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Patti Smith: "Envergonhada com a administração" dos EUA

20 October 2026 at 17:07
A artista receberá sexta-feira o prémio Princesa das Astúrias das Artes, em Oviedo. Aproveitou para apelar ao voto nas eleições de novembro nos Estados Unidos.

© ELOY ALONSO/EPA

Patti Smith será premiada sexta-feira com o prémio Princesa das Astúrias das Artes em Oviedo

Cosa racconta di noi la borsa che portiamo? Dai modelli con il telefono incorporato alle pochette in cui non entra nulla, 300 oggetti svelano due secoli di abitudini, desideri e contraddizioni

20 October 2026 at 14:47

C’è una borsa americana degli anni Settanta in vinile nero lucido che nasconde un vero telefono funzionante, con tanto di cornetta a fare da manico e cavo incorporato. Ce n’è un’altra, coeva, il cui corpo è intrecciato interamente piegando pacchetti di sigarette Camel. E poi c’è un’incredibile (e inquietante) “Armadillo Purse” degli anni Quaranta, che conserva intatti il carapace, la testa e le zampe dell’animale, impreziositi da strass. Se siete alla ricerca del solito catalogo patinato dedicato alle “It-Bag” inarrivabili o alla storia dei grandi marchi del lusso, siete fuori strada, e di molto anche. La borsa. 200 anni, 5 continenti, il volume a cura di Antonio Mancinelli pubblicato da Marsilio Arte (256 pagine, 50 euro), prende l’oggetto più codificato dal mondo della moda e lo spoglia della sua banale dimensione di status symbol. Perché, come riassume brillantemente il curatore, “se l’abito presenta il personaggio, la borsa conserva le prove”.

Il “sé portatile” diviso per occasioni d’uso

Il libro, arricchito da un saggio del filosofo Emanuele Coccia e dai puntuali contributi della giornalista Beatrice Manca, firma di FqMagazine, è una vera e propria cosmogonia dell’accessorio per eccellenza. Al centro dell’opera ci sono 300 esemplari rigorosamente selezionati fra gli 850 che compongono la sterminata collezione privata di Roberta Butti. Mancinelli rifugge la noiosa classificazione cronologica o la divisione per brand, scegliendo un approccio squisitamente antropologico: le borse sono divise in dodici sezioni che ricalcano le circostanze della vita. C’è il giorno e la sera, il tempo libero e le vacanze, il viaggio, l’infanzia, fino ad arrivare alle invenzioni eccentriche e al recupero dei materiali (come la geniale borsa della Plastic Fashions Inc. degli anni Cinquanta, tessuta con i fili colorati del telefono, o la più recente Spaghetti Bag di Moschino a forma di piatto di pasta). La domanda che guida la catalogazione è sempre concreta: che cosa doveva fare la persona per la quale questo oggetto è stato costruito?

È qui che si inseriscono le intuizioni di Beatrice Manca, che esplora il rapporto tra la borsa, il corpo e l’emancipazione femminile. Passare da una capiente borsa da giorno a una microscopica minaudière da sera cambia radicalmente la postura e l’autonomia di chi la indossa. Analizzando le microscopiche borse da cerimonia, Manca offre una delle chiavi di lettura del volume: “Meno è funzionale, più è appropriata”. A chiunque abbia lottato per infilare chiavi e telefono in una pochette rigida, la spiegazione parrà un’epifania: quella sproporzione tra la scomodità e l’aiuto offerto ha una precisa ragione sociale, poiché “rappresenta il privilegio dell’ospite di non dover far nulla, se non prendere parte a un evento”.

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La “Carrier Bag Theory”: il primo strumento umano

Nel saggio introduttivo Portatili romanzi, Mancinelli spinge la riflessione fino agli albori della civiltà. “La borsa è la risposta culturale al bisogno di portare con sé più di quanto le mani possano reggere”, scrive, definendola un vero e proprio “arto culturale” aggiuntivo. Il libro riprende la Carrier Bag Theory di Elizabeth Fisher, resa celebre da Ursula K. Le Guin, secondo cui il primo strumento inventato dall’essere umano non fu l’arma (il bastone o la lancia), bensì il recipiente. Un’ipotesi affascinante, supportata da ritrovamenti clamorosi come la sacca cucita alla cintura di Ötzi, la mummia del Similaun vecchia di cinquemila anni. Mettere qualcosa in una borsa per conservarlo o condividerlo segna l’inizio della cooperazione sociale.

