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Meloni: “Manifestare è un diritto”. Ma Milano brucia tra scontri e barricate
Bollette, intesa Ue-Italia sul tetto al gas sul modello spagnolo: cosa cambia
Italia e Commissione europea hanno raggiunto un’intesa preliminare sulle misure del decreto Bollette per contenere il costo dell’elettricità per famiglie e imprese. L’accordo, maturato il 16 ottobre dopo un confronto tecnico tra Roma e Bruxelles, apre la strada a un intervento sul prezzo dell’energia senza modificare le regole europee sulle emissioni.
Il risultato rappresenta un passaggio importante per il governo guidato da Giorgia Meloni, che da tempo chiede maggiore flessibilità per affrontare il caro energia. Il punto centrale riguarda la possibilità di ridurre l’impatto del prezzo del gas sulla formazione del prezzo dell’elettricità, attraverso un meccanismo di compensazione dei costi sostenuti dalle centrali elettriche.
L’intesa, tuttavia, non equivale ancora all’approvazione definitiva del provvedimento. L’Italia dovrà notificare formalmente alla Commissione europea il testo aggiornato del piano, che sarà esaminato alla luce delle norme comunitarie sugli aiuti di Stato e sulla concorrenza. Bruxelles ha annunciato l’intenzione di procedere rapidamente con la valutazione una volta ricevuta la documentazione.
Come funziona il meccanismo per abbassare le bollette
Per capire la portata dell’accordo bisogna partire dal funzionamento del mercato elettrico. In Italia l’elettricità viene prodotta attraverso diverse fonti, tra cui solare, eolico, idroelettrico e gas naturale. Il prezzo all’ingrosso, però, è generalmente determinato dall’impianto più costoso necessario a soddisfare la domanda in un determinato momento.
Spesso si tratta di una centrale a gas, soprattutto quando le fonti rinnovabili non sono sufficienti a coprire il fabbisogno. Di conseguenza, un aumento del costo del combustibile può far salire il prezzo dell’elettricità sul mercato, influenzando anche l’energia prodotta da impianti solari ed eolici, che non devono acquistare gas per funzionare. È questo il meccanismo sul quale il governo vuole intervenire. L’ipotesi è introdurre un tetto convenzionale al costo del gas utilizzato per produrre elettricità, così da ridurre il peso dei rincari nella determinazione del prezzo finale dell’energia.
In concreto, il sistema dovrebbe prevedere un livello di riferimento per il costo del combustibile. Se il prezzo effettivo del gas supera tale soglia, la differenza verrebbe compensata attraverso un apposito meccanismo. Il costo riconosciuto per la produzione elettrica risulterebbe così più contenuto e potrebbe contribuire a ridurre il prezzo dell’elettricità sul mercato all’ingrosso. La misura non consiste quindi nell’imporre un tetto generalizzato al prezzo del gas per tutti gli utilizzi, ma nell’intervenire sul costo del combustibile impiegato dalle centrali elettriche. Le modalità operative, la soglia di riferimento e il sistema di finanziamento dovranno essere precisati nel testo definitivo del decreto.
Chi pagherà la differenza tra il prezzo reale e il tetto
Uno degli aspetti centrali del piano riguarda il finanziamento delle compensazioni. Secondo il meccanismo descritto dal governo, lo Stato dovrebbe coprire la differenza tra il costo effettivo del gas e quello convenzionale riconosciuto ai fini della produzione elettrica.
L’obiettivo è evitare che il prezzo elevato del combustibile continui a trasferirsi integralmente sul mercato dell’elettricità. In questo modo, il sistema dovrebbe contribuire a contenere i costi sostenuti dagli operatori e, attraverso la riduzione dei prezzi all’ingrosso, favorire un alleggerimento delle bollette. La Commissione europea ha fissato però alcuni paletti: l’intervento dovrà essere temporaneo, non dovrà alterare in modo significativo la concorrenza e dovrà garantire che i benefici arrivino integralmente ai consumatori.
Il precedente del modello iberico
Il riferimento è l’esperienza di Spagna e Portogallo, che nel 2022 ottennero dalla Commissione europea l’autorizzazione a introdurre un meccanismo straordinario per contenere l’impatto del gas sui prezzi elettrici. Il cosiddetto modello iberico interveniva sui costi di approvvigionamento delle centrali alimentate da combustibili fossili, con l’obiettivo di ridurre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità durante la crisi energetica.
La soluzione italiana si ispira a quella esperienza, ma dovrà rispettare le condizioni concordate con Bruxelles e le caratteristiche del mercato nazionale. Il precedente dimostra che è possibile introdurre misure temporanee sul funzionamento del mercato elettrico, purché siano compatibili con le regole europee e non compromettano la concorrenza.
Quando arriverà il via libera definitivo
Dopo l’intesa preliminare, il prossimo passaggio spetta al governo italiano, che dovrà presentare formalmente il piano alla Commissione europea. L’esecutivo comunitario procederà quindi a verificare la compatibilità del provvedimento con il diritto europeo e con il quadro temporaneo sugli aiuti di Stato predisposto per affrontare le conseguenze della crisi in Medio Oriente.
Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha annunciato che la notifica del nuovo testo dovrebbe arrivare a breve. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha accolto positivamente il risultato della trattativa, considerandolo un passo avanti nella strategia del governo contro il caro energia.
L’accordo segna quindi un avanzamento nel confronto tra Italia e Unione europea. Il governo ottiene la possibilità di intervenire sul costo del gas utilizzato per produrre elettricità, mentre Bruxelles mantiene i vincoli sulla concorrenza e sulla politica climatica. La riduzione delle bollette resta l’obiettivo del piano, ma la sua portata concreta dipenderà dalle condizioni definitive del provvedimento e dalla sua applicazione.
Sondaggi elettorali, Meloni avanza ancora e Vannacci arretra: entra in gioco Marattin
Gli ultimi sondaggi elettorali mostrano come Fratelli d’Italia (27,2%) continui a mantenere il proprio consenso ed anzi torni a crescere (+0,4%) pur essendo al quarto anno di legislatura e di governo.
Sensibile calo, invece, per il Partito Democratico (20,1% / -0,3%) e per il Movimento 5 Stelle (12,4% / -0,4%).
Gli ultimi sondaggi elettorali
Qui sotto la Supermedia Youtrend per Agi dei sondaggi sulle intenzioni di voto diffusa giorno 15 ottobre (fra parentesi si inserisce la variazione rispetto al 1° ottobre):
- Fratelli d’Italia – 27,2% (+0,4%);
- Partito Democratico – 20,1% (-0,3%);
- Movimento 5 Stelle – 12,4% (-0,4%);
- Forza Italia – 7,4% (=);
- Futuro Nazionale – 7,2% (-0,5%);
- Alleanza Verdi e Sinistra – 6,4% (+0,1%);
- Lega – 6% (+0,3%);
- Azione – 3,2% (=);
- Italia Viva – 2,4% (+0,2%);
- +Europa – 1,7% (=);
- Partito Liberaldemocratico – 1,4% (+0,1%);
- Noi Moderati – 1,2% (+0,1%);*
- Sud chiama Nord – 1,1% (np).**
* Non rilevato da Eumetra, Noto, Only Numbers e Swg.
** Non rilevato da Emg, Eumetra, Only Numbers e Youtrend.
Nota metodologica
La Supermedia Youtrend/Agi è una media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto. La ponderazione odierna include sondaggi realizzati dal 1° al 14 ottobre ed è stata effettuata il 15 ottobre sulla base della consistenza campionaria, della data di realizzazione e del metodo di raccolta dei dati. I sondaggi considerati sono stati realizzati dagli istituti Emg (data di pubblicazione 8 ottobre), Eumetra (8 ottobre), Noto (6 ottobre), Only Numbers (2 e 10 ottobre), Piepoli (9 ottobre), Swg (5 e 12 ottobre) e Youtrend (8 ottobre). La nota metodologica dettagliata di ciascun sondaggio considerato è disponibile sul sito ufficiale sondaggipoliticoelettorali.it.
Che succede in politica
Della situazione dei primi tre partiti si è già detto. Lo ripetiamo brevemente: Meloni (Fratelli d’Italia) cresce mentre Schlein (Partito Democratico) e Conte (Movimento 5 Stelle) calano.
Per il resto, Vannacci (Futuro Nazionale) sembra essersi definitivamente assestato attorno al suo perno elettorale che vale più o meno il 7%: la corsa elettorale del generale si è arrestata ed è in fase di ritracciamento. Oggi FN perde il -0,5% e cala al 7,2%, dietro FI, diventando così il quinto partito d’Italia.
Lieve crescita per la Lega (6,0% / +0,3%), da quando il segretario Salvini ha annunciato le dimissioni (salvo aggiungere l’intenzione di ricandidarsi al congresso per ottenere un nuovo consenso).
