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Seis salas de cinema reabrem este mês em Braga

13 October 2026 at 21:28
A Cinebox abre a 24 de outubro seis salas no centro comercial de Braga, que ficou sem cinema em janeiro após a insolvência da Cineplace. As outras seis vão virar bowling e arcade.

© TIAGO PETINGA/LUSA

O espaço das outras seis salas de cinema deverá ser ocupado com oferta de bowling e jogos de arcade, com abertura prevista para dezembro

Seminário em Odemira vai questionar papel do cinema

13 October 2026 at 13:06
Edição de 2026 vai decorrer entre 13 e 18 de novembro. Omnipresença das imagens como testemunha dos "processos de despossessão acelerados e da violência colonial genocida" é o tema deste ano.

© KIKO HUESCA/EPA

Durante seis dias, o seminário vai reunir "mais de uma centena de participantes oriundos de diversas partes do mundo" no concelho do litoral alentejano

“Digger”, e i film delle sei tornati a farci bisticciare, come “Temptation Island”

13 October 2026 at 03:45

Il declino dell’abitudine di andare al cinema sembrava irreversibile, poi sono arrivati Digger con Tom Cruise, “The Social Reckoning” e persino ”L’Odissea” a dimostrare che era solo perché non c’era nulla di interessante da vedere, per poi discuterci su

La regola l’ha codificata Anthony Lane, critico cinematografico del New Yorker, scrivendo un ritratto di Michael Haneke a settembre del 2009, e l’ha usata per spiegare “Il nastro bianco”, che allora era già passato a Cannes ma non era ancora uscito nei cinema americani.

Come regola generale, scriveva Lane, il cinema si divide in film delle sei e film delle nove, e la maggior parte appartiene all’insieme “film delle nove”. «Torni a casa dal lavoro, mangi qualcosa al volo, vai al cinema, e ti godi lo spettacolo». E dopo, che è il dettaglio che fa la differenza, vai a dormire.

Dopo i film che ha senso vedere alle sei, no. Servono una prenotazione al ristorante e gli amici giusti. «Ne avrai bisogno perché, se tutto va secondo i piani, passerai la seconda metà della serata a ribaltare il film, il suo impatto e il suo senso, da un lato e dall’altro».

Prima di arrivare a dire che “Il nastro bianco” era un film delle sei, Lane ci forniva la sua tassonomia. «”Persona” è un film da sei di pomeriggio, anche se poi al ristorante non avrete fame. Lo è anche “Il cacciatore”, mentre “Platoon”, per quanto rumoroso e furibondo, va benissimo alle nove».

C’è anche, in quella paginetta di Lane, una tassonomia del ceto medio complessato, anche se lui non lo chiama così, e anche se caratteristica precipua del ceto medio complessato e dei suoi film è non ritenersi tali. «A voce alta” è un film da nove di sera che pensa d’essere un film da sei di pomeriggio. “Ricomincio da capo” è il contrario». (“A voce alta” è quello in cui Kate Winslet è una nazista analfabeta, “Ricomincio da capo” è quello in cui Bill Murray si risveglia sempre nella stessa giornata).

Penso alla tassonomia di Lane da dieci giorni, cioè da quando ho iniziato a ricevere telefonate solo di sera, da gente che era uscita da “Digger”. Tra le persone con cui parlo abitualmente, ce ne sono solo due che in questi dieci giorni non mi hanno chiamata per parlare di “Digger”, ed è perché sono due persone che non vanno al cinema. Era dal 2010 che, della gente che non va al cinema, non pensavo: poverini.

Non andare al cinema è una cosa abbastanza normale, ormai, talmente normale che non abbiamo più gli anticorpi per quei piccoli inconvenienti di quando non vedi il film a casa tua. Domenica mattina sono andata a rivedere “Digger”, e il cinema era abbastanza pieno, e un po’ di gente è entrata in ritardo e invece di vergognarsi della propria maleducazione e sedersi dove capitava ha indugiato con la torcia del telefono accesa a cercare proprio il posto che aveva prenotato, facendo anche alzare gente già seduta, per disturbare meglio.

