Italy names Israeli defense minister, IDF chief, others in probe of flotilla activists’ treatment


La sortita del Presidente Mattarella rispetto all’esigenza di contenere la proliferazione delle “giornate nazionali”, per ridurre il rischio di deriva inflattiva che determina la sostanziale inefficacia delle stesse, stimola una riflessione in coloro che credono (ancora) in uno Stato che sappia sviluppare una sana politica culturale.
Il nostro Presidente si è mai posto un quesito “simile”, rispetto alla gran quantità di festival che durante l’anno si svolgono in tutta Italia?! Senza dubbio, si tratta di una ricchezza del nostro territorio, e in alcuni casi sono anche veri e propri preziosi presidi culturali sopravvivenziali, in zone del nostro Paese che soffrono di una tremenda desertificazione (ci sono migliaia di comuni nei quali non ci sono più teatri, non ci sono più cinematografi, non ci sono più nemmeno edicole!). Un monitoraggio curato da alcuni anni dal centro di ricerca indipendente che presiedo, IsiCult, ha censito oltre 4mila festival in tutto il Paese, e crescono di decine e decine ogni anno (e altrettanti muoiono, quasi sempre a causa di deficit di sostegno pubblico).
Si tratta dell’iniziativa “Italia dei Festival” (www.italiadeifestival.it), che beneficia di un modesto contributo della Direzione Cinema e Audiovisivo come “progetto speciale” (per l’anno 2024 e per l’anno 2025).
Spesso si tratta di piccole iniziative, che potrebbero ben svilupparsi con sovvenzioni di poche decine di migliaia di euro, ma la macchina burocratica del Ministero della Cultura attribuisce sostegni ad una minima parte del totale dei festival italiani. Si tratta indicativamente di circa 600 festival l’anno, su un totale di oltre 4mila. Quelli non “premiati” dal Mic riescono a vivere (spesso soltanto a sopravvivere) grazie a contributi delle Regioni, dei Comuni, delle fondazioni ex bancarie, di sponsor privati.
IsICult sta cercando di costruire una mappatura dei festival anche dal punto di vista economico-finanziario, con grande difficoltà perché i livelli di trasparenza non sono sempre eccellenti. In verità, questo dataset dovrebbe essere costruito dallo stesso MiC, ma pare che, nel corso dei decenni, nessuno ci abbia pensato…
Nell’economia festivaliera italica, emergono poi i “big”, ovvero una ventina di festival che sono classificati come nazionali e speciali – con criteri spesso misteriosi – che beneficiano di sovvenzioni a botte di milioni di euro, con una quantificazione sganciata da criteri oggettivi, ma determinata dalla discrezionalità del Principe di turno: tra questi, uno di quelli che spicca è senza dubbio il Festival del Cinema di Roma, che si sta svolgendo in questi giorni.
Qualcuno si è mai preso la briga di comprendere se questo festival (che ha un budget di 8 milioni di euro) determina reali ricadute concrete nel sistema cinematografico nazionale?! Esattamente come per Venezia, si pone come simpatica vetrina per cinefili, con red carpet integrato, ma poco più di sostanziale, considerando che la gran parte dei film che propone non hanno poi alcuno sbocco nel mercato cinematografico. Si tratta di festival che costano molti milioni di euro di danaro del contribuente, danno certamente lavoro a decine e centinaia di persone, ma che non modificano l’audience cinematografica in modo sostanziale.
La questione riguarda ovviamente anche la stessa Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia: contribuisce – al di là del red carpet appunto – a promuovere realmente la fruizione di cinema (e magari di cinema nazionale), o si tratta di una grande “macchina burocratico-culturale” autoriferita ed autoreferenziale?! Altresì dicasi per il David di Donatello… Quanti piccoli festival potrebbero essere sostenuti con una parte del sostegno pubblico assegnato a grandi kermesse come Venezia e Roma e poche altre dell’eletta schera?!
Queste patologie riguarda le “giornate nazionali” così come i… “comitati nazionali”, ai quali il Presidente della Repubblica non ha ancora (non ancora?!) dedicato attenzione. In sostanza, così come a livello nazionale non si dispone di vere “valutazioni di impatto” (né per il cinema e l’audiovisivo, né per lo spettacolo dal vivo, che complessivamente assorbono oltre 1 miliardo di sovvenzioni da parte del MiC), a livello territoriale lo Stato non dispone di strumentazione adeguata per ben valutare il senso delle iniziative culturali.
Il discorso va ben oltre lo specifico festivaliero. Senza dimenticare la gran quantità di danari che il MiC assegna direttamente a Cinecittà s.p.a. con assoluta discrezionalità, senza rendere conto a nessuno, per i cosiddetti “progetti speciali”: basti pensare alle decine di milioni di euro ogni anno di una incerta campagna promozionale – con zero trasparenza – tanto cara alla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni, qual è “Cinema Revolution”, oppure al misterioso progetto “Rambaldi”, gestito dal “Comitato Nazionale per le Celebrazioni del 100° anniversario della nascita di Carlo Rambaldi”.
