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Meta recusa pedido federal para criar canal de proteção a jornalistas

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Dona do Instagram, do Facebook, do WhatsApp e de outras plataformas digitais e redes sociais, a empresa de tecnologia Meta se negou a criar um canal direto para receber denúncias de ameaças, assédio, ataques digitais, bloqueios e suspensão de contas de jornalistas, comunicadores e veículos de comunicação.

A criação de um canal para o encaminhamento e acompanhamento de casos urgentes foi solicitada pelo Observatório da Violência Contra Jornalistas e Comunicadores Sociais (Observatório), órgão vinculado ao Ministério da Justiça e Segurança Pública e responsável por monitorar e apoiar as investigações das denúncias envolvendo comunicadores sociais.

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Em nota, o observatório informou que agiu motivado pelos “recorrentes relatos de bloqueios, suspensões e outras restrições envolvendo jornalistas, comunicadores e veículos de comunicação”, mas que a Meta, ao negar o pedido, alegou a “complexidade técnica, jurídica e operacional” da medida.

“[A empresa] afirmou que o mecanismo poderia representar a “assunção [aceitação] de novas obrigações regulatórias”, revelou o observatório.

O órgão acrescentou que a Meta argumentou também que a análise do pedido exigiria um prazo maior, compatível com a complexidade do tema, e que suas políticas se aplicam a todos os usuários, igualmente, de forma que, para a Meta, os canais gerais já disponíveis são suficientes.

A reportagem da Agência Brasil entrou em contato com a assessoria da Meta, que respondeu que a empresa não vai comentar o assunto.

Violência Digital

Em nota, as secretarias de Justiça (Senajus) e de Direitos Digitais (Sedigi) do Ministério da Justiça e Segurança Pública e a Secretaria de Políticas Digitais (SPDGI) da Secretaria de Comunicação Social da Presidência da República destacaram que foram registrados 14.182 ataques digitais contra jornalistas e veículos de comunicação durante o primeiro turno, segundo a Coalizão em Defesa do Jornalismo.

Além disso, a organização CTRL+Z reuniu 1.121 relatos de restrições a contas e conteúdos políticos, incluindo bloqueios e remoções sem justificativa específica.

“Os levantamentos expõem duas ameaças ao debate público: a escalada da violência contra quem produz informação e a falta de transparência nas decisões que podem restringir sua circulação, com potencial impacto no legítimo exercício da liberdade de expressão”, apontam as secretarias.

O texto divulgado reforça a “necessidade de mecanismos específicos e permanentes de proteção a jornalistas, comunicadores e veículos de comunicação no ambiente digital”, para além do período eleitoral.

“Os canais gerais da Meta e a cooperação com a Justiça Eleitoral não substituem um mecanismo de proteção capaz de responder a situações urgentes de violência contra jornalistas, inclusive fora do período eleitoral”, insistiu o ministério.

A pasta ressalta que ataques e restrições ao exercício do jornalismo “ultrapassam a esfera individual e podem comprometer o direito de toda a sociedade à informação”.

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“A Milano rischio violenze neofasciste”, “Piazza unita anche con i neri”: i collettivi studenteschi contestano gli apolitici di Telegram. “Usate chat segrete e messaggi cifrati”

Le locandine sono pronte, in vista delle proteste di sabato 24 ottobre, a Milano e nelle principali città del centro e del nord Italia. “Diffondiamo ovunque, facciamo girare e stampiamo e attacchiamo ovunque in città”, è l’invito lanciato alle 9 del mattino nel gruppo Telegram Movimento 17 ottobre. La chat conta oltre 3.500 iscritti e 1.600 messaggi, raccolti in poco più di 24 ore. Gli anonimi contestatori sono divisi, a giudicare dalle conversazioni di queste ore. Una corrente invoca un’organizzazione in vecchio stile, con lo striscione in testa al corteo e servizio d’ordine per gestire infiltrati e provocatori violenti, additati come neofascisti o agenti in borghese. La linea tradizionale è sostenuta dai collettivi studenteschi milanesi, di sinistra. Propongono l’esclusione dell’estrema destra dalle manifestazione. Ma in chat molti non sono d’accordo e rilanciano l’unità della piazza, rifiutando etichette politiche e includendo i “neri”: “O ma parlate tutti di fascisti che non volete, ma stiamo facendo una protesta per una rivoluzione? O contro i fascisti, si deve scendere tutti insieme se volete qualcosa”, scrive un utente. “Dobbiamo avere un indirizzo politico chiaro”, ribatte il nickname Nuel.

La frattura tra collettivi studenteschi di sinistra e gli apolitici di Instagram e Telegram

La frattura non si esprime solo in chat. I rappresentanti delle due anime si sono riunite in assemblea alla vigilia delle proteste, per valutare la possibilità di unirsi in piazza. Da una parte gli studenti dei collettivi. Dall’altra, gli organizzatori della pagina Instagram Italiainpiazza17, detonatore social delle contestazioni di sabato. I primi hanno risposto picche, per due ragioni. La prima: “Possibile presenza di realtà neofasciste all’interno del corteo”. La seconda: “Mancanza di una linea politica chiara e l’eccessiva vaghezza del messaggio della manifestazione”. Così le strade si sono divise, come illustra il verbale della riunione, in possesso de ilfattoquotidiano.it. Il timore di violenze da parte dell’estrema a destra, a Milano, riecheggia forte anche nel gruppo Telegram.

“Neofascisti a Milano. Occupiamo il Comune per depistare militari a piazza Duomo”

“Qualcuno ha notizie sulla presunta presenza di neofascisti violenti?”, scriveva in chat SoraKH, ieri. “Sono arrivate voci che si stanno organizzando per il 24, 1700 persone armate ma dubito fortemente”, l’immediata risposta del profilo Giulio Andreotti. “Facciamo ronde antifa”, propone Sivallettoh. “Rimaniamo compatti e cerchiamo comunque di fare qualcosa”, rimbecca “Andreotti” invitando all’unità. Non solo i gli estremisti di destra. In chat, la frangia “politica” teme devastazioni indiscriminate, senza escludere azioni non violente contro i palazzi istituzionali.

