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Medvedev mantiene sus ambiciones en torneo tenístico de Almaty

Almaty, Kazajistán, 22 oct (Prensa Latina) El ruso Daniil Medvedev mantuvo hoy sus ambiciones de retener la corona del torneo tenístico de Almaty, al aventajar en los octavos de final al japonés Sho Shimabukuro por 6-2 y 6-1.

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Justicia francesa confirma dos mil 700 detenciones en seis días

París, 22 oct (Prensa Latina) El ministro francés de Justicia, Gérald Darmanin, confirmó hoy la detención de dos mil 700 personas en los últimos seis días, con más de mil llevadas a los tribunales, tras los hechos violentos del fin de semana.

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La grande preoccupazione di Salvini: “Legame comunisti-islamisti”. Ma non ci sono evidenze in Italia: “Quello che accade in Francia può accadere anche qui”

“La mia grande preoccupazione non sono gli hacker russi, ma il legame tra comunisti e islamisti”. Il vicepremier Matteo Salvini e la Lega hanno “le idee chiare”. Il timore riguarda “il legame tra estremismo islamico e estremismo di sinistra che in Francia si sta vedendo all’opera”. Ma quando gli si chiede se ci sono evidenze in Italia su questo legame, la prende alla larga: “Quando si affaccia il primo tribunale islamico in Italia a Padova vuol dire che siamo sull’orlo del burrone. E la sinistra ci va a braccetto”. Secondo il vicepremier questo “legame in altri paesi è ormai evidente e non vorrei arrivare anche in Italia”. E quando gli si prova a richiedere quali sarebbero le evidenze di questa connessione in Italia, la risposta è questa: “Quello che accade in Francia, accade anche in Italia”.

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Francia solo autorizará las manifestaciones convocadas por los sindicatos para prevenir nuevos disturbios

Tras el 17-O, como ya se ha bautizado la jornada del sábado pasado, una de las más violentas que ha vivido Francia en décadas, el país teme un 24-O este sábado, pues hay convocadas nuevas protestas en todo el territorio nacional. El presidente francés, Emmanuel Macron, anunció que, para prevenir nuevos disturbios en todo el país, sólo se autorizarán las manifestaciones convocadas por los sindicatos y se prohibirán las propuestas por otras organizaciones o movimientos “que no tienen legitimidad”, en referencia por ejemplo a los chalecos amarillos.

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© Jack Taylor (REUTERS)

Un manifestante ondea una bandera francesa ante una barricada en llamas, el 17 de octubre en París.
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Los obstáculos de Pogacar para alcanzar su histórico sexto Tour: dos contrarreloj y la traca final con el Tourmalet y los Pirineos

La ronda, que arrancará en Escocia, favorece las opciones de Remco Evenepoel y perjudica a Jonas Vingegaard. El final, en París con la atractiva subida a Montmartre Leer

La ronda, que arrancará en Escocia, favorece las opciones de Remco Evenepoel y perjudica a Jonas Vingegaard. El final, en París con la atractiva subida a Montmartre
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Muere en Francia un hombre infectado por el virus Shamonda en el primer caso conocido en un ser humano

La muerte de una persona en Francia infectada por el virus Shamonda (SHAV) ha puesto en alerta a los organismos europeos de salud pública. “Estamos vigilando de cerca la situación después de que las autoridades francesas hayan anunciado el primer caso registrado de infección humana por el virus Shamonda, una enfermedad que hasta ahora solo había afectado a animales”, ha publicado en un comunicado el Centro Europeo para el Control de Enfermedades (ECDC).

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© SeventyFour (Getty Images)

Un veterinario en una granja de vacas lecheras, en una imagen de archivo.
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Recorrido del Tour de Francia 2027: Puy de Dôme para Paula Blasi; dinamita en los Pirineos para Tadej Pogacar

Pálido cielo. Cuatro gotas grises, tristes. Sirenas chillonas de furgonas de antidisturbios aceleradas en el periférico. Otoño en París adormilado y sonado, y los ecos del 17-O golpeando en las vidrieras.

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© TERESA SUAREZ (EFE)

Pogacar, ente el Sacré Coeur, en el Tour del 26.
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Dramma nel rugby, Cléa Menier morta per un violento colpo alla testa durante una partita: aveva 17 anni

La Francia del rugby è sconvolta: la giocatrice Cléa Ménier, di soli 17 anni, è morta a seguito di un incidente avvenuto durante una partita lo scorso sabato. Secondo le ricostruzioni dei media locali, Menier è stata vittima di un brutto fallo durante il match tra la sua squadra, l’Union du Bassin Marmandais, e i rivali dell’Agen. La 17enne ha subito un violento colpo alla testa, probabilmente seguito da un arresto cardiorespiratorio. Dopo giorni di apprensione, mercoledì è arrivo il tragico annuncio del suo decesso.

