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Vaticano. Secretário de Estado preocupado com saúde do Papa

15 October 2026 at 20:57
O secretário de Estado do Vaticano admite que o nódulo cancerígeno removido pode condicionar a viagem à América Latina prevista para novembro.

© Mario Guzman/EPA

O pontífice norte-americano está a recuperar e já retomou algum trabalho no quarto do hospital

Encuentran en Agrigento un barrio sepultado por el asedio cartaginés del 406 a.C. y evidencias del gigantesco lago artificial donde criaban peces

Entre los templos dóricos que han hecho famosa a Agrigento hay una vaguada estrecha, con naranjos y olivos, donde un equipo internacional lleva tres años cavando. La tercera campaña en la Kolymbethra y en la meseta de Case Montana termina el 24 de octubre. Según el Parque Arqueológico y Paisajístico del Valle de los Templos, […]

Ryanair lascia 13 aeroporti, quali le destinazioni coinvolte (e cosa cambia per l’Italia)

15 October 2026 at 11:05

Ryanair lascia 13 aeroporti europei tra il 2026 e il 2027, interrompendo progressivamente i collegamenti con diverse delle sue destinazioni più popolari. Alla base di questa decisione ci sono soprattutto i costi aeroportuali, le tasse e le condizioni economiche considerate poco vantaggiose dalla compagnia low cost irlandese.

Perché Ryanair cancella i voli

La principale ragione economica alla base delle cancellazioni è la necessità di contenere i costi. Il modello delle compagnie low cost si fonda sulla capacità di mantenere tariffe competitive attraverso un’elevata produttività degli aeromobili, una gestione efficiente delle operazioni e accordi economici favorevoli con gli aeroporti.

Le tasse sui passeggeri, i diritti aeroportuali e gli altri oneri legati all’utilizzo degli scali possono però incidere sulla convenienza di una rotta. E se a questi costi si aggiungono quelli relativi alla sicurezza, ai servizi aeroportuali e al controllo del traffico aereo in determinati scali o tratte, la conseguenze sono due, ovvero:

  • la riduzione dei voli;
  • il posizionamento degli aeromobili su basi più convenienti, fino alla completa cancellazione dei collegamenti.

La scelta, quindi, non dipende soltanto dalla domanda turistica o dal numero di persone interessate a una destinazione, ma dalle condizioni contrattuali con gli aeroporti e il margine economico ottenibile da ciascun volo.

L’elenco delle destinazioni coinvolte

Alcune delle uscite dalla rete Ryanair sono già avvenute, mentre altre sono programmate per i prossimi mesi o per la fine della stagione invernale 2026 2027.

Ecco l‘elenco degli aeroporti dai quali la compagnia ha interrotto o prevede di interrompere tutti i collegamenti. Dopo Vigo, in Spagna, a gennaio 2026, hanno chiuso a marzo 2026:

  • Amman, in Giordania;
  • Asturie, in Spagna;
  • Clermont Ferrand, in Francia;
  • Ponta Delgada e Terceira, nelle Azzorre, in Portogallo.

Ad agosto 2026 ha chiuso invece a Rodez, in Francia, mentre questo ottobre è prevista la chiusura a:

  • Bodrum, in Turchia;
  • Dalaman, in Turchia;
  • Kalamata, in Grecia;
  • Niš, in Serbia;
  • Volos, in Grecia.

L’ultimo stop sarà invece a marzo 2027, a Brema, in Germania.

Le date si riferiscono al periodo di interruzione dei collegamenti o alla cessazione prevista delle operazioni. Chi intende partire da o per gli aeroporti interessati dagli stop di ottobre e marzo dovrebbe quindi prima verificare la disponibilità effettiva dei voli.

Che cosa cambia per l’Italia

Tra i collegamenti interessati dalla chiusura dell’aeroporto tedesco figura anche quello con Lamezia Terme, in Calabria. Se l’interruzione prevista per il 27 marzo 2027 sarà confermata nei termini annunciati, chi utilizza questo collegamento per raggiungere Brema dovrà organizzarsi diversamente.

Tuttavia, la compagnia ha specificato che ad essere cancellati saranno i collegamenti diretti. Quindi, rimarranno comunque accessibili le tratte con scalo intermedio, permettendo ai passeggeri di raggiungere la destinazione attraverso coincidenze operative presso altri hub della rete Ryanair.