Poco dopo la mezzanotte, un messaggio ammoniva sui militari a Milano, suggerendo di ingannare agenti e provocatori per manifestare in sicurezza: “Stanno mobilitando l’esercito per sabato in Duomo state attenti, cambiare zona in anonimato, senza farlo sapere create gruppi chiusi con controlli su chi entra. E organizziamo. Una cosa fatta bene così la celere si scontrerà con i mong… che vanno a distruggere, e noi dall’altra parte potremo fare qualcosa di serio!”. E ancora: “Depisterei gli sbirri facendogli credere che scendiamo al Duomo, e invece si va altrove, questo di sicuro non fermerà la celere nell’esercito ma ci potrebbe far guadagnare tempo..”. L’utente, con nickname M, propone un nuovo obiettivo della protesta: “Andiamo a Loreto davanti al Comune e occupiamolo”. “Vanno fermati tutti gli edifici che impattano sul sistema”. Vengono citate citate Inps e banche.

“Esercito in piazza? No paranoia, propaganda di Meloni”

Molti in chat temono il pugno duro del governo contro la piazza. Il profilo Movimento 17 Ottobre condivide il lancio di agenzia con l’annuncio del vicepremier Tajani: “Cinquecento militari in più a Milano”. Anche in Toscana qualcuno è preoccupato: “A Firenze come pensate di fare che è pieno di militari?”. “Noi siamo pirati”, la risposta accompagnata da un’illustrazione ad hoc firmata dall’Intelligenza artificiale. A chi invoca rassicurazioni giungono risposte spavalde: centinaia di militari “in una città come Milano non fanno un cazzo. Solo propaganda” di Meloni, “una mossa di Giogggggia per farsi dire brava, sta facendo qualcosa questo governo”. I prudenti sottolineano che “avranno diritto di arrestare” e “chi è maggiorenne, cosa rischia?”. La risposta elenca “il fermo, devastazione e saccheggio (c.p 419), resistenza a pubblico ufficiale (c.p 337) nei casi peggiori pluriaggravata. Ma è sempre stato così, non fatevi prendere dalla paranoia”, incoraggia Demetrius. Molti non sono convinti. Il “principe Sayan” dice di vivere a Catania e punta il dito contro le priorità del governo: “Al sud ci sono i supermercati vuoti e questi il massimo che fanno è schierare 500 militari”.

24 ottobre, la mappa delle proteste: Bologna, Torino, Roma, Bari, Padova, Genova

Il gruppo Telegram, oltre alla chat generale con migliaia di messaggi, è divisa in canali di comunicazione locali. Bologna, Torino, Roma, Bari, Padova, Genova: ciascuna città ha la sua chat separata per consentire l’organizzazione sul posto. Ogni sottogruppo ha condiviso la locandina per l’appuntamento del 24 ottobre. E in “zona Marche niente?”, chiede Kknote. “Ad Ancona non si fa niente di serio”, dice sconfortato. Al Sud “Irma Bandiera” – che prende il nome da un’eroica partigiana di Bologna – tratteggia il dipinto della decadenza: “Gli agricoltori e i fornai stanno protestano per il caro carburante e mancanza di materie prime, noi giovani non riusciamo a vedere un futuro, salari bassi e lavori precari, mentre le nostre famiglie faticano a curarsi per i costi e le liste d’attesa, mentre le scuole cadono a pezzi”.

Chat segrete per organizzarsi: Signal Bitchat, Briar. E GrapheneOS per cancellare i dati

Quello che è emerso in questi giorni, cioè che si tratta di gruppi di contestatori così diversi, divisi per geografia e idee politiche, piomba anche sulle chat dei social. L’ala movimentista, nata sui social con il fortino su Telegram, rifiuta capi, gerarchie e disciplina: “Il nostro obiettivo è decentralizzare il più possibile questa rete, così che sia difficile per lo Stato reprimerci. Più siamo diffuse e diffusi, più siamo forti”, mette in chiaro il post fissato all’inizio della chat. Si prediligono i messaggi cifrati in chat per dare il via alle proteste locali: “L’organizzazione spetta a ogni città, in autonomia: di persona, nelle piazze, e su gruppi Signal creati da chi partecipa, in modo anonimo. Questi gruppi vanno aperti solo per la giornata di piazza e cancellati subito dopo”. Non solo Signal, dice un utente, ma anche “Bitchat durante le manifestazioni, che non usa dati cellulare”. Così “possiamo depistare i puffi”, ovvero gli agenti, “perché lavora solo bluetooth”. Anche Briar è consigliata, oltre a GrapheneOS per cancellare all’occorrenza ogni dato sullo smartphone.

“C’è qualche maggiorenne qui?”

La cosiddetta “decentralizzazione”, che appare come un “caposaldo” dei fondatori del gruppo Telegram, viene contestata. “Il Moicano” invoca soluzioni vecchio stampo, come quelle dei partiti di sinistra negli anni della contestazioni: “Ma come è strutturata la manifestazione?? Parlo di ruoli, perché secondo il mio umile parere bisogna avere una prima linea, un servizio di ordine (per arginare eventuali “infiltrazioni di stato” chiamiamole così) Poi bisogna avere chi mostra gli striscioni che prevalentemente dovrebbero essere anziani e donne, cosa contraria per la prima fila…”. Dice di avere 37 anni. Molti in chat sono più giovani, forse anche minorenni. “C’è qualche altro ragazzo maggiorenne qui?”, domanda un utente. Ma arriva l’alt del nickname Movimento 17 ottobre: “Non date informazioni personali. Molti sbirri fanno questo tipo di domande. Stiamo attenti”. Syrex insiste: “Quanti anni avete voi raga?”. Nessuna risposta. Ma giunge l’appello per sgli studenti delle scuole superiori: “Per tutti i liceali qua dentro: organizzatevi con i vostri collettivi, perché “di persona in una scuola siete intoccabili”.