Trattasi di 1,6 milioni di euro (perché non 2 o 3?!), con un “Comitato Nazionale” la cui presidenza è stata affidata (non si sa bene da chi) a Chiara Sbarigia, Presidente da anni dell’Associazione Produttori Audiovisivi (Apa), già Presidente di Cinecittà, nonché ancora oggi consigliere di fiducia della Sottosegretaria Borgonzoni…
E che dire – ancora? – dei 2,2 milioni (perché non 3 o 4?!) di euro che Cinecittà ha concesso graziosamente all’Italian Global Series Festival per l’edizione 2025. Iniziativa anch’essa promossa dall’Apa presieduta da Chiara Sbarigia… L’elenco completo sarebbe troppo lungo. E sconfortante. E nel frattempo, sul territorio centinaia e centinaia di piccoli festival boccheggiano.
Giochi di palazzo, capitale relazionale, conventicole e lobby, amichettismi diffusi e trasversali… A nessuno sembra interessare la verifica della reale efficacia (ovvero inefficacia) del sostegno pubblico alla cultura. Prevale discrezionalità ed opacità. E sempre latente è il rischio di clientelismo, di asimmetrie: sostanzialmente di ingiustizie. Con buona pace della tanto decantata meritocrazia e – in fondo – della democrazia culturale.
L'articolo Mattarella contro l’eccesso di ‘giornate nazionali’: lo stesso discorso andrebbe esteso ai festival proviene da Il Fatto Quotidiano.
On Friday, ANSA news agency reported that the Rome Prosecutor’s Office is investigating several Israeli leaders for crimes of torture, kidnapping and “degrading treatment” after the interception of the Global Sumud Flotilla missions that were attempting to reach the Gaza Strip.
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The prosecutors’ investigations into two activist missions point to about a dozen Israeli officials, including Defense Minister Israel Katz and National Security Minister Itamar Ben Gvir.
Specifically, the Prosecutor’s Office is investigating members of the military, police and prison chains of command involved in the naval and land custody operations related to both expeditions.
According to the Prosecutor’s Office, the naval boardings carried out by Israeli forces violated international law and involved illegal detentions, as well as the violation of fundamental rights of defense and “conditions of detention and degrading treatment” that could constitute crimes of torture and kidnapping.
“They beat us everywhere”, “It was worse than Guantanamo”
— TRT World (@trtworld) May 22, 2026
Broken clavicles, sexual assault, electric shocks… Members of the Global Sumud Flotilla share shocking accounts of torture by Israeli authorities pic.twitter.com/PKIdCO4SIS
The judicial case in Italy began after the interception of the Global Sumud Flotilla on Oct. 1, 2025, when the expedition was attempting to approach the coast of Gaza.
Dozens of Italian activists reported after their deportation that they had suffered assaults during the interception in international waters and abuse while they were held in Israeli prisons.
The Rome Prosecutor’s Office later expanded its proceedings and formally included Security Minister Ben Gvir among those under investigation after the circulation of a video recorded at the Port of Ashdod in which he could be seen mocking dozens of activists who were handcuffed and lying under the sun.
teleSUR/ JF
Source: EFE
Sono una dozzina gli indagati dalla Procura di Roma nell’ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane. Oltre al ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, risulta iscritto anche quello della Difesa Israel Katz. I fatti fanno riferimento al periodo di settembre-ottobre 2025 e aprile-maggio 2026: acclarati diversi reati dopo l’esposto di 50 cittadini italiani, partecipanti alle missioni della Global Sumud Flotilla e finalizzate all’accertamento dei reati di tortura, sequestro di persona, lesione personale, rapina e danneggiamento seguito da naufragio del Codice penale.
La Procura di Roma ha raccolto le denunce e le testimonianze dei cittadini italiani che hanno partecipato alla prima missione per Gaza e sono stati fermati dalle autorità israeliane. Dalle indagini è emerso che le imbarcazioni sono state abbordate in acque internazionali, in violazione del diritto internazionale. Durante le operazioni sono stati distrutti i dispositivi utilizzati per le dirette streaming e sequestrati i telefoni e gli altri apparecchi elettronici dei partecipanti. Le testimonianze hanno inoltre evidenziato maltrattamenti durante la detenzione, tra cui percosse, lesioni, minacce di morte, insulti e accuse di terrorismo. Sono state ricostruite tutte le fasi del fermo, dal trasferimento al porto di Ashdod fino all’arrivo nel carcere di Kzi’ot e al successivo rilascio con il rientro in Italia.
Secondo quanto ricostruito, i partecipanti sono stati anche privati di cibo, di assistenza medica, oltre a essere in condizioni igieniche precarie e privati del sonno. Infine, sarebbe stata riscontrata una grave carenza di assistenza legale e la difficoltà di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche italiane e con i propri avvocati. Nel complesso, gli elementi raccolti dalla Procura delineano un quadro di violazioni dei diritti fondamentali e del diritto internazionale, che dovranno essere valutate nelle indagini.
La Procura di Roma ha esteso le indagini anche alla seconda missione della Global Sumud Flotilla per Gaza, svoltasi tra aprile e maggio 2026. Anche in questo caso, le testimonianze degli italiani fermati dalle autorità israeliane hanno documentato episodi simili a quelli della prima missione, ma caratterizzati da metodi ancora più violenti, tra cui percosse al buio, uso di taser e spari con proiettili di gomma contro i partecipanti. Nel giugno 2026, la Procura ha richiesto a Israele assistenza giudiziaria internazionale per ottenere informazioni utili a ricostruire i fatti e individuare eventuali responsabilità.
