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Cinema e streaming, la rivincita dei film italiani: il pubblico torna in sala e guarda sulle piattaforme. I successi: da Buen Camino a La Grazia

Sorpresa! Il cinema in sala e i film in streaming – in primis i titoli italiani – non si guardano più in cagnesco, anzi si compenetrano con risultati quantitativi di rilievo. C’è grande euforia attorno ai dati snocciolati all’ultima edizione del MIA (Mercato Internazionale dell’Audiovisivo), nella ricerca promossa da ANICA intitolata “Il consumo dei film in Italia: il pubblico tra esperienza in sala e altri schermi”. A partire dalla sottosegretaria del Mibact, Lucia Borgonzoni, che in un affollato panel di addetti ai lavori ha cantato vittoria: “Sembrava che col Covid la sala dovesse scomparire. Si diceva che con le piattaforme i cinema avrebbero chiuso tutti, invece i film (quelli italiani, ndr) vanno visti in tutte le fasi del loro sfruttamento oltre la sala”.

Già, perché cifre e percentuali mostrati dal presidente ANICA, Alessandro Usai, e dal responsabile della ricerca, Michele Casula, dicono che le sale si stanno riprendendo grazie agli under 35 e che molti film italiani già di successo al cinema hanno un’ulteriore lunga vita sulle piattaforme streaming, dove peraltro si sono “accasciati stancamente” (il termine lo ha usato Paolo Orlando di Medusa Film) gli over 50, oramai ben oltre il 50% del pubblico pagante tra le piattaforme online (erano sul 35% dieci anni fa).

Intanto, il motivo di tanti ampi sorrisi tra gli operatori del settore riguarda un primo dato: confrontando il numero di biglietti venduti tra il 2018 e il primo semestre 2019 con quelli del 2025 più il primo semestre 2026, si passa da 29 milioni e 500mila a 29 milioni e 600mila. Insomma, il gap Covid sembra rimarginato.

Ma andiamo con ordine. Sui 68 milioni di ingressi calcolati nel 2025 sono disponibili diversi dati disaggregati. A partire dal fatto che a tirare il rilancio del ritorno in sala sono per il 56% gli under 35 (che rappresentano il 31% della popolazione italiana), con un exploit della fascia 15-24 anni, che stacca più biglietti rispetto al periodo pre-pandemia. Al contrario, gli over 50, che sono il 50% della popolazione, stazionano sul 25%. In pratica, questi ultimi stanno ricominciando a tornare lentamente in sala, ma staccano meno di due biglietti a testa all’anno, mentre gli under 35 sono tra 4 e 5 biglietti a testa.

E ancora: tra il primo semestre 2025 e il primo semestre 2026 si passa da 18 milioni di teste in sala a 22 milioni, escludendo peraltro i risultati di blockbuster campioni d’incassi estivi come Odissea e Spider-Man: Brand New Day, usciti a luglio ’26.

Ma oltre l’ottimismo della matematica c’è qualcosa in più. Perché una parte della ricerca presentata al MIA ha voluto testare anche l’interazione tra sala e streaming, riportando risultati curiosi e inattesi nel lasso temporale di quattro settimane (20 maggio-20 giugno 2026). Sono 32 milioni le visioni di film sul divano di casa, a fronte di 4,2 milioni di biglietti in sala. Su questa cifra il cinema italiano “pesa” per quasi un 20%, contro un 8% in sala nello stesso periodo.

Un risultato ancor più alto se si guarda ai film nuovi, ovvero quelli appena approdati sui servizi pay: su 9,3 milioni di visioni di film nuovi in totale, ben 3 milioni riguardano film italiani, attestandosi sul 32%. “Il cinema italiano va molto bene sui servizi pay, meglio ancora se di produzione recente”, spiegano da ANICA.

