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Stragi, Scarpinato risponde alle accuse della destra: “Non mi hanno intimidito Riina e Berlusconi, non mi farò intimidire da questa sporca politica”

“Se pensano di potermi tappare la bocca con questi metodi non sanno con chi hanno a che fare. Non mi sono lasciato intimidire da Riina e Berlusconi, non mi lascerò intimidire da questa sporca politica”. In conferenza stampa con Giuseppe Conte e i capigruppo Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, il senatore M5s Roberto Scarpinato risponde alle accuse della destra e del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che martedì in Commissione Antimafia ha indicato di nuovo l’ex procuratore generale di Palermo come “depistatore” delle indagini sulla strage di via D’Amelio. “Ci sono una decina di persone che, se domani potessero dire cos’è successo dietro le stragi del ’92-’93, questo Paese si fermerebbe, il governo cadrebbe”, afferma Scarpinato. “La campagna stragista del 92-93 ha portato al potere questa classe politica, i Berlusconi, i Dell’Utri. Questa commissione e la presidente” Chiara Colosimo, di Fratelli d’Italia, hanno impedito qualsiasi indagine conoscitiva sui mandanti e i concorrenti esterni” delle stragi: è stata chiusa una saracinesca sul passato, hanno militarizzato la commissione e vogliono strumentalizzare gli errori della procura di Caltanissetta”, ha attaccato.

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Addio buche sulle strade, arriva l’asfalto intelligente che si ripara da solo

Altro che auto volanti, che guidano da sole e che fanno piroette in aria: dopo le strade senza code, il sogno proibito degli automobilisti sono gli asfalti senza buche, una piaga per la meccanica dell’auto e, soprattutto, per la schiena del suo guidatore. Senza contare il pericolo che costituiscono per i centauri. Ma, in un futuro si spera non troppo lontano, il problema potrebbe essere superato dall’asfalto intelligente e più precisamente da microcapsule e resine epossidiche con funzione “tappabuchi”.

Il target ultimo è la realizzazione di un asfalto avanzato in grado di autoriparare le lesioni iniziali del manto prima che queste ultime degenerino in crepe profonde o voragini. Il manto stradale convenzionale è costituito da un miscuglio di sabbia e pietrisco tenuti insieme dal bitume, un legante derivato dal petrolio. E sotto l’azione combinata del traffico intenso, degli sbalzi termici e delle infiltrazioni d’acqua, va incontro a un progressivo deterioramento.

Nelle stagioni fredde, infatti, l’acqua penetrata nelle microfratture, congela e si espande, formando crepe che costituiscono la genesi delle buche. La manutenzione tradizionale? Interviene solo a danno fatto, riempiendo le cavità o, più raramente, rifacendo le porzioni ammalorate. L’asfalto autoriparante, invece, mira a prevenire più che “curare”.

Sebbene il bitume possieda una minima capacità intrinseca di autoriparazione in condizioni di temperatura favorevoli, si tratta di un processo troppo lento per contrastare l’usura quotidiana. Ecco quindi che, per potenziare questa proprietà, i tecnici stanno studiando l’inserimento all’interno della miscela stradale di minuscole capsule, progettate per resistere alle sollecitazioni della produzione e della posa, ma pronte a rompersi non appena una microfrattura le interseca.

Le suddette capsule rilasciano sostanze specifiche direttamente nella lesione, come ad esempio resine epossidiche, che combinandosi con un apposito indurente, reagiscono formando una rete polimerica solida in grado di rinsaldare le superfici di asfalto separate. Poiché non esiste un’unica tecnologia standard, la ricerca sperimenta diverse formulazioni che spaziano da capsule contenenti resina e indurente separati fino a sostanze rigeneranti capaci di ridare vigore al bitume stesso.

La rivista scientifica “Materials” ha testato sistemi epossidici bicomponenti evidenziando, in laboratorio, un indice di autoriparazione del 67,8% impiegando una concentrazione ottimale di capsule pari al 4%. Sebbene i benefici attesi a lungo termine siano molti e comprendano una drastica riduzione degli interventi di manutenzione, un prolungamento della vita utile delle pavimentazioni, un minor numero di cantieri e un conseguente risparmio economico per le amministrazioni locali accompagnato da minori disagi per la circolazione, la tecnologia presenta ancora dei limiti strutturali.

L’asfalto intelligente non costituisce, infatti, una panacea alle voragini profonde o ai cedimenti del sottofondo stradale. Inoltre, le capsule esauriscono il proprio contenuto dopo la prima attivazione e restano da verificare sul campo la resistenza ai cicli di gelo e disgelo, il comportamento sotto il traffico pesante, l’impatto ecologico dei materiali impiegati e la loro riciclabilità a fine vita. C’è tanto da chiarire e tanto da testare, quindi; tuttavia, col maturare della tecnologia, il sogno di avere strade autoriparanti (o quasi) potrebbe diventare realtà.

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Chiedono un selfie a Fedez fuori da un locale, due fratelli padovani denunciano di essere stati picchiati. Il rapper avrebbe detto loro: “Dai che altrimenti va a finire male”

“Dai che altrimenti va a finire male”. Sarebbero queste, secondo il racconto di due fratelli padovani di 19 e 20 anni, le parole pronunciate da Fedez fuori dal The Club, nota discoteca di corso Garibaldi a Milano. Una frase che, nella ricostruzione contenuta nella denuncia presentata dai ragazzi, avrebbe preceduto un’aggressione da parte di una delle guardie del corpo che accompagnavano il rapper. A riportare la vicenda è Il Gazzettino.

Sono circa le cinque del mattino. I due fratelli, figli di un avvocato padovano, si trovano fuori dal locale insieme ad alcuni amici. Il loro obiettivo iniziale sarebbe quello di incontrare Artie 5ive, anche lui presente quella sera al The Club. A uscire, però, è Fedez. I ragazzi lo riconoscono e provano ad avvicinarlo per chiedergli una foto. Il rapper non è solo, ma circondato dalle sue guardie del corpo. È in quel momento che, secondo la versione dei due giovani, avrebbe detto: “Dai che altrimenti va a finire male”. Uno dei fratelli avrebbe risposto: “No, no, hai ragione” e il gruppo si sarebbe quindi allontanato.