Per il resto, ci sono due importanti movimenti al centro.
Il primo: Sud chiama Nord (1,1%) di Cateno De Luca ha annunciato che su base nazionale intende allearsi con il centrodestra, mentre su base regionale tiene le mani libere.
Il secondo: il Partito Liberaldemocratico (1,4%) di Luigi Marattin apre al centrodestra. “Se siamo interessanti lo dovrebbe chiedere al centrodestra. Noi siamo qui, abbiamo una identità liberale e parliamo con chi ci vuole parlare, anche col centrosinistra. Lo ripeto, se son rose fioriranno”, ha detto. C’è una sola condizione: Vannacci deve restare fuori dalla coalizione.
Il quotidiano La Stampa riporta un retroscena elettorale: i tre leader del centrodestra (Meloni, Tajani, Salvini) non hanno un’idea unica su quando sia meglio votare nel 2027: aprile, maggio, giugno o settembre? A pesare sulla scelta c’è il fattore Vannacci: se il generale cala nei consensi, la compagine di governo tirerà avanti ancora. Se il generale dovesse ricominciare a correre, si potrebbe andare al voto anticipato per azzopparlo.
Chi è in vantaggio nei sondaggi: le coalizioni
Qui lo stato della coalizione conservatrice:
- centrodestra (FdI, FI, Lega, NM, ScN) senza Vannacci – 42,9%;
- centrodestra (FdI, FI, Lega, NM, ScN) con Vannacci – 50,1%;
- centrodestra (FdI, FI, Lega, NM, ScN) con Marattin e senza Vannacci – 44,3%.
Qui lo stato della coalizione progressista:
- campo largo (PD, M5S, AVS) – 38,9%;
- campo largo (PD, M5S, AVS) con Renzi e Magi – 43%.
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- Italy and Spain Move Towards Ending Schengen Border Controls After Meloni–Sánchez Talks
Italy and Spain Move Towards Ending Schengen Border Controls After Meloni–Sánchez Talks
Italy has extended checks on travellers from Spain for another week, but talks between Giorgia Meloni and Pedro Sánchez have opened the way for an end to reciprocal restrictions imposed after the migration crisis in Ceuta.
Italy and Spain have agreed to work towards ending their reciprocal Schengen border controls following discussions between Prime Ministers Giorgia Meloni and Pedro Sánchez at the European Council summit in Brussels. Rome nevertheless extended its restrictions for another seven days on Friday, 16 October, as the two governments consider how to bring their respective measures to an end.
The decision marks a possible turning point in a dispute that has disrupted travel between two of the European Union’s largest countries since the summer. According to the notifications recorded by the European Commission, the restrictions concern air and sea connections between Italy and Spain, which do not share a land border.
The two governments have instructed their interior ministers to consider alternative arrangements over the coming week. Although neither side has formally withdrawn its measures, the agreement to coordinate their removal suggests that both capitals are seeking a way out of an increasingly uncomfortable confrontation over migration and internal European security.
How the Ceuta crisis reached Schengen
The dispute began after an extraordinary influx of migrants from Morocco into Spain’s North African enclave of Ceuta in late July. More than 72,000 people crossed the border, prompting serious questions about the management of the EU’s external borders and the possibility of onward movements into other member states.
Italy responded by introducing checks on passengers arriving from Spain, arguing that the situation created risks for public order and internal security. Rome also raised concerns about the possible movement of individuals presenting security threats, although the extent of any such movement remained disputed.
Madrid rejected the justification and introduced reciprocal measures. What began as an emergency response to events on an external border consequently developed into a disagreement about whether one Schengen member could impose restrictions on another on the basis of anticipated migration movements.
EU Today examined the original Spanish retaliation in August, when the dispute first threatened to turn temporary border controls into an instrument of political pressure.
The wider consequences of the Ceuta incident have raised questions about the vulnerabilities exposed at the EU’s external border and the effectiveness of common European migration and crisis-response policy.
The limits of temporary border controls
Schengen is built on the principle that people can travel between participating countries without routine internal border checks. Member states nevertheless retain the right to reintroduce temporary controls in response to serious threats to public policy or internal security, subject to the requirements of EU law.
The difficulty lies in determining when those exceptional powers are justified. Italy has maintained that the Ceuta crisis warranted precautionary action. Spain has argued that controls imposed specifically on travellers from its territory were unjustified and discriminatory.
These opposing positions matter beyond the two countries. If concerns over irregular arrivals in one member state become sufficient grounds for another to introduce sustained checks, the distinction between Europe’s external borders and its internal travel area becomes increasingly difficult to maintain.
The operational results have also entered the political argument. Italian figures cited during the dispute indicate that nearly half a million passengers were checked during the first month, with 31 refused entry. Those numbers demonstrate that the measures were substantial, but do not by themselves establish whether the original security concerns were proportionate to the restrictions imposed.
Madrid, meanwhile, has maintained that migrants involved in the Ceuta influx had not moved onwards to mainland Spain in the manner suggested by Italian concerns.
Meloni and Sánchez seek a practical compromise
The latest discussions offer both governments a route towards de-escalation without formally conceding their underlying positions. Meloni can present the additional week of controls as a continuation of Italy’s security precautions, while Sánchez can point to an agreement to prepare their coordinated removal.
The two prime ministers remain politically divided on migration. Meloni has consistently argued for stronger border enforcement and deterrence, while Sánchez has defended an approach incorporating legalisation and labour-market integration for migrants already living in Spain.
Those disagreements were also visible during the Brussels summit, where European leaders returned to the question of migration management and the consequences of national decisions for the wider Union.
For Brussels, the immediate concern is whether the two governments can replace competing national restrictions with arrangements that address security concerns without unnecessarily interrupting movement between Schengen countries.
A coordinated end to the controls would not resolve the underlying problems exposed by Ceuta. It would, however, remove one of the more unusual internal consequences of that crisis and demonstrate that political negotiations can still prevent emergency border measures from becoming semi-permanent.
The decisive period is now the coming week. Whether the controls expire as planned will depend on the discussions between the Italian and Spanish interior ministries and their ability to agree practical alternatives.
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- EU Resists Further Delay to Carbon Pricing as Energy Costs Divide European Leaders
EU Resists Further Delay to Carbon Pricing as Energy Costs Divide European Leaders
Italy and five other member states have failed to secure a further postponement of the EU’s new carbon market for heating and transport fuels, although European leaders have ordered a fresh assessment of its impact on households and businesses.
European Union leaders have resisted demands for another postponement of carbon pricing for road transport and building fuels, exposing deep disagreements over climate policy, industrial competitiveness and the burden of energy costs on European households.
At the European Council summit in Brussels on 15–16 October, the Visegrad countries — Poland, Hungary, Slovakia and the Czech Republic — pressed for the second European Emissions Trading System, known as ETS2, to be delayed until 2030. Italy and Greece joined calls for greater flexibility over carbon costs, although Rome also sought a national exemption from aspects of the energy-price regime rather than simply a uniform delay. No further postponement was agreed.
The European Council conclusions call on the European Commission to update its assessment of ETS2, particularly its design and safeguards. Leaders also demanded action to reduce volatility in the existing carbon market and limit the effect of carbon prices on electricity costs.
The outcome stops short of the further postponement sought by several governments, but demonstrates how far energy affordability has moved towards the centre of European climate negotiations.
The growing rebellion over ETS2
ETS2 is designed to extend the principle of carbon pricing to fuels used for heating buildings, road transport and certain smaller industrial activities. Unlike the existing Emissions Trading System, which covers large industrial installations and power generation, the new mechanism reaches sectors closely connected to everyday household expenditure.
Under the scheme, fuel suppliers must purchase allowances corresponding to the emissions associated with the fuels they sell. Households and motorists will not buy allowances themselves, but suppliers may pass those additional costs through to customers.
That distinction is fundamental. A policy designed to encourage investment in cleaner heating systems and vehicles may initially appear to consumers as an increase in petrol, diesel and domestic heating bills.
The current legislative timetable provides for ETS2 to become operational in 2028, following an earlier one-year postponement. The latest demands from several Central European governments would push that date back to 2030.
Their argument is that consumers and smaller businesses cannot reasonably be expected to absorb another source of energy-price pressure while European economies continue to contend with geopolitical uncertainty, expensive fuel and comparatively weak industrial competitiveness.
Czech Prime Minister Andrej Babiš has been particularly outspoken in his criticism, arguing that carbon pricing risks weakening Europe’s industrial base and making everyday life more expensive.
Italy has supported calls for greater flexibility, with Prime Minister Giorgia Meloni presenting the discussion as part of a wider attempt to restore competitiveness and make the transition more affordable.
