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ReA! Art Fair torna alla Fabbrica del Vapore con cinquanta artisti emergenti

La Fabbrica del Vapore di Milano ospita la sesta edizione di ReA! Art Fair, la prima fiera in Italia rivolta agli artisti emergenti senza la mediazione di gallerie o musei. Dopo le ultime edizioni, la manifestazione torna alla sua storica collocazione autunnale negli spazi del centro culturale del Comune di Milano, in via Procaccini.

A organizzarla è ReA! Arte, associazione culturale no profit fondata da Maryna Rybakova e Pelin Zeytinci, con l’obiettivo di creare un punto d’incontro diretto tra le nuove voci dell’arte contemporanea, il pubblico e gli operatori del settore. Il modello è quello di un mercato primario: chi visita la fiera dialoga con gli artisti, ne conosce la ricerca e può sostenerne il percorso senza passaggi intermedi.

Ilaria Costaglia Keep Me Safe Oil and acrylic on canvas 80 × 65 cm 2026. Courtesy of the artist

Anche quest’anno la fiera punta su un numero contenuto di partecipanti, con  cinquanta artiste e artisti internazionali, scelti tramite un’open call aperta a candidature da tutto il mondo. La selezione è stata curata dal comitato scientifico di ReA! Arte sotto la direzione della head curator Maria Myasnikova, con l’intento di privilegiare qualità e innovazione della proposta.

Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è la distanza tra l’immaginare qualcosa e il portarlo nel mondo. Nel suo testo curatoriale, Myasnikova parte da una constatazione sul presente: «Oggi le idee circolano a una velocità senza precedenti. Vengono generate, condivise, consumate e dimenticate nell’arco di pochi secondi. Le immagini si moltiplicano all’infinito. Le opinioni arrivano già compiute. I concetti sono economici. La realizzazione, invece, non lo è». Le opere in mostra, tra pittura, scultura, installazione, performance, media digitali e pratiche interdisciplinari, nascono proprio da questo scarto, che secondo la curatrice è il luogo in cui l’arte acquista il proprio peso.

Ivy Chilelli, In Flesh, You’re Gone I & II Variable dimensions 2026. Courtesy of the artist

In un momento in cui il lavoro creativo viene misurato sempre più in termini di visibilità e rapidità, ReA! rivendica una scelta diversa, quella di sostenere pratiche che mettono la ricerca davanti alla reazione e lo sviluppo a lungo termine davanti al riconoscimento immediato. «Se le idee sono facili, la realizzazione resta un atto di convinzione», conclude Myasnikova.

La fiera si accompagna a un programma di premi e collaborazioni per gli artisti selezionati. Grazie alla nuova partnership con MARES, uno dei partecipanti otterrà una residenza in Piemonte, da maggio a luglio 2027, nel Complesso Monumentale di Santa Croce, con mostra conclusiva a settembre 2027 e catalogo edito da Allemandi. Torna inoltre il premio in denaro di Artsted, dedicato ai progetti più innovativi.

Tra i cinquanta nomi in fiera figurano, tra gli altri, Azzah Salwaa, Debora Graziano, Pauline Cordier, Nuo Chen, Marco Montemezzo (Amen), Zhang Qi, Johanna Dreyer, Isatou Jallow, Alexandra Taoukidou, Nikolai Prokofiev, Shir Shovel-Simhoni e Marco Silvestre (Nikopol).

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Projeto vencedor do Open Call MAAT + Atlético vai vestir o túnel da Tapadinha

O MAAT – Museu de Arte, Arquitetura e Tecnologia e o Atlético Clube de Portugal – Futebol, SAD lançaram, em julho, uma Open Call em que desafiaram criadores a apresentarem propostas para a requalificação do túnel que conduz ao estádio do Atlético. Objetivo? Apoiar artistas emergentes e promover o diálogo entre arte contemporânea, comunidade e espaço público.

A proposta vencedora, hoje anunciada, tem a assinatura da artista visual Dora Moneti Faggin, e inspira-se na relação histórica entre Alcântara e o Atlético Clube de Portugal, explorando os conceitos de pertença, diversidade e encontro. Na génese desta criação esteve um processo de escuta junto de pessoas ligadas ao bairro e ao clube, agora plasmado numa “instalação têxtil composta por tiras de vários tipos de tecido acetinados e telas usadas em barcos bordados à mão sobre rede metálica”, que cria “uma composição marcada pela cor, movimento e sobreposição de diferentes identidades”, conforme detalhado em comunicado.

A obra, intitulada “Torcidas”, será instalada na primavera de 2027, transformando um dos espaços mais simbólicos da ligação entre o bairro de Alcântara e o histórico clube lisboeta. A artista brasileira, radicada em Lisboa desde 2018, criou uma instalação, com mais de 10 metros de comprimento, que irá ocupar o teto e a parte superior das paredes do túnel. A paleta parte do azul, do vermelho e do amarelo do Atlético, com laranjas, roxos e rosas criando transições. O trabalho manual, realizado tira a tira, evoca também o cuidado cotidiano das pessoas que sustentam a vida do clube.

Este projeto dá continuidade à pesquisa de Dora Moneti Faggin, que aqui retoma ideias exploradas em instalações têxteis e esculturas de grande escala, concebidas em diálogo com lugares marcados pela sua história e arquitetura, como nas intervenções que fez no Chipre e na Turquia.

Para João Pinharanda, diretor do MAAT, “a proposta da artista foi destacada pela sua radical originalidade.” E prossegue, explicando que “o título da obra, ‘Torcida’ – termo brasileiro que, embora não muito utilizado em Portugal, é perfeitamente entendido entre nós – justifica a imagem que nos é apresentada: uma enorme extensão de panejamentos coloridos e entrelaçados estende-se desde o interior do túnel central de acesso ao estádio dele saindo como uma torrente de água ou de fogo – ou como um grito de apoio dos adeptos.”

