La crescita nominale dei fondi universitari nasconde una riduzione delle risorse reali per studente. Durante il governo Meloni, gli aumenti dei finanziamenti hanno sostanzialmente compensato l’inflazione, ma non l’ampliamento del numero degli iscritti.
Le leggi scritte male sono un costo per il nostro paese. Con Luigi Guiso parliamo di come impattano sulla crescita economica, qual è il legame che hanno con l’instabilità politica e quali sono gli strumenti che potrebbero alleviare il problema. Tutto in mezz'ora.
La Commissione europea propone una riforma degli appalti pubblici. Tra i criteri di aggiudicazione dà più peso a economia circolare e innovazione sostenibile. Il rischio è che procedure più complesse penalizzino le microimprese. Ecco come salvaguardarle.
Nel panorama internazionale del management lirico contemporaneo, l’idea che si possa rappresentare chiunque appartiene a un passato superato o a un’illusione di breve respiro. Quando si chiede ad Alessandro Ariosi, fondatore e guida di Ariosi Management, da dove nasca la complessità di questa professione, la riflessione muove immediatamente dall’essenza stessa dell’opera: non ci si trova a collocare un prodotto sul mercato, bensì ad affiancare esseri umani custodi di uno strumento delicato quale è la voce. Ogni interprete porta con sé un universo irripetibile fatto di carattere, radici, aspirazioni personali, dinamiche familiari e fragilità fisiche o emotive; elementi che rendono ogni percorso una trama unica e impossibile da standardizzare.
Interpellato sul significato profondo della selezione e sulla necessità di non accogliere chiunque nel roster di Ariosi Management, Ariosi rivendica con fermezza il valore della credibilità. Nel dialogo quotidiano con le istituzioni teatrali e le direzioni artistiche di tutto il mondo, la reputazione dell’agenzia è il primo capitale: garantire per un cantante significa porsi come interlocutore autorevole, trasparente e responsabile, capace di proporre professionisti pronti e all’altezza delle aspettative dei grandi cartelloni.
Alessandro Ariosi e i criteri per i giovani talenti lirici
Sollecitato su quali siano i criteri che guidano la scelta di un giovane talento oltre le doti innate, il focus del manager si sposta sulla concretezza. Una bella voce, una presenza scenica magnetica e una buona predisposizione attoriale sono qualità preziose, ma prese da sole rischiano di generare meteore destinate a esaurirsi nello spazio di poche stagioni. La vera discriminante risiede nel potenziale tecnico, nella solidità psicologica e nella capacità di ascolto. Davanti a una vocalità con qualità evidenti ma ancora immatura, la tentazione di bruciare le tappe e proporre l’interprete anzitempo a contesti prestigiosi può rivelarsi controproducente: le dinamiche e i ritmi serrati delle produzioni odierne rischiano di logorare prematuramente uno strumento non ancora consolidato. Il dovere primario di Ariosi Management consiste nell’onestà intellettuale di indicare all’artista dove lavorare, cosa perfezionare e quali carichi vocali evitare, proteggendone la maturazione prima del grande debutto.
Il rapporto con gli artisti affermati nel mondo dell’opera
Approfondendo la differenza di visione nella gestione di una carriera emergente rispetto a quella di una figura già consacrata, Alessandro Ariosi chiarisce come le priorità siano speculari ma profondamente diverse. Se per un giovane l’attenzione è tutta rivolta alla scelta mirata del repertorio e all’acquisizione graduale dell’esperienza, per un interprete affermato il lavoro si sposta sulla gestione dell’equilibrio complessivo: dosare gli impegni, preservare i tempi di recupero, selezionare collaborazioni di altissimo profilo artistico e concordare soluzioni che consentano di esprimere al meglio il proprio carisma sul palcoscenico in totale serenità.
Riguardo alla struttura ideale di una realtà di rappresentanza, il confronto tra agenzia boutique e grande roster diversificato si risolve a favore della cura sartoriale, cifra distintiva della linea di Ariosi Management. Fondamentale instaurare quel rapporto ravvicinato e costante che la delicatezza dello strumento “voce” impone, evitando la dispersione di energie e garantendo a ciascun artista una presenza attiva e tangibile in ogni fase della carriera.
Quando gli si domanda come debba svolgersi il primo incontro con un potenziale candidato, l’accento cade sulla reciprocità e sulla trasparenza. È indispensabile verificare l’allineamento delle visioni professionali. Senza una fiducia profonda e una disponibilità autentica al confronto leale, nessuna pianificazione strategica può reggere a lungo.
Infine, riflettendo sul valore del contratto di rappresentanza e sul tema dell’esclusiva, la conclusione mette al centro il concetto di partnership. L’accordo formale non deve essere vissuto come un vincolo rigido o un’imposizione burocratica, ma come un patto fiduciario condiviso, in cui l’esclusiva trova giustificazione unicamente nell’investimento reciproco di tempo, dedizione e cura strategica verso un progetto artistico comune e duraturo.
Una riforma approvata a luglio rende il sistema di reclutamento dei docenti universitari più nazionale. Ma per promuovere l’apertura all’esterno degli atenei, bisogna affrontare anche il tema dell’inserimento del nuovo arrivato nell’organizzazione locale.
Nel 2024 la Germania ha erogato circa un quarto del totale degli aiuti di stato dell’Ue. Imitare le grandi economie su questo terreno è per i piccoli una strategia costosa. Servono politiche orizzontali, interventi verificabili e più coordinamento europeo.
Una riforma della professione riconosce agli infermieri di Francia competenze e possibilità di prescrivere alcuni farmaci. Diversi paesi europei hanno già ampliato l’autonomia decisionale di questi professionisti. Si potrebbe farlo anche in Italia.
Lo smaltimento illegale di rifiuti tossici non produce solo danni ambientali. Si registra anche un aumento persistente dei decessi per tumore, che emerge dopo decenni ed è particolarmente marcato tra i più giovani. Cosa dice il confronto tra comuni vicini.
