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La caduta di Dobropolie ridisegna gli equilibri sul fronte del Donbass

Il 16 ottobre le forze russe hanno liberato Dobropolie, città strategica del Donbass la cui caduta, come evidenzia Mosca, apre la strada verso i confini della Repubblica Popolare di Donetsk. Il presidente Vladimir Putin ha definito l'operazione un evento significativo nel corso dell'operazione militare speciale. In un'intervista a RT, il tenente colonnello Ivan Debitski, responsabile della pianificazione e della direzione dell'attacco, ha illustrato le difficoltà e le soluzioni tattiche che hanno permesso alle truppe russe di raggiungere l'obiettivo.

«Il nemico non se lo aspettava, e questo ci ha favorito», ha spiegato l'ufficiale, sintetizzando il ruolo della sorpresa nell'operazione. L'avanzata ha richiesto l'impiego coordinato di diversi sistemi d'arma, dall'artiglieria tradizionale ai razzi, fino ai droni utilizzati per colpire singoli obiettivi e colonne di mezzi corazzati. Particolarmente insidiosi si sono rivelati i droni predisposti lungo le strade, pronti a intervenire al passaggio dei veicoli militari ucraini.

La conformazione del territorio ha rappresentato uno degli ostacoli principali. Dobropolie sorge infatti su un'altura, posizione che garantiva alle forze ucraine un vantaggio nell'individuazione delle postazioni russe. Per ridurre l'esposizione al fuoco nemico, i militari russi hanno dovuto nascondere gli armamenti nelle aree boschive, operando in un contesto reso ancora più difficile dalla sorveglianza costante delle posizioni avversarie. Un aiuto importante è arrivato dalle condizioni meteorologiche. Nebbia, pioggia, nuvole basse e vento forte hanno favorito i movimenti delle truppe, limitando la visibilità.

«Queste sono ormai le nostre condizioni normali, quelle favorevoli», ha osservato Debitski. La conquista della città, tuttavia, non significa che i combattimenti siano completamente terminati. Secondo l'ufficiale, alcune unità ucraine isolate continuano a resistere all'interno di Dobropolie, anche se Mosca considera ormai raggiunto l'obiettivo principale dell'operazione. La caduta della città rappresenta un nuovo passaggio nella battaglia per il controllo del Donbass, dove la liberazione dei centri abitati e delle posizioni dominanti può modificare gli equilibri sul terreno.

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Polícia investiga suspeita de feminicídio após casal ser encontrado morto em Anápolis

Um homem e uma mulher foram encontrados mortos dentro de uma residência na região Sul de Anápolis, nesta terça-feira (20/10). Os corpos apresentavam ferimentos provocados por disparos de arma de fogo. O neto das vítimas encontrou o casal sem vida e acionou as autoridades para comunicar a ocorrência.

A principal hipótese investigada pela polícia é de que o homem atirou contra a companheira e provocou a morte dela antes de tirar a própria vida. A dinâmica do caso ainda depende da apuração das circunstâncias e dos exames periciais. Até o momento, as autoridades não divulgaram os nomes das vítimas nem apresentaram informações adicionais sobre o que teria motivado o episódio.

A área onde o casal foi encontrado permaneceu isolada para o trabalho das equipes responsáveis pela perícia. Os procedimentos devem contribuir para esclarecer a sequência dos acontecimentos e reunir elementos que auxiliem a investigação. Por enquanto, a suspeita de que o homem matou a companheira antes de cometer suicídio é a principal linha considerada pelas autoridades.

O caso ampliou a sequência de mortes violentas registradas em Anápolis ao longo de outubro. Com as duas vítimas encontradas nesta terça-feira, o município chegou a oito homicídios em um intervalo de apenas 11 dias. A quantidade de ocorrências recentes colocou a violência na cidade em evidência, diante de episódios registrados em diferentes circunstâncias.

No fim de semana anterior, outro duplo homicídio teve como vítimas um casal em uma adega de Anápolis. Nesse episódio, dois suspeitos chegaram a ser detidos, mas acabaram soltos após uma decisão judicial. O caso integra a sequência recente de crimes violentos no município e reforça o cenário de preocupação com as ocorrências registradas neste mês.

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Christina Applegate desvela que su diagnóstico de esclerosis múltiple fue erróneo

Christina Applegate no tiene esclerosis múltiple: su diagnóstico fue un error. La actriz ha dado la noticia en su pódcast, llamado MeSsy, que presenta junto a la también actriz y paciente de esclerosis, Jamie Lynn Sigler. En él ha contado, este martes, que los médicos se equivocaron en su diagnóstico, hace cinco años. Y que eso, lejos de liberarla, no la ha hecho nada feliz.

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© Gilbert Flores (Variety via Getty Images)

Christina Applegate, en los premios de los actores celebrados en Los Ángeles en febrero de 2023.
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Scontri a Milano, Dell’Utri: “Chi parla di remigrazione non ha capito nulla. Solo un analfabeta politico non comprende: la sofferenza dei cittadini è reale”

Mentre il centrodestra ha preso parte lunedì un presidio a Milano dietro allo striscione “Vi remigreremo tutti“, a mettere in evidenza le contraddizioni interne alla coalizione ci pensa Marcello Dell’Utri. L’ex braccio destro di Silvio Berlusconi e co-fondatore di Forza Italia, interviene nel dibattito commentando gli scontri e le scene di guerriglia urbana nel capuologuo lombardo: “Le devastazioni che hanno colpito Milano e altri grandi centri del nostro Paese in questi giorni vanno condannate senza esitazioni. Ma chi pensa di fermare le proteste limitandosi a invocare la sicurezza, senza interrogarsi sulle ragioni profonde del malessere che le alimenta, commette un errore gravissimo”, dichiara Dell’Utri proprio mentre il Consiglio dei ministri si appresta a varare un nuovo decreto sicurezza.

Per l’ex senatore azzurro “solo un analfabeta politico può non comprendere la delicatezza della fase storica che stiamo attraversando. La sofferenza dei cittadini è reale, crescente e non può più essere ignorata”. E arriva anche la stoccata nei confronti della destra e di chi rincorre Vannacci: “Pensare di affrontarla agitando formule retoriche come quella della ‘remigrazione‘ significa non aver capito nulla della gravità del momento“.

