❌

Normal view

Trump: “Anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione. Se l’Europa non chiude i confini è finita”

19 October 2026 at 21:07

“Come in Francia anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione“. Anche Donald Trump ha detto la sua su quanto sta accadendo in Europa, con varie proteste tra Francia e Italia per il caro vita. Lo ha detto parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. “Francia e Italia sono paesi peggiori di quello che erano”, ha aggiunto. “Se l’Europa non chiude i confini è finita”, ha detto ancora il tycoon, ponendo l’accento su quanto accaduto a Milano lo scorso weekend, con diversi negozi devastati e saccheggiati, con le violenze che hanno riguardato soprattutto la zona di Piazza Duomo e dintorni. “È una polveriera pronta a esplodere, è molto triste per me assistervi – ha detto ancora Trump – Noi abbiamo chiuso le frontiere, non entra nessuno e stiamo facendo uscire tutte queste persone. Tutti quelli che sono entrati illegalmente se ne stanno andando“.

I numeri degli interventi di polizia in Italia dell’ultimo fine settimana comprendono 32 arrestati, di cui 13 stranieri e 23 minorenni, e 28 denunciati, tra i quali 15 stranieri e 23 minorenni. Per 174 delle persone accompagnate in Questura è scattato invece il fermo di prevenzione di polizia, introdotto dal decreto sicurezza del 2026, all’articolo 11 bis. Un quadro che riporta al centro il tema della partecipazione di giovanissimi agli episodi di violenza e delle difficoltà nel contenere gruppi mobili e frammentati. La procura di Milano ha chiesto il carcere per sei maggiorenni devastazione e resistenza aggravata per le violenze di sabato, stessa richiesta per altri cinque maggiorenni per quanto avvenuto domenica.

In Francia, invece, sono 2.513 i fermi di polizia effettuati in Francia dall’inizio delle proteste degenerate in caos e devastazioni questo fine settimane, 67 le persone incarcerate: è quanto ha riferito in serata il ministro francese della Giustizia, Gérald Darmanin, intervistato da TF1. Il Guardasigilli ha inoltre annunciato di aver inviato “una direttiva a tutte le procure di Francia, chiedendo di procedere con una qualificazione giuridica legata alla criminalità organizzata”. Ciò consentirà, in particolare, di estendere la durata dei fermi da 48 a 72 ore e di ricorrere a strumenti quali la geolocalizzazione e le intercettazioni telefoniche: questo permetterà di stabilire “dove si trovavano le persone nel momento in cui venivano saccheggiati i negozi o attaccate le sedi municipali”.

L'articolo Trump: “Anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione. Se l’Europa non chiude i confini è finita” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Marracash sulle proteste a Milano: “Aspettavo questa reazione da tempo, siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”

19 October 2026 at 20:13

Uno per le proteste e le devastazioni al centro di Milano tra sabato e domenica, l’altro per le proteste contro il caro carburanti in Puglia. Anche Marracash e Kid Yugi scendono in campo in giorni di tensione in Italia, tra le manifestazioni nel sud Italia e quelle per il caro vita al nord. “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose“. È il finale di un post su Instagram di Marracash, che si è schierato a proposito delle devastazioni nel centro di Milano di sabato e domenica. “Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente. Certo, rispetto chiunque cerchi di far sentire la propria voce con ogni mezzo, ma dal canto mio ho sempre creduto che l’impegno e l’autorevolezza si dimostrino e guadagnino nel tempo. Attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro, oltre ovviamente a ciò che diciamo e facciamo tutti i giorni, non solo in una storia o un post nei momenti critici“, ha scritto il rapper milanese.

Marracash ha poi proseguito: “Semplicemente questo non è il mio canale preferito. Lo sono i testi, la musica, i concerti, le interviste. I social per me sono un ufficio stampa. Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto”, ha aggiunto. “Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose“, ha concluso il rapper.

Dopo una serie di commenti di critiche e indignazione, Marracash ha commentato il suo stesso post scrivendo: “A tutti gli indignati sotto questo post, io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni. Cambiate artista. La violenza va condannata ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale. Per una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente. Esistono molte forme di violenza”.

Francesco Stasi – in arte Kid Yugi -, invece, ha parlato della “sua” Puglia, dove negli ultimi giorni ci sono state diverse proteste per il caro carburanti: “Sono appena rientrato a Massafra e mi è stato riferito per filo e per segno tutto quello che è successo in questi giorni. Strade bloccate, supermercati vuoti, stazioni di benzina senza neppure una goccia di carburante, file interminabili di camionisti e agricoltori che chiedevano in ginocchio tutele che gli son state negate e la dignità di cui sono stati privati. Tutto questo nel silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni e dei media tradizionali. Lo stato italiano è ormai uno stato fallito. Il patto sociale è stato infranto”, ha spiegato il rapper.

Poi la conclusione del suo pensiero nella storia Instagram: “La classe politica non è più serva del popolo (premettendo ingenuamente che lo sia mai stata, ma in questo momento più che mai la contraddizione è lapalissiana) bensì è prostituita a tutti i poteri sovranazionali che la finanziano e la manovrano. Mi fate schifo, la mia gente non merita questo, la Puglia non merita questo, il meridione non merita questo. Però so che prima o poi scoprirete cosa meritate voi, e sarà troppo tardi per fare ammenda“.

L'articolo Marracash sulle proteste a Milano: “Aspettavo questa reazione da tempo, siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Milano, il presidio del centrodestra finisce a schiaffi. Uno dei partecipanti colpisce un contestatore: “Torna nel deserto”

19 October 2026 at 19:26

Il presidio del centrodestra unito contro “maranza e centri sociali” finisce a schiaffi. Verso le 18 in piazza San Carlo iniziano a radunarsi gli esponenti di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi Moderati. Reggono uno striscione “Maranza e centri sociali: pene esemplari per questi criminali”. C’è il presidente del Senato Ignazio La Russa, l’eurodeputata Letizia Moratti e la candidata sindaca leghista Silvia Sardone che posa dietro allo striscione dei giovani leghisti: “Vi remigreremo tutti”. Ed è proprio quando viene srotolato lo striscione che un gruppetto di ragazzi che passano da lì inizia a contestare il presidio: “Voglio proprio vedere quando rimarranno qua solo i maranza italiani – dice un ragazzo – perché i maranza non sono solo arabi, ma anche italiani. e chi dice nulla per loro”. La risposta di alcuni dei presidianti non tarda ad arrivare: “Torna nel deserto, lavati”. Il gruppo viene portato lontano dalla polizia e la tensione sale. Il presidente del Senato La Russa lascia la piazza scortato e dice ai contestatori: “Andate via, occhio che vi menano”. I contestatori rispondono dandogli del “burattinaio”. E poco dopo uno dei partecipanti al presidio tira uno schiaffo e aggredisce i contestatori.

L'articolo Milano, il presidio del centrodestra finisce a schiaffi. Uno dei partecipanti colpisce un contestatore: “Torna nel deserto” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Scontri a Milano, Mattarella: “Violenze esplose in modo inatteso da soggetti inediti, occorre un’analisi approfondita”

19 October 2026 at 18:12

“Occorre un’analisi intelligente e approfondita” per delle violenze che arrivano da “soggetti inediti“. A dirlo è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo sul tema degli scontri e della guerriglia urbana che ha interessato nel weekend, in particolare, la città di Milano. I soggetti inediti sono quei giovani – molti dei quali minorenni, anche 12enni – protagonisti delle devastazioni nel capoluogo lombardo. Il Capo dello Stato affronta l’argomento nel corso del suo intervento all’Assemblea nazionale delle province italiane.

Mattarella ha parlato della necessità di elaborare “un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti, condizione quest’ultima che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili”. Presidente della Repubblica che ha espresso anche la sua solidarietà agli agenti: “È un servizio che passa dalla garanzie di sicurezza dei nostri comuni e dei nostri borghi dove ogni violenza è inaccettabile: alle forze dell’ordine va la piena solidarietà”, ha sottolineato.

Mentre il Capo dello Stato parla della necessità di “analisi approfondita” e di “attenta vigilanza”, la seconda carica dello Stato scende invece in piazza. Ignazio La Russa, infatti, ha preso parte a Milano al presidio del centrodestra a sostegno delle forze dell’ordine, dei commercianti danneggiati e dei cittadini. “Chi ci mette il però aizza le piazze” così come “chi liscia il pelo a una protesta violenta e chi non la condanna fino in fondo”, ha dichiarato il presidente del Senato parlando con i giornalisti in piazza San Carlo, a poca distanza dal Duomo. La Russa ha citato anche le frasi Mario Calabresi, candidato sindaco a Milano: “Quando si condanna la violenza non ci vuole nessun però, si condanna la violenza punto”, ha detto l’esponente di Fdi.

L'articolo Scontri a Milano, Mattarella: “Violenze esplose in modo inatteso da soggetti inediti, occorre un’analisi approfondita” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Prototipi di Futuro”, in Assolombarda la mostra sull’innovazione tecnologica di Fondazione Fiera Milano

19 October 2026 at 18:00

Un viaggio nella storia dell’innovazione tecnologica e del suo impatto sul lavoro e sulla vita quotidiana, dalle macchine industriali agli elettrodomestici, dalle telecomunicazioni all’automazione. È il percorso proposto da “Prototipi di Futuro. Macchine, brevetti, invenzioni, tecnologia e desideri alla Fiera di Milano”, la mostra realizzata e curata da Fondazione Fiera Milano in collaborazione con Assolombarda, inaugurata alla presenza dei rispettivi presidenti Giovanni Bozzetti e Alvise Biffi.

Attraverso fotografie d’archivio, manifesti pubblicitari e immagini di macchinari provenienti dall’Archivio Storico di Fondazione Fiera Milano, l’esposizione ripercorre le grandi trasformazioni tecnologiche che hanno attraversato il Novecento, raccontando come invenzioni un tempo avveniristiche siano progressivamente entrate nella quotidianità. L’iniziativa si inserisce nel programma di CES Unveiled Milan, prima tappa italiana di “Road to CES”, il percorso internazionale di avvicinamento al Consumer Electronics Show di Las Vegas, e trova spazio nella sede di Assolombarda, luogo simbolo del sistema produttivo lombardo.

Bozzetti: “Questo il valore delle fiere: rendere l’innovazione visibile”

“Le immagini del nostro Archivio raccontano il momento in cui le persone incontravano per la prima volta la tecnologia che avrebbe cambiato il loro lavoro e le loro abitudini. Oggi, mentre l’intelligenza artificiale apre una nuova fase di trasformazione, questa storia ci aiuta a comprendere il valore delle fiere: rendere l’innovazione visibile, permettere alle imprese di mostrarne le applicazioni e alle persone di conoscerne le possibilità. La Fiera di Milano è da oltre un secolo uno dei luoghi principi in cui l’Italia può mostrare al mondo la propria straordinaria capacità di innovare“, dichiara Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano. Il valore dell’esposizione, sottolinea Bozzetti, non è soltanto storico, ma riguarda anche la capacità di collegare l’esperienza del passato alle sfide tecnologiche contemporanee: “Presentare questa mostra in Assolombarda, in occasione di CES Unveiled Milan, significa riconoscere il contributo delle imprese alla crescita del territorio e portare anche fuori dagli spazi della manifestazione il confronto sul cambiamento tecnologico. Il nostro archivio diventa così uno strumento per interrogare il passato e avvicinare i cittadini ai temi dell’innovazione”.

