. Quel 28 maggio sono morto: è stato un addio forzato, che io non volevo”: così Francesco Totti
“Sono stato l’ultimo a sapere del mio ritiro. Quel 28 maggio sono morto: è stato un addio forzato, che io non volevo”: così Francesco Totti
“Il 28 maggio sono morto sotto un certo punto di vista perché è stato un addio forzato, che io non volevo e non sentivo. Sapevo che ci sarebbe dovuta essere una fine, ma in quel caso è stato doloroso e diverso da come l’avevo pensato io”. A parlare è Francesco Totti, ex capitano della Roma, nel corso della presentazione del suo nuovo libro “Oltre” al Teatro Brancaccio davanti a circa 1600 persone, sull’addio alla Roma nel 2017. “Alla fine penso che sia la normalità del calcio perché quando servi servi sempre, mentre quando non servi non servi più. Sono stato l’ultimo a sapere del mio ritiro, ma ho accettato la decisione della dirigenza e avevo paura di voltare pagina perché non sapevo cosa avrei voluto e trovato. Di cosa ho paura? Della morte, anche se ho tutto e spero di continuare con la stessa passione che ho dentro“, aggiunge Totti.
Tra i temi sempre ricorrenti c’è un suo eventuale ingresso nella Roma da dirigente. Un tema che ogni anno torna ciclicamente. A oggi l’unico impegno sportivo di Totti, però, è quello con la Maxima Roma, neonata società di basket. “Ho altre idee di vita e di lavoro. O le cose si fanno insieme o non si fanno. Se dall’altra parte non c’è il mio stesso pensiero non ha senso andare oltre. Però sono contento che la Roma vada il più lontano possibile, io sto dietro le quinte, ma per la Roma ci sarò sempre“, ha ribadito Totti, come già fatto in altre occasioni, parlando di un eventuale ingresso nella società dei Friedkin.
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- Il Fatto Quotidiano
- Armi all’Ucraina, Balzano incalza Sensi: “Non convincerà mai Conte e Avs, lei è nel posto sbagliato”. “Il M5s la pensa come Vannacci, Le Pen e AfD”
Armi all’Ucraina, Balzano incalza Sensi: “Non convincerà mai Conte e Avs, lei è nel posto sbagliato”. “Il M5s la pensa come Vannacci, Le Pen e AfD”
“Ma lei reputa verosimile che, una volta al governo, riusciate a convincere Conte, Fratoianni e Bonelli a mandare le armi all’Ucraina? Voi che siete obiettivamente una minoranza nel Pd e nella coalizione progressista?”. A Battitori liberi, su Radio Cusano Campus, Savino Balzano pungola il senatore dem Filippo Sensi su uno dei principali motivi di scontro nel campo progressista: il sostegno militare a Kiev. Il parlamentare riformista non ha dubbi: “Non c’è un governo europeo di nessun segno politico, di sinistra, di centro o di centrodestra, che non stia dentro una linea di sostegno all’Ucraina. Pensare che l’Italia possa rompere questa linea secondo me è poco verosimile. Un governo italiano darà sempre sostegno all’Ucraina”.
L’argomento della puntata verte sullo scambio a distanza del 15 ottobre tra Sensi e il deputato M5s Francesco Silvestri, intervistati da Manolo Lanaro per Il Fatto Quotidiano. Dopo gli applausi di alcuni riformisti Pd alle parole di Giorgia Meloni sull’Ucraina, Sensi ha sostenuto che un futuro governo progressista debba inviare armi a Kiev “per davvero”, accusando l’attuale esecutivo di non farlo da oltre un anno. Silvestri ha replicato sarcastico: “Se Sensi vuole più armi, gliele porti lui personalmente, se le carica e gliele porta”. E ha puntualizzato che un governo alternativo alla destra dovrebbe invece interrompere le forniture militari e favorire il dialogo con Putin. I conduttori Balzano e Gianluca Fabi ripartono proprio dalla battuta di Silvestri, chiedendo scherzosamente a Sensi se intenda portare personalmente le armi in Ucraina. Il senatore replica: “A Silvestri non manca l’umorismo, però poi dice delle cose un po’ enormi, come quella che bisogna dialogare con Putin”. E attacca il riferimento del deputato M5s alle conseguenze economiche della guerra: “Ma non c’è un minimo di umanità? Lì muoiono persone ogni giorno, vengono distrutte città”.