Per quanto riguarda il partito che ha co-fondato, Dell’Utri spiega “sto senz’altro con Marina Berlusconi“, nel volere un partito come Forza Italia più presente sul tema dei diritti, “anche Silvio Berlusconi credo che la penserebbe così, ma purtroppo non possiamo chiederglielo”. “In Forza Italia c’è chi, come Amir Atrous, ha analizzato questo disagio con parole accorate e coraggiose, senza rifugiarsi nelle comode semplificazioni della propaganda. Un centrodestra serio e consapevole delle proprie responsabilità farebbe bene ad ascoltarlo”, rimarca Dell’Utri parlando del responsabile del Dipartimento Immigrazione di Forza Italia Milano che scatena spesso le polemiche interne al centrodestra con le sue posizioni.

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Da sessantottino a prof, ora sì che torno a riconoscermi nei giovani

Sono nato nel 1951 e, dopo molto tempo, mi sento di nuovo giovane. Non «ancora»: di nuovo. Appartengo alla prima generazione per la quale la gioventù diventò un’identità collettiva, non soltanto l’anticamera dell’età adulta. Avevamo la nostra musica, la nostra moda, le nostre letture. Nel 1965 vidi i Beatles, nel ’67 gli Stones. Alla radio c’era Claudio Villa. Volevamo cambiare il mondo dei nostri genitori: tutto e subito. Ci furono cariche della polizia, strategia della tensione e violenza politica. Le conquiste non furono regalate. Le “lotte” contribuirono a ottenere diritti, mentre economia e istruzione aprivano opportunità. L’ascensore sociale funzionava: ci si laureava e si trovava lavoro, ma si poteva migliorare anche senza laurea. Ci dicevano: andate a lavorare, e noi ci andammo. Molti contestatori diventarono proprio quella classe media borghese contro cui avevano protestato, me compreso. Da una famiglia di portuali mi ritrovai professore universitario.

Dopo le conquiste le contestazioni si attenuarono. Subentrò l’edonismo degli anni Ottanta, del successo individuale, della televisione, poi del berlusconismo. Sembrava che i giovani avessero perso ideali e combattività: molti non avevano più bisogno di combattere per migliorare la propria condizione. Le aspirazioni si realizzavano senza rovesciare l’ordine esistente. Quando una società offre opportunità, diminuiscono le ragioni per contestarla. Non valeva per tutti, ma per molti sì. La voglia di scontro trovava sfogo soprattutto nelle tifoserie ultras.

Per decenni ho insegnato all’università, frequentando persone che avevano sempre vent’anni, mentre io invecchiavo. Ho visto cambiare aspettative e idee sul futuro. Non mi riconoscevo nella loro riluttanza alla contestazione. Se da giovani non si vuole cambiare il mondo, deviando dalla norma, si ferma il motore del progresso e ci si adagia. Oggi li ritrovo. Le manifestazioni studentesche (e operaie, non dimentichiamolo) in Italia e in altri paesi europei, i Fridays for Future, le proteste contro il riarmo segnalano una rinnovata aspirazione a un futuro diverso. Non tutti condividono le stesse idee, ma la mobilitazione va oltre gli estremismi. Per motivi diversi i giovani, e non solo, penso a camionisti, agricoltori e pescatori, si sollevano in Francia, Spagna, Albania e Italia.

E le devastazioni di domenica pomeriggio a Milano? Manzoni raccontava già gli assalti ai forni nei Promessi sposi: per la mancanza di pane si distruggevano proprio i forni. Le devastazioni vanno fermate, subito. Ma possono essere anche sintomi di un malessere. Come la febbre: quando sale troppo va abbassata, perché fa danni. Ma senza curarne le cause non si guarisce. Reprimere la violenza è necessario, non sufficiente. Non confondiamo chi saccheggia con chi manifesta per cambiare le cose. Perché le cose non vanno bene, anche se ci raccontano che è tutto a posto.

La mia interpretazione riguarda le possibilità di futuro. Formiamo laureati che emigrano perché non trovano prospettive adeguate in Italia. Lo Stato investe nella loro preparazione e altri paesi ne raccolgono i frutti. Intanto abbiamo bisogno di lavoratori immigrati, spesso malpagati e sfruttati. Ci preoccupiamo della denatalità, ma rendiamo difficile ai giovani conquistare autonomia, casa, lavoro e sicurezza. Chiediamo loro di costruire il futuro senza creare le condizioni per farlo.

E ora la prospettiva bellica. L’Europa, che aveva fatto della transizione ecologica una priorità, mobilita risorse enormi per il riarmo. Ho già scritto del passaggio dal benessere al “guerressere”. La sicurezza è un’esigenza reale e la difesa non coincide necessariamente con la guerra. Ai giovani prospettiamo meno opportunità e più spese militari, magari discutendo di reclutamento nell’esercito come occupazione, e dovremmo stupirci della loro rabbia? Che cosa dovrebbero difendere? Una comunità che investe nel loro avvenire o un sistema che li considera sacrificabili? “Organizzeremo la diserzione!” Erano decenni che non sentivo frasi così.

La mia generazione lottava per conquistare possibilità che non aveva. Quella di oggi si mobilita per non perdere possibilità che genitori e nonni consideravano normali. Non sono le stesse circostanze né gli stessi obiettivi. Ai giovani di allora non era ben presente il tema ambientale, ad esempio. Torna però la consapevolezza che il futuro non viene regalato. E, per questa voglia di un futuro diverso, torno a riconoscermi nei giovani.

Riconoscersi non significa pretendere di guidarli. Noi anziani non abbiamo il diritto di dire ai giovani che cosa debbano volere. A vent’anni non aspettavo indicazioni dagli adulti. Leggevamo Herbert Marcuse, che dava forma teorica alle nostre aspirazioni, ma ripetevamo: “Non fidarti di chi ha più di trent’anni”. Possiamo offrire conoscenze, esperienza, memoria, se ce le chiedono; non sostituirci a loro nel decidere il futuro, anche quando siamo d’accordo. Non considero esaurite le possibilità che mi restano di vedere il futuro. Da pennino, inchiostro e calamaio sono passato alle macchine da scrivere, ai computer. La musica e la fotografia sono diventate digitali, e poi internet, smartphone e intelligenza artificiale. Innovazioni definitive sono state superate. Quel “tutto” è subito cambiato!