Why other governments opposed another delay
The initiative encountered resistance from governments concerned that repeatedly postponing established climate legislation would weaken investment certainty and reduce confidence in European policy.
The Nordic member states have been particularly reluctant to reopen the timetable. Their position reflects a broader concern that businesses investing in clean technologies need credible long-term rules, rather than legislation liable to be revised whenever political opposition intensifies.
Carbon pricing is intended to change economic incentives gradually. Higher costs for carbon-intensive fuels are supposed to make alternatives such as better-insulated buildings, electric vehicles and cleaner heating more financially attractive.
Critics of further postponement argue that delaying implementation would also delay those incentives, potentially increasing the eventual cost of reaching the Union’s emissions-reduction targets.
Yet the opposition has exposed a weakness in that argument: consumers cannot always respond quickly to price signals. A household relying on an older heating system or a worker with no practical alternative to driving may face higher costs long before affordable low-carbon options become available.
That issue has been central to earlier discussions over ETS2. EU Today reported on stronger carbon-price safeguards in June, when European institutions moved to provide additional market intervention if allowance prices rose sharply.
Commission ordered to reassess the economic impact
Rather than endorsing a new delay, European leaders have asked the Commission to review ETS2’s economic impact and safeguards.
The summit also urged faster progress on adjustments to the Market Stability Reserve, the mechanism intended to help manage the supply of carbon allowances and prevent excessive price volatility.
Under the existing scheme, market interventions can increase or reduce allowance availability in response to defined conditions. For ETS2, safeguards are especially politically sensitive because the cost of carbon allowances may ultimately be reflected in household transport and heating expenditure.
The European Commission’s updated auction arrangements already envisage auctions of ETS2 allowances beginning in 2027, ahead of the system’s operational launch in 2028.
That timetable gives governments a relatively narrow window to settle the remaining political disputes and put protective measures into effect.
A central part of the response is the Social Climate Fund, intended to support vulnerable households, transport users and small businesses through investments in energy efficiency, cleaner heating, improved transport and temporary financial assistance.
EU Today previously examined the European Investment Bank’s €3 billion advance financing initiative, which aims to accelerate support for households before the new carbon market becomes fully operational.
The central practical question is whether such assistance reaches consumers quickly enough to offset rising costs, particularly in member states where incomes are lower and households remain heavily dependent on fossil fuels.
Climate commitments meet industrial reality
The ETS2 dispute is connected to a broader argument over Europe’s existing carbon market and its effects on energy-intensive industries.
Manufacturers already face substantial costs arising from electricity, fuel, regulatory requirements and international competition. Governments concerned about deindustrialisation argue that European climate policy must account more directly for these pressures.
The summit conclusions acknowledged those concerns by demanding a predictable carbon market that limits price volatility and protects industry against the relocation of production to jurisdictions with less demanding environmental rules.
At the same time, leaders reaffirmed the importance of maintaining carbon pricing as an incentive for investment and emissions reduction.
For the governments seeking a postponement, the Commission’s new assessment offers an opportunity to maintain pressure for further concessions. For governments defending the existing timetable, it provides an alternative to another politically damaging delay.
The immediate result is therefore a compromise over scrutiny rather than a change in law. ETS2 remains scheduled for 2028, while Brussels must demonstrate that its safeguards can withstand both market volatility and political opposition.
The next phase will be determined less by arguments about long-term emissions targets than by the ability of EU institutions and national governments to show households and businesses how the transition can be financed without placing disproportionate costs on those least able to adjust.
Denmark asks EU to ‘examine’ Spain’s plan to legalize migrants
The fact that Spain is swimming against the tide on European immigration issues became more evident than ever on Friday, when several EU leaders led by the prime ministers of Denmark and Italy — Mette Frederiksen and Giorgia Meloni — strongly criticized the Spanish government’s decision earlier this year to grant legal status to potentially hundreds of thousands of undocumented migrants.

© FRANCOIS LENOIR (ACN)
Estudiantes italianos protestan contra políticas educativas y climáticas de Meloni
- QuiFinanza
- Consiglio europeo, Meloni detta le condizioni: no a sconti su contributi nazionali, agricoltura e coesione
Consiglio europeo, Meloni detta le condizioni: no a sconti su contributi nazionali, agricoltura e coesione
Il 15 e 16 ottobre è in calendario la riunione del Consiglio europeo e la linea di Giorgia Meloni è manifesta: “Agire subito in modo coordinato”, in primis per calmierare i costi dell’energia al fine di dare ossigeno a famiglie e imprese.
In vista dell’appuntamento cruciale, la presidente del Consiglio aveva già parlato al Senato e alla Camera puntando su competitività dell’Unione europea, sul caro energia e sull’accordo sul gas Trump-Putin.
La piattaforma comune europea
Anche l’Italia lavora alla creazione di una piattaforma comune con gli Amici della Coesione, finalizzata ad affrontare il negoziato sul bilancio pluriennale dell’Ue.
I 17 Amici della Coesione sono i capi di Stato e di governo di un gruppo di Paesi Ue uniti per difendere i finanziamenti destinati alla Politica di coesione e all’Agricoltura nel prossimo bilancio pluriennale.
Nella piattaforma sono inseriti i punti cruciali dell’accordo: nessun nuovo taglio al bilancio, sostegno alla Pac, sostegno alla Coesione (e non solo nei finanziamenti ma anche nelle regole di applicazione) no ai rebates, inserimento di risorse proprie ed equilibrate.
Il piano di Meloni per il Consiglio europeo
Così ha scritto su X la premier Meloni, in vista del Consiglio europeo, citando nell’incipit del suo messaggio il presidente della Romania:
Insieme a Nicușor Dan ho riunito i Capi di Stato e di Governo del gruppo degli Amici della Coesione in vista dell’#EUCO. Abbiamo deciso di restare uniti nel negoziato sul prossimo bilancio UE attorno a quattro priorità:
Questi i quattro punti citati:
- risorse sufficienti per affrontare tutte le priorità comuni;
- salvaguardare Coesione e Agricoltura sia sul piano delle risorse sia su quello delle regole di finanziamento;
- contribuzioni eque da parte degli Stati membri;
- no agli sconti sui contributi nazionali.
La conclusione:
Continueremo a lavorare insieme perché queste priorità siano riflesse nell’accordo finale!
Costo dell’energia e competitività
Il giorno precedente, il primo tema affrontato da Giorgia Meloni nella comunicazione al Senato in vista del Consiglio Europeo era stato quello del costo dell’energia e del suo peso sull’economia.
Aveva spiegato che:
La questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese è il costo dell’energia. Nessuno può rispondere efficacemente da solo e per questo serve una risposta coordinata e rapida.
L’annuncio:
- proposte per correggere il sistema ETS, perché il prezzo della CO2 rifletta l’economia reale e non le logiche della finanza;
- rinvio dell’ETS2, che dal 2028 scaricherebbe nuovi costi su famiglie e imprese;
- un meccanismo che consenta di contenere il prezzo del gas utilizzato per produrre energia elettrica;
- semplificazione normativa e meno oneri amministrativi con l’Agenda “One Europe, One Market”.
Nel discorso di Meloni si è puntato al decreto Bollette. Poi anche al “successo italiano” del rinvio della stretta sul metano.
Bilancio Ue
Sul bilancio Ue, ovvero il prossimo Quadro finanziario pluriennale, Meloni aveva annunciato che non firmerà l’accordo per rispettare una data, ma “quando sarà giusto per l’Italia”.
I paletti:
- no a un bilancio che ridimensioni la PAC;
- ragionare su un rimborso graduale per il Next Generation EU;
- più margine per misure come il taglio dell’Irpef.
Ucraina e Russia
Su Ucraina e Russia, la premier aveva criticato l’Europa:
Offre un’immagine di sé infantile ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca, e di regali a Mosca di questi tempi ne abbiamo fatti abbastanza.
Per “regali” potrebbe però intendere il precedentemente citato accordo stipulato da Donald Trump con Vladimir Putin, che consente alla Russia di esportare più gasolio per far abbassare i prezzi. L’aveva definita una mossa “rischiosa” e una “legittimazione per Mosca”.
Sulla pace, aveva detto:
Il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile […], nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace.
Difesa e sicurezza
Si è poi toccato il tema della difesa e della sicurezza. Sul punto, Meloni aveva dichiarato che una maggiore flessibilità per difesa e sicurezza significa risorse aggiuntive rispetto a quelle consentite dai parametri europei. Aveva quindi ribadito che:
Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola: se non li spendessimo per la difesa, non potremmo spenderli per altro.
Meloni aveva richiamato l’attenzione su:
- minacce ibride;
- droni;
- danneggiamento dei cavi sottomarini;
- sabotaggi delle reti ferroviarie.
