“La legge del governo contro le azioni temerarie non protegge quasi nessuno, va cambiata”: il flash-mob di Case Italia con gli ombrelli bucati
Un decreto recepito in ritardo, in modo a dir poco restrittivo e ignorando le raccomandazioni Ue. Nei fatti, “un’occasione sprecata, che lascerà senza tutele 9 vittime di querele temerarie su 10″. Con un flash mob a Piazza Capranica a Roma, la rete CASE Italia – il gruppo di lavoro italiano della Coalition Against SLAPPs in Europe che riunisce 17 organizzazioni,
da The Good Lobby all’Osservatorio Balcani Caucaso, fino ad Amnesty International Italia, Rete No Bavaglio e tante altre realtà – ha protestato contro il provvedimento con cui è stata recepita in Italia la direttiva europea 2024/1069 contro le azioni temerarie, le cosiddette “cause bavaglio”. In pratica, tutte quelle azioni legali manifestamente infondate, o sproporzionate, avviate prevalentemente da politici, esponenti del mondo imprenditoriale e aziende, con il solo intento di intimidire, silenziare o scoraggiare la partecipazione al dibattito pubblico di giornalisti, attiviste, ricercatrici, whistleblower e, più in generale, di chi esercita il diritto di informare o di esprimere opinioni su questioni di interesse collettivo.
La necessità di recepire la direttiva era l’occasione per fornire le tutele necessarie contro queste azioni, ma alla fine il decreto è stato bocciato dalla società civile come “inefficace e deludente”, dato che addirittura finirà per restringere la portata delle tutele previste dalla direttiva europea contro le SLAPP che colpiscono giornalisti, attiviste e whistleblower.
Il motivo? In attesa della pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale, protesta Case Italia, va in direzione opposta rispetto qualsiasi buona pratica usata dagli altri Stati. L’esecutivo Meloni non ha mai coinvolto la società civile nella discussione sul provvedimento, tanto che l’unica audizione riservata a loro in Parlamento ha visto la partecipazione di soli tre parlamentari M5s e le osservazioni non sono mai state recepite riducendo il processo a “un mero esercizio formale“, come ha ricordato la portavoce Sielke Kelner nel corso del presidio, organizzato proprio a pochi giorni dall’anniversario dell’omicidio ancora impunito della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, avvenuto il 16 ottobre 2017, vittima di una cinquantina di SLAPP.
Ma soprattutto, ha ribadito Kelner, il decreto lascerà fuori la gran parte delle vittime di azioni temerarie. Questo perché “offre protezioni solo ai bersagli di azioni legali temerarie con implicazioni transfrontaliere, escludendo di fatto le controversie domestiche, che rappresentano almeno il 90% dei casi registrati”. Ma c’è di più: perché la direttiva prevedeva una nozione di caso transfrontaliero più ampia, in quanto il testo Ue “stabilisce che un caso può essere considerato transfrontaliero anche quando, ulteriori elementi rilevanti della fattispecie presentano collegamenti con un altro Stato”. Con riferimento all’articolo 5, dove si richiede che “una controversia possa considerarsi priva di implicazioni transfrontaliere soltanto quando, oltre al domicilio delle parti nello stesso Stato membro, tutti gli ulteriori elementi pertinenti alla situazione siano situati unicamente in tale Stato”. Una formulazione che avrebbe permesso di ampliare l’applicazione del testo. Peccato che anche in questo caso il governo Meloni abbia invece deciso di non procedere.
“Avevamo chiesto che il decreto si applicasse anche ai casi nazionali e soprattutto anche ai casi penali, inclusi i procedimenti per diffamazione, tra gli strumenti più usati contro chi informa o critica in Italia. Così invece questa legge finirà per non tutelare nessuno o quasi“. Eppure, in Italia si registra il numero più alto di SLAPP in tutta l’Unione europea, come hanno mostrato i report di CASE Italia.
“Gli ombrelli bucati che abbiamo portato in piazza rappresentano perfettamente una legge che, invece di proteggere chi è sotto attacco, lascia quasi tutti esposti alla pioggia di azioni legali temerarie”, ha attaccato Martina Turola, responsabile comunicazione di The Good Lobby, organizzazione non profit parte della rete CASE Italia. “Per questo oggi lanciamo una petizione in cui chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa legge“, è l’auspicio delle rete.
In piazza erano presenti anche alcuni esponenti dell’opposizione, come Vittoria Baldino (vicepresidente e deputata M5s), Elisabetta Piccolotti (Avs) e Valentina Grippo (Azione), così come vittime di azioni temerarie, come il comico Daniele Fabbri, querelato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo che in un monologo satirico aveva definito la premier “puzzona” e “caccolosa”: “Mi ha chiesto un risarcimento da 20mila euro per ‘profondi strascichi sulla psiche’. Ora dovrebbe venire a processo in Aula per spiegare questi traumi come sono andati, ma non si è ancora presentata. L’idea che una persona di potere si accanisca contro un artista, neanche di quelli in vista, è un brutto segnale”, ha sottolineato il comico.
“Porteremo all’attenzione della Commissione Ue quella che per noi è una mancanza di conformità con la direttiva, almeno nel tentativo di ampliare la nozione di transfrontaliero”, ha concluso Kelner.
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