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Novo laboratório na FMUP vai detetar cancro e Alzheimer

Robô que classifica tumores em tempo real e análise de Alzheimer por amostra de sangue são destaques do novo Laboratório de Biomarcadores, financiado pelo PRR.

© TOMÁS SILVA/OBSERVADOR

A inauguração está marcada para quarta-feira-feira às 11h00 no Centro de Investigação Médica da FMUP
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Torna l’ora solare, ma in gran parte del mondo non si cambia più: dove e perché

Torna l’ora solare e, come ogni autunno, Europa e Stati Uniti non si muovono insieme. Lancette che andranno indietro di un’ora in Italia, mentre oltreoceano bisognerà attendere il 1° novembre. Per un po’, dunque, tra Roma e New York ci saranno 5 ore di differenza e non sei, con effetti concreti sugli orari di Wall Street.

Mentre EU e USA continuano a spostare le lancette, però, gran parte del mondo ha già smesso di farlo. Basti pensare a Cina e Giappone, che ormai hanno mutato il proprio sistema.

Quando cambia l’ora in Italia

Da noi il passaggio avverrà alle 3 di notte di domenica 25 ottobre, quando gli orologi torneranno alle 2. Si dormirà, almeno sulla carta, un’ora in più. Torna l’ora solare, dunque, mentre gli Stati Uniti vantano regole diverse, come detto.

Nell’Ue l’ora legale termina l’ultima domenica di ottobre, negli Usa la prima domenica di novembre. Il risultato è che lunedì 26 ottobre Wall Street aprirà alle 14:30 italiane invece delle consuete 15:30 e chiuderà alle 21. Una differenza che non si concretizza solo ora. È lo stesso anche in primavera, con i calendari che non coincidono. Quest’anno infatti gli americani hanno spostato le lancette l’8 marzo, tre settimane prima degli europei, che lo hanno fatto il 29 marzo, con ricadute sugli operatori dei mercati.

Quanto fa risparmiare l’ora legale

L’ora legale è nata per sfruttare meglio la luce naturale e consumare meno energia. Adottata nel 1916 da Germania e Austria-Ungheria e, nello stesso anno, dall’Italia, dov’è diventata stabile dal 1966. Secondo le stime diffuse da Terna nel marzo 2026, nei sette mesi di ora legale l’Italia dovrebbe risparmiare circa 302 milioni di kilowattora, pari al fabbisogno annuo di 115mila famiglie.

Un beneficio economico di circa 80 milioni di euro e 142mila tonnellate di CO2 in meno. Si tratta però di un risparmio stimato, non ancora di un consuntivo. E il peso dell’illuminazione nei consumi è sempre più basso, complici le lampadine a led e una domanda elettrica legata sempre più a climatizzatori e realtà attive a tutte le ore.

Il mondo che non cambia più orario

Anche il Giappone ha sfruttato l’ora legale, introdotta nel 1949 durante l’occupazione americana. È stata però abolita poco dopo, ovvero nel 1952, dopo un sondaggio in cui il 53% degli intervistati ne chiedeva la cancellazione.

La Cina, che dal 1949 usa un’unica ora nazionale, quella di Pechino, ha sperimentato il cambio stagionale tra il 1986 e il 1991, per poi sospenderlo dal 1992. Era risultato evidente, infatti, che i benefici energetici non erano uniformi, considerando un territorio tanto vasto. I disagi, alla fine, superavano i vantaggi.

Secondo Timeanddate, nel 2026 sono 70 i Paesi e territori dove almeno una località cambia l’ora, contro 178 dove non succede. Russia, Turchia, Brasile e gran parte del Messico hanno abbandonato il sistema negli ultimi anni, e perfino negli Usa le Hawaii e buona parte dell’Arizona non lo applicano.

Cambio d’ora e lavoro: i turni del 25 ottobre

Il ritorno all’ora solare richiede attenzione alle imprese con:

  • turni notturni;
  • servizi continuativi;
  • trasporti;
  • attività informatiche programmate.

Nella notte del cambio, infatti, uno stesso orario locale si presenta due volte. Per esempio, un turno dalle 22 di sabato 24 ottobre alle 6 di domenica 25 dura nove ore effettive, un dato rilevante per le presenze e il calcolo delle ore lavorate, fermo restando quanto previsto dal contratto applicato. Per distinguere gli eventi registrati nell’ora ripetuta è utile conservare il riferimento al fuso o all’orario Utc:

Ora locale del 25 ottobre Riferimento Utc
02:30, prima occorrenza (Cest, Utc+2) 00:30 Utc
02:30, seconda occorrenza (Cet, Utc+1) 01:30 Utc
03:30, ora solare (Cet, Utc+1) 02:30 Utc

Le due registrazioni delle 02:30, quindi, corrispondono a momenti diversi, separati da sessanta minuti: verificare timbrature, pianificazioni e registri informatici aiuta a evitare errori nella ricostruzione degli orari.

