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A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste

22 October 2026 at 19:20

Il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, questa volta non si è limitato al solito messaggio di condanna sui disordini che hanno colpito Milano e Bologna durante le manifestazioni, ma è andato oltre. A Ferrara nasce “il Nam, il Nucleo Anti Maranza, una task force voluta dal Comune della città emiliana per contrastare il fenomeno, che sarà al contempo anche un primo esperimento a livello nazionale”, ha annunciato il primo cittadino. Le funzioni del Nam saranno di “prevenzione, controllo e repressione” e per questo il Comune di Ferrara coinvolgerà avvocati, psicologi, assistenti sociali, polizia locale ed esperti di sicurezza.

Il nucleo sarà attivo già dalle prossime settimane e il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato con entusiasmo l’iniziativa del sindaco ferrarese. “Ferrara risponde, con i fatti, alle richieste di aiuto e sostegno di tanti genitori, famiglie e commercianti, impauriti dalla situazione di insicurezza crescente”, ha spiegato Fabbri. Fabio Anselmo, lo sfidante di centrosinistra alle scorse elezioni, ha parlato di “mera propaganda” e di “spreco di denaro pubblico”.

“Approcciare così il tema, oltretutto con questa terminologia ghettizzante, stigmatizzante, e anche direi razzista, è indice di questi tempi bui. I giovani sono altra cosa, i problemi dei giovani sono altri”, ha affermato il consigliere d’opposizione. “Gli psicologi, certo, servono: servono occasioni di lavoro, di realizzazione, spazi per fare comunità”, ma “la task force anti maranza, con a capo Nicola Lodi (l’arcinoto Naomo, ex vicesindaco e assessore), si commenta da sé”, prosegue Anselmo, riferendosi all’ipotesi, al momento non confermata ufficialmente dal Comune, che alla guida della struttura venga chiamato l’ex vicesindaco leghista, in precedenza sospeso per la legge Severino. Il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica è inevitabile, e per questo Anselmo sottolinea che per i giovani di Ferrara sia necessario investire in qualcosa di più che una task force, che altro non fa che “generare odio“.

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Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?”

22 October 2026 at 19:11

Scintille in diretta a Omnibus, su La7, tra Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi, e il giornalista economico Alan Friedman. Casus belli: le proteste giovanili di Milano e il ruolo delle presunte interferenze russe nell’alimentare le tensioni sociali in Europa.
Tutto comincia dall’analisi di Sommi sugli scontri di Milano. Il giornalista del Fatto respinge l’idea che dietro la rabbia dei ragazzi ci sia la regia di Mosca e richiama invece le disuguaglianze economiche, l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sommi insiste soprattutto su un punto: attribuire il disagio giovanile alle infiltrazioni russe significa distogliere lo sguardo dalle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone.
“Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin – osserva – Non riesco a rimanere serio su questa cosa, perché in realtà parliamo di un problema strutturale”.
Poi richiama la condizione sociale di tanti manifestanti, spesso figli di immigrati di seconda generazione o delle fasce più povere della popolazione italiana: “Qui ci sono dei ragazzi che non ce la fanno più. A 11 anni vai in piazza a manifestare. Questo è un termometro di una sperequazione sociale esasperata. Se tu togli 300 euro di reddito di cittadinanza magari al papà, che temporaneamente era in difficoltà, e non hai il coraggio di tassare le multinazionali e i super ricchi, allora accadono queste cose”.

A intervenire successivamente è Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, che introduce una distinzione tra le origini delle proteste e il loro sfruttamento politico da parte del Cremlino: “È chiaro che il fuoco degli scontri non viene acceso dalla Russia o da qualche misterioso manovratore. Ma apertamente gli esponenti del governo Putin usano le tensioni europee come prova della crisi dell’Occidente“.
Di Bella cita anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo e rbadisce che non c’è nessuna “manina misteriosa” ma una strumentalizzazione alla luce del sole: “È evidente che chi manifesta e gli scontri non sono creati da fuori, ma sono alimentati e sfruttati da fuori”.
Dal collegamento Friedman applaude e mostra il gesto dell’ok con la mano. E commenta: “Antonio Di Bella ha detto perfettamente. Poi che qualche filoputiniano difenda Putin non è una sorpresa, che sia un giornalista per un giornale di propaganda del Cremlino, che sia un politico di destra…”.
Sommi interviene: “Friedman, attenzione a dare dei filoputiniani perché si beccano le querele e poi le si pagano”.
Il giornalista americano ribatte immediatamente: “Mi stai minacciando?”..
“No – replica Sommi – Ti invito alla cautela a usare certi termini perché li hanno già usati a lungo anche sul Corriere della Sera e poi hanno pagato copiosamente per aver dato dei filoputiniani a chi si interroga sulle questioni invece di chi liscia da una parte. Te lo dico così, per rinfrescarti le idee”.

