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Il tradimento di Trump

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8h. Vaticano confirma que Papa Leão XIV passou bem a noite

A Papa Leone è stato esportato un tumore maligno al polmone

Papa Leone XIV è stato operato al Policlinico Gemelli di Roma per un adenocarcinoma polmonare, un tumore maligno che ha reso necessario l’intervento di asportazione del lobo inferiore del polmone destro. L’operazione è riuscita e non si sono verificate complicazioni, ha comunicato la Santa Sede. Il Pontefice, settantuno anni, si è svegliato regolarmente dall’anestesia ed è tornato nella sua stanza al decimo piano dell’ospedale dopo un periodo di osservazione. «Il Papa ha anche chiesto la cena», ha riferito ai giornalisti il portavoce vaticano Matteo Bruni.
Il Santo Padre era arrivato al Gemelli poco dopo le 13 di martedì. Era stato lui stesso ad annunciare domenica, durante l’Angelus, il ricovero previsto per rimuovere un «nodulo circoscritto», individuato al polmone durante alcuni controlli medici e descritto come localizzato in una fase molto iniziale. I dettagli sono arrivati in serata, con una nota firmata dal medico personale del Papa, Luigi Carbone, e dal chirurgo Stefano Margaritora, che ha guidato l’équipe.
«Il Santo Padre è stato sottoposto, come programmato, all’intervento di chirurgia toracica. Per rendere l’intervento radicale, è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita», hanno scritto i medici. L’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare, già sospettata sulla base degli esami preoperatori. L’obiettivo dell’intervento era quindi rimuovere integralmente la parte interessata dal tumore, non soltanto il nodulo.
Il Papa è rimasto in sala operatoria per circa tre ore, mentre la procedura chirurgica vera e propria è durata circa 90 minuti. «L’intervento è riuscito e non ci sono state complicanze», hanno precisato i medici, confermando il regolare risveglio e il ritorno in stanza dopo l’osservazione postoperatoria.
Il nodulo, scrive Repubblica, sarebbe stato individuato incidentalmente durante una Tac dell’addome eseguita al Fatebenefratelli. L’esame, richiesto per controllare altre possibili patologie, avrebbe mostrato anche un’anomalia nella parte inferiore del polmone, inducendo i medici ad approfondire gli accertamenti. La scoperta avrebbe così portato alla decisione di intervenire chirurgicamente.
Adesso l’attenzione è rivolta al decorso postoperatorio e agli esiti degli esami. Come riferisce l’Ansa, le prossime 24-48 ore saranno particolarmente delicate. Al momento il Vaticano non ha indicato la necessità di eventuali terapie successive: la valutazione dipenderà anche dai risultati degli accertamenti. Prima dell’intervento era stata prevista una degenza di circa una settimana, mentre tra le ipotesi circolate c’è quella di un possibile ritorno a casa dopo cinque o sei giorni.
La notizia ha suscitato apprensione nella Chiesa e tra i fedeli. Al suo arrivo al Gemelli, Leone era apparso sorridente e sereno, salutando la folla che lo attendeva davanti all’ospedale. Il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha espresso fiducia: «Speriamo che al più presto possa risolvere questo problema. Siamo fiduciosi». La malattia potrebbe inoltre mettere a rischio il viaggio in Sudamerica previsto per novembre, per il quale i preparativi sono già in corso. Per ora, tuttavia, la priorità resta il recupero del Pontefice dopo l’intervento.
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IPO Jio, la sfida dei ricavi da rete mobile dietro la valutazione da 100 miliardi
Jio Platforms, il gruppo digitale e delle telecomunicazioni controllato da Reliance Industries, guidata da Mukesh Ambani, si prepara a quotarsi in Borsa con una valutazione attesa intorno ai 100 miliardi di dollari. I suoi 524 milioni di clienti sono una forza enorme, ma anche la misura della sfida: trasformare questa scala in ricavi sempre più solidi. Un nodo che parla anche all’Italia. Tra il 2021 e il 2025 il traffico dati mobile è più che raddoppiato, mentre i ricavi del comparto sono diminuiti.
È questo il filo che lega due mercati molto diversi. In India, Jio deve convincere gli investitori che la sua base di utenti può sostenere una valutazione da record. In Italia, i numeri mostrano che consumare più dati non significa automaticamente generare più ricavi per gli operatori. Non è la prova di una crisi generalizzata delle telecomunicazioni: è un problema più preciso, quello di monetizzare la rete mobile.
Jio vale per i clienti, ma anche per quello che saprà vendere loro
La quotazione di Jio Platforms è attesa come una delle più importanti mai viste in India. Le indicazioni circolate sul mercato collocano la valutazione del gruppo oltre i 100 miliardi di dollari, ma il valore definitivo dipenderà dal prezzo delle azioni e dalla domanda degli investitori.
