❌

Normal view

João Leão alerta para queda dos fundos europeus em Portugal

13 October 2026 at 22:52
João Leão, membro português do Tribunal de Contas Europeu, avisou o Parlamento: fim do PRR e novo orçamento da UE (2028-2034) vão reduzir verbas para Portugal.

© ANTÓNIO PEDRO SANTOS/LUSA

João Leão alertou para a ausência de uma estratégia europeia de médio e longo prazo para assegurar o pagamento e a amortização da dívida contraída pela União Europeia

Mais lixo e menos reciclagem do que o exigido em Portugal

13 October 2026 at 22:45
Foram 5,667 milhões de toneladas de resíduos urbanos — 2,11% a mais. A deposição em aterro está nos 52%, quando a meta para 2035 é não ultrapassar os 10%.

© ESTELA SILVA/LUSA

As metas apontam que a deposição em aterro não deve ir além de 10% em 2035, estando atualmente nos 52%

La Russia sta raggiungendo gli obiettivi strategici dell’Operazione Militare Speciale?

By: A A
13 October 2026 at 22:38

Nel dicembre 2021, la Russia presentò agli Stati Uniti e alla NATO due bozze di accordi formali per ottenere garanzie di sicurezza legalmente vincolanti, facendo intendere che se non fossero state accolte ci sarebbero state delle conseguenze.

Segue nostro Telegram.

In effetti, dopo il rifiuto di Washington di prenderle in considerazione, il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa intraprese l’Operazione Militare Speciale in Ucraina, ancora in corso.

Tra le richieste avanzate allora da Mosca sottolineiamo:

  • Blocco dell’allargamento della NATO: l’impegno formale a impedire ulteriori espansioni dell’Alleanza Atlantica, escludendo esplicitamente l’adesione dell’Ucraina.
  • Limitazioni alle Forze Militari: il divieto per la NATO di dispiegare truppe o armamenti nei Paesi entrati a far parte dell’Alleanza Atlantica dopo il maggio 1997.
  • Basi negli ex Stati sovietici: il divieto per gli Stati Uniti di stabilire basi militari o sviluppare cooperazione bilaterale nei Paesi dell’ex URSS che non fanno parte della NATO.
  • Missili a raggio intermedio e corto: il divieto reciproco di dispiegare missili a raggio intermedio e corto in aree da cui possano colpire il territorio dell’altra parte.
  • Attività militari: la limitazione delle esercitazioni e delle attività militari della NATO in Europa orientale, nel Caucaso e in Asia centrale.

Stati Uniti e NATO nel 2021 rifiutarono le richieste principali (in particolare il veto sull’allargamento della NATO e il ritiro delle infrastrutture militari ai confini del 1997), offrendo invece di negoziare su temi specifici come il controllo degli armamenti e la trasparenza delle esercitazioni.

Perciò, il 17 febbraio 2022 Mosca consegnò una contro-risposta formale agli Stati Uniti, lamentando la mancanza di disponibilità a fornire garanzie vincolanti e preannunciando la necessità di adottare misure ‘tecnico-militari’: pochi giorni dopo ci fu l’invasione dell’Ucraina.

La Russia aveva fondati motivi per ritenere che Kiev stesse per entrare nella NATO e uno dei bersagli inziali dei suoi missili balistici (13 marzo e 17 maggio 2022) furono proprio i centri di addestramento ucraini di Yavoriv (nella zona di Leopoli, vicino al confine polacco ma all’interno dei confini ucraini), a tutti gli effetti infrastrutture della NATO, come visibile nelle mappe della stessa Alleanza Atlantica (1).

Tralasciando le questioni diplomatiche e l’auspicata volontà comune di riaffermare i principi delle Nazioni Unite che venivano espressi nel documento presentato da Mosca e sui quali l’Amministrazione Trump ha tirato oggi una riga definitiva, è interessante capire se siano stati compiuti dei passi da parte dell’attuale presidenza statunitense per venire incontro alle richieste russe (2).

All’art. 1: Russia e U.S.A. non intraprenderanno azioni né parteciperanno o sosterranno attività che pregiudichino la sicurezza dell’altra Parte; non attueranno misure di sicurezza – adottate da ciascuna Parte individualmente o nell’ambito di un’organizzazione internazionale, di un’alleanza militare o di una coalizione – che possano compromettere gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Sul supporto decisivo dell’intelligence USA e dei grandi gruppi tecnologici statunitensi (da Starlink a Palantir, entrambi vicini all’Amministrazione Trump) all’Ucraina al fine di colpire il territorio della Federazione Russa ho già ampiamente scritto in precedenza e perciò non mi soffermo (3).

Articolo 2

Le Parti si adopereranno affinché tutte le organizzazioni internazionali, le alleanze militari e le coalizioni a cui partecipa almeno una delle Parti si attengano ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.

Abbiamo assistito recentemente alla doppia aggressione condotta dalla “Coalizione Epstein” all’Iran, senza alcun fondamento nel diritto internazionale e senza alcuna considerazione dei “principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite”. Per non parlare del supporto statunitense ai bombardamenti israeliani su Siria, Libano e Yemen (aggressione alla quale contribuisce in gran parte l’Arabia Saudita) o del rapimento illegittimo del Presidente venezuelano Maduro.

