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“La legge del governo contro le azioni temerarie non protegge quasi nessuno, va cambiata”: il flash-mob di Case Italia con gli ombrelli bucati

22 October 2026 at 16:23

Un decreto recepito in ritardo, in modo a dir poco restrittivo e ignorando le raccomandazioni Ue. Nei fatti, “un’occasione sprecata, che lascerà senza tutele 9 vittime di querele temerarie su 10″. Con un flash mob a Piazza Capranica a Roma, la rete CASE Italia – il gruppo di lavoro italiano della Coalition Against SLAPPs in Europe che riunisce 17 organizzazioni,
da The Good Lobby all’Osservatorio Balcani Caucaso, fino ad Amnesty International Italia, Rete No Bavaglio e tante altre realtà – ha protestato contro il provvedimento con cui è stata recepita in Italia la direttiva europea 2024/1069 contro le azioni temerarie, le cosiddette “cause bavaglio”. In pratica, tutte quelle azioni legali manifestamente infondate, o sproporzionate, avviate prevalentemente da politici, esponenti del mondo imprenditoriale e aziende, con il solo intento di intimidire, silenziare o scoraggiare la partecipazione al dibattito pubblico di giornalisti, attiviste, ricercatrici, whistleblower e, più in generale, di chi esercita il diritto di informare o di esprimere opinioni su questioni di interesse collettivo.

La necessità di recepire la direttiva era l’occasione per fornire le tutele necessarie contro queste azioni, ma alla fine il decreto è stato bocciato dalla società civile come “inefficace e deludente”, dato che addirittura finirà per restringere la portata delle tutele previste dalla direttiva europea contro le SLAPP che colpiscono giornalisti, attiviste e whistleblower.

Il motivo? In attesa della pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale, protesta Case Italia, va in direzione opposta rispetto qualsiasi buona pratica usata dagli altri Stati. L’esecutivo Meloni non ha mai coinvolto la società civile nella discussione sul provvedimento, tanto che l’unica audizione riservata a loro in Parlamento ha visto la partecipazione di soli tre parlamentari M5s e le osservazioni non sono mai state recepite riducendo il processo a “un mero esercizio formale“, come ha ricordato la portavoce Sielke Kelner nel corso del presidio, organizzato proprio a pochi giorni dall’anniversario dell’omicidio ancora impunito della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, avvenuto il 16 ottobre 2017, vittima di una cinquantina di SLAPP.

Ma soprattutto, ha ribadito Kelner, il decreto lascerà fuori la gran parte delle vittime di azioni temerarie. Questo perché “offre protezioni solo ai bersagli di azioni legali temerarie con implicazioni transfrontaliere, escludendo di fatto le controversie domestiche, che rappresentano almeno il 90% dei casi registrati”. Ma c’è di più: perché la direttiva prevedeva una nozione di caso transfrontaliero più ampia, in quanto il testo Ue “stabilisce che un caso può essere considerato transfrontaliero anche quando, ulteriori elementi rilevanti della fattispecie presentano collegamenti con un altro Stato”. Con riferimento all’articolo 5, dove si richiede che “una controversia possa considerarsi priva di implicazioni transfrontaliere soltanto quando, oltre al domicilio delle parti nello stesso Stato membro, tutti gli ulteriori elementi pertinenti alla situazione siano situati unicamente in tale Stato”. Una formulazione che avrebbe permesso di ampliare l’applicazione del testo. Peccato che anche in questo caso il governo Meloni abbia invece deciso di non procedere.

“Avevamo chiesto che il decreto si applicasse anche ai casi nazionali e soprattutto anche ai casi penali, inclusi i procedimenti per diffamazione, tra gli strumenti più usati contro chi informa o critica in Italia. Così invece questa legge finirà per non tutelare nessuno o quasi“. Eppure, in Italia si registra il numero più alto di SLAPP in tutta l’Unione europea, come hanno mostrato i report di CASE Italia.

“Gli ombrelli bucati che abbiamo portato in piazza rappresentano perfettamente una legge che, invece di proteggere chi è sotto attacco, lascia quasi tutti esposti alla pioggia di azioni legali temerarie”, ha attaccato Martina Turola, responsabile comunicazione di The Good Lobby, organizzazione non profit parte della rete CASE Italia. “Per questo oggi lanciamo una petizione in cui chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa legge“, è l’auspicio delle rete.

In piazza erano presenti anche alcuni esponenti dell’opposizione, come Vittoria Baldino (vicepresidente e deputata M5s), Elisabetta Piccolotti (Avs) e Valentina Grippo (Azione), così come vittime di azioni temerarie, come il comico Daniele Fabbri, querelato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo che in un monologo satirico aveva definito la premier “puzzona” e “caccolosa”: “Mi ha chiesto un risarcimento da 20mila euro per ‘profondi strascichi sulla psiche’. Ora dovrebbe venire a processo in Aula per spiegare questi traumi come sono andati, ma non si è ancora presentata. L’idea che una persona di potere si accanisca contro un artista, neanche di quelli in vista, è un brutto segnale”, ha sottolineato il comico.

“Porteremo all’attenzione della Commissione Ue quella che per noi è una mancanza di conformità con la direttiva, almeno nel tentativo di ampliare la nozione di transfrontaliero”, ha concluso Kelner.

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Fondi ai tir e minacce dal Sud. Cosa ha deciso il Cdm

22 October 2026 at 16:08

Chi vuole lavorare deve poterlo fare e lo Stato deve garantirlo. Parte da questa premessa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’annunciare il decreto tir, con 105 milioni per l’autotrasporto e altri 70 milioni per agricoltura e pesca varato oggi dal Consiglio dei ministri. Una mossa che da un lato immette altri 45,2 milioni di euro per il credito d’imposta già previsto per il periodo di spesa marzo-agosto 2026 e dall’altro prevede 60 milioni per le spese dal primo settembre al 5 ottobre.

Le parole di Meloni

“Voglio ringraziare le associazioni che hanno scelto il confronto, hanno revocato i fermi e le manifestazioni – afferma la premier – È stato un atto di responsabilità, però voglio dire anche un’altra cosa. In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo non lo dico soltanto io. Per chiedere di rimuovere questi blocchi sono gli stessi autotrasportatori, i commercianti, gli agricoltori, i sindaci, le istituzioni di ogni colore politico. Perché a pagare, come sempre, non è il potente di turno, è la gente comune, è il camionista che deve portare a casa lo stipendio, è l’impresa che non riesce a consegnare, è la famiglia che si ritrova a pagare di più”.

Per questa ragione ha richiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di accogliere la richiesta giunta a Palazzo Chigi dalle associazioni degli autotrasportatori, degli agricoltori, della distribuzione per assicurare alla libera circolazione la fornitura delle merci alle attività commerciali, al fine di evitare anche speculazioni che altrimenti sarebbero inevitabili sui prezzi. E annuncia di voler usare tutti gli strumenti che la legge offre, comprese le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale. “Questo governo rispetta pienamente chi vuole manifestare, ascolta chi chiede aiuto nel rispetto delle regole. Però abbiamo anche il dovere di far rispettare le leggi dello Stato e di non farci ricattare da chi usa la violenza come strumento di pressione Chi vuole lavorare deve poterlo fare e lo Stato deve garantirlo”.

Le reazioni

Separare fenomeni di pura criminalità dalle proteste: lo chiede il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, secondo cui accanto al tema di costo del trasporto, vi sono anche altri fenomeni che stanno interessando i blocchi. “Sono due cose totalmente diverse. E sulle sofferenze servono i tavoli di confronto per un costo che sia sostenibile”. Il riferimento è ad alcuni blocchi abusivi posti anche verso chi vuole lavorare. Passaggio ripreso anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Luigi Sbarra, secondo cui si sono viste “situazioni di tensione, di violenza e minacce, io penso che tutto questo dovrà essere attento, valutato e se ci sono casi vanno perseguiti”. Ma da Orsini arriva un altro spunto, questa volta di prospettiva: quando dice che questa crisi deve insegnare ad avere un’indipendenza strategica, mette nero su bianco un elemento primario.

Il blocco “costa alle imprese, costa al Paese, costa ai cittadini”, spiega, “abbiamo perso le raffinerie dell’Europa per scelte fatte in passato dalla Commissione europea, quindi oggi per ripristinare ci vuole tempo. Questo ci deve insegnare ad avere un’indipendenza strategica da tutte quelle fonti che servono a sopravvivere”. Nonostante il decreto del Cdm, però, a Napoli non sono contenti e proseguono la protesta: decine di camion si sono messi in marcia nell’area portuale, con forti rallentamenti e ingorghi.