Sembrerebbe finita lì. Ma nella denuncia i ragazzi raccontano una seconda parte della storia. Sempre secondo la loro versione, Fedez avrebbe chiesto ai bodyguard di raggiungerli. Una delle guardie si sarebbe quindi avvicinata al 19enne dicendogli: “Se rimani qui le prendi”, per poi colpirlo con un pugno al volto. Il fratello e gli amici avrebbero cercato di fermare l’uomo. E proprio in quel momento, stando ancora al racconto riportato nella denuncia, dalla guardia del corpo sarebbe arrivata una frase: “Lo so, avete ragione, ma non posso farci nulla”.

Poco dopo partono le chiamate al 113, due secondo quanto ricostruito: tra le 5.06 e le 5.16. Il diciannovenne avrebbe perso i sensi e sarebbe stato portato al Policlinico Maggiore, da dove è stato poi dimesso con una prognosi di quattro giorni. Anche il fratello sarebbe stato visitato nella stessa struttura, ricevendo una prognosi di tre giorni. Il Gazzettino riferisce che nelle dodici pagine di denuncia depositate dai legali padovani sarebbero stati allegati anche alcuni video che, secondo i denuncianti, documenterebbero quanto accaduto quella notte e mostrerebbero Fedez insieme alle sue guardie del corpo durante la concitata sequenza.

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“Adele è entusiasta di pubblicare un nuovo disco il prossimo anno. Sta registrando in gran segreto a Londra e ha ripreso a fumare, dopo aver smesso”: l’indiscrezione

Il dado è tatto. Adele è pronta a rompere il silenzio discografico di cinque anni per pubblicare il nuovo album. La cantante, secondo quanto riportato dal tabloid The Sun, sta ultimando le incisioni degli inediti in gran segreto agli studi Church Studios, nel nord di Londra, dove l’artista aveva registrato parte del suo album del 2015, “25”. In quelle stesse stanze hanno lavorato i Coldplay, Paul McCartney, Oasis e Mick Jagger.

Insomma sembra davvero tutto pronto per una delle voci più belle del panorama musicale mondiale. Adele aveva promesso che si sarebbe presa “una lunga pausa” dopo la sua residency a Las Vegas nel 2024. Ma a quanto pare la sua creatività non si è fermata. Il fatto che non veda l’ora di pubblicare nuova musica è stato ben spiegato da un’altra indiscrezione, forse più clamorosa. Se solo si fosse verificato.

“Dopo essere arrivata da Los Angeles, dove risiede, Adele aveva prenotato una serata a sorpresa al Roundhouse di Camden per testare il nuovo materiale, salvo poi rimandare l’evento”, si legge sul Sun. Una fonte ha confermato: “Si sta preparando per un grande ritorno e aveva prenotato la location come modo riservato per raccogliere riscontri sui nuovi brani. Alla fine ha annullato la serata. Ma immaginate di aver acquistato i biglietti per un artista misterioso e di scoprire poi che si trattava di Adele!”

La fonte ha concluso: “Al momento non si parla di riprogrammare l’evento, il che suggerisce che sia molto soddisfatta del nuovo materiale. In ogni caso, nuova musica è in arrivo: Adele è entusiasta di pubblicare un nuovo disco il prossimo anno”.

Il titolo dell’album? Dovrebbe essere “38”, come il numero degli anni dell’artista. Una numerologia fortunata se si tiene conto degli altri titoli: nel 2008 il discordo d’esordio era “19”, nel 2011 l’album si intitolava “21”, poi “25” nel 2015 e infine l’ultimo “30” nel 2021.

Infine una piccola curiosità: sembra che la cantante abbia ripreso a fumare, dopo aver smesso anche per il figlio Angelo James, nato il 19 ottobre 2012.

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Il regista palestinese Basel Adra: “Coloni e soldati israeliani hanno trasformato la raccolta delle olive in una guerra. Elezioni? Non cambierà nulla”

“Mi stupisco che a Masafer Yatta (un insieme di villaggi palestinesi nella Cisgiordania meridionale, nel governatorato di Hebron, ndr) ci siano ancora persone che riescono a sopravvivere. Mentre stiamo parlando, i bulldozer israeliani stanno distruggendo e demolendo case, ripari, strade, serbatoi d’acqua, pozzi, condutture idriche e pannelli solari. Prendono di mira tutto ciò che è essenziale per la vita delle persone palestinesi”. A denunciarlo ai microfoni del Fattoquotidiano.it è stato il regista, giornalista e attivista Basel Adra – che ha vinto il Premio Oscar 2025 nella categoria ‘Miglior documentario’ con il film “No Other Land” – nel corso del convegno “Dall’economia di occupazione all’economia di liberazione”, organizzato a Roma da Oxfam e dalle 20 organizzazioni promotrici della campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”.
“Confiscano veicoli e trattori per impedire gli spostamenti, con la scusa che si tratti di una zona militare in cui la presenza di mezzi civili non è consentita. Così ora nell’area circolano soltanto i veicoli dei coloni: questo crea una situazione di estremo pericolo, perché si spostano da una comunità all’altra, aggredendo le persone. Quindi la situazione sta peggiorando ovunque”, ha spiegato il regista e attivista. “Coloni e soldati israeliani hanno trasformato la raccolta delle olive in una zona di guerra: attaccano gli agricoltori, rubano il raccolto e uccidono i palestinesi mentre raccolgono le olive”, è la denuncia di Adra, che ricorda anche l’aggressione subita dai diplomatici Ue, nei pressi del villaggio di Taybeh, a nord-est di Ramallah, e dalla fotoreporter del Washington Post, Heidi Levine, aggredita nel villaggio di Abu Falah, a est di Ramallah.
“Tutto questo è reso possibile a causa dell’impunità garantita al governo israeliano dai governi occidentali, compreso quello italiano, che continuano a sostenere questo regime di apartheid e di genocidio“, ha attaccato. Denunciando “l‘ipocrisia” di tanti Paesi Ue: “Per lunghi decenni l’Europa si è dichiarata a favore della soluzione a due Stati e per il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi, condannando al contempo gli insediamenti e la violenza dei coloni. Eppure, ha continuato a intrattenere rapporti commerciali con loro, rafforzando economicamente i coloni e consentendo loro di espandere gli insediamenti e di intensificare le violenze contro di noi”. L’Italia, ha continuato Adra, è tra i maggiori colpevoli: “La gran parte dei governi europei, Italia inclusa, continua ad agire in questo modo: invia milioni di euro che finiscono nelle tasche dei coloni in Cisgiordania, permettendo loro di proseguire gli attacchi contro di noi e di costruire un numero sempre maggiore di aziende agricole e insediamenti illegali. Inoltre, questi Paesi aprono i propri mercati e i propri aeroporti a tali criminali, consentendo loro di viaggiare e di introdurre le proprie merci in Europa”.
In vista del voto del 27 ottobre in Israele, secondo Adra non cambierà comunque nulla per i palestinesi: “Purtroppo se si aspetta che sia un governo israeliano a cambiare la situazione, la prospettiva è pessima”. Questo perché anche nella coalizione dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, maggior rivale di Netanyahu, “hanno già dichiarato che non ci sarà mai uno Stato palestinese e che continueranno a sostenere insiediamenti e coloni”. Per il regista solo dall’Occidente possono cambiare le cose: “So bene di non poter riporre speranze sui governi attuali, ma io credo nel potere delle persone qui in Europa. Sono loro a poter cambiare il corso degli eventi”.

