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Il weekend di guerriglia dei giovanissimi a Milano spiazza il governo dei decreti Sicurezza, Meloni convoca una riunione d’urgenza sull’ordine pubblico

18 October 2026 at 20:27

Giovani, anzi giovanissimi. Minorenni ma in molti casi anche ragazzini sotto i 14 anni. L’ordine pubblico a Milano torna sotto scacco. Sabato era stato utilizzato il “pretesto” della manifestazione di autoconvocati sui social contro il caro vita, oggi – domenica – centinaia di giovani si sono ritrovati in piazza Duomo: quasi tutti vestiti di nero, incappucciati, nascosti dietro a scaldacollo, passamontagna, perfino maschere vere e proprie. La tensione è andata salendo nonostante il servizio d’ordine rafforzato davanti alla cattedrale milanese: mentre turisti e passanti interessati allo shopping attraversavano la piazza, si moltiplicavano i gruppetti di giovanissimi travisati e pattuglie delle volanti e del reparto mobile. Alcuni ragazzini sono stati fermati e identificati qui ma alla fine la violenza è esplosa lo stesso, poco lontano: a partire da via Torino la strada che da piazza Duomo porta verso la zona di Porta Ticinese e delle Colonne di San Lorenzo: vetrine sfondate, cestini rovesciati, supermercati presi d’assalto. Col passare dei minuti si è capito che si muovevano gruppetti di 10-15-20 persone che entravano in azione in modo simultaneo in zone diverse: le traverse di via Torino, piazza Cordusio, piazza dei Mercanti. Bombe carta, fuochi d’artificio, sassi contro i mezzi della polizia, cartelli stradali divelti. La polizia risponde con gli scudi del reparto mobile, con gli idranti, con i lacrimogeni che sembrano avvolgere il Duomo in una scighèra in anticipo. Gli ultimi sfilano lungo via Dante, verso il Castello Sforzesco, passando per largo Cairoli dove l’azione distruttiva è diventata irruzione nel Decathlon. La pioggia anche battente non li ferma, gli ultimi tafferugli sono dopo le otto di sera a San Babila. Rabbia, vandalismo, devastazione che la politica e pure, evidentemente, anche la gestione dell’ordine pubblico fatica a capire, intercettare, prevedere, una furia mista forse a una qualche denuncia che nessuno esplicita (c’è chi regala la merce “espropriata” dai negozi ad alcuni senzatetto, ma c’è anche chi si fa immortalare davanti a un cestino in fiamme dai fotografi dei giornali). L’unico mezzo d’espressione è la violenza, contro gli oggetti e i luoghi. Non ci sono collettivi con cui confrontarsi, anzi oggi non c’era nemmeno un corteo da seguire: i fermati dopo tre ore di battaglia sono oltre 200, l’ottanta per cento di loro è minorenne.

Meloni convoca una riunione d’urgenza, il governo dei decreti Sicurezza deve correre di nuovo ai ripari

La politica condanna e si rinfaccia le responsabilità. Intanto il governo dei numerosi decreti Sicurezza si ritrova di nuovo correre ai ripari, con altre norme, altre strette. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni convoca una riunione sull’ordine pubblico, segno forse che non è andato tutto alla grande. Il suo vice Matteo Salvini ne approfitta per dire che ora non si può più parlare di ius scholae e tenta di agganciare quanto successo a Milano allo sciopero generale convocato dalla Cgil per il 20 novembre. Il leader leghista ripropone l’introduzione di una cauzione a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, “a copertura degli eventuali danni”, norma che peraltro non avrebbe niente a che fare con i fatti di domenica visto che non c’era alcuna manifestazione. L’altra proposta dei leghisti è trasformare in “decreto-legge urgente” alcune delle misure contenute nel disegno di legge cosiddetto “anti-maranza”, come il fermo preventivo anche per i minorenni, il divieto di aggregazione per chi si rende responsabile di violenze di gruppo e l’introduzione del reato di danneggiamento di gruppo. L’altro vicepremier, il leader di Forza Italia Antonio Tajani, ha riunito un vertice d’urgenza da cui sono uscite proposte come un cdm da tenere a Milano “come segno di vicinanza”, l’accelerazione dell’iter legislativo delle norme che rendono più facilmente imputabili i minori tra 14 e 17 anni ma anche “l’invio immediato di ulteriori unità delle forze dell’ordine e delle forze armate già dedicate al mantenimento della sicurezza, al fine di rafforzare anche i dispositivi di Strade Sicure”.

Il “caso” Piantedosi: la polemica con Sala poche ore prima del nuovo caos

Intanto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi manca l’appuntamento con il tempismo perché si mette a polemizzare con il sindaco di Milano Beppe Sala proprio qualche ora prima che il centro di Milano sprofondasse di nuovo nel caos. Il sindaco aveva detto che gli agenti previsti per il corteo di sabato – quando sono entrati in azione per la prima volta i giovani violenti – erano un po’ pochi, il capo del Viminale ha detto che era un’uscita un po’ snob: “È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti. La colpa sarebbe della Questura, del presunto numero insufficiente di poliziotti schierati, anziché di chi ha scelto di devastare la città e aggredire le forze dell’ordine”. “Io non ce l’ho con il questore, e ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni santo giorno – ha detto in mattinata Sala – ma l’impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano alla questura non fossero adeguate io ce l’ho”. Carenza “inesistente” assicura anche il presidente del Senato Ignazio La Russa che si è detto “senza parole” per l’uscita del sindaco. “Non siamo preparati, temo siano le prime prove di violenza” aveva detto ancora Sala e purtroppo è stata una frase profetica. Ventiquattro ore dopo si ritrova a commentare e condannare.

Dal centro di quello che dovrebbe essere il campo largo ci si sofferma sul capitolo sicurezza, che dovrebbe essere il mantra del centrodestra. “Quando la rabbia sociale incontra la criminalità comune – scrive in una nota Matteo Renzi le piazze vengono vergognosamente incendiate. Compito della politica è rispettare le Istituzioni, comprendere il disagio, garantire legge e ordine”. Continua l’ex premier: “Voglio dire al ministro dell’Interno che il suo compito non è quello di criticare la sinistra ma quello di garantire l’ordine pubblico. È chiara la differenza, prefetto Piantedosi? Lei è pagato per evitare la violenza dei maranza, non per pontificare contro la sinistra. Non ci servono le sue dotte analisi sociologiche: ci serve che il ministro garantisca la sicurezza”. Riccardo Magi (+Europa) definisce il capo del Viminale “un agente del caos” e chiede che riferisca in Aula: “Meloni dovrebbe ammettere che la montagna di decreti sicurezza non ha partorito nemmeno un topolino, fallendo miseramente proprio nella parte che interessa di più i cittadini, cioè quella di prevenire il rischio di manifestazioni violente e di città devastate”.

La Russa: “Le manifestazioni acqua per gli squali dell’aggressione alle forze dell’ordine”

Il governo contro l’opposizione. Da destra il concetto espresso da tutti i partiti è quello che lo stesso La Russa sintetizza così: “Stupisce (ma non troppo) lo scoperto tentativo di diversi esponenti politici di limitarsi, al massimo, a un generico ‘no a ogni violenza’ facendo finta di non sapere che le manifestazioni da loro volute o apprezzate, costituiscono l’acqua necessaria e consapevole dove far nuotare gli squali della aggressione alle Forze dell’ordine e i piranha della devastazione e dei vigliacchi saccheggi”. Da parte loro i leader di Verdi-Sinistra Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli rispondono: “Noi non c’entriamo niente con i delinquenti. Li abbiamo sempre condannati ma non possono usare i violenti per coprire la voce di migliaia di persone che pacificamente stanno protestando in tutta Italia perché non riescono più a vivere”.

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Foreign Affairs - L’asse della resistenza agli USA diventa una rete geopolitica globale

Per decenni, uno dei principali vantaggi geopolitici degli Stati Uniti è stato rappresentato dalla loro rete globale di alleanze, basi militari e accordi di cooperazione. Un sistema che ha permesso a Washington di proiettare la propria potenza su scala mondiale, condividendo informazioni d’intelligence, tecnologie e capacità militari con partner/vassalli distribuiti in Europa, Medio Oriente e Asia. Oggi, tuttavia, questo vantaggio non appare più così incontrastato.

Come osserva Foreign Affairs, Russia, Cina, Iran e Corea del Nord stanno trasformando le loro relazioni bilaterali in una rete di cooperazione sempre più articolata, capace di rafforzare ciascun membro e di ridurre l’efficacia delle pressioni statunitensi.

La guerra in Ucraina ha accelerato questo processo. Teheran ha fornito a Mosca droni, Pyongyang munizioni, missili balistici e truppe, mentre Pechino ha garantito alla Russia un importante sostegno economico e tecnologico, attraverso l’acquisto di petrolio e la fornitura di componenti indispensabili alla produzione militare. In cambio, Mosca ha condiviso tecnologie ed esperienze maturate sul campo di battaglia, contribuendo a migliorare le capacità militari dei propri partner.

La novità è che questa collaborazione non si limita più a sostenere la Russia nella guerra per procura mossa dall’Occidente collettivo contro Mosca. Le conoscenze acquisite in Ucraina circolano all’interno della rete, alimentando l’evoluzione di droni, sistemi di navigazione e tattiche operative. Un processo che potrebbe avere conseguenze dirette anche in Medio Oriente, dove l’Iran beneficia del sostegno tecnologico e informativo di Mosca e Pechino.

Secondo la ricostruzione di Foreign Affairs, la Cina avrebbe fornito immagini satellitari utili a individuare obiettivi militari statunitensi, mentre la Russia avrebbe condiviso informazioni d’intelligence con Teheran, contribuendo alla precisione degli attacchi contro installazioni USA e alleate. Entrambe le potenze, tuttavia, hanno evitato di entrare direttamente in guerra contro Washington. La loro strategia consiste nel rafforzare le capacità iraniane senza assumersi i rischi di uno scontro militare diretto con gli Stati Uniti.

È proprio questa flessibilità a rendere più difficile contrastare la cooperazione tra i quattro Paesi. Non serve che tutti combattano sullo stesso fronte: il sostegno diplomatico, economico, tecnologico e militare può produrre effetti strategici rilevanti anche senza un intervento diretto.

Nel frattempo, Washington rischia di compromettere uno dei suoi principali punti di forza. Le pressioni esercitate sugli alleati, le politiche protezionistiche e l’approccio dell’amministrazione Trump hanno alimentato tensioni con partner tradizionali. Alcuni governi si sono mostrati riluttanti a sostenere le operazioni statunitensi, mentre altri hanno negato, almeno temporaneamente, specifiche forme di accesso militare.

Il paradosso è evidente: mentre Russia, Cina, Iran e Corea del Nord imparano a mettere in comune le proprie risorse per resistere alle sanzioni e alle pressioni occidentali, gli Stati Uniti rischiano di indebolire la coesione della rete internazionale sulla quale hanno costruito la propria superiorità.