Biffi (Assolombarda): “Ogni progresso diventa realtà quando incontra le imprese”

“La mostra “Prototipi di Futuro” racconta come l’innovazione abbia trasformato, nel tempo, il lavoro e la vita quotidiana, ricordandoci che ogni progresso nasce da un’intuizione, ma diventa realtà quando incontra le imprese e si traduce in applicazioni concrete – commenta Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda -. È anche un viaggio nella cultura d’impresa, fatta di capacità di immaginare il futuro, investire nella ricerca e trasformare le idee in opportunità di crescita e sviluppo. Una cultura che appartiene profondamente al territorio e che, attraverso il dialogo tra industria, tecnologia e società, ha contribuito a costruire la nostra competitività. Oggi, con l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, siamo di fronte a un’altra grande trasformazione. La sfida è accompagnarla, favorendone la diffusione nel sistema produttivo e mettendo le persone nelle condizioni di coglierne le opportunità. Come ci ricorda questa mostra, innovare significa guardare avanti, ma anche saper valorizzare le esperienze e le competenze costruite nel tempo. In questo percorso, Milano e il Quadrilatero di Assolombarda hanno tutte le carte in regola per continuare a essere un laboratorio di innovazione e un punto di riferimento internazionale”.

La mostra “Prototipi di Futuro. Macchine, brevetti, invenzioni, tecnologia e desideri alla Fiera di Milano” è visitabile gratuitamente a partire da oggi, 19 ottobre, al 29 gennaio 2027 presso la lounge di Palazzo Assolombarda, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19.30.

L'articolo “Prototipi di Futuro”, in Assolombarda la mostra sull’innovazione tecnologica di Fondazione Fiera Milano proviene da Affaritaliani.it.

Nasce “Officina AI”: Milano diventa Zona di Innovazione e Sviluppo per l’Intelligenza Artificiale

19 October 2026 at 15:43

È stata firmata la delibera che dà il via alla fase due della Zona di Innovazione e Sviluppo (ZIS) di Milano dedicata all’Intelligenza Artificiale, che prende il nome di “Officina AI”. Promossa da Assolombarda, attuale capofila, la ZIS vedrà MADE Competence Center assumere il ruolo di hub e soggetto gestore. È un partenariato pubblico-privato che riunisce oggi 19 partner per accompagnare le imprese, in particolare le PMI, dall’avvio di progetti AI fino alla loro industrializzazione. L’annuncio è stato dato dal presidente di Assolombarda, Alvise Biffi, dall’Assessore Regionale allo Sviluppo Economico, Guido Guidesi, da Marco Taisch, Presidente di MADE.

L’occasione per l’annuncio è stato il convegno “AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale”, organizzato da Assolombarda in collaborazione con Regione Lombardia e MADE e che ha messo a confronto imprese, ricerca e istituzioni sul passaggio dell’AI dal digitale all’azione nei processi produttivi. Dall’AI generativa all’AI agentica fino alla physical AI, cioè sistemi capaci di percepire, decidere e agire grazie a robotica, sensori e automazione, con la presentazione di robot e applicazioni concrete con prototipi, video, simulazioni ed esperienze interattive. Le conclusioni sono state affidate ad Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda, Giovanni Bozzetti, Presidente di Fondazione Fiera Milano, e Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Biffi (Assolombarda): “Fare del nostro territorio la fabbrica dell’AI”

“Milano oggi fa un passo concreto verso l’obiettivo che abbiamo indicato all’Assemblea Generale: fare del nostro territorio la fabbrica dell’AI – ha detto Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda. – Perché noi non vogliamo limitarci ad adottare la tecnologia: vogliamo contribuire a costruirla, a partire dalla physical AI, dove la nostra manifattura e la nostra meccatronica sono un vantaggio unico in Europa. Nel Quadrilatero di Assolombarda l’industria attiva più di 44 miliardi di valore aggiunto l’anno, ben il 45% del totale lombardo e l’11% nazionale. I numeri ci dicono che la strada è giusta: in meno di due anni le nostre imprese con progetti di AI sono passate da meno di una su cinque a una su due. Ma il divario tra grandi imprese e PMI è ancora ampio, ed è qui che la ZIS deve fare la differenza: portare l’AI nelle piccole e medie imprese, insieme alle competenze per usarla. Lo stiamo già facendo con forgIA, l’ecosistema digitale condiviso e sicuro che abbiamo promosso per mettere a valore i dati industriali e sviluppare applicazioni concrete, nel rispetto della sovranità del dato e della proprietà intellettuale delle imprese: la forgia in cui la fabbrica dell’AI prende forma. La ZIS, è la dimostrazione – conclude il presidente Biffi – di come la Grande Milano sappia fare sistema: istituzioni, università, grandi aziende, startup e formazione insieme, in un partenariato pubblico-privato che mette l’AI al servizio delle persone e della produttività. Questa è la strada migliore per generare benessere diffuso sul nostro territorio.”

Taisch (MADE): “Creare un luogo in cui l’innovazione diventa pratica quotidiana”

“Per le imprese, e per le PMI in particolare, la questione non è più capire se l’AI funzioni, ma come portarla dentro i processi e farle produrre risultati misurabili – ha commentato Marco Taisch, Presidente di MADE – Competence Center Industria 4,0 -. È in questo passaggio, dal progetto pilota all’industrializzazione, che MADE metterà a disposizione della Zona di Innovazione e Sviluppo neocostituita la propria esperienza, in qualità di hub e soggetto gestore. Lo faremo partendo da ciò che sappiamo fare: dalla nostra fabbrica dimostrativa, dove le aziende possono vedere in azione le tecnologie prima ancora di investire; dagli ambienti di sperimentazione protetti, come quelli del nodo italiano di AI-MATTERS, che coordiniamo; dai percorsi di formazione costruiti sui fabbisogni delle imprese. ‘Officina AI’ si inserisce in un ecosistema che stiamo costruendo, con Assolombarda e altri prestigiosi soggetti istituzionali, per fare di Milano una delle capitali mondiali dell’AI. Un grande sistema di competenze di cui fanno parte forgIA, AI4I e Euro-FMX, uno dei due progetti flagship della Commissione europea. Tutto ciò è di estrema importanza, perché nessuna tecnologia, tanto meno l’AI, si rivela utile senza persone in grado di governarla e senza contesti in grado di abilitarla. Grazie ad Assolombarda, agli atenei coinvolti e tutti i partner, ‘Officina AI’ ha le carte in regola per diventare il luogo in cui l’innovazione smette di essere una promessa e diventa pratica quotidiana delle fabbriche del territorio”.

Guidesi (Regione Lombardia): “Valorizzare le vocazioni e le competenze dei territori lombardi”

“La strategia delle Zone di Innovazione e Sviluppo nasce dalla volontà di valorizzare le vocazioni e le competenze dei territori lombardi, mettendo a sistema imprese, università e centri di ricerca per rafforzare la competitività dell’intero sistema produttivo – ha dichiarato l’Assessore regionale allo Sviluppo economico, Guido Guidesi -. Con questa nuova ZIS proseguiamo un percorso che punta a creare un distretto manifatturiero di produzione dell’intelligenza artificiale, favorendo il trasferimento tecnologico e accompagnando le imprese nell’affrontare le sfide del futuro. Vogliamo creare le condizioni affinché le eccellenze dei nostri territori possano continuare a crescere, attrarre investimenti e generare nuove opportunità di sviluppo e occupazione qualificata, soprattutto per le nuove generazioni”.

Mantoan (Città metropolitana di Milano): “Sostenere le imprese milanesi in un contesto sempre più competitivo”

“Da subito abbiamo creduto in questa proposta in coerenza con gli obiettivi della nostra amministrazione: sostenere le imprese milanesi in un contesto globale sempre più competitivo, fare in modo che l’innovazione digitale diventi un’opportunità per tutti e non un privilegio per pochi, mettere al centro la qualità del lavoro e delle competenze – ha aggiunto Giorgio Mantoan, Consigliere Delegato allo Sviluppo Economico della Città metropolitana di Milano -. L’ammissione alla seconda fase è il risultato del lavoro di squadra tra istituzioni, imprese e realtà della ricerca: questa è la strada giusta. La Città metropolitana di Milano è pronta a fare la sua parte. Ora comincia il lavoro più importante: l’obiettivo è tradurre questa candidatura in crescita, lavoro di qualità e opportunità per tutto il territorio”.

Il mercato italiano dell’AI e il ruolo di Milano

La ZIS AI nasce per riconoscere e consolidare Milano come principale ecosistema italiano per l’adozione, la sperimentazione e lo sviluppo industriale dell’Intelligenza Artificiale. Il mercato italiano dell’AI ha raggiunto nel 2025 un valore stimato di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50% sul 2024. L’adozione nelle imprese accelera, ma resta disomogenea. Secondo l’indagine condotta da Assolombarda con il Politecnico di Milano, su 700 aziende del Quadrilatero di Milano, Monza e Brianza, Lodi e Pavia, il 49% ha oggi progetti di AI attivi, contro meno del 20% di fine 2024, e un ulteriore 18% prevede di avviarli a breve. Il divario per dimensione però resta ampio: 79% tra le grandi imprese, 48% tra le medie, 41% tra le piccole e 40% tra le microimprese.

Milano, oltre che capitale italiana dei servizi knowledge intensive, è il cuore di un grande polo manifatturiero, capace di integrare settori tradizionali e storicamente radicati del Made in Italy con filiere ad alto potenziale strategico e di sviluppo. Nel Quadrilatero di Assolombarda nel manifatturiero ci sono 34 mila imprese con 347 mila addetti che attivano un valore aggiunto industriale di più di 44 miliardi di euro. In particolare, la meccatronica conta 13,4 mila unità locali, quasi 120 mila addetti e 36 miliardi di euro di export annuo. L’area concentra, quindi, ben il 40% delle unità locali, il 25% degli addetti e il 42% delle vendite estere della meccatronica lombarda, nonché l’11%, il 7% e il 13% di quella italiana. A questa solida base industriale il Quadrilatero aggiunge il primato nell’innovazione, ospitando più di 2,5 mila startup innovative, il 22% di tutte quelle attive in Italia. È questa combinazione, unica nel Paese, a rendere Milano il territorio più maturo per ospitare la ZIS sull’Intelligenza Artificiale e per continuare ad attrarre investimenti, talenti e capitali.

Al centro c’è una piattaforma aperta in cui imprese, università e startup progettano, testano e validano soluzioni AI in contesti industriali reali. La ZIS combina IA fisica, generativa e agentica e le applica a diversi ambiti produttivi. Un pilastro specifico è dedicato alle competenze, con percorsi di formazione, upskilling e reskilling che rafforzano il legame tra scuola, università e industria.