La società non è soltanto un operatore telefonico. Attraverso la controllata Reliance Jio Infocomm offre connettività mobile e banda larga, mentre la piattaforma punta anche su servizi digitali, cloud, intrattenimento, soluzioni per le imprese e prodotti basati sull’intelligenza artificiale. È questa ambizione a rendere plausibile una valutazione da grande gruppo tecnologico. La domanda che accompagna l’IPO è semplice: quanto pesano già questi business nei conti e quanto, invece, resta ancora legato alla connettività?
I dati depositati per la quotazione restituiscono un’immagine di crescita. Nell’esercizio chiuso a marzo 2026, Jio ha raggiunto 524,4 milioni di clienti, contro 488,2 milioni dell’anno precedente. I ricavi operativi sono saliti del 14,6%, a 1.469 miliardi di rupie, mentre l’utile netto è cresciuto del 15,1%, a circa 300,5 miliardi. Anche il ricavo medio mensile per cliente, o ARPU, è aumentato: da 206,2 a 214 rupie.
La crescita, tuttavia, va letta insieme alla composizione del business. Nello stesso anno il consumo medio mensile di dati per cliente è passato da 33,6 a 42,3 gigabyte. L’utilizzo della rete è, quindi, aumentato molto più del ricavo medio per utente: un segnale che rende centrale la capacità del gruppo di proporre servizi a maggior valore, aumentare la spesa dei clienti e costruire nuove fonti di reddito.
| Jio Platforms | Esercizio 2025 | Esercizio 2026 |
|---|---|---|
| Clienti | 488,2 milioni | 524,4 milioni |
| Ricavi operativi | 1.282 miliardi di rupie | 1.469 miliardi di rupie |
| Utile netto | 261,1 miliardi di rupie | 300,5 miliardi di rupie |
| ARPU mensile | 206,2 rupie | 214 rupie |
| Consumo dati mensile per cliente | 33,6 GB | 42,3 GB |
Fonte: dati del prospetto Jio Platforms depositato presso la Sebi. ARPU e consumo dati sono riferiti al trimestre di uscita dell’esercizio.
L’IPO serve anche a ridurre il debito
C’è poi un altro aspetto meno spettacolare dei 524 milioni di clienti, ma importante per gli investitori: l’uso dei proventi. L’offerta prevede una nuova emissione di azioni; una parte rilevante delle risorse è destinata a rimborsare o anticipare debiti della controllata telefonica Reliance Jio Infocomm.
Il debutto in Borsa, dunque, non è soltanto una vetrina per la crescita digitale di Jio. Può anche rafforzare la struttura finanziaria del gruppo. Per chi valuta l’operazione, contano entrambe le dimensioni: la capacità di ridurre il debito e quella di trasformare il traffico, i clienti e la rete in utili futuri.
Il confronto con l’Italia: più dati, meno ricavi mobili
Il caso italiano non è sovrapponibile a quello indiano, ma aiuta a mettere a fuoco la stessa domanda. Secondo Agcom, tra il 2021 e il 2025, le risorse complessive delle comunicazioni elettroniche in Italia sono cresciute del 6%, da 27,85 a 29,53 miliardi di euro. Dentro il totale, però, le traiettorie sono opposte: i ricavi della rete fissa sono saliti del 20%, quelli della rete mobile sono scesi dell’11,4%.
Nel frattempo, il traffico dati medio giornaliero per SIM “human” è cresciuto di quasi il 113% tra settembre 2021 e settembre 2025. In altre parole, sulle reti mobili italiane viaggia molto più traffico, ma il comparto incassa meno rispetto a quattro anni prima.
| Comunicazioni elettroniche in Italia | Variazione 2021-2025 |
|---|---|
| Risorse complessive del settore | +6% |
| Ricavi della rete fissa | +20% |
| Ricavi della rete mobile | −11,4% |
| Traffico dati medio giornaliero per SIM “human” | +112,8% |
Fonte: Agcom. I dati sul traffico confrontano settembre 2021 e settembre 2025.
Parlare di “crisi delle telecomunicazioni”, in generale, sarebbe impreciso. Il settore nel suo complesso è cresciuto e la rete fissa ha compensato la flessione del mobile. Restano, però, forti la concorrenza e la pressione sui margini, come mostra anche il mercato italiano delle telecomunicazioni, dove gli operatori cercano nuove forme di collaborazione e condivisione delle infrastrutture.
Anche i risultati delle singole aziende sono diversi: Iliad ha chiuso il 2025 con ricavi e free cash flow in crescita, un esempio che invita a non leggere i dati del settore come una crisi uniforme. La criticità riguarda, soprattutto, la redditività dei servizi mobili, stretta tra l’aumento dei consumi, la concorrenza sulle tariffe e la necessità di investire in infrastrutture.
