"EUA deixaram de ser um mediador imparcial"


Scintille in diretta a Omnibus, su La7, tra Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi, e il giornalista economico Alan Friedman. Casus belli: le proteste giovanili di Milano e il ruolo delle presunte interferenze russe nell’alimentare le tensioni sociali in Europa.
Tutto comincia dall’analisi di Sommi sugli scontri di Milano. Il giornalista del Fatto respinge l’idea che dietro la rabbia dei ragazzi ci sia la regia di Mosca e richiama invece le disuguaglianze economiche, l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sommi insiste soprattutto su un punto: attribuire il disagio giovanile alle infiltrazioni russe significa distogliere lo sguardo dalle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone.
“Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin – osserva – Non riesco a rimanere serio su questa cosa, perché in realtà parliamo di un problema strutturale”.
Poi richiama la condizione sociale di tanti manifestanti, spesso figli di immigrati di seconda generazione o delle fasce più povere della popolazione italiana: “Qui ci sono dei ragazzi che non ce la fanno più. A 11 anni vai in piazza a manifestare. Questo è un termometro di una sperequazione sociale esasperata. Se tu togli 300 euro di reddito di cittadinanza magari al papà, che temporaneamente era in difficoltà, e non hai il coraggio di tassare le multinazionali e i super ricchi, allora accadono queste cose”.
A intervenire successivamente è Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, che introduce una distinzione tra le origini delle proteste e il loro sfruttamento politico da parte del Cremlino: “È chiaro che il fuoco degli scontri non viene acceso dalla Russia o da qualche misterioso manovratore. Ma apertamente gli esponenti del governo Putin apertamente le tensioni europee come prova della crisi dell’Occidente“.
Di Bella cita anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo e rbadisce che non c’è nessuna “manina misteriosa” ma una strumentalizzazione alla luce del sole: “È evidente che chi manifesta e gli scontri non sono creati da fuori, ma sono alimentati e sfruttati da fuori”.
Dal collegamento Friedman applaude e mostra il gesto dell’ok con la mano. E commenta: “Antonio Di Bella ha detto perfettamente. Poi che qualche filoputiniano difenda Putin non è una sorpresa, che sia un giornalista per un giornale di propaganda del Cremlino, che sia un politico di destra…”.
Sommi interviene: “Friedman, attenzione a dare dei filoputiniani perché si beccano le querele e poi le si pagano”.
Il giornalista americano ribatte immediatamente: “Mi stai minacciando?”..
“No – replica Sommi – Ti invito alla cautela a usare certi termini perché li hanno già usati a lungo anche sul Corriere della Sera e poi hanno pagato copiosamente per aver dato dei filoputiniani a chi si interroga sulle questioni invece di chi liscia da una parte. Te lo dico così, per rinfrescarti le idee”.
Il riferimento è alla vicenda giudiziaria di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un articolo firmato da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia” e dedicato a una presunta rete di opinionisti e influencer che rilanciavano la propaganda del Cremlino, con riferimenti alle attività del Copasir e dei servizi di intelligence. Tra i nomi compariva quello di Orsini, accompagnato dalla sua fotografia. Il professore ha promosso una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le due giornaliste. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha condannato i convenuti a risarcirlo con 27.500 euro per danni e circa 5mila euro per spese processuali.
Friedman sbotta: “Questo è talmente da cafone che neanche ti rispondo. Io non sono qui per litigare e non credo di aver nominato nessun giornale. Attenzione, signor avvocatino“.
Sommi non arretra e gli fa notare la sequenza degli interventi: “Hai parlato di “giornalisti filoputiniani” subito dopo che ho detto che un conto è esultare perché l’Europa va male, visto che c’è una guerra, un conto è avere l’intromissione di Putin nei social»”.
Friedman rivendica di non aver indicato alcuna testata né alcuna persona specifica: “Ho fatto il nome di qualche giornale? Mi querela per non aver fatto nessun nome e aver parlato genericamente? Ma va’! Io volo alto e non scendo a questi livelli bassi, ok?”.
Sommi ride e ribadisce: “Hai appena detto dei giornalisti filoputiniani”.
“Ho parlato genericamente dei putiniani in Italia senza nominare nessuno, signorino“, rilancia Friedman.
Greco, visibilmente spazientito, cerca di chiudere il battibecco: “No, no, non ha nominato nessuno, benissimo”.
Ma Friedman continua a interrompere, ripetendo “Signorino!” e poi “Piccolo signore!“, mentre Sommi reagisce divertito e il conduttore è costretto ad arrendersi con una battuta: “Siamo alla frutta, come dicono in Calabria“.
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Mark Cary, United States member
I vividly remember when the Soviet Union collapsed. I was in my second year in college studying




No 10 says Russian president ‘has killed thousands of people, both innocent Ukrainians and his own people’
Downing Street has rejected the description of Vladimir Putin as a “humanitarian” made by Donald Trump’s chief negotiator on the Ukraine war.
