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© Inna Varenytsia/Reuters
- Formiche
- Dalle piazze alle minacce esterne. La tempesta perfetta sull’Europa raccontata dall’amb. Mattiolo
Dalle piazze alle minacce esterne. La tempesta perfetta sull’Europa raccontata dall’amb. Mattiolo
Dalla Francia all’Italia, fermo restando che il diritto di manifestare è assolutamente sacrosanto nelle democrazie liberali, la dimensione di queste manifestazioni ormai coinvolge studenti, famiglie, lavoratori dei settori più diversi colpiti dal caro energia, dalla globalizzazione e da tutta una serie di fattori: sono il sintomo di un disagio sociale che nell’Europa esiste perché l’Europa non vive più una crescita economica. Vede attaccate le fondamenta, ovvero la sua capacità manifatturiera, la sua capacità di innovazione tecnologica, e la sua competitività è messa a rischio. Tutto questo degenera in forme di violenza che sembrano avere l’unico scopo di destabilizzare le democrazie occidentali che noi rappresentiamo. È legittimo quindi interrogarsi su chi stia soffiando sul fuoco. Lo dice a Formiche.net l’ambasciatore Luigi Mattiolo, presidente italiano di Villa Vigoni, Centro italo-tedesco per il dialogo europeo, già Primo Consigliere alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Onu, ambasciatore a Tel Aviv, ad Ankara, a Berlino oltre che Consigliere Diplomatico del governo del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi.
Caro energia, black bloc, non solo a Parigi, ma purtroppo anche a Milano, ed elezioni alle porte in mezza Europa: è la tempesta perfetta? E come potrà difendersi l’Unione europea?
Innanzitutto concordo con questa definizione di tempesta perfetta, perché effettivamente siamo in una fase in cui ci sono tre fattori esogeni che colpiscono in pieno l’Europa. Il primo, ovviamente, è l’atteggiamento dell’attuale amministrazione americana con riguardo alla difesa euro-atlantica e agli evidenti tentativi di trovare un accordo sull’Ucraina con la Russia, sulla testa dell’Ucraina e sulla testa dell’Europa. Il secondo è la minaccia russa sia che sia ibrida, sia che sia inafferrabile, o anche retorica, ma comunque è sicuramente una minaccia, ed è sicuramente un fattore profondo di destabilizzazione in Europa, visto che ha portato un conflitto che non intende interrompere, evidentemente, nel cuore del continente. Il terzo è la Cina che comunque continua ad agire abbastanza spudoratamente sulle catene di valore di materiali critici e mette in difficoltà profonda l’industria e la capacità manifatturiera europea, con una esportazione direi massiccia se non selvaggia e di beni di consumo a prezzi assolutamente stracciati.
Su tutto questo poi impatta la crisi ucraina…
L’intervento di Zelensky al Consiglio europeo è stato particolarmente preoccupante, non solo perché ha coinciso con una fase in cui l’Ucraina è colpita al cuore nelle sue infrastrutture energetiche e nei suoi obiettivi, che ormai di militare non hanno nulla, ma sono semplicemente legati all’evidente disegno di scoraggiare e demoralizzare e terrorizzare la popolazione civile. Bensì c’è un’Ucraina che lamenta un appoggio strategico americano a dir poco a intermittenza, malgrado i 90 miliardi stanziati l’anno scorso dall’Unione Europea, che ormai, è bene ricordarlo, è l’unica che si fa carico dei costi della difesa ucraina in questa fase. Per cui Zelensky ha denunciato un buco l’anno prossimo di 30-35 miliardi: al momento non si vede dove l’Unione europea potrebbe andare a prendere quel denaro, a meno di non mettere mano alle riserve valutarie russe.
Con quali inconvenienti?
Si aprirebbe un autentico vaso di Pandora e personalmente capisco le perplessità del Belgio che, attraverso il meccanismo di Euroclear, finisce per essere quello giuridicamente responsabile in prima battuta della gestione e della protezione di quelle riserve. Ci sarebbe inoltre un discorso di credibilità dell’Europa come rifugio e detentore di riserve valutarie di qualunque Paese al mondo: ciò potrebbe avere delle ripercussioni gravissime e sarebbe per certi versi senza precedenti. In passato le riserve valutarie di un Paese sono state utilizzate molto spesso, ma si trattava di Paesi sconfitti, dopo un accordo di pace inevitabilmente penalizzante nei loro confronti. Ma non è questo ancora lo scenario, come sappiamo. E in più poi mi ha anche colpito questa annotazione che non voglio chiamare minaccia, perché non lo è, ma diciamo una pesante annotazione di Zelensky che ha detto chiaramente che in caso di sconfitta l’Unione europea dovrebbe far fronte a un’ondata migratoria di profughi. Francamente non penso che sarebbe altrimenti, perché dopo quattro anni di guerra e di martirio non so quanto i cittadini ucraini siano così pronti a cadere sotto il giogo della Russia vincitrice: quindi è chiaro che questo fenomeno andrebbe affrontato.
Come arriva l’Europa?
Nello scorso Consiglio europeo non sono stati fatti grossi passi avanti. Ha affrontato innanzitutto una situazione polarizzata, basta guardare alle violenze che hanno caratterizzato purtroppo le manifestazioni. Dalla Francia all’Italia, fermo restando che il diritto di manifestare è assolutamente sacrosanto nelle democrazie liberali, la dimensione di queste manifestazioni ormai coinvolge studenti, famiglie, lavoratori dei settori più diversi colpiti dal caro energia, dalla globalizzazione e da tutta una serie di fattori: sono il sintomo di un disagio sociale che nell’Europa esiste perché l’Europa non vive più una crescita economica. Vede attaccate le fondamenta, ovvero la sua capacità manifatturiera, la sua capacità di innovazione tecnologica, e la sua competitività è messa a rischio. Tutto questo degenera in forme di violenza che sembrano avere l’unico scopo di destabilizzare le democrazie occidentali che noi rappresentiamo. È legittimo quindi interrogarsi su chi stia soffiando sul fuoco. Ma non è tutto.
Ovvero?
Se non si risolverà il terzo fattore di crisi, il bilancio dei prossimi sette anni, sarà credo sempre peggio. A seconda di quanto si troverà un compromesso tra questi grandi Paesi, potrebbe essere ancor più difficile trovare un compromesso, fare delle rinunce, “vendere” alle proprie opinioni pubbliche l’accordo trovato. Se ci fossero dei cambi di coalizione di governo in grandi Paesi europei come Francia e Spagna potrebbero trovarsi al potere delle forze politiche che viceversa hanno tutto l’interesse a mortificare ulteriormente il bilancio comunitario, mettendo assolutamente a repentaglio tutti quelli che sono gli obiettivi di cui parliamo da anni, come l’innovazione, la transizione e la difesa e quant’altro.
Ritiene che proprio in un momento simile, caratterizzato dalle policrisi, così come le ha definite l’altro giorno la Presidente del Consiglio, ci sia l’opportunità per l’Ue di crescere, magari sanando le proprie deficienze. E in che modo visto che si trova con le spalle al muro?