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Cães, diabos, amêijoas e peixes-gato: quando o cancro é contagioso

Num punhado de animais, os tumores podem transmitir-se como doenças infecciosas ou parasitas, a contrariar as ideias arrumadas da ciência Os seres humanos, pelo menos para já, têm só um mundo. E o mesmo acontece com a maioria dos cancros, presos no corpo onde nasceram, a multiplicar-se até esgotarem os recursos. Depois, diz Joel Brown, ecólogo evolutivo no Moffitt Cancer Center, em Tampa, na Florida, “morrem com o seu planeta“. Mas há alguns cancros que deram o grande salto. Colonizaram novos hospedeiros e espalharam-se por populações de animais como parasitas contagiosos. Estes “cancros transmissíveis” foram encontrados em diabos-da-tasmânia, cães, amêijoas

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Não é só emagrecer: cirurgia metabólica reduz impacto de doenças associadas à obesidade

Doentes operados têm menos incapacidade e mais qualidade de vida. Estudo da FMUP é pioneiro e aborda a cirurgia bariátrica. A cirurgia bariátrica, ou metabólica, é recomendada para pessoas com índice de massa corporal (IMC) igual ou superior a 40 kg/m² e pessoas com IMC superior a 35 kg/m² com doença associada – diabetes tipo 2, hipertensão ou apneia do sono; ou então quando as abordagens não cirúrgicas não permitiram obter uma perda de peso sustentada ou uma melhoria clínica. Para situações de excesso de peso sem obesidade, a cirurgia metabólica não é a opção habitual. Agora, um estudo pioneiro

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Corpo encontrado em reservatório da Saneago em Goiânia é identificado

A Polícia Científica identificou o corpo do homem encontrado na tarde desta sexta-feira (16/10) em um reservatório da Saneago, no Setor São Domingos, em Goiânia. Trata-se de Diogo Gomes de Brito, de 37 anos.

Segundo o Corpo de Bombeiros, Diogo mergulhou no local e não voltou à superfície. As equipes chegaram ao reservatório e encontraram o homem submerso em uma área a cerca de três metros de profundidade. A equipe náutica fez as buscas e localizou o corpo sem vida.

O corpo foi recolhido pela Polícia Científica e passou por necropsia ainda na sexta-feira (16/10). O exame confirmou a identificação.

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Pollo pochado: la receta china para conseguir una pechuga tierna y jugosa

Muy simple pero muy sabroso

Más allá del huevo, los alimentos pochados no suelen tener la mejor fama frente a los sometidos a otros métodos de cocción. Es hora de cambiar esto: pochar implica cocer en un líquido o en una grasa a baja temperatura de manera que el alimento se ablande pero nunca llegue a dorarse ni tostarse, lo que suele dar lugar a un resultado suave y reconfortante si se hace correctamente. El pollo es perfecto para ponerlo en práctica.

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L’asse delle autocrazie usa la guerra per rafforzarsi

Corea del Nord esercito

I droni iraniani venduti alla Russia per bombardare l’Ucraina sono cambiati più volte in questi quasi cinque anni di guerra. Sul campo di battaglia, gli ingegneri di Mosca li hanno modificati per renderli più efficaci contro le difese ucraine, aggiornandoli anche con componenti cinesi. Le tattiche sperimentate in guerra e le tecnologie sviluppate per migliorare quei velivoli possono ora tornare a Teheran, insieme all’esperienza accumulata dall’esercito russo. Quello che era cominciato come uno scambio di armi fra due autocrazie si è trasformato in un circuito di innovazione militare, nel quale anche gli altri partner possono imparare e trarre vantaggio.

Questo dettaglio militare aiuta a spiegare l’evoluzione nella cooperazione fra Russia, Cina, Iran e Corea del Nord, con la guerra in Europa come laboratorio. I quattro regimi non hanno un comando militare comune, né hanno accordi che li obbligano a intervenire nelle guerre altrui. Anzi, in alcuni contesti continuano a perseguire interessi divergenti. Eppure, stanno imparando a mettere a sistema tecnologie e conoscenze operative.