Basta guardare la top ten generale, dove sono presenti ben quattro film di produzione italiana, tutti già usciti in sala e con notevole successo di pubblico. Se poi prendiamo la top ten italiana in streaming, svetta sì Buen Camino di Zalone/Nunziante (Netflix), che dopo pochi mesi dalla fine della sua marcia trionfale in sala continua a macinare numeri da capogiro sul piccolo schermo, ma a poche incollature ci sono Diamanti di Ozpetek – visto e rivisto in continuazione da quasi un anno e mezzo – e Le cose non dette di Muccino.

Curioso che poi film che non sono andati benissimo in sala, come Agata Christian, Due cuori e due capanne, La Grazia di Sorrentino e Il Maestro di Di Stefano, siano come rinati in streaming, ricoprendo il quarto, quinto, sesto e settimo posto. Nella top ten Italia delle visioni sul piccolo schermo casalingo o smart, solo all’ottavo posto c’è una produzione esclusiva per l’online di Prime Video: Non è un paese per single. Mentre continua la sua eterna presenza tra i primi dieci film più visti C’è ancora domani della Cortellesi.

Infine, gli uomini sorpassano di nuovo in percentuale le donne sia in sala sia in streaming, mentre comincia a farsi largo una bella percentuale di puristi dello streaming, circa il 30%, che dichiara di non frequentare mai la sala, pur consumando il prodotto film (e tanto cinema italiano) sui servizi pay.

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La pace da difendere, la sicurezza da costruire. Tutti i protagonisti della festa di Airpress a Villa Blanc

Difendere la pace significa assumersi responsabilità politiche, disporre di capacità militari credibili e poter contare su un’industria in grado di sostenerle. È questo il filo conduttore dell’evento annuale di Airpress, dal titolo Arsenale per la pace, cha ha riunito a Villa Blanc, a Roma, rappresentanti delle istituzioni, vertici delle Forze armate e protagonisti dell’aerospazio e della difesa. Una serata per confrontarsi sul futuro della sicurezza italiana ed europea, nella consapevolezza che deterrenza, innovazione tecnologica e capacità industriali sono parte integrante di una strategia capace di preservare la pace.

La pace, la difesa e la responsabilità della politica

Il rapporto tra deterrenza e sicurezza europea ha attraversato il confronto tra Isabella Rauti, sottosegretario di Stato alla Difesa, Lorenzo Guerini, presidente del Copasir e Alessandro Azzoni, rappresentante permanente d’Italia presso la Nato. Tre prospettive istituzionali diverse, accomunate dall’esigenza di rafforzare le capacità di difesa e, soprattutto, di spiegare ai cittadini le ragioni delle scelte necessarie per garantire la sicurezza.

A richiamare la politica alle proprie responsabilità è stato Guerini, invitandola ad affrontare questi temi “senza mentire all’opinione pubblica per un voto in più”. Il disimpegno americano in Europa impone, secondo il presidente del Copasir, un salto di qualità negli investimenti comuni, nella pianificazione militare e nella cooperazione industriale. Una responsabilità che riguarda anche il rapporto con i cittadini, come ha ricordato Rauti. “Per decenni abbiamo dato la pace per scontata, oggi sappiamo che va difesa ogni giorno”. La deterrenza, nella lettura del sottosegretario, è anzitutto uno strumento per prevenire i conflitti e tutelare le società democratiche.

È su questo rapporto tra sicurezza e consapevolezza pubblica che si è soffermata Flavia Giacobbe, direttore di Formiche e Airpress, spiegando la scelta del titolo. Un richiamo al legame tra capacità di difesa, deterrenza e innovazione, in una stagione di confronto permanente non sempre compresa dall’opinione pubblica italiana.

Una comunità riunita

La fotografia della serata restituisce anche una politica capace di ritrovarsi attorno ai temi della sicurezza. A Villa Blanc erano presenti Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Affari esteri e difesa del Senato, Gianfranco Fini, già presidente della Camera, Lorenzo Cesa, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato e Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione politiche dell’Ue, insieme a numerosi altri esponenti del Parlamento tra cui Raffaele Nevi, Stefano Graziano, Elena Murelli, Andrea Casu e Lavinia Mennuni.

