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Military Situation In Iran On October 18, 2026 (Map Update)

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  • Iranian forces attacked a tugboat northeast of Khor Fakkan, UAE. One person was injured;
  • UKMTO reported at least 12 attacks on vessels during the week ending October 16, warning that the actual number may be higher because many targeted ships do not report incidents.

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EU vs. Trump, oder warum die Ukraine den Petersburger Hafen bombardiert hat

Der Diesel-Deal, den die Präsidenten Trump und Putin geschlossen haben, ist für die EU und Selensky buchstäblich ein Produkt aus der Hölle. Selensky bezeichnete den Deal als Zeichen der Schwäche von Trump und warf Trump Verrat vor. Die Spitzen der EU waren in ihren Aussagen etwas zurückhaltender, sagten dem Sinne nach aber das Gleiche. Ich […]
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Debito USA a 40mila miliardi, perché il record costa casa anche a Europa e Italia

Il debito degli Stati Uniti è fuori controllo. Il Fondo Monetario Internazionale ha definito la sostenibilità del debito pubblico statunitense preoccupante, con una traiettoria giudicata insostenibile nel medio e nel lungo periodo.

I problemi americani, però, non resteranno dall’altra parte dell’Oceano e toccheranno anche l’Europa e l’Italia. Questo perché gli Stati Uniti, per finanziare il proprio maxi-debito, offrono rendimenti alti e privi di rischio reale.

Come sta il debito statunitense?

Non bene. Gli Stati Uniti spenderebbero circa 2,9 miliardi di dollari al giorno solo per gli interessi sul debito. Sono i dati pubblicati dal Tesoro sull’anno fiscale chiuso il 30 settembre scorso.

Il deficit è a 1.990 miliardi di dollari, il 12% in più dell’anno precedente, e gli interessi sono diventati la terza voce del bilancio federale, dietro a pensioni e Medicare e prima della difesa. Gli interessi netti hanno raggiunto la cifra record di 1.050 miliardi, crescendo più delle entrate, della spesa complessiva e del PIL.

La difficoltà degli Stati Uniti è legata al costo del denaro: tasso medio al 3,53% (il doppio del 2021), debito lordo oltre i 40.000 miliardi e rendimento del decennale sopra il 5% dopo le tensioni e la guerra con l’Iran, contro il 4,1% previsto dal Congressional Budget Office.

Le stime, inoltre, rischiano di peggiorare: come calcola il Committee for a Responsible Federal Budget, se i rendimenti restassero un punto sopra le stime, nel 2030 gli interessi costerebbero 2.800 miliardi, pari al 5,9% del PIL.

Il peso del debito USA sull’Europa

Fin qui il problema sembra riguardare solo gli Stati Uniti, ma non è così. Il Tesoro americano deve rinnovare oltre 10.000 miliardi di dollari di debito a breve termine. Per convincere gli investitori a comprare i suoi titoli (i Treasury), sta offrendo tassi di interesse molto elevati, superiori al 5%.

Un grande vantaggio per risparmiatori e fondi di investimento, che preferiscono spostare i capitali negli Stati Uniti anziché investirli in Europa. Il rapporto Draghi metteva già in guardia sui circa 300 miliardi di euro di risparmio europeo che vanno ogni anno all’estero, principalmente verso i mercati americani.

Questo denaro finisce così per finanziare le innovazioni tecnologiche americane (data center, intelligenza artificiale, microchip) e la difesa degli Stati Uniti. Risorse che potrebbero andare a sostenere la transizione ecologica, la riconversione industriale e l’autonomia strategica dell’Unione Europea, ma gli USA offrono di più.

L’Italia paga un prezzo doppio

L’Europa sta già pagando il conto, ma l’Italia versa un prezzo doppiamente alto a causa dell’enorme dimensione del suo debito pubblico. Sul piano dei conti pubblici l’Italia si sta comportando bene e i mercati si fidano, come dimostra lo spread storicamente basso intorno ai 105 punti.

Il punto è che il rendimento dei BTP italiani non può scendere sotto un certo margine: se il debito americano (la valuta di riserva mondiale) rende il 5%, nessun investitore comprerebbe un BTP italiano a un tasso molto inferiore, ad esempio al 3%. I tassi USA stabiliscono una sorta di tetto minimo dal quale l’Italia non può prescindere.

Ed è in questo contesto che il Tesoro italiano si trova costretto a collocare il BTP Valore e il nuovo BTP Valore Insieme con rendimenti e cedole particolarmente alti, proprio per convincere le famiglie a trattenere i risparmi in patria.

Cosa bisogna fare?

Secondo il Fondo Monetario Internazionale c’è il rischio che si inneschi un meccanismo difficile da arrestare: più debito porta a una maggiore esposizione all’aumento dei tassi e, se gli investitori iniziano a dubitare della sostenibilità dei conti, possono chiedere interessi ancora più alti per prestare denaro.

Secondo le stime del Fondo, il costo medio effettivo del finanziamento dei governi potrebbe salire dal 2,3% del 2021 al 3,7% nel 2031.