Il partenariato copre l’intera catena del valore dell’AI: ricerca, sperimentazione, formazione, trasferimento tecnologico, incubazione di startup e supporto all’industrializzazione. Ne fanno parte, oltre ad Assolombarda e MADE, Città Metropolitana di Milano, Camera di Commercio Milano Monza Brianza Lodi, le università Politecnico di Milano, Università Bocconi, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Milano-Bicocca, grandi imprese tecnologiche, PMI innovative, soggetti dell’ecosistema dell’innovazione ed enti di formazione. La partecipazione è aperta anche agli altri atenei del territorio. Il progetto nasce sin dall’inizio con l’importante collaborazione di AI4I, l’Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale per l’Industria.

Il convegno “AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale” con Matteo Zoppas (ICE)

Il convegno “AI e Physical AI, l’impatto nel mondo reale”, si è aperto con i saluti di Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia. Matteo Zoppas, Presidente dell’Agenzia ICE, è intervenuto sul tema “Intelligenza artificiale e competitività: la sfida delle imprese italiane sui mercati globali”, mentre Marco Taisch, Presidente di MADE – Competence Center Industria 4.0 e docente del Politecnico di Milano, ha accompagnato il pubblico con l’intervento “dall’AI generativa all’AI integrata nei processi decisionali e operativi”.

Lo sguardo si è allargato alle prospettive future con “The next stage of AI”, la relazione di Tarek Zohdi, Professor e Director of the Richmond Field Station della UC Berkeley, e le esperienze dirette delle imprese, con Coco Robotics, Fincantieri e Multiply Labs. Spazio quindi alla tavola rotonda “Come creare un ecosistema di eccellenza sull’AI”, con Marina Brambilla, Rettrice dell’Università degli Studi di Milano; Fabrizio Grillo, Presidente di Federated Innovation; Federica Ingrosso, Senior Specialist Relazioni Esterne di SIMEST; Fred Parietti, Co-Founder e CEO di Multiply Labs; Stefano Venturi, Special Advisor Intelligenza Artificiale e Transizione Digitale di Assolombarda.

L'articolo Nasce “Officina AI”: Milano diventa Zona di Innovazione e Sviluppo per l’Intelligenza Artificiale proviene da Affaritaliani.it.

Guerriglia a Milano, Biffi (Assolombarda): “Ridurre il malcontento offrendo prospettive di crescita”. VIDEO

19 October 2026 at 15:33

Condanna delle violenze che hanno sconvolto Milano nel fine settimana, solidarietà ai commercianti colpiti dalle devastazioni, ma anche una riflessione sul ruolo che le imprese possono svolgere per offrire nuove opportunità alle giovani generazioni. È la posizione espressa dal presidente di Assolombarda Alvise Biffi, intervenuto lunedì 19 ottobre a margine della presentazione della Zona di Innovazione e Sviluppo (Zis) di Milano dedicata all’intelligenza artificiale.

“Prima di tutto ovviamente condanniamo qualsiasi forma di violenza ed esprimiamo solidarietà a tutti i commercianti che hanno subito pesanti danni”, ha dichiarato Biffi, ricordando di aver già manifestato personalmente la propria vicinanza al presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

Biffi: “L’impresa, insieme alla scuola, è uno strumento di mobilità sociale”

Il presidente di Assolombarda ha quindi allargato il ragionamento alle condizioni sociali ed economiche che possono alimentare il malcontento giovanile, sottolineando la necessità di offrire prospettive concrete attraverso il lavoro e la formazione. “Come ho detto anche in assemblea, prima che ci fossero i problemi manifesti, l’impresa insieme al sistema educativo è l’unico elemento di mobilità sociale”, ha spiegato. Secondo Biffi, investire nell’innovazione industriale e nello sviluppo tecnologico significa anche creare nuove possibilità di crescita professionale per le giovani generazioni. “Se noi creiamo industrie di avanguardia, siamo centro della frontiera dell’innovazione e dello sviluppo, possiamo essere un ascensore sociale per i giovani che trovano nelle nostre imprese le opportunità di esprimere il talento dopo averlo imparato a scuola“, ha osservato.

Un ruolo che, nella visione del presidente degli industriali, lega strettamente il sistema produttivo a quello dell’istruzione, con l’obiettivo di valorizzare le competenze e consentire ai ragazzi di costruire il proprio futuro attraverso opportunità professionali qualificate.

Salari e costo della casa: “Due leve per aumentare il potere d’acquisto”

Accanto alla formazione e al lavoro, Biffi ha richiamato l’attenzione su due questioni considerate decisive per la qualità della vita a Milano: le retribuzioni e il costo dell’abitare. “La casa è uno dei temi che incide di più sul nostro territorio nelle remunerazioni base“, ha sottolineato, evidenziando come le spese abitative rappresentino un ostacolo soprattutto per chi percepisce gli stipendi più bassi. Per affrontare il problema e rendere il territorio maggiormente attrattivo per i talenti, il presidente di Assolombarda indica due possibili linee di intervento nel breve periodo. La prima riguarda la produttività: “Alzando la produttività si ha più margine per adeguare i salari”. La seconda è legata agli investimenti nel settore abitativo, con un maggiore sostegno pubblico capace di incentivare anche l’intervento delle aziende. Biffi ha ricordato che il piano di Assolombarda per la casa prevede contributi pubblici che potrebbero mobilitare due miliardi di euro di maggiori investimenti da parte delle imprese. L’obiettivo è intervenire contemporaneamente sul livello delle retribuzioni e sulle spese che incidono maggiormente sui bilanci familiari.

“Ridurre il malcontento sociale offrendo prospettive di crescita”

Per il presidente di Assolombarda, la risposta alle tensioni sociali non può quindi esaurirsi nella gestione dell’emergenza, ma deve comprendere politiche capaci di migliorare concretamente le condizioni economiche e le prospettive dei giovani. L’aumento della produttività, il rafforzamento dei salari e gli investimenti nell’abitare possono contribuire, secondo Biffi, ad “aumentare il potere d’acquisto e ridurre quelli che sono i malcontenti sociali dando prospettive di crescita e di mobilità sociale che solo attraverso l’industria possiamo garantire”.

L'articolo Guerriglia a Milano, Biffi (Assolombarda): “Ridurre il malcontento offrendo prospettive di crescita”. VIDEO proviene da Affaritaliani.it.

Scontri a Milano, fermati diversi giovani. Parla un papà: “Se mio figlio ha sbagliato, pagherà. Mi vergogno”

19 October 2026 at 14:12

Amarezza, incredulità e rabbia tra i genitori dei minorenni fermati dopo gli scontri e gli episodi di violenza che hanno interessato Milano. Davanti alla Questura di via Fatebenefratelli, madri e padri hanno atteso per ore notizie dei propri figli, molti dei quali usciti soltanto dopo una lunga permanenza negli uffici di polizia. A raccogliere le loro testimonianze è stato il Corriere della Sera, che ha raccontato le storie di famiglie italiane e straniere accomunate dallo stesso sentimento di smarrimento.

Tra loro c’è Ltaief, un padre tunisino che vive in Italia da quattro anni e che si è presentato in Questura per aspettare i suoi due figli, di 17 e 16 anni. Accompagnato da un amico che lo aiuta con le traduzioni, mostra sul telefono un video di TikTok in cui uno dei ragazzi viene portato via dagli agenti. “Oggi dovevano andare a scuola, non so che hanno fatto. Mi avevano detto che andavano in Duomo”, racconta. La stessa incredulità emerge dalle parole degli altri genitori. Una madre spiega che il figlio le aveva detto di trovarsi in centro con un amico e di essersi imbattuto nel caos delle manifestazioni. Un altro padre racconta di averlo cercato la sera precedente, scoprendo soltanto che si trovava con gli amici nel centro di Milano.

Particolarmente dolorosa la testimonianza di una donna ucraina, arrivata in treno da Monza dopo aver saputo dell’arresto del figlio. “Mi ha chiamato alle 9, mi ha detto di essere stato arrestato”, racconta in lacrime. Secondo la madre, era la prima volta che il ragazzo si recava a Milano con il suo gruppo di amici. “Lui studia. E ora è in carcere. Dobbiamo pagare anche un avvocato. Non so cosa deve fare”, aggiunge.

All’uscita dalla Questura, le reazioni dei genitori sono diverse. C’è chi accoglie il figlio con un duro rimprovero e chi cerca di capire cosa sia realmente accaduto. Alcuni ragazzi raccontano di aver trascorso molte ore in una cella condivisa con altri fermati, ricevendo acqua, cibo e un numero di coperte che, secondo la loro testimonianza, non sarebbe stato sufficiente per tutti. Una coppia di Melegnano ha scoperto che il figlio si trovava in Questura grazie alla geolocalizzazione del telefono. “Ieri sera ho visto che era in questura e siamo venuti. Stamattina alle 5.30 mi ha chiamato per farsi portare il documento, ma non sappiamo niente”, spiegano i genitori. Tra le testimonianze raccolte dal Corriere della Sera c’è anche quella di un padre di origine romena, che vive in Italia da trent’anni. Seduto in un bar davanti alla Questura, esprime tutta la propria delusione: “Mi spacco la schiena al lavoro tutti i giorni e mi vergogno ora a venire qua dopo 30 anni in Italia. Se mio figlio ha sbagliato, pagherà. Sono deluso da lui“.

L'articolo Scontri a Milano, fermati diversi giovani. Parla un papà: “Se mio figlio ha sbagliato, pagherà. Mi vergogno” proviene da Affaritaliani.it.

La Famiglia Cartonati conquista il popolo dei social: nuove gag, dialetto brianzolo e risate senza filtro

19 October 2026 at 13:59

Ezia, Graziello e Mimmo portano sui social una quotidianità ruspante, tra dinamiche di coppia, cognati e avventure in camper. «Il regista? È Mimmo!». Poi la confessione: il sogno è diventare una serie animata. C’è chi sui social cerca la luce perfetta, l’inquadratura perfetta e, possibilmente, anche una famiglia perfetta. Poi arrivano i Cartonati e mandano all’aria il salotto buono del web. Con il dialetto brianzolo, le schermaglie quotidiane e quella capacità di far nascere una gag dove gli altri vedrebbero soltanto l’ennesima discussione di coppia. Ezia, Graziello e Mimmo, ovvero la Famiglia Cartonati, hanno scelto di portare online il materiale comico più abbondante e meno costoso che esista: la vita di tutti i giorni. Basta saperla guardare. E, soprattutto, avere qualcuno accanto che sappia rispondere a tono.

Le loro piccole sitcom giocano proprio su questo: caratteri che si conoscono benissimo, dialoghi che prendono una piega imprevedibile, situazioni nelle quali è facile riconoscere un pezzo di casa propria. Magari con un accento diverso. Ma certe dinamiche di coppia, si sa, non hanno bisogno dei sottotitoli.

