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Quem é o ator irlandês que poderá fazer história ao competir contra si próprio nos Óscares de 2027?

20 October 2026 at 19:58

O ator irlandês está entre os nomes apontados para a corrida ao Óscar de Melhor Ator em 2027, graças a uma interpretação que tem conquistado a atenção da crítica. No entanto, a possibilidade de receber uma segunda nomeação na mesma categoria, por um filme diferente, poderá levá-lo a fazer história nos prémios da Academia de Hollywood.

Prima del mito, il sogno: la storia di Rocky sul grande schermo. Applausi alla Festa del Cinema di Roma

20 October 2026 at 18:10

Applausi scroscianti in ogni sala: I Play Rocky ha conquistato il pubblico della 21ª Festa del Cinema di Roma, dove è presentato nella sezione Grand Public. E certamente, quando uscirà nelle sale italiane il 31 dicembre, sarà il pubblico a decretarne il successo popolare. Perché di questo si tratta: un film che, agganciandosi al mito di Rocky, ne ripercorre la genesi e la trasforma in un’epopea dal sapore vintage, squisitamente divertente.

Tra i titoli finora visti alla kermesse capitolina, I Play Rocky è, insieme a Elsinore e in attesa di The Debut, uno dei film che hanno le carte in regola per affacciarsi all’imminente stagione dei premi, che culminerà con gli Oscar. Difficilmente, infatti, l’Academy resterà indifferente alla superlativa prova di Anthony Ippolito, quasi un clone di Sylvester Stallone, tanto fisicamente quanto nella tenacia. Ma tutto questo appartiene al futuro.

Il dato presente è che, dopo la presentazione al Festival di Toronto, I Play Rocky di Peter Farrelly, questa volta senza il fratello Bobby, è già un piccolo meta-cult. Il film celebra i cinquant’anni dell’iconica pellicola premiata con tre Oscar e ne prolunga il mito senza retorica né enfasi, concentrandosi sugli aspetti più intimi, esistenziali e antropologici della nota vicenda del giovane newyorkese Sylvester Stallone, allora un underdog in cerca della propria occasione.

Partendo dalla brillante sceneggiatura di Peter Gamble e avvalendosi della consulenza dello stesso attore e sceneggiatore, oggi ottantenne, Farrelly riesce a restituire un racconto in sintonia con il leggendario originale per tono e look indipendente, pur adottando un registro comico decisamente diverso dall’epica drammaticità che pervade il film sceneggiato e interpretato da Stallone.

Il fulcro di I Play Rocky è racchiuso proprio nella frase scelta come titolo: “Io recito Rocky”, mentre il titolo italiano previsto per l’uscita sarà Rocky sono io. Una dichiarazione che sottolinea la reale ostinazione di Sylvester Stallone, capace di rifiutare offerte assai generose pur di non cedere il suo magico copione e rinunciare a interpretarlo. Un “gran rifiuto” che sfidava la povertà in cui lui e la moglie Sasha versavano, mentre erano in attesa del loro primo figlio. Eppure fu proprio quella scelta la chiave vincente per entrare nel mito.

In definitiva, poco importa che il pubblico conosca già il lieto fine. Ciò che brilla nel film di Farrelly è il ritmo, insieme alla forza della commedia sociale e umana e a un percorso a ostacoli che parla al presente, in una Hollywood spesso ostile ai sogni fuori dagli schemi. Già, perché I Play Rocky è anche un film sul fare cinema con un budget ridotto, capace di dialogare con la contemporaneità, in cui la crisi sociale e la ferocia dello show business appaiono sempre più evidenti. Ma i sognatori caparbi e tenaci come rocce non smetteranno mai di nascere, esistere e vincere. Del resto, la dedica pronunciata da Stallone agli Oscar del 1977 è rimasta leggendaria e conserva tutta la sua attualità: “A tutti i Rocky del mondo, vi amo!”.

Apparentato a I Play Rocky soltanto per lo spirito di endurance incarnato dal protagonista, il documentario polacco Closure di Michal Marczak, in concorso nella sezione Progressive Cinema, racconta la tenace ricerca di un figlio scomparso da parte di suo padre.

