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Israeli Attacks in Gaza Kill at Least Four Palestinians
Hind Rajab’s Alleged Killer Is in the United States. HRF Demands His Arrest.


Fourth winter arrives in wartorn Gaza, too early – Daily Update

Ópera de Calgary despide a cantante por solidarizarse con Palestina
"Trump sabe que Putin nunca irá abandonar a guerra"

Colonos sionistas atacan escuela palestina al sur de Nablus
Navi Pillay, premio Nobel de la Paz: “Netanyahu debe ser juzgado por genocidio”

Elocuente y firme, Navanethem Navi Pillay, recién galardonada con el Premio Nobel de la Paz, mantiene a sus 85 años la pasión y la entereza necesarias para seguir adelante con la labor que ha vertebrado su vida: la defensa de los derechos humanos. Nacida en Sudáfrica, creció bajo el régimen de apartheid y se hizo jurista porque quería saber “cuáles son los derechos de las personas”. El Comité noruego del Nobel ha destacado sus esfuerzos para promover el derecho internacional en un momento en que el Tribunal Penal Internacional (TPI), pero también el Tribunal Internacional de Justicia de la ONU (TIJ), afrontan ataques por parte de Estados Unidos y su principal aliado, Israel.

Board of Peace official to ToI: Up to 500 Moroccan troops are trained for Gaza force

Food aid cut for half a million Palestinians in Gaza, as fatal Israeli strikes continue

At least eight Palestinians, including four children, were killed in Israeli assaults in different parts of the Gaza Strip over the last two days.
On Monday, October 19, Israeli forces launched drone strikes on north-central Gaza City and the southern city of Khan Younis, killing a Palestinian man and two children.
One day earlier, five Palestinians were killed and several others were injured in Israeli shelling and gunfire across the besieged enclave. This includes two children, who were shot dead by Israeli soldiers in separate attacks.
One of the slain children was identified as 13-year-old Tamer Soboh, who was killed in the northern city of Beit Lahia; the other was Misk al-Dalu, who died after Israeli troops opened fire at tents sheltering displaced people in al-Maghazi refugee camp in the central Gaza Strip.
Mass funerals continue as more people are recovered from beneath the rubble
Meanwhile, mass funerals remain common across Gaza as Palestinians dig through the rubble to recover the remains of their loved ones.
On Sunday, the remains of 75 Palestinians were buried in the Sheikh Radwan Cemetery in Gaza city, the majority of whom were children and women killed in Israeli airstrikes that targeted their homes during the three-year genocide.
Read more: Mass funeral held in Gaza, largest in history of Palestinian cause
WFP cuts aid to half a million Palestinians in Gaza
While mass killings are underway in the war-ravaged territory, the humanitarian crisis further deteriorates not only because of Israel’s continued blockade and restrictions on the entry of goods and supplies, but also because of measures taken by some organizations concerned with providing aid to the population.
On Monday, the United Nations World Food Program (WFP) announced that it will reduce food assistance in Gaza by around one-third due to shortage of funding. This means that 500,000 people will lose access to critical assistance.
It is worth noting that since the beginning of Israel’s genocidal aggression on Gaza, the WFP provided food assistance for up to 90% of families in the Gaza Strip.
WFP Says It’s ‘Drastically Reducing’ Aid To Gaza as Israel Continues Daily Attacks
‘We will build palaces for Jews in Gaza’: Right-wing activists establish new outpost near border

‘You see us burning, you stay silent’: Family’s agony over mother and sons burned to death in Gaza tent


Israel anuncia retoma de entrada de mercadorias em Gaza

© MOHAMMED SABER/EPA
Israeli Strike Burns Gaza Mother Alive in Front of Toddler, ‘Without Generating Any Headlines’


‘The Israel Experience with Mike Huckabee’: The Ambassador’s Family Sells Trips to Israel


