❌

Reading view

The Bold Champions | L’Inter rialza la testa, ma una volta per tutte va detto: gioca male. Sulla vergogna United ha già detto tutto Roy Keane

Tutto o niente: dopo 0 punti nella seconda giornata di Champions, le squadre italiane hanno fatto il pieno, conquistandone 12 e raddrizzando la classifica. Il quartetto azzurro è ora in area playoff: lo straordinario Como 9°, la Roma 15°, l’Inter 20° e il Napoli 22°. In cima, cinque club a punteggio pieno: Psg, Aston Villa, Liverpool, Real Madrid e Betis sono a quota 9.

IN

9 COMO
Il 4-1 rifilato al Manchester United rappresenta il punto più alto della squadra del lago. La lezione di gioco di Fabregas al collega Carrick, affrontato più volte in Inghilterra, ribadisce il concetto che per diventare ottimi allenatori non basta solo avere un passato importante da calciatore ed essere la vecchia gloria di un club, ma bisogna studiare, aggiornarsi, creare. Il simbolo di una serata che segna la storia del Como è Nico Paz: doppietta, assist, giocate d’autore. Ha solo 22 anni e ha detto di no al Real per restare con Fabregas: l’argentino ha azzerato persino il ricordo di George Clooney, la star che ha fatto scoprire agli “amerikani” il ramo del lago di Como.

8 ROMA È vero, lo Slovan Bratislava è la squadra più scarsa di questa Champions, ma la prestazione della Roma è di grande livello. Quattro gol, ma potevano essere il doppio. La notte dell’Olimpico mette alle spalle il disastro Real Madrid: senza quei dieci maledetti minuti finali, la Roma sarebbe ora tra le prime otto. I protagonisti: il solito Malen, Wesley, Pisilli, Hermoso e un difensore, Ghilardi, che ha enormi potenzialità. Unica stecca: Mora. Il portoghese ha ottima tecnica, ma è troppo leggero.

8 PSG-BARCELLONA/FODEN
Voto alla partita, finita 4-2 per i parigini. Calcio sublime, anche se le difese, soprattutto quella blaugrana, peccano in alcuni casi di leggerezza. Il gol di Lamine Yamal è una perla, splendido anche quello di Vitinha, forse il miglior centrocampista del momento. Finale anticipata, si è detto. Chissà se potrà giocarla Kvaratskhelia: rottura del crociato anteriore del ginocchio destro. Brutta botta. Auguri: lo merita lui e lo merita il popolo del calcio. Foden torna protagonista con la tripletta all’Aek. L’inglese è un sublime, anche se ogni tanto cala il buio.

7 NAPOLI
Rialza la testa dopo i ko con Villarreal e Venezia. Il capolavoro di Politano apre le acque della partita, poi diventa una specie di ping pong. Contro i norvegesi del Bodo Glimt, finisce 4-3, il più romanzesco dei risultati. Tre punti vitali, McTominay decisivo con la sua doppietta, ma i problemi di gioco restano. Lo scozzese è un campione, ma da solo non può compiere miracoli. Tregua Allegri-De Bruyne: quanto durerà? Il belga ha sempre avuto un caratterino non facile: chiedere a Guardiola.

6 INTER
Vince nel momento più difficile, quando si ritrova in dieci dopo l’espulsione di Bastoni. Il gol che risolve la grana-Shakhtar è splendido, lungo l’asse Mkhitaryan-Carlos. L’armeno piazza un assist divino al primo tocco al pallone, il brasiliano infila la porta con una stoccata d’autore. L’Inter rialza la testa, ma una volta per tutte va detto: gioca male. L’Inter vive sulla forza fisica e le qualità individuali, ma lo spartito è decisamente inferiore a quelli di Como e Roma.

OUT

5 BASTONI
Non si vuole infierire, ma se becchi due cartellini gialli in un paio di minuti significa che hai perso il controllo dei nervi. Dopo l’espulsione contro la Bosnia, costata in parte l’addio dell’Italia al mondiale, un altro “rosso” che poteva costare caro. Anche stavolta, come a Zenica, il fattaccio si consuma quando Bastoni gioca come centrale. Qualcuno invoca di non utilizzarlo più in quella posizione, ma si può credere che questi blackout siano solo legati alla collocazione sul campo?

5 BORUSSIA DORTMUND
Dopo il 2-1 in casa del Sabah, in Azerbaigian, tutti a fare la doccia in albergo “perché gli spogliatoi dello stadio erano carenti”. Non saranno stati da hotel a cinque stelle, ma la sensazione è che il mondo del calcio sia sempre più schizzinoso. Secondo la Bild, sarebbe stata una forma di precauzione, nel timore della presenza della Legionella nell’impianto idrico, ma finora non sono mai stati registrati casi e i giocatori dello Slavia Praga, nel match precedente, hanno usato le docce senza fiatare.

4 MANCHESTER UNITED
Sprofondo rosso. L’umiliazione di Como potrebbe costare la panchina a Michael Carrick, altro grande ex finito nel frullatore dei Red Devils. La verità è che uscito dalla scena Alex Ferguson, lo United – e la proprietà americana, da sempre detestata dai tifosi – non ne ha azzeccata più una. Il commento dell’ex Roy Keane è lapidario: “Ho visto partite terribili dello United nel corso degli anni, ma questa contro il Como è sicuramente tra le peggiori. Guardi il Como e vedi un meccanismo perfetto: i giocatori fanno girare la palla, pressano, vincono i contrasti, arrivano sulle seconde palle. Poi guardi lo United e ti chiedi se metà di questi ragazzi abbiano mai giocato in calcio competitivo”.

4 SLOVAN BRATISLAVA
Un’armata Brancaleone in giro per l’Europa. Pessimi anche i tifosi, che hanno creato problemi di ordine pubblico all’Olimpico e ferito un agente.

L'articolo The Bold Champions | L’Inter rialza la testa, ma una volta per tutte va detto: gioca male. Sulla vergogna United ha già detto tutto Roy Keane proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Stellantis rassicura la Regione Lazio sul futuro di Cassino: vertice a Torino, attesa per il piano Maserati

Sulla vertenza legata allo stabilimento Stellantis di Cassino (Piedimonte San Germano) arriva una prima svolta interlocutoria ma ricca di spunti. I vertici del gruppo Stellantis hanno incontrato a Torino i rappresentanti della Giunta laziale. Il confronto si è concentrato sulle prospettive dello stabilimento in una fase definita ancora complessa per l’industria automobilistica e per il futuro produttivo del sito. All’appuntamento tenutosi al Centro Stile hanno preso parte il presidente Francesco Rocca, la vicepresidente Roberta Angelilli, il responsabile europeo del gruppo Emanuele Cappellano e l’amministratore delegato di Maserati e Alfa Romeo, Santo Ficili. Al centro del tavolo sono state poste le criticità operative del sito manifatturiero, segnato nell’ultimo periodo da una forte contrazione dei volumi produttivi e dal ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali.

Si aspetta dicembre per la nuova linea strategica della Maserati

Per conoscere nel dettaglio gli impegni concreti e le nuove allocazioni industriali occorrerà attendere la prima metà di dicembre, finestra temporale scelta dal gruppo per svelare il nuovo piano di rilancio del brand. L’impianto laziale assembla oggi modelli di punta come la Gecale, affiancata dalle vetture Giulia e Stelvio, rendendo il futuro dello stabilimento strettamente connesso alle scelte strategiche previste per la gamma di lusso. Il governatore Francesco Rocca ha definito l’esito dell’interlocuzione decisamente positivo e superiore alle attese della vigilia, confermando l’intenzione di aggiornare a breve le rappresentanze sindacali e sollecitando al contempo un intervento normativo e finanziario urgente da parte dell’Unione Europea.

Sospensioni produttive e incognite sulle possibili partnership estere

La cautela resta d’obbligo a causa delle marcate difficoltà che continuano a caratterizzare l’operatività quotidiana della fabbrica. L’autunno ha fatto registrare ulteriori stop alle linee di montaggio dovuti al calo della domanda di mercato, fattore che alimenta le preoccupazioni dei lavoratori sul mantenimento dei livelli occupazionali. Sullo sfondo restano anche le indiscrezioni relative a possibili intese industriali con colossi cinesi del calibro di Jac e Huawei, scenari che potrebbero ridefinire le filiere di montaggio e le competenze operative assegnate al sito italiano nei prossimi anni.