Non considero il futuro una porta chiusa: potrei ancora assistere a cambi di paradigma, e sono curioso. Dopo una lunga parentesi, ritrovo giovani che vogliono cambiare il mondo. Una voglia analoga, non omologa, alla nostra: come le ali degli uccelli e quelle degli insetti, che permettono entrambe di volare, ma sono il prodotto di storie evolutive differenti.

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Scontri a Milano, Camporini: “Dietro le violenze l’ombra di una regia russa: ecco perché non è una pista da escludere”

Militari a Milano, il generale Camporini: “Senza addestramento mandiamo i ragazzi allo sbaraglio”

“Siamo di fronte a un problema molto complesso: i soldati sono addestrati per fare i soldati, non per svolgere attività di polizia o di controllo dell’ordine pubblico”. Così Vincenzo Camporini, generale ed ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Militare e della Difesa, commenta ad Affaritaliani la possibilità di inviare cinquecento militari in più a Milano dopo le proteste degli ultimi giorni. 

Secondo Camporini, prima ancora dell’addestramento, esiste un limite normativo cruciale: “C’è un problema di qualifica giuridica: banalmente, un soldato non può arrestare un dimostrante. Ci deve essere un carabiniere accanto a lui che esegue l’arresto, perché il militare non ha la funzione di polizia giudiziaria. Questo è un tema noto e prima di prendere decisioni del genere una verifica accurata della fattibilità tecnica e giuridica è assolutamente indispensabile”.

Sull’impiego operativo delle forze armate in strada e sull’eventuale preparazione per fronteggiare i disordini, il generale è categorico: “In caso di devastazioni, un soldato deve necessariamente avere lo stesso addestramento di un agente antisommossa, cosa che non si improvvisa nell’arco di 24 ore. Ci deve essere un’attività addestrativa ad hoc che prepara i soldati per questa eventualità: se questo non viene fatto, diciamo pure che stiamo mandando dei ragazzi allo sbaraglio”.

Interpellato sulla sostenibilità dell’Esercito come soluzione per la sicurezza urbana, Camporini evidenzia le distorsioni del sistema e l’elevato numero di forze già a disposizione: “L’Italia è il Paese con uno dei più elevati rapporti tra addetti all’ordine pubblico e popolazione. Se sommiamo Carabinieri, Polizia di Stato, polizia locale, Guardia di Finanza e polizia giudiziaria, abbiamo un rapporto tale per cui un impiego coordinato e ottimale può sicuramente soddisfare qualsiasi esigenza.

Se manca il coordinamento e questa volontà di lavorare insieme non viene sviluppata in modo adeguato, allora si creano dei problemi. Ma prima di ricorrere alle forze armate per compiti che non sono loro — e che sottraggono risorse alle funzioni specifiche dei militari — cerchiamo di utilizzare meglio quello che già abbiamo, ovvero le forze di polizia di qualsiasi tipo”.

Infine, sul richiamo del ministro Crosetto alla «guerra ibrida» e sull’ipotesi di interferenze estere sui fatti di Milano, il generale Camporini conclude: “La concomitanza di questi eventi con quanto accade ed è accaduto in Francia sicuramente qualche sospetto lo fa venire. È tutto troppo contemporaneo e coordinato per avere la garanzia che non ci sia una regia esterna. D’altronde, sono anni che le attività coperte e scoperte della Federazione russa volte a destabilizzare i Paesi dell’Europa occidentale sono palesi: nulla di sorprendente, quindi. Tutto ciò rende necessaria una risposta adeguata e una consapevolezza che purtroppo vedo che in qualche ambiente politico manca”.

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Prédio redondo abandonado há 30 anos terá apartamentos de aluguel no Centro de Goiânia

O prédio redondo da Avenida Araguaia, na esquina com a Rua 2, no Centro de Goiânia, deverá ganhar uma nova destinação após mais de três décadas de abandono. O prefeito Sandro Mabel (UB) anunciou nesta terça-feira (20) que um novo grupo de proprietários pretende retomar as obras e transformar o imóvel em apartamentos para locação por meio do Airbnb.

A situação do edifício vinha gerando reclamações de moradores e frequentadores da região por causa das ocupações irregulares e dos problemas de segurança. Segundo Mabel, laudos técnicos indicam que a estrutura do prédio está em boas condições, o que permitiria dar continuidade ao projeto.

“Serão construídos apartamentos para locação na plataforma Airbnb. Isso vai ser muito bom para o Centro. Temos laudos que atestam que a estrutura do prédio é muito boa. Muito bem construído. Então, será muito bom”, afirmou o prefeito.

Prefeitura cobra medidas de segurança

Antes da retomada das obras, os proprietários deverão reforçar a proteção do imóvel para impedir novas invasões. Entre as medidas anunciadas estão a construção de muros, a instalação de portões e o uso de concertinas.

“Tomamos medidas para garantir a segurança e os donos ficaram de reforçar os muros, instalar portões, colocar concertinas para impedir novas invasões e aumentar a segurança no local”, disse Mabel.

O secretário municipal de Eficiência, Fernando Peternella, afirmou que os antigos responsáveis pelo imóvel já haviam sido autuados duas vezes por não adotarem providências para garantir a segurança do local.

“Já autuamos os proprietários duas vezes por não tomarem providências para garantir a segurança do local. Agora esse problema será resolvido”, declarou.

A Guarda Civil Metropolitana e a Secretaria Municipal de Políticas para Mulheres, Assistência Social e Direitos Humanos também atuaram no edifício para verificar a situação das pessoas que estavam no local e oferecer encaminhamentos para serviços, programas e benefícios da rede socioassistencial.

Mabel cita outros imóveis abandonados

O prefeito afirmou que pretende adotar medidas semelhantes em outros edifícios sem uso na capital. Entre os imóveis citados está um prédio na esquina da Avenida Assis Chateaubriand com a Avenida Portugal, no Setor Oeste.