Tuttavia, nonostante l’uscita dai 13 aeroporti, Ryanair ha programmato per il 2026 una media di 3.272 movimenti giornalieri, il 4% in più rispetto al 2025. L’idea è quella di ridurre la presenza in alcuni scali ma non ridimensionare l’intera attività. Il vettore trasferirà infatti la capacità liberata verso aeroporti che offrono tariffe inferiori, incentivi più vantaggiosi o prospettive di crescita della domanda.

Il meccanismo è quello di un’allocazione selettiva delle risorse. Gli aeromobili vengono destinati ai collegamenti che, secondo le valutazioni della compagnia, possono garantire i risultati migliori.

Gas, Europa con le scorte più basse da 15 anni: perché l’Italia sfiora il 90%

15 October 2026 at 10:33

L’Europa si prepara all’inverno con le scorte di gas più basse degli ultimi 15 anni, mentre l’Italia guarda in faccia l’appuntamento in una posizione decisamente più solida. Secondo i dati più recenti, gli stoccaggi europei viaggiano intorno al 72-73%, contro l’88% del nostro Paese, ormai a un passo dall’obiettivo fissato dall’Arera.

Un quadro che intreccia prezzi, forniture dalla Russia e scelte politiche che si giocano anche a Washington. Ecco qual è il quadro generale, perché Roma è così avanti, il ruolo di Trump e soprattutto un po’ di dettagli sull’annoso nodo russo.

Le scorte di gas in Europa

I depositi europei sono pieni al 72%, contro l’83% di un anno fa, stando al rapporto invernale di Entsog, l’associazione dei gestori delle reti. I dati di Gas Infrastructure Europe, al 6 ottobre, indicano un livello di poco inferiore al 73%, pari a 826,3 TWh, contro i 945,86 TWh dello stesso periodo del 2025.

In particolare la situazione più critica riguarda i grandi mercati del Nord, con Germania e Paesi Bassi sono sotto il 60% con la Germania ferma a 146,68 TWh, contro gli oltre 190 dell’anno scorso. All’origine di tutto c’è chiaramente la crisi nel Golfo, che ha bloccato la rotta da cui passa circa un quinto del gas naturale liquefatto mondiale, facendo salire i prezzi e rendendo poco conveniente riempire i depositi durante l’estate.

Perché l’Italia sta meglio

Il quadro italiano è molto diverso. Secondo Gas Infrastructure Europe, al 6 ottobre, gli stoccaggi nazionali hanno superato l’88%, con una riserva complessiva di 179,45 TWh. Un progresso costante nel corso dei mesi, considerando un livello vicino all’80% ad agosto e all’84,8% a settembre.

Lieve flessione rispetto al 2025, quando le scorte al 6 ottobre erano a 188,85 TWh, che però non inficia il risultato positivo. A fine ottobre scorso si era arrivati al 94,7% ma ora non si esclude un netto avvicinamento a quella soglia. Detto ciò, restiamo comunque a un livello tra i più alti d’Europa. Abbastanza per coprire una quota significativa della domanda invernale.

Un vantaggio che ha diverse ragioni. Una spinta decisiva è arrivata dal premio di giacenza riconosciuto agli operatori, che ha reso conveniente riempire i depositi anche quando il mercato non lo consentiva. A questo si aggiunge una rete di forniture diversificata, con i gasdotti da:

  • Algeria;
  • Azerbaigian;
  • Libia.

A ciò si aggiungono i rigassificatori di:

  • Panigaglia;
  • Cavarzere;
  • Piombino.

Ultimo elemento da segnalare, poi, è una capacità di stoccaggio elevata rispetto ai consumi. Sul fronte alleanze, poi, è stato importante il viaggio di Giorgia Meloni a Oslo. Un momento chiave, perché si è trattato della prima visita di un presidente del Consiglio italiano in circa 15 anni. Il tutto con il tema della sicurezza energetica al centro.

Al netto di tutto ciò, siamo a un passo dall’obiettivo fissato dall’Arera: riempire gli stoccaggi al 90% entro il 31 ottobre. Con i depositi oltre l’88% al 6 ottobre, mancano dunque circa due punti percentuali. Un traguardo che appare alla portata entro la fine della stagione di stoccaggio.