La posizione di Stellantis sul ruolo centrale dell’impianto laziale

Dal canto suo la dirigenza del gruppo Stellantis ha voluto ribadire la centralità della struttura nell’ambito dell’architettura produttiva continentale. Attraverso le parole del manager Emanuele Cappellano, la società ha confermato l’attenzione verso il polo industriale di Cassino, evidenziando come, pur all’interno di una congiuntura di mercato particolarmente complessa, prosegua il lavoro mirato a rafforzare la competitività dei marchi del gruppo ed a porre le basi per una crescita sostenibile nel lungo termine.

L'articolo Stellantis rassicura la Regione Lazio sul futuro di Cassino: vertice a Torino, attesa per il piano Maserati proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Mense scolastiche Roma, Gualtieri sfratta gli ultraprocessati: 800 milioni per cambiare menu

Più prodotti freschi, filiere locali e qualità nei 150mila pasti serviti ogni giorno. Il pranzo a scuola diventa una questione di salute e disuguaglianze.

La rivoluzione alimentare di Roma comincia dal vassoio della mensa. Niente ricette da chef stellati: l’obiettivo è mandare in pensione i cibi ultraprocessati e puntare su ingredienti freschi e stagionali. A ribadirlo è il sindaco Roberto Gualtieri al Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Coldiretti.

In gioco ci sono 150mila pasti quotidiani e un appalto quadriennale da 766 milioni di euro, quasi 800 milioni in cifra tonda. Un servizio che riguarda nidi e scuole della Capitale e può incidere sulla salute dei bambini e sull’economia agricola del territorio.

Mense scolastiche, cosa cambia a Roma

Il bando pubblicato a luglio, suddiviso in 15 lotti, uno per municipio, esclude gli alimenti ultraprocessati e favorisce prodotti biologici, stagionali e certificati. Più frutta, verdura e pesce fresco, meno plastica e attenzione al recupero delle eccedenze.

Attenzione, però: non tutto ciò che viene lavorato è necessariamente ultraprocessato. Pane, yogurt e legumi in scatola non sono automaticamente paragonabili alle formulazioni industriali più elaborate. Il vero banco di prova saranno criteri precisi e controlli sulla loro applicazione.

Un bambino su dieci mangia meglio a scuola

Il dato più significativo è di carattere sociale. Secondo Gualtieri, per il 10% dei bambini romani la mensa offre il pasto più sano della giornata. Dietro quella percentuale ci sono famiglie che devono fare i conti con prezzi, tempi stretti e difficoltà economiche.

La refezione scolastica diventa così anche uno strumento contro le disuguaglianze alimentari. Il Campidoglio vuole rafforzare il legame con agricoltori e mercati di prossimità: filiere più corte, nell’impostazione illustrata dal sindaco, possono contribuire a garantire qualità senza far esplodere i costi.

Dal capitolato al piatto: la prova più difficile

L’iniziativa rientra nella politica del cibo di Roma Capitale, dal Consiglio del cibo alla valorizzazione dell’agricoltura urbana. Ma il risultato dipenderà dai fornitori, dal funzionamento delle cucine e dai controlli, oltre che dal gradimento dei piccoli commensali. Perché una mensa perfetta sulla carta serve a poco se il pranzo finisce nel secchio. E stavolta, più che nei comunicati, il successo si misurerà in ciò che i bambini mangeranno davvero.

L'articolo Mense scolastiche Roma, Gualtieri sfratta gli ultraprocessati: 800 milioni per cambiare menu proviene da Affaritaliani.it.

  •  

L’estranea, da Bari a Roma l’incubo corre verso gli Oscar: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi nel thriller che non dà tregua

Un film potente, originale e aperto a molteplici interpretazioni. Da vedere, possibilmente senza aspettarsi di uscire dalla sala particolarmente rasserenati

Tra le strade di San Lorenzo e una Capitale assediata dalla pioggia prende forma il dramma familiare diretto da Paolo Strippoli. Un film psicologico inquietante e visionario, scelto per rappresentare l’Italia agli Oscar 2027, che esplora il prezzo dei desideri e l’illusione di poter controllare il destino.

A volte basta alterare la percezione della realtà, incrinare le certezze e trasformare ciò che appare familiare in qualcosa di profondamente minaccioso. È su questo terreno che si muove il nuovo lungometraggio di Strippoli, un’opera che fin dalle sequenze iniziali avverte il pubblico, senza bisogno di dichiararlo: allacciate le cinture, perché i prossimi 115 minuti non saranno una passeggiata.

L’obiettivo è generare inquietudine, disagio, un senso crescente di instabilità. E da questo punto di vista il risultato è pienamente raggiunto. L’estranea è un film che non cerca di piacere a tutti, né di rassicurare chi guarda. Preferisce turbare, insinuare dubbi e lasciare addosso una sensazione sgradevole ma cinematograficamente stimolante.

Una regia che aggredisce i sensi: immagini, musica e suoni diventano protagonisti

Strippoli costruisce un universo visivo e sonoro nel quale ogni elemento contribuisce a destabilizzare lo spettatore. La macchina da presa non si limita a registrare gli avvenimenti, ma si muove incessantemente, gira attorno ai personaggi, li osserva da prospettive impreviste e talvolta sembra volerli imprigionare.

La colonna sonora irrompe con volumi elevati, gli effetti acustici assumono frequenze taglienti, mentre le luci colorate accentuano il carattere quasi allucinatorio di alcune sequenze. Nulla appare casuale: fotografia, montaggio, musica e regia partecipano alla costruzione di un unico organismo narrativo, nervoso e soffocante.

Per certi aspetti viene in mente il cinema di Paolo Sorrentino, soprattutto quello de Il divo, dove suono e immagine si fondono in una rappresentazione fortemente stilizzata. Ma mentre Sorrentino utilizza questa combinazione per creare un universo affabulatorio, barocco e visionario, Strippoli la trasforma in uno strumento di pressione psicologica.

Emblematica, in questo senso, la sequenza ambientata durante i festeggiamenti per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio del 2006. L’euforia collettiva diventa una cornice straniante, nella quale il rumore della festa sembra amplificare anziché cancellare l’angoscia individuale.

Da Bari a Roma, una famiglia perfetta e un patto con il destino

La vicenda prende forma a Bari, alla fine degli anni Novanta, all’interno della famiglia Colonna. Una famiglia dell’alta borghesia, economicamente agiata, apparentemente felice e convinta di avere davanti un futuro luminoso.

Anna, interpretata da Jasmine Trinca, e il marito Walter, cui dà volto Adriano Giannini, ripongono grandi aspettative nei figli Alice e Tobia. Il successo sembra un diritto acquisito, la felicità una condizione destinata a durare. Ma il destino, come spesso accade nel cinema e ancor più frequentemente nella vita, non sottoscrive contratti a tempo indeterminato.

Una successione di eventi drammatici incrina progressivamente quella costruzione di certezze, mettendo Anna davanti a un interrogativo terribile: fino a che punto è lecito spingersi per salvare ciò che si ama? È proprio quando la disperazione raggiunge il suo culmine che compare una figura misteriosa, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi. Un’estranea dotata di poteri inspiegabili, capace di offrire una via d’uscita dalle tragedie familiari. La sua proposta è apparentemente semplice: rimediare a una sventura in cambio di un sacrificio. Naturalmente, il prezzo potrebbe rivelarsi molto più alto del previsto.

L’ambientazione romana

Il racconto si sviluppa su due piani temporali. Al passato barese si contrappone la Roma contemporanea, dove Anna si presenta nell’appartamento della figlia Alice, interpretata da Romana Maggiora Vergano, per rivelarle il segreto che ha segnato l’esistenza della famiglia. La Capitale non rappresenta soltanto una seconda ambientazione geografica, ma diventa lo scenario nel quale i conti rimasti in sospeso tornano drammaticamente a galla.