Articolo 3

Le Parti non utilizzeranno i territori di altri Stati allo scopo di preparare o compiere un attacco armato contro l’altra Parte o altre azioni che pregiudichino gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Naturalmente, la violazione di questo articolo non avviene solo utilizzando il territorio ucraino per colpire la Russia; recentemente, sul sito del Ministero della Difesa di Mosca è comparso un elenco di venti aziende europee accusate di essere parte integrante dell’apparato militare-industriale ucraino. Quattro hanno sede in Italia, tre in Germania, due in Gran Bretagna, due in Polonia, due in Turchia, due in Repubblica Ceca, poi sono rappresentate anche imprese con basi in Israele, Spagna, Paesi Bassi, Lituania e Lettonia. Tutto ciò avviene con il consenso implicito degli Stati Uniti. Anche le infrastrutture della NATO e le basi militari statunitensi in Europa (Sigonella ad esempio in Italia nel 2022) contribuiscono così ad alimentare questo conflitto (4).

Articolo 4

Gli Stati Uniti d’America si impegneranno a impedire un’ulteriore espansione verso Est dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e a negare l’adesione all’Alleanza agli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Gli Stati Uniti d’America non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che non siano membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, né utilizzeranno le loro infrastrutture per attività militari di alcun tipo, né svilupperanno con essi una cooperazione militare bilaterale.

Senza trascurare l’immediato ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO all’inizio dell’Operazione Militare Speciale, l’attuale Amministrazione a Washington ha annunciato l’invio di ulteriori 5.000 soldati statunitensi in Polonia e l’istituzione di una nuova base militare permanente nel Paese (ridenominata “Fort Trump”). Ma gli U.S.A. non si sono fermati qui; in Armenia, nazione che fa ancora formalmente parte dell’Organizzazione per il Trattato di Sicurezza Collettiva e dell’Unione Economica Eurasiatica, lo scorso settembre Washington e Erevan hanno tenuto un nuovo ciclo di consultazioni bilaterali sulla difesa e firmato un verbale congiunto d’intesa (jointly agreed minutes) per dare seguito alla Charter on Comprehensive Strategic Partnership sottoscritta nel maggio 2026. Gli accordi discussi riguardano:

Supporto alla trasformazione e riforma delle Forze Armate armene.

Addestramento di sottufficiali (NCO), istruttori, comandanti junior e personale per il mantenimento della pace (peacekeeping).

Istruzione militare ed esercitazioni congiunte.

Sviluppo delle capacità industriali della difesa e potenziale fornitura di equipaggiamenti tramite il programma Foreign Military Sales (FMS) e programmi educativi come l’IMET, orientando l’Armenia verso una progressiva modernizzazione degli standard militari occidentali.

Articolo 5

Le Parti si asterranno dallo schierare le proprie Forze Armate e i propri armamenti – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree in cui tale schieramento potrebbe essere percepito dall’altra Parte come una minaccia alla propria sicurezza nazionale, fatta eccezione per lo schieramento all’interno dei territori nazionali delle Parti stesse. Le Parti si asterranno dal far volare bombardieri pesanti equipaggiati con armamenti nucleari o non nucleari, o dallo schierare navi da guerra di superficie di qualsiasi tipo – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree situate rispettivamente al di fuori dello spazio aereo nazionale e delle acque territoriali nazionali, dalle quali sia possibile colpire obiettivi nel territorio dell’altra Parte.

Poco più di un mese fa, si è tenuta un’esercitazione aerea della NATO nel nord-est della Polonia, nelle vicinanze di Kaliningrad con alcune decine di velivoli. All’esercitazione hanno partecipato caccia statunitensi e norvegesi, un aereo di sorveglianza NATO E-3A Sentry AWACS, velivoli per il rifornimento in volo e un aereo statunitense EA-37B per la guerra elettronica: Mosca teme che si tratti di manovre preparatorie all’isolamento dell’enclave russa dal resto della Federazione e ha risposto duramente ma soltanto sul piano diplomatico.  Inoltre, la NATO Ballistic Missile Defence (BMD), la difesa antimissile balistica dell’Alleanza Atlantica, è una rete costituita da sensori e da sistemi missilistici che i Paesi Membri offrono quale contributo nazionale alla struttura, i cui punti di riferimento in Europa sono lo European Phased Adaptive Approach (EPAA), statunitense, con il sistema americano Aegis Ashore schierato in Romania e Polonia e le navi Aegis per la BMD, stazionate nelle acque spagnole. Il sistema radar della IAMD si trova in Turchia, mentre l’infrastruttura di comando e controllo in Germania (5). Nel 2016 (grazie all’annullamento del Trattato ABM deciso da Trump) gli Stati Uniti hanno prima messo in funzione una base ABM in Romania, un sistema che utilizza lanciamissili Aegis potenzialmente in grado di lanciare Tomahawk con testata nucleare ad oltre 2400 chilometri di distanza, successivamente nel 2022 hanno costruito un sito Aegis in Polonia, ancora più vicino ai confini russi. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto che i siti ABM hanno lo scopo di fermare le testate puntate sull’Europa dall’Iran o dalla Corea del Nord. Mosca ovviamente non la pensa così; François Geleznikoff, direttore delle applicazioni militari presso la Commissione per l’energia atomica e le energie alternative, intervenne nel marzo 2019 in audizione presso l’Assemblea Nazionale francese sull’argomento contraddicendo Washington: “Negli Stati Uniti, la Nuclear Posture Review (NPR) non si rivolge realmente alla Corea del Nord (gli americani hanno armi che permetterebbero loro di vetrificare il Paese più volte) ma piuttosto alla Russia, in risposta alle dichiarazioni del presidente Putin” (6).