Al Consiglio si discuterà anche della situazione in Iran, puntando alla libertà di navigazione. Così aveva detto Meloni in Aula:
Per questo credo che l’Europa debba impegnarsi in prima persona, a partire dal rafforzamento dell’operazione Aspides nel Mar Rosso, che l’Italia oggi guida e che si regge in larga parte sul contributo di pochissime Nazioni. Servono più navi, e servono ora.
Gaza, Libano e Israele
Restando a Est, tra i temi c’è stata la sicurezza dello Stato di Israele, ma anche la preoccupazione per le azioni del Paese in Libano e in Cisgiordania. Meloni punta, con l’avvio del nuovo governo israeliano, ad aprire un nuovo percorso di pace.
Proporranno di:
- riavviare il dialogo;
- trasferire le entrate fiscali all’Autorità Palestinese;
- bloccare gli insediamenti.
La Presidente del Consiglio aveva ribadito la necessità di inviare aiuti alla popolazione di Gaza e di compiere un primo passo (franco-italiano) per una pace duratura tra Israele e Libano.
Stato della migrazione
Per quanto riguarda i dati relativi al tema migrazione, la premier aveva rivendicato il calo di oltre il 50% in due anni degli ingressi irregolari. Come confermano i dati di Frontex:
gli attraversamenti irregolari in ingresso sono passati da circa 381 mila nel 2023 a poco meno di 178 mila nel 2025.
Il Consiglio Europeo discuterà dei flussi migratori, anche alla luce degli eventi di Ceuta. Meloni sottolinea la regolarità della scelta di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna.
Focus anche sulla richiesta di maggior spazio nel prossimo bilancio europeo per:
- il Piano Mattei;
- i return hub nei Paesi terzi.
Allargamento Ue
Sul tema dell’allargamento, l’Italia porterà al Consiglio Europeo il sostegno al processo di adesione basato sul principio del merito. Aveva dichiarato:
All’Unione, però, spetta riconoscere, senza ritardi, quei risultati con avanzamenti concreti.
Da qui la priorità è l’avanzamento di Montenegro e Albania.
- QuiFinanza
- Un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti under 35, come funzionerebbe la flat tax giovani
Un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti under 35, come funzionerebbe la flat tax giovani
Tra le misure allo studio del governo guidato da Giorgia Meloni, già al lavoro sulla manovra 2027, c’è un nuovo bonus per i lavoratori dipendenti, una flat tax sugli aumenti di stipendio riconosciuti agli under 35. L’agevolazione è stata pensata per alleggerire il peso delle imposte sui redditi e rendere più conveniente la crescita professionale delle nuove generazioni, favorendo al tempo stesso il potere d’acquisto delle famiglie.
Come funzionerebbe il bonus per i lavoratori dipendenti under 35
La flat tax giovani si inserisce in un quadro più ampio di interventi fiscali che l’esecutivo sta valutando per il 2027. L’intervento prevede un’aliquota ridotta al 5% applicata esclusivamente agli aumenti di stipendio, permettendo così al lavoratore di trattenere una quota di retribuzione netta più alta rispetto a quella che otterrebbe applicando l’Irpef ordinaria.
La proposta è stata anticipata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha indicato un possibile costo di circa 350 milioni di euro. Trattandosi di misura ancora allo studio, dovrà essere definita nei dettagli per trovare spazio nella prossima manovra finanziaria. Quello che sappiamo ad oggi, però, è che il meccanismo si differenzierebbe da un bonus erogato direttamente in busta paga o da un contributo economico riconosciuto una tantum.
Esempio di calcolo
Per comprendere il meccanismo, ipotizziamo un incremento di stipendio pari a 1.000 euro lordi annui interamente ammesso alla tassazione agevolata. Applicando un’imposta sostitutiva del 5%, a prescindere dal reddito del lavoratore, il prelievo sarebbe pari a 50 euro e resterebbero 950 euro dopo l’applicazione dell’imposta, prima di considerare eventuali contributi previdenziali e gli altri elementi che incidono sul netto.
Al contrario, considerando che l’Irpef si basa su un sistema progressivo, l’imposta da pagare sugli aumenti aumenterebbe con l’aumentare del reddito del lavoratore e, di conseguenza, anche il netto spettante varierebbe. Nel dettaglio, considerando le varie fasce reddituali:
- per i redditi fino a 28.000 euro, soggetti all’aliquota del 23%, la tassazione ordinaria sull’aumento è pari a 230 euro, per un netto di 770 euro. Con la flat tax, che prevede un’imposta di 50 euro, il risparmio è di 180 euro;
- per i redditi compresi tra 28.001 e 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 33%, l’imposta ordinaria sull’aumento sale a 330 euro, lasciando un netto di 670 euro. In questo caso il vantaggio della flat tax raggiunge i 280 euro;
- per i redditi superiori a 50.000 euro, soggetti all’aliquota del 43%, il prelievo ordinario è di 430 euro e il netto scende a 570 euro. Qui il risparmio garantito dalla flat tax è il più alto, pari a 380 euro.
In ogni caso, una riduzione dell’imposta sul reddito – qualora dovesse ottenere l’approvazione del Parlamento ed essere inserita nella legge di bilancio 2027 – comunque non comporterebbe automaticamente una riduzione dei contributi previdenziali dovuti. Se la disciplina non prevedesse deroghe specifiche, infatti, questi continueranno a essere calcolati secondo le regole ordinarie.
Quali aumenti di stipendio potrebbero beneficiare della nuova agevolazione
Uno dei principali nodi da sciogliere riguarda la tipologia di aumento retributivo che potrebbe beneficiare della flat tax giovani. L’ipotesi annunciata dal ministro dell’Economia si riferisce agli aumenti di stipendio in generale, ma non è ancora disponibile una disciplina definitiva che individui tutte le voci interessate.
Resta da chiarire se la misura riguarderà esclusivamente gli incrementi derivanti dai rinnovi dei contratti collettivi, gli aumenti individuali concordati con il datore di lavoro (per esempio in seguito a una promozione, all’assunzione di nuove responsabilità o a una progressione professionale) oppure anche altre forme di incremento della retribuzione.
Queste forme di retribuzione hanno caratteristiche differenti e potrebbero essere disciplinate da regole specifiche. Non è quindi possibile presumere che tutte siano automaticamente comprese nella flat tax giovani o che le diverse agevolazioni siano cumulabili.
Giorgia Meloni non conosce la sua nuova legge elettorale
Il fact-checking de lavoce.info passa al setaccio le dichiarazioni di politici, imprenditori e sindacalisti per stabilire, con numeri e fatti, se hanno detto il vero o il falso. Ancora una volta tocca alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni: lo sa come funziona la nuova legge elettorale appena votata dal Parlamento?
L'articolo Giorgia Meloni non conosce la sua nuova legge elettorale proviene da Lavoce.info.
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- Sondaggi politici, Meloni stabile e Schlein in calo: centrodestra al 42,4% spinto da Cateno De Luca
Sondaggi politici, Meloni stabile e Schlein in calo: centrodestra al 42,4% spinto da Cateno De Luca
I sondaggi politici vedono Fratelli d’Italia stabile al 27,7% mentre il Partito Democratico cala al 20,4% e il Movimento 5 Stelle regge al 12,7%.
Sorpresa sul fronte delle coalizioni: il centrodestra con Sud chiama Nord di Cateno De Luca ma senza Futuro Nazionale raggiunge il 42,4%. Per batterlo, il Campo Largo deve estendersi a Italia Viva e +Europa (43,7%).
Ultimi sondaggi elettorali
Qui di seguito si propone l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg di La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 12 ottobre, mentre fra parentesi si riportano i numeri del 5 ottobre:
- Fratelli D’Italia – 27,7% (=);
- Partito Democratico – 20,4% (-0,3%);
- Movimento 5 Stelle – 12,7% (+0,1%);
- Futuro Nazionale – 7,6% (-0,2%);
- Forza Italia – 7,3% (+0,2%);
- Verdi e Sinistra – 6,6% (=);
- Lega – 5,4% (+0,2%);
- Azione – 3,2% (+0,1%);
- Italia Viva – 2,3% (=);
- +Europa – 1,7% (+0,1%);
- Noi Moderati – 1% (=);
- Sud chiama Nord – 1% (+0,1%);
- altre liste – 3,1% (-0,3%).
Non si esprime il 28% degli intervistati (-1%).
Nota metodologica: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200, 4.273 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI.
Chi è in vantaggio nei sondaggi: le coalizioni
Ora passiamo alle coalizioni politiche. Prima i freddi numeri, poi le spiegazioni.
Qui lo stato della coalizione conservatrice:
- centrodestra senza Vannacci – 42,4%;
- centrodestra con Vannacci – 50%.