La cooperazione tra questi quattro Paesi, inoltre, produce vantaggi che vanno oltre il teatro di guerra nel quale si sviluppa. Le difficoltà USA in Medio Oriente, per esempio, hanno imposto lo spostamento di importanti risorse militari dall’Indo-Pacifico, creando maggiori margini di manovra per la Cina. Allo stesso modo, le conseguenze economiche dei conflitti possono offrire nuove opportunità alla Russia, anche attraverso l'aumento dei prezzi energetici e le temporanee modifiche alle restrizioni sul suo petrolio.

Non si tratta, dunque, soltanto di un’alleanza contro gli Stati Uniti, ma di un sistema di relazioni che consente ai suoi membri di compensare le rispettive debolezze e sfruttare le difficoltà dell’avversario. La capacità di trasformare risorse nazionali separate in una forza collettiva sta diventando un elemento decisivo della competizione internazionale.

Il punto centrale è che la superiorità militare ed economica USA non garantisce automaticamente la vittoria strategica. Gli Stati Uniti dispongono ancora di risorse considerevoli e di una rete di alleanze molto più estesa. Ma la loro efficacia dipende dalla capacità di mantenere la fiducia dei partner e di coordinare le rispettive forze.

La sfida che emerge è quindi più profonda di un semplice confronto tra potenze. È una competizione tra reti geopolitiche, nella quale contano non soltanto le risorse disponibili, ma anche la capacità di condividerle, adattarsi e sostenersi reciprocamente. E mentre Washington continua a fare affidamento sulla propria superiorità tradizionale, i suoi avversari stanno imparando a trasformare la cooperazione in uno strumento concreto per ridimensionarla. In un mondo sempre più multipolare questo è un aspetto fondamentale.

Guerriglia a Milano, in azione piccoli gruppi di giovani incappucciati: la strategia “a macchia di leopardo” per eludere la polizia

18 October 2026 at 19:04

Dieci, 15, al massimo 20 componenti. Tutti col cappuccio calato sulla testa, il volto coperto, per la stragrande maggioranza minorenni. Nel secondo giorno di guerriglia in centro a Milano, è parsa evidente la strategia di chi si è dato appuntamento intorno a piazza Duomo per saccheggiare negozi e lanciare sassi contro le forze dell’ordine. Piccoli gruppi in azione contemporaneamente in punti diversi, seppur nel centro della città. Una tattica per alcuni “studiata” e non frutto dell’improvvisazione.

Così, quando nel pomeriggio polizia e carabinieri hanno iniziato a fermare i primi giovani proprio sotto le guglie della cattedrale, ecco che a qualche centinaio di metri, in via Torino, il primo gruppo ha iniziato a lanciare sedie e tavolini dei bar contro le vetrate di un Footlocker. Poi l’assalto a un Carrefour. Quando le forze dell’ordine sono intervenute coi lacrimogeni, i ragazzi incappucciati sono scappati nelle traverse. I gruppetti hanno risalito via Lauro e in via Broletto hanno devastato i dehors e lanciato tavolini e biciclette prima di disperdersi nuovamente.

Contestualmente, da piazza Mercanti, proprio di fronte a piazza Duomo, è cominciato il lancio di bombe carta e sassi sugli agenti schierati in tenuta antisommossa, che hanno risposto con altri lacrimogeni e l’uso del cannone ad acqua. La devastazione si è spostata allora più a nord-ovest: prima piazza Cordusio, poi Cairoli. Sempre con la stessa tattica. Assaltati e saccheggiati i negozi di Levis, Under Armour e, infine, Decathlon. Proprio di fronte al Castello Sforzesco sono arrivati circa 20 mezzi delle forze dell’ordine a sirene spiegate, dove successivamente si sono verificati altri scontri, col lancio di pietre e oggetti da una parte, e la risposta coi lacrimogeni dall’altra.

Di nuovo, abbandonata la zona del Castello, i gruppetti di ragazzi vestiti di nero hanno creato momenti di tensione in zona Moscova, tra largo La Foppa, via Moscova e corso Garibaldi, zona della movida che nel fine settimana è piena di giovani e turisti. Anche qui hanno danneggiato diversi locali e saccheggiato dei negozi prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Diversi mezzi delle forze dell’ordine, intanto, sono rimasti di fronte al Teatro alla Scala, dove questa sera è in programma un concerto della Filarmonica diretto da Riccardo Chailly.

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La rabbia esplode in Francia: Macron raccoglie i frutti delle sue politiche

Le immagini delle città francesi devastate il 17 ottobre sono impressionanti: municipi danneggiati, edifici pubblici assaltati, scontri con la polizia e saccheggi. Ma fermarsi alla condanna delle violenze, senza interrogarsi sulle cause profonde della crisi, significa limitarsi alla superficie di un problema che investe ormai l'intero sistema politico francese. Il caos che attraversa la Francia non nasce dal nulla. È il sintomo di una società lacerata da anni di politiche neoliberiste, austerità, precarizzazione del lavoro e progressivo smantellamento delle tutele sociali. Un modello che ha concentrato ricchezza e opportunità, scaricando sulle classi popolari il costo delle proprie contraddizioni, mentre il potere politico si è mostrato sempre più distante dai bisogni reali della popolazione, come confermato dalle politiche guerrafondaie nei confronti della Russia che colpiscono i popoli europei. Emmanuel Macron incarna questa deriva.

Presentatosi come il volto della modernizzazione, ha portato avanti un'agenda economica favorevole agli interessi del capitale, indebolendo le protezioni sociali e trattando il dissenso come un problema di ordine pubblico. Dalle mobilitazioni dei gilet gialli alle proteste contro la riforma delle pensioni, la risposta del suo governo ha mostrato ripetutamente i limiti di un sistema incapace di ricostruire il consenso attraverso il confronto sociale. Quando le tensioni esplodono nelle periferie e nelle strade, il potere si rifugia nella retorica dell'autorità, invoca il ripristino dell'ordine e promette misure di sicurezza. Ma l'ordine pubblico non può diventare il paravento dietro cui nascondere il fallimento delle politiche economiche e sociali. Né la repressione può sostituire una strategia capace di affrontare le disuguaglianze, l'esclusione e l'assenza di prospettive che alimentano la rabbia. Questo non significa giustificare devastazioni, saccheggi o aggressioni.

Significa, piuttosto, rifiutare l'ipocrisia di chi condanna le conseguenze ignorando le responsabilità politiche che hanno contribuito a creare il terreno sul quale prospera il conflitto sociale. Difendere le istituzioni democratiche richiede anche di restituire loro credibilità, renderle davvero tali garantendo diritti, servizi pubblici e dignità a chi si sente abbandonato. Il governo Macron, invece, è intrappolato nelle contraddizioni del proprio modello. Da una parte, rivendica la necessità di uno Stato forte quando si tratta di reprimere il dissenso o procedere al riarmo; dall'altra, persegue una visione economica che riduce il ruolo dello Stato nella protezione sociale e subordina le politiche pubbliche alle esigenze del mercato. La crisi francese è dunque anche una crisi del neoliberismo europeo: un sistema che promette prosperità, ma produce insicurezza; celebra la libertà economica, ma restringe gli spazi di partecipazione popolare; invoca la responsabilità individuale, mentre sottrae a intere fasce della società gli strumenti per costruire il proprio futuro.

Macron può tentare di guadagnare tempo e presentare la questione come una semplice emergenza di sicurezza. Ma le contraddizioni che attraversano la Francia non scompariranno con qualche dichiarazione solenne o con un rafforzamento dell'apparato repressivo. Finché le istituzioni continueranno a difendere un modello economico che sacrifica la coesione sociale sull'altare del mercato, il malessere resterà. La vera emergenza francese non è soltanto il disordine nelle strade: è un sistema politico ed economico che ha progressivamente eroso le proprie basi sociali. E nessuna operazione di polizia potrà risolvere una crisi che nasce dall’avidità delle classi dominanti.

Milano a ferro e fuoco, il centrodestra attacca Sala: “Serve tolleranza zero, ma la sinistra cerca consenso tra i maranza”

18 October 2026 at 16:57

Le devastazioni nel centro di Milano diventano terreno di un durissimo scontro politico. Dopo la giornata di sabato 17 ottobre, segnata da violenze, saccheggi, danneggiamenti e scontri con le forze dell’ordine, le polemiche investono Palazzo Marino e i principali esponenti dei partiti milanesi. E mentre si susseguono le dichiarazioni di condanna e le accuse incrociate, anche domenica 18 ottobre si sono registrati nuovi disordini nel cuore della città, con gli assalti ai negozi Foot Locker e Champions di via Torino e il saccheggio di un supermercato Carrefour. Le forze dell’ordine sono intervenute in tenuta antisommossa, effettuando nuovi fermi e cariche tra il Carrobbio e piazza San Giorgio.

Al centro del confronto politico ci sono la gestione dell’ordine pubblico, le responsabilità delle violenze e il rapporto tra le proteste studentesche e i gruppi protagonisti degli scontri. Il sindaco Giuseppe Sala punta il dito contro l’insufficienza degli agenti impiegati sabato, mentre la Lega attacca duramente il centrosinistra, accusandolo di atteggiamenti troppo indulgenti nei confronti dei violenti. Dal Pd arrivano la condanna delle devastazioni e la richiesta di non criminalizzare gli studenti che manifestano pacificamente.

Sala: “Troppo pochi agenti in piazza, mai avuta questa sensazione di perdita del controllo”

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala, intervenuto a RTL 102.5 nel corso de “L’indignato Speciale”, ha espresso forte preoccupazione per quanto accaduto sabato, sostenendo che il dispositivo di sicurezza fosse insufficiente rispetto alla portata delle violenze. “Ieri in piazza troppo pochi agenti, è stato sottovalutato il momento”, ha dichiarato il primo cittadino. “Guardando le immagini, soprattutto quelle di piazza Duomo, ho visto una quantità di protestanti estremamente violenti e uno sparuto gruppo di poliziotti, messi in un angolo. Ora, io non ce l’ho con il questore, ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni giorno. Ma ho l’impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano per la gestione dell’ordine pubblico non fossero adeguate“.

Secondo Sala, sabato sarebbero stati presenti circa 200 poliziotti, un numero insufficiente per fronteggiare gruppi che si muovevano rapidamente e si dividevano in diversi punti del centro. “Le forze dell’ordine potevano essere di più: ieri questi poveri poliziotti erano pochi. La polizia ha cercato di far arrivare dei rinforzi in zona Duomo, ma non è semplicissimo. Quindi dobbiamo essere ancora più pronti”.