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Il New York Times: “Usa e Israele preparano nuovi attacchi contro l’Iran dopo le elezioni”

Infrastrutture energetiche, impianti nucleari, arsenali di missili e droni. Potrebbero finire di nuovo nel mirino Stati Uniti e Israele, che si starebbero preparando a riprendere la guerra in Iran dopo le elezioni di medio termine del 3 novembre. I vertici militari di Washington e Tel Aviv, riferisce il New York Times, hanno sviluppato piani specifici per nuovi attacchi per quella che si prevede come “un’operazione breve ma intensa“.

Le forze armate dei due paesi, riporta il quotidiano statunitense, hanno intensificato le esercitazioni, facendo volare aerei sopra l’Iraq per testare le manovre d’attacco contro il regime di Teheran. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, hanno dichiarato funzionari statunitensi, ha incontrato il primo ministro Benjamin Netanyahu in Israele questa settimana per discutere della nuova campagna militare.

Gli Usa, riporta ancora il giornale , in queste settimane stanno radunando in Medio Oriente un “enorme arsenale“, che dovrebbe essere pienamente operativo entro inizio novembre. Anche se nel frattempo continuano i movimenti diplomatici, con negoziatori Usa che puntano a “fare leva” sulla minaccia di nuovi attacchi per portare l’Iran a cedere rispetto alle richieste statunitensi riguardanti la questione nucleare.

Tra coloro che stanno pianificando le prossime mosse in questo conflitto lato Usa c’è chi è convinto che una campagna militare breve ma intensiva, di tre giorni, potrebbe infliggere danni economici sufficienti a modificare la posizione iraniana. D’altro canto, il precedente delle conseguenze degli attacchi di Stati Uniti e Israele tra febbraio e aprile scorsi introduce “ragioni per dubitare che una ripresa della guerra possa avere più successo della prima fase”.

Funzionari iraniani, spiega ancora il Ny Times, hanno pronosticato che Teheran potrebbe rispondere a nuovi raid sul proprio territorio “ampliando gli obiettivi al di là di navi commerciali e infrastrutture energetiche della regione” e mettendo nel mirino anche “centri di elaborazione dati e i cavi sottomarini per Internet”.

È inoltre tutt’altro che certo che Donald Trump approverà nuovi raid, sottolinea il Nyt. Più volte quest’anno il presidente ha posto il veto a piani per il ritorno a grandi operazioni di combattimento, come nelle scorse settimane quando le forze armate statunitensi e israeliane erano quasi pronte ad attaccare.

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“I chili presi? Dovevo arrivare a capire cosa significasse fisicamente essere presenti in quel corpo. Nel film non c’è la mia voce: ho fatto lipsync”: così Massimiliano Caiazzo nei panni di Pino Daniele

Massimiliano Caiazzo, conosciuto dal grande pubblico televisivo per essere stato Carmine in “Mare Fuori”, ora è nelle sale cinematografiche nei panni di Pino Daniele. L’attore napoletano, infatti, presta ora il suo volto al grande cantautore partenopeo per il film “Je so’ pazzo”, diretto da Nicola Prosatore.

Intervistato da Fanpage, l’attore ha rivelato alcuni retroscena riguardo al film, primo tra i quali il fatto che nonostante le sue doti canore non presti anche la sua voce al Pino Daniele del film. “Non c’è stata mai la richiesta che si sentisse la mia voce, l’intento era far sentire Pino il più possibile. Per me è stato importante, così come cambiare fisicamente, studiare canto, in maniera specifica i suoi fiati, l’utilizzo della voce, come si muoveva il suo corpo. Ho fatto lip sync, era importante per la recitazione interpretare i brani e mostrare il contesto in cui sono nati”.

L’altro aspetto che avrà sicuramente stupito chi ha visto il film è il cambiamento fisico a cui è stato costretto Caiazzo per interpretare Pino Daniele. L’attore avrebbe preso addirtittura 20 chili per impersonare il cantautore. “È stato un viaggio incredibile, il cambiamento fisico è stato soltanto uno degli aspetti e capisco sia stato impattante, lo è stato anche per me. Dovevo arrivare a capire cosa significasse fisicamente essere presenti in quel corpo. E come la musica lo attraversasse” ha raccontato Massimiliano Caiazzo.

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Sanzionata per 75 minuti di straordinario: la dipendente vince e ottiene la revoca

Quattro giornate di straordinario, per un totale di circa 75 minuti di lavoro in più, le erano costate un’ammonizione disciplinare. Ora, però, la vicenda si è conclusa con la revoca della sanzione e il pagamento delle spese legali da parte di Poste Italiane come riporta Il Corriere del Veneto.