Accanto alla politica, chi della difesa conosce soprattutto la dimensione operativa. A rappresentare le Forze armate, tra gli altri, il generale Franco Federici, consigliere militare del presidente del Consiglio, il generale Antonio Conserva, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, e l’ammiraglio Fabio Gregori, sottocapo di Stato maggiore della Marina militare. Una presenza che abbracciava anche il settore degli armamenti, con Luisa Riccardi, vicedirettore nazionale degli Armamenti, il generale Luca De Martinis, direttore degli Armamenti aeronautici, e l’ammiraglio Cristiano Nervi, direttore degli Armamenti navali. A completare il quadro delle responsabilità operative, il generale Giovanni Gagliano, comandante delle Forze di supporto al combattimento dell’Esercito, e l’ammiraglio Sergio Liardo, comandante generale del Corpo delle Capitanerie di porto. Non mancava poi l’esperienza di chi ha guidato le Forze armate ai massimi livelli, come gli ex capi di Stato maggiore Vincenzo Camporini, Enrico Credendino e Pietro Serino. Una partecipazione che ha riunito generazioni diverse della leadership militare italiana, tra responsabilità attuali ed esperienza maturata ai vertici.

L’industria e le capacità della difesa

Alle scelte della politica e alle esigenze delle Forze armate devono corrispondere tecnologie, competenze e capacità produttive. Una riflessione che parte dalla necessità di ampliare il concetto stesso di sicurezza, come ha sottolineato Massimo Claudio Comparini, managing director della Space division di Leonardo, richiamando la protezione delle infrastrutture critiche, delle economie e degli spostamenti. Una visione che deve andare “oltre quello che ci porta a pensare solo alle applicazioni militari”, per riconoscere il valore strategico delle tecnologie anche nella dimensione civile.

In questa prospettiva, la solidità della filiera industriale nazionale assume un peso centrale. Per Paolo Graziano, executive chairman di Magnaghi Aerospace Group, l’innovazione nella difesa è essenziale per “preservare le competenze dell’Italia e la sua competitività nel mondo”. Competenze che devono tradursi in capacità produttive, come ha evidenziato Frank Paul Spina, managing director e general manager di Northrop Grumman Italia, sottolineando la necessità di sviluppare capacità “concrete, affidabili e producibili su scala”, in grado di rispondere alle crescenti esigenze operative. Una sicurezza che passa anche dalla resilienza delle infrastrutture e dalla continuità operativa, ambiti nei quali Francesco Miraglia, business unit director government, intelligence & defense di CBRE, ha richiamato il “ruolo strategico” del Facility management.

Accanto a queste realtà, a Villa Blanc erano presenti numerose altre aziende del settore, alcune delle quali hanno anche contribuito a sostenere l’iniziativa, a testimonianza della varietà di competenze industriali che ruotano attorno al mondo della difesa e dell’aerospazio.

Tra confronto politico, vertici militari e industria, la festa di Airpress ha restituito il ritratto di una comunità chiamata a confrontarsi sulle stesse sfide, pur con responsabilità differenti. Un’immagine che riassume lo spirito di Arsenale per la pace, ricordando quanto la sicurezza dipenda dalla capacità di far dialogare scelte politiche, competenze militari, innovazione tecnologica e capacità industriali.

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Cresce sempre di più il cine-turismo, in Italia vale 600 milioni: quali le mete preferite dai turisti

Sono sempre di più i viaggiatori che scelgono la propria destinazione lasciandosi ispirare dalle ambientazioni viste sul grande e piccolo schermo. Per questo motivo, negli ultimi anni, anche in Italia borghi, isole, città d’arte e paesaggi naturali sono diventati mete ambite soprattutto perché sono stati set di film e serie tv.