Succede ogni volta, e io ogni volta li insulto profusamente – disturbando la sala almeno quanto loro – e ogni volta mi chiedo se sia stato sempre così o se, quando andare al cinema era una cosa normale, mi sembrasse anche più normale che gli esseri umani fossero imperfetti. Così come, ogni volta che esco da un film bruttino furibonda del suo permettersi d’essere bruttino quando io ho fatto l’immane fatica d’andare fino al cinema, mi domando se fossi più tollerante dei film inutili quando andare al cinema era abituale come andare al bar.

Giovedì sono andata a vedere “The Social Reckoning”, e prima del film c’erano alcuni trailer di film italiani così orrendi ma così orrendi che mi sono detta sì va bene, le maestranze vanno fatte lavorare, due spicci in cultura è giusto continuare a investirli per non ritrovarci con ex truccatori e attrezzisti che fanno i fattorini di Glovo, però come si può pensare che uno, per vedere questa roba, cerchi una babysitter, prenda la macchina, vada al cinema, cerchi parcheggio, spenda dei soldi in più oltre a quelli che ogni mesi butta in abbonamenti alle piattaforme?

È chiaro che è ormai un’impresa eroica, e tu in cambio dell’impresa eroica non puoi darmi Filippo Timi che fa Gino Cecchettin (è ovviamente l’esempio sbagliato, quel film nello specifico incasserà tantissimo, perché andandoci dici al mondo che sei una persona perbene e vai vedere un film delle nove che pensa d’essere un film delle sei: sarà il nuovo “Naza”).

Tuttavia, “Digger” arriva in un anno in cui non è l’unica eccezione. Persino di “The Social Reckoning”, per quanto non piaccia a nessuno, ci sono cose da dire (io e uno dei miei Luminari Culturali di riferimento non riusciamo a convenire sulla ragione della sbagliatezza di Jeremy Strong: per lui è un limite di scrittura, per me della sua faccia). Quest’estate ho discusso parecchio persino dell’“Odissea”, quel film in cui Ulisse è un reduce del Vietnam e Calipso è la sua insegnante di yoga.

È iniziata un anno fa, quando abbiamo cominciato a discutere di “Una battaglia dopo l’altra”, che ho dovuto rivedere per sapere come cominciasse perché la prima volta al cinema entrava la gente in ritardo e mi distraevo a redarguirli.

Fanno, in un anno, quattro film da sei di pomeriggio, dopo non so quanti anni in cui si discuteva di Sanremo e di “Temptation Island”, ma se andavi al cinema eri uno strano che parlava di cose che capiva solo lui, un po’ come se avessi avuto l’hobby della filatelia. Qualche tempo fa su TikTok ho visto una ventenne che diceva che lei era cresciuta in una famiglia povera e lo capiva dal fatto che tutti andavano al cinema ma lei no. Ma sei cresciuta negli anni dello streaming: chi è che andava al cinema?

Pensavo fosse ormai irreversibile, del cinema parlavamo noialtri vegliardi cresciuti negli anni in cui davvero ci si andava, e qualche ragazzina con desiderio mimetico che giurava che quando era piccola tutti andassero al cinema. Al presente, nessuno. Pensavo c’entrasse la comodità del vedere le cose a casa, i prezzi dei biglietti in un paese con gli stipendi fermi alla lira, il fatto che le idee fossero finite e lo star system pure. E invece era che non c’erano abbastanza film da sei di pomeriggio.

Che, dopo, ti facessero venir voglia di bisticciare con lo stesso impeto con cui alzavi la voce per capire se avesse più torto Oronzo o Valentina (“Temptation” 2018), o se fosse meno peggio il vestito di Bianca Balti o quello di Miriam Leone (Sanremo 2025).

