❌

Reading view

Le tre proposte di Travaglio al Parlamento per l’editoria: “Servono riforme per la libertà di stampa”

“Secondo me ci sono delle riforme che possono essere fatte per migliorare ed ampliare la libertà di stampa che non è mai stata così ristretta come oggi. Descrivere la realtà è quello che proviamo a fare”. Il premio ricevuto è l’occasione per Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano dire “che il Parlamento potrebbe e dovrebbe fare molto per la nostra professione”. Per Travaglio “è incredibile che una legge sul conflitto d’interesse non sia stata ancora varata. Poi una legge che la faccia finita con la concorrenza sleale di coloro che prendono i finanziamenti pubblici dallo Stato rispetto a quei fessi, noi in particolare, che non li prendono. Noi vediamo – continua Travaglio – altri giornali che possono pagare molto meglio i collaboratori, possono assumere più firme, più feste promozionali perché ogni anno vanno a Palazzo Chigi e ricevono più assegni. A noi è stato offerto anche l’anno scorso e l’abbiamo rifiutato”.

Altra riforma dirottare “un po’ dei fondi che vengono dati a pioggia ad editori che sono già miliardari per gli edicolanti perché il problema nostro principale è il crollo delle vendite in edicola dipende dal fatto che le edicole non ci sono più”. In ultimo Travaglio indica una battaglia storica: “le querele temerarie. Non può una battuta satirica essere messa sullo stesso piano dell’attribuzione di un fatto determinato. Facciamo una legge sulle querele che intanto distingua l’opnione legittima di un giornalista e valorrizziamo il valore della rettifica e soprattutto mettiamo un freno alle richieste di risarcimento intimidatorie”.

L'articolo Le tre proposte di Travaglio al Parlamento per l’editoria: “Servono riforme per la libertà di stampa” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Travaglio: “Putin dietro le proteste di piazza? Le classi dirigenti europee sono detestate. Per loro è più facile dare colpa piuttosto che chiedersi perché ci odiano”

“Possibile mai che qualunque elezione che non vada come vogliono le cancellerie europee sia stata truccata da Putin? Possibile mai che qualsiasi manifestazione di protesta, anche di un bambino di 11 anni incappucciato, sia stata ordita da Putin? Io credo che lo facciamo molto più grosso di quello che è. Ma capisco che battere il mea culpa sul petto di un altro è sempre più comodo che batterlo sul proprio: se le classi dirigenti europee sono così detestate dovrebbero farsela una domanda sul perché sono così tanto odiate”: è quanto detto dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio durante la consegna del premio Eccellenze 2026, che si è tenuto giovedì 22 ottobre alla Camera dei deputati. Travaglio ha poi continuato il suo discorso: “Quella è una domanda fastidiosa da porsi. E quindi è molto meglio dire che è stato Putin, che sta prendendo il posto della zia malata e della nonna morta quando il ragazzino non ha fatto i compiti e inventa una scusa con il professore”. E ancora: “Bisogna fermarsi, non solo perché così facendo si dà a Putin più importanza di quella che ha; ma anche perché così facendo nella battaglia della propaganda la gente penserà che quella russa è un po’ meno stupida della nostra”.

L'articolo Travaglio: “Putin dietro le proteste di piazza? Le classi dirigenti europee sono detestate. Per loro è più facile dare colpa piuttosto che chiedersi perché ci odiano” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Guerra in Ucraina, Putin apre ai negoziati: “Accordo possibile”. Ma intanto i raid continuano

Raggiungere un accordo sulla situazione in Ucraina è possibile. Almeno a sentire le ultime dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin: “Siamo concordi su questo”, ha detto il leader russo riferendosi alla fattibilità di un’intesa di lungo termine che chiuda l’invasione iniziata il 24 febbraio 2022. Al centro della disputa restano sempre le porzioni di territorio ucraino, attualmente occupate dalle forze di Mosca, che il capo del Cremlino ha definito “storicamente russe”, alzando la posta in gioco nei negoziati per risolvere il conflitto.

Putin ha definito “inappropriata” la dichiarazione del leader ucraino Vladimir Zelensky, secondo cui sarebbe disposto ad accettare la perdita di alcuni territori pur di raggiungere la pace, aggiungendo che i territori in questione sono storicamente russi: “Innanzitutto, la mia opinione su questa questione è che non si tratta di territorio russo, ma di territorio storicamente russo”, ha dichiarato Putin in un’intervista al conduttore Pavel Zarubin. “Le persone che vivono in questi territori hanno votato, in primo luogo, per l’indipendenza dello Stato e, in secondo luogo, per la riunificazione con la Federazione Russa”, ha affermato. “Pertanto, parlare di eventuali perdite territoriali mi sembra inappropriato”, ha concluso.

Un eventuale vertice tra Putin, Zelensky e Donald Trump potrebbe essere il formato con il quale finalizzare la possibile intesa? “La discussione è in corso”, ha rimarcato il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, il giorno dopo il faccia a faccia tra Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff. “L’argomento è stato sollevato” mercoledì durante le tre ore di confronto tra i due a San Pietroburgo, ma “al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito”, poiché “non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso”. È ancora presto per parlare di una vera e propria apertura, anche se Trump – che ha intanto chiesto a Elon Musk di riattivare totalmente l’uso di Starlink in Ucraina – si è lasciato andare nelle ultime ore all’ottimismo affermando che “ci stiamo avvicinando alla risoluzione della guerra” e forse – ha aggiunto – “è il punto in cui siamo stati più vicini finora”.

L’unica novità ufficialmente resa nota dopo l’incontro di San Pietroburgo – oltre al rilascio dell’americano Stephen Hubbard dalle carceri russe – è stata la probabile ripresa il mese prossimo dei contatti trilaterali tra Mosca, Kiev e Washington, ma a livello di tecnici, non ancora certo di leader. Tuttavia, anche il consigliere di Putin per la cooperazione e gli investimenti stranieri, Kirill Dmitriev, che ha partecipato al colloquio, si è detto convinto che ci si stia muovendo “verso una pace a lungo termine che garantirà la sicurezza di Russia, Ucraina ed Europa”. Proprio l’Unione Europea, nelle scorse ore, ha rimarcato che in qualsiasi formato dovesse svolgersi dei nuovi colloqui ritiene di doversi sedere al tavolo.

Di tono opposto i commenti all’incontro di San Pietroburgo da parte di Zelensky, che il giorno prima aveva avuto un colloquio con Witkoff a Oslo insieme a rappresentanti di Paesi europei, compresa l’Italia. Il leader ucraino ha denunciato bombardamenti russi nella notte tra mercoledì e giovedì con l’impiego di 21 missili e oltre 200 droni e un bilancio di almeno due morti e 34 feriti. “Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai ‘compassionevoli’ russi“, ha rincarato Zelensky, ironizzando su quella definizione di ‘compassionevole’ usata da Witkoff per Putin quando l’ha ringraziato per il rilascio di Hubbard.

Zelensky ha affermato che nei raid è stato colpito “persino un monastero”. Il ministero della Difesa si Mosca ha invece rivendicato attacchi solo su obiettivi militari, tra cui uno stabilimento dell’industria aeronautica Antonov dove si assemblano droni e missili da crociera Flamingo, oltre che sul ponte ferroviario e stradale Sud. Mentre sull’altro fronte nel corso della notte 600 droni sono stati lanciati verso Mosca, con la maggior parte neutralizzata dalle forze di difesa aerea nelle zone periferiche, secondo il sindaco, Serghei Sobjanin. Nell’est dell’Ucraina, invece, a causa dei continui bombardamenti russi, è stata decisa l’evacuazione forzata delle famiglie con bambini da tutti gli insediamenti delle comunità di Kramatorsk e Slavyansk, le due cittadine che sono l’obiettivo più ambito delle truppe di Mosca per completare la conquista della regione di Donetsk.

