Como Meloni, Le Pen e Alice Weidel se dividem face a Putin

© ALEXANDER KAZAKOV/SPUTNIK/KREMLIN/POOL/EPA

© ALEXANDER KAZAKOV/SPUTNIK/KREMLIN/POOL/EPA
“Chiediamo per il personale infermieristico le stesse risorse che verranno destinate al personale medico. Ma solo perché siamo buoni e ci rendiamo conto della situazione dei conti italiani, altrimenti a rigor di logica ci spetterebbe molto di più, in proporzione all’entità della crisi che vive la nostra professione”. A dirlo è il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, mentre cresce l’attesa per la legge di Bilancio.
“Gli infermieri hanno riposto tutte le loro speranze nella manovra, che rimane la norma più importante dell’anno. Già scoprire dal Dpb che la coperta delle risorse si è drasticamente accorciata è stato un duro colpo da digerire. Non vorremmo avere altre brutte sorprese”, continua Bottega.
“Secondo la nuova indagine ‘L’opinione pubblica e la sanità’ commissionata dal Nursind a Swg, sono gli italiani stessi a mettere in cima alle priorità della finanziaria non il taglio dell’Irpef (lo chiede il 40% dei cittadini) o la flat tax (11%), non i bonus (11%) e né tantomeno le spese per la difesa (9%), ma i servizi sanitari (52%). È evidente che senza valorizzare e motivare il personale non possono esserci servizi sanitari efficienti così come non si può pensare di abbattere le liste d’attesa”, chiosa il segretario.
Secondo il Nursind due sono le leve su cui agire nella prossima manovra, “la prima è incentivare il lavoro più disagiato, che è quello sulle 24 ore, attraverso la detassazione delle indennità notturne e festive. Tuttavia, riteniamo fondamentale – spiega Bottega – a sostegno di chi è costretto a turnare per sopperire alla carenza di personale, pure l’istituzione di un plus orario remunerato maggiormente, ma sempre su base volontaria”.
“È necessario – conclude – dare un segnale concreto agli infermieri, figure strategiche anche alla luce degli investimenti nelle Case di comunità. A maggior ragione, ci aspettiamo sforzi economici mirati che facciano la differenza”.
L'articolo Manovra, Nursind: “Agli infermieri le stesse risorse dei medici. La sanità è la vera priorità degli italiani” proviene da Affaritaliani.it.

Di fronte alla mancanza di personale e di sistemi di monitoraggio inadeguati, l’incremento delle risorse stanziate non porta necessariamente all’aumento delle prestazioni offerte, e quindi alla riduzione delle liste d’attesa. È la Corte dei conti a dirlo, certificando che i lunghi tempi della sanità pubblica continuano a rappresentare una “criticità strutturale” del Ssn. Non emergenziale, dunque, riconducibile – o giustificabile – agli strascichi della pandemia. Bensì una problematicità organica e costitutiva, di cui i dati sono testimoni: per visite ed esami diagnostici, solo una prescrizione su due si traduce in una prenotazione, mentre un cittadino su cinque rifiuta la prima disponibilità proposta. Alla base di questi numeri ci sono fattori organizzativi, gestionali e di programmazione, oltreché una drammatica carenza di organico. A questi si aggiunge una sostanziale assenza di sanzioni e procedimenti disciplinari nei confronti dei direttori generali delle aziende sanitarie che registrano le performance peggiori, nonché la difficoltà a mettere a terra la totalità dei fondi stanziati. Nonostante i proclami, i decreti legge e i ddl annunciati, quindi, gli interventi messi in campo dal governo negli ultimi anni non riescono ancora a produrre risultati tangibili e misurabili.
La fotografia scattata dalla Corte dei conti è descritta nella relazione su “L’attuazione delle misure finalizzate a ridurre le liste di attesa”. L’analisi prende in esame le risorse stanziate, la loro effettiva utilizzazione, nonché lo stato di attuazione del decreto legge del 2024, che ha portato a risultati alterni nelle diverse Regioni. Allo stato attuale, molte misure devono ancora entrare pienamente a regime e non c’è una corrispondenza verificabile tra finanziamenti, prestazioni erogate e riduzione effettiva delle attese. Nonostante il rafforzamento del quadro normativo e finanziario, infatti, “persistono difficoltà attuative, carenze di personale e differenze territoriali che limitano l’efficacia degli interventi”, afferma la Corte, sottolineando che “l’incremento dei finanziamenti non ha sempre prodotto risultati proporzionati in termini di prestazioni erogate e riduzione dei tempi di attesa”.
La magistratura contabile chiede risultati misurabili e verificabili. Propone una rendicontazione più rigorosa, il completamento della piattaforma nazionale, l’integrazione delle agende di pubblico, privato accreditato e intramoenia e un collegamento progressivo tra assegnazione dei finanziamenti e risultati conseguiti. Per la magistratura contabile, è necessario potenziare l’assistenza territoriale, prevista dal Pnrr e dal D.M. n. 77 del 2022 ma che in molti territori è rimasta solo sulla carta, aggravando forti disuguaglianze. L’obiettivo deve essere quello di migliorare la presa in carico, ridurre la domanda impropria e alleggerire la pressione sulle strutture ospedaliere e sui servizi specialistici.
Nel periodo 2022-2028, le risorse destinate al contenimento delle liste di attesa ammontano a circa 3,71 miliardi di euro, mentre nel quadriennio 2022-2025, secondo i dati del ministero della Salute, a fronte di assegnazioni statali pari a circa 1,845 miliardi di euro, ne sono stati utilizzati circa 1,58 miliardi, sottolinea la Corte. “La scarsa completezza e uniformità delle informazioni trasmesse dalle Regioni rendono, tuttavia, non agevole una puntuale valutazione dell’impiego dei fondi e dei risultati conseguiti”, viene evidenziato. In alcune Regioni resta inutilizzata una quota significativa dei fondi. Nel 2024 Basilicata, Molise e Friuli-Venezia Giulia registrano rispettivamente il 44%, il 41% e il 39% di mancato utilizzo. Nel 2025, con dati ancora parziali, il Molise arriva al 60%.
Dalla Piattaforma nazionale delle liste di attesa (Pnla) emergono forti differenze regionali nelle prescrizioni. In alcune Regioni oltre l‘85% delle ricette è classificato con priorità P (programmata), in altre la percentuale è inferiore all’8%. Una distanza che pone interrogativi sull’omogeneità e sull’appropriatezza delle prescrizioni. Inoltre, emergono netti divari tra le date degli appuntamenti proposte e quelle accettate dai cittadini, nonché ritardi tra la prescrizione e il primo contatto con i Cup e distanze tra le prescrizioni emesse e le prenotazioni registrate. L’analisi conferma “difficoltà nell’ampliamento dell’offerta sanitaria, anche in presenza di risorse finanziarie adeguate”.
La magistratura contabile raccomanda, quindi, di accelerare l’attuazione del decreto del 2024, rafforzare i meccanismi di controllo sull’impiego delle risorse e sui risultati ottenuti, nonché adottare interventi strutturali per superare le carenze di personale, soprattutto specialistico. Per la Corte, “occorre altresì rendere più efficaci i sistemi di responsabilizzazione, individuando con tempestività le inadempienze, applicando le sanzioni previste ed esercitando, al ricorrere dei relativi presupposti, i poteri sostitutivi”. Di fatto, le sanzioni ai dirigenti sanitari risultano inapplicate: la Corte, infatti, rileva una sostanziale assenza di procedimenti disciplinari e responsabilità contabili nei confronti dei direttori generali delle aziende sanitarie.
L'articolo Liste d’attesa, la Corte dei conti: “Più fondi, ma non diminuiscono i tempi. Risorse inutilizzate, personale insufficiente e sistemi di controllo carenti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Auto plug-in, emissioni reali e regole UE: il confronto tra FEDERAUTO e T&E sulla decarbonizzazione e sulle infrastrutture.
Si riapre il dibattito sulle emissioni degli ibridi plug-in. FEDERAUTO, la Federazione Italiana dei Concessionari di Autoveicoli, respinge le critiche avanzate da Transport & Environment (T&E) e contesta un approccio alla decarbonizzazione che, a suo giudizio, privilegia soltanto le automobili completamente elettriche. Il confronto riguarda soprattutto la distanza tra i valori di omologazione delle auto PHEV e le emissioni registrate nell’utilizzo quotidiano. Per i concessionari, le diverse tecnologie possono contribuire a tagliare la CO2, a condizione di considerare disponibilità di ricarica, comportamenti degli automobilisti e caratteristiche dei singoli mercati. La federazione invita quindi le istituzioni europee a definire regole che accompagnino il rinnovo del parco circolante.
La questione centrale è il fattore di utilità, il parametro che stima la quota dei chilometri percorsi in modalità elettrica dai veicoli ibridi ricaricabili e influisce sul calcolo delle emissioni ufficiali. FEDERAUTO chiede all’Unione europea di congelare i valori 2025-2026, rinunciando alla seconda fase della correzione indicata per novembre 2026 nel dibattito sul Pacchetto Automotive. Una riduzione della percorrenza elettrica attribuita ai modelli potrebbe determinare valori omologati di CO2 più elevati, pur senza cambiare il funzionamento delle auto. Secondo l’associazione, il risultato rischia di riflettersi sui benefici fiscali, sui listini e sulle scelte dei consumatori, favorendo il ritorno verso vetture con motorizzazioni termiche tradizionali.