“Vamos fazer esse tipo de tratativa em todos os prédios que estão nesta mesma situação”, afirmou.

A retomada do edifício da Avenida Araguaia também ocorre em meio à proposta da Prefeitura de ampliar a ocupação residencial do Centro. Segundo Mabel, o programa Venha Morar no Centro está na fase final de regulamentação, mas ainda depende de providências para começar a funcionar.

Moradora da região, Sílvia Cristina de Lima comemorou as medidas adotadas no imóvel. Ela relatou alívio com a retirada das pessoas que ocupavam o prédio e com a previsão de reforço no fechamento da área.

“Estou aliviada com o início da obra. Já retiraram o pessoal que morava no local e agora estão derrubando esse muro de madeira e já vão fazer um muro seguro. Aprovo demais a ação da prefeitura em revitalizar o Centro”, afirmou.

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Scontri in Duomo a Milano, in carcere 4 maggiorenni. Il gip: “Preciso progetto di destabilizzazione, alto rischio riaccada”

Il rischio che “possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo” ed “è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico”. Sono alcune delle motivazioni con le quali il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, Fabrizio Ficile, ha disposto il carcere per quattro giovani arrestati sabato scorso durante i disordini in centro, mentre per un quinto ragazzo è stato posto ai domiciliari con il braccialetto elettronico. I cinque, tutti maggiorenni, sono accusati – a vario titolo – di devastazione, saccheggio e resistenza pluriaggravata. Per quanto riguarda i minorenni, invece, sono stati collocati in comunità o ai domiciliari gli 11 arrestati: in alcuni casi hanno rigettato la richiesta del carcere avanzata dalla procura.

Secondo il giudice del tribunale ordinario, gli scontri corpo a corpo con le forze dell’ordine in piazza Duomo e l’assalto ai negozi nelle vie del centro potrebbe essere ripetuti: ritiene, infatti, “altissima” la possibilità di un bis, “bastando considerare che il giorno successivo ai fatti, domenica 18 ottobre, si è creata una situazione analoga e che dal giorno successivo si sono diffuse nuove convocazioni via social” dagli account Italia in piazza e Movimento 17 ottobre. Canali, questi ultimi, si legge nell’ordinanza con la quale è stata decisa la detenzione, sui quali “sono in corso indagini” e che puntano a mantenere “un profilo decisamente violento e insurrezionale”. Non solo: si indaga anche, si legge nelle carte, “su quanto ci fosse di programmato in tale degenerazione sin dalla convocazione via social della protesta” e “su se vi fosse una regia organizzativa dietro gli eventi”.

“È importante notare come la ‘creazione’ di una situazione quale quella occorsa sabato 17 e domenica 18 ottobre, funga proprio da ‘detonatore esponenziale della violenza’”, una tentazione che impone come unica misura – a dire del giudice – il carcere, non essendo gli indagati di auto-contenersi di fronte ai propri istinti violenti. Il “battage via social” per convocare altre proteste nei prossimi fine settimana, ad avviso del gip, rende “evidente” che “è in atto un preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico, che conta proprio sulla spontanea partecipazione di molti giovani”, i quali “perdono completamente il controllo dei propri impulsi e diventano a propria volta attori violenti e antisociali” trovandosi “in quella situazione di sfogo collettivo di rabbia e violenza”, conclude il giudice.

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Homem preso por engano deve receber R$ 30 mil de indenização do Estado pernambucano

Antônio Severino de Souza, de 40 anos, foi preso no próprio local de trabalho, em um hospital do Recife, por crimes que não cometeu. Depois de passar 12 dias encarcerado, ele conseguiu a liberdade e agora tem direito a receber R$ 30 mil por danos morais, conforme sentença da Justiça de Pernambuco. O governo estadual, no entanto, recorreu da decisão.

Auxiliar de serviços gerais terceirizado no Hospital Eduardo Campos da Pessoa Idosa, na zona oeste da capital pernambucana, Souza foi detido em 9 de janeiro de 2025. A prisão ocorreu diante de colegas de trabalho, superiores, pacientes e visitantes. No dia seguinte, ele foi levado ao Centro de Observação e Triagem Professor Everardo Luna (Cotel), em Abreu e Lima, na região metropolitana do Recife.

O período na unidade prisional deixou marcas. Em relato sobre os dias de encarceramento, Souza descreveu as condições da cela onde ficou com outros detentos.

“Cheguei naquele lugar, com 183 homens dentro de uma cela. Eu dormi no chão, deitava lá no chão, no esgoto, a água caindo em mim”, contou.

Investigação confundiu dois homens

A prisão teve origem em uma investigação sobre um ataque a tiros ocorrido em 15 de dezembro de 2022, no bairro de Nova Descoberta, na zona norte do Recife. Segundo a denúncia do Ministério Público de Pernambuco, dois homens armados atiraram contra duas pessoas durante uma disputa territorial ligada ao tráfico de drogas. Uma delas morreu e a outra ficou ferida.

Souza foi apontado como um dos autores dos disparos e associado ao apelido de “João Capeta”. Ao contestar a prisão, sua defesa alegou que a investigação o havia identificado equivocadamente como suspeito dos crimes.

Após ser provocada pela defesa, a Polícia Civil produziu um relatório que reconheceu a possibilidade de a vítima sobrevivente ter confundido Souza com o verdadeiro suspeito. O documento identificou semelhanças entre os dois homens, incluindo características físicas e o fato de morarem na mesma comunidade.

Outro ponto destacado foi a semelhança entre os nomes das mães dos dois, que se diferenciavam pela presença do sobrenome “Silva” em um deles. Segundo o relatório policial, porém, o verdadeiro suspeito tinha qualificação e histórico diferentes dos de Souza.

Ele deixou a prisão em 21 de janeiro de 2025. Ao recordar o momento, descreveu a soltura como um recomeço.

“Foi como se eu nascesse de novo, voltasse ao mundo novamente”, afirmou. Ele também disse que, mesmo sabendo que era inocente, chegou a perder a esperança de sair da cadeia.