L'articolo Guerra in Ucraina, Putin apre ai negoziati: “Accordo possibile”. Ma intanto i raid continuano proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Gratteri: “Infiltrazioni camorra della protesta dei Tir? Se Nordio ha notizie le denunci alla polizia giudiziaria oltre che ai giornali”

“Evidentemente ha notizie di prima mano, conviene che ne parli con il suo omologo il ministro degli Interni e che avverta la polizia giudiziaria per fare le indagini”. Nicola Gratteri così sulle affermazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha ipotizzato infiltrazioni criminali all’interno dei blocchi stradali degli autotrasportatori che protestano per il caro gasolio. “Io non parlo mai di fatti in corso, non parlo mai di indagini o di cose che da qui a poco magari possono diventare procedimenti penali, quindi – conclude Gratteri – se lui ha notizie fa bene a denunciarle oltre che ai giornali anche alla polizia giudiziaria”.

L'articolo Gratteri: “Infiltrazioni camorra della protesta dei Tir? Se Nordio ha notizie le denunci alla polizia giudiziaria oltre che ai giornali” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Virus Shamonda, morto un paziente in Francia: è il primo caso di infezione umana documentato. L’Ue: “Monitoriamo la situazione”

Un paziente infettato da Shamonda è deceduto in ospedale a Lione. È il primo caso documentato documentato: fino a ora, questo virus era considerato non trasmissibile all’uomo. A darne notizia sono le autorità francesi. Il ministero della Salute ha reso noto che il paziente presentava una “grave immunodepressione” ed è deceduto all’inizio di ottobre. Sulla base delle attuali conoscenze su questo virus, proseguono, ad oggi non è stato identificato alcun rischio per la popolazione generale. L’ipotesi è quella di una contaminazione vettoriale del caso, tramite la puntura di un moscerino del genere Culicoides nella Francia orientale, territorio in cui è stata segnalata la circolazione del virus negli animali nella primavera ed estate del 2026.

La Commissione Europea sta “monitorando attentamente la situazione”, ha dichiarato la portavoce dell’esecutivo Ue per la Salute Eva Hrncirova. “Siamo in stretto contatto – continua – con l’Ecdc, l’Efsa e le autorità nazionali competenti per comprendere le potenziali implicazioni per la salute umana e animale. Il Laboratorio di riferimento dell’Ue (Eurl) per la salute pubblica è stato attivato ed è pronto a supportare gli Stati membri con analisi di laboratorio, qualora necessario”. “Le autorità francesi stanno indagando sulla questione in via prioritaria, con il supporto delle agenzie dell’Ue”, conclude. Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato la notizia su X: “La scoperta apre una nuova fase delle indagini su un virus conosciuto da decenni negli animali. Shamonda, abbreviato in Shav. Nessun allarme, ma dovrà essere cercato questo virus quando ci si imbatte in sintomi compatibili”, ha commentato su X l’infettivologo Matteo Bassetti.

Il virus Shamonda è un orthobunyavirus trasmesso agli animali da moscerini ematofagi del genere Culicoides. È stato individuato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni ’60 ed è stato segnalato sporadicamente nei bovini in Africa occidentale, orientale e meridionale, nonché in Giappone. Nell’estate del 2026 è stato identificato per la prima volta in Europa in allevamenti bovini. I bovini sono considerati l’ospite primario tra le specie animali che possono essere infettate. Casi sporadici di infezione in piccoli ruminanti ed equini sono stati identificati anche quest’estate in Francia. Le autorità sanitarie francesi hanno inoltre informato gli organismi sanitari internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

L'articolo Virus Shamonda, morto un paziente in Francia: è il primo caso di infezione umana documentato. L’Ue: “Monitoriamo la situazione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Conte: “Parole Nordio sui minori non da politico, vada a casa”

“Se vogliamo consentire all’Italia di rialzarsi, dopo quattro anni in cui ci siamo inginocchiati, nonostante poderose risorse che l’Europa ci ha messo a disposizione, adesso i nodi stanno venendo al pettine”. Così Giuseppe Conte, intervenendo nell’aula dei gruppi parlamentari a Montecitorio a conclusione all’evento ‘Eccellenze 2026. Focus su aree interne e territori fragili di tutto il Paese’.

Per l’ex presidente del Consiglio “oggi c’è un grande disagio da Nord a Sud” e il governo risponde a quello dei giovani “in termini securitari. Il ministro Nordio ha dichiarato che la risposta per le violenze, giustamente, ognuno deve rispondere di comportamenti violenti e reati, ma sentir parlare un ministro la cui risposta è “massicci arresti dei giovani, dobbiamo adesso dedicarci ad ampliare le carceri minorili”, vuol dire che non sei un politico, devi andare a casa”.

Il leader del M5s ha insistito: “Oggi parlando con tanti giovani hanno perso la speranza di poter migliorare la loro condizione familiare, di raggiungere sogni e garanzie di cui hanno beneficiato i loro genitori. Uccidere la speranza dei giovani è la responsabilità più grossa di una politica che oggi offre risposte in termini securitari”.

L'articolo Conte: “Parole Nordio sui minori non da politico, vada a casa” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Cisgiordania, 5 italiane tra gli attivisti fermati. Farnesina chiede chiarimenti. Israele annuncia l’espulsione: “Promozione del terrorismo”

Gli attivisti internazionali fermati in Cisgiordania, tra cui cinque italiane, stanno per essere espulsi da Israele. Lo annuncia la polizia israeliana, secondo cui alcuni dei fermati sarebbero coinvolti nella “promozione del terrorismo” e nell'”esaltazione di attentatori”. L’annuncio arriva dopo che la Farnesina ha chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sul fermo delle connazionali, avvenuto mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.

Secondo la polizia israeliana, gli attivisti “hanno violato la legge e si sono nascosti dietro la raccolta delle olive”. Sarebbero entrati “senza coordinamento in una zona militare chiusa”, rifiutando gli ordini delle Forze di difesa israeliane (Idf). Il comunicato riferisce del fermo di undici attivisti stranieri e un palestinese a Hebron, sostenendo che alcuni sarebbero coinvolti anche in “attività di organizzazioni ostili a Israele”. Non viene precisato a chi siano rivolte le accuse.

Le cinque italiane erano state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, insieme ad altri attivisti internazionali. Il ministero degli Esteri aveva ottenuto conferma della loro presenza in una stazione di polizia israeliana. L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme avevano quindi preso contatto con le autorità locali per ottenere informazioni sulle circostanze del fermo e favorire una rapida risoluzione della vicenda.

Il caso arriva dopo il fermo di altri due italiani, Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, originari di Bolzano, trattenuti per oltre un giorno e poi espulsi, con un divieto di ingresso in Israele per dieci anni. Mercoledì 21 ottobre, inoltre, circa 80 attivisti internazionali erano stati fermati dai militari israeliani mentre partecipavano alla raccolta delle olive nei pressi di Nahalin.

