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Loulé | Visita de cortesia da Cônsul-Geral da Guiné-Bissau

O presidente da Câmara Municipal de Loulé, Telmo Pinto, recebeu na passada quarta-feira, nos Paços do Concelho, a cônsul-geral da Guiné-Bissau, a embaixadora Josefina Kosta, numa visita de cortesia que teve como principal objetivo fortalecer as relações bilaterais e o estreitamento dos laços existentes entre o Município e este país africano. A comitiva diplomática contou […]
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Perché gli uomini fanno fatica a perdere peso? Uno studio mostra le differenze di genere
Cosa c’è dietro le difficoltà a perdere peso di molti uomini che fanno i conti con un Indice di Massa Corporea (BMI) elevato? La risposta, che crea una vera e propria differenza di genere, passerebbe anche attraverso la mancanza di un “target” maschile, con programmi dietetici tradizionali che sono spesso percepiti come troppo restrittivi e rivolti principalmente alle donne.
Ad indicare questa ed altre interessanti ipotesi è una ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS One e condotta dall’Anglia Ruskin University, in Inghilterra. Si tratta della prima valutazione accademica ad indagare le motivazioni che spingono gli uomini a perdere peso, le loro esperienze personali e gli approcci che trovano più efficaci.
Cosa emerge
La ricerca ha coinvolto 24 uomini del Regno Unito, di età pari o superiore a 30 anni, che avevano avuto esperienze di sovrappeso. I partecipanti avevano precedentemente preso parte a un programma di dimagrimento o stavano pianificando di perdere peso nel prossimo futuro.
Cosa è emerso? Lo studio ha rilevato che gli uomini spesso associavano la dieta alla privazione dei cibi che apprezzavano ed erano riluttanti ad adottare approcci che percepivano come eccessivamente faticosi. Soprattutto, un tema ricorrente in tutti i focus group è stata la percezione che la dieta sia un’attività prevalentemente femminile. I partecipanti hanno descritto le conversazioni sulle diete come più comunemente associate alle donne, spesso attraverso i social media e le riviste, e la maggior parte di loro ha espresso il timore di sentirsi a disagio e imbarazzati nell’affrontarle.
Lo studio ha rilevato anche che gli uomini erano più propensi a rifiutare un programma dietetico se percepito come incentrato sulle donne o troppo restrittivo. Tuttavia, i partecipanti hanno reagito in modo più positivo quando la dieta veniva presentata come una sfida competitiva o un’attività da condividere con la partner.
In due è meglio
Il supporto del coniuge è emerso come un fattore chiave per aiutare i partecipanti a mantenere l’impegno a lungo termine nel percorso di perdita di peso, come ha affermato un partecipante: “Per me, è stato fondamentale avere il supporto di mia moglie. Senza di esso, non ce l’avrei fatta”. Infatti, molti partecipanti hanno dichiarato che i cambiamenti nella loro alimentazione sono stati in gran parte orchestrati dalla partner, che consideravano più esperta e competente in materia di diete.
I ricercatori suggeriscono che i programmi pensati per gli uomini potrebbero essere più efficaci se si concentrassero su progressi visibili e su elementi di sfida o competizione, piuttosto che sui tradizionali messaggi sulle diete, e potrebbero anche includere sport o altre forme di attività fisica.
Attenzione a obiettivi e parole
Lo studio ha anche scoperto che, affinché i programmi per la perdita di peso siano attraenti per gli uomini, dovrebbero prevedere risultati rapidi, ricompense immediate e un certo grado di competizione sociale incentrata sui miglioramenti estetici, prima ancora che sui requisiti specifici di salute. Non solo: la terminologia dovrebbe evitare ‘diete’ e ‘mettersi a dieta’ ed inquadrare invece la perdita di peso come una sfida personale positiva. Lo studio suggerisce anche che le iniziative rivolte alle coppie potrebbero essere particolarmente efficaci.
La situazione in Italia
Quasi un adulto italiano su due convive con un peso superiore a quello considerato salutare e il quadro non mostra sostanziali segnali di miglioramento. Nel biennio 2024-2025 il 43% degli adulti italiani risulta in eccesso ponderale: circa il 32% è in sovrappeso e oltre il 10% presenta obesità. Il fenomeno aumenta con l’età, è più frequente tra gli uomini e colpisce maggiormente le persone con minore istruzione o maggiori difficoltà economiche. Le Regioni del Sud continuano a presentare i valori più elevati e in Campania l’eccesso ponderale interessa oltre la metà della popolazione adulta.