Blocchi degli autotrasportatori: la spaccatura interna e i cittadini che appoggiano i presìdi (nonostante disagi e perdite) e chiedono di resistere

22 October 2026 at 14:10

Gli studenti hanno raggiunto i blocchi, i ristoratori hanno regalato alimenti, le mamme sono arrivate con la busta della spesa. I disagi ci sono e sono pure tanti, a iniziare dai supermercati vuoti, ma c’è una fetta di popolazione che chiede agli autotrasportatori di non fermare i blocchi, di non perdere questa occasione storica. Nonostante tutto, nonostante gli evidenti danni che stanno subendo alcuni settori. C’è chi ha continuato anche nelle ultime ore ad appoggiare i presidi. Perché oggi gli autotrasportatori potrebbero avere un potere contrattuale senza precedenti, almeno negli ultimi decenni. Oggi che è il loro “se non ora, quando”. Lo mostrano i gesti di solidarietà dei cittadini che negli ultimi giorni hanno portato da mangiare ai blocchi e gli studenti delle scuole di Campania, Puglia e Calabria che hanno raggiunto i presidi, in alcuni casi rischiando anche delle conseguenze. Alcune mamme, che non hanno trovato i prodotti al supermercato, quello che sono riuscite ad acquistare l’hanno portato ai camionisti in protesta da giorni. Ma lo mostrano anche episodi che raccontano ancora di più la tensione e la spaccatura che c’è in queste ore all’interno del settore. Ieri sera, un camionista ha minacciato di darsi fuoco al casello di Avellino Est con una tanica di carburante. Evidentemente lo scenario che si vede all’orizzonte e che il Governo Meloni prepara in queste ore per mettere fine alla protesta non convince. Il noto conduttore televisivo calabrese Lino Polimeni, che per quattro mesi ha raccontato il dramma degli autotrasportatori calabresi, ha pubblicato ieri sui social lo scontro avuto con i dirigenti di Federalog Calabria durante il quale sono volate parole grosse.I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi degli autotrasportatori a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni per esprimere la solidarietà delle amministrazioni comunali a chi protesta da giorni

Lo scontro tra il conduttore Polimeni e la Federalog

“Siete venduti al sistema politica che ve lo mette in quel posto. Vergognatevi! Non lo capite che vi stanno ammazzando?” urlava a chi ha trattato con il ministro leghista dei Trasporti. È avvenuto dopo che Matteo Salvini ha detto di “aver sbloccato” risorse per un miliardo, di cui 480 milioni di pagamenti immediati dei crediti d’imposta maturati da maggio ad agosto. Solo che, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi. Ne sono consapevoli i campioni che, evidentemente, i conti li sanno fare ed è anche per questo che, nonostante le trattative, le promesse e l’attesa di queste ore, non tutti i blocchi sono stati rimossi. La spaccatura interna c’è e, forse, c’è sempre stata, ma ora c’è da scoprire le carte e capire chi vuole cosa. Da qui la rabbia di Polimeni: “Dove sono le risposte concrete? Dove sono gli impegni? Cosa avete portato a casa? Per Polimeni, dall’incontro con Salvini non è arrivato nulla di concreto, “soltanto un pugno di mosche”.

Le minacce ‘istituzionali’

Nel frattempo, i supermercati hanno continuato a svuotarsi, i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, parlando di “città paralizzate e sommerse dai rifiuti”, hanno chiesto al ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto al Mit, gli industriali denunciano che ci sono imprese al “collasso” in Campania e Puglia e anche il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop lancia l’allarme sul blocco della produzione. Il governo sceglie ‘la linea dura’, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Pure il Codacons minaccia di chiamare i singoli autotrasportatori e le organizzazioni che stanno sostenendo le proteste a rispondere dei danni prodotti alla collettività e dei reati di blocco stradale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

La solidarietà dei cittadini, nonostante tutto

Eppure gli autotrasportatori hanno trovato la solidarietà dei cittadini. Mamme, padre di famiglia, li hanno raggiunti manifestando la loro vicinanza. A Casoria, sono scesi in campo, insieme ad alcuni ristoratori locali, portando pasta e bibite nei pressi dei blocchi. Anche ad Avellino e Caserta (per esempio all’Interporto di Maddaloni), residenti e intere famiglie hanno portato pizze e pasti caldi ai camionisti fermi ai blocchi. Rosanna Freddo, nota sui social come ‘La figlia del Pizzaiolo’ e titolare della pizzeria Tèmpora a San Marco Evangelista (Caserta), ha donato un furgone carico di pizze. Ma non si tratta dell’unico caso. I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni, partecipando ai sit-in nei due comuni. Insomma, parte della popolazione legittima la protesta e, anzi, incita a resistere. Perché le difficoltà degli autotrasportatori potrebbero essere, e un po’ lo sono, quelle di molte categorie. E poi ci sono i volontari e gli studenti. A Santa Maria Capua Vetere, solo per fare un esempio, il gruppo di volontari dell’associazione “Ciò che vedo in città” ha raggiunto i camionisti nei presidi consegnando caffè, dolci per la colazione e generi di prima necessità. A Eboli, in provincia di Salerno, sono partiti da sette scuole per raggiungere autotrasportatori e agricoltori, che protestavano contro il caro carburante. Lo hanno fatto anche a Maddaloni (Caserta), in Calabria, per esempio a Lamezia Terme e in Puglia. Tanto che a Canosa, al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi”, dopo l’assenza collettiva del 17 ottobre, è arrivata una comunicazione del dirigente scolastico, con un richiamo alla frequenza. Pena “possibili ricadute sul voto di comportamento”.

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España e Italia acuerdan poner fin a los controles fronterizos impuestos tras la crisis en Ceuta

22 October 2026 at 09:36
España e Italia levantan los controles fronterizos

Los gobiernos de España e Italia han acordado poner fin a los controles recíprocos en las fronteras interiores que estaban en vigor desde que el Ejecutivo de Georgia Meloni decidió imponer esta medida como respuesta a la crisis en Ceuta por la entrada irregular de miles de migrantes procedentes de Marruecos a finales de julio.

La decisión de no prorrogar los controles fronterizos, "tomada tras un minucioso análisis de la situación", según ha informado el Ministerio del Interior, "irá acompañada de un refuerzo del intercambio de información para garantizar la plena seguridad del espacio común de Schengen".

El acuerdo ha venido precedido de una conversación telefónica mantenida por los ministros del Interior de España e Italia, Fernando Grande-Marlaska y Matteo Piantedosi, programada a raíz de la reunión celebrada al margen del Consejo Europeo entre los presidentes del gobierno de ambos países, Pedro Sánchez y Giorgia Meloni.

Durante la última cumbre de líderes europeos en Bruselas, Sánchez y Meloni acercaron posturas para la supresión de los controles Schengen que Italia introdujo a principios de agosto, días después de la entrada de más de 70.000 personas a la ciudad autónoma.

Ambos jefes de Gobierno encargaron el pasado viernes, 16 de octubre, a sus ministros que materializaran este encargo durante los próximos siete días. Mientras esto ocurría, Italia decidió prorrogar por una semana más los controles en puertos y aeropuertos a los pasajeros procedentes de España, con la correspondiente contramedida aprobada por el Gobierno de Pedro Sánchez para los pasajeros procedentes de Italia.

En respuesta a Italia, el Gobierno español venía de forma periódica prorrogando el restablecimiento temporal de los controles en las fronteras interiores aéreas y marítimas españolas con respecto a los vuelos y enlaces marítimos de pasajeros procedentes de la República Italiana.

Fuentes italianas consultadas por Europa Press explicaron que los ministros del Interior de los dos países iban a trabajar para "valorar juntos medidas de cooperación sustitutivas", mientras que por parte española se precisó que se trabajaría para "proceder a la eliminación" de los controles.

Aunque la reintroducción de controles fronterizos ente Estados miembro es una medida prevista por el Código Schengen, la Comisión Europea siempre ha defendido que debe ser una opción "de último recurso" e instado a los gobiernos a buscar medidas alternativas para reforzar la vigilancia sin suspender la libre circulación.

Entre las medidas sustitutivas que Bruselas ha planteado en el pasado a otros países que mantienen de manera sistemática controles que deberían ser puntuales, como Alemania, Austria o Francia, figuran el refuerzo de la actuación policial conjunta para controles no sistemáticos, el intercambio de información y un mejor uso de la tecnología, por ejemplo con sistemas móviles de identificación biométrica o el seguimiento de vehículos.