Il regista ha seguito con la videocamera gli eventi successivi alla probabile scomparsa nelle acque della Vistola del sedicenne Krzysztof “Chris” Dymiński, un fatto di cronaca che ha scosso l’intera Polonia. Lirico nel suo farsi elegia funebre e meditazione su una perdita ancora senza risposte, Closure accompagna una famiglia che non ha smesso di cercare Chris e amplia la vicenda fino a farne una riflessione universale sul dolore provocato dalla scomparsa di una persona cara, tanto più insopportabile quando si tratta di un figlio. Un padre che non si dà pace e sperimenta ogni strumento possibile per setacciare il grande fiume, una madre che ogni sera attende il ritorno del figlio: una storia emozionante che, lentamente, trascina lo spettatore dentro il dolore di questi genitori, rendendolo partecipe di un’attesa sospesa tra speranza e disperazione.

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Mostra de Cinema de Angra do Heroísmo tem como foco a música

20 October 2026 at 17:05
Iniciativa do Cine-Clube da Ilha Terceira "elege a música como fio condutor da programação", através de três documentários que chegam em estreia à ilha Terceira.

© Keystone/Getty Images

Para a organização, os filmes selecionados "ultrapassam a simples biografia e afirmam-se também como retratos de épocas e de sociedades"

“Memórias do Cárcere”: liberdade para Camilo Castelo Branco

20 October 2026 at 16:34
Sérgio Graciano assina uma boa adaptação do livro "Memórias do Cárcere", de Camilo Castelo Branco, que tem Albano Jerónimo no papel do escritor. Eurico de Barros dá-lhe três estrelas.

Albano Jerónimo personifica Camilo Castelo Branco em "Memórias do Cárcere"

Dal flop-capolavoro di Tom Cruise al nuovo Ragione e Sentimento: i film da vedere ora

20 October 2026 at 14:04

Si può misurare il valore di un film esclusivamente dal suo incasso? Commercialmente è di sicuro un indicatore fondamentale, ma guai, in ogni caso, considerarlo l’unico. Ci sono film altamente preziosi per contributo artistico e pregnanza dei messaggi, che però vengono snobbati dal pubblico, quindi esclusi da grandi incassi. Prendiamo Digger, che purtroppo è entrato a far parte di questo controverso pantheon. Flopparono, in ordine sparso, anche cult e capolavori storici come Fight Club, Il Mago di Oz, Le Ali della Libertà, La Cosa, Blade Runner e Citizen Kane. Il flop del momento diretto dal Premio Oscar Alejandro González Iñárritu, prodotto con 125 milioni di dollari, finora ne ha incassati solo 41 mln, risultato matematicamente tragico, sì, ma c’è di più.

Con la vicenda del petroliere miliardario artefice del disastro ambientale definitivo a coronamento dei cambiamenti climatici, Tom Cruise offre la sua performance più ricca e sublime, e insieme al Presidente Usa fittizio e gravemente ammalato di John Goodman sarà probabilmente in lizza agli Oscar 2027. A parte cast luminoso su carta e perfetto in scena, il regista utilizza uno schema da metateatro che parte dal suo Birdman e va su lungo un’iperbole narrativa che fino al culmine non smette di puntarci il dito. Digger ci dice in maniera sobria e spietata che il disastro è una nostra responsabilità. Colpa di certe élite di potere economico e politico, ma anche nostra perché negli anni abbiamo sorseggiato qualsiasi frottola. Film urticante anche per le coscienze di tanti critici. Non a caso l’ascesa di Digger, audace vecchietto gattaro più egoista di uno Scrooge, cavalca la sua “bomba” come uno Stranamore di Kubrik, e ascende come un Kane di Welles. Ma questo nuovo riccone sventola l’antica pala del nonno per fare la morale sullo scavare per il petrolio, con l’ipocrisia del suo nomignolo Digger (scavatore in inglese). Paradossale l’insuccesso economico del film rientra in un periodo storico oggettivamente preoccupante dove anche il popolo si spaventa, e il pubblico latita perché forse di moniti da aggiungere alla propria paura non ne vuol sentire. Audacemente controversa e tragicamente autorionica la realtà di fatto: il film è di un messicano, mentre lo interpreta da mattatore assoluto un illustre statunitense che fa parte di una setta. Viva il Maestro Iñárritu, viva Digger e viva pure l’Arte di Cruise!