Já Gifford Miller, Presidente e Chairman do Atlético Clube de Portugal – Futebol, SAD, destaca o carácter surpresa e inspirador da intervenção de Dora Moneti Faggin, que acredita ter o poder de transformar “a forma como este espaço tão especial é vivido por sócios, adeptos e jogadores. Ao levar a sua obra para o universo do desporto, lembramo-nos de que a arte é de todos e para todos.” E conclui dizendo que está “ansioso por vê-la instalada já nesta primavera” no Tapadinha.

O júri distinguiu ainda com menções honrosas os projetos “A Nossa Casa”, da artista visual Inês Castelo Branco, uma proposta centrada na memória, na pertença e na relação entre o clube e o bairro, e “Atar”, de Joana Tomás – Muro Atelier, que parte do gesto de atar os atacadores para simbolizar os laços que unem o Atlético Clube de Portugal a Alcântara, às diferentes gerações que fazem parte da sua história e, claro, aos seus adeptos.

Esta iniciativa enquadra-se no âmbito do projeto MAAT + Atlético, que cruza cultura artística e cultura desportiva, e que conta, em diferentes espaços do Tapadinha, com instalações de Joana Vasconcelos, Vhils e Bela Silva.

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Cosa nascondono davvero i dipinti di Marc Chagall? Dal Paradiso in cui uomo e donna diventano una cosa sola alle città della sua vita: viaggio nel museo di Nizza progettato dall’artista

Bisogna andare a Nizza, in avenue Dr Ménard, sulla collina di Cimiez, per conoscere da vicino Marc Chagall. E’ qui che si può vedere non solo il famoso “messaggio biblico” dell’artista ma toccare con mano un museo progettato, pensato ed inaugurato dallo stesso pittore russo. Ogni spazio, finestra e vetrata, parla di Chagall che ha saputo trasformare una villa in rovina dai primi del Novecento in un luogo capace di ospitare una collezione permanente e mostre come quella di quest’estate dedicata agli schizzi e ai modelli per il soffitto dell’Opéra Garnier.

E se nel 1973, quando fu inaugurato il museo, a visitarlo erano in trenta mila oggi si registrano 200 mila presenze ogni anno. Ad attrarre così tante persone in avenue Dr Ménard sono, soprattutto, quei dodici dipinti che illustrano la Genesi e l’Esodo, esposti nella sala principale e le cinque tele che evocano il Cantico dei Cantici nella sala esagonale adiacente.

Certamente i colori in sé, restano la maggiore qualità espressiva dell’artista e balzano subito all’occhio ma il fascino di questo percorso sta nel fermarsi davanti ad ogni opera per meditarla. Solo sostando a lungo, in silenzio, dinanzi a “il Paradiso” si può cogliere l’intrinseco universale e rivoluzionario messaggio di Chagall: l’uomo e la donna sono una cosa sola.

E’ questo l’annuncio che continua a essere “nuovo” dopo decenni dalla creazione del quadro: la coppia primordiale è intrecciata come per diventare una sola cosa, con solo due braccia e tre gambe e sta per condividere insieme il frutto proibito, quello dell’albero della conoscenza del bene e del male che li renderà uguali a Dio. E’ l’Umanità non il maschio o la femmina. Così come in “Abramo e i tre angeli” le figure protagoniste (Abramo e Sara) spinte verso sinistra, sono eloquenti nell’esprimere lo stupore dell’annuncio della nascita di un figlio in età avanzata. Ma anche stavolta solo riflettendo su quest’opera si può cogliere – osservando i tre angeli seduti sulla panca – la lontana eco di quelli raffigurati nell’icona della Trinità di Andrej Rublev a Mosca.

Nel ciclo del “Cantico dei Cantici”, Chagall, riesce a parlare di Dio, incarnando la Parola biblica con la sua vita. Guardare a questi dipinti solo con idolatria per l’artista sarebbe sciocco perché ogni tela cela una complessità da decifrare con i giusti strumenti. Basti pensare al terzo quadro del ciclo. Chagall sembra aver voluto raccontare la propria storia in questo dipinto: la rappresentazione di Gerusalemme, al centro, è duplice: in alto, la città assomiglia alla sua visione di Saint-Paul-de-Vence, con le sue mura. In basso, capovolta, si trova Vitebsk (paese natio), riconoscibile dal santuario con il tetto verde che lo corona. L’intera sezione inferiore del dipinto, capovolta, evoca quindi la giovinezza dell’artista; quella superiore un inno alla sua nuova vita nel sud della Francia.

Unica anche la mostra permanente dal titolo “Chagall all’opera” realizzata in collaborazione con il Centre “Georges Pompidou” dove dal 2023 sono conservati 151 opere donate dai nipoti dell’artista. Il pittore, nel 1960, accettò l’incarico di rifare il soffitto dell’Opéra di Parigi, a condizione di non essere pagato. Ne uscì un dipinto – preceduto da quarantuno schizzi e modelli (in parte visibili a Nizza) – che omaggia i grandi compositori dell’opera e del balletto, Parigi e la Francia.

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Arte portuguesa e brasileira nas feiras Frieze Londres

Edição deste ano reúne 172 galerias na Frieze London, dedicada à arte contemporânea, e cerca de 140 na Frieze Masters, centrada na arte histórica. Três galerias são portuguesas e seis brasileiras.

© AFP via Getty Images

As duas feiras decorrem em simultâneo, em Regent's Park, e incluem secções curatoriais, apresentações individuais e programas paralelos às exposições
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