Negli ultimi anni in molti hanno provato a tracciare i contorni dell’asse delle autocrazie – ribattezzato anche Crink, asse del disordine, asse del male, internazionale delle dittature. Le relazioni fra i quattro Paesi apparivano soprattutto come una serie di scambi bilaterali, ciascuno motivato da esigenze immediate. La Russia aveva bisogno di droni iraniani, munizioni nordcoreane e componenti cinesi; gli altri membri ricavavano dal sostegno a Mosca denaro, tecnologia, protezione diplomatica e occasioni per rafforzare i propri apparati militari.

Adesso la cooperazione è cambiata, ha assunto una dimensione diversa. Non è ancora un’alleanza militare tradizionale, con un comando integrato, obblighi di intervento reciproco e una strategia comune per ogni teatro operativo. I quattro regimi continuano a difendere anzitutto i propri interessi. «Stanno affinando la loro cooperazione per rendere i loro partner più resilienti – e più pericolosi per gli Stati Uniti – limitando al contempo costi e rischi», scrivono su Foreign Affairs Andrea Kendall-Taylor (Senior Fellow e Direttrice del Programma di Sicurezza Transatlantica presso il Center for a New American Security) e Richard Fontaine (amministratore delegato del Center for a New American Security). L’asse delle autocrazie, insomma, ha imparato a rendere complementari le proprie capacità, e di compensare alcune delle debolezze dei singoli membri.

La storia dei droni russi è l’esempio più evidente. E Mosca ha istituito anche una propria forza militare dedicata ai sistemi senza pilota per rendere strutturale questo processo. I nuovi droni Geran a propulsione a reazione, più veloci e capaci di trasportare carichi maggiori rispetto alle versioni precedenti, rappresentano un ulteriore passo in questa direzione. Se sistemi analoghi venissero impiegati in Medio Oriente nel conflitto in corso, difendere le basi americane e le infrastrutture energetiche regionali potrebbe diventare più difficile e costoso.

Anche la Corea del Nord sta traendo vantaggio da questo laboratorio condiviso. Secondo le informazioni citate dai due autori di Foreign Affairs, Mosca ha raggiunto un accordo per aiutare Pyongyang ad aumentare la produzione di droni sul modello degli Shahed. Gli ingegneri nordcoreani hanno potuto acquisire esperienza lavorando negli impianti russi, mentre i soldati inviati a combattere al fianco di Mosca hanno osservato direttamente come integrare i velivoli senza pilota nelle operazioni militari contemporanee. La Cina, a sua volta, ricava informazioni preziose sulle prestazioni delle proprie tecnologie nei combattimenti reali e ha fornito addestramento sulla guerra con i droni ai propri militari attraverso le forze russe. È così che il lavoro della Russia sulla tecnologia iraniana può produrre ricadute sulle capacità militari di tutti e quattro i Paesi.

Già da tempo la cooperazione tra Russia, Cina, Corea del Nord e Iran va oltre il campo di battaglia. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto salire i prezzi del petrolio, offrendo al Cremlino entrate aggiuntive e contribuendo alla recente decisione di Donald Trump di allentare temporaneamente alcune restrizioni sulle esportazioni petrolifere russe. Nel frattempo, l’apertura del fronte mediorientale ha costretto Washington a spostare risorse militari dall’Indo-Pacifico verso il Golfo: sistemi di difesa aerea, munizioni e portaerei che non possono essere impiegati contemporaneamente in tutti i teatri. Per Pechino, la riduzione della presenza militare americana nel Pacifico occidentale costituisce un’opportunità strategica, anche senza un suo intervento diretto nella guerra.

Il collante dell’asse del male non è certo un’identica visione del mondo, né la volontà di combattere tutti insieme. Kendall-Taylor e Fontaine lo individuano nella convinzione che la potenza americana possa limitare, isolare e punire ciascuno di questi regimi, preso singolarmente, arrivando a minacciarne la sopravvivenza. Per questo, osservano i due autori, il fatto che i quattro Paesi evitino generalmente di combattere le guerre l’uno dell’altro non dimostra che l’asse stia perdendo coesione: «Questa moderazione non è un segnale di indebolimento dell’asse, ma una caratteristica distintiva del modo in cui funzionano queste partnership». La cooperazione non richiede che i regimi condividano ogni obiettivo o siano disposti a correre gli stessi rischi. Al contrario, la capacità di sostenersi reciprocamente senza esporsi troppo è uno dei suoi punti di forza.