Si chiama cine-turismo (o screen tourism), ed è un fenomeno che anche nel nostro Paese sta acquisendo sempre più valore.

Quanto vale il cine-turismo in Italia

Secondo Jfc Tourism & Management, il cine-turismo in Italia genera un giro d’affari stimato in:

  • circa 600 milioni di euro all’anno;
  • 1,3 milioni di pernottamenti direttamente collegati alle produzioni audiovisive;
  • oltre 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi diventati riconoscibili grazie a film e serie televisive.

A livello internazionale, da come è emerso dal report annuale Unpack di Expedia Group, quasi un viaggiatore su cinque nel mondo ha prenotato un viaggio dopo aver visto una destinazione in un film o in una serie televisiva.

Una parte dei turisti organizza soggiorni di più giorni per esplorare le location, mentre altri inseriscono una singola tappa cinematografica in un itinerario già programmato. Entrambe le tipologie di visita possono generare ricavi, anche se con effetti differenti sulla durata della permanenza, sulla spesa media e sulla distribuzione dei benefici tra le attività locali.

Quali sono le mete più popolari

Tra le destinazioni italiane che hanno conquistato visibilità internazionale grazie a film e serie televisive c’è sicuramente Favignana, in Sicilia. L’isola, anche grazie alla popolarità raggiunta con The Odyssey, di Christopher Nolan, ha visto le prenotazioni aumentare molto questa estate. Le prime stime, inoltre, individuano in questo interesse un potenziale economico anche nei prossimi anni.

Un’altra meta particolarmente nota è Taormina, sempre in Sicilia, che ha ottenuto nuova visibilità internazionale grazie alla serie The White Lotus. Il San Domenico Palace e gli scorci panoramici della città hanno contribuito in particolare a rafforzare l’immagine della destinazione presso un pubblico interessato a viaggi di lusso, gastronomia ed esperienze esclusive.

Restando ancora in Sicilia, meritano di essere menzionate anche Scicli e Punta Secca, nel Ragusano, dove il turismo è spinto da anni ormai dal successo de Il commissario Montalbano.

Tra le destinazioni che stanno beneficiando della visibilità televisiva c’è anche la Calabria, con località come Tropea e Isola di Capo Rizzuto coinvolte nelle riprese di Sandokan, mentre Matera è diventata una scenografia riconoscibile dopo aver ospitato produzioni internazionali come No Time to Die, il film della saga di James Bond.

Infine c’è Roma, che da Vacanze romane (con Audrey Hepburn e Gregory Peck) fino agli ultimi lavori internazionali (come To Rome with Love di Woody Allen), continua a esercitare un forte richiamo sugli appassionati che vogliono ritrovare le ambientazioni della pellicola.

In arrivo nuovi contributi pubblici per il cine-turismo

Per sfruttare meglio le opportunità offerte dal cine-turismo, il ministero del Turismo, in collaborazione con Enit, ha promosso il progetto “Che spettacolo l’Italia! What a movie Italia is!”.

L’iniziativa prevede contributi pubblici per realizzare filmati di qualità cinematografica della durata compresa tra cinque e dieci minuti, destinati a essere distribuiti insieme a film per le sale e a serie televisive. Il progetto prevede un finanziamento fino a 400mila euro per i produttori, che si aggiungono agli aiuti già esistenti, con l’obiettivo di trasformare i set cinematografici e televisivi in strumenti di promozione delle destinazioni italiane, attraverso la produzione di contenuti ad hoc.

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È morto Antonio Boccuni, il personal manager di Giuliano Sangiorgi ha avuto un infarto fulminante. I Negramaro: “Il vuoto che lasci è incolmabile”

Un lutto improvviso colpisce i Negramaro e il mondo della musica italiana. Antonio Boccuni, personal manager di Giuliano Sangiorgi, è morto improvvisamente a 57 anni per un infarto fulminante. Originario di Genova, era un volto noto a chiunque seguisse la band salentina da vicino.