Steve Witkoff met the Russian president in St Petersburg on Wednesday as he sought to make a new push to end the invasion of Ukraine, with the US putting pressure on Kyiv to agree to a settlement.
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© Photograph: Kristina Solovyova/Reuters

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US President Donald Trump has failed to reach an agreement with Russian ruler Vladimir Putin on halting strikes against Ukraine's energy infrastructure. However, Trump is trying to shift the blame for this failure onto President Volodymyr Zelenskyy, he said on The Diary of a CEO podcast.
His words came amid Russia's four record waves of ballistic missile attacks, after US Special Envoy Steve Witkoff described Putin as a "humanitarian." Previously, US officials cut Kyiv off from US intelligence and lowered a speed cap on Starlink to pressure Ukraine into stopping strikes on Russia's oil refineries that bring Moscow revenue for its war.
Zelenskyy explained the behavioral pattern behind Trump's recent actions and statements. At first, Putin rejected his proposal for a ceasefire. Then, the US president blamed it all on him, explaining to his people that world fuel prices are rising because of him, which is not true at all, said the Ukrainian leader.
He pointed to the blocked Strait of Hormuz shipping chokepoint, not Ukraine’s refinery campaign, as the driver of higher prices.
He also noted that the volumes of diesel allowed by the US are insufficient to lower global oil prices.
Even so, Zelenskyy said he keeps a working relationship with Trump. What he will not accept is being cast as the villain in Russia’s war: by his account, the US president is rewriting the context, turning Ukraine’s leader into the target for a problem that starts in Moscow.
Earlier, experts said the diesel deal was unlikely to meaningfully lower diesel prices. For Putin, the agreement itself was a win.
A former senior State Department official says it hardly matters whether the fuel arrives, because Putin “has already achieved the result he wants,” with Trump believing he has a pre-election card that could move markets.

“Contemporaneamente ci imbottiscono i crani ma quegli stessi crani poi provano a spaccarli col manganello”. Lo storico Angelo d’Orsi prende in prestito Antonio Gramsci per descrivere il rapporto tra propaganda e repressione, mentre in Italia si discute delle proteste giovanili contro il carovita e delle violenze che hanno accompagnato le manifestazioni di Milano. Ospite di Battitori liberi, su Radio Cusano, d’Orsi, già ordinario di Storia del pensiero politico all’Università di Torino e fondatore del movimento Agorà, contesta duramente le interpretazioni che chiamano in causa la Russia di Vladimir Putin come possibile regista dei disordini, prendendo di mira soprattutto l’ex direttore di Repubblica Maurizio Molinari e le ricostruzioni sulla guerra ibrida evocate dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
A innescare la discussione sono le parole pronunciate da Molinari a Tagadà, su La7: Savino Balzano riassume sarcasticamente la lettura delle proteste con un “Ha stato Putin”, mentre Gianluca Fabi chiede a d’Orsi come confuterebbe davanti a una platea di studenti le interpretazioni di Molinari e Crosetto.
“Intanto bisognerebbe superare la crisi di ilarità che queste interpretazioni suscitano – esordisce lo storico, che riserva all’ex direttore di Repubblica parole particolarmente dure – Molinari non è nuovo a questo genere di posizioni. Due settimane fa, intervistato da un’altra sedicente giornalista in televisione, di cui preferisco non fare il nome e neanche il cognome, alla domanda su come interpretasse l’aumento del prezzo del gasolio e della benzina alle pompe, ha risposto con grande sicumera che la responsabilità primaria era certamente di Putin”.
E rincara la dose: “Credo che Molinari andrebbe messo davvero in condizione di smettere di scrivere. È il principale responsabile dell’ondata russofobica che attraversa l’Italia da parecchi anni. E non dal 2022, ma almeno dal 2014. Basta andare a sfogliare i giornali dove lui scrive”.
Ma al di là dell’attacco personale, il professore insiste sulla necessità di sottoporre a verifica le informazioni, a cominciare dalla loro provenienza: “Noi dobbiamo fare sempre la critica delle fonti, che è una delle procedure tipiche dello storico. Quando arriva una notizia, un’informazione, un messaggio, devi capire: da dove arriva? Chi è che ci dà questa informazione? Chi fornisce questa comunicazione? Quindi, già pensando alla fonte, capisci che non è credibile”.
Per spiegare ai suoi studenti quello che considera il carattere “fallace e farlocco” della tesi sulle interferenze russe, d’Orsi si affida ancora a Gramsci e alla distinzione tra senso comune e buon senso. Il primo, osserva, si forma attraverso immagini, parole e messaggi assorbiti quotidianamente dai mezzi di comunicazione, spesso senza alcuna consapevolezza critica:“Entrano dentro di te come una specie di virus. Gramsci usa l’espressione: ‘Ci hanno imbottito i crani’”. E il messaggio che, secondo lo storico, viene inoculato da anni nell’opinione pubblica è che “i russi sono cattivi e ci vogliono aggredire”.