Meloni aplica su máxima de ley y orden en una prueba de fuego para la derecha ante el desafío de los violentos

21 October 2026 at 23:08
La primera ministra italiana, Giorgia Meloni, en la Cámara de Diputados, en Roma.

La ola de violencia en las calles asociada a movimientos de protesta también llegó a Italia el fin de semana pasado. Milán, la capital financiera de Italia, vivió saqueos indiscriminados a manos de jóvenes de la periferia y simples delincuentes. Como en varias ciudades de Francia, la protesta por la carestía de la vida se transformó en una revuelta callejera. Giorgia Meloni ha contestado con ley y orden al desafío al aprobar un decreto exprés que supone de facto una reforma del Código Penal. La primera ministra italiana, del partido ultraconservador Fratelli d'Italia, verá este sábado, cuando hay convocadas más manifestaciones si su fórmula tiene efecto.

El decreto ley del Gobierno que encabeza Meloni entra en vigor inmediatamente, pero debe convertirse en ley dentro del plazo constitucional de 60 días, con posibilidad de modificaciones durante su tramitación parlamentaria. Meloni ha pisado el acelerador, dado que el sábado hay previstas protestas. En Francia, salvo la aplicación de los toques de queda, van mucho más lento. Y también hay anunciadas marchas.

A la vez, los camioneros también se están manifestando en el sur de Italia desde el viernes para protestar contra los elevados precios de los combustibles. El Gobierno les ha prometido 1.000 millones de euros en ayudas para van a mantener sus acciones hasta el martes 27, cuando vuelven a reunirse con las autoridades. ¿Va a actuar Meloni con la misma contundencia contra ellos, cuando son un sector que suele votar por su partido?

Menores culpables y multas a los padres

La medida implica un refuerzo de la seguridad de Milán, donde van a desplegarse 500 soldados más de los destinados a puntos calientes. No tendrán competencias policiales, como pretendía Meloni por haberlo rechazado el presidente Mattarella. También introduce el decreto una presunción de capacidad de culpabilidad para los menores de esa edad, salvo que se demuestre lo contrario. El Gobierno ya había aprobado una norma sobre la capacidad de los menores de 14 a 17 años para comprender sus actos, pero estaba pendiente de tramitación parlamentaria. Y responsabiliza financieramente a quien cause daños, y en caso de ser menor, a sus progenitores.

Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Ecco le misure che abbiamo approvato per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini. pic.twitter.com/kqk51X8YZa

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 20, 2026

"Me parece que las multas a los padres puede ser lo más efectivo. No sé si será efectivo enviar los soldados a Milán porque los saqueos pueden darse en otra ciudad. Sin embargo, es cierto que fue una cuestión muy grave de orden público y no podía quedarse sin hacer nada porque lo que pasó es gravísimo, aunque no llegó al nivel de lo que vimos en Francia. La impunidad no puede ser el mensaje", afirma el italiano Matteo Re, profesor en la Universidad Rey Juan Carlos. Aún así Matteo Re considera muy complicado controlar a estos violentos, ya que las imágenes de fuerzas del orden actuando violentamente contra jóvenes sería contraproducente.

Movimiento 17 de octubre

En las redes sociales se propagaron mensajes que incitaban a saquear los comercios y a recurrir a la violencia, incluso contra sedes universitarias como la Bocconi. En un comunicado en Telegram, el autodenominado Movimiento 17 de octubre se describe a sí mismo como "un movimiento no estructurado que busca concienciar políticamente a los jóvenes italianos que, por lo general, se sienten ajenos al proceso electoral". Acusa al Gobierno de Meloni de reprimir la disidencia y de responder al descontento juvenil con porras y decretos.

"Nadie nos representa. Nos representamos a nosotros mismos. Antes de decidir qué exigir, queremos entender juntos por qué nos lo han quitado todo, quién nos lo ha quitado y cómo podemos recuperarlo", añadía el texto.

Tanto estas protestas juveniles como las que promueven los camioneros reflejan un profundo malestar motivado por la carestía de la vida y la falta de oportunidades para los jóvenes. El Gobierno italiano, formado por tres fuerzas conservadoras, quiere dar relevancia al problema que plantea la inmigración, ya que sufren más aún las carencias del sistema. Hay un componente, pero no se queda ahí.

Problema generacional

El alcalde de Milán, de centroizquierda, ha respaldado las medidas del Gobierno como forma de solucionar el problema de orden público. "Quiero decir sin ambigüedades que, en esta fase crítica, lo primero es el control y represión de estos fenómenos. No quiero que mis palabras se malinterpreten: No estoy en absoluto en contra de que lleguen 500 militares", dijo a los medios tras participar en un encuentro sobre orden público en la delegación del Gobierno, según informa la agencia Efe. Sin embargo, Giuseppe Sala, añadió que había que "abordar un problema generacional evidente".

El alcalde ha reconocido que el sábado será una jornada complicada para Milán. Los alborotadores pueden sentirse tentados de desafiar al gobierno y poner a prueba las medidas que acaba de aprobar. O bien trasladar su movilización a otras ciudades, o posponerla. Meloni, en todo caso, se juega mucho. Ha de demostrar que su forma de encarar un problema de orden público es eficaz.

Taglio tasse, meno sbarchi, più lavoro. I 4 anni del governo Meloni secondo Palazzo Chigi

22 October 2026 at 13:30

Il primo governo della storia italiana a superare i quattro anni di vita è l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, con alcuni numeri che danno la cifra dei provvedimenti varati, come il taglio di 140 miliardi di tasse a famiglie e imprese; la riduzione del 70% degli sbarchi illegali; l’aumento di 1,4 milioni di posti di lavoro stabili. Il documento diffuso dal governo elenca in modo sintetico i numeri più importanti e i provvedimenti più significativi approvati e avviati dall’insediamento a oggi.

I numeri sull’occupazione

Quasi un milione e mezzo di posti di lavoro e disoccupazione al 5,6% (era all’8,1% nel 2022). Tra i provvedimenti da citare il salario giusto legato ai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, il cosiddetto Decreto Primo Maggio; la svolta sulla sicurezza sui posti di lavoro che consiste in più ispettori, sblocco assunzioni in Inail e Inps, raddoppio delle assunzioni previste nell’Ispettorato e più 100 Carabinieri per la tutela del lavoro, oltre al tracciamento dei mancati infortuni, interoperabilità delle banche dati e sperimentazione del badge di cantiere. Sono stati stanziati 30 mln in più per le vittime di infortuni sul lavoro e 26 mln per le borse di studi per i figli superstiti.

Il bilancio

Il governo ha manifestato una particolare attenzione ai costi, dopo l’allegra gestione del super bonus e del reddito di cittadinanza: l’Italia infatti è l’unica Nazione del G7 tornata già dal 2024 in avanzo primario dopo il Covid. Lo scorso 15 ottobre lo spread era a 109 punti, contro i 236 di quattro anni fa, segno di una fiducia da parte dei mercati e degli investitori. Ammonta a tre miliardi e mezzo il risparmio sugli interessi, destinabili a sanità, scuola, senza contare il minor peso fiscale per le famiglie. Sempre restando al comparto economico, la Borsa ha fatto registrare un più 130%, con la possibilità per le famiglie di detenere nel proprio portafogli più titoli. Inoltre c’è il pollice alzato da parte delle principali agenzie di rating, che migliorano il giudizio sull’affidabilità e solidità economica. La zes unica impatta complessivamente per 60 miliardi, che si somma alla decontribuzione al sud da 7 miliardi fino al 2030 per chi assume.

La coesione

Altro capitolo, quello che riguarda la coesione grazie a 34 accordi siglati per lo sviluppo con Regioni, Province autonome e Amministrazioni centrali che si sono manifestati in oltre 50 miliardi di investimenti attivati, tra cui la riqualificazione dell’area di Bagnoli-Coroglio, le Province di Taranto e il Sulcis Iglesiente. Altre intese approvate in CdM sono quelle con Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto che si sommano alla legge per l’attuazione dell’Autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario e alla legge delega per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).