Il debito pubblico mondiale, già al 94% del PIL nel 2025, potrebbe così raggiungere il 100% entro il 2029. Cosa fare, dunque? La direttrice generale del FMI, Kristalina Georgieva, ha indicato poche ma significative linee:

  • alla Cina si chiede di spendere di più per sostenere la domanda interna;
  • agli Stati Uniti di risparmiare di più e tagliare il deficit;
  • all’Europa di investire di più.

L’avvertimento finale, però, riguarda tutti: più si rinvia il riequilibrio dei conti pubblici, più diventerà costoso e doloroso raggiungerlo.

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Massiver ukrainischer Drohnenangriff auf St. Petersburg durch den Luftraum der Baltenstaaten

In Litauen sind in der Nacht NATO-Kampfjets aufgestiegen, nachdem wegen in den Luftraum eingedrungenen Drohnen Luftalarm ausgelöst worden war, teilte Vilmantas Vitkauskas, der Leiter des Nationalen Krisenmanagementzentrums, im Programm des nationalen Rundfunksenders LRT mit. Der internationale Flughafen Kaunas wurde geschlossen. Etwa eine Stunde nach der Auslösung wurde der Alarm wieder aufgehoben. Nach Angaben der litauischen […]
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Crosetto: “Sbaglia Trump a limitare Starlink per Kiev. Sovranità irrinunciabile”. Mentre l’Italia dipende da Usa e Cina

“La tecnologia è potere e la sovranità irrinunciabile”, secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto. Peccato che l’Italia dipenda da Trump e Xi per gli investimenti e i device, con il marchio americano e cinese in settori chiave come cloud, data center, mail della pubblica amministrazione, telecomunicazioni, internet 5G. Esiste la possibilità tecnica del “kill switch”: staccare la spina, da remoto, premendo il pulsante off. Le conseguenze dell’interruttore, azionabile a distanza, si possono celare in tempi di pace, ma esplodono negli scenari di guerra. L’esempio è l’Ucraina con le limitazioni alle comunicazioni satellitari imposte da Starlink, il gigante americano di Elon Musk. Gli Usa premono off e spengono il servizio, ma l’esercito di Kiev paga un prezzo enorme mentre gioisce Putin. Lo sa bene Crosetto: “Se gli Stati Uniti privano l’Ucraina delle risorse, questo crea debolezza, allora” Mosca “crederà di poter vincere, quindi di continuerà la guerra”, ha dichiarato in un’intervista all’emittente pubblica inglese Bbc. Ecco gli effetti della dipendenza tecnologica: la difesa di un Paese alle mercé di un altro. L’opposto della “irrinunciabile sovranità” citata dal ministro durante l’interrogazione al Senato del 15 ottobre. Il giorno dopo, alla presentazione del computer quantistico Volta B1, l’esponente di Fratelli d’Italia ha posto l’Italia al bivio: una nazione che subisce, oppure in grado di “contribuire a determinare l’evoluzione e l’applicazione” delle regole su dati, intelligenza artificiale e infrastrutture. Un crocevia decisivo, perché “la tecnologia sta diventando una forma di potere”.

Il caso Starlink in Ucraina e la dipendenza dagli Usa su cloud e Difesa

Starlink ne è l’esempio. L’Ucraina, secondo Crosetto, pagherà il “grave e completo errore” compiuto dagli Stati Uniti di Donald Trump, con la decisione di limitare l’accesso ai satelliti e alle informazioni di intelligence. Una mossa “assolutamente priva di senso”, con il rischio di allontanare la pace, aumentare il numero dei morti e le sofferenze tra i civili. Offrendo l’incentivo a Mosca, perché Putin cesserà agli attacchi – prosegue Crosetto – solo quando “sarà convinto che ci sia una situazione di stallo, che non possa avanzare ulteriormente”.

Non solo l’Ucraina e i satelliti di Starlink, ma l’intera Europa dipende dagli Usa per una vastissima galassia tecnologica. Il rischio del kill switch pesa anche sul settore Difesa, secondo il noto rapporto “Cloud Defense: An Exposed European flank”, pubblicato lo scorso aprile. Il documento cita l’Italia nell’elenco dei Paesi a rischio medio, insieme a Francia e Spagna, mentre gran parte dell’Europa è ad alto rischio. La Francia ha appena imboccato la lunga e toruosa via dell’autonomia tecnologica, già tracciata dall’Austria. L’Italia, invece, “ha trasferito i sistemi della difesa sul Polo Strategico Nazionale (Psn)“, con “tecnologie Google Assured Workload e Oracle Alloy”, si legge nel rapporto. Ministeri e Pubbliche amministrazioni custodiscono le informazioni nel ricettacolo del Psn. Un “contenitore” strategico, con servizi gestiti “in partnership con Google, Microsoft Azure, AWS e Oracle“. Big tech al gran completo. Eppure, Il Polo strategico nazionale doveva essere la soluzione “sovrana” per il cloud nazionale, in primis per escludere la minaccia del kill switch. Il documento sulla “Strategia cloud”, firmato nel 2021 da palazzo Chigi e dall’Agenzia nazionale per la cybersecurity, mette in guardia dai rischi di affidarsi ad aziende con sede fuori dai confini Ue. I pericoli? “Modifiche unilaterali delle condizioni dei servizi forniti, che potrebbero determinare variazioni significative degli stessi (dall’aumento dei costi di erogazione all’interruzione del servizio), in ragione di intenti potenzialmente non controllabili dal Paese”.