È la fotografia tracciata dai nuovi dati della sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità, presentati da Valentina Minardi in occasione del Congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità (SIO) WiP 2026, in corso a Palermo. Un quadro nel quale l’obesità rimane sostanzialmente stabile nel tempo, mentre persistono importanti disuguaglianze sociali e territoriali. Ma un secondo elemento emerge dalla sorveglianza: meno della metà degli intervistati riferisce di avere ricevuto dagli operatori sanitari indicazioni sul controllo del peso, nonostante il consiglio sanitario aumenti significativamente l’adozione di comportamenti salutari.
“I dati confermano un fenomeno sostanzialmente stabile nel tempo, ma mostrano il persistere di importanti disuguaglianze. L’eccesso ponderale aumenta con l’età, è più frequente fra gli uomini e interessa maggiormente le persone con un livello di istruzione più basso o con maggiori difficoltà economiche, oltre a essere più diffuso nelle Regioni del Sud. Un altro elemento sul quale è importante richiamare l’attenzione riguarda il ruolo degli operatori sanitari: meno della metà degli intervistati riferisce di aver ricevuto indicazioni sul controllo del peso, nonostante sappiamo che il consiglio di un professionista sanitario aumenta significativamente la probabilità di adottare comportamenti più salutari”
spiega Valentina Minardi, ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto Superiore di Sanità.
“È proprio da questa fotografia che dobbiamo partire. Abbiamo finalmente riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, ma dobbiamo ancora imparare a intercettarla e prenderla in carico come tale. Le disuguaglianze sociali e territoriali ci dicono che non possiamo lasciare al singolo cittadino la responsabilità di trovare da solo una risposta. Il riconoscimento della malattia deve tradursi in prevenzione, diagnosi precoce e percorsi di cura concretamente accessibili”
prosegue Silvio Buscemi, Presidente della Società Italiana dell’Obesità e professore di Nutrizione Clinica all’Università di Palermo.
Manifestazione 17 ottobre a Roma, Cgil chiama “La Via Maestra”: orario e percorso
Per la Cgil, la politica non si sta concentrando sui problemi degli italiani, che sono i salari, la sanità, la scuola, il fisco, l’ambiente e la pace. Al contrario si spendono soldi in armi e si volta la testa di fronte agli studenti nelle tende per il caro affitti, agli agricoltori, agli autotrasportatori e agli operai che da giorni stanno bloccando strade e attività.
È da qui che parte La Via Maestra, una manifestazione nazionale che si radunerà in Piazza della Repubblica a Roma il 17 ottobre, a partire dalle 13:30, fino a raggiungere Piazza del Popolo.
Manifestazione 17 ottobre: La Via Maestra
Si chiama “La Via Maestra” la manifestazione della Cgil e di oltre 100 associazioni che si sono riunite per rilanciare “un nuovo protagonismo sociale” e “la piena attuazione della Carta Costituzionale”. Come si legge sul sito della Cgil Milano, si tratta di una mobilitazione resa necessaria di fronte a una “torsione autoritaria del Paese, ma anche in Europa e nel mondo”.
Tra i tanti temi, uno molto sentito è la pace, perché questa non passa attraverso la conversione dell’economia in un’economia di guerra.
Altri temi toccati nella piazza del 17 ottobre saranno:
- fisco;
- welfare pubblico universalistico;
- ambiente;
- lavoro e occupazione;
- emergenza salariale;
- contrasto alla precarietà;
- disuguaglianze e divari territoriali;
- democrazia costituzionale.
Orari e percorso
La manifestazione nazionale “La Via Maestra” è in programma per sabato 17 ottobre. Le associazioni che si sono unite alla chiamata della Cgil si ritroveranno a Roma per chiedere politiche che rimettano al centro lavoro, diritti, casa, sanità e le nuove generazioni.
Il raduno è previsto in Piazza della Repubblica intorno alle 13:30. La partenza dipenderà dalle persone in arrivo, ma si stima un orario di conclusione del corteo intorno alle ore 17:00 a Piazza del Popolo.
Cosa chiede la Cgil
Il segretario generale, Maurizio Landini, denuncia il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro e le difficoltà che colpiscono soprattutto i giovani. Per questo, per il leader del sindacato, è arrivato il momento di “far emergere i bisogni reali del Paese” e di costruire un fronte comune capace di “unire le lotte sociali che sono in campo sul lavoro, per il diritto allo studio, per il diritto alla casa, per una sanità che funzioni”.