Da San Lorenzo a Termini, le location del film

La presenza romana non è affatto marginale. L’estranea è stato girato anche nella Capitale, utilizzando ambientazioni riconoscibili, soprattutto nel quartiere San Lorenzo, nella zona della stazione Termini e in diverse strutture ospedaliere. Tra le location figurano via degli Ausoni, lo scalo ferroviario osservato dall’alto, l’Ospedale San Camillo, l’American Hospital e gli studi cinematografici di via Tiburtina. Anche l’appartamento romano di Alice, spazio fondamentale per la costruzione della tensione narrativa, è legato a questo contesto urbano. Non siamo, tuttavia, davanti alla Roma monumentale delle cartoline, dei palazzi del potere o delle terrazze mondane. Strippoli sceglie una città più quotidiana, contemporanea e claustrofobica.

La pioggia incessante che accompagna il confronto tra madre e figlia finisce per trasformare l’ambiente urbano in una proiezione dello stato d’animo dei personaggi. Roma perde progressivamente i propri contorni rassicuranti, diventando uno spazio ostile, nel quale il passato sembra impossibile da tenere fuori dalla porta. Un utilizzo della Capitale particolarmente interessante: una città che non viene celebrata, ma coinvolta nella costruzione dell’incubo. E che contribuisce alla riuscita di un film finanziato anche attraverso il programma regionale Lazio Cinema International.

Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi, due interpretazioni che reggono il film

Uno degli aspetti più convincenti del lungometraggio è il confronto tra le due protagoniste. Jasmine Trinca conferma la maturità artistica raggiunta attraverso una successione di interpretazioni di notevole spessore. La sua Anna è una donna complessa, attraversata dalla paura e dal bisogno quasi ossessivo di conservare il controllo sulla propria esistenza. Non è soltanto una madre disposta a tutto per proteggere i figli. È anche una donna che desidera sentirsi indispensabile, determinante nelle scelte familiari, capace di indirizzare gli eventi secondo la propria volontà. Il suo dramma nasce proprio dallo scontro tra questa necessità di controllo e l’imprevedibilità della vita.

Valeria Bruni Tedeschi, dal canto suo, costruisce una presenza inquietante senza dover necessariamente ricorrere agli espedienti più convenzionali del cinema horror. La sua estranea possiede un’ambiguità quasi naturale, una capacità di oscillare tra apparente benevolenza e minaccia che rende il personaggio particolarmente efficace. Ma chi è davvero questa donna? Una manifestazione del male? Una creatura soprannaturale? La personificazione del destino, del senso di colpa o delle pulsioni più oscure dell’essere umano?

La sceneggiatura, firmata dallo stesso Strippoli insieme a Salvatore De Chirico, evita opportunamente di offrire una spiegazione univoca. Ed è proprio questa libertà interpretativa a costituire uno dei principali elementi di interesse dell’opera.

Non soltanto horror: il vero mostro è l’illusione di controllare la vita

Ridurre L’estranea a un film horror sarebbe limitante. L’opera attraversa diversi territori narrativi: il dramma familiare, il thriller psicologico, il fantastico e persino la tragedia morale. Al centro non c’è semplicemente una presenza minacciosa, ma un interrogativo antico quanto l’umanità: che cosa siamo disposti a sacrificare pur di cambiare il corso degli eventi? Il riferimento al patto faustiano è evidente. Tuttavia, Strippoli lo rilegge attraverso le dinamiche di una famiglia contemporanea, facendo emergere le contraddizioni che possono nascondersi dietro l’amore, l’ambizione e il desiderio di protezione.

La forza del film risiede nella capacità di trasformare un racconto soprannaturale in una riflessione sulla fragilità delle certezze borghesi, sulla maternità e sul confine, spesso incerto, tra generosità ed egoismo. Non tutto è immediatamente decifrabile e alcune scelte stilistiche possono risultare persino eccessive. Ma si tratta di eccessi che appartengono alla personalità del film, non di semplici esercizi di virtuosismo.

Da Venezia a Toronto, fino alla corsa agli Oscar 2027

La carriera internazionale de L’estranea conferma la particolarità del progetto. Coproduzione tra Italia, Francia e Belgio, il film è stato presentato in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove ha conquistato il Premio ARCA CinemaGiovani come miglior film italiano, per poi ottenere il secondo posto nel premio del pubblico della sezione Midnight Madness al Toronto International Film Festival. A settembre è arrivata anche la designazione ufficiale dell’Italia per la categoria Miglior film internazionale agli Oscar 2027. Una scelta tutt’altro che scontata, considerando che tradizionalmente il nostro cinema si presenta agli Academy Awards con opere drammatiche, storiche o fortemente legate alla tradizione autoriale nazionale.

Il giudizio: un film coraggioso, imperfetto e decisamente da vedere

L’estranea non è un’opera accomodante. Richiede attenzione, disponibilità a confrontarsi con immagini disturbanti e una certa tolleranza verso un’esperienza sonora e visiva talvolta volutamente esasperata. Eppure, proprio nella sua capacità di spingersi oltre i confini consueti del racconto cinematografico, trova la propria identità.

Strippoli dimostra di possedere una personalità registica riconoscibile e il coraggio di percorrere territori ancora relativamente poco frequentati dal cinema italiano contemporaneo. La sua ambizione non è soltanto spaventare, ma utilizzare la paura per indagare le debolezze umane.

Alla fine della proiezione rimane una domanda in sospeso: siamo davvero padroni delle nostre scelte oppure trascorriamo l’esistenza cercando disperatamente di convincerci di esserlo?

L'articolo L’estranea, da Bari a Roma l’incubo corre verso gli Oscar: Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi nel thriller che non dà tregua proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Picchiava donne a caso per strada: il terrore di Milano finisce in manette a Roma

Condannato per una serie di violenze contro passanti nel capoluogo lombardo, il 24enne era irreperibile da luglio. I carabinieri lo hanno individuato in via Giolitti: sconterà la pena a Regina Coeli.

La fuga è finita fra i marciapiedi affollati dell’Esquilino e il via vai di viaggiatori della stazione Termini. È qui che i carabinieri hanno rintracciato A.S., 24 anni, di origine senegalese, ricercato dopo la condanna per una serie di aggressioni ai danni di donne a Milano. Un caso che aveva seminato paura tra Porta Venezia e la Stazione Centrale: sette episodi, vittime scelte apparentemente a caso e violenze senza alcuna richiesta di denaro.

Il controllo in via Giolitti e l’arresto a Roma

Domenica 18 ottobre, intorno alle 8, una pattuglia del nucleo Scalo Termini ha fermato il giovane in via Giolitti per identificarlo. La verifica nelle banche dati ha fatto emergere un ordine di carcerazione emesso l’8 ottobre dalla Procura di Milano. A.S., dichiarato irreperibile a luglio, deve scontare un residuo di un anno, nove mesi e 17 giorni di reclusione. Dopo gli accertamenti è stato trasferito nel carcere romano di Regina Coeli.

Sette donne colpite per strada: il terrore a Milano

Secondo la ricostruzione degli investigatori, fra agosto e ottobre 2025 il giovane prendeva di mira donne che camminavano sole, sorprendendole con calci, pugni e spinte. Nessuna rapina: l’aggressione sembrava essere l’unico scopo.

In via Boscovich una 61enne riportò lesioni con 60 giorni di prognosi. La notte del 5 ottobre, nel giro di mezz’ora, quattro donne furono assalite tra via Tadino e via Castaldi. Una 32enne, colpita al volto mentre era a terra, subì la frattura del setto nasale. Le telecamere di sorveglianza permisero alla polizia milanese di ricostruire gli spostamenti del sospettato, riconoscibile anche per gli abiti vistosi e alcune ciocche bionde. Nell’ottobre 2025 arrivò il primo arresto a Milano.

Undici identità e un precedente alla stazione Termini

Gli accertamenti rivelarono 43 fotosegnalamenti e 11 alias utilizzati dal giovane. Fra i suoi precedenti figurava anche una rapina contestata nel luglio 2025 proprio nell’area di Termini, a Roma. Il Tribunale di Milano lo ha condannato il 1° aprile 2026; la sentenza è diventata definitiva il 18 maggio. Ma quando è arrivato il momento di eseguire la pena, il 24enne non era più reperibile.