Il sindaco ha poi espresso il timore che quanto accaduto non sia destinato a rimanere un episodio isolato. “Sono molto preoccupato, temo che queste siano soltanto le prime situazioni che vedremo e che ce ne saranno altre simili”, ha affermato, precisando che “nessuno, io per primo, ha la minima volontà di giustificare la violenza”. “Sono sindaco da più di dieci anni e non ho mai avuto questa sensazione di perdita del controllo sulla violenza”, ha aggiunto Sala, esprimendo piena solidarietà alle forze dell’ordine. Quanto ai danni, il Comune sta procedendo a una ricognizione: “È giusto che i privati, ma forse anche il Comune, cerchino di rivalersi nei confronti di chi è responsabile”.

Sardone: “Novanta agenti medicati, Sala e Majorino fanno polemiche patetiche”

Durissimo l’attacco di Silvia Sardone, consigliera comunale e candidata sindaco indicata dalla Lega, che punta il dito contro il centrosinistra milanese. “Stando a quanto riferiscono le agenzie di stampa sono stati 90 gli agenti medicati negli ospedali, un numero enorme che è il frutto del combinato disposto sinistra istituzionale-devastatori di professione”, sostiene Sardone. “E il sindaco Sala e il suo aspirante successore cosa fanno? Alimentano patetiche polemiche invece di concentrarsi esclusivamente sui delinquenti in piazza”.

Per l’esponente leghista, le posizioni espresse dal centrosinistra sulla gestione della sicurezza in città ne comprometterebbero la credibilità. “Sono gli stessi che si opponevano a ogni blitz delle forze dell’ordine per ripulire la stazione Centrale gridando al razzismo, non hanno nessuna credibilità. Semmai è sempre più evidente il disprezzo che la sinistra ha delle divise”. Sardone accusa inoltre il centrosinistra di cercare consenso tra i gruppi coinvolti nelle proteste: “Questo tentativo di cercare consenso tra maranza di seconda generazione e antagonisti è molto pericoloso: è un attentato alla democrazia”.

E conclude: “Fa poi sorridere sentir derubricare il tutto a ‘pochi violenti di un corteo pacifico’. Il centro di Milano è stato messo sottosopra, ci sono danni pesantissimi, negozi distrutti e saccheggiati: menomale che i violenti erano pochi, altrimenti cosa doveva succedere? Doveva andare a fuoco il Duomo per far sì che Sala e Majorino condannassero senza reticenze gli scontri?”.

Majorino: “Violenza ingiustificabile, ma non si criminalizzino gli studenti”

Dal centrosinistra arriva la condanna degli episodi di violenza, accompagnata però dalla richiesta di distinguere le responsabilità dei gruppi violenti dalle ragioni delle mobilitazioni studentesche. “Gli episodi di violenza sono assolutamente ingiustificabili e vanno condannati fermamente”, ha dichiarato Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Regione Lombardia. “Nessuno può permettersi tuttavia di utilizzarli per criminalizzare le studentesse e gli studenti che da giorni stanno scendendo in piazza in modo assolutamente pacifico”, ha aggiunto Majorino, richiamando le questioni poste dai giovani nelle manifestazioni: il diritto alla casa, allo studio e, più in generale, al futuro.

Capelli (Pd): “La destra soffia sul fuoco, attacchi strumentali a Sala”

A difendere il sindaco e a replicare agli attacchi del centrodestra è anche Alessandro Capelli, segretario metropolitano del Partito Democratico milanese. “Siamo stati chiari fin dal primo momento: la violenza non è mai giustificabile e quello che è successo a Milano ci preoccupa molto. Ma ci preoccupa altrettanto l’atteggiamento di una destra che soffia continuamente sul fuoco, incapace di ascoltare le ansie, le paure e le rivendicazioni che arrivano dalle piazze”. Capelli legge le polemiche anche in chiave elettorale, alla luce della corsa verso le comunali del 2027. “Gli attacchi sguaiati del centrodestra al sindaco Beppe Sala dimostrano solo una cosa: in vista della campagna elettorale non hanno uno straccio di argomento o di proposta da offrire alla città”.

Il segretario dem chiama in causa direttamente il governo e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: “Il ministro Piantedosi è parte di un Governo che ha abbandonato le città da tempo e che, invece di investire sulla sicurezza reale nei nostri quartieri, ha preferito buttare via quasi un miliardo di euro nei centri in Albania”. Critiche anche al presidente del Senato Ignazio La Russa: “Rimane sorprendente il modo con cui Ignazio La Russa continua a interpretare il ruolo di Presidente del Senato. Ormai, purtroppo, non ci stupiamo più di nulla. Ma Milano merita rispetto e risposte serie, non la solita propaganda”.

Sala e il secondo giorno di devastazioni: “Condanna totale e nessuna comprensione”

“Sto vedendo in diretta quello che sta succedendo nel centro di Milano, con vetrine sfondate, negozi saccheggiati e cittadini impauriti. Voglio essere il più preciso possibile. Condanna totale rispetto a chi commette queste azioni criminali. Senza atteggiamenti comprensivi rispetto a comportamenti che lasciano poco spazio alla comprensione. In particolare per gli incidenti di oggi. Vorrei però che fosse chiaro che la mia richiesta di maggiori forze di Polizia in campo non ha intenti polemici ma è dettata dalla conoscenza della città. Preciso che ho dato istruzioni affinché la Polizia Locale, nel rispetto delle regole di gestione della sicurezza, faccia la sua parte fino in fondo, a sostegno delle forze di Polizia dello Stato”. Così il sindaco di Milano, Giuseppe Sala oggi.

Corbetta (Lega): “Milano rischia di diventare come Parigi, servono tolleranza zero e remigrazione”

Dal Consiglio regionale lombardo interviene Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega, che invoca un deciso cambio di passo nelle politiche sulla sicurezza. “Le immagini di guerriglia urbana nel cuore di Milano sono inedite e agghiaccianti. Maranza violenti, giovanissimi incappucciati, assalti alle forze dell’ordine, auto danneggiate, negozi saccheggiati e devastazioni. Non dobbiamo permettere che Milano e le nostre città diventino teatro di caos e violenze fuori controllo come a Parigi e in Francia”. Corbetta chiede al Pd e alle altre forze di sinistra di prendere nettamente le distanze dai responsabili degli scontri, sostenendo che “chi aggredisce la polizia e devasta le nostre città è un delinquente, non una vittima della società”.

“Servono pugno duro, certezza della pena e tolleranza zero”, prosegue il leghista, auspicando un ritorno di Matteo Salvini al Viminale “per dare una svolta alla sicurezza, con più controlli, tutela delle forze dell’ordine, espulsioni per gli stranieri pericolosi e politiche di remigrazione”.

Piscina (Lega): “Comune parte civile contro i devastatori, non paghino i milanesi”

Sul fronte delle conseguenze economiche e giudiziarie delle devastazioni interviene Samuele Piscina, segretario provinciale della Lega e consigliere comunale di Milano, annunciando due iniziative a Palazzo Marino. “Domani mattina, non appena apriranno gli uffici, depositerò un Ordine del Giorno in Consiglio Comunale per chiedere che il Comune di Milano si costituisca parte civile nei processi contro i responsabili, affinché a pagare il conto siano i criminali”, annuncia Piscina.

Il consigliere presenterà anche un’interrogazione urgente per chiedere una quantificazione dei danni arrecati al patrimonio pubblico, sostenendo che i costi delle devastazioni non debbano ricadere sui cittadini. Piscina attacca poi gli esponenti del centrosinistra, accusandoli di offrire giustificazioni indirette agli autori delle violenze. In particolare, chiama in causa Mario Calabresi e Pierfrancesco Majorino: “Non mi stupisce affatto che Mario Calabresi sia arrivato ad attaccare le Forze dell’Ordine e che Pierfrancesco Majorino non abbia proferito una sola parola di condanna: il loro è un vero e proprio tacito assenso a quanto fatto da maranza e centri sociali”. Un’accusa che si contrappone alla condanna esplicita delle violenze espressa dallo stesso Majorino.

Verri (Lega): “Chi giustifica le devastazioni paghi i danni di tasca propria”

Ancora più duro Alessandro Verri, capogruppo della Lega in Consiglio comunale, che prende di mira Lorenzo Paccini, accusandolo di aver giustificato le devastazioni. “Chi si scaglia contro il ministro Salvini e contro le forze dell’ordine, delirando su presunti pestaggi, vista la gravità delle proprie dichiarazioni, dovrebbe pagare di tasca propria i danni provocati”, afferma Verri. “Dal momento che si sente così solidale con chi ha pensato bene di trasformare Milano in un campo di battaglia, tiri fuori gli attributi e se ne assuma la responsabilità, tanto politica quanto economica, per i danni arrecati ai milanesi”.

Il capogruppo leghista definisce gli autori degli scontri “autentici rifiuti sociali, infiltrati tra gli studenti e mascherati da tali” e attribuisce al governo cittadino una responsabilità politica per quello che considera un clima di impunità. “Si raccolgono i frutti del buonismo di chi governa Milano da troppo tempo e ha lasciato passare un messaggio di sostanziale impunità, attirando un esercito di sfaccendati convinti di poter fare il bello e il cattivo tempo, forti di una certa protezione politica”, conclude.

Milano, nuove devastazioni domenica: assaltati negozi e supermercato in centro

Le dichiarazioni politiche raccolte nella giornata di domenica si riferiscono agli scontri di sabato, ma nel frattempo la situazione in città è tornata a precipitare. Nel pomeriggio del 18 ottobre centinaia di giovani si sono nuovamente radunati nella zona del Duomo, dividendosi in piccoli gruppi e spostandosi tra le vie del centro. In via Torino sono state prese di mira le vetrine di Foot Locker e Champions, mentre un supermercato Carrefour è stato assaltato e saccheggiato. Cestini, biciclette e monopattini sono stati rovesciati lungo le strade. Sono intervenuti agenti in tenuta antisommossa, con fermi nella zona del Carrobbio e una carica in piazza San Giorgio. Una cinquantina di persone sono state accompagnate in Questura per l’identificazione, secondo le prime informazioni. Due giornate consecutive di violenze che alimentano ulteriormente lo scontro politico sulla sicurezza a Milano, mentre restano da quantificare i danni complessivi e da accertare le responsabilità individuali dei partecipanti ai disordini.

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Nuova giornata di guerriglia a Milano, gruppi di giovani assaltano diversi negozi in Via Torino

18 October 2026 at 16:17

Per il secondo giorno consecutivo è guerriglia urbana a Milano. Centinaia di giovanissimi si sono dati prima appuntamento in piazza Duomo e poi hanno invaso via Torino. I negozi hanno iniziato subito ad abbassare le saracinesche.

I gruppi, composti da ragazzi in gran parte con i volti coperti, hanno infranto vetrine e pensiline del bus e lanciando per aria tutto quello che hanno trovato, dai secchioni dei rifiuti ai tavolini all’aperto dei bar. Un vero e proprio assalto si è consumato ai danni del supermercato Carrefour, che, dopo l’irruzione, è stato anche saccheggiato. Assaltati anche i negozi Footlocker e Champions della stessa via Torino.