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“Sono straziata dal dolore ma invasa dal vostro affetto oceanico. Grazie a tutti. Torno a presto: ho bisogno di voi”: il messaggio di Giusina Battaglia dopo la morte del marito

A darne la notizia è stata Antonella Clerici, che aprendo la puntata di lunedì 19 ottobre ha annunciato al pubblico di “È sempre mezzogiorno” il grave lutto familiare che ha subito Giusina Battaglia. Nello scorso fine settimana, infatti, è venuto a mancare il marito della cuoca, che per anni ha svolto il lavoro di ufficio stampa per artisti del mondo dello spettacolo.

Oggi, invece, è per la prima volta Giusina Battaglia ha condividere sui propri profili social un contenuto dopo l’improvvisa scomparsa del marito. La cuoca si è limitata a poche semplici parole, pubblicate nelle stories di Instagram su uno sfondo nero: “Sono straziata dal dolore ma invasa dal vostro affetto oceanico. Grazie a tutti. Torno presto: ho bisogno di tutti voi”.

Quel “torno presto” può apparire come una risposta al pensiero che ieri Antonella Clerici aveva dedicato a Battaglia: “Giusina, ti vogliamo bene: quando te la senti, ti aspettiamo”. La conduttrice, infatti, aveva così annunciato il lutto appena subito dalla donna: “Vogliamo mandare un grandissimo abbraccio alla nostra cuoca Giusina Battaglia, perché questo weekend ha avuto un gravissimo lutto: è mancato all’improvviso suo marito”.

Il cordoglio di Clerici era subito andato non solo alla cuoca, ma anche ai suoi figli, rimasti ora senza il padre: “Il pensiero va a lei e ai suoi gemellini che hanno soltanto dieci anni“. Proprio una serie di foto con i suoi due piccoli figli, Luca e Marco, erano l’ultimo contenuto condiviso da Giusina Battaglia prima del tragico accadimento.

“La felicità di un weekend insieme non è paragonabile a null’altro. Stasera a cena fuori. Ed è sempre un momento magico” è la didascalia che accompagnava il post, che restituiva l’idea di una serenità e di una spensieratezza che solo poche ore dopo sarebbero state travolte dall’improvviso lutto.

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“Questa è una di quelle storie straordinarie in cui si fa un’incredibile scoperta per caso”: vede sui social una foto con una ninfea gigante e realizza che si tratta di una nuova specie

È bastata una foto pubblicata su Instagram per arrivare alla scoperta di una nuova specie di ninfea. La scoperta effettuata recentemente da un botanista di fama internazionale, Carlos Magdalena, responsabile del Tropical Nursery dei Royal Botanic Gardens di Kew, a Londra, parte infatti da una semplice fotografia vista sui social.

A postare lo scatto rivelatore è stato un vivaista specializzato in piante carnivore, Jeremia Harris, che sul proprio profilo Instagram dedicato proprio a mostrare queste foto aveva caricato una foto con quella che riteneva essere una comune ninfea della specie Victoria amazonica. Vedendo questa foto, però, il botanista si è insospettito, mettendosi dunque da subito alla ricerca per capire di che specie si trattasse.

L’intuizione che potesse trattarsi di una specie ancora non nota gli è arrivata dal fatto che a Inirida, dove è stata scattata la foto, non è presente quel tipo di vegetazione floreale. Così Magdalena ha esaminato le immagini satellitari della regione e ha individuato questa ninfea che presentava caratteristiche diverse dalla comune Victoria amazonica. Grazie alla conferma ricevuta da parte di Harris, sul fatto che fosse stata la stessa che le guide locali avevano fatto vedere a lui, il botanista ha deciso di organizzare insieme ad altri colleghi una visita in questo luogo.

La scoperta di una nuova specie di ninfea: “Un risultato botanico davvero straordinario”

Purtroppo, però, durante la visita sono stati individuati due soli esemplari isolati, nessuno dei quali in fiore. Questo non avrebbe consentito di creare un erbario essiccato e pressato da poter poi confrontare con gli altri. Grazie, però, al sostegno e alle indicazioni di una persona della comunità indigena locale, Magdalena è riuscito nell’ultima notte di viaggio a trovare un altro gruppo di cinque esemplari di ninfee giganti, tra cui una in fiore.

Questo ha permesso poi al gruppo di lavoro di avere a disposizione il materiale necessario per iniziare a descrivere formalmente la pianta, nuova per la scienza e ora chiamata Victoria colombiana. “Questa è una di quelle storie straordinarie in cui le conoscenze indigene e botaniche, con l’aiuto dei social media e della tecnologia, si sono unite per portare alla luce un risultato botanico davvero straordinario. È anche un promemoria del fatto che la natura è ancora piena di sorprese e meraviglie” ha spiegato Carlos Magdalena.

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“Spaccare tutto giova a Meloni e Vannacci”, “meglio, così cresce la rabbia”: ecco la chat di chi protesta in piazza

Una corrente dice: violenze e devastazioni in piazza giovano al governo Meloni e mettono le ali a Vannacci. La fazione avversa sostiene: saccheggi e vetrine rotte sono la via della rivoluzione, destra e sinistra uguali sono e se la premier rivince le elezioni, tanto peggio tanto meglio, in attesa che l’Europa ci porti in guerra. La chat del neonato gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre”, all’indomani degli scontri in piazza durante le manifestazioni contro il carovita, è volata a più di 3mila iscritti superando 3.200 messaggi. Numeri in continua crescita. Uno avanza il dubbio sullo zampino delle autorità nella nascita del rifugio virtuale: “Dove sono i vertici” del Movimento 17 ottobre? “Chi sono? Il governo ha la possibilità di creare gruppi antisistema funzionali, ricordiamocelo”.