Articolo 6

Le Parti si impegnano a non dislocare missili a raggio intermedio e a corto raggio lanciabili da terra al di fuori dei propri territori nazionali, né in aree dei propri territori nazionali dalle quali tali armi possano colpire obiettivi situati nel territorio nazionale dell’altra Parte.

Il 22 settembre 2026, Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato a New York un accordo di sicurezza trilaterale che prevede l’apertura e la gestione di due nuove basi militari americane e la modernizzazione di quella esistente. Gli Stati Uniti ottengono ampie libertà di movimento (aria, terra e mare) per collegare le basi e la possibilità di utilizzare l’isola per il sistema di difesa missilistica (la Pituffik Space Base – ex Thule Air Base – nel nord-ovest dell’isola, ospita sistemi radar d’allerta precoce per i missili balistici). Il sistema difensivo pensato dagli Stati Uniti si evolverà da una presenza concentrata in un unico punto a una rete di strutture distribuite su tutta l’isola. Anche perché le due nuove basi non saranno le uniche installazioni militari che si insedieranno sull’isola (7).

Articolo 7

Le Parti si asterranno dal dislocare armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali e riporteranno nei propri territori nazionali le armi già dislocate all’estero al momento dell’entrata in vigore del Trattato. Le Parti elimineranno tutte le infrastrutture esistenti per il dislocamento di armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali. Le Parti non addestreranno personale militare o civile proveniente da Paesi non dotati di armi nucleari all’uso di tali armi. Le Parti non condurranno esercitazioni o attività di addestramento per forze convenzionali che prevedano scenari di impiego di armi nucleari.

A partire dal 13 ottobre 2026, si svolgerà in Italia Steadfast Noon, ‘Mezzogiorno risoluto’, l’esercitazione che l’Alleanza atlantica svolge ogni anno e che coinvolgerà le basi aeree di Aviano, in provincia di Pordenone, e Ghedi, nel Bresciano, oltre a diverse località in tutta l’area di responsabilità ben oltre il Nord del Paese. “È necessario il contributo congiunto di tutti gli Alleati: si tratta di un’iniziativa che non può limitarsi a un singolo Paese”, ha riferito il colonnello David Bull, capo delle operazioni nucleari della Nato, facendo riferimento al fatto che anche lo spazio aereo dei Paesi limitrofi potrebbe essere coinvolto. Vi parteciperanno velivoli in grado di svolgere missioni convenzionali e nucleari, anche se l’esercitazione non prevede l’impiego di armi atomiche. “Ma siamo in sintonia con Roma sul fatto che si tratti di un’esercitazione nucleare”, ha poi precisato Barrows. Gli Stati Uniti saranno presenti con equipaggi di volo e personale addetto alla manutenzione. Secondo gli stessi documenti del Pentagono, in Italia sarebbero dislocate circa 80 ordigni nucleari sotto controllo statunitense nelle basi militare italiane a Ghedi e Aviano (8).

Conclusioni

Il sintetico panorama offerto da questo articolo vuole dimostrare che la Russia non potrà cantare vittoria nemmeno dopo aver completato la conquista del Donbass, perché l’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina è legato a considerazioni di sicurezza geopolitica tuttora irrisolte se non addirittura aggravatesi rispetto al 2022.

Se qualcuno al Cremlino crede che dopo un eventuale accordo con l’attuale Amministrazione U.S.A., la Russia verrà lasciata stare si sbaglia di grosso, perché l’Occidente collettivo si sta già preparando non solo al dopo Putin ma anche al dopo Trump.

L’obiettivo degli Stati Uniti non è altro che prendere tempo in attesa del verificarsi di almeno una delle due condizioni: l’allontanamento di Mosca dalla partnership strategica con Pechino e il conseguente rallentamento della dedollarizzazione – gli Stati Uniti non pagheranno di certo il diesel russo in rubli – e la fine della preparazione da parte della NATO ad un conflitto diretto contro la Russia – termine individuato nel 2030, quando sicuramente Trump non sarà più alla Casa Bianca.

Dal punto di vista occidentale la considerazione della Russia non è cambiata molto da quando il direttore della rivista “Foreign Policy”, l’israelo-statunitense John Feffer, la definì una “Nigeria con le armi nucleari”; secondo questa visione, Mosca deve tornare ad essere una sorta di ‘colonia estrattiva’ o ‘appendice di materie prime’ a esclusivo vantaggio delle industrie euro-statunitensi. A maggior ragione nel momento in cui la competizione tecnologica con la Cina necessita da parte degli Stati Uniti di quelle risorse strategiche di cui la Federazione Russa è ricca.

Pochi giorni fa, i 32 membri del Comitato Militare della NATO (quello statunitense in primis), erano a Kiev per ribadire il loro sostegno incondizionato all’Ucraina “rimasta costantemente al centro delle valutazioni, delle decisioni e della pianificazione futura dell’Alleanza”. Prima di fare qualsiasi altra concessione a Washington, Vladimir Putin dovrebbe pensarci bene: passare da una vittoria tattica ad una sconfitta strategica potrebbe essere più semplice di quanto sembra.