C’è però un’altra parte della storia, e riguarda gli Stati Uniti. Washington dispone ancora di una superiorità considerevole in termini di risorse economiche e tecnologiche, capacità militari e numero di alleati. Però l’amministrazione Trump ha reso il resto dell’Occidente meno disposto a seguirlo nelle sue decisioni scellerate e improvvisate di politica estera. Anche l’uso di dazi come una clava per minacciare l’Europa e il Canada, e tutto il suo approccio transazionale alla diplomazia hanno eroso la fiducia negli alleati americani.

Kendall-Taylor e Fontaine propongono allora un cambio di rotta, una risposta all’asse delle autocrazie che parte da un imperativo apparentemente modesto: «Non fare altri danni sarebbe un buon punto di partenza per affrontare l’asse», scrivono. Washington dovrebbe rafforzare le catene di approvvigionamento condivise con i partner, facilitare la circolazione delle tecnologie e aiutare gli alleati a sviluppare maggiori capacità di difesa. Ma soprattutto dovrebbe smettere di trattare le proprie relazioni internazionali come transazioni da rinegoziare di continuo. «La questione è quale rete saprà sfruttare meglio le proprie risorse».

È questa la partita che Russia, Cina, Iran e Corea del Nord stanno imparando a giocare: non hanno bisogno di diventare un’alleanza compatta, né di combattere sempre insieme per danneggiare le democrazie. Basta che sappiano collaborare quando conviene, scambiarsi ciò che manca e sfruttare le conseguenze delle crisi aperte dagli altri. Gli Stati Uniti dispongono ancora di risorse e strumenti per fermarli. Certo, fin quando Trump sarà alla Casa Bianca sarà tutto più difficile.

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Baixa a 100% seria 1,4% da despesa com subsídios de doença

Estudo analisa o impacto financeiro de medida defendida como prioritária para proteger os rendimentos dos doentes oncológicos. Despesas com o cancro em Portugal são inferiores à média europeia.

© ANTÓNIO COTRIM/LUSA

Portugal apresenta níveis de despesa com o cancro inferiores à média europeia, representando cerca de 4% da despesa total em saúde, face a 5,5% na União Europeia
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Congresso aprova exame obrigatório para exercício da medicina

Logo Agência Brasil

O Congresso Nacional aprovou nesta quinta-feira (15) a Medida Provisória (MP) 1370/26, que condiciona o registro profissional de médicos à aprovação no Exame Nacional de Avaliação da Formação Médica (Enamed). O texto passou nos plenários da Câmara dos Deputados e do Senado Federal e segue agora para a sanção presidencial.

Instituída em junho pelo presidente Luiz Inácio Lula da Silva, a MP tinha validade de 120 dias, que venceria nesta sexta-feira (16), e precisava de aprovação parlamentar para ser mantida.

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Na Câmara, o relator da matéria, Doutor Luizinho (PP-RJ), lembrou que houve um aumento de 50% dos cursos de medicina nos últimos cinco anos. Ele explicou que, com a aprovação da MP, todos os estudantes de medicina serão avaliados no segundo, no quarto e no sexto ano do curso.

"Diferentemente de uma prova de vestibular ou do exame da OAB [Ordem dos Advogados do Brasil], o novo exame vai permitir avaliar o aluno e a faculdade durante o curso. Teremos bons médicos se formando ao final deste curso", disse o relator.

"Com o tempo, a sociedade vai perceber quais são as boas e as más faculdades de medicina".

O texto prevê três provas durante a graduação em medicina. No segundo ano, será aplicada ao final do quarto semestre. No quarto ano, a prova será aplicada no final do oitavo semestre e antes do internato. E, por fim, uma última avaliação no 12º semestre, que corresponde ao final do sexto ano de graduação.

A nota final será calculada pela média das três avaliações, com maior peso para a última prova. A Comissão Nacional de Avaliação da Formação Médica definirá os critérios, os pesos e o nível mínimo de proficiência.

O exame verificará conhecimentos, habilidades e competências previstos nas diretrizes curriculares nacionais, considerando os princípios e as necessidades do Sistema Único de Saúde (SUS). Também fornecerá informações para a formulação de políticas públicas e para a fiscalização dos cursos.

Quem não alcançar o nível mínimo de proficiência poderá refazer a terceira etapa do exame nas edições seguintes, com novo cálculo da média final. A primeira média acumulada das três avaliações constará do histórico escolar do estudante concluinte, e as faculdades poderão utilizar as notas em seus processos de avaliação acadêmica.

