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Detectan posibles cámaras ocultas junto a la cueva italiana donde aparecieron dos Venus paleolíticas de la última glaciación

Cerca de Parabita, un pueblo de la provincia de Lecce, en el tacón de la bota italiana (la región de Apulia, o Puglia), una cueva abierta en la roca caliza guarda el recuerdo de dos estatuillas de hueso que forman parte del conjunto de las llamadas Venus paleolíticas europeas. Ahora, un estudio sugiere que bajo […]

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Papa Leão XIV vai ser operado a um nódulo no pulmão

"Foi detetado numa fase muito inicial e bem localizado", afirmou o representante da Igreja Católica, que vai passar por uma cirurgia "nos próximos dias" para a remoção do nódulo.

© JOÃO PORFÍRIO/OBSERVADOR

Leão XIV falou aos fiéis na tradicional missa de domingo na Praça de São Pedro
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11 cráneos encontrados en una necrópolis picena de la Edad del Hierro tienen la nuca aplanada

Cualquier pediatra ha visto alguna vez a un bebé que pasa tantas horas tumbado sobre la espalda que acaba con la parte de atrás de la cabeza aplanada de un lado. Se llama plagiocefalia deformacional, un término que viene del griego plagios («oblicuo») y kephalé («cabeza»), y se debe a una presión externa y sostenida […]

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Schifani ha trovato il metodo perfetto per restare al potere in Sicilia

Non è vero che non ha fatto nulla. Che vi pare? Anzi, è come in quella canzone di Fabrizio De André: «Si costerna, si indigna, si impegna». Poi fa finta di gettare la spugna. E infine, rieccolo qua. Renato Schifani, l’uomo-sfinge, imperturbabile a tutto, che in questi quattro anni tutti gli scandali ha vissuto, subito, attraversato: la crema degli uomini che sostengono, consigliano o orbitano attorno al suo governo in qualche caso arrestata, in altri indagata o imputata per corruzione et similia.

L’ultimo è Gaetano Armao, l’avvocatone, già vicepresidente della Regione, presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali e, fino all’altro ieri, consigliere giuridico di Schifani. Per lui la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto. Secondo l’accusa, le telecamere della polizia lo avrebbero ripreso mentre riceveva denaro in auto e poi nascondeva buste e mazzette dietro un orologio a pendolo. Armao contesta tutto e promette di dimostrare l’infondatezza delle accuse. E quel pendolo sembrava suonare finalmente l’ora per Schifani. Troppo grave quest’ultimo scandalo. Persino Forza Italia ha detto basta: a tutto c’è un limite, e soprattutto a tutto c’è un congresso, una successione e qualcuno che nel frattempo ha già cominciato a misurare le tende di Palazzo d’Orléans.

Il commissario regionale Nino Minardo ha chiesto una «proposta politica completamente nuova». Traduzione simultanea dal politichese: «Caro Renato, grazie di tutto, per il bis vedremo, ma possibilmente non vedremo te». Schifani l’ha presa bene. Cioè malissimo. Ha annunciato di stare «valutando le decisioni da assumere», ha fatto sapere di essersi sentito tradito, ha avuto una telefonata ad alta temperatura con Antonio Tajani. E ha lasciato filtrare l’arma atomica: le dimissioni immediate, la caduta dell’Assemblea regionale, elezioni già a dicembre, niente Finanziaria e soprattutto niente pensione per i deputati al primo mandato, ai quali mancavano ancora alcuni mesi per raggiungere la mitica soglia dei quattro anni, sei mesi e un giorno. In Sicilia le coalizioni possono litigare su tutto, ma davanti al requisito previdenziale ritrovano immediatamente la Costituzione materiale.

Il Parlamento regionale ama definirsi il più antico d’Europa e certamente non è il più economico. Minacciare di mandarlo a casa prima della maturazione delle pensioni è l’equivalente siciliano del mettere un cerino vicino a un deposito di benzina: improvvisamente tutti diventano ragionevoli, responsabili, istituzionali. Persino affettuosi.

