Kherson: Leão XIV pede a Zelensky colaboração com Rússia

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Russia wants America and China to decide Ukraine’s future without Kyiv. Europe must challenge this dangerous return to diplomacy of the strong for the strong
Does Vladimir Putin know exactly how to play Donald Trump? The history of chummy phone calls, high-profile meetings and attempts to bring Russia in from the cold certainly suggests that Moscow’s thuggish ruler has a hold on this American president. If Mr Trump agrees to negotiate Ukraine’s future with Mr Putin and China’s Xi Jinping without Ukraine at the table, he will have handed the Russian leader a victory before talks begin. The message will be that strongmen are ruling the world and determining the fate of weaker nations.
Ukraine has the right to determine its future. That right cannot be waved away by a self-serving Russian proposal, however much it indulges Mr Trump’s belief that world affairs should be settled by powerful men. The scales are falling from European eyes. Trumpian America is raising doubts about whether it will help deter aggression or even honour its Nato commitments. If Washington now rewards Moscow and pressures Ukraine to accept a raw deal, it would be a betrayal. European governments would wonder where America might be in the future when their own security is threatened.
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© Photograph: José Luis Magaña/AP

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Mentre i diplomatici lavorano dietro le quinte per definire le geometrie di un possibile vertice trilaterale, la prospettiva di un incontro a tre tra Vladimir Putin, Donald Trump e Xi Jinping ridisegna le coordinate della politica internazionale. Sul tavolo non c’è solo il futuro della guerra in Ucraina, ma il tentativo del Cremlino di accreditarsi come terza potenza ordinatrice del pianeta, estromettendo Kiev e l’Europa per ridurre ogni negoziato a un affare esclusivo tra superpotenze.
Ma un accordo sul conflitto ucraino negoziato senza la partecipazione di Zelensky è davvero realizzabile? Quali sono le reali motivazioni di Mosca e i rischi che corrono le cancellerie europee? E soprattutto, fino a che punto la Cina è disposta a spingersi nel ruolo di mediatrice senza compromettere la propria strategia sull’Indo-Pacifico?
A fare il punto è Franz Simonini, analista geopolitico e firma della rivista Domino, che ad Affaritaliani analizza la fattibilità del summit, gli obiettivi strategici di Mosca, Washington e Pechino e i possibili scenari futuri.
Quanto è concreta la proposta di Putin di un vertice trilaterale con Trump e Xi Jinping e quali obiettivi strategici persegue Mosca?
La proposta russa di un vertice trilaterale con Stati Uniti e Cina veniva ventilata già da settimane. Avanzata lo scorso settembre, è stata poi rilanciata durante la telefonata del 9 ottobre fra Donald Trump e Vladimir Putin, la stessa che ha visto confermare l’intesa sul gasolio russo e sospendere alcune sanzioni fino all’aprile 2027. Al di là della concretezza della proposta e della scenografia degli incontri, le decisioni maturano sempre prima, nei meandri delle diplomazie.