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Milano nel caos, giovani di nuovo in piazza Duomo: vetrine distrutte e saccheggi

18 October 2026 at 16:12

Milano, giovani di nuovo in piazza Duomo: vetrine distrutte e saccheggi

Nuova giornata di tensione nel centro di Milano, il giorno dopo la guerriglia urbana che ha devastato le vie intorno al Duomo. Dopo un tam tam su TikTok, molti ragazzi, in gran parte giovanissimi, si sono dati di nuovo appuntamento in piazza Duomo. Sono state distrutte diverse vetrine, divelti pali e alzate barricate. In via Torino un negozio è stato preso d’assalto.

Gruppi di giovani si sono poi spostati nelle vie del centro lanciando sedie. Ci sono stati numerosi episodi di vandalismo e saccheggi in negozi e supermercati. I ragazzi dicono di voler protestare contro quanto sta accadendo, che considerano ingiusto.

Piazza Duomo è presidiata dalle forze dell’ordine, con diverse auto della polizia e agenti impegnati nei controlli. Nelle strade vicine gli agenti hanno iniziato a muoversi, ma finora non ci sono stati scontri. Secondo le prime notizie, almeno una cinquantina di giovanissimi sono stati bloccati e accompagnati in questura.

Milano, polizia in via Torino dopo devastazioni

Le forze dell’ordine con i reparti antisommossa della polizia di Stato e dei carabinieri e i blindati sono entrati in via Torino da entrambi i lati dopo dieci di minuti di devastazione nella strada. Al momento in piazza San Giorgio sono state bloccate meno di una decina di persone. La maggior parte dei giovani che hanno partecipato agli atti vandalici si sono allontananti utilizzando le vie laterali. La situazione al momento pare rientrata sotto controllo.

Milano, idranti in azione in piazza Duomo, petardi contro agenti

In piazza del Duomo e’ stato attivato l’idrante per disperdere un fronte di giovani che avevano iniziato a lanciare bottiglie e petardi contro lo schieramento dei reparti antisommossa a presidio della piazza.

Poco dopo il passaggio del mezzo della polizia e’ esplosa una potente bomba carta all’ingresso di piazza del Duomo. Ancora presenti decine di gruppetti di giovani che accompagnano con fischi il passaggio di polizia e carabinieri

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El papa sale del hospital cuatro días después de su operación y regresa al Vaticano

17 October 2026 at 15:47
El papa León XIV en una imagen de archivo

El papa León XIV ha salido este sábado del Hospital Policlínico Gemelli de Roma tras recibir el alta hospitalaria, cuatro días después de someterse a una operación para extirpar un tumor canceroso en el pulmón derecho. El pontífice regresa al Vaticano después de una evolución posoperatoria favorable y tiene previsto presidir mañana, domingo, el rezo del ángelus desde la ventana de su apartamento pontificio, en el Palacio Apostólico.

El papa abandonó el centro médico caminando con normalidad, sonriente y saludando a los pacientes y fieles congregados en la entrada principal del Gemelli. Antes de subir al vehículo que lo trasladó al Vaticano, se detuvo durante unos minutos para conversar con una niña y un familiar, en una breve despedida marcada por las muestras de afecto de quienes aguardaban su salida.

Antes de abandonar el hospital, el pontífice celebró a mediodía una misa en una sala habilitada en el área donde ha permanecido ingresado desde el martes 13 de octubre, jornada en la que fue intervenido quirúrgicamente. Su salida se ha producido antes de lo inicialmente previsto, ya que el Vaticano había apuntado a una hospitalización aproximada de una semana, siempre que la recuperación evolucionara favorablemente.

Los médicos han autorizado el alta después de comprobar los resultados de los análisis de sangre, una radiografía de tórax y el estado clínico general del pontífice. La evaluación médica ha concluido que León XIV podía continuar la recuperación fuera del hospital. La intervención se desarrolló sin complicaciones, según la información difundida por la Santa Sede.

Una operación para extirpar un adenocarcinoma pulmonar

La operación tuvo lugar el martes 13 de octubre y consistió en la extirpación del lóbulo inferior del pulmón derecho, afectado por un adenocarcinoma pulmonar, un tipo de cáncer que se origina en las células glandulares y constituye una de las formas más frecuentes de cáncer de pulmón.

La intervención duró aproximadamente 90 minutos, dentro de un procedimiento quirúrgico que se prolongó alrededor de tres horas en total. Los médicos confirmaron que la operación se completó según lo previsto y que el papa despertó con normalidad antes de regresar a su habitación, donde permaneció bajo observación.

Durante los días posteriores, la Santa Sede ha informado de una recuperación progresiva. El pontífice comenzó a retomar algunas de sus actividades cotidianas y mantuvo el contacto con su entorno de trabajo, pese a permanecer hospitalizado. La evolución favorable permitió adelantar su regreso al Vaticano.

No obstante, el alta hospitalaria no supone el final del seguimiento médico. Los resultados del análisis del tejido extraído durante la operación serán importantes para determinar con mayor precisión la extensión de la enfermedad y valorar si es necesario algún tratamiento adicional.

El ángelus, primera cita pública tras el alta

La oración del ángelus de este domingo 18 de octubre será el próximo compromiso público previsto del papa. Según ha comunicado el Vaticano, León XIV la rezará desde la ventana de su apartamento pontificio, una fórmula que le permitirá mantener esta cita habitual con los fieles sin necesidad de desplazarse a la plaza de San Pedro.

La agenda del pontífice había quedado parcialmente limitada durante su ingreso, después de que la Prefectura de la Casa Pontificia cancelara las audiencias y los actos públicos previstos hasta el 20 de octubre. Por el momento, la evolución de su recuperación será determinante para concretar el calendario de las siguientes actividades.

El regreso al Vaticano abre así una nueva fase de recuperación para León XIV, de 71 años, mientras los responsables médicos continúan evaluando su evolución tras la cirugía. La Santa Sede ha transmitido que el alta se ha concedido después de comprobar que su estado clínico permite proseguir la convalecencia fuera del hospital.

Devastazioni a Milano, 16 arresti e 22 denunciati dopo la guerriglia e gli scontri: 5 sono minorenni

18 October 2026 at 13:53

Le telefonate tra la Questura e la Procura di Milano si sono susseguite per tutta la giornata di sabato, mentre in centro si consumavano gli scontri e le forze dell’ordine portavano via i primi fermati. Ora, dopo le ore concitate della manifestazione, comincia il lavoro per ricostruire le responsabilità individuali nelle devastazioni che hanno segnato una delle giornate più violente degli ultimi anni in città. Dopo gli accertamenti in Questura: 16 persone, tra cui 5 minorenni, sono state arrestate e 22 denunce. In attesa del dato definitivo, il numero complessivo dei fermati viene stimato in circa 60, circa la metà dei quali minorenni.

Sabato in piazza erano presenti circa 5mila manifestanti. Le azioni violente sono andate avanti fino alle 22.30 e 72 persone sono state accompagnate in Questura per essere identificate e sottoposte agli accertamenti. Al termine delle verifiche sono scattati gli arresti: sette riguardano cittadini italiani, cinque stranieri e cinque minorenni. Un bilancio che si affianca a quello riferito dall’Adnkronos al Tribunale per i minorenni, secondo cui i minorenni arrestati sarebbero 11, tra cui una ragazza. Le cifre, ancora in fase di definizione, dovranno essere chiarite con il consolidamento dei dati. Le contestazioni sono pesanti: a seconda delle singole posizioni, si va dalla devastazione alle lesioni aggravate, fino alla resistenza a pubblico ufficiale. Almeno 90 agenti sono stati medicati negli ospedali milanesi, un bilancio che restituisce la portata degli scontri.

La Digos di Milano “sta procedendo a ulteriori accertamenti volti a identificare altri responsabili dei disordini e dei danni compiuti in centro città”. Un messaggio quello della Questura che sembra preludere, dopo le 72 persone accompagnate negli uffici di via Fatebenefratelli, ad arresti in flagranza differita. Si tratta della possibilità di procedere poco tempo dopo i fatti all’arresto, sulla base ad esempio di immagini e video che dimostrano la responsabilità di chi viene immortalato. Oltre alle telecamere che coprono ogni palmo di piazza Duomo e delle strade limitrofe, l’esplosione social della guerriglia – migliaia i video postati su TikTok sulla guerriglia urbana – potrebbero dare una grossa mano alle forze dell’ordine.

È stato notificato l’avviso di avvio del procedimento amministrativo volto per il Daspo Urbano a 19 tra le persone identificate

Le Procure al lavoro, lunedì le prime direttissime

Dalla Questura sono stati trasmessi aggiornamenti continui alla Procura guidata da Marcello Viola, in un confronto serrato che ha coinvolto anche la Procura per i minorenni. Alle informazioni raccolte durante la giornata seguirà ora l’invio degli atti relativi agli arrestati, insieme a una prima relazione con nomi e volti di chi avrebbe partecipato alle devastazioni in piazza Duomo. L’obiettivo è ricostruire la dinamica degli episodi e individuare anche chi ha agito senza legami con centri sociali o gruppi già conosciuti.

A seguire il caso sarà la pm di turno Giovanna Cavalleri, insieme al procuratore Viola, che sarebbe pronto a cointestarsi il fascicolo. Per i maggiorenni arrestati le prime udienze per direttissima potrebbero tenersi già domani. Tra loro ci sarebbero anche persone ospitate al Beccaria e in altre strutture.

Il saccheggio in corso Vittorio Emanuele

Tra gli episodi su cui si concentrano gli accertamenti c’è l’irruzione nel negozio Foot Locker di corso Vittorio Emanuele. Alcune delle persone fermate avrebbero preso parte al saccheggio e si sarebbero barricate all’interno del punto vendita quando sono arrivate le forze dell’ordine.

La ricostruzione dei fatti e l’esame degli atti dovranno ora consentire di distinguere le singole condotte e definire le responsabilità per le devastazioni. Dopo una notte di scontri e danneggiamenti, la partita si sposta nelle aule giudiziarie: le prime udienze potrebbero arrivare già nelle prossime ore, mentre prosegue il lavoro degli inquirenti per completare il quadro dei fermati e degli indagati.

Le altre città

A Bologna, dove al corteo hanno partecipato circa duemila persone, gli agenti hanno arrestato cinque minorenni, uno dei quali straniero, con accuse che comprendono resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e travisamento. Altri sette manifestanti sono stati denunciati. Nel corso degli scontri sono rimasti feriti 38 poliziotti e sei carabinieri, mentre alcuni mezzi di servizio sono stati danneggiati. Secondo il resoconto del Viminale, al corteo era presente un numero consistente di giovanissimi di origine straniera, molti con il volto coperto.

