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La Russia sta raggiungendo gli obiettivi strategici dell’Operazione Militare Speciale?

Nel dicembre 2021, la Russia presentò agli Stati Uniti e alla NATO due bozze di accordi formali per ottenere garanzie di sicurezza legalmente vincolanti, facendo intendere che se non fossero state accolte ci sarebbero state delle conseguenze.

Segue nostro Telegram.

In effetti, dopo il rifiuto di Washington di prenderle in considerazione, il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa intraprese l’Operazione Militare Speciale in Ucraina, ancora in corso.

Tra le richieste avanzate allora da Mosca sottolineiamo:

  • Blocco dell’allargamento della NATO: l’impegno formale a impedire ulteriori espansioni dell’Alleanza Atlantica, escludendo esplicitamente l’adesione dell’Ucraina.
  • Limitazioni alle Forze Militari: il divieto per la NATO di dispiegare truppe o armamenti nei Paesi entrati a far parte dell’Alleanza Atlantica dopo il maggio 1997.
  • Basi negli ex Stati sovietici: il divieto per gli Stati Uniti di stabilire basi militari o sviluppare cooperazione bilaterale nei Paesi dell’ex URSS che non fanno parte della NATO.
  • Missili a raggio intermedio e corto: il divieto reciproco di dispiegare missili a raggio intermedio e corto in aree da cui possano colpire il territorio dell’altra parte.
  • Attività militari: la limitazione delle esercitazioni e delle attività militari della NATO in Europa orientale, nel Caucaso e in Asia centrale.

Stati Uniti e NATO nel 2021 rifiutarono le richieste principali (in particolare il veto sull’allargamento della NATO e il ritiro delle infrastrutture militari ai confini del 1997), offrendo invece di negoziare su temi specifici come il controllo degli armamenti e la trasparenza delle esercitazioni.

Perciò, il 17 febbraio 2022 Mosca consegnò una contro-risposta formale agli Stati Uniti, lamentando la mancanza di disponibilità a fornire garanzie vincolanti e preannunciando la necessità di adottare misure ‘tecnico-militari’: pochi giorni dopo ci fu l’invasione dell’Ucraina.

La Russia aveva fondati motivi per ritenere che Kiev stesse per entrare nella NATO e uno dei bersagli inziali dei suoi missili balistici (13 marzo e 17 maggio 2022) furono proprio i centri di addestramento ucraini di Yavoriv (nella zona di Leopoli, vicino al confine polacco ma all’interno dei confini ucraini), a tutti gli effetti infrastrutture della NATO, come visibile nelle mappe della stessa Alleanza Atlantica (1).

Tralasciando le questioni diplomatiche e l’auspicata volontà comune di riaffermare i principi delle Nazioni Unite che venivano espressi nel documento presentato da Mosca e sui quali l’Amministrazione Trump ha tirato oggi una riga definitiva, è interessante capire se siano stati compiuti dei passi da parte dell’attuale presidenza statunitense per venire incontro alle richieste russe (2).

All’art. 1: Russia e U.S.A. non intraprenderanno azioni né parteciperanno o sosterranno attività che pregiudichino la sicurezza dell’altra Parte; non attueranno misure di sicurezza – adottate da ciascuna Parte individualmente o nell’ambito di un’organizzazione internazionale, di un’alleanza militare o di una coalizione – che possano compromettere gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Sul supporto decisivo dell’intelligence USA e dei grandi gruppi tecnologici statunitensi (da Starlink a Palantir, entrambi vicini all’Amministrazione Trump) all’Ucraina al fine di colpire il territorio della Federazione Russa ho già ampiamente scritto in precedenza e perciò non mi soffermo (3).

Articolo 2

Le Parti si adopereranno affinché tutte le organizzazioni internazionali, le alleanze militari e le coalizioni a cui partecipa almeno una delle Parti si attengano ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.

Abbiamo assistito recentemente alla doppia aggressione condotta dalla “Coalizione Epstein” all’Iran, senza alcun fondamento nel diritto internazionale e senza alcuna considerazione dei “principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite”. Per non parlare del supporto statunitense ai bombardamenti israeliani su Siria, Libano e Yemen (aggressione alla quale contribuisce in gran parte l’Arabia Saudita) o del rapimento illegittimo del Presidente venezuelano Maduro.

Articolo 3

Le Parti non utilizzeranno i territori di altri Stati allo scopo di preparare o compiere un attacco armato contro l’altra Parte o altre azioni che pregiudichino gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Naturalmente, la violazione di questo articolo non avviene solo utilizzando il territorio ucraino per colpire la Russia; recentemente, sul sito del Ministero della Difesa di Mosca è comparso un elenco di venti aziende europee accusate di essere parte integrante dell’apparato militare-industriale ucraino. Quattro hanno sede in Italia, tre in Germania, due in Gran Bretagna, due in Polonia, due in Turchia, due in Repubblica Ceca, poi sono rappresentate anche imprese con basi in Israele, Spagna, Paesi Bassi, Lituania e Lettonia. Tutto ciò avviene con il consenso implicito degli Stati Uniti. Anche le infrastrutture della NATO e le basi militari statunitensi in Europa (Sigonella ad esempio in Italia nel 2022) contribuiscono così ad alimentare questo conflitto (4).

Articolo 4

Gli Stati Uniti d’America si impegneranno a impedire un’ulteriore espansione verso Est dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e a negare l’adesione all’Alleanza agli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Gli Stati Uniti d’America non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che non siano membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, né utilizzeranno le loro infrastrutture per attività militari di alcun tipo, né svilupperanno con essi una cooperazione militare bilaterale.

Senza trascurare l’immediato ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO all’inizio dell’Operazione Militare Speciale, l’attuale Amministrazione a Washington ha annunciato l’invio di ulteriori 5.000 soldati statunitensi in Polonia e l’istituzione di una nuova base militare permanente nel Paese (ridenominata “Fort Trump”). Ma gli U.S.A. non si sono fermati qui; in Armenia, nazione che fa ancora formalmente parte dell’Organizzazione per il Trattato di Sicurezza Collettiva e dell’Unione Economica Eurasiatica, lo scorso settembre Washington e Erevan hanno tenuto un nuovo ciclo di consultazioni bilaterali sulla difesa e firmato un verbale congiunto d’intesa (jointly agreed minutes) per dare seguito alla Charter on Comprehensive Strategic Partnership sottoscritta nel maggio 2026. Gli accordi discussi riguardano:

Supporto alla trasformazione e riforma delle Forze Armate armene.

Addestramento di sottufficiali (NCO), istruttori, comandanti junior e personale per il mantenimento della pace (peacekeeping).

Istruzione militare ed esercitazioni congiunte.

Sviluppo delle capacità industriali della difesa e potenziale fornitura di equipaggiamenti tramite il programma Foreign Military Sales (FMS) e programmi educativi come l’IMET, orientando l’Armenia verso una progressiva modernizzazione degli standard militari occidentali.

Articolo 5

Le Parti si asterranno dallo schierare le proprie Forze Armate e i propri armamenti – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree in cui tale schieramento potrebbe essere percepito dall’altra Parte come una minaccia alla propria sicurezza nazionale, fatta eccezione per lo schieramento all’interno dei territori nazionali delle Parti stesse. Le Parti si asterranno dal far volare bombardieri pesanti equipaggiati con armamenti nucleari o non nucleari, o dallo schierare navi da guerra di superficie di qualsiasi tipo – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree situate rispettivamente al di fuori dello spazio aereo nazionale e delle acque territoriali nazionali, dalle quali sia possibile colpire obiettivi nel territorio dell’altra Parte.

Poco più di un mese fa, si è tenuta un’esercitazione aerea della NATO nel nord-est della Polonia, nelle vicinanze di Kaliningrad con alcune decine di velivoli. All’esercitazione hanno partecipato caccia statunitensi e norvegesi, un aereo di sorveglianza NATO E-3A Sentry AWACS, velivoli per il rifornimento in volo e un aereo statunitense EA-37B per la guerra elettronica: Mosca teme che si tratti di manovre preparatorie all’isolamento dell’enclave russa dal resto della Federazione e ha risposto duramente ma soltanto sul piano diplomatico.  Inoltre, la NATO Ballistic Missile Defence (BMD), la difesa antimissile balistica dell’Alleanza Atlantica, è una rete costituita da sensori e da sistemi missilistici che i Paesi Membri offrono quale contributo nazionale alla struttura, i cui punti di riferimento in Europa sono lo European Phased Adaptive Approach (EPAA), statunitense, con il sistema americano Aegis Ashore schierato in Romania e Polonia e le navi Aegis per la BMD, stazionate nelle acque spagnole. Il sistema radar della IAMD si trova in Turchia, mentre l’infrastruttura di comando e controllo in Germania (5). Nel 2016 (grazie all’annullamento del Trattato ABM deciso da Trump) gli Stati Uniti hanno prima messo in funzione una base ABM in Romania, un sistema che utilizza lanciamissili Aegis potenzialmente in grado di lanciare Tomahawk con testata nucleare ad oltre 2400 chilometri di distanza, successivamente nel 2022 hanno costruito un sito Aegis in Polonia, ancora più vicino ai confini russi. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto che i siti ABM hanno lo scopo di fermare le testate puntate sull’Europa dall’Iran o dalla Corea del Nord. Mosca ovviamente non la pensa così; François Geleznikoff, direttore delle applicazioni militari presso la Commissione per l’energia atomica e le energie alternative, intervenne nel marzo 2019 in audizione presso l’Assemblea Nazionale francese sull’argomento contraddicendo Washington: “Negli Stati Uniti, la Nuclear Posture Review (NPR) non si rivolge realmente alla Corea del Nord (gli americani hanno armi che permetterebbero loro di vetrificare il Paese più volte) ma piuttosto alla Russia, in risposta alle dichiarazioni del presidente Putin” (6).