Boccuni non faceva parte del gruppo, ma per molti fan era come se ne fosse un componente. Il suo rapporto con Sangiorgi risaliva agli esordi dei Negramaro, quando il successo era ancora da costruire, e da allora lo aveva accompagnato quasi senza interruzioni: ai concerti, agli eventi pubblici, agli appuntamenti istituzionali.

La notizia è stata data dagli stessi Negramaro sui social. Il gruppo ha condiviso tre fotografie e un messaggio carico di dolore; tra le immagini, una lo ritrae accanto a Sangiorgi durante un live, un’altra è un ritratto in bianco e nero. Nel testo la band scrive che il vuoto lasciato è incolmabile, ringraziandolo per essere stato parte della famiglia. Sangiorgi ha scelto a sua volta di salutarlo con una fotografia che lo ritrae sulle spalle di Boccuni, un’immagine che racconta la confidenza costruita in tanti anni di strada insieme.

Sotto il post dei Negramaro si sono moltiplicati i messaggi di cordoglio dei fan.

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Muore a 63 anni il padre della tronista di “Uomini e Donne” Giorgia Angeloni: era affetto da Parkinson

Lutto a “Uomini e Donne”, dove la tronista Giorgia Angeloni nella giornata di mercoledì 21 ottobre ha perso suo padre Alberto, morto a 63 anni a causa del Parkinson. Angeloni, che è una delle troniste di questa stagione, nei giorni scorsi aveva abbandonato le registrazioni del programma di Maria De Filippi proprio per stare vicina al padre, le cui condizioni mediche eramno peggiorate.

Nonostante questo, chi segue il programma di Canale 5, avrà notato anche nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre la presenza di Giorgia Angeloni a “Uomini e Donne”. Il programma condotto da Maria De Filippi, infatti, viene registrato con l’anticipo di alcune settimane e dunque quello che va in onda è avvenuto diversi giorni prima.

Giorgia, fin dal suo arrivo nella trasmissione del pomeriggio di Canale 5, aveva parlato della malattia che è stata diagnosticata al padre quando aveva solo 50 anni. “Cerco di rendergli le giornate migliori, portandolo a fare una passeggiata o magari mangiando insieme un gelato”, aveva raccontato nella sua clip di presentazione, spiegando come cercasse di passare del tempo con suo padre.

Purtroppo, invece, nella giornata di mercoledì 21 ottobre l’uomo si è spento. I funerali del padre di Giorgia Angeloni si tengono giovedì 22 ottobre, nella Chiesa di San Michele Arcangelo e Santa Maria Goretti, ad Aprilia, in provincia di Latina.

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Palazzo Chigi: “Nessun problema di rifornimento della carta igienica”

Palazzo Chigi smentisce che esista un problema di rifornimento della carta igienica – come riportato dal Fatto Quotidiano – facendo sapere che ci sono scorte “ampie e sufficienti per mesi”. Poco dopo le 8 di mattina una nota preparata e inviata ai giornalisti dal capo ufficio stampa di Palazzo Chigi, Fabrizio Alfano, fa sapere che non ci sono problemi di scorte dovuti alle proteste degli autotrasportatori che hanno creato disagi in molte zone del Sud Italia. L’ipotesi era circolata mercoledì in diverse sedi della presidenza del Consiglio con la richiesta, attraverso un passaparola, di portarsela da casa. Notizia che, secondo Palazzo Chigi, è “assolutamente falsa, priva di qualsiasi fondamento e ridicola” facendo sapere che i magazzini “sono regolarmente riforniti e dispongono di scorte ampie e sufficienti per mesi”. La presidenza del Consiglio ha anche invitato i giornalisti a vedere di persona se esistano o meno le scorte di carta igienica.