A Bergamo sono stati arrestati due maggiorenni e denunciati cinque minorenni. Un ragazzo con meno di 14 anni sarà segnalato al Tribunale per i minorenni dopo aver lanciato oggetti contundenti e petardi contro le forze dell’ordine. Due agenti hanno riportato contusioni.

A Torino, dove si sono radunate circa tremila persone, è stato arrestato un maggiorenne per resistenza a pubblico ufficiale. Tre minorenni sono stati trovati in possesso di bottiglie incendiarie, mentre altre tre ragazze sono state denunciate perché avevano petardi e un ordigno artigianale. Altri quattro minorenni sono stati fermati e fotosegnalati dopo essere stati bloccati in relazione al danneggiamento della libreria Feltrinelli nella stazione di Porta Nuova. A Brescia, infine, durante la manifestazione è stato colpito da una pietra anche il dirigente del servizio di ordine pubblico. Undici i manifestanti identificati, sei dei quali denunciati.

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Scontri in piazza, Piantedosi: “Sala radical chic”. Lui: “Decenza non guasta”. Meloni accusa “gruppi organizzati”

18 October 2026 at 11:13

Prima il sindaco di Milano Beppe Sala indica lo scarso numero di poliziotti in Piazza. Poi Piantedosi lo accusa sui social network di essere “un radical chic”. E il primo cittadino meneghino rimbecca: “la decenza non guasterebbe, nessuno può darmi dello snob sfaticato”. All’indomani delle violenze di piazza durante le manifestazioni contro il carovita, non è l’unita istituzionale la prima reazione dello Stato. A riprova, lo scontro verbale tra il ministro dell’Interno e il sindaco di Milano, teatro di guerriglie urbane appena 24 ore fa.

Le reazioni politiche

Intanto, Piantedosi ha annunciato l’apertura delle indagini sui violenti, senza sconti aio giovanissimi, mentre giungono i commenti politici dopo gli scontri con le forze dell’ordine, i negozi saccheggiati e i cassonetti incendiati nelle piazze italiane. Durante le manifestazioni contro il carovita, dopo le manifestazioni in Francia, gruppi violenti hanno innescato disordini e guerriglie urbane soprattutto a Milano, ma anche a Torino, Bologna, Firenze e in altre città minori. Con assalti alla polizia e lanci di oggetti davanti a stazioni e luoghi “sensibili”. Sui social network covava la protesta con una domanda diffusa: perché Oltralpe si protesta in Italia no? Salvini si concentra anche sulla responsabilità e sull’ammontare dei danni. Meloni punta il dito sull’organizzazione delle violenze. Un aspetto indicato anche dal responsabile del Viminale, che ha puntato il dito sui “professionisti del disordine”. Tra le loro fila anche giovanissimi sotto i 18 anni, ma “la minore età di alcuni protagonisti non può far pensare a una qualche forma di impunità”, ha avvisato Piantedosi. Dunque nessuno “sconto sulle responsabilità individuali, che saranno contestate in sede penale”. Il ministro ha ricordato “i numerosi arresti”, elogiando le forze dell’ordine, che “hanno garantito il diritto di manifestare con la consueta professionalità, intervenendo con equilibrio e accortezza nelle situazioni critiche”.

Piantedosi: “Sinistra non condanna i violenti”. Il sindaco: “Nessuno mi dipinge da snob sfaticato”

Il ministro non ha gradito, per usare un eufemismo, l’annotazione di Sala sulle forze dell’ordine, “troppo poche” a Milano: “Ha puntato il dito proprio contro le Forze di polizia che – secondo lui – sarebbero state in numero inadeguato per fronteggiare i tanti violenti in Piazza Duomo. È il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti”, ha accusato Piantedosi in un post sul social network X.

“A Piantedosi che mi equipara alla ‘sinistra radical chic’ dico che un pò di decenza non guasterebbe”, ha risposto Beppe Sala. “Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato”, ha aggiunto il sindaco piccato. Invitandolo alla collaborazione: “Pensi a fare la sua parte e eviti gli attacchi personal. Ricordandogli che ieri ho condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano – ha aggiunto -, gli dico che se lascia perdere le battute di cattivo gusto e intende lavorare insieme, io ci sono. Come sempre”.

Meloni: “Gruppi organizzati seminano il caos”. Salvini: “Vergognosa guerriglia”

Giorgia Meloni si schiera con le autorità di sicurezza e punta il dito contro “bande di teppisti“, rei di aver “messo a ferro e fuoco” le piazze italiane. “Ancora una volta, le donne e gli uomini delle Forze dell’Ordine hanno dovuto affrontare la violenza di delinquenti che, anche attraverso gruppi organizzati, sfruttano le manifestazioni per cercare lo scontro e seminare il caos”, ha dichiarato oggi la presidente del Consiglio. Concludendo: “A tutti loro va la mia piena solidarietà e un ringraziamento sincero”.

Matteo Salvini annuncia l’intenzione di riproporre “in Parlamento, dopo troppi ritardi causati da altri in passato, la proposta della Lega per introdurre una garanzia finanziaria a carico degli organizzatori delle manifestazioni a rischio, a copertura degli eventuali danni”. Sec0ndo il leader del Carroccio, insomma, i danni dei violenti dovrebbero essere pagati anche da chi scende in piazza pacificamente. “Manifestare è un diritto, devastare no. Chi rompe paga”, prosegue il leader. Gli scontri e le violenze di ieri? “Vergognose scene di guerriglia urbana“.

Bonelli: “Criminali nostri nemici e avversari. Il Viminale li identifichi, non spetta a noi”

Il leader di Europa Verde Angelo Bonelli condanna nettamente i violenti, “nostri nemici, nostri avversari, perché mettono non solo in secondo piano ma cancellano le legittime proteste”, intervenendo a margine dell’assemblea nazionale di Terra comune, a Roma. L’esponente di sinistra invita il ministero degli Interni a “identificare i criminali”, un compito che “non spetta a noi”. Poi critica i commenti della maggioranza: “una destra ignobile sta utilizzando e strumentalizzando contro noi quello che è accaduto ieri”. Bonelli sottolinea il lato pacifico della piazza, “la stragrande maggioranza”, con “ragazzi e ragazze contrapporsi a questi violenti. Ho visto una ragazza cercare di spegnere un incendio”. Chi sono gli autori dei disordini? “Non sappiamo chi sono queste persone”, ma aiutano “questa destra a cancellare il disastro economico e sociale che c’è nel paese”.

Anche il sindaco Sala sul rimborso danni: “Giusto rivalersi contro chi è responsabile”. E “forze dell’ordine poche e insufficienti”

Il primo cittadino di Milano sottolinea lo stessa tema di Salvini: chi paga “i danni significativi nel centro di Milano”? “E’ giusto che i privati, ma forse anche il Comune, cerchino di rivalersi nei confronti di chi è responsabile, senza attribuire colpe a nessuno”, ha dichiarato il sindaco a Rtl 102.5. Chiarendo: “Sto facendo fare una verifica”. Sul versante della sicurezza, secondo Sala “le forze dell’ordine potevano essere di più, ieri questi poveri poliziotti erano pochi”. Al cospetto di violenti “esperti del mestiere”, che “a un certo punto si sono divisi in vari gruppetti e poi non si è più riusciti a seguirli”. Il primo cittadino si dice “molto preoccupato”, perché di piazze così così violente “ce ne saranno”. Le istituzioni saranno preparate? “Ho l’impressione che il nostro questore non sia stato dotato di forze dell’ordine sufficienti”.

L’assessore La Russa: “Il campo largo ammicca alle rivolte. Sinistre alimentano tensioni e augurano gli scontri”

L’assessore alla sicurezza della giunta regionale lombarda, Romano La Russa (fratello del presidente del Senato Ignazio) punta il dito contro “esponenti della sinistra radicale e non solo”, che “da settimane si auguravano che nelle piazze italiane accadesse quanto già è successo in Francia, con violenti scontri di piazza, aggressioni alle forze dell’ordine e devastazioni di negozi e strade”. Secondo l’esponente di Fratelli d’Italia, “un clima di tensione che qualcuno a sinistra ha volutamente alimentato e che ieri è esploso a Milano con tutta la sua violenza”. I protagonisti delle “devastazioni”? Maranza e centri sociali, accusa La Russa, “tra i tanti, uno caro al Comune, il centro sociale Lambretta”. Infine, l’attacco “a chi, nel campo largo” del sindaco Sala, “ammicca a queste rivolte”.

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Il Mezzogiorno in strada con le ultime gocce di carburante

By: A A
18 October 2026 at 10:30

Dalle strade del Sud arriva una domanda che riguarda tutto il Paese: chi decide quanto costa produrre in Italia, e chi ne paga il prezzo quando la decisione viene presa altrove.

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Una mappa che segue l’energia

A metà ottobre, per un camionista siciliano, tenere il mezzo fermo nel piazzale costa meno che metterlo in strada. Con il gasolio intorno ai 2,40 euro al litro sull’isola, il Comitato autotrasportatori siciliani stima fra 700 e 900 euro di perdita al giorno per ogni camion. Il coordinatore Salvatore Bella l’ha detto senza giri di parole: «Oggi lavorare in perdita con il gasolio a 2,40 al litro non è più possibile». Ne è nato il fermo che va dalla mezzanotte del 16 ottobre al 20, senza cortei: i tir restano nelle aziende, i semirimorchi non vengono ritirati dai porti. In Calabria Fedralog ha fermato i mezzi negli stessi giorni, mentre la sezione trasporti di Confindustria Catania ha deliberato all’unanimità uno stop fino al 22.

Il fermo arriva dopo settimane di mobilitazione. Il 1° ottobre agricoltori e autotrasportatori hanno bloccato lo svincolo di Pizzo sulla A2; il 12 i trattori hanno presidiato le portinerie del polo industriale tra Augusta e Melilli, rallentando il carico delle autobotti, per iniziativa degli stessi produttori e senza sigle sindacali alle spalle. In Puglia i blocchi hanno impedito l’accesso delle autocisterne alla raffineria Eni di Taranto, a ridosso dell’ex Ilva, i cui lavoratori sono in sciopero dal 12 ottobre. Gli olivicoltori sommano al caro carburante il calo del prezzo dell’olio. Il 22 toccherà ai pescatori: giornata di sciopero nazionale e cento pescherecci a chiudere simbolicamente lo Stretto di Messina.

La geografia dei presìdi dice qualcosa che i comunicati non dicono. Raffinerie, porti, svincoli autostradali, lo Stretto: chi protesta va a colpire i nodi da cui passa l’energia, come se sapesse bene dove nasce il problema. E c’è un paradosso evidente. Il Sud ospita Augusta, Priolo, Taranto, cioè una parte rilevante della capacità di raffinazione del Paese, ma i produttori che vivono a pochi chilometri da quegli impianti non riescono più a pagarne il prodotto.