Qui lo stato della coalizione progressista:
- campo largo – 39,7%;
- campo largo con Renzi e Magi – 43,7%.
Oggi il centrodestra si arricchisce di un nuovo alleato: Sud chiama Nord di Cateno De Luca. Si tratta di una formazione politica nata nel 2022. Il suo leader, nelle cronache definito anche come “Scateno De Luca” per via del suo carattere vulcanico, ha un passato nella Democrazia Cristiana e nei movimenti autonomisti della Sicilia. De Luca ha condotto battaglie contro il centralismo statale. Per il siciliano De Luca l’accordo si intende nazionale, ma non locale. Così ha infatti detto al Corriere della Sera: “L’accordo vale in ambito nazionale ma non per la Regione Siciliana, dove abbiamo mani libere. L’abbiamo chiarito ben bene: il mio progetto per una Sicilia civica, autonomista e progressista va avanti per i fatti suoi”.
Il centrodestra senza Futuro Nazionale riuscirebbe a raggiungere quella soglia del 42% fissata dallo Stabilicum per ottenere il premio di maggioranza. Si tratta di una soglia virtuale, dal momento che ci sono ricorsi pendenti presso la Corte Costituzionale. Per capire se l’assetto della nuova legge elettorale verrà confermato, occorrerà attendere la pronuncia delle toghe.
I numeri odierni rendono meno appetibile la presenza di Vannacci nella compagine di centrodestra. Anche in considerazione del fatto che Matteo Salvini (Lega) e Antonio Tajani (Forza Italia) non gradirebbero l’ingresso in coalizione del generale (i gradi militari in Italia durano a vita, anche durante la pensione).
Nel centrosinistra è aperto il fronte primarie. Bisogna decidere: quando farle, come farle (doppio turno o turno secco) e cosa inserire nel programma condiviso. I due nomi in testa sono quelli di Elly Schlein (Partito Democratico) e Giuseppe Conte (Movimento 5 Stelle).
Il centrosinistra e Silvia Salis
Da più parti a sinistra si tira la giacchetta alla sindaca di Genova Silvia Salis. La quale ha però ribadito che non si candiderà. L’ultimo niet è arrivato nel corso dell’intervista rilasciata a Che tempo che fa di Fabio Fazio lo scorso 11 ottobre 2026. Salis trova le primarie “divisive”, ma si di dice comunque pronta a “dare una mano se richiesto” per la campagna elettorale del centrosinistra. La nota a margine del conduttore, acuto osservatore politico: “Io che penso male, penso che nessuno le chiederà niente”.
Trump Accounts and the privatization of citizenship
Satire, however over-the-top, never quite measures up to reality.
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A thought experiment
Imagine that Giorgia Meloni, as Prime Minister, launches an app for newborns through which the government credits 1,000 euros to each child. She does so in an official capacity, via a government website and under a specific name: “Conto Giorgia.” Suppose the campaign promises parents that this capital will grow based on the historical performance of the FTSE MIB – the former MIB30 – provided they invest it on the stock market. Suppose the money comes largely from Italian taxpayers’ money and that the initiative has the blessing of a public statement signed by the nation’s capitalist elite: the Del Vecchio heirs, Marina Berlusconi, Giovanni Ferrero, Francesco Gaetano Caltagirone, and company. Such an initiative would raise an institutional issue even before a political one. Article 97 of the Constitution requires the public administration to act with due diligence and impartiality, and placing a personal brand on newborns’ savings is at odds with both.
In the United States, this is not just a hypothetical scenario. The Trump Accounts, accessible at trumpaccounts.gov, have been operational since July 4, 2026 – a date chosen to mark the 250th anniversary of the Declaration of Independence. They were established by the One Big Beautiful Bill Act, signed by Donald Trump in the summer of 2025: tax-advantaged savings accounts governed by Section 530A of the federal tax code. The Treasury makes an initial contribution of $1,000 for children born during the pilot program period, from 2025 to 2028, and anyone else can add money: parents, relatives, employers, states, and private individuals. By default, the funds are invested in a State Street index fund, the SPDR S&P 500 ETF; among the alternatives that can be selected at a later date, the Treasury has included funds from BlackRock and Vanguard.
The launch followed the ritual one might expect. From the Oval Office, Trump rang the opening bell for the NYSE and Nasdaq, flanked by Michael and Susan Dell, who pledged $6.25 billion: $250 each into the accounts of 25 million children under the age of ten living in areas where the median income does not exceed $150,000. The president joked that those present “aren’t doing this for that reason,” and invited everyone to buy a Dell computer. BlackRock, State Street, Visa, and Mastercard had already joined the summit organized by the Treasury, alongside Dell Technologies and the Dells; the underlying idea is attributed to financier Brad Gerstner. The $1,000 in public funds serves as the initial capital to open the account, while the private funds carry less weight than the scene surrounding them.
What’s the problem?
It’s important to distinguish between what is documented and what is interpretation. The name is documented: the sitting president lends his last name to a government product, hosted on a government domain. There are precedents for policies named after individuals, such as the Roth IRA, named after Senator William Roth, but in that case the person was a lawmaker and the name remained a colloquial label, whereas “Obamacare” began as a controversial acronym and was only later adopted. Here, the name is official. Citizens receive the benefit from a man, not from a law, and with three weeks to go before the November 3 midterm elections, the effect of this personalization is far from neutral.
The chain of interests is also well documented. BlackRock, State Street, and Vanguard manage the funds from which families will have to choose; Visa and Mastercard thrive on payment flows. That they derive a commercial advantage from this is an inference and should be treated as such. The fact remains that their brands appear alongside that of the government in the promotion, and that every dollar deposited into the accounts becomes assets under management. The Treasury, for its part, makes no secret of its ambition: Scott Bessent described the measure as the “greatest merger in history between Main Street and Wall Street,” within a framework – Parallel Prosperity – in which the two grow together.
Then there is the risk, which shifts from the government to families. One thousand dollars left for eighteen years at a nominal annual return of 7% – a theoretical scenario, not a forecast – grows to about $3,400. A useful sum, but one that does not constitute a safety net. The outcome will depend on market conditions in the year the child comes of age, and the family – not the one who made the promise – will bear the responsibility. A promise based on an index’s past performance sells confidence, yet past performance guarantees nothing.
The strongest objection must be taken seriously. The Treasury presents these accounts as a way to make the American Dream accessible to every citizen, and the idea of providing every child with a starting capital is defensible: stock ownership is concentrated among already affluent families, and an account opened at birth brings even those who would never have entered the market into it. This demonstrates that starting capital is a legitimate concept. It does not prove that it must bear the president’s name, nor that the sponsors can be the same as the fund managers, nor that stock capital can replace the guarantees that a welfare state should offer regardless of market conditions.
The Corpse
What remains is the political judgment, which is mine and not based on the facts. When the state links its authority to the name of a single man, entrusts promotion to those who manage savings, and promises newborns a future through the stock market, democracy recedes into the background and ceases to be the guiding principle. To speak of desecrating a corpse is a harsh turn of phrase, but it gets the point across: democratic rhetoric continues to circulate while its bulwarks – the impersonality of institutions and the separation between public and private interests – are being dismantled one by one. Those who exported it for decades through a series of interventions, it seems, left little of it at home.
On a friend’s recommendation, last night I watched Digger, a dystopian and grotesque film starring Goodman and Cruise. You leave the theater with the same impression: the satire, however over-the-top, never quite measures up to reality, and not even two excellent actors can push beyond a caricature that has since become everyday news.
- QuiFinanza
- Metano, caro energia e bilancio Ue, Meloni avvisa: “Firmeremo solo quando sarà giusto per l’Italia”
Metano, caro energia e bilancio Ue, Meloni avvisa: “Firmeremo solo quando sarà giusto per l’Italia”
Il caro energia torna al centro dell’agenda economica del Governo. Giorgia Meloni ha infatti indicato nel costo dell’energia “la questione che oggi pesa più di tutto sulla nostra economia e sulla competitività delle imprese”.
Lo ha fatto nel corso delle comunicazioni rese al Senato, in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Ha spiegato la necessità di “una risposta coordinata e rapida” su scala continentale, perché “nessuno può rispondere efficacemente da solo”.
Accanto al dossier energia, la premier ha toccato altri due nodi economici molto delicati:
- trattativa sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea;
- calendario dei rimborsi del debito legato al Next Generation Eu (strumento da cui dipende anche il Piano nazionale di ripresa e resilienza).
Stretta sul metano: rinvio di un anno
Parlando di regole energetiche, la premier ha voluto rivendicate esplicitamente un traguardo raggiunto in campo europeo:
Ci sono sviluppi anche sul regolamento Ue sul metano. (…) Le nuove prescrizioni previste per gli importatori rischierebbero di restringere ulteriormente l’offerta disponibile e re nuove pressioni sui prezzi. Per questo abbiamo chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi.