Il professore invita quindi a recuperare il buon senso e a interrogarsi sulle ragioni concrete di un’eventuale interferenza del Cremlino nelle manifestazioni italiane: “Ma perché Putin dovrebbe avere tutto questo tempo e questa possibilità di intervenire in tutti i disordini del mondo?”. E ricorda come il presidente russo venga chiamato in causa anche in vicende politiche assai lontane dall’Italia, comprese le elezioni brasiliane.
Poi ribadisce: “Quale sarebbe l’interesse di Putin? Putin davvero ha tutto questo tempo libero? Lui ha le sue gatte da pelare e problemi seri. E voi immaginate che la Russia si debba mettere a intervenire nelle vicende interne dell’Italia?”. E richiama il recente viaggio in Russia, dove ha constatato una crescente stanchezza per la guerra, pur in presenza di un consenso che descrive come ancora altissimo nei confronti del presidente.
Quando Fabi richiama il possibile ruolo di TikTok, YouTube e degli strumenti digitali, la replica arriva immediata: “Sì, con gli algoritmi. Quando non si hanno spiegazioni credibili si ricorre a questo”.
Il discorso si sposta quindi sul rapporto tra costruzione del consenso e uso della forza. Balzano osserva che le spiegazioni fondate sull’onnipresenza di Putin rischiano ormai di apparire grottesche e chiede quali prove, documenti o elementi fattuali vengano presentati a sostegno di simili ricostruzioni. Ma avverte anche che l’eventuale perdita di efficacia della propaganda non rappresenta necessariamente una buona notizia, perché alla persuasione può subentrare la coercizione.
D’Orsi condivide l’opinione dello scrittore e torna a Gramsci, stavolta attraverso il concetto di moderno cesarismo: “Gramsci diceva che il moderno cesarismo non è più militare ma è poliziesco. Vuol dire che contemporaneamente ci imbottiscono i crani ma quegli stessi crani poi provano a spaccarli col manganello”. Una formula che lo storico applica alle immagini degli scontri di questi giorni: “Ci sono due elementi: l’elemento di persuasione più o meno occulta che lavora e l’elemento di coercizione fisica che abbiamo visto in questi giorni”.
Secondo d’Orsi, però, il meccanismo comincia a mostrare le sue crepe: “Adesso il giochino si sta rompendo, non funziona più. E non ci sono solo io a pensarlo, ma migliaia di persone che dicono: il re è nudo. Non potete continuare”.
Il professore difende quindi le ragioni degli studenti che scendono in piazza, distinguendo il disagio sociale dalle violenze commesse durante le manifestazioni. Alla domanda di Fabi sulla buona fede dei giovani manifestanti, cita il filosofo francese Emmanuel Mounier e una sua riflessione del 1945: “La révolution attire les effusifs, les confusifs, les diffusifs”. In sostanza, spiega, “dove c’è rivoluzione, c’è casino. C’è sempre qualcuno che si infila per fare casino. Sempre”.
Questo, tuttavia, non cambia il suo giudizio sul significato delle mobilitazioni: “Io lodo questi ragazzi che scendono in piazza, perché danno la sveglia al Paese. E non si può dire che questi sono gli sdraiati di Michele Serra o dei bamboccioni. No, sono persone che stanno patendo l’esclusione sociale nella maniera più drammatica che noi vediamo e quindi dicono basta”.
Lo storico, condividendo pienamente le parole pronunciate dal filosofo Massimo Cacciari a Otto e mezzo, cita le proteste in Francia e in Spagna, individuando nel malessere sociale il filo che le unisce: “C’è qualcosa che collega tutto questo e non è certamente Putin o il desiderio di spaccare tutto. C’è il desiderio di dire basta e di dire no. Questi stanno lottando per la propria vita. E non per il futuro ma per il presente, perché gli stiamo rubando il presente. Come si fa a non capire?”.
Per il fondatore di Agorà, il nodo focale resta la condizione materiale di chi protesta. “Qui c’è una rivolta sociale”, afferma, raccontando di essere stato pochi giorni prima in Calabria, dove ha incontrato agricoltori e autotrasportatori impegnati nei blocchi. Uno di loro gli ha riferito di vendere i pomodori a 10 centesimi al chilo, la stessa cifra percepita dal padre quindici o vent’anni prima. D’Orsi osserva: “Oggi sono andato alla bancarella del mercato: sapete a quanto vendevano i pomodori? A 6,5 euro al chilo. E io mi sono rifiutato di comprarli”.