Balzano sottolinea che mai M5s e Avs potrebbero accettare di mandare armi a Kiev. Il senatore dem richiama l’esperienza del governo Draghi, del quale fecero parte sia il M5s sia la Lega, oggi contraria a nuove forniture militari. A suo giudizio, l’appartenenza dell’Italia all’Europa pesa più delle differenze tra i partiti di una futura maggioranza. Ma Balzano insiste: come può una componente minoritaria della coalizione convincere Conte, Fratoianni e Bonelli, oltre alla stessa Schlein?Il parlamentare ribadisce che il sostegno militare a Kiev è la posizione ufficiale del Pd, confermata dalla segretaria e dai voti parlamentari. Ammette che non tutti nel partito la pensano come lui, ma rivendica la continuità di quella scelta. Poi arriva l’affondo contro i possibili alleati: “Il Pd la pensa in un modo, secondo me giusto, in coerenza con quello che pensano i grandi partiti in tutta Europa, e il M5s la pensa come Vannacci, come Marine Le Pen, come l’AfD. Penso che se ne dovranno fare una ragione”.
Fabi introduce anche il problema del consenso degli elettori, chiedendo se il Pd sia pronto a scontrarsi con un’opinione pubblica sempre più preoccupata dalle difficoltà sociali ed economiche. Sensi contesta che gli italiani siano contrari al sostegno all’Ucraina: “Ci sono sondaggi che vanno in questa direzione molto chiari e molto espliciti, altri che invece dicono no, però c’è più freddezza”. Richiama quindi le imminenti elezioni americane di midterm e sostiene che negli Stati Uniti il tema controverso sia soprattutto la guerra in Iran, per le sue conseguenze energetiche, più che quella in Ucraina. “Non penso che in Italia noi stiamo soffrendo perché non abbiamo il gas o il gasolio russo. Penso che non ci creda nessuno”. Ma è sulla durata del conflitto che il confronto si fa più serrato. Fabi osserva che, nonostante le armi inviate finora, la guerra prosegue senza una vittoria decisiva di nessuno dei contendenti. Sensi risponde ricorrendo a una metafora: “Se tu dai le armi, cioè dai la medicina al malato, gli stai facendo male perché la medicina gli consente di stare in piedi?”. Precisa che l’Ucraina non è un malato e definisce gli ucraini combattenti dal “coraggio leonino”. Per il senatore, “fornire le armi non vuol dire prolungare la guerra. Significa prolungare l’esistenza dell’Ucraina”. E di fronte alle obiezioni del conduttore e alle immagini dei bombardamenti russi su Kharkiv, sbotta: “Ma di che stiamo parlando? Mi sembra il mondo alla rovescia”.
Fabi insiste: “Noi fino a oggi abbiamo fatto quello che dice lei, ma da soli che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo vincere contro Mosca, che ha il più grande arsenale nucleare del mondo? Questo state proponendo? E peraltro con che armi?”. Il senatore evoca i partigiani: “Se si fosse fatto questo ragionamento ai tempi della Resistenza, l’Italia oggi starebbe sotto i nazisti”. “No, è completamente diverso”, obietta Balzano. Sensi riconosce la diversità delle circostanze, ma ribadisce che togliere le armi agli ucraini non significa automaticamente fermare la guerra. Balzano torna sulle prospettive del conflitto: “Lei si rende conto che l’Ucraina come l’abbiamo conosciuta prima del 2022 non esisterà mai più? Voi con questa cosa ci dovete fare pace, perché è un dato di fatto”. E invita a valutare concessioni territoriali alla Russia per evitare conseguenze ancora peggiori. Sensi respinge la posizione del conduttore: “Non lo dovete dire a chi cerca di difendere l’Ucraina, dovete dirlo a Putin”. Ricorda che Zelensky propone un cessate il fuoco sulle linee attuali e accusa Mosca di continuare a bombardare le città ucraine: “Perché fate questo discorso a chi dice che forse l’Ucraina sta resistendo e resiste pure in nome e per conto dell’Europa? Questo mi sembra un po’ il mondo alla rovescia”.