Per quanto riguarda la prima missione, tra gli indicati c’è appunto anche la catena di comando militare per le operazioni in mare comprende il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), generale Eyal Zamir, il comandante in capo della Marina dal 2 settembre 2021 al 24 dicembre 2025, vice ammiraglio David Saar Salama, il capo di Stato maggiore Tal Politis, il comandante dello Shayetet 13, colonnello Eldad Borochovich, e il responsabile della base navale di Ashdod, colonnello Eitan Paz. Per le operazioni di terra risultano invece coinvolti il capo della Polizia israeliana Daniel Levy, il comandante del servizio penitenziario israeliano (Ips) Kobi Yaakobi, il responsabile della polizia penitenziaria del carcere di Ktzi’ot Menachen Bibas, il comandante della Nahshon, unità operativa di intervento e scorta dell’Ips, Assaf Zagori, e il comandante del Magav Berik Yitzchak.
Per la seconda missione della Flotilla, viene evidenziata una sostanziale identità delle catene di comando rispetto alla precedente spedizione. Le differenze riguardano la componente navale, con l’indicazione del vice ammiraglio Eyal Harel quale comandante in capo della Marina e del maggiore generale Guy Levy nel ruolo di capo di Stato maggiore. Nell’ambito delle attività investigative, viene inoltre evidenziata l’esistenza di analoghe indagini sulle due spedizioni della Global Sumud Flotilla in diversi Paesi europei.
L'articolo Violenze sulla Flotilla, non solo Ben-Gvir: indagato anche il ministro della Difesa Katz proviene da Il Fatto Quotidiano.
The United Nations warned Thursday that Colombia’s new rules governing protests could give police excessive discretion to use force, potentially putting peaceful demonstrators at risk.
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Signed Tuesday by President Abelardo de la Espriella, the decree changes police procedures during demonstrations, allowing authorities to act against people committing violent acts without waiting for dialogue with protesters to conclude.
In a statement released Thursday, the UN Human Rights Office in Colombia raised concerns about the criteria for ending negotiations, the decree’s definition of violence and the circumstances under which authorities can intervene in road blockades.
Some provisions are open to broad interpretation, the office warned, potentially allowing authorities to end dialogue and resort to force.
The decree identifies several grounds for intervention, including carrying or using weapons, holding people against their will, assaulting others and destroying infrastructure. The UN acknowledged that these acts pose different risks to life and physical integrity but said they must be addressed separately.
Action against people committing violent acts should not automatically end dialogue with demonstrators who continue to protest peacefully, the office said.
It also stressed that force, including less-lethal weapons, must be used only as a last resort, after nonviolent means of restraint have been exhausted, in accordance with General Comment No. 37 on the International Covenant on Civil and Political Rights.
Colombian President Abelardo de la Espriella signed Decree 1525, a measure that facilitates police repression by broadening the definition of “violence” during popular protests.
— teleSUR English (@telesurenglish) October 14, 2026
Interior Minister Rodrigo Lara warned that the new regulation will take effect before demonstrations… pic.twitter.com/YYfouyRGyt
The office also criticized the decree’s definition of violence as broader than international standards, noting that it includes threats of aggression and conduct that does not necessarily cause injuries, deaths or serious property damage.
Authorities should distinguish between carrying an object that could be considered a weapon, threatening to use it and actually using it, the UN said. Possession alone does not make someone violent or change the peaceful nature of an assembly.
The UN warned that blocking a road does not, by itself, make a demonstration violent. It also called for a review of the decree’s reference to a “serious and imminent disruption,” saying the criterion could be used to justify breaking up peaceful protests.
The duration of a blockade, the importance of the road affected and the resulting economic losses should not, on their own, justify coercive action, the office said.
“Economic impact or disruption to the normal functioning of a productive activity should not, in themselves, constitute justification for the use of force,” it said.
The office acknowledged that some provisions could help protect the right to peaceful protest, particularly those distinguishing peaceful demonstrators from people committing violent acts. However, it insisted that protecting peaceful assemblies must remain the primary objective of any changes to protest regulations.
The UN office said it had consulted the Colombian government on the decree and that some of its proposed amendments were incorporated into the version signed Tuesday.
C’è la Giornata nazionale degli alberi, quella del mare e della cultura marinara, quella degli abiti storici e persino quella della Meraviglia. Fratelli d’Italia, intanto, propone anche la Giornata nazionale del panettone, il 24 luglio, in piena estate. Il calendario della Repubblica italiana è ormai sempre più affollato: le Giornate nazionali e le solennità civili non festive istituite per legge sono arrivate a quota 51, tanto che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato oggi Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana – rispettivamente presidente del Senato e della Camera – invitandoli a contenere la proliferazione delle ricorrenze e a individuare criteri più omogenei per la loro istituzione.