Nella parte conclusiva dell’intervista, Fabi gli chiede quale direzione stia prendendo la guerra in Ucraina. La risposta dello storico è affidata a due scenari, il primo dei quali passa attraverso un accordo tra Donald Trump e Vladimir Putin, senza ulteriori ostacoli da parte dei governi europei: “L’Europa la smetta di mettersi di traverso e accetti che Trump porti avanti la trattativa con Putin. Così si arriva alla fine della guerra”.
D’Orsi racconta di avere parlato durante il soggiorno in Russia con candidati alle elezioni e rappresentanti di partito incontrati nei seggi. E rivela: “Tutti mi hanno detto che non vedono l’ora che finisca la guerra con l’Ucraina. Ma a quali condizioni? Ovviamente mi hanno detto che il Donbass è russo e che non mollano sul Donbass. Gli ho chiesto provocatoriamente: ma la Crimea? Mi hanno riso in faccia. La Crimea per loro è russa, è fuori discussione”.
D’Orsi ritiene quindi che il riconoscimento delle rivendicazioni territoriali di Mosca possa aprire la strada alla conclusione del conflitto: “Se si accetta che il Donbass e le due repubbliche di Lugansk e Donetsk siano, come sono ormai anche a livello costituzionale, parte della Russia, la guerra finisce”.
L’alternativa, nella sua analisi, è la prosecuzione della guerra, con conseguenze potenzialmente devastanti per Kiev. E nel mirino torna l’Europa, insieme al Regno Unito: “Se l’Europa continua a mettersi di mezzo, includendo anche la Gran Bretagna, dove a mio avviso c’è tutta la gran regia, questa guerra non finirà. E vuol dire che l’Ucraina sparirà come nazione”.
L'articolo D’Orsi: “Putin dietro le proteste di Milano? Ci hanno imbottito i crani con la storia dei russi cattivi ma ora il giochino si sta rompendo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Kirill Dmitriev, enviado do presidente russo Vladimir Putin, afirmou nesta quinta-feira (22), durante um fórum econômico em Istambul, que os gasodutos submarinos Nord Stream — danificados por explosões em 2022 — retomarão suas operações no futuro.
“É economicamente inevitável”, disse ele.
“A retomada do fornecimento de energia a partir da Rússia é absolutamente inevitável”, acrescentou a autoridade.
O presidente russo, Vladimir Putin, afirmou que o Kremlin está disposto a retomar as negociações de paz trilaterais entre Rússia, Estados Unidos e Ucrânia após meados de novembro, a pedido do enviado especial americano Steve Witkoff, que se reuniu com Putin por cerca de três horas na quarta-feira (21).
O encontro, realizado em São Petersburgo, ocorreu após a reunião “produtiva” de Witkoff na terça-feira (20) com o presidente ucraniano, Volodymyr Zelensky, na Noruega. Os Estados Unidos buscam avançar propostas para encerrar a guerra.
Putin afirmou que estaria disposto a retomar as negociações trilaterais após 10 de novembro, segundo um relato divulgado após a reunião por seu assessor, Yury Ushakov. O assessor disse que o Kremlin gostaria de discutir a criação de uma “estrutura de segurança” para a Rússia e a Ucrânia após o fim do conflito, sem dar mais detalhes sobre as exigências russas para esse mecanismo.
A próxima rodada de negociações trilaterais poderá ocorrer em Abu Dhabi, capital dos Emirados Árabes Unidos, afirmou Ushakov em resposta a uma pergunta do canal estatal russo Russia 24.
Zelensky disse na quarta-feira que gostaria que o encontro ocorresse “no máximo até o início de novembro”.
“A Rússia disse muitas vezes que estava pronta para uma reunião, mas depois as coisas mudaram e ela foi cancelada”, acrescentou Zelensky. “Vamos ver o que acontece desta vez.”
Um comunicado de uma autoridade americana confirmou que a reunião ocorreu e afirmou que o objetivo era avançar os esforços do presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, para encerrar a guerra da Rússia contra a Ucrânia.
Witkoff descreveu os encontros com Putin e Zelensky como “construtivos” em uma publicação na rede social X após a reunião de quarta-feira e afirmou que as discussões continuariam nas negociações trilaterais.
“Embora ainda haja trabalho importante a ser feito, o presidente Trump continua comprometido em ver esta guerra terminar e alcançar uma paz abrangente e duradoura”, escreveu.
Os enviados americanos Witkoff e Jared Kushner, genro de Trump, propuseram uma reunião trilateral que foi “aceita pelos ucranianos em Oslo ontem e pelos russos em São Petersburgo hoje”, segundo o comunicado.
Apesar das declarações positivas sobre possíveis negociações futuras, até o momento não há sinais de que a Rússia tenha recuado de suas posições maximalistas.