“Violenze in piazza? Propaganda per Futuro nazionale e premier oltre il 50 per cento”. “Se rivince, succederà un casino”

La discussione evoca un confronto tra massimalisti e riformisti da socialismo novecentesco. Ma volti e nomi reali lasciano il pasto a nickname come Antikorpo, Zankiklat, Giassssss, citazioni da Prima Repubblica come Umberto Bossi e Giulio Andreotti, fino all’anarchico Gaetano Bresci. Le analisi, nel breve spazio di un post, sono fulminee, tra sfottò, sporadiche bestemmie e qualche insulto, citazioni storiche e previsioni sociali, evocazioni di Marx e della Rivoluzione francese. Un flusso di coscienza politico-digitale difficile da tracciare in una mappa. La slavina di messaggi è anonima e senza indizi sull’età dei mittenti. Ma il tono suggerisce temperamenti lungi dall’età matura. “Più spacchi, più Meloni arriva al 50 per cento”, dice uno. “Meglio”, risponde un altro illustrando la sua teoria algebrica: “Se rivince succederà un casino della madonna, e la gente si incattivisce ancora e ancora. E’ matematica”. Ma così diventiamo “strumento di propaganda per Futuro Nazionale”, dice un fautore della linea legalitaria. “Hai dimenticato di correre nei prati prendendosi per mano”, ironizza un sostenitore degli scontri in piazza. Gaetano Bresci prende in giro la cautela dei riformisti: “Ora cosa volete dire: ‘fate il gioco delle destre’ e ‘ragazzi, calma, ne parliamo in Parlamento?’”. Qualcuno insiste sulle violenze utili alla propaganda della maggioranza, perché “il governo dice: avete visto? Sono teppisti”. “Assolutamente no”, risponde chi tifa scontri, opponendo il discrimine tra i bersagli delle violenze: “La distruzione deve esserci ma metodica, banche e instituti (sic) di credito”. Però “massacrare la commessa più disperata di me spinge la gente a destra”, prosegue il confronto. Dunque a che servono le violenze contro le sedi delle finanza? “Così non paghi il mutuo”, chiude il discorso l’utente chiamato PermAerus.

“Saccheggiare e imbrattare è lotta di classe? Arriveranno cecchini sui tetti”. “Tanto l’Europa ci porterà in guerra”

Tanti contestano i saccheggi e gli imbrattamenti in piazza. La risposta di un massimalista offre uno sgangherato parallelo tra i giacobini e le piazze italiane: “Durante la Rivoluzione francese hanno ghigliottinato e raso suolo paesi interi, questo è niente”. Un altro sale in cattedra tra Marx e le scienze dure: “Se hai studiato la storia sai benissimo che sfasciare le città è un risultato della lotta di classe. Nessuno dice che è giusto, ma è matematico”. Però alimentando i saccheggi ci ritroveremo “con i cecchini sui tetti stile Koreani anni 90”, dice un altro paventando la deriva securitaria. E del resto, “saccheggiare e imbrattare me la chiami lotta di classe”? Rincara un riformista con l’emoticon della risata. Un altro marxista predica calma in attesa di tempi maturi: “Il tanto peggio tanto meglio non funziona, è necessario il processo storico che porti alla rivoluzione”. E nel frattempo? “Con il campo largo stessa situazione, uno o due anni di governo, zero riforme, e così la destra cresce”, la pessimista profezia sulla sinistra di Conte e Schlein. Intanto, “L’Europa ci porterà in guerra”, la fosca previsione di altro. Sui partiti l’ottimismo non è di casa: “I giovani ancora si iscrivono alle sezioni giovanili, non comprendono che li preparano a diventare parassiti come loro. Non bisogna distinguere destra e sinistra, ma agire bloccando il Paese”, esorta un campione delle linea dura. E il sud Italia? Domanda uno. “Sono di Foggia, la situazione è grave ma qui la gente dorme”, la risposta sconfortata. A protestare in piazza “dovrebbe esserci mezza provincia con gli agricoltori e invece…”, aggiunge un altro.

“Comunicazioni segrete? Nessun rifugio tecnologico, basta rispettare la legge”. “E se ci fossero infiltrati in chat?”

Qualcuno discute sugli strumenti di comunicazione migliori per mettersi al riparo dall’orecchio delle forze dell’ordine, pianificando gesti contro la legge: “Signal, Session, SimpleX”. E parte la ramanzina: invece di complottare “basterebbe non incitare all’odio e alla violenza e condividere idee costruttive che stanno a cuore alle persone”. Dunque “nessun rifugio tecnologico, per non temere le telecamere con l’Intelligenza artificiale basta non compiere atti illegali”. La risposta è scettica: “Se crediate davvero che marciare cambi le cose, in bocca al lupo”. I messaggi si susseguono all’infinito tra timori di agenti della Postale infiltrati nella discussione virtuale e richieste di garanzie sull’identità dei capi. “Assicuratevi verso chi condividete il gruppo”, ammonisce uno. “Tanto gli sbirri e la Digos entreranno lo stesso ahahahahaha”, risponde un altro. Nel mistero, procede l’altalena tra battute e toni seriosi, allarmi sulla propaganda israeliana e bot russi indistinguibili dagli umani. Nel 900 i massimalisti e riformisti si scontravano al Congresso del Partito socialista, mettendoci la faccia e carte alla mano. Ora le idee sulle proteste sociali annegano in un profluvio di parole anonime su Telegram.

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Brazil Protesters Accuse Meta of Election Interference

Brazilian protesters outside Meta headquarters in São Paulo denounce alleged Instagram restrictions on Lula’s campaign ahead of the presidential runoff.

Demonstrators demand algorithmic transparency as Brazil’s electoral court gives Meta 24 hours to prove equal treatment of presidential campaigns.


Hundreds of Brazilians protested outside Meta’s São Paulo offices on Monday, accusing the technology giant of restricting the reach of President Luiz Inácio Lula da Silva’s campaign while boosting far-right candidate Flávio Bolsonaro, six days before the presidential runoff. The demonstration coincided with a court order giving Meta 24 hours to prove it was treating both campaigns equally.