Tornando in Italia c’è un’altra opera controversa e importante, anche per l’ottimo cast. L’estranea di Paolo Strippoli ha un ritmo e una struttura narrativa decisamente horror. Ma non è esattamente questo. Chiamamola un non-horror questa crescente tragedia famigliare che vede una ricca madre di famiglia ricattata da una donna luciferina in vari momenti difficilissimi. Ricorda per tensione e temperatura il primo Omen e Rosemary’s Baby. Grazie a una sapiente opera di comunicazione è stato spinto come drammatico, perché l’horror in Italia è sempre considerato di serie B, ma in fondo è servito a renderlo rappresentante italiano per la corsa alla nomination Oscar per il Miglior film straniero. Strada ancora lunghissima che forse sarebbe stata più adatta a Gioia mia di Margherita Spampinato. Ma conta poco. Il nuovo lavoro dell’autore barese ci distende su un’ascesa nel Male attraverso tentazioni di vita o di morte. Ha il bell’ardire di soppesare continuamente la nostra anima con quella della madre ricattata – una matura Jasmine Trinca – da una Valeria Bruni Tedeschi inedita, sottilmente diabolica, come l’insospettabile Bene ricercato nel danno minore. L’estranea, come Digger, è uno di quei film che fanno parlare e discutere a fine visione.

Con Primetime invece scendiamo negli inferi morali di una tivù americana sfacciata e a caccia di spettacolarità senza freno. Dietro alla morale dello smascherare predatori sessuali pedofili in diretta televisiva, il giornalista senza scrupoli di Robert Pattinson divora odiens e tappe in carriera, ma il prezzo da pagare per l’ambizione sarà sorprendente e altissimo. Qui in reference potrebbe aiutarvi Nightcrawler, ma il viaggio tra i riflettori più oscuri del successo televisivo ordito da Lance Oppenheim e prodotto da A24 graffia subdolo quanto i suoi personaggi, mostrandoci nuovi nessi perversi tra predatori e giustizieri. Istant movie feroce e sfidante.

Prima dell’ultimo titolo alleggeriamo in ironia il nostro cammino, stavolta, con il film bonus Street Fighter, di Kitao Sakurai. Ennesima messa in scena cineamatografica del celebre videogioco del 1987, ma forse stavolta si è imbroccata la strada giusta. Siam sempre sul livello di un “film di menare”, si dice in gergo nerd, quindi non aspettatevi illuminazioni particolari. I personaggi delle primissime versioni dei videogame originali prendono vita in una storia organica e sensata, seppur sviluppata con troppi dialoghi deliranti e anabolizzati di testosterone da far sorridere, ma fa parte di questo gioco. Soprattutto può essere nostalgico amarcord per gli ex-ragazzi oggi quarantenni e cinquantenni del pubblico, che quel gioco lo conobbero bene fuori casa tra sale giochi in lire e gettoni, e al computer di fronte alla televisione catodica, caricandolo su cassetta. Forse suonerà come arabo per i lettori millenial, ma googolate pure. Intrattenimento scacciapensieri, coloratissimo e allegramente pacchiano e muscolare. Tra i protagonisti anche il rapper 50 Cent, nei panni di Mike, il simil-Tyson elettronico dei suoi anni più gloriosi.

Chiudiamo con uno sguardo a Ragione e Sentimento, altra ennesima versione da grande schermo, davvero pregiata e moderna nella sua rappresentazione del romanzo originale di Jane Austen. Riuscendo in un miracolo simile a quello del Piccole Donne di Greta Gerwig, l’opera seconda di Georgia Oakley aggiunge un pizzico di vibrazioni emotive tra le due donne complici e sorelle interpetate da Daisy Edgar-Jones e Esmé Creed-Miles. Di entrambe sentiremo parlare molto, perchè sono attrici prodigiose. Ma pure il resto del cast è monumentale nel lavoro fatto, insieme a una magnifica messa in scena che potremmo sentire nominata divere volte ai prossimi Oscar. Consigliatissimo anche agli uomini per capire meglio le signore. Esce in sala il 25 ottobre. #PEACE

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“Davanti a un lutto non credo nella pace. Non so se ho mostrato troppo, o aperto le porte sul personale ma anche chiuso un cerchio”: così Kasia Smutniak sul docufilm su Pietro Taricone

20 October 2026 at 10:45

La perdita di Pietro Taricone che diventa trasformazione per chi resta. Kasia Smutniak la vede così nel suo ultimo film documentario da regista, Mustang, presentato alla Festa di Roma 2026. “Davanti a un lutto non credo nella pace, ma piuttosto nella trasformazione e non penso nemmeno che valga la pena raccontare la mia vita, ma quel pezzo della mia storia potrebbe essere in qualche modo una speranza per tante persone, a cui mi sto aggrappando”, ha spiegato la 47enne attrice e regista di origine polacca al Corriere della Sera.