I due mercati non sono uguali, ma pongono una domanda comune: quanto può valere una rete se l’aumento dell’utilizzo non si traduce, con la stessa intensità, in maggiori ricavi?
Per Ambani la risposta dovrà convincere gli investitori a pagare una valutazione da oltre 100 miliardi. Per gli operatori italiani, la sfida è far crescere il valore economico di servizi e infrastrutture già molto utilizzati.
22h. Papa Leão XIV tem cancro do pulmão

Percevejos cancelam voo da Qantas entre Roma e Perth

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Resgatado com vida depois de 26 horas preso numa gruta

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13h. Raimundo acusa Passos Coelho de querer voltar a 2015

Ciclista italiano Filippo Ganna assina pela Lidl-Trek

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Papa chega ao hospital para remover nódulo no pulmão

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Manovra fra cedolare secca al 5%, Irpef fino a 60mila euro e flat tax: tutte le ipotesi
Che Manovra sarà dipenderà in larga parte dal braccio di ferro fra Italia e Unione europea. Ne ha dato conferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, secondo il quale il testo definitivo della Legge di Bilancio 2027 potrà essere delineato solo dopo la fine delle procedure europee relative alla clausola di salvaguardia e alle richieste di flessibilità sui conti pubblici.
Il Governo sconta anche la mancata uscita dalla procedura d’infrazione Ue per il deficit rimasto sopra il 3%. Oggi l’Italia ha sforato per appena un decimale (0,1%). Nel frattempo, però, emergono i primi orientamenti in merito alle misure considerate dal Governo.
Cedolare secca al 5%
Il Governo punta a dare una prima risposta all’emergenza casa con una cedolare secca al 5% per gli affitti lunghi e a canone concordato.
Per gli affitti lunghi, attualmente l’aliquota ordinaria della cedolare secca è al 21%. Che cala al 10% per i contratti a canone concordato nel rispetto dei requisiti di legge. Una eventuale aliquota agevolata al 5% potrebbe rappresentare una agevolazione contro il caro casa, soprattutto in quei comuni in cui l’emergenza abitativa è particolarmente forte.
Si ricorda che il canone concordato non conviene solo all’inquilino: i proprietari possono beneficiare di sconti sull’Irpef e sulle imposte.
Lavoro per i giovani
C’è poi il capitolo giovani: Giorgetti ha annunciato già da tempo l’idea di una flat tax al 5% sugli aumenti di stipendio per i lavoratori dipendenti fino a 35 anni.
La misura dovrebbe costare attorno ai 350 milioni di euro. Ma il ministro ha invocato anche “la collaborazione dei datori di lavoro”.
E poi dovrebbe essere replicata la flat tax sui rinnovi contrattuali, sul lavoro notturno e festivo e sui premi di produttività.
Ma l’universo “flat tax” riguarda anche un’altra categoria: le partite Iva. Attualmente la soglia è stata portata da 65.000 euro a 85.000 euro. Ora il Governo starebbe puntando a quota 100.000 euro. Ma serve aprire un tavolo con l’Ue, dal momento che per farlo sarebbe necessario andare a ritoccare anche la normativa sull’Iva. A spingere forte su questo punto è in particolare la Lega.
Irpef
C’è poi il capitolo Irpef, con una carezza rivolta al ceto medio. L’ipotesi è quella di estendere l’aliquota Irpef al 33% fino ai 60.000 euro lordi l’anno. Ora il limite è fissato a 50.000 euro. Una misura del genere costerebbe sui 2,6 miliardi.
Nell’ultimo intervento, l’aliquota Irpef scese dal 35% al 33% sui redditi compresi tra 28.000 euro e 50.000 euro.
Bollo auto
“Bollo ciao!”, ha cantato la premier Giorgia Meloni alla kermesse Fenix 2026. Nell’anno in corso il bollo auto è stato tolto a tutte le moto e ai veicoli di bassa cilindrata. Si tratta, però, di una misura relativa solo all’anno 2027, costata 2,3 miliardi da fondi Pnrr.
Energia e difesa
Lo scostamento di Bilancio di 28,8 miliardi di euro per le spese destinate a energia e difesa, previste dalla clausola di salvaguardia, è stato approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 2 ottobre. Ci sarà un nuovo voto in Parlamento, nella giornata del 13 ottobre, per dare l’ok all’extradeficit.
Per l’energia viene prevista una spesa di 7,2 miliardi l’anno per il biennio 2027-2028. Prevista un’identica cifra per la difesa e la sicurezza.
