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Business e price cup, cosa porta a casa Meloni dal bilaterale in Kuwait

23 October 2026 at 19:07

Non solo accordi e memorandum, l’Emiro del Kuwait dice sì a prorogare il price cap su benzina e gasolio, già applicato da Q8 nelle scorse settimane in risposta all’appello del governo italiano per contenere i costi dell’energia e tutelare famiglie e imprese. Il bilaterale tra il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e Misha’al Al-Ahmad Al-Jaber Al Sabah al Bayan Palace di Kuwait City è stato ricco di spunti.

Da un lato sono stati siglati cinque accordi: il Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo della promozione degli investimenti diretti tra Agenzia Ice e l’Autorità del Kuwait per la promozione degli investimenti diretti; la lettera di intenti tra Leonardo Spa e il ministero della Difesa dello Stato del Kuwait relativa allo sviluppo delle capacità di difesa e alla cooperazione industriale; il protocollo d’intesa tra l’Arma dei Carabinieri e la Guardia Nazionale dello Stato del Kuwait sulla cooperazione militare nei settori della consulenza e della formazione; la dichiarazione dell’adozione dell’Action Plan 2027-2030 tra la Repubblica Italiana e lo Stato del Kuwait sul rafforzamento della cooperazione bilaterale; infine il memorandum d’intesa tra i Carabinieri e la Guardia Nazionale kuwaitiana.

Dall’altro con la visita in Kuwait del 23 ottobre, la tredicesima nelle Nazioni del Golfo, Giorgia Meloni diventa il primo presidente del Consiglio italiano ad avere visitato tutte e sei le Nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo nel corso di un mandato di governo. Numeri che raccontano il peso specifico delle relazioni tra Palazzo Chigi e il Golfo, come confermato tra le altre cose anche dall’invito a partecipare al Vertice del GCC di Manama del dicembre 2025. Inoltre a proposito del price cap su benzina e gasolio, fonti di Palazzo Chigi spiegano che la disponibilità dell’Emiro rappresenta “un segnale concreto della solidità delle relazioni tra Italia e Kuwait e della capacità del Governo italiano di promuovere un dialogo costruttivo con i partner strategici, traducendo il confronto diplomatico in misure di rilievo per cittadini e sistema produttivo”.

Non va dimenticato che tra Italia e Kuwait ci sono una serie di interlocuzioni molto intense, come la partecipazione dell’Italia alla liberazione del Kuwait dopo l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein, le relazioni da quel momento intrecciate in ambiti nevralgici, come il turismo, l’immobiliare, l’alta tecnologia, l’energia, dove Q8 rappresenta la presenza più riconoscibile con un portafoglio che comprende una rete di distribuzione di 3.000 punti vendita e investimenti nella raffinazione e nella produzione di biocarburanti, anche in partnership con Eni. Le intese siglate hanno lo scopo di cementare ulteriormente questa relazione bidirezionale, come dimostra l’accordo tra Ice e Kuwait Direct Investment Promotion Authority.

Non solo business, la geopolitica è stata al centro del bilaterale con una serie di valutazioni che il premier italiano e l’emiro hanno effettuato su temi sensibili, come le infrastrutture critiche più resilienti, le catene di approvvigionamento e distribuzione alternative, i grandi corridoi regionali e intercontinentali. Ambiti nei quali capitali kuwaitiani e capacità industriali italiane possono concorrere a ridurre le vulnerabilità comuni e creare nuove opportunità di crescita. La difesa resta un pilastro del rapporto bilaterale, spiegano fonti italiane. La visita “segue” il passo da gigante compiuto nelle relazioni bilaterali grazie all’accordo di cooperazione nel settore della difesa entrato in vigore lo scorso 12 ottobre. Sul versante della sicurezza, verrà inoltre definito un memorandum d’intesa tra i Carabinieri e la Guardia Nazionale kuwaitiana.

Italia: barcos pesqueros paralizan actividades por el vertiginoso aumento del combustible

23 October 2026 at 19:01
​El presidente de la asociación profesional de pescadores "Mimo Grosso" de Pescara, Doriano Camplone, advirtió sobre el impacto destructivo que esta escalada energética tiene para la economía costera.

Manuel Agnelli a Scanzi: “Il governo Meloni in 4 anni non ha combinato un ca**o e ha fatto disastri nella cultura”

23 October 2026 at 18:35

“Questo governo, nel mondo della cultura, del cinema, del teatro e della musica, ha fatto un disastro. In quattro anni non ha combinato un cazzo, ma ci ha rovinato dei piani che erano praticamente fatti”. Manuel Agnelli non risparmia critiche all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni durante il confronto con Andrea Scanzi, lo scorso 15 ottobre alla Casa del Cinema, nell’ambito della 21ª edizione della Festa del Cinema di Roma. L’incontro, intitolato I cattivi maestri e promosso dalla Siae, ha ripercorso la carriera del musicista, fondatore e frontman degli Afterhours, soffermandosi sul suo rapporto con la televisione e soprattutto sul ruolo degli artisti nel dibattito pubblico.

Agnelli contesta in particolare le scelte del governo nel settore musicale: “C‘era una legge sulla musica già approvata, che doveva diventare decreto attuativo e che è stata smantellata. Ma gliela metteremo nel culo”.
La critica si estende anche alla situazione generale del Paese: “La sicurezza nelle strade, l’inflazione, è tutto peggiorato. Milano è la città più pericolosa d’Italia in questo momento. Va bene, parlate male di chi volete, degli immigrati, dei maranza, ma fate qualcosa”.
Nonostante la disillusione verso la politica, il musicista continua a considerare il voto uno strumento indispensabile. “Non mi piacciono i proclami politici, quelli partitici ancora meno, quindi non ho mai detto votate Tizio o votate Caio, però ai concerti ho cominciato a dire: andate a votare”. Anche quando manca una piena convinzione, sostiene, partecipare alle elezioni serve a mantenere un equilibrio tra le diverse forze politiche, impedendo che la società si sposti eccessivamente in una sola direzione.

Il dialogo con il giornalista de Il Fatto Quotidiano affronta anche una questione che divide il mondo dello spettacolo: gli artisti devono esporsi politicamente? Scanzi cita Francesco De Gregori, il quale ha dichiarato di provare imbarazzo quando un uomo di spettacolo prende posizioni nette su questioni internazionali complesse.
“Siamo in democrazia, è giusto che sia così, lui ha tutto il diritto di pensarla diversamente – risponde il musicista –. Ma io sono convinto che sia più opportuno, in questo momento storico, dare un esempio di partecipazione e comunicare a tutti che si può partecipare, che è legittimo farlo”.
E aggiunge: “De Gregori secondo me avrebbe fatto meglio a dire: io non credo in questa cosa e non voglio partecipare, ma è legittimo se qualcuno invece lo fa”.

A preoccuparlo è soprattutto la crescente insofferenza verso chi sceglie di prendere posizione pubblicamente. “La gente si è abituata a non partecipare e a considerare una rottura di balle quando qualcuno partecipa”, osserva, riferendosi alle critiche rivolte agli studenti che manifestano o agli artisti che esprimono opinioni sui media. Un atteggiamento che considera tanto più contraddittorio nell’epoca dei social: “I social sono un monnezzaio mostruoso, pieno di gente che si collega e vomita di tutto. Perché quello non è un problema e poi uno pubblicamente non può dire qualcosa della quale si prende la responsabilità mettendoci la faccia?”.

L’ex giudice di X Factor rivendica quindi il diritto di intervenire anche nei programmi di approfondimento politico, come Otto e mezzo, al quale ha partecipato insieme a Scanzi: “Sono un cittadino che paga le tasse, va a votare e lavora, quindi ho tutto il diritto di avere un’opinione e di esprimerla. Il megafono che ho me lo sono costruito io e ho il diritto di utilizzarlo con responsabilità, ma come voglio”.
Una convinzione che non si traduce, tuttavia, nell’ambizione di intraprendere una carriera politica. Alla domanda se qualcuno gli abbia mai proposto di candidarsi, risponde con ironia: “Sono impresentabile. L’unica cosa buona che ho è che so coniugare i congiuntivi, che è una cosa molto rara in Parlamento”. Poi chiarisce: “Dobbiamo sapere dove siamo più efficaci e dove siamo più forti. Io penso che lì in mezzo mi maciullerebbero in 30 secondi. Ci sono delle dinamiche pazzesche, non è che vai lì con la visione del sole nascente. È proprio una corte di serpenti e quella roba non mi interessa”. Ricorda invece l’esperienza del padre, impegnato prima nella politica nazionale e successivamente in quella territoriale, dove aveva trovato la possibilità di misurare i risultati concreti del proprio lavoro.