____

(1) https://www.nato.int/structur/nmlo/links/yavoriv-training-centre.pdf. Il sito internet è oggi irraggiungibile (forse per mascherare le prove?), ma la sua presenza come infrastruttura dell’Alleanza Atlantica era rintracciabile ancora nel giugno 2024. Come ammise anche il “Corriere della Sera”, i morti furono più di 300 e tra di essi numerosi soldati e addestratori della NATO: Giulia Fasano, Nella base militare di Yavoriv i morti sono stati trecento, 26 marzo 2022. Anche secondo il quotidiano “Repubblica”: “Il ‘Centro internazionale per la pace e la sicurezza’ di Yavoriv ospitava istruttori occidentali, come conferma il Ministro della Difesa di Kiev”.

(2) Il documento completo è stato pubblicato sul sito internet del Ministero degli Esteri della Federazione Russa: Treaty between The United States of America and the Russian Federation on security guarantees, 17 dicembre 2021.

(3) Ad esempio, cfr. Le basi della CIA in Ucraina: chiave del contenimento anti-russo in Europa, “Strategic Culture Foundation”, 11 aprile 2026.

(4) Nel contesto del conflitto in Ucraina e della postura di deterrenza della NATO, le basi militari presenti sul territorio italiano (gestite sia dalle Forze Armate italiane che dagli Stati Uniti) svolgono funzioni chiave di sorveglianza aerea, intelligence, logistica e comando, cfr. ad esempio Federico Petrangeli, Supporting Kyiv: Italy’s Military Assistance between Strategic Continuity and Political Division, IAI, 11 giugno 2026.

(5) Senato della Repubblica italiana, Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 32/2025, relativo all’ammodernamento, al rinnovamento e al potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica a protezione del territorio nazionale e dell’Alleanza Atlantica, alla protezione di teatro delle forze schierate in aree di operazione, inclusa la componente navale (n. 377), Resoconto sommario del 4 febbraio 2026.

(6) Stefano Vernole, La forza di dissuasione nucleare francese, Focus CeSEM, 3 maggio 2022.

(7) Stefano Vernole, Gli Stati Uniti hanno messo le mani sulla Groenlandia dimostrando la totale irrilevanza dell’Unione Europea, “Strategic Culture Foundation”, 5 ottobre 2026.

(8) Redazione Peacelink, L’esercitazione nucleare della NATO Steadfast Noon 2026 comincerà sui cieli italiani il 13 ottobre.

Receita envia cartas a 17 mil goianos retidos na malha fina do Imposto de Renda até o dia 20

13 October 2026 at 22:34

A Receita Federal envia até terça-feira (20/10) cartas a 498.487 contribuintes cuja declaração do Imposto de Renda 2026 ficou retida na malha fina, 17.047 deles em Goiás. Os avisos começaram a sair em 5 de outubro, em lotes semanais, e o objetivo é que o próprio contribuinte corrija as informações antes de ser intimado, o que, segundo o órgão, evita o risco de multas e de atraso na restituição.

A ação faz parte do Projeto Cartas 2026, divulgado pela Receita. No Centro-Oeste, são 43.597 cartas: além de Goiás, 9.879 no Distrito Federal, 9.755 em Mato Grosso e 6.916 em Mato Grosso do Sul. São Paulo lidera, com 163.159.

Como saber se a declaração está retida

A consulta é feita no serviço Meu Imposto de Renda, no site da Receita ou no aplicativo do órgão, com conta gov.br de nível prata ou ouro. A declaração retida aparece com a informação “Com Pendência”, e o link da pendência mostra o motivo e orienta a correção.

Se houver erro, basta enviar uma declaração retificadora, sem ir a uma unidade da Receita. De acordo com a Agência Brasil, quem tem a declaração correta e os documentos que a comprovam não precisa mudar nada: deve guardar os papéis e aguardar um eventual chamado do Fisco.

Erros mais comuns

A Receita lista erros comuns que levam à malha: esquecer rendimentos recebidos de forma pontual no ano, deixar de fora os rendimentos do dependente e não informar todas as aposentadorias quando há mais de uma fonte pagadora.

Nas despesas médicas, os erros frequentes são informar o ano errado do gasto, declarar valor diferente do que foi pago e incluir gastos que não podem ser deduzidos. Outro erro citado é lançar o plano VGBL como dedutível, o que não é permitido.

Com informações da Receita Federal e da Agência Brasil.

Imagem: gerada por IA, ilustrativa

The post Receita envia cartas a 17 mil goianos retidos na malha fina do Imposto de Renda até o dia 20 appeared first on Diário da Manhã - O Jornal do leitor Inteligente.

The EU’s latest mad plan to save itself

By: A A
13 October 2026 at 22:16

Ursula von der Leyen has the answer. Borrow even more money. Borrow like there’s no tomorrow.

Join us on Telegram, X, and VK.

Contact us: info@strategic-culture.su

The most remarkable thing about the rapid demise of the U.S. is that when it hits the bottom of the ocean floor economically, it will be in a better state than the EU. The panic among EU leaders, in particular Ursula von der Leyen, is breathtaking. Barely a week passes before she makes another crackpot policy announcement, gives herself a salary increase, or makes a statement about needing to give even more money to Ukraine. But in recent months these announcements have become more radical and existential, and we are seeing a new dawn now in the EU where the only solution to cover up the feral spending and borrowing is to fabricate a war with Russia and then blame Putin for the whole fiasco.