Il riferimento è alla vicenda giudiziaria di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un articolo firmato da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia” e dedicato a una presunta rete di opinionisti e influencer che rilanciavano la propaganda del Cremlino, con riferimenti alle attività del Copasir e dei servizi di intelligence. Tra i nomi compariva quello di Orsini, accompagnato dalla sua fotografia. Il professore ha promosso una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le due giornaliste. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha condannato i convenuti a risarcirlo con 27.500 euro per danni e circa 5mila euro per spese processuali.

Friedman sbotta: “Questo è talmente da cafone che neanche ti rispondo. Io non sono qui per litigare e non credo di aver nominato nessun giornale. Attenzione, signor avvocatino“.
Sommi non arretra e gli fa notare la sequenza degli interventi: “Hai parlato di “giornalisti filoputiniani” subito dopo che ho detto che un conto è esultare perché l’Europa va male, visto che c’è una guerra, un conto è avere l’intromissione di Putin nei social»”.
Friedman rivendica di non aver indicato alcuna testata né alcuna persona specifica: “Ho fatto il nome di qualche giornale? Mi querela per non aver fatto nessun nome e aver parlato genericamente? Ma va’! Io volo alto e non scendo a questi livelli bassi, ok?”.
Sommi ride e ribadisce: “Hai appena detto dei giornalisti filoputiniani”.
“Ho parlato genericamente dei putiniani in Italia senza nominare nessuno, signorino“, rilancia Friedman.
Greco, visibilmente spazientito, cerca di chiudere il battibecco: “No, no, non ha nominato nessuno, benissimo”.
Ma Friedman continua a interrompere, ripetendo “Signorino!” e poi “Piccolo signore!“, mentre Sommi reagisce divertito e il conduttore è costretto ad arrendersi con una battuta: “Siamo alla frutta, come dicono in Calabria“.

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“Ennesimo traffico di armi nel porto di Livorno”: bloccata una nave diretta alla base militare di Sigonella

22 October 2026 at 17:51

Attivisti della Global sumud flotilla Italia, insieme a lavoratori del sindacato Usb e del Gap, hanno bloccato l’accesso a porto di Livorno alla nave Sunaid X, che garantisce i rifornimenti alla base americana di Sigonella. Diverse barche della Flotilla Italia hanno fatto delle operazioni di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si sono radunati all’ingresso del Terminal Darsena Toscana per protestare. “Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato sciopero in tutte le ditte coinvolte” comunicano. “La DLA – scrive l’Usb in un comunicato – l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso”.

Il sindacato denuncia il coinvolgimento di Sigonella “nelle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e del genocidio Palestinese. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra Ue sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere – è la richiesta dell’Usb di Livorno – dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città”.

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Sospesa la cancellazione dei carnet smart di Trenitalia. Salvini: “Prima un tavolo con le associazioni dei consumatori”

22 October 2026 at 16:05

Trenitalia sospende la cancellazione dei “carnet smart” su richiesta del ministro dei trasporti Matteo Salvini: “Ho chiesto a Trenitalia di sospendere qualsiasi tipo di novità prima di un tavolo da me convocato con le associazioni dei consumatori al ministero dei Trasporti. E hanno risposto di sì”, ha dichiarato il vicepremier in prefettura a Milano. Il “carnet smart” è un pacchetto di 10 corse su un’unica tratta sui treni Frecciarossa e Frecciargento in classe standard: è uno degli strumenti più utilizzati dai pendolari, lavoratori o studenti. A metà ottobre Trenitalia ha annunciato che a partire dal 1º novembre questa soluzione sarà eliminata: era stata pensata per lo smart working del periodo Covid e, sostiene la società, fin da subito si sapeva che il fenomeno si sarebbe ridimensionato. Esistono ancora molti lavoratori da remoto però che, con questa scelta di Trenitalia, arriveranno a spendere fino a 1.400 euro in più all’anno per i costi di trasporto.