Articolo 6

Le Parti si impegnano a non dislocare missili a raggio intermedio e a corto raggio lanciabili da terra al di fuori dei propri territori nazionali, né in aree dei propri territori nazionali dalle quali tali armi possano colpire obiettivi situati nel territorio nazionale dell’altra Parte.

Il 22 settembre 2026, Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato a New York un accordo di sicurezza trilaterale che prevede l’apertura e la gestione di due nuove basi militari americane e la modernizzazione di quella esistente. Gli Stati Uniti ottengono ampie libertà di movimento (aria, terra e mare) per collegare le basi e la possibilità di utilizzare l’isola per il sistema di difesa missilistica (la Pituffik Space Base – ex Thule Air Base – nel nord-ovest dell’isola, ospita sistemi radar d’allerta precoce per i missili balistici). Il sistema difensivo pensato dagli Stati Uniti si evolverà da una presenza concentrata in un unico punto a una rete di strutture distribuite su tutta l’isola. Anche perché le due nuove basi non saranno le uniche installazioni militari che si insedieranno sull’isola (7).

Articolo 7

Le Parti si asterranno dal dislocare armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali e riporteranno nei propri territori nazionali le armi già dislocate all’estero al momento dell’entrata in vigore del Trattato. Le Parti elimineranno tutte le infrastrutture esistenti per il dislocamento di armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali. Le Parti non addestreranno personale militare o civile proveniente da Paesi non dotati di armi nucleari all’uso di tali armi. Le Parti non condurranno esercitazioni o attività di addestramento per forze convenzionali che prevedano scenari di impiego di armi nucleari.

A partire dal 13 ottobre 2026, si svolgerà in Italia Steadfast Noon, ‘Mezzogiorno risoluto’, l’esercitazione che l’Alleanza atlantica svolge ogni anno e che coinvolgerà le basi aeree di Aviano, in provincia di Pordenone, e Ghedi, nel Bresciano, oltre a diverse località in tutta l’area di responsabilità ben oltre il Nord del Paese. “È necessario il contributo congiunto di tutti gli Alleati: si tratta di un’iniziativa che non può limitarsi a un singolo Paese”, ha riferito il colonnello David Bull, capo delle operazioni nucleari della Nato, facendo riferimento al fatto che anche lo spazio aereo dei Paesi limitrofi potrebbe essere coinvolto. Vi parteciperanno velivoli in grado di svolgere missioni convenzionali e nucleari, anche se l’esercitazione non prevede l’impiego di armi atomiche. “Ma siamo in sintonia con Roma sul fatto che si tratti di un’esercitazione nucleare”, ha poi precisato Barrows. Gli Stati Uniti saranno presenti con equipaggi di volo e personale addetto alla manutenzione. Secondo gli stessi documenti del Pentagono, in Italia sarebbero dislocate circa 80 ordigni nucleari sotto controllo statunitense nelle basi militare italiane a Ghedi e Aviano (8).

Conclusioni

Il sintetico panorama offerto da questo articolo vuole dimostrare che la Russia non potrà cantare vittoria nemmeno dopo aver completato la conquista del Donbass, perché l’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina è legato a considerazioni di sicurezza geopolitica tuttora irrisolte se non addirittura aggravatesi rispetto al 2022.

Se qualcuno al Cremlino crede che dopo un eventuale accordo con l’attuale Amministrazione U.S.A., la Russia verrà lasciata stare si sbaglia di grosso, perché l’Occidente collettivo si sta già preparando non solo al dopo Putin ma anche al dopo Trump.

L’obiettivo degli Stati Uniti non è altro che prendere tempo in attesa del verificarsi di almeno una delle due condizioni: l’allontanamento di Mosca dalla partnership strategica con Pechino e il conseguente rallentamento della dedollarizzazione – gli Stati Uniti non pagheranno di certo il diesel russo in rubli – e la fine della preparazione da parte della NATO ad un conflitto diretto contro la Russia – termine individuato nel 2030, quando sicuramente Trump non sarà più alla Casa Bianca.

Dal punto di vista occidentale la considerazione della Russia non è cambiata molto da quando il direttore della rivista “Foreign Policy”, l’israelo-statunitense John Feffer, la definì una “Nigeria con le armi nucleari”; secondo questa visione, Mosca deve tornare ad essere una sorta di ‘colonia estrattiva’ o ‘appendice di materie prime’ a esclusivo vantaggio delle industrie euro-statunitensi. A maggior ragione nel momento in cui la competizione tecnologica con la Cina necessita da parte degli Stati Uniti di quelle risorse strategiche di cui la Federazione Russa è ricca.

Pochi giorni fa, i 32 membri del Comitato Militare della NATO (quello statunitense in primis), erano a Kiev per ribadire il loro sostegno incondizionato all’Ucraina “rimasta costantemente al centro delle valutazioni, delle decisioni e della pianificazione futura dell’Alleanza”. Prima di fare qualsiasi altra concessione a Washington, Vladimir Putin dovrebbe pensarci bene: passare da una vittoria tattica ad una sconfitta strategica potrebbe essere più semplice di quanto sembra.

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(1) https://www.nato.int/structur/nmlo/links/yavoriv-training-centre.pdf. Il sito internet è oggi irraggiungibile (forse per mascherare le prove?), ma la sua presenza come infrastruttura dell’Alleanza Atlantica era rintracciabile ancora nel giugno 2024. Come ammise anche il “Corriere della Sera”, i morti furono più di 300 e tra di essi numerosi soldati e addestratori della NATO: Giulia Fasano, Nella base militare di Yavoriv i morti sono stati trecento, 26 marzo 2022. Anche secondo il quotidiano “Repubblica”: “Il ‘Centro internazionale per la pace e la sicurezza’ di Yavoriv ospitava istruttori occidentali, come conferma il Ministro della Difesa di Kiev”.

(2) Il documento completo è stato pubblicato sul sito internet del Ministero degli Esteri della Federazione Russa: Treaty between The United States of America and the Russian Federation on security guarantees, 17 dicembre 2021.

(3) Ad esempio, cfr. Le basi della CIA in Ucraina: chiave del contenimento anti-russo in Europa, “Strategic Culture Foundation”, 11 aprile 2026.

(4) Nel contesto del conflitto in Ucraina e della postura di deterrenza della NATO, le basi militari presenti sul territorio italiano (gestite sia dalle Forze Armate italiane che dagli Stati Uniti) svolgono funzioni chiave di sorveglianza aerea, intelligence, logistica e comando, cfr. ad esempio Federico Petrangeli, Supporting Kyiv: Italy’s Military Assistance between Strategic Continuity and Political Division, IAI, 11 giugno 2026.

(5) Senato della Repubblica italiana, Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 32/2025, relativo all’ammodernamento, al rinnovamento e al potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica a protezione del territorio nazionale e dell’Alleanza Atlantica, alla protezione di teatro delle forze schierate in aree di operazione, inclusa la componente navale (n. 377), Resoconto sommario del 4 febbraio 2026.

(6) Stefano Vernole, La forza di dissuasione nucleare francese, Focus CeSEM, 3 maggio 2022.

(7) Stefano Vernole, Gli Stati Uniti hanno messo le mani sulla Groenlandia dimostrando la totale irrilevanza dell’Unione Europea, “Strategic Culture Foundation”, 5 ottobre 2026.

(8) Redazione Peacelink, L’esercitazione nucleare della NATO Steadfast Noon 2026 comincerà sui cieli italiani il 13 ottobre.

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Frozen assets, embargoes, entry bans: Ukraine names the pressure it wants the EU to put on Moscow

ukraine's defenses against jet drones aren't built up yet its f-16s getting more rounds meantime · post ukrainian foreign minister andrii sybiha сибіга andrij 7ca21 ukraine news reports

Ukraine wants the EU to force Moscow into a ceasefire with frozen Russian assets, trade and transit embargoes, maritime bans, and entry bans, Ukrainian Foreign Minister Andrii Sybiha wrote on X after the EU Foreign Affairs Council in Luxembourg on 12 October 2026. He also welcomed new EU sanctions listings adopted that day and progress in Ukraine’s EU accession talks.

Kyiv has spent this month laying out truce formats it would accept while awaiting Russia’s position on talks, and the levers it is pressing the EU to use include frozen Russian assets that EU leaders failed to agree on tapping last December.

The pressure Kyiv wants from the EU

Sybiha called it “devastating pressure.” He also wants Russian combatants and their families barred from the EU, maximum visa restrictions, and Russia’s isolation in culture and sports.

I was pleased to attend the EU Foreign Affairs Council today.

It is time for Europe to define its strong role. Our future and our security are in our hands.

Now is the time for real European pressure on Moscow. Not half-measures, but devastating pressure: frozen assets, trade… pic.twitter.com/AnI8h6HXbs

— Andrii Sybiha 🇺🇦 (@andrii_sybiha) October 12, 2026

His post named three types of ceasefire—energy, food security, and a full ceasefire—without saying whether Kyiv would accept them separately. Earlier this month, he told journalists Ukraine was ready for an energy and Black Sea ceasefire “but only in such a combination.”

New sanctions listings and two more accession clusters

The minister welcomed the EU’s 12 October adoption of new sanctions listings against Russia—the largest single expansion of the bloc’s blacklist. EU ambassadors agreed on the 1,646 names on 7 October. They include 1,569 tied to Russia’s military industry and 77 to its so-called State Duma elections. The listings are separate from the EU’s 22nd sanctions package, which the EU has yet to adopt.