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“Dopo una perdita così dolorosa, vorremmo risparmiare loro anche il dolore della separazione”: si cerca un nuovo proprietario per i cani della giornalista del Tg2 Christiana Ruggeri

Dopo la scomparsa della giornalista del Tg2 Christiana Ruggeri, i suoi due cani Zeus e Bella sono in cerca di una nuova casa che li accolga. A occuparsi di loro è ora la sezione di Olbia della Lega nazionale per la difesa del cane. L’intenzione è quella, se possibile, di evitare di separare i due animali.

“Dopo una perdita così dolorosa, vorremmo risparmiare loro anche il dolore della separazione. Per questo cerchiamo con tutto il cuore un’adozione di coppia” viene infatti spiegato. Quali sono però le caratteristiche dei due cani che ora possono essere adottati? Zeus è un pastore tedesco di circa 4-5 anni, sterilizzato.

Era molto legato alla giornalista, tanto da condividere con lei il letto. “È un cane energico e reattivo, che ha bisogno di movimento, tempo e di una persona con esperienza, capace di conoscerlo e accompagnarlo in questo momento difficile”, spiegano i volontari. Per lui, in particolare, si cerca una sistemazione in cui non siano presenti altri cani maschi, con i quali si ritiene che sarebbe incompatibile.

Discorso diverso, invece, riguarda Bella, che ha circa 6 anni e viene descritta come “una cagnolina dolcissima, ma molto paurosa”. “Ha bisogno di una famiglia gentile e paziente, che sappia rispettare i suoi tempi e aiutarla a sentirsi al sicuro” viene infatti raccomandato.

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Francia, le voci dei liceali in protesta contro una scuola che alimenta le disuguaglianze

«Non abbiamo le stesse possibilità fin dall’inizio». È questo il punto da cui parte la protesta dei liceali francesi, scesi in strada per denunciare le condizioni delle scuole e le...

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Taglio tasse, meno sbarchi, più lavoro. I 4 anni del governo Meloni secondo Palazzo Chigi

Il primo governo della storia italiana a superare i quattro anni di vita è l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, con alcuni numeri che danno la cifra dei provvedimenti varati, come il taglio di 140 miliardi di tasse a famiglie e imprese; la riduzione del 70% degli sbarchi illegali; l’aumento di 1,4 milioni di posti di lavoro stabili. Il documento diffuso dal governo elenca in modo sintetico i numeri più importanti e i provvedimenti più significativi approvati e avviati dall’insediamento a oggi.

I numeri sull’occupazione

Quasi un milione e mezzo di posti di lavoro e disoccupazione al 5,6% (era all’8,1% nel 2022). Tra i provvedimenti da citare il salario giusto legato ai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, il cosiddetto Decreto Primo Maggio; la svolta sulla sicurezza sui posti di lavoro che consiste in più ispettori, sblocco assunzioni in Inail e Inps, raddoppio delle assunzioni previste nell’Ispettorato e più 100 Carabinieri per la tutela del lavoro, oltre al tracciamento dei mancati infortuni, interoperabilità delle banche dati e sperimentazione del badge di cantiere. Sono stati stanziati 30 mln in più per le vittime di infortuni sul lavoro e 26 mln per le borse di studi per i figli superstiti.

Il bilancio

Il governo ha manifestato una particolare attenzione ai costi, dopo l’allegra gestione del super bonus e del reddito di cittadinanza: l’Italia infatti è l’unica Nazione del G7 tornata già dal 2024 in avanzo primario dopo il Covid. Lo scorso 15 ottobre lo spread era a 109 punti, contro i 236 di quattro anni fa, segno di una fiducia da parte dei mercati e degli investitori. Ammonta a tre miliardi e mezzo il risparmio sugli interessi, destinabili a sanità, scuola, senza contare il minor peso fiscale per le famiglie. Sempre restando al comparto economico, la Borsa ha fatto registrare un più 130%, con la possibilità per le famiglie di detenere nel proprio portafogli più titoli. Inoltre c’è il pollice alzato da parte delle principali agenzie di rating, che migliorano il giudizio sull’affidabilità e solidità economica. La zes unica impatta complessivamente per 60 miliardi, che si somma alla decontribuzione al sud da 7 miliardi fino al 2030 per chi assume.