Il gas russo

Con l’Europa che ha scorte basse, ogni carico in arrivo conta, compresi quelli dalla Russia. Secondo l’Ong tedesca Urgewald, nei primi nove mesi del 2026 i porti europei hanno ricevuto circa 16 miliardi di metri cubi di gas liquefatto russo.

Si parla di record, per un valore stimato di quasi 8 miliardi di euro. In pratica un carico su sette è russo, quasi tutto proveniente dall’impianto artico di Yamal. Inevitabilmente tutto questo fa scattare il dibattito. È vero che il gas di Mosca aiuta a riempire i depositi, ma l’Ue ha deciso di chiudere gradualmente il rubinetto.

I contratti brevi sono già vietati, mentre quelli di lunga durata lo saranno dal 1° gennaio 2027. Sostituire quei volumi, però, ha chiaramente un costo. Secondo l’istituto Ieefa, compensare le minori scorte con nuove importazioni costerebbe circa 3 miliardi di euro, il 12% in più di un anno fa, con il prezzo di riferimento europeo che si è mosso intorno ai 63-64 euro al megawattora sui mercati.

Rischi per l’inverno?

Rispondendo subito ai dubbi, il gas non dovrebbe mancare in inverno. I margini però sono stretti. Con poche scorte, infatti, sarà più difficile reggere un’eventuale ondata di freddo a fine inverno. Il gas liquefatto copre il 40% delle forniture europee e, per arrivare a primavera con una riserva di sicurezza, ne servirebbero quasi 100 miliardi di metri cubi in sei mesi.

Non si può soltanto guardare all’immediato, anzi. Sommando il calo delle scorte e lo stop al gas russo da gennaio, secondo Ieefa l’Europa potrebbe dover ridurre i consumi invernali del 7%, pari a 14 miliardi di metri cubi. Si spiega così l’agitazione di vari governi:

  • i Paesi Bassi hanno stanziato fino a un miliardo per riempire i depositi;
  • la Germania ha chiesto alla società pubblica Sefe di comprare altro metano;
  • l’Italia, con stoccaggi elevati, parte da una posizione più tranquilla rispetto ai consumi previsti.

Dipendenza da Trump

Sullo sfondo c’è però un elemento politico che si muove e può cambiare gli equilibri. A settembre infatti il Congresso americano ha approvato il Lindsey Graham Act. Ciò obbliga il presidente USA a valutare una lista di soggetti russi da sanzionare, tra cui Novatek, la società che controlla l’impianto di Yamal. Il primo termine scade il 18 ottobre.

Di fatto se Trump decidesse di colpire Novatek, banche, assicuratori e armatori sarebbero costretti a lasciare Yamal e il gas russo smetterebbe di arrivare in Europa con circa 2 mesi d’anticipo. La legge però consente anche di rinunciare alle sanzioni, motivando la scelta al Congresso. L’ipotesi per ora è descritta come “non improbabile”.

Il tutto però andrebbe a intrecciarsi con interessi d’affari, stando ad alcune ricostruzioni. Letture ancora da verificare, che però sottolineano come una parte della stabilità energetica europea passi anche per le scelte della Casa Bianca.

Decreto bollette, l’Italia tratta con l’Ue: tetto al prezzo del gas tra 55 e 65 euro per MWh

15 October 2026 at 07:06

L’accordo tra Italia e Unione europea sul decreto bollette è vicino e potrebbe aiutare a contenere il costo dell’elettricità.

L’obiettivo del Governo è ridurre l’impatto dei rincari del gas sul prezzo finale della luce, senza intervenire direttamente sulla tassazione europea delle emissioni. Restano da definire solo gli ultimi dettagli.

Decreto bollette, intesa Ue-Italia vicina

In via generale, in Italia il valore della luce dipende in larga misura da quello del gas utilizzato per produrla. E quando quest’ultimo aumenta, anche il prezzo dell’elettricità tende a salire per famiglie e imprese.

Secondo quanto riferito dalla Commissione europea, il confronto con il Governo italiano ha raggiunto una fase avanzata.