A exigência valerá para estudantes que ingressarem em cursos de medicina a partir de 19 de junho de 2026, data de publicação da MP. Alunos já matriculados antes dessa data seguirão as regras anteriores. Médicos com diploma reconhecido no Brasil ficarão dispensados do exame.

*Com informações da Agência Câmara de Notícias.

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Eis o ferrão de uma abelha em ação, “apanhado” em vídeo pela primeira vez

Foi filmado pela primeira vez, o mecanismo que permite às abelhas continuar a injetar veneno depois de morrer. Envolve “válvulas”, um “paraquedas” e uma “bomba natural”. Pela primeira vez, cientistas conseguiram filmar o funcionamento interno do ferrão de uma abelha, revelando como duas pequenas válvulas permitem que continue a injetar veneno durante mais de um minuto, mesmo depois de se separar do corpo do inseto. Quando uma abelha-do-mel pica uma pessoa, o ferrão fica muitas vezes preso na pele. Ao afastar-se, a abelha perde o ferrão e pode sofrer lesões fatais nos órgãos internos. Mas o ferrão continua a funcionar,

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Foi filmado pela primeira vez, o mecanismo que permite às abelhas continuar a injetar veneno depois de morrer. Envolve "válvulas", um "paraquedas" e uma "bomba natural". Pela primeira vez, cientistas conseguiram filmar o funcionamento interno do ferrão de uma abelha, revelando como duas pequenas vál
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Enamed 2026: cartão que confirma reaplicação está disponível

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Os participantes do Exame Nacional de Avaliação da Formação Médica (Enamed) 2026 que tiveram a solicitação de reaplicação autorizada pelo Instituto Nacional de Estudos e Pesquisas Educacionais Anísio Teixeira (Inep) podem consultar o local onde farão a prova, neste domingo (18) em todo o país.

A informação do endereço está no Cartão de Confirmação da reaplicação do exame, disponível na Página do Participante dentro do Sistema Enamed. 

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A reaplicação é destinada somente aos candidatos que faltaram à aplicação regular do Enamed 2026, em 13 de setembro, porque foram comprovadamente afetados por problemas logísticos no dia da prova ou que estavam infectados por uma das doenças contagiosas listas no edital.

Cronograma

Após a reaplicação, em 18 de outubro, o gabarito preliminar da reaplicação do exame será divulgado em 20 de outubro.

Os participantes poderão apresentar recursos entre 20 e 22 de outubro.

O resultado dos recursos, o gabarito definitivo e o resultado final do exame estão previstos para 4 de dezembro.

Enamed

Criado pelo Ministério da Educação, o Enamed tem duas funções principais: avaliar a formação dos estudantes de medicina no Brasil e servir de critério para processos seletivos de residência médica de acesso direto, como no processo unificado do Exame Nacional de Residências (Enare).

O exame será aplicado obrigatoriamente a cada seis meses a partir de 2027 a todos os estudantes concluintes de cursos de medicina no Brasil.

Em junho deste ano, o Inep formalizou que o Enamed valerá de instrumento de avaliação da proficiência dos estudantes de medicina e da qualidade dos cursos de graduação.

Com isso, os formados só poderão se inscrever no Conselho Regional de Medicina (CRM) se tiverem rendimento suficiente no exame. O registro no conselho é obrigatório para exercer a profissão de médico no Brasil.

A regra está prevista na nova política integrada para a formação em medicina no país, prevista na Medida Provisória 1370/2026.

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Papa Leão XIV diagnosticado com cancro do pulmão

DN: 63% dos portugueses adiaram projetos devido ao aumento do custo de vida. Correio da Manhã: Retenção do IRS na fonte vai diminuir 50% em novembro

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22h. Papa Leão XIV tem cancro do pulmão

A informação consta do boletim médico partilhado pelo Vaticano após a cirurgia desta tarde. E ainda, José Luís Carneiro afirma que Pedro Passos Coelho não trouxe nenhuma ideia nova para o país.

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Energia e competitività. Quale menù per il prossimo Consiglio europeo

Sono quattro gli argomenti che verranno trattati nel prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre: competitività, energia, guerre, migranti. Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever chiedono ad António Costa, in vista del Consiglio, di assumere una serie di iniziative concrete. Troppo forti le preoccupazioni dei singoli paesi sulla situazione internazionale che impatta sulle economie, oltre al fatto che esiste l’esigenza reale di tutta l’Ue di vedere un’accelerazione su comparti nevralgici come la competitività e su una crisi dagli esiti ancora incerti, come quella energetica legata alla situazione nel golfo.