Poi è arrivata la stagione cinematografica 2025/2026, e ci siamo ritrovati a discutere di quanto fossero imbecilli quelli che, di “Una battaglia dopo l’altra”, notavano l’inseguimento sulle dune, stretti parenti di quelli che pensavano che Alessia (“Temptation” 2024) facesse bene a riprendersi Lino; di quanto non capissero niente gli adattatori di “Digger”, quelli che avevano trasformato il dualismo tra «essere vivi» e «vivere» in un’alternanza tra «vivere» e «sopravvivere» che sarebbe potuta essere un tatuaggio di Giovanni (“Temptation” 2026); e persino di quanto fosse liberatoria l’ultima mezz’ora dell’“Odissea”, quella in cui finalmente Matt Damon diventa Bruce Willis e mena tutti: era da quando Amadeus finalmente chiudeva il televoto alle due e mezza di notte, che non provavamo un tale sollievo. Solo che, al cinema, puoi provarlo prima di cena, e andare a dormire a un’ora decente.

L'articolo “Digger”, e i film delle sei tornati a farci bisticciare, come “Temptation Island” proviene da Linkiesta.it.

Atlântida Cine comprado por Cascais por 600 mil euros

12 October 2026 at 21:57
Escritura foi assinada em setembro. Encerrado desde maio de 2024, o cinema vai ser recuperado pela autarquia, que promete manter o cinema no centro da sua identidade.

© Marton Monus/EPA

O espaço funcionou durante mais de 40 anos na cave do Centro Comercial de Carcavelos tendo sido encerrado em maio de 2024 e colocado à venda em dezembro desse ano

Netanyahu quer processar participantes no documentário NAZA

12 October 2026 at 19:02
O primeiro-ministro israelita quer levar a tribunal os militares oficiais dos serviços secretos israelitas que participaram neste filme, que acusa de prejudicar "gravemente a imagem de Israel".

© DEBBIE HILL / POOL/EPA

Sporting: IGAC instaura processo por alteração nos cinemas

12 October 2026 at 16:37
Depois de o Observador ter noticiado "intervenções" nas salas, clube começou a usar espaços como lounge e só depois submeteu à tutela o pedido que a lei exige. IGAC diz que há "indícios de violação".

© Getty Images

Em agosto de 2025 o Sporting anunciou a conclusão da compra do espaço comercial Alvaláxia (onde está integrado o complexo de cinema)

Filme "Maria Vitória" foi premiado em festival brasileiro

12 October 2026 at 14:03
Longa-metragem de Mário Patrocínio foi eleita, pelo público, Melhor Filme na secção de "Mostra Expectativa". O Festival do Rio, que também premiou duas coproduções brasileiras, terminou no domingo.

© ANTÓNIO COTRIM/LUSA

Mariana Cardoso, atriz, que faz parte do elenco de "Maria Vitória" com o realizador Mário Patrocínio

Bosque CineEco em Seia: plantadas primeiras 32 árvores

12 October 2026 at 12:35
"Uma sala de cinema sem paredes nem teto, desenhada com a própria paisagem" é o que Seia pretende criar com a reflorestação da Quinta da Nogueira. O auditório natural exibirá filmes do CineEco.

© NUNO ANDRE FERREIRA/LUSA

Foram plantadas 32 árvores de espécies autóctones, como pilriteiros, azereiros, bétulas e tramazeiras, uma por cada edição do CineEco

Jason, cemitérios e as outras estreias da semana

12 October 2026 at 12:33
À medida que nos aproximamos do Halloween, o terror, que já estava em alta, parece imparável. Mas esta semana também há Mike Tyson, regressos no mundo da Marvel e mais Keri Russell em "A Diplomata".

Linda Cardellini é a protagonista de "Crystal Lake", uma espécie de prequela de "Sexta-feira 13", que se estreia na HBO Max na quarta-feira, dia 14 de outubro

Terças de Cinema e Cineclube de Tavira levam filmes ao Teatro António Pinheiro

11 October 2026 at 18:01

A programação de outubro inclui filmes de Ruben Alves e Pedro Almodóvar. As sessões decorrem às 21h00 e às 20h00, com bilhetes a 5 e 4 euros, respetivamente.

O conteúdo Terças de Cinema e Cineclube de Tavira levam filmes ao Teatro António Pinheiro aparece primeiro em Barlavento.