La guerra arriva alla pompa

Queste proteste sono la coda italiana di una crisi aperta lontano. I rincari sono partiti con la guerra in Iran e con le difficoltà di approvvigionamento dal Golfo: già a fine marzo, nel Siracusano, il gasolio agricolo era salito da 0,88 a 1,45 euro al litro.  A settembre la media nazionale del gasolio superava i 2,16 euro, 35 centesimi più di febbraio; il 12 ottobre il self costava in media 2,252 euro. La crisi di Hormuz, che finora abbiamo letto soprattutto come stress test per le petromonarchie e per i flussi finanziari del Golfo, ha anche una trasmissione verso il basso. Lungo la catena, ogni anello scarica il costo su quello successivo, finché arriva a chi non ha nessuno a valle: il piccolo autotrasportatore che non può ritoccare le tariffe, l’agricoltore che vende a prezzi fissati dalla grande distribuzione.

Le isole pagano due volte. Al carburante si sommano i noli marittimi, appesantiti dalle nuove regole ambientali sul trasporto navale, e i ritardi del Sea Modal Shift, l’ex Marebonus che dovrebbe compensare il costo del passaggio via mare da e per la Sicilia e la cui prima annualità non è stata pagata entro giugno. Le risposte arrivate finora agiscono sul prezzo alla pompa (tagli temporanei delle accise, il tetto annunciato da Eni sulla propria rete dal 28 settembre) e quasi mai sulla struttura dei costi. Per un trattore che brucia 300 euro di gasolio a mattina, uno sconto di 15 centesimi non cambia i conti.

Letta con gli strumenti dell’analisi dei sistemi-mondo, la vicenda ha una forma riconoscibile: gli shock esterni attraversano il centro e si depositano sulla periferia, che ha meno margini per assorbirli. Il Mezzogiorno funziona da periferia interna dell’Europa. Importa energia a prezzi di mercato globale, esporta prodotti agricoli in competizione con importazioni soggette a standard diversi, dipende da una logistica strada-mare che nessun incentivo pagato in ritardo riesce a rendere sostenibile. Su questo si innestano fragilità di lungo periodo come il credito difficile, lo spopolamento e l’arretramento dei servizi, che l’autonomia differenziata rischia di accentuare.

La copertura nazionale ha registrato i blocchi come cronaca del traffico più che come fatto politico. È una scelta che pesa: una protesta trattata come disagio stradale non obbliga nessuno a rispondere sul merito. Eppure il merito è chiaro. Un Paese che importa gli effetti delle guerre altrui senza strumenti propri per governare il costo dell’energia finisce per trasferirli sui territori e sulle categorie più deboli.

Per le prossime settimane gli indicatori da seguire sono pochi e osservabili: un intervento specifico sul gasolio agricolo e da autotrazione, il pagamento del Sea Modal Shift, l’eventuale proroga dei fermi oltre il 20 e il 22, la saldatura con lo sciopero dei pescatori. In assenza di misure, gli stessi promotori siciliani hanno già prospettato di proseguire. Se accadrà, sarà difficile continuare a chiamarla una vertenza di categoria.

Dalle strade del Sud arriva una domanda che riguarda tutto il Paese: chi decide quanto costa produrre in Italia, e chi ne paga il prezzo quando la decisione viene presa altrove.

“Le borse in vetrina qui costano quanto lo stipendio di mio padre. Questo è l’unico modo per farci sentire, lo facciamo anche per i nostri genitori”. Le parole di un manifestante 16enne tra le barricate di fuoco di piazza Duomo

18 October 2026 at 10:11

“La vedi la roba in quelle vetrine? Costa un mese di stipendio di mio padre che fa il ristoratore”. Y. ha sedici anni e parla al Fattoquotidiano.it di fronte a una barricata in fiamme a pochi passi dal Duomo. Sono le sette di sera di sabato pomeriggio e da quattro ore il centro di Milano è diventato il teatro di una guerriglia urbana. Davanti ci sono i tanti giovani, anzi giovanissimi. La generazione Zeta. Nati in Italia ma con origini variegate. La famiglia di Y. arriva dall’Est Europa ma per lui fa poca differenza. “Noi siamo italiani” racconta Y. mentre i tavolini dei bar e le bici elettriche vanno a fuoco: “Abbiamo deciso di fare questo perché vogliamo farci sentire e le manifestazioni pacifiche delle scorse settimane non hanno avuto valore”. La scintilla è partita oltralpe. “La Francia rappresenta l’inizio di una nuova rivolta, di un nuovo modo per farsi sentire” racconta Y. L’eco delle proteste degli studenti francesi è arrivato anche qui a pochi metri dalla Madonnina. Una manifestazione che è stata convocata sui social ed è viaggiata su Tik Tok, lontana dai radar. I motivi della protesta? “C’è chi non si può permettere la benzina, chi non si può permettere il cibo e chi non arriva a fine mese”. Non bastano più due stipendi. “I miei genitori lavorano, guadagnano tra i 1500 e i 2000 euro al mese, ma non riusciamo ad arrivare alla fine del mese”. Che cosa vuol dire? “Vuol dire comprare le cose al discount, comprare gli abiti dai negozi cinesi, a me piace viaggiare ma non posso, mi sento chiuso qui in questa città. E i miei genitori sono costretti a stringere la cinghia ogni volta che vanno a fare la spese”. Per loro le vetrine del centro di Milano sono piene di roba che costa “come un mese di stipendio dei loro genitori”. E sono proprio le vetrine dei negozi di abbigliamento sportivo come Foot Locker e Decathlon a venire saccheggiate dai manifestanti durante il pomeriggio di sabato. Il futuro? “Noi non siamo raccomandati. Ce lo dobbiamo costruire da soli. Non è facile ma ci ci proviamo”.

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Diplomatas europeus atacados por colonos na Cisjordânia

18 October 2026 at 09:26
Diplomatas da Bélgica, França e Polónia foram alvos de um ataque numa aldeia da Cisjordânia. IDF condenam colonos, mas Netanyahu fala em "campanha de difamação".

“Non siamo preparati, temo siano le prime prove di violenza”, il sindaco Sala dopo la guerriglia a Milano

18 October 2026 at 09:31

“La preoccupazione è altissima”. Il giorno dopo la guerriglia urbana che ha devastato il centro di Milano, Beppe Sala affida a Rtl 102.5 la sua inquietudine per quanto accaduto e per quello che potrebbe succedere nelle prossime settimane. Il sindaco condanna senza esitazioni le violenze della frangia di manifestanti che ha trasformato la protesta contro il caro vita in una giornata di scontri, ma solleva anche interrogativi sulla gestione dell’ordine pubblico e sulla capacità di affrontare manifestazioni sempre più difficili da prevedere.

“Totale solidarietà alle forze dell’ordine, io sono con loro”, afferma il primo cittadino, che non nasconde tuttavia le proprie perplessità sul numero degli agenti impiegati durante gli scontri. “Soprattutto in piazza Duomo si vede una quantità di protestanti e uno sparuto gruppo di poveri poliziotti in un angolo“, racconta. Poi la valutazione sulla gestione della piazza: “Ho l’impressione che si sia sottovalutato il momento e che le forze dell’ordine non fossero adeguate, ieri mi sembravano tanti contro pochi”.

Una sproporzione che Sala descrive anche attraverso le dimensioni del dispositivo presente in centro: “Circa 200 poliziotti, erano pochi“. Il sindaco precisa di non voler mettere in discussione il rapporto con i responsabili della sicurezza: “Io non ce l’ho con il questore, e ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni santo giorno”. Ma la sua impressione, ribadisce, è che “si stia sottovalutando il momento” e che le forze disponibili alla questura di Milano non fossero adeguate a fronteggiare quanto accaduto.

“Queste sono le prime prove che vedremo”

La preoccupazione del sindaco non riguarda soltanto le ore di guerriglia appena trascorse. A inquietarlo è soprattutto la possibilità che le violenze siano il segnale di una fase più difficile, in cui le piazze diventano imprevedibili e i gruppi più aggressivi riescono a prendere il sopravvento sulle manifestazioni. “Spazi di protesta che non sono decifrabili” si stanno manifestando, osserva Sala, “in tante città del mondo”. E la prospettiva di nuove tensioni lo induce a lanciare un avvertimento: “Dobbiamo essere più pronti, temo siano prime prove di violenza, si rischia tutti contro tutti”.

Il sindaco torna sulle difficoltà incontrate durante gli scontri, quando gruppi di manifestanti si sono staccati dal corteo principale e si sono dispersi in diverse zone del centro. Una dinamica che rende più complicato il lavoro delle forze dell’ordine e che, secondo Sala, impone di ripensare la capacità di risposta. “La polizia ha cercato di far arrivare degli idranti in zona Duomo e non è semplicissimo, noi dobbiamo essere ancora più pronti”, spiega. Poi aggiunge: “Io sono solo molto preoccupato che queste sono le prime prove che vedremo”.

Parole che accompagnano la condanna netta delle devastazioni. “È una violenza che io non ho la minima volontà di giustificare“, sottolinea Sala, tornando a esprimere solidarietà agli agenti impegnati negli scontri e a chi ha dovuto affrontare una situazione che il sindaco descrive come difficile da controllare.

La distinzione tra chi protesta e chi devasta

Nel ragionamento del primo cittadino c’è anche la necessità di evitare che la responsabilità delle violenze venga estesa indistintamente a tutti i partecipanti alle manifestazioni. Sala invita a distinguere i gruppi che hanno danneggiato la città dalle persone in piazza senza provocare disordini. La protesta contro il caro vita, dunque, non può essere identificata automaticamente con la guerriglia che ha segnato il centro. Il problema, nella ricostruzione del sindaco, è anche la complessità di cortei nei quali gruppi differenti possono separarsi, disperdersi e agire autonomamente, rendendo più difficile prevenire gli scontri.

Resta però la sensazione di una perdita di controllo che Sala dice di non aver mai provato prima, nonostante gli anni trascorsi alla guida della città e le numerose manifestazioni affrontate. “Questa sensazione di non controllo della piazza” è, per il sindaco, uno degli elementi più preoccupanti della giornata.

L’allarme sui social: “Si rischia che ci si faccia giustizia da sé”

Accanto alla gestione dell’ordine pubblico, Sala richiama un secondo rischio: quello che la rabbia per le devastazioni si trasformi in una reazione incontrollata anche fuori dalle strade teatro degli scontri.

“Ieri sera mi segnalavano dei post social che identificavano alcuni dei ragazzi vicini alla protesta…”, racconta il sindaco. Il timore è che la diffusione di nomi e informazioni personali alimenti iniziative di ritorsione: “Noi non siamo preparati e temo anche che all’interno della comunità poi inizi il tutti contro tutti”. La pagina in questione beceri 4.0, dopo i messaggi intimidatori, in storie successive ha lasciato intendere che fosse una provocazione. Il riferimento è ai contenuti circolati online dopo la guerriglia, compresi messaggi che indicavano presunti responsabili e indirizzi, accompagnati da inviti a raggiungerli. Quei post sono stati successivamente presentati scherno nei confronti della sinistra, con un contrordine che ha alimentato ulteriori interrogativi sulle intenzioni di chi li aveva diffusi.