Nella missiva rivolta al Presidente del Consiglio europeo, il Presidente del Consiglio, il Cancelliere tedesco e il Primo Ministro belga, dopo la riunione del gruppo informale degli “Amici della competitività” della scorsa settimana, invitano a approfondire tre strade. Ovvero: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di ‘reporting’ Ue, soprattutto per le Pmi. Inoltre si fa specifico riferimento al collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale.

Il tema energetico è connesso alla cosiddetta tabella di marcia “One Europe, One Market” agli elevati prezzi dell’energia e agli squilibri macroeconomici globali, in particolare con la Cina. Si attendono a questo proposito “misure a breve termine”, come ad esempio la possibilità che il Consiglio europeo chieda alla Commissione di presentare ulteriori misure senza dimenticare la connessione con il macro tema dei rapporti con la Cina, visto e considerato che la scorsa settimana nella plenaria di Strasburgo è stata votata una risoluzione che inasprisce i meccanismi di difesa delle industrie europee rispetto all’invasività di super players esterni. Al secondo posto delle analisi ci sarà il cosiddetto dossier “difesa e sicurezza” legato a tre criticità: gli attacchi ibridi russi in Europa e la relativa risposta dell’Ue, la situazione in Medio Oriente con lo status quo in Libano, Iran, Gaza e Cisgiordania, e la criticità nello Yemen, dove la situazione “si è estesa e aggravata”.

Ma non è tutto, perché il consiglio analizzerà anche il dossier migranti e la gestione delle crisi migratorie nella consapevolezza che, come ammesso da un funzionario Ue, “il numero di ingressi irregolari nell’Ue è in costante calo da cinque anni cosa che dimostra che le misure adottate dall’Unione per contrastare tali ingressi sono efficaci e stanno funzionando”. Infine il tema dell’allargamento e delle riforme, con particolare attenzione al Montenegro, che è l’unico candidato che vede vicino il traguardo visto che il relativo trattato di adesione è in fase di elaborazione. Andranno quindi valutate le clausole di salvaguardia con le relative conseguenze.

A proposito di bilanci e prossimo Quadro finanziario pluriennale va segnalata la posizione della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola secondo cui “non possiamo fare di più con meno, se vogliamo che l’Europa ottenga risultati concreti, deve disporre del necessario sostegno finanziario”, per cui “dobbiamo garantire che le priorità che stiamo realizzando – quelle che i cittadini ci chiedono di portare avanti – siano accompagnate dai finanziamenti adeguati”.

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Obesidade. Cirurgia bariátrica reduz impacto de doenças

Grupo de investigadores acompanhou, ao longo de três anos, 383 doentes do Centro de Responsabilidade Integrado de Obesidade da Unidade Local de Saúde São João, no Porto.

© ESTELA SILVA/LUSA

Estudo foi realizado pela Faculdade de Medicina da Universidade do Porto (FMUP), sendo Paula Feitas a coordenadora da investigação
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La Cina ora esporta tecnologia e design: la sfida al Salone dell’auto di Parigi

Per molti automobilisti europei, fino a pochi anni fa, un’auto cinese era, soprattutto, un’alternativa economica a un modello occidentale. Il prezzo veniva prima del marchio, mentre design, tecnologia e qualità percepita rimanevano associati all’industria europea, giapponese o americana.

Il Salone dell’auto di Parigi 2026, aperto dal 12 al 18 ottobre, racconta che quella rappresentazione non basta più. Circa 20 marchi automobilistici cinesi hanno raggiunto la capitale francese, il doppio rispetto all’edizione del 2024 e quasi il 40% delle case partecipanti. Accanto a BYD, Geely, Chery e Leapmotor compaiono nomi ancora poco familiari al pubblico europeo, come Aito, Denza, Li Auto, Zeekr, Omoda e Jaecoo.

Non sono arrivati soltanto per vendere automobili meno costose. Presentano abitacoli digitali, batterie con tempi di ricarica ridotti, sistemi di assistenza alla guida e modelli progettati per fasce di clientela differenti. Parigi mostra, quindi, un passaggio industriale più profondo: la Cina non esporta più semplicemente prodotti, ma tecnologia, design e un nuovo metodo di costruire l’automobile.