Nel suo intervento, Landini ha richiamato l’attenzione anche sui lavoratori dell’Ilva in sciopero a Genova, Taranto e Alessandria, chiedendo che non venga interrotta quell’attività affinché l’Italia non diventi l’unico Paese industriale al mondo dove la produzione di acciaio viene cancellata.
Poi il focus critico sull’aumento delle spese militari (pari a 14 miliardi) annunciato dal governo:
Oggi noi abbiamo bisogno di investire sul lavoro perché non sia precario, sugli stipendi perché si arrivi alla fine del mese, per la scuola, per la sanità pubblica, per il diritto alla casa.
Eduardo Bolsonaro vive noite de celebridade na festa da extrema direita nos EUA
Na noite de quarta-feira (14), empresários conservadores, influenciadores digitais e autoridades do governo dos Estados Unidos se reuniram no Andrew W. Mellon Auditorium, na capital Washington, D.C., para a festa de gala da Hispanic Heritage, organizado pela plataforma financeira Latino Wall Street.
O homenageado do evento foi Javier Milei, presidente da Argentina. Seu principal aliado no Brasil, Eduardo Bolsonaro, foi um dos convidados de honra.
Na entrada, convidados trajados com roupas brilhantes e smokings cercaram Eduardo para tirar selfies e apertos de mão. Muitos perguntavam sobre o pai, Jair Bolsonaro, que cumpre em casa a pena de 27 anos de prisão por tentativa de golpe de Estado. Outros demonstravam entusiasmo com a liderança do irmão Flávio Bolsonaro no primeiro turno da disputa presidencial contra o presidente Luiz Inácio Lula da Silva.
Eduardo conversou com veículos de comunicação identificados com o movimento MAGA (“Make America Great Again”, um dos slogans de Donald Trump), como a ex-boxeadora Cara Castronuova, uma das correspondentes da Casa Branca alinhadas ao governo. Ele também posou ao lado de Javier Negre, comunicador espanhol apelidado de “Rei Midas da viralidade”. Negre é sócio de Fernando Cerimedo, marqueteiro argentino de extrema direita, detido em agosto na Bolívia, acusado de envolvimento em ataque a tiros contra a ex-companheira.
Em determinado momento, na entrada do evento, uma mulher que parecia ser uma das convidadas segurou o braço de Eduardo e ambos olharam para baixo, compenetrados. Eles rezavam pelo Brasil. Quem também tietava Eduardo Bolsonaro era a autointitulada diplomata espiritual, consultora de direitos humanos e empresária gaúcha Luciana Pananos, que mora nos EUA.
Do lado de dentro, iniciada a cerimônia, os oradores no palco falavam sobre acabar com a criminalidade e derrotar o socialismo na América Latina. Na plateia, os convidados, que pagaram entre US$ 3 mil e US$ 10 mil para participar do evento, saboreavam almôndegas de wagyu (carne bovina de origem japonesa), pato defumado com amoras, abacate recheado grelhado e filé-mignon bovino defumado.
“Vamos expulsar o ditador comunista do Brasil”, bradou o homenageado da noite, Javier Milei, após abraçar calorosamente Eduardo, que deu chutes no ar como se estivesse expulsando Lula do posto. O presidente da Argentina disse ainda que os conservadores “não podem ceder um centímetro em nossa reconquista do hemisfério”.
“Um discurso inspirador”
Após a fala de Milei, Eduardo discursou. Ele ponderou que o resultado da eleição ainda não estava definido. Mas o tom era abertamente comemorativo. “Quando confirmarmos a vitória do meu irmão, o senador Flávio Bolsonaro, como presidente do Brasil, vamos entrar em uma nova era, que eu chamo de Era de Ouro da América Latina!”
O deputado cassado adotava um dos slogans de Donald Trump, que costuma dizer que o país vive uma nova “era de ouro” sob sua batuta. “Temos tudo para ser iguais aos Estados Unidos”, completou Eduardo.
Durante o discurso, ele também louvou outros presidentes de extrema direita na América Latina, como Nayib Bukele, de El Salvador, e o colombiano Abelardo de la Espriella.
“Amamos todos aqueles que dificultam a vida dos criminosos”, declarou, acrescentando que “pela primeira vez veremos todos os países [da América Latina] combatendo o narcoterrorismo”. O público aprovou e aplaudiu entusiasmado. Um empresário do setor imobiliário que atua em Honduras disse à reportagem que considerou o discurso “inspirador” e que o Brasil deveria adotar o “modelo Bukele”.