Meloni ha rivendicato il risultato come un successo italiano, ricordando quanto sembrasse difficile far avanzare la proposta. Ora però gli scenari sono diversi e “la Commissione europea ha deciso di rinviare di un anno l’entrata in vigore del regolamento”.
Di fatto da Bruxelles hanno annunciato la volontà di far slittare dal 2027 al 2028 gli obblighi legati alle importazioni di gas, petrolio e carbone, così da “evitare ulteriori pressioni sulla sicurezza dell’approvvigionamento”. Il provvedimento, però, non è ancora definitivo. La proposta dovrà essere approvata formalmente dal Parlamento europeo e dagli Stati membri.
Caro energia, le richieste dell’Italia
C’è una chiara necessità di rivedere delle regole europee, ha spiegato Meloni. Sono state infatti pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale, ha ribadito. Se mantenute così come sono, rischiano “di aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando”.
Sul fronte economico il discorso è stato molto chiaro:
Le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti.
La richiesta portata al tavolo del Consiglio è quindi duplice:
- intervento comune sui prezzi dell’energia;
- semplificazione normativa che non penalizzi il sistema produttivo europeo.
Bilancio europeo, l’Italia non firma
Il passaggio più netto del suo intervento riguarda però il bilancio europeo, ovvero il prossimo Quadro finanziario pluriennale:
La presidenza irlandese e le istituzioni europee hanno indicato l’obiettivo di arrivare a un accordo entro la fine dell’anno. Noi non siamo contrari per principio. (…) Non firmeremo però un accordo non vantaggioso per rispettare una data.
Di fatto l’intesa ci sarà, ma solo “quando sarà giusto per l’Italia”. Tracciati due confini ben chiari. Da un lato l’Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la Pesca e la Coesione. Dall’altro, invece, sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione il Governo ha “diverse riserve”. Si punta ad “alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali, senza nuove tasse”.
Pnrr e Next Generation Eu: rimborsi più graduali
Sul fronte debito comune, la premier ha chiesto di “ragionare anche su un rimborso più graduale” del Next Generation Eu (lo strumento che ha finanziato il Pnrr). È fondamentale evitare che i rimborso “comprimano le altre politiche” europee, “proprio quando serve investire di più”.
Di fatto la proposta italiana è quella di diluire nel tempo la restituzione per non sottrarre spazio agli investimenti nazionali. Meloni si è inoltre detta aperta alle discussioni in merito, senza chiudere le porte a nuove forme di finanziamento comune, purché non si traducano in un peso ulteriore sui conti italiani.
Extra gettito Iva
Sul fronte meramente interno, Meloni ha indicato nell’extra gettito Iva una leva da destinare a famiglie e imprese. Un passaggio ponte che collega il suo lungo discorso europeo alla legge di Bilancio in lavorazione.
Di fatto le risorse disponibili per misure come il taglio dell’Irpef dipenderanno anche dai margini negoziati a Bruxelles, oltre che dall’andamento delle entrate. Tutto ciò viene sottolineato in una fase cruciale, con l’esecutivo alle prese con coperture limitate e un quadro macroeconomico che resta sotto osservazione.
L’eccellente discorso di Meloni sull’Ucraina, e le parole che il campo largo non sa dire
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La Russia ha avviato la sua nuova campagna d’autunno contro l’Ucraina. Incapace di avanzare sul fronte, Mosca ha iniziato a colpire sempre più duramente la popolazione civile. Centrali elettriche, ospedali, persino autobus che portano le persone al lavoro come nell’orrenda strage di Kramatorsk. È una strategia con la quale la Russia prova a piegare l’Ucraina con il freddo, il terrore, il buio, semplicemente perché non è riuscito a piegarla sul campo di battaglia. I fatti smentiscono la propaganda del Cremlino e anche quella di chi la porta qui in Italia. Dall’inizio dell’anno Mosca ha guadagnato pochissimo terreno e nel solo mese di settembre ha perso buona parte di quanto aveva conquistato negli ultimi mesi.
Questo stallo non è caduto dal cielo, lo hanno costruito il coraggio degli ucraini e il sostegno dell’Occidente, Italia compresa. E continuo a ritenere che questo stallo sia l’unico strumento efficace che abbiamo per portare la Russia a un tavolo negoziale serio. So che il dibattito è acceso, anche in quest’aula, e lo rispetto, perfino lo comprendo, perché nessuno in quest’aula vogliamo la guerra, tutti vogliamo che si arrivi alla pace. La differenza è su come pensiamo che ci si arrivi. Per come la vedo io il sostegno all’Ucraina non è l’alternativa alla pace, è ciò che la rende possibile. Perché se l’aggressore può puntare la resa dell’avversario che bisogno ha di negoziare? Solo che la resa non è pace, è conquista. Se l’Ucraina domani smettesse di difendersi come in molti auspicano e propongono, noi non avremmo la pace, noi discuteremmo dell’occupazione di una nazione europea e del ritorno dell’imperialismo di stampo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo.
Personalmente non rimpiango quegli anni, non rimpiango i carri armati russi che repressero le rivolte di Praga e Budapest, e non rimpiango il muro di Berlino.
Nessuno mi convincerà del fatto che la resa di chi difende la propria libertà possa definirsi pace. La pace che vogliamo e che lavoriamo per costruire, anche pagando un prezzo in termini di consenso, è una pace giusta. Perché solo una pace giusta può durare. Solo una pace giusta mette al sicuro l’Europa e i nostri interessi. Dunque la posizione del governo non cambia. Sostegno a Kyjiv, con particolare attenzione alla popolazione civile, pressione su Mosca e unità euro-atlantica rimagono i pilastri della nostra azione.
In questo contesto dobbiamo considerare anche l’intesa sul gasolio russo. Chiaramente tutti comprendiamo e condividiamo l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. E quindi il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraina, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria sono elementi che non possiamo ignorare e che contraddicono quanto finora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative.
Discorso diverso è una tregua tra le parti sulle centrali energetiche che l’Italia chiaramente sostiene. Ringraziamo il presidente Zelensky per aver immediatamente dichiarato disponibiità ucraina in questo senso. Ci aspettiamo ora che la Russia faccia altrettanto e interrompa l’attacco alle centrali elettriche ucraine.
Dopodiché, in un momento così compresso, in cui tante variabili sfuggono al nostro controllo, c’è almeno una cosa che dipende da noi. Fare in modo che l’Europa non resti a guardare. Perché le condizioni di una pace che riguarda il nostro continente, e quindi la nostra sicurezza, non possono essere scritte senza di noi, per questo continuo a chiedere che i Ventisette individuino una figura autorevole con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. E se su un nome non si trova convergenza siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse. Se ad esempio Francia, Germania e Gran Bretagna nel famoso formato E3 ritengono di poter fare da sole meglio di quanto potremmo fare tutti insieme, e finora è la scelta che hanno fatto, allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti. Perché, sarò onesta, considero secondario che siede a quale tavolo, mi interessa a nome di chi si siede al tavolo e poter chiedere cosa. Mi interessa che l’Europa non proceda in ordine sparso e parli con una voce sola. Perché unEuropa che si divide sui formati offre un’immagine di sé infantile, ed è l’unico vero regalo che possiamo fare a Mosca. E di regali a Mosca di questi tempi ne abbiamo fatti abbastanza.
Il Consiglio europeo discuterà in modo specifico dell’escalation delgi attacchi ibridi russi. Ed è giusto così perché la minaccia ibrida russa è diventata il nuovo normale di questa guerra travagliata. Sono i droni che violano lo spazio aereo dei nostri partner, e che sorvolano aeroporti e basi in diverse nazioni europee, sono i cavi sottomarini nel Baltico, sono gli attacchi informatici a ospedali, porti e amministrazioni pubbliche, sono le campagne di disinformazione costruire per dividere le nostre opinioni pubbliche e per screditare esponenti politici considerati nemici, condizionare le elezioni fino a vere e proprie forme di manipolazione dello spazio cognitivo, la strumentalizzazione dei migranti spinti alle frontiere come armi di pressione. UN quadro di questo tipo richiede una risposta coordinata, e l’Italia porterà a Bruxelles alcune priorità che considera fondamentali: proteggere le nostre infrastrutture critiche, reti energetiche, dominio subacqueo, porti, aeroporti, sostenere l’industria italiana nel dare un contributo decisivo ai sistemi antidrone e antimissile, e ribadire che la sicurezza ai confini dell’Unione è indivisibile. E questo significa che nel sostenere il fianco est non possiamo perdere di vista il fianco sud. Perché difendersi oggi significa un ospedale che continua a curare sotto un attacco informatico, una centrale che nons i spegne, un aeroporto che non si ferma per un drone. Difendersi non è proteggere un’idea astratat di potenza, è proteggere la vita quotidiana dei cittadini.