Il Salone di Parigi mostra il nuovo peso della Cina

La presenza cinese non è soltanto scenografica. Secondo Schmidt Automotive Research, nel secondo trimestre del 2026 i marchi cinesi hanno raggiunto il 10,7% del mercato automobilistico europeo, quasi il doppio rispetto al 5,7% registrato un anno prima.

Il confronto storico aiuta a comprendere la velocità del cambiamento. I costruttori giapponesi impiegarono decenni per trasformarsi da concorrenti economici a marchi riconosciuti per affidabilità, qualità e tecnologia. Le aziende cinesi stanno cercando di compiere lo stesso percorso in pochi anni, sfruttando un mercato interno enorme e una filiera concentrata nello stesso Paese.

Vecchia percezione Nuova realtà mostrata a Parigi
Auto economiche e poco riconoscibili Gamma estesa dal modello urbano al segmento premium
Copia del design occidentale Linguaggi stilistici propri e centri di progettazione internazionali
Tecnologia acquistata all’estero Batterie, software e piattaforme sviluppati internamente
Produzione destinata alla Cina Strategia commerciale e industriale globale
Prezzo come unico vantaggio Prezzo, dotazioni, connettività e velocità di sviluppo

Il Salone dell’auto di Parigi 2026 riunisce fino a 60 novità tra modelli e concept. L’impressione è che le case automobilistiche cinesi non siano più ospiti esotici in cerca di visibilità: occupano uno spazio che una parte dell’industria occidentale non riesce più a presidiare con la stessa intensità.

Il vantaggio non è soltanto il costo del lavoro

Spiegare la crescita cinese con salari più bassi sarebbe rassicurante, ma incompleto. Il vantaggio si è formato lungo l’intera catena del valore: raffinazione dei materiali, celle, batterie, elettronica di potenza, software, assemblaggio e logistica.

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, nel 2025 in Europa sono state vendute circa 940mila auto elettriche prodotte in Cina, quasi il 50% in più rispetto al 2024. Nel frattempo, la concorrenza interna cinese ha obbligato i produttori ad aggiornare continuamente prodotti e listini.

È qui che si trova uno dei vantaggi meno visibili. Un costruttore tradizionale può impiegare quattro o cinque anni per sviluppare una nuova automobile. Alcuni gruppi cinesi lavorano con cicli molto più brevi, trattando l’auto quasi come un dispositivo elettronico: la piattaforma viene aggiornata, il software modificato a distanza e l’interfaccia ripensata seguendo rapidamente le reazioni degli utenti.

Questa accelerazione presenta anche rischi. Non tutti i marchi sopravvivranno alla guerra dei prezzi e non tutte le innovazioni avranno la stessa affidabilità nel tempo. Per il cliente europeo diventano essenziali assistenza, disponibilità dei ricambi, valore residuo e continuità del costruttore. Una vettura ricca di tecnologia non è automaticamente un buon acquisto se il marchio non dispone di una rete solida.

Dalla batteria all’abitacolo, la tecnologia diventa visibile

Per anni la principale forza cinese è rimasta nascosta sotto il pianale: la batteria. Oggi la tecnologia è diventata parte dell’esperienza quotidiana del guidatore.

Le proposte dei marchi cinesi si concentrano su cinque elementi:

Tecnologia Vantaggio promesso Domanda da porsi
Ricarica ad alta potenza Soste più brevi durante i viaggi La rete europea supporta davvero quelle velocità?
Software aggiornabile Nuove funzioni senza interventi in officina Per quanto tempo saranno garantiti gli aggiornamenti?
Assistenza alla guida Maggiore sicurezza e comfort Il sistema è omologato e adatto alle strade europee?
Abitacolo digitale Servizi connessi e interfacce evolute Come vengono raccolti e utilizzati i dati?
Batterie integrate nella struttura Più spazio e maggiore efficienza Quanto costa una riparazione dopo un incidente?

Al Salone di Pechino erano già emerse batterie capaci, secondo i produttori, di avvicinarsi alla carica completa in meno di dieci minuti.

La novità, però, è culturale. Il tempo di ricarica, la qualità del software e l’integrazione con lo smartphone stanno assumendo nell’acquisto dell’auto un peso simile a quello un tempo riservato a cilindrata, cambio e tenuta di strada.

Il design cinese non vuole più sembrare europeo

Anche il linguaggio estetico è cambiato. Le prime esportazioni cercavano spesso di rassicurare il pubblico riprendendo forme già note. Oggi molti gruppi cinesi lavorano con squadre internazionali e centri di progettazione distribuiti tra Asia ed Europa, ma cercano un’identità riconoscibile.