Every now and again we get a sober reminder about the economic situation of the U.S., EU and Russia. The recent news that Putin is going to sell around 2 million tonnes of diesel oil to “global markets” (as U.S. media phrases it), the lion’s share going to the U.S. before, during and just after the midterm elections in a bid to stabilise the price to help Trump. We will have to assume that countries who buy some of their diesel from the U.S. will continue doing so, but it might, in fact, be Russian oil.

There’s a lot of fake news buzzing around originating from Trump, who likes to distract journalists away from the top issues. It’s hard to see how the American public will respond to Trump’s latest decision to buy Russian diesel, but it’s hard to see this being a solution to the global oil crisis, let alone Trump’s record-low ratings. Will Trump really go ahead with a new wave of strikes on Iran after the midterms, as he has said? Or is it that his own intelligence agencies have picked up information that Iran is poised for a massive strike, and so therefore he is obliged to send even more troops, plus a carrier, to the region?

Regardless of how France and Germany get their diesel in the coming weeks, after Trump forced these governments to dip into their own reserves by threatening a U.S. export ban, it’s hard to see how the Achilles heel of most EU economies – crude oil products – can still be controlled by Moscow. While intellectually challenged figures like Mark Rutte make such stupid comments about how Russia could never win a war with NATO based on comparative GDP data, this latest move might be a huge wake-up call for Macron and Merz, the latter facing dismally low poll ratings. How do you continue to fund a war in Ukraine with the ‘frenemy’ relationship pushed to breaking point, such as is the case now with the U.S. having to buy diesel from Russia? EU countries loathe Putin, as the one hope they had to magically breathe new life into EU economies by taking Ukraine under its wing was shattered when Russian forces invaded. Putin is everything they are not. Nobody can deny Putin is a leader – the very thing that is so desperately lacking in EU countries. Leadership.

But the situation now has reached farce. With a global diesel crisis brought about by Trump’s war with Iran, EU countries are expected to buy diesel on the international market, topped up by Russia. In fact, buying oil from your enemy is nothing new. Countries have been doing this for decades. Even in Syria, we saw terror groups in the north-east of the country take over the oil infrastructure and then sell oil back to the Assad regime.

It’s hard to see how EU countries will draw a line in the sand between their geostrategic military objectives and their very realistic need for a stable oil supply. But in the midst of this chaos, Ursula von der Leyen has the answer. Borrow even more money. Borrow like there’s no tomorrow. Her latest proposal is to expand the current seven-year EU budget to 2 trillion euros, and there is only one way this can be achieved, as member states are never going to cough up more for the EU experiment. She will be forced to borrow from international banks to replace a previous loan of 750 billion euros for COVID. This is the solution for failing economies. Where once for so many years EU apparatchiks would defend the EU’s failure to implement its own rule book, in preference for constantly adopting new legislation, now this seems to have been replaced by ‘create a panic about Russia and make the EU a sort of executive of NATO without a single trace of democratic virtue’. Von der Leyen doesn’t stipulate what this massive increase is for, but we can assume some of it will be siphoned off for Ukraine. Madness on steroids. But hidden in the text is a new series of taxes which the EU itself could impose on individuals, and so in the smoke-and-mirrors confusion we see there is a back-door way to start taxing EU citizens, something Brussels never touched before. How long has the whole project got?

Dalla spezieria al beauty case: come è cambiata la cosmesi naturale nei secoli

13 October 2026 at 22:16

Prima dei sieri in flacone, delle creme airless e delle lunghe liste INCI, la cura della pelle era fatta soprattutto di oli, cere, acque aromatiche, polveri, erbe e preparazioni tramandate nelle case, nelle botteghe e nelle antiche spezierie.

La cosmesi naturale che oggi troviamo nei nostri beauty case è molto diversa da quella del passato, ma conserva un legame evidente con una storia lunga secoli: l’idea di utilizzare materie prime di origine vegetale per detergere, profumare, ammorbidire e proteggere pelle e capelli.

A cambiare non sono stati soltanto i contenitori e le texture. Sono cambiate soprattutto la conoscenza della pelle, le tecniche di formulazione, le norme di sicurezza e le aspettative di chi acquista.

Ripercorrere questa evoluzione permette di capire perché molti ingredienti apparentemente moderni abbiano in realtà origini molto antiche.

Quando la bellezza nasceva dalla dispensa e dal giardino

Per gran parte della storia, ciò che oggi chiamiamo cosmetico non era nettamente separato dalla preparazione domestica, dall’erboristeria o dalla profumeria.

Oli vegetali, cere, argille, erbe aromatiche e fiori erano materiali facilmente riconoscibili e potevano entrare tanto nella cura personale quanto nelle preparazioni medicinali o nei profumi.

L’olio, in particolare, ha accompagnato la cura del corpo per secoli. Serviva come base per unguenti e preparazioni aromatiche, permetteva di ammorbidire la pelle e poteva essere arricchito attraverso la macerazione di piante e fiori.