L'articolo L’eccellente discorso di Meloni sull’Ucraina, e le parole che il campo largo non sa dire proviene da Linkiesta.it.
- The Guardian - Europe
- Europe’s big election season is about to kick off. It could change everything | Nathalie Tocci
Europe’s big election season is about to kick off. It could change everything | Nathalie Tocci
If far right nationalists gain power in four big countries simultaneously, we are in for a dramatic Trumpian tilt
When it comes to Europe’s economy or its peace and security, it is obvious that decision-making has to be done largely at the European level to be meaningful. Yet electoral politics is still conducted mostly at the national level. The silver lining of this mismatch is that from country to country in Europe we have governments with different political priorities and leanings. Unlike in the US, where one presidential election can radically change the entire country’s course, as we have seen so vividly under Donald Trump’s leadership, the same drama has not so far unfolded in Europe. This may be about to change.
Pedro Sánchez rolled the dice in Spain last week, calling a snap election for next month after an unholy alliance of the conservative People’s party (PP), the far-right Vox and Catalan pro-independence party Junts blocked his big housing reform package in parliament. If the socialist prime minister, hailed by progressives globally but demonised by Europe’s right and Trump’s US, loses his election gamble, Spain could fall into the hands of a conservative/far-right coalition, which is currently ahead in the polls.
Nathalie Tocci is a Guardian Europe columnist
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© Photograph: Benoît Tessier/Reuters

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Giorgia Meloni sul Pil dell’Italia: “La crescita per il 2026 può arrivare all’ +1%”
La crescita dell’Italia nel 2026 “può arrivare a +1%”, in linea con le principali economie europee e sopra le previsioni. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea di Assolombarda. Secondo la premier, “sono risultati che ci devono incoraggiare” perché rappresentano un “segnale che non va sminuito”. Meloni ha poi precisato che “la crescita in Italia è ancora troppo debole”, ma ha sottolineato che “la nostra economia ha retto l’onda d’urto di scenari complessi”.
Giorgia Meloni e il ringraziamento alle imprese
Nel suo intervento, la presidente del Consiglio si è rivolta direttamente agli imprenditori presenti all’assemblea. “Voglio ringraziarvi a nome della nazione per il vostro contributo”, ha detto. La premier ha poi aggiunto: “Se l’Italia è forte, autorevole e ammirata nel mondo, il merito è soprattutto delle imprese e dei loro lavoratori, è di chi cerca di non accontentarsi perché in un mondo che corre sempre più rischia di non esserci spazio per chi indietreggia e per chi tentenna”. Giorgia Meloni ha collegato la tenuta dell’economia italiana al ruolo del sistema produttivo e alla capacità delle imprese di affrontare un contesto internazionale instabile.
“Lo Stato è alleato” dell’industria
“Lo Stato è alleato” dell’industria e “non la considera un soggetto da tassare”, ha affermato Giorgia Meloni durante il suo intervento. La presidente del Consiglio ha poi spiegato: “Un’industria che vuole creare ha certamente bisogno di volontà, ma ha anche bisogno di uno Stato che accompagni, che la consideri un alleato e che non la consideri un mero soggetto da tassare quando non direttamente da controllare o addirittura da ostacolare”.
La Premier ha ribadito anche il ruolo delle imprese nella reputazione internazionale del Paese: “Se l’Italia è autorevole e ammirata nel mondo il merito è soprattutto delle sue imprese e dei suoi lavoratori”. Poi ha aggiunto: “Il merito è di chi sa trasformare l’incertezza in decisione, l’ambizione in traguardo, la crisi in opportunità, e di chi non si accontenta”.
Meloni su intelligenza artificiale e investimenti
La premier ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e ritiene “urgente una governance dell’intelligenza artificiale”, ma il tema “va affrontata a livello globale”. La presidente del Consiglio ha ricordato che l’Italia ha portato il tema al centro della presidenza del G7, “chiamando a parlarne Papa Francesco”.
Sul piano delle misure economiche, ha richiamato la legge nazionale sull’intelligenza artificiale: “La legge nazionale sull’IA ha messo a disposizione 1 miliardo di euro di investimenti per le imprese che sviluppano Intelligenza artificiale, cybersicurezza e tecnologie abilitanti”.
Nel suo intervento, Meloni ha annunciato anche un lavoro in corso con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Un primo segnale per dire che l’Italia non rimanga indietro ed al quale ora ne vogliamo aggiungere un altro”, ha detto.
Giorgia Meloni ha poi aggiunto: “Considero di buon senso trovare il modo di promuovere anche gli investimenti in software utilizzati tramite i contratti di cloud”. Da qui l’annuncio: “Voglio annunciare che con il ministro Giorgetti stiamo lavorando per introdurre nella legge di bilancio una misura di carattere fiscale per agevolare gli investimenti per questa tipologia di beni”.
Caro energia, le risposte strutturali
Non poteva mancare anche un passaggio sul caro energia, Giorgia Meloni durante l’intervento ad Assolombarda ha spiegato servono interventi non limitati all’emergenza. “Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza”, ha detto la premier. Il riferimento è alla necessità di rendere il sistema produttivo meno esposto agli shock energetici e più competitivo rispetto agli altri Paesi europei.
Brussels Rejects Italy and Greece’s Demands for Further Energy Budget Relief
The European Commission has rejected demands from Italy and Greece for additional exemptions from EU spending rules as the Middle East energy crisis drives inflation higher, exposing renewed divisions over how much financial assistance European governments can provide.
The European Commission has rejected requests from Italy and Greece for greater freedom to increase public spending in response to the energy crisis, resisting pressure from two member states that argue existing budget restrictions are limiting their ability to protect households and businesses.
The decision, confirmed on 8 October, follows renewed appeals from Italian Prime Minister Giorgia Meloni and Greek Prime Minister Kyriakos Mitsotakis for measures recognising the exceptional financial burden imposed by higher energy prices.
Meloni wants Brussels to take greater account of unexpected inflation when assessing national budgets and to permit additional tax revenue generated by rising prices to be used for energy relief. Mitsotakis has sought the exclusion of temporary support measures for consumers and businesses from the expenditure limits agreed under the EU’s fiscal framework.
Economic Commissioner Valdis Dombrovskis rejected the argument for further concessions, maintaining that the existing arrangements already take inflation into account and provide mechanisms for responding to exceptional circumstances.
The disagreement comes as Europe’s governments confront the economic consequences of the Middle East conflict, including higher fuel costs, inflationary pressures and increased demands for state intervention.
Italy’s increasingly difficult budget choices
For Italy, the dispute adds to a fiscal problem that has been developing throughout the year.
The government expects its budget deficit to rise to 3.4 per cent of GDP in 2027, reversing an earlier objective of reducing borrowing below the EU’s three per cent reference value.
As EU Today reported earlier this month, Rome plans to use additional fiscal room for defence and energy-related expenditure, while public debt is projected to remain close to 138 per cent of GDP.
The new request concerns the treatment of inflation and the financial support required to offset its effects.
Energy inflation creates an unusual budgetary problem. Governments can receive additional nominal tax revenue as prices rise, particularly through consumption taxes, while simultaneously facing public pressure to compensate consumers for higher living costs.
Meloni argues that such unexpected revenue should be available for targeted assistance without forcing equivalent reductions elsewhere in national expenditure.
Brussels is reluctant to accept arrangements that could turn temporary increases in tax receipts into an opportunity for permanent spending expansion.
Italy’s position also reflects the political competition between defence spending and domestic economic support. Rome has accepted the need for higher military expenditure but faces immediate pressure from households and energy-intensive industries.
That competition was already apparent when the government chose to prioritise energy relief over the full use of defence-spending flexibility.
Greece seeks different treatment for emergency support
Greece’s request is more narrowly focused on the treatment of temporary assistance under the EU’s expenditure rules.
Athens argues that measures intended to help businesses and households manage exceptional energy costs should not be counted against the normal spending limits.
The Greek government faces an economic environment in which higher imported energy prices threaten household purchasing power and business profitability, particularly in sectors dependent on transport and fuel.
Excluding temporary relief from expenditure calculations would give Athens additional room to intervene without breaching its agreed fiscal trajectory.
The Commission, however, has resisted establishing further exemptions beyond those already provided in the fiscal framework.
Its objection is institutional as well as financial. If additional categories of emergency expenditure are repeatedly excluded from fiscal calculations, the system becomes increasingly difficult to enforce consistently across the Union.
The limits of Europe’s reformed fiscal rules
The EU revised its fiscal governance framework in 2024, introducing nationally agreed expenditure paths intended to provide greater flexibility while maintaining sustainable public finances.