C’è spazio anche per un bilancio della lunga esperienza a X Factor, che Agnelli ha deciso di interrompere quando ha capito di non poter più utilizzare il programma per raccontare la musica come avrebbe voluto: “Quando la produzione è cambiata, paradossalmente proprio nell’anno in cui ho vinto, ho deciso di smettere perché non riuscivo più a raccontare. Il mio personaggio diventava macchiettistico, il giudice cattivo che deve sempre rompere il cazzo. E quando diventi una macchietta perdi totalmente l’efficacia”. Una scelta che ha comportato anche una rinuncia economica considerevole: “Mi hanno offerto 870mila euro per fare la stagione dopo e ho detto di no”.

Agnelli riconosce di potersi permettere una simile decisione, ma respinge le accuse di chi lo considera ‘un venduto’ per aver partecipato a un talent televisivo. “Molti di quelli che mi danno del venduto perché sono andato in televisione avvelenerebbero tutta la famiglia per 870mila euro”. E ricorda che compromessi e interessi economici non sono estranei neppure all’ambiente della musica alternativa, citando le riviste musicali che, a suo dire, subordinavano la concessione delle copertine all’acquisto di spazi pubblicitari. Una denuncia alla quale accompagna, però, il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto da quelle stesse testate nella crescita della scena rock italiana degli anni Novanta.
Dalla televisione alla musica, fino alla politica, emerge una concezione dell’impegno pubblico che Agnelli rivendica come esercizio di libertà e responsabilità individuale, indipendentemente dal mestiere che si svolge o dalla notorietà di cui si gode. “Partecipare alla vita pubblica è un dovere ed è anche un diritto. E forse ce lo siamo dimenticati”.

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Caro carburante, i limiti e le trappole del decreto-spot di Meloni. Lo sconto di 45 centesimi sul gasolio per gli agricoltori? È teoria

23 October 2026 at 16:13

Il consiglio dei Ministri ha varato d’urgenza un decreto legge per il caro carburante, promettendo agli agricoltori 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio, mentre il ministro Francesco Lollobrigida dice che “ci sono studenti, agricoltori e autotrasportatori perbene utilizzati come massa critica per iniziative illegali che non possono essere tollerate”, parlando di “tenuta sociale ed economica del Paese”. Ma da una lettura del testo dell’esecutivo (che dovrà poi essere convertito in legge) emergono diverse zone d’ombra che rischiano di svuotare quello che dovrebbe essere un aiuto per moltissime aziende. Per loro, infatti, quei soldi non sono disponibili automaticamente. Oltre al fatto che nel decreto non c’è neppure l’ombra di interventi strutturali sulla filiera. Gli agricoltori, infatti, denunciano da anni un problema sistemico: i costi (non solo quelli legati ai carburanti, ma in genere alle produzioni e anche ai fertilizzanti) sono esplosi, mentre i prezzi dei prodotti pagati ai campi rimangono troppo bassi, spesso inferiori ai costi stessi di raccolta. E questo, a dire il vero, è un problema precedente agli ultimi conflitti, come raccontato a più riprese da ilfattoquotidiano.it. Detto, quindi, che il decreto non affronta il divario tra i ricavi della grande distribuzione e le perdite dei produttori, è legittimo qualche dubbio sulla capacità di tamponare anche la sola emergenza del carburante. Eppure per Coldiretti il decreto “è un segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese” e le risorse “rappresentano un sostegno fondamentale per le imprese”.

La misura varata per gli agricoltori e quei 45 centesimi (solo teorici)

“Stanziamo 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo che, nei fatti, si tradurrà in uno sconto fino a 45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri” ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato al termine del Consiglio dei ministri. Ma quei 45 centesimi al litro di sconto sono ‘teorici’. Ed è qui che è servita la prima trappola: la verità è che non si sa a chi andranno quei soldi e chi saranno i beneficiari. La cifra reale emersa dal testo è di 121 milioni di litri complessivi e si tratta del tetto massimo di carburante complessivo che lo Stato può sussidiare con quei 60 milioni. Quindi il governo dichiara sì un aiuto “fino a 45 centesimi al litro”, ma può farlo su “121 milioni di litri”. Se le richieste delle aziende agricole supereranno complessivamente quella cubatura nel periodo coperto, il contributo reale per singolo litro verrà rimodulato al ribasso. Dai 45 centesimi si dovrà man mano scendere. Brutta notizia: la misura deve coprire i costi sostenuti tra il 1 giugno e il 15 ottobre 2026. Un intervallo di tempo che coincide esattamente con la stagione dei raccolti e della lavorazione intensiva del terreno (da giugno a settembre), ossia il periodo in cui i consumi di gasolio agricolo toccano i massimi annuali in Italia.

Confagricoltura Emilia-Romagna: “Distanza tra risorse e fabbisogno”

Tanto per avere un’idea, in Italia si consumano mediamente circa tra i 2,2 e i 2,5 miliardi di litri di gasolio agricolo all’anno. Solo nel periodo di quattro mesi e mezzo preso in esame, i consumi stimati del settore superano ampiamente il miliardo di litri. Lo sanno bene al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che, insieme alle Regioni, gestisce l’anagrafe degli utenti dei carburanti agevolati tramite i registri Uma (Utenti Motori Agricoli). E lo sa bene Confagricoltura. “Il periodo interessato dalla misura coincide, per numerose produzioni agricole, con alcune delle operazioni più impegnative dal punto di vista energetico: dalla raccolta dei cereali alle lavorazioni del terreno, fino alle attività legate alle colture estive e alle semine autunnali” fa notare il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna, riunitosi sotto la presidenza di Marcello Bonvicini. Si aggiungono, poi, i consumi di carburante legati all’irrigazione “particolarmente rilevanti quest’anno a causa della siccità e delle temperature eccezionalmente elevate che hanno interessato l’Emilia-Romagna e numerose altre aree del Paese, rendendo necessari interventi irrigui più frequenti e prolungati per salvaguardare le produzioni agricole”. Numeri che evidenziano “una distanza significativa tra le risorse disponibili e il fabbisogno delle imprese. Non si tratta di mettere in discussione la necessità dell’intervento – spiega il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna – ma di essere consapevoli che un sostegno di questa entità, pur utile, può incidere soltanto in misura limitata sui costi sostenuti dalle aziende”.

La trappola del 20 per cento

Di fatto, c’è un altro problema: il contributo può arrivare al massimo al 20% della spesa ammessa, ossia di quanto è stato pagato. Perché quel 20% arrivi a valere 45 centesimi, l’agricoltore in questione dovrebbe aver pagato il gasolio 2,25 euro al litro, ma in Italia – nonostante i rincari – gli agricoltori lo hanno pagato al massimo tra 1,50 e 1,70 euro al litro. Nel primo caso, il 20% corrisponde a 30 centesimi e non ai 45 massimi. Morale: il tetto massimo del 20% impedirà comunque di raggiungere i 45 centesimi, indipendentemente dai fondi totali. A quel punto entra in gioco l’effetto scala: le grandi aziende possiedono ampie estensioni di terreno, macchinari pesanti e flotte di trattori che consumano decine di migliaia di litri di gasolio all’anno. Moltiplicando anche solo 30 centesimi per volumi enormi, il contributo finale ottenuto in termini assoluti resta comunque significativo sul bilancio aziendale. Ma per un agricoltore piccolo è un’altra storia. Se lo sconto reale scende a 30 centesimi al litro a causa del tetto del 20%, su poche centinaia o migliaia di litri il risparmio totale monetario diventa irrilevante. Il contributo, tra l’altro, spetta solo per gli acquisti effettuati dal 1 giugno al 15 ottobre, quindi le aziende agricole già in crisi di liquidità, che hanno dovuto ridurre le lavorazioni o comprare il minimo indispensabile, riceveranno solo una piccola parte di quanto annunciato.

Tempistica e burocrazia

Il decreto affida la gestione e l’erogazione dei flussi ad Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che ha cinque giorni dall’entrata in vigore del provvedimento per definire modalità e termini di trasmissione della documentazione e pagamenti diretti nei trenta giorni successivi. Storicamente, i portali telematici agricoli subiscono forti rallentamenti in queste occasioni, rischiando di creare un collo di bottiglia per i Centri di Assistenza Agricola (CAA) che devono caricare le fatture e i piccoli produttori che non hanno canali di acquisto tracciabili massivi o che faticano a produrre tempestivamente la documentazione rischiano di rimanere esclusi o di subire i ritardi peggiori. Il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna richiama l’attenzione sull’importanza delle modalità di attuazione degli interventi: “L’esperienza degli anni passati, in particolare per alcuni crediti d’imposta, ha evidenziato come finestre temporali eccessivamente ristrette e vincoli nell’utilizzo delle agevolazioni possano limitarne sensibilmente l’efficacia, impedendo alle imprese di sfruttare pienamente i benefici previsti”. Anche per il credito d’imposta sul carburante agricolo riconosciuto nel 2026, la normativa stabilisce il termine del 31 dicembre per l’utilizzo in compensazione. Una scadenza che “rischia di penalizzare le imprese che non dispongono, nel periodo previsto, di sufficienti debiti fiscali e contributivi da compensare. Non basta stanziare risorse: occorre creare le condizioni perché arrivino realmente alle imprese”.