Outubro traz grandes histórias ao Teatro Municipal António Pinheiro

9 October 2026 at 11:02

O cinema está de regresso ao Teatro Municipal António Pinheiro, em Tavira, com uma programação diversificada ao longo do mês de outubro. Entre as “Terças de Cinema”, com sessões pelas 21h00, e o Cineclube de Tavira, pelas 20h00, o público poderá descobrir comédias, thrillers, cinema de autor e propostas para toda a família.

No âmbito da Festa do Cinema Francês, é possível assistir, no dia 13, “A Comédia Francesa” (De la Comédie-Française), uma irreverente e enérgica farsa que mergulha no caos dos bastidores do prestigiado teatro parisiense nas três horas que antecedem uma atribulada estreia.

Ainda, nas Terças de Cinema, dia 20, o público terá a oportunidade de usufruir de “Santo António: O Casamenteiro de Lisboa”, a nova e popular comédia de Ruben Alves, onde dois funcionários municipais enfrentam o ultimato de revitalizar os célebres casamentos da capital para salvarem os seus postos de trabalho.

O dia 27 apresenta “Heart of the Beast: Heróis Inseparáveis”, um tenso thriller de sobrevivência protagonizado por Brad Pitt que acompanha o doloroso percurso de um veterano de guerra com stress pós-traumático e do seu leal cão de combate perdidos no implacável deserto do Alasca.

Integrado nas sessões do Cineclube, no dia 14, é a vez de “Natal Amargo”, a nova e aguardada obra de Pedro Almodóvar que mergulha num registo de autoficção íntimo e reflexivo.

No dia 21, o Cineclube de Tavira exibe “Animal”, uma comovente sessão de curtas-metragens que explora o reino animal e a profunda ligação entre humanos e a natureza, através de histórias de descoberta, cuidado e empatia familiar.

Os bilhetes têm o valor de €5,00 para as Terças de Cinema, sendo de €4,00 nas sessões do Cineclube de Tavira. Toda a programação disponível clicando AQUI. Os ingressos estão disponíveis na bilheteira do Teatro e online AQUI.

“Toy Story 5” em Lagoa

7 October 2026 at 11:52

O ciclo de Cinema para Famílias está de regresso ao Auditório Carlos do Carmo, em Lagoa, no dia 11 de outubro, pelas 16h00, com a exibição do filme de animação Toy Story 5. Os bilhetes já se encontram à venda.

Os brinquedos estão de volta em Toy Story 5, agora num encontro entre brinquedos e tecnologia. O trabalho de Buzz, Woody, Jessie e o resto do grupo torna-se exponencialmente mais difícil quando medem forças com uma nova forma de brincadeira. Produzido pela Pixar Animation Studios para a Walt Disney Pictures, este novo episódio tem realização e argumento de Andrew Stanton – o realizador de “À Procura de Nemo” ou de “WALL·E” (2008), ambos vencedores do Óscar na categoria de melhor animação, e um dos responsáveis pela escrita do argumento de todos os filmes da saga “Toy Story” – em colaboração com McKenna Harris.

Os bilhetes para esta sessão de cinema custam 4€ (desconto disponível para portadores do Passaporte Cultural, disponível nas bilheteiras do Município de Lagoa) e vão estar à venda, brevemente, na Bilheteira Online, nas bilheteiras dos CTT, da Fnac, Worten, Auditório Carlos do Carmo, Centro Cultural Convento de S. José e Balcão Único da Câmara Municipal de Lagoa.

Donald Trump et Tony Soprano

30 September 2026 at 08:49

Ce serait la fusion du siècle. Paramount rachète Warner. C'est déjà une histoire exemplaire. Le casting : un transhumaniste et son fils, le Tout-Hollywood et des journalistes épouvantés.

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Patryk Hardziej. – « Eyeball » (Globe oculaire), 2020
© Patryk Hardziej

En 1966, Gulf+Western, fabricant de butées à ressort pour portes coulissantes, acquiert le géant du cinéma Paramount. Depuis une trentaine d'années, le mouvement de fusions et d'absorptions est en plein élan à Hollywood. Tous les grands studios « ont fini par se faire manger par des multinationales étrangères au monde de l'art et de la culture », observent les chercheurs Martin Barnier et Laurent Jullier (1). Le capitalisme de prédation poursuit aujourd'hui son avancée, à la faveur de l'essor du streaming et de l'arrivée récente des entreprises de la « tech » dans ce secteur. C'est un enjeu non seulement financier, mais aussi politique et artistique.