Anche le acque floreali occupavano uno spazio importante. Rosa, lavanda, rosmarino e agrumi appartengono a una tradizione che attraversa epoche e territori diversi e che ritroviamo ancora oggi sotto forma di idrolati, estratti e componenti aromatiche.

Le spezierie, antenate dei moderni laboratori

Nel Medioevo e nel Rinascimento le spezierie erano luoghi molto più complessi delle moderne profumerie.

Vi si potevano trovare droghe vegetali, spezie, resine, oli, cere, essenze e preparazioni destinate a usi differenti. Il confine tra rimedio, profumo e cosmetico era spesso molto meno definito di quanto lo sia oggi.

La lavorazione delle materie prime richiedeva conoscenza, esperienza e tecniche che venivano progressivamente perfezionate: infusioni, macerazioni, distillazioni e miscelazioni permettevano di trasformare piante e sostanze aromatiche in prodotti più facilmente utilizzabili.

È anche attraverso queste pratiche che si sviluppò una cultura della profumeria e della cura personale destinata a diventare sempre più raffinata.

Firenze, Venezia e altre città italiane ebbero un ruolo importante nella circolazione di materie prime, profumi e preparazioni cosmetiche, grazie anche ai rapporti commerciali con il Mediterraneo e l’Oriente.

Il fascino dei profumi e delle acque aromatiche

La storia della cosmesi non riguarda soltanto la pelle.

Il profumo è stato per secoli uno degli aspetti più affascinanti della cura personale. Agrumi, fiori, erbe e resine venivano utilizzati per creare composizioni aromatiche che, con il tempo, diventarono sempre più elaborate.

La distillazione rese possibile ottenere acque aromatiche ed essenze con caratteristiche molto diverse rispetto alle semplici infusioni.

Molti ingredienti che oggi associamo immediatamente alla cosmesi naturale — rosa, lavanda, bergamotto, rosmarino, salvia — appartengono a questa storia.

Il loro utilizzo moderno è però molto diverso: oggi vengono inseriti in formulazioni studiate con criteri precisi, dosaggi controllati e valutazioni di sicurezza che nel passato semplicemente non esistevano.

Non tutto ciò che era naturale era anche delicato

Guardare alla cosmesi antica con nostalgia può essere affascinante, ma rischia di creare un’immagine poco realistica.

Le preparazioni del passato non erano necessariamente più sicure perché semplici o naturali.

Nel corso dei secoli sono state utilizzate anche sostanze irritanti o veri e propri ingredienti problematici, soprattutto quando l’obiettivo estetico prevaleva sulla conoscenza degli effetti a lungo termine.

Il celebre incarnato pallido ricercato in alcune epoche, per esempio, portò all’impiego di preparazioni che oggi non troverebbero alcuno spazio in un cosmetico moderno.

La storia della bellezza è quindi anche la storia di una progressiva comprensione di ciò che può essere utilizzato sulla pelle e di come debba essere formulato.

Dalla ricetta artigianale alla formulazione cosmetica

La grande trasformazione avviene con lo sviluppo della chimica e, successivamente, dell’industria cosmetica.

Creme ed emulsioni diventano progressivamente più stabili. Si sviluppano sistemi di conservazione più efficaci, texture più piacevoli e prodotti capaci di mantenere le proprie caratteristiche per periodi più lunghi.

Il cosmetico smette di essere soltanto una miscela di ingredienti e diventa una vera formulazione.

Questa distinzione è importante anche quando parliamo di cosmesi naturale contemporanea.

Una moderna crema naturale non è semplicemente un insieme di oli ed estratti vegetali. È il risultato di un equilibrio tra fase acquosa e fase oleosa, emulsionanti, umettanti, ingredienti funzionali, sistema conservante e controllo microbiologico.

La natura fornisce molte delle materie prime; la tecnologia permette di trasformarle in prodotti pratici, stabili e piacevoli da usare.

Il ritorno degli ingredienti botanici

Negli ultimi decenni l’interesse verso gli ingredienti vegetali è tornato fortemente al centro del settore beauty.

Oli di jojoba, argan, mandorla e rosa mosqueta; burri come karité e cacao; aloe, idrolati, estratti botanici e argille sono diventati familiari anche a chi non è particolarmente appassionato di cosmetica.

Non si tratta però semplicemente di un ritorno al passato.

Gli ingredienti tradizionali vengono oggi studiati, estratti e inseriti nelle formulazioni attraverso tecniche molto differenti rispetto a quelle utilizzate secoli fa.

Anche il consumatore è cambiato. Legge le etichette, confronta le formulazioni, cerca informazioni sull’origine delle materie prime e spesso desidera conoscere non soltanto il risultato cosmetico, ma anche la filosofia del marchio.

Quando il naturale incontra la tecnologia

Uno degli aspetti più interessanti della cosmesi contemporanea è proprio l’incontro tra tradizione e innovazione.

Un estratto vegetale può derivare da una pianta utilizzata da secoli, ma essere ottenuto attraverso processi moderni che permettono di standardizzarne meglio le caratteristiche.

Una crema può contenere oli e burri tradizionali e allo stesso tempo utilizzare emulsionanti di nuova generazione, packaging airless e sistemi di conservazione studiati per garantire stabilità e sicurezza.

Persino il modo in cui scegliamo un cosmetico è diventato tecnologico.