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Perché rispondere agli scontri di Milano con più carcere per i minori è la cosa peggiore che si possa fare

23 October 2026 at 15:56

Il cosiddetto pacchetto Sicurezza approvato dal governo a seguito dei recenti scontri tra la polizia e i ragazzini nel centro di Milano segue ancora la linea dell’aumento delle pene, secondo una tradizionale, ma fallimentare, logica economica. Nel 1992 l’economista americano Gary Becker vinse il premio Nobel anche per la sua teoria razionale della criminalità. Per l’economista conservatore ogni atto criminale deriva da un calcolo dei costi e dei benefici. Quindi per sradicare ogni tentazione criminale sarebbe sufficiente aumentarne il costo, per esempio incrementando gli anni di pena.

Questa teoria molto semplicistica del crimine è stata abbondantemente smentita da ogni lato e abbandonata scientificamente, ma continua a circolare perché ha il pregio della semplicità e di una sua efficacia mediatica.

Se questa teoria è risultata insufficiente nei confronti degli adulti, diventa del tutto fallimentare se applicata agli adolescenti tra i 14 e i 18 anni, come previsto dal governo. Nasce un nuovo reato, quello di partecipazione violenta a una manifestazione, che può portare fino a cinque anni di galera, e anche di più con il volto mascherato o per chi la organizza. Basterà questo aumento sproporzionato della pena a dissuadere i dodicenni o tredicenni dal manifestare in maniera rabbiosa e violenta? Il governo pensa di sì, risolvendo tutto con un decreto da dare in pasto all’opinione pubblica.

Ma anche seguendo la vecchia logica economica dei costi e dei benefici, il calcolo è sbagliato e il governo Meloni sta compiendo un grossolano errore, che avrà purtroppo conseguenze durature. Sul piano dei benefici per la comunità mettiamo pure un riacquistato senso di sicurezza per le persone che frequentano i centri urbani e il risparmio dei danni evitati con la deterrenza. E sul lato dei costi?

Supponiamo che il tredicenne esaltato sia individuato e condannato a scontare i suoi cinque anni di carcere. Possiamo dargli o darle il massimo della pena perché a capo della protesta. Credo che in questo modo venga procurato un danno umano, educativo e personale notevolissimo, visto che la persona che stiamo considerando è nella sua fase formativa. Per la società la repressione degli adolescenti sicuramente rappresenta un costo futuro molto salato che non può essere ignorato. I ragazzini e le ragazzine che usciranno dopo qualche anno dal carcere non credo saranno persone migliori di quando sono entrate. Anzi potrebbero, per comprensibili ragioni, rappresentare un nuovo e più grande pericolo per la società.

Però la punizione, non la repressione, anche per gli adolescenti che protestano violentemente, ci vuole in uno stato di diritto. Certamente. Ecco allora che si possono pensare delle punizioni alternative. Qui il catalogo è molto ampio, dai lavori socialmente utili a iniziative che facciano capire agli adolescenti la complessità del mondo in cui viviamo, complessità che non può essere risolta spaccando una vetrina e arraffando una felpa. Il governo, vista la giovane età dei devianti, avrebbe dovuto comportarsi da buon genitore e non da ottuso gendarme che non si pone il problema del perché. Punire per reprimere è un non senso da un punto di vista educativo e un fallimento per la società.

Ma chi sono questi ragazzetti che ci fanno paura e che il governo vuole mettere in galera? Forse i più sono come i ladruncoli che popolano i libri di Charles Dickens. Nei romanzi del grande scrittore, ambientati nella Londra opulenta di fine Ottocento, i giovani criminali vengono arrestati, processati e messi in carcere con pene severissime. La loro unica colpa era quella di cercare di campare con furtarelli o stratagemmi illegali in una società che li teneva ai margini. Insomma, la loro colpa era la miseria, una direzione che ci potrebbe aiutare anche oggi.

Speravo che a distanza di un secolo e mezzo le cose fossero cambiate e invece, con il governo Meloni, si torna veramente all’odioso antico. Il carcere per i quasi bambini è da considerare una vergogna e uno scandalo che tutti dovremmo condannare, anche perchè i ragazzini violenti, oggi più di ieri, sono figli della società intera che se ne deve fare carico. In un certo senso, tutti ne siamo responsabili.

Non so se il mondo sarà salvato dai ragazzini, quelli che protestano devastando o gli altri, come scriveva nel suo testo onirico, dallo stesso titolo, Elsa Morante nel 1968. So solo che ora stanno parlando al mondo degli adulti, anche se con un linguaggio rude e aspro che non ci piace. Ascoltarli è nostro dovere, punirli anche, metterli in carcere invece è la cosa peggiore che possiamo fare.

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Maxi-utili di Eni nei primi 9 mesi dell’anno, Avs: “Italiani più poveri e petrolieri più ricchi: Meloni complice”

23 October 2026 at 11:54

L’aumento del prezzo del petrolio e la crisi energetica che sta colpendo tutti i settori, o quasi, rende gli “italiani più poveri e i petrolieri più ricchi”, ha affermato Angelo Bonelli, leader di Avs alla luce dei risultati operativi e finanziari del terzo trimestre di Eni, ulteriormente migliorati. “Ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 7,6 miliardi di euro, contro i 2,5 dell’anno scorso: +202%. Solo nel terzo trimestre l’utile è di 3,2 miliardi, +299%”, ha detto il portavoce di Europa Verde, che dall’altro lato della bilancia ha posto le famiglie italiane che da quando è iniziato il blocco dello Stretto di Hormuz pagano le conseguenze delle scelte politiche in bollette e carburanti, a prezzi insostenibili. “Mentre l’Italia si impoverisce, il governo Meloni consente l’arricchimento delle società energetiche ai danni dei cittadini”, è stato l’attacco del deputato.

“Intanto le grandi società energetiche registrano profitti enormi: Eni segna un aumento del 70% dell’utile netto (adjusted, cioè solo quelle legate alla normale attività operativa, ndr) e l’Avvocatura dell’Unione europea ha chiarito che tassare gli extraprofitti energetici è compatibile con il diritto europeo. Perché Meloni non interviene? Per ridurre le accise il governo usa i soldi dei contribuenti anziché chiedere un contributo straordinario a chi accumula profitti miliardari”. Bonelli, che giovedì era insieme al suo co-leader Nicola Fratoianni al fianco di agricoltori e autotrasportatori in protesta, ha ricordato che il governo potrebbe intervenire con una tassa straordinaria sui profitti delle società energetiche, ma non sembra andare in questa direzione.

“Il governo Meloni è responsabile della crisi sociale perché ha scelto di stare dalla parte dei petrolieri invece che da quella degli italiani: ha usato i soldi pubblici per tamponare l’emergenza, invece di far pagare chi si è arricchito, e continua a tenere il Paese legato a gas e petrolio, che sono la causa del caro energia. Ogni euro che resta nei bilanci delle compagnie fossili è un euro tolto alle famiglie e alla transizione energetica, l’unica strada per liberare l’Italia dal ricatto dei prezzi delle fonti fossili”.

Mentre agricoltori e autotrasportatori, fortemente gravati dall’aumento del prezzo del carburante, si impoveriscono e i consumatori pagano prezzi sempre più alti, il Governo “ripropone lo stesso copione: invece di dare risposte, parla di intimidazioni e infiltrazioni e minaccia la precettazione”, continua Bonelli. Per i 70 milioni stanziati in sostegno ai pescatori e agli agricoltori, sono state utilizzate le risorse pubbliche, mentre con gli stessi “soldi degli italiani” le compagnie accumulano miliardi.

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Southern Italy Faces Food Shortages as Drivers’ Strikes Continue

23 October 2026 at 10:53
(FILE) Italian PM Georgia Meloni. Photo: EFE.

A truckers’ strike against high fuel prices paralyzed southern Italy on its sixth day, leaving supermarkets with empty shelves, airports without fuel and postal services suspended.


Hundreds of tons of agricultural production remained stranded in trucks or piled up in cold storage rooms, and many business owners decided to suspend harvests and halt production of emblematic products such as buffalo mozzarella.

Poste Italiane was forced to completely interrupt the sending and delivery of mail and packages to and from Calabria, Sicily, Campania and Apulia, the company was reported to have said.

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The mayors of Naples and Bari warned in a joint statement that the paralysis not only threatened food supplies but also jeopardized urban waste management, and they warned of an emergency that could plunge entire communities into a health collapse.

Tension on the roads intensified because of picket activity, and local press reported acts of sabotage in areas such as Caserta, including placing truck tires on highways to force heavy transport to brake.

In response, Italian police escorted convoys of commercial vehicles and deployed operations that resulted in 71 people reported and 242 sanctioned.

Minister of Enterprise Adolfo Urso recalled in the Chamber of Deputies that blocking the passage of trucks was a crime punishable by prison sentences.

In the north, Milan prepared special security measures ahead of new and massive student and youth demonstrations scheduled for Saturday, framed by discontent over the cost of living and the deterioration of public services.