Schifani si sente assediato, circondato da traditori e cortigiani. Parte il penultimatum. Riunioni, telefonate, luci accese a Palazzo nelle ore piccole come negli stati di crisi. Il presidente si scervella, si asciuga la fronte, tace, convoca la Giunta con all’ordine del giorno i «provvedimenti più urgenti».

La Sicilia trattiene il fiato. Dimissioni? Azzeramento? Voto anticipato? La fine della legislatura? L’Armageddon con granita? E infine arriva il grande annuncio. Ma quali dimissioni? Quale azzeramento? Quale voto? La Giunta degli assessori sotto processo – il governo che ha avuto come azionisti politici Salvatore «Totò» Cuffaro e come consulente Armao – se ne esce con l’ennesimo provvedimento anticorruzione. Insomma, non siamo più dalle parti della politica. Siamo entrati nella leggenda.

Ricorda molto il falso storico più celebre della storia di Napoli, il presunto ordine della Marina borbonica noto come «Facite ammuina»: All’ordine Facite Ammuina: tutti chilli che stanno a prora vann’ a poppa e chilli che stann’ a poppa vann’ a prora; chilli che stann’ a dritta vann’ a sinistra e chilli che stanno a sinistra vann’ a dritta; tutti chilli che stanno abbascio vann’ ncoppa e chilli che stanno ncoppa vann’ bascio, passann’ tutti p’o stesso pertuso; chi nun tene nient’ a ffà, s’aremeni a cca e a llà. Nota bene: da usare in occasione di visite a bordo delle Alte Autorità del Regno. A Palazzo d’Orléans funziona allo stesso modo: chi può convochi una Giunta, chi non può organizzi una commemorazione antimafia, qualcun altro inventi un protocollo, tutti pronuncino un severo «mai più». Nota bene: da utilizzare in occasione di indagini di qualche Procura.

Per carità, il disegno di legge approvato dalla Giunta è persino sensato. Prevede un Registro pubblico dei rappresentanti di interessi, un’Agenda degli incontri, l’obbligo di indicare partecipanti, finalità e procedimenti amministrativi interessati. Dovranno essere tracciati anche i contatti sull’ordine di trattazione delle pratiche, sui tempi, sull’assegnazione dei fascicoli, sulla scelta degli istruttori e sulle valutazioni tecniche. Gli obblighi riguarderanno presidente, assessori, consulenti, dirigenti e organismi con funzioni istruttorie o consultive. Praticamente la Giunta ha preso il decreto di perquisizione dell’inchiesta Armao e lo ha trasformato in un programma di governo.

Nelle accuse rivolte all’ex presidente della Cts si parla infatti proprio di rapporti con imprenditori, indicazione di funzionari, corsie preferenziali, informazioni anticipate, tempi delle pratiche e incontri informali. La risposta del governo è: «D’ora in poi scriviamo tutto nell’agenda». Un’ottima idea. Come installare l’allarme antincendio quando il salotto è già pieno di fumo e i pompieri stanno chiedendo dove sia il contatore del gas.

Schifani ha dichiarato che «il risanamento morale delle istituzioni è una responsabilità che la politica deve assumersi». Parole impeccabili. Il problema di Schifani è proprio questo: le parole gli vengono benissimo. Sono i nomi che gli creano qualche difficoltà. Il provvedimento, precisa la Regione, era allo studio da tempo. E può anche essere vero. Ma in politica il calendario conta quasi quanto il contenuto. Se approvi la legge sulla trasparenza il giorno in cui tutti aspettano le tue dimissioni per una sequenza di scandali, stai eseguendo un numero da prestigiatore. La mano destra mostra il Registro dei lobbisti. La sinistra nasconde le dimissioni. Applausi.