“Questo, infatti, è un film speranzoso e sulla felicità, non una storia triste: ma di una bellissima trasformazione che unisce tante vite. Il centro di tutto questo è il Mustang”. Luogo della montagna nepalese che nel 2003 la Smutniak e l’allora suo fidanzato Taricone raggiungono per poi ripromettersi di tornare per un aiuto concreto alle popolazioni locali. Solo che Taricone muore improvvisamente in un incidente di paracadutismo nel 2009. Nel 2010 sarà Kasia con sua madre a raggiungere il Mustang ai piedi dell’Himalaya. E ancora nel 2024 sarà la 19enne Sophie, la figlia avuta dall’ex fidanzato nel 2004, a ripercorrere i passi materni e paterni in Nepal. Con lei, la ragazza, si porta la vecchia MiniDV di suo padre e così filma un nuovo viaggio come fece Taricone con la Smutniak nel 2003. Mustang, infine, è il risultato di queste due fonti video tra memoria e contemporaneità che Smutniak ha definitivamente riassemblato.

“Come nel mio primo doc Mur ho raccontato la speranza attraverso l’esperienza di persone che cercavano di salvare migranti nei boschi bielorussi, solo perché ritenevano giusto farlo. Anche qui ho lo stesso spirito: se una sola persona fa una cosa giusta, questo mi dà speranza per l’umanità”. Là, nell’Asia profonda c’è proprio una Fondazione Taricone, grazie alla quale è stata fondata la Ghami Solar School, dove bambini che non avrebbero avuto accesso a un’istruzione tradizionale seguono corsi di studio regolari. Mustang uscirà in sala con Fandango il 26 novembre. “Non so se ho mostrato troppo – chiosa l’attrice – Ma in realtà nel nostro lavoro mostriamo tanto di noi anche quando non sembra. Qui è più riconoscibile perché le emozioni hanno nomi e facce note. Ho aperto le porte sul personale ma anche chiuso un cerchio”.

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Filme sobre confinamento de Wuhan estreia na China

20 October 2026 at 08:49
"Heróis de Branco" recria os 76 dias de confinamento de Wuhan, entre janeiro e abril de 2020, é protagonizado pelo ator de Hong Kong Andy Lau e pela atriz chinesa Yang Zishan.

© SHEPHERD ZHOU/EPA

O anúncio da estreia provocou reações divergentes nas redes sociais chinesas, onde alguns internautas manifestaram relutância em reviver as dificuldades daquele período

Alentejo e Estremadura espanhola criam "corredor cultural"

19 October 2026 at 23:17
A aliança "A Fronteira da Cultura" foi constituída esta segunda-feira, em Évora. Envolve concelhos como Évora, Elvas, Badajoz e Cáceres e arranca em 2027.

© NUNO VEIGA/LUSA

A iniciativa arranca com 24 participantes, mas está aberta à adesão de mais instituições e agentes culturais interessados, oriundos de outros concelhos de ambas as regiões

Morreu a atriz Clara Joana. Tinha 85 anos

19 October 2026 at 17:50
A atriz lisboeta participou em filmes como "Pão, Amor e... Totobola!" e "A ilha dos Amores", na década de 1960. "O Caminho Perdido" foi a sua última curta-metragem, em 2005.

© Facebook/Clara Joana

Clara Joana numa família de tradições teatrais, sendo filha do ator António Vitorino

Taricone e Smutniak, in Mustang la memoria si fa cinema: alla Festa di Roma quattro registe raccontano perdita, amore e desiderio

19 October 2026 at 17:01

La memoria, la sparizione, la violenza della natura e quella dell’amore, che può distruggere o creare. Per quanto distinti e distanti per sguardi, generi e formati, hanno motivi di intreccio i film di quattro registe italiane presenti fra la 21esima Festa del cinema di Roma e Alice nella Città. Metterli accanto non svilisce l’importanza di alcuno di loro, anzi.