Lo conferma il portavoce per la Concorrenza Ricardo Cardoso, citato dal Sole 24 Ore:

Siamo vicini a una soluzione compatibile con le regole dell’Ue che consentirebbe di attuare la misura proposta, che ridurrebbe in modo efficace l’incidenza dei costi di generazione a gas sul prezzo complessivo dell’elettricità. Dopo discussioni intense e costruttive negli ultimi mesi tra la Commissione e le autorità italiane, si sta delineando un accordo di massima sugli elementi chiave necessari per attuare questa misura in conformità con le norme dell’Ue. Il tutto, naturalmente, resta subordinato alle discussioni tecniche.

Decreto bollette, il piano per ridurre il costo della luce

Il punto di partenza è il decreto bollette varato dal Governo a febbraio. La misura prevede un meccanismo che interviene sul peso della tassazione europea delle emissioni, il sistema Ets, applicata ai produttori di elettricità che utilizzano il gas.

Nella formulazione iniziale, il Governo intendeva spostare sulle bollette dei consumatori il costo della tassazione europea a carico dei produttori. L’operazione avrebbe dovuto favorire una riduzione del prezzo all’ingrosso dell’elettricità superiore all’aumento della tariffa in bolletta, producendo così un risparmio effettivo per gli utenti.

Il meccanismo, però, è entrato in frizione con le regole europee: la tassazione Ets rientra infatti nelle competenze dell’Ue e modificarne direttamente il funzionamento avrebbe richiesto un intervento a livello comunitario. Il confronto tra Roma e Bruxelles è quindi virato su soluzioni alternative per contenere il costo della luce senza modificare direttamente il sistema europeo delle emissioni.

Tetto al prezzo del gas, ipotesi tra 55 e 65 euro per MWh

Tra le ipotesi al vaglio c’è la fissazione di una sorta di tetto al prezzo del gas, pensato per sterilizzare una parte dei rincari oltre una determinata soglia.

Il livello potrebbe collocarsi tra 55 e 65 euro per Megawattora (come riporta Il Messaggero) ma la forchetta definitiva è ancora da definire. Ed è proprio questo uno dei principali punti aperti nella trattativa tra il Governo italiano e la Commissione europea.

Mercato del gas sotto pressione

Il prezzo al Ttf di Amsterdam ha raggiunto 87,4 euro per Megawattora, con un aumento del +172% dall’inizio della guerra. Un livello inferiore ai picchi dell’agosto 2022, quando il prezzo aveva toccato 340 euro per Megawattora, ma comunque capace di pesare sulle bollette di famiglie e imprese.

Da dove arriverebbero i soldi

Poi c’è un altro fronte aperto, che riguarda il reperimento delle coperture: tra le possibilità ci sarebbe l’utilizzo dei 14 miliardi di euro di flessibilità europea.

Per il Governo, poi, c’è anche un’altra gatta da pelare: benzina e gasolio, i cui prezzi sono alle stelle.

La salute mentale degli studenti non si tutela con i voucher e non si risolve con gli slogan

15 October 2026 at 03:45

Scuola

Pochi giorni dopo la Giornata mondiale della salute mentale restano i numeri: secondo l’Organizzazione mondiale della sanità una persona su sette convive con un disturbo mentale, e nel mondo i disturbi d’ansia riguardano quattrocentosettanta milioni di persone, tra cui centoquarantasei milioni di bambini e adolescenti. Eppure, mentre si ripete la promessa del «aiuteremo tutti», in Italia si discute ancora se serva uno psicologo nelle scuole.

La Lega propone due ore al mese obbligatorie di educazione psicologica in ogni classe, fino alla fine delle superiori, dedicate ad ascolto, confronto e prevenzione, per intercettare il disagio prima che possa trasformarsi in qualcosa di più grave.

Per garantire il servizio è ipotizzata l’assunzione di diciottomila docenti psicoterapeuti, a partire dalle scuole superiori, per estendere poi il modello a medie ed elementari. «L’obiettivo – spiega il promotore Armando Siri – è fornire agli studenti strumenti per la gestione delle emozioni, prevenire le situazioni di disagio e sviluppare competenze psicologiche che possano accompagnarli nel loro percorso di crescita».

Il finanziamento sarebbe affidato a un’addizionale Ires dello 0,65 per cento sulle società di capitali con fatturato annuo superiore a 100 milioni di euro.

A prima vista, una proposta sensata. Poi arriva la nota di Pro Vita e Famiglia, che la boccia sostenendo che la scuola non è un ambulatorio e che i giovani non sono casi clinici né disturbi da correggere. Con questa logica, verrebbe da chiedersi se anche bullismo e violenza debbano essere archiviati come semplici litigi tra compagni.