“Il carnet smart rappresentava un essenziale cuscinetto di flessibilità e calmierazione dei costi per le nuove formule di lavoro ibrido. Toglierlo significa scaricare sui pendolari rincari pesantissimi proprio in un momento di diffusa difficoltà economica. L’impatto economico della rimodulazione tariffaria e dell’introduzione dei costi accessori penalizza duramente le tratte più frequentate. Chiediamo a Trenitalia un immediato passo indietro sul Carnet Smart e l’apertura di un tavolo di confronto per istituire tariffe agevolate stabili che tengano conto delle reali modalità di mobilità del Paese”, ha affermato in una nota Adoc (Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori).

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Annalisa Cuzzocrea è la nuova direttrice di HuffPost Italia: l’annuncio di Gedi

22 October 2026 at 15:13

La giornalista Annalisa Cuzzocrea è la nuova direttrice dell’edizione italiana della testata online HuffPost. Ad annunciare la nomina è stata Mirja Cartia d’Asero, la presidente e amministratrice delegata del gruppo editoriale Gedi: “Annalisa Cuzzocrea porta a HuffPost una solida esperienza giornalistica e una profonda conoscenza della politica e delle istituzioni. Le affidiamo la guida della testata con fiducia, certi che saprà valorizzarne l’identità e accompagnarne lo sviluppo, insieme alla redazione”.

Dopo l’addio di Mattia Feltri, che ha lasciato la direzione per approdare al Quotidiano Nazionale come editorialista, la guida del giornale passa a Cuzzocrea. Già editorialista e inviata per La Repubblica, Cuzzocrea è stata anche vicedirettrice de La Stampa, prima donna a ricoprire l’incarico. Nel corso della sua carriera ha anche maturato un’ampia esperienza multimediale, lavorando a Radio Capital e a Repubblica TV.

The Huffington Post è un sito d’informazione statunitense, nato come alternativa progressista ai portali di informazione conservatori. Sbarcato in Italia nel 2012, si è affermato nel corso degli anni come una delle testate digitali più lette al mondo, arrivando anche a vincere il Premio Pulitzer.

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“Sotto la corazza degli adolescenti c’è il desiderio di essere amati”. Le parole di Papa Leone XIV ai giovani

22 October 2026 at 10:58

“Sotto la corazza, che tanti adolescenti si costruiscono per non soffrire, si cela il desiderio di amare ed essere amati”. Accolto dal lungo applauso dei 1200 partecipanti provenienti da 60 Paesi nel mondo al Congresso Internazionale sulla Pastorale Scolastica e Universitaria, Papa Leone XIV ha parlato dei giovani, lanciando un appello a non dimenticare il “disagio esistenziale” che vivono. Un’intervento che arriva a pochi giorni dal week end di scontri avvenuto a Milano e della stretta securitaria messa in atto dal governo Meloni come risposta.

”Quanti studenti – ha detto il Pontefice – vivono anche condizioni di disagio esistenziale. Famiglie ferite, solitudini digitali, sentimento di inadeguatezza o di timore davanti a un futuro che appare incerto”. Un malessere vissuto anche nelle aule di scuola. “Molti – ha aggiunto – attraversano i corridoi dei nostri istituti e delle nostre università e forse si sentono anonimi”.

Il Papa, ancora convalescente dopo l’intervento al Gemelli per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare, ha ricevuto in udienza i partecipanti al Congresso sulla Pastorale Scolastica e Universitaria e ha invitato gli istituti cattolici a non lasciare gli studenti a loro stessi. Ha chiesto di aiutarli “a essere protagonisti di un modo nuovo di abitare il mondo, costruttori di fraternità, di una società più giusta”. Il coraggio, ha evidenziato Leone, “nasce da un patto di fiducia: dall’esperienza di qualcuno che crede in te prima che tu creda in te stesso”.