L'articolo Cisgiordania, 5 italiane tra gli attivisti fermati. Farnesina chiede chiarimenti. Israele annuncia l’espulsione: “Promozione del terrorismo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste

Il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, questa volta non si è limitato al solito messaggio di condanna sui disordini che hanno colpito Milano e Bologna durante le manifestazioni, ma è andato oltre. A Ferrara nasce “il Nam, il Nucleo Anti Maranza, una task force voluta dal Comune della città emiliana per contrastare il fenomeno, che sarà al contempo anche un primo esperimento a livello nazionale”, ha annunciato il primo cittadino. Le funzioni del Nam saranno di “prevenzione, controllo e repressione” e per questo il Comune di Ferrara coinvolgerà avvocati, psicologi, assistenti sociali, polizia locale ed esperti di sicurezza.

Il nucleo sarà attivo già dalle prossime settimane e il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato con entusiasmo l’iniziativa del sindaco ferrarese. “Ferrara risponde, con i fatti, alle richieste di aiuto e sostegno di tanti genitori, famiglie e commercianti, impauriti dalla situazione di insicurezza crescente”, ha spiegato Fabbri. Fabio Anselmo, lo sfidante di centrosinistra alle scorse elezioni, ha parlato di “mera propaganda” e di “spreco di denaro pubblico”.

“Approcciare così il tema, oltretutto con questa terminologia ghettizzante, stigmatizzante, e anche direi razzista, è indice di questi tempi bui. I giovani sono altra cosa, i problemi dei giovani sono altri”, ha affermato il consigliere d’opposizione. “Gli psicologi, certo, servono: servono occasioni di lavoro, di realizzazione, spazi per fare comunità”, ma “la task force anti maranza, con a capo Nicola Lodi (l’arcinoto Naomo, ex vicesindaco e assessore), si commenta da sé”, prosegue Anselmo, riferendosi all’ipotesi, al momento non confermata ufficialmente dal Comune, che alla guida della struttura venga chiamato l’ex vicesindaco leghista, in precedenza sospeso per la legge Severino. Il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica è inevitabile, e per questo Anselmo sottolinea che per i giovani di Ferrara sia necessario investire in qualcosa di più che una task force, che altro non fa che “generare odio“.

L'articolo A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?”

Scintille in diretta a Omnibus, su La7, tra Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi, e il giornalista economico Alan Friedman. Casus belli: le proteste giovanili di Milano e il ruolo delle presunte interferenze russe nell’alimentare le tensioni sociali in Europa.
Tutto comincia dall’analisi di Sommi sugli scontri di Milano. Il giornalista del Fatto respinge l’idea che dietro la rabbia dei ragazzi ci sia la regia di Mosca e richiama invece le disuguaglianze economiche, l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sommi insiste soprattutto su un punto: attribuire il disagio giovanile alle infiltrazioni russe significa distogliere lo sguardo dalle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone.
“Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin – osserva – Non riesco a rimanere serio su questa cosa, perché in realtà parliamo di un problema strutturale”.
Poi richiama la condizione sociale di tanti manifestanti, spesso figli di immigrati di seconda generazione o delle fasce più povere della popolazione italiana: “Qui ci sono dei ragazzi che non ce la fanno più. A 11 anni vai in piazza a manifestare. Questo è un termometro di una sperequazione sociale esasperata. Se tu togli 300 euro di reddito di cittadinanza magari al papà, che temporaneamente era in difficoltà, e non hai il coraggio di tassare le multinazionali e i super ricchi, allora accadono queste cose”.

A intervenire successivamente è Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, che introduce una distinzione tra le origini delle proteste e il loro sfruttamento politico da parte del Cremlino: “È chiaro che il fuoco degli scontri non viene acceso dalla Russia o da qualche misterioso manovratore. Ma apertamente gli esponenti del governo Putin usano le tensioni europee come prova della crisi dell’Occidente“.
Di Bella cita anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo e rbadisce che non c’è nessuna “manina misteriosa” ma una strumentalizzazione alla luce del sole: “È evidente che chi manifesta e gli scontri non sono creati da fuori, ma sono alimentati e sfruttati da fuori”.
Dal collegamento Friedman applaude e mostra il gesto dell’ok con la mano. E commenta: “Antonio Di Bella ha detto perfettamente. Poi che qualche filoputiniano difenda Putin non è una sorpresa, che sia un giornalista per un giornale di propaganda del Cremlino, che sia un politico di destra…”.
Sommi interviene: “Friedman, attenzione a dare dei filoputiniani perché si beccano le querele e poi le si pagano”.
Il giornalista americano ribatte immediatamente: “Mi stai minacciando?”..
“No – replica Sommi – Ti invito alla cautela a usare certi termini perché li hanno già usati a lungo anche sul Corriere della Sera e poi hanno pagato copiosamente per aver dato dei filoputiniani a chi si interroga sulle questioni invece di chi liscia da una parte. Te lo dico così, per rinfrescarti le idee”.

Il riferimento è alla vicenda giudiziaria di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un articolo firmato da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia” e dedicato a una presunta rete di opinionisti e influencer che rilanciavano la propaganda del Cremlino, con riferimenti alle attività del Copasir e dei servizi di intelligence. Tra i nomi compariva quello di Orsini, accompagnato dalla sua fotografia. Il professore ha promosso una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le due giornaliste. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha condannato i convenuti a risarcirlo con 27.500 euro per danni e circa 5mila euro per spese processuali.

Friedman sbotta: “Questo è talmente da cafone che neanche ti rispondo. Io non sono qui per litigare e non credo di aver nominato nessun giornale. Attenzione, signor avvocatino“.
Sommi non arretra e gli fa notare la sequenza degli interventi: “Hai parlato di “giornalisti filoputiniani” subito dopo che ho detto che un conto è esultare perché l’Europa va male, visto che c’è una guerra, un conto è avere l’intromissione di Putin nei social»”.
Friedman rivendica di non aver indicato alcuna testata né alcuna persona specifica: “Ho fatto il nome di qualche giornale? Mi querela per non aver fatto nessun nome e aver parlato genericamente? Ma va’! Io volo alto e non scendo a questi livelli bassi, ok?”.
Sommi ride e ribadisce: “Hai appena detto dei giornalisti filoputiniani”.
“Ho parlato genericamente dei putiniani in Italia senza nominare nessuno, signorino“, rilancia Friedman.
Greco, visibilmente spazientito, cerca di chiudere il battibecco: “No, no, non ha nominato nessuno, benissimo”.
Ma Friedman continua a interrompere, ripetendo “Signorino!” e poi “Piccolo signore!“, mentre Sommi reagisce divertito e il conduttore è costretto ad arrendersi con una battuta: “Siamo alla frutta, come dicono in Calabria“.

L'articolo Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Falle del codice PHP, “offline oltre 30 servizi governativi del Regno Unito”. Cloudflare: “Milioni di attacchi hacker”

Mentre Cloudflare lancia l’allarma su “milioni” di attacchi hacker sulla sua rete, decine di siti del governo inglese sono offline. Ma l’allarma dilaga in tutta Europa, dopo la scoperta delle gravi falle di sicurezza nel linguaggio di programmazione Php. Ministeri e istituzioni “spente” anche in Olanda, Germania, Francia, Finlandia. Molti siti e servizi dell’Unione europea funzionano grazie al linguaggio PHP. In Italia, l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale ha rilasciato ieri due patch per mettere al riparo i sistemi. Ma i rischi sono già in atto per milioni di cittadini del Vecchio Continente, non solo in Italia.