Il problema alla base è cche la loro moltiplicazione finisca per indebolirne il significato. Il Parlamento ha istituito 36 nuove giornate nelle ultime tre legislature, venti delle quali nell’attuale. Una crescita che ha spinto il capo dello Stato a sollecitare una riflessione sull’opportunità di continuare ad aggiungere ricorrenze al calendario nazionale senza una linea comune. Le Giornate nazionali sono occasioni istituite per legge per commemorare eventi storici, ricordare vittime, valorizzare patrimoni culturali o sensibilizzare l’opinione pubblica su determinati temi. Non sono, però, festività: non comportano quindi un giorno di vacanza per i cittadini, anche se scuole, università e amministrazioni pubbliche spesso sono chiamate a organizzare incontri, cerimonie e iniziative dedicate.
Nell’elenco delle ricorrenze già approvate convivono commemorazioni dal forte valore storico e civile e giornate dedicate ad ambiti più specifici. Tra le prime figurano il Giorno della Memoria, il 27 gennaio, dedicato alle vittime della Shoah, il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, per le vittime delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata, e la Giornata della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi, il 9 maggio. Ci sono poi la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus, il 18 marzo, quella dedicata alle vittime dei disastri ambientali e industriali, con particolare riferimento al Vajont, e il Giorno della Libertà, il 9 novembre, che ricorda la caduta del Muro di Berlino.
Accanto a queste ricorrenze trovano spazio iniziative dedicate alla cultura, all’ambiente e alle tradizioni. Il 21 novembre si celebra la Giornata nazionale degli alberi, l’11 aprile quella del mare e della cultura marinara, il 21 febbraio la Giornata nazionale del Braille e il 24 ottobre quella dello spettacolo. Il 5 febbraio è invece dedicato alla prevenzione dello spreco alimentare. Tra le ricorrenze più recenti figurano la Giornata nazionale della Meraviglia, fissata all’11 ottobre, e la Giornata nazionale del riciclo della carta, prevista per il 18 settembre. Nell’elenco rientrano anche il Giorno del dono e la Giornata nazionale degli abiti storici, a testimonianza di un calendario che si è progressivamente esteso a settori molto diversi della vita sociale e culturale.
Una delle prime tappe di questo percorso risale al 1977, quando fu istituita la solennità civile del 4 ottobre, dedicata a San Francesco d’Assisi e Santa Caterina da Siena, patroni d’Italia. Dal 2026, in seguito a una legge approvata nel 2025, il 4 ottobre è tornato a essere anche una festività nazionale. Se le 51 ricorrenze già istituite non bastassero, nelle commissioni parlamentari sono in discussione numerose altre proposte. Tra quelle più curiose c’è appunto la Giornata nazionale del panettone italiano, promossa da Fratelli d’Italia e prevista per il 24 luglio, quando il dolce simbolo del Natale sarebbe celebrato in piena estate.
Il Movimento 5 Stelle ha invece avanzato proposte per una Giornata nazionale dell’ecospiritualità, mentre la Lega punta a valorizzare dialetti e lingue locali. Tra le iniziative presentate figurano anche giornate dedicate al silenzio, alla ristorazione, al patrimonio caseario italiano, alla gentilezza e alle botteghe storiche. L’elenco comprende inoltre proposte per celebrare la sartoria tradizionale italiana, gli antichi mestieri, la cultura motociclistica, il diritto al divertimento in sicurezza, la salute e il benessere nelle città, il consumo consapevole dei prodotti di qualità e l’educazione ai sentimenti. Non mancano iniziative sulla cittadinanza digitale, sul merito pubblico e sulla figura del formatore. Per la scrittura a mano, infine, è stata proposta persino una settimana nazionale.
Si tratta, per ora, di progetti non ancora approvati, il cui iter potrebbe risentire del richiamo del presidente della Repubblica. Il monito di Mattarella punta infatti a riportare ordine in un sistema nel quale le ricorrenze si sono moltiplicate nel corso degli anni senza una cornice uniforme.
L'articolo Dagli abiti storici alla “Meraviglia”: l’Italia delle 51 giornate nazionali. E FdI vuole quella del panettone in piena estate proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama il Parlamento sulla proliferazione delle giornate nazionali dedicate a singoli temi, valori e ricorrenze. Un calendario sempre più fitto che, secondo il capo dello Stato, rischia di rendere meno incisivo il significato delle singole iniziative e di creare difficoltà sul piano organizzativo, soprattutto per le scuole. L’occasione è stata la promulgazione della legge che istituisce la giornata nazionale del riciclo della carta.
Nel firmare il provvedimento, Mattarella ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa: “Il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando. Avverto quindi l’esigenza di esortare a contenere in termini ragionevoli la tendenza ad accrescere i giorni dedicati”, ha scritto il Presidente. Mattarella ha chiarito di aver promulgato la legge sul riciclo della carta perché non ha riscontrato “profili evidenti di incostituzionalità”, seguendo lo stesso criterio adottato la settimana precedente per la giornata nazionale della meraviglia.
Tra le criticità segnalate c’è anche quella legata alle attività previste in occasione delle ricorrenze. Molte leggi, infatti, promuovono iniziative affidate a uffici ed enti pubblici, in particolare alle scuole e, in alcuni casi, alle università. Per Mattarella diventa “sempre più difficile, addirittura inverosimile” chiedere agli istituti di partecipare a tutte queste attività senza sottrarre tempo all’insegnamento delle materie scolastiche. Il presidente riconosce che alcune giornate nazionali veicolano messaggi e valori importanti, ma avverte che “non tutte appaiono avere la stessa levatura”. A suo giudizio, inoltre, molte ricorrenze sono state introdotte senza un criterio omogeneo che permetta di valutarne il significato e la necessità.