Mail, data center per l’IA, pubbliche amministrazioni: dominio Big Tech

Non solo sul cloud. Il gioco statunitense pesa sulla posta elettronica e sui nuovi data center per alimentare l’Intelligenza artificiale, in Italia e nel Vecchio Continente. Le caselle di posta per inviare e ricevere mail, in quasi tutte le pubbliche amministrazioni sono made in Usa, amministrate da Amazon, Google e Microsoft. Non solo Stati e governi, anche le aziende strategiche dipendono sovente dai servizi a stelle e strisce. In Italia il 69% delle aziende quotate in borsa si affida agli americani per le mail, secondo il rapporto pubblicato a luglio 2025 da Proton, l’azienda svizzera specializzata nella privacy digitale. Il documento cita le banche italiane, “uno dei settori più dipendenti (73%)”, al contrario dell’ Europa, dove è “uno dei meno dipendenti dai provider statunitensi”.

E le “nuove cattedrali” dei data center, il “motore” dell’Intelligenza artificiale? In Italia la dipendenza dagli Usa è conclamata: circa la metà degli investimenti sarà di Amazon, Google e Microsoft, secondo le stime dell’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, dal 2026 al 2028. La fetta dei capitali italiani? Meno della metà, perché anche le aziende europee mangiano un pezzo della torta. Gli americani non controllano solo gli edifici dei data center, ma soprattutto i server, le tecnologie e i servizi all’interno delle “cattedrali”, con un dominio lampante.

Staccare la spina e l’accesso ai dati: i rischi e i precedenti delle sanzioni Usa

Cosa accadrebbe se un’organizzazione italiana fosse sanzionata dagli Usa? Un’azienda a stelle strisce, a termine di legge, deve spegnere il servizio. Può bastare un ordine esecutivo del governo, come accaduto al collettivo di attivisti per la privacy digitale Autistici Inventati, obbligandolo (di fatto) a chiudere i battenti. Washington ha già sanzionato organizzazioni e individui europei: come Thierry Breton, l’ex commissario Ue che aveva esortato Big Tech al rispetto delle regole del Vecchio Continente. Oppure quattro magistrati della Corte penale internazionale (Cpi), per aver sostenuto indagini sull’esercito statunitense in Afghanistan e il mandato d’arresto per Benjamin Netanyahu. A Karim Khan, giudice della Cpi, è stata disattivata la mail di Microsoft. Oltre alle sanzioni, incombe il cloud act: il governo Usa può accedere ai dati sui server delle aziende americane in ogni parte del mondo, in virtù di un mandato giudiziario.

L’Italia dipende anche dalla Cina. E Starlink è sugli appennini con il 5g

La tecnologia italiana dipende dagli Stati Uniti, ma anche dalla Cina giunge il pericolo Kill switch. Pechino ha conquistato una grossa fetta di mercato nel settore delle telecomunicazioni. Strumenti made in China sono molto diffusi nelle pubbliche amministrazioni, con router per la connessione WiFi, dispositivi di rete, componenti per server e data center. Buona parte delle telecamere di videosorveglianza, gestite da Comuni e Regioni, giungono dal paese del Dragone. Device di Pechino sono importanti anche per le nuove reti 5g, a banda larga e senza fili. In questo campo, anche Starlink gioca un ruolo. Guido Crosetto ha confermato a ilfattoquotidiano.it l’accantonamento del progetto per la Difesa da 1,5 miliardi. Ma il gigante di Elon Musk ha stretto un accordo con Fastweb-Vodafone per portare internet veloce nelle aree rurali d’Italia, con una una sperimentazione sugli Appennini centrali. Se la tecnologia è potere, come dice Crosetto, siamo sicuri che l’Italia sia una nazione sovrana?

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Why the US Can Never Match Chinese Shipbuilding

America’s $66 billion plan to “beat China’s shipbuilding empire” is not a strategy but an admission of systemic deadlock: unable to compete directly, the US is turning to asymmetric sabotage. In a recent Business Insider article and accompanying video regarding the US’ $66 billion plan to “beat China’s shipbuilding empire,” it is revealed that US […]
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Once security assets, US bases are now liabilities to host countries

Posted on Hankyoren: 2026-06-09 Following the war against Iran, the US can no longer take for granted its military bases in other countries or access to those bases The superiority of US military power lies in the transoceanic projection of force. That’s the unique capability that gives pause to potential rivals like China and Russia. […]
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Tanker Attacks Spread Beyond Hormuz as U.S. Refrains From Responding (Video)

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Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) on October 17 said a supertanker carrying more than 2 million barrels of crude oil caught fire after striking a sea mine in the Strait of Hormuz.