La ricerca si è conclusa nel cuore della Capitale, a pochi passi dagli stessi binari già comparsi nella sua storia giudiziaria. Restano da ricostruire i movimenti compiuti durante i mesi di irreperibilità.

L'articolo Picchiava donne a caso per strada: il terrore di Milano finisce in manette a Roma proviene da Affaritaliani.it.

  •  

22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone

Il 22 ottobre 1933 Roma si sveglia con un appuntamento decisamente insolito. Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, si trasforma in un gigantesco ring a cielo aperto. Niente cavalli, carrozze o eleganti passeggiate: questa volta volano pugni. E non pugni qualsiasi, perché a distribuirli è Primo Carnera, il gigante friulano diventato pochi mesi prima campione del mondo dei pesi massimi.

22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone
Il manifesto originale dell’incontro

Attorno al quadrato si accalcano, secondo le cronache, circa 70mila spettatori. Un evento dalle proporzioni straordinarie per l’epoca, con un ospite che non ha alcuna intenzione di passare inosservato: Benito Mussolini. Il regime ha organizzato una celebrazione della forza italica. E naturalmente pretende un trionfo.

Due metri di muscoli e un avversario che non vuole cadere

Carnera è un fenomeno anche fuori dal ring: oltre due metri d’altezza, circa 120 chili di peso e due mani che sembrano badili. Nato a Sequals, in Friuli, ha conosciuto la povertà, lavorato in un circo e attraversato l’Atlantico per diventare il primo italiano campione mondiale dei pesi massimi. Di fronte a lui c’è Paulino Uzcudun, pugile basco e campione europeo, un osso durissimo. Carnera lo supera di circa trenta chili e il pubblico pregusta una conclusione rapida. Anche Mussolini vorrebbe un successo per knock-out, possibilmente spettacolare e utile alla propaganda.

Ma lo spagnolo ha evidentemente dimenticato di leggere il copione.

Quindici riprese, una vittoria e qualche mugugno

Il combattimento dura tutte le quindici riprese previste. Carnera attacca, colpisce, domina gran parte dell’incontro, ma Uzcudun resiste ostinatamente. Non cade. Non si arrende. E soprattutto non concede al regime la fotografia tanto desiderata: quella dell’avversario steso al tappeto. Carnera vince nettamente ai punti, conserva il titolo mondiale e conquista anche quello europeo. Eppure, tra gli spettatori c’è chi manifesta delusione. Il gigante ha vinto, ma non nel modo in cui qualcuno aveva stabilito che dovesse vincere.

Una situazione quasi surreale: essere campione del mondo e rischiare di sentirsi rimproverare perché non si è picchiato abbastanza.

Quando lo sport diventava propaganda

L’incontro romano rimane uno dei momenti più significativi nella storia del pugilato italiano. Ma racconta anche un’altra storia: quella di un potere politico che trasforma gli atleti in manifesti viventi. Carnera, celebrato come simbolo di una nazione invincibile, è in realtà un uomo dalla vicenda assai più complessa, segnata da successi, sfruttamento economico e sconfitte.

L'articolo 22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Arqueológos encontram moeda em cima de túmulo de criança romana e sugerem que objeto seria a porta de entrada para o submundo

Uma nova descoberta durante escavações arqueológicas na cidade de Stara Zagora, na Bulgária, revelou uma necrópole e vestígios de diversos objetos da época romana. Entre os tesouros, havia uma moeda e um par de brincos posicionados em cima de um túmulo infantil, o que arqueólogos sugerem ser uma oferenda para os deuses do submundo.

Os romanos costumavam colocar uma moeda em cima dos túmulos para pagar o barqueiro que transportaria suas almas para o submundo. O ritual tem origem grega, mas foi incorporado a outras culturas com o passar do tempo.

A moeda encontrada é um antoniniano do imperador Aureliano, cunhado em Sérdica, nome antifo de Sófia, atual capital da Bulgária, entre 274 e 275 d.C. A estrutura funerária também foi datada desse mesmo período, informou o Museu de História Regional de Stara Zagora em uma publicação do Facebook.

Durante a escavação, também foram descobertos vestígios e objetos de outros períodos, como do final do século II ao século IV, dos séculos IV a V, dos séculos XVII a XVIII e do final do século XIX ao século XX.

A necrópole compreende 135 estruturas funerárias de variados tipos: covas simples contendo restos cremados; covas simples cobertas com telhas; covas simples cobertas com tijolos; covas simples cobertas com lajes de pedra e covas simples sem cobertura.

Necrópole encontrada durante escavação na Bulgária
Necrópole encontrada durante escavação na Bulgária • Reprodução/Facebook/Museu de História Regional de Stara Zagora

Os arqueólogos afirmaram que dois ritos funerários eram praticados na época: quatro dos sepultamentos envolviam cremação, enquanto os demais envolviam inumação, quando os restos mortais são colocados direto na terra.

Arqueólogos encontram passagens secretas subterrâneas incas

 

  •  

“Non è mai troppo tardi per diventare se stessi”, Julianne Moore alla Festa del Cinema di Roma. Jesse Eisenberg le cuce addosso un ruolo tra teatro, comicità ed emancipazione

“Non è mai troppo tardi per diventare se stessi. È un percorso. Non importa da dove parti, dove vivi, chi sei. Conta che a un certo punto arriva una rivoluzione dentro di te e la devi vivere. E sono felicissima e grata a Jesse per questo ruolo che mi ha riempito di gioia”. Non si percepisce alcun filtro nelle parole grate ed entusiastiche di Julianne Moore, alla 21esima Festa del Cinema di Roma dove riceverà il Premio alla Carriera e dove accompagna, da protagonista, il terzo film di Jesse Eisenberg, The Debut.

Una commedia brillante che sa di “lettera d’amore” al teatro (“ma quello amatoriale, un po’ buffo, casalingo…” chiosa l’attore e regista americano) ma che è anche, e soprattutto, il ritratto di una donna rimasta bambina che “cresce” grazie all’esperienza terapeutica della recitazione teatrale. Mona è infatti una timidissima casalinga del New Jersey, moglie e madre di figli laureandi. Ha trascorso l’esistenza nell’invisibilità, nella distrazione della famiglia d’origine e ora nell’indifferenza di quella da lei formata. Quando si appresta a fare un provino per un ruolo secondario nel musical teatrale “Vicini ficcanaso” non sa cosa l’attende.

Scritto e pensato da Eisenberg appositamente per Moore, il film la vede impegnata in uno dei personaggi più vibranti della sua carriera, ruolo che Julianne esprime con il talento che la contraddistingue e che, probabilmente, la proietterà nella corsa verso un suo secondo premio Oscar. “Jesse in realtà mi ha donato due ruoli. Uno era quello di Mona, molto timida, servile, invisibile. L’altro era quello della mutazione in Miss Danielle, il personaggio teatrale. Il teatro le fa da psicoterapia verso un’emancipazione organica, la fa diventare adulta”, spiega l’attrice ben lontana dal dimostrare i suoi 65 anni. The Debut, di fatto, è un film sul doppio processo: da una parte, quello di assunzione di una maschera, ovvero di ingresso in un personaggio immaginario, dall’altra quello di costruzione di una personalità che non ha mai avuto l’opportunità di formarsi. Partner perfetto in questi siparietti di training teatrali è Paul Giamatti, che interpreta il regista “psicologo” della povera Mona. E Julianne è clamorosa nel tradurre sul proprio corpo e voce lo shock di Mona vs Miss Danielle, dove una combatte contro l’altra, in un gioco di maschere eccezionale.