I numeri danno la misura del fenomeno: durante il governo di Giorgia Meloni sono state istituite 20 giornate nazionali, alle quali se ne aggiungono altre 16 introdotte nelle due legislature precedenti. Il totale delle ricorrenze nazionali istituite per legge arriva così a 51. Tra le giornate introdotte negli ultimi anni figurano quelle dedicate al Made in Italy, all’educazione e alla prevenzione della violenza contro il personale scolastico, all’agricoltura, al rispetto, alle periferie urbane e ai giornalisti uccisi a causa della loro professione. Si sono aggiunte, più di recente, la giornata nazionale della meraviglia e quella del riciclo della carta.
Le giornate nazionali italiane si affiancano inoltre a quelle internazionali promosse dalle Nazioni Unite e dall’Organizzazione mondiale della sanità, dedicate a temi come la lotta al tabagismo, la donazione del sangue e la prevenzione delle malattie. In Italia, per istituire una nuova giornata nazionale è necessaria una legge approvata dal Parlamento, così come avviene per l’introduzione di nuove festività.
L'articolo Giornate nazionali, Mattarella tira le orecchie alle Camere: “51 sono troppe, serve darsi una regolata” proviene da Affaritaliani.it.

On March 7, 2024, Cynthia Conforto’s cellphone exploded with calls. On the eve of International Women’s Day events, a sports journalist’s accusation of sexual assault against four Vélez Sarsfield players disrupted plans for 8M. Conforto had been in charge of the club’s Gender Department for only a few months; Vélez is one of the 30 clubs in Argentina’s professional league. The alleged incidents took place during a team training camp in Tucumán, about 750 miles from Buenos Aires.

© Manuel Fernández
Colombia’s left took to the streets on Wednesday against President Abelardo de la Espriella and fared better than expected. Despite doubts about its ability to mobilize people, fears of police repression stoked by the president himself, the threat of rain and the fact that the protest fell on a weekday, thousands of Colombians demonstrated peacefully for hours. The marches, seen in the country’s main cities, were the first test of the ability of a battered left to mobilize the grassroots after losing power to a right-wing outsider allied openly with the United States and who embodies everything that progressives abhor.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dice sì all’istituzione della giornata nazionale del riciclo della Carta, ma perde la pazienza e invia una lettera ai presidenti del Senato e della Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Il contenuto? Una “lamentela” per il numero troppo alto di giornate dedicate a uno o all’altro argomento. Il presidente della Repubblica ha infatti spiegato di aver dato seguito alla richiesta “non sussistendo profili di incostituzionalità“, ma facendo presente “che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi in proposito criteri omogenei”.
Un avvertimento supportato da dati: “Nelle ultime tre Legislature ne sono state approvate — istituendo le relative giornate — trentasei, di cui venti nel corso di questa Legislatura”, sottolinea il capo dello Stato avvertendo che questo incide in maniera “sempre più difficile, addirittura inverosimile” nei compiti richiesti, ad esempio, alle scuole. “Oltre alle feste nazionali – spiega infatti – il numero di queste giornate è ormai di cinquantuno: la maggior parte di esse — con formula standardizzata — prevede la promozione di iniziative ad opera di uffici ed enti pubblici, particolarmente delle scuole, e talvolta anche delle università, prevedendo che svolgano attività didattiche o divulgative sul tema della singola legge”.
Tra questo alto numero di giornate dedicate ce ne sono alcune che svolgono un compito significativo di ricordo o di messaggio valoriale, “ma non tutte appaiono avere la stessa levatura“, precisa poi ancora Mattarella. In conclusione il presidente della Repubblica ha così chiesto di contenersi nell’istituzione delle giornate in questione: “Avverto quindi l’esigenza di esortare a contenere in termini ragionevoli la tendenza ad accrescere i giorni dedicati, il cui numero, del resto, rende ormai sostanzialmente impossibile nei fatti un’autentica efficacia delle loro previsioni, che potrebbero essere adeguatamente perseguite mediante strumenti diversi dalla legge”.
Successivamente, fonti vicine a Ignazio La Russa, hanno fatto sapere che il presidente del Senato condivide il richiamo arrivato da Mattarella sull’eccessivo aumento delle Giornate nazionali, dedicate a vari temi. Per La Russa “purtroppo gli strumenti a disposizione per limitare l’istituzione di tali ricorrenze sono solo di moral suasion ma – riferiscono fonti vicine al presidente di Palazzo Madama – condivide il pensiero del Capo dello Stato”. Per moral suasion si intende, in parole povere, una forma di pressione esercitata attraverso la persuasione, senza imporre direttamente un obbligo o una sanzione.
L'articolo Mattarella richiama La Russa e Fontana: “Troppe giornate nazionali, contenetevi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Os fãs de “Avenida Brasil” tiveram uma prévia do que vem por aí na continuação da novela. Parte do elenco da nova produção se reuniu publicamente pela primeira vez na quarta-feira (14), durante o Upfront Globo 2027, realizado em São Paulo, evento em que a emissora apresentou novidades sobre seus próximos projetos.