Italy’s Council of Ministers approved on October 20 a new youth security decree that extended preventive detention to minors, until then reserved for adults, and created the crime of violent participation in demonstrations, punishable by up to five years in prison and fines of up to 20,000 euros for anyone who, within a group of five or more people, throws stones, sticks or objects that endanger third parties.

Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Ecco le misure che abbiamo approvato per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini. pic.twitter.com/kqk51X8YZa

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 20, 2026

Un dato è certo: abbiamo visto più decreti sicurezza che vetrine rotte

23 October 2026 at 06:03

Sono “tumulti politicamente illeggibili” quelli che abbiamo visto nelle strade di Milano, negli assalti alle scuole occupate di Torino? O anche quelle dirette contro i negozi o la polizia sono “azioni collettive dotate di una loro politicità”? Sono un fattore di sabotaggio o di inasprimento di altre proteste apertamente organizzate? A quanto pare, piccole sigle stanno cercando di “reclutare”, indirizzare, o comunque intercettare quei tumulti. Al contempo, da alcune ricostruzioni emerge che le azioni sarebbero opera di piccoli gruppi impolitici eterodiretti da ben più politicizzati agglomerati estremisti di tutt’altro segno. Qualcuno ha parlato addirittura di una pressione russa e questa linea è stata subito sposata da Crosetto, che ha chiamato in causa una “guerra ibrida” contro l’Occidente. Peccato che gli agenti di questa guerra ibrida, che in realtà opera contro l’ordine democratico, siano spesso amici del governo italiano e dell’internazionale nera che lega Putin, Netanyahu, Bolsonaro e Trump.

In realtà, quello che vediamo non è un fenomeno inedito, benché questa volta sorprenda per le dimensioni: negli scorsi anni era già successo, per esempio col saccheggio dei negozi di via Roma a Torino nel 2020. Quei ragazzi non chiedevano di tassare i ricchi o mettere un freno agli dei della moda e del jet set. Volevano qualcosa per loro come risarcimento di tanti pomeriggi bui.

Quindi il punto è: che cosa, dentro di loro e non all’esterno, muove le loro azioni? È comunque una rivolta degli ultimi contro “i ricchi” e i simboli del loro status quo? È pura invidia sociale di chi è irretito da una selvaggia logica consumistica? I protagonisti sono giovani migranti di seconda generazione, a tutti gli effetti italiani a cui viene negata una cittadinanza piena e promessa marginalità quando non remigrazione? Sono giovani anche italiani che abitano le periferie di città sempre più plasticamente escludenti e stratificate?

Vorrei partecipare a uno sforzo collettivo, che coinvolga tanti attori diversi, di comprendere tutto ciò. Per questo nei prossimi giorni proverò a incontrare e parlare con alcuni di quei giovanissimi, anche detenuti nelle carceri minorili, coinvolti nei fatti delle scorse settimane. Sarebbe il caso di chiedere a loro – se mai avranno voglia di dirlo a noi – che cosa stanno facendo e perché.

Qualcosa, però, lo sappiamo: esistono territori e quartieri da cui è stato smantellato tutto, ogni forma di aggregazione e partecipazione, insieme alle politiche giovanili e alla prevenzione. Esistono fasce di popolazione strutturalmente marginalizzate e moltitudini di ragazzini e ragazzine invisibili fino a una settimana fa.

Un altro dato è certo: abbiamo visto più decreti sicurezza che vetrine rotte, ma ogni volta che detona la rabbia sociale, la destra e i suoi canali di informazione la liquidano come caos.

Ogni fatto che origina da forme di disagio è bollato come delinquenza, verso cui si invocano pene sempre più severe. Lo sanno bene gli attivisti per il clima e contro il genocidio in Palestina. Non importa se i protagonisti di quei fatti siano ragazzini sempre più giovani, in certi casi poco più che bambini. Perciò il governo prepara già un’ulteriore stretta repressiva sui minori, nonostante l’intervento di Mattarella.

Milano è sempre più militarizzata, si diffonde una strategia della paura che innesca psicosi collettive. Il desk dell’Università Bocconi scrive a tutte le studentesse di non circolare da sole. Chat sconosciute diffondono sui cellulari di chiunque allarmi palesemente fake su prossimi appuntamenti per stupri collettivi o pestaggi massivi. Intanto, Hub for Defenders ha attivato un team legale che sta seguendo i circa 30 arrestati: in gran parte sono ragazzi rastrellati a caso e chiaramente razzializzati; minorenni trattenuti per 12 ore senza nemmeno avvisare i genitori.

Tutto questo, ovviamente, non avrà alcun effetto sui fenomeni di rabbia giovanile, se non quello di inasprirla ed esacerbarla. Invece – ma la destra lo sa e lo vuole – rappresenterà un ulteriore colpo a ogni tentativo di tradurre rabbia e senso di ingiustizia in partecipazione politica e conflitto organizzato.

Intanto dalla Francia al Belgio, dalla Spagna all’Albania, dal Portogallo all’Italia le piazze si riempiono di una protesta che ha un colpevole reale e nominato chiaramente: il carovita. In Italia l’inflazione ha gravato con 1.326 euro in più all’anno a famiglia solo per fare la spesa. I salari reali sono scesi del -8,7% dal 2008. L’incidenza della povertà assoluta, che già per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri.

In questo contesto il governo mette da parte miliardi per il riarmo e taglia i carnet ai pendolari. I cani da guardia del capitalismo cleptomane e dei signori della guerra, che mietono vittime e miseria, non dicono mai nulla contro le ingiustizie profonde di un mondo che vogliono lasciare proprio così com’è. Invece, si mostrano sempre molto indignati dalle vetrine rotte.

Mastri vetrai dello status quo.

Noi siamo dalla parte di chi lavora, studia, produce e non arriva a fine mese. E vogliamo trovare risposte per una generazione a cui è stata promessa solo incertezza e paura, per fasce sociali relegate a un vissuto di frustrazione e inaccessibilità di tutto. Di certo non serve spalancare di più le porte delle carceri né aprire canali di deportazione legalizzata. Servono spazi di partecipazione giovanile, occasioni per prendere coscienza di una deprivazione sistemica, ma soprattutto strumenti per disarticolare la ghettizzazione e restituire alle persone la speranza di poter investire sul proprio futuro.

L'articolo Un dato è certo: abbiamo visto più decreti sicurezza che vetrine rotte proviene da Il Fatto Quotidiano.

Giorgia Meloni is Italy’s great political survivor. Could one man be about to bring her down? | Riccardo Alcaro

23 October 2026 at 05:00

With elections looming in 2027, Roberto Vannacci’s new far-right movement could fatally outflank the prime minister

Giorgia Meloni’s government became the longest serving in Italy’s republican history last month. This unusual political longevity, a moderate foreign policy, a certain personal charisma and even a recent spat with Donald Trump have combined to sharpen Meloni’s profile as the go-to leader on the European right.

Meloni’s personal approval rating – at about 41% – is one of the highest among west European leaders. Her far-right Brothers of Italy party has retained most of its support – a striking feat in our anti-incumbent era and by Italian standards, an achievement.

Riccardo Alcaro is head of research at IAI, Istituto Affari Internazionali, in Rome

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© Photograph: Roberto Monaldo/LaPresse/Shutterstock

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I camionisti, e lo scontento che Meloni non ha visto arrivare

23 October 2026 at 03:45

Le proteste degli autotrasportatori sono la punta dell’iceberg di un Paese che si riscopre più povero e che si sente tradito dal governo Meloni, secondo il commento di Mario Lavia

«Qu’ils mangent de la brioche!». Storicamente, non la pronunciò mai la celebre risposta, Maria Antonietta, a chi la informava che il popolo non aveva il pane. Forse era stata detta qualche anno prima da un’altra nobildonna, citata da Rousseau, ma passò comunque alla storia come l’emblema definitivo della separatezza del sovrano dal popolo.

Che è un problema sempre immanente quando la distanza che separa chi governa da chi è governato, il Palazzo dalla strada, la contabilità del potere dalla contabilità della vita assume proporzioni preoccupanti. Una distanza che non appartiene soltanto all’ancien régime e che, in questi giorni, sembra essersi riaperta sotto i nostri occhi.

L’impressione è che le proteste degli autotrasportatori nascondano dietro la loro impellente materialità qualcosa di più generale, come se fossero la classica punta dell’iceberg di un Paese che si scopre improvvisamente povero, o almeno più povero di prima. La gente ammonticchia, se ce l’ha, quattro risparmi sui conti correnti, nessuno investe più, nessuno compra e molti vendono. E chi non ha un euro da parte si arrabatta come può, in un’Italia tornata in bianco e nero e che si alza presto la mattina, accende il furgone e non ha i soldi per fare il pieno. In questa situazione, basta un’improvvisa Hormuz (thank you, mister Trump) e i conti non tornano più. I nostri governanti tutto questo non lo avevano visto arrivare. Tuttora non lo capiscono. 