“Spesso ci viene chiesto dove si incontrano la vita dell’attore e quella dei suoi personaggi. Per quanto mi riguarda, il mio metodo consiste nell’avvicinarmi quanto più possibile al mondo emotivo dei personaggi che incarno. La collisione arriva gradualmente, e si compie quando le nostre soggettività, cioè le percezioni di mondo e le emozioni che esse comportano, arrivano quasi a coincidere. È proprio per tutto questo che amo il mio lavoro”, sottolinea Moore. Ed è dunque meraviglioso vederla nella sua “mutazione” comportamentale che entra fin troppo nel suo personaggio fino a diventarlo, in un crescendo del film che tocca notevoli toni di comicità. “È basato sulla mia vita”, spiega Eisenberg. “Da bambino frequentavo la comunità teatrale per via della mia famiglia. Il tono che ho voluto in The Debut è surreale, non realistico. Ma le emozioni che lo attraversano sono assolutamente agganciate alla realtà. Quanto a Julianne: senza di lei non ci sarebbe stato alcun Debut. È un’attrice drammatica favolosa ma è anche un… clown!”

The Debut, già osannato al Festival di Toronto, sarà nelle sale italiane dal 1° gennaio e certamente cavalcherà la Award Season in diverse categorie. Nella giornata dedicata ai “debutti”, è giusto dedicare alcune parole al film concorrente Ulya del lettone Viesturs Kairiss. Opera virtuosa in bianco e nero, racconta la biografia della leggendaria giocatrice di basket lettone Uļjana Semjonova, dotata della straordinaria altezza di 2,13 metri. Il film, che ha visto la sua première al Festival di Cannes, mette a fuoco la sua difficile adolescenza, le origini contadine nella Lettonia sovietica del 1964, il “debutto” nel basket, il bullismo, la solitudine, ma anche i sogni, le speranze e le gioie che nel tempo seppe costruirsi. Un film interessante, visivamente vibrante, e con un protagonista prodigioso – Kārlis Arnolds Avots – che ha voluto a tutti i costi vestire i panni della giovane e collaborare alla sceneggiatura. È il candidato della Lettonia ai prossimi Oscar.

L'articolo “Non è mai troppo tardi per diventare se stessi”, Julianne Moore alla Festa del Cinema di Roma. Jesse Eisenberg le cuce addosso un ruolo tra teatro, comicità ed emancipazione proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La herencia genética de Roma perduró en la Península tras las incursiones de los visigodos

Restos de una de las mujeres conocidas como las princesas suevas halladas en Mérida.

Un nutrido equipo de arqueólogos y genetistas ha encontrado algo que no entienden, pero saben que es único. Son dos muertos, un hombre y una mujer, enterrados alrededor del siglo V con honores junto a joyas casi idénticas. Lo extraordinario es que entre las tumbas de ambos hay 725 kilómetros. Una estaba en Augusta Emerita, la actual Mérida, capital regional de la Hispania romana. La otra yacía cerca de la cuneta de una de las grandes calzadas romanas, en una diminuta localidad llamada Ildum, en la costa mediterránea. Lo que les rompe la cabeza a los científicos es que el análisis de ADN muestra que eran hermanos. Es la mayor distancia jamás registrada entre dos personas tan emparentadas en un estudio de este tipo. ¿Quiénes eran y por qué fueron enterrados a una distancia así, de casi un mes a pie o quince días a caballo?

Seguir leyendo

Reconstrucción de las joyas de una de las mujeres enterradas en Augusta Emerita con las joyas que llevaba.
  •  

Ponte sullo Stretto, acquisiti documenti da ministero e società nell’ambito dell’inchiesta per corruzione

Nell’ambito dell’inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto di Messina, la Procura di Roma “ha delegato i Carabinieri del Ros all’esecuzione di un ordine di esibizione nei confronti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, del Cipess”, il Comitato per la programmazione economica della Presidenza del Consiglio, “della società Ponte sullo Stretto e del Consorzio Eurolink, finalizzato all’acquisizione della documentazione predisposta e inviata alla Corte dei conti nell’ambito dell’attività di controllo” sui provvedimenti relativi alla grande opera. È l’ultimo sviluppo, comunicato dalla stessa Procura, dell’indagine emersa lo scorso giugno, quando era stato emesso un decreto di perquisizione nei confronti dei tre indagati: Tommaso Miele, magistrato in pensione ed ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato ed ex consigliere di amministrazione della “Stretto di Messina Spa”, e Vincenzo Virgiglio, imprenditore di Reggio Calabria.

Secondo l’ipotesi accusatoria, Virgiglio e Saccomanno hanno avvicinato Miele – mentre era ancora in carica – per “condizionare l’esame di legittimità della Corte dei conti sull’approvazione del progetto definitivo” della grande opera, terminato con una bocciatura. In cambio, hanno promesso al magistrato “il loro appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata”. Nelle intercettazioni emerse dagli atti, l’ex presidente aggiunto definiva “deficienti” i colleghi che avevano negato il visto di legittimità, spiegando a Virgiglio di non aver partecipato a una manifestazione per evitare le domande dei giornalisti sulla questione, e rivendicando la sua vicinanza al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: “I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza“.

L'articolo Ponte sullo Stretto, acquisiti documenti da ministero e società nell’ambito dell’inchiesta per corruzione proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Ghali difende Spin Time a Roma: «Grazie a chi lo tiene vivo». E sulle proteste di Milano: «Ascoltate i giovani»

Il rapper alla Festa del Cinema di Roma per il film A Mare, girato con le famiglie degli immobili occupati. Poi interviene sugli scontri di Milano: «Non confondiamo chi manifesta pacificamente con chi usa la violenza».

Ghali prende posizione sul caso Spin Time e difende l’esperienza della comunità che vive nell’immobile occupato di Roma. Lo fa dal Maxxi, in occasione della Festa del Cinema, dove ha partecipato alla presentazione di A Mare, il film di Alessandra Cutolo che racconta le storie di alcune famiglie migranti residenti negli edifici Spin Time e 4 Stelle.

«Grazie a chi fa parte di Spin Time e chi si è impegnato ogni giorno per tenerlo vivo», ha dichiarato il rapper, esprimendo pubblicamente il proprio sostegno a una realtà abitativa e sociale da tempo al centro del dibattito cittadino.

Spin Time e il film sui bambini migranti

La pellicola segue un gruppo di madri e figli provenienti da Nigeria, Etiopia, Senegal, Marocco, Eritrea e Tunisia durante una giornata al mare. Un viaggio apparentemente spensierato che assume un significato drammatico quando scompare il piccolo Adonai, facendo riaffiorare il ricordo delle traversate del Mediterraneo.

La partecipazione di Ghali al progetto nasce da un episodio imprevisto. Durante una scena girata in treno, i bambini hanno iniziato spontaneamente a cantare Casa mia, il brano presentato dall’artista a Sanremo nel 2024. Come raccontato dalla regista, inizialmente si temeva di dover eliminare la sequenza per i costi dei diritti musicali. Contattato dalla produzione, Ghali ha invece autorizzato gratuitamente l’utilizzo della canzone, dopo aver visto il film, e ha accettato di assistere alla proiezione romana.

Gli scontri di Milano: «La protesta è un diritto»

A margine della presentazione, il cantante è intervenuto anche sulle manifestazioni che hanno interessato Milano e sul malcontento sociale che attraversa il Paese. Intervistato dal Tg3, Ghali ha sostenuto che le mobilitazioni rappresentano la richiesta di risposte a problemi che riguardano non soltanto i giovani, ma anche le altre generazioni. Da qui il suo invito alle istituzioni e alla società ad ascoltare le ragioni di chi protesta.

Sul ricorso alla violenza durante i cortei, il rapper ha chiesto di evitare generalizzazioni, distinguendo nettamente gli autori degli scontri dai manifestanti pacifici. «Non distraiamoci, sono due cose ben distinte, chi sta usando la violenza e chi scende in piazza a manifestare il proprio diritto», ha sottolineato.

Dalla questione abitativa romana alle tensioni sociali milanesi, Ghali conferma così la propria attenzione ai temi dell’inclusione e delle disuguaglianze, affidando alla ribalta della Festa del Cinema un intervento che si spinge oltre la presentazione del film.