Il ministro Valditara boccia l’idea del suo stesso partito («Lo psicologo a scuola? Una sciocchezza») e rivendica AscoltaMI: un voucher da duecentocinquanta euro per cinque colloqui online a studente, con una dotazione di 18,5 milioni di euro l’anno, che raggiungerebbe appena settantaquattromila studenti: uno su ventidue.

Cinque colloqui, peraltro online, che nelle intenzioni del ministro dovrebbero funzionare da rete di sicurezza contro bullismo, violenza ed emarginazione: fenomeni che richiedono continuità, ascolto e conoscenza del contesto. Il disagio, infatti, non si presenta su appuntamento e non scompare quando finisce il voucher.

Il quadro è quello di buone intenzioni senza programmazione e con fondi drammaticamente insufficienti: nel 2025 solo una persona su cinquantasette ha avuto accesso a un sostegno psicologico gratuito, e lo Stato ha finanziato il bonus psicologo per appena 6.300 persone a fronte di trecentosessantamila domande.

Da «Diritto a Stare Bene» arriva una proposta che prova a spostare il focus: un emendamento alla prossima legge di bilancio chiede di superare voucher, sportelli e presenze occasionali per inserire stabilmente lo psicologo nella scuola.

Il progetto prevede l’assunzione a tempo pieno di seicento psicologhe e psicologi, uno per ogni istituzione scolastica coinvolta, con almeno due terzi delle ore svolte in presenza, nelle classi e nei diversi plessi.

Con una spesa di trenta milioni di euro, la misura consentirebbe di raggiungere nel 2027 mezzo milione di studenti. Un solo dato resta certo: senza provvedimenti concreti rischiamo di perdere un’intera generazione, e per questo esame non esiste la sessione di recupero a settembre.

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A Papa Leone è stato esportato un tumore maligno al polmone

14 October 2026 at 06:09

Pope Leo XIV arrives in St. Peter's Square on the occasion of the weekly general audience at the Vatican, Wednesday, Sept. 30, 2026. (AP Photo/Andrew Medichini)

Papa Leone XIV è stato operato al Policlinico Gemelli di Roma per un adenocarcinoma polmonare, un tumore maligno che ha reso necessario l’intervento di asportazione del lobo inferiore del polmone destro. L’operazione è riuscita e non si sono verificate complicazioni, ha comunicato la Santa Sede. Il Pontefice, settantuno anni, si è svegliato regolarmente dall’anestesia ed è tornato nella sua stanza al decimo piano dell’ospedale dopo un periodo di osservazione. «Il Papa ha anche chiesto la cena», ha riferito ai giornalisti il portavoce vaticano Matteo Bruni.

Il Santo Padre era arrivato al Gemelli poco dopo le 13 di martedì. Era stato lui stesso ad annunciare domenica, durante l’Angelus, il ricovero previsto per rimuovere un «nodulo circoscritto», individuato al polmone durante alcuni controlli medici e descritto come localizzato in una fase molto iniziale. I dettagli sono arrivati in serata, con una nota firmata dal medico personale del Papa, Luigi Carbone, e dal chirurgo Stefano Margaritora, che ha guidato l’équipe.

«Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica. Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita», hanno scritto i medici. L’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare, già sospettata sulla base degli esami preoperatori. L’obiettivo dell’intervento era quindi rimuovere integralmente la parte interessata dal tumore, non soltanto il nodulo.

Il Papa è rimasto in sala operatoria per circa tre ore, mentre la procedura chirurgica vera e propria è durata circa 90 minuti. «L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze», hanno precisato i medici, confermando il regolare risveglio e il ritorno in stanza dopo l’osservazione postoperatoria.

Il nodulo, scrive Repubblica, sarebbe stato individuato incidentalmente durante una Tac dell’addome eseguita al Fatebenefratelli. L’esame, richiesto per controllare altre possibili patologie, avrebbe mostrato anche un’anomalia nella parte inferiore del polmone, inducendo i medici ad approfondire gli accertamenti. La scoperta avrebbe così portato alla decisione di intervenire chirurgicamente.