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Nomi e indirizzi dei presunti responsabili delle violenze a Milano su Instagram: minaccia o provocazione? “Qualcuno ci è cascato”

18 October 2026 at 09:06

La guerriglia urbana che sabato 17 ottobre ha devastato il centro di Milano lascia strascichi anche sui social network. Dopo gli scontri, le vetrine infrante, i negozi saccheggiati e gli incendi che hanno segnato il pomeriggio della città, online sono comparsi messaggi di minaccia rivolti a persone accusate di aver partecipato alle violenze. Tra questi, un contenuto pubblicato dalla pagina Instagram “Cori beceri 4.0”, che conta oltre 20mila follower, nel quale si annuncia l’intenzione di rintracciare alcuni presunti responsabili, coinvolgendo anche le loro famiglie.

“Molti sappiamo chi sono, nome, cognome e indirizzo, Vi prenderemo uno per uno a partire dai genitori per proseguire con voi”: è il passaggio più esplicito del messaggio, accompagnato da insulti rivolti a persone con cognomi stranieri accusate di aver distrutto Milano. La pagina ha inoltre pubblicato un elenco di nomi, cognomi e indirizzi, invitando gli utenti a contribuire ad ampliarlo.

La vicenda non si limita alla diffusione dei nominativi. In una storia successiva, la stessa pagina ha chiamato in causa i quartieri di Affori e Comasina, con un messaggio che invita a raggiungere alcune persone per affrontarle. Nel testo si fa riferimento anche al possibile arrivo della polizia e si aggiunge: “Quindi niente armi, niente lame, bastano le mani in caso di difesa“. Successivamente sulla stessa storia è comparso anche un contrordine e la frase su ronde mai evocate: “… Compagni era tutto finito. Nomi compresi eppure qualcuno ci è cascato in pieno contribuendo a diffondere una storia senza verificare nulla. Un ringraziamento speciale alle pagine con cui collaboriamo quotidianamente che si sono esposte. Alla prossima polemica, compagni”

Le parole pubblicate delineano un clima di intimidazione ma anche quello della provocazione e della polemica sotto forma di minacce o presunte tali che si inserisce nella tensione seguita agli scontri di sabato. Nel centro di Milano, la manifestazione nata per protestare contro il caro vita e il costo dei carburanti era stata travolta dall’azione di gruppi di giovanissimi, con sassaiole, bombe carta, lanci di bottiglie e pietre, vetrine distrutte e arredi urbani incendiati. Il bilancio provvisorio parla di circa sessanta fermati, più della metà minorenni, e almeno 25 feriti, nessuno in gravi condizioni.

Le prime ricostruzioni degli episodi hanno descritto una composizione eterogenea dei gruppi coinvolti, con giovani di origine straniera e italiani arrivati dalle periferie, dall’hinterland e da altre province. Le etichette utilizzate nel dibattito pubblico, tuttavia, non bastano a definire le responsabilità individuali né a identificare automaticamente chi abbia preso parte alle devastazioni.

È in questo contesto che la pubblicazione online di nomi e indirizzi e gli inviti a raggiungere persone in specifici quartieri assumono un significato ulteriore. Alle violenze nelle strade si aggiunge il rischio che le accuse diffuse sui social alimentino iniziative di ritorsione al di fuori di qualsiasi accertamento delle responsabilità. O servano come esca per innescare polemiche ulteriori.

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“Esistono entità che ci guidano. Se credo ai fantasmi? Non lo so, ma ho avuto esperienze paranormali”: la confessione di Deva Cassel

18 October 2026 at 09:00

Tra atmosfere oniriche, sedute spiritiche e il palcoscenico dell’Opéra Garnier, Deva Cassel fa il suo debutto da protagonista sul grande schermo. Alla Festa del Cinema di Roma, l’attrice ventiduenne ha presentato L‘amore immortale (in uscita per 01 Distribution), una rilettura cinematografica del classico Il fantasma dell’Opera di Gaston Leroux. Un progetto che ha richiesto mesi di allenamento per calzare le scarpette da ballo, ma che l’ha attratta fin dal primo momento per la sua forte componente sovrannaturale. Un tema verso il quale Cassel confessa un’intima e inaspettata connessione.

Il legame con l’occulto e le forze invisibili

Interrogata sulla dialettica tra reale e soprannaturale che permea la pellicola, l’attrice non si sottrae e svela un lato personale legato all’invisibile. “Se credo ai fantasmi? Non lo so, ma mi piace pensare che esistano entità e forze più grandi di noi, capaci di guidarci”, confessa Cassel. Una fascinazione che affonda le radici in episodi vissuti in prima persona: “Ho avuto esperienze quasi paranormali e, quando mi hanno proposto questo progetto, ero molto interessata a come Alexandre volesse mettere in scena questo aspetto”.

La regia di Alexandre Castagnetti asseconda questo mistero, ma ne ribalta le prospettive tradizionali. Il regista ha infatti scelto di narrare la vicenda interamente dal punto di vista della giovane protagonista, “trasformando il mito di Orfeo in mito di Euridice”, con l’obiettivo di “sottolineare la forza delle donne”, portando finalmente le eroine al centro della scena.

La danza come disciplina e libertà

Nel film, Cassel interpreta Anastasia Marescu, una ragazza che dalle montagne della Romania riesce ad accedere alla prestigiosa compagnia dell’Opéra di Parigi, ritrovandosi subito coinvolta nella messa in scena di un’opera maledetta, L’Orpheus di Ernest Dupré. Prima di affrontare il valzer per la serie Il Gattopardo, l’attrice non aveva mai studiato danza. Per calarsi nel ruolo di Anastasia, si è sottoposta a tre mesi di studio costante, affiancata dalla sua controfigura e dall’attrice Laïka Blanc-Francard.

“Serve molta disciplina. E costanza”, ammette ripensando alla preparazione. “È stato un lavoro da zero, ogni giorno più interessante. Mi ha aiutato a trovare una coscienza della fisicità che prima non avevo, una sincronizzazione tra il corpo e la mente. Il movimento ti regala libertà, Anastasia di prova in prova si lascia andare”. Una fisicità culminata nelle scene finali del balletto, girate dal vero all’interno dell’Opéra Garnier e rese complesse dalla presenza dell’acqua, elemento centrale legato al lago sotterraneo in cui si nasconde il fantasma.

La gestione della pressione e l’insegnamento dei genitori

Al centro del racconto gotico si snoda anche l’amore impossibile tra la ballerina e lo spettro pianista (interpretato da Julien de Saint-Jean). Un sentimento che per l’attrice muta forma con il tempo: “L’amore assoluto è qualcosa difficile da definire. Credo cambi con l’età. Per me è sinonimo di ascolto e pazienza, in modo incondizionato. Il vero regalo — me l’hanno insegnato i miei genitori — non è essere amato ma amare”.

E proprio dalla famiglia, Monica Bellucci e Vincent Cassel, ha ereditato gli strumenti per gestire il peso delle aspettative e l’invadenza della fama. “Certo, l’esposizione è molto forte, può essere invasiva”, riconosce. “Ma i miei mi hanno insegnato a trovare tempo e modo per isolarmi, credo tutti ne abbiamo bisogno. Mi hanno ripetuto più volte: prenditi i tuoi tempi, anche i silenzi. Non c’è sempre bisogno di spiegare tutto“.

Una barriera protettiva che le permette di affrontare i set cinematografici con lucidità e senza soccombere alle dinamiche di rivalità, diversamente da quanto accade alla sua Anastasia. L’ambiente del cinema, osserva, si è rivelato meno insidioso rispetto alle sue esperienze precedenti: “Il cinema lo è meno, anche rispetto alla moda dove ho iniziato e dove ho imparato molto. Io, semmai, la competizione la sento con me stessa: sei tu che devi metterti in gioco“. E il gioco, per Deva Cassel, continuerà presto con un nuovo ruolo da protagonista: sarà Maria di Nazareth nel film Zero A.D. diretto da Alejandro Monteverde.

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Scontri Milano. Capone (UGL): “Pieno sostegno alle Forze dell’Ordine”

18 October 2026 at 08:41

“Esprimo, a nome dell’UGL, piena solidarietà e profondo apprezzamento alle Forze dell’Ordine, impegnate a fronteggiare i gravissimi episodi di violenza che hanno sconvolto il centro di Milano. A loro va il nostro plauso per la professionalità, il senso del dovere e l’impegno con cui garantiscono la sicurezza dei cittadini, anche in situazioni di estremo pericolo”. Lo dichiara Paolo Capone, Segretario Generale dell’UGL, commentando gli scontri avvenuti in piazza Duomo, dove una manifestazione contro il carovita è degenerata in episodi di guerriglia urbana, con aggressioni agli agenti e danneggiamenti.

“Siamo di fronte a fatti inaccettabili, che nulla hanno a che vedere con il diritto di manifestare e di esprimere liberamente il proprio dissenso. Lanciare pietre, oggetti in metallo, devastare le strade e mettere a rischio l’incolumità delle persone non è protesta, è violenza che deve essere condannata senza ambiguità. Non possiamo tollerare che le nostre città diventino teatro di scontri e che chi indossa una divisa sia costretto a mettere a repentaglio la propria vita per garantire l’ordine pubblico. Il diritto di manifestare – ribadisce Capone – è un principio fondamentale della democrazia, ma non può trasformarsi in un pretesto per aggredire lo Stato e calpestare i diritti degli altri cittadini. È necessario che i responsabili di questi gravi episodi vengano identificati e chiamati a rispondere delle proprie azioni, nel rispetto della legge. Rivolgiamo un ringraziamento sincero alle Forze dell’Ordine per il lavoro svolto e ribadiamo la necessità di garantire loro tutto il sostegno istituzionale e gli strumenti necessari per operare in sicurezza. Difendere chi difende i cittadini significa tutelare la legalità, la convivenza civile e le fondamenta stesse della nostra democrazia”, conclude Capone.

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Milano dopo la guerriglia urbana: vetrine in frantumi e danni. Una sessantina di fermati di cui la metà ragazzini e 25 feriti

18 October 2026 at 08:20

Milano si risveglia lentamente, mentre la città prova a cancellare i segni della guerriglia urbana che sabato 17 ottobre ha trasformato il centro in un campo di battaglia. Le strade sono state ripulite, i tavolini dei bar tornano al loro posto e qualcuno si adopera per rialzare transenne e biciclette rovesciate. Ma le vetrine sfondate, i negozi saccheggiati e gli arredi bruciati raccontano ancora una giornata di violenza che, almeno nelle dimensioni raggiunte, nessuno sembrava aspettarsi.