Il bonus asilo nido funziona: riduce i costi dei servizi per la prima infanzia e aiuta le madri a rimanere occupate dopo la nascita di un figlio. Ma proprio le famiglie che ne avrebbero più bisogno lo utilizzano di meno. Il Piano per i nidi del Pnrr.
Quando inizia l’età anziana? Una soglia anagrafica rigida non descrive bene la realtà. Meglio adottarne una prospettica, legata alla speranza di vita residua. Permette una migliore pianificazione dei sistemi pensionistici, sanitari e del mercato del lavoro.
Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.
Em 22 de julho, os brasileiros presenciaram a oficialização de uma das alianças mais improváveis na corrida eleitoral deste ano. Ciro Gomes (PSDB) publicou nas redes sociais um vídeo em que agradece ao Partido Liberal (PL), sigla do ex-presidente Jair Bolsonaro, pela aliança firmada em torno de sua candidatura ao governo do Ceará. Partiu do Partido Democrático Trabalhista (PDT), antiga sigla de Ciro, a ação que tornou Bolsonaro inelegível por oito anos.
Crítico ferrenho do ex-presidente, Ciro construiu trajetória recente em oposição ao bolsonarismo. Em entrevistas, chamava o ex-presidente de “corrupto”, “fascista”, “incompetente”, “imitador de Trump” e “ladrão de galinhas”. Em 2026, no entanto, mudou o tom da fala e passou a liderar uma frente que reúne candidatos de diferentes campos da política estadual, incluindo bolsonaristas que ele próprio criticava duramente.
Entre os integrantes do novo palanque de Ciro estão André Fernandes (PL) – deputado federal e uma das principais lideranças bolsonaristas, e Capitão Wagner (União Brasil), ambos antigos opositores a Ciro e seus aliados no Ceará.
Ciro Gomes e antigos adversários se unem no Ceará para disputar as eleições de 2026
A aliança rendeu críticas dentro do próprio PL. A ex-primeira dama e candidata ao Senado pelo Distrito Federal Michelle Bolsonaro (PL) se mostrou insatisfeita com a parceria por considerar Ciro “o principal responsável” pelo processo que resultou na inelegibilidade do marido, além de lembrar das ofensas de corrupção feitas não apenas ao ex-capitão do Exército, mas também a seus filhos.
Contra Elmano de Freitas (PT), que disputa a reeleição ao governo do estado, Ciro se juntou ao PL para a disputa e divulgou como mote: “É hora de união para mudar os rumos do Ceará”.
Por meio de nota, Wagner disse que a história dos recém aliados “é pública” e que “não foge dela”: “Eu e Ciro estivemos em lados opostos e tivemos embates muito duros. Em alguns momentos, o calor da disputa levou os dois a excessos. O próprio Ciro reconheceu publicamente que personalizou críticas, que foi injusto em algumas acusações e me pediu desculpa”. O candidato ao Senado resumiu a aliança da dupla como: “compreensão de que nenhum interesse pessoal, vaidade ou mágoa poderia ficar acima do Ceará”. Ciro Gomes e André Fernandes foram procurados por email e por telefone, mas não responderam à reportagem.
Para o advogado e analista político Melillo Dinis, os partidos políticos não se articulam necessariamente com base em afinidades ideológicas, mas em torno dos interesses e das vantagens de suas lideranças. “Não é uma conta de chegada. É um acordo de partida”, começou.
[Essas] movimentações políticas são reflexo do fenômeno que acaba por ser explicado pelas expectativas de resultado, antes das urnas apuradas. É um ciclo em que o rabo abana o cachorro e o comanda, sem a menor preocupação com a coerência.”
Melillo Dinis
Analista político em Brasília
A aliança política firmada entre os ex-rivais no Ceará não é evento isolado. Políticos que outrora trocaram acusações contra opositores e que, em alguns casos, chegaram a transformar a rivalidade em marca eleitoral mudaram de lugar nas trincheiras e passaram a dividir partido, chapa ou palanque com antigos inimigos. Alguns exemplos elencados pela Agência Pública chamam a atenção e confirmam como Relembrar é votar.
Kalil e Aécio já trocaram críticas duras. Agora, antigos rivais dividem a mesma chapa em Minas
De instinto “matador” a amizade eterna ao sabor mineiro
A aproximação do ex-prefeito de Belo Horizonte Alexandre Kalil (PDT) e do deputado federal Aécio Neves (PSDB) tem como antecedente uma das disputas mais incisivas da política mineira recente.
Em 2016, Kalil concorreu à prefeitura de Belo Horizonte contra João Leite (PSDB) – candidato apoiado pelo grupo político de Aécio. À época, Kalil declarou ter tido “vontade de matar” Aécio quando o tucano se aliou a partidos contra ele, criticou duramente o deputado e, em uma das ocasiões, disse que não adiantava “quererem” que ele “lambesse o saco de Aécio”. Naquele ano, Kalil saiu vencedor.
Dez anos depois, a história é outra. Kalil se lançou candidato ao governo do estado e o PSDB passou a integrar a chapa, após articulação de Aécio. A aliança incluiu o anúncio do ex-deputado federal Carlos Mosconi (PSDB) como seu candidato a vice-governador.
Presidente nacional do partido, Aécio chegou a ser cogitado para disputar o Senado na composição com Kalil, mas anunciou, em 4 de agosto, que não concorrerá a cargos em 2026.
Na sabatina realizada por Folha e UOL, Kalil reconheceu a mudança de relação. Disse que havia atacado Aécio em 2016 e afirmou: “Eu agredi o Aécio, mas ele nunca respondeu”. Também declarou que não guardava mágoa do tucano e classificou a aproximação como uma decisão política.