Dov’è il governo dinanzi alla rivolta degli autotrasportatori, che non sono “il popolo” ma pure sono decisivi per la “Nazzione” con due zeta come pronuncia la presidente del Consiglio? Ieri hanno stanziato dieci milioni per i pescatori: più che la brioche sono briciole: d’altronde l’etimo è lo stesso. E qualche altra decina di milioni per tutti quelli che stanno bloccando il Mezzogiorno e non solo.

A occhio paiono insufficienti per risolvere il problema. Anche se il Tg Uno del principale seguace di Giorgia Meloni in Rai, Gianmarco Chiocci, apre con titoli fuorvianti per cui i blocchi sono stati tolti grazie al governo, la realtà è quella degli scaffali vuoti e dei benzinai a secco. Diversi giorni fa le organizzazioni dei manifestanti sono state convocate per il 27: con comodo, che fretta c’è?

Descrivono la premier più nervosa del solito, alza la voce, pretende soluzioni, intima ai ministri di non parlare «di quello che ci diciamo qui dentro», nel bunker di Palazzo Chigi dove si susseguono vertici su vertici con ministri e cardinali – Alfredo Mantovano, Giovanbattista Fazzolari – celebrando l’angosciante rito di trovare i soldi che non ci sono mai quando servono, e i tecnici di via Venti Settembre devono rompere i salvadanai che, come si ripete con frase trita, Giancarlo Giorgetti ha tenuto in ordine.

Bell’ordine, verrebbe da dire: quattro anni dopo – la mitica longevità, che buffonata – questi non hanno un euro in cassa, complimenti, sicché davanti a un’emergenza sanno trovare briciole, bruscolini, brioche. Il punto diventa ovviamente politico. Fino a lambire una vera e propria questione democratica. Perché quando pezzi di popolazione soffrono e addirittura si rivoltano e il governo della Repubblica non sa bene cosa fare, allora si esce dalla normale dialettica tra società e potere e si entra in quella della consunzione della politica, che, come sappiamo, è l’anticamera dello sfascio.

La crisi di un Paese comincia spesso così: quando i cittadini smettono di aspettarsi una risposta dalla politica e cercano di farsi ascoltare bloccando ciò che possono bloccare. Il camion diventa allora qualcosa di più di un mezzo di trasporto: una metafora di una democrazia incrinata.

Per una volta, l’abusato richiamo delle opposizioni a «venire in Parlamento» per riferire sulla situazione è fondatissimo perché il Paese è effettivamente allo sbando, dai violenti di Milano alla penuria di cibo al Sud. Altro che brioche. Qui non ci sarà la Grande Rivoluzione. Ma una politica che brancola nel buio, questo sì.

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Travaglio: “Putin dietro le proteste di piazza? Le classi dirigenti europee sono detestate. Per loro è più facile dare colpa piuttosto che chiedersi perché ci odiano”

22 October 2026 at 21:35

“Possibile mai che qualunque elezione che non vada come vogliono le cancellerie europee sia stata truccata da Putin? Possibile mai che qualsiasi manifestazione di protesta, anche di un bambino di 11 anni incappucciato, sia stata ordita da Putin? Io credo che lo facciamo molto più grosso di quello che è. Ma capisco che battere il mea culpa sul petto di un altro è sempre più comodo che batterlo sul proprio: se le classi dirigenti europee sono così detestate dovrebbero farsela una domanda sul perché sono così tanto odiate”: è quanto detto dal direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio durante la consegna del premio Eccellenze 2026, che si è tenuto giovedì 22 ottobre alla Camera dei deputati. Travaglio ha poi continuato il suo discorso: “Quella è una domanda fastidiosa da porsi. E quindi è molto meglio dire che è stato Putin, che sta prendendo il posto della zia malata e della nonna morta quando il ragazzino non ha fatto i compiti e inventa una scusa con il professore”. E ancora: “Bisogna fermarsi, non solo perché così facendo si dà a Putin più importanza di quella che ha; ma anche perché così facendo nella battaglia della propaganda la gente penserà che quella russa è un po’ meno stupida della nostra”.

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Milan, a city torn apart by luxury and inequality

22 October 2026 at 15:49

Milan is the city where singer Dua Lipa is considering moving to but also where many of the local residents are being forced to leave. It is among the places that host the most millionaires in the world, who move into new skyscrapers designed by prominent architects. They are drawn by the flat tax offered in Italy since 2017, a single payment of €300,000 (it convinced Cristiano Ronaldo to leave Real Madrid for Juventus in 2018). It is the so‑called Milan Model — a city of luxury, culture, fashion and investment banks, ideal for living, except that soaring housing prices have made living impossible: buying a home costs 57% more than a decade ago, and renting is 70% more expensive than in 2018, according to online real estate data.

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© Stefano Porta/LaPresse (LAPRESSE)

A scene from Saturday’s clashes with police in Milan.

“La legge del governo contro le azioni temerarie non protegge quasi nessuno, va cambiata”: il flash-mob di Case Italia con gli ombrelli bucati

22 October 2026 at 16:23

Un decreto recepito in ritardo, in modo a dir poco restrittivo e ignorando le raccomandazioni Ue. Nei fatti, “un’occasione sprecata, che lascerà senza tutele 9 vittime di querele temerarie su 10″. Con un flash mob a Piazza Capranica a Roma, la rete CASE Italia – il gruppo di lavoro italiano della Coalition Against SLAPPs in Europe che riunisce 17 organizzazioni,
da The Good Lobby all’Osservatorio Balcani Caucaso, fino ad Amnesty International Italia, Rete No Bavaglio e tante altre realtà – ha protestato contro il provvedimento con cui è stata recepita in Italia la direttiva europea 2024/1069 contro le azioni temerarie, le cosiddette “cause bavaglio”. In pratica, tutte quelle azioni legali manifestamente infondate, o sproporzionate, avviate prevalentemente da politici, esponenti del mondo imprenditoriale e aziende, con il solo intento di intimidire, silenziare o scoraggiare la partecipazione al dibattito pubblico di giornalisti, attiviste, ricercatrici, whistleblower e, più in generale, di chi esercita il diritto di informare o di esprimere opinioni su questioni di interesse collettivo.

La necessità di recepire la direttiva era l’occasione per fornire le tutele necessarie contro queste azioni, ma alla fine il decreto è stato bocciato dalla società civile come “inefficace e deludente”, dato che addirittura finirà per restringere la portata delle tutele previste dalla direttiva europea contro le SLAPP che colpiscono giornalisti, attiviste e whistleblower.

Il motivo? In attesa della pubblicazione del testo in Gazzetta ufficiale, protesta Case Italia, va in direzione opposta rispetto qualsiasi buona pratica usata dagli altri Stati. L’esecutivo Meloni non ha mai coinvolto la società civile nella discussione sul provvedimento, tanto che l’unica audizione riservata a loro in Parlamento ha visto la partecipazione di soli tre parlamentari M5s e le osservazioni non sono mai state recepite riducendo il processo a “un mero esercizio formale“, come ha ricordato la portavoce Sielke Kelner nel corso del presidio, organizzato proprio a pochi giorni dall’anniversario dell’omicidio ancora impunito della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, avvenuto il 16 ottobre 2017, vittima di una cinquantina di SLAPP.

Ma soprattutto, ha ribadito Kelner, il decreto lascerà fuori la gran parte delle vittime di azioni temerarie. Questo perché “offre protezioni solo ai bersagli di azioni legali temerarie con implicazioni transfrontaliere, escludendo di fatto le controversie domestiche, che rappresentano almeno il 90% dei casi registrati”. Ma c’è di più: perché la direttiva prevedeva una nozione di caso transfrontaliero più ampia, in quanto il testo Ue “stabilisce che un caso può essere considerato transfrontaliero anche quando, ulteriori elementi rilevanti della fattispecie presentano collegamenti con un altro Stato”. Con riferimento all’articolo 5, dove si richiede che “una controversia possa considerarsi priva di implicazioni transfrontaliere soltanto quando, oltre al domicilio delle parti nello stesso Stato membro, tutti gli ulteriori elementi pertinenti alla situazione siano situati unicamente in tale Stato”. Una formulazione che avrebbe permesso di ampliare l’applicazione del testo. Peccato che anche in questo caso il governo Meloni abbia invece deciso di non procedere.

“Avevamo chiesto che il decreto si applicasse anche ai casi nazionali e soprattutto anche ai casi penali, inclusi i procedimenti per diffamazione, tra gli strumenti più usati contro chi informa o critica in Italia. Così invece questa legge finirà per non tutelare nessuno o quasi“. Eppure, in Italia si registra il numero più alto di SLAPP in tutta l’Unione europea, come hanno mostrato i report di CASE Italia.

“Gli ombrelli bucati che abbiamo portato in piazza rappresentano perfettamente una legge che, invece di proteggere chi è sotto attacco, lascia quasi tutti esposti alla pioggia di azioni legali temerarie”, ha attaccato Martina Turola, responsabile comunicazione di The Good Lobby, organizzazione non profit parte della rete CASE Italia. “Per questo oggi lanciamo una petizione in cui chiediamo al Governo e al Parlamento di correggere questa legge“, è l’auspicio delle rete.