Il bilancio è ancora provvisorio. Sono circa sessanta i giovani fermati, più della metà minorenni, mentre i feriti sono almeno 25, nessuno in gravi condizioni. Tra loro figurano anche appartenenti alle forze dell’ordine, una decina secondo una prima ricostruzione, mentre altri resoconti riferiscono di almeno quattro agenti feriti. Le cifre definitive sono attese nelle prossime ore, ma il quadro restituisce già la portata degli scontri: una città investita per tutto il pomeriggio da una violenza che ha rapidamente travolto la manifestazione contro il caro vita e il costo dei carburanti.

Da corteo contro il carovita a guerriglia urbana

La protesta era nata per denunciare l’aumento del costo della vita, il prezzo della benzina e la pressione fiscale. La manifestazione principale, organizzata da Italia in piazza, è stata però progressivamente oscurata dall’azione di gruppi di giovanissimi che si sono mossi in modo frammentato, senza un coordinamento riconoscibile e in piccoli nuclei. Secondo la ricostruzione della polizia, centinaia di ragazzi sono arrivati dalle periferie milanesi, dall’hinterland e anche da altre province. Tra loro giovani di origine straniera e italiani, molti con il volto coperto. La protesta ha così cambiato natura, lasciando spazio a sassaiole, bombe carta, lanci di bottiglie e pietre, transenne utilizzate come ostacoli e cestini dei rifiuti incendiati.

Le prime cariche di alleggerimento, iniziate in via Broletto, hanno innescato una sequenza di inseguimenti e arretramenti tra le forze dell’ordine in assetto antisommossa e i manifestanti. La polizia ha dovuto ripiegare in attesa di rinforzi, mentre gli scontri si allargavano a diverse zone del centro.

Piazza Duomo sotto assedio

Il simbolo della giornata resta piazza Duomo, occupata da centinaia di giovanissimi vestiti di nero. Sotto il lancio di bombe carta, bottiglie e transenne, gli agenti sono stati costretti ad arretrare. La piazza è diventata teatro degli scontri, fino alle immagini delle fiamme e dei turisti che continuavano a scattare fotografie e selfie anche mentre intorno si consumava la guerriglia.

Per contenere la situazione, la polizia ha circondato l’area con una ventina di mezzi, tra cellulari e jeep del reparto mobile. Ma il gruppo iniziale si è disperso in diversi rivoli, riproponendo lo stesso copione in altri punti della città: lacrimogeni, pietre lanciate contro le forze dell’ordine, vetrine distrutte e arredi urbani dati alle fiamme. Anche in serata la tensione non era del tutto rientrata: un gruppo ha circondato una volante della polizia, prima di essere bloccato e fermato.

I danni più evidenti alle attività commerciali si concentrano lungo corso Vittorio Emanuele II, una delle principali strade dello shopping, e in via Mazzini. La conta è ancora in corso: alle vetrine infrante si aggiungono i negozi saccheggiati, i tavolini divelti e i cestini bruciati. Un inventario ancora incompleto, destinato a restituire nelle prossime ore una misura più precisa delle conseguenze materiali della giornata.

I feriti e i fermati

Negli ospedali sono stati medicati almeno 25 feriti. Nessuno risulta grave, ma tra le persone coinvolte ci sono giovani manifestanti e agenti. Una ragazza ha riportato una ferita alla testa, mentre altri ragazzi sono rimasti in ospedale per accertamenti. Anche sui volti di alcuni poliziotti sono rimasti i segni degli scontri.

Il numero dei fermati, attualmente intorno alla sessantina, potrebbe aumentare. La metà, secondo le prime informazioni, è minorenne. Un dato che contribuisce a definire il profilo di una giornata in cui la violenza è stata esercitata soprattutto da giovanissimi.

Nei resoconti della giornata ricorrono etichette come “maranza” e “giovani di seconda generazione”. Ma queste definizioni, da sole, non spiegano chi fossero i partecipanti né le ragioni della loro presenza. I cognomi italiani tra quelli dei fermati testimoniano, del resto, una composizione che non si lascia ricondurre a una sola origine. Secondo la ricostruzione riportata, molti dei ragazzi che hanno devastato il centro vivono tra Milano e il suo hinterland.

La differenza rispetto alle devastazioni del primo maggio 2015, durante le proteste contro Expo, è evidente anche nel racconto degli episodi: allora la città era stata messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati, mentre questa volta a emergere è stata l’azione di nuclei di giovani che si sono mossi senza un coordinamento apparente.

La città riparte, ma la ferita resta

Già dalla sera di sabato, alcuni cittadini si sono messi al lavoro per sistemare quello che era stato rovesciato. Tavolini rotti da spostare, transenne da rialzare, biciclette da rimuovere dalle strade: piccoli interventi che hanno accompagnato il tentativo di restituire al centro il suo volto abituale. Domenica mattina i tavolini dei bar erano di nuovo pronti ad accogliere i clienti e i turisti.

La normalità, però, non cancella le domande lasciate dagli scontri. Per il sindaco Giuseppe Sala, le ragioni della protesta erano comprensibili, ma “le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”. Il primo cittadino ha invitato la politica a scegliere se strumentalizzare quanto accaduto per ottenere consenso oppure affrontare con saggezza un momento storico difficile.

La condanna del governo è stata altrettanto netta. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ribadito che manifestare è un diritto, ma che “mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è»” chiedendo alle opposizioni di non essere ambigue.

Le polemica sulle minacce dopo gli scontri

Alla violenza nelle strade si è aggiunta quella delle minacce online o presunte tali, perché a un certo punto l’autore dei post parla di “polemica” e ringrazia chi ci è cascato. La pagina Instagram “Cori beceri 4.0”, seguita da oltre 20mila persone, ha pubblicato un messaggio intimidatorio rivolto ai giovani accusati di aver distrutto Milano. Nel testo si afferma che alcuni utenti conoscerebbero nomi, cognomi e indirizzi dei presunti responsabili e si minaccia di andare a cercarli, coinvolgendo anche i loro genitori.

La pagina ha inoltre diffuso un elenco di nominativi e indirizzi, invitando altri utenti a contribuire. In una storia successiva è stato lanciato un appello a recarsi nei quartieri di Affori e Comasina per affrontare alcune persone, con un riferimento alla possibile presenza della polizia e all’uso delle mani in caso di difesa. Successivamente sulla stessa storia è comparso anche un contrordine e la frase su ronde mai evocate: “… Compagni era tutto finito. Nomi compresi eppure qualcuno ci è cascato in pieno contribuendo a diffondere una storia senza verificare nulla. Un ringraziamento speciale alle pagine con cui collaboriamo quotidianamente che si sono esposte. Alla prossima polemica, compagni”.

Sono messaggi che aprono un ulteriore fronte di tensione, oltre quello dei danni materiali e delle responsabilità per gli scontri, ma anche quello della provocazione e della polemica sotto forma di minacce. Mentre la città torna lentamente alla normalità e attende il bilancio definitivo di feriti, fermi e devastazioni, resta il rischio che la rabbia della giornata si trasformi in nuove intimidazioni. Milano si rimette a lucido, come già accaduto dopo altre giornate difficili. Ma questa volta, dietro le vetrine da riparare e le strade ripulite, rimane una domanda più difficile da archiviare: come una manifestazione contro il carovita sia potuta diventare, nel giro di poche ore, una guerriglia capace di travolgere il centro della città.

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Claro para la voz, poco apto para la música: así suena el mayor anfiteatro romano de Hispania

Treinta y cinco mil espectadores. Esa es la capacidad que los autores de un nuevo estudio atribuyen al anfiteatro romano de Itálica, en Santiponce (Sevilla), y en aquellas gradas no había ni un altavoz. Lo que ocurría en la arena tenía que llegar al público sin ayuda de aparatos, y hasta ahora había pocos estudios […]

Milano dopo la guerriglia: la città si sveglia con il centro devastato. 50 manifestanti fermati, 25 i feriti: ecco la conta dei danni

18 October 2026 at 07:43

Guerriglia a Milano, la conta dei danni: 25 feriti e 50 fermati

Il centro di Milano ha passato la notte a fare i conti con il pomeriggio di scontri di sabato, seguito al corteo “Italia in piazza” contro il carovita, che ha portato in strada oltre 5mila persone. Il sindaco Giuseppe Sala ha definito ingiustificabili le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città. Nel pieno del sabato di acquisti, con turisti in fuga e piazza Duomo evacuata, a pagare sono stati soprattutto negozi e arredi urbani.

I danni

Il caso più grave è San Babila, dove un gruppo ha sfondato a colpi di mazza le vetrine del Foot Locker: in pochi minuti il punto vendita è stato saccheggiato. In corso Vittorio Emanuele è stata danneggiata la Nike, con la vetrina frantumata, e ci sono danni anche alla Rinascente. Un altro negozio della stessa via è stato svaligiato. Vandalizzato anche il Decathlon di Cairoli. In Galleria Vittorio Emanuele II i negozi del lusso hanno abbassato le saracinesche con clienti e commessi chiusi all’interno. In Piazza Duomo, un cantiere è stato dato alle fiamme, così come un bagno chimico. Sul selciato restano vetri rotti, tavolini rovesciati, cantieri ribaltati e oggetti lasciati nella fuga. I manifestanti hanno anche attaccato un’auto dei Carabinieri e danneggiato alcuni furgoni blindati.

Leggi anche: Guerriglia a Milano, le reazioni. Meloni: “Le opposizioni condannino”. Salvini: “Marciume sinistro”. Sala: “Violenze ingiustificabili”

Tra via Broletto, via Bossi, via Torino e via Speronari risultano danneggiate le pensiline Atm, i dehors e le vetrate ai primi piani di alcuni palazzi storici. Danneggiati anche i segnali stradali, così come cestini e panchine, lanciate sedie e transenne. Per ore sono rimaste chiuse le fermate metro Duomo, M1 e M3.

Il bilancio aggiornato è di 25 feriti, tra cui 10 appartenenti alle forze dell’ordine. Circa 50 i manifestanti fermati e portati in questura, quasi la metà minorenni, secondo fonti qualificate. Per le accuse e gli eventuali arresti bisognerà aspettare le decisioni della Procura. È stato attivato un hub legale per i giovani fermati. Secondo la ricostruzione della polizia, molti ragazzi sarebbero arrivati dalle periferie, dall’hinterland e da altre province, organizzandosi autonomamente in piccoli gruppi dopo un richiamo circolato su TikTok.

Fuori Milano

A Bologna, dove gli scontri si sono concentrati vicino alla stazione, sono stati arrestati 4 minorenni per resistenza aggravata, 7 persone denunciate, 10 accompagnate in questura e 40 identificate, con almeno 21 agenti feriti. A Torino è stata saccheggiata una Feltrinelli a Porta Nuova.

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