Alexandre Kalil informou que não comentará a questão. O deputado federal Aécio Neves foi procurado por meio do email oficial de seu gabinete na Câmara dos Deputados e pela assessoria que o representa, mas não respondeu aos questionamentos. Este espaço será atualizado em caso de manifestação.
Rivais na eleição de 2006, Arruda e Abadia voltam a dividir o mesmo palanque no Distrito Federal
Um reencontro no planalto central
No Distrito Federal, a origem da ex-rivalidade entre José Roberto Arruda (PSD) e Maria de Lourdes Abadia (PSD) está na eleição de 2006. Abadia era governadora e disputava a reeleição, mas foi derrotada por Arruda. Os adversários permaneceram distantes politicamente por quase 20 anos até voltarem a dividir espaço neste pleito.
A reaproximação passou pela mudança partidária de Abadia. Em março, a ex-governadora anunciou sua filiação ao PSD, partido que abriga o projeto de Arruda para voltar ao Palácio do Buriti. Abadia passou a participar das articulações do grupo de Arruda para 2026 e esteve ao lado do ex-governador em encontros partidários e na convenção que confirmou a candidatura dele ao governo.
São duas trajetórias antes opostas que voltam a se encontrar no mesmo palanque em 2026.
Em resposta à Pública, Arruda declarou que “diferente dos tempos de hoje, onde as pessoas não são adversárias, mas sim inimigas”, ele e Abadia “nunca fizeram política assim”. “Nós mesmos já fomos aliados, muito aliados, e também já fomos adversários. No entanto, no tempo em que estávamos em caminhos diferentes, nunca deixamos de nos respeitar e isso nunca afetou a nossa relação de amizade pessoal”, disse o ex-governador do DF. Abadia não disponibiliza contato público,foi procurada por mensagem ao perfil oficial que mantém nas redes sociais Instagram, mas não respondeu aos questionamentos.
Após uma disputa acirrada em 2024, Débora Régis e Antônio Rosalvo agora são aliados na Bahia
Briga com tempero baiano
Em apenas dois anos, uma relação marcada por acusações de misoginia e suspeita de violência física e política evoluiu para parceria inabalável, em Lauro de Freitas (BA). Nas eleições de 2024, Débora Régis (União Brasil) derrotou por 60% a 40% o candidato Antônio Rosalvo (PT). Em 2026, eles são aliados.
Durante a campanha, os dois trocaram críticas públicas e acusações sobre a administração do município e o período foi marcado por episódios de tensão. Em maio daquele ano, Rosalvo afirmou, durante ato político, que iria “tapar a boca” de Débora ao responder a críticas feitas por ela sobre problemas da cidade. Ela o acusou de se valer do fato de ela ser mulher na política.
Depois, ele afirmou à imprensa local que um apoiador de Débora teria sido responsável por um tiro que atingiu um de seus aliados, pediu calma e que a disputa não fosse marcada pela violência.
Mas Rosalvo mudou de grupo político. Em 2026, deixou a base do PT, filiou-se ao PSDB e passou a integrar o campo político de ACM Neto – vice-presidente nacional do União Brasil. Agora, o ex-candidato a prefeito concorre a uma vaga de deputado estadual e recebe apoio público de Débora Régis para que integre a Assembleia Legislativa da Bahia.
Em agosto, Débora defendeu a candidatura de Rosalvo durante evento político em Lauro de Freitas: “Temos que colocar Rosalvo como deputado estadual para defender Lauro de Freitas.”
À Pública, Rosalvo explicou que “nenhum momento” afirmou que taparia a boca de Débora Régis “no sentido literal”, que o termo seria “uma figura de linguagem relacionada à disputa política e à resposta administrativa”: “Qualquer interpretação de que eu estivesse defendendo agressão, violência ou que pretendesse literalmente “tapar a boca” de uma mulher não corresponde ao que quis dizer”, pontuou. “Não pretendo apagar ou negar os embates ocorridos em 2024. Foi uma eleição extremamente disputada, com momentos de muita tensão e divergências profundas entre os grupos políticos”, concluiu em nota.
Régis foi procurada por meio do email oficial de seu gabinete, pelo telefone da prefeitura e pelo perfil oficial dela nas redes sociais, mas não respondeu.
Witzel (à esq) desistiu da disputa pelo governo do Rio e declarou apoio ao antigo adversário, Garotinho (à dir)
Disputa pelo governo do Rio é samba para poucos
Dois ex-governadores do Rio de Janeiro estariam em embate direto nas urnas nas eleições 2026, mas os adversários agora estão no mesmo lado. Wilson Witzel (Democrata) desistiu de disputar o governo para apoiar Anthony Garotinho (Republicanos).
Witzel havia lançado sua pré-candidatura ao Palácio Guanabara em julho. Menos de um mês depois, em 1º de agosto, retirou o nome da disputa e declarou apoio a Garotinho. A decisão foi oficializada durante a convenção estadual do Democrata.
A justificativa apresentada por Witzel foi eleitoral. Segundo ele, o objetivo era criar uma frente para levar Garotinho ao segundo turno. A aproximação ocorre entre dois políticos que já estiveram em lados opostos e tiveram trajetórias marcadas por confrontos.
O ex-juiz usava sua trajetória na magistratura para questionar o adversário, enquanto Garotinho respondia atacando Witzel ao dizer que ele tinha “problemas de corrupção”.
Agora, ao justificar o apoio, Witzel também faz referência à trajetória jurídica de ambos e aponta que os dois tinham “uma história de injustiças” e destacou que processos que levaram Garotinho à prisão haviam sido posteriormente anulados pela Justiça.
A reportagem tentou contatar Wilson Witzel e Anthony Garotinho por email, telefone e rede social, mas não obteve retorno. Em caso de manifestação, este espaço será atualizado.