I gesti, le icone e la teoria delle “mani occupate”

Un ulteriore livello di lettura è offerto dalla ricchissima e inedita ricerca iconografica. Il volume non si limita a isolare gli oggetti su sfondi asettici per esaltarne cuciture, bordi e chiusure, ma li restituisce alla fisicità di chi li ha posseduti. Attraverso scatti d’archivio che immortalano donne comuni accanto a icone come Jacqueline Kennedy, Jane Birkin, Ornella Vanoni e Raffaella Carrà, il libro indaga come l’accessorio modifichi la postura a seconda di come viene impugnato o stretto al corpo. Un’indagine visiva che si sposa perfettamente con la teoria formalizzata da Audrey Wollen, citata nel volume, secondo cui l’essere umano è di fatto un animale “con le mani occupate”: necessita fisiologicamente di un contenitore in cui riporre il proprio mondo per poter continuare a muoversi liberamente nello spazio.

Il peso degli imprevisti e il “maltrattamento” estivo

La relazione tra corpo e oggetto esplorata nel libro passa anche per la nevrosi del quotidiano. Manca, infatti, analizza la borsa da giorno come un contenitore che deve essere soprattutto “affidabile“, destinato a farsi carico di tutto ciò che “potrebbe servire”. Una formula in cui si riconoscerà chiunque abbia trasportato per mesi pesi inutilizzati, assecondando l’ansia di dover fronteggiare ogni possibile imprevisto. Diametralmente opposto è il destino della borsa da mare, progettata letteralmente “per essere maltrattata”. Stipata nei cestini delle bici, usata all’occorrenza come cuscino e abbandonata sotto il sole, diventa il ricettacolo caotico di conchiglie, scontrini, elastici e cosmetici dimenticati. La prova definitiva di come ogni modello detti regole di ingaggio e livelli di cura completamente diversi.

Da Topolino a Hello Kitty: il gioco di immaginarsi adulte

Il catalogo emotivo della collezione Butti non trascura nemmeno le prime fasi della vita, ospitando portapranzi di Hello Kitty e una microscopica borsa Whiting & Davis (appena sette centimetri per nove) dedicata a Topolino e Minnie, realizzata in maglia metallica e smalto. Come osserva Beatrice Manca, la borsetta infantile svolge una duplice funzione psicologica: se da bambine rappresenta lo strumento perfetto per il gioco di immaginarsi adulte, scimmiottando l’autonomia materna, anni dopo offre a una donna fatta e finita il piacere rassicurante di ritrovare un personaggio familiare. È così che l’immaginario colorato e “zuccheroso” dei Looney Tunes o di Sailor Moon viene sempre più spesso fagocitato dalle grandi Maison, assecondando il desiderio di tornare a un’età in cui le vere responsabilità erano, fortunatamente, custodite nelle borse degli altri.

Un atlante geografico ed emotivo

Sfogliare il volume significa viaggiare. Dallo zaino ifugao delle Filippine in midollino, al namakdan turkmeno in lana usato per trasportare sale sul dorso dei cammelli, fino a una borsa yoruba nigeriana degli anni Cinquanta destinata ai riti di divinazione. Non mancano i souvenir commerciali ante litteram, come la borsa irochese decorata con perline di vetro del 1870 che reca la scritta “FROM NIAGARA FALLS”. Dietro questa formidabile mappatura c’è l’anima della collezionista, Roberta Butti. Per lei, che da bambina inventava storie guardando le cartoline e l’atlante regalatole dal nonno, la borsa è sempre stata “quel piccolo mondo portatile, segreto e inaccessibile che accompagna ovunque le signore”. “C’è chi usa la parola e scrive per narrare, io ho costruito una narrazione tramite un oggetto“, confessa Butti nelle battute finali del libro. Un approccio che respinge la sterilizzazione del feticcio di lusso per abbracciare la vita vissuta degli oggetti. “Rifiuto i restauri che levigano il passato fino a renderlo anonimo”, conclude la collezionista. “Velluti consunti, cuciture stanche e patine restano al loro posto”. Perché una fodera lisa o una chiusura graffiata non sono difetti da nascondere, ma le prove inconfutabili di un’esistenza.

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Vídeos de ajedrez | Portisch, el barítono letal

19 October 2026 at 17:00

Cuando la Unión Soviética dominaba el ajedrez con una hegemonía aplastante, sólo un puñado de jugadores del resto del mundo eran capaces de competir con ellos por los primeros premios de cualquier torneo. Uno de ellos era el húngaro Lajos Portisch, cuyo perfil deportivo está muy ligado al número ocho. Disputó ocho veces el Torneo de Candidatos, fue octacampeón de su país y dedicó a su entrenamiento ocho horas diarias durante los treinta años que fue miembro de la élite.

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El Rincón de los Inmortales 579

Vídeos de ajedrez | Dos joyas sublimes de Reti

12 October 2026 at 17:26

Sirve tanto en el ajedrez como en la vida: cuando la lógica está muy escondida, la solución de un problema puede parecer imposible, absurda, contraria a toda cavilación racional. Y entonces hablamos de pensamiento lateral o contraintuitivo, creatividad extrema, imaginación desbordante, etc. Si tenemos éxito con esos procedimientos, el desenlace nos producirá un gran placer, el de lograr lo que se antojaba imposible.