Entre os artistas que marcaram presença estavam Adriana Esteves, Murilo Benício, Débora Falabella, Cauã Reymond, Eliane Giardini, Marcos Caruso, Leticia Isnard, Thalita Carauta, Karol Lannes, Thomas Aquino, Jessica Ellen e Mel Maia.
A sequência contará novamente com personagens que conquistaram o público em 2012. Adriana Esteves voltará como Carminha, Débora Falabella interpretará Nina, Murilo Benício retomará o papel de Tufão e Cauã Reymond estará de volta como Jorginho. A trama também apresentará novos personagens e conflitos.
Durante o evento, Adriana brincou sobre os desafios de reviver a vilã que marcou sua carreira. “Estou preocupada com meus picos de pressão, porque fazer a Carminha não é nada mole”, comentou.
Débora Falabella também deu pistas sobre a produção e afirmou que a história terá uma nova abordagem. “Avenida Brasil volta toda repaginada”, declarou.
Conhecida por interpretar Rita na primeira fase da novela original, Mel Maia está confirmada no elenco da continuação. A atriz aproveitou a ocasião para brincar sobre a possibilidade de ganhar uma produção própria no futuro.
“E ainda bem que eu volto pra Avenida Brasil 2, mas eu não volto com uma Nina não, gente. Quem sabe a minha próxima personagem não ganhe uma novelinha só pra ela?”, disse.
A história se passa 14 anos depois dos acontecimentos que agitaram o fictício bairro do Divino. Nesse novo cenário, Tufão construiu uma carreira de sucesso como empresário e sua família parece viver uma fase tranquila e unida.
Carminha, por sua vez, terá passado anos na prisão e, após recuperar a liberdade, aparentará ter mudado de vida. A personagem passa a ser reconhecida pelo trabalho social voltado a famílias em situação de vulnerabilidade, realizado depois da desativação do lixão onde vivia Lucinda, sua mãe.
A antiga vilã também tentará reconstruir a relação com a filha, Agatha, interpretada por Karol Lannes. A aproximação fará com que Carminha volte a ser aceita pela família de Tufão. No entanto, a produção deixará em aberto uma questão central: a transformação da personagem é verdadeira ou faz parte de um novo plano?
Em comunicado à imprensa, o autor João Emanuel Carneiro adiantou que a trama vai explorar os impactos do retorno de Carminha na vida dos antigos personagens, especialmente na trajetória de Nina. A continuação também mostrará novos rostos e revelará o que aconteceu com os moradores do Divino ao longo dos anos.
Além de recuperar figuras conhecidas, a novela apresentará novos conflitos e relações. Thomás Aquino interpretará Renan Vitória, um líder comunitário que se aproxima de Carminha. A relação entre os dois promete trazer disputas e questionamentos sobre quem realmente controla os rumos do bairro.
Jéssica Ellen dará vida a Jade, uma jovem que sonha em estudar engenharia genética nos Estados Unidos e busca se afastar de um relacionamento tóxico. Já Thalita Carauta interpretará Salomé, personagem que deve acrescentar humor e carisma à história.
Com o retorno de parte do elenco original e a chegada de novos personagens, “Avenida Brasil 2” pretende revisitar o universo que marcou a teledramaturgia brasileira, apresentando novas disputas e mostrando como a vida dos moradores do Divino mudou com o passar do tempo.

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Di casi di corruzione scoperti per le ritorsioni di signore tradite o con il dente avvelenato coi loro consorti ne sono piene le cronache degli ultimi 30 anni, dalla ex moglie di Mario Chiesa in poi. Ne abbiamo uno, presunto, anche nella Tangentopoli di Benevento che sta facendo tremare (politicamente) Clemente Mastella, il sindaco non indagato di un Comune dove dirigenti e funzionari vicini al partito mastelliano Ndc avrebbero trasformato in prassi l’incasso di una tangente su quasi tutti gli appalti e gli affidamenti. Ed una parte di questi soldi sarebbe stata riversata nel finanziamento delle iniziative politiche ed elettorali dei mastelliani.
Il caso riguarda l’ingegnere indagato Maurizio Perlingieri, dirigente comunale del Settore Ambiente, Energia, Mobilità e Servizi Cimiteriali. Questa ‘Guerra dei Roses’ in salsa sannita non appare nei lunghi e numerosi verbali confessori di Gennaro Santamaria, l’ex responsabile del Gabinetto del primo cittadino, che fece salire Perlingieri sul palco del Teatro La Salle durante un’iniziativa elettorale per la candidatura al consiglio regionale di Pellegrino Mastella. È invece il frutto del lavoro dei Carabinieri del comando provinciale. Hanno incrociato le evidenze investigative su Santamaria e company, con una denuncia presentata dalla ex moglie di Perlingieri a febbraio.
La signora, che aveva sottoscritto un accordo di negoziazione assistita con l’ex marito dopo aver scoperto la sua relazione extraconiugale, si è recata nella seconda casa di Salerno e ci ha trovato delle fascette di denaro conservate sottovuoto coi relativi importi annotati a mano. Ha scattato tre foto delle mazzette “la cui entità appariva sin da subito palesemente incompatibile con le fonti di reddito legale del soggetto”, scrivono i carabinieri in un’informativa che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere.