As exigências anteriores da Rússia equivalem a uma vitória quase total: Moscou pede que a Ucrânia ceda toda a região de Donbas, no leste do país, atualmente sob ocupação russa em sua maior parte. O governo russo também exigiu que a Ucrânia reduza drasticamente o tamanho de suas Forças Armadas e se comprometa a nunca ingressar na Organização do Tratado do Atlântico Norte (Otan).
Durante as conversas mais recentes, Putin demonstrou interesse na retomada da cooperação econômica com os Estados Unidos e na possibilidade de um encontro com a China para discutir a Ucrânia. Isso ocorre após medidas recentes do governo Trump para suspender sanções contra a Rússia e fechar um acordo sobre exportações de diesel.
Em declarações à imprensa após a reunião, o enviado presidencial russo Kirill Dmitriev afirmou que não havia “dúvida” de que a cooperação econômica entre Estados Unidos e Rússia continuaria. Ele acrescentou que um acordo sobre diesel anunciado recentemente entre os dois países seria mantido, apesar das críticas europeias.
Um dos principais resultados do encontro foi o anúncio de Witkoff de que a Rússia libertou o cidadão americano Stephen Hubbard, de 74 anos, que estava detido no país havia mais de quatro anos.
Em declarações amplamente criticadas, Witkoff elogiou Putin como um “humanitário” por conceder o perdão a Hubbard. Um vídeo obtido pela CNN após a reunião mostrou o cidadão americano libertado conversando com Witkoff no aeroporto de São Petersburgo.
Em imagens do início da reunião de três horas, Witkoff afirmou: “Acho que há algum grau de impulso, e espero que o encontro de hoje possa representar mais um passo à frente no processo de paz”.
Putin, Witkoff e tradutores se sentaram ao redor de uma grande mesa redonda e discutiram uma ampla variedade de questões, incluindo a disposição da Rússia para ajudar a resolver a guerra no Irã, possíveis exportações russas de fertilizantes para os Estados Unidos e a libertação de Hubbard. A reunião prosseguiu a portas fechadas, e Kushner, que também participa das negociações de paz, acompanhou o encontro remotamente porque está gripado.
Os Estados Unidos e a Ucrânia fizeram “progressos significativos” nas conversas realizadas na Noruega na terça-feira, afirmou anteriormente uma autoridade americana à CNN. A Ucrânia “apresentou novas ideias e propostas, que foram discutidas em detalhes”, e os dois lados agora estão em “forte alinhamento” sobre os próximos passos, disse a autoridade.
“As discussões abrangeram elementos fundamentais de uma estrutura abrangente de paz, incluindo garantias de segurança de longo prazo para a Ucrânia, um plano econômico e de prosperidade para o pós-guerra e uma arquitetura de segurança europeia mais ampla, concebida para criar estabilidade duradoura”, afirmou a autoridade americana.
No entanto, o assessor do Kremlin Yury Ushakov minimizou essas discussões na quarta-feira. Segundo ele, embora Witkoff tenha apresentado a Putin “certas novas abordagens e mudanças nas posições adotadas pelos europeus e por Kiev”, na realidade, elas continham pouco de valor concreto para resolver a crise ucraniana.
A Ucrânia e seus aliados reiteraram as principais linhas vermelhas estabelecidas por Kiev para qualquer negociação de paz, incluindo a necessidade de garantias de segurança futuras — para assegurar que a Rússia não volte a invadir o país — e a rejeição a quaisquer exigências de cessão de territórios que a Ucrânia controla.
Zelensky reiterou uma posição defendida há tempos: a Ucrânia aceitaria um acordo de cessar-fogo que congelasse as posições ao longo da atual linha de frente — o que significaria manter apenas cerca de 75% do território ucraniano — e, em seguida, pediria garantias de segurança efetivas aos aliados.
Zelensky também afirmou que a Ucrânia quer negociações trilaterais envolvendo Trump, Putin e ele próprio, mas disse que o processo seria “melhor com os europeus”.
O Kremlin já havia rejeitado a ideia de negociações trilaterais, com exceção de um convite anterior para que Zelensky fosse a Moscou — uma possibilidade considerada inviável pelos demais lados.
Enquanto isso, na Rússia, o ministro das Relações Exteriores, Sergey Lavrov, adotou um tom menos otimista na terça-feira. Ele afirmou que Moscou avaliará o que Witkoff apresentar, mas não fará “concessões políticas”. Lavrov disse que Moscou “não espera um milagre” e que Washington continuará sendo, na melhor das hipóteses, um rival da Rússia, segundo a agência estatal russa TASS.
Uma autoridade europeia em Oslo disse à CNN: “Acho que os planos — ou a falta deles — não são um problema tão grande quanto fazer a Rússia levar qualquer plano a sério”.
O que é Oreshnik, míssil hipersônico utilizado em grande ataque contra Kiev?