Justiça reconhece danos morais

A sentença foi assinada em 28 de setembro pelo juiz Breno Duarte Ribeiro de Oliveira, da 4ª Vara da Fazenda Pública da Capital, vinculada ao Tribunal de Justiça de Pernambuco. O magistrado considerou que a prisão indevida provocou danos que ultrapassaram os transtornos comuns do cotidiano.

Na decisão, ele destacou o constrangimento de Souza ter sido detido diante de outras pessoas no trabalho e depois encaminhado a uma unidade prisional.

O trabalhador havia pedido R$ 500 mil de indenização por danos morais. O juiz, entretanto, considerou o valor desproporcional e fixou a reparação em R$ 30 mil. Entre os fatores considerados estava o reconhecimento do erro pela autoridade estatal após a defesa questionar a prisão.

O Estado de Pernambuco sustentou no processo que a medida havia sido baseada em informações fornecidas pela vítima sobrevivente à polícia. Argumentou ainda que a atuação ocorreu no exercício regular das funções policiais e judiciais, sem abuso de poder ou intenção de causar dano.

Governo recorre da condenação

A Procuradoria-Geral do Estado apresentou recurso em 13 de outubro. Na apelação, defendeu que a investigação foi corrigida pela própria Polícia Civil e que eventuais equívocos na coleta de indícios não significam, por si só, que houve conduta passível de indenização.

O órgão afirma que a prisão não decorreu de dolo, má-fé ou erro grosseiro indenizável. A Secretaria de Defesa Social informou que a Corregedoria-Geral instaurou um procedimento preliminar para apurar o caso.

Além dos efeitos emocionais, Souza afirma que a prisão teve consequências na vida profissional. Ele foi demitido em abril de 2026 e acredita que o desligamento está relacionado ao período em que ficou preso.

Desempregado, diz que deseja voltar a trabalhar com carteira assinada e recuperar a estabilidade para sustentar os filhos. Sua defesa também avalia recorrer da sentença para tentar elevar o valor da indenização.

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Parigi in fiamme: le immagini surreali del turismo di massa

 

di Angela Fais per l'AntiDiplomatico

 

Di fronte alle immagini dei turisti spagnoli che al Louvre hanno insultato gli studenti per aver bloccato l’accesso al museo, o alle due turiste che, sempre a Parigi, cercano il B&B in una piazza in cui divampano violentissimi scontri, restiamo profondamente colpiti.

 
 
 
 
 
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E non ci stupiamo che i video siano diventati virali insieme agli altri, quello della ragazza che fa jogging lungo un boulevard nero e nebbioso o quello della coppia che sorseggia il caffè come se la città attorno non stesse letteralmente bruciando in preda alla guerriglia urbana.

Ci colpiscono intensamente perchè ci mostrano senza veli gli esiti cui il neoliberismo inevitabilmente approda attraverso una calcolata atomizzazione sociale e una sistematica depoliticizzazione della società, facendo si che, non senza stridore, nello stesso spazio fisico si posizionino, come mondi paralleli, segmenti sociali politicamente inconciliabili. 

Queste immagini in realtà sono una metafora potentissima in cui si condensa la frattura sociale profonda e strutturale che il neoliberismo produce, costituendosi come dispositivo di polarizzazione economica e frammentazione sociale che, concentrando i capitali nelle mani di pochi - sempre più pochi - progressivamente impoverisce la classe media e crea marginalità sociali.

 

Senza ombra di dubbio possiamo dire che i protagonisti dei reel sono degli idioti.

Non perché si sia testato il loro Qi, ma “idioti” ( ?δι?της ) nel senso greco del termine, nell'accezione in cui Pericle recita, come riporta Tucidide, nella Atene del 431 a.c. nell’epitaffio in onore ai caduti alla fine del primo anno della guerra del Peloponneso: “Un cittadino che non si interessa dello Stato non lo consideriamo pacifico, ma inutile”.

Ricordiamo che nell’antica Grecia chi non prendeva parte alle riunioni dell’ Ecclesia era esposto al pubblico ludibrio, essendo considerata un’onta non interessarsi alla cosa pubblica. Per convogliare i cittadini nell’area dell’  Ecclesia il giorno del voto si usava cingere la piazza dell’ Agorà con una corda intrisa di color rosso che avrebbe marchiato le vesti dei ritardatari.

Oggi i turisti sono guidati da aspettative costruite sulla base dell’omologazione e di luoghi comuni che hanno ridotto ogni nostra città a cartolina, semplice sfondo di un post sui social. Aspettative che fanno si che la città reale, in cui la rivolta divampa in tutta la sua violenza, resti solo uno sfondo sfocato che interferisce con il loro tour, nonché banale luogo comune da ricalcare ancora una volta, ma forte abbastanza da prevalere sulla realtà. Quasi che la Parigi disneyficata, in una percezione aberrante, riesca ad avere la meglio sulle fiamme, il fumo delle molotov, i lacrimogeni e la violenza.

Ma se sulla dimensione sociale della rivolta riesce a prevalere con tutta la sua forza l’ottusità del privato, ci troviamo irrimediabilmente in una società abitata da idioti. Ricordiamoci sempre che il neoliberismo prima che una dottrina economica è un progetto di vita sociale.

Di una città della quale neghiamo la sua dimensione sociale, politica , restano solo le pietre e individui che vivono come “idiotes”: privati cittadini che non partecipano in alcun modo alla vita pubblica e politica della comunità, sono disinteressati, “non pacifici” ma idioti.

E mentre le turiste guardano gli smartphone, così come gli altri due che seduti a un tavolino sorseggiano caffè e fumano, viene a galla una mostruosa disconnessione. Avulsi in un’ottusa ‘bolla turistica’ che riduce la città reale a puro sfondo e declassa la rivolta a imprevisto logistico che può rovinare la vacanza, la rivolta urbana, il malessere sociale è ridotto e ricondotto a mero rumore di fondo.

In realtà la scena comunica un fortissimo tema di classe:

da un lato “i reietti della città” come li chiama Loïc Wacquant, espulsi dalle  città-vetrina che vorrebbero definitivamente sganciarsi dalla materialità di un conflitto di classe sempre più bruciante, per imporre la presenza e il dominio di élite, speculatori e consumatori globali che la città la attraversano consumandola come fosse un prodotto tra gli altri.