Flávio e Eduardo já visitaram o CECOT, o megacomplexo penitenciário para onde o governo Trump enviou imigrantes que, segundo relatos, foram torturados. Se a vitória de Flávio Bolsonaro se concretizar, o Brasil pode integrar a coalizão Escudo das Américas, formada por 19 países da região e liderada pelos EUA.
“O melhor ainda está por vir”, declarou Eduardo Bolsonaro, prometendo libertar o Brasil, começando por seu pai.
Mais que entusiasta da candidatura do irmão à Presidência, Eduardo é um dos nomes mais cotados para se tornar o próximo ministro das Relações Exteriores do Brasil em um eventual governo de Flávio. Desde que se mudou para os EUA, no início de 2025, o filho 03 de Bolsonaro perdeu o mandato de deputado federal por faltar a mais de 80% das sessões e também foi despojado do emprego como investigador da Polícia Federal por abandono de posto.
No início de outubro, o ministro do Supremo Tribunal Federal Alexandre de Moraes expediu um mandado de prisão contra ele, após sua condenação a mais de quatro anos de prisão por fazer lobby junto ao governo Trump contra o Judiciário brasileiro. Mas, no universo MAGA, Eduardo é uma estrela e a eleição de seu irmão é tratada como um fato consumado.

Em conversa com jornalistas antes do evento, Eduardo descartou as preocupações com a ingerência dos EUA nas eleições brasileiras e voltou a repetir alegações sem fundamento que já foram contestadas: segundo ele, durante o governo de Joe Biden, a agência oficial de ajuda humanitária USAID, fechada por Trump em 2025, financiou ONGs e veículos de comunicação sob o pretexto de combater a desinformação, com o objetivo de impedir a reeleição de Jair Bolsonaro em 2022.
“O Brasil já sofreu uma interferência internacional. O que eu vejo agora é justamente o oposto”, afirmou. A primeira medida de um eventual governo de seu irmão seria “expurgar esse câncer chamado Alexandre de Moraes” do STF, disse ele, referindo-se ao ministro como um “tirano”. Caso contrário, seu irmão não conseguiria governar, na opinião do deputado cassado. Perguntado se voltaria para o Brasil mesmo com o pedido de prisão, Eduardo negou. “Eu não vou puxar uma cadeia sendo inocente, não”, afirmou.
Eduardo circulava pelo salão de baile acompanhado de perto pelo blogueiro de extrema direita Allan dos Santos. Foragido nos EUA desde 2021, quando teve prisão decretada pelo Supremo, o blogueiro é investigado em dois inquéritos sobre a criação de milícias digitais e propagação de fake news.

Presença frequente em eventos conservadores nos EUA, Eduardo também conversou informalmente com Matt Schlapp, presidente da Conferência de Ação Política Conservadora (CPAC), e sua mulher, Mercedes, que mencionou os Bolsonaro em seu discurso e previu que Flávio será eleito presidente do Brasil. “Colocamos a América Latina de volta nos trilhos”, afirmou ela.
Já no fim da noite, enquanto os convidados dançavam ao som de La Bamba, Conga e Macarena, a reportagem conversou com Lena Ruseva, que vestia um longo vestido vermelho estampado com o rosto de Trump e a frase “Drill, baby, drill” (“Perfure, baby, perfure”, slogan de Trump em alusão à exploração de petróleo).
Autodenominada artista America First, Ruseva contou que Milei havia gostado tanto do retrato que ela fez dele especialmente para a ocasião que quis ficar com a obra. Ela também demonstrou orgulho do quadro que teria dado de presente a Trump em um de seus aniversários.

Algumas de suas obras estavam expostas no salão e seriam leiloadas, com lances iniciais de US$ 10 mil. Entre elas, havia uma representação da bandeira americana com o contorno da América Latina. Eduardo Bolsonaro assinou a obra com letras douradas.
“Disse a ele que ficaria com o quadro até que se tornasse o próximo presidente do Brasil”, contou ela.

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© AMPE ROGERIO/EPA
Em Israel, conferência da extrema direita exalta Flávio Bolsonaro
Nos dias 06, 07 e 08 de outubro, a cidade de Jerusalém sediou a “National Conservatism Conference”, ou “NatCon” (algo como Conferência sobre Conservadorismo Nacional), evento que reúne algumas vezes ao ano políticos conservadores nacionalistas de extrema direita da Europa, Estados Unidos, Israel, Reino Unido e, algumas vezes, da América Latina.