Duas armas de cano longo e cinco pistolas de fabricantes variados, inclusive internacionais, como Glock, Sig Sauer e FXR. Esse pequeno arsenal foi apreendido pela Polícia Federal (PF) nesta quinta-feira, 10 de setembro, em nome do deputado Mário Frias (PL). Segundo a corporação, as armas não estavam no endereço registrado, o que configuraria crime de porte ilegal de armas de fogo.
Embora o arsenal irregular não tenha sido o que motivou a ida da polícia atrás de Frias — o mandado de busca e apreensão mira o que seria uma organização criminosa que usaria dinheiro de emendas parlamentares para alimentar a produtora do filme de Jair Bolsonaro, o Dark Horse —, são as armas que explicam como o deputado se aliou ao bolsonarismo e ganhou poder político.
Ex-galã da Malhação, Frias tem um currículo “artístico” antes de chegar à política: passou pela Globo, Record e RedeTV antes de ingressar no Governo Federal. A estreia na política formal aconteceu em maio de 2020, quando a também colega atriz Regina Duarte foi demitida do cargo de Secretária Especial de Cultura após uma passagem rápida e problemática, que incluiu uma entrevista que minimizou a ditadura militar brasileira.
A saída de Duarte levou Frias a assumir a Secretaria, onde pôde unir dois mundos que interessam a ele e ao bolsonarismo: armas e cultura.
Armas de cano longo e cinco pistolas apreendidas hoje durante operação da Polícia Federal
O plano para a cultura de 2020 a 2022: dinheiro para grupos armamentistas
Em 2022, a Agência Públicarevelou como Frias, ao lado do então secretário nacional de Incentivo e Fomento à Cultura, André Porciuncula, prometeram R$ 1 bilhão da Lei Rouanet para conteúdo pró-armas.
“Pela primeira vez, vamos colocar dinheiro da Rouanet em eventos de armas de fogo, vai ser super bacana isso”, disse Porciuncula. A estratégia era convocar grupos armamentistas a submeterem projetos que usassem a isenção de impostos da Rouanet para conseguirem aprovar projetos elogiosos à cultura do uso de armas no Brasil. Uma pauta, no mínimo, contraditória, visto que a Rouanet é historicamente criticada por bolsonaristas e já foi chamada de “desgraça” por Jair Bolsonaro.
“Estou à disposição, qualquer dúvida, enquanto estiver na secretaria — que eu devo sair agora esta semana para concorrer —, mas nós vamos deixar uma equipe totalmente alinhada ao secretário especial de cultura. Qualquer dúvida estamos de portas abertas, o Mario é CAC, nós adoramos atirar. Essa pauta é importantíssima, uma pauta de liberdade e eu peço senhores, usem (a Lei Rouanet) e não deixem de usar”, frisou Frias.
A promessa foi feita durante a Convenção Nacional Pró-armas, realizada pelo grupo presidido pelo hoje deputado Marcos Pollon (PL-MS) — que hoje aparece novamente ao lado de Frias, justamente no escândalo do Dark Horse. Pollon é um dos deputados suspeitos de enviar emendas para o filme de Jair. Segundo a PF, Pollon enviou R$ 1 milhão à Academia Nacional de Cultura (ANC), entidade presidida por Karina Ferreira da Gama, produtora do longa-metragem. Foi também durante a gestão de Frias na Secretaria que ele teria conhecido Karina Gama, segundo apurou a Folha de S. Paulo.
A promessa de Frias gerou ao menos um resultado. A Pública mostrou com exclusividade que, em novembro de 2025, foi lançado um livro sobre a história das armas no Brasil com recursos captados via Lei Rouanet. Todo o dinheiro para bancar o livro veio da Taurus, a maior fábrica de armas do Brasil e a maior fabricante de revólveres do mundo, que patrocinou R$ 336 mil e doou outros R$ 85 mil para o livro. A fabricante pode abater impostos a partir dessa produção.
Após a Secretaria de Cultura de Bolsonaro, Frias foi para o Congresso. Catapultado pela visibilidade que alcançou no governo de Bolsonaro e por mais de R$ 1,4 milhão da direção nacional do PL, ele se elegeu em 2022 deputado federal por São Paulo.
Mário Frias durante a Convenção Nacional Pró-Armas, realizada em 28 de março de 2022, quando ainda era secretário da Cultura do governo Jair Bolsonaro
A atuação como deputado de 2023 a 2026: produção e dinheiro para filme de Bolsonaro
É durante o mandato de deputado federal que Frias se envolve no escândalo atual: os pedidos de dinheiro para o filme autobiográfico de Jair Bolsonaro e o envio de emendas parlamentares — isto é, dinheiro público — para o Instituto Conhecer Brasil, o ICB, da mesma Karina Gama, produtora do filme. Segundo a PF, foram duas emendas de Frias no valor de R$ 2 milhões. Além de Frias e Pollon, os negócios de Karina teriam recebido também emendas de Bia Kicis, no valor de R$ 150 mil.
A investigação também aponta um círculo de favores: o dinheiro das emendas sai dos cofres públicos, por meio de Frias, para o ICB de Karina; do outro lado, pessoas ligadas a outras empresas de Karina doam para a campanha de Frias em 2022.
A Públicamostrou como Karina tem acesso a gabinetes de ministérios e prefeituras e comanda empreendimentos que prometem uma revolução no empreendedorismo cristão. Dentre os principais apoiadores, está o prefeito de São Paulo, Ricardo Nunes (MDB), que abriu portas para Karina em ao menos três ocasiões, para os muitos negócios da empresária — o ICB, a ANC e o grupo lobista GT Cristão. O ICB tem um contrato de R$ 108 milhões com a Prefeitura de Nunes para a instalação de wi-fi na periferia de São Paulo.
Frias também é próximo do marido de Karine, Wemerson Marinho dos Santos. Os dois participaram de reuniões com Frias enquanto ele era secretário da Cultura de Bolsonaro.