Il regista è Mimmo. Anzi, forse no

L’idea iniziale è di Grazio, appassionato da anni del mondo dei camperisti: perché limitarsi a seguire le avventure degli altri, quando si può raccontare la propria? La proposta arriva a Ezia, che la abbraccia subito. Da lì comincia il viaggio della Famiglia Cartonati, con un bagaglio destinato a riempirsi di storie, battute e piccoli cortocircuiti domestici. Ma chi comanda dietro la macchina da presa? Alla domanda sul vero regista, la risposta arriva con il tempismo di una gag: «È Mimmo! No, scherziamo!». Poi rimettono le cose in ordine: «La regia e la messa in scena sono create al cinquanta per cento da entrambi». Una divisione equa, almeno sulla carta. Il carburante delle scenette, invece, arriva da dialoghi e situazioni reali: «Tutto è molto spontaneo e solo le tempistiche sono pensate. Le storie sono nate di getto, quasi da sole, e ben poco è studiato». Insomma, la vita fornisce il copione. Loro si occupano di capire quando accendere la telecamera e quando chiudere la battuta. Che, nella comicità, è già parecchio.

Brianza, Veneto e una buona dose di ironia

Tra i tratti distintivi delle gag c’è il dialetto, che dà ritmo, colore e carattere alle schermaglie. Le radici, però, non sono identiche: Ezia è veneta ed è cresciuta con la famiglia in Alta Brianza, in una casa dove si parlava italiano. Grazio è invece un brianzolo doc della Bassa Brianza, cresciuto in una famiglia nella quale il dialetto era di casa quanto il tavolo della cucina. Dall’incontro esce una comicità che loro stessi descrivono con un’espressione felicissima: «La nostra genuinità ruspante».

Ruspante, in effetti, rende l’idea. Una battuta deve arrivare, una risposta deve pungere il giusto e una faccia può raccontare più di una lunga spiegazione. Il dialetto aggiunge quel patrimonio di suoni, sfumature e intenzioni che nella traduzione in italiano rischia di perdere metà del divertimento. Per loro c’è anche una ragione affettiva: «Il nostro dialetto sta un po’ scomparendo. Tenerlo vivo è motivo di grande orgoglio». Così, tra una risata e l’altra, le sitcom diventano anche un piccolo archivio vivo di un modo di parlare e di stare insieme. Con il vantaggio che qui, per seguire la lezione, basta divertirsi.

Caterino, classe 1982: il camper ha già il curriculum da protagonista

In questa storia c’è poi un mezzo che merita una menzione speciale: Caterino, un camper del 1982. Già il nome sembra pronto per i titoli di testa. «Caterino è la nostra casa e il nostro stile di vita», raccontano. «Ci somiglia molto, perché ci piace viaggiare e siamo due sognatori un po’ artisti». Le origini di questa scelta risalgono a un primo viaggio sulle colline della Toscana, con un camper prestato da un amico. «Ci siamo divertiti come dei pazzi, tra scherzi e musica. È stato gettato proprio lì il seme di questa nostra vita». Prima ancora del progetto social, dunque, c’erano il piacere di partire e la voglia di ridere insieme. Caterino è arrivato a dare una casa a tutto questo. Una casa con le ruote, dettaglio utilissimo quando il panorama ha bisogno di cambiare. Per le dinamiche di coppia, invece, neppure il cambio di regione garantisce una tregua.

Le nuove gag? Il segreto è conoscersi fin troppo bene

Dietro le scenette c’è una lunga consuetudine fatta di osservazione, chiacchiere e conoscenza reciproca. Le personalità, spiegano, sono «reali, spontanee e dirette». E la comicità è «quasi involontaria», perché nasce dalle dinamiche di coppia e dai rapporti familiari, compresi quelli con i cognati, «molto presenti nelle nostre vite». Una precisazione che apre possibilità comiche pressoché illimitate. Perché quando al tavolo della quotidianità si aggiungono i cognati, il reparto sceneggiatura può ragionevolmente prendersi una pausa.

Le gag prendono forma nelle «infinite chiacchierate» e nell’osservazione di quello che accade intorno. Ma a farle funzionare è anche la capacità di trasformare le tensioni in qualcosa su cui ridere: «Siamo cresciuti e maturati in simbiosi e ci conosciamo a tal punto che sappiamo disinnescare la negatività». È forse questo l’aspetto più interessante della loro comicità: riconoscere una piccola esasperazione, darle voce e scoprire che, vista da fuori, può essere irresistibile. Chi convive conosce bene il meccanismo. Una frase pronunciata al momento sbagliato può aprire una discussione; raccontata al momento giusto può diventare la battuta migliore della giornata.

Dalle sitcom social al sogno di una serie animata

E la televisione? La Famiglia Cartonati guarda anche oltre le scenette online, con un progetto preciso: «Sogniamo di trasformare tutta questa bellissima storia in una serie animata, magari su una piattaforma». L’idea ha una sua naturale coerenza: personaggi riconoscibili, caratteri definiti, un mondo quotidiano dal quale attingere e persino un camper che sembra già pronto a entrare nella sigla. Il sogno resta tale, ma intanto indica la direzione nella quale vorrebbero viaggiare. Nel frattempo continuano a divertirsi con le loro piccole sitcom in dialetto. È il punto dal quale sono partiti e al quale tengono di più. «Questa avventura ci sta unendo sempre di più», raccontano. «Ci ha insegnato che la spontaneità paga», soprattutto in un web dove si rincorre la perfezione «a costo di rinunciare a se stessi». La loro conclusione è già una dichiarazione di poetica: «Siamo tutti unici e speciali e dunque uno spettacolo!».

I Cartonati hanno deciso di accendere la telecamera. Al resto pensano la vita di coppia, i cognati e Caterino. Quanto a Mimmo, sulla nomina a regista è probabilmente meglio attendere il prossimo episodio.

L'articolo La Famiglia Cartonati conquista il popolo dei social: nuove gag, dialetto brianzolo e risate senza filtro proviene da Affaritaliani.it.

Prima di dare la colpa al questore di Milano, chiediamoci come si deve gestire la sicurezza

19 October 2026 at 13:48

C’è qualcosa di insopportabile nelle immagini delle devastazioni di Milano: pensare a chi torna davanti alla propria attività, tra distruzioni, assalti e auto incendiate e vede svanire anni di lavoro, risparmi e sacrifici. E mentre i commercianti cercano risposte, il sindaco e il ministro dell’Interno litigano. Il primo denuncia la carenza di agenti, il secondo lo accusa di distogliere l’attenzione dai violenti. È indecoroso assistere a questo spettacolo mentre i violenti devono essere ancora duramente perseguiti e chiamati a risarcire i danni. Chi risarcirà i commercianti? Con quali risorse? Non bastano dichiarazioni di solidarietà. Servono decisioni concrete e, soprattutto, spiegazioni sul perché quelle devastazioni non siano state impedite. Questa è la vera responsabilità politica.

Dov’è finita la sicurezza promessa da chi ne ha fatto una bandiera elettorale? Da quattro anni si susseguono decreti, nuovi reati e pene aggravate, annunciati come risolutivi ma difficili da applicare. Le zone rosse promettono più vigilanza senza risorse aggiuntive. Il fermo preventivo rischia di impegnare decine di operatori nella custodia e negli adempimenti per pochi trattenuti, sottraendoli alla piazza. Provvedimenti praticamente inutili operativamente.

Inasprire le pene serve a poco senza le condizioni per applicarle. Le carceri scoppiano per la carenza di posti e l’assenza di una seria politica di edilizia penitenziaria. Si preferiscono provvedimenti svuotacarceri anziché affrontare le cause del sovraffollamento. Poi, quando qualcuno torna libero, si accusano i magistrati, che applicano le leggi volute dalla politica. Il processo penale, nato nel 1988 da un modello avanzato, ha subito continui adattamenti per renderlo coerente all’inadeguatezza di organici e strutture, dovuta a una politica assente in materia. E allora i processi si allungano, la certezza della pena si indebolisce mentre si annunciano sempre più nuovi reati e pene più severe.

C’è poi un aspetto dell’ordine pubblico che raramente viene spiegato. Un servizio si prepara nei giorni precedenti, valutando informazioni, rischi, gruppi presenti e obiettivi da proteggere. Su questa base il Questore organizza il dispositivo e richiede i reparti specializzati necessari, che non sono nella sua esclusiva disponibilità in quanto la loro assegnazione dipende da una pianificazione nazionale del Ministero dell’Interno, chiamata a soddisfare contemporaneamente analoghe richieste di molte Questure.

La carenza degli organici di tali Reparti (e delle stesse Questure) comporta che ogni Questore riceva molti meno rinforzi di quanti ne richieda, costringendolo a ridistribuire le forze, stabilire priorità e, talvolta, lasciare meno protetti alcuni obiettivi. Con risorse insufficienti diventa difficile difendere contemporaneamente negozi e strade, contenere i violenti e tutelare gli stessi poliziotti. Questo non esclude errori di valutazione o di comando, che vanno accertati. Ma prima di cercare nel Questore il capro espiatorio, come già avvenuto a Torino e Bologna senza che le criticità siano scomparse, occorre conoscere quanto ampio è lo scarto fra la richiesta e l’effettiva dazione.

Nel novembre 2025 il Ministero dell’Interno ha comunicato al Parlamento che alla Polizia di Stato mancavano quasi 13.000 unità rispetto all’organico previsto. Anche Carabinieri e Guardia di Finanza soffrono analoghe carenze. I sindacati lo denunciano da anni. E si smetta di presentare ogni assunzione come un potenziamento: se sostituisce soltanto chi va in pensione, gli uomini disponibili non aumentano. Se non compensa le uscite, diminuiscono. E anche coprire interamente il turnover non recupera le carenze pregresse.

Di questo deve rispondere la politica, non chi gestisce una piazza con le risorse assegnate. Una politica sulla sicurezza richiede anche interventi sul disagio giovanile, nelle scuole, nelle periferie, nei quartieri degradati, con serie politiche di integrazione. Che cosa è stato fatto? Con quali risultati? Il governo deve rispondere delle proprie scelte, ma anche le opposizioni devono indicare alternative concrete. Accusare chi governa non basta.

Restano i commercianti che raccolgono i vetri dei propri negozi, i cittadini che hanno assistito impotenti alle violenze e gli agenti che hanno rischiato la propria incolumità. A loro, invece di risposte, viene offerto il solito balletto delle responsabilità mentre vorrebbero sapere chi li aiuterà e che cosa si farà per evitare nuove devastazioni. Non interessa loro chi vincerà la polemica fra ministro e sindaco. Dopo anni di promesse sulla sicurezza, hanno diritto a ben altro che a uno scambio di accuse. Chi governa non può continuare a scaricare le responsabilità sugli altri. I cittadini hanno diritto a risposte, a decisioni e a uno Stato capace di proteggerli. E, soprattutto, a sapere perché non sono stati protetti. Servono serietà, trasparenza e soprattutto onestà intellettuale sia da chi governa che da chi si oppone.

L'articolo Prima di dare la colpa al questore di Milano, chiediamoci come si deve gestire la sicurezza proviene da Il Fatto Quotidiano.