As Gazans carry out mass burial, food insecurity is getting worse – Daily Update

Programa Mundial de Alimentos reduce la asistencia vital en Gaza por infrafinanciación
“Quando accettiamo un linguaggio che nasconde il dolore, iniziamo a perdere la nostra umanità”: l’appello di Pep Guardiola per la Palestina
“Non sono morti, sono persone assassinate. Non sono statistiche, sono vite con nomi, volti, famiglie, sogni e ricordi”. Comincia così il video–appello per la Palestina pubblicato sui social da Pep Guardiola. Il più influente allenatore di calcio del nuovo millennio ha infatti scelto di sposare la causa dell’UNRWA, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei rifugiati palestinesi. Il video è stato rilanciato dal canale spagnolo dell’UNRWA, che chiede di continuare a “parlare di Palestina”.
È il messaggio di fondo dell’appello di Guardiola, che dice: “Quando smettiamo di chiamare le cose con il loro nome, quando accettiamo un linguaggio che nasconde il dolore, iniziamo a perdere la nostra umanità“. Il tecnico catalano invita quindi a continuare a denunciare ciò che accade a Gaza e al popolo palestinese: “Le loro vite contano quanto le nostre; il loro dolore non ci è estraneo. Non dimentichiamolo”. Quindi l’appello a sostenere all’Agenzie delle Nazioni Uniti: “Da oltre 75 anni, l’UNRWA sostiene i rifugiati palestinesi fornendo assistenza sanitaria, protezione e aiuti umanitari. Ma l’UNRWA è molto più che aiuti. È anche memoria“.
Il discorso integrale di Pep Guardiola
Non sono morti, sono persone assassinate. Non sono statistiche, sono vite con nomi, volti, famiglie, sogni e ricordi. Non sono danni collaterali, sono bambini. E quando smettiamo di chiamare le cose con il loro nome, quando accettiamo un linguaggio che nasconde il dolore, iniziamo a perdere la nostra umanità. Stiamo vivendo un momento molto buio della nostra storia.
Vediamo bambini a Gaza che cercano i loro genitori tra le macerie, che implorano aiuto, che soffrono la fame, che vengono lasciati soli. Li vediamo perdere tutto prima ancora di aver avuto la possibilità di crescere, e l’inferno continua, insieme alla disumanizzazione del popolo palestinese. Le loro vite contano quanto le nostre, il loro dolore non ci è estraneo. Non dimentichiamolo. La solidarietà con la Palestina non può fermarsi.
Né può fermarsi la nostra responsabilità. Oggi, proprio oggi, il governo israeliano ha ucciso più di 74.000 persone a Gaza e continua a ostacolare l’ingresso degli aiuti umanitari. E mentre Gaza continua a essere devastata, la demolizione delle case palestinesi e gli sfollamenti forzati in Cisgiordania continuano. In questo contesto, è importante ricordare una cosa.
Per milioni di rifugiati palestinesi, la sofferenza non è appena iniziata. Hanno sopportato decenni di sfollamento, violenza, perdite, dolore, traumi, incertezza e ingiustizia. Eppure, perseverano. Quanto ammiriamo la resilienza del popolo palestinese. Ma non dovrebbero essere costretti a essere resilienti. Nessun popolo dovrebbe dover trascorrere generazioni a dimostrare la propria capacità di sopportare la sofferenza.
Nessun bambino dovrebbe crescere imparando a sopravvivere anziché a vivere. E in questo terribile contesto, c’è un’organizzazione che non li ha mai abbandonati, nemmeno per un solo giorno. Si chiama UNRWA. Da oltre 75 anni, l’UNRWA sostiene i rifugiati palestinesi fornendo assistenza sanitaria, protezione e aiuti umanitari. Ma l’UNRWA è molto più che aiuti. È anche memoria.
Ed è l’istituzione che ha preservato la storia, l’identità e i diritti di generazioni di rifugiati palestinesi. È la prova che la loro esistenza non può essere cancellata. Oggi, sostenere l’UNRWA è più necessario che mai. Sostenere l’UNRWA significa sostenere coloro che continuano a resistere alla fame, alla violenza, alla paura e all’abbandono. Perché per continuare a distruggere, bisogna imporre il silenzio. E noi non ci faremo mettere a tacere.
Oggi il silenzio è una forma di schieramento, ma non possiamo voltarci dall’altra parte. La Palestina conta, e la Palestina ha bisogno di giustizia e pace. Ora, per favore, continuate a parlare della Palestina. Continuate a difendere l’umanità di fronte all’indifferenza. Per favore, se potete, sostenete l’UNRWA affinché possa continuare a fornire aiuti a chi ne ha più bisogno. Grazie di cuore.
L'articolo “Quando accettiamo un linguaggio che nasconde il dolore, iniziamo a perdere la nostra umanità”: l’appello di Pep Guardiola per la Palestina proviene da Il Fatto Quotidiano.