RELATED: Brazilian Court Gives Meta 24 Hours to Prove Equal Treatment of Presidential Campaigns

The protest on Faria Lima Avenue called for an end to what demonstrators described as the suppression of progressive political content. Organizers also demanded transparency in content moderation algorithms, protections for activists and journalists, and compensation for damage to public debate.

The Superior Electoral Court (TSE) imposed the 24-hour deadline amid mounting scrutiny of Meta’s handling of the campaigns. The dispute intensified after internal messages emerged in which company employees acknowledged that Lula’s account had faced restrictions compared with Bolsonaro’s. The messages indicated that Lula’s Instagram posts could not be promoted for nearly 24 hours between Oct. 9 and 10.

“META NO SE META!”

Movimientos brasileños ocupan la sede de la plataforma de redes sociales. pic.twitter.com/wetfUpEryA

— Nacho Lemus (@LemusteleSUR) October 19, 2026

Text Reads: “META DON’T GET INVOLVED!” Brazilian movements occupy the headquarters of the social media platform.

TSE Justice Marco Aurélio Bellizze warned that appeals would not suspend the court’s orders and doubled the daily fine for noncompliance from 500,000 reais to 1 million reais, or about $180,000.

The court also ordered Meta to submit individual reports in Portuguese, explain its recommendation algorithms, provide details on electoral advertising oversight, and identify potential networks of fake accounts and AI-generated images.

“Unilaterally replacing deadlines set by the court amounts to noncompliance, particularly in a process whose effectiveness depends on time,” Bellizze said.

Meta maintains that its content moderation policies apply equally to all political actors. Bolsonaro has also sought to join the proceedings, arguing that his own content has been harmed.

Concerns over digital sovereignty

Protesters argued that the dispute exposed the broader influence of social media platforms over Brazil’s electoral process. They noted that 70% of the Brazilian population uses Instagram to obtain information and accused Meta, owned by Mark Zuckerberg, of wielding opaque power over political visibility.

“We cannot say we have fair elections when a company uses its economic, technical and technological power to tilt public debate toward one side, which is what is happening,” said Dani Silva, executive director of Ctrl+Z, one of the organizations behind the demonstration.

The rally was organized by the Não se Meta coalition, which included the Landless Workers’ Movement (MST), Levantamento da Juventude Popular, Brasil Popular, Article 19, Ctrl+Z, Código No Binário, Diracom, the National Forum for the Democratization of Communication and Sleeping Giants Brazil.

Under the slogan “Meta, stay out of our election,” demonstrators displayed signs featuring Zuckerberg alongside U.S. President Donald Trump and chanted for digital sovereignty and Meta’s exclusion from the electoral process.

Activist Veronyka Gimenes, known as Trava Hacker, described the company’s actions as part of what she called “digital colonialism,” alleging that technology companies seek to influence domestic politics across the Global South.

“Digital sovereignty is no joke; it is something that must be taken very seriously,” she said.

Activist Tiana Cauton urged people to take to the streets to demand the democratization of communications. She also expressed hope that a new presidential term would advance “autonomy through our own open and clean social networks.”

Demonstrators said Meta’s influence over political communication had undermined Brazil’s national sovereignty since the 2018 elections, renewing calls for greater accountability for social media platforms during the electoral process.

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La justicia electoral de Brasil da 24 horas a Meta para demostrar que trata igual a Lula y a Bolsonaro

Al Tribunal Superior Electoral de Brasil se le está acabando la paciencia con el gigante tecnológico Meta y los inescrutables entresijos de su funcionamiento. Un juez del TSE le ha dado 24 horas a la tecnológica propietaria de Instagram, WhatsApp y Facebook para que demuestre al tribunal que sus algoritmos y su inteligencia artificial dan un trato igual a los dos candidatos, al presidente Luiz Inácio Lula da Silva, del izquierdista Partido de los Trabajadores, y al senador Flávio Bolsonaro, del derechista Partido Liberal. La decisión judicial fue dictada el domingo por la noche cuando los presidenciables protagonizaban su primer debate.

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© Andre Penner (AP Photo/Andre Penner)

Una protesta ante la sede de Meta en São Paulo, este lunes. La pancarta dice: "Brasil decide sobre Brasil".
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Instagram Suspends 'No Kings' Account for Suspicious Activity, Leftists Led by Bernie Sanders Suddenly Care About Censorship

Mark Zuckerberg's Meta has offered a detailed explanation and a fresh apology after the Instagram account of the No Kings movement was suspended for several hours during nationwide rallies for suspicious behavior driven by AI usage. Leftists including Bernie Sanders (I-VT) who were silent for more than a decade of Meta censoring conservatives suddenly are expressing alarm about censorship.

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‘El sótano club’ explica la marcha de Alba Carrillo: “Decidimos no emitir el programa del viernes con el objetivo de proteger al equipo”

Tras la polémica salida de Alba Carrillo de El sótano club el pasado jueves, lo que provocó que el programa dejara de emitir el viernes en Ten, el espacio ha querido contar su versión de los hechos, después de las numerosas manifestaciones que la hasta ahora presentadora del espacio ha ofrecido en sus redes sociales, anunciando incluso demandas contra sus responsables. “Decidimos no emitir el programa del viernes con el objetivo de proteger al equipo”, han asegurado los responsables de la producción. También han apuntado que, el jueves, Carrillo abandonó sus labores en directo sin previo aviso y que hasta el miércoles no comunicó su intención de abandonar el programa.

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'El sótano club' este lunes, ya sin Alba Carrillo como presentadora.
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Meta tem 24h para comprovar tratamento igualitário a Lula e Flávio

O Tribunal Superior Eleitoral (TSE) deu prazo de 24 horas para que a Meta comprove que suas plataformas digitais oferecem tratamento igualitário às campanhas do presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) e do senador Flávio Bolsonaro (PL), candidatos que disputam o segundo turno da eleição presidencial. A determinação foi feita pelo ministro Marco Aurélio Bellizze nesta segunda-feira (19), após o magistrado considerar insuficientes as explicações apresentadas pela empresa.