«Evocare scandali ai danni di presunti consumatori ingannati, come se ci fosse un nuovo Dieselgate è fuorviante», dichiara Massimo Artusi, presidente di FEDERAUTO. L’associazione sottolinea che i PHEV sono omologati secondo procedure europee, mentre le prestazioni ambientali effettive dipendono anche dalla frequenza con cui i proprietari collegano l’auto alla presa. Artusi ritiene poco rappresentativo utilizzare un unico fattore di utilità in tutta l’Europa. La disponibilità di punti di ricarica, l’incidenza delle flotte aziendali e i tragitti abituali cambiano da Paese a Paese. Da qui la proposta di valutare parametri nazionali più vicini agli utilizzi reali, senza sottrarre importanza alla raccolta di dati sulle emissioni su strada.
Nel confronto sulle politiche climatiche FEDERAUTO richiama anche il possibile ruolo dei carburanti rinnovabili, come biocarburanti avanzati, HVO ed e-fuel, impiegabili nella componente termica di alcune motorizzazioni. La federazione chiede che questo contributo sia considerato nelle regole europee, in coerenza con il principio di neutralità tecnologica. Si tratta tuttavia di un piano diverso dalle emissioni allo scarico: l’effettivo vantaggio climatico dei carburanti dipende dalla loro filiera produttiva e dalla metodologia con cui viene valutato il ciclo di vita. È uno dei punti su cui si concentra il confronto tra chi sostiene una pluralità di soluzioni e chi considera prioritario il passaggio all’elettrico puro.
Artusi osserva che in Italia le ibride plug-in rappresentano ormai oltre un’auto nuova su dieci, contro una quota delle full electric che nel comunicato viene collocata attorno all’8%. Per FEDERAUTO, penalizzare questa alimentazione potrebbe rallentare la sostituzione delle vetture più datate. Il presidente ricorda che il parco auto europeo ha un’età media prossima ai 13 anni. Resta aperto il nodo delle infrastrutture di ricarica. Secondo la federazione, in Italia una parte dei punti pubblici già installati attende ancora il collegamento alla rete: un limite che può ridurre la convenienza pratica di usare spesso la modalità elettrica. L’associazione sollecita perciò interventi sulla ricarica domestica, aziendale e autostradale. Tre le richieste rivolte ai legislatori: fermare la seconda revisione del fattore di utilità, riconoscere il possibile contributo dei combustibili a basse emissioni e accelerare l’attivazione delle colonnine. I concessionari, conclude Artusi, sono pronti a informare gli automobilisti sul corretto impiego degli ibridi plug-in. La sfida rimane conciliare obiettivi climatici, regole verificabili e condizioni reali di utilizzo.
L'articolo Ibridi plug-in, FEDERAUTO chiede lo stop alle nuove regole UE proviene da Affaritaliani.it.

La parlamentare federale indipendente Helen Haines è rimasta ferita in un incidente stradale davanti al suo ufficio nello stato di Victoria. Il premier Anthony Albanese parla di “un attacco mirato”, secondo quanto riferito dai giornali locali. Un SUV ha travolto Haines, provocandole gravi lesioni alla gamba.
Il giornalista di Melbourne Edward Godfrey ha spiegato che il dipendente di un salone da barba lì vicino ha raccontato al telefono che alcuni passanti avevano bloccato il guidatore del fuoristrada subito dopo l’impatto, scoprendo che l’uomo aveva un coltello a serramanico in tasca.
I familiari della donna confermano che l’episodio è avvenuto all’esterno della sua sede elettorale a Wangaratta, sempre nella regione di Victoria. La deputata, di 65 anni, è stata investita da una Toyota Landcruiser bianca verso le 15:35 ora locale.
Le forze dell’ordine hanno fatto sapere di essere al lavoro per capire se “si sia trattato di un atto intenzionale”, pur precisando di escludere una “minaccia in corso per la comunità”. Dal canto suo, Albanese ribadisce che “non si è trattato di un incidente” e che “sembra esserci stato un atto deliberato”, aggiungendo che le indagini vedono già il coinvolgimento della polizia antiterrorismo.
L'articolo Australia, la deputata Helen Haines travolta da un suv davanti al suo ufficio: è grave proviene da Affaritaliani.it.

Negli ultimi trent’anni la medicina ha compiuto enormi progressi nella cura dell’ictus cerebrale. Oggi sempre più persone sopravvivono grazie alla tempestività dei soccorsi, alle Unità Ictus e alle terapie tempo-dipendenti. Ma, per chi supera la fase acuta, il percorso di cura è tutt’altro che concluso: recuperare il movimento, il linguaggio, l’autonomia personale e la possibilità di tornare a una vita il più possibile indipendente rappresenta una sfida che può durare mesi o anni.
Ma cosa accade dopo la fase acuta? A.L.I.Ce. Italia Odv (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) segnala come occorra garantire a ogni persona colpita da ictus un percorso riabilitativo appropriato, tempestivo e omogeneo, indipendentemente dal luogo in cui vive. Purtroppo, su questo fronte, ci sono ancora criticità come testimonia il primo Report nazionale sulla riabilitazione ospedaliera, commissionato dalla Fondazione Gianfranco Salvini, elaborato da Luca Giorgio, Ricercatore in Tenure Track in Organizzazione Aziendale dell’Università Europea di Roma e supportato da A.L.I.Ce. Italia Odv. Realizzato analizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, delle Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), degli Open Data ministeriali e dell’ISTAT, il report analizza l’evoluzione della riabilitazione in Italia nel periodo 2013-2024.
Il bisogno di riabilitazione ospedaliera non riguarda soltanto le persone colpite da ictus: il Report evidenzia, infatti, il ruolo della riabilitazione nella fase post-acuta anche per i pazienti che, a seguito di eventi traumatici, necessitano di trattamenti finalizzati al recupero funzionale e al reinserimento nelle attività della vita quotidiana, tra questi anche le persone che hanno subito un grave trauma cranico. Si tratta di condizioni diverse, ma accomunate dalla necessità di un percorso riabilitativo intensivo, multidisciplinare e continuativo, capace di accompagnare la persona nel recupero delle proprie funzioni e della propria autonomia.
Stando al rapporto, nel 2024 sono stati effettuati circa 292.000 ricoveri riabilitativi ordinari, per oltre 7,6 milioni di giornate di degenza, con una dotazione di quasi 24.000 posti letto dedicati alla riabilitazione. Questi numeri testimoniano quanto questa fase rappresenti una componente essenziale del percorso di cura dopo un evento acuto come l’ictus. Lo studio evidenzia però anche una criticità importante: il sistema non ha ancora recuperato completamente i livelli precedenti alla pandemia. Rispetto al periodo pre-Covid, infatti, le dimissioni risultano ancora inferiori di circa l’8% e le giornate di degenza del 6,5%, nonostante la disponibilità di posti letto sia ormai tornata pressoché ai livelli del 2019.
Dopo l’ictus la riabilitazione ospedaliera è la fase che determina, più di ogni altra, le possibilità di recuperare autonomia, relazioni sociali e qualità di vita. Per questo servono reti riabilitative realmente integrate, continuità assistenziale e modelli organizzativi che siano in grado di accompagnare il paziente anche dopo la dimissione.
Ma non è così in tutto il Paese. Il dato che emerge con maggiore forza riguarda le profonde differenze territoriali. Il tasso di ospedalizzazione varia, infatti, da oltre 8 ricoveri ogni mille abitanti in Valle d’Aosta a meno di 2 ricoveri ogni mille abitanti in Toscana, mentre la disponibilità di posti letto riabilitativi presenta differenze ancora più marcate, con alcune Regioni che dispongono di un’offerta oltre quattro volte superiore rispetto ad altre.
Anche la riabilitazione ospedaliera, fondamentale per molti pazienti colpiti da ictus, risulta concentrata in pochi centri altamente specializzati, rendendo l’accesso alle cure particolarmente disomogeneo sul territorio nazionale.
Il report mostra, inoltre, che la mobilità sanitaria continua a rappresentare un indicatore delle disuguaglianze esistenti: alcune Regioni, come la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, attraggono pazienti provenienti da tutta Italia, mentre altre registrano ancora elevati livelli di mobilità passiva.
Per A.L.I.Ce. Italia Odv, tutto questo significa che le opportunità di recupero continuano a dipendere anche dal CAP di residenza.
Tra i dati del Report ce n’è uno che sintetizza bene il significato della riabilitazione: l’82,9% dei pazienti viene dimesso direttamente al proprio domicilio. È un dato che conferma la funzione della riabilitazione ospedaliera nell’accompagnare la persona verso il ritorno al proprio contesto di vita.
Ovviamente la dimissione non coincide necessariamente con la conclusione del percorso di recupero. Infatti, recuperare il linguaggio, tornare a camminare, riacquistare l’autonomia nelle attività quotidiane, reinserirsi nella vita familiare e lavorativa richiede frequentemente la continuazione del percorso riabilitativo e una continuità assistenziale adeguata ai bisogni della persona. In questa ottica la presa in carico nella fase ospedaliera riesce a garantirne la continuità sul territorio, fino al raggiungimento del massimo recupero possibile.