Mas digamos que nossa região não é tão importante para eles, a não ser quando se fala contra a imigração de “países pobres” – nestes casos, os discursos nos colocam como quintal dos Estados Unidos, ou interessam a alianças que podem servir às suas causas. Sei disso porque já participei de outra NatCon em Bruxelas em 2024 e tenho me infiltrado nesses eventos transnacionais da extrema direita europeia desde 2022.
A NatCon é financiada pela Fundação estadunidense Edmund Burke, que tem entre seus principais doadores a Heritage Foundation. A Heritage Foundation, por sua vez, é uma das principais geradoras de diretrizes políticas para a atual administração Trump. Seu presidente, Kevin Roberts, descreve explicitamente a missão moderna da Heritage Foundation como a de “institucionalizar o Trumpismo” em uma entrevista para o New York Times. Roberts foi um dos palestrantes da conferência em Jerusalém. E a Heritage está de olho no Brasil: em março deste ano, Paulo Figueiredo e Alexandre Ramagem participaram de um evento da fundação em Miami, como revelou a Pública.
Eu estava lá nesta edição da NatCon, que reuniu políticos israelenses de extrema-direita, figuras europeias que enfrentaram medidas disciplinares por suposto antissemitismo e figuras nacionalistas cristãs e de extrema-direita dos Estados Unidos, como bem definiu o jornal britânico The Guardian.
O foco principal estava no apoio às políticas e medidas de Benjamin Netanyahu contra os palestinos, a defesa do Estado de Israel, da conquista de territórios na Cisjordânia e na celebração e endosso de ações dos colonos israelenses que agem como uma milícia na região, cometendo todo tipo de barbaridades, como contei um pouco na minha última coluna. Também foram defendidas ações “anti-terrorismo” e anti-imigração na Europa e Estados Unidos e o combate ao que foi chamado de “red green alliance” (aliança verde e vermelha), que é como a extrema direita tem se referido à parte da esquerda progressista que protesta contra o genocídio do povo palestino. Uma das principais referências dessa aliança seria, na visão destes radicais, o prefeito de Nova York, Zohran Mamdani. Alguns palestrantes também atacaram ferrenhamente a comunidade LGBTQIA+, sobretudo as pessoas trans, e falaram da importância de criar grandes famílias, ter muitos filhos, mas sem se misturar com pessoas de diferentes culturas.
Um dos discursos mais violentos veio de Sebastian Gorka, subchefe de gabinete do presidente e diretor sênior de contraterrorismo no Conselho de Segurança Nacional dos Estados Unidos, que participou ao vivo e online da Casa Branca. Gorka é um dos aliados de Eduardo Bolsonaro nos EUA, a quem foi apresentado por Steve Bannon.
Ele defendeu que existe hoje uma nova religião: “a religião da esquerda”.
“Seja ela preenchida por ambientalistas adoradores de Gaia como Greta Thunberg, seja pelo altar do DEI (Diversidade, Equidade e Inclusão, em inglês)”, disse. Seu discurso misturou a Irmandade Muçulmana com marxismo, se estendeu para ligações entre o Hamas, e a “mã do Irã”. “A Aliança Vermelho-Verde é real. Os islamistas trabalhando com os marxistas é real”. E finalizou parafraseando Trump: “Se você planeja machucar americanos ou matar inocentes, nós vamos encontrar você e nós vamos matar você”.
Foi neste clima de Conferência que o nome de Flávio Bolsonaro foi citado e aplaudido pelos presentes – cerca de 300 pessoas.
O europarlamentar Harald Vilimsky, que lidera a delegação do Partido da Liberdade da Áustria (FPÖ) no Parlamento Europeu e atua como vice-presidente do grupo “Patriotas pela Europa”, foi quem levantou a bola:
“Quero que a Europa fique ombro a ombro com Israel, com aqueles que, em termos de fé, são nossos irmãos mais velhos. Quero a parte conservadora dos Estados Unidos em nosso campo, não os Republicanos apenas no nome, mas os verdadeiros conservadores. Isso é algo que realmente poderia ser um divisor de águas no desenvolvimento internacional. Quero a Argentina com o presidente Javier Milei em nossas fileiras. Quero o Chile com o Presidente José Antonio Kast ao nosso lado. Quero Flávio Bolsonaro no Brasil.”
Foi quando a plateia explodiu em aplausos. Ele completou: “Brasil, Japão e tantos outros países apenas para se juntar a uma ideia, algo como ‘patriotas globais’. Um grupo forte, uma rede poderosa, uma força enorme pelo conservadorismo”.