He also welcomed the EU’s “green light” for opening two more clusters in Ukraine’s EU accession talks: Internal Market, and Competitiveness and Inclusive Growth. The formal opening was scheduled for an intergovernmental conference on 13 October.

Front-line briefing and aid requests

Sybiha said he briefed European colleagues on the front-line situation, Russia’s plans, and ways to deprive it of its advantages, and that he passed partners specific requests for aid. He reaffirmed Ukraine’s commitment to reforms.

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Woman arrested for poisoning ex husband with atropine

A 41-year-old woman has been arrested in Athens on suspicion of attempting to poison her ex-husband, a military doctor, with atropine. According to media, the man had installed security cameras at his apartment in Peristeri suburb of western Athens. Monitoring the cameras remotely, he allegedly saw his ex-wife who had keys entered the apartment and […]

The post Woman arrested for poisoning ex husband with atropine appeared first on Keep Talking Greece.

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Manovra fra cedolare secca al 5%, Irpef fino a 60mila euro e flat tax: tutte le ipotesi

Che Manovra sarà dipenderà in larga parte dal braccio di ferro fra Italia e Unione europea. Ne ha dato conferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale il testo definitivo della Legge di Bilancio 2027 potrà essere delineato solo dopo la fine delle procedure europee relative alla clausola di salvaguardia e alle richieste di flessibilità sui conti pubblici.

Il Governo sconta anche la mancata uscita dalla procedura d’infrazione Ue per il deficit rimasto sopra il 3%. Oggi l’Italia ha sforato per appena un decimale (0,1%). Nel frattempo, però, emergono i primi orientamenti in merito alle misure considerate dal Governo.

Cedolare secca al 5%

Il Governo punta a dare una prima risposta all’emergenza casa con una cedolare secca al 5% per gli affitti lunghi e a canone concordato.

Per gli affitti lunghi, attualmente l’aliquota ordinaria della cedolare secca è al 21%. Che cala al 10% per i contratti a canone concordato nel rispetto dei requisiti di legge. Una eventuale aliquota agevolata al 5% potrebbe rappresentare una agevolazione contro il caro casa, soprattutto in quei comuni in cui l’emergenza abitativa è particolarmente forte.

Si ricorda che il canone concordato non conviene solo all’inquilino: i proprietari possono beneficiare di sconti sull’Irpef e sulle imposte.

Lavoro per i giovani

C’è poi il capitolo giovani: Giorgetti ha annunciato già da tempo l’idea di una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni.

La misura dovrebbe costare attorno ai 350 milioni di euro. Ma il ministro ha invocato anche “la collaborazione dei datori di lavoro”.

E poi dovrebbe essere replicata la flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività.

Ma l’universo “flat tax” riguarda anche un’altra categoria: le partite Iva. Attualmente la soglia è stata portata da 65.000 euro a 85.000 euro. Ora il Governo starebbe puntando a quota 100.000 euro. Ma serve aprire un tavolo con l’Ue, dal momento che per farlo sarebbe necessario andare a ritoccare anche la normativa sull’Iva. A spingere forte su questo punto è in particolare la Lega.

Irpef

C’è poi il capitolo Irpef, con una carezza rivolta al ceto medio. L’ipotesi è quella di estendere l’aliquota Irpef al 33% fino ai 60.000 euro lordi l’anno. Ora il limite è fissato a 50.000 euro. Una misura del genere costerebbe sui 2,6 miliardi.

Nell’ultimo intervento, l’aliquota Irpef scese dal 35% al 33% sui redditi compresi tra 28.000 euro e 50.000 euro.

Bollo auto

“Bollo ciao!”, ha cantato la premier Giorgia Meloni alla kermesse Fenix 2026. Nell’anno in corso il bollo auto è stato tolto a tutte le moto e ai veicoli di bassa cilindrata. Si tratta, però, di una misura relativa solo all’anno 2027, costata 2,3 miliardi da fondi Pnrr.

Energia e difesa

Lo scostamento di Bilancio di 28,8 miliardi di euro per le spese destinate a energia e difesa, previste dalla clausola di salvaguardia, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 ottobre. Ci sarà un nuovo voto in Parlamento, nella giornata del 13 ottobre, per dare l’ok all’extradeficit.

Per l’energia viene prevista una spesa di 7,2 miliardi l’anno per il biennio 2027-2028. Prevista un’identica cifra per la difesa e la sicurezza.

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EU blacklists 1,569 Russian arms suppliers and their bosses in its biggest sanctions round ever, as Trump eases up on Moscow

trade banks energy crypto—the eu keeps its full russia economic sanctions wall standing 2027 · post flags member states headquarters council european union brussels belgium 17 2025 getty images/thierry monasse

The EU adopted its largest-ever round of sanctions listings on 12 October, targeting the suppliers behind Russia’s war industry, the Council of the EU announced. The bloc acted as Russia keeps killing Ukrainian civilians every day, while US President Donald Trump eases sanctions on Russian diesel.

Russia’s planned winter campaign against Ukraine’s infrastructure depends on arms factories fed by a web of component suppliers and on oil revenue that still flows despite Ukraine’s refinery strikes, so every supplier cut off from that web raises the cost of waging it. As Washington eases off, Europe’s own pressure has a gap: its ports still take record volumes of Russian Arctic gas, and a full ban on long-term contracts starts only in 2027.

Missile suppliers top the list

More than half of the new listings hit the supply chain for ballistic missiles that Russia “uses to kill Ukrainian civilians every day,” EU foreign policy chief Kaja Kallas said in the statement. Russian attacks killed more than 150 people in the past week, Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy said on 11 October.

The list names 826 Russian companies, mid-level firms the Council calls the “core” of Russia’s arms industry, with at least €20 billion in yearly turnover, and 743 people who run them. They make parts for missiles, drones, and military aircraft, from semiconductors and radars to explosives and navigation systems. Their assets are frozen, EU firms may not finance them, and the executives may not enter the EU.

Foreign ministers ratified a deal EU envoys reached on 7 October. Ukraine’s sanctions commissioner Vladyslav Vlasiuk said 60% of the listings came from Ukrainian proposals.

Ministers reject the diesel deal

EU foreign ministers in Luxembourg vowed to keep the sanctions despite Trump’s diesel deal with Russian President Vladimir Putin, Euronews reported. Kallas addressed Washington directly as she arrived.

“The US is our biggest ally, but our message is clear: if we want to end this war, the only way we can do this is (by) putting more pressure on Russia,” Kallas said.

Irish Foreign Minister Helen McEntee called the deal “concerning,” and Lithuanian Foreign Minister Kęstutis Budrys said it was “not the European way.” Kallas warned that an energy truce covering only refineries would favor Russia, since Ukraine has one refinery and Russia “plenty.”

Trump announced the diesel deal on 9 October, and the US Treasury waived sanctions on Russian diesel until April 2027. Zelenskyy said the EU would provide about €3 billion more in military aid this week.

Washington presses Kyiv

Trump expects Ukraine to stop hitting Russian refineries under his proposed energy ceasefire, a White House official told Axios. Zelenskyy said Kyiv would halt such strikes if Moscow did the same. On 10 October, Trump told reporters it was time for Ukraine to get a new president. Germany’s foreign minister, Britain’s defense secretary, and a senior lawmaker from Chancellor Friedrich Merz’s party backed Zelenskyy, while the Kremlin sided with Trump.

Zelenskyy offered to hold elections after a 60-day ceasefire, and Kallas said elections are impossible while the war goes on. The Institute for the Study of War assessed that Russia exploits Ukraine’s legal ban on wartime elections to drag out the war.

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Ukrainian drones hit three of Russian tech giant Yandex’s data centers in four days. Ukraine’s president says the bots thinned out too

ukrainian drones hit three russian tech giant yandex’s data centers four days ukraine’s president says bots thinned out too · post flickr/hesham elmahdy social media internet trolls networks ukraine news

Ukraine’s drone strikes on Russian tech giant Yandex thinned out social media bots, Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy said on 12 October. Network data do show Yandex’s automated traffic collapsing after the strikes. Disinformation researchers say that traffic is search crawling, not trolls. A Ukrainian social media monitor told Euromaidan Press its own data show no clear drop in bot activity either.

Russian influence operations are a live threat to European votes. In August, the Matryoshka network fabricated news clips aimed at Sweden’s general election. German and French authorities flagged the same network targeting Germany’s local votes and French presidential hopeful Gabriel Attal. A way to switch such networks off would hand allies a new tool, which is why the claim needs testing.

The president’s claim

Addressing the Warsaw Security Forum by video link, Zelenskyy said that once Ukraine began answering Russia’s operation against Ukrainian data centers and its strikes reached Yandex, many social media platforms suddenly became a little easier to breathe on.

Many people noticed less hatred, discord, and provocation because there were fewer bots, he said. It was quite clear where those bots came from, he noted. Their disappearance once Yandex went down proves again that Europe is not the source of the problems, he added.

Lithuanian Prime Minister Mindaugas Sinkevičius said at the same forum that allies should ask Zelenskyy to strike more data centers in Russia, answering a question on how to protect their elections from interference.

Three data centers in four days

Drones first hit Yandex’s data center in Sasovo, Ryazan Oblast, on 8 October. Yandex said it shut the site down completely. The next day, a strike on its Kaluga site completely disabled several modules, the company said. Yandex calls Kaluga its largest data center, Russian science outlet T-Invariant noted.

Ukrainian drone maker Fire Point said its FP-1 long-range drones carried out that strike.

After the first strike, on Sasovo, a source at Yandex summed up the mood for The Bell: “Things are rotten. We keep working.”