Oggi “falsi maestri e messaggi ingannevoli promettono di rispondere rapidamente alle domande dei giovani. Voi – ha detto il Pontefice rivolto a coloro che si occupano della pastorale scolastica e universitaria -, invece, avete scelto di fare qualcosa di più grande: camminare con loro lungo la strada, finché scoprano i doni che Dio ha già deposto in loro”. Per Leone è fondamentale che le scuole e le università cattoliche diventino un “luogo familiare dove si è attesi”.

Un passaggio lo ha poi dedicato al concetto di meritocrazia e alle possibili ripercussioni psicologiche sui ragazzi. “Non pochi giovani, oggi, sono come paralizzati dalla paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di essere malintesi, di non corrispondere alle aspettative. Viviamo in una cultura della prestazione che mette continuamente a confronto e classifica in modo a volte spietato. Una meritocrazia male intesa finisce per non rispettare le persone. Per questo molti finiscono per rinunciare prima ancora di provare”.

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Incastrato da uno scontrino il 31enne che ha aggredito una studentessa Erasmus a Milano

22 October 2026 at 10:57

Lo ha incastrato uno scontrino che aveva nello zaino. È stato un pezzetto di carta a portare al fermo di Richard William Salvador Janampa, 31enne peruviano irregolare e senza fissa dimora, accusato di aver abusato una studentessa tedesca di 21 anni in Erasmus lo scorso giovedì in via Giacosa, vicino a Parco Trotter, a Milano. La ragazza – come riporta Il Corriere della Sera – era rimasta sola dopo aver salutato il suo gruppo di amici – altri sette studenti stranieri – con cui aveva passato la serata; era stata poi aggredita e successivamente salvata dal casuale passaggio di due turisti italiani.

Determinante nelle indagini è stato il ritrovamento di uno zaino in via Padova, vicino al luogo della violenza: in esso è stato trovato uno scontrino, e dall’analisi delle telecamere del negozio in cui era avvenuto l’acquisto è stato possibile isolare il volto dell’aggressore. I carabinieri di Porta Garibaldi, poi, nella medesima sacca, hanno trovato la Sim di un telefono, da cui è stato possibile risalire al negozio dove è stata comprata e dunque rinvenire il numero di telefono associato e il suo intestatario.

Sono stati setacciati i filmati di videosorveglianza dei circuiti installati nella zona circostante all’aggressione: le riprese hanno mostrato la vittima venire adocchiata e poi aggredita da una sagoma, quella di Salvador Janampa. L’uomo è stato trovato nella zona di via Padova, vicino al luogo della violenza, ed è stato fermato – motivato con la presenza di gravi indizi di colpevolezza e di pericolo di fuga – e condotto in carcere.

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“A rischio ambulanze e assistenza domiciliare”, l’allarme dei medici a Napoli per il blocco dei Tir

22 October 2026 at 10:36

La carenza di carburante legata alla protesta degli autotrasportatori rischia di compromettere l’assistenza sanitaria a Napoli e in provincia. Medici impossibilitati a raggiungere ospedali e ambulatori, difficoltà negli spostamenti per le visite domiciliari e ambulanze del 118 alle prese con problemi di rifornimento: è l’allarme lanciato dall’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e provincia, che chiede interventi immediati per evitare ripercussioni sulla continuità delle cure.

Le criticità riguardano medici e odontoiatri, ostacolati dalla difficoltà di reperire benzina e gasolio per raggiungere le sedi di lavoro e garantire l’assistenza sul territorio. A rischiare le conseguenze più pesanti sono soprattutto le persone fragili, gli anziani e i pazienti che necessitano di cure a domicilio. Particolarmente delicata è la situazione dei mezzi di soccorso. Già nella giornata di ieri, riferisce l’Ordine, si sono registrate enormi difficoltà nell’approvvigionamento di carburante per le ambulanze del 118. Senza rifornimenti regolari, nei prossimi giorni potrebbe diventare difficile assicurare gli spostamenti dei mezzi di emergenza.

Da qui l’appello del presidente dell’Ordine, Bruno Zuccarelli, che riconosce le ragioni della protesta ma chiede di salvaguardare i servizi sanitari essenziali. “Comprendiamo le difficoltà degli autotrasportatori e le preoccupazioni di chi vede minacciato il proprio lavoro. Le loro ragioni meritano ascolto e risposte concrete. Chiediamo però che la protesta si svolga con responsabilità, salvaguardando l’assistenza sanitaria”, dichiara Zuccarelli.