Record export

Capitolo export, la voglia di Italia nel mondo cresce, come dimostra la quarta posizione mondiale raggiunta dall’Italia fra le nazioni esportatrici, impreziosita dal valore dell’agroalimentare giunto a 73 miliardi. I numeri inoltre dicono 401,8 mld nei primi 7 mesi del 2026; nuovo record di investimenti diretti esteri (più 12%). La comparazione con altri paesi rivela che il valore dell’export italiano ha superato il Giappone, i BTP decennali mostrano uno spread sceso al di sotto dei titoli francesi, il tasso disoccupazione dal IV trimestre 2025 è sceso sotto la media europea e dell’Eurozona, e infine sono state superate Germania e Uk per pil pro capite.

Infrastrutture e Piano Casa

Alla voce infrastrutture il governo rivendica una serie di iniziative come la riforma del Codice degli appalti e della Governance portuale, il sostegno abitativo (oltre 20 mln nel 2026 per genitori separati o divorziati), il decreto Salva Casa per semplificare e rilanciare il mercato immobiliare, il Nuovo Codice della Strada e i 6,35 mld per 729 interventi sulle infrastrutture idriche. E poi c’è il Piano Casa, che consiste in 10 miliardi per 100mila alloggi in 10 anni, accanto al recupero di 60mila alloggi popolari ora non disponibili, al Fondo per l’Housing sociale e l’emergenza abitativa, agli alloggi a prezzi calmierati, al fondo garanzia mutui prima casa.

Il versante internazionale

Sul versante internazionale, il governo sottolinea il ruolo dell’Italia nel mondo ottenuto con “coerenza e credibilità” di fronte alle crisi geopolitiche. In primis il sostegno all’integrazione dei Balcani Occidentali nella Ue, poi il rinnovato legame con l’America Latina, accanto al sostegno di una pace giusta e duratura in Ucraina, all’impegno per un quadro di pace e stabilità in Medio Oriente, fino alle nuove connessioni con l’Indo-Pacifico e a un rapporto da pari a pari con l’Africa e il Sud Globale. In questo senso si inserisce il ragionamento dedicato alla proiezione globale del Mediterraneo, con Roma player riconosciuto nella Ue, nella Nato e nel G7, senza dimenticare un “rapporto equilibrato con la Cina attraverso il nuovo partenariato strategico”.

Entrando nel merito dei singoli atti spiccano gli interventi a Gaza dove l’Italia è stata la prima Nazione occidentale per evacuazioni sanitarie oltre all’operazione imbastita Food for Gaza; e ancora la riforma della cittadinanza, i maggiori servizi per i connazionali all’estero (dal 2023 rilasciati 2mln di passaporti e oltre 670mila carte d’identità elettroniche) fino alle 16 intese su materie prime critiche e catene di approvvigionamento. Infine l’impegno per le interconnessioni strategiche: corridoio IMEC, corridoio VIII nei Balcani, progetto Elmed.

Una menzione a parte merita il Piano Mattei, che vede ben 18 paesi coinvolti, il doppio rispetto al varo del gennaio 2024. Sono 76 i progetti in corso, per un modello di cooperazione che si poggia su sette linee-obiettivo e che si sta intrecciando sia con progetti Ue come il Global Gateway, sia con le esigenze dei singoli paesi coinvolti, attirando le attenzioni di soggetti internazionali come Banca Mondiale, Banca africana, Commissione europea, Bei, Unione Africana.

Non solo difesa: i nuovi domini strategici

Per quanto riguarda la difesa, l’Italia è presente in 39 missioni con alcune novità, come il ritorno alla guida della missione KFOR nei Balcani, passando per l’impegno concretizzatosi in solidarietà internazionale con aiuti a Gaza, Medio Oriente e sisma in Venezuela. A tal proposito sono molteplici i fronti geopolitici che vedono l’Italia coinvolta, come l’istituzione del Polo nazionale della dimensione subacquea, il lancio del satellite CSG-FM3, i 16 accordi internazionali e le 400 intese tecniche siglati con i partner nei campi della difesa, sicurezza, ricerca e sviluppo tecnologico, la riforma della sanità militare e l’attenzione ai nuovi domini strategici come spazio, cyber, dimensione subacquea e Artico.

Politiche migratorie: un modello anche per l’Ue

Infine la sicurezza: meno 70% di sbarchi e più 55% di rimpatri. I numeri sull’azione svolta da Viminale si legano ad azioni mirate, come la lotta alle reti criminali che di fatto è entrata nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Da questo punto di vista va citata l’Alleanza globale contro il traffico di migranti e il rafforzamento di Europol. Gli accordi con i Paesi terzi rappresentano la novità italiana per il contrasto all’immigrazione illegale che trova concreta applicazione nel Memorandum Ue-Tunisia e nel partenariato strategico UE-Egitto. Di fatto l’Italia orienta le politiche migratorie europee grazie al nuovo concetto di Paese terzo sicuro, per cui è stato superato il requisito obbligatorio di collegamento personale tra richiedente asilo e Paese terzo, consentendo, attraverso appositi accordi, l’esame delle richieste di protezione da parte di Paesi terzi sicuri

La huelga de camioneros en el sur de Italia vacía los supermercados y desabastece de combustible aeropuertos y gasolineras

22 October 2026 at 15:18

Una oleada de protestas de transportistas por el aumento del precio del carburante sacude desde hace días el sur de Italia, donde los bloqueos en las carreteras están provocando problemas de abastecimiento en supermercados, gasolineras y aeropuertos. La huelga ha llevado al Gobierno de Giorgia Meloni a aprobar de urgencia este jueves, en un consejo de ministros extraordinario, ayudas por valor de 550 millones de euros para poner fin a los cortes de carreteras y la escasez de suministros.

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© Alessandro Garofalo (Alessandro Garofalo/LaPresse via AP)

Vista de la huelga de camioneros en Via Marina de Napolés, este jueves.

Italia e Spagna sospendono i controlli alle frontiere dopo le tensioni per i fatti di Ceuta

22 October 2026 at 11:15

Finirà, dopo quasi tre mesi, lo scontro diplomatico tra Italia e Spagna iniziato il 1 agosto scorso con la decisione del governo Meloni di sospendere gli accordi di Schengen con la Spagna ripristinando i controlli alle frontiere in risposta al massiccio afflusso di migranti irregolari nell’exclave nordafricana di Ceuta. Al termine di una telefonata tra i ministri dell’Interno dei due Paesi, Matteo Piantedosi e Fernando Grande-Marlaska, che segue l’incontro tra Giorgia Meloni e Pedro Sanchez all’ultimo Consiglio europeo, i due esponenti hanno concordato di mettere fine alle ritorsioni reciproche e di riaprire le frontiere insieme a un potenziamento dello scambio informativo per garantire la piena sicurezza dello spazio comune.

“Il governo spagnolo ha deciso di non prorogare i controlli alle frontiere ripristinati lo scorso mese di agosto per i voli e i collegamenti marittimi provenienti dall’Italia, Paese che anche porrà fine ai suoi”, ha comunicato il ministero dell’Interno iberico in una nota. L’ultima proroga decisa da Madrid scadeva il 22 ottobre e, quindi, è da considerarsi non più in vigore. Così come quella italiana, dato che Roma lo scorso 16 ottobre aveva deciso di prorogare le restrizioni.

La possibilità, come detto, era stata discussa a Bruxelles dalla presidente del Consiglio e dal presidente del governo spagnolo. Prevedeva, da parte dei ministri dell’Interno dei due Paesi, la valutazione di strumenti alternativi di collaborazione in materia di sicurezza e gestione dei flussi migratori alle frontiere.

La crisi era esplosa tra il 30 e il 31 luglio, quando fra le 70mila e le 80mila persone erano entrate a Ceuta. Il primo agosto Roma aveva ripristinati i controlli temporanei sui passeggeri provenienti dalla Spagna invocando i rischi per la sicurezza interna e possibili infiltrazioni terroristiche. Madrid aveva risposto l’8 agosto con verifiche analoghe sui viaggiatori in arrivo dall’Italia, motivandole con la pressione migratoria che interessa il Paese.

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Dal Tap alle terre rare, Roma e Baku rafforzano la partnership industriale

22 October 2026 at 10:50

Cooperazione industriale, export rafforzato, nuove strade di investimenti e ulteriori partnership nei settori strategici, come le materie critiche. Italia e Azerbaigian viaggiano spedite verso una nuova stagione di relazioni, fondate su business, cultura e geopolitica, in vista del Business Forum di Baku. Gli ultimi accordi siglati a Roma alla presenza di istituzioni e imprese raccontano tutta la bontà dell’iniziativa “Italy-Azerbaijan: Strengthening Economic and Industrial Cooperation”, organizzata da Confindustria, in collaborazione con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il ministero dell’Economia della Repubblica dell’Azerbaigian.