Overnight on 11 October, drones hit the third site, in Vladimir. Yandex said it fully halted that data center too. Vladimir Oblast Governor Aleksandr Avdeev acknowledged an attack on “infrastructure” near the city. It started a fire and cut power to two substations serving 5,000 residents, he claimed.

Dima, have you tried turning it off and on again?

— Fire Point (@FirePointUA) October 11, 2026

What the traffic data show

Automated web requests from Yandex’s network fell to 0.4% of their two-week peak after the third strike, Cloudflare Radar data showed, Cybernews reported. That chart counts automated requests to websites, mostly from Yandex’s own search crawlers. It does not count social media posts.

The chart “has nothing to do with social media,” the Russian opposition analysis group Antibot4navalny wrote.

To those implying that Kremlin-controlled social media bot/troll farms became silent after Ukraine hit a Yandex data center, posting this CloudFare chart ( radar.cloudflare.com/bots/as13238 ):Hate to disappoint you all ⤵

— antibot4navalny | bot blocker | блокировщик ботов (@antibot4navalny.bsky.social) 2026-10-11T20:54:52.717Z

Russia’s overall bot traffic last week looked much like any other week. Yandex’s own figure began recovering on Sunday. Covert troll farms usually hide behind residential proxies, hacked devices, virtual private networks (VPNs), and Western cloud providers, the outlet added.

What Ukrainian social media shows so far

Yevhen Luzan tracks Ukrainian social media sentiment as an analyst at the Ukrainian nonprofit CAT-UA. Its daily reviews sample about 500 random posts. On 11 October, that sample showed an unusually small share of posts criticizing Ukraine’s authorities, he told Euromaidan Press. Accounts showing signs of bot activity made up only a few tenths of a percent of that criticism. That is within the margin of error.

The same day, though, US President Donald Trump’s deal for Russian diesel supplies dominated Ukrainian feeds. Luzan said a rally-around-the-flag effect could explain the shift, as outrage at Washington crowded out domestic stories.

“To state it definitively and draw a cause-and-effect link from this correlation would be too bold,” he said.

Across the wider pool of about 10,000 daily mentions, CAT-UA sees no significant drop in posting activity in recent days. The curve shows only the usual rises and dips around the start and end of the week, Luzan said.

“For now, even a hypothetical drop in bot farm activity dissolves entirely in the natural fluctuations of the information space,” he said.

How a crawler chart became a bot story

The claim that Russian social media bots fell by half is unproven and built on a misread chart, disinformation analyst Joohn Choe concluded in a fact-check. It traces back to an 8 October post by security researcher Jeremiah Fowler. That post said Russian bot traffic had dropped to 49%. On 11 October, radio reporter Jamie Dupree spread it on X. Tom’s Hardware then ran it under a headline calling the crawler traffic “Russian disinformation bot traffic,” wording it has since changed.

According to Cloudflare Data Explorer the amount of russian bot traffic has dropped to 49% after Ukraine struck a yandex data center. Could this disrupt the midterm elections in the US? pic.twitter.com/SRtMyjaV22

— Jeremiah Fowler Security Researcher (@yoda69) October 8, 2026

Ukrainian military analyst Tatarigami claimed that Texas separatist accounts with identical “Veteran, Christian, Father, MAGA” bios had gone quiet. He said Quebec separatists and Polish anti-EU accounts went quiet alongside them.

Polish military analyst Jarosław Wolski claimed that AfD’s online support fell 56%, posting a chart without naming its source. Another X user said “Polish” bots had vanished.

Zderusyfikowany internet (ukraińskie trafienia w centra Yandexa) nagle objawia cuda w socjalach: poparcie dla AfD w socjalmediach spadło o 56%. Mniej "polskich" kont szczujących na Ukraińców, mniej "ukraińskich" szczujących na Polaków, poparcie w sieci dla MAGA gwałtownie spadło… pic.twitter.com/zi4rwqNR9I

— Jarosław Wolski (@wolski_jaros) October 11, 2026
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Trump: On the defensive in the polls, uncontrolled at rallies

U.S. President Donald Trump was halfway through his speech at a campaign rally in Clarksville, Tennessee, this Saturday, surrounded by his usual supporters: mostly white, dressed in red, wearing MAGA hats, and displaying messages of support for the Republican. “It’s amazing. I could say the stupidest things and you’d clap me,” he boasted. On cue, the crowd, amid laughter, applauded.

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© Eric Lee (REUTERS)

US President Donald Trump at a rally Saturday in Clarksville, Tennessee.
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Fears that Ukraine will lose Starlink are back after Musk backed Trump against Zelenskyy. Adviser says profit makes cutoff unlikely

SpaceX will not cut Ukraine off from Starlink satellite communications, Serhii “Flash” Beskrestnov, presidential adviser on defense technology, says. The reason is that the company could lose a large share of its revenue.

Ukraine’s troops and drones lean heavily on Starlink, a network Kyiv neither owns nor controls, and Elon Musk has used that control against it before. The latest shutdown fears spread after Elon Musk supported US President Donald Trump's criticism of Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy.

    “Not a year goes by without it coming up again: ‘They’ll cut off our Starlink.’ The enemy’s Telegram channels fuel these rumors. We have good and stable partner relations with SpaceX,” Flash writes.

    Musk is first of all a businessman, and Ukraine brings SpaceX significant profit, so he is sure no one will switch Starlink off in Ukraine, Flash said. Unexpected moves are possible, he added, but of a different kind, such as turning Starlink on for Russia inside its own territory.

    The rumors come amid real US pressure

    The fears did not appear in a vacuum. After Trump allowed Russian diesel back to US markets, talk spread of "sanctions" on Ukraine if it keeps hitting the Russian refineries that fund Moscow, with the Financial Times reporting, citing European officials, that Trump’s administration has threatened to halt the mechanism for buying US weapons for Ukraine, known as PURL.

    Axios has also reported, citing a Ukrainian and an American official, that Washington has threatened to stop sharing intelligence with Ukraine if it continues striking Russian refineries.

    Ukraine is building a backup

    The scare feeds a longer effort to reduce dependence. Ukraine is working on a satellite system of its own, something similar to Starlink but beyond Musk’s control, President Volodymyr Zelenskyy said on 4 October.

    The timing is the reason, he said: some states will share the technology with Russia late this year or early next, and the Chinese are among them. Moscow is already fielding its own Starlink-style constellation, Rassvet, though for now it reaches Ukraine only in brief passes.

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    Nokia’s satellite communications push for governments and militaries: ‘Connecting People’ is now for people in uniform

    Europe’s “strategic autonomy” is a project through which Europe is rebuilding its own imperial and militarist capabilities.

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    We remember Nokia as the company behind some of the most popular mobile phones of the past, as well as its famous slogan, “Connecting people.”

    Founded in Finland in 1865 and now operating as a multinational company in telecommunications and information technology, Nokia continues to work in the field of communications – that is, to “connect people.” But with its latest project, it appears that the company is now preparing to connect people in uniform.

    Nokia has teamed up with ICEYE, another Finnish company specializing in the production of microsatellites that provide high-resolution Earth observation data day and night and in all weather conditions.

    The two companies have partnered to develop secure and sovereign satellite communications systems for governments and defense customers, with the first communications satellites planned for launch in 2028.

    Defense, border security, emergency response…

    Announced on October 1, the project envisages satellite systems operating in low Earth orbit (LEO) for use in areas including defense, border security, emergency services and disaster response.

    Under the project, governments will be able to own and control not only the satellites themselves, but also the ground infrastructure and user terminals.

    Rafal Modrzewski, co-founder and CEO of ICEYE, said countries should not leave control over their communications infrastructure in the hands of foreign commercial satellite operators, emphasizing that the project is ultimately aimed at reducing external dependence.

    As part of the partnership, Nokia will contribute its expertise in secure networking technologies and network management, while ICEYE will provide its experience in satellite platforms, satellite constellation operations and ground infrastructure.

    The cooperation between Nokia and ICEYE is not entirely new. Nokia was among the companies that participated in an investment round announced by ICEYE in June 2026, through which the company secured more than €1 billion in financing.

    First satellites planned for 2028

    The first satellites are scheduled to be launched in 2028. If the project is implemented, ICEYE will expand its activities in government-controlled satellite intelligence into the communications sector, while Nokia will strengthen its presence in Europe’s rapidly growing defense and space communications market.

    Europe’s “strategic autonomy”: the militarization of civilian technology

    The new partnership between Nokia and ICEYE is a striking example of where the concepts of “strategic autonomy” and “technological sovereignty,” which Europe has increasingly embraced in recent years, are actually heading.

    The satellite communications systems being developed by the two Finnish companies may initially appear to be nothing more than a technological investment. Yet the companies themselves explicitly list defense, border security and government operations among the project’s intended areas of use. With the first satellites planned for launch in 2028, the system is also designed to remain under government control, including its satellites, ground stations and terminals.

    What is significant here is not simply that two companies are entering the defense sector. The boundary between civilian and military technology is increasingly disappearing in Europe.

    Companies operating in telecommunications, artificial intelligence, satellite technology, data analysis and digital infrastructure are being turned into direct components of European states’ rearmament and security policies.

    This transformation is being marketed under the rhetoric of “European independence.” Yet what is emerging is not a Europe moving away from militarism. On the contrary, Europe is building its own militarized infrastructure.

    Reducing dependence on the U.S. does not eliminate militarism

    Europe’s basic argument is that it should not remain dependent on U.S.-based companies for its security and communications infrastructure. That is why European states are seeking to develop their own satellite systems, defense technologies and secure communications networks.

    But there is a serious contradiction here.