Protagonista è una dipendente dell’ufficio postale di Bribano, frazione di Sedico, in Valbelluna, che si era trattenuta oltre l’orario previsto per completare le pratiche rimaste in sospeso, in un ufficio con un solo operatore e un significativo afflusso di utenti. I fatti risalgono all’estate del 2025. In tre giornate la lavoratrice aveva effettuato circa 15 minuti di straordinario, mentre nella quarta si era trattenuta per mezz’ora. Un impegno aggiuntivo limitato nel tempo, ma sufficiente a far scattare una contestazione disciplinare da parte dell’azienda.

La contestazione sui tempi di comunicazione

Al centro della vicenda c’era il regolamento aziendale, che prevedeva l’obbligo di comunicare entro un determinato momento della giornata la necessità di effettuare straordinari. La dipendente aveva invece segnalato l’esigenza verso la fine del servizio, dopo una mattinata particolarmente intensa. Poste Italiane le aveva contestato la comunicazione tardiva, comminandole un’ammonizione, nonostante le difficoltà organizzative già segnalate. La lavoratrice, inoltre, rientrava tra il personale fragile per motivi di salute.

Dopo aver presentato una memoria difensiva di sei pagine e chiesto di essere ascoltata con l’assistenza di un legale o di un rappresentante sindacale, senza ottenere l’audizione, la dipendente si era rivolta all’Ispettorato del lavoro. Il tentativo di conciliazione non aveva avuto esito positivo e la vertenza era arrivata davanti al giudice del lavoro, che ha dato ragione alla lavoratrice. A quel punto, Poste Italiane ha accettato di revocare la sanzione e sostenere le spese legali.

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Dramma nel rugby, Cléa Menier morta per un violento colpo alla testa durante una partita: aveva 17 anni

La Francia del rugby è sconvolta: la giocatrice Cléa Ménier, di soli 17 anni, è morta a seguito di un incidente avvenuto durante una partita lo scorso sabato. Secondo le ricostruzioni dei media locali, Menier è stata vittima di un brutto fallo durante il match tra la sua squadra, l’Union du Bassin Marmandais, e i rivali dell’Agen. La 17enne ha subito un violento colpo alla testa, probabilmente seguito da un arresto cardiorespiratorio. Dopo giorni di apprensione, mercoledì è arrivo il tragico annuncio del suo decesso.

“Siamo sotto choc” e viviamo “una profonda tristezza”, ha scritto il suo club in un lungo messaggio sui social. “I nostri primi pensieri vanno alla sua famiglia, ai suoi genitori Cécile e Johann, a suo fratello Clément e a sua sorella Coline, anche lei giocatrice del nostro club. Questa è una terribile prova per il nostro club. La affronteremo insieme, uniti e solidali, prendendoci cura gli uni degli altri”, si legge nel comunicato, che ringrazia anche “tutte le squadre di soccorso e gli operatori sanitari che si sono alternati nella cura di Cléa, dai vigili del fuoco e dallo SMUR alle équipe di pronto soccorso e di terapia intensiva chirurgica dell’ospedale Pellegrin di Bordeaux“.

La 17enne infatti era stata trasferita d’urgenza all’ospedale Pellegrin di Bordeaux, dove è poi morta a causa delle conseguenze del colpo subito. Al momento la Federazione di rugby francese non ha fornito ulteriori chiarimenti sulla dinamica dell’incidente: “Sarà fatto tutto il possibile per comprendere le circostanze di quanto accaduto e sarà attivato un servizio di supporto psicologico per sostenere tutte le persone colpite da questa tragedia e accompagnarle in questi momenti particolarmente dolorosi”, si legge in una nota della FFR.

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“Disturbavano su me stessa le labbra così grandi. Inizio a vedere un po’ tutti con queste labbra giganti, filler sbordato, troppo pesante. Informatevi perché abbiamo fatto un po’ di pasticci”: così Giulia De Lellis

Giulia De Lellis ha deciso di affrontare un importante cambiamento estetico, facendo un passo indietro rispetto a una scelta fatta ormai diversi anni fa. Nelle sue stories Instagram, infatti, De Lellis ha comunicato che si è fatta sciogliere l’acido ialuronico che si era fatta iniettare alle labbra nel corso degli anni.

“Voi dovete sapere che io da quando ho fatto 18 anni, proprio appena sono diventata maggiorenne, sono andata a rifarmi le labbra. Per questo le ho sempre avute più carnose di come mamma e papa me le hanno fatte. Una volta l’anno per tantissimi anni le ritoccavo” ha spiegato l’influencer, che ha rivelato quindi di sottoporsi annulmente a delle punturine di acido ialuronico alle labbra.

Da tre anni, però, De Lellis aveva rinunciato a queste punturine, ma ciononostante le sue labbre non avevano ripreso le loro sembianze originali. “Nonostante io non le ritoccassi piu, un pochino l’acido ialuronico si spostava, non si assorbiva del tutto, non si assorbe mai del tutto e quindi volevo fare la ialuronidasi” ha raccontato Giulia De Lellis.

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Liliana Resinovich, il Dna ignoto X ha un nome: “È un operatore intervenuto sul corpo”

Il Dna ribattezzato ignoto X, trovato sui jeans di Liliana Resinovich e sul sacco nero che le avvolgeva le gambe, non apparterrebbe a una persona misteriosa coinvolta nella sua morte. Il profilo genetico maschile sarebbe invece riconducibile a uno degli operatori intervenuti dopo il ritrovamento del corpo, avvenuto a Trieste nel gennaio 2022. Si tratterebbe, dunque, di una possibile contaminazione legata alle attività svolte sul cadavere o sui reperti, e non necessariamente della traccia di un soggetto coinvolto nell’omicidio.

Come riferito da La vita in diretta, il profilo genetico isolato dai periti apparterrebbe a un operatore che avrebbe spostato il corpo. Anche Il Piccolo riporta che la Polizia scientifica avrebbe identificato ignoto X in un tecnico che nel 2023 aveva analizzato i reperti. La scoperta ridimensiona uno degli elementi più discussi della super perizia disposta dalla gip Flavia Mangiante e depositata il 10 ottobre. Proprio quella traccia, individuata sui pantaloni della donna e sul sacco che copriva la parte inferiore del corpo, aveva alimentato l’ipotesi della presenza di una terza persona nella vicenda.