Giù siti governativi del Regno Unito, consigli Comunali e serie tv della Bbc

Almeno 32 servizi digitali dell’esecutivo britannico sono inaccessibili, altri 4 operativi solo in parte. Alla Camera dei Lord del parlamento inglese, è la Baroness Lloyd (sottosegretaria per il settore digitale) ha tracciare il perimetro della gigantesca falla, in grado di minacciare la sicurezza informatica in tutto il mondo. I disservizi online derivano soprattutto dalle “misure precauzionali adottate per proteggere i sistemi mentre vengono applicati gli aggiornamenti di sicurezza”, ha chiarito Lloyd. Mentre nessun grande servizio pubblico essenziale rivolto ai cittadini è stato colpito, ha rassicurato un portavoce del governo laburista guidato da Andy Burnham. Ma Downing Street ha esortato “tutte le organizzazioni, private e pubbliche, grandi e piccole” a seguire le indicazioni di protezione. Il Centro nazionale per la sicurezza informatica del Regno Unito (Ncsc) ha diffuso le istruzioni per aggiornare i sistemi “tappando” la falla. Ove non sia possibile, il consiglio è di staccare la spina, mettendo “offline il sistema finché non possa essere pienamente messo in sicurezza”. L’Office for Budget Responsibility (Obr), l’organismo indipendente di controllo dei conti pubblici, ha oscurato il proprio sito, per mettersi al sicuro. Ieri erano finiti offline anche i siti dei consigli comunali di Edimburgo e Oxford, ora tornati accessibili. Restano irraggiungibili le pagine di diversi programmi della Bbc, tra cui quelli delle serie “Doctor Who” e “The Traitors”, anche se non c’è conferma di un legame con le vulnerabilità del linguaggio Php.

Cloudflare: “Milioni di attacchi in corso”. Amazon conferma. Istituzioni offline in Germania e Olanda

Intanto, sulla piattaforma X Matthew Prince, amministratore delegato della società di infrastrutture Internet Cloudflare, ha lanciato l’allarme: “milioni” di tentativi di sfruttare le vulnerabilità di PHP sulla propria rete nelle 10 ore precedenti l’annuncio pubblico. “Da migliaia, il numero è balzato a decine di migliaia nei 45 minuti successivi all’annuncio, a centinaia di migliaia nel giro di due ore e ora a milioni”, ha dichiarato il Ceo del colosso americano,citato dall’emittente pubblica inglese Bbc. “Al momento”, ha chiarito Prince, “non sappiamo se qualche hacker sia riuscito a sfruttare con successo le falle” di sicurezza. Anche Amazon conferme l’esistenza di criminali informatici al lavoro per sfruttare le vulnerabilità, ma finora i suoi siti web funzionano normalmente.

In Germania, come precauzione, ieri erano offline diversi siti dei ministeri, su indicazione dell’Ufficio federale per la sicurezza informatica (BSI). Ma nessun indizio di violazione, secondo il ministro per il Digitale tedesco Karsten Wildberger. “Prendiamo molto sul serio questo incidente e gli attuali avvertimenti”, ha dichiarato il politico della Cdu al quotidiano Bild. L’allarme per la falla del linguaggio PHP, tocca l’intera Europa. In Olanda offline il sito del National Cyber Security Centre (il centro per la sicurezza informatica nazionale), a titolo precauzionale. I Paesi Bassi hanno disattivato diversi servizi e siti web istituzionali, secondo la testata giornalistica Euronews: giù il sistema di identità digitale DigiD, il portale governativo Overheid.nl, il sito della camera bassa del parlamento, i cinque principali partiti politici del Paese. Ma anche infrastrutture chiave come il porto di Rotterdam e diversi ospedali. Il fornitore informatico statale finlandese Valtori ha spento in blocco i servizi web del governo “come misura precauzionale”. In Francia, il Ministero dell’Interno ha messo in modalità manutenzione i siti delle amministrazioni locali, prosegue Euronews.

Una dichiarazione congiunta per esortare ad agire immediatamente sui sistemi online è giunta dalle autorità europee, con un documento firmato dalla Commissione Ue, ENISA, CERT-EU, Europol e la rete europea dei centri nazionali di risposta agli incidenti informatici. Molti siti e servizi delle istituzioni Ue sono basati su Drupal, fondato sul linguaggio PHP. The Drop Times, testata giornalistica specializzata sulle tecnologie Drupal, conta 770 siti attivi per 44 servizi della Commissione, con centinaia di milioni di visite l’anno.

L'articolo Falle del codice PHP, “offline oltre 30 servizi governativi del Regno Unito”. Cloudflare: “Milioni di attacchi hacker” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa californiana sui miliardari. Meta gli dà nuove azioni per blindarlo per otto anni

Il numero uno di Meta Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa sui miliardari, se la California approverà la misura. E il gruppo a cui fanno capo Facebook, Instagram e Whatsapp corre ai ripari per consentirgli di farlo senza mettere a rischio il controllo della società. Meta infatti, come emerge da un documento depositato alla Securities and Exchange Commission, distribuirà ai soci nuove azioni di classe C prive di diritto di voto in aggiunta a quelle già possedute. Zuckerberg potrà vendere o trasferire immediatamente il 20% dei titoli che riceverà, una quota equivalente a circa il 10% della sua partecipazione. E potrà usare il ricavato per saldare l’eventuale imposta. In cambio si impegna a mantenere la residenza in California per i prossimi otto anni.

L’intesa arriva a meno di due settimane dal referendum del 3 novembre sulla Proposition 40, che propone una patrimoniale una tantum del 5% sulle fortune dei circa 250 miliardari residenti nel Golden State e l’utilizzo del gettito per finanziare la sanità depauperata dai tagli di Trump e programmi per l’istruzione e l’assistenza alimentare. In caso di successo, segnerebbe una svolta per il dibattito sulla tassazione della ricchezza.

Secondo i documenti societari Zuckerberg, il cui patrimonio è stimato intorno ai 240 miliardi di dollari, aveva comunicato a un Comitato speciale di amministratori indipendenti di star valutando il trasferimento della residenza fuori dallo Stato per cercare di dribblare un’imposta che nel suo caso varrebbe circa 10 miliardi. Per pagare il conto avrebbe infatti dovuto vendere parte delle azioni di classe B, quelle che gli garantiscono diritti di voto maggiorati: la sua quota di controllo sarebbe scesa dal 60,6% a circa il 53%. Il Comitato speciale, ritenendo “di fondamentale importanza mantenere il Sig. Zuckerberg in una posizione di leadership all’interno della nostra azienda” e far sì che “che continui a risiedere e a gestire l’Azienda dalla nostra sede centrale in California per garantire la sua continua capacità di guidare efficacemente le nostre prestazioni durante quest’era di sfide e concorrenza senza precedenti”, ha trovato giocoforza una soluzione: una riorganizzazione della struttura azionaria. Meta distribuirà appunto ai soci dal gennaio 2027 nuove azioni di classe C, prive di diritto di voto, in aggiunta a quelle già possedute.

L’economista francese Gabriel Zucman, che da anni studia la concentrazione della ricchezza e le modalità per tassare i grandi patrimoni, ha scritto su X che la decisione è la prova che “la campagna per la Proposition 40 sta funzionando”: viene meno infatti l’argomento usato da molti oppositori secondo cui i miliardari “non potrebbero” versare il dovuto pena la perdita del controllo delle loro compagnie. Se messi alle strette, evidentemente, si può fare.