“Siamo sotto choc” e viviamo “una profonda tristezza”, ha scritto il suo club in un lungo messaggio sui social. “I nostri primi pensieri vanno alla sua famiglia, ai suoi genitori Cécile e Johann, a suo fratello Clément e a sua sorella Coline, anche lei giocatrice del nostro club. Questa è una terribile prova per il nostro club. La affronteremo insieme, uniti e solidali, prendendoci cura gli uni degli altri”, si legge nel comunicato, che ringrazia anche “tutte le squadre di soccorso e gli operatori sanitari che si sono alternati nella cura di Cléa, dai vigili del fuoco e dallo SMUR alle équipe di pronto soccorso e di terapia intensiva chirurgica dell’ospedale Pellegrin di Bordeaux“.

La 17enne infatti era stata trasferita d’urgenza all’ospedale Pellegrin di Bordeaux, dove è poi morta a causa delle conseguenze del colpo subito. Al momento la Federazione di rugby francese non ha fornito ulteriori chiarimenti sulla dinamica dell’incidente: “Sarà fatto tutto il possibile per comprendere le circostanze di quanto accaduto e sarà attivato un servizio di supporto psicologico per sostenere tutte le persone colpite da questa tragedia e accompagnarle in questi momenti particolarmente dolorosi”, si legge in una nota della FFR.

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Francia, dopo le proteste Le Pen cresce nei sondaggi: si rafforza l’ipotesi di un ballottaggio con Mélenchon

Se si votasse oggi in Francia per l’Eliseo, Marine Le Pen sarebbe presidente. È il risultato del sondaggio Ifop-Fiducial realizzato per Le Figaro dopo le violenze e i saccheggi che si sono verificati sabato scorso a Parigi e in altre città a margine della mobilitazione dei Gilet gialli per il carovita. La leader del Rassemblement national otterrebbe tra il 34% e il 38% dei voti al primo turno (+ 2 punti) e vincerebbe al ballottaggio chiunque fosse il suo avversario: con il 56% in un confronto con il centrista Édouard Philippe, con il 57% contro il socialdemocratico Raphaël Glucksmann, mentre arriverebbe al 68% contro Jean-Luc Mélenchon, candidato La France Insoumise. Che si arrivi al 2 maggio 2027 con un ballottaggio Le Pen-Mélenchon sembra l’ipotesi sempre più probabile: Mélenchon raccoglierebbe tra il 18% e il 20% dei voti al primo turno, più di tutti gli altri candidati, di centro e della sinistra. Dalla crisi di questi ultimi giorni è dunque l’estrema destra a uscire più forte. “Il governo ha perso il controllo di tutto”, ha dichiarato ieri Marine Le Pen a France Info.

Per la leader Rn la campagna entra davvero nel vivo il prossimo fine settimana, a Orléans, con il Congresso del partito (in cui Jordan Bardella dovrebbe essere rieletto presidente senza troppe difficoltà, malgrado le rivelazioni sul passato antisemita) e il primo grande meeting in vista del voto del 2027. Sono attesi a Orléans 10mila militanti. Sul posto le autorità si aspettano anche l’organizzazione di una contro-manifestazione con l’arrivo di “diverse decine di migliaia” di persone opposte all’estrema destra. Marine Le Pen si presenterà al meeting come la candidata dell’ordine, mentre il governo deve rendere conto delle falle nella gestione della sicurezza.

Una commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sulle violenze e i saccheggi di sabato e domenica scorsi è stata nominata ieri. I giudici hanno già emesso per direttissima 174 condanne di prigione. Ieri la prefettura di Parigi ha confermato la terza notte di coprifuoco tra la place de la République e Les Halles. I cortei degli studenti previsti per oggi sono stati vietati “di fronte ai rischi seri di turbativa dell’ordine pubblico”. Lo stesso divieto è stato preso anche dalla prefettura di Lione. Il 24, sabato prossimo, Parigi e numerose altre città francesi accoglieranno la seconda mobilitazione dei Gilet gialli contro il carovita e il carocarburante. Questa volta il governo dispiegherà anche i soldati della forza Sentinelle – creata nel 2015 dopo l’attentato terroristico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo – per proteggere i luoghi più a rischio, come municipi e prefettura. Da Doha, in Qatar, dove ha concluso un breve tour nei Paesi del Golfo per negoziare l’approvvigionamento di carburante e gas alla Francia, Emmanuel Macron ha fatto sapere che oggi riunirà all’Eliseo i servizi di intelligence, insieme al premier Sébastien Lecornu e ai ministri interessati. Sulle ipotesi di ingerenze russe nell’organizzazione delle rivolte per destabilizzare l’Europa e i prossimi scrutini, evocate da alcuni responsabili politici (compreso il ministro della Difesa Guido Crosetto in Italia), il presidente francese ha invece smentito. Per Macron non è stata rilevata “alcuna ingerenza diretta straniera visibile”. Ha invece denunciato la “manipolazione straniera dell’informazione” e criticato dirigenti di altri Paesi che rilanciano falsi video e fake news: “Ci sono persone che fanno campagna elettorale sulle spalle della Francia -ha detto Macron -, che parlano di orde di migranti e di islamisti. È totalmente falso”.