Le altre tracce genetiche ancora da chiarire

Ignoto X, tuttavia, non era l’unico profilo maschile sconosciuto emerso dagli accertamenti dei periti Eva Sacchi, Chiara Turchi e Paolo Fattorini. Secondo quanto riportato dall’Ansa, altre tracce non identificate erano state rilevate sulla borsetta, sull’orologio, su una bottiglietta di plastica e su altri sacchi. Un capello, denominato Ancona 1, era stato trovato nella manica della maglia di Liliana, mentre un altro profilo genetico era stato individuato sullo spago utilizzato per tenere insieme le chiavi.

Sui reperti non sono state rilevate tracce biologiche del marito Sebastiano Visintin, indagato per omicidio. I periti hanno però accertato un contatto diretto tra il suo giubbotto e il giubbotto e la borsa della moglie.

La morte di Liliana Resinovich, il caso verso l’udienza del 30 ottobre

Liliana Resinovich, 63 anni, era scomparsa il 14 dicembre 2021. Il suo corpo era stato ritrovato il 5 gennaio 2022 nel boschetto dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste. La prima inchiesta aveva seguito la pista del suicidio, ma successivamente la Procura ha riaperto il caso ipotizzando l’omicidio.

Tra gli elementi emersi dalla perizia c’è anche l’assenza, sulle suole delle scarpe della donna, di tracce del terreno del luogo in cui il corpo era stato ritrovato. Per l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste il fratello Sergio, questo elemento dimostrerebbe che Liliana sarebbe stata uccisa altrove. Gli esiti degli accertamenti saranno discussi davanti alla gip nell’udienza fissata per il 30 ottobre.

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“Malgioglio dice che i suoi commenti su Eurovision sono stati riportati in tutte le lingue? Chissenefrega e sti ca**i”: Elettra Lamborghini sbotta a “Tale e Quale Show”

Il conflitto tra i due era latente già prima che partisse il programma e a innescarlo erano state alcune frasi pronunciate da Cristiano Malgioglio nei confronti della sua nuova compagna di giuria a “Tale e Quale Show”, Elettra Lamborghini. Nel corso, però, della quinta puntata dello show condotto da Carlo Conti, andata in onda nella serata di mercoledì 21 ottobre, la tensione che era nell’aria da settimane tra i due si è manifestata in diretta su Rai 1.

I giurati, infatti, erano tenuti a commentare l’esibizione di Andrea Perroni, che aveva assunto le sembianze di Luca Carboni, interpretando la sua “Mare mare”. Malgioglio, come spesso gli capita di fare, si è lanciato in una digressione che poco aveva a che vedere con il commento della performance di Perroni.

“Io ho avuto la fortuna per due anni di fare l’Eurovision con Corsi. Ho avuto tante di quelle critiche perché non mi piacevano dei cantanti che sono stato forse l’unico presentatore dove tutti i miei commenti sono stati riportati in tutte le lingue” ha raccontato Malgioglio, volendo rispondere alla disapprovazione che il pubblico presente in studio aveva espresso nei confronti del suo giudizio sulla prova di Andrea Perroni.

“Chissenefrega e sti ca**i” è allora sbottata Elettra Lamborghini rimasta fino a quel momento in silenzio. “Raga, parliamo di Luca Carboni” ha detto Lamborghini, cercando di riportare la discussione del programma sull’esibizione che in quel momento si era tenuti a valutare.

Carlo Conti, glissando abilmente lo scontro tra i due giurati, si è soffermato invece su un altro dettaglio. Convinto che Cristiano Malgioglio avesse detto male il nome di Gabriele Corsi, si è avvicinato a lui, domandandogli: “Con chi eri in coppia?”. Conti, infatti, pensava che il giurato avesse detto “Accorsi”, invece di “Corsi”. In realtà, non era andata così, ma si è rivelato un utile stratagemma per smorzare lo sfogo di Lamborghini.

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“Non è necessaria alcuna ulteriore terapia”: gli esami istologici di Papa Leone XIV confermano l’adenocarcinoma polmonare ma escludono ulteriori trattamenti

“Non è necessaria alcuna ulteriore terapia“. Lo hanno annunciato mercoledì sera Luigi Carbone, medico personale del Papa, e Stefano Margaritora, il chirurgo che pochi giorni fa ha guidato l’équipe che gli ha asportato un tumore ai polmoni, dopo l’esame dei referti istologici definitivi e delle indagini di biologia molecolare sul materiale asportato chirurgicamente. Confermata la diagnosi finora ipotizzata: si tratta di un adenocarcinoma polmonare, fortunatamente localizzato, per il quale non è necessaria alcuna ulteriore terapia.

Una buona notizia che dimostra come quel cauto ottimismo che era trapelato nel corso della degenza in ospedale del pontefice fosse più che motivato. Un sospiro di sollievo per tutta la comunità cristiana che arriva alla fine di una giornata che aveva visto il Santo Padre sorridente e di nuovo in piazza in mezzo ai fedeli, con un giro di saluti in papamobile – per l’occasione munita di tettuccio trasparente per proteggerlo dall’acqua. “La prima cosa che vorrei dirvi è grazie! Grazie per il sostegno delle vostre preghiere” le parole del Papa alle oltre 30mila persone presenti per la catechesi settimanale.

Il tema che tiene banco adesso è il tanto desiderato viaggio in Sudamerica tra Uruguay, Argentina e soprattutto il suo amato Perù dove Prevost ha vissuto per oltre vent’anni: se durante il ricovero ospedaliero la Sala stampa vaticana e i vari cardinali intervistati avevano predicato una certa cautela, sottolineando la complessità di un impegno del genere, adesso la partenza – prevista per il 6 novembre – diventa più probabile. Lo stesso Margaritora, all’indomani dell’operazione e visto il rapido recupero del Papa, aveva detto che “non ci sono motivi per cui il viaggio non venga fatto”.

