Kherson: Leão XIV pede a Zelensky colaboração com Rússia

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Per giorni a Kiev si è parlato di sabotaggio. Sabato Marco Rubio ha risposto liquidando l’accusa. “Non sono sicuro che Zelensky sappia di cosa sta parlando”, ha detto il segretario di Stato ai giornalisti, aggiungendo che nessuno alla Casa Bianca ha ordinato di rallentare la rete perché certi droni non potessero usarla. Una ricostruzione che ha definito “categoricamente falsa”. La vicenda è esplosa tra il 13 e il 14 ottobre. I militari ucraini hanno denunciato che i terminali, compresi quelli di Starshield, la versione militare di Starlink, perdevano il collegamento oltre i 160 chilometri orari circa. Un limite che mette in difficoltà i droni, guidati a distanza proprio tramite questa rete. Nelle stesse ore Zelensky lamentava che per due notti l’intelligence americana non aveva avvisato Kiev dei bombardamenti russi.
Da lì il rimpallo di responsabilità. Elon Musk ha ricordato che Starshield appartiene al governo americano e che i limiti li decidono il Pentagono e, in ultima istanza, il presidente. Il 16 ottobre Reuters, citando tre fonti informate, ha scritto che il Pentagono aveva ricevuto dalla Casa Bianca l’istruzione di rallentare il sistema per i militari ucraini, senza che le fonti sapessero dire chi, nell’amministrazione, l’avesse deciso. Un alto funzionario ha escluso che la richiesta venisse da Trump, il quale ha detto di non averlo fatto. Un gruppo di senatori americani, quattro repubblicani compresi, ha chiesto l’avvio di un’indagine.
Quanto a Rubio, nella replica il segretario di Stato ha sottolineato che “Starlink è un servizio commerciale, gestito come tale”; Starshield è invece un sistema militare, legato a un contratto con le forze armate americane, e l’Ucraina al momento non vi ha accesso. Kiev avrebbe chiesto di poterlo usare per colpire in profondità in territorio russo. Una richiesta che, al momento, è in discussione.
Il sospetto di Kiev nasce anche dalle tensioni attuali con l’Usa. Il 10 ottobre Trump aveva detto che è “ora che l’Ucraina cambi presidente”, accusando Zelensky di non voler chiudere un accordo con la Russia. Washington preme inoltre perché Kiev smetta di colpire le raffinerie russe. Un legame con Starlink, però, resta tutto da dimostrare: secondo Reuters la rete non funziona in territorio russo, e i droni diretti contro l’industria petrolifera usano altri sistemi.
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“È un’ottima decisione. E sarà una decisione positiva per il Paese e, credo, anche per il mondo”. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito lo stop alle nuove sanzioni alla Russia disposte dal Graham act, durante una cena a Mar a Lago. Di diverso avviso la posizione del Presidente Zelensky, che in un’intervista al Corriere della Sera ha chiesto a Washington di esercitare maggiori pressioni sulla Russia, anziché sul governo di Kiev. “Il canale americano continuerà. Contiamo sugli Stati Uniti perché facciano più pressione su Putin e non su di noi. Altrimenti è semplicemente ingiusto”, ha dichiarato il leader ucraino.
Un nuovo incontro potrebbe tenersi già la prossima settimana. Secondo quanto riferito dal quotidiano, da parte americana sarebbe arrivato un segnale di apertura. Zelensky ha confermato la disponibilità del suo governo a recarsi negli Stati Uniti qualora arrivasse un invito ufficiale: “La parte americana ci ha dato un segnale, se vogliono incontrarci in America, ci invitino. Saremo pronti. Siamo pronti a qualsiasi formato: a tre, a due, a quattro, a cinque o più, non importa. Quello che conta è la pace”, ha affermato ancora Zelensky.
L’incontro potrebbe svolgersi in uno dei paesi del Medio Oriente, come gli Emirati Arabi Uniti o all’Arabia Saudita. “Un’altra possibilità è che l’incontro si tenga negli Stati Uniti durante il vertice del G20. Tuttavia, non c’è ancora stata alcuna conferma né da parte della Russia né da parte degli Stati Uniti. L’incontro potrebbe anche svolgersi in uno dei paesi europei. So che gli europei stanno avviando dei contatti in merito. Vedremo come si evolverà la situazione tra qualche tempo”, ha scritto su X.
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Local residents gathered on Oct. 17 in front of the city council to demand that Kyiv Mayor Vitali Klitschko step down from the post he has occupied for over 12 years.
"Kyiv without Klitschko," hundreds of protesters chanted as they took to the streets in central Kyiv, according

“In un momento in cui i russi hanno condotto un attacco tanto massiccio contro il nostro settore dell’energia, è stata purtroppo presa in America la decisione di ignorare completamente il Lindsey Graham Act, che avrebbe dovuto esercitare una pressione davvero efficace sulla Russia per porre fine a questa guerra. Avrebbe potuto aiutare enormemente, e può ancora farlo!”. Così in un post su X il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che accusa i russi per aver sferrato ieri “uno dei più grandi attacchi al settore dell’energia” in Ucraina e denuncia come la Russia stia “cercando di provocare un blackout in Ucraina, proprio prima dell’inverno”, come stia “cercando di lasciare milioni di nostri cittadini senza elettricità e senza riscaldamento”.
Servono pressioni, insiste. “Un blackout delle sanzioni Usa, allentare il pressing sull’aggressore, ricompense finanziarie per Putin, tutto questo lo incoraggia solo a continuare ad attaccare – afferma Zelensky – Dobbiamo continuare a cercare di porre fine alla guerra. Di porre fine al conflitto, non di dare a Putin ogni motivo per continuarla senza fine“.
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