Se però le città vengono epurate e depurate della propria memoria, elemento opaco e spurio di cui son composti i mattoni della storia, a favore delle città vetrina, astoriche e acritiche, il conflitto di classe viene declassato a fastidiosa interferenza di fondo, un contrattempo fastidioso. Tuttavia laddove il cittadino è sostituito da turisti e consumatori facoltosi, la materialità ritorna sempre come rimosso, attraverso i conflitti urbani.

L’espulsione dalla città del suo proletariato, respinto nelle periferie attraverso un atto di violenza fortissima che prende il nome di gentrificazione, genera movimenti di resistenza e di classe, spostando l’asse del conflitto dalle fabbriche, ormai chiuse da un pezzo, alla città.

E noi dobbiamo prenderne atto per non rischiare di diventare degli idioti.

 
 
 
 
 
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Babiš Faces Growing Political Pressure After Czech Senate Election Rout

Czech Prime Minister Andrej Babiš has rejected calls to reconsider his government’s direction after a crushing Senate election defeat, as the opposition strengthens its position and fresh disputes over Russia, European funding and domestic reforms add to his difficulties.

Czech Prime Minister Andrej Babiš has ruled out changing his government’s policies despite a humiliating defeat in the Senate elections, in which his ANO movement failed to win a single seat. The result has strengthened the parliamentary opposition and intensified questions over the political direction of his coalition, less than a year after it took office.

Speaking after a cabinet meeting on Monday, 19 October, Babiš insisted that the election results would have no effect on the functioning of his government or its alliance with the far-right Freedom and Direct Democracy (SPD) party and the Motorists movement. His administration would continue implementing its programme, including controversial changes to public broadcasting and proposed legislation regulating the financing of non-governmental organisations.

The prime minister’s refusal to reconsider his government’s agenda has drawn criticism from Senate president Miloš Vystrčil, who accused Babiš of transferring responsibility for the defeat to regional party organisations rather than accepting personal accountability.

A defeat with consequences beyond the Senate

The elections, held on 9–10 and 16–17 October, concerned 27 of the Senate’s 81 seats. ANO entered 13 candidates in the second-round contests, but every one of them lost. The party’s representation consequently fell to 14 senators.

Babiš called the outcome “catastrophic”, acknowledging a result that was particularly damaging given ANO’s success in the 2024 Senate elections and its subsequent victory in the October 2025 parliamentary contest.

The opposition Mayors and Independents movement (STAN) emerged as the strongest performer, with ten successful candidates or endorsed contenders. The centre-right Civic Democratic Party (ODS) secured seven seats, maintaining its position at the head of the Senate’s largest parliamentary group alongside TOP 09.

In an interview published on 20 October, Vystrčil said the results demonstrated that Babiš’s personal electoral appeal did not translate into successful Senate campaigns. He also criticised the prime minister’s response to the defeat, describing his attempts to blame regional organisations as an evasion of leadership responsibility.

The vote followed municipal elections in which ANO lost ground in several important urban centres, while SPD also suffered substantial losses.

Opposition leadership becomes the next political contest

STAN leader Vít Rakušan has interpreted the result as evidence that his movement can become ANO’s principal national challenger.

The party’s Senate performance followed a strong showing in municipal elections, including victory in Prague, where its leading candidate Petr Hlaváček is seeking to form the next city administration.

The movement’s growing appeal is supported by recent opinion polling. A Median electoral model published on 17 October, based on September interviews, placed ANO at 29.5 per cent, STAN at 17 per cent and ODS at 12.5 per cent.

Yet STAN’s ambitions face competition from within the opposition. ODS retains substantial institutional influence through the Senate, while the Christian Democrats’ new leader, Jan Grolich, is increasingly discussed as another possible contender for national opposition leadership.

The opposition’s unity is also less straightforward at municipal level. In Ostrava, ANO has negotiated a local governing agreement with Starostové pro Ostravu and the Ostravak movement, illustrating the flexibility of local political alliances.

Russia policy brings fresh controversy

The electoral setback coincides with renewed controversy over the Czech government’s approach to Russia.

On 19 October, Foreign Minister Petr Macinka, leader of the Motorists, defended his decision not to support a Finnish initiative calling for tighter European Union restrictions on entry visas for Russian citizens.

The proposal, promoted by Finnish Foreign Minister Elina Valtonen, sought stronger EU-wide restrictions on non-essential travel by Russian nationals, including tourists, against a background of growing concerns over Russian sabotage and hybrid operations.

According to details of the diplomatic disagreement, senior Czech foreign ministry officials had recommended supporting the initiative.

Macinka argued that Prague already maintained extensive national restrictions and had previously endorsed a comparable Estonian proposal. He questioned the effectiveness of the Finnish initiative, which attracted limited support from other EU governments.

The disagreement comes as Czech security policy remains under scrutiny. On Tuesday, 20 October, the National Security Council discussed the country’s security outlook, military development plans and changes to NATO’s air and missile defence implementation arrangements.

The issue exposes a continuing area of contention between Babiš’s coalition and opposition parties favouring closer coordination with Ukraine’s European supporters.

Brussels presents another challenge

Meanwhile, Babiš faces unresolved questions concerning his former business conglomerate Agrofert and access to European Union funding.

The European Commission has maintained restrictions on certain EU reimbursements after concluding that the trust arrangement involving Babiš’s business interests does not sufficiently address the potential conflict of interest.

The measures affect particular cohesion-fund expenditure and rural development reimbursements, rather than all EU agricultural payments. Babiš has maintained that the arrangements governing his business interests comply with the law.

The dispute carries particular significance as Prague participates in negotiations over the EU’s next long-term budget, covering 2028–2034.

At the European Council summit on 15–16 October, Babiš argued for protecting national allocations of EU funds, revisiting aspects of the emissions trading system and addressing high industrial energy costs. These negotiations will continue while the Commission’s concerns about his business arrangements remain unresolved.