Lo stesso principio vale per chi deve recuperare dopo un trauma cranico: la conclusione della fase acuta non coincide con la conclusione della cura, bensì apre una fase nella quale il percorso riabilitativo può essere determinante per il recupero funzionale e il ritorno alla vita quotidiana.
Il Report mostra inoltre una pluralità di modalità di dimissione: oltre al domicilio, l’1,7% dei pazienti viene indirizzato verso una struttura residenziale territoriale o RSA, l’1,6% viene dimesso con attivazione dell’Assistenza Domiciliare Integrata, l’1,2% viene trasferito a un altro istituto di riabilitazione, mentre il 3,4% passa ad altro regime di ricovero o ad altra attività nello stesso istituto. Questi dati evidenziano la presenza di percorsi assistenziali differenti, che devono essere definiti in funzione delle condizioni cliniche e dei bisogni della persona, assicurando quando necessario il raccordo tra i diversi setting di cura.
In questa prospettiva, il rafforzamento della riabilitazione non passa semplicemente dall’aumento dei posti letto, ma dalla capacità di costruire percorsi integrati e appropriati, nei quali ospedale, strutture riabilitative e servizi territoriali possano operare in continuità, ciascuno secondo il proprio ruolo.
La mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori continua a creare disagi nel Mezzogiorno. Nuovi presidi anche in Basilicata, mentre in Campania le manifestazioni hanno provocato chiusure autostradali e chilometri di code. Preoccupano i rifornimenti di carburante e la distribuzione alimentare. Martedì è previsto l’incontro con il ministro Salvini.
Alle tre del mattino, la protesta degli autotrasportatori ha provocato la chiusura temporanea del collegamento tra l’A1 Milano-Napoli e l’A30 Caserta-Salerno, per chi proviene da Napoli. La giornata è cominciata con lunghe code in Campania: due chilometri tra Villa Literno-Pomigliano e la barriera di Napoli Nord, altrettanti tra Napoli Nord e Caserta Nord e tre chilometri sulla A30, nel tratto tra Maddaloni e il collegamento con l’A1. Polizia Stradale e personale di Autostrade per l’Italia sono intervenuti per gestire la circolazione.
Contemporaneamente, la mobilitazione ha raggiunto anche gli ingressi di Potenza. Questa mattina sono stati segnalati presidi di tir nei pressi degli svincoli di Potenza Est e Potenza Ovest e nella zona industriale di Tito, lungo il raccordo autostradale Potenza-Sicignano degli Alburni. Altri disagi si registrano sulla statale 106 Jonica, nel Metapontino, al confine tra Basilicata, Puglia e Calabria, senza blocchi completi della circolazione. Nella regione lucana, dopo giorni di difficoltà, la situazione ai distributori di carburante sta invece tornando quasi alla normalità.
Sono gli ultimi sviluppi di una protesta che da settimane attraversa il Sud Italia, coinvolgendo agricoltori, autotrasportatori e altre categorie produttive. Camion e trattori sono presenti lungo arterie stradali, svincoli autostradali e collegamenti strategici per il trasporto delle merci. Le conseguenze cominciano a interessare anche chi non partecipa alle manifestazioni, con difficoltà nelle consegne, scaffali meno riforniti in alcuni supermercati e timori per la disponibilità di gasolio.
All’origine delle mobilitazioni ci sono soprattutto l’aumento dei carburanti e dei costi di produzione, che stanno riducendo i margini economici delle imprese. Secondo le rilevazioni diffuse dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio del gasolio self service aveva raggiunto 2,296 euro al litro sulla rete autostradale e 2,257 euro sulla rete stradale ordinaria. Il Codacons ha stimato un rincaro del 39% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a circa 31,65 euro in più per un pieno da 50 litri.
Per gli autotrasportatori il gasolio rappresenta una delle principali voci di spesa. Le imprese denunciano anche il costo dei collegamenti marittimi, particolarmente rilevante per chi lavora in Sicilia, e chiedono interventi sul credito d’imposta e sulle accise. L’aumento dei costi rischia di rendere economicamente insostenibili numerosi viaggi, soprattutto quando le tariffe riconosciute ai trasportatori non crescono nella stessa misura.
Le difficoltà dell’agricoltura sono in parte differenti e precedono gli ultimi rincari estivi. Gli agricoltori denunciano costi sempre più alti per carburante, energia e fertilizzanti, mentre in alcuni comparti i prezzi riconosciuti alla produzione sono diminuiti. È il caso dell’olio d’oliva. Le rilevazioni Ismea indicano che sulla piazza di Bari il prezzo all’origine dell’extravergine è sceso a 4,30 euro al chilogrammo. Un prezzo che riguarda la vendita all’origine, non quello pagato dai consumatori al supermercato. Gli olivicoltori chiedono controlli più rigorosi sulle importazioni e sulle possibili frodi, oltre a misure di sostegno e prezzi capaci di coprire i costi produttivi. La protesta agricola riguarda anche allevatori e altri produttori, preoccupati per la sostenibilità delle aziende e per la concorrenza di prodotti provenienti dall’estero.
La Calabria è stata tra le prime regioni a mobilitarsi, con iniziative spontanee degli agricoltori già dalla fine di settembre. Nelle ultime settimane i presidi si sono estesi dalla Sibaritide al Pollino, dal Cosentino alla provincia di Catanzaro, fino ad alcuni snodi importanti per i collegamenti regionali. Domenica 18 ottobre la protesta coinvolgeva una quindicina di aree, tra cui la statale 534 nei pressi di Firmo-Sibari e la statale 106 nel territorio di Cassano allo Ionio. Nel pomeriggio si è registrato anche un blocco dello svincolo autostradale di Falerna, lungo l’A2.
Accanto agli agricoltori, dal 16 ottobre si sono fermati gli autotrasportatori aderenti alla Fedralog Calabria, con una mobilitazione programmata fino alla mezzanotte del 20 ottobre. I manifestanti hanno ribadito la volontà di proseguire in assenza di provvedimenti ritenuti sufficienti. “Se non avremo risposte certe e concrete, andremo avanti, intensificheremo la mobilitazione e niente è escluso”, ha dichiarato uno dei partecipanti ai presidi calabresi. Anche in Puglia i disagi si stanno prolungando. Nel Foggiano i presidi coinvolgono la zona di Poggio Imperiale, vicino al casello dell’A14, e diversi collegamenti della statale 16. Altre manifestazioni hanno interessato il Brindisino. Il rallentamento dei trasporti sta incidendo sulla distribuzione alimentare, con carenze già segnalate in alcuni supermercati della provincia di Foggia, soprattutto per i prodotti freschi.
Gli agricoltori rischiano a loro volta di subire ulteriori danni. Frutta, verdura, latte e altri prodotti deperibili devono raggiungere rapidamente i mercati e i punti vendita. Quando le consegne vengono ritardate o sospese, aumenta il rischio che la merce si deteriori prima di essere commercializzata, con nuove perdite economiche per chi l’ha prodotta.
In Sicilia il fermo dei servizi di autotrasporto merci proclamato dal Comitato Trasporto Siciliano è iniziato il 16 ottobre e dovrebbe terminare il 20. Numerosi mezzi sono rimasti nei piazzali delle aziende e nelle aree portuali, con ripercussioni sulle consegne. A Palermo, nei giorni scorsi, la preoccupazione per la disponibilità di carburante ha provocato code alle pompe, mentre diversi cittadini hanno anticipato gli acquisti nei supermercati.
A preoccupare sono anche i trasporti pubblici su gomma. Il presidente di Anav Sicilia, Antonio Graffagnani, aveva denunciato già sabato 17 ottobre la mancata consegna di gasolio ad alcuni depositi aziendali. Senza nuovi approvvigionamenti, le imprese private che effettuano servizi di linea potrebbero essere costrette a ridurre le corse, concentrando le riserve disponibili sui collegamenti indispensabili per studenti e lavoratori.
La regolare distribuzione dei beni alimentari resta un’altra incognita. Le difficoltà potrebbero aggravarsi se il fermo dei camion dovesse proseguire oltre le date annunciate, interessando anche le imprese di trasformazione che dipendono dall’arrivo quotidiano di materie prime.
Alle proteste di agricoltori e autotrasportatori si è aggiunta nei giorni scorsi quella degli operai dell’ex Ilva di Taranto. I lavoratori dello stabilimento siderurgico contestano le prospettive occupazionali e il piano governativo, chiedendo garanzie per il futuro della produzione e dei posti di lavoro, oltre a un progetto industriale che affronti la decarbonizzazione.
La vertenza è distinta da quella sul caro carburanti, ma i suoi effetti hanno coinvolto gli stessi territori. Il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto ha interrotto o rallentato il transito delle autocisterne, contribuendo alle carenze di carburante registrate in Puglia, Basilicata e Calabria. Le difficoltà hanno interessato anche i rifornimenti degli aeroporti di Bari e Brindisi, dove nei giorni scorsi erano state introdotte limitazioni.
Venerdì 16 ottobre i sindacati hanno deciso di rimuovere il blocco davanti alla raffineria, mentre lo sciopero dei metalmeccanici è stato sospeso in attesa di nuovi confronti con il governo. Per il 27 ottobre è previsto un incontro dedicato al futuro dell’acciaieria. La rimozione dei blocchi ha consentito di riavviare i rifornimenti, ma non ha interrotto le mobilitazioni degli autotrasportatori.