Depuis la crise du Covid-19, les plates-formes de vidéo à la demande dominent le marché mondial de la vidéo. Avec plus de 325 millions d'abonnés dans le monde, Netflix mène la danse devant Prime Video (220 millions) et Disney + (130 millions), accompagnés de HBO Max (140 millions) et Paramount + (79 millions). Chacun de ces mastodontes lorgne tout ce qui peut grossir et embellir son catalogue d'exclusivités.

À l'été 2025, Warner Bros. Discovery (WBD), conglomérat en difficulté depuis une série de restructurations malheureuses, annonce vouloir se scinder en deux entreprises indépendantes. La première doit contrôler les studios de production (cinéma et télévision), la plate-forme de streaming Max, rebaptisée HBO Max, ainsi que les parcs à thème. La seconde doit regrouper les réseaux de télévision du groupe, dont les chaînes Cable News Network (CNN) et Discovery, en perte de vitesse. Cette scission suscite immédiatement la convoitise de Paramount Skydance (PSKY) et de Netflix.

Début d'un feuilleton tout en rebondissements, mêlant milliards, pouvoir et coups tordus. Lors du dernier trimestre 2025, Paramount lance trois offres d'achat successives. Pourtant, le 5 décembre, c'est Netflix qui gagne : le groupe annonce le rachat de Warner, pour 83 milliards de dollars — remboursement des 11 milliards de dette de WBD compris. Trois ans plus tôt, Amazon, propriétaire de la plate-forme Prime Video, s'était emparé de la Metro-Goldwyn-Mayer (MGM) pour dix fois moins.

L'accord ne porte pas sur la totalité du groupe : CNN n'en fait par exemple pas partie. Netflix enrichira d'abord sa plate-forme, et avant tout des films de l'historique studio Warner (Casablanca, Citizen Kane, etc.), mais aussi d'une soixantaine de franchises — produits dérivés compris —, dont Harry Potter, Le Seigneur des anneaux ou encore Batman, sans oublier les grandes séries produites et diffusées par HBO comme Sex and the City, Les Soprano, Six Feet Under, Sur écoute (The Wire) et Game of Thrones. Une concentration majuscule, qui agit comme un séisme sur ce marché des contenus, soulevant l'inquiétude des professionnels de Hollywood. Ils n'ont encore rien vu.

Derrière Paramount se trouve en effet un proche du président américain. Transhumaniste, membre de l'American Legislative Exchange Council — un lobby militant pour le démantèlement du droit du travail, des régulations environnementales, la privatisation de l'éducation et contre les droits des personnes lesbiennes, gays, bisexuelles et trans (LGBT) —, M. Larry Ellison a fondé la société Oracle (bases de données, logiciels d'entreprise, cloud…). Il est l'un des hommes les plus riches du monde, et l'un des principaux mécènes privés de l'armée israélienne. Des milliers d'entreprises à travers le monde — dont la Société nationale des chemins de fer français (SNCF), BNP Paribas ou encore Orange — utilisent les produits d'Oracle. Des États aussi : Oracle fournit les centres de données et les infrastructures de surveillance utilisées par Tel-Aviv.

En janvier 2026, grâce au soutien de M. Trump, Oracle devient l'un des trois principaux actionnaires de la nouvelle filiale américaine de TikTok — après que le président américain avait accusé l'ancienne de favoriser les positions propalestiniennes. L'entreprise de M. Ellison assure notamment la sécurité des données et de l'algorithme du réseau social (2). Et elle vient d'être choisie pour construire des capacités de calcul et des services de cloud au bénéfice d'OpenAI dans le cadre du projet Stargate.