Al suo secondo documentario, Kasia Smutniak si espone con Mustang (nel concorso Progressive Cinema), mettendo in scena i ricordi di un vissuto personale che sfociano in un’impresa “più grande di noi”, dove per noi intende se stessa, il compianto compagno Pietro Taricone e la loro figlia Sophie. Luogo/personaggio di questo racconto privato e universale è il Mustang, territorio nepalese al confine con il Tibet, dove Kasia e Pietro erano stati insieme agli inizi della loro relazione. Taricone aveva fatto riprese di ogni cosa, “anche della più inutile”. Una volta rientrati, si erano ripromessi di tornare e aiutare le comunità di quei luoghi. Poi la tragedia della morte di Pietro e il ritorno di Smutniak con la figlia di sei anni. Da allora, l’attrice e regista polacca si è recata regolarmente nel Mustang, finché, nel 2013, insieme alla nativa Kunzum, ha avviato, con la Fondazione Pietro Taricone, il progetto di costruzione di una scuola laddove non esisteva nulla per i ragazzi. Ma è solo nel 2018 che ha iniziato a raccogliere i materiali foto-audiovisivi del passato, immaginando di comporre il progetto di un documentario.

“Nel frattempo mia figlia è cresciuta, è andata da sola a 19 anni nel Mustang e ha voluto fare la voce narrante del film”, ha spiegato Smutniak. Insomma, una genesi ad alto tasso di emotività che unisce, tuttavia, la buona causa del sostegno a una comunità remota, i cui tempi restano imparagonabili con quelli occidentali. Ma è lì, con gli abitanti nepalesi e tibetani di quegli scenari mozzafiato, che Kasia e Sophie hanno ritrovato se stesse e, soprattutto, il sorriso. “Ho voluto fare questo film per aggrapparmi ai pochi gesti che accendono un lume di speranza in un momento così buio per l’umanità. Queste persone sono speciali, vivono pensando alla felicità, la studiano, per loro essere felici non è un concetto astratto, è qualcosa di raggiungibile”. Questo film, commovente e insieme mosaico di spazi, tempi e formati, come lo è la sovrapposizione dei materiali montati, è la chiusura di un cerchio nella vita di Smutniak, ma è anche “un manuale per la felicità” donato a tutti coloro che desiderano elaborare un lutto, una perdita, un frammento irrisolto di memoria. Da vedere in sala anche per la sua imponenza visiva, a partire dal 23 novembre.

Connesso a Mustang per il tema della perdita, intesa soprattutto come “sparizione” dal campo visivo per relegarsi in quello della memoria, ma anche per la presenza di una natura imponente, è Idda di Irene Dionisio, collocato in Alice nella Città dopo l’apprezzamento ottenuto al Festival di Toronto. Al suo secondo lungometraggio di finzione, l’artista visiva e cineasta torinese si è cimentata nel racconto di due giovani amiche, Adele “Idda” e Sofia, che si ritrovano a Catania con l’intento di risalire le pendici dell’Etna. L’obiettivo è cercare il leggendario soffio del vulcano-femmina, anch’esso chiamato come una delle due protagoniste, Idda. Rarefatto, dotato di un notevole studio visivo e sonoro, a tratti perturbante, Idda diventa quasi immediatamente un teorema metafisico e metaforico, sia sull’essenza femminea sia sul valore trascendente dell’immagine stampata. Interpretato dalle migliori esponenti della nuovissima generazione di attrici, Tecla Insolia e Romana Maggiora Vergano, il film procede verso un sacro Graal inevitabile, inscritto nella “paura del buio” di cui soffre la vivace e folle Sofia, interpretata da un’appassionata Vergano.

Ed è proprio la giovane interprete romana a fare da cerniera con Desiderio di Michela Cescon, liberamente ispirato al romanzo di Giorgio Montefoschi del 2020, in cui Romana Maggiora Vergano incarna Livia, anima inquieta, bella e ribelle, di cui si innamora perdutamente Matteo, interpretato da un convincente Enrico Borello. Sono giovani e inesperti al loro primo incontro: lui è uno studente universitario di Lettere, lei una nullafacente ricchissima e viziata nella Roma di fine anni Ottanta. Vogliono scoprire insieme un bosco, ma la separazione, dovuta alla partenza della ragazza per Londra (“mia madre mi ha iscritto a una scuola d’arte, parto domani”), si protrae per anni.