Sanità Lombardia, nasce Sinapsi: un unico sistema per i dati dei pazienti. Meno burocrazia e più tempo per le cure

19 October 2026 at 13:45

Meno burocrazia per i medici, più tempo da dedicare ai pazienti e una maggiore integrazione tra ospedali, medicina di famiglia e servizi territoriali. È questo l’obiettivo di “Sinapsi“, il nuovo progetto di Regione Lombardia presentato lunedì 19 ottobre all’Auditorium Testori di Palazzo Lombardia, alla presenza dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso e del ministro della Salute Orazio Schillaci. Il sistema, attualmente in fase di sperimentazione all’ASST Niguarda di Milano e all’ASST Valtellina e Alto Lario, punta a semplificare il lavoro quotidiano dei professionisti sanitari attraverso un unico strumento digitale che raccoglie e mette in collegamento le informazioni cliniche già disponibili.

Come funziona Sinapsi: tutti i dati sanitari in un unico cruscotto

Il cuore del progetto è un “cruscotto clinico unico” che consente ai medici di consultare da un solo ambiente digitale informazioni relative a visite, esami, farmaci, terapie e appuntamenti, evitando di dover accedere continuamente a piattaforme differenti o ricopiare più volte gli stessi dati. Sinapsi non sostituisce gli applicativi sanitari già esistenti, ma li mette in comunicazione, lasciando le informazioni nei rispettivi sistemi di origine. Tra le fonti già integrate figurano il Fascicolo sanitario elettronico, i flussi delle prescrizioni farmaceutiche e delle prestazioni ambulatoriali, il Sistema di Gestione Digitale del Territorio e PT Online, utilizzato per i piani terapeutici. Il medico può così ricostruire con maggiore facilità il percorso assistenziale del paziente, verificare le prestazioni effettuate, controllare quelle programmate e consultare le terapie prescritte. Dalla stessa piattaforma è inoltre possibile predisporre piani di assistenza individuale e piani terapeutici, oltre ad attivare servizi come l’assistenza domiciliare, l’infermiere di famiglia e di comunità, le cure palliative a domicilio e l’ospedale di comunità.

Un aiuto per i pazienti cronici: il sistema segnala le situazioni che richiedono attenzione

Una delle funzionalità più rilevanti riguarda la capacità del sistema di evidenziare situazioni che potrebbero richiedere un intervento del medico. Sinapsi può segnalare, ad esempio, piani terapeutici prossimi alla scadenza, accessi ripetuti alle strutture sanitarie per la stessa causa oppure pazienti con esenzioni per patologie croniche che non risultano ancora formalmente presi in carico. Il sistema non sostituisce in alcun modo la valutazione clinica: le decisioni restano sempre di competenza del professionista sanitario. Per i cittadini, il beneficio atteso è soprattutto una maggiore continuità nelle cure, in particolare per le persone fragili e per chi convive con malattie croniche e necessita di un’assistenza coordinata tra ospedale e territorio. L’obiettivo è ridurre il rischio che informazioni importanti vadano disperse nel passaggio tra specialisti, medici di famiglia e strutture sanitarie, rendendo più tempestiva l’attivazione dei servizi necessari.

Bertolaso: “Ridurre la burocrazia significa permettere ai medici di concentrarsi sui pazienti”

“Con Sinapsi facciamo un passo avanti verso una sanità sempre più integrata, mettendo in rete medici di medicina generale, specialisti, ospedali e servizi territoriali”, ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso. “Ridurre la burocrazia significa consentire ai medici di concentrarsi maggiormente sui pazienti e migliorare la presa in carico, soprattutto delle persone con patologie croniche. È un progetto ambizioso e concreto, che punta a migliorare la qualità dell’assistenza e a rendere più efficace il collegamento tra tutti i servizi sanitari”. Bertolaso ha quindi sottolineato la volontà di rendere rapidamente operativi strumenti capaci di incidere sull’organizzazione quotidiana dell’assistenza: “Non parliamo della medicina del futuro, ma di quella di domani mattina“. La sperimentazione avviata al Niguarda e nell’ASST Valtellina e Alto Lario rappresenta il primo passo di un percorso che potrà prevedere l’integrazione di ulteriori fonti informative, compresa in prospettiva l’infrastruttura della telemedicina, e una graduale estensione ad altre realtà assistenziali.

Schillaci: “Se funzionerà in Lombardia, Sinapsi potrà essere un modello nazionale”

Anche il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato il potenziale del progetto. “Sinapsi dimostra come le nuove tecnologie possano essere messe al servizio dei professionisti per migliorare la qualità dell’assistenza. Integrare le informazioni sanitarie significa ridurre il tempo che i medici dedicano alla burocrazia e avere un quadro più completo dei bisogni dei pazienti, soprattutto delle persone fragili e con patologie croniche”. Il ministro ha evidenziato come la Lombardia possa rappresentare un banco di prova significativo per sviluppare un modello di assistenza più integrato. “Seguo questo progetto con interesse fin dall’inizio e credo che, se darà i risultati attesi in una realtà complessa e popolosa come la Lombardia, potrà rappresentare un’esperienza utile anche per il resto del Paese“. Nel corso dell’incontro Schillaci ha inoltre ricordato i progressi compiuti nella digitalizzazione del Servizio sanitario nazionale attraverso gli investimenti del Pnrr. Il Fascicolo sanitario elettronico è oggi attivo per oltre 57 milioni di cittadini, mentre più di 25 milioni di italiani hanno dato il consenso alla consultazione dei propri dati. Oltre il 95% dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta utilizza il Fascicolo, mentre sono più di 566mila i pazienti cronici e fragili seguiti a distanza attraverso strumenti di telemedicina.

Schillaci: “La sanità pubblica va rafforzata, non delegittimata”

La presentazione di Sinapsi è stata anche l’occasione per una riflessione più ampia sul futuro del Servizio sanitario nazionale. “Mi dispiace molto quando vedo attacchi gratuiti al Servizio sanitario nazionale italiano. I problemi non mancano, sono il primo a dirlo e a volerli risolvere, ma non possiamo permetterci, soprattutto agli occhi dei cittadini, di depotenziare la sanità pubblica italiana, che continua a salvare vite ogni giorno, a garantire prestazioni gratuite a tutti, specie ai più fragili”, ha affermato Schillaci. Il ministro ha ricordato che nella sola Lombardia circa mezzo milione di persone ogni giorno si rivolgono al servizio sanitario, sottolineando la necessità di evitare una frattura di fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie. Al centro della strategia nazionale c’è anche il rafforzamento della medicina territoriale, a partire dalle Case di Comunità, nelle quali i medici di famiglia dovranno assumere un ruolo centrale all’interno di équipe multidisciplinari.

“I cittadini devono poter accedere a delle strutture dove possano essere presi in carico. La medicina è cambiata e i modelli assistenziali non possono restare gli stessi di quando è stato fondato il Servizio sanitario nazionale“, ha osservato. Il progetto Sinapsi si inserisce dunque in una trasformazione più ampia della sanità lombarda e nazionale, che punta a collegare maggiormente i diversi livelli di assistenza e a utilizzare la tecnologia per alleggerire gli adempimenti amministrativi. La sfida, ora, sarà verificare sul campo quanto il nuovo strumento riuscirà effettivamente a semplificare il lavoro dei medici e a migliorare la continuità delle cure per i cittadini.

L'articolo Sanità Lombardia, nasce Sinapsi: un unico sistema per i dati dei pazienti. Meno burocrazia e più tempo per le cure proviene da Affaritaliani.it.

Al via domani NetZero Milan: fino al 22 ottobre più di 140 relatori a confronto sull’elettrificazione dell’economia

19 October 2026 at 12:07

Prenderà il via domani all’Allianz MiCo la seconda edizione di NetZero Milan, l’Expo Summit di Fiera Milano, che, fino al 22 ottobre metterà a confronto industria, finanza, istituzioni, ricerca e innovazione sul ruolo dell’elettrificazione dell’economia e del sistema produttivo europeo, approfondendo le implicazioni dei nuovi scenari energetici, tecnologici e geopolitici sulla competitività e mettendo al centro le soluzioni tecnologiche, gli investimenti e le politiche necessarie per coniugare sicurezza energetica e sviluppo industriale. L’edizione del 2026 è patrocinata da Parlamento Europeo, Commissione Europea, Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Economica e Ministero delle Imprese del Made in Italy. Ad aprire i lavori una Opening Session dedicata ai nuovi equilibri energetici e industriali globali e alle loro implicazioni per l’Europa, in uno scenario segnato da un lato dalla rapida espansione delle tecnologie pulite in Cina e dall’altro dalla nuove leadership statunitense nei combustibili fossili. Al centro del confronto, le scelte che l’Europa è chiamata a compiere per sostenere la propria competitività e accelerare l’elettrificazione, insieme alle condizioni economiche, infrastrutturali e di mercato necessarie per sostenerla. 

Dopo l’intervento di Carlo Bonomi, Presidente Fiera Milano, ne parleranno, tra gli altri, Paolo Gentiloni, Presidente del Global Advisory Council della Banca europea per gli investimenti (BEI), Francesco Decarolis, Enel Foundation Chair in Competitiveness and Transition, Università Bocconi e membro Rhine Group, Federico Pasini, Chief Operating Officer della Fondazione Italia Cina, Nicola Pesaresi, Capo Unità presso la Direzione generale della Concorrenza della Commissione Europea, ed Enrico Letta, Rettore di IE University Madrid e Presidente dell’Institut Jacques Delors di Parigi, insieme a rappresentanti delle istituzioni e a operatori del settore energetico.

Al termine della sessione di apertura prenderà il via il programma delle Vertical Conference, che porteranno il confronto sulle sfide più concrete della trasformazione energetica, dalla decarbonizzazione dei settori hard-to-abate, con un focus sul ruolo di idrogeno decarbonizzato e biometano, alla sicurezza e sostenibilità economica dei sistemi elettrici in uno scenario di crescente penetrazione delle rinnovabili, fino alle nuove frontiere dello stoccaggio energetico e del long duration storage. Il pomeriggio ospiterà inoltre l’Annual Event di AIGET – Associazione Italiana di Grossisti di Energia e Trader, dedicato al ruolo dei mercati dell’energia di fronte agli shock esogeni, alla transizione e al processo di integrazione europea.  L’area espositiva e le attività di business matching favoriranno l’incontro tra fornitori di tecnologie, investitori, imprese e operatori internazionali, con l’obiettivo di trasformare il confronto strategico in occasioni concrete di collaborazione e sviluppo.

Fiera Milano: una piattaforma di dialogo tra gli attori della transizione

Con NetZero Milan 2026, Fiera Milano conferma il proprio impegno nel creare una piattaforma di dialogo tra i diversi attori della transizione, mettendo in relazione visione istituzionale, competenze scientifiche, innovazione tecnologica e capacità di investimento. Una prospettiva che riconosce nella decarbonizzazione non soltanto una necessità ambientale, ma anche una leva per rafforzare la competitività del sistema industriale e accompagnare l’economia europea verso nuovi percorsi di crescita. L’appuntamento con NetZero Milan – Expo Summit è dal 20 al 22 ottobre 2026 all’Allianz MiCo. Il programma completo e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale.