Naturalmente vale la presunzione di innocenza. È sacrosanta. Armao non è stato condannato; la misura chiesta dalla Procura deve ancora essere valutata dal giudice e le sue responsabilità sono tutte da accertare. Ma non deve stabilire la colpevolezza penale; deve valutare responsabilità, opportunità, credibilità, permanenza negli incarichi. Il catalogo, del resto, è impressionante.

Il presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, è a processo per corruzione, peculato, falso e truffa. L’assessora al Turismo Elvira Amata è imputata per corruzione e continua a sedere in Giunta, respingendo le accuse. Sono entrambi esponenti di Fratelli d’Italia. Il vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura Luca Sammartino è a processo per due presunti casi di corruzione nell’inchiesta Pandora. Nel 2024 si dimise dopo la sospensione dalle funzioni pubbliche; terminata l’interdizione, Schifani lo ha richiamato in Giunta. Roberto Di Mauro, già assessore all’Energia, è coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per la rete idrica di Agrigento. Le indagini sono state chiuse e la Procura si preparava a chiedere il processo.

Cuffaro non faceva formalmente parte della Giunta, ma la sua Democrazia Cristiana ne occupava due caselle e il suo peso sulla maggioranza era tutt’altro che metafisico. Nel maggio scorso ha patteggiato tre anni per corruzione e traffico di influenze in una vicenda riguardante sanità e appalti. E poi Armao: ex vicepresidente, ex assessore, ex presidente della Cts e, fino alle perquisizioni, consigliere giuridico di Schifani. Non sono situazioni giuridicamente uguali. Alcuni sono indagati, altri imputati, uno ha patteggiato. È bene distinguere. Ma è proprio la somma politica a impressionare. Per tutti vale la presunzione di innocenza. Comincia invece a essere difficile difendere la presunzione di normalità.

Schifani ha elaborato negli anni una dottrina costituzionale tutta sua: qualunque cosa accada alle persone che ha nominato, confermato o avuto accanto non riguarda mai il governo. L’assessore sotto processo? È una vicenda personale. Il consulente accusato di vendere accessi e favori negli uffici regionali? Non riguarda l’attività dell’esecutivo. Il presidente della commissione che avrebbe interferito sull’assegnazione delle pratiche? La commissione era collegiale. Il partito alleato travolto da un’inchiesta? La responsabilità penale è individuale. Tutto vero, preso singolarmente. Ma quando le vicende personali cominciano a riempire la Giunta, l’Ars, gli assessorati, gli uffici di consulenza e le segreterie politiche, smettono di essere una collezione di coincidenze e assumono un nome antico: classe dirigente.

Il governo Schifani somiglia a un albergo nel quale ogni stanza brucia per ragioni strettamente private. Il proprietario, dalla reception, assicura che l’incendio non riguarda la struttura. E poi distribuisce il regolamento antincendio. Alla fine Schifani non si è dimesso. Non ha azzerato la Giunta. Non ha sciolto nulla. Ha approvato le nomine, gli aiuti contro il caro carburante e il disegno di legge sulla trasparenza. La crisi con Forza Italia è stata rinviata al vertice romano con Tajani e Minardo. Non risolta: rinviata. Che è l’attività amministrativa nella quale la Regione Siciliana vanta la maggiore esperienza.

Schifani, in realtà, ha scoperto una forma estrema di potere: non la capacità di vincere, ma quella di far perdere tutti. Se si dimette, cadono i deputati, salta la manovra, si vota in fretta, si interrompono carriere, incarichi e soprattutto conteggi previdenziali. Se resta, costringe il suo partito a negoziare con un presidente che non vuole più ricandidare ma che non può accompagnare serenamente all’uscita. È la deterrenza nucleare applicata a Palazzo d’Orléans: «Io non sopravvivo, ma voi venite con me». E così il governatore che sembrava finito è ancora lì. Ferito, delegittimato, forse senza prospettiva per il 2027, ma ancora presidente. Ha agitato le dimissioni non per andarsene, ma per ricordare agli altri quanto costerebbe mandarlo via.