In piazza erano presenti anche alcuni esponenti dell’opposizione, come Vittoria Baldino (vicepresidente e deputata M5s), Elisabetta Piccolotti (Avs) e Valentina Grippo (Azione), così come vittime di azioni temerarie, come il comico Daniele Fabbri, querelato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo che in un monologo satirico aveva definito la premier “puzzona” e “caccolosa”: “Mi ha chiesto un risarcimento da 20mila euro per ‘profondi strascichi sulla psiche’. Ora dovrebbe venire a processo in Aula per spiegare questi traumi come sono andati, ma non si è ancora presentata. L’idea che una persona di potere si accanisca contro un artista, neanche di quelli in vista, è un brutto segnale”, ha sottolineato il comico.

“Porteremo all’attenzione della Commissione Ue quella che per noi è una mancanza di conformità con la direttiva, almeno nel tentativo di ampliare la nozione di transfrontaliero”, ha concluso Kelner.

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Fondi ai tir e minacce dal Sud. Cosa ha deciso il Cdm

22 October 2026 at 16:08

Chi vuole lavorare deve poterlo fare e lo Stato deve garantirlo. Parte da questa premessa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell’annunciare il decreto tir, con 105 milioni per l’autotrasporto e altri 70 milioni per agricoltura e pesca varato oggi dal Consiglio dei ministri. Una mossa che da un lato immette altri 45,2 milioni di euro per il credito d’imposta già previsto per il periodo di spesa marzo-agosto 2026 e dall’altro prevede 60 milioni per le spese dal primo settembre al 5 ottobre.

Le parole di Meloni

“Voglio ringraziare le associazioni che hanno scelto il confronto, hanno revocato i fermi e le manifestazioni – afferma la premier – È stato un atto di responsabilità, però voglio dire anche un’altra cosa. In alcune zone pochi soggetti continuano a bloccare le strade e non si fermano lì. Minacciano chi vuole lavorare, tagliano le gomme ai camion dei colleghi. Questa non è protesta, è intimidazione e l’intimidazione non la tolleriamo non lo dico soltanto io. Per chiedere di rimuovere questi blocchi sono gli stessi autotrasportatori, i commercianti, gli agricoltori, i sindaci, le istituzioni di ogni colore politico. Perché a pagare, come sempre, non è il potente di turno, è la gente comune, è il camionista che deve portare a casa lo stipendio, è l’impresa che non riesce a consegnare, è la famiglia che si ritrova a pagare di più”.

Per questa ragione ha richiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di accogliere la richiesta giunta a Palazzo Chigi dalle associazioni degli autotrasportatori, degli agricoltori, della distribuzione per assicurare alla libera circolazione la fornitura delle merci alle attività commerciali, al fine di evitare anche speculazioni che altrimenti sarebbero inevitabili sui prezzi. E annuncia di voler usare tutti gli strumenti che la legge offre, comprese le norme del decreto sicurezza che hanno reso reato il blocco stradale. “Questo governo rispetta pienamente chi vuole manifestare, ascolta chi chiede aiuto nel rispetto delle regole. Però abbiamo anche il dovere di far rispettare le leggi dello Stato e di non farci ricattare da chi usa la violenza come strumento di pressione Chi vuole lavorare deve poterlo fare e lo Stato deve garantirlo”.

Le reazioni

Separare fenomeni di pura criminalità dalle proteste: lo chiede il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, secondo cui accanto al tema di costo del trasporto, vi sono anche altri fenomeni che stanno interessando i blocchi. “Sono due cose totalmente diverse. E sulle sofferenze servono i tavoli di confronto per un costo che sia sostenibile”. Il riferimento è ad alcuni blocchi abusivi posti anche verso chi vuole lavorare. Passaggio ripreso anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Luigi Sbarra, secondo cui si sono viste “situazioni di tensione, di violenza e minacce, io penso che tutto questo dovrà essere attento, valutato e se ci sono casi vanno perseguiti”. Ma da Orsini arriva un altro spunto, questa volta di prospettiva: quando dice che questa crisi deve insegnare ad avere un’indipendenza strategica, mette nero su bianco un elemento primario.

Il blocco “costa alle imprese, costa al Paese, costa ai cittadini”, spiega, “abbiamo perso le raffinerie dell’Europa per scelte fatte in passato dalla Commissione europea, quindi oggi per ripristinare ci vuole tempo. Questo ci deve insegnare ad avere un’indipendenza strategica da tutte quelle fonti che servono a sopravvivere”. Nonostante il decreto del Cdm, però, a Napoli non sono contenti e proseguono la protesta: decine di camion si sono messi in marcia nell’area portuale, con forti rallentamenti e ingorghi.

Blocchi degli autotrasportatori: la spaccatura interna e i cittadini che appoggiano i presìdi (nonostante disagi e perdite) e chiedono di resistere

22 October 2026 at 14:10

Gli studenti hanno raggiunto i blocchi, i ristoratori hanno regalato alimenti, le mamme sono arrivate con la busta della spesa. I disagi ci sono e sono pure tanti, a iniziare dai supermercati vuoti, ma c’è una fetta di popolazione che chiede agli autotrasportatori di non fermare i blocchi, di non perdere questa occasione storica. Nonostante tutto, nonostante gli evidenti danni che stanno subendo alcuni settori. C’è chi ha continuato anche nelle ultime ore ad appoggiare i presidi. Perché oggi gli autotrasportatori potrebbero avere un potere contrattuale senza precedenti, almeno negli ultimi decenni. Oggi che è il loro “se non ora, quando”. Lo mostrano i gesti di solidarietà dei cittadini che negli ultimi giorni hanno portato da mangiare ai blocchi e gli studenti delle scuole di Campania, Puglia e Calabria che hanno raggiunto i presidi, in alcuni casi rischiando anche delle conseguenze. Alcune mamme, che non hanno trovato i prodotti al supermercato, quello che sono riuscite ad acquistare l’hanno portato ai camionisti in protesta da giorni. Ma lo mostrano anche episodi che raccontano ancora di più la tensione e la spaccatura che c’è in queste ore all’interno del settore. Ieri sera, un camionista ha minacciato di darsi fuoco al casello di Avellino Est con una tanica di carburante. Evidentemente lo scenario che si vede all’orizzonte e che il Governo Meloni prepara in queste ore per mettere fine alla protesta non convince. Il noto conduttore televisivo calabrese Lino Polimeni, che per quattro mesi ha raccontato il dramma degli autotrasportatori calabresi, ha pubblicato ieri sui social lo scontro avuto con i dirigenti di Federalog Calabria durante il quale sono volate parole grosse.I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi degli autotrasportatori a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni per esprimere la solidarietà delle amministrazioni comunali a chi protesta da giorni

Lo scontro tra il conduttore Polimeni e la Federalog

“Siete venduti al sistema politica che ve lo mette in quel posto. Vergognatevi! Non lo capite che vi stanno ammazzando?” urlava a chi ha trattato con il ministro leghista dei Trasporti. È avvenuto dopo che Matteo Salvini ha detto di “aver sbloccato” risorse per un miliardo, di cui 480 milioni di pagamenti immediati dei crediti d’imposta maturati da maggio ad agosto. Solo che, come raccontato da ilfattoquotidiano.it, le risorse nuove che dovrebbero arrivare via decreto legge si fermano a poco più di 160 milioni. E i pagamenti in arrivo non sono altro che aiuti già attesi da almeno sette mesi. Ne sono consapevoli i campioni che, evidentemente, i conti li sanno fare ed è anche per questo che, nonostante le trattative, le promesse e l’attesa di queste ore, non tutti i blocchi sono stati rimossi. La spaccatura interna c’è e, forse, c’è sempre stata, ma ora c’è da scoprire le carte e capire chi vuole cosa. Da qui la rabbia di Polimeni: “Dove sono le risposte concrete? Dove sono gli impegni? Cosa avete portato a casa? Per Polimeni, dall’incontro con Salvini non è arrivato nulla di concreto, “soltanto un pugno di mosche”.

Le minacce ‘istituzionali’

Nel frattempo, i supermercati hanno continuato a svuotarsi, i sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, parlando di “città paralizzate e sommerse dai rifiuti”, hanno chiesto al ministro Matteo Salvini di anticipare il confronto al Mit, gli industriali denunciano che ci sono imprese al “collasso” in Campania e Puglia e anche il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop lancia l’allarme sul blocco della produzione. Il governo sceglie ‘la linea dura’, con identificazioni e denunce per blocco stradale. Pure il Codacons minaccia di chiamare i singoli autotrasportatori e le organizzazioni che stanno sostenendo le proteste a rispondere dei danni prodotti alla collettività e dei reati di blocco stradale, interruzione di pubblico servizio e violenza privata.