O evento foi tratado como estratégico pelo governo de Netanyahu. Bezalel Smotrich, ministro das Finanças, autoproclamado “fascista homofóbico” e extremista sancionado internacionalmente, esteve presente.
Também marcou presença o rabino Shmuel Eliyahu, que em 2023 pediu o lançamento de uma bomba atômica sobre Gaza e que já havia sido intimado a responder a um processo disciplinar por incitação racista contra os palestinos. Da Europa, estiveram presentes o ex-chefe da agência de inteligência interna da Alemanha Hans-Georg Maaßen, para quem Angela Merkel “abrir as portas” do país para imigração em massa e Balázs Orbán, deputado do Parlamento húngaro e ex-diretor político do primeiro-ministro Viktor Orbán.
Essa foi uma das conferências mais violentas que já cobri. Os afetos movimentados nesses três dias foram o ódio, o ressentimento, o nacionalismo extremo, a xenofobia, o orgulho da crueldade. E são essas pessoas, que movem esses afetos, que querem estar “ombro a ombro”, “nas mesmas fileiras” com Flávio Bolsonaro. E você? De que lado quer o presidente do Brasil?

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© YAHYA ARHAB/EPA
Cultura gratuita é uma das principais demandas para novos governantes

O levantamento mostra ainda que apesar de ser direito garantido na Constituição Federal, nem todas as pessoas têm acesso igual à cultura. Enquanto 63% dos brasileiros das classes A e B foram ao cinema nos últimos 12 meses, apenas 18% das classes D e E fizeram isso.
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"Como é possível observar por meio dos dados, o acesso à cultura realmente ainda é bastante desigual, sobretudo quando observamos pela perspectiva socioeconômica ou até mesmo de níveis de escolaridade entre os brasileiros", diz a coordenadora do Observatório da Fundação Itaú, Ana Maria Cardoso.
"Apesar das disparidades, tais dados não significam que pessoas das classes sociais mais baixas ou com menor escolaridade deem menor valor à cultura; ao contrário, o que a pesquisa mostra é que existem barreiras que vão além da subjetividade individual ou mesmo do gosto pessoal que interferem diretamente nesse acesso", acrescenta.
Demandas
Nesse cenário, a demanda por mais acesso gratuito aparece como a principal. A pesquisa revela que um terço da população (32%) quer a criação de mais equipamentos ou instituições públicas de cultura, como museus, teatros e cinemas.
São citados ainda, por 28% dos entrevistados, a melhoria, reforma, ampliação ou modernização dos equipamentos existentes, além do financiamento e incentivo à produção cultural independente, por 26%.
Pouco mais de um a cada cinco participantes (22%) pedem o apoio a iniciativas culturais em favelas, periferias e comunidades tradicionais e a valorização e formação de artistas e profissionais da cultura (21%).
"Os dados indicam que existem caminhos para avançar, tanto no que se refere à importância de fortalecer e ampliar a oferta de atividades culturais gratuitas, quanto na própria expectativa e entendimento da população sobre o direito cultural, uma vez que 32% da população dizem não saber que o acesso à cultura está garantido na Constituição e 27% afirmam não saber o que significa ter direito à cultura", ressalta Cardoso.
Acesso à cultura
O acesso à cultura é direito de toda a população brasileira, garantido na Constituição Federal. Os resultados da pesquisa mostram que a maioria das pessoas (68%) sabe disso.
Apesar de garantido, esse acesso é desigual - 97% dos entrevistados das classes A e B participaram de alguma atividade cultural presencial nos últimos 12 meses, como ir a shows, a museus, teatros, cinema, entre outros.
Já entre as pessoas das classes D e E, esse percentual caiu para 82%.
Em algumas das atividades pesquisadas, essa diferença cai ainda mais. Segundo o levantamento, por exemplo, 63% dos brasileiros das classes A e B foram ao cinema nos últimos 12 meses e apenas 18% das classes D e E fizeram isso, uma diferença de 45 pontos percentuais.
Um terço dos entrevistados (33%) disse que sequer há a opção de equipamentos culturais na região onde moram.
Cultura é cara
O preço, tanto com deslocamento, quanto com ingresso, é o principal fator que desmotiva as pessoas a participarem de atividades culturais presencialmente. Esse fator foi apontado por 35% dos entrevistados.
Entre os que declararam ter gastos com atividades culturais presenciais, 46% dizem gastar mensalmente até R$ 100 com cultura.