Questa volta sì, l’Ue è proprio messa con le spalle al muro. Ma essere messi con le spalle al muro può significare soccombere oppure tirarsi fuori dall’angolo e quindi fare scelte che solo fino a un momento prima sembravano impensabili. Come? Penso al caro energia, che pesa di più ed è quello che è alla base del disagio sociale che, al di là delle violenze terribili e delle strumentalizzazioni nelle piazze, è un dato di fatto. Io mi auguro, leggendo le conclusioni del Consiglio europeo, che si prenda di petto la questione calmierando i prezzi, tornando su quello che è un cavallo di battaglia dell’Italia da molti anni cioè il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas. Perché in questa fase il primo kilowatt di energia elettrica prodotto con le rinnovabili, nel nostro caso con l’idroelettrico, con l’eolico e soprattutto con il solare, lo paghiamo al prezzo dell’ultimo kilowatt prodotto con il gas: nelle conclusioni del Consiglio europeo si insiste perché la Commissione proponga delle soluzioni su questo fronte. In realtà non è che la Commissione le soluzioni non ce le abbia, è che manca la volontà politica di tutti gli Stati membri perché non tutti sono nelle medesime condizioni. Alcuni hanno una quota di rinnovabili molto maggiore della nostra e quindi non hanno poi questo grande interesse al disaccoppiamento, ma è arrivato il momento di studiare dei meccanismi comuni: uno potrebbe essere quello di restituire al bilanci nazionali gli extraprofitti fatti sui primi kilowatt, visto che sono stati venduti tutti al prezzo dell’ultimo kilowatt. Però è necessario anche lavorare sulla domanda, cioè fare una domanda aggregata fra Stati membri, come l’Unione europea è stata capace di fare nel caso dei vaccini per la pandemia che rimangono un esempio unico, devo dire finora anche non ripetuto, ma sicuramente replicabile sul fronte dell’energia. Infine non va dimenticata la capacità di accumulo.
Come procedere?
Attraverso batterie dieci o venti volte superiori a quelle che esistono sul continente europeo, saremmo finalmente in grado di immagazzinare l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili in surplus e utilizzarla banalmente nelle fasce orarie in cui viceversa produciamo energia elettrica con il gas.
teleSUR President Defends South-South Cooperation at Global Forum
Patricia Villegas highlights digital infrastructure, media sovereignty and cooperation with China.
On Sunday, teleSUR President Patricia Villegas participated in the closing session of the Global South Academic Forum, held in Shanghai, where she defended South-South cooperation to strengthen communications sovereignty.
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During her presentation, the Colombian journalist argued that power in the international arena is also exercised through digital infrastructure, undersea cables and algorithms that determine the global circulation of news.
Villegas warned that the digital environment is not neutral but instead reflects power relations that prioritize content with immediate impact at the expense of the peoples’ memory and identity.
She also urged Latin America and the Caribbean to engage more decisively in Global South initiatives to narrow the gap between existing knowledge and strategic decision-making.
teleSUR President highlighted the partnership with China as a key channel for diversifying the capacity of developing nations to produce their own content.
Villegas pointed to concrete advances, including the teleSUR+ platform, created in July 2026 to distribute material produced by creators from the Global South, and the joint bureau operated in Beijing with Prensa Latina and Brasil de Fato.
On the sidelines of the 2026 Global South Academic Forum in Shanghai, I held discussions with the forum’s organising committee, led by Prof. Lu Xinyu, Chair of the Global South Academic Forum, about China’s experience in rural revitalisation, poverty reduction, and community… pic.twitter.com/xnoslb0ouk
— Professor Naana Jane Opoku-Agyemang (@NJOAgyemang) October 19, 2026
U.S. Blockade Affects Cuban News Agency
During the same panel on communication and governance, Prensa Latina Vice President Alejandro Gomez denounced the severe obstacles facing the Cuban news agency as a result of the U.S. blockade.
Gomez explained that unilateral restrictions limit the acquisition of fuel for electricity generation and the purchase of basic medical supplies for Cuba’s children.
He said the financial blockade directly affects the work of the agency’s foreign bureaus through the arbitrary closure of bank accounts and restrictions on transfers. These coercive measures hinder the objective reporting of the Cuban reality and the provision of communications services across several continents.
The international forum brought together more than 200 delegates in the Chinese metropolis to discuss modernization, governance, and social mobilization from the perspective of developing countries.
Speakers agreed that content exchange, journalism training and the fight against disinformation are essential to democratizing the global media landscape.
teleSUR/ JF
Source: teleSUR
- Il Fatto Quotidiano
- “Eravamo in fase di decollo, ma non siamo riusciti a staccarci da terra e la pista è finita. Questi piloti ci hanno salvato la vita”: Donnie Wahlberg e l’incidente con il suo aereo privato
“Eravamo in fase di decollo, ma non siamo riusciti a staccarci da terra e la pista è finita. Questi piloti ci hanno salvato la vita”: Donnie Wahlberg e l’incidente con il suo aereo privato
L’attore e cantante Donnie Wahlberg è rimasto coinvolto in un incidente aereo presso l’aeroporto internazionale Harry Reid di Las Vegas, dopo che il jet privato su cui viaggiava è uscito di pista durante le operazioni di decollo. A bordo del velivolo, un Dassault Falcon 50 diretto all’aeroporto internazionale di Toronto-Pearson, in Canada, si trovavano complessivamente otto persone. Secondo quanto comunicato dalla FAA (Federal Aviation Administration), il pilota ha interrotto la manovra di decollo, causando la fuoriuscita dell’aeromobile dalla pista. Fortunatamente, nessuno dei passeggeri ha riportato ferite. Lo riporta People.
Lo stesso Wahlberg ha affidato ai propri canali social un commento sull’accaduto, descrivendo l’episodio come “momenti piuttosto intensi” e rassicurando i fan sulle proprie condizioni di salute. “L’aereo ha riportato qualche danno, noi invece no”, ha precisato l’attore in un post pubblicato su Instagram a poche ore dall’incidente. La star di “Blue Bloods” si trovava sul velivolo all’aeroporto internazionale Harry Reid domenica 18 ottobre, intorno alle 11:00 ora locale.
“Eravamo in fase di decollo, ma non siamo riusciti a staccarci da terra e la pista è finita. – ha detto Donnie Wahlberg – Posso solo dire che i piloti ci hanno salvato la vita. E Dio ci ha protetto… Avevamo appena finito di pregare quando ho guardato fuori dal finestrino e ho capito che oggi non avremmo preso il volo. Ma siamo sani e salvi, siamo grati e va tutto bene”.
L’attore ha confermato che l’aereo è uscito di pista, andando a colpire una recinzione, precisando tuttavia di essere riuscito a evitare i mezzi e le attrezzature aeroportuali più pesanti. Nella didascalia del post, Wahlberg ha spiegato di aver condiviso il video in primo luogo con familiari e amici per rassicurarli, aggiungendo: “Dato che molti di voi sono come una famiglia per me, ho ritenuto opportuno condividerlo anche con voi”.
Poi ha aggiunto: “Eravamo io e il mio team, insieme ad alcuni amici. Sono stati momenti piuttosto intensi. Sono grato a Dio, naturalmente, e ai nostri straordinari piloti, che hanno fatto un lavoro eccezionale nel tenerci al sicuro ed evitare un grave disastro. L‘aereo ha riportato qualche danno, noi invece no. Un ringraziamento a tutto il personale di soccorso a terra a Las Vegas! Siete stati davvero fantastici”.
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- El País
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Los sindicatos registran el paro por la vivienda del 11-N: “Esta huelga general es de la calle”
CC OO, UGT, CGT, CNT, la Unión de Actores y Actrices, CO.BAS, Intersindical y la Confederación de Sindicatos de Inquilinas han registrado este lunes por la mañana en el Ministerio de Trabajo la huelga general del 11 de noviembre. Sin los habituales reproches que los sindicatos pequeños suelen dedicar a los grandes, estas centrales han llamado de la mano a la ciudadanía a no acudir a sus puestos de trabajo ese día.