La solidarietà dei cittadini, nonostante tutto

Eppure gli autotrasportatori hanno trovato la solidarietà dei cittadini. Mamme, padre di famiglia, li hanno raggiunti manifestando la loro vicinanza. A Casoria, sono scesi in campo, insieme ad alcuni ristoratori locali, portando pasta e bibite nei pressi dei blocchi. Anche ad Avellino e Caserta (per esempio all’Interporto di Maddaloni), residenti e intere famiglie hanno portato pizze e pasti caldi ai camionisti fermi ai blocchi. Rosanna Freddo, nota sui social come ‘La figlia del Pizzaiolo’ e titolare della pizzeria Tèmpora a San Marco Evangelista (Caserta), ha donato un furgone carico di pizze. Ma non si tratta dell’unico caso. I sindaci dell’Area del Cratere del medio Sele hanno raggiunto i presidi a Contursi Terme e a Sicignano degli Alburni, partecipando ai sit-in nei due comuni. Insomma, parte della popolazione legittima la protesta e, anzi, incita a resistere. Perché le difficoltà degli autotrasportatori potrebbero essere, e un po’ lo sono, quelle di molte categorie. E poi ci sono i volontari e gli studenti. A Santa Maria Capua Vetere, solo per fare un esempio, il gruppo di volontari dell’associazione “Ciò che vedo in città” ha raggiunto i camionisti nei presidi consegnando caffè, dolci per la colazione e generi di prima necessità. A Eboli, in provincia di Salerno, sono partiti da sette scuole per raggiungere autotrasportatori e agricoltori, che protestavano contro il caro carburante. Lo hanno fatto anche a Maddaloni (Caserta), in Calabria, per esempio a Lamezia Terme e in Puglia. Tanto che a Canosa, al liceo di Scienze umane e Scientifico “Fermi-Einaudi”, dopo l’assenza collettiva del 17 ottobre, è arrivata una comunicazione del dirigente scolastico, con un richiamo alla frequenza. Pena “possibili ricadute sul voto di comportamento”.

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España e Italia acuerdan poner fin a los controles fronterizos impuestos tras la crisis en Ceuta

22 October 2026 at 09:36
España e Italia levantan los controles fronterizos

Los gobiernos de España e Italia han acordado poner fin a los controles recíprocos en las fronteras interiores que estaban en vigor desde que el Ejecutivo de Georgia Meloni decidió imponer esta medida como respuesta a la crisis en Ceuta por la entrada irregular de miles de migrantes procedentes de Marruecos a finales de julio.

La decisión de no prorrogar los controles fronterizos, "tomada tras un minucioso análisis de la situación", según ha informado el Ministerio del Interior, "irá acompañada de un refuerzo del intercambio de información para garantizar la plena seguridad del espacio común de Schengen".

El acuerdo ha venido precedido de una conversación telefónica mantenida por los ministros del Interior de España e Italia, Fernando Grande-Marlaska y Matteo Piantedosi, programada a raíz de la reunión celebrada al margen del Consejo Europeo entre los presidentes del gobierno de ambos países, Pedro Sánchez y Giorgia Meloni.

Durante la última cumbre de líderes europeos en Bruselas, Sánchez y Meloni acercaron posturas para la supresión de los controles Schengen que Italia introdujo a principios de agosto, días después de la entrada de más de 70.000 personas a la ciudad autónoma.

Ambos jefes de Gobierno encargaron el pasado viernes, 16 de octubre, a sus ministros que materializaran este encargo durante los próximos siete días. Mientras esto ocurría, Italia decidió prorrogar por una semana más los controles en puertos y aeropuertos a los pasajeros procedentes de España, con la correspondiente contramedida aprobada por el Gobierno de Pedro Sánchez para los pasajeros procedentes de Italia.

En respuesta a Italia, el Gobierno español venía de forma periódica prorrogando el restablecimiento temporal de los controles en las fronteras interiores aéreas y marítimas españolas con respecto a los vuelos y enlaces marítimos de pasajeros procedentes de la República Italiana.

Fuentes italianas consultadas por Europa Press explicaron que los ministros del Interior de los dos países iban a trabajar para "valorar juntos medidas de cooperación sustitutivas", mientras que por parte española se precisó que se trabajaría para "proceder a la eliminación" de los controles.

Aunque la reintroducción de controles fronterizos ente Estados miembro es una medida prevista por el Código Schengen, la Comisión Europea siempre ha defendido que debe ser una opción "de último recurso" e instado a los gobiernos a buscar medidas alternativas para reforzar la vigilancia sin suspender la libre circulación.

Entre las medidas sustitutivas que Bruselas ha planteado en el pasado a otros países que mantienen de manera sistemática controles que deberían ser puntuales, como Alemania, Austria o Francia, figuran el refuerzo de la actuación policial conjunta para controles no sistemáticos, el intercambio de información y un mejor uso de la tecnología, por ejemplo con sistemas móviles de identificación biométrica o el seguimiento de vehículos.

Meloni aplica su máxima de ley y orden en una prueba de fuego para la derecha ante el desafío de los violentos

21 October 2026 at 23:08
La primera ministra italiana, Giorgia Meloni, en la Cámara de Diputados, en Roma.

La ola de violencia en las calles asociada a movimientos de protesta también llegó a Italia el fin de semana pasado. Milán, la capital financiera de Italia, vivió saqueos indiscriminados a manos de jóvenes de la periferia y simples delincuentes. Como en varias ciudades de Francia, la protesta por la carestía de la vida se transformó en una revuelta callejera. Giorgia Meloni ha contestado con ley y orden al desafío al aprobar un decreto exprés que supone de facto una reforma del Código Penal. La primera ministra italiana, del partido ultraconservador Fratelli d'Italia, verá este sábado, cuando hay convocadas más manifestaciones si su fórmula tiene efecto.

El decreto ley del Gobierno que encabeza Meloni entra en vigor inmediatamente, pero debe convertirse en ley dentro del plazo constitucional de 60 días, con posibilidad de modificaciones durante su tramitación parlamentaria. Meloni ha pisado el acelerador, dado que el sábado hay previstas protestas. En Francia, salvo la aplicación de los toques de queda, van mucho más lento. Y también hay anunciadas marchas.

A la vez, los camioneros también se están manifestando en el sur de Italia desde el viernes para protestar contra los elevados precios de los combustibles. El Gobierno les ha prometido 1.000 millones de euros en ayudas para van a mantener sus acciones hasta el martes 27, cuando vuelven a reunirse con las autoridades. ¿Va a actuar Meloni con la misma contundencia contra ellos, cuando son un sector que suele votar por su partido?

Menores culpables y multas a los padres

La medida implica un refuerzo de la seguridad de Milán, donde van a desplegarse 500 soldados más de los destinados a puntos calientes. No tendrán competencias policiales, como pretendía Meloni por haberlo rechazado el presidente Mattarella. También introduce el decreto una presunción de capacidad de culpabilidad para los menores de esa edad, salvo que se demuestre lo contrario. El Gobierno ya había aprobado una norma sobre la capacidad de los menores de 14 a 17 años para comprender sus actos, pero estaba pendiente de tramitación parlamentaria. Y responsabiliza financieramente a quien cause daños, y en caso de ser menor, a sus progenitores.

Manifestare è un diritto, devastare le nostre città no. Ecco le misure che abbiamo approvato per contrastare la violenza e tutelare la sicurezza dei cittadini. pic.twitter.com/kqk51X8YZa

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 20, 2026

"Me parece que las multas a los padres puede ser lo más efectivo. No sé si será efectivo enviar los soldados a Milán porque los saqueos pueden darse en otra ciudad. Sin embargo, es cierto que fue una cuestión muy grave de orden público y no podía quedarse sin hacer nada porque lo que pasó es gravísimo, aunque no llegó al nivel de lo que vimos en Francia. La impunidad no puede ser el mensaje", afirma el italiano Matteo Re, profesor en la Universidad Rey Juan Carlos. Aún así Matteo Re considera muy complicado controlar a estos violentos, ya que las imágenes de fuerzas del orden actuando violentamente contra jóvenes sería contraproducente.

Movimiento 17 de octubre

En las redes sociales se propagaron mensajes que incitaban a saquear los comercios y a recurrir a la violencia, incluso contra sedes universitarias como la Bocconi. En un comunicado en Telegram, el autodenominado Movimiento 17 de octubre se describe a sí mismo como "un movimiento no estructurado que busca concienciar políticamente a los jóvenes italianos que, por lo general, se sienten ajenos al proceso electoral". Acusa al Gobierno de Meloni de reprimir la disidencia y de responder al descontento juvenil con porras y decretos.

"Nadie nos representa. Nos representamos a nosotros mismos. Antes de decidir qué exigir, queremos entender juntos por qué nos lo han quitado todo, quién nos lo ha quitado y cómo podemos recuperarlo", añadía el texto.

Tanto estas protestas juveniles como las que promueven los camioneros reflejan un profundo malestar motivado por la carestía de la vida y la falta de oportunidades para los jóvenes. El Gobierno italiano, formado por tres fuerzas conservadoras, quiere dar relevancia al problema que plantea la inmigración, ya que sufren más aún las carencias del sistema. Hay un componente, pero no se queda ahí.