Adesso l’attenzione è rivolta al decorso postoperatorio e agli esiti degli esami. Come riferisce l’Ansa, le prossime 24-48 ore saranno particolarmente delicate. Al momento il Vaticano non ha indicato la necessità di eventuali terapie successive: la valutazione dipenderà anche dai risultati degli accertamenti. Prima dell’intervento era stata prevista una degenza di circa una settimana, mentre tra le ipotesi circolate c’è quella di un possibile ritorno a casa dopo cinque o sei giorni.

La notizia ha suscitato apprensione nella Chiesa e tra i fedeli. Al suo arrivo al Gemelli, Leone era apparso sorridente e sereno, salutando la folla che lo attendeva davanti all’ospedale. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha espresso fiducia: «Speriamo che al più presto possa risolvere questo problema. Siamo fiduciosi». La malattia potrebbe inoltre mettere a rischio il viaggio in Sudamerica previsto per novembre, per il quale i preparativi sono già in corso. Per ora, tuttavia, la priorità resta il recupero del Pontefice dopo l’intervento.

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IPO Jio, la sfida dei ricavi da rete mobile dietro la valutazione da 100 miliardi

14 October 2026 at 05:00

Jio Platforms, il gruppo digitale e delle telecomunicazioni controllato da Reliance Industries, guidata da Mukesh Ambani, si prepara a quotarsi in Borsa con una valutazione attesa intorno ai 100 miliardi di dollari. I suoi 524 milioni di clienti sono una forza enorme, ma anche la misura della sfida: trasformare questa scala in ricavi sempre più solidi. Un nodo che parla anche all’Italia. Tra il 2021 e il 2025 il traffico dati mobile è più che raddoppiato, mentre i ricavi del comparto sono diminuiti.

È questo il filo che lega due mercati molto diversi. In India, Jio deve convincere gli investitori che la sua base di utenti può sostenere una valutazione da record. In Italia, i numeri mostrano che consumare più dati non significa automaticamente generare più ricavi per gli operatori. Non è la prova di una crisi generalizzata delle telecomunicazioni: è un problema più preciso, quello di monetizzare la rete mobile.

Jio vale per i clienti, ma anche per quello che saprà vendere loro

La quotazione di Jio Platforms è attesa come una delle più importanti mai viste in India. Le indicazioni circolate sul mercato collocano la valutazione del gruppo oltre i 100 miliardi di dollari, ma il valore definitivo dipenderà dal prezzo delle azioni e dalla domanda degli investitori.

La società non è soltanto un operatore telefonico. Attraverso la controllata Reliance Jio Infocomm offre connettività mobile e banda larga, mentre la piattaforma punta anche su servizi digitali, cloud, intrattenimento, soluzioni per le imprese e prodotti basati sull’intelligenza artificiale. È questa ambizione a rendere plausibile una valutazione da grande gruppo tecnologico. La domanda che accompagna l’IPO è semplice: quanto pesano già questi business nei conti e quanto, invece, resta ancora legato alla connettività?

I dati depositati per la quotazione restituiscono un’immagine di crescita. Nell’esercizio chiuso a marzo 2026, Jio ha raggiunto 524,4 milioni di clienti, contro 488,2 milioni dell’anno precedente. I ricavi operativi sono saliti del 14,6%, a 1.469 miliardi di rupie, mentre l’utile netto è cresciuto del 15,1%, a circa 300,5 miliardi. Anche il ricavo medio mensile per cliente, o ARPU, è aumentato: da 206,2 a 214 rupie.

La crescita, tuttavia, va letta insieme alla composizione del business. Nello stesso anno il consumo medio mensile di dati per cliente è passato da 33,6 a 42,3 gigabyte. L’utilizzo della rete è, quindi, aumentato molto più del ricavo medio per utente: un segnale che rende centrale la capacità del gruppo di proporre servizi a maggior valore, aumentare la spesa dei clienti e costruire nuove fonti di reddito.

Jio Platforms Esercizio 2025 Esercizio 2026
Clienti 488,2 milioni 524,4 milioni
Ricavi operativi 1.282 miliardi di rupie 1.469 miliardi di rupie
Utile netto 261,1 miliardi di rupie 300,5 miliardi di rupie
ARPU mensile 206,2 rupie 214 rupie
Consumo dati mensile per cliente 33,6 GB 42,3 GB

Fonte: dati del prospetto Jio Platforms depositato presso la Sebi. ARPU e consumo dati sono riferiti al trimestre di uscita dell’esercizio.