L'articolo Al via domani NetZero Milan: fino al 22 ottobre più di 140 relatori a confronto sull’elettrificazione dell’economia proviene da Affaritaliani.it.

Primarie: dibattito noioso, con il rischio di divenire tossico

19 October 2026 at 12:05

Ci svegliamo con le immagini degli scontri in Piazza del Duomo. Un brusco risveglio che speriamo faccia scuotere dal sonno anche la politica milanese, ormai da tempo simile alla Bella Addormentata. Non c’è un Principe Azzurro salvifico che risolverà i problemi della città. Nelle amministrazioni a guida centrosinistra (tra le altre Genova e Udine) ci sono figure unificanti che sanno stare a fianco delle proteste e cercano e trovano le soluzioni ai problemi, con un forte senso delle istituzioni e della comunità. Non basta andare e farsi fotografare nelle periferie; bisogna indicare soluzioni e soprattutto creare fiducia e partecipazione alla dimensione pubblica. Purtroppo invece c’è una certa stanchezza nel dibattito politico del centrosinistra milanese. Sarà l’incertezza sui tempi e sulle modalità di eventuali primarie per scegliere il candidato sindaco. Sarà che si attendono le decisioni romane e che i candidati sembrano in surplace. Sarà che il comitato dei saggi, che dovrà definire i valori comuni e la cornice, è ancora al lavoro. Sarà che nemmeno il perimetro della coalizione è deciso.

Come ha evidenziato Giuseppe Longhi su Arcipelago (Candidato sindaco dicci qualcosa! Un silenzio assordante 13ottobre 2026) e successivamente Beppe Sala (Casa, l’alt del sindaco ai candidati Basta diagnosi, ora fate proposte tutti Repubblica Milano 16 ottobre 2026) le differenze tra i/le candidati/e si basano sui toni ma non sulla radicalità di proposte davvero diverse. I candidati sono simili, evocano gli stessi problemi: casa, sicurezza, salari bassi, mobilità. Le differenze, in assenza di proposte di programma da parte dei partiti e delle forze politiche della coalizione (per ora silenti) non risiedono nelle soluzioni ma nel profilo delle personalità in campo. Quindi ad oggi si potrebbe scegliere un candidato solo in base alla sua immagine, o alla sua storia personale o ai suoi sponsor politici. Sponsor che nella corsa di questi giorni a schierarsi con questo o quel candidato sembrano differenziarsi e dividersi negli endorsement rispetto alle famiglie politiche tradizionali meneghine. Di sinistra, riformista, pragmatico, femminista, ispirato ai sindaci di New York o di Berlino, riformista municipale etc etc ma per fare cosa davvero e con quale concretezza e sostenibilità?

Qualche eccezione a questo quadro si può cogliere nelle candidature dei due assessori ancora in carica (Anna Scavuzzo e Emmanuel Conte) che ovviamente portano una visione e capacità amministrativa collaudata. Anche nel profilo di Carlotta Cossutta e forse di Tommaso Goisis si possono cogliere alcuni elementi identitari collegati nel primo caso alla rappresentanza femminista e nel secondo caso alla volontà di dare voce a energie e competenze giovanili. La competizione tra i due competitor dati come favoriti (Pierfrancesco Majorino e Mario Calabresi) rischia di trasformarsi in uno scontro astratto nel già problematico campo largo milanese tra posizioni di ‘sinistra’ e posizioni ‘riformiste o moderate’. Una larga parte degli elettori rischia di non ritrovarsi in questa rappresentazione della città e quindi di decidere di non partecipare alle primarie. D’altra parte la diminuzione della partecipazione al voto anche a Milano segnala una crisi profonda della vitalità della dimensione pubblica.

La polarizzazione artefatta nelle primarie rischia di rendere il dibattito tossico soprattutto se correlato ai facili slogan lanciati in questa fase nel dibattito. Milano viene descritta come una città divisa in due parti tra di loro contrapposte. Da una parte la Milano che corre e dall’altra quella che arranca. Da una parte i ricchi e la ztl, dall’altra gli ultimi e le periferie. Ma siamo sicuri che questa sia la strada giusta per trovare, in una buona Amministrazione, le soluzioni anche radicali ai problemi della città? Al netto della sacrosanta lotta di una città che deve ritrovare la sua strada liberandosi da speculatori, da chi inquina, da mafiosi e camorristi, dagli evasori fiscali (e la lista potrebbe diventare lunga) oggi chi corre a volte ha problemi analoghi a quelli di chi arranca. Le contrapposizioni sono vitali ma le soluzioni devono essere trovate insieme, in una dimensione comunitaria innovata.

I giovanissimi che hanno occupato ieri il centro della città sono l’esempio lampante di questa necessità; sono senza rappresentanza, senza possibilità di azione, senza futuro, facili prede di violenti e provocatori. Sarebbe interessante chiedere a questa platea cosa pensano delle primarie e della politica. Chi si ispira alle figure del sindaco di New York o della prossima sindaca di Berlino dimentica che Zohran Mamdani e Elif Eralp sono giovani con storia immigratoria di lunga durata (terza o quarta generazione), colti, con esperienze professionali alle spalle che portano energie vitali alla città. A Milano non ci sono consiglieri comunali con back ground migratorio….. Milano ha conosciuto negli anni momenti di tensione e di lotta molto intensi, per non parlare della stagione del terrorismo e delle stragi. In campo ci sono sempre stati i partiti, i sindacati, le istituzioni, la città nel suo insieme. I cambiamenti e le crisi della città vanno affrontati con unità, con concertazione, con un dialogo tra rappresentanze sociali e istituzioni (e proprio il Comune pare oggi aver perso la capacità di essere motore di questi processi). Milano ha sempre cercato soluzioni insieme. L’ assemblea di Assolombarda di questi giorni ha affrontato il tema della casa e degli aumenti salariali. Milano deve ritrovare il suo spirito fattivo, comunitario, riformatore. Il centrosinistra ora lo può fare: Se le primarie sono inevitabili bisogna che siano all’insegna della convergenza e non della divisione sterile; chi può convergere lo faccia ora senza aspettare indicazioni più o meno stringenti da Roma. I partiti e la coalizione devono scendere in campo, parlare alla città, dire che cosa si propongono di fare e costruire un quadro di riferimento comprensibile per la scelta dei candidati. La convergenza può essere favorita anche prevedendo un doppio turno se nessuno dei candidati raggiungesse una certa soglia di voti (ad esempio il 40% dei votanti). Nel 2010 Pisapia ottenne il 45% (Boeri il 40), nel 2016 Sala ottenne il 42%  (Balzani il 34). Speriamo in un cambiamento necessario del clima politico in città; non c’è più tempo, Milano deve muoversi.

di Pier Vito Antoniazzi e Anna Catasta

L'articolo Primarie: dibattito noioso, con il rischio di divenire tossico proviene da Affaritaliani.it.

“Violenza è il manganello dello sbirro, in piazza ogni sabato”: il gruppo Telegram, le istruzioni ai novizi e le “ricette per il caos”

19 October 2026 at 11:51

La prima regola del gruppo Telegram “Movimento 17 ottobre” è l’anonimato, assoluto. Il secondo comandamento è seguire le istruzioni, in caso di fermo e arresto, perché le “Ricette per il caos” possono condurre nelle mani degli agenti. Ad esempio, per bersagliare le multinazionali, si “possono mettere a segno una serie di tattiche diverse contro un determinato obiettivo in un giorno in cui ferve lo shopping”, dice il “manuale di resistenza urbana” pubblicato nel 2004, tra i primi documenti condivisi.

Le città mobilitate e il racconto dei saccheggi in stile Robin Hood

Dopo le violenze e le guerriglie urbane durante le manifestazioni contro il carovita, l’annuncio pubblicato sulla piattaforma tecnologica è chiaro e minaccioso per Giorgia Meloni: “Mobilitazione permanente ogni sabato. Fino alla caduta di questo governo ladro”. L’appuntamento nel fine settimana è alle 15, dopo la chiusura delle scuole a partire da Milano, in piazza Duomo. Ma anche piazza Nettuno a Bologna, piazza Castello a Torino, Circo Massimo a Roma, piazza Santa Maria Novella a Firenze, piazza Mazzini a Padova, piazza Umberto I a Bari e piazza De Ferrari a Genova.

Il biglietto da visita è consegnato alle forze dell’ordine: “Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l’unica violenza nel manganello degli sbirri”, dice la descrizione della neonata pagina Instagram, invitando a unirsi al gruppo Telegram. Gli iscritti sono circa 250, sulla piattaforma di Pavel Durov, proprietario e fondatore inquisito in Francia. Almeno 30 sono online da stamattina, per scrivere post e ricevere istruzioni. E’ un gruppo privato, invisibile durante la ricerca su Telegram. Si accede solo con un link d’invito. Da fuori, ogni contenuto è blindato. Varcata la soglia d’ingresso, il messaggio arriva dritto al sodo: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”, si legge in un post. I gestori della pagina aggiungono: “Rigettiamo tutte le accuse al mittente. Violento è questo sistema che ci uccide”. Tra i pochi post campeggia un video. Si vedono alcuni ragazzi donare a un senzatetto il bottino del saccheggio nei negozi al centro di Milano. Il romanzo di un fuorilegge in versione Robin Hood, con venature marxiste: “Esproprio proletario”, la dicitura della clip.

“Filma la polizia e resta zitto”

Una sezione del gruppo è dedicata ai “materiali per lo studio”. Un manuale delle istruzioni per catechizzare i novizi in caso di fermo a arresto. Primo: “Non dire niente alla polizia”. Secondo: “Filma la polizia durante l’arresto e il loro comportamento durante il fermo”. Qualora un sodale di lotta finisca tra le mani degli agenti, “puoi tentare di liberarlo, passargli il contatto di un avvocato, o chiedere di gridare il suo nome e cognome per segnalarlo ad un legal team (se ne hai uno)”. In caso di ferimento, “chiedi assistenza medica (meglio se in piazza, che in commissariato, i medici della polizia non sono tuoi amici)”. Tacere è la regola d’oro: “Se ti arrestano, usa il tuo diritto a rimanere in silenzio e chiedi immediatamente l’assistenza legale. Non dire niente alla polizia, anche se loro ti dicono ‘è nel tuo interesse’, ogni cosa che dici può diventare una prova, non ci sono conversazioni amichevoli”. Il consiglio è stare zitti, con le forze dell’ordine, “molto meglio che rispondere selettivamente alle domande”. Dunque “non parlare e non firmare nulla prima di aver parlato con un avvocato”. Il monito è “non cadere nelle loro trappole psicologiche (hanno un addestramento apposito)”, sfruttando il “classico” salvagente: “Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”. La raccomandazione è “evitare di alzare il livello di tensione, cerca di mostrarti tranquillo”. L’invito è proseguire la battaglia anche dopo la piazza, restando vicino ai compagni detenuti: “Partecipa ad un sit-in di fronte ai luoghi della loro carcerazione. La solidarietà con le persone arrestate è parte della lotta. Non limitarti alla manifestazione”.