O dia em que Hitler e Mussolini se tornaram amigos

Salvini si dimette per farsi rieleggere, Tajani apre alle primarie

Matteo Salvini si è dimesso da segretario della Lega per preparare la propria ricandidatura al congresso straordinario del 24 e 25 ottobre a Milano. Una mossa formale, concordata da tempo, che accompagna il tentativo di ricompattare il partito dopo le tensioni degli ultimi mesi. Il vicepresidente del Consiglio ha annunciato un nuovo simbolo, che dovrebbe perdere la dicitura «Salvini premier», e una segreteria politica per condividere le decisioni con i diversi livelli territoriali. Nel frattempo, gli incarichi dei tre vicesegretari sono stati azzerati e il tesoriere Alberto Di Rubba è stato nominato vicesegretario vicario fino al congresso, che sarà presieduto da Lorenzo Fontana.
Salvini punta a una riconferma senza sfidanti, ma dovrà fare i conti con le richieste di maggiore attenzione al Nord avanzate, tra gli altri, dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e dal presidente della Lombardia Attilio Fontana. Il segretario ha escluso l’esistenza di dissidenti e ha invitato tutti a presentare proposte al congresso, dove le votazioni sulle mozioni e sugli atti di indirizzo saranno palesi.
Anche in Forza Italia si apre il confronto sulla leadership. Antonio Tajani ha proposto una consultazione popolare sul programma e sulla guida del partito, attraverso congressi o primarie aperte anche oltre la platea degli iscritti. «Se qualcuno vuole cambiare dobbiamo chiederlo al nostro popolo», ha detto al Fatto Quotidiano. Il messaggio è rivolto soprattutto al governatore calabrese Roberto Occhiuto, che da settimane invoca un rinnovamento degli azzurri e ha criticato la gestione del segretario.
La proposta di Tajani arriva nonostante la famiglia Berlusconi abbia confermato il proprio sostegno alla sua leadership. Il segretario punta a ottenere una nuova legittimazione in vista delle elezioni politiche, che continua a collocare nell’autunno del 2027, mentre resta aperta la possibilità di un voto anticipato in primavera. Intanto, Salvini insiste sulle primarie del centrodestra per scegliere il candidato sindaco di Milano, indicando Silvia Sardone come propria preferita ma rimettendo la decisione ai cittadini in assenza di un accordo con gli alleati.
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Società estera LLC o Ltd aperta online, i rischi fiscali da valutare per gli italiani
La promessa di avviare un’attività d’impresa abbattendo costi, burocrazia e pressione fiscale ha reso estremamente popolare la creazione di una società estera direttamente dal proprio computer. Sul web si sono moltiplicati portali e intermediari che offrono pacchetti chiavi in mano per registrare una LLC negli Stati Uniti o una Ltd in giurisdizioni come Regno Unito, Cipro o Emirati Arabi. Questa modalità di apertura online, completabile spesso in quarantotto ore con la compilazione di un modulo digitale e l’invio di un documento d’identità, viene raccontata come una soluzione semplice e accessibile per chiunque venda servizi, prodotti digitali o consulenze su scala globale.
Tuttavia, l’estrema accessibilità delle procedure telematiche crea un pericoloso falso senso di sicurezza. Chi promuove questi servizi focalizza quasi sempre l’attenzione sulla velocità della registrazione e sulla bassa tassazione del Paese d’arrivo, ma tende a ignorare i rigidi paletti posti dall’ordinamento tributario italiano. Se la vita personale, il domicilio e le decisioni di chi fonda l’azienda rimangono ancorati all’Italia, il divario tra la forma legale scelta all’estero e la realtà operativa quotidiana genera una fortissima vulnerabilità fiscale.
Analizzando la logica dei controlli condotti dall’Amministrazione finanziaria e le norme che regolano il diritto tributario internazionale, emerge chiaramente come non si possa parlare di un generico problema di tasse. I rischi per il contribuente residente in Italia sono ben distinti tra loro, rispondono a precise disposizioni del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir) e spaziano dalla residenza societaria agli adempimenti personali, fino alla tenuta pratica e bancaria dei conti d’incasso.
Società estera e il luogo della direzione strategica
Il primo e più diffuso profilo critico riguarda l’esterovestizione societaria, disciplina rigorosamente sancita dall’articolo 73 del Tuir. Per la legge italiana, un’entità giuridica viene considerata residente a tutti gli effetti nel territorio nazionale – e di conseguenza soggetta alle imposte italiane Ires e Irap – se, per la maggior parte del periodo d’imposta, mantiene in Italia la sede legale, la sede dell’amministrazione o l’oggetto principale della propria attività.