Le amministrazioni regionali hanno annunciato i primi interventi economici. In Calabria la Giunta ha approvato un pacchetto da 15 milioni di euro, di cui 5 milioni destinati alle imprese agricole e 10 milioni agli autotrasportatori. Sono stati definiti anche i criteri per l’assegnazione dei contributi, calcolati sulla base dei maggiori costi sostenuti e documentati per il carburante.
In Puglia la Regione ha annunciato un pacchetto da 30 milioni di euro per l’agricoltura, destinato a sostenere i costi di produzione e gli investimenti nelle filiere. Circa un terzo delle risorse potrebbe essere riservato alle spese per il gasolio. Si tratta di interventi diversi per destinatari e stato di attuazione, che non risolvono da soli le richieste avanzate dalle categorie.
L’attenzione si concentra adesso sull’incontro di martedì 20 ottobre a Milano, convocato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, con la partecipazione prevista del viceministro Edoardo Rixi. Il confronto con le rappresentanze nazionali sarà affiancato da quello con i gruppi autonomi attivi nelle regioni meridionali, previsto nel pomeriggio.
Il governo sta lavorando per accelerare la disponibilità dei 590 milioni di euro già stanziati per il rinnovo del parco veicolare, ma rimasti rallentati da ostacoli burocratici, e per individuare ulteriori risorse a sostegno dell’autotrasporto. Le associazioni chiedono soprattutto misure immediate per compensare il rincaro del gasolio e ridurre i costi che gravano sulle imprese.
Il fermo proclamato in Calabria e Sicilia dovrebbe terminare alla mezzanotte di martedì. Le delegazioni porteranno al tavolo le proprie richieste, mentre la prosecuzione della mobilitazione dipenderà dalle risposte del governo. Nel frattempo, i presidi restano attivi e le imprese della distribuzione devono fare i conti con i ritardi accumulati nelle consegne.
L'articolo Caro carburanti e caro vita, la protesta dei tir si allarga: dalla Puglia alla Campania. Nuovi presidi anche a Potenza proviene da Affaritaliani.it.

No próximo dia 24 de outubro, a Almargem convida a descobrir o barrocal do concelho de Loulé, num passeio interpretativo pela pitoresca aldeia de Alte, onde a natureza e a história se cruzam para revelar a identidade deste território.
Ao longo do percurso, acompanhados pelos guias Sónia Silva e Hélder Pereira, iremos explorar o património cultural de Alte e os vestígios que testemunham a história, os modos de vida e a relação das comunidades com o território. A visita permitirá também observar a diversidade geológica e geomorfológica da paisagem, compreendendo de que forma as rochas, as formas do relevo e a água contribuíram para a sua construção e transformação ao longo do tempo.
Mais do que um passeio, esta será uma oportunidade para conhecer melhor o património que nos rodeia, valorizar a identidade local e refletir sobre a importância da sua salvaguarda.
Informações e inscrições
Esta iniciativa integra o Programa de Apoio ao Movimento Associativo Cultural e Recreativo, financiado pela Câmara Municipal de Loulé.
O conteúdo Ciclo de Passeios Interpretativos «Do Litoral à Serra»leva à descoberta de Alte aparece primeiro em Sempre à Mão.
Supermercati con scaffali sempre meno riforniti, prodotti freschi che iniziano a scarseggiare e rischio di nuovi aumenti dei prezzi della spesa. La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti sta provocando difficoltà nella distribuzione delle merci, soprattutto nel Sud Italia. Il blocco dei camion interessa Sicilia, Calabria e Puglia, con conseguenze sulle forniture alimentari e sui rifornimenti di carburante. In questo scenario la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato di non voler firmare il decreto per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati, dal costo stimato di quasi un miliardo di euro. La premier ha spiegato di considerare prioritario trovare le risorse necessarie per sostenere l’autotrasporto ed evitare il blocco delle consegne in tutta Italia.
Le proteste degli autotrasportatori stanno rallentando la distribuzione delle merci, con le prime conseguenze visibili nei supermercati delle regioni maggiormente interessate dai presidi. Le difficoltà riguardano soprattutto frutta, verdura, latte e carne, prodotti che richiedono consegne frequenti e tempi di trasporto contenuti per garantirne la conservazione.
In Sicilia, alcune attività della grande distribuzione hanno segnalato una riduzione delle scorte disponibili. Se il fermo dovesse proseguire, le difficoltà potrebbero estendersi ad altri punti vendita. I problemi non riguardano soltanto i supermercati. Anche le aziende agricole rischiano di subire perdite economiche a causa delle consegne bloccate. I prodotti deperibili possono deteriorarsi prima di arrivare ai mercati e ai consumatori.
Non risultano, al momento, assalti generalizzati ai supermercati, mentre aumenta la preoccupazione per la disponibilità dei beni essenziali.
Oltre alla disponibilità dei prodotti, un altro problema riguarda il possibile aumento dei prezzi al consumo. Il costo del gasolio si è avvicinato a 2,30 euro al litro, con un incremento stimato dal Codacons vicino al 40% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il carburante rappresenta una voce importante nei costi delle imprese di autotrasporto. Quando il prezzo aumenta, le aziende devono sostenere spese maggiori per consegnare alimenti e altri beni ai punti vendita. Una parte di questi costi potrebbe essere trasferita lungo la filiera commerciale, fino a raggiungere il consumatore finale.
Per le famiglie, questo potrebbe tradursi in una maggiore spesa per l’acquisto dei prodotti alimentari, soprattutto se le difficoltà nei trasporti dovessero prolungarsi. Non sono però disponibili stime precise su quanto potrebbero aumentare i prezzi nei supermercati a causa dell’attuale protesta. Il rischio riguarda anche la riduzione dell’offerta di determinati alimenti freschi. Se le consegne diminuiscono e la disponibilità dei prodotti si restringe, potrebbero verificarsi ulteriori pressioni sui prezzi.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha collegato la crisi dell’autotrasporto alla necessità di individuare risorse economiche per fronteggiare le difficoltà delle imprese. Intervistata telefonicamente dall’Adnkronos, la premier ha annunciato di non voler sottoscrivere il decreto sugli adeguamenti degli stipendi dei magistrati.
“Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario. Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità. Ma in coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”.
Secondo le stime riportate, per sostenere il settore dell’autotrasporto servirebbero almeno 100 milioni di euro.
L’aumento degli stipendi ai magistrati nasce da alcune sentenze della giustizia amministrativa che hanno riconosciuto la necessità di rivedere il metodo di calcolo degli adeguamenti retributivi dei magistrati. A differenza di altre categorie professionali, gli stipendi dei magistrati vengono aggiornati periodicamente attraverso un meccanismo previsto dalla legge, che tiene conto dell’andamento delle retribuzioni nel pubblico impiego.
Con il precedente sistema di calcolo erano stati determinati aumenti del 4,85% per il triennio 2018-2020 e del 6,69% per il periodo 2021-2023. Dopo i ricorsi presentati dalle associazioni della magistratura, i nuovi valori sono stati rideterminati rispettivamente al 6,22% e al 12,32%. Secondo le stime circolate, l’applicazione del nuovo metodo comporterebbe per lo Stato una spesa complessiva di circa 979 milioni di euro, comprendendo anche gli arretrati. Le associazioni dei magistrati contestano però le cifre diffuse e ricordano che gli adeguamenti derivano da disposizioni di legge e da sentenze della giustizia amministrativa.
A 34-year-old woman inexplicably drove her pickup truck with two children as passengers through a Kansas youth soccer game, leaving two dead, including a six-year-old boy, and injuring 11 others, according to Wichita police.
The post Mother Drives Pickup Through Kansas Youth Soccer Game, Killing 2, Injuring 11 appeared first on Breitbart.
“È ovvio e naturale che questa sia la resa dei conti rispetto a una politica che viaggia lontana anni luce dalle esigenze delle persone”. Queste le parole di Marco Travaglio, ospite di Accordi & Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi tutti i sabati sul Nove, commentando le proteste contro il riarmo, il caro carburante e i decreti scuola. “Da un lato c’è quella che Papa Francesco chiamò la guerra mondiale a pezzi, che sta saldandosi a poco a poco e dall’altra parte c’è una rivolta europea a pezzi che sta saldandosi a poco a poco e sta mettendo insieme generazioni diverse”.
“I francesi denunciano topi nelle loro classi e poi leggono le leggi finanziarie” – ha continuato il diretto de il Fatto Quotidiano . “Siamo alla fine dell’anno, quindi ciascun governo presenta la sua manovra di bilancio per l’anno successivo e vedono che per le armi i soldi si trovano, per la scuola e per la sanità non si trovano e quindi si incazzano”, ha concluso Travaglio.
L'articolo Travaglio sul Nove: “Le proteste degli studenti sono la resa dei conti di una politica lontana dalle esigenze delle persone” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ernesto Nuno Cabrita, empresário e guia turístico ligado à divulgação da história e do património de Faro, morreu na sexta-feira, 16 de outubro. O seu falecimento motivou, este sábado, mensagens de pesar do município, de associações e de amigos, que recordam os passeios pela cidade, a paixão pelas motas e a boa disposição com que recebia quem se cruzava consigo.