Le “regole di sicurezza” si fondano sull’anonimato online assoluto. Perché i gruppi sulla piattaforma sono privi della segretezza garantita dalla cifratura end-to-end. Dunque, “i messaggi stanno sui server di Telegram, che dal 2024 dichiara di poter fornire IP e numero di telefono alle autorità su richiesta legale”. Per restare nell’ombra, il gruppo esorta “subito” a cambiare le impostazioni della privacy, con una guida molto dettagliata: certo, sostituire il nome vero con uno “user name”. Ma anche molto altro.

L'articolo “Violenza è il manganello dello sbirro, in piazza ogni sabato”: il gruppo Telegram, le istruzioni ai novizi e le “ricette per il caos” proviene da Il Fatto Quotidiano.

La politica si indigna per le violenze ma ignora 300.000 minori in povertà assoluta

19 October 2026 at 10:50

Fa bene la politica tutta ad indignarsi nei confronti dei disperanti atti di violenza da parte di giovani minorenni. Ma la politica quando e come si è interessata a loro? Quando si è indignata a reti unificate contro la violenza degli sfratti che coinvolgono minori? Eppure ogni anno sono circa 20.000 le famiglie che subiscono lo sfratto esecutivo senza alcuna alternativa abitativa. Sono almeno 8/10.000 i minori, anche disabili o che hanno bisogno di cure che vengono sfrattati e messi per strada dall’unico volto dello Stato che vedono: quello della polizia che li mette sul marciapiede.

Eppure sfrattare minori in periodo scolastico mette a rischio il diritto alla formazione, un diritto costituzionale al pari del diritto alla proprietà privata.
Quante volte avete sentito un politico di qualunque versante indignarsi su questo, a rete unificate? Ci sono, nel milione di famiglie in povertà assoluta, ripeto povertà assoluta, 300.000 minori che vivono in affitto, quando la politica, al di là dei comunicati stampa il giorno dei dati Istat, si è indignata ed ha proposto qualcosa di vero e concreto per affrancarli da quella povertà? Quando è stato tolto il reddito di cittadinanza a 400.000 famiglie e con esso il contributo affitto di 280 euro/mese, chi si è indignato.

Quanti minori vivono quella condizione? Solo lo scorso anno in Italia 75.000 abitazioni sono state oggetto di esproprio e, dicono i dati, nel 60% dei casi riguardano famiglie di lavoratori e pensionati che non sono riusciti a pagare ratei di mutui. Quanti sono i minori coinvolti negli espropri? Chi si è indignato a reti unificate per questo? E quando hai la scuola fatiscente spesso persino senza condizionatori o mezzi di prevenzione degli incendi, e ad ogni legge di bilancio sono stati prorogati i termini alle scuole persino per mettere gli estintori chi si è indignato a reti unificate?

Chi si è indignato rispetto a tutti questi atti di violenza sociale di Stato? Quale presidente del Consiglio, ministro, presidente di regione, sindaco e parlamentare si è indignato rispetto a questi atti di violenza? Ed infine se si prospetta ai giovani di essere precari a vita, pure sottopagato, oppure di andare in prima linea in guerra e nel frattempo tanto per formarti sei povero e devi restare povero, è possibile che come si dice a Roma: a qualcuno salti la brocca?

La risposta della politica ai giovani quale è stata? Un coro di no verso atti di violenza certo deprecabili e disperanti, ma nessuno che abbia dato una risposta concreta visibile. Addirittura si riunisce il Consiglio dei ministri. Per deliberare forse atti politici e sociali contro gli atti di violenza di Stato sopra descritti? No lo fa come stato di crisi e approvare ulteriori atti repressivi e anni di galera. E mentre si ciarla di leggi elettorali o primarie o di spiccioli di bollo auto da non pagare che ci costa 2,3 miliardi di euro, sprecati cosi ignobilmente, quale futuro o suggestione si propone ai giovani?

Ce li avevano descritti apatici, seguaci di influencer li scopriamo in piazza contro il carovita, contro il caroaffitti e che dicono no alle smart city fondate su precariato e rider. Si sono fatti vedere, anche sbagliando, ma mentre tutti si sono seduti dalla parte giusta una parte di loro si è messa dalla parte del torto, credo che vadano ascoltati non manganellati.

L'articolo La politica si indigna per le violenze ma ignora 300.000 minori in povertà assoluta proviene da Il Fatto Quotidiano.

Protestare è un diritto, devastare è inaccettabile. Ma non c’entra solo l’ordine pubblico

19 October 2026 at 10:35

Preoccupa ed inquieta profondamente che un Paese si accorga dei giovani soltanto quando scendono in piazza per manifestare, e la protesta diventi soltanto un problema di ordine pubblico, per cui l’unica preoccupazione è quella di reprimere comportamenti violenti commessi da minori, talora di undici o dodici anni.

Da Parigi a Milano, da Tirana a Bruxelles, le proteste per la scuola e l’università portano in superficie una rabbia che non nasce in una notte. Gli scontri e gli episodi di teppismo minorile sono solo la parte visibile del problema. Sotto la cenere cova un disagio psicologico, culturale e sociale, che la politica, a tutti i livelli ed ormai da troppo tempo, sembra incapace, o poco interessata, ad affrontare. Sia chiaro: protestare è un diritto, devastare è inaccettabile. Incendiare cassonetti, distruggere le vetrine dei negozi e aggredire le forze dell’ordine non ha niente a che fare con il dissenso espresso in maniera civile, perché è pura violenza, e chi la commette deve risponderne in base alle leggi vigenti. La rabbia non è una giustificazione e la disperazione non cancella le responsabilità individuali.

Tuttavia, fermarsi alla condanna dei teppisti, senza interrogarsi sulle ragioni di tanta aggressività, significa scegliere la strada più comoda, ma anche quella più deresponsabilizzante e meno utile.

Da dove nasce questa violenza? Perché una parte dei giovani sembra aver smarrito il confine tra protesta e distruzione? Quanto pesano il disagio psicologico, la solitudine, la frustrazione e la sensazione di essere esclusi da una società che promette opportunità ma distribuisce privilegi e rivela profonde ingiustizie ? E quale ruolo hanno le carenze educative, familiari e sociali, quando mancano punti di riferimento, ascolto e capacità di gestire i conflitti? Sono queste le domande alle quali si dovrebbe rispondere, sebbene non esistano risposte semplici e ricette miracolose, né una spiegazione valida per tutti.

Ma fingere che siano soltanto problemi di ordine pubblico è un modo per non vedere ciò che accade. Famiglie e scuole in difficoltà, lavoro precario, redditi insufficienti, affitti proibitivi, ma soprattutto sfiducia e diseguaglianze crescenti alimentano la percezione di un futuro bloccato. Se studiare non garantisce autonomia e impegnarsi non sembra servire, quale fiducia può restare nelle istituzioni?

C’è poi una contraddizione che merita una riflessione severa. Viviamo in una società che misura il successo attraverso il denaro, il consumo, la visibilità ed il possesso, ma spesso investe troppo poco in cultura, educazione, pensiero critico e partecipazione. Ai giovani vengono mostrati modelli di benessere immediato, mentre si restringono gli strumenti concreti per raggiungerlo. Quando le aspettative crescono e le opportunità diminuiscono, la frustrazione può trasformarsi in rancore. Non è un destino inevitabile, ma un rischio che non possiamo ignorare.

E che cosa accade quando viene meno anche la speranza di cambiare le cose e gestire le relazioni conflittuali attraverso il dialogo ed il rispetto dell’altro, quando le controversie tra gli Stati vengono risolte con la guerra ed il ricorso alla legge del più forte, ed i responsabili di crimini efferati e di reati contro l’umanità rimangono impuniti? Se il voto, il dialogo, lo studio e l’impegno civile appaiono inutili, la protesta rischia di perdere la propria natura politica e di degenerare in una rabbia senza obiettivi, capace soltanto di distruggere. È qui che dovrebbe cominciare la riflessione collettiva, non finire con l’ennesimo bollettino degli arresti e delle condanne di rito.

Chi governa deve garantire la sicurezza, ma non può usare gli scontri come alibi per sottrarsi alle proprie responsabilità. E le famiglie, la scuola, i media e l’intera società devono fare la loro parte e chiedersi quale educazione stiano offrendo alle nuove generazioni e quali esempi stiano trasmettendo. Reprimere i comportamenti illegali è necessario; investire nell’istruzione, nella salute psicologica, nelle opportunità e nella mobilità sociale lo è altrettanto. Perché una società che risponde alla rabbia soltanto con la forza può forse contenere l’emergenza, ma non eliminarne le cause.

La domanda, allora, è scomoda: vogliamo soltanto riportare la piazza al silenzio o vogliamo capire perché la maggior parte dei giovani non crede più nel futuro? Perché quando la speranza si spegne, la cenere può sembrare fredda, ma sotto il fuoco continua a covare, e prima o poi esplode.

L'articolo Protestare è un diritto, devastare è inaccettabile. Ma non c’entra solo l’ordine pubblico proviene da Il Fatto Quotidiano.

Dissento da Recalcati: non vedo cattivi maestri a sinistra, i giovani imparano la violenza al tg

19 October 2026 at 10:21

Ho letto Recalcati su Repubblica e mi sono fermato a metà. Dice una cosa sacrosanta: non si confondono i ragazzi che scendono in piazza per il loro futuro con chi sfonda la vetrina di una Feltrinelli. Poi però va a cercare i cattivi maestri a sinistra, tra chi ha osato chiamare fascista un governo eletto. E lì mi perde.

Perché io i cattivi maestri li vedo ogni sera al telegiornale. Non hanno il passamontagna. Hanno la fascia tricolore, o lo Studio Ovale alle spalle.

Trump ha detto ai suoi “fight like hell” la mattina del 6 gennaio, e sappiamo come è finita a Capitol Hill. Prima ancora, sulle proteste per George Floyd: “quando iniziano i saccheggi, iniziano gli spari”. Nel 2024 ha promesso un “bagno di sangue” se avesse perso. Bolsonaro, in campagna elettorale, parlava di “fucilare” gli elettori del PT. Milei si è presentato con una motosega in mano, come programma di governo. Salvini ha fatto carriera sulla ruspa da passare sui campi rom, sulla “pacchia è finita”, sul citofono premuto a Bologna per chiedere a una famiglia se spacciava. Un ministro della Repubblica ha evocato la “sostituzione etnica”. Un generale che ha scritto che certe persone “non sono normali” è stato candidato e eletto. In Francia, da Jean-Marie a Marine Le Pen, le “sommersioni migratorie” sono da decenni il lessico ordinario.

Questo è il linguaggio di chi comanda. Non il linguaggio di un corteo studentesco: quello di chi firma i decreti. E poi ci chiediamo da dove venga la violenza dei ragazzi. Io non me lo chiedo. Quando per vent’anni chi sta in alto parla di nemici da schiacciare, di confini da difendere con i corpi, di avversari da “fucilare”, la violenza smette di essere un tabù e diventa una grammatica. I ragazzi la imparano come imparano tutto il resto: guardandoci.

Ma c’è una seconda cosa che Recalcati non dice, ed è quella che mi brucia di più. Questi ragazzi non sono solo esposti a parole violente. Sono inascoltati. Da anni.