Quando si completa la costituzione tramite un provider telematico, la sede legale della LLC o della Ltd viene registrata all’indirizzo formalmente fornito dal servizio, che di norma coincide con una casella postale o un ufficio virtuale in condivisione. Tuttavia, le verifiche fiscali non si fermano al dato formale, ma si concentrano su un parametro ben più sostanziale: la sede di direzione effettiva (place of effective management).
Se l’imprenditore risiede in Italia e gestisce la società da casa o da un ufficio locale – approvando preventivi, inviando e-mail ai clienti, definendo la strategia ed erogando le prestazioni dal proprio computer personale -, il centro decisionale e direttivo si trova sul suolo italiano. In presenza di un socio unico residente, la normativa fa presumere che l’entità sia stata collocata fittiziamente all’estero per ragioni di comodo. In caso di accertamento, la società rischia il recupero a tassazione in Italia di tutto il fatturato globale prodotto, a cui si aggiungono sanzioni per omessa dichiarazione che possono superare il doppio delle imposte non versate.
La trappola della governance di facciata e la disciplina CFC
Un secondo errore molto frequente consiste nel credere che sia sufficiente nominare un amministratore formale o un direttore residente nel Paese estero per mettere al sicuro l’intera architettura societaria. Sebbene l’assegnazione della gestione formale a un soggetto terzo possa attenuare il sospetto di esterovestizione, tale mossa risulta del tutto inefficace per contrastare la normativa sulle Controlled Foreign Companies (CFC), regolata dall’articolo 167 del Tuir.
È fondamentale comprendere la netta distinzione tra questi due istituti: mentre l’esterovestizione si focalizza su dove si decide, la disciplina CFC valuta chi detiene il controllo della società e quanto viene effettivamente tassata. Riformata in conformità con la direttiva europea anti-elusione ATAD, la CFC si attiva automaticamente quando concorrono due condizioni:
- la tassazione effettiva applicata alla società controllata all’estero è inferiore alla metà di quella che si applicherebbe se l’entità fosse residente in Italia;
- oltre un terzo dei ricavi dell’azienda è generato da redditi passivi (passive income), quali diritti d’autore, royalties, dividendi o prestazioni di servizi infragruppo.
Nel caso di una LLC o di una Ltd creata tramite attivazione via web da un unico titolare residente sul suolo italiano, la quota di possesso e il controllo societario rimangono saldamente in capo al socio italiano. Di conseguenza, gli utili generati dall’entità straniera vengono attribuiti per trasparenza direttamente al patrimonio personale del socio in Italia, indipendentemente dalla presenza di amministratori o direttori stranieri. L’unico modo per superare questo automatismo è dimostrare che la società possiede una vera sostanza economica – caratterizzata da uffici dedicati, beni strumentali e dipendenti locali -, oppure optare per l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 15% sull’utile netto contabile.
Operare dall’Italia per il brand estero: la stabile organizzazione occulta
Un altro elemento centrale da valutare riguarda la stabile organizzazione occulta, definita dall’articolo 162 del Tuir e dai principi guida fissati in sede OCSE. La legge individua due tipologie di presenza fissa: quella materiale (un ufficio, una sede fisica o un laboratorio) e quella personale (un soggetto che agisce e conclude affari per conto dell’impresa).
Quando un professionista o un imprenditore utilizza i servizi online per avviare un veicolo societario all’estero, ma continua a lavorare fisicamente dal territorio italiano fornendo consulenze, gestendo le vendite o erogando prestazioni ai clienti, scatta il rischio concreto di stabile organizzazione personale. L’Amministrazione finanziaria può sostenere che l’imprenditore stia agendo come un agente dipendente della propria società estera direttamente dall’Italia. Se questa contestazione viene confermata, i profitti attribuiti alle attività svolte dal territorio nazionale vengono assoggettati a tassazione diretta nel nostro Paese, imponendo l’apertura immediata di una posizione Iva italiana e l’adeguamento retroattivo dei registri contabili.
Trasparenza personale e adempimenti del Quadro RW
Oltre ai rischi che gravano direttamente sull’entità societaria, l’avvio di un’impresa all’estero comporta precisi obblighi fiscali a livello personale per il contribuente che mantiene la residenza in Italia.
Un falso mito particolarmente diffuso sostiene che, finché le somme incassate rimangono depositate sul conto estero della società e non vengono bonificate in Italia, non sia necessario dichiarare nulla al Fisco. La normativa italiana sul monitoraggio fiscale (Decreto Legge n. 167/1990) stabilisce l’esatto contrario: i residenti fiscali in Italia sono tenuti a indicare nel Quadro RW del proprio modello dichiarativo sia il possesso delle quote o partecipazioni nella LLC o nella Ltd, sia la disponibilità o i poteri di firma sui conti bancari societari radicati all’estero. Chi omette questa comunicazione si espone a pesanti sanzioni amministrative che vanno dal 3% al 15% dei valori non dichiarati, percentuali che raddoppiano (dal 6% al 30%) se la società ha sede in Paesi a fiscalità privilegiata o non cooperativi.