Da notare, peraltro, che come ricorda il documento inviato alla Sec dal 2013 Zuckerberg riceve uno stipendio annuo simbolico di un dollaro come amministratore delegato e presidente del gruppo. La società lo utilizza come argomento per motivare la sua necessità di liquidità. Ma il punto è che la sua ricchezza deriva soprattutto dal valore delle azioni Meta, che può crescere senza tradursi in reddito imponibile. È un meccanismo comune tra i grandi miliardari: finché le azioni non vengono vendute, l’incremento di valore resta generalmente una plusvalenza non realizzata e non è tassato come reddito da capitale. Il risultato che, a fronte della impressionante concentrazione delle fortune nelle mani di pochi, quei pochi riescono a versare meno tasse rispetto a un lavoratore del ceto medio. La patrimoniale una tantum proposta da un sindacato di lavoratori della sanità punta a correggere in parte questa asimmetria.

Come da copione l’opposizione alla misura è stata però violenta: molti grandi nomi della Silicon Valley, fallito l’obiettivo di impedire che la proposta promossa arrivasse alle urne, hanno messo in campo tutto il proprio arsenale finanziario e non solo per convincere gli elettori a bocciarla. Tra campagne di disinformazione e sostegno ad altre misure referendarie che potrebbero impedirne l’entrata in vigore. Alcuni miliardari, tra cui i cofondatori di Google Larry Page e Sergey Brin, hanno valutato o annunciato di volersene andare. Anche se, come evidenziato da Zucman, sulla carta per avere successo il trasferimento fiscale avrebbe dovuto essere completato entro fine dicembre 2025: il testo infatti individua i potenziali contribuenti in base alla residenza al 1° gennaio 2026. L’eventuale trasferimento di Zuckerberg, ipotizzato per ottobre di quest’anno, sarebbe stato quindi al massimo un tentativo in extremis per tentare di contestare la propria assoggettabilità alla tassa, ma non una garanzia di esserne escluso.

L'articolo Mark Zuckerberg si prepara a pagare la tassa californiana sui miliardari. Meta gli dà nuove azioni per blindarlo per otto anni proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa”

“Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta”, per questo si sta pensando “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani” e si sta valutando se alcuni “settori delle carceri destinate ai maggiorenni possano essere dedicati ai minori”. A meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, Carlo Nordio ha sintetizzato l’idea che il ministero della Giustizia italiano ha per gestire il disagio sociale giovanile: la repressione. Le dichiarazioni del Guardasigilli hanno scatenato le reazioni indignate di tutte le opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha chiesto le sue dimissioni: “Se parli così allora non sei un politico, devi andare a casa”. Mentre per il Partito Democratico, “le frasi di Nordio sono gravissime e svelano il vero progetto del governo di Giorgia Meloni: per un giovane che sbaglia la risposta non è recuperarlo, ma rinchiuderlo in una cella“.

Un’ospitata poco fortunata quella di Nordio a Start, su Sky Tg24. Prima la frase sulle possibili infiltrazioni mafiose nelle proteste degli autotrasportatori. Poi le dichiarazioni sui giovani: “Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti. E il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza. Proprio ieri abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare dei accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori”, ha detto il ministro nel corso della trasmissione.

Per il Movimento 5 Stelle, queste dichiarazioni “nel migliore dei casi segnalano l’ennesima rincorsa a Roberto Vannacci da parte dell’esecutivo. Nel peggiore, la deriva cilena di questo governo”. “C’è una generazione totalmente ai margini della società, incapace di immaginare un futuro tra affitti alle stelle, studentati di lusso e la casa che è diventata una utopia impossibile da raggiungere senza l’aiuto dei genitori. Ai nostri giovani Meloni nega il diritto alla casa, ma apre le porte delle carceri. Non c’è più nemmeno il pudore di fare certe dichiarazioni. Fermatevi finché siete in tempo”, critica Luca Pirondini, capogruppo M5s al Senato.

Mentre la dem Michela Di Biase commenta: “Dopo aver progressivamente smantellato il sistema della giustizia minorile, ora si arriva persino a ipotizzare di destinare ai minori spazi delle carceri per adulti. Si cancellano così le differenze tra minori e maggiorenni, si calpesta il principio del superiore interesse del minore e si mettono in discussione decenni di conquiste giuridiche e convenzioni internazionali sull’altare del populismo penale. È una deriva pericolosissima, che stravolge la funzione rieducativa della giustizia minorile. Per questo governo il disagio giovanile non è più una questione sociale da affrontare, ma un’emergenza di ordine pubblico da reprimere. Non si investe nella scuola, nella prevenzione e nel recupero: si costruiscono nuove celle”.

Anche l’associazione Libera ha criticato duramente le parole di Nordio. “Guardare al disagio giovanile, alla criminalità minorile attraverso le lenti della repressione è un tornare indietro, una retromarcia spericolata sia a livello giuridico che culturale”, scrive in una nota. “Le esperienze di tante realtà impegnate nel sociale mostrano invece che le uniche lenti davvero capaci di restituirci il fenomeno sono quelle di natura educativa e sociale. Punire quasi mai funziona, educare molto spesso sì. L’esercito di cui abbiamo bisogno nelle nostre città deve essere composto da educatori, assistenti sociali, operatori della cultura. Bisogna costruire opportunità, fornire strumenti e servizi. L’unica via d’uscita: investire nella scuola. Far funzionare la giustizia minorile dovrebbe significare fare in modo che gli sbagli dei ragazzi, dettati spesso da carenze educative gravi, non diventino una condanna per la vita. È questo che sfugge a chi concepisce la giustizia come una clava, senza riguardo per la storia e le fragilità di ciascuno”.

L'articolo Nordio: “Massicci arresti di minori, valutiamo di allargare le carceri giovanili”. Conte: “Parole non da politico, vada a casa” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore”

“Non sono più disposta e a sciare con il dolore“. In poche parole Federica Brignone chiarisce la sua posizione, aprendo anche all’ipotesi del ritiro. La campionessa di sci, vincitrice di due medaglie d’oro alle ultime Olimpiadi di Milano-Cortina, non sarà al via della stagione di Coppa del Mondo a Soelden. È ancora alle prese con la riabilitazione e il ritorno in pista in questo momento resta un punto interrogativo. Ieri, mercoledì 21 ottobre, era sul red carpet della Festa del Cinema di Roma, insieme al fidanzato James Mbaye (nella foto, ndr) per presentare il documentario “Federica – L’ultima Olimpiade“.

Un film per raccontare l’impresa di Brignone, riuscita miracolosamente a rientrare per i Giochi in casa e poi a vincere due ori. I dolori dovuti all’infortunio però non sono mai passati: “Non sono più disposta e a sciare con il dolore, cioè a dover combattere contro il mio corpo, contro i segnali che mi dà il mio corpo, combattere tutti i giorni anche solo per appoggiarti a una gamba”, ha dichiarato in un’intervista a Francesca Marsaglia per Eurosport. “Quindi – ha chiarito Brignone – o starò bene o per me la mia vita da sciatrice può anche finire qua“.

Una dichiarazione forte, che chiarisce però quanto sia stato grave l’infortunio e difficile il recupero. “Sto ancora cercando qualche senso. Probabilmente avevo bisogno di una sfida nuova, ancora più impossibile, perché avevo raggiunto o passato tutte le sfide che avevo in testa. Però così è stato un po’ ‘too much‘, nel senso così grave. Non ho ancora capito il perché e non so se lo capirò mai”, ha detto Brignone all’Ansa. La speranza di vederla di nuovo in pista è ancora presente, ma non è l’unica ipotesi possibile.