Além do envolvimento financeiro, Frias é o principal idealizador do filme sobre Jair. O embrião já estava na sua gestão na Secretaria de Cultura quando apoiou a criação de heróis nacionais alinhados à pauta bolsonarista para disputar os corações dos jovens — uma ideia que dialoga com o ex-mentor dos Bolsonaro, o falecido Olavo de Carvalho. “Se a gente acredita em armas, a gente precisa criar os heróis. A gente precisa entender que as narrativas, principalmente pra população mais jovem, não são a partir de estatística, coronel, não são a partir de números que a gente vai convencer essa garotada de que nós queremos um Brasil melhor, e sim a partir da cultura”, disse à época.
Como a Públicamostrou com exclusividade, o argumento inicial do filme — e um dos principais — era atacar a imprensa e associá-la a uma suposta conspiração para matar Jair Bolsonaro durante a campanha eleitoral de 2018. O texto criava a figura de uma jornalista com passado comunista, Iara, que representaria o antagonismo da imprensa contra Jair, e que se envolvia numa teoria da conspiração com Adélio Bispo, autor das facadas contra o ex-presidente em 2018.
A Pública também mostrou que Frias se ausentou da Câmara dos Deputados, dizendo que faria uma viagem em missão oficial para “participar de debates sobre implantação de escolas cívico-militares”. No mesmo período, foram realizadas gravações do filme.
Mario Frias (ao centro) no set de Dark Horse
Os escândalos de 2026: o envolvimento não explicado dos filhos de Jair
Todo o escândalo envolvendo o Dark Horse envolve não apenas Frias, mas também ambos os filhos de Jair Bolsonaro.
Flávio, candidato à presidência, apareceu em áudio, revelado pelo Intercept, pedindo R$ 134 milhões a Daniel Vorcaro, ex-dono do Banco Master, para bancar a produção do filme. “Irmão, estou e estarei contigo sempre, não tem meia conversa entre a gente”, disse em mensagem. Inicialmente, ele negou o envolvimento, dizendo “É mentira”. Depois, admitiu, negando qualquer ilegalidade. A apuração mostrou que Vorcaro teria pago R$ 61 milhões entre fevereiro e maio de 2025. Depois, a revista piauí mostrou que os pagamentos foram ainda maiores, com mais R$ 8,2 milhões, e aconteceram após o período que Flávio havia admitido.
Áudio obtido pelo Intercept mostrou Frias agradecendo a Vorcaro pelo apoio ao filme Dark Horse.
Já a ligação com Eduardo aparece em um rascunho de contrato com uma empresa com braços na Hungria e na Holanda, a Freeway Cam B.V., que moveria fundos para o filme, como revelou a Pública. Ele e Karina procuraram a empresa, e Eduardo assumiu o compromisso de financiar a produção mesmo com o risco do filme não sair.
Ele também aparece no escândalo através do fundo Havengate, sediado nos EUA, onde o ex-deputado vive com muitas mordomias. O advogado de imigração Paulo Calixto, próximo de Eduardo, é quem administra o fundo. Ele teria recebido cerca de R$ 69 milhões através do doleiro Antonio Carlos Freixo Júnior, o “Mineiro”, também para o filme de Jair.
Mário Frias no ato de 7 de Setembro na Avenida Paulista, convocado e liderado por Flávio Bolsonaro
A operação de hoje: as acusações contra Frias
A operação desta quinta, 10 de setembro, leva o nome de Make Up, expressão do inglês que remete a algo fabricado e também faz alusão à Go Up, empresa que produz o filme de Jair. Autorizada pelo ministro Flávio Dino — que é relator das investigações envolvendo o desvio de emendas para a produção do filme no STF (Pet 16669) —, a operação acontece em São Paulo, Rio de Janeiro, Ceará e Distrito Federal.
Assim como Frias, Karina também é um dos alvos. São investigados os crimes de peculato, falsidade documental, lavagem de dinheiro, organização criminosa e crimes licitatórios.
A polícia, utilizando informações do Conselho de Controle de Atividades Financeiras (Coaf), aponta envios de Frias no valor de R$ 645,4 mil à Go Up em um período de menos de 60 dias, que seriam incompatíveis com o rendimento do deputado, de cerca de R$ 44 mil mensais. O deputado está impossibilitado de deixar o país por ordem de Dino, mas ainda não há ordens de prisão.
Ao todo, o relatório aponta que a produtora movimentou R$ 19 milhões entre 10 de novembro e 30 de dezembro de 2025. O período de gravação do filme Dark Horse seria praticamente o mesmo, de 20 de outubro a 7 de dezembro de 2025.
As investigações são um desdobramento da ação Compliance Zero, que investiga os desvios no Banco Master e levou à prisão de Vorcaro em 2025. No STF, o ministro André Mendonça é o relator das investigações sobre as fraudes envolvendo o banco. É esse o inquérito que gerou o relatório envolvendo o também ministro Alexandre de Moraes, divulgado na semana passada, e que deu início à crise atual envolvendo o STF. Dino, que é relator do inquérito sobre irregularidades no orçamento de emendas do Congresso, conduz investigações envolvendo a produção do filme Dark Horse por envolverem emendas parlamentares.
I giovani medici vorrebbero restare in Italia. Ma per trattenerli in patria non conta solo lo stipendio. Contano anche le condizioni di lavoro: carichi e turni, stabilità contrattuale e opportunità di ricerca, formazione e crescita professionale.
Não esqueço quando ouvi pela primeira vez, em uma conferência a portas fechadas em Berlim, a declaração: “Os alemães precisam voltar a ter orgulho de sua nação e de sua nacionalidade. Não vamos mais olhar para o passado”, dada por uma estrategista política norte-americana próxima ao MAGA (o movimento Tornar a América Grande Novamente, presidente dos EUA).
A reação também me marcou. O que começou com aplausos tímidos da audiência de direita, se tornou uma ovação emocionada.