Il pendolo, dunque, non segnava l’ora dell’addio. Nello studio di Armao, secondo l’accusa, nascondeva le buste. A Palazzo d’Orléans nasconde la decisione. Oscilla da «sto valutando» a «andiamo avanti», dalle dimissioni alla trasparenza, dalla crisi al comunicato stampa. È il tempo dell’ammuina: tutti cambiano posto, così nessuno deve cambiare mestiere.

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Campioni del mondo di leggi elettorali

L’Italia ha una nuova legge elettorale che, salvo interventi rapidi da parte della Consulta, si applicherà già a partire dalle elezioni politiche del 2027. È la quinta in venticinque anni, quasi un record mondiale. Diverse le novità e numerose le criticità.

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Esparta fundó una sola colonia en toda su historia y envió para poblarla a los “hijos de las vírgenes”

Cuando hablamos de colonización griega solemos pensar en Atenas, en Corinto o en las ciudades de Eubea, que salpicaron de colonias el Mediterráneo y el mar Negro. Esparta, en cambio, apenas miró al exterior. Fundó una sola colonia, a unos 700 kilómetros en línea recta de casa, al otro lado del mar Jónico, y lo […]

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En una cueva de Trieste se ha descubierto un campamento de cazadores con una rara hacha de cuerno justo bajo los estratos de los primeros agricultores

Cerca de la cima del monte Lanaro/Volnik, en el municipio de Sgonico/Zgonik, hay una cueva llamada Tina Jama. Estamos en el Carso triestino, la meseta caliza que se levanta detrás de Trieste, pegada a la frontera con Eslovenia. El monte está protegido como reserva natural de unas 285 hectáreas, incluida en la red Natura 2000. […]

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Encuentran una espada de la Edad del Bronce de hace más de 3.000 años en el fondo de un lago italiano y todavía conserva el filo

Una espada de bronce que llevaba más de tres mil años en el fondo de un lago ha salido a la superficie con el filo todavía cortante. La han recuperado los arqueólogos subacuáticos de la Soprintendenza de Viterbo en el lago di Mezzano, un pequeño lago de origen volcánico del Lacio, la región italiana donde […]

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Due secoli e mezzo di cultura sfrattati: l'Antico Caffè Greco chiede allo Stato di far valere il vincolo

Chiuso, sfrattato, svuotato della sua sede storica. E nel frattempo le istituzioni tacciono. L’Antico Caffè Greco, che da oltre due secoli e mezzo è un simbolo della vita culturale romana, frequentato da artisti e scrittori di tutto il mondo, vive uno dei momenti più difficili della sua storia. La società titolare della licenza di esercizio, con i suoi arredi e le sue attrezzature, denuncia quella che definisce una vera e propria sopraffazione priva qualsivoglia legittimità.

 

Un locale vincolato, ma chiuso

Il Caffè è stato fatto chiudere dopo lo sfratto per finita locazione dai locali di Via dei Condotti. Eppure l’attività è tutelata da vincolo ministeriale espresso con ben cinque Decreti ministeriali, il primo del 1953, che ne riconosce l’interesse storico e culturale. L’ultimo decreto, emesso nel 2025 ribadisce in forma inequivocabile, qualora ce ne fosse bisogno, che la tutela, già posta sin dal 1953, fu motivata dall’essere il Caffè Greco un Cenacolo Culturale, creatosi a motivo della: “...ininterrotta consuetudine da parte di artisti di ogni paese di frequentare le sue ospitali e raccolte salette, avendo rappresentato in Roma per circa 200 anni (ndr oggi 266) un centro di vita artistica universalmente noto”. Il vincolo riguarda l’azienda nel suo insieme, cioè la licenza storica, già intestata a Federico Gubinelli, gli arredi e le attrezzature, e non solo le mura che la ospitano. Secondo l'azienda e i suoi legali, uno sfratto che ne comporta la chiusura e smembra l’unitarietà svuota di significato quella tutela. Il timore è che dietro l'esecuzione si nasconda un disegno più ampio. L’azienda riferisce che è addirittura documentata l’intenzione, da parte della proprietà delle mura, di impossessarsi dei beni che costituiscono il patrimonio mobiliare storico del Caffè.