A morte ocorreu na sequência de um acidente de mota em Caliços. Como o POSTAL noticiou, o alerta para o despiste foi dado às 20h22, segundo o oficial de dia ao Comando Nacional da GNR, citado pela Lusa. A mesma fonte indicou que a vítima mortal era o condutor do motociclo e que não houve feridos.
Município recorda um homem que vivia Faro com orgulho
Numa publicação nas redes sociais, o Município de Faro lamenta o falecimento “prematuro e inesperado” de Ernesto Cabrita, destacando o seu trabalho como empresário e guia turístico e a ligação à cidade cuja história, identidade e memórias partilhava com os visitantes.
A autarquia sublinha o espírito empreendedor e a forma entusiasta como promovia Faro, contribuindo, através da sua atividade, para dar a conhecer o concelho.
“Ficando a memória de um homem que vivia Faro com genuíno orgulho e paixão”, escreve o município, que apresenta condolências à família, aos amigos e às pessoas que acompanharam o seu percurso pessoal e profissional.
Os passeios turísticos em tuk-tuk e, mais recentemente, numa réplica do Ford T surgem também nas recordações partilhadas por quem o conhecia.
“O Ernesto era Faro”
O deputado Cristóvão Norte recorda uma relação construída ao longo de muitos encontros, desde os tempos do liceu até à participação em listas autárquicas, passando pelas conversas no café e na rua.
Na homenagem, evoca ainda Ernesto Cabrita como copiloto de ralis de Rui Ginjeira e uma expressão que se tornou a saudação entre ambos: “Dá-lhe, dá-lhe, dá-lhe!”
“O Ernesto estava sempre por aí, como se fizesse parte da paisagem humana de Faro. Para mim, fazia”, escreve Cristóvão Norte, que lembra também o orgulho com que o guia lhe explicou os pormenores da réplica do Ford T.
O testemunho destaca a generosidade, o entusiasmo e a capacidade de proporcionar bons momentos a quem o rodeava. “Tinha essa raríssima qualidade de distribuir boa disposição”, afirma, encerrando a despedida com as palavras: “Até sempre, Ernesto. O Ernesto era Faro.”
Moto Clube, confraria e comerciantes prestam homenagem
O Moto Clube de Faro confirmou o falecimento do seu sócio e membro, descrevendo-o como “uma pessoa especial, de sorriso fácil, sempre alegre e bem-disposto”.
Na nota de pesar, o clube recorda um profundo conhecedor de Faro, das suas gentes e memórias, que gostava de partilhar esse conhecimento. Destaca igualmente a sua companhia nas viagens de mota, “sempre pronto a partilhar a estrada e os bons momentos”.
A Confraria Marinha da Ria Formosa, da qual Ernesto Nuno Cabrita também fazia parte, assinala o seu compromisso com a preservação e valorização do património marítimo, cultural e ambiental da região.
A organização, que indica 16 de outubro como a data do falecimento, recorda o guia turístico e responsável pelo projeto Look Al – Cultural Experience como um membro dedicado. “A sua partida priva-nos de um homem de causas, de um amigo e de um confrade exemplar”, escreve.
Também a Associação do Comércio da Baixa de Faro salienta o contributo de Ernesto Cabrita para divulgar a riqueza cultural e patrimonial da cidade. Na sua mensagem, descreve-o como “um defensor incansável do nosso património, de um amigo e de um dinamizador exemplar”.
A equipa das Ruínas Romanas de Milreu juntou-se às manifestações de pesar, recordando Ernesto Nuno Cabrita como “um farense orgulhoso da história da sua terra e amigo de Milreu”.
Na publicação, a equipa refere que, ao longo de mais de duas décadas, Ernesto e o seu tuk-tuk levaram centenas de visitantes ao monumento. Destaca a simpatia e a boa disposição que marcaram essa relação, bem como “uma alegria que iremos recordar com carinho”.
A nota de pesar termina com a apresentação de condolências à família e aos amigos.
Das voltas de mota às histórias contadas aos visitantes
As homenagens de amigos recuperam episódios de convivência e diferentes facetas do guia turístico.
Jorge Carvalho da Silva partilhou a recordação de um passeio de mota ao Alto do Malhão e destacou a capacidade de Ernesto Cabrita para contar histórias e prender a atenção de quem o ouvia.
“Conhecias Faro como poucos e, ao volante do teu Tuk Tuk, levavas os turistas a descobrir a nossa cidade”, escreveu. Na mesma publicação, recordou os encontros em Bordeira, nas charolas, e o início do ano vivido entre rimas.
Marta Correia evocou o empreendedor farense ligado à Look-Al e aos passeios em tuk-tuk, associando-lhe a expressão “#AskErnesto”. Na sua homenagem, escreveu que deixou “um legado de histórias, paixões, sorrisos e abraços”.
Manel DaCulatra recordou a amizade com Ernesto e o contributo do guia turístico para dar a conhecer a história de Faro. Na sua publicação, descreveu-o como um homem inteligente, culto e apaixonado pelo que fazia.
“No turismo histórico de Faro, deixaste a tua marca, partilhando o teu conhecimento e ajudando a dar vida à história da nossa terra”, escreveu.
Para além do percurso profissional, a homenagem destaca o caráter, a humildade e a amizade sincera de alguém que deixou uma marca na vida de quem o conheceu. “Faro perde alguém que conhecia e valorizava a sua história. O turismo perde um homem que fazia a diferença. E eu perco um amigo de quem gostava muito e cuja ausência vou sentir”, afirmou.
“Parte o homem, fica a memória. Parte a presença, fica a saudade”, acrescentou, encerrando a despedida com as palavras: “Faro ficou mais pobre. Eu também. Até sempre, pequeno grande homem.”
O restaurante “O David”, em Faro, juntou-se às manifestações de pesar, lembrando alguém que passou de cliente a amigo e ajudou a divulgar o estabelecimento junto de outras pessoas.
“Tu foste muito mais do que um cliente, Ernesto”, lê-se na publicação. O restaurante agradece a amizade e o apoio, descrevendo a morte como uma perda inesperada.
Paulo Castro, numa outra mensagem, recorda o sorriso e o contentamento com que Ernesto Cabrita saía para trabalhar no seu “Ford T”, levando a cultura farense aos turistas que visitavam a cidade.
Publicações questionam lomba, mas causas do despiste não estão esclarecidas
Além das homenagens, algumas publicações nas redes sociais levantam dúvidas sobre a segurança rodoviária no local.
Paulo Castro e Augusto José Guerreiro associam o acidente a uma lomba que descrevem como estando instalada numa curva. Guerreiro, numa publicação identificada com a localização de Caliços, questiona também a inclinação da via e o desgaste do piso, defendendo que as lombas deveriam ter sido colocadas nas retas anteriores, para obrigar os veículos a reduzir a velocidade antes da curva.
Nos comentários surgem opiniões divergentes. Alguns participantes contestam a localização da lomba e questionam a sinalização, enquanto outros defendem a sua função de redução da velocidade e salientam a necessidade de adaptar a condução às condições da estrada.
Estas apreciações não constituem uma conclusão sobre as circunstâncias do acidente. A informação da GNR divulgada pelo POSTAL confirma o despiste e a morte do condutor, mas não identifica as causas nem estabelece uma ligação entre a lomba e o acidente ou atribui responsabilidades.









Leia também: Despiste de motociclo em localidade de Faro deixa um morto

A aposentada Elizabete Oliveira Gregório, 72, é eleitora de Lula (PT) desde a primeira vez em que o ex-metalúrgico se candidatou à Presidência, em 1989. Nascida numa pequena cidade do Paraná, ela diz que teve contato com os ideais do atual presidente quando se mudou para Guarulhos, em São Paulo.
“Meu esposo sempre falava muito que ele era trabalhador, uma pessoa pobre igual todo mundo”, ela conta, admitindo que, apesar de não entender muito de política à época, repetiu o voto do marido, nesta e nas eleições seguintes, acreditando na confiança que ele depositava no sindicalista.
Elizabete mora em Ribeirão das Neves, na região metropolitana de Belo Horizonte, desde a década de 1990. Com 330 mil habitantes, a periférica cidade é um dos dez maiores colégios eleitorais de Minas Gerais e tem se destacado, nos últimos anos, como um município-chave para observar as idas e vindas da polarização hoje corrente no país.
Antigo reduto petista que deu ampla vantagem a Lula e a Dilma Rousseff (PT) nas eleições de 2002 a 2014, Ribeirão das Neves tem apresentado um movimento de gangorra em relação aos últimos posicionamentos políticos da maioria de seus habitantes e seguido, à risca, o cenário das eleições nacionais.
Jair Bolsonaro (PL) venceu por lá em 2018, eleito em segundo turno com 59,59% dos votos válidos, e Lula retomou a dianteira do PT em 2022, por uma estreita margem de 50,63%. No primeiro turno deste ano, a cidade escolheu Flávio Bolsonaro (PL), que marcou 46,53% dos votos válidos, ante 43,93% de Lula.
Elizabete, que é evangélica, diz nunca ter mudado de opinião. Ela guarda a lembrança da primeira vez que foi ao banco, para fazer um empréstimo e adquirir um cartão de crédito, conquista que dedica à gestão do petista. “Eu creio que, se ele ganhasse agora, seria bom como foi das outras vezes”, diz.