L'articolo Ghali difende Spin Time a Roma: «Grazie a chi lo tiene vivo». E sulle proteste di Milano: «Ascoltate i giovani» proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Champions, la Roma brilla e il Napoli evita guai: tutti i risultati, la nuova classifica e i match in programma oggi

Il Napoli vince, ma soffre fino all’ultimo contro il Bodo Glimt: finisce 4-3 una partita che regala tre punti pesanti alla squadra di Massimiliano Allegri. Gli azzurri passano in vantaggio dopo appena un minuto con Politano, ma Hauge pareggia al 27′. Al 41′ è McTominay a riportare avanti il Napoli, prima del nuovo pareggio dei norvegesi con Helmersen al 62′. Ancora McTominay firma il 3-2 al 75′, poi l’autorete di Bjortuft all’88’ sembra chiudere definitivamente i conti. In pieno recupero, però, Fet segna il 4-3 e costringe gli azzurri a soffrire fino al fischio finale.

Una vittoria che non cancella i problemi del Napoli, come sottolinea lo stesso Max Allegri: “La cosa che dobbiamo assolutamente migliorare è la sensazione di fragilità. Quando sei fragile, attacchi anche peggio”. Il tecnico insiste sulle difficoltà difensive e sui troppi palloni concessi agli avversari, spiegando anche la scelta di utilizzare De Bruyne – “straordinario” – davanti alla difesa per far riposare Lobotka. Il belga ha fornito una grande prestazione: caso chiuso e pace con l’allenatore? Da capire. Mentre sulla doppietta decisiva dello scozzese Allegri avverte: “McTominay ha fatto due gol, ma non è ancora il vero Scott”.

Tutto più semplice per la Roma, che travolge 4-0 lo Slovan Bratislava e conquista la prima vittoria stagionale in Champions. Hermoso sblocca il risultato al 21′, Molina raddoppia al 39′, poi nella ripresa Pisilli e Malen su rigore completano il poker. Gian Piero Gasperini può essere soddisfatto soprattutto delle risposte arrivate dalle rotazioni: “Queste risposte sono importanti perché consentono di andare avanti con fiducia e allargare la rosa dei potenziali titolari un po’ a tutti”. Resta però la preoccupazione per gli infortuni, a partire da quello di Pellegrini, in vista delle prossime sfide europee contro Manchester United e Psg.

L'articolo Champions, la Roma brilla e il Napoli evita guai: tutti i risultati, la nuova classifica e i match in programma oggi proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Con la serie sul mio rapimento ho fatto i conti con le mie paure e con il trauma vissuto da bambino”: la storia di Farouk Kassam arriva in tv

Sono passati 32 anni da quando Farouk Kassam venne rapito in Sardegna a soli 7 anni sotto gli occhi dei genitori e della sorellina, eppure rivivere quel lungo periodo di prigionia durato 177 giorni per portarlo sul piccolo schermo non è stato facile per il protagonista, coinvolto nel progetto presentato alla Festa del Cinema di Roma e che arriverà su Rai 1 a partire dal 16 novembre. “L’ho vissuto come un modo per tornare a confrontarmi con il trauma vissuto da bambino, e imparare a fare i conti con le mie paure. Riccardo Russo, il produttore, ha insistito perché diventassi parte di questo progetto ormai cinque anni fa”, racconta Farouk, come riporta “Il Messaggero”. “All’inizio è stato difficile. Un conto è fare un documentario o un programma televisivo, ma in una serie bisogna cercare di rappresentare la realtà”.

L'articolo “Con la serie sul mio rapimento ho fatto i conti con le mie paure e con il trauma vissuto da bambino”: la storia di Farouk Kassam arriva in tv proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Quando l’AI decide chi è credibile, chi risponde dell’errore?

L’intelligenza artificiale non si limita più a raccogliere informazioni sulle persone. Sempre più spesso contribuisce a valutarle

Il salto decisivo dell’intelligenza artificiale non avviene quando una macchina racconta chi siamo. Avviene quando qualcuno comincia a decidere su di noi sulla base di quel racconto. Finché l’AI organizza informazioni, possiamo discutere di accuratezza, fonti, errori e contesto. Quando quelle stesse informazioni diventano la base per assumere una persona, concedere un credito, scegliere un manager o valutare un partner, entriamo in un territorio diverso: quello del giudizio.

La reputazione diventa uno strumento di giudizio

È qui che la reputazione smette di essere soltanto immagine e diventa infrastruttura decisionale. Un sistema può analizzare curriculum, articoli, registri pubblici e migliaia di documenti in pochi secondi. Ma chi garantisce che abbia distinto un’accusa da una condanna, un’opinione da un fatto accertato, un omonimo dalla persona realmente esaminata? E soprattutto: chi decide quale peso attribuire a ogni informazione?

L’equivoco più pericoloso consiste nel confondere la capacità di elaborare dati con la capacità di esprimere giudizi attendibili. Un algoritmo può essere impeccabile nel raccogliere i fatti e profondamente sbagliato nel trasformarli in un giudizio. La frequenza con cui una notizia compare online non ne certifica la verità. La quantità dei documenti non stabilisce automaticamente la gravità di un episodio. E una correlazione non è una responsabilità.

AI Act e GDPR: la responsabilità non può essere delegata

Il legislatore europeo ha già riconosciuto la delicatezza del problema. L’AI Act considera ad alto rischio alcune applicazioni utilizzate nella selezione del personale e nella valutazione del merito creditizio; il GDPR prevede tutele specifiche rispetto alle decisioni esclusivamente automatizzate che producono effetti giuridici o incidono significativamente sulle persone. Ma nessuna norma, da sola, risolve la questione centrale: la responsabilità umana non può scomparire dietro l’efficienza della macchina.

Non credo che la soluzione sia impedire all’intelligenza artificiale di partecipare ai processi decisionali. Sarebbe poco realistico e probabilmente anche sbagliato. Un sistema capace di confrontare grandi quantità di informazioni può migliorare una valutazione. Il problema nasce quando la velocità viene scambiata per affidabilità e quando il cosiddetto “controllo umano” si riduce alla firma finale su una conclusione già formulata dall’algoritmo.

Trasparenza e diritto di contestare le decisioni

Dovremmo allora pretendere una regola semplice: nessun giudizio algoritmico rilevante dovrebbe essere considerato affidabile se non è possibile ricostruire quali informazioni lo hanno prodotto, verificarne la provenienza, comprenderne i limiti e sapere chi se ne assume la responsabilità. E dovrebbe essere possibile correggere non soltanto il dato sbagliato, ma anche il giudizio che continua a produrre conseguenze dopo che quel dato è stato rettificato.

C’è poi un aspetto ancora più insidioso. Quando un giornale pubblica un’informazione inesatta, esistono un autore, un direttore, una testata e una procedura di rettifica. Quando quella stessa informazione entra in un sistema automatico che contribuisce a escludere qualcuno da un’opportunità, la catena delle responsabilità diventa molto meno visibile. Il danno può prodursi senza che la persona sappia quale valutazione lo abbia determinato.

La domanda, quindi, non è se l’intelligenza artificiale saprà giudicarci meglio degli esseri umani. È quali giudizi siamo disposti a delegarle, sulla base di quali prove e con quale possibilità di contestazione.

Abbiamo costruito una società nella quale la reputazione dipende sempre più dalle informazioni disponibili. Ora rischiamo di costruirne una nella quale quelle informazioni decidono automaticamente opportunità, esclusioni e destini professionali. Il vero pericolo non è che le macchine imparino a giudicarci. È che gli esseri umani smettano di sentirsi responsabili dei giudizi che affidano loro.

L'articolo Quando l’AI decide chi è credibile, chi risponde dell’errore? proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Prima del mito, il sogno: la storia di Rocky sul grande schermo. Applausi alla Festa del Cinema di Roma

Applausi scroscianti in ogni sala: I Play Rocky ha conquistato il pubblico della 21ª Festa del Cinema di Roma, dove è presentato nella sezione Grand Public. E certamente, quando uscirà nelle sale italiane il 31 dicembre, sarà il pubblico a decretarne il successo popolare. Perché di questo si tratta: un film che, agganciandosi al mito di Rocky, ne ripercorre la genesi e la trasforma in un’epopea dal sapore vintage, squisitamente divertente.