Al ritorno della giovane nella Capitale, Matteo è ormai giornalista e sposato, con prole. Quanto accadrà tra loro appartiene all’universo dell’amour fou, del melò letterario e cinematografico a cui tanto ha guardato Cescon per imbastire questo suo secondo, raffinatissimo lungometraggio. Un genere diverso dal noir Occhi blu, con cui aveva esordito alla regia nel 2021, ma altrettanto impegnativo: dalla scrittura densa a otto mani alla cura visiva (il DOP è Luca Bigazzi), fino all’attenzione, ovvia, alle interpretazioni, da cui un’attrice esperta e talentuosa come lei ha voluto il massimo. Il risultato è un buon melò, forse troppo orientato alla perfezione più che alla passione di un “desiderio” che, talvolta, resta immobilizzato fra le parole.

L’amore, invece, sboccia ancor meglio delle rose che profumano il giardino della grande villa di Marrakesh dell’ormai malata terminale Fanny Ardant. Il riferimento è al nuovo lavoro da regista di Ginevra Elkann, Le rose di Marrakesh, un piccolo e delicatissimo romanzo di emancipazione femminile racchiuso fra le mura di un ricco palazzo nella città marocchina. La vita si consuma tra la stanza di Isabelle, la padrona francese, quella di Leila, la sua giovane cameriera marocchina che nasconde un segreto, e il giardino che l’anziana proprietaria desidera ricolmo di verde e fiori rigogliosi. “Un film sulla memoria, e sull’amore che teniamo in silenzio”, spiega Elkann, sottolineando quanto l’elemento evocativo costituisca l’essenza di questo suo film, interamente parlato in francese e marocchino. Un racconto che assomiglia a una favola, una favola che rispecchia la vita, ma, purtroppo, un film «cinematograficamente» troppo esile per rimanere nella memoria.

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Tentano di forzare la sicurezza per entrare sul set Netflix con Adam Sandler e Salma Hayek, ma vengono fermati: scatta la sassaiola con pietre e bottiglie. Caos a Olbia, una guardia ferita alla testa

19 October 2026 at 16:43

Momenti di autentica tensione nel centro storico di Olbia, dove il set blindato della super-produzione Netflix “Un weekend da bamboccioni 3” è diventato teatro di un’aggressione improvvisa. Tre giovani, determinati a violare i cordoni di sicurezza per assistere ai ciak delle star hollywoodiane Adam Sandler e Salma Hayek, hanno scatenato una violenta sassaiola contro il personale di vigilanza. Il bilancio è di una guardia giurata ferita e di un fuggitivo già rintracciato dalle forze dell’ordine.

I disordini si sono innescati ai varchi di accesso di piazza Matteotti e nel tratto transennato di via Regina Elena, le due aree del cuore cittadino attualmente interdette al pubblico per consentire lo svolgimento regolare delle riprese. Secondo le ricostruzioni, il gruppo composto da tre ragazzi ha preteso di superare i controlli per introdursi nell’area del set. Di fronte al netto rifiuto degli addetti alla sicurezza, la situazione è rapidamente degenerata: i giovani hanno iniziato a scagliare pietre e bottiglie di vetro all’indirizzo delle guardie giurate poste a presidio dell’ingresso.

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Seis séries e um documentário para ver esta semana

19 October 2026 at 12:50
A nova temporada de "Ninguém Quer Isto", o regresso de Chris Pratt e de "Lupin", a novidade espanhola com o título "In Vitro" e a vida de "Luisinha" estão entre os destaques desta semana no streaming.

Kristen Bell e Adam Brody são os protagonistas de "Ninguém Quer Isto". A terceira temporada da série estreia-se na quinta-feira, dia 22 de outubro, na Netflix

Famiglie fuori asse, legami imperfetti e identità in cerca di sé: il cinema tra commedia, disordine affettivo e fiabe oltre i confini del reale

19 October 2026 at 06:30

“È andata così”. E comunque “noi, un po’ meglio”. L’importante è che, sebbene assomigliamo ad “alberi erranti”, non diventiamo “solo un’illusione“. Giocare con i titoli fa bene al cinema, soprattutto quando la 21ª Festa del Cinema di Roma celebra la famiglia. E lo fa nelle sue declinazioni più diverse, distanti, folli, tenere e — come si dice ormai da anni — disfunzionali.