In quella casa c’era anche un Nokia di vecchia generazione intestato a uno sconosciuto straniero, ma di fatto usato da Perlingieri. Lo usava come ‘telefono dedicato’ alle chiamate e ai messaggi con un imprenditore leader di un gruppo che ha ottenuto affidamenti diretti dal Comune di Benevento. La signora ha fotografato anche gli sms che l’ingegnere mandava all’imprenditore. “X tenere il punto ti fa tremare. Valuta fino a che punto ti conviene insistere. Speriamo che non sta impazzendo (…). Non si aspettava andassi avanti così”.
Nella denuncia la signora chiede spiegazioni sul tenore di vita dell’ex marito a suo dire “sproporzionato” rispetto ai redditi dichiarati. E fa l’esempio dell’acquisto di un Suv costato 67.000 euro, per il quale Perlingieri nel corso del giudizio di divorzio non avrebbe fornito riscontri sulla tracciabilità del pagamento. Opponendosi alle richieste di accertamenti tributari. Ètutto nel fascicolo dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Benevento – procuratore Nicola D’Angelo, aggiunto Gianfranco Scarfò, pm Maria Colucci – il cui prossimo step sono gli incidenti probatori fissati a partire dal 3 novembre.
L'articolo Le presunte tangenti fotografate dall’ex moglie: così la “guerra dei Roses” sannita apre la pista dei soldi nell’inchiesta sulla corruzione a Benevento proviene da Il Fatto Quotidiano.
Thousands of people took to the streets across Colombia on Wednesday in the first national strike against President Abelardo de la Espriella’s administration, as police used tear gas, rubber bullets and armored vehicles to disperse demonstrators in several cities.
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Protests spread across more than a dozen departmental capitals and municipalities, including Bogotá, Medellín, Cali, Barranquilla, Ibagué, Popayán and Bucaramanga. In Bogotá, four columns of demonstrators converged on Bolívar Square under a security operation monitored by a Unified Command Post.
In Medellín, demonstrations escalated into clashes between protesters and the Mobile Anti-Riot Squadron (ESMAD). Security forces deployed tear gas, rubber bullets and armored vehicles, leading to several arrests. Assaults on members of the press were also reported.
Clashes and serious public disturbances were also recorded in Ibagué and Popayán following police interventions. Human rights organizations, including the NGO Temblores, denounced the presence of armed men carrying rifles on the rooftops of government buildings in Bogotá, describing their deployment as a direct threat to protesters.
The demonstrations brought together trade unions, teachers, university students, Indigenous communities, LGBTQ+ groups and feminist organizations. Opposition figures, including former President Gustavo Petro and Senator Iván Cepeda, also took part.
Protesters called for labor, education and social protections, seeking to preserve measures introduced under the previous administration, including free access to public universities and increases in the minimum wage. They opposed what they described as a neoliberal shift under De la Espriella’s government, citing budget cuts and the administration’s initial economic reforms.
Colombianos:
— Abelardo De La Espriella (@ABDELAESPRIELLA) October 15, 2026
Me dirijo a ustedes esta noche para entregarles un balance claro, objetivo y contundente de la jornada de manifestaciones que vivió hoy nuestro país.
¡Que quede absolutamente claro! El 98% de las movilizaciones transcurrió de manera pacífica.
La inmensa mayoría de… pic.twitter.com/CmllZVPBtu
Text Reads: Colombians: I address you tonight to deliver a clear, objective, and unequivocal report on the day of demonstrations that our country experienced today. Let it be absolutely clear! 98% of the mobilizations took place peacefully. The vast majority of those who took to the streets exercised their legitimate right to protest in an orderly and respectful manner toward the institutions. That is democracy, and as President of the Republic, I will always defend and guarantee it. At the close of this day, the national tally records a total of 62,000 citizens mobilized. A figure that represents a very small proportion of the Colombian population, but whose rights and guarantees deserve the full respect of the State. From the first day of my Government, I have issued a directive that admits no interpretations: peaceful protest is respected, protected, and guaranteed. But violence, vandalism, and any attempt to violate the rights of others will have no place under my mandate. Because as legitimate as the right to demonstrate is the right of millions of Colombians to work, move freely, and live in tranquility. Here there is a State, here there is authority, and here there is a Government that respects freedoms, enforces the law, and protects the millions of Colombians who rise early every day to work and build the Nation. Firm for the Nation! Long live Christ the King! (A.D.L.E.)
Demonstrators also rejected the restoration of diplomatic relations with Israel and what they described as U.S. interference in Colombia’s affairs.
Tensions mounted after the government signed a decree hours before the marches that changes the rules governing police conduct during public demonstrations. De la Espriella defended the measure as necessary to combat “urban terrorism,” while opposition politicians and social organizations condemned it as an attempt to intimidate protesters.
Senator Cepeda warned that the decree risked returning Colombia to a situation in which fear enabled arbitrary actions by security forces.
“They want to take us back to a time when fear becomes the means through which the security forces act arbitrarily,” Cepeda said.
Trade union sources said organizers were already drawing up a schedule of further mobilizations for the coming months following Wednesday’s mass protests. The campaign could culminate in a general strike in November.
The strike unfolded barely two months into the president’s term. Protesters filled the streets of Bogotá, Cali, Medellín, Bucaramanga, Pereira and Riohacha in a direct rejection of the government’s economic and security agenda.