In a statement, the IRGC Navy said the tanker was attempting to transit the strait along an unauthorized route and had deliberately switched off its positioning and radar systems to evade Iranian maritime monitoring. It added that the tanker was attempting the crossing under the protection of the U.S. military rather than coordinating its passage with Iranian authorities.

The Corps referred to the U.S. military as the “smuggler and terrorist army” and blamed the tanker’s decision to disable its tracking systems and rely on American protection for the incident.

The incident comes amid an increase in attacks on commercial shipping in the Gulf. Two tankers were targeted in separate incidents off Saudi Arabia’s eastern coast over the past day, well outside the Strait of Hormuz, according to the United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO).

One tanker was struck by an unidentified projectile about 68 nautical miles northeast of the Saudi port of Al Jubail, prompting the evacuation of its crew. All crew members were reported safe, and no environmental impact had been reported at the time.

The other tanker was attacked about 78 nautical miles northeast of Al Jubail. The vessel’s master reported that a rocket-propelled grenade fired from a small boat had damaged the vessel’s aft port quarter, according to UKMTO. All crew members were accounted for and reported safe.

Despite the increase in attacks on ships, the U.S. has largely refrained from resuming strikes against Iranian maritime capabilities, according to an Axios report published on October 16.

The news website reported that the White House had ordered U.S. forces to almost completely halt strikes against Iranian anti-ship missiles and attack-drone launchers in the Strait of Hormuz area in recent weeks.

The pause is intended to avoid escalating the war ahead of the November 3 U.S. midterm elections, Axios reported, citing a U.S. official. The official acknowledged that the reduced strikes had made the Islamic Republic more confident about attacking shipping.

Washington has maintained its sanctions and naval blockade against Iran while diplomatic efforts to end the war remain unresolved, with Tehran yet to respond to a U.S. proposal being discussed with Qatari mediators, according to Axios.

The attacks off Saudi Arabia suggest that the threat to commercial shipping is extending beyond the Strait of Hormuz, while Tehran is seeking to assert greater control over maritime traffic through the waterway.

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SouthFront: Analysis and Intelligence

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“Non avevamo altra scelta che procedere con l’amputazione per salvargli la vita”: tre scoiattoli ritrovati con le code annodate, cos’è il rarissimo “Re degli scoiattoli”

Un groviglio inestricabile di peli, erba e foglie secche che lega indissolubilmente i corpi di tre animali, condannandoli a una morte certa in assenza di soccorsi. È il fenomeno naturale, documentato in pochissimi casi al mondo, noto come “Re degli scoiattoli” (squirrel king). Una condizione che si verifica all’interno del nido quando due o più cuccioli intrecciano accidentalmente le proprie code con i materiali circostanti. Crescendo, il nodo si stringe fino a bloccare gli esemplari in una trappola fisiologica. È quanto accaduto di recente nello stato dell’Indiana a tre giovani scoiattoli di 12 settimane, salvati da un intervento chirurgico estremo.

Gli animali sono stati notati da un passante e immediatamente trasferiti al centro di recupero per la fauna selvatica ReWilding Indiana. La situazione clinica delle appendici, ormai compromesse dalla necrosi e dalla tensione del nodo, non ha lasciato alternative all’équipe medica. Jennifer Hancock, direttrice del dipartimento di riabilitazione della struttura, ha confermato la gravità del quadro clinico: “A causa dei gravi danni subiti, è stato necessario amputare le loro code. Ne è rimasto solo un moncone di circa due centimetri e mezzo”.

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A privatização da TAP vem com aeroporto na mala?

A venda de metade da companhia aérea traz na bagagem a promessa de uma nova pista. Ainda, a acumulação de detritos nas ruas serve de pretexto para apontar o dedo ao sistema Volta.

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Hormuz, superpetroliera colpita da una mina: incendio a bordo. L’allarme dei Pasdaran

Iran, il Wsj: intelligence e addestramento agli Houthi per colpire l’Arabia Saudita

Una superpetroliera sarebbe stata investita dall’esplosione di una mina nello Stretto di Hormuz. La notizia è stata diffusa dai media iraniani, che citano informazioni dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran. A bordo della nave sarebbe divampato un incendio. Stando alle ricostruzioni, l’imbarcazione trasportava oltre due milioni di barili di greggio. Secondo i Pasdaran, avrebbe tentato di attraversare lo Stretto lungo una rotta non autorizzata, con il sostegno delle forze statunitensi. Al momento, tuttavia, non sono disponibili conferme indipendenti di questa versione.

Nuova segnalazione anche da parte di Ukmto (United Kingdom Maritime Trade Operations) per un episodio avvenuto al largo delle coste saudite. In un avviso pubblicato su X, l’organizzazione riferisce di aver ricevuto notizia di un “incidente” verificatosi ieri a 78 miglia nautiche a nord-est di Al Jubayl, in Arabia Saudita. Il comandante di una petroliera avrebbe segnalato un attacco condotto con “un Rpg”, lanciato da una “piccola” unità navale, che avrebbe provocato danni all’imbarcazione. L’equipaggio, secondo quanto riferito, è rimasto illeso.