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Líderes de Qatar y Francia reclaman libertad de navegación en Ormuz

Doha, 22 oct (Prensa Latina) Qatar y Francia reclamaron hoy el restablecimiento de la libertad de navegación sin restricciones ni aranceles en el estrecho de Ormuz, así como la aplicación del alto el fuego en la Franja de Gaza.

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Las autoridades de Lyon y Marsella prohíben todas las protestas para el sábado

Este jueves, las autoridades locales prohibieron todas las protestas previstas para el sábado en Marsella y Lyon —la segunda y tercera ciudades más grandes de Francia—, con el fin de evitar que se repitan los actos de violencia y saqueos ocurridos el pasado fin de semana al margen de las manifestaciones sobre el costo de vida y la financiación de la educación. Siga nuestra web en directo para conocer las últimas novedades.

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No es por la motosierra

Manifestación por la vivienda en Madrid.

El bienestar europeo da signos de agotamiento. Mientras en Francia arden las calles, en España habrá una huelga general el 11 de noviembre. Lo curioso es que no son países neoliberales: nuestro Gobierno está batiendo récords de recaudación de impuestos, y el Estado francés destina alrededor de un 60% de su PIB al gasto público, una de las cifras más altas del mundo. La campaña electoral de Pedro Sánchez versa ahora sobre espolear el miedo a la motosierra de las derechas, pero aún con más Estado, ya hay miles de jóvenes europeos que no pueden alcanzar el bienestar esperado o el que sus padres obtuvieron.

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El malestar de los jóvenes que protestan en toda Europa coincide en un grito: “No nos escuchan”

Francia, Albania, Italia, Portugal, España… Las protestas impulsadas por la generación Z se han extendido en las últimas semanas por toda Europa. ¿Es casualidad que coincidan en el tiempo? ¿Se pueden relacionar las reivindicaciones de los diferentes países? En este nuevo episodio de ‘El AltavoZ’, un formato que analiza las tendencias y problemáticas de la generación Z, salimos a la calle para recoger la opinión de los jóvenes españoles y contrastarla con el análisis del consultor político Antoni Gutiérrez-Rubí.

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© ÁLVARO GONZÁLEZ

A la izquierda, una manifestante en las protestas de la vivienda en Madrid (España). A la derecha, las protestas por la educación en París (Francia).
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Carrefour estudia la compra de Condis para crecer en Cataluña

A Carrefour le gusta España. El gigante galo de la distribución ha colocado al país como uno de sus mercados clave, junto a Francia y Brasil, y en los últimos meses acelera el ritmo de aperturas de nuevas tiendas, sobre todo en el formato de proximidad a través de su enseña Carrefour Express.

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© Isaac Fontana (EFE)

Personas caminan en una tienda de Carrefour.
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Francia e Germania mettono da parte le rivalità per arginare la Cina

Aerial view of new cars waiting for shipment at a port in Shanghai, China, Wednesday, Jan. 14, 2026. (Chinatopix Via AP) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Francia e Germania sono sempre state come cane e gatto. Per almeno un secolo e mezzo, la politica europea è stata attraversata dalla loro rivalità. Oggi a riavvicinarle è il timore verso la sovraccapacità industriale cinese, anche perché il deficit commerciale dell’Unione europea con la Cina ammonta a un miliardo di euro al giorno. Il 5 ottobre Friedrich Merz ed Emmanuel Macron hanno scritto congiuntamente a Ursula von der Leyen chiedendo uno strumento per escludere un Paese terzo dal mercato unico. Obiettivo tacito, la Cina. Fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginarlo, soprattutto da parte tedesca, poiché la Germania è legata a doppio filo alle imprese cinesi.