© Chema Moya (EFE)
- El País
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Cindy Crawford se ha despedido públicamente de su hijo, Presley Gerber, este domingo 18 de octubre, casi un mes después de su trágica muerte el pasado 20 de septiembre, a los 27 años. “Estamos profundamente desconsolados por la pérdida de nuestro querido hijo y hermano”, ha escrito la modelo en una publicación de Instagram —donde tiene 8,2 millones de seguidores—, en un emotivo mensaje que ha firmado junto a su marido, Rander Gerber, y su hija, Kaia Gerber. “Nos sentimos muy afortunados de haber tenido a Presley en nuestras vidas durante 27 años. Es un alma dulce y hermosa que amó y es amada, ahora y para siempre”, continúa el texto, que supone las primeras palabras que la familia comparte desde la muerte del joven, fallecido a causa de una sobredosis después de años luchando con problemas de adicciones.

© EPV
- El País
- Abel Ferrara, el director maldito que dejó las drogas a los 61: “Mi rehabilitación se basa en dejar de decir mentiras”
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Es un clásico de Brian de Palma, pero hubo un tiempo en que Atrapado por su pasado (1993), el thriller criminal protagonizado por Al Pacino, pudo ser un éxito de Abel Ferrara (Bronx, Nueva York, 75 años). A principios de los noventa el legendario director llevaba un año ensayando con Al Pacino cuando apareció un guionista nuevo. Semanas después, Tom Pollock, jefe de Universal, le llamó aparte durante una cena en un restaurante de Cannes para hablarle de otra nueva versión del guion, lo cual a Ferrara le pareció una tomadura de pelo. Dejó su botella de vino blanco en la mesa de Pollock antes de ir a hablar con él, y al volver la cogió y se la metió dentro de la chaqueta, por esa costumbre neoyorquina de esconder el alcohol al salir a la calle. A los pocos días, le despidieron: alguien fue contando que le había robado una botella a Pollock.