A Meta, responsável pelo Instagram, Facebook e WhatsApp, poderá ter a multa diária elevada de R$ 500 mil para R$ 1 milhão caso não cumpra o novo prazo. Segundo Bellizze, a empresa não demonstrou satisfatoriamente que adotou as medidas exigidas pela Justiça Eleitoral para impedir favorecimento ou prejuízo artificial a qualquer uma das candidaturas.

Na decisão, o ministro criticou a tentativa da companhia de estabelecer prazos próprios para responder às determinações judiciais, além da apresentação de relatórios em inglês e documentos que, segundo ele, não esclareciam adequadamente as providências adotadas.

“Incumbe às partes cumprir com exatidão as decisões judiciais, e não criar embaraços à sua efetivação”, escreveu Bellizze.

A cobrança ocorre depois que o plenário do TSE confirmou, na sexta-feira (16), a decisão que obriga a Meta a assegurar condições equivalentes às duas campanhas em seus sistemas de distribuição de conteúdo, recomendação e inteligência artificial.

Denúncia partiu da campanha de Lula

O caso chegou ao tribunal após a campanha de Lula denunciar supostas restrições à circulação de publicações relacionadas ao presidente nas plataformas da Meta. Os advogados do petista alegaram que os conteúdos da candidatura alcançavam menos usuários, enquanto o perfil de Flávio Bolsonaro aparecia em recomendações automáticas.

Outro ponto questionado foi o comportamento da Meta AI, ferramenta de inteligência artificial disponível no WhatsApp. Segundo a representação apresentada pela campanha de Lula, o sistema se recusava a produzir materiais eleitorais favoráveis ao presidente, mas atendia a solicitações semelhantes envolvendo o senador.

Mensagens internas da empresa obtidas pela Folha de S.Paulo também apontaram problemas que teriam prejudicado contas ligadas a Lula. Os registros mencionam restrições ao impulsionamento de publicações e a recomendação algorítmica do perfil de Flávio.

A Meta atribuiu os episódios a falhas técnicas e negou que tenha favorecido deliberadamente um dos candidatos. Em manifestação divulgada anteriormente, a empresa afirmou que os problemas não se restringiam ao Brasil e faziam parte de dificuldades técnicas de alcance global.

O que a decisão proíbe

A determinação do TSE impede que a Meta reduza artificialmente o alcance de conteúdos político-eleitorais relacionados a Lula ou Flávio. A proibição inclui alterações na distribuição das publicações, retirada de recomendações, restrições aos resultados de busca e mudanças de métricas que possam prejudicar uma das candidaturas.

A empresa também deverá aplicar critérios equivalentes às duas campanhas em suas ferramentas de inteligência artificial. A ordem busca impedir que os sistemas ofereçam respostas diferentes a solicitações semelhantes em razão do candidato envolvido.

O ministro ressaltou que a apresentação de informações sobre a ausência de comportamento inautêntico coordenado não substitui a obrigação de demonstrar quais medidas foram efetivamente adotadas para cumprir a decisão judicial.

Estudos apontam anúncios eleitorais irregulares

A discussão sobre a atuação das plataformas digitais ocorre em meio a outras denúncias envolvendo publicidade política na internet.

Um estudo da organização britânica Eko, divulgado em setembro, apontou que a Meta aceitou anúncios políticos direcionados ao público brasileiro, pagos por uma conta sediada nos Estados Unidos. Segundo a pesquisa, as peças utilizavam inteligência artificial sem a identificação exigida e apresentavam informações eleitorais falsas.

Outro levantamento, realizado pelo NetLab, laboratório de estudos de internet e redes sociais da Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ), identificou anúncios políticos considerados irregulares no país e financiados a partir do exterior.

A decisão do TSE não representa, por si só, uma conclusão definitiva de que a Meta tenha interferido deliberadamente na eleição em favor de Flávio Bolsonaro. A empresa nega favorecimento, e o tribunal exige que ela demonstre o cumprimento das regras de igualdade entre as candidaturas.

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“Violenza è il manganello dello sbirro, in piazza ogni sabato”: il gruppo Telegram, le istruzioni ai novizi e le “ricette per il caos”

La prima regola del gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre” è l’anonimato, assoluto. Il secondo comandamento è seguire le istruzioni, in caso di fermo e arresto, perché le “Ricette per il caos” possono condurre nelle mani degli agenti. Ad esempio, per bersagliare le multinazionali, si “possono mettere a segno una serie di tattiche diverse contro un determinato obiettivo in un giorno in cui ferve lo shopping”, dice il “manuale di resistenza urbana” pubblicato nel 2004, tra i primi documenti condivisi.

Le città mobilitate e il racconto dei saccheggi in stile Robin Hood

Dopo le violenze e le guerriglie urbane durante le manifestazioni contro il carovita, l’annuncio pubblicato sulla piattaforma tecnologica è chiaro e minaccioso per Giorgia Meloni: “Mobilitazione permanente ogni sabato. Fino alla caduta di questo governo ladro”. L’appuntamento nel fine settimana è alle 15, dopo la chiusura delle scuole a partire da Milano, in piazza Duomo. Ma anche piazza Nettuno a Bologna, piazza Castello a Torino, Circo Massimo a Roma, piazza Santa Maria Novella a Firenze, piazza Mazzini a Padova, piazza Umberto I a Bari e piazza De Ferrari a Genova.

Il biglietto da visita è consegnato alle forze dell’ordine: “Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri”, dice la descrizione della neonata pagina Instagram, invitando a unirsi al gruppo Telegram. Gli iscritti sono circa 250, sulla piattaforma di Pavel Durov, proprietario e fondatore inquisito in Francia. Almeno 30 sono online da stamattina, per scrivere post e ricevere istruzioni. E’ un gruppo privato, invisibile durante la ricerca su Telegram. Si accede solo con un link d’invito. Da fuori, ogni contenuto è blindato. Varcata la soglia d’ingresso, il messaggio arriva dritto al sodo: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”, si legge in un post. I gestori della pagina aggiungono: “Rigettiamo tutte le accuse al mittente. Violento è questo sistema che ci uccide”. Tra i pochi post campeggia un video. Si vedono alcuni ragazzi donare a un senzatetto il bottino del saccheggio nei negozi al centro di Milano. Il romanzo di un fuorilegge in versione Robin Hood, con venature marxiste: “Esproprio proletario”, la dicitura della clip.