Announcing the decision in Strasbourg on Thursday, 22 October, European Parliament President Roberta Metsola said the award reflected the European Union’s commitment to multilateralism and international institutions.
Metsola praised the Court for its work in upholding international law and justice. The announcement was met with a standing ovation in the parliamentary chamber.
The decision comes amid an escalating confrontation between the European Union and the administration of US President Donald Trump over the ICC’s jurisdiction and independence.
On 9 October, the United States imposed sanctions on the ICC as an institution, extending measures previously directed against individual judges and prosecutors.
The restrictions place the Court under the US Treasury’s sanctions regime, limiting financial transactions involving American individuals, businesses and institutions. Washington has issued several temporary and limited exemptions intended to allow specified operations to continue.
The measures followed earlier sanctions against senior ICC officials, including Court President Tomoko Akane, and form part of Washington’s campaign to prevent the tribunal from exercising jurisdiction over American personnel.
US Secretary of State Marco Rubio has argued that the ICC threatens American sovereignty by asserting authority over nationals of countries that have not accepted its founding treaty.
The Court rejected the latest restrictions, describing them as an attempt to obstruct the administration of international justice.
Established under the Rome Statute, the ICC operates independently of national governments and investigates serious international crimes where its jurisdictional requirements are satisfied.
Neither the United States nor Israel is a party to the Rome Statute.
The dispute with Washington has intensified since the ICC issued arrest warrants in November 2024 for Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu and former Defence Minister Yoav Gallant over alleged war crimes and crimes against humanity connected with military operations in Gaza.
Israel rejects the Court’s jurisdiction and disputes the allegations. Washington has similarly opposed the proceedings against Israeli officials.
The ICC has also pursued investigations into Russia’s invasion of Ukraine. In March 2023, its judges issued arrest warrants for Russian President Vladimir Putin and Maria Lvova-Belova, Russia’s commissioner for children’s rights, over the alleged unlawful deportation and transfer of Ukrainian children.
Further warrants followed in 2024 against senior Russian military commanders and officials in connection with attacks on Ukraine’s civilian infrastructure.
The proceedings demonstrate the geographical scope of the Court’s investigations, although its ability to secure arrests depends heavily on cooperation from individual states.
The ICC has no independent police force and relies on national authorities to execute its warrants.
The ICC’s nomination for the Sakharov Prize was submitted by the Socialists and Democrats group in the European Parliament.
Its selection comes as European lawmakers examine how the EU should respond to American sanctions affecting the Court and organisations supporting its activities.
The October restrictions have raised practical questions about access to banking, technology services and other infrastructure required by the tribunal.
European governments must also consider how to support an institution established through an international treaty while maintaining relations with Washington.
The Sakharov Prize carries no legal authority to reverse American sanctions or compel governments to cooperate with ICC investigations. Nevertheless, the award represents an explicit institutional endorsement of the tribunal at a time when its operations face increasing external pressure.
The ICC was selected from three finalists announced earlier this month.
The other nominees were Tanzanian opposition leader Tundu Lissu and Iranian sisters Taraneh and Romina Rahimi, whose cases have attracted international attention over political persecution and judicial proceedings.
The Sakharov Prize, established by the European Parliament in 1988, is named after Soviet physicist, dissident and Nobel Peace Prize laureate Andrei Sakharov.
It recognises individuals and organisations defending human rights, freedom of expression and fundamental liberties. The award includes €50,000.
Previous recipients include Nelson Mandela, Malala Yousafzai and imprisoned journalists.
In 2025, the prize was awarded jointly to Belarusian journalist Andrzej Poczobut and Georgian journalist Mzia Amaglobeli.
The formal presentation of the 2026 prize is scheduled for 16 December at the European Parliament in Strasbourg.
The award places the ICC alongside previous Sakharov laureates while drawing further attention to the unresolved dispute between Washington and European governments over international criminal jurisdiction.




Russian missiles and drones killed one person and injured 24 in Kyiv overnight on 22 October, the Kyiv City Prosecutor’s Office said. Damage spread across six of the city’s districts, the city military administration reported.
The strike came hours after Kremlin aide Yuri Ushakov said Putin had told Witkoff that Russia was “in principle” ready to resume three-way talks with the US and Ukraine in mid-November. President Volodymyr Zelenskyy read the overnight attack as a sign that Russia’s attitude has not changed. A day earlier, Russian drones killed two people in a 24-story Kyiv apartment block.
Russia fired 21 ballistic missiles at Kyiv overnight, Zelenskyy said. The barrage came in three waves, around 22:00, at about 02:00, and around 03:30.

Across Ukraine, air defenses downed or suppressed 181 of 210 Russian drones, the Air Force said. Its report did not mention any ballistic missiles shot down.
The only death in Kyiv came in the Dniprovskyi district, on the city’s left bank. There, Russian strikes destroyed 13 detached houses on several streets, prosecutors said. Police said the man killed was 48 and that six people were injured in the district, four of them children, the youngest aged five.