Quello che un tempo richiedeva la visita a una bottega oggi può essere fatto online, confrontando ingredienti, texture, certificazioni e destinazioni d’uso.

Dalla bottega all’ecommerce specializzato

La continuità tra passato e presente si vede anche nel ruolo della specializzazione.

La vecchia spezieria non vendeva semplicemente merci: era un luogo in cui la conoscenza delle materie prime aveva un valore centrale.

In forma naturalmente molto diversa, qualcosa di simile avviene oggi negli ecommerce verticali dedicati alla cosmesi naturale.

Tra le realtà italiane del settore c’è BioVeganShop, attivo da oltre tredici anni e dedicato esclusivamente alla selezione di prodotti naturali e biologici per la bellezza e il benessere.

Il confronto con una spezieria storica non va naturalmente preso alla lettera, ma il principio della specializzazione rimane interessante: in un mercato enorme, organizzare e descrivere formulazioni differenti permette al consumatore di orientarsi con maggiore consapevolezza.

Oggi possiamo leggere un INCI, confrontare più marchi e scegliere una crema in pochi minuti. È un gesto quotidiano che racchiude, in realtà, secoli di evoluzione della cultura cosmetica.

Il beauty case moderno ha radici molto antiche

Osservando una mensola contemporanea si possono trovare flaconi tecnologici, sieri concentrati, detergenti delicati e creme dalle texture sofisticate.

Eppure, dietro molti di questi prodotti continuano ad apparire ingredienti che sarebbero stati familiari anche a chi preparava unguenti e acque aromatiche molti secoli fa.

La differenza è nel modo in cui li conosciamo e li utilizziamo.

La cosmesi naturale contemporanea non rappresenta quindi un semplice ritorno alle origini. È piuttosto il risultato dell’incontro tra un patrimonio antico di materie prime vegetali e la capacità moderna di trasformarle in formulazioni più sicure, stabili e funzionali.

Forse è proprio questo il suo aspetto più interessante: aprire un piccolo vasetto di crema può sembrare un gesto del tutto moderno, ma in quel gesto sopravvive una storia molto più lunga del nostro beauty case.

L'articolo Dalla spezieria al beauty case: come è cambiata la cosmesi naturale nei secoli su Vanilla Magazine scritto da Antonio Pinza

Ansar Allah has the upper hand in escalating conflict with Saudi Arabia

13 October 2026 at 22:12

Three months after Saudi Arabia resumed its aggression against Yemen’s Ansar Allah-led government by attacking Sanaa International Airport in July, the conflict continues to spiral.

Saudi-backed forces claimed that they managed to cut off the main road connecting the Red Sea port city of Mokha with the Bab al-Mandeb strait on Monday, October 12, in a bid to reverse Ansar Allah’s major territorial gains along the Red Sea coast.

This came after Ansar Allah launched an intensified military operation that resulted in encircling Yemen’s southwestern city of Taiz last week. Taiz has been under the control of the Saudi-backed Yemeni government for roughly the last ten years.

As Yemen’s third-largest city, the encirclement of Taiz constitutes a critical development in the country’s armed conflict and geopolitical landscape, especially with a vital supply route linking Taiz with Aden being cut off. For over a decade, Aden has served as the temporary capital of Yemen’s Saudi-backed government.

Ansar Allah’s encirclement of Taiz sparked heavy ground clashes with the Saudi-backed forces, while Saudi warplanes intensified their strikes on the city as well as other parts of Yemen.

Ansar Allah emerges undeterred by the Saudi escalation

However, those airstrikes have not deterred the Ansar Allah-led armed forces from targeting Saudi airports and vital energy facilities with missiles, and drones. 

The Yemeni Armed Forces’ spokesman Brigadier General Yahya Sare’e confirmed on Sunday, October 11, that the attacks disrupted air traffic at King Khalid Airport in Riyadh and King Fahd Airport in Dammam. They also caused fires in Aramco’s Shuqdam gas and Tanajib oil facilities in Saudi Arabia’s Eastern Province.

On Monday, Ansar Allah announced the targeting of King Khalid International Airport in Riyadh once again with a ballistic missile, and Khamis Mushait Air Base in southern Saudi Arabia with a drone.

As a result, Saudi Arabia’s General Authority of Civil Aviation extended the suspension of flight operations at King Khalid International Airport in Riyadh until October 17, 2026.

The Yemeni movement clarified that its latest attacks on Saudi airports, alongside other energy and military facilities, came in response to the recent Saudi strikes on civilian infrastructure across Yemen. This included an attack on a passenger bus in Taiz, reportedly killing two civilians and injuring seven others. 

Trump says US may join Saudi Arabia in striking Yemen

Commenting on the attacks on Riyadh’s main airport, US President Donald Trump told reporters he is considering joining Saudi Arabia in striking Ansar Allah in Yemen.

“We just found out about the recent attack. So, we’ll make a decision. We move very quickly,” Trump said.

Tehran suggest mediation of talks between Ansar Allah and the Saudis

For its part, the Islamic Republic of Iran called on Saudi Arabia to resolve the conflict through diplomacy rather than a military approach.

According to Saudi and Iranian media outlets, Iranian Foreign Minister Abbas Araghchi proposed on Sunday that Tehran mediate a dialogue between Riyadh and Ansar Allah, during a telephone call with his Saudi counterpart Prince Faisal bin Farhan.