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“Era meglio morire, ho sbagliato una volta e mi hanno massacrata, mi hanno scritto cose orribili”: Anna Safroncik in lacrime dopo “Ballando con le stelle”

“Era meglio morire che bloccarmi così”. Anna Safroncik non si fa alcuno sconto nel parlare della propria performance di sabato 17 ottobre a “Ballando con le stelle”. In pista, l’attrice ha avuto una defaillance che non riesce proprio a perdonarsi, e confrontandosi con Milly Carlucci davanti alle telecamere di “Ballando segreto” spiega che cosa l’ha mandata in tilt.

“Ho visto mamma in mezzo al pubblico, e come i bambini al saggio di fine anno mi sono bloccata quell’unico secondo che mi ha fatto perdere tutta la coreografia”, spiega, salvo poi aggiustare il tiro: “Tutta no perché grazie a Leonardo l’abbiamo ripresa, però perdere quel secondo di passi all’inizio ti fa saltare la performance e da lì Milly non ho capito più niente”.

Safroncik affronta poi una questione molto delicata che riguarda il rapporto che ha con se stessa: “È stato terribile. Io non sbaglio mai, io non posso permettermi di sbagliare, e aver sbagliato mi ha messo in uno choc tale… poi me la sono presa con lui, ma in realtà volevo morire, ti giuro era meglio morire che bloccarmi così, per me”. Il riferimento è al battibecco che a fine esibizione ha avuto con il proprio maestro Leonardo Lini, da lei accusato davanti alla giuria di non sostenerla abbastanza.

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Autista del Tribunale di Milano accusato di passare informazioni riservate al clan: arrestato

Un foglio con i nomi degli indagati, stampato dal registro giudiziario e fotografato per essere condiviso con i vertici di un’organizzazione criminale. È uno degli elementi al centro dell’inchiesta che ha portato a 30 arresti e che, secondo la ricostruzione degli investigatori riportata dal Corriere della Sera, ha svelato anche il ruolo di un dipendente del Tribunale di Milano: autista dell’Ufficio dei giudici per le indagini preliminari, accusato di aver avuto accesso abusivo ai sistemi informatici della giustizia e di aver rivelato informazioni coperte da segreto.

L’indagine ruota attorno a una presunta banca ombra con sede operativa in un autonoleggio di Pero, alle porte di Milano. Il gruppo avrebbe offerto un servizio finanziario illecito per compensare le fatture false di imprenditori lombardi accusati di evasione fiscale, utilizzando contanti raccolti nella comunità cinese e trasferendoli su portafogli di criptovalute e conti esteri. La commissione richiesta per le operazioni sarebbe stata compresa tra il 2% e il 5%. Secondo l’accusa, il sistema avrebbe avuto collegamenti con ambienti della ’ndrangheta, della camorra e della cosiddetta quarta mafia foggiana. Le contestazioni comprendono associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, riciclaggio internazionale, frodi fiscali, bancarotte e traffici di droga.

Il foglio riservato e le informazioni ai presunti referenti mafiosi

Tra i 30 arrestati, 16 sono stati condotti in carcere e 14 posti ai domiciliari. Il giudice per le indagini preliminare Luca Milani ha disposto anche il sequestro di 21 milioni di euro. Tre degli arresti sono stati eseguiti in Spagna e Svizzera. L’autista, posto ai domiciliari, è accusato dai pubblici ministeri Grazia Colacicco e Pasquale Addesso di aver effettuato accessi abusivi al sistema informatico giudiziario e rivelato segreti su richiesta di persone ritenute vicine a cosche della ’ndrangheta crotonese. Tra queste figurano Giuseppe Piscioneri e Paolo Pelaggi, indicati dagli inquirenti come referenti del gruppo.

Il presunto tramite sarebbe stato un avvocato, già impegnato in numerosi processi di ’ndrangheta e anche lui finito ai domiciliari. Secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe veicolato le informazioni riservate, tra cui l’elenco delle persone sottoposte a indagine nell’inchiesta, aggiornato al 9 e al 18 dicembre 2025. Una volta ricevuto il documento, Piscioneri avrebbe raggiunto Pelaggi nella sua abitazione a Segrate. I due avrebbero quindi avvisato, attraverso la piattaforma di messaggistica criptata Signal, Luigi Mercadante, indicato dagli inquirenti, come un altro vertice della presunta banca ombra ed esponente del clan camorristico dei Casalesi. Per farlo, gli avrebbero inviato una fotografia della pagina stampata dal registro degli indagati.

Il precedente del Fondo Unico Giustizia

Il nome di Bruno era già emerso la scorsa estate in un’altra indagine. In quell’occasione non era stato arrestato, ma risultava indagato per truffa ai danni dello Stato e falso, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Secondo gli accertamenti, avrebbe tentato di svincolare dal Fondo Unico Giustizia quasi un milione di euro, somma bloccata prima che potesse essere trasferita a beneficio di un esponente della ’ndrangheta che aveva già favorito la latitanza di un importante boss calabrese.

Il dipendente del Tribunale avrebbe inoltre svolto negli anni mansioni delicate legate alla gestione dei beni sequestrati, senza che, secondo quanto riportato nell’inchiesta, fosse ancora chiaro attraverso quali ordini di servizio gli fossero state affidate tali funzioni.

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“Ci sono comici che insultano perché Prime Video li paga per fare battute su delle vittime. Fedez pagato 150mila euro per farsi insultare. A me non hanno pagato, aspetto l’assegnino”: Fiorello su Michela Giraud

“Ha dichiarato più volte di non aver mai fatto uso di droghe. Chissà come sarebbe stato Cruciani se avesse pippato. Probabilmente avrebbe condotto La Pennicanza“, questa la battuta pronunciata da Michela Giraud a “Rip-Roast in Peace 2”, programma disponibile su Prime Video. “Questo è il rumore della mia carriera che finisce”, aveva aggiunto poco dopo.