“Un’ambulanza deve poter raggiungere chi chiede aiuto e un medico deve poter arrivare in ospedale, in ambulatorio o a casa di un paziente. La mancanza di carburante sta rendendo difficili anche queste attività essenziali”, aggiunge il presidente, rivolgendosi sia ai trasportatori sia alle istituzioni. Ai primi chiede di garantire il passaggio dei rifornimenti indispensabili alla sanità, mentre alle seconde sollecita soluzioni tempestive per assicurare la mobilità dei mezzi di soccorso e del personale sanitario.

L’Ordine chiede inoltre un coordinamento urgente tra Prefettura, autorità sanitarie e soggetti coinvolti nella distribuzione del carburante. L’obiettivo è garantire rifornimenti e accessi prioritari ai mezzi di emergenza, individuando modalità che consentano ai professionisti della sanità di continuare a svolgere la propria attività. “La tutela della salute deve essere un impegno condiviso da tutti”, conclude Zuccarelli, richiamando la necessità di evitare che le difficoltà legate alla protesta si traducano in ostacoli all’assistenza e al soccorso dei cittadini.

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Si riprende mentre avvelena vasetti di marmellata per ricattare l’azienda: a processo triestino per tentata estorsione

22 October 2026 at 10:26

Si filmava nell’atto di avvelenare i vasetti di marmellata della Zuegg, minacciando poi di lasciarli sugli scaffali se l’azienda non gli avesse corrisposto 100mila euro. Un tentativo andato malissimo per un triestino di 51 anni come riportano i quotidiani locali.

È finito sotto processo per tentata estorsione perpetuata ai danni anche di altre società che vendono prodotti differenti. L’azienda specializzata nella lavorazione di frutta per la produzione di marmellata con sede a Verona in un primo momento aveva scelto di ignorare le minacce contenute nelle email; tuttavia, quando alle semplici minacce sono seguiti i video in cui l’uomo inseriva del solfato di tallio in un barattolo in un punto vendita Conad della Val di Fassa, l’allarme è scattato davvero.

La Zuegg, nella prima udienza del processo, ha lamentato anche un importante ritiro dagli scaffali di almeno un supermercato con conseguente danno patrimoniale per l’azienda.

L’imputato, inoltre, in passato aveva minacciato un’altra azienda, la società Martinelli di Villafranca, sostenendo di aver avvelenato con del topicida alcune bottiglie di birra che avrebbe distribuito in un supermercato se non avesse ricevuto 30mila euro. Le lettere di minaccia sono state segnalate alle forze dell’ordine. Prima ancora di colpire le aziende, secondo l’accusa, l’uomo aveva tentato l’estorsione anche nei confronti del proprietario di un maneggio nel triestino: aveva minacciato di avvelenare i suoi cavalli se non avesse ricevuto del denaro.

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“A queste condizioni non ce la facciamo”, pescherecci fermi ad Ancona per il caro gasolio

22 October 2026 at 10:19

Non solo gli autotrasportatori in sciopero e blocco. Per i pescatori, con gli attuali prezzi del gasolio, uscire in mare “è diventato proibitivo“. Da qui la decisione di fermare le imbarcazioni e chiedere risposte concrete al Governo e alla Regione Marche. A spiegare la portata della mobilitazione è Apollinare Lazzari, della Cooperativa produttori di Ancona: “Ormai quasi tutte le marinerie italiane, ad eccezione di qualche barca, oggi sono ferme per il caro gasolio, quasi tutte hanno aderito al documento, anche gran parte delle imbarcazioni di Civitanova”.

Il problema riguarda l’intero settore, alle prese con costi del carburante che rendono sempre più difficile garantire la sostenibilità economica delle attività di pesca. Per la marineria di Ancona, che acquista direttamente il gasolio in raffineria, il prezzo si aggira attualmente tra 1,15 e 1,20 euro al litro. Una cifra già elevata, ma comunque inferiore alla media italiana, che secondo Lazzari si attesta intorno a 1,30 euro al litro.

A pesare è soprattutto il confronto con il passato recente. “Un anno fa il gasolio lo pagavamo circa 0,65 euro al litro, da allora è quasi raddoppiato. A queste condizioni non ce la facciamo”, denuncia un armatore, collegando l’impennata dei prezzi al conflitto nel Golfo. Un aumento che incide direttamente sui costi di gestione delle imbarcazioni e riduce i margini delle imprese, fino a mettere in discussione la possibilità stessa di continuare a lavorare.