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El Rincón de los Inmortales 578

CIAC inaugura o INTERFACE: Novo laboratório que une Arte, Comunicação e Ciência na UAlg

20 October 2026 at 08:55

 O CIAC – Centro de Investigação em Artes e Comunicação assinalou oficialmente a abertura do INTERFACE – Laboratório de Tradução Digital, uma nova infraestrutura tecnológica e científica criada para aproximar a ciência, a criação artística e a sociedade.

Saliente-se que o INTERFACE é um laboratório pioneiro focado na tradução e visualização de conhecimento científico complexo para o grande público e para as indústrias criativas. Foi financiado em 473.800 euros pelo programa EQUIPAR+2 da Fundação para a Ciência e a Tecnologia (FCT), no âmbito do Plano de Recuperação e Resiliência (PRR),

Dotado de equipamento de ponta para produção imersiva e interatividade, o laboratório servirá investigadores, docentes e estudantes da Universidade do Algarve. De acordo com o coordenador do CIAC, Bruno Mendes da Silva, “o INTERFACE atuará como um laboratório especializado, capaz de transformar dados científicos complexos, por exemplo, da área das ciências da saúde, em narrativas visuais acessíveis e envolventes”.

Importa salientar que o projeto contempla ainda uma extensão regional, o AI Studio, localizado no polo do CIAC no Instituto Politécnico de Santarém, focado em Inteligência Artificial e literacia digital, equipado com periféricos inclusivos (tecnologia Braille e comandos por voz) para garantir total acessibilidade.

Com a entrada em funcionamento do INTERFACE, o CIAC reforça a sua capacidade de investigação transdisciplinar, promovendo a inovação tecnológica e a difusão da ciência na região e no país.

Una nueva exposición en el Teatro Fernán Gómez narra el antiguo Madrid que casi nadie conoce

20 October 2026 at 04:30

Los balcones de la Plaza Mayor se convertían en palcos, las calles acogían procesiones y celebraciones y el Manzanares, pese a su escaso caudal, era un lugar de encuentro y fiesta. En el Madrid de los siglos XVI y XVII, la ciudad entera parecía un escenario en el que la monarquía exhibía su poder, la Iglesia desplegaba sus ceremonias y los vecinos participaban de una vida pública en la que el arte y el espectáculo se mezclaban con lo cotidiano. Buena parte de aquel Madrid ha desaparecido, pero sus huellas permiten reconstruir una capital que se codeaba con ciudades europeas importantes como Roma, Nápoles, París y Viena.

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© Victor Lerena (EFE)

Desembalaje del cuadro "Torneo y festejo en San Jerónimo" (Anónimo), uno de los cuadros en préstamo llegados de la Galería de los Uffizzi, de Florencia y el Museo Albertina de Viena, este jueves, en Madrid. EFE/ Víctor Lerena

Japón despliega misión para explorar una luna de Marte

20 October 2026 at 06:34

Tokio, 20 oct (Prensa Latina) Japón lanzó hoy un cohete H3 con una nave especial destinada a explorar una luna de Marte y traer muestras a la Tierra en 2031, informó la Agencia Japonesa de Exploración Aeroespacial (JAXA).

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Plantas de vassoura e grés negro no fim de uma exposição

20 October 2026 at 06:02
Encerrando o percurso pelas obras de Liliana Velho no Teatro Viriato, plantas de braceijo e grés negro simbolizam o renascimento e a coesão, num convite para acompanhar a evolução da exposição.

Alentejo e Estremadura espanhola criam "corredor cultural"

19 October 2026 at 23:17
A aliança "A Fronteira da Cultura" foi constituída esta segunda-feira, em Évora. Envolve concelhos como Évora, Elvas, Badajoz e Cáceres e arranca em 2027.

© NUNO VEIGA/LUSA

A iniciativa arranca com 24 participantes, mas está aberta à adesão de mais instituições e agentes culturais interessados, oriundos de outros concelhos de ambas as regiões

El día que el flamenco aterrizó en la galería de arte: "Lo hemos convertido todo en un 'show' para turistas, no me identifico con lo que pasa en el tablao"

19 October 2026 at 23:07
El veterano coreógrafo Mariano Cruceta convierte una vida bailando en una exposición de fotografía, videoarte y performance en directo que indaga en el efecto del impacto: "Nuestra cultura requiere una evolución. El flamenco no puede oler a rancio" Leer

El veterano coreógrafo Mariano Cruceta convierte una vida bailando en una exposición de fotografía, videoarte y performance en directo que indaga en el efecto del impacto: "Nuestra cultura requiere una evolución. El flamenco no puede oler a rancio"
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