“Filma la polizia e resta zitto”

Una sezione del gruppo è dedicata ai “materiali per lo studio”. Un manuale delle istruzioni per catechizzare i novizi in caso di fermo a arresto. Primo: “Non dire niente alla polizia”. Secondo: “Filma la polizia durante l’arresto e il loro comportamento durante il fermo”. Qualora un sodale di lotta finisca tra le mani degli agenti, “puoi tentare di liberarlo, passargli il contatto di un avvocato, o chiedere di gridare il suo nome e cognome per segnalarlo ad un legal team (se ne hai uno)”. In caso di ferimento, “chiedi assistenza medica (meglio se in piazza, che in commissariato, i medici della polizia non sono tuoi amici)”. Tacere è la regola d’oro: “Se ti arrestano, usa il tuo diritto a rimanere in silenzio e chiedi immediatamente l’assistenza legale. Non dire niente alla polizia, anche se loro ti dicono ‘è nel tuo interesse’, ogni cosa che dici può diventare una prova, non ci sono conversazioni amichevoli”. Il consiglio è stare zitti, con le forze dell’ordine, “molto meglio che rispondere selettivamente alle domande”. Dunque “non parlare e non firmare nulla prima di aver parlato con un avvocato”. Il monito è “non cadere nelle loro trappole psicologiche (hanno un addestramento apposito)”, sfruttando il “classico” salvagente: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. La raccomandazione è “evitare di alzare il livello di tensione, cerca di mostrarti tranquillo”. L’invito è proseguire la battaglia anche dopo la piazza, restando vicino ai compagni detenuti: “Partecipa ad un sit-in di fronte ai luoghi della loro carcerazione. La solidarietà con le persone arrestate è parte della lotta. Non limitarti alla manifestazione”.

Le “regole di sicurezza” si fondano sull’anonimato online assoluto. Perché i gruppi sulla piattaforma sono privi della segretezza garantita dalla cifratura end-to-end. Dunque, “i messaggi stanno sui server di Telegram, che dal 2024 dichiara di poter fornire IP e numero di telefono alle autorità su richiesta legale”. Per restare nell’ombra, il gruppo esorta “subito” a cambiare le impostazioni della privacy, con una guida molto dettagliata: certo, sostituire il nome vero con uno “user name”. Ma anche molto altro.

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A renewed Iran war is only a matter of time, Israeli experts warn

As Netanyahu and Trump threaten Tehran, analysts say that an escalation is inevitable without a diplomatic settlement, possibly even before imminent Israeli and US elections
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Cindy Crawford se despide públicamente de su hijo un mes después de su muerte: “Estamos muy orgullosos de cómo se mostró ante el mundo”

Cindy Crawford se ha despedido públicamente de su hijo, Presley Gerber, este domingo 18 de octubre, casi un mes después de su trágica muerte el pasado 20 de septiembre, a los 27 años. “Estamos profundamente desconsolados por la pérdida de nuestro querido hijo y hermano”, ha escrito la modelo en una publicación de Instagram —donde tiene 8,2 millones de seguidores—, en un emotivo mensaje que ha firmado junto a su marido, Rander Gerber, y su hija, Kaia Gerber. “Nos sentimos muy afortunados de haber tenido a Presley en nuestras vidas durante 27 años. Es un alma dulce y hermosa que amó y es amada, ahora y para siempre”, continúa el texto, que supone las primeras palabras que la familia comparte desde la muerte del joven, fallecido a causa de una sobredosis después de años luchando con problemas de adicciones.

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© EPV

Presley Gerber, Kaia Gerber, Cindy Crawford y Rande Gerber en un evento en Los Ángeles, el 20 de mayo de 2026.
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“Italia in Piazza”, la rete Telegram ribolle dopo gli scontri a Milano: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo” 

Chi c’è dietro “Italia in Piazza“, il movimento nato sui social al quale sono state associate le manifestazioni sfociate in due giorni di guerriglia urbana nel centro di Milano? Una realtà comparsa appena tredici giorni prima degli scontri, cresciuta rapidamente attraverso una rete di profili nazionali e territoriali e capace di mobilitare migliaia di giovanissimi. Ma anche un contenitore eterogeneo, attraversato da posizioni molto diverse, nel quale la maggioranza degli interventi pubblicati su Telegram prende le distanze dalle devastazioni del fine settimana. È il quadro che emerge incrociando la ricostruzione pubblicata da Il Giornale con un’analisi delle conversazioni online riportata dall’AGI.

Italia in Piazza, il movimento nato il 4 ottobre e i collegamenti con gli attivisti

Secondo quanto ricostruito da Il Giornale, tutto comincia il 4 ottobre, quando su Instagram compare un account dedicato alla mobilitazione nazionale del 17 ottobre. Il movimento si presenta come espressione spontanea del malcontento giovanile, richiamandosi apertamente alle proteste che negli ultimi mesi hanno attraversato diversi Paesi europei. “Unendoci al clima di insoddisfazione e coraggio che sembra respirarsi ormai in tutta Europa, tra Francia, Spagna, Belgio, Germania, anche l’Italia è pronta“, si legge in uno dei messaggi diffusi prima della manifestazione. Nei contenuti pubblicati compaiono immagini di cortei, fumogeni, incendi e proteste internazionali, accompagnate dall’invito a trasformare il malcontento individuale in una mobilitazione collettiva. La rete si sviluppa rapidamente attraverso pagine territoriali dedicate a diverse città italiane, tra cui Milano, Roma, Torino e Brescia. Gli organizzatori rivendicano un’identità estranea alle tradizionali appartenenze politiche, sintetizzata nello slogan “No a partiti, no a sindacati“. Sempre secondo Il Giornale, i contenuti vengono diffusi anche in collaborazione con Erick Jara, Capodittaglia e Nuovi Italiani, movimento riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. La ricostruzione segnala inoltre iniziative condivise con il Fronte rivoluzionario italiano, evidenziando collegamenti con ambienti dell’attivismo politico. Una rete di relazioni che, secondo il quotidiano, suggerirebbe un’organizzazione più strutturata di quanto lasci intendere la presentazione del movimento come iniziativa spontanea. Resta tuttavia da distinguere l’attività di promozione delle manifestazioni dalle responsabilità per le violenze: i collegamenti social e politici non dimostrano, di per sé, un coinvolgimento nell’organizzazione degli assalti.