    The infrastructure being developed to reduce dependence on U.S. companies is being used to expand the military capabilities of European states. In other words, the question of “militarism or peace?” is being reduced to a choice between “American militarism or European militarism.”

    The EU’s IRIS² program is a larger-scale example of this transformation. Although the system was initially presented as a secure communications and digital infrastructure project, the program was expanded in August 2026 to include 66 additional LEO satellites for defense, security and emergency services, bringing the total planned core constellation to 348 satellites. The European Commission has also explicitly identified defense and security applications as among the main drivers behind the changes.

    What we are therefore witnessing is not simply a European space program designed to “improve internet access.” Space infrastructure is being transformed into a component of Europe’s security and defense architecture.

    Companies are becoming part of the war economy

    More importantly, this transformation is not taking place solely through state institutions.

    The European model places private companies at the center of this process. As in the case of Nokia and ICEYE, private technology companies are developing infrastructure designed to meet the defense and security needs of governments. Public-private partnerships are also at the heart of the IRIS² model.

    The program’s total cost over 12 years has been set at €10.6 billion, with €6 billion expected to be provided by the EU and more than €4 billion by the private sector.

    Thus, the expansion of Europe’s “defense capacity” does not simply mean larger state budgets. Private capital is becoming a direct partner in Europe’s emerging security economy.

    This transformation is also changing the fields in which technology companies operate. Technologies once associated primarily with consumer communications, the internet, software or civilian infrastructure are now becoming integrated into border surveillance, military communications, intelligence and crisis-management systems.

    This is not the neutralization of Europe’s technology sector. It is its militarization.

    The technological infrastructure of “Fortress Europe”

    All of these developments cannot be considered separately from the increasingly powerful concept of “Fortress Europe.”

    Tighter border controls, the treatment of migration as a security issue, increased military spending and the expansion of Europe’s own defense industry are different components of the same political direction.

    Satellite technology is no exception. Indeed, border surveillance is explicitly listed among the intended uses of IRIS² in EU documents.

    In this way, seemingly positive concepts such as “digital sovereignty,” “technological independence” and “strategic autonomy” are, in practice, becoming technological instruments for building a stronger European security apparatus.

    The fundamental issue here is not that Europe is reducing its dependence on the United States. There is nothing inherently wrong with any country developing its own technological capabilities. The question is what those capabilities are being developed for.

    If the result of technological independence is more military satellites, more sophisticated border surveillance systems, stronger military communications networks and larger defense budgets, then what is being created is not simply independence. It is the expansion of the militarist capacity of European states and European capital.

    From this perspective, the Nokia-ICEYE agreement represents more than a technological partnership.

    As Europe seeks to create an alternative to the United States’ military and technological dominance, it is simultaneously building its own military-technological complex.

    And perhaps the most important feature of this process is that the war economy is no longer built solely in arms factories.

    Telecommunications companies, satellite companies, artificial intelligence firms and other high-tech corporations are becoming increasingly important actors in this economy.

    Europe’s “strategic autonomy” therefore cannot be understood merely as a project to become independent from Washington. It is also a project through which Europe is rebuilding its own imperial and militarist capabilities.

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    Never Trust Uncle Sam on Drugs

    by James Bovard, Activist Post: As the Covid-19 pandemic struck this nation, many Americans were stunned to see top federal health officials brazenly lie to buttress their own power. Bureaucrats and politicians unleashed themselves by shrouding how the feds bankrolled the creation of the pathogen, sanctifying a pseudo-miracle cure vaccine that was concocted almost overnight, […]
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    While Washington eases up on Russia, Europe hits back harder: EU plans to pass its largest sanctions package on Russia’s war machine in two days

    kaja-kallas--

    Europe will not loosen its pressure on Russia after the US-Russia diesel deal, EU Foreign Policy chief Kaja Kallas says. She has announced that EU foreign ministers will approve the bloc’s largest set of sanctions against Russia’s war machine since the full-scale invasion on 12 October.

    Washington has just eased the pressure on Russia, letting Russian diesel back onto world markets and handing Moscow more money to wage war. This comes as Russian strikes have killed more than 80 Ukrainian civilians in two days, 22 of them on Russian President Vladimir Putin's birthday on 7 October.

    Moreover, Russia has stepped up its hybrid attacks against Europe, both EU Member States and NATO Allies. It is now the time to tighten sanctions, not loosen them, Kallas says.

    “Suspending sanctions on Russian diesel provides Moscow with more revenues to wage war. This is not the time to ease pressure on Russia, and Europe won’t,” she claims.

    A split with Washington

    On 9 October, Trump claimed he had agreed with Putin to put more than 300,000 tons of Russian diesel on world markets immediately.

    President Volodymyr Zelenskyy called the deal a weak decision by strong partners, arguing that Russia turns oil-product revenue into weapons against Ukraine's civilians, according to the BBC.

    The package aims at the missile chain

    On 7 October, EU ambassadors approved the 22nd package of sanctions, with about 1,700 listings, Ukrainian President’s Commissioner for Sanctions Policy Vladyslav Vlasiuk notes. It is expected to be formally approved on 12 October.

    This package contains the largest number of sanctions targeting Russia’s defence industry. Of these, 60% were drawn from Ukrainian decrees and proposals. The package includes measures targeting machine tools, Lancet drones, ballistic weapons, and related technologies.

    “The core of the package is Russia’s missile programme and electronic components: electronics, capacitors, resistors, and semiconductors. It also covers electronic warfare, shipbuilding, and explosives,” Vlasiuk says.

    It took just a few weeks from Ukraine's decision to the European one.

    "But we are already working on further measures, including sectoral sanctions targeting energy, the defense industry, finance, and trade,” he stated.

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    Rolex de 60 mil euros roubado em segundos na Quinta do Lago – TVI

    Três homens abordaram um turista perto das 15h00 desta quarta-feira, 7 de outubro, na Quinta do Lago, freguesia de Almancil, no concelho de Loulé, tendo após o roubo fugido com um relógio Rolex no valor de 60 mil euros, como é referido na reportagem da TVI.

    O roubo ocorreu junto ao Hotel Conrad, perto do Quinta Shopping, quando o homem foi abordado pelos suspeitos, que lhe terão arrancado o relógio do pulso, tendo-lhe provocado escoriações num dos braços, sem necessidade de tratamento hospitalar.

    Os três assaltantes, que estariam de cara descoberta para não levantar suspeitas, fugiram, depois, num carro Seat, em direção a Vale do Lobo. Saliente-se que nos últimos meses, houve outras tentativas e roubos de relógios de luxo nesta zona do Algarve, bem como em Vilamoura.

    As autoridades suspeitam que o turista pudesse estar a ser vigiado há algum tempo, uma vez que os assaltantes terão atuado de forma rápida e aparentemente direcionada. Não foram utilizadas armas de fogo.

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    MUST HEAR: THEY WARNED HIM, WE COULD EASILY KILL YOU OVER THIS.

    from SGT Report: The BOMBSHELL information you are about to hear comes at great cost to the personal safety of Jesse Beltran, Matt Hazen and the whistle blowers who are bringing it to light. We have all been transfected by bioweapons, GHOST technology, RF emitting devices and nanotech which now lives in many of us, […]
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    Une conférence européenne sur la désinformation a-t-elle subi des pressions américaines ?

    Le Service européen pour l'action extérieure, le Canada et le ministère des Affaires étrangères de la Lituanie ont retiré leur soutien à une conférence sur la lutte contre la désinformation, Disinfo 2026, qui se tenait à Vilnius, en Lituanie, les 7 et 8 octobre. Plusieurs sources pointent des pressions de la part des États-Unis. Info Intox avec Jules Boiteau. 

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    Quattromila pagine di piani, nessuna di pace: le folli provocazioni di guerra della NATO

     L’Europa ha già conosciuto questa strada, nell’estate del 1914. Sarebbe imperdonabile percorrerla di nuovo, stavolta con le testate nucleari in fondo.

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    Tutto è pronto a esplodere

    A Copenaghen, davanti ai capi di stato maggiore dei trentadue Paesi dell’Alleanza atlantica, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone ha scelto le parole con cui presentarsi all’opinione pubblica europea. Presidente del Comitato militare della NATO dal gennaio 2025, ha annunciato che l’Alleanza dispone di «4.000 pagine di piani» per il fianco orientale, che quei piani coprono ogni scenario «da una crisi minima o un intervento sul nostro territorio all’attivazione dell’articolo 5 e alle successive azioni», e che «il personale militare, i sistemi e le armi sono pronti». Poi la chiusa: in caso di attacco, i russi «hanno molto più da perdere che da guadagnare. Questo è assolutamente certo. Ed è questo che costituisce la deterrenza».

    Nelle intenzioni dell’ammiraglio doveva essere un messaggio rassicurante. Letto con attenzione, è una delle dichiarazioni più imprudenti pronunciate da un vertice militare europeo dalla fine della Guerra fredda. Vale la pena smontarla pezzo per pezzo.

    Le parole di Copenaghen non cadono nel vuoto. Poche ore prima il premier polacco Donald Tusk aveva previsto che Mosca potrebbe lanciare droni o missili sul territorio di un Paese NATO «nei prossimi mesi», per dimostrare che l’articolo 5 è una promessa di carta; Parigi, intanto, preparava un piano contro gli attacchi con droni. In un’atmosfera del genere, il compito di un militare di rango sarebbe raffreddare, distinguere l’ipotesi dal fatto, ricordare ai governi che la guerra tra potenze nucleari non è uno scenario da pianificare ma da impedire. L’ammiraglio ha fatto l’opposto: ha aggiunto combustibile.