Gli accordi

La presenza del ministro dell’Economia azero Mikayil Jabbarov, in visita in Italia, racconta i concreti passi in avanti nel rafforzamento delle relazioni bilaterali, anche in vista del Business Forum Italia-Azerbaigian, in programma a Baku entro la fine dell’anno. Primo punto affrontato le prospettive di collaborazione tra i sistemi produttivi dei due Paesi in settori nevralgici, come energia, materie prime critiche, industria mineraria e metallurgica, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali. Dal momento che l’Italia è il primo mercato di destinazione delle esportazioni azere, con un interscambio bilaterale che nel 2025 ha raggiunto gli 8 miliardi di euro, ecco che il futuro delle relazioni tra i due Paesi può essere costruito su una base già ampiamente solida, che è cartina di tornasole per individuare nuove partnership.

Come è noto, la cooperazione energetica è stato uno dei pilastri del partenariato bilaterale, grazie al gasdotto TAP, che ha permesso di inviare in Italia quasi 48 miliardi di metri cubi di gas tra il 2021 e il 2025. Si tratta di un’infrastruttura decisamente strategica per la diversificazione degli approvvigionamenti energetici italiani ed europei, per cui Baku e Roma intendono mettere a frutto questa buona relazione al fine di lavorare per nuove filiere industriali e tecnologiche. L’incontro, aperto dal vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, ha approfondito le opportunità di cooperazione tra i due Paesi. Le imprese azere hanno presentato progetti e possibili ambiti di collaborazione, seguiti da incontri B2B con le aziende italiane.

Le voci

“Il partenariato strategico tra Italia e Azerbaigian si rafforza con una nuova prospettiva: affiancare alla consolidata collaborazione energetica tra i nostri Paesi nuovi investimenti azeri nel nostro sistema produttivo”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Vogliamo costruire con l’Azerbaigian una partnership tecnologica e industriale che valorizzi le eccellenze italiane nei settori più innovativi, dall’intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi, fino alla robotica avanzata. La dichiarazione congiunta sulle materie prime critiche firmata oggi va in questa direzione: unire risorse azere e competenze italiane per diversificare gli approvvigionamenti e promuovere investimenti lungo l’intera filiera, anche con il possibile sostegno del Fondo Nazionale del Made in Italy”, ha aggiunto. “L’Azerbaigian può essere un partner importante anche per il progetto di deposito strategico di materie prime critiche che l’Italia si candida a realizzare a Porto Marghera: un primo sito pilota europeo per proteggere le industrie italiane ed europee dagli shock nelle forniture e rafforzare la nostra autonomia strategica”.

“La cooperazione energetica è un pilastro delle relazioni tra Italia e Azerbaigian, ma oggi abbiamo l’opportunità di rafforzare e ampliare questa partnership a nuovi settori strategici, dalle materie prime critiche alla metallurgia, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie digitali. Il nostro export verso l’Azerbaigian ha raggiunto i 432 milioni di euro nel 2025, ma possiamo fare molto di più: secondo le stime del nostro Centro Studi esiste un potenziale aggiuntivo di oltre 110 milioni di euro”, ha dichiarato il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini. “L’obiettivo è trasformare queste opportunità in progetti industriali, investimenti e collaborazioni di lungo periodo, valorizzando le competenze e le tecnologie delle nostre imprese e contribuendo alla diversificazione produttiva dell’Azerbaigian. Confindustria è pronta a sostenere questo percorso e a favorire nuove sinergie tra i due sistemi produttivi, anche in vista del prossimo Business Forum di Baku”.

“L’Azerbaigian è un partner strategico per l’Italia, sia sul piano economico che su quello politico e vogliamo rafforzare ulteriormente le opportunità di cooperazione industriale, anche nel settore delle materie prime critiche. La Dichiarazione congiunta sulla cooperazione strategica offrirà una cornice per integrare le competenze italiane con il potenziale minerario azero, lungo l’intera filiera, dall’estrazione alla trasformazione e al riciclo”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Le prospettive

La capacità di intercettare le nuove rotte geopolitiche a cavallo tra Caucaso e Mare Nostrum è all’origine dell’intensificarsi delle relazioni tra Italia e Azerbaigian, convinzione che il Governo Meloni ha da subito avuta ben chiara nelle priorità internazionali. Baku rappresenta un peculiare partner che si inserisce alla perfezione nel concetto di Mediterraneo Globale, da dove Roma può tessere nuove relazioni e imprimere un’accelerazione alle proprie priorità. Se in principio il nesso era essenzialmente circoscritto al dossier energetico coagulatosi attorno al TAP, progressivamente le interlocuzioni del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e di quello delle Imprese e del Made in Italy Urso hanno rafforzato anche le relazioni personali, oltre che di sistema tra i due Paesi. Molto lavoro negli ultimi anni si deve anche all’ambasciatore Rashad Aslanov, che ha da poco lasciato Roma per la nuova destinazione in Turchia.

España e Italia acuerdan levantar los controles fronterizos a vuelos y las conexiones marítimas

22 October 2026 at 09:19

España e Italia han acordado no prorrogar los controles fronterizos que recuperaron el pasado mes de agosto para los vuelos y las conexiones marítimas, coincidiendo con la crisis migratoria de Ceuta, según ha informado el Ministerio del Interior español. El Ejecutivo de Giorgia Meloni impuso esta medida el pasado 1 de agosto como respuesta a la entrada irregular a la ciudad autónoma de miles de migrantes procedentes de Marruecos a finales de julio, y el Gobierno español respondió el 9 de agosto con medidas de control en frontera similares que afectaban a los viajeros procedentes de Italia. Los grandes damnificados de este choque que ha durado más de dos meses han sido los numerosos viajeros que tenían a estos países como destino.

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© Alejandro Martínez Vélez (Europa Press)

Una persona consulta un panel informativo sobre vuelos en el Aeropuerto Adolfo Suárez Madrid-Barajas, a 14 de agosto de 2026, en Madrid (España).

Decreto legge sull’autotrasporto per sbloccare lo sciopero, le misure approvate

22 October 2026 at 09:05

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge con disposizioni urgenti e misure di sostegno ai settori dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca. Il Governo risponde così alle proteste contro il caro carburanti e ai blocchi stradali che hanno causato penuria di merci nei supermercati, con scaffali vuoti e intere corsie chiuse in diverse zone del Sud Italia. Il decreto prevede 105 milioni di euro per i rimborsi sul gasolio ma ci sono interventi anche per agricoltura e pesca. In un video pubblicato sui social, Giorgia Meloni ha dichiarato: “Accordo con le associazioni dell’autotrasporto, risorse già in pagamento e nuove misure per agricoltori e pescatori approvate oggi in Consiglio dei Ministri. Il Governo ascolta chi manifesta pacificamente e lavora per dare risposte concrete”.

Le misure approvate dal Cdm del 22 ottobre

Nella conferenza stampa del Consiglio dei Ministri del 22 ottobre, Edoardo Rixi, viceministro del Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, ha dichiarato: “Da marzo fino ad agosto abbiamo messo 480 milioni e altri 60 milioni per il mese di settembre fino ai primi di ottobre, consentendo anche l’utilizzo dei crediti d’imposta per i primi mesi del 2027 per evitare che alcune aziende vadano in extra credito e non possano utilizzare i crediti. I crediti saranno già disponibili alle prime aziende dalla settimana prossima”.

Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, ha dichiarato che attraverso l’Agea “arriveranno 60 milioni per il costo del carburante agricolo” utili a “garantire l’acquisto di 121 milioni di litri, con un contributo fino a 45 centesimi. Dopo un primo intervento che copriva la prima parte dell’anno, questo copre fio al 15 ottobre, ristorando le aziende che hanno acquistato carburante agricolo”.