Il silenzio delle istituzioni

Per questo l’Antico Caffè Greco ha inviato diffide al Ministero della Cultura, alla Regione Lazio e a Roma Capitale, chiedendo i provvedimenti necessari a proteggere l’azienda storica e la licenza. A marzo e a luglio 2026 non è arrivata alcuna risposta. Da qui il ricorso al Tar Lazio contro il silenzio, davanti al quale gli avvocati Giuliano Lemme, Antonella Anselmo e Pierpaolo Carbone sostengono le ragioni dell’azienda. Una prima risposta, però, è arrivata. Con una nota del 24 settembre 2026, Roma Capitale ha prorogato di altri 180 giorni l'efficacia della licenza commerciale. È una boccata d’ossigeno, ma non risolve il problema, perché resta aperto il nodo della continuità: il locale è chiuso e nessuna soluzione alternativa è stata indicata. Il Ministero, intanto, continua a tacere.

 

Le prossime tappe, in parole semplici

Le prossime settimane saranno decisive, con più fronti giudiziari aperti in parallelo. Il 6 ottobre era fissata davanti al Tar Lazio l’udienza sull’istanza cautelare, cioè sulla richiesta di una misura urgente per proteggere la licenza storica. Dopo la proroga ottenuta dal Comune, l’azienda ha rinunciato alla richiesta, che sarà cancellata dal ruolo. Il ricorso sul silenzio delle istituzioni, invece, va avanti: se ne discuterà il 3 novembre, quando si capirà finalmente perché il Ministero non abbia risposto.

Oggi, 7 ottobre, davanti al Tribunale civile di Roma, sezione esecuzioni mobiliari, si tiene l’udienza sull’opposizione all’esecuzione promossa dall’Antico Caffè Greco contro l’Ospedale Israelitico. Questa volta si entra nel merito: la giudice Messina dovrà valutare le ragioni con cui l’azienda contesta un’esecuzione di sfratto dell’azienda storica tutelata, eseguita senza alcuna autorizzazione o prescrizione del Ministero. Il 30 ottobre, innanzi al Tribunale Civile di Roma, risulta fissata la data dell’udienza per l’accertamento tecnico preventivo sull'immobile di Via dei Condotti, chiesto dall’azienda. Si tratta di una verifica tecnica, per fotografare lo stato dei luoghi, la loro adeguatezza e sicurezza, e, soprattutto per verificare lo stato di conservazione dei beni culturali ancora presenti di proprietà Antico Caffè Greco. 

Un bene che appartiene a tutti

Dietro le carte bollate c'è una questione che va oltre il singolo contenzioso. I vincoli, allo stato attuale, impediscono di fatto all’azienda tutelata – e sfrattata - di continuare l’attività in altri locali. Dunque, lo sfratto eseguito dal proprietario privato delle mura, ha fatto venir meno l’unitarietà del bene culturale. Il  silenzio delle Istituzioni che non hanno impedito lo smembramento né hanno indicato soluzioni alternative, ha determinato la chiusura dell’Antico Caffè Greco e la sua sottrazione al pubblico. Se un'azienda che lo Stato ha riconosciuto di interesse culturale può essere chiusa, senza che nessuno intervenga, a rischiare non è solo un'impresa privata. Rischia un pezzo dell'identità di Roma. L'Antico Caffè Greco chiede che il vincolo sia applicato per quello che dovrebbe garantire: la continuità di un luogo che è patrimonio di tutti.