Non che Parigi e Berlino siano improvvisamente del tutto d’accordo su come proteggere l’industria europea. La posta in gioco riguarda l’intera base industriale, dall’acciaio alle tecnologie pulite. Proprio sull’automotive si erano trovate su fronti opposti. Sulle emissioni delle nuove auto al 2035, Berlino voleva obiettivi più leggeri mentre Parigi resisteva. Sull’Industrial Accelerator Act (Iaa), la proposta con cui Bruxelles vuole usare appalti e incentivi pubblici per sostenere la produzione europea, i ruoli erano invertiti. Parigi voleva un “Made in Europe” rigido, Berlino temeva di escludere partner importanti e di spezzare le catene di fornitura della sua industria. Il 16 ottobre, l’armistizio. La Francia ha accettato un obiettivo di riduzione delle emissioni delle nuove auto del 90% entro il 2035; la Germania ha accettato un criterio “Made in Europe” per l’auto nell’Iaa. Entrambi i dossier sono ingabbiati nel trilogo, e il compromesso politico rimane tutto da tradurre in realtà.

È stata la Cina a spingere Francia e Germania verso l’intesa. A metà giugno i leader europei avevano chiesto alla Commissione di provare la strada del dialogo con Pechino per riequilibrare il deficit commerciale, preparandosi a intervenire se entro l’autunno non fossero arrivati risultati. Il 29 giugno Maroš Šefčovič, Commissario europeo al Commercio, e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao hanno così inaugurato le Eu-China Trade and Investment Consultations. Il primo banco di prova è stato l’automotive. Nel 2024 l’Ue aveva imposto dazi sulle auto elettriche cinesi ma non sulle ibride, e i produttori cinesi hanno sfruttato la falla. Quando Pechino ha rifiutato di limitare le esportazioni, la Commissione ha iniziato a preparare una reazione, un cosiddetto “strumento di salvaguardia”. Lo strumento è rapido ma ha un difetto. Le regole dell’Omc impongono di applicarlo a tutti, senza discriminazioni. Per fermare la Cina, Bruxelles avrebbe colpito anche Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e gli altri partner. È l’obiezione che si sente spesso a porte chiuse a Bruxelles: le salvaguardie colpirebbero soprattutto i paesi like-minded.

È qui che si situa l’iniziativa Macron-Merz. La loro lettera del 5 ottobre propone un nuovo strumento, diverso da quello di salvaguardia, per reagire in maniera rapida alle distorsioni commerciali, fino a interrompere l’accesso al mercato interno. La minaccia è bastata, e il 9 ottobre Pechino ha accettato un tetto di trecentocinquantamila auto ibride nel primo anno: meno della metà di quelli attesi, ma comunque più di quelli importati nel 2025. In cambio, Pechino ha accettato anche di continuare a facilitare le licenze per l’esportazione verso l’Europa di terre rare e magneti permanenti.

È un compromesso che mostra insieme la forza e i limiti dell’Unione europea. L’accesso a un mercato di quattrocentocinquanta milioni di consumatori offre a Bruxelles una leva che Pechino non può ignorare. Ma colpire in maniera mirata un singolo concorrente sleale senza coinvolgere gli alleati è piuttosto difficile. È il problema che l’Europa sta cercando di risolvere con l’Iaa. In Parlamento sono stati depositati circa cinquemila emendamenti e anche i grandi gruppi come il Partito Popolare sono divisi tra due impostazioni: partire da un numero ristretto di Paesi e ammettere progressivamente i partner che rispettano determinate condizioni, oppure partire da un perimetro più ampio e lasciare alla Commissione il compito di escludere chi non garantisce reciprocità. Anche gli Stati stanno cercando un compromesso: la presidenza irlandese del Consiglio ha proposto di valutare l’accesso prodotto per prodotto e Paese per Paese, sulla base degli impegni commerciali assunti dall’Ue. È in questo negoziato che acquista peso l’armistizio del 16 ottobre. Francia e Germania propongono una possibile via di mezzo: un “Made in Europe” aperto anche ad alcuni partner europei esterni all’Unione, a condizione di reciprocità e di allineamento alle regole europee. Che questo diventi un paradigma per tutti i settori non è scontato, considerando che ognuno ha interessi divergenti. Ad esempio, chi produce acciaio chiede definizioni strette, mentre i settori più integrati nelle catene globali temono di perdere fornitori e mercati.

Dopo anni passati a discutere se l’Europa debba proteggere più attivamente la propria industria, qualcosa si muove. Quali prodotti considerare europei, quali partner ammettere nel “Made in Europe” e quali condizioni chiedere in cambio? Il compromesso Macron-Merz non risolve ancora queste domande. Ma il fatto che Parigi e Berlino abbiano cominciato a formularle insieme è una novità importante.

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