Le conseguenze non si fermano ai bilanci delle aziende, ma rischiano di coinvolgere anche i lavoratori. L’armatore porta come esempio la propria attività, nella quale sono impiegate otto persone: “Nella mia imbarcazione lavorano otto persone, se va avanti questa situazione sarò costretto a licenziare due pescatori”. A rendere ancora più difficile il quadro è l’assenza di strumenti di sostegno immediatamente disponibili per chi rischia di perdere il lavoro. “Ancora non c’è la cassa integrazione e le persone rischiano di rimanere senza lavoro”, aggiunge.

È proprio il rischio di una crisi occupazionale a rendere più urgente la richiesta di interventi da parte delle istituzioni. Il comparto chiede che gli aiuti promessi arrivino in tempi rapidi e che le misure previste vengano adeguate alla durata dell’emergenza. Tra le principali richieste c’è lo sblocco dei contributi previsti dalla legge 568, che dovrebbero essere erogati in due tranche. Secondo quanto riferito da Lazzari, il Ministero avrebbe assicurato che i primi pagamenti potrebbero arrivare già a novembre.

Un altro punto centrale riguarda il credito d’imposta, per il quale le marinerie chiedono un’estensione temporale. “Tra le richieste anche il credito d’imposta fino a fine anno, invece che solo fino a fine maggio”, spiega Lazzari. L’obiettivo è ottenere un sostegno che tenga conto del protrarsi dei rincari e consenta alle imprese di affrontare i costi del carburante senza essere costrette a ridurre l’attività o il personale.

Accanto alle richieste rivolte al Governo, la marineria di Ancona ha sollecitato anche un confronto con la Regione Marche, chiamata a svolgere un ruolo decisivo nell’erogazione delle risorse. “Abbiamo chiesto un incontro alla Regione Marche che è quella che paga gli aiuti che arrivano dal Ministero”, precisa Lazzari.

Il presidente della Cooperativa produttori di Ancona ricorda inoltre le rassicurazioni ricevute durante l’incontro di martedì 20 ottobre al Masaf. In quella sede, riferisce, sarebbe stato confermato che la Regione Marche dovrebbe iniziare entro metà novembre a pagare una parte dei contributi destinati al settore attraverso i fondi Feampa, nell’ambito degli interventi previsti dalla legge 568 per fronteggiare il caro gasolio. Le imprese attendono però anche altre risorse già richieste, a partire da quelle relative al fermo biologico dello scorso anno. “Il settore è ancora in attesa del pagamento del fermo biologico del 2025, che il Ministero ci ha detto che dovrebbe arrivare presto”, ricorda Lazzari. Un ulteriore ritardo che alimenta le preoccupazioni degli operatori, già costretti a fare i conti con una spesa per il carburante quasi raddoppiata rispetto a un anno fa.

La protesta al porto di Ancona diventa così il segnale di una difficoltà che coinvolge le marinerie italiane e che, in assenza di risposte, rischia di trasformarsi in una crisi più ampia. Il settore chiede tempi certi per i pagamenti, sostegni adeguati e misure capaci di compensare almeno in parte l’aumento dei costi. Per gli armatori, infatti, continuare a lavorare con il gasolio ai prezzi attuali significa sostenere spese sempre più difficili da assorbire, con conseguenze dirette sulla continuità delle attività e sull’occupazione. Le prospettive, secondo Lazzari, restano limitate nel tempo. “Se il prezzo del carburante continua a restare sui livelli attuali riusciremo ad andare avanti ancora per qualche mese, al massimo fino a gennaio-febbraio 2027”, avverte. Dopo quella scadenza, senza un calo dei prezzi o l’arrivo degli aiuti attesi, le imprese potrebbero essere costrette a decisioni drastiche.

“Ma se il prezzo del gasolio non si abbassa e gli aiuti non arrivano, saremo costretti ad iniziare a licenziare parte del personale”, conclude Lazzari. Un allarme che riassume le preoccupazioni della marineria: senza interventi tempestivi, il caro carburante rischia di compromettere non soltanto la sostenibilità economica della pesca, ma anche il lavoro di chi ogni giorno vive del mare.