La coesione

Altro capitolo, quello che riguarda la coesione grazie a 34 accordi siglati per lo sviluppo con Regioni, Province autonome e Amministrazioni centrali che si sono manifestati in oltre 50 miliardi di investimenti attivati, tra cui la riqualificazione dell’area di Bagnoli-Coroglio, le Province di Taranto e il Sulcis Iglesiente. Altre intese approvate in CdM sono quelle con Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto che si sommano alla legge per l’attuazione dell’Autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario e alla legge delega per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).

Record export

Capitolo export, la voglia di Italia nel mondo cresce, come dimostra la quarta posizione mondiale raggiunta dall’Italia fra le nazioni esportatrici, impreziosita dal valore dell’agroalimentare giunto a 73 miliardi. I numeri inoltre dicono 401,8 mld nei primi 7 mesi del 2026; nuovo record di investimenti diretti esteri (più 12%). La comparazione con altri paesi rivela che il valore dell’export italiano ha superato il Giappone, i BTP decennali mostrano uno spread sceso al di sotto dei titoli francesi, il tasso disoccupazione dal IV trimestre 2025 è sceso sotto la media europea e dell’Eurozona, e infine sono state superate Germania e Uk per pil pro capite.

Infrastrutture e Piano Casa

Alla voce infrastrutture il governo rivendica una serie di iniziative come la riforma del Codice degli appalti e della Governance portuale, il sostegno abitativo (oltre 20 mln nel 2026 per genitori separati o divorziati), il decreto Salva Casa per semplificare e rilanciare il mercato immobiliare, il Nuovo Codice della Strada e i 6,35 mld per 729 interventi sulle infrastrutture idriche. E poi c’è il Piano Casa, che consiste in 10 miliardi per 100mila alloggi in 10 anni, accanto al recupero di 60mila alloggi popolari ora non disponibili, al Fondo per l’Housing sociale e l’emergenza abitativa, agli alloggi a prezzi calmierati, al fondo garanzia mutui prima casa.

Il versante internazionale

Sul versante internazionale, il governo sottolinea il ruolo dell’Italia nel mondo ottenuto con “coerenza e credibilità” di fronte alle crisi geopolitiche. In primis il sostegno all’integrazione dei Balcani Occidentali nella Ue, poi il rinnovato legame con l’America Latina, accanto al sostegno di una pace giusta e duratura in Ucraina, all’impegno per un quadro di pace e stabilità in Medio Oriente, fino alle nuove connessioni con l’Indo-Pacifico e a un rapporto da pari a pari con l’Africa e il Sud Globale. In questo senso si inserisce il ragionamento dedicato alla proiezione globale del Mediterraneo, con Roma player riconosciuto nella Ue, nella Nato e nel G7, senza dimenticare un “rapporto equilibrato con la Cina attraverso il nuovo partenariato strategico”.

Entrando nel merito dei singoli atti spiccano gli interventi a Gaza dove l’Italia è stata la prima Nazione occidentale per evacuazioni sanitarie oltre all’operazione imbastita Food for Gaza; e ancora la riforma della cittadinanza, i maggiori servizi per i connazionali all’estero (dal 2023 rilasciati 2mln di passaporti e oltre 670mila carte d’identità elettroniche) fino alle 16 intese su materie prime critiche e catene di approvvigionamento. Infine l’impegno per le interconnessioni strategiche: corridoio IMEC, corridoio VIII nei Balcani, progetto Elmed.