AAC responde a invasão da RUC com queixa contra Chega

13 October 2026 at 22:12
A associação académica convoca também concentração para quarta-feira e pede ao Chega que se retrate. André Ventura defendeu a ação das deputadas Rita Matias e Madalena Cordeiro.

© JOÃO PORFÍRIO/OBSERVADOR

Face à invasão ocorrida na segunda-feira, José Machado afirmou que a segurança do edifício será reforçada, nomeadamente à hora do programa de debate da Rádio Universidade de Coimbra

Political crisis in Pakistan deepens with dismissal of PTI-led provincial government

13 October 2026 at 22:08

Large-scale protests broke out in different parts of Pakistan’s Khyber Pakhtunkhwa (KP) province on Monday, October 12, after the federal government dismissed its elected government and imposed the centralized Governor’s rule.

The federal government also declared an emergency in 12 out of 40 of KP’s districts, citing a law-and-order situation. The imposition of the emergency under article 232 of Pakistan’s constitution means the suspension of citizen’s fundamental rights.

Pakistan Tehreek-e-Insaf (PTI) which was ruling the KP government, called the dismissal of its government a “direct assault on the democratic mandate of the people.” PTI is currently leading a large march to Pakistan’s capital, Islamabad, demanding the release of its jailed leader and former prime minister, Imran Khan,

Several of its leaders and activists protested the federal government’s decision in different parts of the province on Monday and Tuesday, despite the repression unleashed by security forces.

The federal government has deployed the armed forces in large numbers across the province, closed down all the educational institutions and blocked all access routes to the capital Peshawar with shipping containers in order to prevent large protests.

Chief Minister Sohail Afridi was also arrested on Monday, along with several of the elected members of the provincial legislative council, with PTI claiming his whereabouts were unknown.

Afridi, who was leading the march to Islamabad since October 4, had, on Saturday, dared the federal government to dismiss his government, claiming the imposition of federal rule by dismissing “the only truly elected government” in the country would be a brutal repression of popular will.

The PTI has called for large-scale protests against the move in the coming days. It has also filed a petition demanding the revocation of the Governor’s rule and production of its elected members, arrested since Sunday.

“Unpardonable crime“

Reacting to the dismissal of the PTI government, Ammar Ali Jan, leader of the leftwing Haqooq-e-Khalq Party (HKP) called it “one of the darkest chapters” in the country’s history.

“All those responsible, including the PMLN [Pakistan Muslim League Nawaz, the ruling party], PPP [Pakistan Peoples Party, part of the ruling coalition] & the establishment [the Army] have committed an unpardonable crime against our people,” Ali Jan said, asking people to “revolt against this tyranny.”

Several other groups and parties opposed the federal government’s move, calling it an attack on people’s basic rights.

HKP called it a brazen disregard for the will of the people which will further increase the gap between the people and the government “in the midst of unprecedented security, economic and regional challenges” faced by Pakistan.

The left-wing Mazdoor Kisan Party (MKP) and Awami Workers’ Party-Marxist also opposed the move, calling it an example of authoritarianism. The MKP dismissed the justification about the PTI government’s failure to maintain law and order and curb terrorism as just excuses to undermine the popular mandate.

The federal government, led by Prime Minister Shehbaz Sharif of the PMLN, has long accused the KP government of failing to secure law and order in the province, citing rising cases of “terrorist attacks.”

It claimed the PTI-led government has “deliberately disengaged with the fight against terrorism” as justification for its dismissal on Sunday.

Pakistan’s Information Minister Attaullah Tarar also claimed on Monday that the move has been welcomed by the people of KP as the PTI government was sympathetic and even supportive to “terrorist” groups.

The dismissal of the PTI government in KP is largely seen as a result of the persistent political tensions between the PTI and the ruling coalition.

The PTI is the largest opposition party in the country’s National Assembly. Khan, despite being in prison for the last three years, still has a large popular following.

Khan and the PTI have maintained that the ruling coalition, in collaboration with the country’s armed forces, conspired and rigged the 2024 elections to deprive them of power after Khan spoke against the latter’s interference in the democratic governance.

The PTI was denied its symbol during the national elections, forcing it to run its candidates as independents, while Khan was disqualified to contest in the elections and denied permissions to campaign. He was put in prison and charged with scores of cases related to corruption, misuse of power, and violence.

Oito detidos na 1ª noite da campanha "Viaje sem Pressa"

13 October 2026 at 21:31
A ANSR, GNR e PSP fiscalizaram 241 veículos em Lisboa na primeira ação da campanha nacional, que decorre até segunda-feira e visa reduzir mortes nas estradas.

© ESTELA SILVA/LUSA

Entre 2023 e 2025, os acidentes associados à velocidade excessiva provocaram 154 mortes e 563 feridos graves segundo os dados da ANSR

AMT: "não é claro" como os táxis podem fazer serviço TVDE

13 October 2026 at 21:29
A presidente da AMT, Ana Paula Vitorino, alertou para as contradições da nova lei TVDE e criticou o tarifário fixo do aeroporto de Lisboa, que entra em vigor quinta-feira.

© DIOGO VENTURA/OBSERVADOR

O novo regime jurídico da atividade de transporte remunerado de passageiros em veículos de disponibilização eletrónica e das plataformas eletrónicas (TVDE) foi publicado a 1 de setembro
❌