Tra i titoli finora visti alla kermesse capitolina, I Play Rocky è, insieme a Elsinore e in attesa di The Debut, uno dei film che hanno le carte in regola per affacciarsi all’imminente stagione dei premi, che culminerà con gli Oscar. Difficilmente, infatti, l’Academy resterà indifferente alla superlativa prova di Anthony Ippolito, quasi un clone di Sylvester Stallone, tanto fisicamente quanto nella tenacia. Ma tutto questo appartiene al futuro.

Il dato presente è che, dopo la presentazione al Festival di Toronto, I Play Rocky di Peter Farrelly, questa volta senza il fratello Bobby, è già un piccolo meta-cult. Il film celebra i cinquant’anni dell’iconica pellicola premiata con tre Oscar e ne prolunga il mito senza retorica né enfasi, concentrandosi sugli aspetti più intimi, esistenziali e antropologici della nota vicenda del giovane newyorkese Sylvester Stallone, allora un underdog in cerca della propria occasione.

Partendo dalla brillante sceneggiatura di Peter Gamble e avvalendosi della consulenza dello stesso attore e sceneggiatore, oggi ottantenne, Farrelly riesce a restituire un racconto in sintonia con il leggendario originale per tono e look indipendente, pur adottando un registro comico decisamente diverso dall’epica drammaticità che pervade il film sceneggiato e interpretato da Stallone.

Il fulcro di I Play Rocky è racchiuso proprio nella frase scelta come titolo: “Io recito Rocky”, mentre il titolo italiano previsto per l’uscita sarà Rocky sono io. Una dichiarazione che sottolinea la reale ostinazione di Sylvester Stallone, capace di rifiutare offerte assai generose pur di non cedere il suo magico copione e rinunciare a interpretarlo. Un “gran rifiuto” che sfidava la povertà in cui lui e la moglie Sasha versavano, mentre erano in attesa del loro primo figlio. Eppure fu proprio quella scelta la chiave vincente per entrare nel mito.

In definitiva, poco importa che il pubblico conosca già il lieto fine. Ciò che brilla nel film di Farrelly è il ritmo, insieme alla forza della commedia sociale e umana e a un percorso a ostacoli che parla al presente, in una Hollywood spesso ostile ai sogni fuori dagli schemi. Già, perché I Play Rocky è anche un film sul fare cinema con un budget ridotto, capace di dialogare con la contemporaneità, in cui la crisi sociale e la ferocia dello show business appaiono sempre più evidenti. Ma i sognatori caparbi e tenaci come rocce non smetteranno mai di nascere, esistere e vincere. Del resto, la dedica pronunciata da Stallone agli Oscar del 1977 è rimasta leggendaria e conserva tutta la sua attualità: “A tutti i Rocky del mondo, vi amo!”.

Apparentato a I Play Rocky soltanto per lo spirito di endurance incarnato dal protagonista, il documentario polacco Closure di Michal Marczak, in concorso nella sezione Progressive Cinema, racconta la tenace ricerca di un figlio scomparso da parte di suo padre.

Il regista ha seguito con la videocamera gli eventi successivi alla probabile scomparsa nelle acque della Vistola del sedicenne Krzysztof “Chris” Dymiński, un fatto di cronaca che ha scosso l’intera Polonia. Lirico nel suo farsi elegia funebre e meditazione su una perdita ancora senza risposte, Closure accompagna una famiglia che non ha smesso di cercare Chris e amplia la vicenda fino a farne una riflessione universale sul dolore provocato dalla scomparsa di una persona cara, tanto più insopportabile quando si tratta di un figlio. Un padre che non si dà pace e sperimenta ogni strumento possibile per setacciare il grande fiume, una madre che ogni sera attende il ritorno del figlio: una storia emozionante che, lentamente, trascina lo spettatore dentro il dolore di questi genitori, rendendolo partecipe di un’attesa sospesa tra speranza e disperazione.

L'articolo Prima del mito, il sogno: la storia di Rocky sul grande schermo. Applausi alla Festa del Cinema di Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Pomodori, peperoni, melanzane e uva: la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio svuota gli scaffali anche a Roma

Gli effetti della protesta di autotrasportatori e agricoltori del Sud contro il caro carburanti iniziano a farsi sentire anche nei supermercati della Capitale. I blocchi stradali stanno mettendo sotto pressione l’intera filiera ortofrutticola. L’incertezza sui tempi di percorrenza e gli alti costi operativi stanno innescando una reazione a catena che impedisce alle aziende agricole di spedire le merci deperibili e minaccia il regolare arrivo di prodotti freschi sui mercati. Il risultato è che sul mercato romano sono sempre più evidenti le mancate consegne di alimenti cruciali provenienti dal Mezzogiorno, come peperoni, melanzane, uva da tavola e pomodori.

L’allarme è lanciato dall’ultima rilevazione dell’Osservatorio Car – Centro Agroalimentare Roma, che segnala una crescente criticità negli approvvigionamenti ortofrutticoli destinati alla Capitale. L’emergenza, testimoniata già alcuni giorni in Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, si sta ora estendendo anche nel Lazio. Non solo carenze di prodotti, ma anche tensione sui prezzi all’ingrosso, in crescita a causa della scarsità. I pomodori siciliani Ciliegini e Piccadilly vengono venduti a quotazioni superiori a 5 euro/kg, mentre i Datterini rossi raggiungono i 7,50 euro/kg. Per compensare questi vuoti d’offerta, si registra un forte aumento delle importazioni, con pomodori tondi a grappolo dall’Albania venduti intorno ai 2 euro/kg e peperoni dalla Spagna a 3,80 euro/kg, alternative economicamente rilevanti ma che faticano a sostituire pienamente il prodotto a chilometro zero per i consumatori attenti alla filiera italiana.

A contenere parzialmente gli effetti di questo blocco logistico intervengono le produzioni locali di Lazio e Abruzzo con ortaggi a foglia, pomodori, melanzane e zucchine, che continuano a garantire una parte dell’offerta pur con quotazioni già elevate a causa dei danni del caldo estivo. Tuttavia, si legge, un prolungamento delle proteste per il caro carburanti rischia di generare perdite economiche incalcolabili per i produttori del Sud, costretti a perdere i raccolti, e di scaricare ulteriori rincari sulla spesa alimentare dei cittadini romani. La distribuzione si trova oggi di fronte alla complessa sfida di mantenere la continuità delle forniture bilanciando disponibilità, qualità e convenienza economica.

“Tutela dei produttori e dei consumatori restano due obiettivi inseparabili. Dobbiamo salvaguardare l’equilibrio della filiera, garantendo alle aziende agricole la possibilità di vendere i propri prodotti e alle famiglie l’accesso a prodotti freschi e di qualità a prezzi sostenibili”, sottolinea il presidente del Car, Valter Giammaria. “Non possiamo permettere che la crisi logistica e il caro carburanti pesino in modo incontrollato sulle tavole dei romani. Il nostro ruolo oggi è agire da scudo, monitorando i listini per garantire la tenuta degli scambi commerciali e provare ad arginare sul nascere ogni pressione sui prezzi, difendendo la spesa delle famiglie” commenta il direttore generale, Fabio Massimo Pallottini.

L'articolo Pomodori, peperoni, melanzane e uva: la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio svuota gli scaffali anche a Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Descubren que un santuario de Deméter escondido en la cantera de un bosque y sellado desde época romana es anterior a los etruscos

En 2006, los carabineros dieron la voz de alarma por unas excavaciones clandestinas en un bosque de robles y castaños del término de Vetralla, en la provincia de Viterbo, al norte de Roma. La Soprintendenza arqueológica de la Etruria meridional intervino con una excavación de urgencia entre mayo y junio y se topó con algo […]

  •  

“Davanti a un lutto non credo nella pace. Non so se ho mostrato troppo, o aperto le porte sul personale ma anche chiuso un cerchio”: così Kasia Smutniak sul docufilm su Pietro Taricone

La perdita di Pietro Taricone che diventa trasformazione per chi resta. Kasia Smutniak la vede così nel suo ultimo film documentario da regista, Mustang, presentato alla Festa di Roma 2026. “Davanti a un lutto non credo nella pace, ma piuttosto nella trasformazione e non penso nemmeno che valga la pena raccontare la mia vita, ma quel pezzo della mia storia potrebbe essere in qualche modo una speranza per tante persone, a cui mi sto aggrappando”, ha spiegato la 47enne attrice e regista di origine polacca al Corriere della Sera.