Epperò gli obiettivi di Mosca appaiono nitidi. Anzitutto estromettere dal tavolo Kiev e le cancellerie europee, ritenute dal Cremlino i principali ostacoli a una soluzione favorevole, così da ridurre «la pace» a un mero affare fra grandi potenze. Di qui il secondo scopo, di natura simbolica, ovvero sedere da pari accanto a Washington e Pechino per restituire alla Russia il rango di potenza ordinatrice ed emanciparsi, almeno in parte, dall’immagine di socio di minoranza della Repubblica popolare.
Infine profittare della fretta della Casa Bianca per incassare il più possibile dalle eventuali trattative, a dispetto delle gravi difficoltà sul campo di battaglia e prima che l’inverno rallenti ulteriormente le operazioni.
Un eventuale accordo sulla guerra in Ucraina senza la partecipazione di Zelensky sarebbe davvero possibile? Quali rischi correrebbero Kiev e l’Europa?
Sul piano tecnico, la sopravvivenza dell’Ucraina è dipesa finora dalla logistica, dalla tecnologia, dai rifornimenti e soprattutto dall’intelligence statunitense. Benché in oltre quattro anni di guerra il paese abbia saputo accrescere la propria produzione autoctona di droni e di altri sistemi d’arma, resta legato a doppio filo alle forniture occidentali.
A ciò si aggiunge la stanchezza della popolazione. Secondo un sondaggio di inizio ottobre, il 62% degli ucraini ritiene che nessuno dei due belligeranti stia prevalendo e il 56% accetterebbe cessioni territoriali in cambio di garanzie di sicurezza americane ed europee. Una spossatezza su cui Washington potrebbe far leva per imporre a Kiev le concessioni necessarie a un compromesso con Mosca, dall’amputazione del Donbass alla neutralità, fino alla rinuncia proprio a quelle garanzie che gli Stati Uniti non intendono offrire in prima persona e che tenterebbero semmai di accollare di straforo agli alleati europei.
Le trattative sono in pieno svolgimento e, tra i rapporti di forza sul campo e l’urgenza washingtoniana di volgersi all’Indo-Pacifico, potremmo trovarci dinanzi a un autentico punto di svolta.
Che cosa cerca di ottenere la Cina da questo incontro e quanto potrebbe rafforzare il proprio ruolo di mediatrice tra Mosca e Washington?
Per Pechino il vertice costituisce allo stesso tempo un’occasione e un’insidia. Ospitare a Shenzhen gli inquilini della Casa Bianca e del Cremlino consacrerebbe simbolicamente la Repubblica popolare come potenza indispensabile, l’unica in grado di favorire la pace. Di converso lo Zhongnanhai sa bene che l’incontro rischierebbe di ridursi a un atto meramente cerimoniale, privo di ricadute concrete se non a proprio detrimento.
In primo luogo, Mosca potrebbe, nei mesi successivi, recuperare margini di manovra al di fuori del rapporto obbligato con il potente vicino, allentando di riflesso la dipendenza che oggi lega le due capitali. In secondo luogo, ed è il punto decisivo, Washington, sgravata parzialmente dall’assillo del quadrante est-europeo, potrebbe concentrare le proprie pressioni sull’Impero di mezzo.
Di qui la prudenza mandarina, sospesa fra la necessità di vestire in pubblico i panni di paladina di un vantaggio reciproco tanto proclamato quanto fittizio e la convenienza di trarre partito dall’impantanamento delle potenze rivali. Con lo sguardo sempre fisso su Taiwan all’interno di un tempo limitato.
L'articolo Vertice Putin-Trump-Xi, l’esperto: “Potremmo trovarci di fronte a un vero punto di svolta” proviene da Affaritaliani.it.