Quattro opere contemporanee si cimentano nel raccontarla, tra la Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città: dal nuovo, bellissimo film di Daniele Luchetti, Noi, un po’ meglio, con la dolcissima coppia formata da Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, alle prese con il dubbio se intraprendere o meno il percorso dell’adozione, allo spassoso È andata così di Gianni Zanasi, in cui abbondano i figli “naturali”, così come i compagni e i mariti, grazie a una generosa Valentina Lodovini.

Si passa poi all’esplosivo Just an illusion – Una famiglia quasi perfetta dei francesi Olivier Nakache ed Éric Toledano, in cui il figlio preadolescente interpretato da Louis Garrel scompiglia un consesso familiare apparentemente quieto, per arrivare alla fiaba di respiro epico di Salvatore Mereu, che scardina le radici di padri, madri e figli con i suoi Alberi erranti. Insomma, ce n’è per tutti i gusti, soprattutto sul versante del cinema italiano.

Gianni Zanasi, che da sempre osserva la famiglia estraendone gli aspetti più scompigliati, in È andata così ne mette in scena una perfettamente “orizzontale”: una madre, due figli avuti da altrettanti padri e un marito da cui non ha avuto figli. Tutti insieme appassionatamente. O, meglio, almeno fino a quando non si intromettono gli operatori sociali, intenzionati a imporre un ordine là dove a regnare è il più felice dei disordini. E, come spesso accade nel cinema del regista emiliano, ad aggiustare le cose è la metanarrazione, in questo caso affidata al teatro terapeutico.

Molto bene tutti gli attori, tra cui spiccano il solito impeccabile Valerio Mastandrea, un irrequieto Michele Riondino e un serafico Leonardo Lidi, ultimamente presenza sempre più piacevole nel cinema italiano (alla Festa recita anche ne Il ministero dell’amore).

Tutti e tre amano Valentina Lodovini, che dà il meglio di sé nel registro della commedia, non esattamente il più congeniale alla sua cifra interpretativa. Finirà in un’amorevole caciara, come è giusto che sia. Con questa divertente famigliola, sceneggiata da Zanasi e Ciarrapico, il pubblico potrà divertirsi nelle sale a partire dal 26 novembre.

Il divertimento cresce ulteriormente grazie alla formidabile coppia del cinema francese Olivier Nakache ed Éric Toledano — gli autori del fenomeno al botteghino Quasi amici — che, con Just an illusion – Una famiglia quasi perfetta, ci riportano alla metà degli anni Ottanta per raccontare la famiglia Dayan: il classico quartetto composto dai genitori e da due figli. Si tratta, però, di una famiglia che riunisce storie migratorie assai diverse tra loro, quasi contrapposte. La madre, la splendida Camille Cottin, è un’ebrea algerina arrivata in Francia dopo essere stata costretta a lasciare il Paese in seguito alla guerra d’Algeria; il padre, interpretato da un perfetto Louis Garrel, è anch’egli ebreo, ma originario del Marocco, da cui è emigrato Oltralpe insieme alla famiglia.

I due figli, il maggiore Arnaud e il più piccolo Vincent, sono così alle prese con una questione identitaria che li porta a chiedersi ripetutamente se siano ebrei, arabi, africani o francesi. La risposta è che sono una sintesi di tutto questo, proprio come suggeriscono le radici dei due registi. Un concetto che conduce la commedia verso importanti riflessioni identitarie, politiche e culturali, senza mai smarrire la sua preziosa levità narrativa. Il punto di vista è affidato al più piccolo dei Dayan che, alle soglie della pubertà, assapora i primi turbamenti sentimentali mentre osserva le difficoltà di un padre disoccupato e di una madre che prova ad affacciarsi alla modernità imparando a usare i primi computer. Ne emerge un affresco tenero, un romanzo di formazione umana e sociale di notevole qualità per scrittura, regia e interpretazioni. L’uscita è prevista per l’inizio del 2027.