“Questo, infatti, è un film speranzoso e sulla felicità, non una storia triste: ma di una bellissima trasformazione che unisce tante vite. Il centro di tutto questo è il Mustang”. Luogo della montagna nepalese che nel 2003 la Smutniak e l’allora suo fidanzato Taricone raggiungono per poi ripromettersi di tornare per un aiuto concreto alle popolazioni locali. Solo che Taricone muore improvvisamente in un incidente di paracadutismo nel 2009. Nel 2010 sarà Kasia con sua madre a raggiungere il Mustang ai piedi dell’Himalaya. E ancora nel 2024 sarà la 19enne Sophie, la figlia avuta dall’ex fidanzato nel 2004, a ripercorrere i passi materni e paterni in Nepal. Con lei, la ragazza, si porta la vecchia MiniDV di suo padre e così filma un nuovo viaggio come fece Taricone con la Smutniak nel 2003. Mustang, infine, è il risultato di queste due fonti video tra memoria e contemporaneità che Smutniak ha definitivamente riassemblato.

“Come nel mio primo doc Mur ho raccontato la speranza attraverso l’esperienza di persone che cercavano di salvare migranti nei boschi bielorussi, solo perché ritenevano giusto farlo. Anche qui ho lo stesso spirito: se una sola persona fa una cosa giusta, questo mi dà speranza per l’umanità”. Là, nell’Asia profonda c’è proprio una Fondazione Taricone, grazie alla quale è stata fondata la Ghami Solar School, dove bambini che non avrebbero avuto accesso a un’istruzione tradizionale seguono corsi di studio regolari. Mustang uscirà in sala con Fandango il 26 novembre. “Non so se ho mostrato troppo – chiosa l’attrice – Ma in realtà nel nostro lavoro mostriamo tanto di noi anche quando non sembra. Qui è più riconoscibile perché le emozioni hanno nomi e facce note. Ho aperto le porte sul personale ma anche chiuso un cerchio”.

L'articolo “Davanti a un lutto non credo nella pace. Non so se ho mostrato troppo, o aperto le porte sul personale ma anche chiuso un cerchio”: così Kasia Smutniak sul docufilm su Pietro Taricone proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Champions, per Napoli, Roma e Inter è già l’ultima spiaggia: Gasp e Allegri oggi non possono sbagliare | Partite e classifica

Siamo già a questo punto: terza giornata di Champions, ultima – o penultima a essere ottimisti – spiaggia per le squadre italiane. I numeri sono catastrofici: quattro punti su ventiquattro conquistati, sei sconfitte in otto gare, solo il Como 12esimo in zona playoff (a quota 3), le altre (Roma 25esima, 1), Inter (29esima, 0) e Napoli (32esima, 0) in questo momento sono eliminate. Tra i cinque campionati maggiori, siamo quelli messi peggio: Inghilterra (24 punti, cinque club), Spagna (24, pure in questo caso 5 formazioni), Germania (16) e Francia (9) ci guardano dall’alto in basso. Anche il Portogallo (6, 2 rappresentanti) ha fatto meglio. Siamo ai livelli di Olanda (4), Ucraina (4) e Norvegia (4) che schierano però un numero di club inferiore. Le italiane giocano tutte in casa: occasione da sfruttare.

ROMA – Bruciata dall’incredibile sconfitta in casa con il Real Madrid (3-1 all’81’ e 3-4 al 90’), la banda di Gasperini ospita l’ultima in classifica, lo Slovan Bratislava guidato da Yaya Touré e sostenuto da duemila tifosi. L’allenatore ivoriano ha detto di avere “sensazioni positive” e ha parlato benissimo del tecnico giallorosso: “Ha grande esperienza, la Roma è un avversario di valore e sono curioso di vedere come si comporterà la mia squadra, noi dovremo dare tutto quello che abbiamo”. Incassata la notizia che il recupero di Dybala per la lesione al polpaccio richiederà venti giorni di stop, Gasp dovrà fare i conti con le assenze di Svilar, Koné e Cristante, ma torna Malen e a gara in corso potrebbe varare la doppia coppia d’attacco: l’olandese e Castro, protagonista del 2-0 sul Genoa. La Champions è una magnifica avventura, ma Gasp ha nel mirino per ovvie ragioni il campionato, dove i giallorossi sono terzi, a – 2 dal duo Inter e Lazio. Sabato, la Roma andrà a giocare a Napoli: uno snodo importante per il cammino in Serie A.

NAPOLI – I due ko contro Villarreal e Venezia hanno lasciato il segno. Il Napoli non è solo conciato male in Europa, ma anche in campionato va male (nono posto). Max Allegri è in difficoltà, la questione-De Bruyne è esplosiva – il belga, sempre più capriccioso, è ai ferri corti con l’allenatore -, la squadra è su con gli anni, i giovani (vedi Lucca) stanno deludendo e il proprietario Aurelio De Laurentiis sta seguendo in silenzio la situazione. Al Maradona sbarcano i norvegesi del Bodo Glimt, che non sono fenomeni, ma hanno già fatto piangere l’Inter e la scorsa edizione hanno raggiungo gli ottavi. Urge sterzata, altrimenti si mette male per tutti, a cominciare da Allegri. Il tecnico livornese si affida ai big, De Bruyne compreso.

COMO – Il Manchester United è uno dei mostri sacri del calcio mondiale. Dopo Real Madrid e Barcellona, è il club con il maggior seguito di tifosi nel pianeta. Ha vinto 68 trofei, è quotato alla Borsa di New York, il suo stadio è meta turistica – anche perché a Manchester c’è poco da vedere -, lo stadio è il “teatro dei sogni”, nel suo passato c’è una galleria di fenomeni tra gli ex campioni – George Best, Bobby Charlton, Eric Cantona tanto per citarne alcuni -, il santone Alex Ferguson è l’allenatore più vincente di tutti i tempi (49 trofei). Eppure il Como, alla terza esibizione in Champions, può giocarsela. I Red Devils sono partiti male in campionato. La spinta emotiva di Michael Carrick – altro ex eccellente -, approdato a metà della scorsa stagione e sulla forza dell’entusiasmo capace di riportare lo United nell’Europa più importante, si è esaurita. Nel Como, a Firenze è stato celebrato finalmente un italiano: Mattia Liberali, classe 2007, cresciuto nelle giovanili del Milan, lanciato in Serie A da Fonseca, ma poi ceduto al Catanzaro in Serie B, dove ha trovato in Alberto Aquilani un tecnico che ha creduto nelle sue capacità. Il Como lo ha arruolato pagando la clausola rescissoria da 6 milioni di euro: un bel colpo. Liberali potrebbe essere confermato contro i Red Devils: storia da seguire.

INTER – Shakhtar o mai più: dopo i ko con Real Madrid e Bruges, per l’Inter non ci sono mezze misure. Urge la vittoria contro la squadra ucraina, simbolo della guerra nel Donbass, guidata dal turco Arda Turan, soprannominato il Mago. Chivu recupera Calhanoglu, potrebbe schierare dall’inizio Bonny – determinante contro il Bologna –, sta sfogliano la margherita Martinez-Provedel per decidere il portiere titolare e si augura che non sia necessario, come sta accadendo troppo spesso, di ritrovarsi in svantaggio per svegliarsi. In Italia si può rimediare, in Europa la leggerezza non è consentita. I numeri inquietano. L’Inter viene da quattro ko di fila al Meazza in Champions (Liverpool, Arsenal, Bodo Glimt e Bruges), nelle ultime otto partite europee ha perso sette volte, ma stavolta non può proprio sbagliare.

P.S. Stasera partitone a Parigi, devastata dagli scontri dei giorni scorsi, Psg-Barcellona: Doué, Vitinha, Kvaratskhelia, Hakimi, Yamal, Rodri, Pedri, Gordon, Cubarsì. Un gruppo di attori straordinari, una finale anticipata.

L'articolo Champions, per Napoli, Roma e Inter è già l’ultima spiaggia: Gasp e Allegri oggi non possono sbagliare | Partite e classifica proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