Government retains power despite opposition gains

The Senate defeat does not threaten Babiš’s parliamentary majority. The lower chamber can override most Senate objections to ordinary legislation, and the governing parties continue to command sufficient support to pursue their programme.

The September Median model projected that ANO, SPD and the Motorists would retain 107 seats in the 200-member Chamber of Deputies, only slightly below their current combined strength.

Nevertheless, the elections have given the opposition a stronger platform for challenging the government over public broadcasting, European relations, defence policy and constitutional legislation, where the Senate possesses more substantial powers.

The immediate political contest is therefore not over the survival of Babiš’s government, but over whether STAN can convert its regional and Senate successes into a credible national alternative before the next parliamentary elections. For Babiš, whose party remains the largest in the country, the more pressing difficulty is its inability to defeat opposition candidates when elections are decided beyond ANO’s established electoral base.

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“Mi sono preso una vagonata di me**a, ma non ho mai inneggiato alla violenza. È retorico dire ‘tu hai i soldi e non puoi parlare’. Dico quel che ca**o voglio”: Marracash risponde alle polemiche

Marracash in queste ore, dopo le sue parole sui disordini avvenuti a Milano, ha ricevuto applausi, ma anche diverse critiche da parte di fan, colleghi, amici e anche da Fedez, che ha puntato indirettamente il dito contro i “rapper che poi tornano in prima fila alle sfilate”. Con un post su Instagram Marra ha subito messo le cose in chiaro: “Ok, mi sono preso una vagonata di merda, ci sta, me lo aspettavo. Esporsi vuol dire letteralmente questo, mettere la faccia fuori dal finestrino e prendersela tutta”.

E ancora: “Mi stanno bene i titoli dei quotidiani nazionali e delle paginette che estrapolano due frasi ad effetto per i loro titoloni, ci sta anche questo, fa parte del gioco. Mi stanno bene le centinaia di insulti, commenti sterili e minacce ricevuti in questi giorni, sono la prova provata che i social non sono un luogo idoneo per parlare di politica. E non a caso invece sono il mezzo più usato per farla. Un paio di cose non mi stanno bene però”.

“La prima è che io non ho mai inneggiato alla violenza. – ha dichiarato il rapper – Siamo tutti d’accordo a condannare la violenza, ogni tipo di violenza. Ce ne sono molte forme. Ma quando questa violenza succede, bisogna tarsi delle domande. Cosa porta dei minorenni a mettersi il cappuccio e andare a rischiare di essere presi a manganellate o arrestati in centro? Pur nella follia del gesto sono sintomo di qualcosa. Di un fallimento della nostra società di cui TUTTI siamo responsabili”.

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Jogadores do Atlético-GO suspendem entrevistas e cobram regularização de salários e direitos trabalhistas

Os jogadores do Atlético Goianiense anunciaram que não concederão entrevistas à imprensa até que o clube regularize as pendências financeiras e contratuais com o elenco. A decisão foi comunicada na noite desta segunda-feira (19), por meio de uma nota oficial assinada pelos atletas, que relatam atrasos em diferentes obrigações trabalhistas.

Segundo o comunicado, estão pendentes duas parcelas de salários referentes à carteira de trabalho, outras duas parcelas de direitos de imagem e depósitos do Fundo de Garantia do Tempo de Serviço (FGTS). Os jogadores mais antigos do elenco também apontam débitos relacionados ao 13º salário e às férias referentes a 2025.

A manifestação dos atletas ocorre cinco dias depois de o atacante Gustavo Coutinho abordar o assunto publicamente. Em entrevista realizada na última quarta-feira (14), o jogador demonstrou confiança no presidente Adson Batista para solucionar o problema e afirmou que a expectativa era de que os pagamentos fossem regularizados ainda naquela semana.

Na ocasião, Coutinho recordou sua passagem pelo Atlético-GO em 2023 e disse que recebeu os valores devidos naquele período, incluindo a premiação pelo acesso. A declaração indicava a expectativa de uma solução para os atrasos atuais. Entretanto, na noite desta segunda-feira, o elenco divulgou uma nota relatando que as pendências permaneciam e anunciou a suspensão das entrevistas como forma de posicionamento diante da situação.

Jogadores do Atlético-GO suspendem entrevistas e cobram regularização de salários e direitos trabalhistas
Na última quarta-feira (14), Coutinho afirmou que esperava regularização dos pagamentos ainda naquela semana. Cinco dias depois, o elenco anunciou suspensão das entrevistas | Foto: Reprodução/TV Dragão

Apesar dos débitos apontados, os jogadores afirmam que seguem treinando normalmente e cumprindo suas obrigações profissionais e contratuais. O grupo também ressaltou que os resultados recentes dentro de campo foram conquistados mesmo com os pagamentos em atraso.

Na nota, os atletas citam as vitórias sobre Criciúma, Goiás e América-MG e pedem que esses resultados não sejam associados à regularização dos compromissos financeiros do clube. A manifestação procura separar o desempenho esportivo da situação administrativa e reforça que o cumprimento das obrigações com o elenco continua pendente.

Ao final do comunicado, os jogadores destacam a união do grupo e afirmam que o foco permanece na luta pelo acesso à primeira divisão do futebol brasileiro. O elenco também reforça que as conquistas recentes são resultado do profissionalismo e da dedicação dos atletas, independentemente das dificuldades relatadas.

A nota não estabelece prazo para a retomada das entrevistas. Os jogadores condicionam o retorno às atividades de atendimento à imprensa à regularização dos compromissos financeiros e contratuais do Atlético-GO.

Jogadores do Atlético-GO suspendem entrevistas e cobram regularização de salários e direitos trabalhistas

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Molinari e lo spettro della "guerra ibrida" russa dietro le proteste (VIDEO)


Il giornalista Maurizio Molinari a La7 tocca nuove, inarrivabili vette di distorsione della realtà, scivolando apertamente nella promozione di teorie del complotto. Senza fornire la minima prova a sostegno delle sue tesi, l'ex direttore de La Repubblica e La Stampa, ha rilanciato la sempiterna narrazione delle "ingerenze russe" nelle proteste, nel palese tentativo di delegittimare il dissenso democratico come manovra straniera frutto di "guerra ibrida".