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“Non è necessaria alcuna ulteriore terapia”: gli esami istologici di Papa Leone XIV confermano l’adenocarcinoma polmonare ma escludono ulteriori trattamenti

22 October 2026 at 09:23

“Non è necessaria alcuna ulteriore terapia“. Lo hanno annunciato mercoledì sera Luigi Carbone, medico personale del Papa, e Stefano Margaritora, il chirurgo che pochi giorni fa ha guidato l’équipe che gli ha asportato un tumore ai polmoni, dopo l’esame dei referti istologici definitivi e delle indagini di biologia molecolare sul materiale asportato chirurgicamente. Confermata la diagnosi finora ipotizzata: si tratta di un adenocarcinoma polmonare, fortunatamente localizzato, per il quale non è necessaria alcuna ulteriore terapia.

Una buona notizia che dimostra come quel cauto ottimismo che era trapelato nel corso della degenza in ospedale del pontefice fosse più che motivato. Un sospiro di sollievo per tutta la comunità cristiana che arriva alla fine di una giornata che aveva visto il Santo Padre sorridente e di nuovo in piazza in mezzo ai fedeli, con un giro di saluti in papamobile – per l’occasione munita di tettuccio trasparente per proteggerlo dall’acqua. “La prima cosa che vorrei dirvi è grazie! Grazie per il sostegno delle vostre preghiere” le parole del Papa alle oltre 30mila persone presenti per la catechesi settimanale.

Il tema che tiene banco adesso è il tanto desiderato viaggio in Sudamerica tra Uruguay, Argentina e soprattutto il suo amato Perù dove Prevost ha vissuto per oltre vent’anni: se durante il ricovero ospedaliero la Sala stampa vaticana e i vari cardinali intervistati avevano predicato una certa cautela, sottolineando la complessità di un impegno del genere, adesso la partenza – prevista per il 6 novembre – diventa più probabile. Lo stesso Margaritora, all’indomani dell’operazione e visto il rapido recupero del Papa, aveva detto che “non ci sono motivi per cui il viaggio non venga fatto”.

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Caro carburanti, il blocco dei tir in Campania prosegue. La Doria mette in ferie 600 dipendenti. Federdistribuzione: “Già buttati quintali di pesce”

22 October 2026 at 08:25

Il caro carburanti continua ad alimentare la protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia, con conseguenze che si estendono dalla circolazione stradale alla produzione industriale e alla distribuzione delle merci. In Campania i presidi restano attivi, in Sicilia e Calabria arriva la svolta con la revoca dei blocchi da parte dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), dopo giorni di tensioni e un confronto in prefettura a Catania. Tra Napoli e provincia comunque sono state effettuate 515 attività di scorta per i mezzi che trasportavano carburanti, soda e cloruro e tir carichi di derrate alimentari.

Campania, presidi e disagi sulla rete autostradale

In Campania la mobilitazione prosegue, anche se il numero dei camion presenti ai presidi si è ridotto tra mercoledì sera e la notte, dopo un’operazione della Polizia di Stato che ha portato all’identificazione di oltre mille autotrasportatori. Restano le ripercussioni sulla viabilità. Sulla A30 Caserta-Salerno è ancora segnalata la chiusura, in entrambe le direzioni, dell’uscita di Nocera-Pagani, al chilometro 40. Lo svincolo è interessato dalle manifestazioni dal 19 ottobre, mentre l’avviso di chiusura al traffico risale al pomeriggio del 20 ottobre, secondo l’aggiornamento di Autostrade per l’Italia.

Nel Casertano, intanto, il centro della protesta si è spostato al casello di Caianello, sull’A1 Milano-Napoli. Qui, ieri sera, un autotrasportatore ha minacciato di darsi fuoco con una tanica di benzina durante l’intervento della polizia. Sul posto era presente l’europarlamentare Fulvio Martusciello, che è riuscito a convincerlo a posare la tanica.

Sicilia, l’Aias revoca i blocchi

Dopo il Comitato trasportatori siciliani, che aveva già revocato il fermo dei tir al termine dell’incontro con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, anche l’Aias ha dato il via libera alla ripartenza dei camion. La decisione è arrivata intorno alle 23, al termine di un lungo confronto in prefettura a Catania con istituzioni e associazioni di categoria. “Abbiamo ricevuto rassicurazioni sulla nostra presenza ai tavoli nazionali sul tema dell’autotrasporto”, ha spiegato il leader dell’associazione, Giuseppe Richichi, che ancora ieri aveva annunciato una protesta a oltranza.