Wsj: sostegno Iran per attacchi sofisticati Houthi contro Arabia Saudita

Nel frattempo, secondo il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza di informazioni di intelligence saudite e yemenite, il sostegno dell’Iran ha aiutato gli Houthi dello Yemen, da anni accusati di ricevere appoggio dalla Repubblica islamica, a sferrare attacchi sofisticati – sinora i più potenti – contro l’Arabia Saudita e le forze yemenite alleate della monarchia del Golfo. Teheran avrebbe fornito informazioni di intelligence, indicazioni tattiche e addestramento.

“A livello operativo il legame è molto, molto forte“, ha dichiarato al quotidiano Danny Citrinowicz, ex responsabile della sezione Iran dell’intelligence israeliana. “L’Iran ha grande interesse nel successo degli Houthi. Danneggia l’Arabia Saudita, fa salire i prezzi del petrolio – ha osservato – Si tratta di un interesse strategico condiviso”. Citrinowicz ha quindi definito il rapporto una forma di “cooperazione strategica”.

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Despiste de motociclo provoca uma vítima mortal na freguesia de Conceição, em Faro

Um despiste de motociclo provocou uma vítima mortal na noite de sexta-feira, 16 de outubro, na freguesia de Conceição, no concelho de Faro.

Segundo a agência Lusa, que cita fonte da Guarda Nacional Republicana (GNR), o acidente ocorreu na localidade de Caliços, tendo o alerta sido dado pelas 20h22.

A vítima mortal era o condutor do motociclo. Não foram registados outros feridos.

Fonte: Lusa / GNR
Dino Frazão

Data: 17 de outubro de 2026

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Perché gli Stati Uniti hanno chiesto di inviare uova dall’Italia

Gli Stati Uniti hanno chiesto all’Italia di fornire uova per far fronte all’aumento dei prezzi che, dopo la crisi nel 2025, hanno registrato un’impennata senza precedenti. Alla base dell’emergenza americana soprattutto i focolai di influenza aviaria, che avevano provocato la perdita di milioni di galline ovaiole, riducendo l’offerta proprio mentre le famiglie continuavano ad acquistare un alimento fondamentale nella loro dieta.

A chi si sono rivolti gli Usa in Italia per superare la crisi delle uova (e perché l’hanno fatto)

Nel marzo 2025, l’amministrazione statunitense ha contattato diversi Paesi per aumentare le forniture di uova e contenere l’aumento dei prezzi sul mercato interno. Tra i territori interpellati figuravano il Veneto e la Danimarca, mentre altri accordi o iniziative di importazione hanno coinvolto Paesi come la Turchia e la Corea del Sud.

La richiesta rivolta al Veneto non è stata casuale, poiché si tratta della prima regione in Italia per produzione di uova, con circa 2 miliardi di esemplari all’anno, pari al 26% del totale nazionale. La richiesta americana è arrivata in un momento politicamente delicato. Donald Trump era tornato alla Casa Bianca da meno di due mesi, dopo aver promesso durante la campagna elettorale di ridurre il costo della vita e dei generi alimentari, e proprio le uova, diventate progressivamente più care, erano state utilizzate anche come argomento di scontro politico con la precedente amministrazione di Joe Biden.

Quando i prezzi hanno continuato a salire, quindi, il tema si è trasformato in un problema anche per il nuovo governo.
La crisi aveva raggiunto dimensioni tali che alcuni supermercati americani avevano introdotto limiti agli acquisti, mentre la catena di ristoranti Waffle House aveva applicato un supplemento di 50 centesimi per ogni uovo servito. La ricerca di fornitori esteri risponde quindi all’esigenza di aumentare la disponibilità di prodotto per provare a ridurre la pressione sui prezzi.

Cosa è successo negli Stati Uniti

La causa principale della crisi americana è stata l’influenza aviaria, un’infezione virale che ha colpito duramente gli allevamenti, imponendo l’abbattimento di milioni di galline ovaiole. Dal 2022, l’epidemia ha provocato perdite enormi nel patrimonio avicolo statunitense e ha ridotto la capacità produttiva proprio in un mercato caratterizzato da consumi elevati.

E come in ogni altro mercato, quello che succede è che quando un bene diminuisce drasticamente, se la domanda rimane elevata, il prezzo tende a salire, soprattutto quando non esistono scorte sufficienti per compensare rapidamente il calo dell’offerta.

La reperibilità è stata fin da subito un problema, ma il fenomeno è diventato particolarmente evidente nei primi mesi del 2025. Secondo i dati del Bureau of Labor Statistics, il prezzo medio di una dozzina di uova è passato da 4,25 dollari nel dicembre 2022 a 4,82 dollari nel gennaio 2023, fino a raggiungere il picco di 6,23 dollari nel marzo 2025. In alcune situazioni, una confezione da dodici è arrivata a costare circa 8 dollari.