A questo si aggiunge la delicata questione della natura fiscale delle LLC americane. Negli Stati Uniti queste strutture sono spesso considerate entità trasparenti (pass-through), mentre la loro classificazione da parte dell’Erario italiano può creare disallineamenti contabili, esponendo l’imprenditore al rischio di doppia imposizione o a contestazioni sulla corretta qualificazione dei dividendi estratti.
La tenuta dell’operatività: il congelamento dei conti e il de-risking
Accanto agli aspetti prettamente tributari, esiste un ostacolo pratico di primaria importanza che colpisce chi sceglie la via della registrazione remota: la gestione concreta dei flussi finanziari e dell’incasso. Molti pacchetti commerciali promettono l’apertura istantanea di un conto bancario su piattaforme fintech o l’integrazione immediata con i principali gateway di pagamento internazionali per raccogliere le transazioni dei clienti.
Tuttavia, le normative internazionali in materia di Antiriciclaggio (AML) e di verifica dell’identità della clientela (Know Your Customer) sono diventate estremamente severe. Gli algoritmi di controllo degli istituti di credito e dei processori di incasso effettuano verifiche incrociate periodiche. Quando il sistema rileva che una LLC o una Ltd è del tutto sprovvista di locali fisici e di personale nel Paese di costituzione ed è gestita operativamente da indirizzi IP o carte d’identità italiane, la struttura viene classificata come società guscio (shell company). Questo scenario porta quasi sempre al blocco cautelare o al congelamento a tempo indeterminato dei fondi d’incasso, bloccando l’operatività dell’intero business per diversi mesi.
In conclusione
I servizi che semplificano la costituzione a distanza di una società estera hanno indubbiamente abbattuto le barriere burocratiche d’ingresso, ma non hanno modificato le regole di fondo della fiscalità internazionale italiana.
La validità e la sicurezza di una LLC o di una Ltd non si misurano mai dalla facilità o dalla velocità con cui la si registra online, bensì dall’esistenza di una reale sostanza economica nel Paese in cui è stata creata. Senza una struttura operativa tangibile all’estero o un effettivo trasferimento della residenza fiscale del fondatore, la società rischia di rivelarsi un veicolo del tutto trasparente per il Fisco italiano, trasformando l’illusione del risparmio iniziale in un contenzioso fiscale complesso e molto oneroso.
Il volo da Malpensa che agita le compagnie italiane ma aiuta il consumatore

Una rendita è una rendita è una rendita. L’ultimo caso riguarda lo scontro che si sta consumando all’aeroporto di Milano Malpensa in merito a un nuovo collegamento Milano-Lima richiesto da Emirates. Secondo quanto riferito dal Corriere della sera , le altre compagnie aeree che fanno base nello scalo varesino starebbero in ogni modo cercando di impedirlo, appellandosi a Enac affinché blocchi l’operazione.
Attualmente, per raggiungere la capitale del Perù dal capoluogo lombardo sono disponibili solo voli con scalo: ciò nonostante, con circa centocinquanta mila passeggeri all’anno, si tratta della rotta più trafficata tra quelle non dirette e attrae circa il doppio dei viaggiatori rispetto alla Roma-Lima. Si capisce, quindi, perché un grande operatore vi abbia visto un’opportunità di valore e di reddito. Dal momento in cui Emirates ha presentato la richiesta, è scattata la reazione corporativa, che ha visto scendere in campo Ita (oggi controllata da Lufthansa ma di cui anche il ministero dell’Economia rimane azionista di minoranza) e altre aviolinee quali Neos (gruppo Alpitour) e Aeroitalia. La richiesta all’Enac e al ministero delle Infrastrutture è di convocare «un confronto con le compagnie nazionali interessate, affinché una decisione di tale rilievo sia assunta sulla base di un’istruttoria trasparente e di una valutazione complessiva dell’interesse del Paese». Ma il tema reale è che la più agguerrita concorrenza emiratina metterebbe in difficoltà i vettori italiani. Non a caso, la prima a muoversi è stata proprio Ita, forte anche del legame diretto che ha col Mef in forza della partecipazione azionaria: è proprio questa la ragione per cui noi abbiamo sempre incoraggiato la cessione totale del vettore di bandiera.