Le organizzazioni hanno richiamato “il buonsenso, la responsabilità e la consapevolezza che soltanto attraverso il dialogo e la cooperazione sia possibile affrontare e superare anche le situazioni più complesse”. La revoca dei blocchi dovrebbe consentire la graduale ripresa delle attività logistiche e il ritorno alla regolarità delle forniture ai negozi e alle attività commerciali dell’Isola, dopo giorni di difficoltà che hanno messo a rischio gli approvvigionamenti e la distribuzione dei beni di prima necessità.

La Doria ferma sette stabilimenti, allarme per gli scaffali

Le conseguenze della protesta pesano anche sull’industria alimentare. “Da ieri, i nostri sette stabilimenti del Sud sono completamente bloccati”, ha dichiarato Antonio Ferraioli, presidente e amministratore delegato di La Doria, in un’intervista a la Repubblica. I siti produttivi, cinque nel Salernitano, uno nel Casertano e uno in provincia di Potenza, avevano già ridotto la produzione da lunedì, a causa del blocco degli arrivi e delle partenze e della conseguente interruzione degli approvvigionamenti di materie prime.

L’azienda è stata costretta a mettere temporaneamente in ferie circa 600-700 dipendenti, metà della forza lavoro complessiva. Ferraioli teme che il protrarsi della protesta possa tradursi in una perdita duratura di quote di mercato: i prodotti del Sud, avverte, potrebbero essere sostituiti sugli scaffali da merci estere o provenienti da altre zone d’Italia.

Federdistribuzione: merci deperibili a rischio

A denunciare le ricadute sulla distribuzione è anche Carlo Alberto Buttarelli, presidente di Federdistribuzione, che al Corriere della Sera parla di merci ferme, scaffali vuoti e prodotti alimentari a rischio deterioramento. Frutta, verdura, latte e carne richiedono consegne quotidiane, mentre quintali di pesce, riferisce, sono già stati buttati. Bloccate anche le consegne al terzo settore.

“Il diritto di sciopero va sempre garantito, ma la situazione sta degenerando”, ha dichiarato Buttarelli, chiedendo al ministro dell’Interno di ripristinare la legalità. Pur riconoscendo che il caro carburanti è un problema da affrontare, il presidente di Federdistribuzione contesta le modalità della protesta, che rischia di penalizzare agricoltori, produttori, commercianti e cittadini.

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“Camorra e ‘ndrangheta infiltrate nella ricostruzione post terremoto nelle Marche”, 51 indagati e sequestri per 57 milioni

22 October 2026 at 07:38

La ricostruzione post sisma nelle Marche finisce al centro di un’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese e campana negli appalti pubblici e nei lavori privati. L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha fatto emergere un presunto sistema illecito nella gestione delle commesse legate alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016 e agli appalti banditi dalla Regione Marche, da Erdis Marche e dall’Università di Camerino.

L’operazione, denominata “Ricostruzione’” e condotta dal nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ancona, ha più filoni e reati contestati. Il primo riguarda una presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dal sisma. Secondo quanto riferito dagli investigatori, i lavori sarebbero stati subappaltati anche a persone collegate alla criminalità organizzata calabrese e campana. Un secondo filone si concentra invece sulla corruzione che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state messe in atto da pubblici ufficiali e imprenditori. Due direttrici che si intrecciano nel settore degli appalti e delle risorse destinate alla ricostruzione, sul quale si concentrano gli accertamenti degli inquirenti.

L’indagine ha portato a una vasta attività di perquisizioni e acquisizioni documentali, con oltre 50 interventi in programma in 13 province: Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Le operazioni hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di finanza. Sono 51 le persone complessivamente indagate. Per otto di loro il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere. Per altre cinque è stato disposto l’interrogatorio preventivo. L’inchiesta ha inoltre portato al sequestro di beni e risorse per oltre 57 milioni di euro.

I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per le 15 al Comando provinciale della Guardia di finanza di Ancona, alla presenza della procuratrice Monica Garulli.

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