O ano era 2024 e ali eu senti que os ventos estavam mudando no país. Porque até então, o Alternativa para a Alemanha (AfD), partido que já chegou a ser classificado várias vezes pela inteligência alemã como perigoso e extremista de direita, era isolado não apenas dentro dos parlamentos por um cordão sanitário imposto pelos outros partidos, mas pela própria extrema direita europeia. Essa ideia do “orgulho nacional alemão” não era ouvida frequentemente mesmo nos círculos mais radicais.
Passei então a acompanhar a AfD mais de perto e tentar decifrar o que tinha dado errado no trabalho de memória da Alemanha pós nazismo, que é mundialmente reconhecido como um bom trabalho. A cada canto há um monumento às vítimas do Holocausto, um museu que conta as atrocidades cometidas pelos nazistas, ou as Stolpersteine – pequenas placas de metal dispostas no chão das ruas, com informações pessoais de judeus que foram raptados, perseguidos ou mortos na região. Nas escolas, as crianças também aprendem sobre os horrores do Holocausto e desde pequenas são ensinadas a dizer “Nie Wieder”, nunca mais.
Cheguei a escrever sobre isso em um texto para o ICL no ano passado, dizendo que enquanto a memória é essencial para que atrocidades não se repitam, a culpa é um sentimento complexo, já mostrava Freud, porque tem a ver com desejo, conflito, recalque, remorso, mas também neurose. E a culpa pelo Holocausto se desenvolveu de várias maneiras na subjetividade da sociedade alemã, gerando inclusive ressentimento, que parece ser o sentimento que impulsiona o extremismo de direita em nossa época.
Nesses dois anos, a AfD foi ganhando cada vez mais espaço e popularidade. Trump, Elon Musk, Steve Bannon e outras figuras da direita norte-americana e europeia começaram a divulgar o partido e suas ideias sem constrangimento. Nesse tempo, o fascismo também foi se “desavergonhando” cada vez mais em todo o mundo. A pauta anti imigração passou a ser a resposta rápida da direita populista para todas as crises trazidas pelo capitalismo neoliberal: da falta de emprego às desigualdades sociais, do aumento da criminalidade a suposta perda de um “purismo cultural”.
Também em 2025 entrevistei membros da AfD e fui a dois eventos do partido na Turíngia, no centro-leste da Alemanha, e entendi que esse orgulho alemão, e ao mesmo tempo o ódio aos imigrantes, vêm vindo com força em uma sociedade que está há alguns anos passando por uma crise econômica. A principal pauta é a da deportação em massa, não há meias palavras. A abertura da Alemanha aos refugiados em 2015 é apontada pelo partido como o maior erro da história recente e os jovens dizem que querem voltar a ouvir o idioma alemão nas ruas.
Um dos jovens inclusive me disse, quando perguntei o que o fazia defender a pauta anti imigração, que não era nada exatamente relacionado a fatos, era mais “um sentimento”.
Há também, é claro, diversos outros fatores para essa popularidade, desde os mais específicos e nacionais, como uma divisão entre leste e oeste — que nunca acabou de fato —, até os mais globais, como o voto de protesto e a imagem sedutora do outsider que diz o que pensa sem medo das consequências.
Por tudo isso, a vitória da AfD nas eleições na Saxônia-Anhalt, neste fim de semana, não é surpreendente. É triste, alarmante, sintomática, mas não surpreendente. Com 43,8% dos votos depositados (39 dos 83 assentos parlamentares), a AfD já anunciou que vai se mover a partir desta semana para tentar obter uma coalizão majoritária.
Na Alemanha, a formação de governos estaduais é parlamentarista. Um partido que obtém mais da metade dos assentos na Assembleia Legislativa conquista o posto de governador do estado. Como nenhum dos partidos obteve a maioria necessária na eleição de domingo, eles terão que fazer alianças. As legendas podem se unir em coalizões para governar juntas em maioria ou angariar apoio de outras para liderar um governo minoritário. Para governar, na prática, a AfD precisaria ultrapassar o “cordão sanitário”, compromisso de outros partidos de não cooperar com a ultradireita e, assim, mantê-la longe do poder.
Durante a campanha, todos os partidos descartaram parceria com a AfD, exceto pelo partido nanico Aliança por Justiça Social e Racionalidade Econômica (BSW), uma legenda populista “antiwoke”, comandada pela ex-comunista Sahra Wagenknecht, que levou pouco mais de 5% e que compartilha com a AfD discursos anti-imigração e em favor da Rússia.
O sistema eleitoral alemão é super complexo e pode se abrir em diversos cenários possíveis de negociações, coalizões, novas eleições, por isso ainda não está claro o que vai acontecer.
Mas o quanto é efetivo, em uma democracia, fazer todas as manobras possíveis para impedir um partido mais votado de governar? Será essa a melhor maneira de enfrentamento da extrema direita? Ou o melhor seria entender o que está na raíz dessa popularidade da AfD para que o nazismo e o fascismo, em suas variadas formas, não se repitam?
Os alemães têm uma palavra para o espírito do tempo: Zeitgeist. A eleição do último domingo representa uma sombria e inquietante adequação da Alemanha ao Zeitgeist, num país que há menos de 100 anos levou Hitler ao poder.
Lo sconto sul diesel costa ed è poco selettivo. Ma aiuti basati sul solo reddito delle persone non garantirebbero più equità. Perché, a parità di risorse disponibili, la necessità di usare l’auto e quindi consumare carburante può essere molto diversa.
No dia 11 de agosto, Cláudio Rafael Landeiro, 37, foi linchado nas ruas de Copacabana, no Rio de Janeiro. Ele parou em um estabelecimento comercial com a bicicleta da irmã, quando seguranças particulares e alguns entregadores, que estavam por perto, o acusaram de ter roubado a bicicleta que conduzia. Cláudio foi atacado com socos, chutes e pauladas, não resistiu aos ferimentos e morreu.