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- Il Fatto Quotidiano
- “Lei lo amava e basta, anche se Salvatore Parolisi a volte era uno str**zo, ma lei non se ne rendeva conto realmente”: Maria Esposito presenta la serie tv “Melania Rea”
“Lei lo amava e basta, anche se Salvatore Parolisi a volte era uno str**zo, ma lei non se ne rendeva conto realmente”: Maria Esposito presenta la serie tv “Melania Rea”
È stata presentata alla Festa del Cinema di Roma la nuova serie HBO Original “Melania Rea”, diretta da Stefano Mordini e con protagonisti Maria Esposito nel ruolo di Melania Rea e Daniele Rienzo in quello di Salvatore Parolisi. La serie crime drama in quattro episodi debutterà in esclusiva su HBO Max da venerdì 6 novembre, un nuovo episodio ogni settimana.
Il caso di Melania Rea, la 29enne uccisa nel 2011 con 35 coltellate, è tra i femminicidi che hanno lasciato un segno profondo nella memoria collettiva. Per il delitto è stato condannato il marito, il caporal maggiore dell’esercito Salvatore Parolisi. Originaria di Somma Vesuviana, Melania era madre di una bambina che all’epoca aveva un anno e mezzo. Il rapporto con il marito, sempre più possessivo e segnato da diverse relazioni extraconiugali, è al centro della serie.
“Lei lo amava e basta, anche se lui a volte era uno ‘stronzo’, ma lei non se ne rendeva conto realmente. È stato un perfetto bugiardo e, per quanto mi riguarda, il mio personaggio non lo ha mai odiato”, così l’attrice Maria Esposito a Leggo.
L’attrice ha raccontato poi all’Ansa: “Mia mamma ha seguito tutto il processo. Con l’aiuto di Stefano, Daniele e della sceneggiatura e ho cercato semplicemente di mettere tutto il mio cuore nel raccontare questo personaggio”, aggiungendo di sentire “da sempre una forte responsabilità sapendo che tra chi mi segue ci sono tantissimi giovani”.
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‘In vitro’, una serie para romper con el tabú de la reproducción asistida
“¿De dónde venimos?”, pregunta la maestra en una clase de niños de unos 10 años. “El papá le pone una semilla a la mamá, como las abejas, y pasados nueve meses, sale el niño”, contesta uno de los alumnos. Otra corrige: “No es así. La semilla la pone el biólogo con un tubo largo. Se llama inseminación”. “No, se llama in vitro”, apostilla otra. “Yo nací en un congelador”. “Pues yo vengo de un hombre desconocido muy generoso que le dio una semilla a mi mamá”. “Yo tengo dos madres. La gine metió el huevo de una dentro de la otra”. “A mí me hicieron con un señor que vive en Dinamarca”. La conversación con la que comienza la serie de ficción In vitro podría tener lugar hoy casi en cualquier colegio real. Y, sin embargo, el tema de la reproducción asistida apenas se ha tratado en la ficción.
NYC Public School Teacher ‘Crossed a Major Line’ with Antisemitic Messi Post
A New York City public school teacher is facing criticism from Jewish education advocates over a Facebook post that used an antisemitic caricature to mock Argentine soccer player Lionel Messi.
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Parlamento de Egipto aplaza votación sobre envío de tropas a Arabia Saudita
Sisi Announces Plans to Step Down as President of Egypt in 2030
Egyptian President Abdel Fattah el-Sisi, who came to power after a 2013 coup, said on Saturday he will step down in 2030.
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