Considerando anche la centralità che le uova hanno nella dieta americana, l’impatto sui consumatori è stato evidente, tanto che a risentirne è stato prima di tutto il budget delle famiglie destinato alla spesa alimentare. L’impossibilità di riportare rapidamente i prezzi a livelli più bassi ha quindi reso necessario cercare soluzioni alternative, comprese le importazioni.

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“Enough” In London, Darkness In Kyiv — Zelenskyy’s Defiance Meets Reality

Three days of silence ended in London. Volodymyr Zelenskyy used a Financial Times interview to announce that Ukraine would resume strikes on Russian oil refineries, and the message was aimed as much at Washington as was at Moscow.

The ban on refinery strikes is lifted, Zelenskyy declared. “Enough,” he added, in a statement that amounted to an open rejection of the White House moratorium. The timing is notable. Until the trip to London, Kyiv had avoided a direct confrontation with Donald Trump. Only after arriving in the British capital, where political backing for Ukraine remains strongest, did the tone harden. The episode points to a widening split inside the Western bloc. Over the coming month, tension may grow between those pushing for a settlement and those committed to continuing the war.

While politics heats up, the strikes on Ukraine’s rear continue without pause.

Overnight on October 16, Russian drones hit the western regions in a massive attack. In Lutsk, an energy facility was struck, leaving parts of the city without power and halting electric transport. As the blackout spread, residents began stocking water. In Khmelnytskyi, an oil depot was attacked. Kovel reported interruptions to both water and electricity, while in Ternopil a foreign-owned enterprise was hit.

The situation in the capital is worse. According to the Ukrainian outlet Ekonomichna Pravda, three Kyiv thermal power plants – TEC-5, TEC-6, and the Darnytsia plant – have stopped generating electricity. Those facilities provided the bulk of the capital’s power. Media reports say 600,000 people have already left Kyiv, a city that had nearly three million residents before the conflict.

Meanwhile, a technological shift is emerging on the battlefield. Russian forces have begun using Molniya drones fitted with satellite antennas, bearing a logo strikingly similar to that of Bureau 1440. That company develops Rassvet, a Russian low-orbit satellite network widely seen as a counterpart to Elon Musk’s Starlink. Such a network offers jam-resistant control for mid-range strike drones operating 100 to 150 kilometers from the front line. Satellite guidance is also expected to improve the accuracy of long-range Geran drones. If Russia can quickly scale up terminal production, the consequences could be dramatic. Ukraine’s rear could come to resemble the land corridor to Crimea, where roads are effectively blocked by constantly loitering drones.

Kyiv has lifted its own ban on refinery strikes just as its capital loses the ability to keep itself warm and lit. Russia, meanwhile, is building a satellite-guided drone fleet that no foreign company can switch off. Defiance in London is easy to announce. Defiance in a city without power, with roughly one in five residents gone, is far harder to sustain.

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Hemorragias pós-menopausa: quando procurar ajuda?

A menopausa é uma fase natural da vida da mulher, mas nem todas as alterações devem ser encaradas como normais. Uma hemorragia após a menopausa merece atenção: pode ter causas benignas, mas também ser um sinal de cancro do endométrio, pelo que deve ser avaliada.

É com agrado que tenho visto que a menopausa é cada vez mais um tema discutido abertamente, contribuindo para desmistificar um processo natural da vida da mulher e dar a conhecer o que a ele diz respeito, o que é normal e o que deve ser entendido como um sinal de alarme.

Esta fase traz consigo alterações que podem impactar o dia-a-dia das mulheres, com ciclos menstruais que terminam e níveis hormonais que se alteram, além dos sintomas como afrontamentos, alterações de sono ou secura vaginal. Tudo isto faz parte desta nova etapa. Porém, há uma mudança que não deve ser atribuída à menopausa: o aparecimento de uma hemorragia vaginal depois de um período prolongado sem menstruação, ou seja, qualquer sangramento vaginal que ocorra depois de 12 meses sem menstruar. 

Esta hemorragia pode ser semelhante à menstruação, mas também pode manifestar-se através de pequenas perdas de sangue ou um corrimento rosado ou acastanhado. O importante é saber que, mesmo quando é pouco intenso ou acontece apenas uma vez, a mulher deve procurar um profissional de saúde para uma avaliação. A razão é simples: este pode ser um dos primeiros sinais de cancro do endométrio, um tumor que se desenvolve no revestimento interno do útero.

Embora a maioria das mulheres com hemorragia pós-menopausa não tenha cancro, este é um sinal que pode, literalmente, salvar vidas, já que é muito evidente e pode significar um prognóstico muito favorável quando o tumor é diagnosticado numa fase precoce. Este é, desde logo, o sintoma mais frequente deste tipo de cancro e contribui, quando não é desvalorizado, para 80% dos diagnósticos precoces.