Outros 14% gastam entre R$ 101 e R$ 150; 15% desembolsam entre R$ 151 e R$ 200; e 8% declaram desembolso superior a R$ 400.
Falta de segurança
De acordo com o levantamento, a insegurança e a violência aparecem em segundo lugar (30%) como fatores que desmotivam ou desanimam os entrevistados a realizar atividades culturais presenciais, seguida por disponibilidade de horário (23%), cansaço e desânimo (21%), distância dos eventos (19%), lotação (19%) e falta de transporte (16%).
O medo de assaltos ou furtos na região dos eventos culturais é apontado por 47% dos entrevistados. Falta de policiamento nas proximidades dos espaços culturais é mencionada por 43%. Riscos de furtos ou assaltos no trajeto foram mencionados por 29%.
A violência contra as mulheres ou assédio nos espaços culturais é outro fator relevante. A questão foi apontada por 27%. O índice avançou 6 pontos percentuais frente aos 21% verificados no levantamento anterior. A preocupação é manifestada por 38% das mulheres e por 14% dos homens.
Sobre a pesquisa
A 7ª edição da Pesquisa Hábitos Culturais foi feita pelo Observatório Fundação Itaú, com apoio técnico do Datafolha. Participaram homens e mulheres de 16 a 65 anos, das classes A, B, C e D/E, residentes em todas as regiões brasileiras. Foram realizadas 2.448 entrevistas presenciais e individuais em 137 municípios, entre 7 e 20 de julho de 2026.
Quando il dottor Google ci manda dal medico
Cercare online informazioni sulla propria salute può aiutare a comprendere meglio sintomi e malattie. Può però anche alimentare preoccupazioni e aumentare il ricorso ai servizi sanitari. I dati europei mostrano le due facce del paziente digitale.
L'articolo Quando il dottor Google ci manda dal medico proviene da Lavoce.info.
Campi Flegrei, decreto da oltre un miliardo: commissario per 10 anni e mutui sospesi
Il Consiglio dei ministri ha approvato martedì 13 ottobre 2026 un nuovo decreto-legge sui Campi Flegrei. Il provvedimento introduce una struttura commissariale dedicata alla gestione degli interventi legati al fenomeno bradisismico e stanzia oltre un miliardo di euro nell’arco di dieci anni. Ad annunciare il via libera è stato il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha collegato il decreto alle interlocuzioni istituzionali portate avanti nelle scorse settimane con il governo. La misura punta a definire un quadro più stabile per coordinare interventi, programmazione e procedure a tutela dei cittadini e degli edifici dell’area flegrea.
Campi Flegrei, il decreto istituisce commissario di 10 anni
La principale novità è l’istituzione di una struttura commissariale della durata di dieci anni. La guida sarà affidata al presidente della Regione Campania. La struttura avrà il compito di coordinare gli interventi sugli immobili danneggiati e sulle attività di riqualificazione del patrimonio edilizio pubblico e privato.
Il modello indicato prende come riferimento l’esperienza della ricostruzione del Centro Italia, considerata utile per organizzare le procedure di riparazione e messa in sicurezza degli edifici. L’obiettivo è rendere più ordinata la gestione delle risorse e degli interventi necessari in un territorio interessato da continue criticità legate al bradisismo.
Contributi per case e sospensione mutui
Il decreto prevede contributi fino a 30mila euro per gli interventi di pronto ripristino. Sono previsti anche contributi fino al 100% per la riduzione della vulnerabilità degli edifici. L’accesso sarà modulato in base all’Isee, quindi tenendo conto della situazione economica dei nuclei interessati.Le misure riguardano sia gli immobili privati sia il patrimonio pubblico, con l’obiettivo di intervenire sulle strutture danneggiate e ridurre i rischi per le abitazioni.
Tra le misure annunciate rientra anche la sospensione di alcuni adempimenti fiscali. Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha spiegato: “Abbiamo previsto anche la sospensione dei tributi e dei contributi dal 31 luglio al 30 novembre del 2026, la sospensione dei mutui dal 31 luglio 2026 al 31 dicembre 2027”. Secondo il ministro, si tratta di alcune delle richieste emerse dal territorio durante il confronto istituzionale, anche in prefettura a Napoli. Musumeci ha aggiunto che altre richieste potranno rientrare nei poteri del commissario, che potrà adottare iniziative autonome nei limiti previsti.