Non è la prima volta che, nel mercato aereo, si registrano queste operazioni: già nel passato la tutela del mercato delle imprese italiane (e più di tutte Alitalia) aveva portato a porre dei vincoli ai concorrenti. Basti pensare alla continua battaglia contro le low cost e, più nel passato, il divieto per i concorrenti di effettuare voli per Roma da Milano Linate, introdotto nel 2008 e terminato solo nel 2012 per ordine dell’Antitrust. Questi provvedimenti servono solo a garantire ricavi e margini agli incumbent ma sono contrari all’interesse dei consumatori. Bene ha fatto il governatore lombardo Attilio Fontana a prendere le difese di questi ultimi: «Credo che Malpensa abbia diritto di avere altre linee perché qui la gente vuole venire e ha bisogno di venire, quindi è assurdo che si cerchi di far arrivare gli aerei dove non c’è necessità».
Si parla sempre di produttività: ma se si vuole promuovere la crescita del Paese, bisogna lasciare che le imprese soddisfino i bisogni dei consumatori, e che lo facciano al costo più contenuto possibile. Che questo faccia dormire sonni agitati ai concorrenti non è un difetto: è la caratteristica fondamentale del sistema, perché è solo da questa inquietudine che possono nascere l’efficienza e l’innovazione.
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30,000 Bottles of Wine Worth €5 Million Stolen from Winery

Master manageriali, l’Italia nella top 5: Escp Torino quinta al mondo
Il Financial Times ha pubblicato la classifica annuale dedicata agli Executive Master in Business Administration (Emba). In questo scenario la formazione manageriale italiana si è particolarmente distinta, con la sede torinese della Escp Business School che ha conquistato il quinto posto assoluto.
La top five globale rappresenta un risultato di rilievo per chi valuta un investimento importante sulla propria carriera, che vede il nostro Paese presente con 3 programmi tra i 100 migliori al mondo. Vediamo chi guida la graduatoria.
La classifica del Financial Times
Il quotidiano britannico pubblica questa graduatoria dei migliori master post-laurea in economia e gestione d’azienda ogni anno. Parliamo degli Executive Mba, rivolti a chi ha già esperienza professionale.
In vetta alla classifica si piazza l’Emba Kellogg-HKUST, nato dalla collaborazione tra l’americana Kellogg School of Management e l’asiatica HKUST Business School. Tra i 100 programmi migliori al mondo compaiono tre proposte italiane, a conferma della competitività di alcune business school del nostro Paese su scala internazionale.
Escp Torino, quinta al mondo
L’Italia è trainata dall’Executive Mba della Escp Business School. È un’istituzione fondata a Parigi ma ormai diffusa su scala internazionale con 7 campus, tra i quali spicca quello di Torino. Il programma si è aggiudicato il quinto posto nel mondo, risultando primo tra gli italiani e terzo tra gli europei.
Ha inoltre conquistato la medaglia d’argento per esperienza internazionale, con una quota di partecipanti e docenti stranieri superiore al 90%. Ecco le parole di Alberta Di Giuli, Dean di Escp Torino:
Sono particolarmente orgogliosa del contributo che il team e la faculty del Campus di Torino apportano a questo risultato. (…) La nostra è un’offerta formativa rigorosa, aggiornata e capace di generare valore concreto per i partecipanti.
Bocconi e Politecnico
Le altre due italiane richiedono di scorrere un po’ di più la classifica. L’Emba della Sda Bocconi School of Management si colloca al quarantesimo posto. Un salto indietro di 15 posizioni rispetto al 2025.
Più indietro c’è la Polimi School of Management del Politecnico di Milano, all’ottantanovesimo posto. Anche in questo caso si registra un peggioramento, considerando il 77esimo gradino precedente.
I criteri della graduatoria
Per stilare questa particolare classifica, il Financial Times non guarda a un singolo parametro, ma combina più criteri per misurare il valore reale di un Executive Mba. Tra gli elementi considerati ci sono:
- lo stipendio attuale degli ex studenti;
- i progressi compiuti dagli ex studenti nella loro carriera dopo il diploma;
- componente internazionale dei corsi (apertura verso docenti, studenti ed esperienze all’estero).
Di fatto si va a premiare la qualità della didattica ma anche l’impatto concreto del percorso sul reddito e la crescita professionale.
Detectan posibles cámaras ocultas junto a la cueva italiana donde aparecieron dos Venus paleolíticas de la última glaciación

Bonus energia: perché 14 miliardi finiranno comunque per alzare le bollette della luce
A fine settembre, nella cornice dello Soteu, Ursula von der Leyen ha messo in evidenza il legame inscindibile tra sicurezza energetica e costi economici. Per un insieme di Paesi privo di materie prime, una crisi geopolitica come quella scatenata dalle tensioni nel Golfo Persico fa emergere con forza questa interdipendenza.
Agli Stati membri si chiede di elettrificare il più possibile per ridurre la dipendenza da gas e combustibili fossili, ma l’assenza di strumenti vincolanti porta il sistema energetico nazionale italiano ad accusare storture peculiari.