A avaliação médica irá permitir perceber a origem do sangramento e determinar se serão necessários exames complementares, segundo cada situação clínica. O processo envolve a  realização de uma observação ginecológica e uma ecografia transvaginal, para avaliar a espessura do endométrio e identificar alterações que justifiquem uma investigação mais aprofundada, que pode envolver uma histeroscopia e/ou biópsia do endométrio.

Durante a consulta, a mulher deve referir não apenas o episódio de sangramento, mas também outros aspetos da sua história clínica, medicamentos que toma e eventuais antecedentes familiares. Isto porque existem outros fatores que podem aumentar o risco de alterações do endométrio, como obesidade (um dos principais fatores de risco para o desenvolvimento deste tipo de tumor), diabetes, determinadas terapêuticas hormonais ou fatores hereditários.

Contudo, é importante não transformar isto numa situação de alarme, mas encará-la como uma oportunidade para cuidar da saúde. Perante sinais do corpo, as mulheres tendem a desvalorizá-los, atribuindo-os ao cansaço e ao ritmo exigente do dia-a-dia, adiando, por vezes, a procura de uma avaliação médica. Existem várias causas benignas para a hemorragia pós-menopausa. Por exemplo, a redução dos estrogénios associados à menopausa pode provocar uma redução na espessura do endométrio e uma fragilidade dos tecidos da vagina.

A existência de pólipos também pode provocar um sangramento após a menopausa. A utilização de terapêutica hormonal da menopausa pode, igualmente, contribuir para hemorragias ou perdas irregulares de sangue durante determinados períodos do tratamento, sobretudo no início ou após as alterações da terapêutica.

Ainda assim, a mensagem é clara: perante uma hemorragia inesperada após a menopausa, esta deve ser motivo para procurar uma avaliação médica. Mais do que falar de medo, devemos falar de atenção. O cancro do endométrio pode ser tratado de forma eficaz quando detetado numa fase inicial, e reconhecer os possíveis sinais e procurar ajuda é uma parte fundamental para um diagnóstico precoce.

Na maioria dos casos, felizmente, a causa não será cancro, mas só uma avaliação médica poderá esclarecer a origem de um sangramento e, quando necessário, permitir atuar atempadamente. Fazê-lo não é alarmismo, é prevenção.

* Médica de Medicina Geral e Familiar da USF Vale do Arunca, ULS Região de Leiria

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70 miliardi e scorte di Patriot. Cosa chiede Zelensky all’Ue per l’inverno

Chiede i Patriot all’Ue, prevede un’invasione di profughi in caso di sconfitta, fa i conti della serva sulle risorse che gli occorrono per il prossimo anno, incassa il supporto di alcuni senatori americani critici sul depotenziamento di Starlink per le difese ucraine. Volodymyr Zelensky, ospite del Consiglio Europeo, fa il punto sullo stato della guerra e delle relazioni politiche a supporto della sua parte, con una consapevolezza di base: se Washington sta mollando Kyiv, Bruxelles no.

“Per Putin non è mai abbastanza, ci vuole distruggere – parte in quarta – e poi vorrà di più e ancora di più. Ora sta mettendo alla prova i Paesi Nato con questi droni. Siamo di fronte a un’escalation”. Il tema è allo stesso tempo bellico, economico, geopolitico e militare. Perché se è vero come è vero che dagli europei ha ricevuto solo sostegno (“comprendono che la nostra posizione è totalmente giustificata”), mette l’accento sul ruolo americano. Quando dice che Putin darà ascolto all’America se eserciterà pressione fa riferimento alle tante persone presenti negli Stati Uniti “dal cuore nobile che desiderano sinceramente la sconfitta del male e che l’Ucraina rimanga salda. Sono proprio queste le persone che hanno aiutato l’Europa a difendere la propria libertà, che hanno combattuto durante lo sbarco in Normandia, che hanno vinto la Guerra Fredda e che vogliono il meglio per l’Europa. Persone che desiderano essere alleate, non dividere o umiliare l’Europa. Credo che la maggior parte degli americani la pensi ancora così. E, in ultima analisi, sarà il popolo americano a dire la sua”.

Una stoccata a quella minoranza che invece vorrebbe togliergli gli aiuti. In questo senso va letto il suo riferimento all’accordo Russia-Usa sul diesel che è stato “una sorpresa per tutti”, mentre per quanto riguarda il rapporto con Trump annuncia che “ci sarà nei prossimi giorni un incontro tra i negoziatori, col presidente abbiamo sempre temi da discutere”.

Ma oltre agli auspici ci sono previsioni e richieste. Sulle prime spicca lo scenario che si potrebbe abbattere sull’Europa in caso di caduta di Kyiv, ovvero 20 milioni di profughi ucraini, “perché ci distruggeranno, ci spingeranno fuori per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese”. La parte del leone in questo senso la sta facendo il nuovo strumento di guerra che risponde al nome di drone. Putin “sta già testando i droni sui Paesi europei, sull’Ucraina sono arrivati migliaia di droni. Migliaia. E gli americani dicono che è difficile parlare con Zelensky, che è più facile parlare con Putin”, come a voler rimarcare il passaggio iniziale. Sulle seconde, ecco la lista della spesa: altri 70 miliardi per i 2027, “per tenere a bada la Russia”, oltre agli intercettori per i sistemi Patriot (Pac-2 e Pac-3). Quelli disponibili in Europa permetteranno all’Ucraina di superare l’inverno e tutti i leader sono a conoscenza di questo pacchetto. La questione è sul tavolo dei paesi Ue, che stanno riflettendo sul da farsi.