O caso expõe uma prática que não é nova no Brasil, mas tem ganhado força nos discursos políticos às vésperas das eleições: o uso da violência como resposta aos problemas de segurança pública. Para discutir o tema, o Pauta Pública recebe o jornalista e pesquisador Bruno Paes Manso, autor de A República das Milícias e A Fé e o Fuzil. Na entrevista a Andrea Dip, ele comenta o caso do ciclista e reflete sobre os discursos que associam violência à produção de ordem.
“Essa ideia de que a violência tem um aspecto pedagógico, que a violência produz ordem, está muito arraigada na crença e no cotidiano do brasileiro, e gera tragédias. A violência, em vez de produzir ordem, produz covardia e desordem.”
Leia os principais pontos da conversa e ouça o podcast completo abaixo.
EP 232
A violência como promessa em ano eleitoral – com Bruno Paes Manso
4 de setembro de 2026
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Jornalista e pesquisador fala sobre o avanço do discurso de violência e seus efeitos no Brasil
O Brasil registrou 227 casos de linchamento em 2025 e nesse ano, até maio, já eram 88 casos. Como você vê o episódio com esse ciclista e como ele se conecta com o que parece ser um crescimento desse “justiçamento”?
Eu acho que faz parte da linguagem das redes sociais hoje, o linchamento. Faz parte desse universo em que você, de repente, identifica um bode expiatório e vai todo mundo contra ele com força e junto, porque é muito covarde. Normalmente o linchamento tem esse componente de covardia.
E, nesse caso, acaba, de alguma maneira, indo para as ruas porque, principalmente no cotidiano das cidades, essa criminalidade ligada ao roubo e furto de celulares é muito presente. Isso acumulando um ranço, um ódio e uma tentativa de controlar o problema. E você começa a ter uma articulação entre pessoas que se oferecem como dispostas a solucionar esse problema.
Parece que foi justamente o que aconteceu neste grupo. Rapidamente eles se articularam e, de alguma maneira, tentaram usar a violência como forma de dar uma lição e a gente vê isso fazer parte da história do Brasil, de uma forma geral.
Essa ideia de que a violência tem um aspecto pedagógico, que a violência produz ordem, está muito arraigada na crença e no cotidiano do brasileiro e gera tragédias. A violência, em vez de produzir ordem, produz covardia e desordem.
Em 2025 aconteceu o massacre da Penha-Alemão, a Operação Contenção, com imagens terríveis de corpos enfileirados nas ruas, mais de 120 mortos. Depois, uma pesquisa da Genial/Quaest saiu dizendo que mais de 67% dos brasileiros aprovavam a operação. Você acha que o Rio tem um componente especial nessa violência? E o que essa aprovação representa?
O Rio tem um aspecto bem próprio da história do crime na cidade e do que isso acabou gerando, porque, em primeiro lugar, você tem o aspecto que a governança criminal está muito ligada ao controle territorial armado dos territórios. Desde a época do jogo do bicho. Mas quando chegou o tráfico de drogas, esse controle territorial armado significava que o mercado da droga era conquistado a partir do controle do bairro vizinho, o que acabava gerando muitos conflitos.
Então, você tem um caldeirão de medo, ressentimento e ódio muito grande. Ao mesmo tempo, nos morros, onde esses grupos controlam e tiranizam os territórios, dependendo do grupo, você tem as incursões da polícia cotidiana. Então, sete da manhã as mães estão indo trabalhar, os filhos estão indo para a escola e começam aqueles tiroteios por causa das operações policiais.
Ao mesmo tempo tem os proibidões, os bailes funk e toda essa cena de droga que de alguma maneira acaba sendo associada ao descontrole, à irracionalidade, ao prazer em excesso e as mães morrem de medo que seus filhos sejam seduzidos por isso e se tornem viciados ou trabalhando para o crime, a tensão é muito grande nesses lugares.
E, por causa disso, uma operação como aquela, que causou 122 mortes, muitas vezes é usada como uma forma de manipular esse medo pelos governantes. Era uma coisa que o Cláudio Castro vinha fazendo quando a candidatura dele estava fragilizada, para atiçar e manipular esses medos, para continuar no poder com suas conexões com o crime e com as facções, enganando a população, porque, mais uma vez, as pessoas acreditam que violência produz ordem e produz efeitos pedagógicos. Então, ele continua apostando na desordem para que as pessoas tenham medo e ele possa manipular esse medo, ganhar dinheiro e poder com a guerra.
Agora, Bruno, existe também um componente racial nessa ideia de quem é o bandido que precisa morrer…
Com certeza. Isso faz parte da nossa história. A gente não consegue entender o que está acontecendo hoje, no fundo, sem pensar nos nossos mais de 500 anos de história. Então, você tem 450 anos de um Brasil rural, 350 anos de escravidão. As pessoas vivem nas cidades de 50 em diante. Até então, viviam num ambiente rural e nos latifúndios com coronelismo muito presente.
Laços de vizinhança e religiosos, muito próprios do ambiente rural, migram para as cidades, começam a despertar o medo das pessoas que vivem nas cidades, que começam a usar a violência policial como forma de tentar produzir algum tipo de ordem. Isso começa a gerar ciclos viciosos, mas sempre com o negro, com o preto e com o pardo, visto como aquele que ameaça, visto como cidadão perigoso, que mora num lugar que tem uma idade específica, que tem um gênero específico.
Então, o homem jovem, morador de periferia, negro, é visto como essa ameaça e a guerra se volta contra eles. Ao mesmo tempo, o aprisionamento passa de 90 mil para 900 mil. Quem vai para as prisões são essas pessoas que vivem nesses bairros considerados perigosos, que são presos em flagrante. E aí, começa uma articulação dentro das prisões voltada para gerir o crime. Mas é uma questão muito focada na raça e focada na nossa história de injustiças, colonização e industrialização – e como é que isso é reinventado nas cidades, como as polícias passam a lidar com isso, como a justiça passa a lidar com isso? E os efeitos colaterais que isso provoca, os ressentimentos, os ódios.