Of the injured, five are minors and two are young children, and prosecutors reported acute stress reactions among them. A 16-year-old boy is in hospital with a closed head injury, prosecutors said. Sixteen of the injured were hospitalized, the city military administration said. The final number of injured is still being established.
In the Holosiivskyi, Obolonskyi, Pecherskyi, and Sviatoshynskyi districts, the attack damaged eight apartment buildings, prosecutors said. It also damaged a building-supply hypermarket, a restaurant, a monastery building, a post office, and office premises.
In Pecherskyi, Russia damaged an ambulance station and six ambulances, Kyiv Mayor Vitali Klitschko wrote. The State Emergency Service said eight people were injured in that district, three of them children, and reported damaged transport infrastructure in the Darnytskyi district.

The strikes damaged metro infrastructure on the Pivdennyi (Southern) Bridge, Kyiv Metro said. As of the morning, green-line trains ran in two sections, Syrets–Vydubychi and Osokorky–Chervonyi Khutir. Inspections and repairs would continue after the all-clear, the metro said.
Oleksii Biloshytskyi, head of Ukraine’s Patrol Police Department, announced that traffic across the bridge toward the left bank was temporarily closed. The city is adding buses on routes 22 and 91, the city administration said. Russian drones had already hit the bridge repeatedly in early October.
Europe’s leaders can no longer trust a word that comes out of Washington. No more slaps on the wrist – we need concrete steps to punish Trump
Historical comparisons are always inexact. No one conflict precisely mirrors another. Yet Donald Trump’s shameless appeasement of Vladimir Putin carries more than a noxious whiff of Neville Chamberlain’s failed attempt in Munich in 1938 to head off war with Nazi Germany. To be fair to the former UK prime minister – and history largely hasn’t been – his peacemaking efforts had the enthusiastic backing of most people in Britain and France who, like him, were desperate to avoid a repeat of the horrors of the first world war. Trump enjoys no equivalent public support for his treachery. Nor does he face the prospect of a US war with Russia. His betrayal of Ukraine is cynically self-interested, globally dangerous and utterly contemptible.
US-Russian talks on agreeing the shoddy terms of a precedent-setting American sell-out of Ukraine are at an advanced stage, after meetings in St Petersburg this week. Trump has zigzagged over the war ever since returning to office. Now, panicked by record-low poll ratings, he seems determined to scapegoat Ukraine and force its de facto capitulation. Recent steps – his shocking decision to fund Putin’s war machine by buying Russian diesel, his waiving of tougher sanctions, his mysterious, lethal interruptions in US satellite and intelligence sharing with Kyiv, and his renewed attempt to oust Ukraine’s president, Volodymyr Zelenskyy – mark Trump out as the skulking Judas, the craven Brutus of the modern age. He makes Chamberlain look like a man of iron principle. All that’s lacking is an umbrella.
Simon Tisdall is a Guardian foreign affairs commentator
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© Photograph: Kevin Lamarque/Reuters

© Photograph: Kevin Lamarque/Reuters

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Se Donald Trump fosse presidente da Rússia, ele certamente aceitaria um acordo rápido e simples para pôr fim à brutal guerra na Ucrânia, talvez, como já sugeriu, em apenas 24 horas.
Do ponto de vista de Trump, a decisão seria óbvia.
Uma solução para o conflito prolongado, que já está em seu quinto ano, não apenas interromperia a morte dos milhares de “jovens e lindos garotos” que, segundo Trump, são mortos todos os meses na linha de frente, mas também seria — e isso é fundamental — extremamente lucrativa.
As sanções contra Moscou poderiam ser suspensas, enquanto acordos comerciais lucrativos inevitavelmente surgiriam. Em outras palavras, a paz e a prosperidade prevaleceriam.
Mas, é claro, Trump não é o presidente da Rússia. Esse cargo pertence a Vladimir Putin, e o líder do Kremlin parece ter pouquíssimo interesse em abrir mão de seus objetivos declarados na guerra da Ucrânia, seja para preservar vidas russas e ucranianas, seja para acrescentar bilhões de dólares aos cofres do Estado russo.
Esse é um equívoco fundamental que tem orientado os esforços infrutíferos do governo Trump para negociar o fim dos combates. Ele voltou a ficar evidente durante a mais recente reunião crucial em São Petersburgo entre Steve Witkoff, parceiro de negócios de Trump que se tornou seu principal negociador, e o próprio Putin.
Durante o encontro, Putin disse a Witkoff que estava “curioso” sobre o resultado das reuniões realizadas na Noruega no dia anterior, quando autoridades dos Estados Unidos, da Europa e da Organização do Tratado do Atlântico Norte (Otan) se reuniram com o presidente da Ucrânia, Volodymyr Zelensky, para elaborar possíveis novas propostas de paz, incluindo incentivos econômicos para Moscou.