Eleitores mudam de posição e criticam governos
Lula também foi o candidato escolhido em 2022 por Marcelo Augusto, 23. Ele é comerciante numa loja de roupas e atualmente faz curso de barbeiro. “Foi meu pior arrependimento. O cara não fez nada”, ele diz.
No primeiro turno das eleições deste ano, votou em Flávio, escolha que pretende manter para o segundo. “Não é que ele seja meu candidato favorito, mas eu acho melhor dar uma chance pra ele, que está chegando agora, do que deixar o PT, que não fez nada nesses 20 anos de governo”, explica, citando ainda a repercussão dos escândalos do mensalão e do Banco Master.
Marcelo acredita que a polarização política na cidade se dá porque muitas pessoas não sabem por que votam, e cita o próprio exemplo -ele diz que votou no Lula no último pleito por influência da mãe, que vê no petista um bom presidente.
“Eu acredito que muitas pessoas não estudam e não procuram saber em quem estão votando, e vão muito na onda dos outros”, ele diz, definindo-se hoje como uma pessoa de extrema direita.
Ele justifica a posição afirmando ser contra algumas bandeiras que entende serem defendidas pela esquerda, como a questão do aborto e pautas relacionadas à defesa da diversidade de gênero e orientação sexual.
Marcelo também é crítico à PEC do fim da escala 6×1, promulgada nesta sexta-feira (16) após aprovação por ampla maioria na Câmara e no Senado. “Um descanso a mais sim, mas eu sou a favor do poder de compra. Não adianta a pessoa ter um dia de folga e não ter condições de comprar nada”, afirma.
Na sua opinião, um eventual governo Flávio tem chance de ser melhor do que a gestão de seu pai, Jair. “Tomara, porque, se também não for, daqui a quatro anos, eu voto em outra pessoa. Eu sou desse jeito.”
Ele assume a vontade de entrar para a política no futuro e diz que suas principais bandeiras seriam o combate à corrupção e à criminalidade.
A escolha por Flávio é a mesma da freelancer Cynthia Miriam, 45, que afirma nunca ter votado no PT. “O governo Bolsonaro parece que deixou o Brasil com dinheiro no cofre, né? Quem sabe não acontece o mesmo?”, diz.
Abstenção e votos nulos refletem insatisfação
Já Lael Chaves, 32, se considera uma pessoa de centro e disse que não votou em ninguém no primeiro turno, decisão que ele afirma manter para o segundo. “Como uma forma de protesto”, explica.
Ele trabalha com sua bicicleta como entregador de uma plataforma de delivery, e conversou brevemente com a reportagem em uma pausa entre pedidos.
“Entra político, sai político e o país está sempre pior”, ele afirma. “A inflação está sempre aumentando e o poder de compra do brasileiro diminuindo, seja nas gestões de esquerda ou de direita.”
Ele considera que as propostas de ambos os presidenciáveis funcionam como fachada para que os candidatos defendam interesses pessoais. “Eu sou contra a classe política atual, não tem ninguém que me represente”, diz, citando Lula, Flávio Bolsonaro e Renan Santos (Missão), que ficou em quarto lugar no primeiro turno.
A justificativa se assemelha às razões da estudante de direito Tainá dos Santos, 22, para votar nulo em todos os cargos eletivos, do Executivo e do Legislativo, desde que esteve apta a participar do processo, aos 16 anos.
“Tem essa opinião das minhas colegas, sempre falando comigo da importância da política e do voto feminino, mas, apesar de me importar com questões feministas, eu nunca quis escolher alguém e nunca me dei esse trabalho”, ela conta. “É uma opinião normal, a minha.”
Ela questiona como o seu voto, 1 entre os 158,7 milhões de eleitores brasileiros, poderia influenciar a porcentagem alcançada pelos candidatos em primeiro turno. “Será que o meu voto mudaria alguma coisa? Eu cheguei à conclusão de que não e pretendo continuar assim, votando nulo.”
Ela conta que a sua família é bastante ligada às questões políticas. “Aqueles votantes doentes, sabe?”, ela diz, contudo, afirmando não saber se eles pendem mais para o PT ou o PL.
“Nunca quis participar dessas conversas, que sempre acabam em discussão. Não gosto de violência e dessas trocas que são muito invasivas”, diz a estudante.
Apoiadores de Lula defendem reeleição

Outros estudantes realizaram um ato a favor da reeleição de Lula na noite de quinta-feira (15) e passaram a tarde no centro comercial da cidade convocando público para a manifestação.
A artista e assistente social Nádia Nascimento, 37, era uma das que estavam panfletando e balançando a bandeira do petista numa das principais vias do município, confiante na virada do atual presidente. “Estou hoje aqui, no meu dia de folga, porque acredito na democracia.”
Ela afirma que a direita desconstruiu Ribeirão das Neves, cidade que, na sua avaliação, funciona por meio de políticas públicas para a população. Segundo Nádia, isso ocorre desde a eleição do prefeito Junynho Martins, então pelo PSC, em 2016. Ele foi reeleito pelo DEM em 2020. Hoje, a cidade é governada por Túlio Raposo (PP).
“Nessas eleições, acho que Neves infelizmente deu uma mancada. A população que votou na direita foi um pouco ingrata”, ela diz.
Neste ano, 45.450 pessoas deixaram de votar no primeiro turno na cidade, o que representa uma taxa de abstenção de 20,79%. Os votos em branco somaram 3,05% do eleitorado, enquanto 3,58% anularam o voto.
Eleitor ainda não decidiu voto no segundo turno
Nei de Lima, 43, não revelou o voto no pleito deste ano, mas diz que votou em Bolsonaro em 2018 e em Lula nas eleições de 2022, escolha que reverbera a maioria conquistada pelos candidatos na cidade nos respectivos pleitos.
“Votei no Bolsonaro porque achei que ia ter uma mudança, o PT já estava no controle do país há alguns anos”, conta o motorista de aplicativo. “Como não teve uma mudança significativa, votei no Lula de novo na última eleição.”
Neste segundo turno, ele ainda não sabe em quem vai votar. Do último governo Lula, diz estar insatisfeito com o valor do salário mínimo e com as altas taxas de feminicídio, que no primeiro trimestre deste ano atingiram um novo patamar recorde. “Dá pra melhorar nesses quesitos”, ele opina.
Na sua opinião, Flávio poderia representar uma mudança frente ao que já está posto. “Mas se essa mudança vai ser pra melhor a gente só vai ver depois.” (Gabriel Araújo/FOLHAPRESS)
The post A cidade de Ribeirão das Neves oscila entre Lula e Flávio appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.
Le violenze esplose nel centro di Milano durante la manifestazione contro il caro vita accendono il confronto politico, con reazioni che arrivano fino a Palazzo Chigi. Il corteo organizzato dal movimento “Italia in Piazza”, partito da piazza Duomo per protestare contro l’aumento dei prezzi, i bassi salari e le carenze dei servizi pubblici, è degenerato in scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, con lanci di pietre e bombe carta, cariche della polizia, feriti e danneggiamenti. In piazza Duomo è stato acceso anche un rogo, mentre la stazione della metropolitana è stata chiusa per ragioni di sicurezza. Un pomeriggio di tensione che ha provocato reazioni trasversali, tra condanne delle violenze e richiami alle ragioni sociali della mobilitazione.
A intervenire è stata direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che sui social ha distinto le manifestazioni pacifiche dagli episodi di violenza registrati in diverse città italiane, rivolgendo un appello esplicito alle opposizioni. “Ho grande rispetto per le migliaia di persone che oggi hanno manifestato pacificamente, anche partecipando alla mobilitazione indetta dalla CGIL che ha visto anche la partecipazione dei leader della sinistra. Qualunque siano le idee per le quali si manifesta, la partecipazione è alla base di qualunque sana democrazia”, ha premesso la premier.
Diverso il giudizio sui disordini: “A Milano, come mostrano queste immagini, lanci di pietre contro le Forze dell’Ordine, agenti feriti, danneggiamenti e violenze che hanno costretto a interrompere il corteo”. Meloni ha richiamato anche quanto accaduto a Torino, dove sono state fermate persone con sanpietrini e martelletti frangivetro, e a Bologna, dove i disordini hanno determinato la chiusura precauzionale della stazione ferroviaria.
“Teppisti che sfruttano le manifestazioni per seminare il caos, aggredire chi garantisce la sicurezza e tenere in ostaggio intere città. Manifestare è un diritto. Mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è”, ha aggiunto Meloni, chiedendo alle opposizioni di prendere posizione: “Condannino senza ambiguità queste violenze e lancino un appello chiaro affinché ogni mobilitazione sia pacifica”.
La conclusione della premier è altrettanto netta: “Di fronte a scene del genere, il rifiuto deve essere unanime. Ogni reticenza diventa giustificazione. Il silenzio non è accettabile”.
Sui disordini è intervenuto anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che ha condannato le violenze pur riconoscendo le ragioni alla base della mobilitazione. “Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili”, ha dichiarato il primo cittadino. Sala ha quindi rivolto un appello alla politica, invitando a non alimentare le contrapposizioni e a evitare strumentalizzazioni degli scontri: “La politica può decidere di strumentalizzare, alla ricerca di consenso elettorale. Oppure di affrontare con saggezza questo momento storico così difficile: spero sia questa la scelta”.