L'articolo Federica Brignone, il documentario e l’annuncio: “Non sono più disposta a sciare con il dolore” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Trump attacca LeBron James: “Non vale nulla, è una vergogna totale. Dovrebbe chiedere scusa”. Che cosa è successo

Donald Trump torna ad attaccare LeBron James. Il rapporto tra il presidente Usa e la star della Nba è sempre stato a dir poco teso. Questa volta Trump ha criticato James sul suo social Truth: “È una vergogna. Dovrebbe chiedere scusa”. Il motivo? Il comportamento del cestista durante l’inno nazionale americano suonato prima del match al Madison Square Garden tra i New York Knicks e Philadelphia 76ers, poi vinta dai Sixers 106 a 100, con James che ha messo a segno 14 punti.

Un video mostra LeBron James che durante l’inno prima sembra mimare con le mani il gesto del golf e poi un tiro a canestro. Trump ha subito colto l’occasione per attaccarlo: “Mentre ascolta il nostro inno nazionale, LeBron James manca di rispetto al nostro Paese”, ha scritto. Per poi insultare: “L’ho detto fin dall’inizio: non vale nulla, è una vergogna totale. LeBron James dovrebbe chiedere scusa a tutti quei grandi guerrieri ed eroi americani che sono morti per la bandiera americana e per tutto ciò che il nostro Paese rappresenta”.

LeBron James già dieci anni fa fu tra le prime star dello sport americano a criticare Trump, durante la campagna elettorale, in particolare per le sue frasi sulle donne e poi per aver fatto tornare “di moda” l’odio in America. Nel 2017 difese la scelta di Stephen Curry di rifiutare l’invito di Trump, scrivendo: “Andare alla Casa Bianca era un grande onore finché non sei arrivato tu”. Nel 2018 arrivò il primo affondo di Trump, che dopo un’intervista di James commentò: “”Lo hanno fatto sembrare intelligente, non facile”. L’ostilità è proseguita anche nel secondo mandato: il 24 luglio scorso, rispondendo a una domanda sul confronto tra James e Jordan, Trump ha definito LeBron “razzista“.

L'articolo Trump attacca LeBron James: “Non vale nulla, è una vergogna totale. Dovrebbe chiedere scusa”. Che cosa è successo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Ennesimo traffico di armi nel porto di Livorno”: bloccata una nave diretta alla base militare di Sigonella

Attivisti della Global sumud flotilla Italia, insieme a lavoratori del sindacato Usb e del Gap, hanno bloccato l’accesso a porto di Livorno alla nave Sunaid X, che garantisce i rifornimenti alla base americana di Sigonella. Diverse barche della Flotilla Italia hanno fatto delle operazioni di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si sono radunati all’ingresso del Terminal Darsena Toscana per protestare. “Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato sciopero in tutte le ditte coinvolte” comunicano. “La DLA – scrive l’Usb in un comunicato – l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso”.

Il sindacato denuncia il coinvolgimento di Sigonella “nelle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e del genocidio Palestinese. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra Ue sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere – è la richiesta dell’Usb di Livorno – dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città”.

L'articolo “Ennesimo traffico di armi nel porto di Livorno”: bloccata una nave diretta alla base militare di Sigonella proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Google abbatte 250mila alberi in Finlandia per costruire un data center da 13 miliardi

Duecentocinquantamila alberi in meno e un data center in più, dal valore di 13 miliardi di euro. Google ha fatto abbattere in Finlandia una foresta di 330 ettari e, al suo posto, verrà costruito un centro di elaborazione dati per il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale. L’Autorità finlandese per le licenze e la vigilanza, a inizio ottobre, ha ordinato a Google di sospendere temporaneamente i lavori a Muhos e in un altro sito nel villaggio di Otanmaki per il mancato completamento delle necessarie valutazioni di impatto ambientale, prima del disboscamento totale dell’area. La notizia ha suscitato un’ampia ondata di proteste e il responsabile di Google per la Finlandia, Antti Jarvinen, si è scusato per i disboscamenti, sostenendo però che l’azienda ha agito “in base alla migliore interpretazione della normativa di cui disponeva all’epoca”.

Al centro del dibattito nazionale c’è anche il ruolo che il Paese dovrebbe ricoprire nella corsa globale alla costruzione di data center. Come riporta Agi, nel paese scandinavo ci sono 145 nuove strutture in varie fasi di pianificazione ed è per questo in prima linea nell’offensiva delle aziende tecnologiche. La posizione geologica e geopolitica della Finlandia garantisce una relativa stabilità; in più, il Paese è particolarmente attraente per l’abbondanza di terre e per il clima freddo, che consentirebbe ai data center un notevole risparmio sui costi energetici.

Nella cittadina di Muhos, nel nord della Finlandia, la foresta acquistata da Google, a 400 metri di distanza dal fiume Oulujoki, è già stata abbattuta – 3km in lunghezza e 2km in larghezza – e ora gli escavatori stanno sgomberando il suolo. Il progetto di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, a Muhos e Otanmaki, ha suscitato anche le critiche di Donald Trump. Il presidente, infatti, avrebbe preferito che Google scegliesse gli Stati Uniti per realizzare il progetto da 13 miliardi, arrivando a chiedere pubblicamente all’azienda di riconsiderare la propria scelta.

Il governo finlandese ha puntato molto su questo progetto, il più grande mai realizzato nel Paese, facendo anche profondi tagli alla spesa pubblica. Il primo ministro Petteri Orpo ha dichiarato che attrarre investimenti rappresenta una “priorità assoluta”, aggiungendo che “il valore dell’economia dei dati va ben oltre l’investimento diretto”. Secondo il premier, l’accordo con Google “porterà benefici duraturi a entrambe le parti”. Ma la preoccupazione dell’opinione pubblica per le conseguenze sulle comunità locali, per i prezzi dell’energia e per l’ambiente naturale del Paese, sono adesso al centro del dibattito, e probabilmente il tema rimarrà centrale anche per le elezioni di aprile.

Poiché l’abbattimento è avvenuto illegalmente, il legname non può essere venduto agli stabilimenti di trasformazione del legno. La vicenda ha sollevato anche alcuni interrogativi sul perché le fonti di energia rinnovabile della Finlandia vengano utilizzate per alimentare le multinazionali straniere. Più di 93mila persone hanno firmato una petizione che chiede una maggiore regolamentazione dei data center e l’introduzione di un contributo per risarcire le comunità locali dei danni ambientali subiti.

L'articolo Google abbatte 250mila alberi in Finlandia per costruire un data center da 13 miliardi proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Prelievo di solidarietà temporaneo sugli extraprofitti del settore energetico: per l’Avvocatura Ue è legittimo

Secondo Athanasios Rantos, avvocato generale della Corte di Giustizia Ue, il prelievo di solidarietà temporaneo sugli extra-profitti del settore energetico è legittimo. Era stato introdotto nel 2022 in risposta alla crisi energetica provocata dalla guerra in Ucraina. Secondo l’Avvocatura della Corte di Giustizia Ue, il prelievo di solidarietà del 2022-2023 era “conforme al diritto dell’Unione“. Incideva sugli utili straordinari, ovvero eccedenti del 20% rispetto agli utili prodotti nei quattro esercizi precedenti, realizzati nei due anni interessati dalle imprese dei settori di petrolio, gas naturale, carbone e raffinazione.