L’IPO serve anche a ridurre il debito

C’è poi un altro aspetto meno spettacolare dei 524 milioni di clienti, ma importante per gli investitori: l’uso dei proventi. L’offerta prevede una nuova emissione di azioni; una parte rilevante delle risorse è destinata a rimborsare o anticipare debiti della controllata telefonica Reliance Jio Infocomm.

Il debutto in Borsa, dunque, non è soltanto una vetrina per la crescita digitale di Jio. Può anche rafforzare la struttura finanziaria del gruppo. Per chi valuta l’operazione, contano entrambe le dimensioni: la capacità di ridurre il debito e quella di trasformare il traffico, i clienti e la rete in utili futuri.

Il confronto con l’Italia: più dati, meno ricavi mobili

Il caso italiano non è sovrapponibile a quello indiano, ma aiuta a mettere a fuoco la stessa domanda. Secondo Agcom, tra il 2021 e il 2025, le risorse complessive delle comunicazioni elettroniche in Italia sono cresciute del 6%, da 27,85 a 29,53 miliardi di euro. Dentro il totale, però, le traiettorie sono opposte: i ricavi della rete fissa sono saliti del 20%, quelli della rete mobile sono scesi dell’11,4%.

Nel frattempo, il traffico dati medio giornaliero per SIM “human” è cresciuto di quasi il 113% tra settembre 2021 e settembre 2025. In altre parole, sulle reti mobili italiane viaggia molto più traffico, ma il comparto incassa meno rispetto a quattro anni prima.

Comunicazioni elettroniche in Italia Variazione 2021-2025
Risorse complessive del settore +6%
Ricavi della rete fissa +20%
Ricavi della rete mobile −11,4%
Traffico dati medio giornaliero per SIM “human” +112,8%

Fonte: Agcom. I dati sul traffico confrontano settembre 2021 e settembre 2025.

Parlare di “crisi delle telecomunicazioni”, in generale, sarebbe impreciso. Il settore nel suo complesso è cresciuto e la rete fissa ha compensato la flessione del mobile. Restano, però, forti la concorrenza e la pressione sui margini, come mostra anche il mercato italiano delle telecomunicazioni, dove gli operatori cercano nuove forme di collaborazione e condivisione delle infrastrutture.

Anche i risultati delle singole aziende sono diversi: Iliad ha chiuso il 2025 con ricavi e free cash flow in crescita, un esempio che invita a non leggere i dati del settore come una crisi uniforme. La criticità riguarda, soprattutto, la redditività dei servizi mobili, stretta tra l’aumento dei consumi, la concorrenza sulle tariffe e la necessità di investire in infrastrutture.

I due mercati non sono uguali, ma pongono una domanda comune: quanto può valere una rete se l’aumento dell’utilizzo non si traduce, con la stessa intensità, in maggiori ricavi?

Per Ambani la risposta dovrà convincere gli investitori a pagare una valutazione da oltre 100 miliardi. Per gli operatori italiani, la sfida è far crescere il valore economico di servizi e infrastrutture già molto utilizzati.

Percevejos cancelam voo da Qantas entre Roma e Perth

13 October 2026 at 18:25
Passageiros queixaram-se de picadas durante a viagem. A companhia disse apenas haver "problema num pequeno número de assentos".

© JEREMY NG/EPA

O voo que faz o trajeto Roma Perth acabou cancelado para que a aeronave fosse submetida a uma limpeza profunda

Resgatado com vida depois de 26 horas preso numa gruta

13 October 2026 at 14:36
Luca Olmetto explorava a gruta de Gorroppeddu quando um desabamento bloqueou a saída. Mais de 80 socorristas trabalharam sem parar até o retirar com vida da gruta na tarde de segunda-feira.

© LightRocket via Getty Images

Homem estava a explorar a gruta de Gorroppeddu, na zona montanhosa de Urzulei

13h. Raimundo acusa Passos Coelho de querer voltar a 2015

13 October 2026 at 13:17
O secretário-geral do PCP considera que o antigo primeiro-ministro tem saudades de tempos de grande sobressalto social. Ainda, Papa Leão XIV já chegou ao Hospital Gemelli, onde vai ser operado.