Mais tarde, um assessor de alto escalão do Kremlin confirmou que o enviado de Trump havia informado o líder russo sobre as discussões. Em seguida, acrescentou, como era de se esperar, que “na verdade, elas continham pouco de valor concreto para resolver a crise ucraniana”.
O resultado era inteiramente previsível por parte de um Kremlin que se recusa obstinadamente a abandonar suas posições rígidas, incluindo a exigência de controlar toda a região de Donbas, no leste da Ucrânia, e de ter influência sobre os futuros acordos de segurança de Kiev.
Ainda assim, a Casa Branca pode ter esperado genuinamente que o Kremlin demonstrasse maior disposição para fazer concessões, sobretudo depois que Trump suspendeu, na semana passada, as sanções às exportações russas de diesel. A medida, motivada politicamente pela tentativa de reduzir os preços dos combustíveis nos Estados Unidos antes das eleições de meio de mandato, também representou um enorme benefício econômico para Moscou.
Posteriormente, Trump anunciou um cessar-fogo energético que não teve sucesso e que obrigaria a Ucrânia a interromper os ataques de drones que danificavam refinarias de petróleo russas.
Em meio à troca de acusações, durante a qual o compartilhamento de informações de inteligência pelos Estados Unidos foi afetado, Trump também defendeu uma mudança na liderança ucraniana — tudo o que o Kremlin gostaria de ouvir.
Para Moscou, porém, os acordos, os incentivos e até o desprezo compartilhado por Kiev não são vistos como sinais de que chegou a hora de cooperar e recuar. Pelo contrário: são interpretados como evidências de que a estratégia russa em relação aos Estados Unidos está dando resultados.
E essa estratégia, ao contrário da de Washington, é pragmática e bem definida. O líder do Kremlin entende o que motiva Trump e consegue distraí-lo com facilidade, prometendo grandes acordos econômicos ao seu temperamental interlocutor na Casa Branca.
Mais propostas desse tipo foram apresentadas pelo Kremlin durante a reunião com Witkoff em São Petersburgo. Putin elogiou o controverso acordo sobre o diesel e sugeriu que a Rússia também poderia ampliar as exportações de fertilizantes essenciais para os Estados Unidos, entre outras possibilidades.
“Também estamos discutindo diferentes projetos, como centros de dados, projetos no setor de energia e cooperação energética”, afirmou Kiril Dmitriev, chefe do fundo soberano russo e interlocutor importante do Kremlin junto a autoridades do governo Trump, após o encerramento das conversas, que duraram três horas.
E não são apenas as vantagens econômicas que o Kremlin utiliza para agradar, conquistar simpatia ou manter um interlocutor receptivo na Casa Branca.
Antes da reunião em São Petersburgo, Putin libertou Stephen Hubbard, um cidadão americano de 74 anos que estava detido pela Rússia desde que foi capturado na Ucrânia, em 2022, no início da invasão russa em larga escala. Um Witkoff bajulador descreveu a libertação como um ato “humanitário”.
Hubbard, natural do estado de Michigan, teria sofrido graves problemas de saúde durante os quatro longos anos em que permaneceu preso em uma colônia penal russa remota. Sua libertação, porém, foi celebrada pela Casa Branca como uma demonstração da capacidade de Trump de fechar acordos e da deferência de Putin em relação ao presidente americano.
“Os Estados Unidos, por respeito ao presidente Trump, não precisaram oferecer nada em troca — uma situação sem precedentes para a Rússia”, dizia um comunicado publicado na própria plataforma Truth Social de Trump.
Mas é improvável que o ex-agente da KGB, conhecido por sua postura dura no Kremlin, veja a situação dessa maneira.
Ao libertar um ex-professor de 74 anos, provavelmente mantido como moeda de troca justamente para uma ocasião como essa, Trump concedeu a Putin um aval inestimável para as ações do Kremlin — e representou uma dolorosa traição à Ucrânia.
Análise: Tensões entre Trump e Zelensky ameaçam apoio dos EUA à Ucrânia
Experts say Russia is trying to destroy energy infrastructure before winter and US ‘appeasement and flattery’ will not achieve peace
Russia has carried out a massive “demonstrative” attack on Ukraine, bombarding Kyiv with ballistic missiles just hours after Vladimir Putin said he had agreed to resume trilateral negotiations after talks with the US envoy Steve Witkoff.
Overnight, Moscow pounded the Ukrainian capital, killing at least two people and wounding 22, including four children. Targets included the southern bridge over the Dnipro River, civilian houses, energy infrastructure, an ambulance station, office buildings and a clinic.
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© Photograph: Efrem Lukatsky/AP

© Photograph: Efrem Lukatsky/AP

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