    E non è la prima volta. Nel dicembre 2025, in un’intervista al Financial Times, lo stesso Cavo Dragone spiegava che l’Alleanza stava valutando di diventare «più aggressiva» contro la guerra ibrida russa, che un «attacco preventivo» poteva essere considerato un’«azione difensiva» e che essere più aggressivi della controparte «potrebbe essere un’opzione». Mosca, per bocca di Marija Zacharova, parlò di un passo irresponsabile verso l’escalation, arrivato mentre si negoziava sull’Ucraina. Dieci mesi dopo il registro non è cambiato. Si è solo fatto più esplicito: prima l’ipotesi dell’attacco preventivo, ora l’inventario delle armi pronte.

    La deterrenza non si fa con i proclami

    L’ammiraglio chiama tutto questo «deterrenza». Ma la teoria della deterrenza, quella seria, dice altro. Thomas Schelling ha spiegato che la deterrenza è un atto di comunicazione in cui la credibilità conta quanto la forza, e che la minaccia efficace lascia sempre all’avversario una via d’uscita. Nel dilemma della sicurezza, ciò che una parte vive come difesa venga letto dall’altra come preparazione all’offesa. Quattromila pagine che arrivano fino alle «azioni successive» all’articolo 5 sono, viste da Mosca, piani di guerra contro la Russia. Nessun analista del Cremlino le leggerà in altro modo, e nessuno dovrebbe stupirsene.

    C’è poi una questione di ruolo. Il presidente del Comitato militare è il principale consigliere militare del Segretario generale e del Consiglio Nord Atlantico: non decide la politica dell’Alleanza, la serve. Quando un ufficiale di questo livello usa la tribuna pubblica per lanciare avvertimenti a una potenza straniera, invade uno spazio che appartiene ai governi e ai parlamenti, cioè a chi risponde ai cittadini. In una democrazia la decisione sulla guerra non spetta alle stellette. Oppure dobbiamo intendere che è la NATO, tramite Cavo Dragone, a provocare lo scoppio di una guerra, invocandola a più non posso?

    E soprattutto c’è l’arma nucleare. Dal novembre 2024 la dottrina russa considera l’aggressione di uno Stato non nucleare, condotta con la partecipazione o il sostegno di una potenza nucleare, come un attacco congiunto, e abbassa la soglia per l’impiego dell’atomica. Si può giudicare quella dottrina come si vuole. Ignorarla è impossibile. Chi parla di «azioni successive» all’articolo 5 contro un Paese che ha scritto nero su bianco queste regole sta parlando, che lo voglia o no, di guerra nucleare.

    Tutta la costruzione retorica di Copenaghen poggia su una premessa mai dimostrata: che la Russia si prepari ad attaccare l’Alleanza. Gli indizi citati sono violazioni dello spazio aereo, sabotaggi, rapporti d’intelligence che parlano di un attacco «nei prossimi anni». Il Cremlino ha smentito piani del genere, e la smentita da sola non prova nulla. Ma la logica strategica sì. Mosca è impegnata in Ucraina da oltre quattro anni e mezzo; un’aggressione diretta contro un membro NATO la porterebbe contro gli arsenali di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, senza alcun guadagno proporzionato al rischio. Che una simile scelta sia altamente improbabile lo capisce chiunque ragioni in termini di costi e benefici, a Mosca come a Bruxelles.

    Perché allora insistere sull’imminenza della minaccia? Una risposta, difficile da scartare, sta nei bilanci. Al vertice dell’Aia del giugno 2025 gli alleati si sono impegnati a portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035. Un obiettivo del genere si giustifica davanti agli elettori solo con un nemico alle porte. La paura è diventata una voce di bilancio.

    Resta l’altra metà del problema, la più grave. Se un attacco russo alla NATO è improbabile, una guerra della NATO contro la Russia è impensabile. La Federazione Russa possiede, secondo le stime della Federation of American Scientists, il più ampio arsenale nucleare del pianeta. Non esiste una vittoria militare contro una potenza di questo tipo: esiste solo la distruzione reciproca, e la sua geografia è già scritta. Si combatterebbe qui.

    Ammiraglio, ci dia qualche spiegazione

    Ammiraglio, adesso si calmi, si pulisca la bava che le è uscita dalla bocca, e ci spieghi esattamente cosa abbiamo noi da perdere da un confronto con la Russia. Lei ha misurato con certezza assoluta le perdite altrui. Le nostre non le ha nominate.

    Proviamo a farlo noi. L’Italia ospita basi che le fonti aperte indicano da anni come depositi di armi nucleari statunitensi, ad Aviano e a Ghedi; ospita Sigonella, il comando alleato di Napoli, porti e infrastrutture che in qualunque pianificazione avversaria sono bersagli di prima fila. La Polonia, i Baltici, la Germania sono il teatro stesso delle «4.000 pagine». Gli Stati Uniti hanno un oceano di mezzo. L’Europa ha le sue città, le sue fabbriche, i suoi figli. In una guerra con la Russia l’Europa non è un attore: è il campo di battaglia.

    E allora la seconda domanda, quella che nessun comunicato di Copenaghen affronta. Cosa otterremmo da un confronto nucleare combattuto sul nostro territorio, per l’esattezza? Quale obiettivo politico, quale interesse nazionale italiano, quale principio europeo varrebbe Milano, Monaco, Varsavia? La risposta onesta è una sola: niente. Una guerra che non si può vincere non è una politica. È un suicidio con un piano operativo allegato.

    In 77 anni di storia, che l’ammiraglio rivendica, l’Alleanza ha prodotto piani per ogni contingenza. Mancano altre pagine, quelle che l’Europa dovrebbe pretendere dai propri governi: un’architettura di sicurezza continentale che includa anche la Russia, misure di fiducia reciproca, canali militari di comunicazione permanenti, trattati sul controllo degli armamenti da ricostruire dopo che quasi tutti sono stati lasciati decadere. Nel 1975, con l’Atto finale di Helsinki, due blocchi armati fino ai denti seppero sedersi allo stesso tavolo. Non era debolezza. Era la consapevolezza che la sopravvivenza del continente valeva più di qualunque vantaggio tattico.

    Oggi quella consapevolezza sembra scomparsa proprio da chi, per mestiere, dovrebbe conoscere meglio di tutti il prezzo della guerra. Quando i generali parlano come ultimatum e i governi tacciono, il rischio non è che la guerra venga dichiarata. È che arrivi da sola, per inerzia, trascinata da parole che nessuno ha avuto il coraggio di ritirare.

    L’Europa ha già conosciuto questa strada, nell’estate del 1914. Sarebbe imperdonabile percorrerla di nuovo, stavolta con le testate nucleari in fondo.

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    Uniqlo doubles Inditex’s growth rate as it targets the top spot in global fashion

    The Japanese apparel group Fast Retailing, owner of the Uniqlo chain, continues to grow at a rapid pace and could finish 2026 as the world’s second-largest fashion retailer. On Thursday, the company reported record annual results, with double-digit increases in both revenue and profit.

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    © Manami Yamada (REUTERS)

    Uniqlo logo at a store in Tokyo, Japan.
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    School ceilings keep falling on students’ heads, injuring minors during classes

    School ceilings keep falling on students’ heads across the country in the last couple of days, where such incidents are being reported on a daily basis. Shortly before classes ended for the weekend, a large piece of plaster fell from the ceiling injuring a 14-year-old student. The boy at Thermi Gymnasium by Thessaloniki was hit […]

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    Powerful explosion at MOTOR OIL Refinery: One dead, one intubated in ICU

    A powerful explosion at Motor Oil Refinery on Friday morning injured two workers very seriously and another three lighter. The explosion occurred in the premises of the refinery in Agioi Theodoroi in western Attica. According to reports, two men aged 43 and 50, were initially transported to the Corinth General Hospital where they were intubated […]

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    ‘ICE out!’: New Yorkers protest shooting of a migrant in the city

    A man was shot and wounded during an arrest operation by U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) agents in New York on Thursday. The shooting occurred in the Marble Hill neighborhood of the Bronx at about 4.00 p.m. local time, the police said. Besides the wounded man, there was a five-year-old child inside the vehicle who was reportedly unharmed.

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    © Seth Wenig (AP Photo/Seth Wenig)

    The scene of an ICE shooting in New York on October 8, 2026.
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    Dopo Ankara, è il turno di Smirne: che cosa significa il “Vertice sulla tecnologia” della NATO?

    La NATO Edge 26 a Smirne fonde la tecnologia civile con quella militare. L’intelligenza artificiale, il cloud e la sicurezza informatica sono ora al servizio del complesso militare-industriale.

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    Il vertice della NATO tenutosi ad Ankara nel mese di luglio continua a far sentire il proprio impatto nel nostro Paese — un vertice caratterizzato dal blocco della città, dai tappeti rossi stesi per i leader imperialisti, dalle marce dei giannizzeri, dalla narrativa di una «grande Turchia» costruita attorno all’ospitare l’evento e dagli arresti che continuano a tenere le persone dietro le sbarre.

    Come è stato spesso sottolineato, il vertice di luglio ha segnato l’inizio di una «nuova era» sia a livello internazionale che per il nostro Paese.