Le chat Telegram di Italia in Piazza: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo”

A offrire un quadro più articolato del movimento sono però le conversazioni nella chat Telegram di “Italia in Piazza”, analizzate dall’AGI. Tra gli oltre 14mila messaggi presenti nel gruppo, la maggior parte degli interventi esaminati dall’agenzia esprime una netta contrarietà alle violenze che hanno devastato Milano. “Se vai alle manifestazioni per andare a spaccare in piazza non ci andare proprio“, scrive un partecipante. Un altro è ancora più esplicito: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo senza possibilità di replica“. Le discussioni restituiscono l’immagine di una mobilitazione nella quale convivono istanze di protesta sociale, rabbia verso le condizioni economiche e posizioni radicali, ma anche la volontà di dissociarsi dai saccheggi. “Tu stai là per altro, non per rubare ai negozi, bisogna pensare a organizzare altre manifestazioni e a fare più rumore”, osserva un utente. Altri sottolineano come le devastazioni abbiano colpito non soltanto le grandi catene commerciali, ma anche le piccole attività: “Non hanno colpito solo le multinazionali ma anche i piccoli negozietti”.

Dal caro vita al disagio sociale: le ragioni della protesta e chi giustifica il caos

Dall’analisi delle conversazioni emerge che tra i temi più discussi ci sono il caro vita, le difficoltà economiche, la situazione delle regioni meridionali e i problemi del mondo agricolo. Questioni che sembrano rappresentare il terreno comune di una protesta priva di un’identità politica unitaria. Non mancano tuttavia posizioni che giustificano le violenze, soprattutto quando rivolte contro le grandi multinazionali. In un messaggio vocale, un giovane rivendica gli attacchi alle grandi catene commerciali, criticando invece i danneggiamenti ai piccoli negozi. Altri partecipanti si richiamano esplicitamente alle rivolte francesi. “Sono tutti ragazzini arrabbiati guidati dal riscatto sociale. Ben venga il caos, l’ordine sociale non ha funzionato“, sostiene un utente. Tra i messaggi compaiono anche proposte apertamente violente, come quella di organizzare gruppi incaricati di aggredire gli immigrati per impedire ulteriori disordini. Dichiarazioni che testimoniano la presenza, all’interno della stessa chat, di orientamenti anche profondamente contraddittori.

La guerriglia a Milano e il ruolo dei social: una protesta senza una regia unica?

Il 17 ottobre la mobilitazione annunciata online si traduce in una manifestazione che degenera rapidamente in guerriglia urbana. Gruppi di giovanissimi, molti con il volto coperto, si scontrano con le forze dell’ordine nell’area tra piazza Duomo e Cordusio, lanciando bombe carta, pietre e transenne e assaltando diverse attività commerciali. Il giorno successivo, domenica 18 ottobre, le violenze si ripetono dopo la diffusione sui social di un nuovo appello a ritrovarsi in piazza Duomo. Gli scontri si estendono a via Torino, largo Cairoli e corso Garibaldi. Oltre 200 giovani vengono accompagnati in Questura per l’identificazione, quasi l’80% dei quali minorenni. Il ruolo dei social network appare dunque centrale sia nella diffusione degli appuntamenti sia nella capacità di aggregare rapidamente migliaia di ragazzi. Meno chiaro è invece il rapporto tra chi promuove le manifestazioni e chi partecipa materialmente alle devastazioni. La stessa ricostruzione del Giornale evidenzia infatti come, durante gli scontri, i gruppi abbiano agito in modo frammentato, senza un’unica regia riconoscibile. È proprio questa la questione che resta aperta: “Italia in Piazza” è il movimento che ha organizzato la protesta, ma quanto controllo aveva sui gruppi che l’hanno trasformata in guerriglia? Le conversazioni su Telegram, con le numerose prese di distanza dai saccheggi, suggeriscono che non si possa sovrapporre automaticamente l’intera mobilitazione ai protagonisti delle violenze.

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‘No influencers’: the hotels, restaurants and beauty spots restricting photoshoots

Backlash against content creators includes restricted hours for filming and even outright bans

Stand in any vaguely photogenic spot these days on holiday and the chances are you will come across people posing with raised phones and even ring lights. Some may be influencers with huge audiences on social media, others just overkeen Instagram users. With hotels and beauty spots now so overrun, however, bans on photography are coming into place.

The five-star Hotel du Cap-Eden-Roc in Antibes, known for its glamorous clientele, views of the Côte d’Azur and a stunning infinity pool, has brought in rules against photoshoots: no longer allowed without prior permission.

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© Photograph: imageBROKER.com/PR

© Photograph: imageBROKER.com/PR

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Data centers in the line of fire of Ukraine war

In recent days, a Ukrainian drone strike hit Russia’s largest data center, owned by bank and technology company Sberbank. The strike came after Ukraine hit three data centers belonging to the tech giant Yandex, which is often referred to as “Russia’s Google.” After those attacks, Yandex’s traffic dropped 94%. Its users experienced heavy disruption to […]

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Vance: We Want Iran to Commit Long Term to Not Rebuild Nuke Program, 'The Enemy Gets a Vote Here'

During a town hall with CBS on Saturday, Vice President JD Vance said that “the Iranians, the enemy gets a vote here” and we’re trying to get them to “make a long-term, but also verifiable commitment that they’re not going

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