La tecnologia non viene più nascosta. Grandi superfici luminose, abitacoli essenziali, schermi integrati e funzioni digitali diventano parte dell’immagine della vettura. Alcuni marchi puntano sul minimalismo, altri su interni spettacolari e un’idea di lusso fondata più sull’esperienza tecnologica che sulla tradizione meccanica.

È un passaggio importante perché il design trasforma una capacità produttiva in un marchio desiderabile. L’Europa conserva un vantaggio enorme nella storia dei brand, nell’ingegneria, nella guida e nella capacità di attribuire valore emotivo a un’automobile. La Cina, però, sta imparando a vendere non soltanto ciò che un veicolo fa, ma ciò che rappresenta.

I dazi non hanno fermato l’espansione

Dal 2024 l’Unione europea applica dazi compensativi sulle auto elettriche costruite in Cina. La Commissione europea ha fissato aliquote aggiuntive differenti: il 17% per BYD, il 18,8% per Geely e il 35,3% per SAIC, oltre al normale dazio del 10%.

La misura non ha prodotto una ritirata. I produttori hanno reagito in tre modi:

  1. aumentando l’offerta di auto ibride, inizialmente escluse dai dazi sulle elettriche
  2. cercando fabbriche e partner produttivi in Europa
  3. spostandosi verso modelli più ricchi, capaci di assorbire meglio il costo doganale.

Nei primi sei mesi del 2026 i marchi cinesi hanno raggiunto il 14% del mercato europeo delle ibride e il 25% delle plug-in, partendo in entrambi i casi dal 2% del 2024. L’accordo tra Bruxelles e Pechino per limitare i flussi di ibride cinesi potrà rallentare le importazioni, ma potrebbe accelerare la produzione locale. Anche QuiFinanza ha approfondito l’intesa tra Unione europea e Cina sulle auto ibride.

La frontiera della competizione, dunque, si sta spostando: non più “auto cinesi contro auto europee”, ma capitale e tecnologia cinesi prodotti dentro l’Europa.

Quando un’auto cinese diventa europea

BYD ha avviato la produzione in Ungheria e studia altri stabilimenti. Chery, Geely, Dongfeng e Leapmotor stanno seguendo percorsi differenti attraverso acquisizioni, accordi o utilizzo di impianti esistenti.

Il caso più vicino all’Italia riguarda Stellantis e Leapmotor. Il gruppo europeo utilizza tecnologia e piattaforme del partner cinese per ridurre i tempi di sviluppo, mentre produzione e attività tecniche possono essere localizzate negli stabilimenti europei. La nuova piattaforma destinata alle piccole elettriche dovrebbe coinvolgere Pomigliano e il polo di Mirafiori.

Non è soltanto un’operazione difensiva. Significa che un costruttore europeo considera ormai la tecnologia cinese uno strumento per tornare competitivo nel segmento più difficile: quello delle auto elettriche accessibili. Il progetto si collega al piano Stellantis per una nuova e-car economica prodotta a Pomigliano.

Per l’Italia questa trasformazione apre una domanda delicata: assemblare auto progettate su tecnologia estera è sufficiente a proteggere occupazione e competenze? La risposta dipenderà da quanta ricerca, componentistica, software e proprietà intellettuale resteranno nel Paese.

La sfida europea è decidere che cosa difendere

L’Europa non può competere soltanto alzando barriere, ma neppure ignorare sussidi, sovraccapacità e dipendenza tecnologica. Nel frattempo, le immatricolazioni mostrano che la transizione continua: secondo Acea, nei primi otto mesi del 2026 le elettriche hanno raggiunto il 21,7% del mercato Ue, mentre le ibride sono salite al 36,6%. Benzina e diesel, insieme, sono scese al 29%.

Parigi non decreta automaticamente la vittoria dell’industria cinese. Molti marchi dovranno conquistare fiducia, creare reti commerciali e dimostrare che le loro auto conservano valore nel tempo, ma il Salone certifica la fine di un’illusione europea: quella di poter conservare indefinitamente il monopolio del progetto, lasciando alla Cina il ruolo di fabbrica.

La vera partita non è stabilire chi costruisce l’auto meno cara. È decidere chi definirà l’auto dei prossimi dieci anni, chi ne controllerà il software e la batteria e dove resteranno competenze, occupazione e valore industriale. La Cina si presenta a Parigi per dimostrare di avere già una risposta. Ora tocca all’Europa costruire la propria.

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