Chiedono una scuola che non abbia i soffitti che crollano e i precari che cambiano ogni ottobre, e ricevono tagli e lezioni sul merito. Chiedono di fare qualcosa sul clima prima che il clima faccia qualcosa a loro, e ricevono un’alzata di spalle e un “non è il momento”. Chiedono un contratto che non scada prima dell’affitto, e ricevono stage, tirocini, partite Iva a 900 euro. Chiedono una casa, e trovano Airbnb. Chiedono un futuro, e gli viene spiegato che devono avere pazienza, che il Paese ha altre priorità, che intanto si deve cominciare a costruire il ponte.

Ogni volta che un diciottenne alza la mano e nessuno risponde, gli stiamo insegnando che alzare la mano non serve. Non ci vuole uno psicanalista per capire cosa succede dopo.

Lo dico chiaro, perché so come funziona il gioco: non sto giustificando chi devasta. Chi spacca una libreria non sta facendo politica, sta facendo danni, e li paga chi quella libreria la apre la mattina. Ma la domanda “chi gli ha insegnato questo?” non la rivolgerei a un professore di filosofia che in un’aula ha parlato di antifascismo. La rivolgerei a chi, dal palco di un comizio, ha trasformato l’insulto in metodo e la minaccia in consenso. E poi si stupisce, con il volto grave, che qualcuno abbia preso alla lettera quello che lui diceva per applausi.

Il fascismo degli antifascisti, dice Recalcati citando Pasolini. Può darsi. Ma Pasolini scriveva nel ‘74, e il potere di oggi non ha bisogno di nessun antifascista per essere violento: lo è da solo, con le proprie parole, in prima serata. E poi Recalcati e tutti gli altri non parlano della magnifica manifestazione a Roma di sabato, senza violenza e con contenuti chiari. Con anche tantissime e tantissimi giovani che reclamavano un senso per il loro futuro.

I ragazzi non sono la malattia. Sono il termometro. E prima di spaccare il termometro, forse conviene guardare la febbre.

L'articolo Dissento da Recalcati: non vedo cattivi maestri a sinistra, i giovani imparano la violenza al tg proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Italia in Piazza”, la rete Telegram ribolle dopo gli scontri a Milano: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo” 

19 October 2026 at 10:06

Chi c’è dietro “Italia in Piazza“, il movimento nato sui social al quale sono state associate le manifestazioni sfociate in due giorni di guerriglia urbana nel centro di Milano? Una realtà comparsa appena tredici giorni prima degli scontri, cresciuta rapidamente attraverso una rete di profili nazionali e territoriali e capace di mobilitare migliaia di giovanissimi. Ma anche un contenitore eterogeneo, attraversato da posizioni molto diverse, nel quale la maggioranza degli interventi pubblicati su Telegram prende le distanze dalle devastazioni del fine settimana. È il quadro che emerge incrociando la ricostruzione pubblicata da Il Giornale con un’analisi delle conversazioni online riportata dall’AGI.

Italia in Piazza, il movimento nato il 4 ottobre e i collegamenti con gli attivisti

Secondo quanto ricostruito da Il Giornale, tutto comincia il 4 ottobre, quando su Instagram compare un account dedicato alla mobilitazione nazionale del 17 ottobre. Il movimento si presenta come espressione spontanea del malcontento giovanile, richiamandosi apertamente alle proteste che negli ultimi mesi hanno attraversato diversi Paesi europei. “Unendoci al clima di insoddisfazione e coraggio che sembra respirarsi ormai in tutta Europa, tra Francia, Spagna, Belgio, Germania, anche l’Italia è pronta“, si legge in uno dei messaggi diffusi prima della manifestazione. Nei contenuti pubblicati compaiono immagini di cortei, fumogeni, incendi e proteste internazionali, accompagnate dall’invito a trasformare il malcontento individuale in una mobilitazione collettiva. La rete si sviluppa rapidamente attraverso pagine territoriali dedicate a diverse città italiane, tra cui Milano, Roma, Torino e Brescia. Gli organizzatori rivendicano un’identità estranea alle tradizionali appartenenze politiche, sintetizzata nello slogan “No a partiti, no a sindacati“. Sempre secondo Il Giornale, i contenuti vengono diffusi anche in collaborazione con Erick Jara, Capodittaglia e Nuovi Italiani, movimento riconducibile allo stesso Jara, già candidato nella lista civica Milano Libera. La ricostruzione segnala inoltre iniziative condivise con il Fronte rivoluzionario italiano, evidenziando collegamenti con ambienti dell’attivismo politico. Una rete di relazioni che, secondo il quotidiano, suggerirebbe un’organizzazione più strutturata di quanto lasci intendere la presentazione del movimento come iniziativa spontanea. Resta tuttavia da distinguere l’attività di promozione delle manifestazioni dalle responsabilità per le violenze: i collegamenti social e politici non dimostrano, di per sé, un coinvolgimento nell’organizzazione degli assalti.

Le chat Telegram di Italia in Piazza: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo”

A offrire un quadro più articolato del movimento sono però le conversazioni nella chat Telegram di “Italia in Piazza”, analizzate dall’AGI. Tra gli oltre 14mila messaggi presenti nel gruppo, la maggior parte degli interventi esaminati dall’agenzia esprime una netta contrarietà alle violenze che hanno devastato Milano. “Se vai alle manifestazioni per andare a spaccare in piazza non ci andare proprio“, scrive un partecipante. Un altro è ancora più esplicito: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo senza possibilità di replica“. Le discussioni restituiscono l’immagine di una mobilitazione nella quale convivono istanze di protesta sociale, rabbia verso le condizioni economiche e posizioni radicali, ma anche la volontà di dissociarsi dai saccheggi. “Tu stai là per altro, non per rubare ai negozi, bisogna pensare a organizzare altre manifestazioni e a fare più rumore”, osserva un utente. Altri sottolineano come le devastazioni abbiano colpito non soltanto le grandi catene commerciali, ma anche le piccole attività: “Non hanno colpito solo le multinazionali ma anche i piccoli negozietti”.

Dal caro vita al disagio sociale: le ragioni della protesta e chi giustifica il caos

Dall’analisi delle conversazioni emerge che tra i temi più discussi ci sono il caro vita, le difficoltà economiche, la situazione delle regioni meridionali e i problemi del mondo agricolo. Questioni che sembrano rappresentare il terreno comune di una protesta priva di un’identità politica unitaria. Non mancano tuttavia posizioni che giustificano le violenze, soprattutto quando rivolte contro le grandi multinazionali. In un messaggio vocale, un giovane rivendica gli attacchi alle grandi catene commerciali, criticando invece i danneggiamenti ai piccoli negozi. Altri partecipanti si richiamano esplicitamente alle rivolte francesi. “Sono tutti ragazzini arrabbiati guidati dal riscatto sociale. Ben venga il caos, l’ordine sociale non ha funzionato“, sostiene un utente. Tra i messaggi compaiono anche proposte apertamente violente, come quella di organizzare gruppi incaricati di aggredire gli immigrati per impedire ulteriori disordini. Dichiarazioni che testimoniano la presenza, all’interno della stessa chat, di orientamenti anche profondamente contraddittori.

La guerriglia a Milano e il ruolo dei social: una protesta senza una regia unica?

Il 17 ottobre la mobilitazione annunciata online si traduce in una manifestazione che degenera rapidamente in guerriglia urbana. Gruppi di giovanissimi, molti con il volto coperto, si scontrano con le forze dell’ordine nell’area tra piazza Duomo e Cordusio, lanciando bombe carta, pietre e transenne e assaltando diverse attività commerciali. Il giorno successivo, domenica 18 ottobre, le violenze si ripetono dopo la diffusione sui social di un nuovo appello a ritrovarsi in piazza Duomo. Gli scontri si estendono a via Torino, largo Cairoli e corso Garibaldi. Oltre 200 giovani vengono accompagnati in Questura per l’identificazione, quasi l’80% dei quali minorenni. Il ruolo dei social network appare dunque centrale sia nella diffusione degli appuntamenti sia nella capacità di aggregare rapidamente migliaia di ragazzi. Meno chiaro è invece il rapporto tra chi promuove le manifestazioni e chi partecipa materialmente alle devastazioni. La stessa ricostruzione del Giornale evidenzia infatti come, durante gli scontri, i gruppi abbiano agito in modo frammentato, senza un’unica regia riconoscibile. È proprio questa la questione che resta aperta: “Italia in Piazza” è il movimento che ha organizzato la protesta, ma quanto controllo aveva sui gruppi che l’hanno trasformata in guerriglia? Le conversazioni su Telegram, con le numerose prese di distanza dai saccheggi, suggeriscono che non si possa sovrapporre automaticamente l’intera mobilitazione ai protagonisti delle violenze.

L'articolo “Italia in Piazza”, la rete Telegram ribolle dopo gli scontri a Milano: “Chi spacca le vetrine è un povero scemo”  proviene da Affaritaliani.it.

Sicurezza Milano, vertice d’urgenza a Palazzo Chigi. Il governo valuta anche l’uso dell’esercito in strada

19 October 2026 at 09:50

Più agenti e più militari per presidiare Milano. Attraverso il programma Strade Sicure, come chiesto a più riprese dal vicepremier leghista Matteo Salvini. È questa una delle risposte a cui il governo sta pensando dopo il week end di proteste e violenze nelle strade del centro di Milano. Se ne discuterà lunedì mattina alle 12 a Palazzo Chigi in un vertice di governo a cui parteciperanno la premier Giorgia Meloni, i vice Antonio Tajani e Matteo Salvini (collegato) e i ministri interessati. Oltre a un decreto e a misure che rendano possibile fermare i minorenni, il governo sta pensando a un aumento del presidio delle forze armate nella città di Milano. Non è ancora chiaro quale sarà il numero di agenti in più che saranno inviati e in queste ore sono in corso riflessioni ai vertici dell’esecutivo.

L’invio di ulteriori uomini rappresenta comunque una scelta non senza rischi. In primis perché il ministro della Difesa Guido Crosetto ha più volte criticato la proposta del collega di governo Salvini di inviare i militari nelle strade delle grandi città perchè, in un contesto di guerre in giro per il mondo, le forze armate servono soprattutto per presidiare i nostri territori all’estero. In secondo luogo, inviare militari nella città di Milano sarebbe un riconoscimento delle ragioni del sindaco Beppe Sala che, nelle ultime ore, ha criticato il governo spiegando che nelle strade del centro c’erano pochi agenti delle forze dell’ordine. Una questione che si intreccia con le elezioni comunali del 2027 su cui la maggioranza non ha ancora trovato l’accordo per un candidato unitario.

Per il momento sembra accantonata l’idea, avanzata da Tajani, di un Consiglio dei ministri nella città di Milano per dare un segnale di vicinanza alla città. Prima il governo vuole intervenire con una risposta legislativa chiara e con un aumento di forze dell’ordine e militari impiegati nelle strade.

L'articolo Sicurezza Milano, vertice d’urgenza a Palazzo Chigi. Il governo valuta anche l’uso dell’esercito in strada proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