© Ernesto Ruscio (Getty Images)
teleSUR defiende en Shanghái la soberanía comunicacional del Sur Global
Centro Nacional de Vigilância Toxicológica das Drogas

- The Guardian - Europe
- Electricity costs put UK steelmakers in worst position in three years against EU rivals
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Premium paid over French counterparts has risen to almost £30 a megawatt hour, analysis by lobby group finds
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The premium paid by the British industry over its French counterpart has risen to almost £30 a megawatt hour (MWh), its highest level in three years, according to analysis by the lobby group UK Steel.
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© Photograph: Ian Forsyth/Getty Images

© Photograph: Ian Forsyth/Getty Images

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- The Guardian - World news
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© Photograph: Ian Forsyth/Getty Images

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- Breitbart News
- Exclusive — Secretary Marco Rubio after Acropolis Address: Americans ‘the Heirs’ of Western Civilization, ‘Things We Believe as a Country Are Important’
Exclusive — Secretary Marco Rubio after Acropolis Address: Americans ‘the Heirs’ of Western Civilization, ‘Things We Believe as a Country Are Important’
WASHINGTON — Secretary of State Marco Rubio sat down late last week with Breitbart News at the State Department in Washington for his first major exclusive long-form on-camera interview after delivering an address at the Acropolis in Athens, Greece.
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