Problema generacional

El alcalde de Milán, de centroizquierda, ha respaldado las medidas del Gobierno como forma de solucionar el problema de orden público. "Quiero decir sin ambigüedades que, en esta fase crítica, lo primero es el control y represión de estos fenómenos. No quiero que mis palabras se malinterpreten: No estoy en absoluto en contra de que lleguen 500 militares", dijo a los medios tras participar en un encuentro sobre orden público en la delegación del Gobierno, según informa la agencia Efe. Sin embargo, Giuseppe Sala, añadió que había que "abordar un problema generacional evidente".

El alcalde ha reconocido que el sábado será una jornada complicada para Milán. Los alborotadores pueden sentirse tentados de desafiar al gobierno y poner a prueba las medidas que acaba de aprobar. O bien trasladar su movilización a otras ciudades, o posponerla. Meloni, en todo caso, se juega mucho. Ha de demostrar que su forma de encarar un problema de orden público es eficaz.

Taglio tasse, meno sbarchi, più lavoro. I 4 anni del governo Meloni secondo Palazzo Chigi

22 October 2026 at 13:30

Il primo governo della storia italiana a superare i quattro anni di vita è l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, con alcuni numeri che danno la cifra dei provvedimenti varati, come il taglio di 140 miliardi di tasse a famiglie e imprese; la riduzione del 70% degli sbarchi illegali; l’aumento di 1,4 milioni di posti di lavoro stabili. Il documento diffuso dal governo elenca in modo sintetico i numeri più importanti e i provvedimenti più significativi approvati e avviati dall’insediamento a oggi.

I numeri sull’occupazione

Quasi un milione e mezzo di posti di lavoro e disoccupazione al 5,6% (era all’8,1% nel 2022). Tra i provvedimenti da citare il salario giusto legato ai contratti collettivi nazionali sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, il cosiddetto Decreto Primo Maggio; la svolta sulla sicurezza sui posti di lavoro che consiste in più ispettori, sblocco assunzioni in Inail e Inps, raddoppio delle assunzioni previste nell’Ispettorato e più 100 Carabinieri per la tutela del lavoro, oltre al tracciamento dei mancati infortuni, interoperabilità delle banche dati e sperimentazione del badge di cantiere. Sono stati stanziati 30 mln in più per le vittime di infortuni sul lavoro e 26 mln per le borse di studi per i figli superstiti.

Il bilancio

Il governo ha manifestato una particolare attenzione ai costi, dopo l’allegra gestione del super bonus e del reddito di cittadinanza: l’Italia infatti è l’unica Nazione del G7 tornata già dal 2024 in avanzo primario dopo il Covid. Lo scorso 15 ottobre lo spread era a 109 punti, contro i 236 di quattro anni fa, segno di una fiducia da parte dei mercati e degli investitori. Ammonta a tre miliardi e mezzo il risparmio sugli interessi, destinabili a sanità, scuola, senza contare il minor peso fiscale per le famiglie. Sempre restando al comparto economico, la Borsa ha fatto registrare un più 130%, con la possibilità per le famiglie di detenere nel proprio portafogli più titoli. Inoltre c’è il pollice alzato da parte delle principali agenzie di rating, che migliorano il giudizio sull’affidabilità e solidità economica. La zes unica impatta complessivamente per 60 miliardi, che si somma alla decontribuzione al sud da 7 miliardi fino al 2030 per chi assume.

La coesione

Altro capitolo, quello che riguarda la coesione grazie a 34 accordi siglati per lo sviluppo con Regioni, Province autonome e Amministrazioni centrali che si sono manifestati in oltre 50 miliardi di investimenti attivati, tra cui la riqualificazione dell’area di Bagnoli-Coroglio, le Province di Taranto e il Sulcis Iglesiente. Altre intese approvate in CdM sono quelle con Lombardia, Liguria, Piemonte e Veneto che si sommano alla legge per l’attuazione dell’Autonomia differenziata delle Regioni a Statuto ordinario e alla legge delega per la definizione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP).

Record export

Capitolo export, la voglia di Italia nel mondo cresce, come dimostra la quarta posizione mondiale raggiunta dall’Italia fra le nazioni esportatrici, impreziosita dal valore dell’agroalimentare giunto a 73 miliardi. I numeri inoltre dicono 401,8 mld nei primi 7 mesi del 2026; nuovo record di investimenti diretti esteri (più 12%). La comparazione con altri paesi rivela che il valore dell’export italiano ha superato il Giappone, i BTP decennali mostrano uno spread sceso al di sotto dei titoli francesi, il tasso disoccupazione dal IV trimestre 2025 è sceso sotto la media europea e dell’Eurozona, e infine sono state superate Germania e Uk per pil pro capite.

Infrastrutture e Piano Casa

Alla voce infrastrutture il governo rivendica una serie di iniziative come la riforma del Codice degli appalti e della Governance portuale, il sostegno abitativo (oltre 20 mln nel 2026 per genitori separati o divorziati), il decreto Salva Casa per semplificare e rilanciare il mercato immobiliare, il Nuovo Codice della Strada e i 6,35 mld per 729 interventi sulle infrastrutture idriche. E poi c’è il Piano Casa, che consiste in 10 miliardi per 100mila alloggi in 10 anni, accanto al recupero di 60mila alloggi popolari ora non disponibili, al Fondo per l’Housing sociale e l’emergenza abitativa, agli alloggi a prezzi calmierati, al fondo garanzia mutui prima casa.

Il versante internazionale

Sul versante internazionale, il governo sottolinea il ruolo dell’Italia nel mondo ottenuto con “coerenza e credibilità” di fronte alle crisi geopolitiche. In primis il sostegno all’integrazione dei Balcani Occidentali nella Ue, poi il rinnovato legame con l’America Latina, accanto al sostegno di una pace giusta e duratura in Ucraina, all’impegno per un quadro di pace e stabilità in Medio Oriente, fino alle nuove connessioni con l’Indo-Pacifico e a un rapporto da pari a pari con l’Africa e il Sud Globale. In questo senso si inserisce il ragionamento dedicato alla proiezione globale del Mediterraneo, con Roma player riconosciuto nella Ue, nella Nato e nel G7, senza dimenticare un “rapporto equilibrato con la Cina attraverso il nuovo partenariato strategico”.

Entrando nel merito dei singoli atti spiccano gli interventi a Gaza dove l’Italia è stata la prima Nazione occidentale per evacuazioni sanitarie oltre all’operazione imbastita Food for Gaza; e ancora la riforma della cittadinanza, i maggiori servizi per i connazionali all’estero (dal 2023 rilasciati 2mln di passaporti e oltre 670mila carte d’identità elettroniche) fino alle 16 intese su materie prime critiche e catene di approvvigionamento. Infine l’impegno per le interconnessioni strategiche: corridoio IMEC, corridoio VIII nei Balcani, progetto Elmed.

Una menzione a parte merita il Piano Mattei, che vede ben 18 paesi coinvolti, il doppio rispetto al varo del gennaio 2024. Sono 76 i progetti in corso, per un modello di cooperazione che si poggia su sette linee-obiettivo e che si sta intrecciando sia con progetti Ue come il Global Gateway, sia con le esigenze dei singoli paesi coinvolti, attirando le attenzioni di soggetti internazionali come Banca Mondiale, Banca africana, Commissione europea, Bei, Unione Africana.

Non solo difesa: i nuovi domini strategici

Per quanto riguarda la difesa, l’Italia è presente in 39 missioni con alcune novità, come il ritorno alla guida della missione KFOR nei Balcani, passando per l’impegno concretizzatosi in solidarietà internazionale con aiuti a Gaza, Medio Oriente e sisma in Venezuela. A tal proposito sono molteplici i fronti geopolitici che vedono l’Italia coinvolta, come l’istituzione del Polo nazionale della dimensione subacquea, il lancio del satellite CSG-FM3, i 16 accordi internazionali e le 400 intese tecniche siglati con i partner nei campi della difesa, sicurezza, ricerca e sviluppo tecnologico, la riforma della sanità militare e l’attenzione ai nuovi domini strategici come spazio, cyber, dimensione subacquea e Artico.

Politiche migratorie: un modello anche per l’Ue

Infine la sicurezza: meno 70% di sbarchi e più 55% di rimpatri. I numeri sull’azione svolta da Viminale si legano ad azioni mirate, come la lotta alle reti criminali che di fatto è entrata nel nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Da questo punto di vista va citata l’Alleanza globale contro il traffico di migranti e il rafforzamento di Europol. Gli accordi con i Paesi terzi rappresentano la novità italiana per il contrasto all’immigrazione illegale che trova concreta applicazione nel Memorandum Ue-Tunisia e nel partenariato strategico UE-Egitto. Di fatto l’Italia orienta le politiche migratorie europee grazie al nuovo concetto di Paese terzo sicuro, per cui è stato superato il requisito obbligatorio di collegamento personale tra richiedente asilo e Paese terzo, consentendo, attraverso appositi accordi, l’esame delle richieste di protezione da parte di Paesi terzi sicuri

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