Durissimo l’intervento del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini, che sui social ha pubblicato alcune immagini degli scontri e dei danneggiamenti avvenuti in piazza Duomo, tra cui quella di un’auto dei carabinieri danneggiata. “Centri sociali, maranza e marciume sinistro avariato. Ci sarà ancora chi li protegge e li difende???”, ha scritto Salvini, attaccando frontalmente gli ambienti che ritiene responsabili delle violenze.
Toni durissimi anche dal sottosegretario di Stato Alessandro Morelli, che invoca una risposta politica unitaria e interventi contro i luoghi in cui, a suo giudizio, si alimenta la violenza. “Milano è vittima di migliaia di violenti che la stanno devastando e stanno aggredendo le forze dell’ordine. Serve una nuova Resistenza per difendere la città da gruppi criminali organizzati in una fitta rete di luoghi di degrado, che devono essere smantellati immediatamente”, ha dichiarato Morelli. “La politica deve essere unita per il bene ultimo della città. Non ci possono essere zone franche in cui l’humus della violenza cresce e si scatena, facendo feriti innocenti e danni”, ha concluso il sottosegretario.
Dal deputato lombardo della Lega Fabrizio Cecchetti, segretario dell’Ufficio di Presidenza della Camera, arriva invece la proposta di introdurre nuove responsabilità economiche per chi organizza manifestazioni. “Quello che sta accadendo questo pomeriggio a Milano è assolutamente inaccettabile. Manifestare è lecito e sacrosanto, lanciare sassi contro gli agenti delle Forze dell’Ordine, danneggiare le pensiline di ATM e le vetrate dei palazzi no”, ha dichiarato Cecchetti. L’esponente leghista chiede quindi misure precise: “Chi rompe e danneggia deve risarcire di tasca propria. E chi organizza manifestazioni e cortei deve versare obbligatoriamente una cauzione”. “L’incolumità pubblica non deve più essere ostaggio di bande di delinquenti”, ha concluso.
Numerose le altre reazioni dal centrodestra milanese. Matteo Perego, candidato sindaco sostenuto da Forza Italia, si è recato in piazza Duomo per esprimere personalmente la propria solidarietà alle forze dell’ordine impegnate nella gestione dei disordini. Condanne delle violenze sono arrivate anche da Stefania Craxi (Forza Italia), Debora Dell’Acqua (Fratelli d’Italia) e Silvia Sardone (Lega). Il candidato di Futuro Nazionale Carmelo Burgio ha invece parlato di “sfasci voluti dalla sinistra”.
Dal centrosinistra arriva la presa di posizione della vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che condanna senza riserve gli scontri, ma invita a non perdere di vista le rivendicazioni sociali alla base della manifestazione. “Le violenze in piazza del Duomo sono inaccettabili: la violenza è da condannare senza ambiguità. Il mio pensiero va a tutti i feriti: ai ragazzi e agli agenti. Va ai commercianti e ai cittadini che hanno vissuto ore di paura nel cuore della città”, ha dichiarato Scavuzzo. La vicesindaca richiama però anche il disagio economico che ha portato migliaia di persone in piazza: “Non permettiamo a pochi violenti di rubare la voce a migliaia di persone scese in piazza per salari che non bastano, affitti insostenibili e un costo della vita che pesa ogni giorno”. “Quelle domande sono vere. Milano deve rispondere con fermezza a chi devasta e continuare ad ascoltare la protesta democratica di chi chiede giustizia”, ha concluso.
Una lettura delle tensioni legata soprattutto alle condizioni sociali ed economiche della città arriva da Tommaso Goisis, candidato sindaco del centrosinistra, intervenuto durante la presentazione del proprio programma al teatro Elfo Puccini. “Le proteste in Spagna e in Francia sono il risultato di anni in cui i bisogni delle persone sono stati ignorati, producendo crisi sociali e rabbia. Lo stesso discorso vale per quello che è successo oggi in piazza Duomo a Milano”, ha affermato Goisis. Il candidato prende le distanze dagli scontri, indicando però nella speculazione immobiliare e nelle disuguaglianze economiche le questioni da affrontare: “La violenza non è la via: serve organizzazione, bisogna prendere il potere contro i veri nemici della città, i fondi speculativi che ci usano come un parco giochi e riescono a piegare l’interesse pubblico a favore di quello privato, sulla pelle delle persone”. Infine, il riferimento alla propria proposta politica per Milano: “Io voglio essere ricordato come il sindaco della casa, per fare in modo che nessuno venga più sfrattato o distrutto dal carovita”.
Ferma anche la presa di posizione di Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio, secondo il quale “il diritto di manifestare va tutelato, ma non può trasformarsi in atti violenti: così non si costruisce alcun dialogo e si ferisce la città tutta”. Barbieri ha espresso “solidarietà alle forze dell’ordine, alle persone ferite e agli imprenditori che hanno subito danni”, ricordando che “Milano è una città aperta, democratica e civile. Difendere questi valori significa anche respingere, senza ambiguità, ogni forma di violenza”.
L'articolo Guerriglia a Milano, le reazioni. Meloni: “Le opposizioni condannino”. Salvini: “Marciume sinistro”. Sala: “Violenze ingiustificabili” proviene da Affaritaliani.it.

![]()
É com profunda tristeza que o Moto Clube Faro comunica o falecimento de Ernesto Cabrita, sócio e membro do nosso clube.
O Ernesto era uma pessoa especial, de sorriso fácil, sempre alegre e bem-disposto, com uma energia contagiante e um trato que tornava qualquer convívio agradável. Era um profundo conhecedor de Faro, das suas gentes e das suas memórias, que gostava de partilhar com quem o rodeava.
Era também uma excelente companhia nas viagens de mota, sempre pronto a partilhar a estrada e os bons momentos.
A sua partida deixa uma enorme saudade entre todos aqueles que tiveram o privilégio de o conhecer e de partilhar momentos com ele.
O Moto Clube Faro apresenta à família e aos amigos as mais sentidas condolências, neste momento de profunda dor.
Ernesto, ficará a tua alegria, a tua amizade e a memória de tantos bons momentos partilhados, dentro e fora da estrada.
Que descanses em paz. Serás sempre recordado com carinho e saudade.
Nota publicada na página oficial do Moto Clube de Faro na rede social Facebook.
Ernesto Nuno Cabrita, membro do Moto Clube de Faro, morreu na noite desta sexta-feira, 16 de outubro, na sequência do despiste do motociclo que conduzia, na zona dos Caliços, na freguesia da Conceição de Faro.
O alerta ao socorro foi sido dado cerca das 20h30, tendo para o local sido empenhados 12 operacionais dos Bombeiros e do INEM.
Ernesto Cabrita fundou a Look-Al Cultural Experiences e dedicava-se a mostrar a cidade aos visitantes, através de passeios culturais que privilegiavam o património, a história e as tradições da capital do Algarve.
Também em nota publicada na sua página oficial no Facebook, «o Município de Faro manifesta o seu profundo pesar pelo falecimento prematuro e inesperado de Ernesto Cabrita, empresário na área do turismo, responsável pelo projeto Look-All onde era guia turístico. Um apaixonado pela cidade de Faro, que tão bem conhecia e cuja história, identidade e memórias gostava de partilhar com todos os que a visitavam.
Dinâmico, de sorriso fácil e profundamente ligado à sua cidade, Ernesto Cabrita destacou-se pelo seu espírito empreendedor e pela forma entusiasta como vivia e promovia Faro, contribuindo, através da sua atividade, para a valorização e divulgação do concelho angariando a simpatia dos muitos turistas que com ele descobriam o nosso concelho.
A sua partida, tão repentina, deixa uma profunda tristeza entre todos aqueles que tiveram o privilégio de o conhecer e de com ele partilhar momentos, conversas e experiências, ficando a memória de um homem que vivia Faro com genuíno orgulho e paixão.
Neste momento de dor, o Município de Faro endereça à família, aos amigos e a todos os que com ele partilharam a vida e o percurso profissional as suas mais sentidas condolências, manifestando a sua solidariedade perante esta perda irreparável.»
L’indennizzo per i concessionari balneari uscenti potrà comprendere anche il valore dei beni già ammortizzati, purché siano ancora utilizzabili e possano generare un beneficio economico per chi subentra. È uno dei criteri indicati nelle nuove linee guida elaborate dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec), destinate a contribuire alla definizione delle regole per le future gare sulle concessioni demaniali marittime.
Il documento punta a rendere più omogenea la valutazione degli investimenti effettuati dagli attuali gestori degli stabilimenti, stabilendo criteri comuni per determinare l’eventuale compensazione economica dovuta al termine della concessione. Un altro principio riguarda gli interventi abusivi: se l’ente concedente segnala che un investimento interessa opere realizzate o modificate illegittimamente, il relativo valore non viene incluso nel calcolo dell’indennizzo, salvo diversa indicazione dell’amministrazione.
Le linee guida si inseriscono nel percorso di preparazione delle gare per l’assegnazione delle concessioni balneari, che dovranno svolgersi nel quadro della direttiva europea Bolkestein. Il 22 ottobre il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, presenterà alla Conferenza unificata Stato-Regioni la proposta di bando-tipo, secondo quanto annunciato dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi a margine dell’assemblea nazionale delle imprese balneari di Rimini.