Ciclista italiano Filippo Ganna assina pela Lidl-Trek

13 October 2026 at 12:16
"O duas vezes campeão mundial de contrarrelógio" vai representar a equipa alemã Lidl-Trek nos próximos três anos. Diretor executivo da equipa mostra-se convicto face ao talento do ciclista italiano.

© GUILLAUME HORCAJUELO/EPA

Filippo Ganna era uma das grandes figuras da Netcompany INEOS

Papa chega ao hospital para remover nódulo no pulmão

13 October 2026 at 12:10
O pontífice, de 71 anos, vai ser submetido a uma cirurgia para remover um nódulo no pulmão que foi detetado durante exames de rotina.

© VATICAN MEDIA HANDOUT/EPA

Manovra fra cedolare secca al 5%, Irpef fino a 60mila euro e flat tax: tutte le ipotesi

13 October 2026 at 08:00

Che Manovra sarà dipenderà in larga parte dal braccio di ferro fra Italia e Unione europea. Ne ha dato conferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale il testo definitivo della Legge di Bilancio 2027 potrà essere delineato solo dopo la fine delle procedure europee relative alla clausola di salvaguardia e alle richieste di flessibilità sui conti pubblici.

Il Governo sconta anche la mancata uscita dalla procedura d’infrazione Ue per il deficit rimasto sopra il 3%. Oggi l’Italia ha sforato per appena un decimale (0,1%). Nel frattempo, però, emergono i primi orientamenti in merito alle misure considerate dal Governo.

Cedolare secca al 5%

Il Governo punta a dare una prima risposta all’emergenza casa con una cedolare secca al 5% per gli affitti lunghi e a canone concordato.

Per gli affitti lunghi, attualmente l’aliquota ordinaria della cedolare secca è al 21%. Che cala al 10% per i contratti a canone concordato nel rispetto dei requisiti di legge. Una eventuale aliquota agevolata al 5% potrebbe rappresentare una agevolazione contro il caro casa, soprattutto in quei comuni in cui l’emergenza abitativa è particolarmente forte.

Si ricorda che il canone concordato non conviene solo all’inquilino: i proprietari possono beneficiare di sconti sull’Irpef e sulle imposte.

Lavoro per i giovani

C’è poi il capitolo giovani: Giorgetti ha annunciato già da tempo l’idea di una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni.

La misura dovrebbe costare attorno ai 350 milioni di euro. Ma il ministro ha invocato anche “la collaborazione dei datori di lavoro”.

E poi dovrebbe essere replicata la flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività.

Ma l’universo “flat tax” riguarda anche un’altra categoria: le partite Iva. Attualmente la soglia è stata portata da 65.000 euro a 85.000 euro. Ora il Governo starebbe puntando a quota 100.000 euro. Ma serve aprire un tavolo con l’Ue, dal momento che per farlo sarebbe necessario andare a ritoccare anche la normativa sull’Iva. A spingere forte su questo punto è in particolare la Lega.

Irpef

C’è poi il capitolo Irpef, con una carezza rivolta al ceto medio. L’ipotesi è quella di estendere l’aliquota Irpef al 33% fino ai 60.000 euro lordi l’anno. Ora il limite è fissato a 50.000 euro. Una misura del genere costerebbe sui 2,6 miliardi.

Nell’ultimo intervento, l’aliquota Irpef scese dal 35% al 33% sui redditi compresi tra 28.000 euro e 50.000 euro.

Bollo auto

“Bollo ciao!”, ha cantato la premier Giorgia Meloni alla kermesse Fenix 2026. Nell’anno in corso il bollo auto è stato tolto a tutte le moto e ai veicoli di bassa cilindrata. Si tratta, però, di una misura relativa solo all’anno 2027, costata 2,3 miliardi da fondi Pnrr.

Energia e difesa

Lo scostamento di Bilancio di 28,8 miliardi di euro per le spese destinate a energia e difesa, previste dalla clausola di salvaguardia, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 ottobre. Ci sarà un nuovo voto in Parlamento, nella giornata del 13 ottobre, per dare l’ok all’extradeficit.

Per l’energia viene prevista una spesa di 7,2 miliardi l’anno per il biennio 2027-2028. Prevista un’identica cifra per la difesa e la sicurezza.

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