M. Larry Ellison a également un fils qu'il a placé à la tête de la société de production Skydance. À l'été 2024, M. David Ellison annonce le rachat de Paramount Global, qui compte parmi ses filiales Paramount Pictures et la chaîne généraliste la plus regardée aux États-Unis, CBS. M. Trump bloque la transaction, d'un montant de 8 milliards de dollars, pendant un an car il reproche à la chaîne d'avoir diffusé un entretien avec Mme Kamala Harris au cours duquel la candidate démocrate aurait tenu des propos mensongers sur la guerre menée à Gaza par Israël. La Maison Blanche ne donne son feu vert à l'absorption de Paramount par Skydance qu'une fois ce litige réglé. Début juillet 2025, un accord judiciaire met un terme à la procédure : Paramount Skydance, dirigée par M. David Ellison, accepte de verser 16 millions de dollars à M. Trump. Proche de la mouvance MAGA (« Make America Great Again »), le président de la Federal Communications Commission (FCC), instance régulatrice des télécommunications, se réjouit des futurs changements de la ligne éditoriale de CBS (3). Effectivement, changement il y a. Le « Late show », émission-phare de la chaîne, est arrêté : son animateur, Stephen Colbert, avait qualifié le pacte conclu entre Paramount et M. Trump de « bon gros pot-de-vin ». Arrivée à la tête de CBS News, Bari Weiss, journaliste classée très à droite, s'emploie à en faire un nouveau pôle de soutien à l'administration Trump.

C'est dans le même état d'esprit, et avec les mêmes méthodes, que M. David Ellison se rend à Washington trois jours après l'annonce du rachat partiel de Warner par Netflix (4). Il promet de modifier radicalement la ligne de CNN si le pouvoir l'aide à acquérir la totalité de Warner — groupe qui pèse pourtant près de cinq fois la valorisation boursière de l'entreprise qu'il dirige, 69 milliards de dollars contre 14. M. Trump rêve depuis longtemps de faire de CNN un média à sa botte, à la manière de Fox News et, désormais, de CBS. Le 7 décembre 2025, il exprime publiquement des doutes sur le rachat de Warner par Netflix et annonce vouloir « s'impliquer dans la décision ». Aussitôt, Paramount lance une offre publique d'achat (OPA) hostile en proposant directement aux actionnaires de WBD 31 dollars par titre, soit une prime de 147 %.

Le montant de l'offensive s'élève à 111 milliards de dollars et, à la différence de l'accord passé entre Netflix et WBD, porte sur le rachat de l'intégralité du groupe — CNN compris. C'est un tournant historique pour l'industrie des médias. En février, M. Trump exige le licenciement de Mme Susan Rice, membre du conseil d'administration de Netflix. Ancienne conseillère à la sécurité nationale sous la présidence Obama puis directrice du Domestic Policy Council (« conseil de politique intérieure ») de l'administration Biden, Mme Rice venait d'affirmer que les institutions et entreprises américaines complaisantes avec l'administration Trump devraient être poursuivies en justice une fois les démocrates revenus au pouvoir. M. Theodore (« Ted ») Sarandos, codirecteur général de Netflix, fait la sourde oreille. Il est convoqué à la Maison Blanche. Le lendemain, Netflix déclare renoncer à l'achat de Warner. Et empoche une indemnité de rupture de 2,8 milliards de dollars, réglée par M. David Ellison.

Sur un plan purement industriel, l'acquisition de Warner permettrait à M. David Ellison de changer d'échelle en fusionnant HBO Max et Paramount +, la plate-forme de Paramount Skydance, déficitaire. Malgré la promesse des dirigeants de la future entité de maintenir une production de films importante et un temps d'exploitation en salles de quarante-cinq jours (ce qui, en général, est réservé aux blockbusters), il paraît évident que l'exclusivité de ces productions, au même titre que celle des séries, restera un produit d'appel pour les abonnés. Sans parler de la nature des futures productions, dont les choix éditoriaux risquent d'être influencés par l'hostilité antiwoke des républicains. L'inquiétude grandit également parmi les journalistes de CNN, qui craignent une mise au pas. En mars dernier, CNN insinuait que l'administration Trump n'avait pas anticipé les conséquences du conflit avec l'Iran. Aussitôt, le secrétaire à la guerre Peter Hegseth avait sonné la charge : « Il est grand temps que David Ellison prenne les rênes de CNN, et le plus tôt sera le mieux » (13 mars 2026).