The Commission’s rules on exceptional circumstances permit member states to depart temporarily from normal requirements under specified conditions.
Those provisions have already been used to accommodate higher defence expenditure, while the Commission has also issued guidance on their application to energy-security investments.
Temporary financial assistance intended to reduce household energy bills, however, is not necessarily treated in the same way as investment in infrastructure that reduces Europe’s long-term dependence on imported fuel.
That distinction has become a source of friction between Brussels and national capitals.
Governments argue that the immediate economic effects of an international crisis require exceptional measures. The Commission is concerned that repeated concessions could weaken the credibility of the spending framework.
A wider dispute over Europe’s economic response
The Commission’s decision also comes as France faces increasing pressure over its debt and budget deficit.
The deterioration in French borrowing conditions has reinforced concerns about the risks associated with heavily indebted governments continuing to expand expenditure.
France, Italy and Greece have different fiscal positions, but the problems confronting them originate partly in the same combination of expensive energy, weak economic growth and competing spending commitments.
The dispute will now feed into preparations for the European Council meeting on 15–16 October, where energy prices and economic competitiveness are prominent agenda items.
EU leaders are expected to consider targeted and temporary measures to reduce the burden on businesses and consumers, alongside longer-term initiatives intended to reduce dependence on fossil fuels.
The Commission’s refusal to provide Italy and Greece with further fiscal exemptions establishes the limits within which those discussions will take place.
National governments remain free to introduce assistance, but Brussels is insisting that they account for its cost within the fiscal rules already agreed.
For Rome and Athens, the question is whether those rules provide sufficient room to respond to an energy crisis whose duration remains uncertain.
Meloni Seeks EU Trademark for Her Voice as AI Deepfake Threat Grows
Italian Prime Minister Giorgia Meloni has applied to register her voice as an EU trademark, seeking an additional legal tool against artificial-intelligence systems capable of cloning politicians’ voices and producing convincing fake recordings.
Giorgia Meloni has applied to register her voice with the European Union Intellectual Property Office as governments and public figures look for new ways to counter increasingly convincing AI-generated deepfakes.
The Italian prime minister submitted a short audio recording in which she says “Io sono Giorgia Meloni” — “I am Giorgia Meloni” — to the EUIPO on Monday.
The four-second recording forms part of an application for a sound trademark intended to strengthen legal protection against unauthorised use of her voice.
The application filed with the EU intellectual-property system is currently listed as under examination. It is linked to categories including downloadable multimedia material, cultural activities and the organisation of political events.
Registration would not give Meloni ownership over every recording or imitation of her voice, nor would it automatically prevent AI systems from reproducing it.
It could, however, provide another legal basis for challenging certain commercial or misleading uses where the protected sound mark is employed without authorisation.
The distinction between a trademark and copyright is important in this case. Meloni has applied to protect a sound identifier through EU trademark law rather than to establish general copyright ownership over the natural characteristics of her voice.
Her application comes as voice-cloning technology becomes increasingly accessible.
Modern generative-AI systems can create convincing synthetic speech from relatively small samples of recorded audio. The technology is used legitimately for dubbing, accessibility and media production, but it can also be used for fraud, impersonation and political disinformation.
Meloni herself has previously been targeted by manipulated images and other deepfake material. She has also taken legal action in Italy over sexually explicit deepfake images created using her likeness.
The problem has acquired additional importance for politicians because synthetic recordings can be produced and circulated rapidly during election campaigns.
A false recording no longer requires sophisticated audio-editing equipment or extensive access to the target. Public figures provide large quantities of clean audio through speeches, television appearances, podcasts and social-media video — precisely the material needed to train voice-cloning systems.
The EU has already begun imposing specific transparency requirements on synthetic content.
EU Today reported in August that new provisions under the EU AI Act require certain AI-generated or manipulated audio, images and video to be marked in machine-readable form and impose disclosure obligations for deepfake material.
Those rules address transparency rather than ownership.
Trademark law potentially offers a different route by allowing an individual or organisation to claim rights over a specific sound used as a commercial or identifying mark.
Sound trademarks are not new. Companies have long registered jingles, tones and other distinctive audio signatures. What is unusual in Meloni’s application is the attempt by a serving head of government to use the system partly as protection against AI impersonation.
The phrase chosen for the application is itself closely associated with Meloni’s political identity.
“Io sono Giorgia” became widely recognised following a 2019 speech in which she described herself as a woman, mother, Italian and Christian. The phrase subsequently became the basis of online remixes before being adopted as the title of her autobiography.
Other performers have also sought stronger protection for their voices as generative AI improves.
Italian singer Giusy Ferreri has filed a similar application, while actors and musicians internationally have pressed governments and technology companies to prevent unauthorised voice cloning.
Meloni’s filing is unlikely on its own to settle the broader legal question of whether an individual can effectively control AI reproductions of his or her voice.
It does, however, illustrate how existing intellectual-property law is being tested against technology that can reproduce personal characteristics that were previously difficult to copy convincingly.
The EUIPO must now determine whether Meloni’s application satisfies the requirements for registration. Until that process is completed, the filing remains an application rather than an approved EU trademark.
Italy’s Deficit to Rise Again as Rome Uses EU Fiscal Flexibility
Italy expects its budget deficit to rise above the European Union’s three per cent reference level again next year as Giorgia Meloni’s government uses new EU fiscal flexibility to finance defence and measures responding to higher energy costs.
Rome’s latest multi-year fiscal projections put the 2027 deficit at 3.4 per cent of GDP, substantially above the previous target of 2.8 per cent.
The increase follows a planned fall to 2.9 per cent this year, which would bring Italy below the EU’s three per cent threshold for the first time since 2019. The deficit stood at 3.1 per cent in 2025.
The change reflects Italy’s decision to use the EU’s national escape clause, allowing member states under specified conditions to deviate temporarily from their agreed expenditure paths.
Under the latest projections, Rome intends to use fiscal flexibility worth 0.6 per cent of GDP in both 2027 and 2028 for defence and energy-related spending. The additional expenditure amounts to roughly €29 billion across the two years, while the deficit is projected at 3.2 per cent in 2028.
The decision turns a long-running dispute over fiscal flexibility into a test of the EU’s revised budget framework.
The national escape clause was introduced in the 2024 reform of the Stability and Growth Pact. It permits a member state to deviate temporarily from its fiscal path when exceptional circumstances outside its control have a major effect on public finances, provided medium-term fiscal sustainability is not endangered.
The mechanism was subsequently used to give governments greater room to increase defence spending. In 2026, the Commission also moved to broaden its application to energy-security expenditure.
Italy has been among the governments pressing hardest for such flexibility.
In August, EU Today reported that Rome intended to use the available fiscal room fully for energy measures but only partly for defence. The decision illustrated the competition between longer-term military investment and the immediate political pressure created by household and industrial energy bills.
The latest projections make that trade-off larger.
Italy’s annual inflation rate increased to 4.1 per cent in September, from 3.2 per cent a month earlier. Meloni has sought additional room from Brussels to cushion the economic effect of elevated energy costs.
At the same time, the government has improved its growth forecasts.
GDP is now expected to expand by one per cent in 2026, compared with an earlier projection of 0.6 per cent. Growth for 2027 has been revised from 0.6 to 0.8 per cent.
Those figures provide some additional room, but Italy’s debt remains the larger constraint.
Public debt is projected to rise from 138.1 per cent of GDP this year to 138.5 per cent in 2027 before edging down to 137.9 per cent in 2028. The government now expects the debt ratio to begin falling a year later than previously planned.
That leaves Rome in an unusual position. It expects formally to bring its underlying deficit below the EU threshold while headline borrowing rises above three per cent once exceptional spending is included.
Economy Minister Giancarlo Giorgetti has said Rome is discussing with the European Commission how the calculation will affect Italy’s attempt to leave the EU’s excessive deficit procedure.
The Commission will therefore have to judge not only Italy’s fiscal trajectory but how extensively exceptional expenditure can be accommodated under rules Brussels itself has made more flexible.
That question has already generated concern.
EU Today reported last month that the European Fiscal Board had warned that exceptions were beginning to weaken the clarity of the revised rules. The watchdog has been particularly critical of allowing room initially associated with higher defence spending to be extended to energy-resilience measures.
Italy provides one of the clearest examples of the problem.
Rome is trying simultaneously to increase military capacity, protect households and businesses from energy costs and demonstrate that its very high debt remains manageable.
It has also argued that European rearmament cannot proceed unless governments have sufficient room to finance it. The same tension emerged in Italy’s debate over participation in the EU’s SAFE defence loan programme.
The EU has given governments more flexibility to manage those competing demands. Italy’s 2027 budget will show how far that flexibility can stretch before the argument returns to the credibility of the fiscal rules themselves.