Quel che è certo è che arriveranno presto nuovi F-16, verosimilmente entro la fine dell’anno. Infine una considerazione sull’accordo Trump-Putin sul gasolio: “ci ha sorpresi, non possiamo accettarlo”. Il timore di Zelensky è che il passo successivo verta un altro accordo simile sul gas, oppure l’esenzione da nuove sanzioni legate ai sistemi bancari, ad alcuni individui o all’industria chimica.

Tutto finito? Per nulla. Alcuni senatori americani hanno richiesto un’indagine urgente sulle interruzioni della rete Starlink in Ucraina, lo strumento che Musk aveva offerto a Kyiv per indirizzare i droni verso gli obiettivi russi. E in una missiva indirizzata all’ispettore generale del dipartimento della Difesa i senatori esprimono “grave preoccupazione” in merito al depotenziamento della rete, perché queste restrizioni “avrebbero compromesso la capacità dell’Ucraina di condurre operazioni difensive contro gli attacchi russi, effettuati tramite droni e missili, diretti verso le infrastrutture civili”.

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Few Massive Bunker-Busters Left in U.S. for Future Iran Strikes

Illustrative image. (U.S. Army)

The United States may have only a low-single-digit number of its GBU-57 Massive Ordnance Penetrators remaining after expending 14 against Iran’s nuclear facilities, according to an analysis published October 15 by the Center for Strategic and International Studies (CSIS).

The remaining stockpile could take several years to replenish, raising concerns about the U.S. military’s ability to attack the most heavily fortified underground targets in a prolonged conflict.

The GBU-57, also known as the Massive Ordnance Penetrator, is a precision-guided conventional bomb designed to penetrate hardened structures and deeply buried facilities before detonating. Weighing approximately 13.6 tons, it carries an explosive charge of about 2.6 tons and measures roughly 6.25 meters long and 80 centimeters in diameter.

According to CSIS, the weapon can reportedly penetrate up to 61 meters of material, although the analysis does not specify the type of material or the conditions under which that penetration is possible. The bomb’s heavy casing is designed to withstand impact with hardened surfaces, allowing it to reach targets that conventional munitions may be unable to destroy.

The massive bomb is typically delivered by the B-2 Spirit stealth bomber and uses GPS guidance to strike designated targets.

The U.S. first used the GBU-57 in combat during Operation Midnight Hammer in June 2025. Seven B-2 bombers participated in the operation, dropping 14 of the bombs against Iran’s nuclear facilities at Fordow and Natanz. The broader U.S. operation also targeted the Isfahan nuclear complex.

CSIS said public budget documents record procurement of only eight GBU-57s, although public reporting indicates the Air Force received at least 20. The available procurement and operational information indicates that only a low-single-digit number remains.

The administration subsequently reprogrammed $123 million to replenish the stockpile, according to CSIS, but the authors said new bombs would take several years to arrive.

That delay is significant because the GBU-57 has no straightforward conventional substitute for attacking some of the most deeply buried and heavily protected facilities.

The inventory concern extends beyond a single weapon. CSIS said the U.S. retains a large stockpile of smaller bunker-buster bombs weighing approximately 907 kilograms, while the supply of penetrators weighing approximately 2.27 tons could also come under pressure. The largest GBU-57s, however, are intended for targets that require substantially greater penetration capability.

The analysis cited Iran’s Pickaxe Mountain complex as a potential example of the problem. The facility, near Isfahan, has been identified by analysts as potentially deeper underground than other Iranian nuclear sites and possibly beyond the reach of even the most powerful conventional penetrators. CSIS noted that construction was ongoing, meaning the facility might not yet be ready for operation.

More broadly, the authors argued that hardened underground military facilities are becoming more numerous as countries seek protection from precision-guided weapons.

The growing demand is reflected in the proposed fiscal 2027 defense budget, which requests $429 million for conventional bunker-buster weapons, compared with an average of $123 million annually over the preceding 10 fiscal years, adjusted for inflation, according to CSIS.

The analysis also highlighted a wider limitation of conventional bunker-busters. Because nearly all current U.S. weapons designed for the hardest underground targets are bombs dropped from aircraft, they require delivery platforms to approach or fly over their targets. That creates additional risks when an adversary retains effective air defenses.

As it stands, the U.S. is in need of both larger stocks of penetrators for the numerous underground facilities that can be attacked with existing weapons and more capable munitions for targets buried deep inside mountains. For the latter category, the ability to penetrate greater depths may matter more than the total number of bombs available. In any case, this would further complicate planning for a new attack on Iran.

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