Le parole di Matteo Salvini

Prima di collegarsi al Cdm, Matteo Salvini ha dichiarato: “Sono al telefono giorno e notte, non da ieri, da settimane. Oggi c’è un ulteriore intervento anche per i piccoli autotrasportatori. Noi abbiamo sbloccato un miliardo che in gran parte va agli autotrasportatori con più mezzi, con mezzi più nuovi. Ci sono anche tanti che hanno due o tre mezzi, soprattutto al Sud, che hanno ancora l’Euro 4, l’Euro 3, perchè non hanno i soldi per prenderne di nuovi”. ”

Ha poi aggiunto: “Quindi oggi interveniamo per ridurre il costo del gasolio anche per i piccolini in tutta Italia, e soprattutto dove hanno i mezzi più vecchi, per allungare i tempi di pagamento dei leasing, per dare fiato e liquidità a tante imprese. Detto questo, noi stiamo cominciando a pagare migliaia e migliaia di imprese. Abbiamo ascoltato tutti. Rincontrerò tutti, i grandi e anche quelli che hanno un solo camion, a Milano come a Foggia o come a Caserta”.

Il vertice del Governo

Nella serata di mercoledì 21 ottobre, la premier Giorgia Meloni ha presieduto una riunione con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari.

L’agenzia, raccogliendo fonti dell’esecutivo, riferisce che nel corso dell’incontro “è stato fatto il punto sulle misure da portare in Cdm”. Per l’autotrasporto, “si è discusso degli esiti del confronto avvenuto ieri con i rappresentanti di categoria e sull’immediata operatività dei provvedimenti”. Il Governo lavora inoltre a “un pacchetto di norme e iniziative concrete a sostegno del comparto agricolo”.

Viminale contro i blocchi dell’autotrasporto

Piantedosi ha fornito aggiornamenti sui contatti con i prefetti dei territori interessati dai blocchi. Il nodo per il Viminale è sbloccare la viabilità e garantire la continuità dei rifornimenti, in particolare per quanto riguarda beni di prima necessità, alimenti e farmaci. Le Forze dell’Ordine hanno scortato circa 500 autotrasportatori. Il servizio sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta.

Il ministero dell’Interno ha inoltre avviato un’azione a tappeto per identificare chi sta attuando “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”. I numeri:

  • 1.339 soggetti identificati;
  • 71 denunciati;
  • 242 sanzionati sul piano amministrativo.

La testata Open, citando fonti delle Forze dell’Ordine, riferisce di situazioni avvenute in Campania dove ruote di tir sono state tagliate per impedire la partenza agli autisti che non volevano aderire alle proteste.

Credito d’imposta sul carburante

Salvini e Rixi, dopo l’incontro dell’altro ieri con i rappresentanti degli autotrasportatori, hanno confermato lo sblocco di 430 milioni già stanziati per credito d’imposta sul carburante per il periodo marzo-agosto. I soldi non sono ancora stati erogati a causa dei tempi della burocrazia, dopo 32mila domande ricevute.

Il decreto legge che dovrebbe emergere dal Cdm delle 12:00 di giovedì 22 ottobre dovrebbe aggiungere altri 45,2 milioni a quanto già previsto, più e altri 60 milioni per coprire i rimborsi sul gasolio acquistato dal 1° settembre al 5 ottobre.

Estesa poi la compensazione fino al 31 dicembre 2027 per le fatture dal 1° settembre al 5 ottobre.

Conte chiama in causa Meloni: “Crisi economica e sociale e il governo non ha fatto nulla. Anzi ha firmato gli accordi folli per il riarmo”

21 October 2026 at 21:05

Di fronte a una crisi “economica e sociale”, il governo Meloni “è doppiamente responsabile”, “perché non ha fatto nulla e ha sottoscritto folli accordi per il riarmo, per 14 miliardi“. A prendere la parola alla Camera, mentre ancora proseguono i blocchi degli autotrasportatori in mezza Italia con conseguenze sui supermercati vuoti, è il leader del M5s Giuseppe Conte: “La circolazione è in tilt, gli scaffali dei supermercati si stanno svuotando, i distributori di carburanti sono a secco. E la risposta del governo è totalmente inadeguata: oltre 1.300 identificati, una serie di misure di polizia, minacce di arresti. Una risposta che non corrisponde al malessere che serpeggia”. “Noi abbiamo incontrato agricoltori, autotrasportatori – dice l’ex premier – : non ce la fanno, è sofferenza vera, disagio, sono disperati”, “l’Italia si sta fermando. Avete varato 7 decreti sicurezza, inasprito pene e c’è insicurezza dappertutto“. Conte ha parlato anche delle proteste pacifiche degli studenti, “e non mi riferisco ai fatti di Milano”. Anzi dopo il weekend di guerriglia nel capoluogo lombardo “mancano le scuse, perchè l’ordine pubblico è di sua competenza”.

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“Non usate i violenti per silenziare la voce di chi vi dice che non riesce più a campare”: Schlein attacca Meloni alla Camera

21 October 2026 at 19:45

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni deve andare in Parlamento a spiegare “come intende rispondere al caro carburanti, al caro vita e al caro affitti che stanno bloccando il paese. Noi abbiamo fatto proposte concrete”. Lo ha detto Elly Schlein prendendo la parola nell’Aula della Camera. “Ci sono agricoltori, autotrasportatori e pescatori che in tutto il Sud stanno protestando perché non riescono più a fare il pieno”, ha aggiunto Schlein. “Come risponde il governo agli studenti che hanno piantato le tende nelle città a partire da piazza Montecitorio?”, ha aggiunto la segretaria del Pd. “Abbiamo condannato con nettezza i gravi episodi di violenza”, ha aggiunto, “agli agenti va la nostra vicinanza. Ma non si usino i violenti per silenziare la voce di decine di migliaia di persone in tutta Italia che civilmente vi stanno dicendo che in questo Paese non riescono più a campare. La risposta solo repressiva è inefficace“.

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Europe’s far right seizes on protest violence to push authoritarian anti-immigration agenda

Nationalist leaders are framing unrest as consequence of failed liberal governance and open borders

Europe’s far-right leaders have jumped on the violence that rocked numerous cities last weekend, framing it as the inevitable consequence of failed liberal governance and open-border policies and insisting only they can restore law and order.

Months away from key elections in Spain, France and Italy, authoritarian nationalists are eager to weaponise the wave of street unrest, originating in peaceful protests over the cost of living and deteriorating public services but hijacked by violent rioters.

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© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

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Nationalist leaders are framing unrest as consequence of failed liberal governance and open borders

Europe’s far-right leaders have jumped on the violence that rocked numerous cities last weekend, framing it as the inevitable consequence of failed liberal governance and open-border policies and insisting only they can restore law and order.

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Giorgia Meloni “non contraria” al divieto social per i minori. Opposizioni: “Stupiti, lo blocca da un anno. Teme Trump e Big Tech?”

21 October 2026 at 14:49

Giorgia Meloni non dice di essere favorevole al divieto social per i minori di 14 anni. Però “non è contraria e ostile”, mentre esplodono proteste in piazza e il governo teme interferenze straniere, grazie ad internet e alle piattaforme tecnologiche. Avrebbe potuto approvare un decreto legge, lascia trapelare su Repubblica, ma preferisce lasciare mano libera al Parlamento sul ban per giovanissimi. Eppure, da circa un anno il governo non consegna i pareri ministeriali alla Commissione del Senato. Senza quei documenti, il disegno di legge 1.136 incardinato a Palazzo Madama, non può essere approvato dal Parlamento. Infatti è bloccato da un anno, malgrado sia firmato da Fratelli d’Italia e sostenuto da anche dalle opposizioni. Da mesi il Movimento 5 stelle indizia Giorgia Meloni di congelare il divieto social per non irritare Donald Trump e i colossi tecnologici statunitensi. La senatrice pentastellata Barbara Floridia ricorda la misura ferma da circa un anno e pone la domanda alla premier: “Forse teme di pestare i piedi alle Big Tech e quindi a Trump?”. Un sospetto espresso dalla collega di palazzo Madama Marianna Madia (Italia Viva) sulle pagine di Repubblica il 28 aprile scorso.

Il timore: interferenze straniere, grazie alle piattaforme, per alimentare le contestazioni

Ora, secondo il quotidiano diretto da Stefano Cappellini, i massimi vertici del governo discutono sul ban tecnologico per i minori, anche perché “è sempre più chiaro che una qualche forma di regia esterna potrebbe aver mosso i giovani in piazza”. Ieri anche il ministro Guido Crosetto ha sostenuto la teoria della disinformazione russa sui social come fattore delle contestazioni violente. Oggi, secondo il Financial Times, le autorità europea hanno aperto un’indagine sul ruolo della propaganda straniera nel fomentare manifestazioni in Francia e in Italia. A Bruxelles e Roma sospettano interferenze dall’estero, una guerra ibrida per manipolare le giovani menti europee. Dunque palazzo Chigi auspica un emendamento parlamentare al Decreto sicurezza approvato dal governo, durante la procedura di conversione in legge, per difendere i minori dalla propaganda online.

La senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni, interpellata da ilfattoquotidiano.it, rilancia verso le opposizioni l’invito di Meloni: il ddl “può essere votato o inserito con un emendamento nel Decreto sicurezza che andrà in Aula”, dichiara la parlamentare. La proposta include l’abbassamento della soglia d’età per l’ingresso nei social network. Il provvedimento n. 1136 incardinato al Senato prevede 15 anni, l’asticella “più appropriata”, secondo la senatrice. Ma considerando “l’ampio consenso delle forze parlamentari sulla soglia dei 14 anni, procediamo pure in questa direzione”. Alla modifica parlamentare è favorevole Casa Riformista con Marianna Madia, co-firmataria del divieto social fermo a Palazzo Madama: presenteremo “subito un emendamento all’ultimo Decreto sicurezza, e chiederemo di firmarlo a tutti gli altri gruppi parlamentari. Capiremo allora quale sarà la vera disponibilità della presidente Meloni”, annuncia la deputata. Che si dice “sbalordita dalle parole della presidente Meloni”, giudicato come uno “smaccato tentativo di rimediare a un ritardo di cui porta tutta la responsabilità”.

Mennuni (FdI) rilancia la proposta di Meloni: “Votare il ddl o un emendamento”. Malpezzi: “Pd l’ha proposto a marzo, richiesta respinta”

Ora Meloni e Fratelli d’Italia aprono all’emendamento con il divieto social a tutela dei minori. Ma “il partito democratico ha più volte presentato la modifica in Parlamento per dare via libera al ban, e ci è sempre stato detto che è inammissibile”, dice a ilfattoquotidiano.it Simone Malpezzi. Il testo della senatrice Pd è giunto a fine marzo per correggere un altro pacchetto sicurezza presentato dal governo, dopo l’esortazione del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ad approvare lo stop per l’accesso alle piattaforme da parte dei giovanissimi. La prof accoltellata da un tredicenne in una scuola di Trescore, in provincia di Bergamo, aveva scosso l’opinione pubblica occupando le cronache dei quotidiani e dei talk show. “L’emendamento è stata anche mossa per provocare Meloni”, scoprendo il suo bluff sul divieto social, aggiunge l’esponente dem. Ora il Pd voterebbe l’emendamento al nuovo Decreto sicurezza? “Non so cosa farà il partito”, dice Malpezzi rilanciando la palla nel campo di palazzo Chigi. “Piuttosto, Meloni per l’ennesima volta si dice ‘non contraria’. Ma allora, chi è contrario nel suo governo? Ci dica cosa vuole fare l’esecutivo”, conclude la senatrice.

Floridia (M5s): “Prima il governo finanzi l’educazione digitale nel Decreto scuola”

“Stiamo lavorando al Decreto scuola e abbiamo proposto un emendamento per finanziare l’educazione digitale nelle scuole”, dice Barbara Floridia a ilfattoquotidiano.it. “Noi l’abbiamo introdotta, ora vediamo cosa farà il governo la prossima settimana”, prosegue la senatrice. Il Movimento 5 stelle sarebbe favorevole a votare il divieto social come emendamento al ddl sicurezza, come chiesto da Meloni e rilanciato da Lavinia Mennuni? “Dipende dall’emendamento – risponde Floridia – Sostenerlo o astenersi, per votare contro il Decreto sarebbe la strada da percorrere”, avvisa la pentastellata. “Ma non ha senso votare nulla se non finanzieranno l’educazione digitale a scuola per i più giovani”, prosegue la senatrice. Che lancia la stoccata sull’agenda di Meloni: “Ci stiamo occupando del burqa, nel decreto Scuola, mentre ragazzini di 11 o 12 anni manifestano in modo violento. Quali sono le priorità del governo?”.

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Arriva in libreria il nuovo libro di Andrea Scanzi: “ORA O MAI PIÙ – 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo”

21 October 2026 at 14:08

“ORA O MAI PIÙ – 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo” (Paper First) di Andrea Scanzi

Il governo Meloni sta inanellando un disastro dopo l’altro, assieme alla sua squadra di ministri quasi sempre disastrosi e incompetenti. Eppure, alla vigilia delle prossime elezioni, è ancora lei la favorita nei sondaggi. Potrebbe governare per dieci anni di fila: praticamente un incubo.

Com’è stato possibile ritrovarsi in questa situazione? Dove abbiamo sbagliato? Esiste una via di fuga? Oppure dobbiamo prendere semplicemente atto che l’opposizione è una ristretta minoranza, accecata da odio e frustrazione, incapace di apprezzare la politica mirabile di Donna Giorgia?

La realtà è impietosa: il fallimento della destra nostrana è sotto gli occhi di (quasi) tutti. Forse allora dobbiamo fermarci a ragionare, esaminando ogni scenario possibile e cercando alternative concrete.
Ed è proprio quello che Scanzi fa in questo libro, che è poi un invito all’azione e alla resistenza: un’autentica e appassionata “chiamata democratica alle armi”. Accanto alla consueta satira impietosa di una politica svilita e indigeribile, l’autore stila un vero e proprio decalogo, per prendere atto della situazione e presentarci vincenti alle elezioni.

Azioni semplici ma fondamentali, private e al tempo stesso politiche. Informarsi. Indignarsi. Fare squadra. Andare a votare. Coltivare la memoria. Restare umani. Forse, se l’opposizione – e con essa tutti noi – proverà a mettere in pratica questo decalogo, avremo un Paese libero. Con un governo giusto e dignitoso, di cui non vergognarsi.

Il libro è disponibile in edicola con il Fatto Quotidiano, in libreria e in tutti gli store online

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Decreto sicurezza dopo Milano, molte norme sono già in vigore: la stretta del governo introduce poche vere novità

21 October 2026 at 12:33

Il copione si ripete: dopo gli scontri, il governo annuncia una nuova stretta sulla sicurezza, moltiplica le fattispecie penali e presenta il decreto come la risposta necessaria a quanto accaduto. Questa volta il fatto di cronaca è rappresentato dalle violenze durante gli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre con saccheggi e devastazioni. Due giorni dopo, il 20 ottobre, il Consiglio dei ministri presieduto da Giorgia Meloni ha approvato un nuovo decreto-legge in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile. Ma, al di là dell’annuncio politico, quanto c’è davvero di nuovo? Otto articoli, nuove fattispecie penali, estensione delle misure preventive e cinquecento militari in più nel capoluogo lombardo. Di fatto si ampliano strumenti esistenti e interviene su misure che erano già all’esame del Parlamento. Vengono ripresi strumenti già introdotti dai precedenti decreti Caivano, Sicurezza e dalla stretta del febbraio 2026 e che – cronaca dimostra – non sono serviti a molto.

Violenza organizzata

Quella che appare l’unica novità sul fronte delle manifestazioni è il delitto di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche“. La norma riguarda chi, durante una protesta, partecipa a un gruppo di almeno cinque persone che agisce in modo organizzato, anche occasionalmente, e utilizza o lancia oggetti atti a offendere o artifici pericolosi, creando un concreto pericolo per l’incolumità delle persone. Ma esiste già comunque il reato di associazione a delinquere che può essere finalizzato alla commissione di un reato. Per questa “nuova” condotta sono previste pene da due a cinque anni e una multa fino a 20mila euro. Le sanzioni aumentano in presenza di determinate circostanze, tra cui il volto coperto o il danneggiamento di infrastrutture e servizi di pubblica utilità.

Per chi organizza o promuove gruppi destinati a dar vita a manifestazioni violente, anche attraverso strumenti informatici o telematici, la pena indicata arriva da quattro a dodici anni. È una nuova fattispecie penale, ma non nasce in un vuoto normativo e comunque la pena massima sembra sproporzionata. L’ordinamento già punisce, a seconda delle condotte, il porto di oggetti atti a offendere, l’impiego di esplosivi, il danneggiamento, la devastazione e il saccheggio, oltre all’istigazione a delinquere e al concorso nei reati commessi da più persone. La questione è dunque se la nuova norma colmi una lacuna effettiva o finisca per sovrapporsi, almeno in parte, a reati già esistenti. Il decreto introduce inoltre un’aggravante specifica per il danneggiamento commesso da un gruppo organizzato di almeno cinque persone e aumenta le pene per alcune ipotesi di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità durante le manifestazioni.