Un riferimento al passato difficile che lo showman siciliano non ha mai nascosto. Un mese dopo la messa in onda Fiorello ha commentato l’episodio concentrandosi sul meccanismo della trasmissione e sui cachet importanti che i vip ottengono per farsi “insultare”: “Ci sono dei comici bravissimi che fanno delle battute fortissime, insultano senza remore perché Prime Video paga questi comici per fare battute su delle vittime. I vip vanno lì a farsi fare le battute pagati. L’ultima puntata che ho visto io c’era Cruciani. Ma Cruciani siccome lo avevano pagato stava zitto. Gli dicevano di tutto, non ti lavi e lui zitto. A Fedez gli hanno detto qualsiasi cosa e rideva di brutto perché gli hanno dato 150mila euro per farsi insultare”, ha spiegato Fiorello a “La Pennicanza”.

Fiorello: “Mi avete insultato, mi aspetto l’assegnino. Non li darò in beneficenza, me li magno

Il cachet dell’ex marito di Chiara Ferragni era stato svelato dal settimanale “Chi” che aveva accennato a una cifra tra i 130 e 150 mila euro, al suo “funerale” televisivo il rapper aveva riso di gusto senza nascondere di averlo fatto per ragioni economiche: “Perché ho accettato di partecipare? Perché mi pagavano bene. È stato super divertente e lo rifarei: ti pagano, stai lì, ridi, non fai un ca**o”, aveva dichiarato Fedez.

“A me ora devi fare la domanda: sei piccato? E io ti dico sì, perché a me hanno insultato gratis”, ha continuato Fiorello affiancato da Biggio: “Cioè se agli altri li insultano, vengono pagati, a me non m’hai pagato. Allora quanto vale Fedez? Io valgo più di Fedez. A me almeno ventimila euro mi dovete dare. Sono l’unico a essere stato insultato senza essere pagato. Siccome mi avete insultato, mi aspetto l’assegnino. Non li darò in beneficenza, me li magno”, ha concluso lo showman.

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Pirelli punta sull’India. Alleanza con BKT e 800 mila pneumatici entro il 2030

Pirelli rafforza la propria presenza in India e sceglie Balkrishna Industries (BKT) come partner industriale per entrare nella produzione locale di pneumatici destinati alle autovetture. Le due società hanno firmato un accordo strategico che prevede la realizzazione di un nuovo impianto BKT, nel quale saranno prodotti fino a 800 mila pneumatici premium a marchio Pirelli (le famiglie Scorpion e Cinturato) entro il 2030. L’intesa contempla anche una seconda fase con la possibile costituzione di una joint venture paritetica, presumibilmente dal 2030 in poi. “Ma speriamo di farla anche prima”, ha detto il presidente esecutivo di Pirelli Marco Tronchetti Provera nel corso della conferenza stampa di presentazione a Delhi.

L’operazione nasce dalle prospettive di sviluppo del mercato automobilistico indiano. Secondo le stime riportate dalle aziende, le immatricolazioni cresceranno a un ritmo annuo compreso tra il 5 e il 7% nel periodo 2025-2030 arrivando a quota 6 milioni, all’interno delle quali il segmento dei pneumatici premium potrebbe raggiungere dimensioni quasi cinque volte superiori a quelle attuali. “In India potremmo avere ricavi di circa il 3% al 2030”, chiarisce Tronchetti Provera.

La collaborazione partirà attraverso un accordo di off-take, in base al quale BKT realizzerà pneumatici (le famiglie Scorpion e Cinturato) per conto di Pirelli utilizzando tecnologie e standard qualitativi definiti dal gruppo italiano. La produzione avverrà in un nuovo stabilimento del partner indiano, mentre Pirelli potrà ampliare la propria attività in un Paese dove oggi opera esclusivamente sul piano commerciale.

Il progetto, come detto, avrà il suo sbocco naturale nella costituzione di una joint venture controllata al 50% da ciascun gruppo, destinata alla costruzione di un impianto dedicato ai pneumatici High Value. La produzione comprenderebbe articoli a marchio Pirelli e BKT, destinati sia al mercato domestico sia all’esportazione. Questa seconda fase resta subordinata al verificarsi delle condizioni previste dall’accordo, ovvero il grado di penetrazione delle gomme premium sul mercato locale e la creazione di strutture adeguate.

Per Pirelli l’intesa rappresenta un’opportunità per consolidare la propria strategia nell’alto di gamma, sfruttando la struttura industriale e la conoscenza del territorio di BKT. Per quest’ultima, storicamente specializzata nei pneumatici per applicazioni agricole, industriali e off-road, la partnership sostiene l’espansione nel settore delle autovetture.

“L’India sta assumendo un ruolo sempre più centrale nell’evoluzione dell’industria automobilistica globale, e noi vogliamo far parte di questa crescita”, ha spiegato Tronchetti Provera, sottolineando le prospettive legate allo sviluppo di competenze tecnologiche locali.

L’amministratore delegato Andrea Casaluci ha evidenziato la complementarità tra l’innovazione di Pirelli e le capacità produttive di BKT, orientate entrambe al comparto premium del mercato. Dal canto suo, Rajiv Poddar, Joint Managing Director del gruppo indiano, ha definito la scelta di Pirelli un riconoscimento delle competenze industriali sviluppate dall’azienda.

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Francia, dopo le proteste Le Pen cresce nei sondaggi: si rafforza l’ipotesi di un ballottaggio con Mélenchon

Se si votasse oggi in Francia per l’Eliseo, Marine Le Pen sarebbe presidente. È il risultato del sondaggio Ifop-Fiducial realizzato per Le Figaro dopo le violenze e i saccheggi che si sono verificati sabato scorso a Parigi e in altre città a margine della mobilitazione dei Gilet gialli per il carovita. La leader del Rassemblement national otterrebbe tra il 34% e il 38% dei voti al primo turno (+ 2 punti) e vincerebbe al ballottaggio chiunque fosse il suo avversario: con il 56% in un confronto con il centrista Édouard Philippe, con il 57% contro il socialdemocratico Raphaël Glucksmann, mentre arriverebbe al 68% contro Jean-Luc Mélenchon, candidato La France Insoumise. Che si arrivi al 2 maggio 2027 con un ballottaggio Le Pen-Mélenchon sembra l’ipotesi sempre più probabile: Mélenchon raccoglierebbe tra il 18% e il 20% dei voti al primo turno, più di tutti gli altri candidati, di centro e della sinistra. Dalla crisi di questi ultimi giorni è dunque l’estrema destra a uscire più forte. “Il governo ha perso il controllo di tutto”, ha dichiarato ieri Marine Le Pen a France Info.