    Sembra che discuteremo di questa importante svolta ancora per molto tempo. Nel frattempo, il «lavoro» della NATO nel nostro Paese non è ancora terminato. Si avvicina un altro evento cruciale della NATO, che ha ricevuto scarsa attenzione da parte dei media mainstream — e quando ne riceverà, sarà ancora una volta inquadrato nella narrativa dell’«importanza della Turchia»: il NATO Edge 26…Il NATO Edge 26, che si terrà a Smirne nel novembre 2026, viene promosso utilizzando concetti quali «innovazione», «prontezza operativa» e «sicurezza del futuro». O, per dirla in parole povere: la commercializzazione e l’integrazione delle tecnologie militari, dell’industria della difesa e della capacità bellica…Il testo promozionale ufficiale dell’evento, organizzato dall’Agenzia della NATO per le comunicazioni e l’informazione (NCIA), ne illustra lo scopo in modo piuttosto chiaro:«NATO Edge 26 si concentrerà sul rafforzamento della prontezza operativa e della capacità bellica della NATO attraverso una collaborazione più rapida, più intelligente e più scalabile con l’industria.…La NCIA è lieta di portare avanti questa tradizione in Turchia nel 2026 e di far compiere all’evento un ulteriore passo avanti con un formato rinnovato, incentrato sulla fornitura di soluzioni efficaci e sulla priorità data alle partnership con l’industria.La partecipazione dell’industria sarà al centro dell’edizione del 2026, offrendo maggiori opportunità di coinvolgimento diretto, sessioni informative mirate, una comprensione più completa delle imminenti esigenze e priorità di approvvigionamento della NATO, nonché maggiori opportunità di presentare le soluzioni del settore ai decisori della NATO, agli utenti finali e ai potenziali partner».Un ecosistema militare che opera secondo la logica di mercato, con le partnership e la partecipazione al centro del proprio funzionamento. Le aziende del settore della difesa, gli Stati e i comandi militari stanno ampliando la propria cooperazione al fine di rafforzare la «prontezza operativa»…Che cos’è esattamente NATO Edge?NATO Edge è l’evento tecnologico di punta del centro per la tecnologia e la sicurezza informatica della NATO, l’Agenzia NATO per le comunicazioni e l’informazione (NCI Agency).Il termine “Edge” può essere tradotto in turco con “bordo”, “frontiera”, “vantaggio”, “superiorità” o, a seconda del contesto, “all’avanguardia” o “avanzato”.Si è tenuto per la prima volta nel 2022 a Mons, in Belgio. L’evento è nato dalla fusione di due manifestazioni precedentemente separate: il Simposio della NATO sulla sicurezza delle informazioni (NIAS) e una conferenza di settore nota come NITEC.Secondo i documenti ufficiali della NATO, il NIAS era incentrato sulla sicurezza informatica, mentre il NITEC riguardava la dimensione tecnologica e industriale. In altre parole, NATO Edge si rivolge esplicitamente sia alla sfera tecnologica che a quella industriale/commerciale.Alla prima edizione, tenutasi a Mons, in Belgio, dal 25 al 27 ottobre 2022, hanno partecipato oltre 2.100 iscritti e più di 100 aziende hanno preso parte all’area espositiva. Il programma includeva argomenti quali l’uso dell’intelligenza artificiale nelle applicazioni militari, la sicurezza informatica e la trasformazione digitale.In occasione del secondo evento, tenutosi a Tampa, in Florida (Stati Uniti), dal 3 al 5 dicembre 2024, sono state discusse le tecnologie cloud, la sicurezza informatica, l’intelligenza artificiale e l’uso strategico delle risorse. Secondo il rapporto annuale 2024 della NCIA, circa il 60 per cento dei partecipanti proveniva dal settore industriale, mentre il 31 per cento rappresentava la NATO, i governi e le forze armate.Questo quadro indica chiaramente che la tecnologia dell’intelligenza artificiale — il cui sviluppo negli Stati Uniti ha subito un’accelerazione dall’inizio degli anni 2000 ed è esploso negli ultimi anni — viene sistematicamente adottata dal complesso militare-industriale.Inoltre, tale sistema è stato sviluppato direttamente sotto la guida militare della NATO, in collaborazione con l’industria civile, utilizzando risorse così vaste che le iniziative civili volte a impiegare la tecnologia — in particolare l’intelligenza artificiale — «a beneficio dell’umanità» non possono competere con esse.Negli Stati Uniti, ad esempio, molte aziende incapaci di reperire investimenti hanno iniziato a ricevere finanziamenti da istituzioni militari quali la CIA e la NATO e a sviluppare tecnologie sotto la loro direzione. Il fatto che la CIA sia stata il «primo investitore» in numerose startup tecnologiche costituisce un esempio lampante di questo sistema.In sintesi, il percorso dello sviluppo tecnologico è stato in gran parte lasciato alla mercé della leadership militare e dei giganti tecnologici americani.Un quadro simile emergerà al NATO Edge 26. Molte piccole startup partecipanti all’evento cercheranno di stringere accordi con i principali attori del settore e tenteranno di assicurarsi finanziamenti da parte loro. Naturalmente, ciò avverrà al prezzo di lavorare per gli interessi militari della NATO.Per le aziende tecnologiche «locali, nazionali e fortemente nazionaliste», il cui numero è cresciuto enormemente nel nostro Paese negli ultimi anni, la «giustificazione» è altrettanto chiara: la Turchia è oggi un Paese sull’orlo di una svolta epocale, sede di importanti eventi internazionali, destinato presumibilmente a diventare non il loro subordinato, ma il loro padrone, e dotato di qualità che lo rendono indispensabile per tutti… Allora perché non dedicare tutte le nostre forze e il nostro lavoro alla strategia elaborata dalla NATO? Guadagneremo denaro e faremo un ulteriore passo avanti in un ordine mondiale in cui, presumibilmente, siamo già un attore così importante…Questa è più o meno la logica che sta dietro alla retorica apparentemente contraddittoria e irrazionale dell’industria della difesa turca riguardo alla «sfida al mondo» e alle sue azioni che, in ultima analisi, equivalgono a lavorare per le potenze imperialiste.In parole povere, NATO Edge è proprio l’incarnazione di questa logica attraverso eventi, sessioni e stand espositivi aziendali.Perché si tiene a Smirne?L’NCIA non ha fornito una motivazione specifica per la scelta di Smirne come sede del NATO Edge 26. Tuttavia, è possibile comprendere il motivo della scelta di Smirne esaminando i documenti della stessa istituzione.In primo luogo, durante il vertice di Ankara del 7-8 luglio si è tenuto un Forum dell’industria della NATO, nel corso del quale sono state annunciate nuove decisioni in materia di appalti per un valore di decine di miliardi di dollari. Le decisioni adottate dalla NATO a luglio mirano a tradurre in capacità operativa gli impegni politici e finanziari assunti ad Ankara, mentre a Smirne la NATO e l’industria collaboreranno per accelerare lo sviluppo di tale capacità.In secondo luogo, il vertice di Ankara ha adottato una nuova Strategia per la cooperazione tra l’industria e la NATO (SYNC). Questo documento porta il rapporto tra la NATO e l’industria a una fase più precoce. Attraverso questo meccanismo, le aziende non si limiteranno a presentare offerte per gare d’appalto già indette, ma saranno coinvolte nel processo sin dal momento in cui vengono identificati i futuri requisiti di capacità.In terzo luogo, il Ministero della Difesa Nazionale turco ha presentato NATO Edge 26 come un evento finalizzato alla «promozione internazionale e alla maggiore visibilità delle capacità “high-tech” dell’industria della difesa turca». L’NCIA ha inoltre firmato, durante la Giornata dell’Industria Turca da essa organizzata in Turchia, uno dei primi contratti della sua storia riguardante la modernizzazione delle apparecchiature di sorveglianza aerea a bassissima frequenza per il Comando Marittimo Alleato con ASELSAN.In altre parole, Smirne non dovrebbe essere considerata semplicemente come una «sede dell’evento», ma come un punto di contatto per legare più strettamente la Turchia alla catena di approvvigionamento delle tecnologie di difesa dell’imperialismo.È proprio qui che NATO Edge 26 si differenzia in modo più significativo dai precedenti incontri. L’NCIA sta dicendo apertamente alle aziende: «Potrete conoscere le esigenze della NATO prima che diventino specifiche ufficiali di gara», offrendo al contempo oltre 1 miliardo di euro in imminenti «opportunità di appalto della NATO». ”Il NATO Edge 26 sta creando un meccanismo di abbinamento in fase iniziale tra le esigenze militari della NATO e le decisioni del settore privato in materia di sviluppo dei prodotti e di investimenti.Chi vi partecipa?L’elenco ufficiale dei partecipanti al NATO Edge è ancora in fase di aggiornamento e, nella sua versione accessibile al pubblico, non tutte le oltre 270 aziende di cui è nota la partecipazione compaiono contemporaneamente. Ciononostante, è possibile confermare la presenza di numerose aziende di rilievo sia attraverso l’elenco ufficiale sia tramite gli annunci relativi a NATO Edge diffusi dalle aziende stesse. Tra i nomi che figurano nell’elenco ufficiale figurano Airbus, AWS, Anduril, ASELSAN, ASFAT, BAE Systems Digital Intelligence, BlackBerry, Booz Allen Hamilton, Cisco, Cloudflare, Broadcom, Armis Federal/ServiceNow, Atos e Barikat Cyber Security.Tra i relatori del settore presenti nel programma figurano il cofondatore e amministratore delegato di Helsing, Gundbert Scherf; l’amministratore delegato di Planet Labs, Will Marshall; il fondatore di UiPath, Daniel Dines; il dirigente di AWS Global Defense, Christian Hoff; il dirigente tecnologico di Leonardo, Alessandro Massa; il dirigente di Thales cortAIx Factory, Mickael Brossard; e la consulente capo per la sicurezza di BlackBerry, Christine Gadsby.Il pericolo del «doppio uso»Uno dei concetti che emerge in modo particolare nei materiali dell’evento NATO 2026 è quello della tecnologia a «doppio uso».Il vice segretario generale della NATO, Jean-Charles Ellermann-Kingombe, ha affermato che NATO Edge 26 risulterà particolarmente interessante per «le aziende che, oltre alla propria attività commerciale principale, dispongono di una credibile applicazione militare». In altre parole, la NATO non si rivolge più esclusivamente alle tradizionali aziende del settore della difesa, ma punta anche alle tecnologie che possono essere trasferite dal mercato commerciale alla sfera militare.Ciò significa che un’azienda tecnologica non deve più essere necessariamente un’«azienda produttrice di armi» sin dall’inizio. Un’azienda può operare nei settori dell’analisi dei dati, delle immagini satellitari, dei sistemi cloud, delle comunicazioni, dell’intelligenza artificiale, della sicurezza informatica, dell’automazione o dell’informatica, entrando al contempo nel sistema NATO e lavorando per la NATO.Ciò amplia notevolmente la portata di ciò che da tempo viene descritto come la «militarizzazione della tecnologia».Il profilo dei partecipanti al NATO Edge 26 lo rende evidente. Da un lato vi sono giganti della difesa quali Airbus, Anduril, ASELSAN, Leonardo e Thales; dall’altro, aziende tecnologiche civili quali AWS, Cisco, Cloudflare, Broadcom, BlackBerry, UiPath e Planet Labs.In altre parole, la tecnologia militare non significa più semplicemente «produrre prodotti militari per gli eserciti»; significa sempre più mettere i prodotti che si creano al servizio degli interessi militari.In che modo il mercato e la militarizzazione si stanno fondendo?In questo nuovo sistema, in cui anche il settore privato viene coinvolto nell’industria della difesa, la formula è chiara:Finanziamenti pubblici, domanda della NATO, investimenti aziendali, sviluppo tecnologico, integrazione militare, appalti pubblici, produzione su larga scala, nuovi investimenti…A questo punto, è necessario fare una breve digressione. La combinazione tra impresa privata ed esigenze militari, quando a queste ultime viene data priorità, comporta l’emergere di nuove crisi economiche nelle società capitalistiche. Infatti, l’intera catena di esigenze finirà per essere finanziata a spese dei lavoratori e dei loro bisogni sociali, che vengono collocati in fondo alla lista delle priorità.La forza competitiva della Repubblica Popolare Cinese (RPC), che ha compiuto progressi significativi nell’intelligenza artificiale, nella tecnologia e nella tecnologia militare, deriva non solo da tali progressi, ma anche dalla leadership del Partito Comunista, che dirige i settori pubblico e privato da un unico centro. Ciò che conferisce alla Cina la sua «velocità», nonché la minaccia che essa rappresenta per l’alleanza atlantica, è il controllo e la guida del settore privato da parte del Partito.Questa «minaccia» rappresentata dalla Cina sta spingendo il capitalismo ad adottare misure più rapide e severe in nuovi ambiti di cooperazione civile-militare simili a Edge.L’«industria nazionale e interna» viene vincolata al mercato della NATOL’entusiasmo dell’«industria nazionale e interna» sopra menzionata viene inoltre direttamente vincolato, nell’ambito di questo nuovo sistema, al mercato della NATO e alle sue esigenze militari.Si sostiene ripetutamente che la Turchia stia espandendo la propria industria della difesa. Ma di che tipo di espansione si tratta?L’industria della difesa viene internazionalizzata attraverso gli standard della NATO, i meccanismi di approvvigionamento della NATO, le esigenze operative della NATO e l’accesso al mercato della NATO.Per questo motivo, «produzione nazionale» e «integrazione nella NATO» non devono necessariamente essere in contrapposizione. Al contrario, nell’ambito del modello odierno, le due cose possono avvenire contemporaneamente. Il carattere «nazionale» a cui si fa riferimento è, per un Paese la cui intera strategia militare è già stata costruita da anni in conformità con gli interessi della NATO, un tipo molto particolare di nazionalità.È interessante notare che un annuncio del giugno 2026 da parte della Camera di Commercio della Regione dell’Egeo rivela che la quota inizialmente assegnata di 100 stand per le organizzazioni dell’industria della difesa turca all’evento è stata ridotta a 40, dopo che sono state ricevute meno candidature del previsto da parte delle aziende nazionali.Questi dati sono importanti sotto due aspetti.In primo luogo, l’ipotesi secondo cui l’industria della difesa turca si stia automaticamente e intensamente orientando verso il mercato della NATO non si applica in egual misura a tutte le aziende. È possibile intuire quali tipi di aziende possano permettersi di presentare domanda.In secondo luogo, ciò dimostra che presentare il NATO Edge 26 semplicemente come una «mostra gigantesca che apre tutte le aziende turche del settore della difesa al mondo» non riflette la realtà.Cosa rivela il collegamento con l’Ucraina?NATO Edge 26 contiene anche segnali importanti riguardo alla guerra in Ucraina. Sebbene il nostro Paese abbia ripetutamente cercato di posizionarsi come mediatore in ogni momento cruciale della guerra tra Russia e Ucraina, è del tutto evidente che nessuno — la NATO in primo luogo — abbia preso sul serio tale intenzione.Tra i partecipanti a Edge figurano il Centro per l’Innovazione e lo Sviluppo delle Tecnologie di Difesa del Ministero della Difesa ucraino e Brave1. Fondata nel 2023, Brave1 è una piattaforma ufficiale attraverso la quale il governo ucraino riunisce sviluppatori di tecnologie per la difesa, forze armate, investitori e aziende tecnologiche. La loro partecipazione significa inoltre che la NATO trasferirà direttamente l’esperienza tecnologica della guerra in Ucraina nel proprio ecosistema di innovazione.Anche questo non è un caso. Nell’ambito del programma UNITE–Brave NATO, la NATO e l’Ucraina hanno già istituito un fondo comune per appalti del valore complessivo di 10 milioni di euro, con l’intenzione di espandere il programma fino a 50 milioni di euro nelle fasi successive.A quali interessi serve la tecnologia?