Should this be seen as the Hans Christian Andersen story, in which the narcissistic emperor is finally exposed as a naked fool by a truth-telling child? Donald Trump is certainly all of these things: narcissistic, naked in his support for Putin and a fool. But the parallel doesn’t quite work because it hasn’t taken a […]
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© Efrem Lukatsky/Associated Press




Il segretario di Stato Usa Marco Rubio conferma la discussione in corso su un possibile incontro a tre: allo stesso tavolo siederebbero Trump, Xi e Putin. Itanto, il presidente americano ha accusato Zelensky di voler proseguire il conflitto: “Il leader ucraino “non vuole porre fine a questa guerra, e probabilmente non l’ha mai voluto. Avrebbe potuto ottenere un accordo migliore due anni fa di quello che può ottenere ora”, mentre “io voglio che questa guerra finisca!”.
Dopo le indiscrezioni del Wall Street Journal, secondo cui Putin avrebbe proposto un vertice a tre con Trump e Xi da svolgersi a Novembre, Rubio ha confermato la discussione sulla possibilità di un incontro. Secondo il segretario di Stato, in ogni caso, nessun piano sul possibile incontro è stato ancora definito: “Credo si stia parlando di un incontro. Non so se sia stato ancora deciso qualcosa”, ha dichiarato.
Il tycoon ha rivendicato il suo impegno “nel processo di negoziazione della pace nella guerra tra Russia e Ucraina”, e di non voler “fare nulla che possa allontanare, in modo sciocco, la Russia dal tavolo delle trattative”. Trump ha sottolineato “grandi progressi, e questo include le attuali negoziazioni sugli ostaggi. Firmare quel documento in questo momento farebbe proprio questo, e io posso firmarlo più tardi, o in qualsiasi momento io voglia!”. Il presidente Usa ha mandato un messaggio a Putin sul versante del Medio Oriente: “Forse ancor più importante, la Russia sta facendo pochissimo, se non nulla, per aiutare la Repubblica Islamica dell’Iran, rispetto a quello che potrebbe fare, e io voglio mantenere le cose così, e lo farò, a meno che persone stupide non si mettano in mezzo”.
Secondo Trump “Zelensky sta utilizzando le raffinerie di diesel in Russia come bersaglio, sapendo che questi attacchi stanno danneggiando seriamente i mercati mondiali del diesel, inclusi quelli negli Stati Uniti. Agricoltori, allevatori e imprese di ogni tipo stanno soffrendo grandemente per questo, ma la Russia, nondimeno, sta inviando, a un prezzo basso, milioni di barili di diesel al mondo”. “A Zelensky non importa, e francamente, con tutti i soldi che l’Europa gli sta dando, e che Joe Biden gli ha dato in passato, lui non vuole porre fine a questa guerra, e probabilmente non l’ha mai voluto”.
L'articolo Trump accusa Zelensky: “Non vuole la pace in Ucraina”. Rubio: “Discussioni in corso su vertice del presidente Usa con Xi e Putin” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Vladimir Putin ha proposto un vertice con Donald Trump e Xi Jinping per discutere un accordo che metta fine alla guerra in Ucraina. Il presidente russo vorrebbe tenere l’incontro a novembre, escludendo dai colloqui il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lo riporta il Wall Street Journal, secondo cui il Cremlino punta a sfruttare il riavvicinamento con Washington per arrivare a una soluzione favorevole.
La proposta sarebbe stata avanzata durante la telefonata tra Putin e Trump il 9 ottobre. Secondo le fonti citate dal quotidiano americano, dalla stessa conversazione sarebbe emerso un accordo sull’acquisto di diesel russo da parte degli Stati Uniti e sulla sua commercializzazione sui mercati internazionali. Un’intesa che segnala un ulteriore avvicinamento tra i due leader, mentre Washington ha anche sospeso alcune delle sanzioni contro Mosca. Il vertice trilaterale potrebbe svolgersi a margine del prossimo summit dell’Apec, il forum di cooperazione economica dell’Asia-Pacifico, previsto in Cina a novembre.
Il Cremlino ha confermato che sono in corso discussioni su un possibile incontro. Ma, secondo un alto funzionario statunitense citato dal Wall Street Journal, Trump non ha ancora accettato la proposta. Non è quindi chiaro se il vertice si terrà né quale potrebbe essere il suo ordine del giorno.
L’ipotesi di un negoziato sull’Ucraina senza la partecipazione di Kyjiv dice molto sulla linea politica con cui ci si avvicina a questo ipotetico summit. Putin potrebbe discutere direttamente con Trump e Xi le condizioni per porre fine al conflitto, senza il coinvolgimento del Paese che ha invaso nel febbraio del 2022.
Negli ultimi giorni Trump ha aumentato le critiche a Zelensky, accusandolo di ostacolare la fine della guerra. E ha mostrato una crescente disponibilità a trattare con Mosca.