Proroga dei contratti di locazione
Il decreto interviene anche sui contratti di affitto delle famiglie coinvolte. Musumeci ha indicato “un dato importante: la proroga di due anni dei contratti di locazione a uso abitativo”. La proroga riguarda i contratti in scadenza tra ottobre 2026 e ottobre 2027, in favore delle famiglie con reddito inferiore a 28mila euro, purché non sia presente un titolo esecutivo. Per i nuclei interessati, la misura punta a garantire una maggiore stabilità abitativa durante la fase di gestione degli interventi e delle criticità collegate al bradisismo.
Le parole di Roberto Fico
Roberto Fico ha sottolineato che il decreto nasce anche dal lavoro istituzionale svolto nelle scorse settimane e ha aggiunto: “Si lavorerà per migliorare e rendere nel tempo progressivamente più rapide ed efficaci le procedure necessarie alle opere di pronto ripristino e di riparazione”. Sui contributi alle imprese, il ministro Musumeci ha spiegato che saranno valutati di volta in volta dal commissario con provvedimenti autonomi, nei limiti delle disponibilità finanziarie. Il presidente della Regione Campania ha chiuso con un impegno rivolto ai residenti dell’area: “Non lasceremo mai soli i cittadini dei Campi Flegrei”.
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Energia e competitività. Quale menù per il prossimo Consiglio europeo
Sono quattro gli argomenti che verranno trattati nel prossimo Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre: competitività, energia, guerre, migranti. Giorgia Meloni, Friedrich Merz e Bart De Wever chiedono ad António Costa, in vista del Consiglio, di assumere una serie di iniziative concrete. Troppo forti le preoccupazioni dei singoli paesi sulla situazione internazionale che impatta sulle economie, oltre al fatto che esiste l’esigenza reale di tutta l’Ue di vedere un’accelerazione su comparti nevralgici come la competitività e su una crisi dagli esiti ancora incerti, come quella energetica legata alla situazione nel golfo.
Nella missiva rivolta al Presidente del Consiglio europeo, il Presidente del Consiglio, il Cancelliere tedesco e il Primo Ministro belga, dopo la riunione del gruppo informale degli “Amici della competitività” della scorsa settimana, invitano a approfondire tre strade. Ovvero: una corsia preferenziale per accelerare gli investimenti in settori prioritari, a partire da energia e digitalizzazione; un freno contro nuovi oneri burocratici; una riduzione generalizzata degli obblighi di ‘reporting’ Ue, soprattutto per le Pmi. Inoltre si fa specifico riferimento al collegamento tra semplificazione, caro energia e competitività industriale.
Il tema energetico è connesso alla cosiddetta tabella di marcia “One Europe, One Market” agli elevati prezzi dell’energia e agli squilibri macroeconomici globali, in particolare con la Cina. Si attendono a questo proposito “misure a breve termine”, come ad esempio la possibilità che il Consiglio europeo chieda alla Commissione di presentare ulteriori misure senza dimenticare la connessione con il macro tema dei rapporti con la Cina, visto e considerato che la scorsa settimana nella plenaria di Strasburgo è stata votata una risoluzione che inasprisce i meccanismi di difesa delle industrie europee rispetto all’invasività di super players esterni. Al secondo posto delle analisi ci sarà il cosiddetto dossier “difesa e sicurezza” legato a tre criticità: gli attacchi ibridi russi in Europa e la relativa risposta dell’Ue, la situazione in Medio Oriente con lo status quo in Libano, Iran, Gaza e Cisgiordania, e la criticità nello Yemen, dove la situazione “si è estesa e aggravata”.
Ma non è tutto, perché il consiglio analizzerà anche il dossier migranti e la gestione delle crisi migratorie nella consapevolezza che, come ammesso da un funzionario Ue, “il numero di ingressi irregolari nell’Ue è in costante calo da cinque anni cosa che dimostra che le misure adottate dall’Unione per contrastare tali ingressi sono efficaci e stanno funzionando”. Infine il tema dell’allargamento e delle riforme, con particolare attenzione al Montenegro, che è l’unico candidato che vede vicino il traguardo visto che il relativo trattato di adesione è in fase di elaborazione. Andranno quindi valutate le clausole di salvaguardia con le relative conseguenze.
A proposito di bilanci e prossimo Quadro finanziario pluriennale va segnalata la posizione della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola secondo cui “non possiamo fare di più con meno, se vogliamo che l’Europa ottenga risultati concreti, deve disporre del necessario sostegno finanziario”, per cui “dobbiamo garantire che le priorità che stiamo realizzando – quelle che i cittadini ci chiedono di portare avanti – siano accompagnate dai finanziamenti adeguati”.
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