Per la leader Rn la campagna entra davvero nel vivo il prossimo fine settimana, a Orléans, con il Congresso del partito (in cui Jordan Bardella dovrebbe essere rieletto presidente senza troppe difficoltà, malgrado le rivelazioni sul passato antisemita) e il primo grande meeting in vista del voto del 2027. Sono attesi a Orléans 10mila militanti. Sul posto le autorità si aspettano anche l’organizzazione di una contro-manifestazione con l’arrivo di “diverse decine di migliaia” di persone opposte all’estrema destra. Marine Le Pen si presenterà al meeting come la candidata dell’ordine, mentre il governo deve rendere conto delle falle nella gestione della sicurezza.

Una commissione parlamentare d’inchiesta per fare luce sulle violenze e i saccheggi di sabato e domenica scorsi è stata nominata ieri. I giudici hanno già emesso per direttissima 174 condanne di prigione. Ieri la prefettura di Parigi ha confermato la terza notte di coprifuoco tra la place de la République e Les Halles. I cortei degli studenti previsti per oggi sono stati vietati “di fronte ai rischi seri di turbativa dell’ordine pubblico”. Lo stesso divieto è stato preso anche dalla prefettura di Lione. Il 24, sabato prossimo, Parigi e numerose altre città francesi accoglieranno la seconda mobilitazione dei Gilet gialli contro il carovita e il carocarburante. Questa volta il governo dispiegherà anche i soldati della forza Sentinelle – creata nel 2015 dopo l’attentato terroristico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo – per proteggere i luoghi più a rischio, come municipi e prefettura. Da Doha, in Qatar, dove ha concluso un breve tour nei Paesi del Golfo per negoziare l’approvvigionamento di carburante e gas alla Francia, Emmanuel Macron ha fatto sapere che oggi riunirà all’Eliseo i servizi di intelligence, insieme al premier Sébastien Lecornu e ai ministri interessati. Sulle ipotesi di ingerenze russe nell’organizzazione delle rivolte per destabilizzare l’Europa e i prossimi scrutini, evocate da alcuni responsabili politici (compreso il ministro della Difesa Guido Crosetto in Italia), il presidente francese ha invece smentito. Per Macron non è stata rilevata “alcuna ingerenza diretta straniera visibile”. Ha invece denunciato la “manipolazione straniera dell’informazione” e criticato dirigenti di altri Paesi che rilanciano falsi video e fake news: “Ci sono persone che fanno campagna elettorale sulle spalle della Francia -ha detto Macron -, che parlano di orde di migranti e di islamisti. È totalmente falso”.

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“Certo che so’ vecia. Il peggio è passato ma la paura resta. In tv mi lascio travolgere dall’euforia della puntata, ma dentro fa male”: Mara Venier compie 76 anni

Mara Venier ha spento il 20 ottobre 76 candeline. “Certo che so’ vecia. Ma al posto di incupirmi, ho sorriso”, racconta la conduttrice al settimanale Gente. Non si guarda allo specchio prima. Non lo fa nemmeno ora. “Del tempo che passa non mi importa molto. Non mi sono mai considerata bella, nemmeno quando ero giovane e lo ero davvero, ma non me ne rendevo conto. Ero insicura, vedevo tutte più tutto di me. Ed ero malinconica. Non sono tanto cambiata nel tempo, anzi. Con gli anni emergono le fragilità, si diventa più vulnerabili, vuoi circondarti solo da persone che ti vogliono bene”.

Un traguardo a cui arriva carica, grata e forte. “Sono reduce da un paio di anni complicati. La malattia di mio marito Nicola, prima di tutto – confessa – Quando vedi l’amore della tua vita che per una pancreatite acuta improvvisamente rischia di morire, perché è stato per tre giorni in fin di vita, ti senti franare tutto addosso. Quel momento mi ha provata in modo indelebile. Anche se il peggio è passato, dentro di me il pensiero e la paura restano… Anche se cerco di sorridere e quando sono in tv mi lascio travolgere dall’euforia della puntata, dentro fa male”.

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“Sono e sarò sempre dalla parte degli autotrasportatori. Mio nonno Enzo faceva il camionista. Mi raccontava delle lunghe tratte in autostrada, dei giorni e giorni fuori casa, del freddo, del caldo, dei sacrifici”: parla Clementino

Clementino ha espresso piena solidarietà alla protesta degli autotrasportatori, che a partire dal 16 ottobre hanno dato vita a una serie di manifestazioni contro il caro carburanti, con presidi e blocchi stradali che hanno registrato un’escalation nei giorni successivi.

“Io sono e sarò sempre dalla parte degli autotrasportatori – ha dichiarato il coach di The Voice Senior – Mio nonno Enzo faceva il camionista. Mi raccontava delle lunghe tratte in autostrada, dei giorni e giorni fuori casa, del freddo, del caldo, dei sacrifici che solo chi fa questo mestiere può capire davvero”.

“È un lavoro di sacrifici enormi che spesso nessuno vede. – ha continuato – Dietro ogni camion c’è una persona, una famiglia, una vita di lavoro duro che manda avanti il Paese. Senza di loro si ferma tutto”.

Le parole del rapper sono accompagnate dalla canzone “La Luce (Ci Puoi Arrivare)” del 2012 in duetto con Fabri Fibra. Il brano parla di un luogo in alto, dove nasce la luce, che si raggiunge solo salendo. Chi ci arriva si sente sciogliere e sente le mani bruciare. Il messaggio di fondo è che raggiungerlo richiede forza e il coraggio di toccare ciò che si desidera.

Intanto proprio oggi 22 ottobre, alle 12, si dovrebbe tenere la riunione del Consiglio dei ministri per varare il decreto legge coi nuovi interventi per autotrasporto e agricoltura.

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