The call brought together labor unions, student groups, opposition parties, labor federations and the Regional Indigenous Council of Cauca (CRIC).
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Organizers described the turnout as a condemnation of the government’s economic and security agenda, the rising cost of living, a rise in violence, the rollback of social gains and what they call attempts to criminalize the right to protest.
Demonstrators emphasized the peaceful nature of the protest, pushing back against signals from the presidential palace that seek to delegitimize the demands of civil society.
The trigger was Decree 1525, signed by De la Espriella. The measure sets rules for the conduct of security forces at public gatherings and allows authorities to disperse them in the event of serious disturbances. Local governments responded with a large deployment of police in the main cities.
The opposition read that operation as an attempt to condition the right to demonstrate in advance. The reading sharpened a day that organizers had already framed as an expression of accumulated anger over the cost of living and the dismantling of social programs.
“Protest is the only instrument left to native people and social organizations to be heard and to demand that our rights be respected,” demonstrators said.
Así luce la Plaza de Bolívar en este momento. Por más que la derecha y los medios intenten decir que no se llenó, aquí sigue la ciudadanía después de la lluvia.
— U L D A R I C O (@UldaricoRamire) October 14, 2026
¡Un pueblo lleno de dignidad! pic.twitter.com/GiaMgORgyB
Discontent is not limited to the decree. The mobilized sectors question the entire set of the government’s early decisions, accusing it of dismantling social gains and making daily life more expensive for the majority.
The Colombian Federation of Education Workers (Fecode), the Colombian Federation of Educators, rallied in defense of public education and the health coverage of teachers. The union also demanded the reconstruction of school infrastructure damaged by earlier emergencies, including the earthquake and its aftershocks in the Cauca Valley, and denounced what it calls the stigmatization of teachers’ unionism.
Native and peasant communities rejected the megaprojects and economic measures they say endanger their ancestral territories. The Cauca Indigenous Regional Council (CRIC) warned that the De la Espriella administration is working to break the autonomy of their organizations.
The economic agenda concentrated much of the anger. Rising prices and policies that organizers say erode acquired rights pushed workers from various productive sectors onto the streets. The protests now carry the weight of a first major social test for the national government, only two months into its mandate. Workers’ federations and popular movements frame the conflict as the defense of historic gains against an agenda they consider regressive.
For the new government, the demonstrations mark a direct challenge. The police deployment in six cities, the breadth of the coalition and the presence of a former President all signal that the strike has moved beyond a dispute over one decree.
Whether the mobilization alters the course of the government’s program remains to be seen. Organizers have promised the pressure will continue if De la Espriella does not reverse the decree and reopen dialogue with the social sectors.


Em um cenário de alta tensão política e social, milhares de pessoas marcharam em Bogotá, Cali, Medellín, Bucaramanga, Pereira e Riohacha para expressar rejeição à agenda econômica e de segurança do presidente, ao aumento do custo de vida, à escalada da violência, ao retrocesso de conquistas sociais e às tentativas de criminalizar e coibir o direito ao protesto.
Na mobilização em Bogotá, espera-se a presença do ex-presidente Gustavo Petro, acompanhado por lideranças progressistas.
Os manifestantes enfatizaram o caráter pacífico do protesto, em resposta a alegações difundidas pela Casa de Nariño que buscam deslegitimar as reivindicações da sociedade civil colombiana.
O estopim foi o Decreto 1525, assinado por De la Espriella. A norma estabelece regras para a atuação das forças de segurança em manifestações e autoriza as autoridades a dispersá-las diante de distúrbios graves. Os governos locais responderam com ampla presença de agentes uniformizados nas principais cidades.
A oposição interpretou essa operação como uma tentativa de reprimir, de antemão, o direito de manifestação.
Essa leitura acirrou ainda mais os ânimos em um dia que os organizadores haviam anunciado como uma expressão do descontentamento devido ao custo de vida e ao desmonte de programas sociais. O descontentamento não se limita ao decreto. Os setores mobilizados questionam o conjunto das primeiras decisões do presidente, ao qual acusam de desmontar conquistas sociais e de encarecer a vida da maioria da população.
A Fecode, Federação Colombiana de Educadores, saiu em defesa da educação pública e da saúde do professores. A entidade reivindicou, ainda, a reconstrução da infraestrutura escolar afetada por emergências anteriores — como o terremoto e as réplicas registradas no Vale do Cauca — e denunciou a estigmatização sofrida pelo sindicalismo docente.
As comunidades indígenas e camponesas, por sua vez, rejeitaram os megaprojetos e as medidas econômicas que colocam em risco seus territórios ancestrais. O CRIC alertou que a administração de De la Espriella busca minar a autonomia de suas organizações.
A pauta econômica concentrou boa parte do descontentamento. O encarecimento do custo de vida e as políticas que, segundo os organizadores, corroem direitos adquiridos levaram trabalhadores de diversos setores produtivos às ruas.
Os protestos na Colômbia assumem, assim, a dimensão de um primeiro grande embate social contra o Executivo, apenas dois meses após o início de sua gestão. As centrais sindicais e os movimentos populares situam o conflito na defesa de conquistas históricas, em oposição a uma agenda que consideram regressiva.
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