Su toni e registri completamente diversi da quelli della commedia si colloca invece il nuovo, ambizioso e imponente lavoro di Salvatore Mereu, Alberi erranti, nel programma di Alice nella Città. Presentato con successo in concorso all’ultimo Festival di Locarno, il film segna il primo vero distacco narrativo e linguistico di Mereu dalla natìa Sardegna, benché sia stato girato proprio sull’isola.

Della durata di tre ore, il film mette al centro tre personaggi che attraversano l’infanzia e la giovinezza, appartenenti a classi sociali diverse e legati alle rispettive famiglie da rapporti differenti, in particolare con i padri. Ispirato al romanzo Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta (edizioni Il Maestrale), che Mereu definisce “un libro senza appigli” se non quelli legati all’anima, il settimo lungometraggio del cineasta di Dorgali chiede allo spettatore la stessa fiducia che si riserva alle fiabe.

Perché “la favola è la favola”: si accettano così ellissi temporali, nevicate e sparizioni improvvise, osmosi tra natura e mondo animale, innamoramenti folgoranti, luoghi senza nome e geografie incerte, ma anche infinite tracce metafisiche e simboliche disseminate sui volti, sui corpi e nelle parole dei numerosi personaggi. A interpretarli sono, tra gli altri, attori di primo piano come Massimo Popolizio e Alessandro Haber, accanto ai più giovani Romeo Perrone e Giulia Maenza.

Un film radicale, misterioso, raffinatissimo che, pur non essendo privo di qualche caduta e di alcune eccedenze di lunghezza, ha il coraggio e la capacità di spingere lo sguardo oltre i confini del visibile. Il film arriverà nelle sale il 29 ottobre.

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Morre Michael Forest, ator de “Jornada nas Estrelas”, aos 97 anos

O ator americano Michael Forest, conhecido por interpretar o deus grego Apolo na série “Jornada nas Estrelas”, morreu aos 97 anos, na última quarta-feira. A causa da morte não foi informada.

Ele nasceu Gerald Michael Charlebois em Dakota do Norte, nos Estados Unidos, em 1929, e vivia numa instituição de repouso para idosos em Nevada nos últimos anos. A morte foi confirmada por um amigo numa publicação no Facebook.

Forest era conhecido como um homem de porte atlético e tinha um currículo extenso como ator coadjuvante no cinema e televisão, que iniciou na década de 1950.

Carreira no cinema e na televisão

Além de participações em séries e novelas que inclui ainda “Além da Imaginação” e “The Dick Van Dyke Show”, atuou em diversos filmes do ator e diretor Roger Corman e emprestou a voz a projetos de animação, animes e videogames.

Como dublador, participou de títulos como “Power Rangers” e “World of Warcraft”. Ele era fluente em italiano e dublou centenas de filmes nos anos em que morou em Roma, além de atuar em produções de outros países da Europa.

Entre seus inúmeros papéis, estão particapações em “A Besta da Caverna Assombrada”, “Atlas” e “Náufrago”.

Vida pessoal

Forest foi casado com a atriz Diane Hale por 52 anos, até a morte dela, em 2022. Não há informações se eles tiveram filhos juntos.

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“È stato travolgente e terrificante, non posso portare il peso del mondo sulle mie spalle. Klara? Mercoledì si sbarazzerebbe di lei facendola saltare in aria”: Jenna Ortega presenta il nuovo film alla Festa di Roma

18 October 2026 at 14:34

“A volte è stato travolgente e terrificante, ti senti disconnesso dal mondo che ti circonda; sono consapevole di essere un personaggio pubblico, so bene che le persone sono libere di farsi le loro idee ed esprimersi online e so che non posso cercare di accontentare tutti, di piacere a tutti… ma io non posso portare il peso del mondo sulle mie spalle, posso solo cercare di essere la versione migliore di me stessa e imparare il più possibile a essere gentile con chi mi circonda”. A dirlo è Jenna Ortega alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Accolta da fan in attesa fin dalle prime ore del mattino e da una sala stampa gremita, la ventiquattrenne ha portato nella Capitale un’ondata di entusiasmo inedita per questa edizione, firmando decine di autografi sul red carpet con la consumata esperienza di una diva navigata. L’occasione è la presentazione, nella sezione Grand Public, di “Klara and the Sun“, pellicola diretta dal Premio Oscar Taika Waititi e tratta dall’omonimo romanzo distopico di Kazuo Ishiguro (Premio Nobel per la Letteratura 2017).

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