    Considerare il NATO Edge 26 a Smirne semplicemente come un evento in cui vengono esposte armi di nuova generazione, applicazioni di intelligenza artificiale o sistemi di difesa digitali sarebbe una grave semplificazione eccessiva. Il «quadro più ampio» mostra come le capacità civili e militari vengano fuse in un unico bacino, con aziende, Stati, istituzioni militari e sviluppatori tecnologici che partecipano congiuntamente alla costruzione di una nuova capacità bellica sotto il nome di «partenariato».

    Pertanto, l’ambito della guerra cessa di limitarsi ai sistemi d’arma impiegati sul campo di battaglia; dati, intelligenza artificiale, sistemi cloud, comunicazioni, tecnologie satellitari, software e logistica stanno diventando tutti componenti della preparazione alla guerra e della pianificazione militare.

    Dal punto di vista del nostro Paese, si può affermare che la retorica «interna e nazionale» di Ankara sia orientata verso i requisiti, gli standard, i meccanismi di approvvigionamento e le reti internazionali dell’industria della difesa della NATO. I limiti della narrativa secondo cui la Turchia sarebbe una potenza indipendente in grado di sfidare il mondo attraverso la propria industria della difesa sono, in ultima analisi, determinati dalle decisioni prese in sede di NATO.

    Allo stesso tempo, eventi di questo tipo mettono ancora una volta in luce un’altra realtà che i marxisti hanno ripetutamente sottolineato — e ripetutamente dimostrato nella pratica: quanto sia in realtà condizionata la retorica del «libero mercato» del capitalismo.

    Quando si tratta di guerra e di esigenze militari, la tradizionale affermazione secondo cui il mercato dovrebbe essere lasciato a se stesso può improvvisamente passare in secondo piano. La capacità produttiva può essere orientata in base a priorità strategiche, e il capitale privato può essere incoraggiato a operare per soddisfare le esigenze di «sicurezza».

    In breve, la «vera questione» sollevata da NATO Edge 26 non è quale nuova tecnologia venga sviluppata, ma in base alle esigenze di chi, secondo quali priorità politiche ed economiche e, in ultima analisi, al servizio di chi venga sviluppata questa capacità tecnologica.

    A chi era impegnato nella lotta organizzata un tempo veniva detto: «Lasci perdere tutto questo, si trovi prima un lavoro». Ora la frase è cambiata: «Lasci perdere la politica, viviamo nell’era dell’intelligenza artificiale — impari la tecnologia».

    Eppure, sebbene lo sviluppo tecnologico e i tempi che cambiano trasformino gli strumenti e le esigenze a nostra disposizione, non modificano il fatto che le classi dominanti utilizzino ogni strumento del «progresso» per preservare il proprio potere.

    Da questa prospettiva, lo scopo politico che sta alla base della monopolizzazione dell’intelligenza artificiale da parte dei giganti militari ed economici è lo stesso che stava alla base del controllo dei macchinari da parte dei detentori del capitale nelle prime fasi della Rivoluzione Industriale.

    Nel nostro Paese, dove i tempi che cambiano, gli strumenti e le esigenze sono forieri di gravi crisi, questi «accordi diabolici» che verranno stipulati a Smirne apriranno le porte a un’altra nuova era.

    In definitiva, NATO Edge 26 è un esempio contemporaneo non solo dello sviluppo tecnologico in sé, ma anche dell’organizzazione della tecnologia per scopi «prebellici» e della socializzazione dei suoi costi — ovvero, del trasferimento di tali costi sulle spalle dei lavoratori.

    I nostri predecessori politici, che un tempo osservavano a quale scopo venissero effettivamente utilizzate le gigantesche macchine nelle fabbriche oltre che per la produzione, ci hanno anche tramandato ciò che era necessario fare in risposta.

    Ciò che occorre costruire oggi è il bastone che verrà conficcato negli ingranaggi digitali della nostra epoca.

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