Una menzione a parte merita il Piano Mattei, che vede ben 18 paesi coinvolti, il doppio rispetto al varo del gennaio 2024. Sono 76 i progetti in corso, per un modello di cooperazione che si poggia su sette linee-obiettivo e che si sta intrecciando sia con progetti Ue come il Global Gateway, sia con le esigenze dei singoli paesi coinvolti, attirando le attenzioni di soggetti internazionali come Banca Mondiale, Banca africana, Commissione europea, Bei, Unione Africana.

Non solo difesa: i nuovi domini strategici

Per quanto riguarda la difesa, l’Italia è presente in 39 missioni con alcune novità, come il ritorno alla guida della missione KFOR nei Balcani, passando per l’impegno concretizzatosi in solidarietà internazionale con aiuti a Gaza, Medio Oriente e sisma in Venezuela. A tal proposito sono molteplici i fronti geopolitici che vedono l’Italia coinvolta, come l’istituzione del Polo nazionale della dimensione subacquea, il lancio del satellite CSG-FM3, i 16 accordi internazionali e le 400 intese tecniche siglati con i partner nei campi della difesa, sicurezza, ricerca e sviluppo tecnologico, la riforma della sanità militare e l’attenzione ai nuovi domini strategici come spazio, cyber, dimensione subacquea e Artico.

Politiche migratorie: un modello anche per l’Ue

Infine la sicurezza: meno 70% di sbarchi e più 55% di rimpatri. I numeri sull’azione svolta da Viminale si legano ad azioni mirate, come la lotta alle reti criminali che di fatto è entrata nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Da questo punto di vista va citata l’Alleanza globale contro il traffico di migranti e il rafforzamento di Europol. Gli accordi con i Paesi terzi rappresentano la novità italiana per il contrasto all’immigrazione illegale che trova concreta applicazione nel Memorandum Ue-Tunisia e nel partenariato strategico UE-Egitto. Di fatto l’Italia orienta le politiche migratorie europee grazie al nuovo concetto di Paese terzo sicuro, per cui è stato superato il requisito obbligatorio di collegamento personale tra richiedente asilo e Paese terzo, consentendo, attraverso appositi accordi, l’esame delle richieste di protezione da parte di Paesi terzi sicuri

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“Non hai capito che sei lì lì per lasciarci?”: lo sguardo del padre che ha cambiato la vita di Anthony Marra. Lo chef: “Così ho perso 180 chili con la dieta mediterranea”

Centottanta chili in meno e una vita ritrovata. Anthony Marra, chef professionista seguito da oltre 300mila persone sui social, è passato da 278 a 98 chili con una dieta. Ospite a La Volta Buona, ha spiegato come ci è riuscito e quanto sia costato, in termini di fatica e di paura, un cambiamento che ha toccato il corpo ma anche la mente.

Il punto di svolta sono state delle semplici analisi del sangue. A raccontare lo scenario che ne uscì è stata la conduttrice Caterina Balivo: “Aveva il diabete altissimo”. Ma a convincerlo davvero sono stati i genitori. Una sera, davanti a un piatto di zeppole fritte, Anthony ha incontrato lo sguardo preoccupato del padre.

“Ho sentito il dolore attraverso i suoi occhi. Quel giorno mi disse: ‘Non hai capito che sei lì lì per lasciarci? Perché vuoi darci questo dolore?’“, ricorda. Da lì è nato l’impegno con la famiglia: “Ho detto che avrei cambiato vita: ho ripreso a studiare e ho dedicato del tempo a me stesso“.

Il punto di partenza era tutt’altro che semplice, anche nella vita di tutti i giorni. In un video condiviso sui social, l’uomo ha raccontato come trascorreva le notti: impossibilitato a dormire nel letto, era costretto a riposare su una poltrona a causa delle apnee notturne, che gli impedivano un sonno ristoratore. Il percorso seguito è stato rigoroso ma essenziale: “Ho adottato le linee guida della dieta mediterranea, considerata tra le più equilibrate e complete”.

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