La « fusion du siècle », valorisée à 170 milliards de dollars, est une affaire de famille. Une grande famille. Le montage financier est ouvertement élaboré par M. Jared Kushner, gendre et conseiller de M. Trump. Trois fonds souverains des pays du Golfe avec lesquels M. Kushner entretient des liens étroits entrent au capital. M. Larry Ellison fait également partie du tour de table, aux côtés d'une société d'investissement spécialisée dans le sport. L'opération repose sur 40 milliards de dollars de fonds propres, complétés par un emprunt bancaire à hauteur de 54 milliards de dollars. De quoi alourdir considérablement le passif de la nouvelle structure.

Les professionnels de Hollywood qui dénoncent une concentration du secteur appuyée par le pouvoir gardent en mémoire l'acquisition de la 21st Century Fox par Disney en 2019 — qui avait entraîné une production de films réduite de moitié et une vague de licenciements. La contestation prend de l'ampleur, mais il ne faut guère compter sur les régulateurs pour s'opposer à la fusion. En juin, la division antitrust du ministère de la justice américain donne son feu vert à l'opération, estimant qu'elle n'est pas « susceptible de nuire à la concurrence ni aux consommateurs américains » (Le Monde, 13 juin 2026). Elle aurait même pour effet d'« accroître la compétition dans l'ensemble de l'écosystème des médias et du divertissement, avec des bénéfices pour les consommateurs et les travailleurs américains ». Quelques semaines plus tard, la Commission européenne autorise à son tour l'opération, avec des réserves (5). Au Royaume-Uni, l'autorité de la concurrence et des marchés approuve également le rachat, après avoir obtenu des garanties concernant la diversité des services de diffusion audiovisuelle et de vidéo à la demande. De son côté, l'Union internationale des cinémas (UNIC) regrette que des sujets majeurs tels que la diversité des films et la préservation du volume de production aient été peu abordés, et appelle pieusement à la vigilance.

La seule lueur d'espoir des opposants résidait dans l'action intentée devant un tribunal de Californie par douze États et appuyée par le syndicat des scénaristes (Writers Guild of America, WGA). Selon le procureur chargé du dossier, ces États, tous dirigés par les démocrates, luttaient « pour des marchés libres et équitables, pas des marchés truqués ». Un procès pour entorse aux lois sur la concurrence aurait donc dû avoir lieu. Ce ne fut pas le cas. Un accord à l'amiable vient d'être trouvé, le 21 septembre, mais il doit être validé par une juge fédérale de Californie. Selon le procureur, seules des cessions d'actifs permettraient de remédier aux problèmes soulevés par la fusion.

Le processus devait prendre fin en septembre 2026. Au-delà de cette date, Paramount Skydance s'était engagé à verser des pénalités de retard aux actionnaires de Warner à hauteur de 7 millions de dollars… par jour. La menace du procès, prévu en mars 2027, a conduit Paramount à obtenir un report de la clôture de l'opération au 1er juin 2027 au plus tard. Désormais, il lui faut boucler l'opération avant les élections de mi-mandat, qui risquent de modifier le rapport de forces à Washington ; le procès risque de la mettre sérieusement en péril. La série n'est pas finie.

Voir en ligne : /2026/10/PARDO/70068

(1) Martin Barnier et Laurent Jullier, Une brève histoire du cinéma, 1895-2025, Fayard, Paris, 2026.

(2) Lire Benoît Bréville, « Le huitième front d'Israël », Le Monde diplomatique, décembre 2025.

(3) Cf. Alexis Buisson, « Qui est Brendan Carr, le porte-flingue de Trump dans le monde des médias américains ? », Télérama, Paris, 5 octobre 2025.

(4) Natalie Andrews, Joe Flint et Brian Schwartz, « Behind Paramount's relentless campaign to woo Warner Discovery and president Trump », The Wall Street Journal, New York, 8 décembre 2025.

(5) Paramount s'est, de ce fait, engagé à céder sa participation dans United International Pictures, société de distribution de films hors territoire américain, codétenue par Universal.

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