Nelle sue conclusioni, Rantos sostiene che la misura economica era “urgente, temporanea e proporzionata“, oltre a sottolinearne il “carattere eccezionale e temporaneo“. Giustificata anche la restrizione ad alcuni operatori, in quanto “fondata su criteri oggettivi e riguardante le imprese più importanti in termini di quote di mercato”, che perciò non costituisce né una differenza di trattamento selettiva né un aiuto di Stato.

Di recente Italia, Germania, Portogallo, Spagna, Austria e Polonia hanno inviato una lettera al ministro delle Finanze irlandese che presiede l’Ecofin auspicando un nuovo quadro comune per la tassazione delle grandi aziende che traggono profitto dalla crisi causata dal conflitto in Medio Oriente. Alla richiesta era seguita la promessa di dar fondo a nuove analisi di fattibilità.

L'articolo Prelievo di solidarietà temporaneo sugli extraprofitti del settore energetico: per l’Avvocatura Ue è legittimo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Marta Bassino, un anno dopo l’infortunio e 10 anni dopo il primo podio: dall’amicizia con Pirovano al ritorno in pista. “Non so bene cosa aspettarmi”

Il 22 ottobre è una data speciale per Marta Bassino. Esattamente un anno fa, la caduta e l’infortunio al ginocchio sinistro che ha compromesso l’intera stagione, comprese le Olimpiadi di Milano-Cortina. Esattamente 10 anni fa, però, nello stesso giorno otteneva il suo primo podio in Coppa del Mondo, a Soelden. Il destino che si intreccia, perché ora proprio da Soelden riparte la carriera di Bassino, dopo un anno di stop forzato. Solo in questi giorni ha sciolto le riserve, confermando la sua presenza: “Non so bene cosa aspettarmi. Voglio prenderla come viene“, ha raccontato alla Gazzetta dello Sport. L’Italsci la aspetta, perché oggi Bassino è un punto di riferimento (viste le assenze di Brignone e Goggia) insieme alla sua amica Laura Pirovano, con cui sta condividendo questo avvicinamento al debutto stagionale, come testimoniato sui social.

“A ognuno il suo stile”, ha scritto Pirovano, pubblicando il video di un tuffo in piscina insieme a Bassino. Vale anche sulla pista: una discesista, l’altra amante soprattutto del gigante. La trentina viene da un’annata magica, in cui ha trovato la prima vittoria e ha poi conquistato la Coppa del Mondo di discesa libera grazie a tre successi complessivi. Bassino ha dovuto soffrire da casa, senza mai smettere di tifare per la collega: “Sono molto contenta per lei. In realtà siamo sempre state amiche, anche prima dei suoi risultati dell’anno scorso. Siamo state in vacanza insieme e siamo anche in camera insieme“, ha raccontato Bassino.

Con Pirovano ha vissuto anche questi ” giorni particolari” prima del ritorno in pista: “Sono un po’ turbata -ha confessato sempre alla Gazzetta – ricorre un anno dall’infortunio e sono qui, in Val Senales, dove mi sono fatta male“. Il rientro sulle nevi dell’Austria servirà quindi soprattutto a rompere il ghiaccio: “Ritrovare l’aria delle gare, mettere il pettorale e rivivere quelle sensazioni sarà già qualcosa di nuovo. Voglio affrontarlo con serenità“.

Bassino, giustamente, non vuole pressioni. Anche se vuole recuperare quello che l’infortunio le ha tolto, lei che vanta 7 vittorie e 30 podi in Coppa del Mondo, oltre alla Sfera di Cristallo di slalom gigante conquista nel 2021. Da quel primo podio di un decennio fa è cambiato tutto: “Se penso a dieci anni fa, mi vedo piccolissima, con molta meno consapevolezza. Ho fatto tante esperienze, ho viaggiato, sono cresciuta. Oggi affronto le cose in modo diverso”. Oggi è anche una veterana del gruppo azzurro, pronta a fare da guida: “Se penso ad Anna Trocker, classe 2008, e alla mia prima volta a Soelden, nel 2014, mi rendo conto di quanto tempo sia passato. Quando io ero al debutto, Anna aveva sei anni! Sono contenta che arrivino ragazze giovani. C’è bisogno di nuove generazioni e di ricambio: è giusto che sia così“. Intanto, però, Bassino ha ancora molto da dare.

L'articolo Marta Bassino, un anno dopo l’infortunio e 10 anni dopo il primo podio: dall’amicizia con Pirovano al ritorno in pista. “Non so bene cosa aspettarmi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Consigli da marziano sui ‘maranza’: la ricetta fasulla della repressione si smonta in poco

Da ‘maranza’ a marziano il passo è breve: tanto ci sono estranei i ragazzi delle periferie urbane e delle cosiddette ‘seconde generazioni’ di nuovi italiani, quanto se arrivasse da Marte uno studioso culturalmente preparato e freddamente razionalista, che cosa direbbe di questo grande disordine sotto il cielo?

Esaminando la marea montante di commenti sulle violenze di strada a Milano e sulla stretta repressiva varata dal governo, il maranzanologo alieno sorriderebbe subito divertito per la compiacenza dei nuovi Bakunin nostrani che ripetono ai borghesi indignati il ritornello della canzone di Fabrizio De Andrè sul Maggio francese: ‘anche se voi vi credete assolti/ siete per sempre coinvolti’. Non è come la querelle tra rapper milionario e aspiranti tali, ma è pur sempre una questione di Fede(z) rivoluzionaria. Altrettanto facilmente un marziano individuerebbe il punto debole dei ragionamenti di chi plaude all’inasprimento del controllo sociale con i militari nelle strade, all’ampliamento dei poteri di polizia e a una legislazione che prevede pene giudiziarie più severe.

Se non credete agli ET fate una ricerca con l’IA: la repressione non funziona perché è evidentemente destinata a generare nuovo disagio, per non dire dei costi assolutamente sproporzionati ai risultati. Questo è il dato che si può evincere guardando al periodo storico degli ultimi 30-40 anni con la lente specialistica degli studi di settore che, soprattutto nel mondo anglosassone, sono stati fatti sul campo da sociologi e criminologi di varia estrazione: la repressione ad ampio spettro sociale non ha mai funzionato tout court, ma ha soltanto creato un’altra voragine di debito pubblico.

E a chi rispondesse citando casomai casi specifici italiani, per esempio la durezza nei confronti dei vertici delle organizzazioni mafiose e dei gruppi terroristici, bisogna pur ricordare che la mafia o le Br contavano su un certo quale consenso diffuso ma non hanno mai avuto origine e radicamento in quello che potremmo definire, in senso lato, un movimento del nuovo sottoproletariato urbano.

Il nostro maranzianologo alieno smonterebbe anche la fasulla premessa ideologica dei tifosi della repressione, quando sostengono che l’inclusione si sia rivelata una fandonia, senza portare a conforto di questa tesi nessun dato credibile: è evidente a chiunque che una vera e propria battaglia culturale per l’integrazione e per l’educazione dei giovani non è mai stata tentata seriamente da nessun governo e da nessun potere locale, ché anche la sinistra su questo ha colpe storiche enormi.

Su scala locale a Milano, per esempio, dieci piazze pedonalizzate e ridipinte nei quartieri più degradati valgono anche soltanto una delle speculazioni edilizie per ricchi che il Comune ha varato? Oltretutto la vicinanza causata dalle gentrificazioni non ha fatto che accentuare i contrasti e causare nuovi risentimenti: l’ex scalo ferroviario rivestito a lusso con la Fondazione Prada e i nuovi palazzi nel quartiere ribattezzato ’SouPra’ sono a due passi dal Sud-Est vero del Corvetto; la nuova area ‘hipster’ di Nolo confina con le zone contese tra le gang latine e i giovani delle famiglie musulmane, e via elencando.