Per Xi, la proposta presenta vantaggi e rischi. Un incontro con gli altri due leader potrebbe rafforzare il ruolo diplomatico della Cina, ma rischierebbe anche di complicare i suoi rapporti con l’Europa. Il governo cinese dovrebbe inoltre confrontarsi con una questione delicata: sostenere un processo negoziale senza apparire come parte di un’intesa decisa sopra la testa degli ucraini.
La proposta di Putin arriva mentre non si intravedono progressi decisivi verso la fine della guerra. Resta da capire se Trump accetterà di partecipare e se Xi sarà disposto a sedersi al tavolo. Per ora, il progetto è soltanto un’ipotesi diplomatica.
L'articolo Putin vuole un vertice con Trump e Xi sull’Ucraina, senza Zelensky proviene da Linkiesta.it.
Donald Trump difende la propria decisione sulla Russia sostenendo di non voler allontanare Mosca dal tavolo dei negoziati e accusa Volodymyr Zelensky di non voler porre fine alla guerra. “Sto negoziando la pace nella guerra tra Russia e Ucraina e non voglio fare nulla che, stupidamente, allontani la Russia dal tavolo delle trattative”, ha scritto il presidente americano in un messaggio su Truth. “Si stanno facendo grandi progressi, anche negli attuali negoziati sugli ostaggi”, ha aggiunto Trump. “Firmare quel documento in questo momento avrebbe quell’effetto, e posso firmarlo più avanti o in qualsiasi momento voglia“, ha proseguito, senza precisare nel messaggio a quale documento si riferisca.
Il presidente ha inoltre collegato la propria posizione al ruolo di Mosca nei confronti di Teheran. “La Russia sta facendo pochissimo, se non nulla, per aiutare la Repubblica islamica dell’Iran rispetto a quanto potrebbe fare, e voglio che continui così”, ha affermato, aggiungendo che manterrà questa situazione “a meno che degli stupidi non si mettano in mezzo”.
Trump ha poi attaccato Zelensky per i raid contro le raffinerie russe che producono diesel, sostenendo che il presidente ucraino sappia che queste operazioni “stanno danneggiando gravemente i mercati mondiali del diesel, compresi quelli degli Stati Uniti”. Secondo Trump, agricoltori, allevatori e imprese di ogni tipo ne stanno soffrendo, mentre la Russia continua a inviare “a basso prezzo milioni di barili di diesel al mondo”.
“A Zelensky non importa e, francamente, con tutti i soldi che l’Europa gli sta dando e che il corrotto Joe Biden gli ha dato in passato, non vuole porre fine a questa guerra e probabilmente non l’ha mai voluto“, ha accusato il presidente americano. “Avrebbe potuto ottenere un accordo migliore due anni fa rispetto a quello che può ottenere adesso”, ha proseguito Trump, descrivendo l’Ucraina come un Paese “a pezzi”, con una larga parte del territorio perduta. Ha inoltre sostenuto che “Kiev abbia perso l’accesso ai mari e che la popolazione maschile sia ridotta, ferita o morta”. “Voglio che questa guerra finisca!”, ha concluso.
Il presidente russo Vladimir Putin ha proposto che lui, il presidente americano Trump e il leader cinese Xi Jinping si incontrino il mese prossimo per discutere dell’Ucraina, nel tentativo di negoziare una conclusione del conflitto quadriennale che favorisca Mosca. Lo scrive il Wall Street Journal. Il piano rappresenta un tentativo da parte di Putin di trarre vantaggio dal miglioramento dei rapporti tra Trump e il leader russo, che ha allarmato l’Ucraina e i suoi alleati a Washington e in Europa. Un vertice di questo tipo – senza il coinvolgimento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky – sarebbe senza precedenti e farebbe scattare l’allarme nelle capitali europee e non solo.
L'articolo Guerra in Ucraina, Trump: “Zelensky non vuole la pace”. E Putin gli propone un vertice a tre (ma con la Cina e senza Kiev) proviene da Affaritaliani.it.


American journalist Evan Gershkovich talks about his arrest by the Russian intelligence services in 2023, his 16-month detention, and the swap deal that eventually took him home. Get in touch at tif.questions@theguardian.com
Evan Gershkovich was in an American-style steakhouse – with fake deer heads on the walls – talking to a contact in an eastern Russian city when masked agents of the Russian intelligence service burst in. ‘It was a trap from the start,’ he says. The American journalist who was working for the Wall Street Journal was detained, beaten and charged with espionage.
Evan talks to Annie Kelly about his arrest, what happened during his detention in a high-security jail, and the swap deal that finally took him home.
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© Photograph: David Levenson/Getty Images

© Photograph: David Levenson/Getty Images

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© Haiyun Jiang/The New York Times
WASHINGTON — Secretary of State Marco Rubio sat down late last week with Breitbart News at the State Department in Washington for his first major exclusive long-form on-camera interview after delivering an address at the Acropolis in Athens, Greece.
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