Nel suo sforzo di dare una parvenza di credibilità a questa tesi, Molinari ha persino richiamato recenti dichiarazioni del primo ministro britannico, Andy Burnham, riguardo una fantomatica ingerenza russa nel referendum per la Brexit. Un’affermazione clamorosamente smentita: sia l’ex premier Boris Johnson che il capo dell’MI5 hanno già chiarito in modo inequivocabile l’assenza di prove di un tale impatto sul voto, smontando alla radice questa retorica allarmistica.

Quando il giornalismo mainstream non ha più argomenti per contrastare le ragioni di chi scende in piazza, ricorre allo spettro del nemico esterno e della "guerra ibrida". 

Guardate il video e giudicate voi stessi: fino a dove si può spingere la propaganda mainstream?

 
 
 
 
 
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Trova un cane smarrito per strada e chiede 1.000 euro di riscatto alla proprietaria per restituirglielo: coppia denunciata per tentata estorsione

Quello che doveva essere un gesto di ordinario senso civico — restituire un animale smarrito alla sua famiglia — si è trasformato in un tentativo di estorsione in piena regola. È accaduto a Milano, nel quartiere Niguarda, dove due giovani hanno preteso mille euro come riscatto per riconsegnare un cane fuggito il giorno precedente. La ferma reazione della proprietaria, che si è rifiutata di assecondare la richiesta e ha allertato le forze dell’ordine, ha permesso alla Polizia Locale di rintracciare i responsabili e riportare a casa l’animale sano e salvo.

La vicenda ha avuto inizio domenica 18 ottobre. Il cane, un esemplare di pastore belga Malinois dal valore commerciale stimato intorno ai 2.000 euro, si trovava a passeggio con il fidanzato della proprietaria. A causa di uno spavento improvviso, l’animale è riuscito a divincolarsi e a fuggire, facendo perdere rapidamente le proprie tracce tra le vie del quartiere. Scattato l’allarme, la proprietaria ha immediatamente avviato le ricerche tappezzando la zona con decine di volantini, inserendo i propri recapiti telefonici nella speranza di ricevere segnalazioni utili da parte dei residenti.

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Canada: la Calgary Opera censura un artista per la sua solidarietà con la Palestina (VIDEO)

Vergogna in Canada. La Calgary Opera ha estromesso il basso-baritono Gabriel Sanchez-Ortega dalle future rappresentazioni della Tosca dopo che, durante il saluto finale della serata di apertura, ha sventolato una bandiera palestinese in solidarietà a un popolo vittima del terrorismo sionista. 

Sanchez-Ortega, giovane talento al primo anno del programma di sviluppo artistico della compagnia, ha visto il suo momento di gloria trasformarsi in un licenziamento. La direzione ha rilasciato un comunicato sterile, definendo il gesto "non autorizzato" e lamentando il "disagio" causato al pubblico e allo staff, annunciando freddamente che il ruolo di Angelotti sarà affidato a un altro artista. 

Ma l’arte è politica. Pretendere che gli artisti restino in silenzio di fronte alle atrocità del mondo significa snaturare la cultura stessa, riducendola a mero intrattenimento di regime. Punire un cantante per aver espresso il proprio sostegno al popolo palestinese, che sta subendo un genocidio, non è tutela della "civiltà", come ipocritamente afferma il comunicato, ma un atto di censura codarda contro chi ha il coraggio di alzare la voce contro l'ingiustizia. 

Il gesto di Sanchez-Ortega, che fa eco a episodi simili di resistenza artistica, risuona molto più forte di qualsiasi silenzio imposto. La lotta per la libertà, la verità e la dignità umana passa anche dai palcoscenici di tutto il mondo. 

 
 
 
 
 
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El misterio de las Cinco Vírgenes Necias, las piedras gigantes que marcan una tumba de época romana en Noruega desde hace 1700 años

En el punto más estrecho del Karmsundet, el canal que separa la isla de Karmøy del continente en la costa occidental de Noruega, se alzan cinco piedras hincadas en vertical, algunas de más de cinco metros de altura. Se levantaron dentro de un túmulo de piedras con forma de estrella de tres brazos, y bajo […]

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ISQ e Fundação Joaquim Chissano anunciam parceria para apoiar setores estratégicos em Moçambique

ISQ e Fundação Joaquim Chissano

O português ISQ e a moçambicana Fundação Joaquim Chissano anunciam o estabelecimento de uma parceria estratégica.

A parceria tem como objetivo “reforçar a qualificação de recursos humanos e apoiar o desenvolvimento sustentável” em Moçambique, através da criação de programas de formação, capacitação técnica e transferência de conhecimento em áreas consideradas críticas para o crescimento económico do país.

“Esta parceria cria um quadro de cooperação para identificar e desenvolver iniciativas que contribuam para o reforço das competências técnicas locais e para a formação de profissionais preparados para responder aos desafios do desenvolvimento económico e industrial de Moçambique”, adianta Pedro Matias, presidente do ISQ.

Reconhecido pela sua experiência em engenharia, inspeção, ensaios, certificação, inovação e formação especializada, o ISQ vai disponibilizar programas de formação presencial e online, formação de formadores, certificação de competências e serviços de consultoria técnica ajustados às necessidades identificadas no terreno.

A parceria prevê ainda a organização de conferências, seminários e missões técnicas, bem como a identificação conjunta de oportunidades de financiamento e cooperação junto de entidades nacionais e internacionais.

A Fundação Joaquim Chissano, instituição de referência em África na promoção da paz, da educação, do conhecimento e do desenvolvimento sustentável, terá um papel fundamental na articulação com parceiros moçambicanos e na implementação de projetos com impacto económico e social.

“Esta colaboração reflete a convergência de objetivos entre duas organizações que acreditam na capacitação técnica, na inovação e no conhecimento como motores de desenvolvimento sustentável e de criação de oportunidades para as futuras gerações”, acrescenta Pedro Matias.

O ISQ mantém uma presença consolidada em Moçambique, onde tem desenvolvido projetos nos setores da energia, educação e formação, oil & gas e ferrovia, experiência que servirá de base para aprofundar a cooperação agora formalizada.

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