Con la Manovra di Bilancio 2027, grazie alla clausola di salvaguardia, l’esecutivo si appresta a mettere in campo circa 14 miliardi di euro in bonus energia e misure di contenimento. Un’imponente dote finanziaria che, tuttavia, non si tradurrà in un reale calo delle bollette per le famiglie e le imprese.
Il quadro europeo
La Commissione ha legato a più riprese la sicurezza energetica ai costi economici delle importazioni, ricordando come gli shock geopolitici siano costati all’Unione oltre 90 miliardi di euro in acquisti di fonti fossili. Per affrancarsi da questa dipendenza, Bruxelles ha fissato l’obiettivo di raddoppiarne la quota nel mix energetico entro il 2040, stimando un risparmio di 260 miliardi di euro all’anno.
Tuttavia, queste ambizioni non sono state accompagnate da alcuna dotazione finanziaria di bilancio né da atti vincolanti a sostegno dei consumatori. A complicare il quadro si aggiunge la recente revisione al ribasso degli obiettivi Net Zero e del calendario sulle emissioni: una mossa politica che concede ossigeno ai produttori di auto a combustione interna, ma che rischia di rallentare ulteriormente gli investimenti sull’elettrico.
In parallelo, il meccanismo europeo di carbon pricing (Ets) fa gravare i costi della CO2 sull’energia elettrica, esentando ancora per gran parte i combustibili tradizionali e rendendo il vettore pulito paradossalmente più caro.
Il caso Italia: la fiscalità che punisce chi elettrifica
Se l’Europa offre un quadro normativo frammentato, la struttura tariffaria italiana accentua la distorsione. Come evidenziato dalle analisi di ECCO, che riportiamo per semplicità in tabella, in Italia l’energia elettrica paga tasse e oneri sproporzionati rispetto al gas e ai carburanti tradizionali.
| Ambito d’uso | Vettore Elettrico | Vettore fossile | Impatto dell’imposizione |
|---|---|---|---|
| Utenze domestiche | Fino a 0,0873 euro al kWh (fisco e oneri) | 0,0231 euro al kWh sul gas naturale | L’elettricità paga 3-4 volte più del gas |
| Pmi e industria | Fino a 0,1119 euro al kWh in bassa tensione | 0,0057 euro al kWh sul gas naturale | L’elettricità paga fino a 20 volte più del gas |
| Trasporti e ricariche | Da 0,141 a 0,398 euro al kWh per ricarica pubblica | 0,089 euro al kWh per la benzina | L’elettrico paga fino a 4 volte più dei fossili |
Questo fenomeno deriva dalla scelta di continuare a scaricare oltre l’80% degli oneri di sistema per il finanziamento delle fonti rinnovabili unicamente sulle bollette elettriche, nonostante l’Ue consigli di andare in direzione opposta. Di conseguenza, tecnologie ad altissima efficienza come le pompe di calore o i veicoli elettrici vedono azzerato gran parte del risparmio economico potenziale a causa del peso fiscale applicato al kilowattora.
A soffrirne maggiormente è il tessuto produttivo nazionale. Come già denunciato dai rappresentanti di Confindustria a giugno in un convegno sugli Ets, la competitività delle industrie che scelgono di rimanere in Italia e di non delocalizzare riesce a mantenere performance accettabili pur sostenendo una doppia tassazione energetica: quella sulla corrente elettrica e quella sulle quote di carbonio necessarie alla produzione.
Deficit sopra il 3% e i limiti dei 14 miliardi in Manovra
Lo stato delle finanze pubbliche italiane rende ancora più difficile la gestione dell’emergenza. Con il rapporto deficit/Pil che ha di nuovo superato la soglia del 3%, l’esecutivo punta a sfruttare l’ipotesi di uno scostamento di bilancio fino allo 0,3% del Pil, facendo perno sui margini di flessibilità concessi dalla clausola di salvaguardia nazionale per la difesa e la sicurezza energetica.
Finanziare in deficit 14 miliardi di euro per tamponare il rialzo delle bollette sarà una misura necessaria per evitare il collasso sociale, ma è inutile negarlo: è un intervento di breve respiro. C’è bisogno di una maggiore trasparenza nella gestione della liquidità derivata dagli Ets, da cui perdiamo quasi 9 miliardi; serve una riforma organica della fiscalità energetica che riequilibri il carico fiscale tra fonti fossili ed elettricità, rendendo l’uso dei fossili davvero svantaggioso.
Impiegare risorse pubbliche per congelare temporaneamente i prezzi rischia solo di appesantire il debito, senza risolvere il nodo della dipendenza dalle materie prime esterne e senza garantire reali ribassi in per cittadini e imprese.