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Descubren en Aquinum un cipo con la imagen del sacrificio más solemne de Roma, un altar dedicado por un seviro augustal y un rayo enterrado

Un buey, un carnero y un cerdo, rodeados de guirnaldas, festones y cráneos de buey esculpidos, comparten una misma piedra que acabó sirviendo de pavimento en uno de los cruces principales de la antigua Aquinum. Es una de las dos piezas que los arqueólogos de la Universidad del Salento han sacado a la luz en […]

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La filiera dell’auto vista da dentro *

La filiera automobilistica italiana va ben oltre le case produttrici e i fornitori diretti. I legami indiretti sono altrettanto importanti. E la catena di fornitura comprende molti più settori di quelli tradizionalmente associati all’automotive.

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Encuentran cerámica ática, armas y una rara “calzatura” femenina de finales del siglo VII a.C. en el interior de una monumental tumba etrusca en Vulci

En 1889, un equipo de la École française de Rome llegó hasta un montículo circular de unos 30 metros de diámetro en la necrópolis de la Polledrara, al sur de la antigua Vulci. Lo identificaron, le dieron nombre —Tumulo Gsell, por el arqueólogo francés Stéphane Gsell— y lo dejaron ahí. Nunca lo excavaron por completo. […]

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Descubren una gran estructura circular y un cuerno de plomo en un santuario nurágico de hace 3.000 años en Cerdeña

En el interior montañoso de Cerdeña, donde el Gennargentu empieza a ceder terreno a los valles del Flumendosa, hay un yacimiento que lleva más de cuarenta años sorprendiendo a los arqueólogos que lo excavan. Se llama S’Arcu ‘e is Forros, un nombre en sardo que significa aproximadamente «el paso de los hornos», y el 18 […]

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Descubren una roca grabada con casas, huellas y hachas que nadie había visto en 70 años en Naquane, el yacimiento italiano con más de 300.000 grabados prehistóricos

A unos 90 kilómetros de Brescia y 120 de Milán, en los Alpes lombardos, el bosque de Naquane sigue guardando sorpresas después de setenta años de excavaciones. La última campaña arqueológica, retomada el 31 de agosto de 2026, ha sacado a la luz una superficie rocosa que nadie había registrado hasta ahora: un panel con […]

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Hallan el rostro de Uni, la gran diosa etrusca, en el templo que un magistrado le dedicó hace 2.500 años

Hay hallazgos que impresionan por su tamaño o su valor y otros que lo hacen por el lugar exacto donde aparecen. El que ha anunciado la Universidad de Roma La Sapienza pertenece al segundo grupo. En el yacimiento de Pyrgi, en la costa del Lacio, los arqueólogos han encontrado un fragmento de antefija con el […]

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Più responsabilità agli infermieri francesi. E agli italiani?

Una riforma della professione riconosce agli infermieri di Francia competenze e possibilità di prescrivere alcuni farmaci. Diversi paesi europei hanno già ampliato l’autonomia decisionale di questi professionisti. Si potrebbe farlo anche in Italia.

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El cobre y el plomo de la Cerdeña nurágica ya llegaban hasta Escandinavia y las Islas Británicas 500 años antes de los comerciantes fenicios

Un lingote de cobre fabricado en el interior de Cerdeña durante la Edad del Bronce podía terminar, siglos después de fundirse, en una tumba escocesa o en un poblado del sur de Suecia, a casi 2.000 kilómetros de donde se extrajo el mineral. Esa es la conclusión central de un artículo firmado por Serena Sabatini, […]

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Descubren un acueducto subterráneo de cien metros que demuestra que los sabinos ya gestionaban el agua siglos antes de que llegara Roma

En el término de Monteleone Sabino, un municipio de la provincia de Rieti que hoy no llega a los 1.300 habitantes, un equipo de espeleólogos se ha adentrado en un pasadizo abierto en la montaña hace más de dos mil años. Al otro lado han documentado un acueducto de época preromana, hoy recorrible a lo […]

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