Entregadores de iFood estavam falando que era bom, por exemplo, se pôr em risco ou fazer sacrifícios no seu trabalho, porque isso era ‘ser homem’, era ser ‘macho’. O transbordamento da violência, do punitivismo, do “justiçamento” se relacionam com essa exacerbação de um masculinismo?
Sem dúvida. Como escrevo sobre homicídios, eu acabo sendo um pesquisador de comportamentos relacionados ao gênero masculino, porque 95% dos homicídios são feitos por homens, isso independente da idade, independente da classe, independente do país, independente do tempo na história. Poucos comportamentos são tão vinculados a gênero como a violência. Então, é algo que se faz pensar a respeito das masculinidades.
Eu acho que a gente vive justamente esse momento de crise, de transformações históricas muito profundas, e uma das mudanças mais importantes e mais fundamentais e estruturais tem a ver com o gênero, com o feminismo e com o papel que as mulheres passam a ter na sociedade na cidade.
Depois de mais de 5 mil anos com o homem mandando e controlando e estabelecendo o cotidiano e a estrutura da rua e da casa, de alguma maneira essa mudança da presença das mulheres no dia a dia, no trabalho, na política e tudo mais, causa uma insegurança muito grande, e aí a violência e guerra surgem como o último artifício da masculinidade em crise.
O uso da força é a única forma de você restituir uma autoridade perdida. É uma maneira de você tentar voltar para o passado, ao que era antigamente, você impor sua autoridade e ser obedecido porque você é violento, porque você é mais forte fisicamente. É um ato meio desesperado de uma masculinidade em crise com essa transformação dos tempos.
Hoje em dia, a sensação é que os gêneros nunca estiveram tão descolados, tem uma dificuldade de diálogo e a sensação é, um pouco, que os homens estão indo para um caminho e as mulheres estão indo para outro. Então, esses interregnos são sempre muito complicados. A gente não sabe para onde vai com uma disputa permanente acontecendo.
Su siccità e disponibilità di acqua si possono fare previsioni molto precise. Ma quando la risorsa diventa scarsa non ci sono regole per distribuire i sacrifici tra i diversi comparti che la utilizzano. Lo dimostra il caso esemplare del bacino del Po.
Una buona programmazione del fabbisogno di medici è indispensabile. Però non basta. Perché il numero dei posti può essere deciso amministrativamente, ma le scelte dei giovani dipendono dagli incentivi che le diverse professioni e specialità mediche offrono.
Un autorevole studio mette in discussione alcune certezze che riguardano la demografia. Ha suscitato polemiche, ma porta a riflettere sulle risorse e sulle capacità di reazione spesso imprevedibili dell’intelligenza umana.
O comércio local são-brasense volta a estar em destaque no primeiro fim de semana de setembro, com mais uma edição do Stock Out – Feira de Saldos de Verão, que regressa ao Jardim Carrera Viegas no fim de semana, de 4 a 6 de setembro.
A iniciativa promovida pelo Município de São Brás de Alportel faz a fusão perfeita entre saldos e oportunidades de compra, produtos locais e muita animação, num ambiente de convívio para toda a família.
Nesta edição, o destaque vai para as atuações de valores musicais da região, nomeadamente Edmundo Inácio, na noite de sexta-feira e Rafael Sousa no sábado!
A diversidade e a qualidade do comércio local estarão em destaque, acompanhadas pela presença de quase quatro dezenas de artesãos e produtores locais e por um programa de animação para todas as idades, com especial atenção aos mais novos, que poderão contar com atividades e várias surpresas.
Este ano, participam no Stock Out – São Brás de Alportel as lojas: 100 Limites, Babaloo, Loja Coelho, Julie Boutique, Sublime Fashion Store e Tininha, a que se juntam artesãos e produtores locais para proporcionar três dias de oportunidades e experiências num ambiente de festa.
Com entrada livre, o Stock Out abre portas na sexta-feira e no sábado, das 19h00 à 01h00, e no domingo, das 17h00 às 23h00.
A música e o baile marcam presença ao longo dos três dias
Na sexta-feira, dia 4, a noite conta com David Brito, às 21h30 e 23h00, e com Edmundo Inácio, às 22h00, um dos nomes que mais se tem destacado no panorama musical nacional.
No sábado, dia 5, a animação começa às 21h30, com Vítor Alves, seguindo-se São Brás Bailando, às 22h00, e Rafael Sousa, às 22h30, mais um talento em ascensão no panorama musical algarvio, com um carreira a solo.
No domingo, dia 6, o programa começa às 18h00 com Luís José, seguindo-se Laura Pereira, às 18h30, e Alma do Fado, às 19h30, um projeto musical de grande qualidade com uma plêiade de valores locais.
O Desfile de Moda Clube do Museu, às 22h00 seguindo-se bailarico, encerra a programação, cumprindo a tradição.
O Motoclube São Brás “Unidos da Estrada” mantém a parceria com a Câmara Municipal de São Brás de Alportel, assegurando a colaboração com a organização e um espaço petiscos.
Festa e Feira de Setembro mantém viva a tradição
Como já é tradição, a Feira de Saldos renova a tradicional Feira de Setembro cuja história se perde no tempo.
No domingo, dia 6, a animação estende-se também ao Parque Roberto Nobre, que recebe a tradicional Festa e Feira de Setembro, com Feira Tradicional, artesanato e animação.
Organizada pelo Município de São Brás de Alportel, a iniciativa complementa o programa deste fim de semana, proporcionando um encontro com a tradição, os produtos e os saberes locais.
Com o Stock Out e a Festa e Feira de Setembro, São Brás de Alportel prepara-se para um fim de semana que junta compras, artesanato, música, animação e tradição, valorizando o comércio e a produção local e proporcionando momentos de convívio para toda a comunidade.