Si trovano montagne di soldi per le armi, montagne per un Ponte, montagne per l’edilizia di lusso, montagne per le Fashion Week, montagne persino per coccolare i borghesi con i vizi culturali, ma a qualcuno è mai venuto in mente di finanziare un piano straordinario per la riqualificazione culturale delle periferie dove abitano i ‘maranza’? Quanto costa una bella opera nel Tempio della lirica, o una mostra d’ArtiStar, o la stagione del Teatro d’arte per tutti che mostra una certa amnesia storica? E quanto è stato investito sulle vere emergenze culturali ed educative nel territorio?

Persino Giorgia Meloni, nel presentare il suo ennesimo decreto legge da pugno di ferro, ha ammesso di ritenere necessaria la riqualificazione delle periferie, e ci sta poi persino che abbia in mente di preparare qualche intervento-passerella alla Caivano magari proprio nella Milano di Sala, sai che beffa!

Sia quel sia, alla fine il maranzanologo alieno consiglierebbe: siccome sul piano della follia delle diseguaglianze nel vostro mondo sembra che ci sia ben poco da fare, al momento, nonostante la marea di poveri, veri e potenziali (dato che i debiti degli Stati sono decollati a livelli stratosferici mentre pochi individui più ricchi diventano sempre più sfacciatamente tali!), cominciate a fare qualcosa di concreto almeno per riportare la cultura e l’educazione al centro di una nuova politica.

L'articolo Consigli da marziano sui ‘maranza’: la ricetta fasulla della repressione si smonta in poco proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La scala dell’indignazione vede in cima le vetrine rotte, poi Garlasco. Silenzio sulle armi nucleari

“Ci sono immagini che speravamo di non vedere mai nelle nostre comunità” è l’espressione di biasimo che in questi giorni più accomuna i politici di centro destra e di centro sinistra nel commentare i disordini sociali di Milano finiti sui media e sulle prime pagine dei giornali. I fotogrammi in discussione ritraggono sequenze di giovani incappucciati, bambini di dieci anni mascherati, giovani stranieri che si scatenano contro vetrine e forze dell’ordine e corrono in mezzo a lacrimogeni e fumo che sale dalle strade.

Sono immagini che turbano. Non solo perché ritraggono scene di violenza in strada che spaventano. Ma anche per il loro livello di selettività. Fino a un paio di giorni fa, gli scioperi che stanno sconvolgendo il meridione erano deliberatamente occultati. Pochissimi sanno che a Pisa ha sfilato un corteo di ambulanze delle pubbliche assistenze con le sirene accese per denunciare l’aumento dei costi del carburante che rischia di compromettere la continuità dei servizi del trasporto sanitario volontario, mentre in un trafiletto di un paio di agenzie di stampa l’opinione pubblica è stata informata che nelle isole Savlbard l’acqua di rubinetto non si può più bere a causa dello scioglimento del permafrost dovuto al riscaldamento globale che rilascia fortissime concentrazioni di metalli pesanti nell’acqua e sotto il quale giacciono 1700 miliardi di carbonio immagazzinato.

Una immagine che gira in questi giorni sui social media presenta una ‘scala dell’indignazione’ che fotografa con precisione l’importanza data dai media alle diverse notizie da comunicare all’opinione pubblica. In cima alla scala ci sono le vetrine rotte con maranza e ragazzini di dieci anni mascherati a contorno, per fare intenzionalmente risaltare, in contemporanea, la pericolosità e l’infantilismo che anima i nuovi movimenti. In seconda posizione sulla scala molto staccata dalla prima ci sono le notizie sul pericolo imminente di invasione della Russia. Seguono su un gradino sempre più marginale le notizie sull’omicidio di Garlasco e sullo sfruttamento degli animali negli allevamenti intensivi. Ormai derubricata in ultima posizione con la messa in disparte del dibattito sulla transizione green è la crisi climatica causata dalla mano criminale dell’uomo a cui giornali e televisioni da messi ormai invitano a farci l’abitudine investendo su condizionatori e assicurazioni contro di danni climatici.

La domanda più urgente da porsi in una società dove il controllo dell’informazione è ormai diventato un monopolio in mano a pochissimi gruppi economici e persone è come mai in prima pagina non è stata pubblicata la notizia che in tutte le città sono partiti cortei pacifici con migliaia di studenti a sostegno dei docenti che chiedono una retribuzione adeguata per il lavoro educativo svolto nel paese con gli stipendi per l’istruzione più bassi di Europa. Tra le notizie dei media è di mercoledì l’informazione che gli inquirenti hanno sequestrato documenti per ipotesi di corruzione sul ponte di Messina. Perché, oltre a intervistare Salvini per informare i cittadini sul nuovo decreto di fermo dei minorenni, non è stato chiesto al ministro di spiegare atti alla mano cosa sta accadendo nello Stretto: un’opera faraonica dal costo stimato di quasi 14 miliardi di euro che gli osservatori indipendenti sempre più dubitano sarà mai realizzata. E perché non si parla delle misure da adottare per affrontare la più grande contaminazione ambientale registrata dal dopoguerra in Italia: quella da PFAS l’’inquinante eterno’ di cui la metà della popolazione veneta presenta valori fuori media nel sangue?

Si può naturalmente seguire con interesse il dibattito in cui i vari politici Meloni, Renzi, Sala, Crosetto e chi più ne ha più ne metta, si prodigano nel rimarcare l’urgenza della repressione nei confronti dei balordi che hanno spaccato qualche vetrina in centro di Milano. L’immagine plastica che salta agli occhi in questi giorni però va detto con franchezza non sono i disordini milanesi, ma il fatto che in Italia è completamente saltato in aria il rapporto di interdipendenza tra informazione libera e democrazia. Ogni sistema che si possa dire democratico ha bisogno di uno spazio pubblico in cui discutere dei fatti, affinché i cittadini possano prendere posizione sia nell’esercizio del voto che nelle azioni da mettere in campo per partecipare alla vita civile del paese.

Nell’ultimo indice di Reporter senza Frontiere, la situazione in cui i cittadini vivono in una condizione informativa accettabile è passata dal 20% all’1% della popolazione mondiale del 2026, mentre l’Italia è scesa dalla 49° alla 56° posizione tra le nazioni con informazione sana.

Nell’esercitazione Nato Steadfast Noon 2026 iniziata il 13 ottobre in Italia sono stati impiegati aerei capaci di trasportare le nuove bombe nucleari a caduta libera nella versione B61-12 da 50 kilotoni (la bomba lanciata sulla popolazione inerme di Hiroshima aveva per dare una comparazione una potenza di 15 kilotoni). Diversi esperti di controllo degli armamenti sostengono che per precisione, capacità di penetrazione e flessibilità queste nuove bombe sono progettate non solo come deterrente, ma anche come strumento da primo attacco. Nessun approfondimento sul tema è recuperabile dall’informazione dei media dominanti. Quando i cittadini non sanno cosa accade, perché i media tacciono, o selezionano le informazioni per creare consenso e compiacere il potere e i grandi gruppi di interesse, la democrazia muore.

L'articolo La scala dell’indignazione vede in cima le vetrine rotte, poi Garlasco. Silenzio sulle armi nucleari proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