Il modello è destinato a fornire ai Comuni un riferimento per predisporre le procedure di selezione, con l’obiettivo di arrivare ai rinnovi delle concessioni entro settembre 2027. Le linee guida dei commercialisti dovrebbero costituire parte integrante del bando-tipo, offrendo indicazioni operative per la stima del valore degli investimenti da riconoscere al concessionario uscente.
La bozza prevede che la durata delle nuove concessioni sia stabilita nel bando, entro un intervallo compreso tra un minimo di cinque anni e un massimo di venti. Le regole non riguardano soltanto gli stabilimenti balneari, ma anche le attività di ristorazione, le spiagge libere attrezzate, le aree demaniali marittime destinate allo sport e altre tipologie di utilizzo, come i punti di ormeggio.
Il compenso riconosciuto al gestore che perde la concessione balneare non comprende automaticamente tutte le spese sostenute nel corso dell’attività. Per ottenere l’indennizzo, gli investimenti devono avere ancora una rilevanza economica per chi subentra, perché consentono di utilizzare opere e strutture esistenti oppure di evitare nuovi costi.
Le linee guida del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili individuano due elementi da considerare nella stima: il valore degli investimenti, al netto degli eventuali contributi pubblici ricevuti, e un’equa remunerazione degli investimenti realizzati negli ultimi cinque anni della concessione.
Il criterio centrale è quindi l’utilità che le opere possono conservare dopo il passaggio di gestione. Il vantaggio per il nuovo concessionario non deve necessariamente tradursi in un guadagno diretto: può consistere anche nella possibilità di risparmiare sulle spese che sarebbero necessarie per realizzare nuove strutture o interventi.
Questo principio vale anche per i beni già completamente ammortizzati sul piano contabile. Se continuano a essere utilizzabili e mantengono un valore economico per il gestore subentrante, possono essere inclusi nella valutazione. L’ammortamento, dunque, non determina da solo l’esclusione dall’indennizzo: occorre verificare le condizioni del bene e il beneficio che può ancora offrire.
Per stabilire quali spese possano concorrere alla determinazione dell’indennizzo, le linee guida distinguono gli investimenti in base alla destinazione dei beni al termine della concessione. Le categorie individuate sono tre.
Le linee guida affrontano anche il caso degli investimenti collegati a opere realizzate o modificate in violazione delle norme edilizie e delle autorizzazioni richieste.
Il professionista incaricato della stima non è tenuto a verificare autonomamente la regolarità urbanistica ed edilizia di ogni bene oggetto della valutazione. Spetta all’ente concedente segnalare eventuali irregolarità rilevanti. Quando l’amministrazione comunica che un investimento riguarda un’opera abusiva, il relativo valore non viene conteggiato ai fini dell’indennizzo, salvo diverse indicazioni dell’ente stesso.
Per garantire criteri omogenei tra i diversi territori, le stime dovranno essere affidate a commercialisti individuati dall’ente concedente all’interno di una rosa di cinque nominativi indicati dal presidente del Cndcec. Le linee guida servono proprio a orientare il lavoro dei professionisti, limitando il rischio che investimenti analoghi siano valutati in modo diverso da un Comune all’altro.
Le spese della perizia sono a carico del concessionario uscente. La bozza di bando-tipo prevede inoltre la possibilità di rinunciare alla valutazione e, di conseguenza, a qualsiasi indennizzo. La quantificazione della compensazione rappresenta uno degli aspetti più delicati delle procedure di rinnovo, perché deve conciliare il riconoscimento degli investimenti che conservano un’utilità economica con l’esigenza di assegnare le concessioni attraverso procedure aperte e trasparenti.
L’indennizzo è soltanto uno degli elementi del nuovo quadro per le concessioni balneari. La bozza di bando-tipo prevede anche che la scelta del nuovo gestore tenga conto delle garanzie offerte per un utilizzo proficuo del bene demaniale, coerente con l’interesse pubblico, e della capacità di assicurare la continuità dei servizi e delle attività.
I bandi dovranno inoltre indicare il numero di lavoratori del concessionario uscente per i quali l’attività rappresenta la principale fonte di reddito personale e familiare. Questa informazione consentirà ai partecipanti di valutare l’eventuale impegno ad assumere il personale già impiegato.
Hoje, sábado, 17 de outubro, pelas 15h00, Ricardo Seabra apresenta a conferência “Loulé medieval: a escrita no município”, no âmbito do ciclo “LOULÉ na linha do tempo”, que acontece no Arquivo Municipal de Loulé Professor Joaquim Romero Magalhães.
A relevância da escrita durante toda a História tem uma importância colossal. As informações preciosas sobre as gerações passadas, na sua multiplicidade de perspetivas, seja o cariz político, económico e/ou social, enformam os trabalhos de diversos historiadores sobre vários campos de pesquisa.
A abordagem nesta conferência incidirá sobre a escrita no Município de Loulé na Idade Média, não só sobre os diversos oficiais da escrita, mas também que tipo de escrita, para quem se escrevia e a vasta tipologia de documentos. Dessa forma, o conferencista tentará vislumbrar o Município de Loulé neste período, mostrando através da escrita dos textos o que é mais importante na sociedade: a vida das gentes louletanas.
Ricardo Seabra é Professor Auxiliar no Departamento de História, Artes e Humanidades da Universidade Autónoma de Lisboa. É investigador integrado do CIDEHUS.UAL e colaborador do CITCEM. A sua pesquisa centra-se principalmente no Tabelionado Régio medieval, na vertente política, económica e social, e na Diplomática Notarial.
O conteúdo Arquivo Municipal vai falar sobre a escrita em Loulé na Idade Média aparece primeiro em Sempre à Mão.
Si ispira ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità l’iniziativa Bando 2026 lanciata dalla Fondazione G. B. Baroni ETS – Ente Filantropico che mette a disposizione 400 mila euro a sostegno di progetti finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia, alla partecipazione attiva ed al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità motoria e neuromotoria, con particolare attenzione al territorio di Roma e del Lazio. Seppur negli ultimi anni siano stati molti i progressi sul tema, gli ostacoli nell’accesso ai diritti, al lavoro e alla vita comunitaria risultano ancora troppi. Nata nel 1972, la fondazione sostiene da oltre cinquant’anni progetti di solidarietà, assistenza e ricerca a favore delle persone con deficit e lesioni neurologiche e motorie.
“Con i nostri bandi sosteniamo percorsi costruiti su misura partendo dall’ascolto” – spiega il Presidente della Fondazione Baroni, Giuseppe Signoriello – “solo se tradotte in possibilità reali di vita, le risorse trovano un senso”. Snellire le tempistiche ed i passaggi attraverso digitalizzazioneed accompagnare le famiglie e gli enti nel concreto. “È qui che la Fondazione Baroni vuole fare la sua parte” – sottolinea il presidente – “investendo su chi rende luoghi e servizi davvero accessibili, anche online; e su chi aiuta a capire come muoversi nel nuovo sistema. Nessun diritto dovrebbe perdersi tra moduli e procedure”.

Una quota di 125 mila euro è rivolta ad associazioni sportive dilettantistiche, onlus ed organizzazioni del Terzo Settore; di medesimo importo, un ‘altra quota destinata a progetti per persone e famiglie in condizioni di fragilità. I restanti 150 mila euro, infine, a studi e sperimentazioni su malattie rare o altamente debilitanti e per sostenere progetti innovativi in ambito medico e tecnologico. Costo minimo per ogni progetto, 25 mila euro ed una durata non superiore a 12 mesi con la causa che non è possibile superare la cifra 40 mila euro a progetto. Il 70% del finanziamento sarà erogato entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, mentre il restante 30% sarà liquidato dopo l’approvazione della rendicontazione finale. L’area di azione dei progetti concerne la Città Metropolitana di Roma Capitale, mentre su tutto il territorio nazionale vale per la ricerca scientifica. I risocontri alle domande – da consegnarsi entro il 30 novembre 2026 – verranno comunicati entro il 31 gennaio 2027.

Basket in carrozzina, atletica, trekking accessibile e sitting volley. Ma anche rugby integrato, nuoto, e – persino – equitazione. Ogni municipio della città offre numerose possibilità per praticare sport che includono persone con disabilità in sedi di associazioni sportive dilettantistiche o strutture del comune. Alla pagina ufficiale del Comune di Roma – Strutture Sportive per Disabili è pubblicato il lungo elenco della sedi e delle attività sportive che offrono servizi adattati come Villa York, SS Lazio Nuoto, UISP Roma ed il Centro Sportivo Garbatella. Tra gli sport più originali, è possibile praticare baseball per ciechi, basket in carrozzina e calcio integrato in sedi capitoline come ImplaccAbili /Rugby Capitolina, ASD Disabili Roma 2000, ASD Polisportiva Roma 7 Volley. Non mancano le attività da fare all’aperto come il trekking inclusivo grazie a Fateci Posto APS e gli sport nautici con Io Sono Pablo E Qui Sto Bene APS. La ginnastica adattata per disabilità motorie si può trovare presso ASD Polisportiva Roma Sud.
L'articolo Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria proviene da Affaritaliani.it.