Flagranza differita e i minori

Anche l’arresto in flagranza differita – che consente alle forze dell’ordine di arrestare i responsabili di reati violenti commessi durante o a causa di manifestazioni sportive entro un limite di tempo – viene esteso. Il meccanismo consente, a determinate condizioni e sulla base di elementi documentali, di procedere all’arresto dopo il momento in cui il fatto è stato commesso. Era già previsto in ambiti specifici, appunto quello dello sport e in particolare del calcio, ed era stato ampliato dai precedenti interventi in materia di sicurezza proprio per casi di cronaca. Il nuovo decreto ne allarga ulteriormente l’applicazione ai delitti individuati dal provvedimento e ai minorenni. Per i danneggiamenti di gruppo c’è la possibilità di arresto in flagranza differita.

Il capitolo dei minori contiene una delle modifiche più incisive. Per chi ha compiuto 14 anni viene introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, superabile con prova contraria. Il comunicato del Consiglio dei ministri non limita questa previsione alla fascia tra i quattordici e i sedici anni: parla dei minori che hanno compiuto quattordici anni. La norma cambia quindi il punto di partenza dell’accertamento dell’imputabilità. Oggi, per i ragazzi tra i quattordici e i diciotto anni, la capacità di intendere e di volere deve essere accertata dal giudice; con la nuova disciplina viene presunta, salvo prova contraria. Resta ferma, secondo Palazzo Chigi, la diminuzione di pena prevista per i minori imputabili.

Non significa che ogni 14enne diventi automaticamente colpevole o condannabile: imputabilità e responsabilità per il singolo fatto restano questioni distinte. La modifica, tuttavia, interviene su un principio centrale dell’articolo 98 del codice penale e solleva interrogativi sulle garanzie della giustizia minorile e sulla compatibilità della nuova impostazione con i principi costituzionali. La stretta riguarda anche il cosiddetto fermo preventivo. L’accompagnamento e il trattenimento negli uffici di polizia vengono estesi dalle manifestazioni alle specifiche operazioni svolte in luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone, quando vi siano elementi concreti per ritenere che un soggetto possa tenere condotte concretamente pericolose per la sicurezza. La misura potrà riguardare appunto anche i minorenni. Il comunicato ufficiale del Consiglio dei ministri parla di un massimo di dodici ore.

I giudici da applicare

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in conferenza stampa martedì ha spiegato che per quanto riguarda la “carenza di magistrati in circostanze occasionali … abbiamo previsto che al fine di consentire la procedura di convalida, vi sia la possibilità con effetto immediato e senza seguire le procedure ordinarie la possibilità di applicare dei giudici”. Per esempio ha spiegato il Guardasigiilli “se si hanno 30-40-50 arresti nell’arco limitato” “di una manifestazione in un pomeriggio, per avere la convalida dell’arresto occorre l’intervento del pubblico ministero e soprattutto del gip” e “può accadere che in certe città non ci sia sufficienza di giudici in grado di intervenire nei termini di legge per la convalida del fermo” e per questo . Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, in conferenza stampa post Cdm. “Il presidente del tribunale può chiedere al presidente della Corte di appello l’applicazione di un giudice bypassando le procedure ordinarie e ottenendo una applicazione immediata”, ha spiegato ancora il ministro.

Divieto di raduno

Il questore potrà inoltre vietare, per un periodo non superiore a un anno, a determinate persone di radunarsi con soggetti specifici in luoghi individuati. La misura potrà riguardare anche ragazzi dai quattordici anni che abbiano tenuto comportamenti intimidatori o violenti in gruppo e siano già stati destinatari di provvedimenti di prevenzione o condannati per delitti contro la persona o il patrimonio nei cinque anni precedenti. Anche in questo caso il decreto amplia strumenti preventivi già presenti nell’ordinamento, compresi quelli sviluppati attraverso la legislazione sulla sicurezza urbana e il decreto Caivano del 2023.

Sul fronte della responsabilità dei genitori, il governo introduce sanzioni amministrative quando un minore, anche non imputabile, partecipa a determinati reati. I genitori possono evitare la sanzione dimostrando di non aver potuto impedire il fatto. Le multe saranno comprese tra 500 e 1.000 euro, con possibilità di raddoppio in caso di reiterazione. Il decreto prevede inoltre procedure più rapide per ottenere il risarcimento: per i danni ai beni pubblici potrà intervenire direttamente il prefetto, mentre i privati danneggiati potranno ottenere più rapidamente un decreto ingiuntivo. Anche qui non si parte da zero.

“Il prefetto – ha spiega il ministro del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi – quando irroga la sanzione può disporre una sorta di anticipazione del risarcimento del danno al genitore il pagamento di una somma a titolo di risarcimento dei danni cagionati in conseguenza dei fatti compiuti, qualora questi siano danni cagionata a beni appartenenti allo Stato, alla Regione agli enti locali, quindi a enti pubblici, danni di carattere pubblico”. Quando invece sono commessi danni in danno di privati il soggetto interessato “il prefetto può ricorrere ad un procedimento semplificato, per ottenere un riconoscimento veloce dei danni che gli sono stati cagionati dai fatti commessi

Il decreto-legge 23 del 2026 aveva già introdotto sanzioni amministrative per i genitori in relazione a specifici reati commessi dai figli minorenni, in particolare nell’ambito del porto di armi o strumenti atti a offendere. Il nuovo provvedimento amplia il campo d’intervento. La novità sta quindi nell’estensione delle condotte per le quali può scattare la sanzione, non nell’invenzione della responsabilità amministrativa dei genitori. Il decreto rende inoltre procedibili d’ufficio le lesioni personali lievi cagionate a un ufficiale o agente di polizia giudiziaria o di pubblica sicurezza nell’atto o a causa dell’adempimento delle proprie funzioni.

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Italia sospecha que el caos de Milán no fue espontáneo y cree que un actor extranjero pudo agitar a los jóvenes

21 October 2026 at 11:30

La primera reacción del Gobierno italiano de Giorgia Meloni a los incidentes de Milán del fin de semana ha sido, como en muchos otros momentos de crisis y más aún cuando hay elecciones a la vista, aprobar un decreto con nuevos delitos que endurecen las medidas de seguridad. Ya van ocho decretos en cuatro años, más otras normas y proyectos de ley. Además, ha habido críticas a la escasa presencia policial, pues un gran despliegue no se hizo hasta el lunes. Pero al margen de que las protestas surgen de un claro descontento social, los servicios de inteligencia italianos van más allá: el análisis de las redes sociales de esos días indica que no todo fue tan espontáneo en la movilización de unos 2.000 chavales, sin ninguna organización ni reivindicación, que súbitamente se dirigieron al centro de Milán y rompieron escaparates para robar zapatillas y ropa de marca. “Es el punto culminante de una guerra híbrida”, ha dicho sin rodeos el ministro de Defensa, Guido Crosetto, que desde hace años alerta sobre el problema.

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© Stringer (REUTERS)

Varios jóvenes corren por el centro de Milán en los incidentes del pasado domingo.

Palazzo Chigi, l’allarme rosso è per il guano: un sistema da 22 mila euro per cacciare piccioni e gabbiani dallo scalone d’onore

21 October 2026 at 11:20

Nelle ultime settimane a Palazzo Chigi è scattato un allarme: il guano sullo scalone d’onore che porta la presidente del Consiglio, i capi di Stato esteri e i ministri nelle stanze dorate del governo per bilaterali, incontri e riunioni. Così si è deciso di correre subito ai ripari: un sistema elettromagnetico di dissuasori contro piccioni e gabbiani, padroni incontrastati dei tetti romani, che d’ora in poi riceveranno una scossa a ogni tentativo di sosta. Nella delibera si specifica che l’intervento serve anche per garantire “le condizioni igieniche” dello scalone d’onore.

Costo totale di 22 mila euro tra fornitura, posa del sistema e sicurezza compresa l’Iva. Una delibera firmata in tutta fretta nel giro di venti giorni dai vertici del governo italiano: la richiesta è stata fatta il 10 settembre dal Servizio di gestione immobili e deliberata il 2 ottobre dal dipartimento dei servizi strumentali con assegnazione diretta a una società di bonifiche ambientali e disinfestazioni. Il capitolo di spesa, che peserà sul bilancio di Palazzo Chigi del 2027, è quello che riguarda il “decoro delle autorità politiche”: lo scalone infatti è la passerella di rappresentanza percorsa da capi di Stato, premier stranieri e delegazioni ufficiali.

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